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Fabbrica Lambro19

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13RSTR con la guerra fredda Indennità

Qualcosa di veramente nuovo si avverte da un po' di. tempo nella politica mondiale, i cui riflessi si faranno sentire presto, anche nel nostro paese.

Il grosso fatto che determina questa atmosfera nuova è rappresentato da quello che ormai tutti definiscono come lo «.spirito di Ginevra ».

Di questo va dato il giusto merito alla politica estera sovietica, paziente nell'attesa del momento buono per iniziare una costruttiva discussione; paziente anche nei momenti in cui dall'altra parte si giungeva all'acme della provocazione (vedi Formosa e minaccia 'di intervento armato in Indocina) e si ribadiva con parole e con atteggia. menti politici la propria cattiva volontà cli• avviare un dialogo. Ma va dato merito anche, ed in ,larghissima misura, al movimento di massa che intorno al problema della pace si è riuscito a creare ad opera dei partiti della classe operaia. Quando anni fa raccoglievamo firme peroranti il bando dell'arma atomica o l'incontro fra i quattro grandi ci si rideva in faccia. Oggi possiamo dire che tutto ciò non fu vano; è servito a smuovere le masse popolari, a creare un largo movimento di opinione pubblica che in definitiva ha premuto sui governanti fermi all'oltranzismo atlantico costringendoli a quel convegno di Ginevra che solo alcuni mesi or sono sembrava follia sperare.

Una nota dissonante in tutto ciò è rappresentata dall'assenza di una iniziativa italiana che miri a rendere più concreto quello spirito di pacifica convivenza che comincia a delinearsi tra le due parti del mondo. Da parte del nostro governo non vi è stato alcun _atto che mostri che esso si sia accorto di quanto di nuovo è accaduto. Ciò appare tanto più evidente nel momento in cui perfino Adenauer, finora campione della politica atlantica, si è recato a Mosca per affrontare in una pacifica discussione i problemi della riunificazione tedesca.

Mentre tutto ciò avviene che cosa fa il nostro governo? Crede proprio che l'Italia abbia molto da guadagnare da un ritorno alla guerra fredda?

In verità vi sono nel nostro paese forze interessate al mantenimento di uno stato di tensione internazionale. Sono le forze della destra economica, i gruppi industriali che scorgono in ciò la possibilità di mantenete in piedi un clima da crociata anticomunista, clima nel quale più facile diviene la manovra antioperaia, più facile diviene l'instaurazione di un regime di supersfruttamento e di intimidazione all'interno delle fabbriche. E con queste forze sono anche quanti nella democrazia cristiana •si illudono di poter creare un nuovo 18 aprile, paventando che nella distensione internazionale diventi pres-sochè impossibile far risorgere il clima della « paura del comunismo ».

ragi[azione

Chiara ed esplicita è la richiesta dei lavoratori della Innocenti per l'indennità di mensa sulle ferie, le festività nazionali o infrasettimanali, sulla gratifica natalizia o tredicesima mensilità e sul trattamento previsto in caso di malattia o di infortunio.

Altrettanto chiara è la posizione presa dalla Direzione nel voler rimandare al più tardi e se fosse possibile non arrivare alla soluzione di tale problema, ignorando quanto deciso e riconfermato da numerose sentenze della magistratura, tra le quali alcune della Corte di Cassazione..

E siamo venuti così a parlare delle cose di casa nostra. Anche qui note in stridente contrasto sono le assicurazioni di lealismo costituzionale che Segni ci aveva dato allorchè formò il governo all'indomani della caduta di Scelba, mentre la provocazione contro i lavoratori non accenna a cessare all'interno delle fabbriche.

Noi non abbiamo alcuna ragione per mettere in dubbio la sincera fede democratica antifascista del Sig. Segni. Ed allora? Sì tratta solo di residui del malcostume che Scelba aveva introdotto nel nostro paese? Si tratta solo di una certa debolezza del governo (debolezza che, comunque, sarebbe colpa) nei confronti di gruppi monopolistici pieni di nostalgie... scelbiane? Sarebbe spiegazione troppo semplicistica ed ingenua; in realtà in tutto ciò si rileva l'attiva e continua pressione che le, forze retrive del monopolio e del conservatorismo politico annidantisi all'interno della compagine governativa e del partito di maggioranza esercitano sulla politica del governo.

A questa pressione i lavoratori di tutta Italia rispondono con scioperi e proteste.

Alle provocazioni nelle fabbriche i lavoratori rispondono con grandiosi comizi e stringendosi gli uni agli altri in un unico e grande fronte operaio, non vi è forza che possa fermarlo quando esso è in movimento!

E' la nostra forza, o lavoratori! E con essa noi obblighiamo il Governo a dare inizio a una politica nuova, politica di rinnovamento e di rispetto della costituzione, politica che il paese attende da anni.

mensa

in lotta

I lavoratori sono stati costretti a scendere in agitazione e ogni giorno se ne discute nei reparti e al Cral formando capannelli attorno ai membri della C.I. Quello che è strano, alla Innocenti, è la posizione presa nella C. Interna dai membri della C.I.S.L. e U.I.L. i quali mettono sì dei comunicati sui giornali murali dove scrivono che essi e solo essi hanno posto il problema in Direzione, che si impegnano a battersi perchè le richieste dei lavoratori vengano accettate, ma che con i fatti e nelle discussioni con i lavoratori dicono chia-

La

Si sta applicando all'innocenti la scienza delle « relazioni umane » e i fatti che giornalmente succedono nell'ambito della fabbrica lo stanno a dimostrare con grande sufficenza. Esempi: taglio sistematico, continuo, dei cottimi, ma non collettivamente, bensì operaio per operaio, servendosi spesso dk,,l capo reparto come mezzo per ottenerlo; aumento di velocita alle macchine, aumento di velocità alla linea montaggio; diminuizione degli operatori con regalino sottomano di 10-20.000 lire come premio di devozione e fedeltà... (vedi rep. 12) ecc. ecc. È la politica del bastone e della carota, dello sfruttamento e del paternalismo; ma non è stata inventata dal Dottor Fasciano.

Fu nel 1927 che si cominciò a parlare di relazioni umane. La cosa accadde quasi per caso: si era istituito alla « Western electric » di Chicago uno speciale reparto che doveva studiare la influenza dei fattori ambientali e fisiologici sui ritmi di lavorazione e sulla capacità produttiva. Si isolarono a tale scopo due gruppi di operai, uno tenuto in condizioni normali, l'altro in un ambiente in cui veniva

ramente che è una cosa lunga, che questi soldi non ci spettano di diritto (detto dal signor Oriani della CISL al Cral il giorno 22-9 alle ore 12,50) che è inutile fare agitazioni poichè la soluzione di tale problema si risolverà da sè come le pere mature cadono dall'albero (detto dal sig. Mantegazza dell'U.I.L., presidente dell'attuale C.I.).

A noi lavoratori non interessa molto sapere tramite comunicati se sia stata prima una corrente sindacale o l'altra a porre la proposta per la soluzione di questo problema in direzione, poi(continua in 3' pagina) variata la intensità di illuminazione. il risultato fu che nessuna reale differenza di capacità produttiva fu possibile osservare fra i due gruppi: essa si era invece elevata per entrambi.

Il risultato era sconcertante, ed ecco allora scienziati e psicologi alla ricerca di quale fosse il fattore che aveva permesso un tale aumento di rendimento, visto che esso non poteva venire ascritto al fattore ambientale. Dopo lunghi e complicati esperimenti si giunse a concludere che nessun altro fattore poteva trovarsi a giustificazione di un tale fenomeno oltre a quello umano, psicologico: gli operai avevano prodotto di più perchè si erano sentiti investiti di una particolare attenzione, si era messa in rilievo la loro persona- lità. •

Da questo fatto, indubbiamente casuale, nasceva poi la dottrina dellle « human relations ». Ancora oggi una specie di alone mistico circonda presso scrittori americani questo fatto ricordato quasi come la nascita di una era nuova per ia società industriale; a noi importa però mettere in rilievo un fatto: non (continua in 2' pagina)

Ottob-e 19 5 - i o PERIODICO DEI LAVORATORI DELLA FABBRICA INNOCENTI I Anno 2 - N. 9
si sta tramutando
scienza dei padroni ovvero "Relazioni umane„

DAI REPARTI E DAGLI UFFICI

"Relazioni umane„ (continuazione dalla pagina) a caso la dottrina delle relazioni umane nasceva da un problema di incremento sella produzione, di un migliore (per il padrone) sfruttamento delle capacità lavorative dell'operaio. Tale dottrina ha poi potuto assumere veste sempre più paramentata, presentarsi quasi come una specie di dottrina rivoluzionaria destinata a mutar volto alla società, ma al suo fondo per chi sappia ben guardare, assai chiaro è sempre rimasto il carattere di strumento padronale per ricavare più alti profitti svirilizzando la figura dell'operaio all'interno della azienda.

Guardiamo prima di tutto il significato «umano» di questa dottrina che si definisce delle relazioni «umane ». Appare subito chiaro che essa ha come primo intento la continua, diremo scientifica, violazione della personalità del lavoratore...

Il tanto conclamato elevamento della personalità del lavoratore diviene ben misera cosa quando si guardi un po' da vicino. Si tende a creare nella azienda uno spirito di corpo, di collaborazione tra capi ed operai, un ambiente di famiglia, insomma. Lo scopo esplicitamente dichiarato da industriali e studiosi americani Nell'argomento è quello di un elevamento della produzione, ma vi è di più: come si tenta di stabilire questa atmosfera di cui si è detto? Con un atteggiamento paternalistico (un padrone, a noi della Innocenti assai vicino, giunse appunto a dire che noi eravamo per fui come dei figli) che non è certo il migliore per dare all'operaio coscienza della sua dignità; e soprattutto col sistema dell'indagine sulle opinioni, naturalmente politiche, dei dipendenti. con l'uso voi di un sistema già largamente invalso in America e che ora si tende ad estendere nel nostro paese: quello delle «interviste» con il dipendente il quale viene invitato a « sfogarsi » ad esprimere i suoi crucci, i suoi problemi, cose tutte queste che agli occhi del padrone potrebbero apparire elementi negativi nei riguardi della produzione. L'operaio insomma viene trattato come un uomo che ha debolezza più che capacità raziocinanti, sensazioni più che convincimenti, ossessioni più che legittime posizioni di classe, quindi patologiche prevenzioni da eliminare.

Non può sfuggire a nessuno come una dottrina di questo genere abbia uno scoperto carattere di classe: il problema di maggiormente produrre e quindi di maggiori guadagni per il padrone è sempre in primo piano. Ma c di più: con la dottrina delle relazioni umane i padroni cercano non solo di guadagnare di più, ma anche e soprattutto ad assicurarsi una egemonia ideologica sulla classe operaia. I padroni americani hanno capito ( e cercano di trasmettere tale convinzione ai loro colleghi italiani) che non potrebbe più bastare il semplice apparato coercitivo ad assicurare il predominio degli industriali sulla classe operaia. Di quell'apparato coercitivo non si

Etnizi A. R T 0 1 8

Un'altra questione che si trascina da sei mesi, sempre al rep. 18, e questo è maggiormente dovuto a noncuranza dei capì sezione e capi reparto, sono le condizioni di come è costretto a lavorare l'operaio che mette l'olio nelle code; tempo fa esisteva un dosatore che con lo andare del tempo si è guastato, non si è più potuto riparare, però da due mesi che è allo studio un altro tipo di dosatore inadatto il quale ha già subito svariate modifiche, sempre con risultati negativi, tanto che dopo ogni prova rimane nel dimenticatoio per un paio di settimane poi si riprendono gli esperimenti.

E non si tiene conto di come e costretto a lavorare chi svolge tale mansione. Per tutta la giornata con una latta in mano, di sei o sette chili, versare l'olio in due imbuti con rubinetti e aspettare che questo scenda nella coda con una certa diffi-

può fare a meno ed infatti le misure discriminatorie, le minacce di licenziamenti, le istituzioni di veri e propri corpi di polizia all'interno 'delle fabbriche lo testimoniano; ma ci vuole di più, dicono i padroni, bisogna convincere l'operaio che non esiste antitesi di interessi fra imprenditore e lavoratore, bisogna in tal modo isolare l'operaio dalla sua classe, far in modo che egli non senta la grande forza di cui egli ha coscienza ‘ quando si sente legato da comunità di interessi alla classe di cui fa parte. Anche questo scovo è dichiarato a chiare lettere :«Gli scopi basiliari delle ricerche nel campo delle relazioni umane - scrive B. Gardner nel uso volume "Human relatio7-3 in industry„ - non sono solo di aumentare l'efficenza della ,produzione, ma anche di contribuire allo sviluppo ed al mantenimento del tipo di società che noi desideriamo ». Non occorrono molti commenti: é chiaro che ispirati a questa dottrina gli industriali cercheranno sempre di più di colpire le organizzazioni e gli strumenti tramite cui l'operaio esercita la difesa dei suoi interessi, primo fra tutti questi strumenti la C.I. e vediamo così come nella nostra fabbrica si tenta ogni giorno di più di isolare la- C.I. dai lavoratori impedendo per esempio ad essa il libero accesso nei reparti.

Bisogna che il lavoratore non veda in essa un suo strumento di di`esa, bisogna invece che il rapporto sia sempre paternalistico e che il lavoratore si trovi da solo di fronte al padrone il quale dopo averlo così disarmato può ben fargli la grazia di considerarlo « figlio suo ».

In tutto ciò una cosa risulta chiara: la dottrina delle relazioni umane non è che un nuovo strumento dei padroni nella loro lotta contro la classe operaia: occorre che questa nella sua organizzazione politica e sindacale ne prenda coscienza al più presto perché all'arma nuova dei padroni essa possa opporre la sua compatta combattività.

colta perchè tutta chiusa e perc.ò senza nessun sfogo di aria.

Inoltre c'è anche da considerare lo spreco di olio; si chiede perciò che la commissione intervenga e si rechi sul posto a vedere lo sconcio di simile lavoro per rendersene conto di persona.

Sempre pei soliti rapporti umani si vuol rendere noto alla commissione e tramite il giornale di fabbrica i soliti soprusi al rep. 18 e specialmente alla catena motori dove ogni tanto, non si sa per quale ragione, la catena accellera il ritmo di lavoro. Chiesto poi ai capi reparto capi sezione il perchè di questo acceleramento, viene risposto che tutto è dovuto a guasti contatti che, combinazione vuole in tante volte che ciò succede, non capita proprio mai in favore agli operai, cioè che il contatto o il guasto costringa la la linea a rallentare il ritmo di lavoro qualche volta in favore agli operai. Si chiede inoltre se i motori che vengono prodotti in più nel periodo del famoso contatto ven gono conteggiati nei riguardi del cottimo (o premio di produzione) oppure oltre a ciò non vengono neppure conteggiati.

Elenco di alcune Fabbriche

della Zona Venezia che hanno ottenuto arretrati sull'indennità di mensa

Mattei arretrati L. 15.000

Bonetti » 12.000

Pasquino • » 10.000

Prevost • » 3.030

Migliavacca » 12.500

Dellavia • » 12.500

Cei • » 8.500

Sornmaruga • » 2.000

Colan • » 10.000

Gramegna • » 10.000

Isa • » 5.000

Albertini • 6.000

Grazioli • » 7.500

Suma • » 9.500

Ghiringhelli • » 10.000

I.B.M. • » 14.000

Gi-Ma » » 6.000

Tagliabue Fedi iav - UniversalSacme ecci ecc.

Dito nell'occhio

EI dritto del giorno

Per il giorno 12 ottobre il rag. Crivelli sarà chiamato in tribunale per rispondere di violenze nella persona della sua ex guardia Midula. Quando noi denunciammo il sistema che questo signore usava nei confronti dei lavoratori non ci eravamo sbagliati. La querela di un suo ex dipendente lo sta a dimostrare.

Come se la caverà?

* * *

Un operaio del rep. Marina chiede al membro della CISL in Commissione Interna: « Come vanno le trattative per la indennità mensa? ».

Risposta: « O che barba ». E se ne va.

* * *

Il sig. Oriani circondato da un gruppo di lavoratori spiegava che la direzione attualmente non ha la somma disponibile per pagare l'indennità mensa.

