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RELAZIONE FINALE Corso Amministratori Dolomiti Patrimonio Mondiale 2024

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Conoscenza, Responsabilità,

Consapevolezza. Il ruolo delle Amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale

III edizione 15 - 16 novembre 2024 - Andalo, Trentino

Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio
Cima Paganella Vista Dolomiti di Brenta Estate 2017 ph. Manfred Stromberg

Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza. Il ruolo delle Amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio

1. PRESENTAZIONE OBIETTIVI E PROGRAMMA DEL CORSO

La Fondazione Dolomiti UNESCO nell’ambito dei lavori della Rete della Formazione e della Ricerca Scientifica, coordinata dalla Provincia autonoma di Trento attraverso la TSM|STEP Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, propone annualmente l’organizzazione del corso “Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza. Il ruolo delle amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale” .

La terza edizione di questa iniziativa, organizzata in modalità residenziale, si è svolta ad Andalo (TN) nei giorni venerdì 15 e sabato 16 novembre 2024 ospitata dal Comune di Andalo in collaborazione con l’APT Dolomiti Paganella e il Parco Naturale Adamello Brenta Global Geopark. Il corso si è svolto in due sessioni che hanno previsto una prima giornata di interventi frontali con spazio aperto per domande e discussione e una seconda giornata caratterizzata dall’attività partecipativa con i laboratori di futuro condotti e moderati da Antonio Furlanetto e Giulia Fasoli di SKOPÌA, società che supporta lo sviluppo di competenze di anticipazione basate sugli Studi di Futuro.

Il corso è rivolto agli Amministratori dei Comuni e delle forme aggregative degli stessi, interessati dal riconoscimento UNESCO e impegnati nella gestione del Bene. Gli Amministratori dei Comuni possono essere portavoce di nuovi orientamenti e nuove prospettive interpretative del Bene delle Dolomiti e rappresentano un importante riferimento per lo sviluppo di strategie di conservazione e valorizzazione.

Per valorizzare il riconoscimento UNESCO delle Dolomiti, un ruolo decisivo è giocato dalla capacità di riconoscerne il significato e di individuare possibilità di salvaguardia e valorizzazione ambientale, sociale, culturale ed economica per i territori e per le comunità coinvolte nella gestione del Bene. Conoscenza, responsabilità, consapevolezza sono tre vertici ideali all’interno dei quali è possibile individuare un campo di azione per la messa a punto di strategie e attività per la valorizzazione del Sito delle Dolomiti Patrimonio Mondiale L’azione formativa mira a divulgare la conoscenza del Patrimonio Mondiale sotto i diversi profili di studio e accrescere il senso di responsabilità delle comunità nella gestione dello stesso. L’intento dell’iniziativa è quello di fornire agli amministratori le conoscenze e le opportune chiavi di lettura per operare nella divulgazione dei valori UNESCO. Gli amministratori delle diverse istituzioni, dagli Enti locali agli organismi intermedi fino alle Province e alle Regioni, rappresentano un riferimento fondamentale per lo sviluppo di strategie di valorizzazione delle Dolomiti.

Il corso si propone di raggiungere i seguenti obiettivi; alcuni di carattere generale, trasversali a ogni edizione del percorso, altri di carattere particolare che sono relativi alla specificità della singola edizione:

 aggiornare le conoscenze degli amministratori locali rispetto al senso del riconoscimento, alla strategia di gestione del Bene, al sistema di governance;

 favorire il senso di appartenenza e creare un’occasione di scambio di esperienze tra amministratori di diverse provenienze territoriali interessate dal riconoscimento del Bene;

 rendere consapevoli gli amministratori che la responsabilità sull’integrità e sulla gestione del Bene è frutto di programmi e azioni integrate adottate a vari livelli istituzionali;

 aumentare la consapevolezza del ruolo delle amministrazioni locali nella definizione di strategie e azioni di valorizzazione del Patrimonio Mondiale;

 favorire lo scambio tra la Fondazione Dolomiti UNESCO e le amministrazioni locali al fine di individuare campi di intervento e possibilità di azione comune;

 identificare le sfide e le opportunità connesse al cambiamento delle comunità locali e riflettere sulle responsabilità future nel tramandare e custodire l’Eccezionale Valore Universale del Patrimonio Mondiale.

1.1.Programma

Venerdì 15 novembre 2024

Sala Civica presso il Comune di Andalo - Piazza Centrale, 1 - Andalo (TN)

LE DOLOMITI, LE SFIDE PER IL FUTURO E IL RUOLO DEGLI AMMINISTRATORI

La prima sessione ha previsto l’introduzione ai caratteri distintivi, sia sul piano tecnico-scientifico (valore estetico-paesaggistico e valore geologico-geomorfologico) che su quello ambientale, sociale, culturale ed economico, delle Dolomiti Patrimonio Mondiale; per poi riflettere sul rapido cambiamento delle comunità e sulle responsabilità nel tramandare e custodire l’Eccezionale Valore Universale del Patrimonio Mondiale.

14.30 Accoglienza partecipanti e saluti istituzionali.

Giulia Zanotelli, Assessore all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali Provincia autonoma di Trento

Alberto Perli, Sindaco del Comune di Andalo

Francesco Barone, Presidente TSM - Trentino School of Management

Luca D’Angelo, Direttore APT Dolomiti Paganella

Cornelia Donini, Parco Naturale Adamello Brenta, Assessore per l’area della Paganella

Presentazione del percorso formativo.

Gianluca Cepollaro, TSM-STEP Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio

Il Patrimonio Mondiale, il ruolo della Fondazione Dolomiti UNESCO, le sfide per il futuro e il ruolo degli amministratori

Mara Nemela, Direttrice della Fondazione Dolomiti UNESCO

Piero Gianolla, Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra, Università degli studi di Ferrara e Comitato

Scientifico della Fondazione Dolomiti UNESCO

15.30 Coffee break

16.00 Il ruolo delle istituzioni naturalistiche e culturali per la valorizzazione del Patrimonio Mondiale

Michele Lanzinger, Laureato in Scienze Geologiche e Dottore di Ricerca in Scienze Antropologiche e Presidente ICCOM

16.30 Montagna e comunità in cambiamento

Paolo Castelnovi, Presidente Landscapefor

20.00 Cena

Sabato 16 novembre 2024

Altropiano - Centro di aggregazione giovanile - Via Priori, 14 - Andalo (TN)

LABORATORIO DI FUTURI: CHI AVRÀ CURA DELLE DOLOMITI?

La seconda sessione ha previsto un workshop che mira a esplorare un pensiero anticipativo e collaborativo, stimolando e aiutando gli amministratori locali ad anticipare le sfide in arrivo riguardo la trasformazione delle comunità, il riconoscimento e l’eredità del Patrimonio Mondiale. Il laboratorio è stato progettato con SKOPÌA una società che supporta lo sviluppo di competenze di anticipazione basate sugli Studi di Futuro, accompagnando organizzazioni e individui a implementare strategie lungimiranti e robuste e che fornisce consulenze di intelligence strategica e analisi dei cambiamenti sul medio e lungo periodo.

