i Gennaio 1955 - L. 10 I PERIODICO DEI LAVORATORI
Lettera aperta dei licenziati ai lavoratori in fabbrica
RESPINGETE OGNI RICATTO
Non lasciatevi influenzare, con dignità, votando per la FIOM
Compagni ed amici lavoratori, a giorni sarete chiamati ad eleggere la nuova Commissione Interna e, proprio in questa occasione, abbiamo ritenuto doveroso da parte nostra inviarvi questa lettera, convinti che anche queste nostre parole potranno aiutarvi ad eleggere l'organismo più unitario e rappresentativo di tutti i lavoratori nelle fabbriche, a scegliere e votare per quella lista e quegli uomini che, per la loro onestà, per la loro coerenza, combattività e tenacia, possono assicurare la difesa dei vostri interessi, la salvaguardia, dei vostri diritti.
Abbiamo ritenuto doveroso fare questo, in primo luogo per la solidale generosa e unitaria lotta da voi condotta in difesa nostra e della produzione, convinti che non mancherete nelle prossime elezioni della C.I. di dare un'altrettanto degna risposta alle provocazioni e ai ricatti della direzione.
Voi sapete che noi oggi siamo fuori della fabbrica, licenziati non già perche non assolvevamo al nostro dovere di operai e impiegati, ma perche, e voi lo sapete, eravamo sempre, assieme a voi, all'avanguardia, nelle magnifiche lotte che abbiamo condotto per migliorare il tenore di vita, in difesa dei nostri diritti e delle libertà democratiche costituzionali che il popolo italiano con la sua lotta antifascista si era conquistato. Sapete anche che la risoluzione dei nostri problemi sta e può derivare soltanto dalla lotta unita di tutti i lavoratori. Così • è sempre avvenuto per il passato — l'esperienza ce lo insegna — così è soprattutto oggi.
Per questo Innocenti ha sferrato la sua rabbiosa offensiva con l'intenzione di eliminare l'organizzazione dei lavoratori, per avere via libera nella sua politica di sfrut-
Uniamo i nostri sforzi in difesa della Pace, e per preservare il mondo dalla guerra atomica.
Uniamo i nostri sforzi per difendere nella fabbrica e nel Paese le libertà democratiche.
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tamento inumano, i tagli dei cottimi già avvenuti e che ulteriormente si minacciano e le libertà tolte confermano tutto ciò.
Il padronato italiano ha sferrato il suo attacco reazionario nel Paese e nelle fabbriche, con l'obiettivo chiaro di instaurare un regime di tipo fascista che permetta il prepotere dei monopoli, lo scatenamento di una nuova guerra dettata dagli imperialisti americani. La strada per arrivare a questo passa dalla fabbrica, che è il baluardo più solido a difesa della democrazia e la forza più efficiente per imporre una politica che realizzi i principi della Costituzione Repubblicana e di difesa della Pace. Gli imperialisti vogliono realizzare la guerra perchè così pensano di salvarsi dalla crisi che li dilania e dalla avanzata possente dell'idea liberatrice del socialismo che le masse popolari hanno sposato e con tenacia portano avanti. E' quindi compito vostro che siete nella fabbrica di essere consapevoli di questo, consapevoli che a voi soprattutto spetta il compito di difendere la democrazia nel nostro Paese e la Pace.
Compagni ed amici lavoratori!
Noi siamo stati colpiti dal licenziamento, con noi sono state colpite le nostre famiglie, i nostri figli; alcuni hanno trovato il lavoro, i più sono disoccupati. Il padrone ha voluto colpirci perche abbiamo saputo nella fabbrica fare il nostro dovere di proletari, grande soddisfazione ci dà il sapere che nuovi operai e impiegati non cedono ai ricatti, alle lettere anonime minatorie inviate loro a casa e la cui fonte è chiaramente individuabile.
Noi non siamo più in fabbrica, sappiate però che sempre saremo al vostro fianco nella lotta.
Fate il vostro dovere amici e compagni, senza lasciarvi influen-
UN ANNO DI VITA al servizio dei lavoratori
Fabbrica sul Lambro » compie il suo primo anno di vita.
Non ì molto ma non e neppure poco se consideriamo il clima che si è creato nella fabbrica da alcuni mesi in qua. « Fabbrica sul Lambro » è stato un foglio ben accetto da parte dei lavoratori che lo hanno accolto e sostenuto con favore perchè esso è l'eco della loro stessa voce. Gli operai, i tecnici, gli impiegati hanno espresso ed esprimono attraverso le sue pagine, ciò che liberamente volevano e vogliono dire anche se, per ciò sono sorte delle « grane » per il Direttore Responsabile.
Questo modesto foglio ha perciò risposto allo scopo per cui era stato destinato ciò indubbiamente ci rallegra.
In tutte le battaglie che i lavoratori hanno sostenuto in fabbrica in questo anno di vita, « Fabbrica sul Lambro » ha dato un indirizzo ed i necessari chiarimenti ; in tutti i suoi numeri esso ha messo in primo piano l'esigenza dell'unità dei lavoratori nella fabbrica senza la quale è sterile l'impostazione di qualsiasi lotta. Esso si è battuto per la Pace, per la distensione internazionale, contro la smobilitazione della nostra industria, per la liberalizzazione del commercio estero con tutti i paesi, per l'elevazione del tenore di vita delle masse lavoratrici, per la rinascita economica del nostro Paese impossibile se non verranno stroncati i monopoli.
Esso si è battuto per risolvere a favore dei lavoratori, i grandi e piccoli problemi sindacali ed i grandi e piccoli problemi della fabbrica, del reparto, dell'ufficio e ciò ripetiamo nonostante le « grane » create al Direttore Responsabile.
Mancheremo d'immodestia se non dicessimo che, un esame approfondito di questo primo anno di vita, mette in evidenza anche una serie di errori ed insufficienze però, a nostro parere, resta ancora un largo margine positivo tra il « dare » e l'« avere » e resta l'impegno della Redazione di avviare, per l'avvenire, ai lati negativi, il che già fa sperare bene e « Fabbrica sul Lambro o sarà al suo posto di battaglia per chiarire, indirizzare, consigliare.
La Redazione augura a tutti i lavoratori un buon 1955 auspicando il miglior esito per le future battaglie del lavoro.
Uno speciale, caro saluto, ai lavoratori che hanno dovuto lasciare la fabbrica che non dimenticheremo.
Questo primo anno di vita del giornale è chiuso in una atmosfera di fabbrica arroventata. La lotta contro la soppressione delle libertà del cittadino nella fabbrica, contro i licenziamenti politici, continua e continuerà senza sosta.
zare, con dignità, votando per la FIOM. Respingete ogni ricatto, che la direzione esercita al fine di influenzare il vostro voto, respingete ogni subdola e meschina manovra di divisione. Salvaguardate la vostra unità, votando per la lista dell'unità, per la FIOM e la CGIL. Con quella fierezza che è propria dei proletari non cedete ad alcuna pressione, votate la lista della FIOM che annovera nelle sue file uomini provati e capaci. Così facendo eleggerete una Commissione Interna che sarà in grado di difendere i vostri interessi e darete il più valido contributo alla lotta per il progresso ed il benessere dei lavoratori.