Lo sa il Sig. Oriani che per il panfilo fatto costruire in parte anche nel nostro stabilimento il Sig. Innocenti ha speso una cifra che supera gli otta, zeri solo per i suoi divertimenti?

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;l 20-9-'55 è stato nuovamente diminuito (da tre a una) il numero delle donne incaricate alla pulizia del bar di Lambrate alla mattina. Crediamo opportuno segnalare il fatto perchè rientra a pennello nel « clima nuovo » da qualche tempo a questa parte messo in auge all'Innocenti. Far fare a una persona il lavoro di tre non è delitto punibile dalla legge, tanto più che questa persona, per via del pane quotidiano si assoggetta al nuovo carico di lavoro, ma è cosa veramente grave nella legislatura del lavoro; si chiama in altre parole: supersfruttamento.

I nostri signori dirigenti e padroni sono proprio certi che gli operai rimar ranno inattivi al sussegursi di tali fatti?

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dei licenziati della Innocenti per difendere il diritto di lavoro

Dieci mesi or sono, INNOCENTI, chiedeva all'Ufficio Regionale del Lavoro il ridimensionamento dell'azienda con il conseguente licenziamento di 120 lavoratori, operai ed impiegati.

Giustificava tale provvedimento come conseguenza di una crisi che aveva colpito il settore. Che tale giustificazione fosse assurda era dimostrato dal fatto che non si risolveva una crisi in una azienda di circa 3.000 lavoratori, licenziando 120 unità ed ancor più dalla scelta fatta per le unità da licenziare: lavoratori che avevano, nella maggior parte dei casi, una anzianità dai 7 ai 15 anni di servizio e soprattutto nella maggioranza operai qualificati o specializzati e tecnici.

L'odissea di questi lavoratori iniziata col loro licenziamento si è protratta per tutto questo periodo; non solo erano stati estromessi ingiustamente dalla cuienda, ma, a parte la considerazione che la massa disoccupata è considerevole, malgrado fossero lavoratori di capacità indiscusea, per loro tutte le strade erano sbarrate. Bastava infatti che nel presentarsi in una fabbrica dicessero di provenire dalla INNOCENTI, perchè per loro non ci fosse lavoro da nessuna parte.

E' noto, a tutti i suoi compagni di lavoro, come questo stato .di cose, portasse alla disperazione TOFANIN, un giovane di 32 anni, che nel pieno vigore della sua vita, finì ad un certo momento col sentirsi un uomo inutile a sè ed agli altri, obbligato a farsi mantenere, senza possibilità di ricostruirsi una esistenza di lavoro, tanto da maturarne in sè la volontà di farla finita. Noi compiangiamo questo uomo che in un attimo di debolezza si è perduto, ma se in lui ha vinto lo sconforto, non così è stato per gli altri licenziati, che venuti a conoscenza che la INNOCENTI li aveva abbondantemente sostituiti, immettendo nella fabbrica più di 300 nuove unità, si riunivano insieme presso il Sindacato F.I.O.M. e decidevano, con l'aiuto del Sindacato, di far rispettare la legge ad INNOCENTI e di difendere strenuamente il loío diritto al lavoro.

Fu così deciso in una Assemblea di licenziati, tenuta presso la C.d.L. l'azione da svolgere presso le Autorità e gli Uffici competenti per chiedere il rispetto della legge sul collocamento in base alla quale se una azienda licenzia per mancanza di lavoro, è tenuta, in caso di riassunzioni entrò un anno dare la precedenza ai lavoratori licenziati.

Così il nostro Sindacato prese immediatamente a cuore la questione e chiese un incontro con l'Ufficio Regionale del Lavoro, mentre a sua volta i licenziati si recavano presso le Autorità — Prefettura, Sindaco, Ufficio del Lavoro — a chiedere che il loro diritto al lavoro fosse rispettato.

