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Supplemento a Città, società e territorio del novembre 1984

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MIZETAMECI Un mese di vita, cultura e politica da Loreto, Turro, Gorla, Precotto, Villa e Crescenzago CRESCENZAGO: MAGNETI MARELLI

Attenzione ai "sottintesi sapienti" Confermati i 547 licenziamenti Verso fine ottobre sui giornali di tutta Italia è esplosa una polemica. Una delle tante, d'accordo, ma in questo caso giornali e giornalisti sono stati punti sul vivo, e quindi le trombe hanno squillato con particolare vigore. Oggetto del contendere la sentenza della Morte di Cassazione che ha fissato alcune regole, subito denominate "decalogo", alle quali i giornalisti dovrebbero attenersi per non rischiare di essere accusati di diffamazione. In sostanza la sentenza dice: non c'è bisogno di scrivere "tizio è un ladro" per diffamarlo, bastano anche "sottintesi sapienti", "accostamenti suggestionanti", "un uso allusivo delle virgolette" e così via. Un decalogo del comportamento scritto, volto a tutelare l'individuo ( come recita la Costituzione) da possibili campagne stampa denigratorie. Personalmente mi sta molto a cuore la libertà individuale e reputo giusto che ogni persona sia considerata innocente finché non è stata emessa una condanna nei suoi confronti in ultimo grado di giudizio (cioè proprio in Cassazione). Il garantismo non può funzionare solo in un senso e solo a determinate condizioni. O c'è o non c'è, per tutti. È anche vero però che in tema di scandali, tangenti e ingiustizie varie, tutta una serie di dubbi e sospetti che la stampa mette in luce si sono dimostrati i mezzi più efficaci per dare il via a inchieste giudiziarie estremamente importanti per la democrazia calpestata del nostro paese. E non solo del nostro. Basti pensare allo scandalo Watergate ( citato un po' da tutti a questo proposito) che negli Stati Uniti ha incastrato Nixon, o ai legami perversi fra il dittatore Bokassa e l'ex-presidente Giscard. La discussa sentenza della Cassazione è arrivata in seguito a tutt'un altro tipo di processo. La Cassazione infatti non emette leggi, ma si espri-

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me nel merito di processi che le giungono per la sentenza definitiva dopo il solito pecorso: tribunale, Corte d'Appello, Corte di Cassazione. In questo caso il processo riguardava una causa fra il fondo d'investimento Europrogramme di Orazio Bagnasco e una rivista finanziaria sconosciuta al grande pubblico, la "Tribuna degli investimenti", stampata dalla Invest-Diffusion di Lugano, una società dietro cui pare ci fossero concorrenti di Bagnasco (attenzione: in questa frase ho usato una di quelle "mezze verità" che la Cassazione censura, in linea teorica potrei aver già commesso reato di diffamazione). E infatti il processo si conclude con una condanna della Invest-Diffusion per concorrenza sleale. Solo che a quel punto la sezione della Suprema Corte decide di spiegare in quali modi i giornalisti possono evitare di diffamare. Ed ecco il decalogo. Che dire? Ingenuità dei magistrati? Sentenza consapevolmente liberticida? Credo che tutto continuerà esattamente come prima e che i tribunali ignoreranno la raccomandazione della Cassazione. Resta il fatto che sentenze del genere sono pericolose perché dimostrano a che livello sia arrivata la cultura dell'emergenza: tutto si può regolare per legge, per decreto o per sentenze. Ma non diamo come al solito tutta la colpa al potere crudele che vuole tartassare ogni forma di libertà in nome del dominio orwelliano. Nelle società occidentali di oggi (post-industriali o pre-elettroniche, a vostro piacimento) i poteri sono tanti e devono mediare tra loro. I giochi non sono fatti ' e l'idea di progresso e giustizia sociale non è spacciata. Dipende, come sempre, da ciò che vuole l'opinione pubblica: se un paese si aspetta sentenze repressive (e magari le invoca) queste sentenze arriveranno, statene sicuri. Se il riflusso c'è, è perché è P.C. dentro di noi.

Per Mizetadieci si conclude il primo anno di lavoro. Sette numeri pieni di notizie, di fatti, di critiche e di proposte hanno iniziato a "fotografare" la vita di questi quartieri. Centinaia di aiuti economici hanno sottolineato la validità di queste otto pagine. Ma occorre fare di più! Mizetadieci c/o l'Ultimo Metrò viale Monza 83, Milano. Questo è l'indirizzo a cui versare un contributo "libero" per ricevere Mizetadieci a casa. Anche i giornali possono festeggiare il nuovo anno! Dipende solo dai suoi lettori. Buon anno a tutti! E.... arrivederci a febbraio!

La Magneti Marelli rappresenta la più grande unità produttiva della nostra zona. Proprio in questa fabbrica la crisi ha prodotto il segno più drammatico: 547 licenziamenti. Per fare chiarezza su quello che sta realmente succedendo, abbiamo intervistato Filippo Sarchi, uno dei delegati più rappresentativi della Magneti. Ci puoi raccontare come si è arrivati alle ormai famose 547 lettere di licenziamento? Questa faccenda è iniziata nel settembre/ottobre dell'82, l'azienda collocò unilateralmente in cassa integrazione guadagni 692 lavordatori dell'area sestese (quindi Sesto e Crescenzago). Partì subito la lotta. Sei mesi che produssero 180 ore di sciopero, denunce, ecc.. Alla fine si arrivò ad un accordo sindacale che prevedeva delle tappe di reintegro certo per tutti i lavoratori sospesi e quindi un percorso che azzerava il ricorso alla cassa integrazione a zero ore entro il 31/12/83. Gli impegni presi furono poi rispettati? Questo accordo è stato in parte rispettato dalla Magneti, nel frattempo, però, c'è stata da parte della Fiat una colonizzazione del gruppo dirigente: hanno sostituito il vecchio gruppo con altri provenienti dalla Fiat e dalla Teksid di Torino. A questo punto è iniziata una fase di inasprimento molto pesante dei rapporti sindacali in fabbrica, non rispettando quanto in precedenza pattuito. Quale è stata la reazione del Consiglio di Fabbrica, vista la situazione venutasi a creare? Sulla base di questa situazione come "coordinamento" e sindacato abbiamo deciso di intervenire su

due livelli (n.d.r.: il coordinamento Magneti Macelli comprende tutti i Consigli di Fabbrica delle aziende sparse un po' su tutta la penisola, e nella maggior parte delle quali si registra la presenza di cassa integrazione guadagni e che rischiano, qualora i licenziamenti passassero a Milano, di subire anche loro lo stes-

so trattamento). Il primo è stato un'iniziativa a livello legale presso la Pretura del Lavoro di Milano tendente a costringere l'azienda all'osservanza dei patti già stipulati; il secondo a livello sindacale attraverso la costruzione di una vertenza (segue a pag. 6)

Decidiamo una città diversa Sempre più adesioni al referendum sul traffico per vivere meglio Milano Nel numero di ottobre Mizetadieci aveva ripreso la proposta di indire un referendum consultivo per limitare drasticamente il traffico entro la Cerchia dei Navigli. Ora ne parlano tutti, i partiti, l'Unione Commercianti, le associazioni ecologiche, l'Atm, ed è nato persino un "Comitato per la città", messosi alla testa di chi vuole il referendum e formato da diverse associazioni (Wwf, Lega ambiente, Italia nostra, Utenti Atm e Club del Politecnico). L'idea è di chiudere al traffico privato le strade del centro, mantenendo solo alcuni attraversamenti. Ormai il tasso di inquinamento è a livelli drammatici per cui meno auto equivalgono a più ossigeno da respirare, il centro diventerebbe un "polmone" anche se non verd I 'Atm, stando ai primi calco' . dichiara che con meno auto in circolazione aumenterebbe la velocità commerciale dei suoi veicoli con un risparmio giornaliero di un miliardo e un ovvio vantaggio di tempo per gli utenti.

Anche il "traffico ciclistico", al di là delle campagne propagandistiche tipo "Milano a due ruote", verrebbe agevolato e stimolato realmente. I tassisti sono anche loro favorevoli, infatti si consentirebbero corse più veloci, prezzi abbordabili e un servizio migliore. Gli unici contrari sono i commercianti: questi sostengono che la chiusura al traffico del centro porterà ad un calo del volume di affari e la chiusura di molti esercizi. Ma i problemi non si fermano qui: il dibattito tra chi vuole e non vuole l'"isola pedonale" rischia di essere strumentale; si tratta invece, di fare un discorso complessivo sulla città. Non basta eliminare le auto, tanto più se l'Atm non aumenta il numero delle corse, specie serali, non modifica i percorsi degli autobus e la mappa dei collegamenti con la periferia. Bisogna consentire il pa , aggio dei residenti, e di soccorso, dei mezzi e quindi istituire' le deroghe, ma è anche necessario il controllo di queste. Il referendum non può

essere limitato alla questione delle auto in centro, ma deve rappresentare l'inizio di un discorso per una città più vivibile, non essere una manovra elettoralistica per le amministrative, ma deve realmente venire incontro ai bisogni dei cittadini. Le strade devono essere luoghi di aggregazione in cui si conversa, si vive, non piste automobilistiche. Quindi il problema si pone anche per le periferie: occorre rivedere la politica del traffico per ridisegnare organicamente una città "a misura d'uomo". D'altra parte proprio in questi giorni, Dp ha organizzato una marcia e una pedalata ecologica per "sperimentare una città diversa". In un documento Dp propone: di chiudere da subito Corso Vittorio Emanuele, il trasporto pubblico gratuito nel periodo da Sant'Ambrogio a Natale, e in via sperimentale, la riduzione del traffico privato in centro, istituendo le targhe alternate. A.S.


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