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Foto di alcune lettere intimidatorie pervenute a lavoratori alla vigilia delle elezioni della C.I. - La provenienza? Non ci vuole molto a capirlo... Il metodo ricattatorio del "gangsterismo„ U.S.A. viene applicato anche alla Innocenti.
Ricatti e provvedimenti degni dei "gangster,, americani DIFENDIAMO
contro i sopprusi
« Fabbrica sul Lambro » nei numeri precedenti rilevava come anche la Innocenti si andasse allineando con la Confindustria con i monopoli. Oggi possiamo dire che non solo ha eguagliato queste forze reazionarie ma le ha anche superate per l'efferatezza delle discriminazioni ,dei ricatti, dei provvedimenti disciplinari.
Ancora una volta i fatti hanno sbugiardato certi dirigenti di azienda, facendo emergere la « parola da marinai» d'abitudine ormai per alcuni di questi tipi.
L'ing. Lauro in una riunione con il Consiglio di Gestione, a giustificazione di alcuni provvedimenti disciplinari ebbe ad affermare che quei provvedimenti erano stati presi con giusta causa, ma che in ogni caso erano fatti isolati ed il « rullo compressore » che aveva soppresso alcune libertà ecc. si sarebbe fermato.
Non ci siamo mai illusi al proposito: troppo bene conosciamo con chi abbiamo a che fare, «il rullo compressore » non si è fermato », nuovi fatti di estrema gravità si sono aggiunti a quelti già noti, li denunciamo dalle colonne del nostro giornale perchè i lavoratori sempre più comprendano la necessità di lottare per difendere le libertà democratiche, i diritti sancitit dalla Costituzione e perchè sappiano alle prossime elezioni della C.I. dare una degna risposta, votando per la FIOM; al padronato ricattatore e reazionario.
Il « rullo compressore » non si è fermato, abbiamo detto: infatti dopo i licenziamenti discriminati, ecco iniziare la pressione e l'intimidazione in direzione di quei lavoratori che la testa non abbassano di fronte al padrone: « Dai le dimissioni » diceva il sig. Montibelli a questi lavoratori, « avrai lo stesso trattamento extra-contrattuale, altrimenti potresti venire licenziato senza nulla percepire, oppure: rinuncia alla tua fede proletaria e quindi all'attività che svolgi in difesa dei lavoratori»; è proibito diffondere la stampa, e comunica, sempre il sig. Montibelli, ad altri lavoratori, anche se questa viene diffusa fuori dai reparti e nelle ore di riposo incappi nel licenziamen-
e le illegalità perpretate dalla direzione
to. Inoltre per evitare che i lavoratori leggendo, soprattutto la stampa di sinistra, si rendano conto di tanti fatti, si sottraggano ad essi i giornali murali siti fin dal 1945 nell'atrio mensa; ancora non sono soddisfatti i signori della direzione pensano perfino di togliere il microfono per limitare anche la libertà di parola. Non basta: continuando sulla strada ormai intrapresa arrivano ad inviare lettere intimidatorie e di ammonimento ai lavoratori che scioperano contro i succitati provvedimenti anticostituzionali che tendono a limitare le libertà e i diritti dei lavoratori, calpestando così un altro fondamentale diritto costituzionale dei lavoratori, quello di scioperare in difesa dei loro interessi economici e politici.
A questi si sono aggiunti fatti ancora più gravi inqualificabili.
Presentata la lista FIOM dei candidati per la C.I. la direzione fa chiamare uno di questi candidati le sottopone questa alternativa: dimissione dalla fabbrica, con il solito trattamento etra contrattuale, oppure accettare il trasferimento dalla Innocenti e riassunzione di quel di Genova.
Non c'è che dire, questi ricatti e provvedimenti che siano, sono degni della scuola dei « gangster » americani, già sperimentati del resto in altre fabbriche e contro i quali i lavoratori si sono battuti e continueranno a battersi.
Per concludere su questi ultimi avvenimenti, è da rilevare l'infrazione alla legge e al contratto di lavoro, di cui si è resa responsabile la direzione aziendale non assumendo o non riassumendo due giovani che hanno prestato per 15 me(continua in 2" pagina)
Immaginabile era l'intervento della Direzione nelle prossime elezioni della C.I. ma quanto sta avvenendo in questi giorni è addirittura disgustoso. I fatti che avvengono all'Innocenti, che hanno suscitato e suscitano indignazione e collera tra i lavoratori, dovrebbero far riflettere ogni onesto lavoratore organizzato alla CISL e alla UIL, e sono tali che dovrebbero far arrossire i dirigenti stessi di questi sindacati.
Se ancora ve n'era bisogno questi fatti dimostrano quale funzione assegna il padronato alla CISL e alla UIL.
Come è possibile concepire che questi difendono gli interessi dei lavoratori, se Fa direzione arriva a ricattare i lavoratori perchè votino per la CISL e la UIL? Vuol dire che questi sindacati sono quelli del padrone quantomeno di comodo al padrone.
Vota per la CISL e la UIL altrimenti ci saranno dei licenziamenti e potresti essere incluso, se invece vincerà la CISL e la UIL ci sarà un premio. Così comunica l'ing. Butta agli operai raschiettatori del G 3, così comunica il sig. Garella agli impiegati e disegna-
tori del suo ufficio, cosi comuniEa ad altri operai ancora il sig. Margelli.
I lavoratori rispondano a questo ricatto votando in massa per la FIOM, anche quelli della CISL e della UIL se vogliono difendere i loro interessi.
Respingano quindi i lavoratori questo offensivo ed abominevole ricatto. II solo modo di difendersi contro la prepotenza, i soprusi e i ricatti del padronato è quello di essere bene organizzati ed avere alla testa una C.I. capace e combattiva. La dignità non è in vendita e la più degna risposta da dare è votando per la FIOM, i cui candidati sono uomini provati e sperimentati in cento e cento lotte, uomini incorruttibili la cui onestà è inattaccabile.
Dal canto loro i dirigenti, i candidati della CISL e della UIL se solo avessero un po' di dignità non permetterebbero un simile ricatto, non permetterebbero che sia la direzione a procacciargli i voti, in caso contrario il connubio con le direzione sarebbe chiaro.
FABBRICA INNOCENTI I Anno 2 - N. 1
DELLA
SENZA COPERCHIO
agisce per conquistare i voti alla C. I. S. L e alla U. I. L.
LE LIBERTÀ' COSTITUZIONALI PENTOLE
Chi
DAI REPARTI E DAGLI UFFICI
MOTIVI TECNICO ECONOMICI?
Il giorno 6 dicembre le organizzazioni sindacali ricevevano la comunicazione dell'Ufficio Prov. del Lavoro di convocazione chiesta dalla direzione Innocenti per discutere sul « ridimensionamento ».
A quella riunione il rappresentante della Direzione dott. Mario Fasciano, iniziò con una esposizione di crisi economica aziendale. Diminuzione delle vendite: naturale diminuzione degli utili. Impossibilita quindi di continuare lo stesso ritmo di produzione per non arrivare ad u nmagazzeno «insostenibile ».
Questi «motivi tecnico-economici » inducevano la direzione Innocenti a chiedere «l'alleggerimento» 120 lavoratori dovevano uscire dallo stabilimento altrimenti « catastrofe ».
Alla richiesta padronale, i rappresentanti dei lavoratori richiamavano all'attenzione del dott. Fasciano, che già l'inverno scorso si potè ridurre la produzione senza ricorrere a licenziamenti: gli operai si assoggettarono alla diminuzione d'orario, accettarono la chiusura dello stabilimento per una settimana. Si trovò la soluzione attraverso il Consiglio di Gestione. Furono aperte dimissioni volontarie per i pensionati e gli ammalati cronici.
Oltre 120 lavoratori, volontariamente, se ne andarono. Perchè non aprire nuovamente le dimissioni volontarie ? Avremmo accettato un'ulteriore riduzione temporanea a 40 ore settimanali. Queste le proposte principali; su questa piattaforma era possibile trovare il punto d'incontro.
No, a nome della direzione il dott. Fasciano non intendeva discutere su tali basi. Licenziare, bisognava presto. Con il volontariato, diceva il dott. Fasciano, può darsi uscissero operai specializzati.
La Direzione fece quindi affiggere l'elenco nominativo dei 121 licenziati (da 120 diventarono 121).
Ebbene da un esame « tecnico » risultarono licenziati:
9 impiegati: 5 di 2° categoria, 4 di 3° categoria di cui 5 tecnici occupati nei reparti produttivi;
112 operai: di cui 37 operai specializzati, 43 operai qualificati.
Ben 15 furono gli operai licenziati dal rep. Meccanico (G III) di cui 12 operai sp. È da tener presente che a questi 12 fanno parte operai altamente qualificati già predestinati a montaggio di macchinario all'estero.
Furono licenziati manovali mentre al reparto spedizioni si fanno sempre ore straordinarie dando così modo a ditte appaltatrici di sempre più lauti guadagni.
Non guardarono tanto per il sottile: furono licenziati operai in malattia o in infortunio: partigiani e donatori di sangue. Fra questi l'operaio specializzato Giovanni Accardi, medaglia d'oro già dal '50
che a tutt'oggi si è prestato per oltre 137 trasfusioni che comportano oltre 44 litri di sangue dato al prossimo senza guardare se era un ricco o un povero, un operaio un industriale.
Dobbiamo inoltre ricordare che nel mese di novembre furono assunti 11 operai e nei primissimi giorni di dicembre altri 2 operai entrarono a far parte del complesso.
I lavoratori si sono battuti contro questi soprusi. Gli operai particolarmente. Fra gli impiegati, vivissima è l'indignazione.
La direzione, dopo l'incontro di Roma: ha dovuto recedere per 21 licenziati e fare un trattamento economico extra contrattuale accettabile dagli interessi e dalle organizzazioni dei lavoratori, la C.I. i sindacati.
Ha voluto però dare un altro colpo ai lavoratori dimostrando ulteriormente il suo bieco odio operaio. Infatti col nuovo anno non è stato rinnovato il contratto alla Cooperativa lavoratori che manteneva la pulizia alle mense.
Anche questo lavoro fu affidato alla ARMAS che già ha l'appalto della pulizia degli uffici: c'era d'aspettarselo. I padroni e la padrona, della ditta ARMAS si sono fatta l'automobile; i cooperatori non riuscirono che a mantenersi la bicicletta.
Uno degli scopi della Direzione,
il taglio di cottimi, lo hanno già messo in atto.
Ma contro queste e altre forme di intensificato sfruttamento i lavoratori sono vigili. Si è voluto togliere agli operai e impiegati i migliori combattenti contro l'egoismo
padronale. I 11 u s i. Il movimento operaio avanza ugualmente e non saranno certamente le « operazioni LauroFasciano » a fermarlo.
MORI GAETANO (licenziato)
Qualche mese fa il dott. Fasciano faceva affiggere ai giornali murali un comunicato dove annunciava che la direzione aveva stabilito di concedere borse di studio ai figli di dipendenti. E questa è la carota del buon «papà Innocenti ». Poi venne il bastone. Le cose vanno economicamente male: 121 licenziati da aggiungere ai primi 7. Chi paga è pantalone. Le economie, se si devono fare, devono però pesare solo da una parte: e sono le spalle degli operai e impiegati che debbono sopportare il peso.
Difensore della democrazia
In occasione della discussione della C.I. con il dott. Fasciano ( nonchè grand'ufficiale) per le lettere di sospensione o di ammonimento inviate dalla direzione ad un gruppo di operai perchè svolgevano «opera di intimidazione!?! » verso chi non intendeva scioperare, lo stesso ebbe a dichiarare che « lui » difendeva la libertà.
«La corda troppo tesa si spezza » la direzione aziendale dell'Innocenti si è evidentemente resa conto di questo dato di fatto.
La lotta unitariamente condotta, con generosità e combattività contro i sopprusi e le limitazioni alle libertà, per la conquista di migliori condizioni di vita, ha dato i suoi primi frutti e la Commissione Interna' stipulando un accordo che assegna cinque mila lire di premio a tutti i lavoratori ha degnamente chiuso il suo mandato.
La direzione dell'Innocenti si è resa conto che se non avrebbe concesso questo premio il malcontento, l'esasperazione che da mesi va accumulandosi negli animi dei lavoratori sarebbe esplosa: fors'anche per salvarsi la « faccia ».
No! Signori della direzione la faccia vostra rimane qual'è, quella del padrone sfruttatore e antidemocratico, contro il quale i lavoratori continueranno fiduciosi a condurre la lotta per la conquista di quelle libertà che avete tolto e
Difendiamo
(continuazione dalla 1" pagina) si servizio militare e che al ritorno quale ricompensa per il loro contributo alla Patria si trovano tolto il posto di lavoro, e infine il soppruso antidemocratico e discriminato con il quale la direzione ha proibito che si diffondessero nell'atrio mensa dei volantini della FIOM in occasione delle elezioni della
C. I. mentre la CISL e la UIL li diffondono liberamente, ma non solo: quando i diffusori dei volantini si sono portati fuori dai cancelli a distribuirli seguiti dai lavoratori, si sono trovati di fronte la « polizia », che voleva proibirne la diffusione. Azione combinata quindi, al che i lavoratori hanno risposto uscendo in massa a ritirare volantini e il commissariato ha creduto opportuno non ostacolarne la diffusione.
Ad una delegazione di sindacalisti, recatasi in direzione a protestare, il dott. Fascia. no rispondeva alla fine che si potevano distribuire volantini purchè non attaccassero la direzione.
E' questo il colmo dei colmi, forse che si aspettano elogi per quanto hanno fatto e stanno facendo, forse dalla CISL possono aspettarsi questo, non certamente dalla FIOM.
No, non si è fermato il «rullo compressore » ing Lauro e non solo voi intendete continuare a farlo marciare, perchè questo vogliono e fa piacere « agli americani », « ai monopoli » e questo lei e la Direzione intendete (naturalmente assumendo le vostre responsabilità) continuate a fare.
