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RELAZIONE FINALE Corso Amministratori Dolomiti Patrimonio Mondiale 2025

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Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza.

Il ruolo delle Amministrazioni

locali per la gestione delle

Dolomiti Patrimonio Mondiale

IV edizione 3-4 ottobre 2025 - Claut e Cimolais, Friuli Venezia Giulia

RELAZIONE FINALE DELL’INIZIATIVA

Cimolais - Campanile di Val Montanaia - foto di Fabiano Bruna

Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza. Il ruolo delle Amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio

1. PRESENTAZIONE OBIETTIVI E PROGRAMMA DEL CORSO

La Fondazione Dolomiti UNESCO nell’ambito dei lavori della Rete della Formazione e della Ricerca Scientifica, coordinata dalla Provincia autonoma di Trento attraverso la TSM|STEP Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, propone annualmente l’organizzazione del corso “Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza. Il ruolo delle amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale” .

La quarta edizione di questa iniziativa, organizzata in modalità residenziale, si è svolta tra Claut e Cimolais (PN) nei giorni venerdì 3 e sabato 4 ottobre 2025 ospitata dal Comune di Claut e dal Parco Naturale Dolomiti Friulane in collaborazione con la Regione aut. Friuli Venezia Giulia. Il corso si è svolto in due sessioni che hanno previsto una prima giornata di interventi frontali, con un momento dedicato alla presentazione di buone pratiche e spazio aperto per domande e discussione, e una seconda giornata caratterizzata dall’attività partecipativa con i laboratori di futuro condotti e moderati da Rocco Scolozzi e Antonio Furlanetto di SKOPÌA, società che supporta lo sviluppo di competenze di anticipazione basate sugli Studi di Futuro.

Al termine delle attività formative si è svolta una visita guidata al coronamento della Diga del Vajont e al Centro Visite del Parco Dolomiti Friulane di Erto e Casso, dedicato alla memoria degli eventi del 1963.

Il corso è rivolto agli Amministratori dei Comuni e delle forme aggregative degli stessi, interessati dal riconoscimento UNESCO e impegnati nella gestione del Bene. Gli Amministratori dei Comuni possono essere portavoce di nuovi orientamenti e nuove prospettive interpretative del Bene delle Dolomiti e rappresentano un importante riferimento per lo sviluppo di strategie di conservazione e valorizzazione.

Per valorizzare il riconoscimento UNESCO delle Dolomiti, un ruolo decisivo è giocato dalla capacità di riconoscerne il significato e di individuare possibilità di salvaguardia e valorizzazione ambientale, sociale, culturale ed economica per i territori e per le comunità coinvolte nella gestione del Patrimonio Mondiale Conoscenza, responsabilità, consapevolezza sono tre vertici ideali all’interno dei quali è possibile individuare un campo di azione per la messa a punto di strategie e attività per la valorizzazione del Sito UNESCO delle Dolomiti. L’azione formativa mira a divulgare la conoscenza del Patrimonio Mondiale e accrescere il senso di responsabilità delle comunità nella gestione dello stesso.

L’intento dell’iniziativa, avviata nel 2022, è quello di fornire agli amministratori le conoscenze e le opportune chiavi di lettura per operare nella divulgazione dei valori UNESCO. Gli amministratori delle diverse istituzioni, dagli Enti locali agli organismi intermedi fino alle Province e alle Regioni, rappresentano un riferimento fondamentale per lo sviluppo di strategie di valorizzazione delle Dolomiti.

La riflessione sulle responsabilità future nel tramandare e custodire il valore universale del Patrimonio Mondiale trova nell’intreccio tra le generazioni, non pensate come entità separate che si succedono l’una con l’altra, un tema di fondamentale importanza per sviluppare strategie e azioni di conservazione e valorizzazione.

Il corso si propone di raggiungere i seguenti obiettivi (alcuni di carattere generale trasversali a ogni edizione del percorso, altri di carattere particolare che sono relativi alla specificità della singola edizione):

 aggiornare le conoscenze degli amministratori locali rispetto al senso del riconoscimento, alla strategia di gestione del Bene, al sistema di governance;

 favorire il senso di appartenenza e creare un’occasione di scambio di esperienze tra amministratori di diverse provenienze territoriali interessate dal riconoscimento delle Dolomiti Patrimonio Mondiale;

 rendere consapevoli gli amministratori che la responsabilità sull’integrità e sulla gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale è frutto di programmi e azioni integrate adottate a vari livelli istituzionali;

 aumentare la consapevolezza del ruolo delle amministrazioni locali nella definizione di strategie e azioni di valorizzazione del Patrimonio Mondiale;

 favorire lo scambio tra la Fondazione Dolomiti UNESCO e le amministrazioni locali al fine di individuare campi di intervento e possibilità di azione comune;

 ipotizzare strategie e azioni per promuovere l’intreccio tra generazioni impegnate nella conservazione e valorizzazione del Patrimonio Mondiale.

1.1.Programma

Venerdì 3 ottobre 2025

Albergo Dolomiti, Sala Convegni - via A. Giordani, 4 - Claut (PN)

GENERARE DOLOMITI: IL PATRIMONIO MONDIALE E LE GIOVANI GENERAZIONI

Introduzione ai caratteri distintivi, sia sul piano tecnico-scientifico (valore estetico-paesaggistico e valore geologico-geomorfologico) che su quello ambientale, sociale, culturale ed economico, delle Dolomiti Patrimonio Mondiale. Riflessione sull’intreccio generazionale come snodo cruciale nella condivisione delle responsabilità e nel riconoscimento del ruolo attivo e passivo delle giovani generazioni nella tutela del Bene.

14.00 Accoglienza partecipanti e saluti istituzionali

Roberto Padrin, Presidente Fondazione Dolomiti UNESCO e Presidente della Provincia di Belluno

Gionata Sturam, Sindaco di Claut

Antonio Carrara, Presidente Parco Naturale Dolomiti Friulane e Sindaco di Erto e Casso

Giovanni Gardelli, Dirigente Generale Dipartimento Urbanistica, energia, catasto, tavolare e coesione territoriale, Provincia autonoma di Trento

14.15 Presentazione del percorso formativo. Ripensare le relazioni tra generazioni per la conservazione e valorizzazione del Bene Patrimonio Mondiale

Gianluca Cepollaro, TSM - STEP Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio

14.30 Il Patrimonio Mondiale, il ruolo della Fondazione Dolomiti UNESCO, le sfide per il futuro e il ruolo degli amministratori

Mara Nemela, Direttrice della Fondazione Dolomiti UNESCO

15.15

Dolomiti UNESCO: un patrimonio di cui “avere cura” con le generazioni di oggi per quelle di domani

Mauro Pascolini, Comitato Scientifico Fondazione Dolomiti UNESCO

16.00 Coffee break

16.30 Presentazione di buone pratiche nelle Dolomiti

 Friuli Venezia Giulia - L’ALTRA MONTAGNA. LE DOLOMITI DEL SILENZIO

Progetto di comunicazione e narrazione partecipata

 Trentino - CAMPOSAZ

Workshop itineranti di progettazione e autocostruzione in legno rivolto a giovani architetti, designer e artisti

17.15 Presentazione del Laboratorio di futuro

Antonio Furlanetto, futurista professionista, docente universitario (Master in Previsione Sociale, Università di Trento), analista di responsabilità civile, consulente per i sinistri esteri

Rocco Scolozzi, futurista professionista, ricercatore, docente universitario (Master in Previsione Sociale, Università di Trento), facilitatore di innovazioni sociali

17.45 Esplorazione di megatrend globali e i loro impatti locali

Attività di brainstorming e valutazione preliminare degli impatti locali di megatrend globali

20.00 Cena

Sabato 4 ottobre 2025

Parco Naturale Dolomiti Friulane - via Roma, 4 - Cimolais (PN)

LABORATORIO DI FUTURO: CHI E COME SI PRENDERÀ CURA DELLE DOLOMITI PATRIMONIO MONDIALE NEL 2050?

Nella fase di visioning creativo, i partecipanti sono accompagnati a immaginare le prossime identità collettive capaci di prendersi cura in modo innovativo del Patrimonio Mondiale delle Dolomiti. Successivamente, con il metodo del backcasting, si lavora in modo collaborativo per definire retrospettivamente le condizioni concrete intermedie, ancorate alle responsabilità attuali delle amministrazioni locali e capaci di orientare traiettorie d’azione nel lungo periodo.

09.00 Visioning creativo: lettera dalle future generazioni custodi

Esercizio di scrittura e visualizzazione collaborativa, sulla base dei megatrend focalizzati il giorno prima

10.30 Coffee break

11.00 Backcasting: tappe intermedie per rendere le visioni (o futuri desiderabili) possibili

Identificazione delle condizioni abilitanti intermedie e dei cambiamenti necessari alla visione, tenuto conto dei megatrend più rilevanti

12.00 Chiusura del laboratorio

Sintesi dei risultati e dichiarazione d’impegno da parte degli amministratori

13.00 Pranzo

VISITA ALLA DIGA DEL VAJONT

Visita guidata al coronamento della Diga del Vajont accompagnati da una guida del Parco Naturale Dolomiti Friulane. A seguire, visita all’esposizione permanente ospitata presso il Centro Visite del Parco Dolomiti Friulane di Erto e Casso dedicata alla memoria degli eventi del 1963.

15.00 Visita al coronamento della Diga del Vajont

Roberto Padrin, Presidente della Fondazione Vajont e Sindaco di Longarone

Antonio Carrara, Sindaco di Erto e Casso

Antonio Cossutta, guida naturalistica del Parco Naturale Dolomiti Friulane

16.30 Vista all’esposizione “La Catastrofe del Vajont - Uno spazio della memoria” presso il Centro Visite del Parco Dolomiti Friulane di Erto e Casso

Conoscenza, Responsabilità,

Il ruolo delle Amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale

2. SVOLGIMENTO DEL CORSO E PARTECIPAZIONE

La partecipazione al Corso “Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza. Il ruolo delle amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale” non ha previsto costi di iscrizione per i partecipanti ed ha compreso l’attività formativa nelle 2 giornate, le spese di vitto e pernottamento per la notte del 3 ottobre. Il corso si è tenuto tra Claut e Cimolais nell’area delle Dolomiti Friulane (Sistema n.4 delle Dolomiti Patrimonio Mondiale) e, per ragioni didattiche e organizzative, è stato richiesto ai partecipanti un impegno di frequenza per l’intera durata del percorso.

L’attività di promozione è avvenuta tra luglio e settembre 2025 in modo coordinato tra la Fondazione Dolomiti UNESCO, TSM|STEP Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, a cui è affidata l’organizzazione e segreteria del corso, e la Regione aut. Friuli Venezia Giulia. Le iscrizioni al percorso sono state chiuse il giorno 25 settembre 2025

Gli iscritti al percorso sono stati 42, i partecipanti effettivi 34, numero superiore al massimo di 30 inizialmente previsti e che rappresenta una riconferma dell’interesse per l’iniziativa rispetto all’edizione precedente che aveva registrato 36 iscritti nel 2024. Il numero degli amministratori iscritti si è suddiviso per genere, età e provenienza come riassunto delle seguenti tabelle.

di 60 anni 14

Provincia di Belluno 22

Prov. aut. di Bolzano - Alto Adige 0

Prov. aut. di Trento 6

Regione aut. Friuli Venezia-Giulia 6

34

Provenienza dei partecipanti

Provincia di Belluno

Prov. aut. di BolzanoAlto Adige

Prov. aut. di Trento

Regione aut. Friuli Venezia-Giulia

I materiali prodotti contestualmente all’organizzazione e realizzazione del corso sono stati i seguenti:

 Brochure di presentazione del corso e del programma dettagliato – disponibile online al link: https://www.dolomitiunesco.info/wp-content/uploads/2025/09/DEF_Brochure-per-amministratori2025.pdf ;

 Presentazioni degli interventi svolti nella prima giornata dai relatori, materiale messo a disposizione degli iscritti al corso;

 Relazione di approfondimento sugli obiettivi e metodologia di svolgimento del Laboratorio di Futuro: chi e come si prenderà cura delle Dolomiti Patrimonio Mondiale nel 2050? – materiale messo a disposizione degli iscritti al corso su specifica richiesta, a cura di SKOPÌA Anticipation Services (https://www.skopia-anticipation.it).

Il corso si è svolto secondo il programma descritto nel dettaglio al precedente paragrafo. All’approfondimento degli esiti del lavoro partecipativo svolto durante la seconda sessione, è dedicato il capitolo successivo della presente relazione.

3. REPORT WORKSHOP PARTECIPATIVO

3.1. Contesto, metodi e obiettivi del Laboratorio

Il workshop “Chi e come si prenderà cura delle Dolomiti Patrimonio Mondiale nel 2050?" si inserisce nel percorso formativo finalizzato a rafforzare la capacità delle comunità locali di gestire il Patrimonio Mondiale delle Dolomiti in modo sostenibile, inclusivo e lungimirante. L’edizione 2025 ha posto al centro del dibattito il rapporto tra generazioni nella gestione attuale e futura del Patrimonio delle Dolomiti.

La cornice teorica del laboratorio si basa su due pilastri fondamentali:

 Lo sviluppo sostenibile come responsabilità e lascito per le generazioni attuali e future. Le generazioni sono considerate nel Rapporto Brundtland (1987) che invita a soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri. Il principio è ulteriormente rafforzato dall’Articolo 9 della Costituzione Italiana, che impegna la Repubblica a tutelare l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle generazioni future.

 L’approccio anticipativo ai futuri possibili e desiderabili, che supera la logica della previsione lineare e di breve periodo per abbracciare una prospettiva plurima e adattativa. Immaginare futuri alternativi consente di costruire strategie robuste, in grado di adattarsi a scenari diversi e di anticipare le sfide in arrivo.

Il laboratorio del 4 ottobre 2025 ha adottato una metodologia ispirata al quadro delle competenze di previsione strategica (Association of Professional Futurists, APF), che include quelle descritte brevemente qui:

1. Framing (Inquadrare): definire una “buona” domanda di futuro è il primo passo per impostare esercizi di anticipazione o di previsione strategica utili a informare decisioni. Nel caso delle Dolomiti, la domanda centrale non è solo "come gestire il turismo di massa", ma anche "come creare un’economia montana sostenibile che preservi i valori UNESCO e risponda ai bisogni delle comunità locali attuali e future".

2. Scanning: esplorare le forze e segnali di cambiamento. Nell’occasione, l’esplorazione dei cambiamenti è stata una rapida rassegna dei megatrend, le forze di cambiamento caratterizzate da una grande inerzia in grado di influenzare le Dolomiti nei prossimi decenni. Ad esempio, tra questi, il cambiamento climatico, l’accelerazione tecnologica, l’urbanizzazione e le dinamiche demografiche rappresentano sfide e opportunità da integrare nelle strategie locali.

3. Futuring: identificare futuri alternativi, diversi dalle previsioni più probabili. Gli amministratori partecipanti hanno esplorato scenari plurimi per le Dolomiti nel 2050 con il metodo delle “future personas”, descritto sotto.

4. Visioning: definire e prendersi l’impegno per i futuri desiderabili e possibili. Dopo aver esplorato i possibili futuri, i partecipanti hanno identificato alcuni elementi dei futuri desiderabili per le Dolomiti nel 2050 e le condizioni abilitanti che li renderanno possibili, con il metodo backcasting.