09.15 Presentazione del laboratorio

Antonio Furlanetto, docente universitario (Master in Previsione Sociale), presso l’ Università di Trento

Giulia Fasoli, professionista futurista e ricercatrice presso l’Università di Trento

09.30 Esplorazione di megatrend globali e trend locali

Attività di brainstorming per gruppi e mapping degli impatti con condivisione e discussione finale

10.30 Coffee break

11.00 Visualizzazione di scenari futuri

Costruzione di scenari, sviluppo narrativo e presentazione finale

12.30 Pranzo

14.00 Definizione delle priorità e visione condivisa

SWOT Analysis, identificazione delle priorità d’azione e creazione di una visione condivisa

15.00 Chiusura del laboratorio

Sintesi dei risultati e dichiarazione d’impegno da parte degli amministratori

15.30 Conclusioni

Conoscenza, Responsabilità,

Il ruolo delle Amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale

2. SVOLGIMENTO DEL CORSO E PARTECIPAZIONE

La partecipazione al Corso “Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza. Il ruolo delle amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale” non ha previsto costi di iscrizione per i partecipanti ed ha compreso l’attività formativa nelle 2 giornate, le spese di vitto e pernottamento per la notte del 15 novembre. Il corso si è tenuto ad Andalo nell’area del gruppo di Dolomiti di Brenta (Sistema n.9 delle Dolomiti Patrimonio Mondiale) e, per ragioni didattiche e organizzative, è stato richiesto ai partecipanti un impegno di frequenza per l’intera durata del percorso.

L’attività di promozione è avvenuta tra settembre e ottobre 2024 in modo coordinato tra la Fondazione Dolomiti UNESCO e TSM|STEP Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, a cui è affidata l’organizzazione e segreteria del corso. Le iscrizioni al percorso sono state chiuse il giorno 30 ottobre 2024

Gli iscritti al percorso sono stati 42, i partecipanti effettivi 36, numero superiore al massimo di 30 inizialmente previsti e che rappresenta un sensibile aumento dell’interesse rispetto alle edizioni precedenti che hanno registrato 18 iscritti nel 2022 e 30 nel 2023. Il numero degli amministratori iscritti si è suddiviso per genere, età e provenienza come riassunto delle seguenti tabelle.

aut. di Bolzano - Alto Adige

aut. Friuli Venezia-Giulia

Provenienza dei partecipanti

Provincia di Belluno

Prov. aut. di BolzanoAlto Adige

Prov. aut. di Trento

Regione aut. Friuli Venezia-Giulia

I materiali prodotti contestualmente all’organizzazione e realizzazione del corso sono stati i seguenti:

 Brochure di presentazione del corso e del programma dettagliato – disponibile online al link: https://www.dolomitiunesco.info/wp-content/uploads/2024/10/DEF_FDU-BROCHURE-CORSOAMMINISTRATORI-15-16-NOV-24.pdf ;

 Presentazioni degli interventi svolti nella prima giornata e nella seconda giornata dai relatori Mara Nemela, Piero Gianolla, Michele Lanzinger, Antonio Furlanetto e Giulia Fasoli – materiale messo a disposizione degli iscritti al corso;

 Relazione di approfondimento sugli obiettivi e metodologia di svolgimento del Laboratorio di Anticipazione e risultati del “Laboratorio di futuri: chi avrà cura delle Dolomiti?” – materiale messo a disposizione degli iscritti al corso e su specifica richiesta a cura di SKOPÌA Anticipation Services (https://www.skopia-anticipation.it).

ETÀ Numero

Il corso si è svolto secondo il programma descritto nel dettaglio al precedente paragrafo. All’approfondimento degli esiti del lavoro partecipativo svolto durante la seconda sessione, è dedicato il capitolo successivo della presente relazione.

3. REPORT WORKSHOP PARTECIPATIVO

3.1. Contesto e obiettivi del Laboratorio di Anticipazione

Il riconoscimento UNESCO delle Dolomiti dipende e dipenderà dalla capacità di riconoscerne e condividerne il significato e di costruire collettivamente dei valori comunitari associati. Solo sulla base di questi significati e valori sarà possibile una salvaguardia continua nel tempo e una valorizzazione ambientale, sociale, culturale ed economica in equilibrio con le identità dei territori e con le comunità coinvolte nella gestione del Bene. Conoscenza, responsabilità, consapevolezza sono tre vertici ideali all’interno dei quali è possibile individuare un campo di azione per la messa a punto di strategie e attività per la valorizzazione del Sito delle Dolomiti Patrimonio Mondiale

Il disegno del Laboratorio di Anticipazione assume che il Valore del Patrimonio Mondiale delle Dolomiti sia una variabile che cambia nel tempo, che la sua stabilità o la sua crescita non siano scontati, la sua dinamica dipende e dipenderà dal cambiamento nel tempo di una serie di variabili connesse, tutte da esplorare.

L’obiettivo del Laboratorio è coinvolgere gli amministratori in una riflessione strategica, visionaria e utile, sui cambiamenti in arrivo e su quelli che vorremmo, per orientare decisioni e azioni nel presente ma con visioni lungimiranti e informate

3.2. Gli obiettivi e i metodi del Laboratorio di Anticipazione

Gli obiettivi specifici del Laboratorio sono stati:

a) identificare le sfide e le opportunità derivanti dai megatrend globali e trend locali per il Patrimonio Mondiale delle Dolomiti.

b) Esplorare diversi scenari possibili per il Patrimonio Mondiale delle Dolomiti

c) Facilitare la collaborazione tra amministratori locali per sviluppare una visione condivisa delle responsabilità attuali e future.

La fase introduttiva del laboratorio è stata basata su un’attività tipica della Previsione Strategica: la “scansione ambientale” (environmental scanning). La “scansione ambientale” consiste nella ricerca sistematica delle FORZE DI CAMBIAMENTO e delle possibili DISCONTINUITÀ che sono fuori dal controllo dell’organizzazione, o nel nostro caso dell’Amministrazione locale e delle Comunità.

Nell’occasione del 16 novembre 2024, la scansione ambientale è stata focalizzata sugli impatti locali dei megatrend, come definiti dalla Commissione Europea. I megatrend sono un complesso di cambiamenti caratterizzati da una grande inerzia, per la quale manterranno la stessa direzione per i prossimi decenni, e dall’essere praticamente immodificabili nel breve e medio periodo (30-50 anni). In estrema sintesi i megatrend sono ciò che sappiamo del futuro nel medio periodo: possiamo solo (e dobbiamo) riconoscerli per prepararci, altrimenti ne subiremo le conseguenze passivamente. Per ciascun megatrend i partecipanti hanno definito e discusso di impatti positivi (se anticipati) e impatti negativi (se non faremo nulla) sul Patrimonio Mondiale delle Dolomiti nei prossimi 20-30 anni.

Nella parte centrale del laboratorio il gruppo è stato introdotto all’uso prospettico degli scenari esplorativi strategici. Gli scenari usati nella Previsione Strategica sono descrizioni coerenti e rilevanti di futuri ipotetici alternativi che fungono da base per la decisione o l'azione (Van Notten, 2005). In particolare quelli usati sono di tipo “esplorativo”, in quanto esplorano contesti caratterizzati da incertezze critiche senza avere una variabile predefinita da proiettare (es. PIL, temperature medie), e “strategici” in quanto definiti in modo da essere rilevanti per le organizzazioni che li sviluppano e specifici per le questioni strategiche poste al centro dell’attenzione.

Nel caso del Laboratorio del 16 novembre 2024 la questione strategica condivisa da tutti i partecipanti è stata: come garantire la valorizzazione, continuità e la cura del Patrimonio Mondiale delle Dolomiti da qui ai prossimi decenni (2050).

