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Fabbrica Lambro11

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Mentre Innocenti ci attacca nella fabbrica Sceiba-Saragat minacciano nuove misure antidemocratiche nel Paese. Lottiamo uniti contro il governo degli industriali. Novembre 1954 - L. 10

PERIODICO DEI LAVORATORI DELLA FABBRICA INNOCENTI IAnno 1 - N. 11

INGIUSTIFICATA RICHIESTA DI LICENZIARE 120 LAVORATORI

LOTTIAMO UNITI CONTRO I LICENZIAMENTI Difendiamo il lavoro e la libertà nella fabbrica e nel Paese Con la partecipazione possente e unitaria allo sciopero proclamato dalla F.I.O.M. il 2 dicembre i lavoratori della Innocenti hanno dimostrato la loro volontà di conquistare migliori condizioni di vita e di difendere le libertà democratiche. Dopo la grande riuscita di questo sciopero la Direzione ha preso altri gravi e illegali provvedimenti disciplinari licenziando in modo discriminato cinque altri lavoratori che si aggungono ai due precedentemente licenziati, ed altri 18 lavoratori sospesi per un giorno e 3 ammoniti. I nostri cinque compagni sone stati licenziati sotto la speciosa imputazione di avere impedito di lavorare, con atti « intimidatori » chi non intendeva scioperare. Questi sono: Forlani; Tronchetti; Paisi; Foschini e Parmigiani, tutti del reparto lambrette. A questo nuovo soppruso hanno prontamente reagito i lavoratori continuando io sciopero anche per tutta la giornata di venerdì 3 dicembre. Sabato 4 dicembre alla Camera del Lavoro con la partecipazione del Segretario della FIOM Brambilla si è tenuta l'assemblea dei lavoratori della Innocenti per esaminare la situazione creatasi nella nostra fabbrica e per decidere come continuare e intensificare la lotta, in difesa delle libertà e per la conquista di migliori salari. Alla unanimità è stato deciso di dare mandato alla FIOM e a un comitato aziendale perchè scelga le forme e il momento più opportuno per sviluppare la lotta. E' stao però deciso di non rendere noto fino all'ultimo momento in quale modo e momento sferrare il colpo perché lo stesso abbia più efficacia, per questo quindi è necessario da parte dei lavoratori sensibilità, prontezza, unità di intenti e soprattutto fiducia, fiducia nei dirigenti e nella propria forza.

Una serie di provvedimenti si sono susseguiti nella nostra fabbrica che denotano na nuo-.o orientamento nella Direzione, misure e provvedimenti che non avvengono a caso, ma bensì discendono da una situazione politica, da un orientamento politico che si va caratterizzando nel nostro paese. • •

Nel giro di una settimana o poco più, sette operai in un modo sfacciatamente discriminato sono stati licenziati. Prima l'op. Corti, poi Banfi, poi cinque assieme: Forlani, Paisi, Tronchetti, Foschini, Parmigiani; quando al mattino stavano per entrare in fabbrica si sono visti sbarrare il passo e comunicare il licenziamento. Le ragioni motivate dal Dott. Fasciano per il licenziamento erano talmente inconsistenti che in discussione con la Commissione Interna lo stesso ebbe a dichiarare che non aveva importanza alcuna il fatto che la motivazione del licenziamento era inesatta e non giusta. Ecco la dimostrazione che questi operai erano stati in precedenza schedati e dovevano essere licenziati. Il giorno 9 dicembre veniva comunicato alla Commissione Interna che nella giornata stessa ci sarebbe stata all'ufficio regionale del Lavoro una riunione per di-