Grazie a questa azione ed all'appoggio che la F.I.O.M. ha dato a tutti i-.

licenziati. Innocenti, attraverso l'Ufficio Regionale del Lavoro, si è impegnato a trovare una nuova occupazione ai lavoratori licenziati, già 14 di essi sui 44 che secondo U.R.L. hanno diritto, hanno trovato lavoro, e per gli altri l'azione prosegue fino a che anche a loro non sarà assicurato un posto. Ancora una *volta i lavoratori hanno la dimostrazione pratica di chi difende veramente i loro interessi. Qualcuno a suo tempo ebbe a scrivere su un giornale denominato «Risveglio democratico », che dopo i licenziamenti alla INNOCENTI si respirava aria di libertà. Infatti, se non ci fosse stata la azione decisa della F.I.O.M. e la volontà di non soccombere dei licenziati, a loro era, con molto buon animo, elargita la libertà di morire di fame o di spararsi. Noi salutiamo questi risultati come una grande vittoria dei lavoratori nella difesa dei loro diritti, per il rispetto delle leggi sul collocamento. E' evidente che se i lavoratori si stringono con rinnovata energia intorno al loro Sindacato, alla F.I.O.M., sapranno difendere la loro dignità di uomini liberi far rispettare le leggi. Così come è evidente che non solo allo sciopero ci chiama la nostra organizzazione, ma sa far valere anche di fronte alla magistratura il -rispetto delle leggi. Prova ne sia le sentenze che per ben due volte, attraverso la magistratura, obbligano l'INNOCENTI a pagdre l'indennità di mensa su tutti gli istituti contrattuali. Forti di questi risultati, sappiano i lavoratori unirsi per far rispettare i loro diritti anche all'interno della fabbrica. Quando c'è l'unità, quando si sa riconoscere l'organizzazione che ci aiuta e ci difende si possono imporre a tutti i padroni il rispetto delle leggi dei contratti ed affermare veramente che siamo degli uomini liberi e uguali.

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Da mesi ci si lamenta della mensa; questa non soddisfa nessuno sia quantitativamente che qualitativamente e non riusciamo a comprendere come mai la Commissione Interna non abbia ancora preso una ferma posizione a questo riguardo per ottenerne il miglioramento. E non basta chiedere, perchè la richiesta porta sempre (come ci vogliono bene!) a un riLuto, ma bisogna parlarne agli operai, ridiscutere, insistere, insomma bisogna agire e non dormire sonni beati!

Sì, se è necessario occorre anche agire, ma l'azione, forse l'unica strada che porti al successo, pare non rientri nel campo visivo dei vari sigg. Maniegazza, Buffo e Ori ani. Ai lavoratori dunque il compito di svegliare chi dorme.

Indennità mensa (continuazione dalla l° pagina) chè viviamo in fabbrica e quello che vi succede lo vediamo con i nostri occhi. I nostri occhi ci hanno permesso di vedere che chi ha fatto avere l'indennità di mensa a tutti i licenziati è stata la FIOM; chi ha tutelato l'interesse dei lavoratori non firmando l'accordo che riconosceva solo il 40% anzichè il 100% quale indennità di mensa in caso di licenziamento è stato il rappresentante della FIOM sig. Ronchi; quello che vediamo e sentiamo ogni giorno è che i rappresentanti della CGIL sono pienamente d'accordo con i lavoratori perchè le loro richieste siano risolte al più presto. Quello che vediamo continuamente sono gli abbocamenti tra corrente CISL e Direzione, fra rappresentanti della UIL e Direzione e solo dopo questi, riunioni di C.I.

I lavoratori sanno che la mensa fa parte del loro sa-

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lario e il codice civile, art. 2121 afferma che fa parte della retribuzione anche l'equivalente del vitto e l'art. 2099 precisa che il lavoratore può essere anche retribuito in tutto o in parte con partecipazione agli utili o ai prodotti, con provvigioni con prestazioni in natura. In quelle aziende dove non è in funzione la mensa, viene corrisposta un'indennità di mensa sostitutiva: Sanno che la Magistratura ha già emesso il suo parere favorevole ai lavoratori che in moltissime fabbriche hanno già ottenuto totalmente o in parte quanto di loro spettanza.

I lavoratori della Innocenti non possono aspettare che le pere mature cadano attendere che altre fabbriche ancora ottengano come dice il sig. Oriani, ma sono pronti a passare dalla agitazione alla lotta per far rispettare quanto la legge e la Magistratura hanno sentenziato.