Volete distruggere le organizzazioni operaie e dei lavoratori; illusi: la riserva della classe operaia è inesauribile, vedete; avere licenziato i dirigenti sindacali e politici, ad un mese di distanza questi quadri operai sono già stati sostituiti, in largo numero sono emersi nuovi attivisti, nuovi quadri, si dice in una vecchia favola cinese che: « Una setta religiosa pensò di distruggere una " setta" rivale e togliergli l'influenza che aveva sul popolo, uccidendo il loro simbolo che era un drago; continua la storia che: ucciso il drago lo stesso venne da quel giorno raffigurato quale simbolo ovunque; in tutto il paese, sulle porte delle case, sugli abiti, su stendardi e bandiere, così avvenne ed avverrà in continuità alla Innocenti, ogni qualvolta voi crederete di avere schiacciato il movimento operaio ve lo troverete davanti sempre pronto a contendervi il passo. Ai lavoratori a coloro che alle
per la conquista di un miglioramento salariale continuativo. i laviratori quindi, ritirando il premio, non lo ritirano come una vostra elargizione, o come il risultato di valenti e influenti capacità diplomatiche dei rappresentanti della C.I.S.L. e della U.I.L., ma come una conquista, frutto dei loro sacrifici e della fraterna lotta che hanno condotto, oltre che della capace opera di guida della loro C.I. che ha saputo far fallire i subdoli e meschini tentativi di scissione di quell'unità raggiunta nella lotta, che ha reso possibile questo successo.
Non illudetevi quindi, a proposito delle prossime elezioni per il rinnovo della C.I., i lavoratori voteranno secondo quanto la loro coscienza le detterà, ridaranno la fiducia alla loro C.I., consci che questo è il più valido e capace strumento a difesa dei loro interessi, così come sanno che nell'unità stà la loro forza. Fui
La spesa per le borse di studio è così largamente compensata: la direzione è convinta di aver preso due piccioni con una lava. Paternalismo verso i suoi dipendenti, senza tirare fuori di sua tasca: sono ancora gli operai e impiegati che si pagano le borse di studio.
Promesse da marinaio
In questi giorni il sig. Noè è indaffarato a promettere agli operai da lui dipendenti aumenti, passaggi di categoria: queste sue buone intenzioni fanno certamente piacere. Gli operai hanno però capito: egli è preoccupato di far bella figura di fronte ai suoi superiori anche con un numero inferiore di operai in seguito all'operazione « Togni aziendale ». Con l'allettare gli operai pensa di cavarsela. Sig. Noè, gli operai però attraverso questo giornale le rivolgono una domanda. Come farà lei a mantenere le promesse fatte di aumenti, se la Direzione dice di aver dovuto licenziare per economia?
All'erta sig. Noè, è una domanda insidiosa, la cui risposta può portare lontano.
Infatti: prevedendo la Costituzione Repubblicana il diritto di libertà: di parola, di stampa, di scioperare e di appartenere a partiti politici o a sindacati; per restare fedele a questi principi, « lui, il dott. Fasciano » (naturalmente con il benestare e la piena responsabilità del comm. ing. Ferdinando Innocenti e della direzione) ha incominciato: ad eliminare chi non lo pensava politicamente o sindacalmente come a loro faceva comodo, passando poi a togliere il microfono dall'atrio mensa, dal quale la C.I. poteva parlare ai lavoratori, di seguito a togliere i giornali murali, questo in onore alla libertà di parola e di stampa, infine ad inviare ai lavoratori che hanno scioperato una lettera di ammonimento.
Non c'è che dire; così difendendo le libertà democratiche il dott. Fasciano, ai lavoratori non rimane che... lottare tenacemente per salvare la Costituzione Repubblicana dalle grinfie di questi liberalisti.
Ultime xiOtizie CHISSÀ PERCHÉ
In questi giorni è un continuo via via, con prolungate soste di Buffo e Mantegazza negli uffici della direzione.
volte hanno provato titubanza sia di sprone la prospettiva di una sicura vittoria.
Occorrerà naturalmente lottare contro la Innocenti e partecipare attivamente alla lotta contro i monopoli ai quali la Innocenti è ormai asservita: se vi erano dei dubbi sulla necessità di combattere a fondo i monopoli, i fatti che avvengono alla Innocenti dimostrano ancora una volta come queste forze che sono la cancrena dell'economia italiana intendono mantenere il predominio. Occorre combattere contro il volere del monopolio che non solo ha per legge il massimo profitto ma il chiaro obiettivo del dominio politico ed economico assoluto perseguendo a tale scopo la via più reazionaria. Contro questi gruppi, ai quali è ormai chiaramente dimostrato il legame della Innocenti, uniti e compatti conduciamo la nostra azione nella fabbrica e fuori della fabbrica.
LEONARDO BANFI
TAGLIO DI COTTIMO?
SUPERSFRUTTAMENTO ?
NO!! Revisione dei prezzi e dei tempi
Infatti ad un operaio che per 3 anni lavorava un pezzo senza mai aver superato il 105% di cottimo perchè il prezzo non glielo permetteva, gli viene in questi giorni rilevato il tempo e « naturalmente » si consta che il prezzo per pezzo è troppo alto: da L. 1,25 viene ridotto a L. 0,90.
Altro caso. Gli operai addetti al montaggio delle coppie coniche (rasamenti) hanno sempre montato 20 pezzi in 9 ore lavorative. Per andare incontro alla «perfetta » organizzazione, questi operai si assoggettavano ad un intenso ritmo di lavoro nelle prime 4 ore per dare al montaggio in catena 13 rasamenti. Ora si pretende che tale ritmo venga mantenuto costante fer le nove ore lavorative arrivando così a 30 rasamenti giornalieri anzichè 20.
Questa è la «produttività » voluta dai nostri magnati dell'industria.
E poi ancora i vecchi operai che sono rimasti alle sue dipendenze ricordano le infinite promesse da lei fatte.
Proibito... diffondere " Lavoro „
Lo struzzo nasconde la testa in un cespuglio e pensa di non essere visto. Così la direzione dell'innocenti: commette sopprusi, illegalità, licenzia in modo discriminato ecc. e poi... commette una nuova sopercheria con l'illusione di nascondere i primi. Questo è avvenuto a proposito del settimanale della C.G.I.L. « Lavoro » di cui ne è stata proibita la diffusione del N. 2 nelle ore di riposo, in mensa, perchè denunciava quanto la direzione stava commettendo ai danni dei lavoratori. Non v'è dubbio che la migliore risposta da dare è acquistare, difofondere e propagandare « Lavoro » oltre che battersi per difendere la libertà di stampa e quindi di diffusione sancita dalla Costituzione.
OPERAI
RONCHI Pietro
LEZZERINI Osvaldo
AZZONI Arturo
ROSSI Arturo
LOSI Fortunato
DESIMONE Michele
BRANDUARDI Carlo
ALBERTARIO Gilberto
LODA Carlo
IMPIEGATI
FRANCHINI Vinicio
MERLO Serafino
ABATE Vincenzo
SI SENTE DIRE (dalle solite voci maligne)
Che un patto segreto sembra sia stato stipulato (naturalmente per difendere i lavoratori!?!) tra la direzione, la C.I.S.L. e l'U.I.L.
SEMBRA
Che in occasione delle elezioni della C. I., per far piacere agli americani, venga proposto ai lavoratori di vendere la loro coscienza.
IL FATTO (senza commento)
Alle ore 16 e 30 circa del giorno . 11 i rappresentanti della FIOM depositavano presso la C. I. la lista dei candidati per le prossime elezioni.
Il rappresentante della UIL in C. I. chiedeva di vederla e prendeva dalla stessa i nomi dei nuovi candidati. Al mattino seguente Spinelli Angelo candidato alla C. I. veniva chiamato dalla direzione e sottoposto a ricatto: o dimissioni o licenziamento dalla Innocenti 'con riassunzione in quel di Genova.