scutere una richiesta avanzata dalla Direzione direttamente allo stesso di un « alleggerimento » di personale dovuto ad una situazione di pesantezza « Economica e produttiva ». Questi licenziamenti dovrebbero avvenire, secondo le dichiarazioni della Direzione, in modo uniforme su tutto lo stabilimento: al Lambrate, al meccanico (G III), tra gli impiegati; ed aumenterebbero a 120 unità. La prima cosa che emerge da tutti questi fatti è il carattere politico dei provvedimenti, vedremo poi il perchè, cioè la volontà della Direzione di dimostrare alla Confindustria, al Governo e soprattutto agli americani il suo livore antidemocratico, mettendosi addirittura all'avanguardia per il modo sfacciatamente maccartista dei provvedimenti. Lo denota anche il fatto che anziché seguire la normale forma di trattative, cioè convocare il C. di G., la C. I. per comunicarle l'intenzione di licenziare e quindi con gli stessi organismi trattare; svalutando gli stessi, si passa direttamente all'ufficio del Lavoro. Un altro obbiettivo immediato che la Direzione ha inteso realizzare con la richiesta di 120 licenziamenti, è l'accantonamento del problema di quelli già licenziati in modo tanto discriminato.

L'UOMO È IL CAPITALE PIU' PREZIOSO

Un elettricista precipita dalla gru Ferito grave, deve aspettare mezz'ora l'arrivo dell'autolettiga Il giorno 9 di Novembre alle ore 17 e 55 circa il compagno di lavoro Carlo Antoni, di 26 anni, abitante a Lambrate, elettricista del Rep. 65 . cadeva dalla grù del Rep. 42 alta circa 10 metri, dove era salito per applicare al capannone una lampada. L'Antoni, ferito gravemente, viene trasportato all'infermeria dove è costretto ad attendere l'autolettiga per circa 30 minuti. Non è il primo incidente grave che si verifica nella nostra fabbrica e ogni qualvolta succede uno di questi incidenti si ripete la stessa scena la stessa richiesta alla quale però la Direzione aziendale continua a rimanere sorda: l'acquisto dell'autolettiga. Non vi è più alcun dubbio che è di estrema necessità l'acquisto di questo mezzo perché, chiamandola dall'esterno, dal momento in cui avviene l'infortunio a quando sopraggiunge l'autolettiga, l'infortunato a tutto il tempo di... morire. t umana forse una simile in-

transigenza da parte della Direzione? La riteniamo, per lo meno, inspiegabile. Il recente grave incidente rileva ancora una volta (seppure era necessario) l'indispensabilità di questo acquisto, o forse si aspetta... una sottoscrizione dei lavoratori? A questo va poi aggiunto che, l'operaio Antoni lavorava al buio e senza che fossero predisposti preventivamente mezzi adeguati di sicurezza. Pensiamo sia necessario un maggior senso di responsabilità da parte dei Dirigenti nel fare eseguire determinati lavori. Infine siamo lieti di annunciare ai lavoratori che le condizioni del nostro compagno di lavoro sono migliorate e siamo certi di interpretare il sentimento di tutti formulandogli i migliori auguri a nome dei lavoratori dell'Innocenti e in particolare di « Fabbrica sul Lambro »; auguri anche al collaudatore Magni infortunatosi in una caduta.

Vediamo ora la reale situazione produttiva ed economica quale è nella nostra fabbrica rispetto agli anni precedenti. Per il meccanico (G III) in primo luogo, la richiesta di licenziamenti non ha ragione di sussistere in quanto vi sono in cantiere ordinazioni di prodotti tali da assicurare il lavoro almeno fino a metà del 1956 e come il solito in alcuni periodi gli operai dovranno fare anche straordinari, senza calcolare poi che nel frattempo potrebbero aggiungersi altre commesse. Per la produzione Lambrette: dai dati rilevati dalla Direzione stessa, nell'inverno scorso sono stati immagazzinati M mila Lambrette circa. La produzione mensile era allora di 12 mila Lambrette circa. Dal mese di Giugno i lavoratori hanno incominciato a fare 44 ore settimanali anzichè 48 e, alla fine di Agosto il mercato aveva assorbito oltre alla produzione giornaliera, che con la diminuzione dell'orario di lavoro era passata da 12 mila a 8 mila Lambrette mensili, anche quasi tutto il magazzeno, saranno rimaste tuttalpiù un migliaio di Lambrette ancora in magazzeno. Dopo le ferie fatte alla fine di Agosto, (per agevolare la vendita) la produzione ha continuato ad essere di 8 mila Lambrette mensili contro le 12 mila dell'anno scorso. Soltanto nell'ultima quindicina di No-