La costruzione di scenari esplorativi strategici, quando usata per orientare o definire strategie pluriennali di un’organizzazione, solitamente richiede da due giorni ad alcuni mesi di lavoro, mentre gli esiti sono usati per alcuni anni come riferimento per interpretare il presente e “aggiustare il tiro”, cioè per adattare le decisioni e le azioni man mano che elementi dei diversi scenari emergono evidenti. Le tipiche fasi di costruzione di scenari strategici (“metodo Shell”) sono:

a) Definizione della questione strategica (o domanda focale), in cui si specificano la cornice geografica (es. la regione o il Paese) e l’orizzonte temporale (es. 2040 o 2060)

b) Identificazione dei fattori chiave della questione strategica, ad esempio le principali forze di cambiamento (esterne, non controllabili) che la influenzano, le future condizioni alternative che vorremmo conoscere per migliorare specifici elementi della strategia.

c) Esplorazione delle forze di cambiamento, considerando i cambiamenti nel passato e le tendenze in futuro (scansione ambientale)

d) Identificazione delle incertezze critiche, cioè le forze trainanti più rilevanti e più autenticamente incerte.

e) Definizione del quadrante degli scenari, sulla base delle due incertezze più critiche rappresentate nei loro esiti estremi come dimensioni ortogonali

f) Caratterizzazione degli scenari in termini di narrativa delle forze di cambiamento differenziate in

situazioni diverse (nella matrice delle condizioni plausibili), corrispondenti ai quattro scenari del quadrante.

g) Immersione negli scenari: dove si identificano le questioni e le opzioni strategiche in ciascun scenario, sulle base di: Problemi vs. Opportunità, Chi vince vs. Chi perde, Alleati vs. Nemici, Decisioni prioritarie (cosa dovrebbe succedere, o no, da qui a lì)

h) Monitoraggio degli scenari: dove si definiscono i “segnaposto” o segnali da monitorare in un sistema di allerta precoce (dashboard) che segnala l'emergere di uno scenario particolare o di suoi elementi caratterizzanti.

L'intento del processo è quello di aprire nuove idee e mettere in discussione i quadri esistenti. Gli scenari sono storie che descrivono come diversi insiemi di forze interconnesse portano a futuri diversi. Lo scopo non è quello di raccontare storie "vere" di futuro, il futuro "reale" conterrà probabilmente elementi di tutti e quattro gli scenari. L'obiettivo è imparare dagli scenari, ottenere informazioni su cosa potrebbe cambiare, perché potrebbe cambiare e cosa potrebbe significare questa conoscenza per le decisioni strategiche. In particolare, l’immersione negli scenari, cioè la visualizzazione delle loro situazioni caratteristiche e la discussione sulle questioni più rilevanti, consente al gruppo di lavoro di dare un senso ai cambiamenti in arrivo. Successivamente il monitoraggio dei segnaposto consente di interpretare su base continuativa e di reagire più rapidamente ai cambiamenti significativi nel contesto di azione.

Essendo dimostrativo e didattico, nell’occasione ad Andalo, si sono sviluppate solo due fasi, la caratterizzazione degli scenari e, parzialmente, l’immersione negli scenari, partendo da un quadrante degli scenari predefinito. In pratica, si è partiti da un’impostazione plausibile delle prime fasi, come segue:

a) Questione strategica: come garantire la valorizzazione, continuità e cura del Patrimonio Mondiale delle Dolomiti da qui al 2050.

b) Fattori chiave (principali):

• numero dei beneficiari da qui al 2050 del Patrimonio Mondiale delle Dolomiti

• chi saranno i “custodi” del Patrimonio da qui al 2050

• quali risorse per agire e quali conoscenze per decidere hanno/avranno le comunità del Patrimonio per “curarlo” o mantenerlo e valorizzarlo nei prossimi anni

• quale cultura-valore del Patrimonio da parte di attori esterni alle Comunità locali

• quali benefici per le Comunità locali emergeranno dalla conservazione del Patrimonio nei prossimi anni

• quali usi dei territori del Patrimonio domineranno nei prossimi anni e quali impatti associati sugli stessi territori

c) Forze di cambiamento: 14 megatrend definiti dal Competence Centre on Foresight– Megatrends Hub della Commissione europea

d) Incertezze critiche: apertura della comunità alle innovazioni sociali e demografia della comunità (in termini di numerosità ed età media)

e) Quadrante degli scenari: costruito sugli estremi possibili dell’apertura della comunità alle innovazioni sociali e della stabilità e invecchiamento della comunità, distinti negli estremi, in pratica:

• Stabile numerosità ed età media della comunità vs. Comunità in declino e invecchiamento accelerato: entrambi i casi sono possibili, nell’Arco Alpino coesistono territori che manifestano una certa stabilità o addirittura bilancio demografico positivo, altre che soffrono di un declino apparentemente inesorabile

• Resistenza al cambiamento vs. Apertura a innovazioni sociali: entrambi i casi sono possibili per diverse motivazioni, ad esempio in nome della tradizione alcune comunità resistono alle sfide di adattamento attuali (ambientali, sociali, economiche), in altri casi la comunità stessa è promotrice di innovazioni sociali o tecno-sociali (es. nuove mobilità, nuove risorse energetiche).

f) Caratterizzazione degli scenari: la caratterizzazione degli scenari è basata sul contributo dei partecipanti, divisi in quattro gruppi di lavoro ai quali è stato assegnato un solo scenario, che hanno cercato di rispondere alle seguenti domande guida:

• come vivono gli abitanti dei territori interessati dal riconoscimento UNESCO: dove e a cosa lavorano, se/come accolgono nuove famiglie giovani, come si ritrovano (se si ritrovano ancora) per far cosa (insieme?), se ci saranno quali innovazioni per “nuovi anziani” e quali per “nuovi giovani”…

• chi - fa cosa - con cosa per il Patrimonio Mondiale, cosa sa del Patrimonio Mondiale, come partecipa alla manutenzione valorizzazione, quali conoscenze e competenze sul Patrimonio…

g) Immersione negli scenari: in questa attività i partecipanti hanno discusso le questioni e le opzioni strategiche in ciascun scenario, in termini di: Problemi vs. Opportunità, Chi vince vs. Chi perde, Alleati vs. Nemici, Decisioni prioritarie (cosa dovrebbe succedere, o no, da qui a lì)

I gruppi di lavoro, in pratica, hanno lavorato su uno scenario assegnato, definendo un titolo (“se fosse un film”), un sottotitolo, una descrizione con verbi al presente, in cui personaggi tipici di ciascun mondo agiscono in situazioni caratteristiche dello scenario.

3.3. Risultati

Qui riportiamo i risultati emersi dal laboratorio dove i partecipanti hanno sperimentato in modo collaborativo esercizi di “immaginazione rigorosa” e di riflessione prospettica rispetto a diversi futuri possibili per le comunità delle Dolomiti Patrimonio Mondiale

Nel complesso, le attività di gruppo hanno favorito l’emergere di prospettive collettive originali, mettendo in luce la ricchezza di pensieri e visioni dei partecipanti. La fase di immersione negli scenari, pur richiedendo una specifica competenza ed una certa esperienza, ha permesso un esercizio di intelligenza collettiva nuovo e utile per i partecipanti. Questo approccio ha evidenziato come il confronto aperto e strutturato possa stimolare riflessioni innovative e trasversali. I risultati, pur ottenuti in pochissimo tempo (poco più di due ore), sono un interessante punto di partenza per iniziare e motivare successive riflessioni collettive più approfondite.

Valutazione delle implicazioni locali dei Megatrend

I partecipanti, divisi in quattro gruppi di lavoro, hanno usato un set di schede riassuntive dei 14 megatrend definiti dal Megatrends Hub. A ciascuno dei gruppi è stato chiesto di identificare e discutere i megatrend più significativi per il futuro delle comunità delle Dolomiti Patrimonio Mondiale e di identificare, per ciascuno dei megatrend selezionati, un potenziale impatto positivo e uno negativo.

La seguente tabella riporta la sintesi dei post-it scritti dai partecipanti.

Megatrend

Accelerazione del cambiamento tecnologico e iperconnettività

Aumento dei flussi migratori

Aumento del consumismo

Cambiamenti climatici

Cambiamenti nella natura del lavoro

Impatto positivo (se anticipato)

Possibilità di contatto con territori sconnessi, Accessibilità alle informazioni, Smart working, Riduzione costi, Accessibilità servizi

Impatto negativo (se impreparati)

Conoscenza virtuale della montagna, Perdita di reti sociali, Nuovo paesaggio culturale, declino dell’empatia, Incapacità di valutare fonti

Possibilità di integrazione/educazione, Maggiore apertura verso l’esterno. Perdita delle tradizioni.