Nessun altro all'infuori di Mantegazza aveva visto o conosceva i nomi dei candidati che vi erano sulla lista FIOM.
Quale deduzione debbono trarre i lavoratori?!
Concentraz.
2 FABBRICA SUL LAMBRO
La carota e il bastone •••• 1t dito n,ell' occhio h
PRESUNZIONE DEI DIRIGENTI DELLA C.I.S.L. E U.I.L.
La lotta da i primi frutti avanti uniti con fiducia
le libertà costituzionali Per la C.I.si vota così C.G.I.L.-F.I.O.M. I><1
Democratica
LA BEFANA MALGRADO TUTTO Si fa presti a dire fame
Mantenendo la tradizione, anche quest'anno per l'Epifania, è stato distribuito il dono ai figli dei dipendenti inscritti al C.R.A.L.
Non indiflerente la spesa affrontata, date le non troppo floride possibilità finanziarie, causate dalla riduzione delle entrate, la maggiore delle quali il bar, dove è sensibilmente diminuto il consumo della merce.
La spesa complessiva dei 1150 pacchi distribuiti: L. 1.080.750, in più vanno aggiunte L. 180.000 per af fitto cinema Manzoni e noleggio pellicola, totale L. 1.240.750.
La mattinata al cinema Manzoni, con la proiezione del film: « Torna a casa Lassy », è riuscita perfettamente, inoltre è stato molto apprezzato il documentario dell'attività C.R.A.L. 1954. Abbiamo constatato che dal controllo effettuato dei biglietti ritirati al cinema, ne risultano -mancanti
LO SAPEVATE?
Che il sig. Montibelli il quale sa tutto, conosce tutto, non sa invece una cosa? o per meglio dire non conosce una cosa? Già, ma poveretto, tutti i torti non ce li ha, dato che quando lui portava PI « fez » la Costituzione non esisteva. Quindi non sa che è diritto dei lavoratori scioperare quando meglio credono per la difesa dei loro interessi, altrimenti certamente !?! non avrebbe convocato uno alla volta operai per chiedergli :I perchè scioperavano ecc., con evidente scopo intimidatorio. Nevvero sig. Montibelli? dato che già una volta ha provato tanto spavento.
circa 450, ciò significa che all'incirca 200 dipendenti hanno ritirato i suddetti e non ne hanno usufruito, se non li avessero ritirati si potevano accontentare altre persone ed evitare così spiacevoli discussioni, (talvolta aspre) con le solite persone in mala fede.
Estrazione Televisore
La Ditta Pezziot ci consegnerà il certificato di garanzia del televisore, a vendita avvenuta di almeno n. 500 pacchi. Dato che per Natale sono stati venduti solo n. 292 pacchi, si è deciso di continuare !a vendita fino a raggiungere il 500' pacco.
di Piero Caleffi - Edizione Avanti L. 250
L'estrazione avverrà il giorno successivo al quantitativo raggiunto.
Questa precisazione non è stata fatta in precedenza, perché si sperava che almeno un sesto dei dipendenti (che erano 3000) avrebbero acquistato il pacco.
Ad ogni modo i 450 posti del cinema erano tutti occupati, avendo fatto entrare i dipendenti che erano sprovvisti di biglietto invito. Con la speranza che questa Be.f ana abbia fatto buona impressione, diciamo ai nostri soci: arrivederci alla prossima. Quando si parla di storia si intende la storia che viene insegnata dai libri che gli storiografi borghesi realizzano, ed è la storia dei grandi uomini o dei grandi fatti, questa ci viene insegnata fin da bambini nelle scuole, ed è quella ufficiale. Vi è anche un'altra storia però, di cui gli storiografi borghesi o non ne parlano o ne danno una loro interpretazione, ed è invece la più importante da conoscersi, per l'esperienza che da essa ci viene. è la storia che molti hanno vissuto per il passato e che noi ogni giorno viviamo: « la storia del movimento operaio ».
Pensiamo quindi di fare cosa gradita, pubblicando un brano dell'opuscolo del Sen. Arturo Colombi,
SO \ O U\ U0V10
Poesia di Paul Eluard
Il 18 novembre 1952 moriva il grande poeta francese Paul Eluard, l'uomo che cantò l'epopea della Resistenza e le aspirazioni più nobili dell'umanità alla pace, al progresso, alla fraternità. Pubblichiamo, di Eluard, un brano della poesia « Il lavoro del poeta ».
Lo so perché lo dico
Le mie voglie han ragione
Non voglio che si vada
Dalla parte del fango
Voglio che il sole agisca
Sui nostri dolori che ci animi
Vertiginosamente
Voglio che mani ed occhi
Tornino dall'orrore aperte pure
Lo so perché lo dico
La mia ira ha ragione
Fu calpestato il cielo e la carne dell'uomo
È stata fatta a pezzi
Gelata domata dispersa
Voglio sia fatta giustizia
Giustizia senza pietà
Colpire in faccia i boia padroni
Che non hanno radici fra noi
Lo so perché lo dico
Ha torto la disperazione
Ci sono ovunque ventri' teneri
Per inventare uomini
Come me
Non ha torto il mio orgoglio
Il mondo antico non può toccarmi io sono libero
Non sono un figlio di re sono un uomo
In piedi che vollero abbattere
Sul movimento operaio in Italia
IL CONSIGLIO DEL C.R.A.L. che è una conferenza dallo stesso tenuta alla Casa della Cultura di Milano, in considerazione del fatto che nell'attuale situazione politica ci può particolarmente essere di insegnamento.
«... In sostanza, si è detto, se si fossero evitati i moti rivoluzionari non vi sarebbe stata la reazione fascista. Queste argomentazioni si prestano ad alcune considerazioni. In primo luogo si deve osservare che crisi politiche di carattere rivoluzionario del tipo di quella esplosa in Italia negli anni 1919-20 non dipendano dalla volontà di questa o di quella corrente o partito, sono il risultato delle contraddizioni interne ed esterne del capitalismo...
Quando la storia pone determinati problemi all'ordine del giorno, non è possibile eluderli: o si sa come affrontarli e risolverli o si è spazzati via per un periodo più o meno lungo.
La seconda considerazione è questa: la borghesia ricorse al fascismo quando l'ondata rivoluzionaria era passata e la classe operaia, che aveva perduto, non combattendola, la battaglia per il potere, rifluiva su posizioni difensive. La sconfitta del movimento operaio non fu dovuta alla resistenza della classe dirigente ma a impotenza interna, alla incapacità del partito di organizzare la lotta rivoluzionaria, al fatto che i dirigenti riformisti che detenevano posti chiave del movimento di massa sabotarono la rivoluzione...
Il ricorso al fascismo prova che la borghesia dà alla democrazia il significato di conservazione delle proprie libertà e dei propri privilegi; per la borghesia è « libero » quel regime che le permette di conservare la sua posizione dominante nell'apparato dello Stato, di assicurarsi il profitto massimo di mantenere quanto vi è di essenziale nella struttura economica e nell'istituto della proprietà capitalistica. Solo a queste condizioni, e entro questi limiti la borghesia è disposta a lasciare al lavoratore salariato il diritto di organizzarsi, di riunirsi, di avere dei giornali, di fare sciopero e di votare.
Nel caso però che si verifichi il pericolo che venga modificato il rapporto tra i rispettivi poteri nella società reale, allora ogni funzione liberale e democratica viene abbandonata e ricorre alla violenza e alla dittatura aperta... ».
Dall'opuscolo Il movimento operaio in Italia di Arturo Colombi. prezzo L. 40.
Il Caleffi, un valoroso patriota, che arrestato a Genova e torturato dai tedeschi perché svelasse l'organizzazione del movimento partigiano al quale era legato, fu deportato in Germania dove finì al campo di sterminio di Mathausen. In questo campo di torture, di fame e di sterminio, Caleffi, potè vedere e constatare di persona di che cosa era capace « la belva nazista ». Tornato, nel cuore, oltre che sulla carne, gli è rimasta impressa per sempre la realtà mostruosa di quei mesi vissuti nel campo di concentramento.
Così, in questo libro, ha voluto ricreare quella realtà perchè rimanesse come un documento vivo e palpitante di dolori, di sacrifici e di vite umane: ad indicare alle generazioni future, ad obbrobrio, il nazismo.
Crediamo che il suo proposito non vada deluso, inquanto « Si fa presto a dire fame » è un libro di valore, che si ricollega agli scritti e alle opere degli ideali dei patrioti del Risorgimento e alle migliori testimonianze della Resistenza italiana.
Anche se il racconto di Caleffi stringe un nodo alla gola, nella descrizione dell'allucinante campo di Mathausen: che fa rivivere, con intenso vigore i momenti più duri
29-30 GENNAIO
La Scienza e la Tecnica Sovietica
Convegno d' informazione
Grande risonanza va assumendo negli ambienti scientifici, tecnici e professionali, la preparazione del convegno d'informazione sulla scienza e la tecnica sovietica, curato dai centro di documentazione della stampa tecnica e scientifica sovietica con sede a Milano, con la collaborazione dell'associazione Italiana peri rapporti culturali con l'URSS.
Le relazioni che saranno svolte daranno un'idea chiara del lavoro che viene svolto per la formazione dei quadri tecnici e scientifici, sull'organizzazione scolastica e degli ultimi orientamenti della scienza e della tecnica sovietica.
Numerose categorie di cittadini sono interessati da questo convegno. Dagli scienziati ai tecnici, dai professori agli studenti delle scuole professionali, dal dirigente d'azione all'operaio specializzato.
Il convegno si terrà sabato 29 dalle ore 15,30 alle 19,30 per riprendere domenica 30 gennaio alle ore 9 chiudendosi verso le 12,30, presso il Museo Leonardesco della Scienza e la Tecnica in via S. Vittore 17, a Milano.
Saranno svolte le seguenti relazioni:
Prof. Ettore Pancini dell'Università di Genova « Orientamenti della ricerca scientifica ».
Prof. Carlo Mussa dell'Istituto Ferraris di Torino - « Orientamenti della ricerca Tecnica ».
Prof. Cesare Musatti dell'Università di Milano « La formazione dei quadri della scienza e della Tecnica nella Scuola sovietica ». Saranno svolte pure le seguenti comuni. cazioni :
Ing. Musco « L'insegnamento tecnico al servizio della Produzione ».
Prof. Giulio Cortini dell'Università di Roma - « Applicazione pacifica dell'energia nucleare ».
Ing. F. Di Pasquantonio « Produzione e trasporto a distanza dell'energia elettrica ».
Ing. Tullio Berrini « L'attività del centro di documentazione della statica tecnica e scientifica sovietica ».
Ing. Franco Simonini - « La televisione sovietica ».
della lotta contro il navifascismo, questo libro, come un messaggio umano entrerà nella tradizione culturale del movimento operaio, che viene dal filone della letteratura della Resistenza italiana. Un dramma umano tradotto in un libro che merita di essere letto.
Abbiamo letto....
Le pretese dei militaristi tedeschi
« Fino ad ora si è solo parlato dell'unificazione. Ma ormai basta. Oggi dobbiamo parlare della liberazione della Zona orientale e.
« Noi otterremo per la gioventù tedesca spazi più vasti per la sua espansione politica, economica e culturale ».
( Il cancelliere di Bonn, Konrad Adenauer)
« Non ci rimane ormai che spingere un bottone,. e la ruota della macchina militare tedesca si metterà in moto e.
(L'incaricato di Bonn per le «questioni di sicurezza,' Thcodor Blank )
« Non appena disporremo di 20 divisioni, adotteremo nei confronti dei francesi tutt'altro linguaggio ».
(L'ex generale hitleriano Adolf Heusinger)
Con l'aiuto delle organizzazioni com. battentistiche la Repubblica federale riunificherà la Germania con la forza e.
( li vice cancelliere di Bonn Franz Bluecher)
Oggi la Germania — domani tutta Europa ». ( !l vice presidente del Partito libero democratico Friedrich Middelhowe)
Dormienti cronici
Antinazionali i comunisti? E come no ! Lo assicura il Cesco Tommaselli de' e Corriere e, portando un inoppugnabile esempio: quello del ritorno di Trieste all'Italia. Figuratevi che proprio in quest'occasione « il sindaco comunista ci Reggio aveva rifiutato di lasciar partire per la città adriatica il tricolore del 1797 che si conserva nel museo comunale cci pretesto che poteva gualcirsi. Quanta premura per un vessillo, cioè per una cose fatta per essere esposta, per sventolar,su una piazza o su un campo di battaglia! La balorda grettezza di questi gesti sta però a dimostrare che i rossi nulle tanto temono quanto un risveglio del sentimento nazionale... a.
Ahimè! Se il Tommaselli si fosse informato dal suo collega Egisto Corredi .che fu proprio a Trieste in quei giorni, avrebbe saputo che ii sindaco comunista del comune di Reggio, col gonfalone della sua città, accanto ai gonfaloni decorati di medaglia d'oro di decine di comuni « rossi e, partecipò alle celebrazioni.
Tradizioni radicate
Il Natale ortodosso, quello cioè della gran massa della popolazione russa, si celebra il 7 gennaio. Da trent'anni questo spostamento di data serve a qualche pennivendolo per annunciare che nell'URSS il Natale è vietato.
Quest'anno, però, il « Corriere » ha voluto far qualcosa di meglio: ha mandato un esperto a Londra il quale ha letto giornali sovietici ultimi arrivati, per avere « un quadro abbastanza chiaro delle festività natalizie in Russia ». Con questo sistema ha scoperto che « i cittadini sovietici, nonostante la opposizione ufficiale, sentono ancora fortemente la tradizione cristiana », al punto che, in varie località, e sono state registrate più assenze dal lavoro a causa delle celebrazioni del Natale che a causa di malattie ». Ci rendiamo conto che l'opposizione ufficiale è fallita. Ma che si poteva fare con gente che sente la tradizione natalizia a' Funto da cominciare i festeggiamenti non quindici giorni di anticipo?
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Prossima la ripresa della lotta
Migliorare il tenore di vita L'OBIETTIVO
Formiamo un fronte unito e compatto contro la classe padronale
Sono i lavoratori soddisfatti delle loro condizioni economiche, delle loro condizioni sociali?
Forse che pretendono troppo?
Ma no, non dite sciocchezze, non ritornate al vecchio slogan fascista che asseriva la tavola dell'italiano « sana e parca ».
La tavola del «lavoratore italiano » è la più misera di ogni lavoratore del mondo civile. Il popolo italiano è il più tassato fra i popoli civili.