vembre, da che ci è dato sapere, si è incominciato ad inviare presso i concessionari in conto deposito o in magazzeno un numero limitato di Lambrette al giorno. Risulta così inconsistente l'affermazione della Direzione fatta all'ufficio del Lavoro secondo cui vi è un rilevante magazzeno. Da questi dati emerge come sia ingiustificata la richiesta della Direzione di licenziare. In ogni caso le fortune della fabbrica Innocenti sono tali da non richiedere un così drastico provvedimento. Lo stesso giornale degli industriali « 24 Ore » in una sua recente pubblicazione afferma che « La produzione di questo grande complesso industriale interessa oggi tutti i paesi del mondo » e continua l'articolo documentando « ormai la Lambretta non è più costruita solo in Italia » ma anche in Germania, in Francia, in Spagna e in Argentina. La cessione del « Brevetto » di costruire Lambrette a fabbriche straniere, toglie a noi mercati di esportazione ma dà senza dubbio ingenti profitti alla Società, si utilizzino quindi questi profitti, aumentando il tenore di vita dei lavoratori, dando una più giusta retribuzione perchè questo è l'unico mezzo di risolvere il problema, cioè aumentare la capacità d'acquisto. Licenziare operai vuoi dire aumentare la miseria e quindi restringere e diminuire le capa-

cità d'acquisto dei lavoratori ed è evidente che il mercato assorbirà sempre meno il nostro prodotto. Di contrapposto si ravvede invece, come all'inizio rilevavamo, il carattere antidemocratico e politico della richiesta che si inquadra nei provvedimenti antidemocratici che il Governo Scelba-Saragat ha prospettato, provvedimeilti che sono in netto contrasto con la Costituzione. Contro questi provvedimenti uniti dobbiamo batterci, nella fabbrica per la difesa del lavoro e delle libertà e nel paese per cambiare il governo. Le tre organizzazioni sindacali e la Commissione Interna hanno preso posizione con un comunicato comune contro la richiesta di licenziamento respingendo la stessa. A noi il compito di lottare, portando anche fuori dalla fabbrica la nostra lotta, per il ritiro dei licenziamenti di rappresaglia contro i i lavoratori e perchè nessun licenziamento avvenga. In questa lotta un elemento è indispensabile: l'unità di tutti i lavoratori per la difesa di interessi comuni. Già molti sono stati i sacrifici dei lavoratori, ancora questi sacrifici stanno sopportando facendo 44 ore settimanali, non ci devono essere ulteriori sacrifici da parte nostra, soprattutto perché le ragioni di tali sacrifici sono inconsistenti.

L. B.

FORSE PER INGRAZIARSI CONFINDUSTRIA E AMERICANI?

L'lignocerni si allipea di Domandavamo tempo fa se erano « supposizioni esagerate » il pievedere altri provvedimenti restrittivi e limitativi delle libertà democratiche. Se ancora qualcuno aveva dubbi in proposito, sugli obiettivi e sull'orientamento della Direzione, oggi è servito. Quanto è avvenuto tre, quattro, cinque anni fa nelle altre fabbriche sta avvenendo oggi nella nostra fabbrica, non vi sono più, dubbi sull'allineamento con la Confindustria, con i campioni di democrazia tipo Montecatini, Italcementi, F.I.A.T., Edison ed altri monopoli: se ancora non li eguagliano la strada intrapresa conduce lì. I provvedimenti presi in queste settimane sono di non poca gravità, si vogliono togliere i corrispondenti di reparto, rappresentanti dei lavoratori eletti dai vari reparti che portano nelle riunioni con la Commissione Interna la voce diretta degli operai, questo stracciando un preciso accordo aziendale sottoscritto dalla Direzione nel 1949; si vuole impedire di discutere nei reparti nei minuti di riposo, si vuole cioè impedire che i lavoratori dibattano con i propri rappresentanti i loro problemi, si vuole eliminare una delle forme più elevate della democrazia, cioè di parlare. Si costringono in modo discriminato operai a fare ore straordinarie mentre si fanno ,44 ore settimanali; licenziano un operaio perché, poche ore prima della fine dell'orario giornaliero di lavoro viene avvertito di fermarsi a fare ore straordinarie e questi non può accettare per impegni precedentemente presi, si inviano dif fide e richiami a destra e a manca. (Anzi tutti a... manca. A destra sono

i,eo narcio 13 ce. f i

tutti bravi: a sinistra vi sono i reprobi). « Uomini voi non dovete più essere tali, non dovete più essere degli esseri pensanti, operanti, ma numeri, numeri che si muovono a comandi come gli automi, numeri che producano..., sempre di più, per creare un profitto sempre maggiore ». Questo essi vogliono realizzare, « qui non si fa politica », è il fascismo che ancora una volta per mano degli industriali vorrebbe essere istaurato nelle fabbriche, sono i limiti della « democrazia » borghese che affiorano, è il volto

del padrone che appare nella sua luce. Una volta era così, nel regime che fu, allora la politica la potevano fare solo loro, gli industriali e i loro scagnozzi; oggi non più però, centinaia, migliaia di operai, impiegati, contadini sono caduti per la conquista di questo diritto, combattendo nelle fabbriche e fuori delle fabbriche, contro i padroni e contro il fascismo e il nazismo. Questo patrimonio, frutto del loro contributo di sangue lo hanno lasciato a noi, a noi il compito di difenderlo, stremamente, per il (continua in 4" pagina)

NON CI PIEGHERANNO La fiducid nei lavoratori ci stimola a continuare nel nostro compito di lotta. Caro Compagno Banfi, Con la tua perseveranza, con la tua ferma volontà, riuscivamo a far nascere il « giornale di fabbrica ». I fatti della nostra fabbrica non si possono staccare, scindere, isolare dal resto del mondo, da quanto avviene politicamente, economicamente nel nostro Paese e fuori. Così vorrebbero i magnati dell'industria. Ma noi, con te, abbiamo voluto, da queste colonne, aiutare i lavoratori a vedere meglio i fatti che avvengono nei reparti e negli uffici: alle volte sembrano fatti insignificanti, scialbi. L'esperienza ci insegna che nulla avviene contro il lavoratore senza un preciso scopo da parte del datore di lavoro. Con te, sempre ci siamo sforzati di legare le piccole cose aziendali a cose più grandi. Il tuo aiuto, il tuo sacrificio, ci è stato di sprone. Il padrone, l'industriale, ha voluto colpire in te un giovane operaio ardente combattente della classe operaia. Siamo certi che con questo atto, l'industriale non ti ha piegato: sei uscito dalla fabbrica, ma sei rimasto vivo nel cuore, ne siamo certi, dei tuoi compagni di lavoro. Nel rivolgere a te, caro Banfi, la nostra solidarietà intendiamo invitare i lavoratori ad essere ancora e sempre più uniti e compatti. Dobbiamo lottare con un avversario di classe che non risparmia colpi. La lotta si può condurre ni diverse forme: il nostro giornale vuole essere alla testa dei lavoratori, guidarli. Siamo certi che ora, più ancora di prima, avremo maggior collaboratori che ci aiuteranno. Il movimento operaio non lo ha fermato il fascismo: l'avanzata del proletariato verso ideali migliori non la ferma l'industriale. A te, ai c. Corti, Forlani, Foschini, Palsi, Parmigiani, Tronchetti, tutta la nostra solidarietà anche a nome dei lavoratori. LA REDAZIONE


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