Richiesta prodotti tipici, Maggiore appetibilità della montagna, Destagionalizzazione

Nuove forme di agricoltura, Energia rinnovabile

La tecnologia può attirare nuove risorse umane nel territorio, Necessità di nuovi percorsi formativi, Maggiore apertura verso l’esterno, Nuove professioni, Nuove competenze, Tempo libero, Conciliazione famiglia-lavoro, Co- working, Mobilità sostenibile Condivisione competenze, Inclusività, Flessibilità degli spazi

Modifica del paesaggio per abbandono, Destagionalizzazione, Immagine distorta della montagna.

Eventi meteorologici estremi

Carenza di risorse per bilanciamento vitalavoro, Mancanza personale qualificato, Perdita di tradizione, Mancanza di manualità, Perdita attività artigianali, Perdita reddito, Divario sociale, Colonizzazione delle multinazionali

Crescente urbanizzazione

Diversificazione dell'istruzione e dell'apprendimento

Nuove sfide sanitarie

Squilibri demografici

Maggiore programmazione nello sfruttamento del territorio

Maggiori pari opportunità nell’accesso all’offerta formativa, Possibilità di apprendimento continuo, Accessibilità a “fonti” formative, Connessione con i territori , Decentralizzazione dei punti educativi, Possibilità di apprendimento continuo, Accessibilità a “fonti” formative.

Risorse gestionali dal territorio

Attrattività con politiche attive mirate, Rigenerazione dell’identità locale per i ritornati e nuovi arrivi, Prospettiva inclusiva rispetto alle differenze demografiche, Diversa mentalità

Spopolamento, Impoverimento culturale/sociale/paesaggistico delle aree.

Povertà educativa e mancanza di consapevolezza., Smantellamento spazi educativi tradizionali.

Responsabilità di “prendersi cura”, Perdita del contatto personale.

Aree spopolate e territori impoveriti, Gap generazionale e incapacità di collaborazione, Discontinuità generazionale.

Dalle discussioni emerge che il megatrend di “cambiamenti nella natura del lavoro” sia il più critico, con 8 impatti negativi. Ciascuno dei post-it di impatto è stato posizionato all’interno della matrice Rilevanza x Incertezza (percepita). Da questa valutazione, i seguenti elementi sono considerati tra i più significativi:

 Impoverimento culturale/sociale/paesaggistico delle aree: L’impoverimento culturale, sociale e paesaggistico delle aree delle comunità delle Dolomiti Patrimonio Mondiale è stato identificato come uno dei principali rischi della crescente urbanizzazione. Questo fenomeno può compromettere l’equilibrio tra tradizione e innovazione, minando l’identità e il valore unico del Territorio, appiattendoli ad immagini stereotipate per turisti.

 Perdita delle tradizioni: La perdita delle tradizioni, causata dai cambiamenti nella natura del lavoro, dai flussi turistici e migratori, dalla crescente urbanizzazione e dai cambiamenti tecnologici e dall'iperconnettività, viene percepito come un rischio rilevante per il patrimonio culturale immateriale delle comunità. Questi fenomeni trasformerebbero profondamente i ritmi e le pratiche locali, allontanandole dalle loro radici storiche. Il concetto di “perdita delle tradizioni” fa riferimento alla dispersione delle competenze manuali e artigianali, simbolo delle comunità di riferimento, ma anche al cambiamento degli spazi educativi e sociali tradizionali, con conseguenze sul senso di appartenenza ad una identità locale.

 Nuove competenze richieste dai cambiamenti nella natura del lavoro: I cambiamenti nella natura del lavoro nelle comunità delle Dolomiti Patrimonio Mondiale richiedono lo sviluppo di nuove competenze, auspicabilmente capaci di integrare tradizione e innovazione. Queste includono abilità legate alla sostenibilità, alla gestione responsabile del turismo, alla digitalizzazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico. Ne consegue la necessità di sviluppare percorsi formativi in grado di sostenere la diversificazione delle economie locali, sviluppando competenze per nuovi settori come il turismo esperienziale, l’artigianato innovativo o l’agricoltura sostenibile, e di rafforzare la resilienza culturale, fornendo strumenti per preservare e reinterpretare le tradizioni in chiave contemporanea.

 Necessità di integrare generazioni e culture diverse: Gli squilibri demografici nelle comunità delle Dolomiti Patrimonio Mondiale rappresentano un altro fenomeno altamente incerto e impattante. Da un lato, l’invecchiamento della popolazione e la progressiva riduzione delle fasce giovanili mettono a rischio la continuità delle tradizioni e l’innovazione locale; dall’altro, l’arrivo di nuove culture e l’incremento dei flussi migratori creano dinamiche sociali complesse. Questo intreccio di generazioni e culture diverse genera tensioni ma anche potenziali opportunità, rendendo l’equilibrio sociale del territorio un ambito da costruire e coltivare altrimenti aperto a esiti contrastanti.

Scenari Strategici per la continuazione e valorizzazione del Patrimonio Mondiale delle Dolomiti Sulla base delle riflessioni precedenti i gruppi hanno immaginato diverse situazioni possibili, caratterizzando e immergendosi in quattro scenari esplorativi strategici. L’uso in set di scenari opposti, senza prediligerne uno,

aiuta a capire che il loro scopo non è “prevedere” un futuro (più probabile), ma rendere più robusti i modelli mentali dei decisori.

Divisi in 4 gruppi, i partecipanti hanno lavorato su uno dei quattro scenari identificati dalla matrice con gli assi di incertezza 1) Stabilità popolazione ed età media / Declino demografico e invecchiamento, 2) Resistenza al cambiamento / Apertura a innovazioni sociali. Lo spazio identificato dalla matrice degli scenari è un’utile approssimazione dello “spazio dei futuri possibili”.

Nel caratterizzare questo spazio di possibilità suddiviso in quattro aree, ai gruppi è stato richiesto di riflettere e rispondere alle domande guida sopra riportate. Qui, riportiamo una nostra libera integrazione di questi elementi in brevi racconti dal futuro, utilizzando ChatGPT, ma tenendo fede alle indicazioni fornite dai gruppi, i titoli e sottotitoli sono quelli definiti dai gruppi stessi

Scenario 1 – “Stabilità popolazione ed età media” x “Resistenza al cambiamento”

DOLOMITI 2040: ARCIPELAGO DI ISOLE FELICI E TERRE MORTE

di Lucia Marchetti, cronista per Culture Alpine, 16 Novembre, 2040

Ad oggi, il paesaggio umano delle Dolomiti UNESCO si è frammentato in un mosaico di microcomunità, ciascuna con il proprio ritmo, le proprie tradizioni e la propria relazione con il cambiamento. A osservarle dall'alto sembrano un arcipelago di isole, ognuna con la sua anima, le sue scelte e il suo destino, isole felici che prosperano accanto a terre morte, lasciate al tempo e alla natura.

Le comunità locali, resistendo alle incursioni esterne, hanno dato vita a realtà differenti. Ci sono luoghi che si aggrappano con forza al passato, custodendo tradizioni ormai a rischio di oblio, e altri che cercano nuove risposte, aperti a ciò che arriva dall’esterno. Questo dualismo attraversa ogni valle, ogni nuova idea è vista come una tempesta in arrivo, e la resistenza al cambiamento diventa quasi una religione.

Poi ci sono loro, le "isole delle incursioni”: piccole comunità di nuovi arrivati, artisti, nomadi digitali e imprenditori del turismo sostenibile, giovani famiglie attratte dalla qualità della vita in montagna. Hanno preso masi abbandonati o edifici sottoutilizzati e li hanno trasformati in laboratori di innovazione o addirittura poli culturali ed economici. Giovani professionisti e famiglie si sono organizzate per valorizzare il patrimonio locale, integrando saperi antichi con soluzioni innovative.

Gli anziani guardano con sospetto, mentre i nuovi abitanti cercano di tessere legami. Spesso si fallisce, ma a volte, come un raro fiore di montagna, nascono sinergie che portano a qualcosa di straordinario. Il paesaggio riflette questa dicotomia. Centri abitati che un tempo pulsavano di vita sono oggi abbandonati, con edifici

ormai invasi dalla vegetazione. La natura è tanto una protagonista quanto uno sfondo: dove l’uomo si ritira, lei avanza, riappropriandosi del territorio.

Qui le tradizioni sono come antiche pergamene: alcune si conservano con cura, altre si sgretolano lentamente. Le emozioni che attraversano le Dolomiti sono altrettanto frammentate. Da un lato, c’è la malinconia per tradizioni che scompaiono, travolte dal tempo e dalla modernità. Dall’altro, c’è l’entusiasmo di chi porta nuovi valori, creando connessioni inaspettate tra passato e futuro. È un equilibrio precario, fatto di tensioni e opportunità, dove ogni microcomunità decide il proprio destino. “Non siamo un’unica realtà,” racconta Anna, insegnante in un piccolo borgo che ha accolto nuove famiglie negli ultimi anni. “Siamo come un arcipelago. Ogni isola ha le sue regole, i suoi sogni e le sue paure. E forse è proprio questa diversità che ci definisce oggi.”

Oggi, nel 2040, le Dolomiti non sono una sola storia, ma molteplici narrazioni intrecciate. Un arcipelago in bilico tra felicità e decadenza, dove ogni comunità sceglie se restare un'isola solitaria o costruire ponti verso orizzonti inediti.

Lucia Marchetti, 16 Novembre, 2040.

Scenario 2 – “Stabilità popolazione ed età media” x “Apertura a innovazioni sociali”

LOC PAR LA DENT: CON PASSO LENTO E SICURO VERSO IL FUTURO DEI RICORDI di Redazione Futuro Sostenibile, 16 Novembre, 2040

Negli ultimi dieci anni, i piccoli borghi delle Dolomiti Patrimonio Mondiale hanno attratto nuovi abitanti. Non più solo turisti di passaggio, ma giovani migranti delle idee, attratti dalla qualità della vita, dall'accessibilità delle residenze e da servizi efficienti grazie a investimenti mirati. Scuole, trasporti e infrastrutture digitali hanno trasformato le Dolomiti in un laboratorio di rinascita rurale. Qui, grazie alla tecnologia diffusa e all'accesso al lavoro remoto, giovani professionisti si sono stabiliti, portando con sé competenze nuove ma radicandosi nella cultura locale. "Siamo venuti qui per respirare meglio, ma abbiamo anche voluto costruire," dice Clara, programmatrice freelance e nuova abitante della frazione.

Le Dolomiti Patrimonio Mondiale, da sempre patrimonio naturale di incomparabile bellezza, si sono trasformate in un esempio mondiale di sviluppo sostenibile. La sfida di preservare un territorio unico al mondo è stata affrontata con visione e coraggio: oggi, grazie a un modello collaborativo, la comunità locale dimostra che tradizione e tecnologia possono convivere, rafforzandosi a vicenda. Al centro di questo successo c’è una sinergia innovativa tra la Pubblica Amministrazione, i residenti storici e i nuovi abitanti. Giovani professionisti da tutta Europa hanno scelto di trasferirsi in quest’area, attratti non solo dalla bellezza del paesaggio, ma anche da servizi moderni e inclusivi. Trasporti elettrici efficienti collegano i villaggi alpini, mentre scuole all’avanguardia offrono ai bambini un’educazione che integra cultura locale e competenze globali.

Ma non è solo tecnologia. I residenti locali non hanno resistito ai cambiamenti, ma li hanno guidati con saggezza. "Abbiamo insegnato loro la montagna," racconta Gianni, 68 anni, agricoltore e “custode” del territorio. Il paesaggio delle Dolomiti richiede manutenzione costante: prati, boschi e sentieri vengono curati con tecniche antiche, ma con strumenti moderni. La vera rivoluzione nasce dall’integrazione tra i nuovi arrivati e la comunità storica. Gli anziani trasmettono ai giovani i saperi legati alla gestione del territorio, dall’agricoltura di montagna alla manutenzione del paesaggio. Questa collaborazione ha dato nuova linfa a mestieri tradizionali che, arricchiti dalle innovazioni tecnologiche, sostengono l’economia locale. Un esempio? L’uso di droni e intelligenza artificiale per monitorare i cambiamenti climatici e gestire i flussi turistici. Sistemi avanzati monitorano i flussi turistici, regolando gli accessi ai sentieri più fragili e suggerendo percorsi alternativi per preservare la natura. Gli strumenti digitali permettono di preservare i sentieri, monitorare le aree a rischio e distribuire i visitatori in modo equilibrato, evitando il sovraffollamento. Inoltre, piattaforme online forniscono ai turisti informazioni in tempo reale, promuovendo esperienze rispettose dell’ambiente e delle comunità locali.

“Oggi le Dolomiti non sono solo una destinazione turistica,” racconta Anna, giovane architetta trasferitasi qui da Milano. “Sono un luogo dove vivere, lavorare e costruirmi dei futuri.” In questa armonia delicata, tradizione e futuro convivono. Le feste antiche, come la "sagra del fieno", sono ancora celebrate, ma con un tocco nuovo: workshop di bioarchitettura, concerti di artisti emergenti e degustazioni di prodotti locali reinventati. La cultura alpina non è solo preservata, ma viene tramandata con consapevolezza. "Non abbiamo mai voluto cancellare ciò che eravamo," racconta Elisa, una giovane residente locale. "Abbiamo solo capito che la montagna, per sopravvivere, doveva accogliere chi sapeva prendersene cura."

Scenario 3 – “Resistenza al cambiamento” x “Declino demografico e invecchiamento”

DOLOMITI 2040: LA NATURA RIPRENDE IL SOPRAVVENTO

di Elena Rossi, inviata speciale, 16 Novembre, 2040

C’è un silenzio denso nelle valli delle Dolomiti, interrotto solo dal rumore del vento che scivola tra gli alberi e il fruscio delle foglie secche lungo i sentieri abbandonati. Le antiche case in pietra sembrano ancora abitabili, ma dietro quelle finestre chiuse si cela una realtà in dissolvenza. I confini tra il costruito e il selvatico sembrano dissolversi: i boschi avanzano silenziosi, riappropriandosi di villaggi e sentieri. Le case, lasciate in eredità da famiglie assenti, si ergono come reliquie di un tempo lontano. Una bellezza struggente domina il paesaggio, ma porta con sé il peso di un senso di perdita.

I borghi alpini sono abitati principalmente da anziani. Sono persone che hanno ereditato case e terreni dai loro genitori e nonni, ma non hanno più le forze per prendersene cura. I pochi giovani sono andati via, attratti dalle città che offrono opportunità, servizi e una vita più dinamica. Chi è rimasto si affida a tele-servizi sanitari domiciliari privati (da remoto) per sopravvivere. Non si vedono più bambini correre per le strade, le scuole sono chiuse da tempo e i parchi giochi sono invasi dalla vegetazione. Le famiglie con bambini sono rare, e dove ci sono, si arrangiano con una scuola parentale autogestita. Non ci sono risorse per investire in un’educazione diversa o più strutturata che riesca a preparare nuove generazioni per un mondo sempre più complesso. I servizi per i più piccoli sono pressoché inesistenti, e il divario tra giovani e anziani è diventato una voragine.

Le tradizioni, un tempo tramandate con orgoglio, sono ora oggetti di nostalgia e di intrattenimento folkloristico esibiti in eventi occasionali per turisti non-europei. Dove non arrivano i turisti, le antiche feste, i mestieri artigiani, i racconti delle valli si stanno perdendo, trasformati in reliquie senza contesto.

Nei rari momenti di socializzazione, gli anziani si ritrovano in piazze vuote, eccetto forse a Ferragosto, o si connettono attraverso piattaforme virtuali, un paradosso per chi ha sempre vissuto il senso di comunità attraverso il contatto umano. I luoghi fisici di incontro sono decadenti, le sale parrocchiali cadono a pezzi e i vecchi bar chiudono uno dopo l’altro. Esistono reti di supporto, ma è un assistenzialismo di base che tiene in piedi ciò che rimane in un equilibrio fragile.

Mancano visioni, energie e voglia di reagire. Gli abitanti rimasti si accontentano di guardare la natura riprendersi ciò che l’uomo ha abbandonato. L’incapacità di gestire il territorio si traduce in un paesaggio che, pur bellissimo, è diventato una sorta di monumento alla decadenza. “Eravamo un simbolo di equilibrio tra uomo e natura,” riflette Maria, 72 anni, seduta sul balcone della sua casa ormai circondata da arbusti selvatici. “Ora guardiamo indietro, ma non riusciamo a fare niente per andare avanti.”

Le Dolomiti del 2040 sono il ritratto di una società paralizzata, intrappolata tra un passato celebrato con malinconia e un futuro che nessuno sembra in grado di vedere e costruire. Mentre la natura riprende il sopravvento, gli abitanti locali osservano, impotenti. Il mondo esterno guarda a questo processo con una punta di romanticismo, parlando di “rinaturalizzazione”. Ma per chi vive qui, è una resa silenziosa, una dichiarazione di sconfitta.

Elena Rossi, 16 Novembre, 2040.

Scenario 4 – “Apertura a innovazioni sociali” x “Declino demografico e invecchiamento”

LA

“CALIFORNIA

DOLOMITICA”: LE FRONTIERE DELL’ESPERANTO DOLOMITICO

di Marco Zanetti, corrispondente per Innovazione e Società, 16 Novembre, 2040

Nel 2040, le Dolomiti Patrimonio Mondiale sono diventate un territorio senza confini netti, un laboratorio sociale e tecnologico in cui tradizione e innovazione convivono in una realtà complessa e frammentata.

La gestione del territorio è un tema controverso. Gli anziani, ultimi custodi di tradizioni e valori locali, cercano di tramandare ciò che resta del loro legame con l’ambiente. Tuttavia, la presenza di enti sovraordinati esterni, spesso percepiti come lontani e impersonali, ha reso questa trasmissione culturale più difficile. I confini tra chi vive il territorio e chi lo amministra dall’alto si sono sfumati, lasciando un senso di appartenenza indebolito.

Con una popolazione sempre più anziana, le Dolomiti hanno scelto di reinventare la vecchiaia. Le tradizionali case di riposo sono state sostituite da strutture di cohousing, dove piccoli gruppi di anziani condividono spazi comuni ma mantengono la propria autonomia. Questi ambienti, progettati con cura, sono assistiti da robot specializzati che aiutano nelle mansioni quotidiane, dai compiti domestici alla gestione delle disabilità.

Le scuole, centralizzate e con un approccio laboratoriale, insegnano in più lingue per preparare i giovani a un mondo sempre più interconnesso. Tuttavia, i giovani sono pochi, spesso focalizzati sulla propria carriera e meno legati al territorio rispetto alle generazioni precedenti. Le famiglie hanno cambiato forma. Non esistono più solo nuclei familiari tradizionali, ma famiglie allargate e modulari, gruppi di persone che condividono legami affettivi e pratici. Questo nuovo modello sociale permette di ridurre la solitudine, condividere risorse e affrontare insieme le sfide del vivere in un territorio montano.

La presenza estera è diventata un elemento centrale di questa nuova realtà dolomitica. Professionisti da tutta Europa e oltre si sono stabiliti nei borghi, portando con sé culture e lingue diverse. I pochi giovani rimasti sono bilingui, se non trilingui. Si parla di un nuovo idioma ibrido, un "Esperanto Dolomitico", un linguaggio fatto di italiano, tedesco, inglese e termini locali, simbolo di una territorialità ormai fluida.

La società dolomitica vive un paradosso: da un lato, l’individualismo domina, con persone che cercano di affermarsi singolarmente; dall’altro, cresce la consapevolezza della necessità di collaborare per affrontare solitudine e isolamento. Spazi pubblici innovativi, sia fisici che virtuali, cercano di ricreare un senso di comunità, sebbene il divario generazionale e culturale resti profondo. Il turismo si è evoluto in forme altamente specializzate. Distretti tematici, dalle cliniche del benessere alle accademie sportive, attirano un pubblico selezionato e garantiscono un’economia locale diversificata. Allo stesso tempo, persiste un dualismo sociale: alcuni abitanti puntano tutto sulla carriera e sull’innovazione, mentre altri cercano di coltivare una vita più semplice e orientata al benessere personale.

Le Dolomiti del 2040 sono un territorio sospeso tra contraddizioni e opportunità. La “California delle Alpi” non è solo un’idea di prosperità e progresso, ma anche un simbolo di un’umanità che cerca nuove forme di equilibrio.

Marco Zanetti, 16 Novembre, 2040

Immersione negli scenari: quali preferibili e quali azioni avvicinarci

Dopo la fase di visualizzazione e caratterizzazione, i quattro gruppi hanno reciprocamente presentato il proprio scenario costruendo una panoramica dello spazio dei “futuri possibili”. Nella presentazione il gruppo ha anche cercato di rispondere “chi si prenderà cura del Patrimonio Mondiale” (nel proprio scenario). Le risposte sono riportate nella tabella che segue.

Scenario Chi si prenderà cura del Patrimonio Mondiale?

1

Arcipelago di Isole Felici e Terre Morte

2

Loc par la Dent: con Passo Lento e Sicuro Verso il Futuro dei Ricordi

3

Dolomiti 2040: la Natura riprende il Sopravvento

4

La “California Dolomitica”: le Frontiere dell’esperanto Dolomitico

Tante singole e differenti realtà.

Pubblica Amministrazione che lavora in sinergia con i residenti storici e gli immigrati integrati nella comunità.

Nessuno, disinteresse verso forme di gestione del territorio.

Incertezza: da una parte presa di posizione da parte del territorio, persone invecchiate con legame forte con il territorio che sono riuscite a trasmetterlo ai nuovi. Oppure: ente sovraordinato che dall’alto o da altre zone viene a gestire l’ambiente.

Sul set di scenari i partecipanti hanno iniziato a sviluppare la cosiddetta “immersione negli scenari”, nella quale si identificano e si discutono elementi strategici quali la desiderabilità e le questioni che caratterizzano ciascun scenario e, infine, le decisioni prioritarie necessarie per avvinarli o evitarli.

Questa “immersione”, abbreviata per limiti di tempo, è stata facilitata con la app Mentimeter, che permette di raccogliere feedback in diretta dai singoli partecipanti. In pratica, tramite il proprio smartphone ogni partecipante ha risposto alle seguenti domande:

a) Quale scenario rappresenta il futuro desiderabile per le comunità delle Dolomiti Patrimonio Mondiale?

b) Quali azioni possiamo mettere in campo per muoverci verso lo scenario desiderabile o per evitare di andare verso lo scenario peggiore?

Risposte alla prima domanda.

