Skip to main content

Milano sud1

Page 1

PERIODICO DEMOCRATICO

DICEMBRE 1969

EDITORIALE

CHI FERMERA' I PREZZI?

Primi contratti Primi insegnamenti Ai primi di novembre, dopo due mesi di grandi lotte, i 900 mila lavoratori edili strappavano un contratto largamente positivo. Il muro dell'intransigenza padronale cominciava a incrinarsi e lo sgretolamento progrediva nelle settimane successive con la conquista del contratto da parte di altre categorie e con la firma di importantissimi accordi integrativi. Quali indicazioni e quali insegnamenti possiamo trarre da queste prime vittorie della classe operaia? Innanzitutto i contratti e gli accordi hanno dimostrato che le rivendicazioni operaie potevano essere accolte e che la resistenza caparbia e ostinata dei padroni non aveva altra giustificazione che la volontà politica di esplorare la possibilità di soluzioni reazionarie; hanno dimostrato che ad imporre milioni di ore di sciopero, a voler far perdere una parte di prodotto nazionale, non è stata la classe operaia, ma sono stati un padronato esoso, una burocrazia incapace ed un governo conservatore. Dalle prime vittorie sindacali ci viene anche un insegnamento: solo con la lotta e con l'unità si conquistano miglioramenti reali. Infatti è stata l'azione unitaria di massa, vigorosa ma ordinata, basata sulla concretezza degli obiettivi, sulla realtà delle lotte, su una rinnovata democrazia sindacale, che ha portato i lavoratori a conquiste salariali, normative e di potere veramente rilevanti. Inoltre la conquista generalizzata della contrattazione integrativa e articolata permetterà ai lavoratori, dopo la positiva conclusione dei contratti, di raggiungere nuovi obiettivi sul piano economico e su quello delle condizioni di lavoro. Ma nello stesso tempo è prevedibile che si svilupperà col massimo vigore anche la lotta per le riforme (affitti, prezzi, fisco, scuola, ecc.) che dovranno difendere e migliorare su altri terreni il salario reale e i consumi dei lavoratori. Lo sciopero generale del 19 novembre per la casa e le riforme di struttura, al di là dei pur gravi episodi di provocazione e di violenza reazionaria che in nessun modo possono essere addebitati alla classe operaia, ha dato una prima grande dimostracontinua a pag. 2

L'aumento dei prezzi ha assunto in Italia, ormai da qualche tempo, proporzioni vistose che suscitano preoccupazione in tutti coloro la cui unica fonte di reddito consiste nell'attività lavorativa: i lavoratori, anzitutto, che nella loro duplice qualità di consumatori di merci e di fruitori di servizi (abitazioni, trasporti, ecc.), che subiscono direttamente le conseguenze degli incrementi di prezzo che si verificano in entrambi i settori; ma anche i piccoli commercianti che non sono più, come un tempo, elemento decisivo nella determinazione dei prezzi al consumo, essendosi trasformati — secondo la logica di sviluppo neocapitalistico oggi dominante anche nel nostro Paese — in meri strumenti passivi che i diversi monopoli della produzione i ,ilizzano er !s 1:stribuzione delle proprie merci, determinando fin dall'inizio essi stessi, ai livelli minimi, le quote di reddito da riservarsi all'apparato distributivo (tanto è vero che, nel 1969, i prezzi delle merci all'ingrosso — cioè nella fase di passaggio tra la produzione e la distribuzione — sono aumentati addirittura di più, proporzionalmente, di quanto siano aumentati quelli al minuto). continua a pag. 2

Contro i massacri americani nel Vietnam, sabato 15 nov. negli USA e nel mondo, secondo «Moratorium day» Milioni di americani hanno partecipato alla più gigantesca protesta organizzata della storia degli Stati Uniti. Contemporaneamente in 75 paesi del mondo altri milioni di antimperialisti hanno espresso la loro solidarietà all'eroico popolo vietnamita e al popolo americano che sta vivendo un grande momento di mobilitazione di massa contro la sporca guerra di aggressione e contro la politica di Nixon. Nella foto: Boston. Una bambina porta una bandiera viet-cong durante la marcia di protesta.

CASE POPOLARI

A GENNAIO RIPRENDE LA LOTTA Circa dieci mesi fa prendeva l'avvio la battaglia dell'Associazione Inquilini Case Popolari (APICEP) per la riduzione degli affitti sulla via dell'introduzione dell'« equo canone » in base al principio che le spese d'affitto non devono superare il 10-15 % del reddito familiare medio, per la democratizzazione dell'IACP e per la riforma delle leggi che regolano l'edilizia popolare. L'Associazione Inquilini era consapevole di condurre una lotta particolare nell'ambito di quella più vasta azione che l'insieme dei lavoratori italiani avrebbe dovuto intraprendere per rivendicare una nuova politica della casa, azione che si è di fatto sviluppata con i possenti scioperi generali del 15 ottobre a livello provinciale, e del 19 novembre su scala nazionale. La battaglia avviata dall'APICEP trovava in queste grandi giornate di lotta una saldatura con l'azione promossa dalle centrali sindacali, sia perchè le rivendicazioni fondamentali coin-

cidevano, sia perchè le rivendicazioni settoriali degli inquilini dell'Istituto rientravano pur sempre in quel grande moto di rinnovamento che esige l'adozione di radicali misure di riforma che consentano di fare della casa un vero servizio sociale. L'azione dell'APICEP veniva esaltata e non sacrificata dallo sviluppo delle grandi lotte popolari per la casa e dovrà proseguire sulla base di una partecipazione sempre più larga e unitaria dell'inquilinato. La sospensione del pagamento di due mensilità decisa e attuata nel corso del 1969 ha obbligato l'IACP e i pubblici poteri locali e nazionali ad affrontare, o quantomeno a non ignorare, i problemi rivendicativi posti dalla Associazione Inquilini. Lo stanziamento di 1500 milioni deciso dal Comune di Milano (che consente l'attuazione di un bonifico forfettario per gli inquilini delle case popolari costruite dopo il '63 nella misura di una continua a pag. 2


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook