PERIODICO DELLA ZONA 4 / mensile anno ventesimo numero tre. aprile 1977
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Da molto tempo gli studenti del liceo «Einstein» sono impegnati nel tentativo di svecchiare metodi e contenuti in uso nel loro istituto; da anni ormai (si ricordi un articolo de «Il dialogo» del novembre 1975) propongono l'attuazione dei gruppi di studio pomeridiani che superino questa «cultura ripetitiva ed informativa, essenzialmente in crisi, ma chiusa ad ogni apporto» degli studenti stessi. Ora il problema si ripropone, con improrogabile urgenza. Verso la fine del mese di febbraio fu richiesta all'autorità scolastica da parte dei genitori democratici l'agibilità dell'istituto per un'assemblea pomeridiana su tale argomento-secondo l'art. 43 del decreto 416 sugli organi collegiali- L'assemblea non fu permessa. Fu concessa invece la scuola per un'assemblea della «Libera Associazione Genitori». Perchè questa arbitrarietà?
La Commissione paritetica, composta da professori, genitori e studenti, aveva steso un documento sulla necessità dei gruppi di studio, da attuare con la presenza di un insegnante su argomenti da decidere insieme: la richiesta
fu respinta dal preside e dal collegio docenti. E non furono mai accolte le richieste di un'assemblea con gli insegnati e di una, in orario serale, con tutte le componenti della scuola. L'elusione continua e discriminata delle richieste, unita al clima di pesante repressione di ogni possibilità d'espressionecontro l'art. 21 della Costituzione - ha portato il 5 e il 7 marzo a un'estesa protesta degli studenti che in assemblea hanno di nuovo espresso a maggioranza la domanda di gruppi di studio pomeridiani, attuati secondo una seria metodologia di ricerca su temi d'interesse specifico degli alunni, con la collaborazione di insegnanti disposti a tale lavoro. Il preside ha avanzato allora la proposta limitativa di organizzare gruppi solo con alunni scelti da lui. Gli studenti hanno invece ben chiarito che i gruppi pomeridiani rientrano nel generale diritto allo studio per tutti e che un «numero chiuso» è assurdo in quanto vanifica tale diritto. Inoltre hanno di nuovo chiesto la possibilità di usufruire delle palestre, dei laboratori, delle biblioteche.
Per tutta risposta l'autorità scolastica ha mandato alle famiglie degli alunni una lettera in cui si dice che «una minoranza di estremisti» avrebbe compiuto «una serie di abusi» tra cui «gesti di sopraffazione e di minaccia», con lo scopo di «ottenere la scuola aperta di pomeriggio, cioè di porre il fondamento del crollo dell'Einstein»; la lettera termina con l'invito ai genitori a persuadere i figli a non unirsi alla «esigua minoranza di facinorosi», perchè altrimenti «il danno ricadrà sull'apprendimento degli alunni, e, in conseguenza sulla valutazione che del loro rendimento si dovrà pur dare». L'«appello» si commenta da sè e l'ultima frase fa capire da che parte arrivano in realtà le sopraffazioni e le minacce, metodo di «governo» proprio di persone incapaci di gestire con competenza e senza nevrosi la realtà a cui sono state preposte. A ragione il presidente della Commissione Scuola del Consiglio di Zona 4, avv. Savasta, ha dichiarato pubblicamente che è ormai convinzione dei consiglieri che in questo liceo non si rispettano i
Cinque anni fa volevano cambiare il volto di Corso XXII Marzo. Gli speculatori avevano deciso di mandare via gli abitanti per fare uffici, grandi magazzini, negozi di lusso. La reazione della popolazione fu immediata e decisa. Ma ora, dopo cinque anni, com'è la situazione?
Corso XXII Marzo cinque anni dopo: siamo voluti tornare, dopo un certo periodo di silenzio, a rivedere la situazione delle case della Beni Immobili Italia dopo che sono state incluse nel lotto previsto dalla legge 167. Ma prima di vedere che ne è della applicazione di questa legge, e in che condizioni si trovano ora questi stabili, ci sembra utile rievocare i momenti che hanno portato alla ribalta dell'opinione pubblica le case di Corso XXII Marzo.
LA SACIE BONOMI
Se ne incominciò a parlare per la prima volta quando lo stabile situato all'angolo tra corso XXII Marzo e Via Morosini, di proprietà della SACIE Bonomi, divenne il centro di una complessa vertenza. Questo stabile era stata evacuato dagli inquilini e dai negozianti per le precarie condizioni in cui si trovava e per le pressioni dell'Immobiliare; in seguito quest'ultima presentò domanda per ottenere licenza
di costruzione di un grande magazzino e di un parcheggio per i clienti dello stesso. Immediatamente l'assemblea degli abitanti delle case di proprietà dell'immobiliare presenti in zona, in Corso XXII Marzo, Via Calvi, Via Fiamma, Via Foldi e Via Anfossi si pronuncia contro questa soluzione e chiede l'applicazione della legge 167. In un primo momento anche il Consiglio di Zona da parere sfavorevole alla costruzione del grande magazzino PENNEY. In un secondo tempo, si pronuncia favorevolmente. in cambio della ristrutturazione di altri stabili e la cessione di altre aree da adibire a servizi pubblici.
Però la SACIE Bonomi nel frattempo aumentava le spese senza fare alcun tipo di manutenzione, minacciando gli inquilini e non riaffittando più le case che si liberavano per il decesso degli stessi.
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diritti delle minoranze, la libertà di pensiero e di espressione, l'agibilità delle strutture scolastiche. L'unica iniziativa che l'autorità scolastica ha favorito, in accordo con la «Libera Associazione», è stata lo scorso anno un viaggio in Canada e quest'anno un viaggio a Mosca: con la spessa di 400.000 lire per studente!
Il Consiglio di Zona ritiene giuste le richieste degli studenti e convocherà un'assemblea serale all'interno dell'Einstein con tutte le componenti dell'istituto e con le forze democratiche della zona per discutere sulle proposte di legge per la riforma della scuola media superiore.
Un'ultima nota, dedicata alla «Libera Associazione Genitori»; il suo presidente, sig. Mormone, sostiene di aver mandato a «II dialogo» ben due lettere: esse non sono mai state pubblicate, perchè non sono mai arrivate a questa redazione. Siamo sempre disposti a pubblicare ciò che vorrà inviarci e intanto siamo in attesa delle copie delle due lettere che un «disguido» postale non ci ha permesso di ricevere.
Lella SvaniniCome annunciavamo nel numero dello scorso dicembre, il lavoro di ricostruzione del vecchio borgo di Calvairate continua: in seguito al nostro appello alcune persone anziane sono venute in redazione a raccontarci duello che ricordano della loro infanzia. La ricerca procede bene.
Cerchiamo in particolare notizie su: fabbriche, costruzioni popolari e private, strade, cascine, osterie, chiese, piazze, scuole, e inoltre sul modo di vivere, le abitudini, i passatempi, i luoghi di riunione propri della zona di Calvairate dagli inizi di questo secolo in poi. Chiediamo ancora a tutti coloro, che sono vissuti qui durante le due guerre mondiali e il fascismo o che qui hanno lavorato, di aiutarci, perchè possiamo fare «storia» anche con la piccola cronaca degli abitanti del quartiere.
Nel frattempóÅ' là Bonomi diventa .Beni Immobili Italia, ma gll'intenti della so:dieta non mutano e il princi'baie obiettivo rimane quello di snaturare il volto del quartiere, relegando i'ittadini nei quartieri dormito,..,:. per far posto agli appartamenti di lusso. Possiamo identificare queste «manovre» che la Bonomi ha cercato di operare nel quartiere come uno dei tipici esempi di speculazione edilizia operata in Milano da decenni. Quando lanròprietà identifica che le zone destinate ad abitazioni hanno raggiunto valutazioni sul mercato di notevole entità (e questo riguarda soprattutto--le zone altamente urbanizzate come il centro e le sue adiacenze), l'Immobiliare tenta l'Opera di stravolgimento o del quartiere o della zona'.7Essa si attua, per l'ottenimento di due principali risultati:.,..,
1° L'espulsione dei ceti popolari della zona, tale «manovra» viene eseguita in molteplici modiche' vanno dal non operare nessun tipo di manutenzione _facendo in modo che gli edifici (generalmente molto vecchi) si riducano a uno stato di precarietà, oppure addirittura pagando l'inquilino perché accetti un appartamento in periferia. così che la costruzione di quartieri 'periferici ha significato il .tentativo di demolizione di edilizia popolare in zone centrahi e- semi-centrali di Milano., I quartieri come Gratosolio, Quarto Oggiaro, Cesano Bdgeorie,' Rozzano sono serviti anche per distruggere l'insediamento di ceti popolari a Porta Genova, Porta Ticinese e Porta Garibaldi.
2° Operata la prima fase si tende a riedificare i lotti con la costruzione di immobili più remunerativi per la proprietà, quali possono essere uffici, edilizia residenziale e negozi di iUSSQ che praticano prezzi altissimi non accessibili ai ceti meno abbienti.
Anche qui a Porta Vittoria, specie nelle vie adiacenti al C.so XXI], Marzo, la speculazione edilizia; rappresentata dalla Immobiliare Bonomi in modo particolare, ha tentato, l'operazione, ma qui ha trovato una forte resistenza. Gli inquilini organizzati dal S.U.N.I.A., dai partiti e dalle forze sindacali democratiche sono riusciti a ottenere i primi benefici della legge 167 la quale, attraverso un vincolo operato dal Comune sulla proprietà, salvaguarda l'insediamento popolare.
MA COS'È LA LEGGE 167?
La legge 167, è quella legge che prevede all'interno dell'espropriazione il risanamento delle case particolarmente degradate7qualora il proprietario dirrrostrainei fatti una specifica non volontà di effettuare delle sostanziali migliorie. Tali.-lavori, con l'applicazione della legge 167, e
Cooperativa
una volta attuato l'esproprio, verrebbero eseguiti o dal Comune o dai soggetti legittimati che nel tempo di iter della legge porrebbero un vincolo sulla proprietà, ciò vorrebbe dire che il proprietario non può espellere gli inquilini del lotto per magari costruire edifici di lusso, uffici o altre costruzioni con evidenti fini di lucro. Questa legge quindi ha un valore e una importanza notevole specie se confrontata con i bisogni reali di risanamento e di nuovo reperimento di vani; non solo ma è una importante arma in mano della popolazione più povera per avere una casa decente anche in zone centrali di Milano.
L'ITER BUROCRATICO
Però la legge ha un difetto che è costituito dal lungo iter burocratico che si interpone tra «la messa in 167 di un dato lotto» e la sua effettiva esecuzione. La legge che prende spunto dalle pressioni degli inquilini presso il Consiglio di Zona viene inoltrata in un primo momento dal Comune che ne verifica le reali esigenze, poi una volta ottenuto ciò, si pone il famoso vincolo sul lotto; in seguito la pratica viene sottoposta all'esame del C.I.M.E.P. (Consorzio Intercomunale Milanese Edilizia Popolare), superato anche tale scoglio la legge passa per la definitiva approvazione in Regione. Fra una tappa e l'altra la proprietà può fare delle controdeduzioni oppure delle osservazioni a riguardo, che devono essere vagliate da ogni- istanza in questione; ciò provoca ritardi pazzeschi e così si spiega perché dopo ormai 2 anni di lotta nel nostro quartiere nessun lotto ha finito questo calvario ed è pronto per l'inizio dei lavori di risanamento.
Ciò non vuol dire che si è rimasti fermi, anzi sembra quasi certo che per i lotti riguardanti C.so XXII Marzo, V.le Premuda e Via Melloni l'iter della legge sia alla sua fase finale: in altri termini la proposta di 167 per tali aree fra circa due mesi sarà in Regione che è l'ultimo scoglio da superare per passare alla fase successiva cioè quella di gara d'appalto e inizio dei lavori veri e propri.
Ma il dato essenziale del problema è che gli inquilini stessi si devono sentire protagonisti di questa lotta che non può essere solo una disputa fra l'ente locale (in questo caso il Comune) e la proprietà, ma essi debbono saper organizzarsi ed esercitare pressioni sul Consiglio di Zona e il Comune stesso, affinché si venga al più presto a un definitivo e migliore assetto del problema con la consapevolezza che la casa non è una semplice esigenza ma un diritto inderogabile di tutti, anche dei più poveri.
Claudio Galizia Maurizio RebuttiAllo scopo di sollecitare un dibattito su argomenti di attualità per la Zona, queste colonne ospitano le opinioni di persone qualificate invitate dalla redazione a far conoscere la propria posizione, che può non rappresentare quella de «li Dialogo»
Gentile Direttore, due parole sulla situazione al liceo Einstein, dove insegno, non solo per precisare il quadro già descritto dal Suo giornale nell'ultimo numero, ma anche per riflettere su un problema che si trascina da un anno e mezzo e su cui Le scrissi nel febbraio 1976. Si tratta ancora dei gruppi di studio richiesti dagli studenti al pomeriggio e la questione si sta rivelando sempre più al centro di un nodo complesso ed il sintomo di una mentalità condizionata da una serie di spinte socio-economico-politiche, in una parola culturali, assai significative. Rendersi conto della entità di questo nodo vuol dire capire il valore di tanti fatti e comportamenti diversamente non intendibili. All'inizio dell'anno sc. 197576 dopo la richiesta studentesca dei gruppi di studio fu istituita una commissione, in cui furono rappresentate tutte le componenti del liceo; essa elaborò per la fine dell'anno sc. due documenti in tutto identici fuorchè in un punto: la formazione dei gruppi. Purtroppo dall'attesa di un intero anno per decidere su un tema, intorno al quale tutto doveva essere chiaro fin dall'inizio, gli studenti non potevano rimanere che sfiduciati e solo nel recente gennaio si riaccendeva a poco a poco in essi la speranza e l'argomento dei gruppi di studio dopo iterati dibattiti sfociava di nuovo nella loro richiesta e nelle vicende del 5 e 7 marzo rese note anche al Consiglio di Zona. Per tutto questo ritengo che sia necessario precisare alcuni punti che sono fondamentali.
Tutti sanno che la scuola attiva sorge, alla fine del secolo scorso ed agli inizi del nostro, come esigenza di ovviare ai limiti della scuola tradizionale, per ritrovare la relazione perduta della scuola con la vita. Nel corso dello svolgimento della esperienza della scuola attiva e delle sue molteplici influenze, nel corso cioè di tutta la pedagogia moderna, si avverte l'esigenza di metodi di studio diversi da quelli informativi tradizionali i quali siano volti alla riappropriazione da parte dèll'allievo del sapere che la scuola tramanda.
Questa esigenza ha quindi radici storiche nei bisogno di superare i limiti avvertiti, non ha certo origini delinquenziaNon basta. Diciamo subito, e mi rifaccio ad esperienze
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i-ancesi ed italiane, che i gruppi di studio possono essere almeno di due tipi fondamentali: a) di informazione, quando i partecipanti vogliono personalmente riappropriarsi di un determinato sapere (per es. le geometrie non euclidee come tappa di un certo sviluppo della scienza), nell'ambito di un programma prefissato, per es. quello ministeriale; in questi gruppi iI ruolo dell'insegnante è quello di adattare il suo intervento alle condizioni psicologiche dell'allievo, tenendo conto anche della sua provenienza sociale. Vi sono poi b) i gruppi di ricerca, quando i partecipanti, dopo aver individuato un centro di interesse di partenza (per es. il sistema di borSa o più precisamente la oscillazione dei cambi, il rapporto scuolamercato del lavoro o più precisamente la dinamica delle classi sociali in relazione alla istituzione scolastica, ecc.) precisano di volta in volta nei suoi contenuti come nei suoi metodi, specifici e diversi, nei suoi svolgimenti come nella organizzazione e interrelazione e intercambiabilità dei ruoli degli stessi partecipanti, lo svolgimento della ricerca.
In questo tipo di gruppo il ruolo più difficile è senz'altro la presenza-assenza dell'animatore poichè, contrariamente a quanto avviene nella scuola tradizionale, essa deve attenersi al principio della pedagogia non-direttiva, mentre, d'altra parte, eminentemente in questi gruppi il metodo è immanente alla ricerca: non si può fissare prima ciò che ancora non si è trovato e ci si propone invece di trovare. A questo proposito bisogna sottolineare una verità importantissima: la formazione stessa e il riconoscimento della costituzione del gruppo rappresenta uno dei punti più duri da superare, mentre la parte più proficua nel procedere della ricerca consiste nella eliminazione degli errori e nel riconoscimento dei limiti che si vengono evidenziando durante il suo svolgimento (insomma la parte distruttiva è maggiore di quella costruttiva). E fra gli errori l'indottrinamento (l'informazione e solo un momento del lavoro) e la preminenza egocentrica di qualche partecipante sono i più temibili. Non si possono imporre quindi contenuti o metodi prefissati alla ricerca, nè supervisori illuminati. Qualsiasi presunzione poliziesca di esercitare un controllo in nome di sapere superiore distrugge il valore della ricerca.
Ebbene gli studenti hanno chiesto proprio questo tipo di gruppi, quelli di ricerca. Ma al liceo Einstein si è risposto eludendo In pieno l'attesa e offrendo una soluzione che non ha niente a che fare con la domanda. Il Consiglio di Istituto infatti non solo respinge i documenti della commissione paritetica in toto, ma, con deliberazione
tanto imprecisa da giustificare il sospetto di ignoranza della materia stessa che tratta, permette la costituzione di uno ed un solo gruppo sulla base dei primi 45-50 iscritti: pensiamo subito ad una corsa caotica oppure a un gruppo già pronto e preordinato. Inoltre il C.d.l. dispone che il tema trattato deve essere scelto fra cinque già prefissati oppure che può essere nuovo purché approvato dal preside e dai suoi colla-' boratori. Quindi non solo non si rispetta la libertà degli studenti imponendo un solo gruppo, e per di più prefissandone la modalità di costituzione, ma addirittura si impongono loro dei contenuti soli ritenuti onesti, e per di più si aggiunge la censura su ogni altro contenuto. Non basta. Il preside designerà gli insegnanti «per attivare il gruppo» e organizzerà un incontro con un esperto per un dibattito. Allora viene coartata anche la libertà degli insegnanti che hanno solo la possibilità di rifiutare, mentre oltre ad una pesante imposizione dei contenuti si aggiunge anche una pesante imposizione dei metodi! Quello che viene proposto non solo non è un gruppo di ricerca, ma non è neanche un gruppo di informazione: è la riproduzione bella e buona del dogma delle sue verità e delle sue finalità, quindi dei suoi limiti. È come se a un dipendente che avesse il diritto di fare un viaggio a Roma, e che chiedesse il rispetto di questo suo diritto, il C.d.l. rispondesse: Caro, se vuoi, ti diamo la possibilità di scegliere fra un viaggio a Bergamo, uno a Como ed uno a Cormano. Il povero dipendente avrebbe troppe ragioni per lamentarsi!
In verità si chiama con nuovo nome il vecchio, ma il vecchio rimane tale. Tutto ciò maschera una indisponibilità calcolata: si dica piuttosto che si ha paura di una pedagogia aperta che educhi alla partecipazione e alla democrazia. Il gruppo di ricerca davvero svolge, per il suo spirito e la sua organizzazione democratica, una alta funzione educativa. La indisponibilità dell'Einstein per questo discorso evidenzia il modello di cultura che caratterizza questo liceo e palesa perfino la sua sfiducia in quegli stessi studenti che dice magistralmente di educare. Dietro il rifiuto del gruppo di ricerca si nasconde una precisa motivazione sociopolitica. Bene, a mio avviso, è stato detto dalla Commissione scuola della Zona 4 al termine della riunione del 18/3/1977 quando, per bocca del suo presidente, ha affermato che al liceo Einstein non si tutelano i diritti delle minoranze, si impedisce la libertà di pensiero con l'esercizio della censura, non si permette l'agibilità delle strutture scolastiche. Anche se a parole si afferma il contrario questa è le realtà di fatto. Questo discorso specifico sui gruppi potrebbe trovare altri elementi di conferma, con un esame della situazione in proposito nelle scuole milanesi, anche se da quanto è stato detto non dovrebbe essere difficile orientarsi. Col suo consenso potrà essere materia quindi di una prossima riflessione. La saluto intanto cordialmente.
Gabriele Bersa
Da un mese ormai con frequenza sempre maggiore si alternano, nelle piazze di tutto il paese, manifestazioni e forme di protesta che coinvolgono un grande numero di giovani: universitari, disoccupati, studenti delle scuole medie superiori. Il movimento di protesta che si è coalizzato intorno ai grossi problemi e alle gravi contraddizioni che i giovani d'oggi vivono in prima persona ogni giorno, ha espresso una forte volontà di rottura con l'attuale sistema sociale che ha sempre represso le richieste giovanili e misconosciuto il valore delle esigenze emerse dalle nuove generazioni. I motivi principali di questa insoddisfazione vanno cercati, per molti giovani, nella mancanza di prospettive per il futuro e nella consapevolezza di vivere un'esistenza inutile frustrante; sono evidentemente le stesse cause che spingono numerosi giovani, emarginati e chiusi nei «quartieri satelliti» delle metropoli, sulla via della droga, nella vana ricerca di una fuga dalla realtà. Ma la realtà non si fugge, si cambia e questo l'hanno ben compreso i giovani che nelle strade contestano la disoccupazione, l'emarginazione e l'ingiustizia sociale. C'è da rilevare purtroppo che le dimostrazioni di protesta a cui hanno dato vita questi giovani, non essendo collegate in un'unica strategia poli-
tica, sono cadute in un errore proprio dello spontaneismo politico, cioè quello di prestarsi al gioco della reazione: fanciullescamente si sono accettate le provocazioni di quei gruppi che, fingendosi «paladini» della sinistra extraparlamentare, si sono dati a saccheggi e a forme di violenza ingiustificate, col chiaro intento di allargare gli scontri con la polizia al più grande numero possibile di giovani. Questi gruppi si sono visti all'epoca anche a Milano dove,sparando all'Assolombarda, hanno gettato nel panico le migliaia di studenti che dimostravano pacificamente per l'ingiustificata condanna del giovane Panzieri e per l'uccisione avvenuta a Bologna dello studente Lorusso, impedendo con la loro azione la piena riuscita della manifestazione. Appare ormai chiaro che queste forme di violenza giovano solamente alla reazione che se ne serie come pretesto per mistificare e nascondere i grossi problemi legati alla questione giovanile, la cui risoluzione è divenuta improcrastinabile. Se non si vuole fare il gioco di quelle forze politiche che auspicano e chiedono, in ragione di questi ultimi episodi di violenza, un'ulteriore giro di vite alla repressione poliziesca, occorre isolare da ogni corteo quegli individui che si dimostrino come agenti della provocazione.
Massimo PiovaniL'esistenza di problemi nelle scuole medie superiori e nell'università, con i relativi casi di disoccupazione intellettuale nella nostra città, sono inevitabilmente legati alla condizione generale in cui si trova il paese.
La rivolta giovanile, a cui tutti i benpensanti stanno assistendo con sdegno e alla quale rivolgono una superficiale condanna, non è altro che l'inevitabile prodotto della leggerezza e dell'incapacità di tutta la classe politica (governante e no) contro la quale i giovani si ribellano.
È troppo tardi ormai per questa classe politica risolvere problemi radicati da anni mettendo una pezza all'ultimo momento, come sta facendo ora con la riforma Malfatti, nè tantomeno serviranno ora le buone intenzioni governative e dei partiti dell'astenzione.
Da mesi si parla di governo di unità democratica, ma senza attuare niente si continua la politica della non sfiducia ed è perlomeno ovvio che senza uno stabile governo non si potranno prendere provvedimenti seri per studenti e disoccupati.
Se diamo un'occhiata alla situazione occupazionale vediamo che più della metà dei disoccupati sono in possesso di lauree e diplomi.
La maggior parte dei giovani che alla fine delle scuole medie superiori non trovano lavoro si iscrive all'Università, assumendo una condizione di attesa nei confronti del mercato produttivo che fino ad ora li ha traditi.
Si verifica così un super affollamento degli atenei, al di là di ogni logico piano di sbocco. A questo stato di cose si aggiunge la triste situazione didattica e organizzativa dell'università.
Per colui che vuole proseguire gli studi non esistono centri di orientamento che gli indichino quale strada prendere e quali corsi seguire, lo studente è lasciato praticamente all'oscuro dell'organizzazione dei corsi di laurea. Questo a Milano accade soprattutto per
Per iniziativa del COMITATO UNITARIO ANTIFASCISTA
DELLA ZONA 4 (al quale aderiscono ANPI, ACLI, DC, PCI, PLI, PRI, PSI, PSDI) si è svolta sabato 2 Aprile al Liceo Enistein la proiezione del cortometraggio «FRIULI 6 MAGGIO 1976» realizzato con il patrocinio della Regione Friuli-Venezia Giulia.
La manifestazione ha voluto esprimere la riconoscenza della popolazione friulana per gli aiuti generosamente offerti degli abitanti delle zone colpite dal terremoto.
L'iniziativa, oltre allo specifico valore contenuto nell'argomento dell'incontro, assume anche un preciso significato in quanto è la prima iniziativa pubblica che si svolge presso l'aula magna del Liceo Einstein, per l'occasione aperta a tutta la popolazione della zona. L'affluenza dei cittadini e degli studenti è stata molto buona, quasi a significare l'interesse per questa struttura pubblica.
L'iniziativa che il Comitato Unitario Antifascista della zona 4 ha indetto fa parte di un ciclo di dibattiti promossi in collaborazione con i Consigli di Istituto e con gli Organi direttivi del Liceo Einstein e delle altre scuole della zona, nell'imminenza del 32° Anniversario della Liberazione.
ORGANIZZATA DAL CREDITO COMMERCIALE
le facoltà umanistiche.
L'attesa di un lavoro nelle file degli atenei da parte dei diplomati, però, procura anche gravi inconvenienti per la vita delle varie facoltà. Il sovraffollamento dei corsi fa si che la richiesta d'esami non possa essere esaudita completamente; sono così parecchi gli studenti che attendono da uno a due anni di poter dare la tesi di laurea. Se proviamo a dare un'occhiata agli avvisi esposti nei vari istituti delle facoltà di lettere e filosofia della Statale vediamo però che questo blocco delle tesi è dovuto anche al consolidarsi sempre maggiore dei vari baronati fra i professori; è così quindi che un docente più è «potente», meno tesi è costretto a leggere e a discutere costringendo i meno «potenti» ad un suoer lavoro (come ad esempio all'Istituto di Psicologia).
La laurea è quindi un altro passaporto sicuro verso la disoccupazione; la scuola nutre quindi solo se stessa e i propri baroni. Solo ora i partiti e i sindacati presentano proposte per limitare la disoccupazione intellettuale; si propongono laureati e diplomati per la salvaguardia dei parchi nazionali e come custodi dei musei, li si vorrebbe impiegare nella lotta agli evasori fiscali e come assistenti sociali. Tutto ciò non risolve ovviamente il problema e allora si riscopre tutto ad un tratto il lavoro artigianale, e lo si incoraggia, dopo che la produzione è stata per anni industrializzata.
È facile intuire che laddove è fallita la politica economica privata avrebbe dovuto riuscire quella pubblica e statale, ma anche in questo caso il fallimento ha raggiunto, a volte toni ridicoli e farseschi.
Mille contraddizioni che denotano il carattere fallimentare della politica liberalista ed individualista che ha caratterizzato il Governo dei 30 anni e continua ancora, grazie anche all'accondiscendente prudenza degli astensionisti. La vergogna nazionale della disoccupazione raggiunge i
livelli peggiori però quando vediamo che sono 31.000 gli psicologi disoccupati, e non a causa della saturazione della richiesta, ma bensì per la mancanza delle strutture che ne impediscono l'impiego e da cui deriva la mancata assistenza agli anziani, ai disadattati e agli handicappati che affollano le nostre città.
Ed ora si ha il coraggio di condannare senza il minimo di autocritica la disperazione giovanile; perfino alcuni sindacalisti che si sono sempre preoccupati del mantenimento dei posti di lavoro, ora si accorgono che questi posti mancano per coloro che non li hanno mai avuti, e si sentono anche in diritto di tacciare di squadrismo taluni studenti.
È così che il governo risolve i problemi occupazionali, accettando senza discriminazione, le provocazioni di teppisti inseriti nelle file degli studenti.
Per avere la possibilità di dare una prova di forza alle forze conservatrici del Paese, all'indomani del rinvio a giudizio di Gui e Tanassi la polizia con un pretesto entra nell'Università di Bologna e come risultato c'è l'uccisione dello studente Lorusso.
Da qui la reazione a catena della violenza organizzata e strumentalizzata da chi vuole ritardare una soluzione della crisi giovanile.
A questi livelli di degradazione deve essere comprensibile che il problema occupazionale è tra i motivi della crisi economica sul quale il governo ha più probabilità di cadere in quanto è un argomento da risolvere in tempi brevissimi; è quindi ovvio che nell'impossibilità di offrire soluzioni si cerchi di reprimerlo e di accantonarlo. Reprimere ed accantonare ora che la sinistra tradizionale sembra aver dimenticato, se non altro nei fatti, quei principi economici e sociali per i quali si è sempre battuta.
Angelo LongoniCome II Dialogo ha annunciato sullo scorso numero di marzo, prenderà il via 1'8 maggio da Piazza Duomo la STRAMILANO CICLOTURISTICA che gli assessorati allo sport del Comune e della Provincia di Milano e l'Ente Provinciale per il Turismo hanno patrocinato nel quadro delle celebrazioni del 4° centenario del Duomo di Milano. L'iniziativa è organizzata dal CREDITO COMMERCIALE. Presso la Segreteria dell'Assessorato allo Sport-Turismo e tempo libero della Provincia di Milano in Via Vivaio. 1 dalle 16 alle 17. presso la sede centrale del Credito Commerciale, in Via Armorari 4, e presso le sottoelencate agenzie, sono aperte, dal 15 Aprile, le iscrizioni gratuite alla manifestazione: P.zza Velasca, 1; Via Farini, 82; Via F. Filzi, 25; Viale Monza, 2; Via Ripamonti, 177; Via Pistrucci, 25 (angolo Piazza Insubria); Via Mussi, 4; P.zza F rattini , 19. I tesserati alla Federazione CiLlistica Italiana potranno iscriversi presso la sede di Corso di Porta Vigen fina 54; presso U.D.A.C.E./ENAL in Via Metastadio 5 i tesserati di questo sodalizio. Anche l'Ente Provinciale per i! Turismo in Via Marconi 1 raccoglierà le iscrizioni.
Informazioni dettagliate sulla Stramilano Cicloturistica potran-
no essere richieste presso l'Ufficio Informazioni del Comune di Milano oppure presso le 51 filiali del Credito Commerciale dislocate a Cremona, Lodi, Mantova, Melegnano, Pavia, Treviglio, Soresina, Codogno, Mariano Comense, Vedano al Ladro, S. Giuliano Milanese, Casalpusterlengo. Hanno dato la loro adesione alla manifestazione:
- la Compagnia di Assicurazione di Milano che garantirà gratuitamente la copertura assicurativa ai concorrenti
- la AGRATI GARELLI che metterà a disposizione una serie di ciclomotori per il servizio di testa
- la CITROEN concederà l'uso di 5 autovetture per i servizi di corsa.
La manifestazione sarà quanto prima presentata nel corso di una conferenza stampa alla quale presenzieranno gli Assessori allo Sport del Comune, Paride Accetti, della Provincia, Renzo Rozzi, ed il Direttore generale del Credito Commerciale, Dott. Lazzaroni. La manifestazione, che si è potuta realizzare a seguito della sempre più stretta collaborazione operativa tra il Comune e la Provincia, si annuncia piena di interesse. Un cordiale arrivederci sulle strade di Milano per 1'8 maggio.
Gianni RaviciniORTOPEDIA ADDOMINALE PIEMONTESE LAMARCA
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Dopo anni di attività e di lotte per dotare la nostra Zona di servizi socio-sanitari, finalmente sembra guinta l'ora delle soluzioni.
La Zona 4, come è noto, manca quasi completamente di strutture primarie, come Centri di pronto soccorso, ospedali o cliniche di un certo rilievo; mentre sono presenti unicamente la Sezione Territoriale INAM, il Centro Oncologico della Lega Italiana per la lotta ai tumori e il Servizio medico scolastico del Comune.
Quindi, per tutta una lunga serie di prestazioni sanitarie, la popolazione della Zona 4 è costretta a recarsi fuori zona e, talvolta fuori città. Infatti, per i ricoveri ospedalieri, deve andare nei vari ospedali della città e, più spesso, della provincia; per le vaccinazioni, presso il Centro di Corso Lodi; per schermografie, o comunque per malattie pneumobroncopolmonari, presso il Dispensario Antitubercolare di via Gola, al quartiere Ticinese; e così via.
Pur ritenendo ancora lontana la prospettiva di avere in ogni Zona di decentramento, e quindi anche nella nostra Zona, tutti i tipi di servizi e di presidi socio-sanitari necessari, dobbiamo convenire che alcuni servizi e di fondamentale importanza, soprattutto nell'ottica della prevenzione, verranno istituiti nella Zona 4.
Intanto, hanno già iniziato a funzionare il Servizio di Medicina per yli Ambienti di Lavoro (SMAL), in comune con la confinante Zona 14; il servizio di Igiene Mentale per l'Età Evolutiva (SIME) e il Servizio Psichiatrico Adulti della Clinica Psichiatrica Universitaria Provinciale del Padiglione Ponti del Policlinico per la Zona 4.
Ed altri servizi potranno essere istituiti in tempi sufficientemente brevi.
Quali potranno essere. Non ci sembra opportuno elencare qui quelli che noi riterremmo necessari, in quanto crediamo che una eventuale elencazione debba scaturire solo da quelle che potranno essere le necessità prime della Zona, delle priorità delle scelte e della compatibilità con i mezzi finanziari che il Comune può impegnarsi ed utilizzare per la loro istituzione. Possiamo solo dire che ormai si impone una serie di servizi che possano garantire la tutela della salute fisica e psichica di tutti i cittadini e in primo luogo di quelli che si ritengono i più deboli o comunque i più esposti e i più emarginati, come i bambini, le donne, gli anziani e i bambini handicappati. La realizzazione di servizi adeguati, contempla altresi l'utilizzo di locali che spesso mancano.
Tutti i concittadini ormai conoscono le lunghe lotte condotte dal Consiglio di Zona e dal Comitato Sanitario per l'acquisizione al Comune dello stabile di viale Puglie 33, ex Centro LG. Ebbene, oggi possiamo dire di avercela fatta.
Lo stabile è già di fatto passato al Comune e la nostra Zona, di concerto con la confinante Zona 14, dovrà utilizzarlo al meglio.
Sono 51 stanze, tra grandi e piccole, che potranno ospitare finalmente quei servizi che ormai tutti auspichiamo e attendiamo.
È per questo motivo che il Consiglio di zona e il Comitato Sanitario ritengono di dovere interpellare anche e soprattutto la popolazione, mediante una apposita scheda-questionario che viene riportata in questa stessa pagina de «Il Dialogo». Sappiamo perfettamente che tutti i concittadini, per i più svariati motivi, il più delle
PERLA POPOLAZIONE DELLA ZONA 4
1. Ritiene sufficienti i servizi socio-sanitari nella Zona 4? NO SI El perché
15y
2. Se NIÓ, quali altri Servizi ritiene si debbano ancora istituire, oltre quelli già esistenti? (leggasi l'articolo che precede la scheda
Per facilitare l'eventuale indicazione, si citano qui di seguito alcuni possibili Servizi:
CONSULTORIO per l'educazione sessuale, per la procreazione libera e consapevole, per l'assistenza alla maternità, all'infanzia e alla famiglia;
CENTRO per minori handicappati;
CENTRO per la lotta alla droga; Altri servizi (dare un'indicazione anche se di massima)
3. Fino ad oggi i servizi socio-sanitari esistenti hanno operato autonomamente, senza alcuna connessione. Ritiene per questo necessari un collegamento ed una integrazione tra i vari servizi operanti nella medesima Zona?
O ritiene che ogni Servizio debba ancora continuare ad andare per conto proprio, curando il proprio piccolo settore?
Si prega di consegnare o fare recapitare la presente Scheda presso la Sede del giornale «Il Dialogo», Viale Molise 5, oppure presso la Sede del Consiglio e del Comitato Sanitario di Zona, Viale Molise 70.
volte non possono venire alle riunioni di Consiglio o di Comitato, alle assemblee o agli incontri che man mano vengono realizzati, per questo go» in viale Molise al 5 oppure direttamente alla sede del Consiglio e del Comitato Sanitario di Zona in viale Molise n. 70.
éi chiediamo loro un contributo di tipo diverso. Si tratta di rispondere alle Of domande della scheda, che poi dovrà essere fatta recapitare o alla Redazione di questo stesso giornale «Il Dialo-
La collaborazione di tutti i dei problemi, spesso annosi, della nostra Zona.
concittadini è il migliore e più grosso aiuto per la soluzione
In corrispondenza alle linee ed allo spirito della legge regionale 37 e perseguendo gli obiettivi del decentramento della Assistenza Psichiatrica in Milano e Provincia, secondo le direttive dell'Assessorato Provinciale alla Psichiatria, si è istituito per la Zona 4 (Vittoria-Romana-Molise) un servizio d'igiene mentale attualmente strutturato in un'attività di reparto e di ambulatorio presso il padiglione Ponti dell'Ospedale Policlinico e un servizio ambulatoriale, per ora ancora in fase embrionale, presso i locali del Consiglio di Zona in V.le Molise, in attesa di poter poi usufruire di una sede più idonea. Detto servizio, nato dall'iniziativa di alcuni sanitari operanti nel settore e dalle sollecitazioni del Consiglio e del Comitato Sanitario di Zona 4, a dimostrazione dell'ormai matura esigenza della popolazione di condurre concretamente una lotta contro l'emarginazione e l'isolamento dei malati psichiatrici, mira alla realizzazione di un intervento articolato i cui presupposti sono così schematicamente sintetizzabili:
a) Garanzia di assistenza a tutti i pazienti residenti nella zona 4, senza distinzione di forme patologiche o gravità delle stesse. In questo modo si offre a tutti i pazienti la possibilità di un rapporto terapeutico. Da questa pratica nasce anche una visione complessiva dei bisogni sociali della zona, che si traduce poi in strumento conoscitivo volto a rendere più incisivo l'intervento stesso dell'equipe. Infatti la conoscenza della realtà sociale si fa più chiara e la politica d'intervento più aderente alle richieste della popolazione parallelamente alla presa in carico di ogni problema senza discriminazioni. Per esempio fino ad ora accadeva che pazienti residenti nello stesso caseggiato venissero ricoverati in ospedali diversi. Questo provocava, da una parte una perdita di informazioni per il personale assistenziale, mentre era più facile infatti che vengano stabiliti rapporti tra pazienti della stessa zona che, se anche non si conoscono personalmente come a volte capita, hanno in comune lo stesso mercato lo
stesso bar, le stesse strade.
b) II criterio della continuità terapeutica: noi crediamo che si possa aiutare il paziente psichiatrico solo comprendendo l'intricata realtà in cui vive, stabilendo con lui un rapporto che lo tolga dal suo isolamento. Questo rapporto, stretto tra il paziente e il suo gruppo curante, deve svilupparsi sia durante la fase ambulatoriale, mediante l'ambulatorio e gli interventi domiciliari, sia al momento della ospedalizzazione, qualora questa si renda necessaria. Per questo ci siamo fermamente opposti al tentativo, messo in atto dalle baronie universitarie del Policlinico, di smantellare i reparti psichiatrici del padiglione Ponti: gestire l'assistenza psichiatrica di una zona vuol dire avere a disposizione tutti gli strumenti necessari ed in alcuni momenti può essere necessario un periodo di ricovero più o meno lungo. Il Comitato Sanitario di zona 4 ha ottenuto che venisse rispettata l'esigenza della continuità terapeutica, così che lo stesso medico, infermiere, assistente sociale che segue il paziente ambulatoriamente lo seguirà negli eventuali ricocve ) rilimitazione del periodo di degenza ospedaliera e diminuzione del . rico veri: la dimissione precoce tende ad opporsi alla istituzionalizzazione dei pazienti, restituendoli il più presto possibile al loro contesto familiare e sociale. Ciò è possibile solo se si realizza l'intensificazione del rapporto ambulatoriale, sia con il paziente stesso sia con la sua famiglia. A questo proposito è molto importante il collegamento con tutte le forze policitche e sociali operanti nella zona, oltre al contributo delle strutture sanitarie e assistenziali ivi operanti. Su questi problemi abbiamo già avuto un primo contatto con i medici mutualisti della zona con i quali contiamo di riuscire a stabilire un rapporto di collaborazIame.continuativo. A tal fine è intenzione nostra, del Consiglio e del Comitato Sanitario di É Zona, convocare quanto prima un'assemblea con i sanitari operanti in zona, allo scopo di discutere le emergenze psichiatriche della comunità e le linee É 'v
lungo cui avviarsi per un adeguato intervento d'igiene mentale territoriale. La realizzazione dei suddetti obbiettivi è stata a lungo messa in forse dai molteplici ostacoli che ha incontrato l'inserimento di un'attività sanitaria centrata sulle reali esigenze della popolazione nella struttura dell'Ospedale Policlinico e dell'Università di Medicina, munite roccaforti di interessi baronali all'insegna di una scienza asettica e quindi lontana dalla richiesta sanitaria della comunità.
Da ciò ritardi di mesi, intralci di ogni genere e ricorrenti rischi di strumentalizzazioni baronali cui si è riusciti a far fronte con la compatta mobilitazione della Zona, tramite l'intervento del Comitato Sanitario, ed il fattivo appoggio dell'Assessorato Provinciale alla Psichiatria.
L'esito delle trattative, sostanzialmente positivo per quanto concerne il mantenimento del servizio, ha però comportato la drastica riduzione del numero dei letti di degenza dagli originari 40 a 22.
Gli inevitabile disagi, soprattutto iniziali, in origine da tale assetto, sono, noi speriamo, ovviabili col potenziamento dell'attività ambulatoriale in Zona e presso il padiglione P t', in cui si protrarrà, nel tardo pomeriggio, fino alle ore 20 onde facilitare la fruizione del servizio da parte dei lavoratori. Esiste inoltre la prospettiva di organizzare un'attività a tipo «ospedale di giorno» per eventuali pazienti che non richiedano l'urgenza di un ricovero.
Al momento l'attività dell'equipe, composta da 2 medici universitari, 4 medici della Provincia, 2 assistenti sociali e 20 infermieri, è però ancora in attesa di una formalizzazione ufficiale tramite la stipulazione di una convenzione tra Provincia, Ospedale ed Università.
Solo con tale atto si avrebbe infatti la garanzia del mantenimento e dello sviluppo di un servizio di psichiatria territoriale capace di un incisivo intervento curativo e profilattico sulla realtà del disagio psichichico manifestantesi nel vostro vivere sociale.
Un nuovo modo di intendere l' igiene mentale
Le equipes del SIME (Servizio Igiene Mentale Età Evolutiva), destinate alla Zona 4 del Comune di Milano, in conformità agli orientamenti tecnico-scientifici politici espressi, sia dal Comune per mezzo dei suoi organi tecnici ed amministrativi, sia dal Comitato Sanitario e dal Consiglio di Zona 4, negli incontri che hanno avuto luogo (nei giorni
29 /11/76; 1 1 /1 2 /7 6 ;
14/12/76; 20/12/76; 17/1/77; 24/1/77; e 2/2/77) fra le equipes stesse ed i summenzionati organi del decentramento, hanno iniziato le loro attività sul territorio con i conseguenti obiettivi:
a - eseguire una serie di rilevamenti in modo da avere un panorama il più possibile vasto e preciso circa l'utenza e le sue richieste; a questo proposito si può già segnalare che è in fase di avanzata realizzazione il rilevamento dei dati sopracitati presso le sale mediche e i medici scolastici, nonchè presso le direzioni didattiche e le organizzazioni dei genitori delle scuole della Zona. È auspicabile poi che si possano rendere pubblici, magari anche attraverso i prossimi numeri di questo periodico, i risultati dei citati rilevamenti.
b - altri rilevamenti sono in fase di attuazione o allo studio e, più precisamente, rilevamenti presso organizzazioni volte a fini particolari (come l'ANFFaS), le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le organizzazioni politiche presenti in Zona.
c - accanto e contemporaneamente a questa opera di rilevamento-informazione, il SIME di Zona 4 ha iniziato ad occuparsi già concretamente di alcune richieste particolarmente urgenti espresse dall'utenza,
più precisamente di problemi emergenti nelle scuole e nelle famiglie a proposito di bambini e ragazzi.
In questo senso si è resa anche necessaria un'opera di ricerca-coordinamento di strutture curative e rieducative (non previste o non presenti all'interno del SIME) a cui appoggiare ed indirizzare i casi non trattabili in altro modo.
Va qui anche fatto presente che il SIME di Zona 4 (come quelli di numerose altre Zone) è ancora in attesa di una sistemazione definitiva - prevista nella palazzina dell'ex centro LG di viale Puglie 33. Per il momento il Comune ha assegnato al SIME di Zona 4, quattro locali, che sono il minimo indispensabile, in via F. Sforza 23 e le equipes stesse hanno chiesto ed ottenuto dal Comitato Sanitario e dal Consiglio di Zona due locali che, per quanto inadatti, sono necessari per la presenza ambulatoriale stabilita per il martedì mattina e il mercoledì pomeriggio di ogni settimana.
Per quanto attiene al tipo di intervento che il SIME intende effettuare, anche in conformità alle citate indicazioni tecnico-politiche, si può affermare che sarà - eccetto deroghe per casi del tutto particolari-di tipo preventivo e cioè sulle strutture, sulle organizzazioni e sui gruppi in quanto solo in questo modo appare possibile, sia pure in tempi medi, ottenere risultati significativi per la generalità dell'utenza: è persino troppo ovvio infatti dire che, se poche persone si dessero a seguire pochi casi singoli, l'intervento nella Zona in toto sarebbe di necessità irrilevante.
Il SIME di Zona 4
Con questa inchiesta si chiude il breve ciclo dedicato alla lettura nella zona 4. Parleremo di libri: venduti in libreria, prestati o consultati in biblioteca, letti o regalati. Non sarà un articolo che potrà presentare il problema del libro in tutte le sue sfumature, ci piacerebbe invece che provocasse delle reazioni, dei dubbi sia nei compratori che nei venditori, ed anche speriamo in quelle persone che non hanno l'abitudine alla lettura.
I PUNTI DI VENDITA
Nel nostro quartiere esistono 4 librerie e di queste, due aperte solo negli ultimi 4-5 mesi. Non sono poi tanto poche, considerando che sono un tipo di negozio che vive poco sul passaggio; in genere quando si vuol comprare un libro si esce di casa apposta per farlo. Il livello delle vendite non è entusiasmante, si aggira intorno a qualche decina di libri al giorno. La maggior parte viene venduta a persona dai 45 anni in su, oppure a 30enni, i giovani non leggono o meglio non spendono soldi in libri.
Può darsi che usufruiscano di più delle biblioteche pubbliche o scolastiche. In questo caso è ben difficile stabilire quanti giovani effettivamente leggono e quanti no.
È anche vero che oggi come oggi è difficile trovare pubblicazioni al di sotto delle 2000 lire, se si escludono forse quei testi di autori e case editrici militanti.
A poco a poco sta scomparendo la grande differenziasione tra edizione di lusso ed edizioni economiche, ed i prezzi seguendo le leggi economiche classiche, si stabilizzano ai livelli più alti. Da parte di chi compra inoltre non viene più fatta distinzione: quando interessa l'argomento trattato in un volume si acquista senza troppo badare al prezzo.
La preferenza comunque va alle edizioni economiche.
chiamano l'attenzione di moltissimi spettatori perché fanno scandalo.
LE LIBRERIE GIOVANI Intervistando i librai abbiamo trovato una grandissima differenza di vendite da una libreria all'altra. Soprattutto quelle fresche di apertura navigano in cattive acque.. Secondo noi, l'unica maniera che hanno queste ultime per sfondare è quello di lavorare in stretto collegamento con le forze democratiche della zona, con la presenza in fabbrica, nelle scuole e non soltanto praticando prezzi bassi. La cosa più importante nella nostra zona non è tanto portare il libro al lettore, perché i punti di vendita ci sono a sufficienza, quanto piuttosto portare il lettore al libro. È necessario attuare una politica di diffusione della lettura in alternativa alla televisione abituando la gente al giudizio critico sulla realtà senza subirla passivamente dal video. Solo la lettura insieme alla partecipazione attiva alla vita sociale del quartiere aiuta a creare cultura.
LA BIBLIOTECA stato il risultato di una delle battaglie più appassionanti del nostro giornale e del quartiere.
L'anno scorso ha avuto 5600 iscritti al prestito, vale a dire che altrettante persone hanno letto almeno 12 libri a testa nell'arco di un anno, stando alle statistiche, (circa 67.000 libri prestati).
Comunque esse rappresentano solamente il 6% degli abitanti della zona 4. E gli altri? Non sarebbe il caso di prendere delle iniziative specifiche, oltre a quelle già positive sulla musica, indirizzate più direttamente alla diffusione della lettura? Abbiamo già detto che i giovani che vanno a scuola sembra che non leggano molto. Si avvicinano al libro solo quando è di testo e collegando la lettura con il solo studio e il dovere scolastico, non la amano.
mente con i bambini e con i loro genitori. Il bibliotecario quindi dovrebbe trasformarsi un po' in un «animatore della lettura».
CONCLUSIONE DEL CICLO
DI INCHIESTE
Approfittiamo di quest'ultima pagina dedicata alla lettura per tirare un po' le somme di tutto il lavoro svolto sin'ora. Le altre indagini sono state pubblicate sui numeri di Novembre '76 (I quotidiani) e Febbraio 77 (I periodici).
Innanzitutto ringraziamo tutti coloro che hanno voluto aiutarci, edicolanti e librai.
In definitiva possiamo dire che si legge troppo poco, un po' è colpa della abitudine che manca e un po' del tipo di vita che conduce la maggior parte di noi, incalzati dalle preoccupazioni sempre più numerose per il presente e per il futuro. Quel poco che si legge poi, lo si legge male, non si cerca l'approfondimento.
Basta l'infarinatura che da la rivista non si sente la necessità di passare dopo, al libro. La colpa è tutta .da ricercare nella scuola che non educa neanche in questo senso. In essa poi manca completamente la presenza della stampa quotidiana, perché ben poche insegnanti delle elementari e delle medie vi dedicano parte delle lezioni. È chiaro che partendo da queste basi e sopportando tutti i giorni il bombardamento della televisione, a ben pochi viene voglia di leggere: la notizia l'ha già sentita al telegiornale, il classico della letteratura lo fanno vedere in riduzione a puntate, quindi praticamente è già tutto pronto. D'altro canto anche la qualità della carta stampata che ci viene propinata lascia molto a desiderare.
In attesa di istallarsi definitivamente nella nuova sede di viale Puglie 33, in via del tutto provvisoria, le Equipes del SIME e del SERVIZIO PSICHIATRICO ADULTI sono presenti in Zona 4, presso la Sede di viale Molise 70 nei seguenti giorni:
SIME MARTEDI' ORE 10 - 12,30
VENE RDI' ORE 9-13
SERVIZIO PSICHIATRICO ADULTI MERCOLEDI' ORE 14,30 - 18
MARTEDI' 5 APRILE, presso la sede del Consiglio e del Comitato Sanitario di zona, Viale Molise 70, ha avuto luogo un importante incontro tra l'Equipe Psichiatrica Adulti per la Zona 4 e i MEDICI della Zona medesima, con la partecipazione dei rappresentanti dei due Organismi del Decentramento Altri incontri saranno programmati nei prossimi mesi.
Sono scomparse quelle collane di volumi tutti uguali, con la stessa copertina che facevano bella mostra nell'arredamento della casa, ma raramente venivano aperti. Forse la gente ha capito finalmente la vera funzione del libro, oltre quella dell'arredamento?
Forse si, comunque si fa ancora molto influenzare dalla pubblicità, soprattutto da quella indiretta.
Facciamo un esempio per tutti: il famoso «Porci con le ali» vende moltissime copie a causa del sequestro a cui è stato sottoposto. Anche l'editoria sta subendo la stessa sorte del cinema dove opere non necessariamente valide dal punto di vista artistico ri-
Questo atteggiamento è una eredità dell'educazione di prima ancora della scuola, quando nella maggioranza dei casi non ha contatti con il libro.
Potrebbe essere questo un altro campo di intervento della stessa biblioteca, diretta-
Oltre a non informare costringe l'amministrazione pubblica ad usare denaro pubblico per riempire i buchi provocati dagli errori nella conduzione aziendale dei giornali stessi. La stampa italiana è troppo legata a forze economiche e politiche per riuscire a sfondare veramente e a svolgere il suo vero compito cioè quello di «termometro della democrazia».
Tiberio Lusardi Chiara Castelfranco
Si è inaugurata in via Strigelli 15 la nuova sede del COLLEGIO ITALIANO AGENTI E RAPPRESENTANTI. La nuova sede si è resa necessaria per l'accresciuto interesse di agenti e rappresentanti nei confronti della loro associazione. Il numero telefonico è 580531.
La ristrutturazione del servizio di portierato nelle case popolari della Zona 4 subirà un ulteriore rinvio.
Lo I.A.C.P. ha infatti dimezzato gli stanziamenti previsti, per cui tutto il piano predisposto subisce un rinvio e così i quartieri popolari della nostra zona, che sono all'ultimo posto della lista, vedono protratto di molto il momento della ristrutturazione. Restano vivi e scottanti il problema della scarsa manutenzione degli stabili e quello delle portinerie vuote che non vengono più date in gestione ad alcuno. Lo I.A.C.P. sostiene di non
Si è conclusa in questi giorni la serie di spettacoli che hanno caratterizzato la «settimana di Leningrado a Milano».
Il Complesso di Canti e Danze popolari dei marinai della Flotta del Baltico (al Palazzo dello Sport), il Balletto del Teatro dell'Opera Kirov (al Conservatorio ed al Palalido) ed i Pattinatori di Leningrado (al Palazzo del Ghiaccio) hanno registrato subito il «tutto esaurito».
Anche molti abitanti della zona 4, circa cinquecento persone, hanno assistito ai vari spettacoli con i gruppi organizzati dalla redazione per gli Amici del Dialogo e dalla S/Commissione Cultura del Consiglio di zona.
Resterà aperta sino al 24 maggio la rassegna che si svolge al Palazzo Reale. Sono di fatto tre manifestazioni: «L'Ermitage a Milano», «Architetti italiani a Leningrado (sec. XVIII e XIX)» e «Immagini di Leningrado».
La rassegna consentirà di ammirare i migliori, dipinti di autori italiani presenti nel museo sovietico.
La redazione de II Dialogo, sta organizzando un gruppo per visitare le tre mostre con l'ausilio di una guida. Gli amici del Dialogo interessati si rivolgano in redazione (anche telefonando al 5460880)
poter sostituire il personale che va in pensione abbandonando le portinerie, perchè con la ristrutturazione si prevede una riduzione del personale per cui, se questi venissero rimpiazzati, al momento della ristrutturazione alcune persone rimarrebbero senza lavoro.
Nel quartiere si fa invece sempre più strada la convinzione che non siano tanto problemi organizzativi quanto di disorganizzazione interna proprio dell'Istituto che non riesce o non vuole rispondere alle pressanti esigenze degli inquilini, i quali in fin dei conti chiedono, cosa che rientra pienamente nei loro diritti, una più accurata manutenzione. L'unico lavoro fatto dall'istituto è la canalizzazione nei muri per la predisposizione dei citofoni che dovrebbero venire installati (chissà quando?).
Per concludere una precisazione su quanto detto nel mio precedente articolo a riguardo dei dati tecnici. Non tutte le guardiole vengono rese indipendenti; saranno staccate solamente quelle che possono non essere reintegrate nell'alloggio retrostante, cioè quelle provviste di servizi propri. Queste saranno al centro di alcuni caseggiati (in numero tale da comprendere 500 alloggi) e verranno usate dal sorvegliante in divisa per svolgere il suo compito e dare eventuali informazioni. Le altre portinerie verranno adibite ad alloggi.
Flavio Casiraghi
MILANO CORSO SEMPIONE63
La presenza del teatro nella scuola non è nuova. Molti gruppi e compagnie teatralidal Gerolamo al teatro alla Scala, dal Piccolo alle marionette di Colla al Teatro del Sote - da parecchi anni portano il loro lavoro nelle palestre, nei corridoi o nei teatrini delle scuole a contatto direttamente con il pubblico a cui dedicano tutte le loro fatiche ed il loro studio. Il teatro in fondo non è soltanto una attività ricreativa. Smontando pezzo a pezzo la macchina che lo compone possiamo scoprire i mille modi con i quali il teatro ci comunica i suoi contenuti, le sue storie, il carattere dei suoi personaggi: tutti i linguaggi che vengono utilizzati per far giungere al pubblico il messaggio della rappresentazione. L'attore parla e si muove comunicandoci le sue intenzioni ed i suoi pensieri, la scena ed i costumi collocano in un'epoca storica la vicenda ed il loro colore e la luce ci danno tutte le sensazioni e le emozioni di una situazione di un paesaggio, le musiche sottolineano e creano le atmosfere in cui i personaggi vivono. Questo l'aspetto esterno, «la finzione» del teatro. Ma se ci fermiamo a pensare a tutto il lavoro che precede la rappresentazione, allora vediamo nel teatro qualcosa di non più «finto» o «artificioso», ma tutto un faticoso lavoro di ricerca, di costruzione, di discussione tra i vari operatori, che prende l'avvio dal teatro precedente, dalla sua storia, dalle soluzioni tecniche già adottate, dal gusto del pubblico dalle sue tradizioni più sentite. Un lavoro che nella rappresentazione sparisce e l'effetto supera la fatica. Pensiamo allora di seguire nel gusto e nelle intenzioni il pubblico dei bambini. Avete mai notato che durante e dopo la rappresentazione essi si proiettano - o almeno tentanodietro le quinte per vedere i trucchi, le macchinee, per toccare gli strumenti e gli oggetti: chiedono agli operatori cento «perchè», tutto perchè la loro curiosità, la loro sete di conoscere e di fare non può fermarsi alla «illusione della rappresentazione».
Partendo da questi presupposti la cooperativa di animazione e lavoro teatrale Nucleouno ha proposto alle scuole elementari e materne della zona un'esperienza, come negli scorsi anni, di animazione dei linguaggi che il teatro utilizza. Con l'approvazione del Consiglio di zona 4 e dell'Assessorato alla Educazione del Comune di Milano, la cooperativa ha iniziato il suo lavoro nel novembre dello scorso anno per concluderlo nel maggio prossimo. Ma come? In fondo sappiamo bene che il gioco,
qualunque esso sia, quello del teatro , in modo particolare, attira e affascina i bambini, ma non è stata tanto l'idea di divertire o di affascinare soltanto che ha guidato gli animatori, quanto il voler scoprire insieme agli insegnanti un modo nuovo più attivo e partecipato di fare scuola. Il modo di lavoro che il teatro utilizza da secoli, andando alla radice dei fatti, legandosi alla realtà degli avvenimenti, volando il più in alto possibile con la fantasia, collegando il lavoro approfondito del singolo in un grande lavoro collettivo, questo ci pareva l'aspetto educativo e formativo più importante di cui la scuola, gli adulti e i bambini si sarebbero potuti appropriare. E i vari linguaggi che concorrono alla costruzione dello spettacolo? Perchè lasciarli nelle soffitte se appartengono al modo più completo e più vero di comunicare di tutta la gente? Utilizzare il colore, il disegno, la pittura, tutti i materiali «poveri» di scarto, il movimento nello spazio, il rumore, il suono, la parola, la maschera, il burattino, costruendo e improvvisando, progettando per comunicare qualcosa a qualcuno è il modo migliore per motivare l'attività scolastica e per riuscire a far conoscere in modo più completo delle vere e coscienti personalità.
In fondo anche gli elementi della scuola tradizionale come il leggere lo scrivere ed il far di conto possono venir animati, motivati a contatto di realtà precise che il bambino conosce, attivati attraverso l'interesse che questi «mezzi» di conoscenza hanno in sè, se non vengono considerati come «fini» dell'educazione primaria.
Il problema però non è tanto quello di «convincere» della validità di questi nuovi metodi, di cui anche l'animazione teatrale fa parte, poichè se ci riferiamo alle esperienze di altri paesi europei vediamo quale abisso da essi ci separi e quanta strada dobbiamo ancora compiere, prima di riuscire e far divenire questa metodologia una pratica costante al di là dei sospetti di chi non partecipa alla vita della scuola, al di là della oggettiva impreparazione professionale del personale docente, al di là delle remore burocratico-amministrative della istituzione in sè. Il lavoro degli animatori in questa fase ha sottolineato tutta una serie di grossi problemi ma ha anche coagulato l'interesse vero e fattivo di molti educatori e di molti genitori con i quali, nelle varie occasioni offerte nel quartiere, il lavoro continua come ricerca ed aggiornamento. Anche gli adulti hanno di nuovo imparato a giocare e giocando ad imparare.
Antonio BolognesiAlla fine del settembre 1916 a tutti gli inquilini (pensionati compresi) dello stabile di Viale Montenero n° 73 (proprietà della ben nota BENI IMMOBILI ITALIA S.p.A. ex Bonomi) è giunta, inopportuna, una richiesta di conguaglio spese, peraltro senza alcuna giustifica o pezza d'appoggio, variabile tra le 150.000 é le 200.000 lire. Immediata la reazione di tutti, tanto che si evidenzia la volontà ferma e consepevole della maggioranza dell'inquilinato di lottare organizzandosi, anche per dare finalmente una risposta a cilt che si fingeva di non vedere.: lo stato .di .abbandono in cui la proprietà aveva lasciato lo stabile 'per oltre ttent'anni da cui ii"notevcife degrado dello stabile stessó e delle unità immobiliari che Io compongono. Gli inquilini più sensibili e attivi si organizzano nel COMITATO DI CASEGGIATO e prendono contatto con il S.U.N.I.A. di Zona e la sez. Carminelli del P.C.I. che, nel Quartiere, si è sempre distinta nella lotta a fianco dell'Inquilinato popolare economicamente più debole.
II Comitato porta al Consiglio di Zona 4 le sue rivendicazioni e chiede che lo stesso Consiglio Si pronunci in favore dell'inserimento dello stabile e dell'area di pertinenza nell'ampliamento del Piano di 167, e propone nel contempo un confronto con la Propietà allo scopo di esaminare la possibilità di un intervento della stessa per ovviare allo stato di degrado più consistente che in certi casi assume carattere di vera e propria pericolosità.
Lo stato di abitabilità precaria viene anche denunciato dal Comitato al Sindaco di Milano, alle Ripartizioni: Igiene e Sanità, Edilizia Privata, Edilizia Popolare e al Comando dei V.V.F.F.
Sotto la pressione costante degli inquilini il Comitato pone al Consiglio di Zona l'urgenza dell'applicazione del vincolo di 167 sullo stabile e, con l'appoggio del Gruppo Consigliare Comunista che assume in proprio la posizione di lotta degli inquilini, ottiene la delibera del Consiglio nel senso auspicato. Sotto la medesima spinta la Commissione Territorio decide di invitare la C.A.F. (Società che amministra lo stabile) a un confronto con gli inquilini per esaminare i termini di un possibile accordo per le manutenzioni e gli interventi necessari. In due incontri successivi presso il Consiglio di Zona, che vedono in un primo tempo la C.A.F. su posizioni provocatorie e insultanti, si giunge alla formulazione da parte della Amministrazione di una proposta di intervento di risanamento legata però a un possibile recupero per la proprietà del 10°/0 delle spese incontrate a norma, si dice, dell'art. 253 di una vecchia legge del 23.5.1950 nata peraltro con ben altri intendimenti; contemporaneamente la C.A.F. si impegnava a non intraprendere opera alcuna prima che il Comitato, informati gli inquilini, si esprimesse in merito. Alcuni giorni dopo però, alcuni operai si presentavano nello stabile per iniziare opere di ripristino nelle parti comuni, scoprendo così in modo evidente il gioco dell'Immobiliare che, non tenendo in conto alcuno la parola data, è sempre e soltanto quello della speculazione contro i diritti più elementari di chi ha sempre pagato e continua a pagare. Pertanto gli inquilini, riuniti in Assemblea, denunciando il persistere di questi metodi e chiamando alla lotta la parte più sensibile dell'inquilinato popolare della zona respinge con decisione ogni accordo con la Proprietà, dichiarano che interverranno con ogni mezzo per impedire ogni tipo di intervento e si propongono di continuare la lotta per il vincolo di 167 e per riavere lo stabile risanato nello ambito e con le garanzie della Legge stessa.
.'Assessore al Demanio, Giulio Polotti, ha presentato il 31 marzo al Consiglio di zona la proposta della Civica Amministrazione per una nuova sede del Consiglio stesso.
L'edificio a ciò destinato è a pochi passi dall'attuale sede ed è ora occupato dalla Direzione del Macello Comunale ed abitato da alcuni dipendenti comunali.
Nella stessa palazzina, in viale Molise 66, dovrebbe trovar posto oltre al Consiglio di Zona, anche il Comando della vigilanza Urbana (ora in via Bezzecca) ed un edificio decentrato dell'Anagrafe presso il quale i cittadini della nostra zona potranno richiedere certificati, carte d'identità e tutti gli altri documenti rilasciati dal Municipio.
È prevista inoltre la sistemazione di alcuni uffici da destinare al servizio ai assistenza domicIliare agli anziani.
Il grosso problema, per il quale è necessario vagliare molto bene la proposta del Comune, è la sistemazione degli attuali inquilini della palazzina. Ritorneremo sull'argomento nel prossimo numero de 11 Dialogo.
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L. 5.000 Munari - Piccinini - Ferraro - Maestrini - R. CangerE. Visioli F. Maggi - A. Patti
L. 3000 Vannotti P - Padovani - Fiumara - Stabilini - MaffioliPiccoli
L. 2500 Botti - Calchera - Pillittieri - Pagani - Serra
L. 2300 Barborini
L. 2000 Taffelspalto - Colla - Bestazzi - Baio - Farina - Corengia - Galeazzi E - N N - Roaldi - Da Rold - Begozzi - VannulliSaporiti - Usai M - Tagliaferri - Pivetti G - Stucchi - Selle Santo - Bargigia - Bocciarelli - N.N. - Galantini Zanini
L. 1500 Maroni - Borsani - Saccomano - Salvioni
L. 1.000 Verzoni G - Scorsiroli Durosini - N.N. - Moro - lovino - Chieppa
L. 500 - N.N. - M. Rossi
8incontri condotti dalla cooperativa NUCLEOUNO
La cooperativa NUCLEOUNO di animazione e lavoro teatrale è una compagine già nota in zona per !e attività cvnitc. rnn TO di P.le Cuoco e con l'Assessorato Educazione nelle scuole eiementari e materne. Questo gruppo. con la collaborazione della cooperativa IL DIALOGO, che pubblica da 2(1 anni l'omonimo giornale di quartiere, ha aperto «Il laboratorio di animazione della zona 4». Il laboratorio vuole essere un luogo ove l'occasione di attività specifiche sia motivo di scambie, di idee e conoscenze per una crescita culturale nuova di tutto il quartiere.
All'interno di questo spazio organizzato, la cooperativa NUCLEOUNO terrà un primo seminario di lavoro su «Storia, costruzione ed utilizzo di burattini, marionette, fantocci ed ombre».
L'obiettivo di questo primo seminario è quello di offrire ai «non addetti ai lavori» la possibilità di conoscere e far propri i vari linguaggi teatrali e le varie tecniche, le collocazioni culturali e politiche di questi momenti della rappresentazione. II seminario ha la durata di otto incontri di due ore ciascuno e avrà luogo a partire da venerdì 15 aprile, ogni venerdì in due orari differenziati: dalle ore 17.30 alle 19.30 ed in alternativa, dopocena, dalle ore 20.45 alle ore 22.45 (per venire incontro alle più differenti esegenze) presso la sede de IL DIALOGO in v.le Molise 5.
Gli incontri sono articolati in due momenti: presentazione di audiovisivi sulla storia del teatro degli attori di legno e improvvisazione e costruzione progettata con una vasta gamma di tecniche e materiali, da quelli riù sermA;c; 4 quelli sofisticati. La quota di partecipazione al seminario è di L. 5.000.
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Tutte le informazioni e le iscrizioni potranno essere richieste e fatte pervenire alla sede de IL DIALOGO v.le Molise 5 tel. 54 60 880 tutti i giorni dalle ore 15.30 alle ore 18.30.
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Caro Dialogo, sono una bambina di 4 della Scuola T. Grossi, mi chiamo Laura e abito in via Strigelli. lo frequento quelle classi che si occupano del quartiere, ho voluto dare il mio piccolo contributo perchè voglio che Il Dialogo rimanga.
Mi piace il vostro giornale perchè parla di cose che io stessa continuo a discutere con la maestra (il verde, il fumo...).
Mi piace anche il vostro coraggio nel tenere in piedi un giornale (un buon giornale) senza essere pagati.
Caio.
Laura
Grazie, cara Laura, per le incoraggianti parole e anche per il non tanto «piccolo» contributo.
I redattori de «Il Dialogo»
Prendo occasione dall'articolo di marzo apparso su questo giornale e relativo alle Commissioni Casa, nel quale ho riscontrato alcune inesattezze, per cercare di dare un contributo al chiarimento in merito alla decisione del Comitato Regionale di Controllo in seguito al ricorso di legittimità fatto dalla Democrazia Cristiana. Innanzitutto il Comitato Regionale di Controllo ha recepito pienamente lo spirito contenuto nella delibera comunale e quindi la Commissione Casa è tuttora un organo istituito per conoscere l'entità del bisogno casa nella nostra città, per promuovere e sollecitare soluzioni ai problemi urgenti della casa col concorso di tutte le forze attive e democratiche, per rendere i cittadini protagonisti e presenti nel rinnovamento della città. E' stato sospeso solo il primo paragrafo del secondo articolo della delibera che riguardava la costituzione dell'anagrafe del patrimonio edilizio, compito che tuttavia verrà attribuito all'Assessorato competente; pertanto anche questo eventuale ostacolo al buon funzionamento delle Commissioni potrà essere superato.
Imparare a non andare dal dentista
IL PROGETTO NON È SOLO DEL PLI MA DI TUTTO IL COMITATO
Egregio Direttore, mi ripromettevo, come da Lei chiestomi, di scrivere due righe, ma l'importanza dell'argomento mi costringe a chiederLe uno spazio che forse il Dialogo non mi può dedicare.
Sul n. 1 di Febbraio 1977 sotto il titolo «Imparare a non andare dal dentista» è apparso un documento del Comitato Elettori Liberali Zona 4, di cui faccio parte, preceduto da un simpatico commento ove, tra l'altro, si attribuisce al Comel 4 la paternità della proposta, allora in discussione al Comitato Sanitario, di una serie di Jezioni sull'igiene buccodentale nelle Scuole elementari di zona.
Se è certamente vero che il gruppo Liberale ha sostenuto con pa'r'ticolare energia la proposta, è giusto che si sappia che la iniziativa..è opera di tutto il Comitato Sanitario, il quale negli ultimi mesi del 76 nominava all'uopo una Sottocommissione, presieduta dal Collega Liberale Dr. Monti, e nella seduta del 20 Gennaio 1977 deliberava di dare il via definitivo all'iniziativa. Per una doverosa informazione ed approvazione, la Sottocommissione ha presentato il programma di lavoro alla Ripartizione Igiene e Sanità del Comune, la quale, debbo dirlo con rammarico, fino ad oggi, nonostante le pressioni del Presidente Pozzati, non ha dato il suo placet per procedere, pur avendo espresso tramite il Capo Ripartizione apprezzamento.
Il ritardo frapposto può affossare l'iniziativa per alcuni tempi tecnici che sarà assai difficile rispettare. Dico ciò solo per spiegare a coloro, con i quali per primi il Dr. Monti ed io abbiamo discusso il problema (mi riferisco all'Associazione Genitori Scuola Elementare Monte Velino), il perchè del nostro successivo silenzio e del mancato invio a tutte e tre le Scuole Elementari di zona della lettera (il sui testo è da tempo pronto) di presentazione della proposta.
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Ma l'argomento, alla cui importanza accennavo nelle prime righe, è un altro: pensavo che questo contatto diretto del Comitato Sanitario con le Scuole servisse per avviare (o proseguire) un più ampio collegamento tra scuole e Comitato, avente per oggetto ed insieme per scopo la »politica Sanitaria Scolastica preventiva». Il Servizio di Igiene Mentale per l'età evolutiva presente nella nostra zona, oltre agli altri compiti che gli sono propri assai bene può partecipare ad un disegno sanitario di questo tipo, sul quale è necessario trovare il consenso dei Medici Scolastici, dei Direttori Didattici e dei Consigli di Circolo, nonchè discuterne i contenuti. La riconosciuta necessità di una educazione sull'igiene della bocca per prevenire la carie, assai meglio della fluoroprofilassi oggi in atto, ma anche oggetto di discussioni non prive di critiche, mi pareva un momento di fare prevenzione in concreto in una direzione universalmente accettata come la migliore e nel contempo per avviare (o forse solo continuare) un proficuo colloquio tra Scuola e Comitato Sanitario nel suo complesso per una più efficiente politica Sanitaria Scolastica preventiva. Con i miei più cordiali saluti.
Emilio Usuelli rappresentantePLI nel Comitato Sanitario
Un altro successo, a mio avviso, è stato ottenuto nella conferma della composizione delle Commissioni che vedono la partecipazione di tutte le forze attive nella zona: dai rappresentanti dei sindacati, ai rappresentanti della grande e piccola proprietà immobiliare, alle forze politiche. Tale composizione costituisce una reale garanzia di democraticità e conferma senza equivoci la volontà di gestire la cosa pubblica in modo nuovo.
Le Commissioni casa si presentano quindi e senza ombra di dubbio come quell'organo democratico indispensabile voluto dalla Giunta per conoscere la effettiva consistenza del bisogno casa e per individuare le varie possibilità di soluzioni reali ai problemi che si presentano nelle zone.
E' indispensaile ora la partecipazione e il contributo di tutta la popola2ione che alimenti con il suo interesse e che orienti con i problemi e le proposte l'operato delle Commissioni. La Commissione Casa della Zona 4 si propone fin da adesso come punto di riferimento per tutti i cittadini della zona.
Marcello Vecchi
città annonaria
Ci è giunta dall'Assessore al Commercio ed Artigianato del Comune di Milano, Giovanni Baccalini, una lettera a seguito di un articolo pubblicato sul numero di Novembre de Il Dialogo e nel quale richiamavano l'attenzione sul progetto di «Città Annonaria».
Egregio Direttore, ho letto l'articolo di Maurizio Rebutti sul n. 8 del Dialogo di Novembre 1976.
Condivido le preoccupazioni espresse nell'articolo, in quanto escludo che i mercati generali di Milano possano avere una mera funzione terminale e tanto più che tale funzione terminale sia riferibile alla sola città.
Reputo che la realizzazione della zona annonaria, ove hanno sede gli attuali mercati, aumenterebbe inevitabilmente la congestione della zona e ritengo che una soluzione diversa potrà essere trovata per tale motivo e per molti altri.
Le allego copia del periodico Ortonotizie sul quale troverà un mio articolo in cui sono illustrate le mie valutazioni intorno alla natura, le caratteristiche e le finalità dei mercati generali.
Accolga i miei più cordiali saluti.
Giovanni BaccaliniAGENTI E RAPPRESENTANTI
Via Strigelli, 15 - Milano 20135 - Tel. 580531 e
Il Collegio, il cui fine statutario è la qualificazione professionale, assicura anche assistenza, e consulenza fiscale, legale, tributaria, previdenziale e pensionistica.
Segreteria: martedì e giovedì ore 15-18 sabato ore 9 - 12.30
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VIALE MOLISE, 49 - TELEFONO 58.52.38
A seguito dei due articoli Pubblicati su IL DIALOGO relativi al problema della Thalassemia, sono giunti in redazione numerose richieste e sollecitazioni da parte dei cittadini della zona 4 particolarmente da insegnanti e genitori, interessati perché il disdorso, iniziato sulle pagine del giornale di zona, continuasse anche con altri mezzi.
La redazione de IL DIALOGO, per aderire alle richieste di cui sopra, ha organizzato, in collaborazione con l'Associazione per il Bambino Emopatico (leucemico, emofilico, thalassemico), una conferenza per lunedì 18 aprile alle ore 21 presso la Biblioteca Calvairate (via Ciceri Visconti), alla quale interverrà il professor GIUSEPPE MASERA della Clinica Pediatrica Universitaria di via Commenda.
Il problema verrà illustrato anche con l'aiuto di materiale audiovisivo.
La redazione de IL DIALOGO e l'Associazione per il Bambino Emopatico, rivolgono un particolare invito agli insegnanti, ai medici scolastici ed ai genitori perché intervengano alla serata nella convinzione che è proprio dalla scuola che bisogna dare avvio ad un serio programma di educazione sanitaria. Si chiede inoltre al Comitato Sanitario, al Consiglio di Zona 4, alla Commissione Educazione, ai componenti dei Consigli di Circolo e di Istituto di collaborare alla buona riuscita dell'iniziativa propagandandola con i loro abituali canali.
Le sei scuole materne della zona 4 hanno organizzato una mostra dei disegni realizzati dai bambini che frequentano le scuole stesse. La mostra ha il principale scopo di richiamare l'attenzione di genitori ed educatori su questo mezzo di espressione. La mostra, senza vincitori né premi, resterà aperta per tutto il mese di aprile presso la BIBLIOTECA CALVAIRATE (via Ciceri Visconti).
Dal 1° al 14 aprile saranno esposti i disegni dei bambini delle scuole di Via Carabelli, 8/B; via Colletta, 49/51; via Morosini, 9. Dal 16 aprile al 30 aprile esporranno i bambini delle scuole di via Anfossi, 25; via Anfossi, 26; via Montevelino, 10.
Presso la Biblioteca Calvairate (via Ciceri Visconti) si terranno n° 4 conferenze - dibattito su ANTONIO GRAMSCI. Il ciclo, organizzato dalla Amministrazione Provinciale di Milano in collaborazione con il Comune, avrà ii seguente svolgimento:
Martedì 5 aprile - GLI ANNI DI GRAMSCI audiovisivo
Martedì 12 aprile - GRAMSCI e la STORIA ITALIANA relatore: Maria Luisa CICALESE
Martedì 19 aprile - GRAMSCI e il PARTITO
LA VIA ITALIANA al SOCIALISMO relatore: Stefano Righi RIVA
Martedì 26 aprile - CLASSE OPERAIA e INTELLETTUALI relatore: Mario SPINELLA
L'inizio è alle ore 21, l'ingresso gratuito.
Viale Molise 5 20137 Milano Telefono 54 60.880 c/c Postale 3/55848
EDITRICE STAMPA IL DIALOGO — Informazione e cultura Rotografica -Via Ciovasso 4 - Milano
Viale Molise 5 - 20137 Milano Cooperativa a r.l.
TIRATURA 17000 copie Costo unitario L. 200
DIRETTORE RESPONSABILE HANNO INOLTRE COLLABORATO
Gian Mario Maggi
COMITATO DI REDAZIONE
Pierluigi Campagnoli
Roberto Gambarim
Gian Mario maggi
Laura Reboulaz
Maria Daniella Svanini
Alfredo Varesi
SEGRETERIA
Lunedi - Venerdi 9/12,30
Mercoledi 14.30/18,30
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Tiberio Lusardi
Daniele Maiocchi Massimo Piovani