L’esito della prima domanda registra un sostanziale accordo sullo scenario 2 LOC PAR LA DENT: CON PASSO LENTO E SICURO VERSO IL FUTURO DEI RICORDI (“Stabilità popolazione ed età media” x “Apertura a innovazioni sociali”), identificato come il futuro desiderabile per le comunità delle Dolomiti Patrimonio Mondiale per le sue caratteristiche di collaborazione comunitaria, capacità di integrazione, tecnologia a supporto della sostenibilità e resilienza dell’economia locale.

Tuttavia, non sono mancate preferenze per lo scenario 3 DOLOMITI 2040: LA NATURA RIPRENDE IL SOPRAVVENTO (“Resistenza al cambiamento” x “Declino demografico e invecchiamento”) e per lo scenario 4 LA “CALIFORNIA DOLOMITICA”: LE FRONTIERE DELL’ESPERANTO DOLOMITICO (“Apertura a innovazioni sociali” x “Declino demografico e invecchiamento”). Questi scenari, per alcuni partecipanti,

contengono elementi molto probabili (declino demografico) e uno dei seguenti elementi desiderabili: da una parte un forte attaccamento alle tradizioni locali, dall’altra un auspicabile innovazione e apertura internazionale.

Il secondo interrogativo riguardava la capacità e le modalità di influenza dei futuri possibili. In sintesi, le strategie si concentrano su servizi inclusivi, formazione continua, valorizzazione del territorio, coesione sociale, partecipazione attiva e innovazione sostenibile per costruire comunità resilienti e attrattive. Appare fondamentale sviluppare nuovi servizi che promuovano il benessere personale e comunitario, come asili legati alla natura (agri-nido) e scuole della montagna, insieme a percorsi formativi per adulti, in particolare nel campo delle tecnologie. L’educazione diventa il fulcro per trasmettere conoscenze e valori legati al territorio, rafforzando il legame tra passato e futuro e incoraggiando la coesistenza tra generazioni. La valorizzazione del territorio poi passa attraverso una maggiore conoscenza del suo “paesaggio” inteso come ecosistema integrato. Pianificare e programmare la gestione del territorio coinvolgendo la comunità sembra essenziale, così come creare momenti e spazi di incontro per favorire la conoscenza reciproca. Sul fronte abitativo, la comunicazione attiva tra le amministrazioni locali e i cittadini, unita a politiche abitative coraggiose, può attirare nuovi abitanti, incentivare la residenzialità e rendere i territori più vivaci. Parallelamente, qualcuno suggerisce la necessità di una cultura dell’accoglienza che integri nuovi arrivati preservando al contempo le tradizioni locali. Investire nella continuità tra generazioni è un altro pilastro per preservare e innovare il territorio. Gli anziani possono tramandare competenze artigianali e agricole, mentre i giovani portano innovazione tecnologica, creando una sinergia utile per affrontare le sfide del presente. Le politiche sociali devono essere orientate a ridurre le disuguaglianze, garantendo a tutti i mezzi per vivere al meglio. In questo contesto, il territorio deve essere visto non solo come meta turistica, ma come un luogo da abitare, in grado di attrarre nuove persone, anche come risposta alle migrazioni climatiche.

3.4. Considerazioni finali

Il Laboratorio di Anticipazione ha offerto un’occasione inconsueta per gli amministratori locali: interrogarsi sui futuri possibili e desiderabili nel medio e lungo periodo, visualizzare scenari strategici, identificare opzioni e azioni. I risultati emersi dimostrano l’efficacia degli strumenti di futures thinking per delineare scenari capaci di stimolare conversazioni strategiche. La sequenza di attività ha seguito una tipica progressione di riflessioni inizialmente divergenti, per ampliare le immagini collettive dei futuri possibili, e successivamente convergenti, per identificare elementi prioritari utili ad orientare azioni e decisioni.

(Prime) indicazioni strategiche

La caratterizzazione di scenari strategici aiuta a comprendere le incertezze e a usarle nei processi decisionali, mentre focalizza situazioni estreme ma possibili e non solo quelle più probabili. Ciò aiuta a sfidare i consueti modelli mentali (le assunzioni implicite) e aiuta ad identificare in anticipo nuovi problemi in maturazione, facilitando l’adattamento ai cambiamenti.

Gli scenari elaborati dai gruppi hanno offerto una panoramica variegata e stimolante su possibili futuri per le Dolomiti. Da un lato, vi è il rischio di abbandono e di una progressiva frammentazione sociale e culturale; dall’altro, emergono modelli di rinascita basati sull’innovazione, sulla sostenibilità e sulla valorizzazione del patrimonio locale. La dicotomia tra tradizione e innovazione, evidente in tutti gli scenari, rappresenta un elemento chiave per comprendere come il territorio possa evolversi, bilanciando esigenze apparentemente opposte.

Qui riassumiamo le indicazioni strategiche abbozzate dai partecipanti in punti principali:

a) Servizi e Benessere Comunitario - servono nuovi servizi inclusivi orientati al benessere personale e collettivo, alla cultura e al tempo libero; serve potenziare i servizi educativi (agri-nido, scuole di montagna, digitalizzazione per anziani); una chiave saranno politiche abitative coraggiose e servizi per contrastare il calo demografico.

b) Educazione e Formazione - investire nell'istruzione e nella formazione continua; promuovere attività educative sul territorio fin dall’infanzia; trasmettere abilità identitarie artigianali e manuali tra

generazioni.

c) Valorizzazione del Territorio - approfondire la conoscenza e pianificare il paesaggio come ecosistema; investire sulla cultura e sulle reti sociali esistenti; equilibrare pratiche tradizionali e innovazione per preservare i Siti UNESCO; valorizzare il territorio come luogo da vivere, non solo da visitare.

d) Coesione e Inclusione Sociale - promuovere la coesistenza e lo scambio tra generazioni; facilitare l’integrazione di nuovi residenti e il ritorno di abitanti; creare una società inclusiva e politiche sociali di supporto alle famiglie; garantire la continuità tra popolazione anziana e giovane.

e) Partecipazione e Collaborazione - favorire una comunicazione attiva tra amministrazioni e comunità; creare reti tra territori e collaborazioni ampie; attuare progetti locali con legami e connessioni territoriali; aprire al cambiamento co-progettato con la partecipazione attiva dei cittadini.

f) Innovazione e Sostenibilità - investire in politiche e adozione di tecnologie per affrontare il cambiamento climatico e per migliorare i servizi e la qualità della vita; monitorare e mantenere un equilibrio tra innovazione tecnologica e pratiche sostenibili.

g) Accoglienza e Attrattività - promuovere politiche di integrazione e accoglienza; rendere i territori più vivaci tramite eventi e servizi culturali; attirare nuovi abitanti dall’Italia e dall’estero.

Un aspetto centrale è e sarà il ruolo delle comunità locali, viste come protagoniste attive nella definizione del futuro del territorio se sapranno essere competenti in lungimiranza e visione. I partecipanti hanno sottolineato la necessità di valorizzare il capitale umano e culturale presente. Un approccio partecipativo, anticipativo e realmente trasformativo sembra essere l’unico efficace per affrontare collettivamente le sfide poste dai megatrend e dai cambiamenti in maturazione, trasformandoli in opportunità di sviluppo ed evoluzione

Limiti e sviluppi

Il Laboratorio è stato progettato con l’intento di essere sperimentale e didattico, inteso come un’esperienza introduttiva alla previsione strategica e partecipativa (al Foresight e agli Futures Studies). Nel Laboratorio sono state proposti metodi, riflessioni e attività di gruppo che solitamente richiedono molto più tempo di quello dedicato, una certa competenza e un allenamento alla lungimiranza per poter dare profondità alle visioni e precisione alle indicazioni.

Da una parte, possiamo affermare che il processo ha avuto il pieno successo in termini di ampliamento dei futuri pensabili e di reinterpretazione del presente in termini prospettici da parte degli amministratori partecipanti. Ognuno si è portato a casa almeno un’idea, uno strumento o anche un’immagine di futuro in più rispetto a prima.

Dall’altra, riguardo gli specifici esiti, osserviamo che negli scenari sono stati inseriti elementi alle volte ambigui o ripetuti, altri sembrano poco coerenti con la combinazione delle incertezze selezionate. Un comune errore (opportunità di apprendimento) per chi sperimenta per la prima volta la costruzione e l’uso degli scenari è proiettare nello scenario assegnato proprie immagini, intenzioni e “soluzioni”. Integrare le proprie immagini è metodologicamente corretto se sono coerenti con le premesse (le incertezze selezionate), ad esempio le “isole delle incursioni” dello scenario 1, con “piccole comunità di nuovi arrivati, artisti, nomadi digitali e imprenditori del turismo sostenibile, giovani famiglie che hanno trasformato masi abbandonati in laboratori di innovazione, sembrano poco verosimili nello scenario di resistenza al cambiamento e più credibili in situazioni tipiche dello scenario 2, infatti la giovane architetta trasferitasi da Milano evoca (ripete) l’immagine delle isole delle incursioni e dei laboratori di innovazione

In un “esercizio di futuro” reale, che richiede più giorni di lavoro, i primi esiti di ciascuna fase sono discussi, validati o affinati. Una più corretta e utile caratterizzazione o narrazione degli scenari dovrebbe delineare situazioni più estremizzate, meno sovrapponibili, seppur sempre plausibili; in pratica serviva essere più coraggiosi nel pensare a futuri più diversi dal presente. Tutto questo non è facile, serve una addestrata autocritica per non “innamorarsi” di proprie proiezioni o previsioni, che poi tendiamo a difendere rispetto a interpretazioni diverse dalle nostre, serve un allenamento immaginativo per visualizzare situazioni dettagliate, evocative e internamente coerenti, ma diverse da quelle più scontate (o probabili).

Con tutto, il laboratorio ha dimostrato come la combinazione di riflessioni individuali e collettive possa contribuire ad una lungimiranza condivisa, mentre i risultati emersi sono già una base utilizzabile per avviare conversazioni strategiche, coinvolgere altri attori e coltivare insieme un modello di sviluppo sostenibile, inclusivo e resiliente o a “prova di futuri”.

4. QUESTIONARI DI VALUTAZIONE

Per monitorare gli esiti delle attività formative, la Fondazione Dolomiti UNESCO ricorre a rilevazioni per mezzo di un questionario rivolto ai destinatari delle stesse. Il sondaggio, nel caso specifico, include 5 diverse sezioni con domande a risposta multipla e la possibilità di raccogliere suggerimenti e osservazioni sotto forma di risposta aperta. Le domande sono costruite per permettere ai partecipanti di restituire una valutazione in completo anonimato e sono l’occasione per monitorare il raggiungimento degli scopi del progetto nonché per capire come migliorare le iniziative stesse.

Al fine di permettere la comparazione dei risultati tra iniziative diverse e soprattutto il confronto nel tempo, i quesiti sono pensati per indagare di volta in volta in modo specifico i seguenti ambiti di valutazione: gradimento dell’iniziativa, capacity building (quanto l’iniziativa abbia contribuito a sviluppare competenze e capacità in relazione allo sviluppo sostenibile auspicato dal progetto), consapevolezza (quanto l’iniziativa abbia favorito la diffusione della consapevolezza del Patrimonio Mondiale) e organizzazione (quanto sia stato adeguato l’aspetto organizzativo)

Al termine del corso “Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza. Il ruolo delle amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale” è stato somministrato ai partecipanti il questionario di valutazione, raccogliendo 30 restituzioni rispetto ai 36 questionari distribuiti, pari all’83% del totale degli iscritti. Si riportano di seguito in formato grafico gli esiti delle risposte registrate per le cinque sezioni contemplate dal questionario; non vengono invece categorizzate le risposte aperte (mai alternative a quelle a scelta multipla, bensì di approfondimento), che vengono quindi riportate separatamente sotto forma di elenco.

1. CORSO

1.E’ soddisfatto del corso di formazione?

2.Ritiene che ci sia stato un buon equilibrio tra contenuti teorici e riferimenti operativi?

3.Ritiene che quanto da Lei appreso sia applicabile o comunque utile nella Sua attività?

2. DIDATTICA

4.Come valuta l’articolazione del corso?

5.Come valuta le metodologie impiegate?

1.Come valuta il materiale didattico, se previsto? 2.Come valuta la durata del corso in relazione ai contenuti affrontati?

3. STAFF DOCENTE

1.Come valuta la padronanza del tema trattato?

2.Come valuta la chiarezza espositiva?

3.Come valuta la capacità del docente/dei docenti di coinvolgere i partecipanti?

4. DOLOMITI PATRIMONIO MONDIALE

1.Dopo questo corso ritiene di avere più familiarità con i temi delle Dolomiti Patrimonio Mondiale?

2.Dopo questo corso si sente più incline a trattare i temi connessi alle Dolomiti Patrimonio Mondiale con la sua comunità, i suoi allievi, i suoi clienti?

3.Dopo questo corso ritiene di essere maggiormente motivato a partecipare ad altre attività/iniziative inerenti alle Dolomiti Patrimonio Mondiale?

5a. LA FONDAZIONE DOLOMITI UNESCO

Ha già partecipato in passato a iniziative della Fondazione Dolomiti UNESCO?

mai, questa è la prima volta solo una volta più di una volta Più di cinque volte

5b. LA FONDAZIONE DOLOMITI UNESCO

Conosceva la Fondazione Dolomiti UNESCO prima di prendere parte a questa iniziativa?

Suggerimenti e osservazioni

 un paio di ore in più potrebbero permettere di approfondire meglio aspetti che escono man mano; farei avere, anche in forma digitale, le presentazioni in powerpoint, così da prendersi il tempo di leggerle meglio

 la durata del sabato pomeriggio, dovrebbe consentire un rientro a chi è distante con un orario più consono

 complimenti per questa bella iniziativa che ci ha permesso non soltanto di avere ulteriori strumenti operativi da applicare nelle nostre realtà territoriali e nella nostra comunità dolomitica. Sarebbe molto bello poter ripetere più volte durante l'anno questa esperienza che ci permette di conoscere più approfonditamente i colleghi amministratori e lo scambio di idee viene favorito ed amplificato. Grazie per la splendida opportunità.

 super!

 coinvolgimento di più persone; fornire materiale didattico

 Continuate a dare ampio (e sempre maggior) spazio alla parte interattiva e di coinvolgimento attivo dei partecipanti, scambio di prospettive e attività pratiche sono il consolidamento della formazione offerta.

Rete della Formazione e della Ricerca Scientifica

Fondazione Dolomiti UNESCO

I 9 SISTEMI DELLE DOLOMITI PATRIMONIO MONDIALE

Questa attività è inserita nel progetto “Capacity building. Rafforzare il capitale sociale e territoriale del Sito Dolomiti Patrimonio Mondiale (WHS) per uno sviluppo duraturo e sostenibile delle Comunità locali”, realizzato con il contributo del Fondo Comuni Confinanti.

Loc. Acquabona 30 - 32043 Cortina d’Ampezzo (BL)

T. +39 0436 867395

E. info@dolomitiunesco.info - www.dolomitiunesco.info

il

Via Giusti 40 - 38122 Trento

T. +39 0461.020060

E. step@tsm.tn.it - www.tsm.tn.it

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Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave
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Puez-Odle/Puez-Geisler
Sciliar-Catinaccio, Latemar / Schlern-Rosengarten, Latemar Bletterbach
Dolomiti di Brenta
Scuola per
Governo del Territorio e del Paesaggio

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RELAZIONE FINALE Corso Amministratori Dolomiti Patrimonio Mondiale 2024 by Fondazione Dolomiti UNESCO - Issuu