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Bisogna ancora insistere, perchè sembra che, chi dovrebbe aver capito, finga di non capire: non serve instaurare un'atmosfera di terrore nella fabbrica, non serve adottare i metodi forti e illegali per limitare o addirittura impedire l'azione dei lavoratori in difesa dei propri legittimi interessi e della libertà civile sul luogo di lavoro. Non serve, perchè la resistenza dei lavoratori non si spezza, anche tra difficoltà gravi, anche nei momenti più duri; perchè la loro coscienza è vigile; perchè sanno di essere dalla parte della ragione e del diritto. È chiaro, sì, che la politica della classe padronale è diretta a dividere il fronte del lavoro e a indebolirlo con tutti i mezzi per avere via libera a tutto fare, ivi compreso a negare i diritti il cui riconoscimento i lavoratori hanno conquistato e fatto inscrivere nella carta Costituzionale della Repubblica; è chiaro che la classe padronale fa tutto per aumentare i propri profitti, dimostrando di ignorare le premesse distensive che si aprono nel paese e passando sopra ad ogni norma di costume democratico. Ma è chiaro allora anche che, facendo ciò, la classe padronale passa essa nell'illegalità, calpesta essa i diritti acquisiti dai lavoratori, si pone essa contro la Costituzione: si rivela pienamente per quella che è.

La cronaca della nostra vita aziendale è piena di atti di arbitrio, di illegalità, di fascismo consapevole, compiuti dai diri genti e satelliti; rapido è stato lo slittamento verso l'adozione di quei metodi e c'è ora una corsa a rimuovere il clima duro e pesante che già regnava nel settembre-ottobre scorso.

Episodi: molti e recenti.

I lavoratori possono discutere e parlare dei propri interessi nella sede del CRAL; è loro pieno diritto; possono ivi affrontare il problema della rivendicazione attuale degli arretrati mensa che illegalmente la direzione rifiuta di dare, restando nello ambito della più corretta vita democratica e aziendale. Se, come è accaduto di recente, ad un compagno di lavoro si tenta di impedire

di parlare di tale problema in quella sede, minacciandogli il licenziamento, si compie un atto d'arbitrio tanto grave quanto intollerabile.

Se ancora con atto veramente odioso, si opera una perquisizione, all'interno della fabbrica, nella borsa di un altro lavoratore, come è avvenuto or non è molto, si commette un'azione che non solo va contro ogni elementare norma democratica, ma va contro anche alle norme contrattuali che disciplinano la vita aziendale.

Se si persiste con intimidazioni o altro nell'isolare una parte dei membri della C.I. dai lavoratori; se si sorveglia che nessun lavoratore parli o abbia contatto con i suoi legittimi rappresentanti, come sta avvenendo ora, si sopprime- la libertà e si è nella più evidente illegalità.

Se si aumentano le sorveglianze, si moltiplicano le guardie, si accentuano le intimidazioni; si instaura nella fabbrica un clima poliziesco, nel quale i lavoratori non possono restare passivi e rassegnati.

lenuovetrovatedell'INAM

a danno dei lavoratori

Noi, lavoratori della Innocenti, siamo pienamente consapevoli dei nostri diritti e delle nostre conquiste democratiche; lottiamo per le nostre sacrosante rivendicazioni. Sappiamo che l'unità è condizione prima per fare passi avanti, per il miglioramento delle paghe, per la sicurezza del lavoro, perchè non solo la vita della fabbrica, ma anche la vita del paese si avvii verso una convivenza civile di progresso. Non ci faremo intimorire, né dividere, né sedurre dagli allettamenti di propagande interessate e al servizio della direzione. Sul piano dei nostri problemi, che sorgono dalla vita stessa dell'azienda lottiamo per realizzare una unità fattiva e compatta.

Abbiamo appreso da alcuni operai che una nuova azione Fiscale è in atto dall'Istituto malattia a danno dei lavoratori. E' nostro dovere portare a conoscenza tempestivamente tale forma' e consigliare ai lavoratori come devono comportarsi.

I medici dell'INAM avvertono di volta in volta i mutuati che non possono concedere più di una ricetta per volta e per un massimo di quattro in un anno, di cui due Rosse (specialità) e due nere. Se un mutuato ha bisogno di altre ricette le deve pagare. I medici assicurano che queste sono disposizioni che hanno ricevuto dalla Sede milanese dell'INAM mentre a quanto ci risulta il Segretario Provinciale avrebbe smentito, dicendo che tali abusi sono solo dovuti ad alcuni medici zelanti.

Pubblicità a « Fabbrica sul Lambro

Vi e, e tutti lo conoscono, un decreto legge che permette la diffusione di giornali, purchè siano giornali autorizzati dalle autorità. Lo strillonaggio ( così viene chiamata la vendita di giornali) può essere fatto da chiunque, anche se non di mestiere, purchè non vi si ravvisi uno scopo di lucro. Sembra che tutto sia chiaro; ho detto sembra perchè i signori del Commissariato Lambrate pare non siano di questo parere, tanto e vero che ogni qual volta operai della Innocenti o ex operai si mettono a vendere il « Giornaletto di Fabbrica » essi intervengono, e con modi autoritari, prelevano i venditori, li portano al Commissariato, sequestrano le copie, poi regolarmente li lasciano liberi (perchè non possono trattenerli).

Se la direzione li chiama, come è certissimo, per il sequestro di giornali, perchè non si interessano di quale giornale si tratta e se può essere diffuso?

Forse che al Commissariato di Lambrate non conoscono « Fabbrica sul Lambro »?

Per quanto riguarda gli zelanti della ditta, sappiano che così facendo, ci rendono un emerito servigio, perchè danno pubblicità e prestigio al nostro piccolo giornaletto; dimostrano con evidenza che quanto vi si scrive li tocca, e li tocca bene anche; dimostrano che siamo

Contro questa decisa volontà deve lottare Innocenti e la direzione se intendono persistere sulla china dello arbitrio; contro l'unità dei lavoratori, contro la democrazia. E saranno allora essi fuori regola, è chiaro, davanti a tutto il popolo, davanti al paese. sul giusto quando critichiamo metodi e sistemi della direzione; dimostra infine che hanno paura, una sacrosanta paura che tutti, operai e impiegati, capiscano ove è la verità e ove è la menzogna; tremila dipendenti della Innocenti, compatti e uniti come un sol uomo, farebbero tremare più di una direzione e comunque non le permetterebbero di adottare una politica di sfruttamento e soprusi.

Grazie, quindi, ai signori della direzione che ci aiutano nel nostro difficile compito, nella nostra spesso ingrata missione.

Dir. Responsab. LEONARDO BANFI

Autorizzazione Tribunale di Milano in data 31-12-1953 - N. 3259

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Noi non vogliamo star a sindacare se hanno ragione gli irn, gli altri, diciamo solo che una tale limitazione non ci è possibile accettarla perchè in contrasto con la legge che garantisce assistenza sanitaria gratuita completa ai mutuati che abbiano scelto la forma diretta e perchè è contrario ad ogni principio igenico sanitario ridurre ad un numero fisso le ricette (e quindi le medicine) di cui può esservi necessità.

Già troppe restrizioni l'INAM ha posto ai mutuati in questi ultimi tempi, perciò invitiamo tutti i lavoratori a voler segnalare ogni abuso alla loro organizzazione sindacale perchè questa possa avere gli estremi necessari per esercitare la necessaria opera di difesa.

Invitiamo pure la C.I. a esaminare quanto avviene nel campo mutualistico a formulare una richiesta alla direzione della Innocenti perchè anch'essa intervenga presso l'INAM. La Direzione paga i contributi regolari all'INAM ed è perciò anch'essa interessata a far si che i suoi dipendenti siano curati come si deve se vuol aver una continuità lavorativa.

E' un problema che deve essere posto tempestivamente poichè siamo alla vigilia dell'inverno cioè della cattiva stagione, ed è facile pensare come fra qualche mese la situazione si andrà aggravando.

Già nel gennaio di quest'anno i medici rappresentanti la C.d.L., della CISL, dell'UIL, si adunarono e stilarono un documento nel quale si affermava ingiustificata pericolosa ogni limitazione in tal senso. Sta oggi ai lavoratori denunciare ogni abuso e vorre l'INAM di fronte alle proprie responsabilità.

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