L'organizzazione unitaria FIOM insiste per «migliorare il tenore di vita dei lavoratori ».
Oggi possiamo ben dire che non è solo questione di « migliorare » il tenore di vita: occorre fronteggiare l'aumento del costo della vita.
Già lo sblocco degli affitti porta, naturalmente, ad un aumento generale del costo della vita; a questo va aggiunto l'aumento imposto dal governo per trovare i soldi per alleviare il magro bilancio familiare degli statali.
La forma usata dal governo per incrementare la costruzione di case non risolve questo stesso grave problema: lo « sblocco » torna a vantaggio delle grandi imprese di costruzioni, dei proprietari terrieri, della Italcementi.
L'aumento che il governo ha dovuto, suo malgrado, fare agli statali, viene fatto ricadere sugli altri lavoratori.
Il gioco è fatto.
Il governo che solo si preoccupa di non intaccare i grossi bilanci, i bilanci dei monopoli, questo governo è riuscito a far pagare a tutti i lavoratori e l'aumento agli statali e togliere dalle tasche dei lavoratori altri soldi per « costruire case » che però non saranno accessibili a impiegati e operai.
La CGIL con i suoi rappresentanti al Parlamento si è battuta contro queste forme di soluzione: tant'è, la maggioranza « quadripartita » deve fare quanto gli viene imposto dai Valletta, Falk, Marinotti, Crespi, Torlonia, ecc. pena la loro destituzione.
A queste cose vanno affiancate altre che « aiutano » a diminuire sempre più il potere d'acquisto del salario e dello stipendio.
Le 44 ore in fabbrica, la mancata applicazione, come promesso verbalmente dalla Direzione, del conglobamento al cottimo, gli aumenti di merito e passaggi di categoria di massima bloccati. Il trattamento morale ai lavoratori degli uffici e dei reparti.
Infine, cosa recente, l'attacco studiato e coordinato agli « attivisti» di fabbrica: bisogna ammonire coloro che lottano per aiutare il progresso del proletariato: coloro che parlano dell'aumento dei fitti, del tabacco, della RAI, del recente aumento del pane, dell'aumento della tassa ai motocicli, della mancata applicazione del conglobamento al cottimo, del mancato riconoscimento di aumenti di merito, dello sblocco del plafon aziendale, della necessità che l'azienda provveda all'autoambulanza.
Di queste cose « non si deve parlare »: negli uffici e nei reparti « si deve solo » lavorare.
Si accusa la FIOM di essere un sindacato che fa politica. Allora, per non fare politica, non dovremmo parlare di queste cose.
Noi vogliamo invece che si cambi strada: non è con l'aumento delle tasse che si migliora e si incrementa il commercio interno.
Noi, operai e impiegati, vogliamo vivere decentemente: e questo significa poter mangiare decentemente, curare la propria salute decentemente, vestire, poter far studiare i figli, abitare, decentemente: sentiamo anche il diritto di poterci divertire, dare svago al corpo e allo spirito.
I padroni sono tesi tutti in una stretta « economia ». Sostantivo magico questo, che però si vuol sempre risolvere unilateralmente:
e la nostra fabbrica si è allineata con le altre.
Economia, sempre e solo spremendo di più il prestatore d'opera, l'impiegato e l'operaio.
La FIOM che fa proprie le aspirazioni dei lavoratori, invita quindi a stare uniti e compatti per rompere il monopolio padronale; l'egoismo borghese non ha limiti: è spregiudicato, non conosce barriere.
La storia del movimento operaio insegna: alla strapotenza di que-
Il
sta classe vi è una sola forma di opposizione.
L'unità fra i lavoratori.
Lottiamo per migliorare le nostre condizioni di vita, per assicurare alle nostre famiglie un « decoro » che non può essere monopolio solo dei « borghesi ».
La FIOM mantiene fede al suo programma: migliorare il tenore di vita dei lavoratori sia economicamente che moralmente.
Forniamo un fronte unito e compatto contro la classe padronale.
DELLA DIREZIONE
La FIOM si batte per tutti i lavoratori
Causa gli ultimi avvenimenti, le elezioni della C.I. si dovettero rinviare.
Avvenimenti gravi, da tutti conosciuti. Avvenimenti che hanno scosso i lavoratori nostri che da tempo lavoravano con maggior serenità di altri loro compagni di altre officine. Bruscamente, anche da noi, fu sferrato l'attacco. Contro le libertà, contro organizzazione e organizzatori.
Taluni vecchi operai, ai primi attacchi suggerirono di rivolgersi direttamente all'ing. Ferdinando Innocenti.
L'esperienza della lotta condotta
I lavoratori riusciranno uniti a piegare Io strapotere padronale
Il risultato della lotta contro i 121 licenziamenti voluti dal nuovo indirizzo politico (e non tecnicoeconomico) assunto dalla Innocenti S.G., è da tutti conosciuto: ridotti a 100 i licenziamenti con un trattamento economico extra contrattuale di 1200 ore più 15.000 lire per anno di anzianità, più il mantenimento in forza fino al 31-12 anziché il 17-12. Pur riconoscendo alla C.I. e ai sindacati il loro valido contributo di capacità nel trattare, a Milano
condotta solo dalla FIOM: furono invitate le altre due organizzazioni, la CISL e la UIL ma si rifiutarono di aderire.
Si affiancarono alla FIOM il PCI, il PSI, l'ANPI. La stragrande maggioranza dei licenziati in questa lotta esterna collaborarono strettamente con le organizzazioni democratiche. La lega dei metallurgici di Lambrate riunitasi invitava le fabbriche di questo rione a sostenere la lotta degli operai della Innocenti. La Tagliabue si fermò
L'ANPI partecipò attivamente alla lotta con volantini che distribuì nei rioni cittadini.
I licenziati si recarono al mercato rionale di via Pacini con cartelli e intavolarono discussioni con le massaie.
Il Comitato rionale raccolse cibi fra gli esercenti di Lambrate così da poter fare un pacco natalizio per i licenziati.
La C.d.L. di Milano convocava in assemblea straordinaria i lavoratori della Innocenti per sostenerli nella lotta.
I licenziati, in delegazioni si recarono dal Sindaco: si recarono alla redazione del Corriere della Sera (ma questo giornale trova spazio solo per i cento cani di Capri).
Schematicamente questa è la elencazione delle fasi di lotta. Purtroppo, qualcuno che riterrà inutile tutto questo, ci sarà.
Noi siamo convinti che se non ci fosse stata questa mobilitazione non saremmo riusciti a far recedere la direzione dalla sua intransigenza dimostrata all'Ufficio Provinciale di Milano e presso il Ministero del Lavoro di Roma.
La lotta condotta aziendalmente ed extra aziendale, nei rioni, verso le altre fabbriche, attraverso la stampa democratica, ha scosso l'opinione pubblica: il mito dell'Innocenti è caduto. E di questo la Direzione ha dovuto tener conto.
Si e riusciti a far rientrare 21 lavoratori, per i restanti si è riusciti a strappare un trattamento economico che permette di affrontare con minor preoccupazione questi mesi invernali.
Il susseguirsi degli attacchi stessi li convinse dell'inutilità di tale passo. Compresero, quei vecchi operai, che nel passato fu una politica aziendale di comprensione dei loro bisogni: fu una politica di paternalismo, preparata con strategia. Da queste colonne chiarimmo già queste cose subito dopo le elezioni del FIAMLI. In quell'occasione la direzione scoperse il suo gioco, seppure non ancora con forma apertamente sfacciata come Borletti e CGE. Continuò con attacchi a principi aziendali, stracciando accordi da essa stessa firmati. Passò oltre licenziando prima 2, poi 5 fra i migliori combattenti operai. Tentò il colpo grosso: 121 licenziamenti. Si aspettava forse una reazione scomposta da parte dei lavoratori. Forse uno sciopero ad oltranza, o magari una occupazione della fabbrica. Fu per la Direzione, certamente una sorpresa: credette certamente ad una debolezza degli operai. Questi invece risposero con una lotta che certamente il dott. Fasciano non si aspettava. Chi immaginava un così alto livello politico' fra gli operai della Innocenti, da sapersi scegliere una lotta impostata sul legame con altre fabbriche, con altri strati della popolazione? Certo che i nostri dirigenti conoscono poco le risorse della classe operaia: conoscono poco la loro combattività.
Diligenti esecutori di ordini. « Vuolsi così colà dove si puote cio che si vuole e più non dimandare ». Invece gli operai osarono « dimandare ».
E sanno anche che la Direzione ha un obiettivo che pur di raggiungerlo non risparmierà colpi. Ma ormai sanno anche, gli operai, che alla direzione che si è posta su questa strada non si può rispondere che un metodo: la lotta. E
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sapranno scegliersi anche la miglior forma di lotta.
La direzione dicevamo che ha un obiettivo: intensificare sempre più lo sfruttamento per sempre più accumulare profitti. Tagli di cottimi, prolungamento dell'orario di lavoro, assunzioni stagionali o a termine, ordinamento interno da caserma; nel complesso, lavoro coatto.
Per questo si è dovuto preparare il terreno.
prima a Roma poi, siamo certi che a questi risultati non si sarebbe arrivati senza la lotta sostenuta dai lavoratori.
Lotta sostenuta in fabbrica e fuori della fabbrica, dai lavoratori non colpiti dal provvedimento e dagli stessi colpiti. Ai 121 è doveroso aggiungere i primi 7 licenziati per il loro contributo dato in sostegno alla lotta. Come fu condotta la lotta aziendale fu raggiunta in C.I. l'unità fra le 3 correnti sindacali: questo per i 121: per i primi 7 non vi era nemmeno da parlarne, la CISL e UIL, non furono d'accordo di lottare.
Per i 121, i lavoratori, gli operai particolarmente, sostennero parecchie ore di sciopero. Vi fu buona partecipazione: sarebbe stata migliore se i dirigenti az. della CISL e la UIL non si fossero limitati a dare l'adesione ufficiale. Era necessario che dessero l'indirizzo ai loro aderenti e simpatizzanti di prepararlo: da solo lo sciopero non nasce.
Occorreva maggiore impegno, maggior opera chiarificatrice: avremmo raggiunto percentuali più alte e forse saremmo riusciti a far diminuire ulteriormente i 100 che dovevano uscire.
Fuori della fabbrica la lotta fu
per 1/2 ora: dalle piccole e medie fabbriche furono inviate alla Direzione dell'Innocenti mozioni di protesta contro i licenziamenti, mozioni approvate da quegli operai e impiegati.
Altre fabbriche di Milano inviarono mozioni di solidarietà: la Geloso, la OLAP, la Filotecnica, ecc.
Fu indetta una assemblea popolare nel rione alla quale parteciparono numerosi cittadini. Il segretario della FIOM compagno Dalia, espose la situazione. Scaturì un appello cittadino di solidarietà verso i lavoratori della Innocenti in lotta.
Il Comitato sindacale Aziendale FIOM pur essendo tutto licenziato stampò volantini di denuncia della intransigenza di « papà Innocenti » distribuiti nella maggioranza delle grandi fabbriche di Milano ( Borletti, CGE, ecc.) dal Comitato Sindacale FIOM.
Fu stampato il « libro bianco ». Questo opuscoletto suscitò sorpresa mista ad indignazione fra la popolazione che non immaginava certo come venivano trattati gli impiegati e gli operai alla Innocenti. Questi opuscoli furono inviati a deputati e senatori di tutti i Partiti, fu diffuso fra i lavoratori delle altre fabbriche unitamente ad una edizione straordinaria del « Giornale di fabbrica ».
È certo però che se la mobilitazione fosse stata unitaria, avremmo ottenuto risultati ancor più soddisfacenti. Se la CISL e la UIL si fossero unite alla FIOM nella lotta saremmo certamente riusciti a far ulteriormente retrocedere il padrone o la Direzione che dir si voglia, saremmo riusciti a fermare le loro intenzioni per il futuro.
L'unità al vertice supper solo nelle discussioni, è indubbiamente elemento positivo. Ma i dirigenti della CISL e della UIL temono l'unità della base, particolarmente nelle lotte. Il padronato è unito è compatto nel suo feroce attacco alla classe operaia, ai lavoratori. È quindi sempre più necessario rafforzare l'unità alla base, attraverso un intenso chiarimento reciproco. Il padronato teme la nostra unione.
Solo uniti e compatti i lavoratori riescono a piegare lo strapotere pad ronale.
Mentre ai licenziati va la nostra solidarietà e il nostro augurio che presto rientrino in fabbrica, ai lavoratori che sono in fabbrica serva l'esperienza della lotta condotta, serva per meglio organizzare le prossime che eventualmente dovremo sostenere e in ogni caso saremo chiamati a condurre, per fare nuovi passi in avanti sulla via del progresso e della Pace.
Preoccupavano la direzione, le elezioni della C.I. — occorreva seguire a puntino gli ordini ricevuti. Come in altre fabbriche, bisognava anche qui cercare di dare un colpo alla FIOM, alla CGIL. Gettare sul lastrico 128 lavoratori che importa ai nostri dirigenti? Questi facevano scioperi? Rendevano poco, quindi organizzavano i lavoratori? Ma non si può parlare nei reparti. Fuori quindi. Entreranno altri, assicurano sempre i nostri dirigenti: «altri che saranno raccomandati dalla Parrocchia o dalle ACLI e che certamente non voteranno per la FIOM.
Non sappiamo se il gioco vale la candela, signori direttori. Gli operai vi hanno già sorpresi una volta nel scegliere la lotta: hanno scelto quella suggerita loro dalla FIOM. Hanno visto che, ancora, come per il passato, la FIOM si è battuta per tutti i lavoratori: per i primi 7 come per i 121 senza discriminazione sindacale verso chicchessia. Sapranno quindi per chi votare.
E voi, zelanti osservatori di ordini, resterete un'altra volta amareggiati: uniti e compatti gli operai e impiegati voteranno per la FIOM.
FORLANI GINO (dei 107 licenziati)
Direttore Responsab. LEONARDO BANFI
INNO. f. N rI 3A KLNztAro 130 Ltwonly,;,
4 FABBRICA SUL LAMBRO
SULLE ELEZIONI DELLA C. I.
I lavoratori licenziati mentre manifestano per le vie della città. Nella foto: mentre sono sul mercato rionale in Via Pacini.
Autorizzazione Tribunale di Milano in data 31-12-1953 - N. 3259 Tip. N. Pagani . Milano • Via Termopili 19
mito dell' amico „ Innocenti è caduto