Per rendere tangibili i futuri desiderabili, il laboratorio ha utilizzato due strumenti chiave:

 Futures Personas: Il metodo delle "future personas" consiste nella creazione di profili ipotetici di attori futuri che aiutano a immaginare futuri contesti di vita per le persone e le comunità. Questo approccio permette di definire strategie non solo sui dati, ma su “vite simulate”, rendendo le scelte politiche più empatiche e centrate sulle reali necessità delle persone. I partecipanti si sono immedesimati in possibili attori dei futuri desiderabili descrivendo elementi della loro qualità di vita, i loro bisogni e le loro aspirazioni. In particolare, hanno cercato di descrivere futuri possibili e desiderabili dal punto di vista di uno dei seguenti modelli (idealtipi) o “personas”:

• Operatore turistico

• Ospite ritornante

• Residente permanente

• Amministratore locale

 Backcasting: Partendo da una visione o futuro desiderato al 2050, i partecipanti hanno identificato a ritroso le condizioni abilitanti che dovrebbero verificarsi negli anni precedenti per rendere possibile e più probabile il futuro desiderato. Questo processo favorisce una pianificazione lungimirante e la presa di responsabilità per i cambiamenti nella comunità.

Per entrambi gli strumenti i partecipanti sono stati aiutati da apposite schede di lavoro

Scheda Future Personas

3.2. Visione 2050: Riflessioni dei partecipanti attraverso le Future Personas

I partecipanti hanno immaginato futuri possibili e desiderabili per le Dolomiti nel 2050 attraverso la creazione di "future personas". Queste personas rappresentano diversi concittadini futuri, ognuno con le proprie paure, speranze e aspetti della vita quotidiana. Qui una sintesi descrittiva delle riflessioni attraverso i temi comuni emersi.

1. Vivere bene in montagna: un nuovo equilibrio

Le future personas descrivono una qualità della vita che si sposta dalla pura disponibilità economica alla ricerca di un ritmo più lento e umano. Il benessere è inteso come equilibrio tra dimensione lavorativa, tempo per sé e relazioni.

Questa visione è incarnata trasversalmente dalle generazioni immaginate:

 Mario (23 anni, nel 2050) vede il benessere strettamente connesso al contatto diretto con la natura.

 Bianca Candida (35 anni) e Andrea (50 anni) esprimono il bisogno urgente di "tempo liberato" per la cura di sé, rifiutando un modello di lavoro totalizzante. Il tempo guadagnato grazie all'automazione non è vuoto, ma reinvestito nella salute fisica e nella vita di comunità.

2. Comunità che accolgono e relazioni vive

Le visioni dei partecipanti raccontano territori non più spopolati, ma abitati da comunità dinamiche e multiculturali. Non si tratta solo di vicinanza fisica, ma di interazione reale:

 Samir Yuri (53 anni) sottolinea l'importanza cruciale dei luoghi fisici di aggregazione come antidoto all'isolamento.

 Andrea vede un presente (futuro per noi) dove, nonostante la tecnologia, si torna a privilegiare i rapporti interpersonali diretti rispetto ai social network.

 Bianca constata (nel 2050) una rinnovata collaborazione tra residenti, suggerendo che la coesione sociale sia la vera infrastruttura di sicurezza del territorio.

L'inclusione, dunque, passa per una convivenza intergenerazionale vista come risorsa attiva contro lo spopolamento.

3. Un patrimonio fragile: tra paura e cura del territorio

La consapevolezza ambientale è il tema più sentito ed emotivamente carico. Il cambiamento climatico non è un'ipotesi, ma una presenza concreta nelle vite immaginate:

 C'è una forte preoccupazione, espressa chiaramente da Bianca ed Edoardo (25 anni), riguardo agli eventi climatici estremi, le tempeste e il dissesto idrogeologico che minacciano la sicurezza fisica.

 Tuttavia, questa paura si trasforma in cura attiva: la tutela del paesaggio non è conservazione statica, ma un equilibrio dinamico. Il territorio viene vissuto e protetto proprio perché, come ricorda Mario, è la fonte primaria del benessere psicofisico.

4. Economia, Lavoro e Tecnologia come strumenti (non fini)

Nel 2050, le attività economiche sono diversificate (turismo sostenibile, agricoltura, servizi) e supportate da una tecnologia onnipresente ma "invisibile" e governata eticamente.

 Tecnologia utile: per i giovani come Mario, la tecnologia avanzata è fondamentale per lo studio e la formazione a distanza, gli permettono di restare in montagna senza rinunciare alle opportunità globali.

 Lavoro sostenibile: il lavoro a distanza e le nuove imprenditorialità sono visti come strumenti di radicamento, purché garantiscano quell'equilibrio vita-lavoro, tanto richiesto da Andrea.

5. Governare l'incertezza: il ruolo della politica locale

Nonostante le visioni positive, il futuro è attraversato da incertezze che richiedono una risposta istituzionale forte. Le paure di Andrea e Bianca sulla stabilità politica ed economica, unite al bisogno di sicurezza fisica espresso da Edoardo, delineano un mandato preciso per gli amministratori locali.

La politica non deve solo gestire l'esistente, ma agire come "custode del futuro": facilitando la partecipazione, garantendo servizi essenziali e proteggendo la comunità dalle instabilità globali e climatiche. La resilienza delle comunità montane dipenderà dalla capacità di trasformare queste paure individuali in progetti collettivi di adattamento.

3.3. Dalle visioni alle condizioni abilitanti: sintesi dell’esercizio di Backcasting

Nella seconda parte del workshop, i partecipanti hanno identificato le condizioni abilitanti necessarie per raggiungere un futuro desiderabile. Qui una sintesi delle principali tematiche emerse.

2050 - Scenario Desiderabile

I territori delle Dolomiti nel 2050 sono immaginati come “ordinati”, curati e trasformati nel paesaggio, con un aumento delle aree boschive e vigneti. I valori guida includono il rispetto della natura, la sostenibilità ambientale e turistica, e una maggiore inclusività. Gli attori chiave sono i residenti, gli amministratori e i turisti consapevoli. Gli indicatori visibili di questo scenario includono un aumento della superficie coltivata, il recupero edilizio, un maggiore ordine e cura, un aumento dei residenti e dei turisti, e un miglioramento dei servizi.

2040 - Condizioni Abilitanti

Per raggiungere lo scenario desiderabile del 2050, i partecipanti hanno identificato diverse condizioni abilitanti per il 2040:

 Cambiamento Climatico: aumento delle temperature medie e dell'umidità in pianura, aumenta l’attrattività della montagna (se supportata tecnologicamente).

 Politiche di Sostegno: mantenimento delle politiche di sostegno alla residenzialità e ai servizi,

disponibilità di nuovi alloggi.

 Progetti di Tutela idrogeologica: conclusione dei progetti per la tutela dell’assetto idrogeologico.

 Infrastrutture tecnologiche: punti di incontro e formazione tecnologica, lavoro-studio remoto (hub) per studenti, residenti e imprenditori.

2030 - Condizioni Abilitanti

Per il 2030, le condizioni abilitanti includono:

 Formazione e Educazione: corsi di formazione ed educazione al patrimonio, finanziamento della ricerca per analisi e previsioni per il 2050.

 Lavoro Remoto: aziende che propongono periodi di lavoro remoto in montagna nei picchi di temperature.

 Infrastrutture: inizio lavori per nuovi alloggi e aperture di punti di incontro.

 Sensibilizzazione: sensibilizzazione della popolazione e progetti di incontri multiculturali.

 Riqualificazione: riqualificazione del patrimonio esistente.

2026 - Il mio 15%

I partecipanti hanno identificato azioni immediate che possono essere intraprese da loro stessi per avviare il processo verso il futuro desiderabile:

 Partecipazione ai Corsi: partecipazione ai corsi della Fondazione Dolomiti UNESCO per creare rete e potenziare le idee.

 Coinvolgimento della Comunità: coinvolgimento della comunità nei processi decisionali.

 Progettazione e Finanziamenti: progettazione e richiesta di finanziamenti.

 Promozione del Territorio: attività di promozione del territorio da parte dei residenti, coinvolgendo associazioni locali.

 Formazione Ambientale: formazione educazione ambientale per scuole, cittadinanza e amministratori.

3.4. Un esercizio nell’esercizio: un piano strategico e tre narrazioni (possibili)

Le riflessioni riportate evidenziano come i partecipanti vedano un futuro in cui il territorio è preservato e la comunità è attivamente coinvolta nella sua gestione e sviluppo. Le condizioni abilitanti includono misure concrete per affrontare il cambiamento climatico, migliorare le infrastrutture e promuovere la sostenibilità. Sulla base di questi elementi abbiamo immaginato elementi per un Piano Strategico Integrato 2026-2050, traducendo la sequenza del backcasting in una parziale roadmap, un percorso evolutivo dal "mio 15%" allo scenario desiderabile.

FASE 1: ATTIVAZIONE E RESPONSABILITÀ (Oggi - 2026)

Il "Mio 15%": Azioni innescanti a basso costo e alto impatto nel lungo periodo. Questa è la fase dell'impegno individuale e della semina culturale. Non servono grandi opere, ma un cambio di mentalità.

 Formazione e Rete: partecipazione massiccia ai corsi della Fondazione Dolomiti UNESCO per creare un linguaggio comune tra amministratori e cittadini. Investimento sui giovani tramite borse di studio vincolate (formazione all'estero con rientro di competenze).

 Cura Simbolica: azioni visibili di manutenzione civica come pulizia di sentieri e fontane, recupero di piccoli spazi degradati. È la riappropriazione fisica del territorio.

 Progettazione: revisione dei piani regolatori per favorire spazi aggregativi e avvio della progettazione tecnica per le future infrastrutture sostenibili.

FASE 2: SPERIMENTAZIONE E CONNESSIONI (2030)

Il Laboratorio a cielo aperto.

Il 2030 è l'anno dei primi progetti pilota conclusi. Si testano le soluzioni tecnologiche e sociali che diventeranno standard.

 I "Nomadi Climatici": le aziende iniziano a strutturare periodi di lavoro remoto in montagna durante i picchi di calore in pianura. Il territorio si attrezza per accogliere questi residenti temporanei.

 Tecnologia Immersiva: introduzione di visori AR e tecnologie avanzate per la formazione a distanza e la valorizzazione del patrimonio.

 Cantieri Pilota: avvio dei primi recuperi edilizi a fini abitativi e creazione di hub multiservizi nei borghi.

 Alleanze: nascono le prime cordate pubblico-private stabili per finanziare la ricerca e l'innovazione sociale.

FASE 3: CONSOLIDAMENTO E ADATTAMENTO (2040)

Le infrastrutture sono a regime.

Le sperimentazioni del 2030 diventano sistema. Il territorio è strutturalmente pronto a gestire il cambiamento climatico.

 Gestione incertezza Idrogeologica: completamento e manutenzione preventiva delle opere di tutela (bacini idrici, consolidamenti). L'adattamento al clima non è più emergenza, ma gestione ordinaria.

 Uniformità Normativa: le regole tra i diversi territori che condividono il Patrimonio Mondiale sono armonizzate, eliminando la frammentazione burocratica.

 Welfare e Lavoro: il modello lavorativo si è evoluto: si consolida la settimana lavorativa corta e un forte welfare aziendale che permette di bilanciare vita e lavoro in montagna.

 Politiche Abitative: le strutture accoglienti per tutte le fasce di età e gli asili nido diffusi sono pienamente operativi, sostenendo il ripopolamento o mantenimento delle comunità.

ARRIVO: VISIONE 2050: "Patrimonio Abitato e Curato"

La Comunità persegue un equilibrio dinamico tra uomo e natura, immaginato nella visione di partenza. Nel 2050, le Dolomiti sono un territorio ordinato, coltivato (vigneti, boschi gestiti) e densamente abitato, dove la presenza umana è necessaria alla tutela.

 Valori Guida: Rispetto, Inclusione, Responsabilità Intergenerazionale.

 Il Risultato: non un museo, ma una comunità vitale. Il turismo è consapevole, i residenti sono aumentati e il paesaggio riflette una "cura" quotidiana visibile.

3.5. Considerazioni metodologiche, conclusioni e indicazioni

Le riflessioni riportate sono da intendersi come esiti di un evento formativo dimostrativo, quindi inevitabilmente limitate in termini di indicazioni strategiche, l’intento è stato accendere l'interesse verso un pensiero strategico, più che sviluppare un vero processo di previsione partecipativo (participatory foresight). Riguardo questi limiti, come facilitatori e futuristi professionisti, riportiamo alcune osservazioni.

In una sessione di sole 3,5 ore i partecipanti hanno dovuto familiarizzare con concetti (nuovi per quasi tutti) di future personas e backcasting, sviluppare idee e trascriverle. In questo tempo è tecnicamente impossibile rompere i modelli mentali consolidati (bias cognitivi).

Raccogliendo i commenti finali dei partecipanti (in chiusura del workshop) e integrando nostre considerazioni, si conclude con una serie di spunti:

 Empatia e comprensione tra attori e tra generazioni: le future personas rendono concreti i futuri desiderabili, facilitando la comprensione delle sfide e delle opportunità per diverse categorie di attori e diverse generazioni, queste dimensioni sono spesso assenti nei processi decisionali tradizionali. Questo modo di ragionare sposta l’attenzione da indicatori puramente economici (dell’oggi) a dimensioni qualitative: relazioni sociali, salute, tempo, senso di appartenenza.

 Responsabilità condivisa per un bene comune: laboratori come questo possono promuovere una cultura della co-progettazione tra amministratori e comunità locale, rafforzando il senso di appartenenza e la responsabilità verso il territorio. Il Patrimonio Mondiale non è percepito come un vincolo normativo, ma come un’eredità da trasmettere e rinnovare. Questa narrazione condivisa evidenzia un passaggio chiave: dal patrimonio come oggetto da proteggere al patrimonio come processo, che richiede cura continua, competenze e responsabilità intergenerazionale. Il metodo del backcasting, favorisce questa lettura dinamica, collegando la tutela a scelte quotidiane e politiche pubbliche di lungo periodo.

 Innovazione sociale e democrazia come leve strategiche: le strategie immaginate sono centrate sulle reali necessità delle persone e del territorio, favorendo soluzioni creative e sostenibili. I futuri desiderabili sono quelli in cui le persone scelgono di vivere nei territori dolomitici perché vi trovano opportunità, ascolto e possibilità di incidere. Il laboratorio ha reso evidente come le politiche per l’abitare e i servizi dovrebbero essere anche politiche per la democrazia locale.

 Speranza e paura come risorse per il pensiero anticipante: emerge con chiarezza la coesistenza di speranze e timori. Lontano dall’essere un limite, questa oscillazione rappresenta una risorsa per il lavoro anticipante: rende visibili le tensioni, le fragilità e i nodi critici su cui intervenire oggi. Le future personas si confermano uno strumento utile per affrontare l’incertezza non attraverso previsioni, ma attraverso l’immaginazione guidata e condivisa.

L'adozione di questo approccio orientato ai futuri risponde a una precisa responsabilità etica e politica, in linea con i valori UNESCO:

 Responsabilità Intergenerazionale: le decisioni prese oggi non devono compromettere, ma arricchire le opportunità di chi abiterà le Dolomiti domani. L'esercizio di visioning serve a immaginare come il "patrimonio" sia tramandato, resiliente e vivo.

 Dall'emergenza alla strategia: in un'epoca di policrisi, l'amministratore è spesso costretto a rincorrere le urgenze. L’approccio ai futuri possibili allena a "alzare lo sguardo", permettendo di anticipare i problemi prima di intraprendere percorsi non funzionali o non adattabili a condizioni diverse dal presente.

 Da soluzioni per oggi a sfide adattative: immaginare scenari alternativi e vite di persone future riduce la paura dell'ignoto. Sapere che esistono più futuri possibili ci rende più flessibili e pronti a convivere con sfide adattative, a pensare strategiche funzionali in diversi presenti futuri, a trasformare l'incertezza da minaccia a spazio di opportunità progettuale.

In termini più operativi, dalle riflessioni dei partecipanti abbiamo distillato cinque raccomandazioni strategiche per i decisori locali:

1. Investire in spazi fisici di aggregazione ("Infrastrutture di Comunità")

 Perché: i cittadini (es. i futuri Samir, Andrea) segnalano un forte bisogno di contatto umano diretto per contrastare l'isolamento tecnologico.

 Azione: creare o riqualificare luoghi polifunzionali che favoriscano l'incontro intergenerazionale e l'inclusione dei nuovi residenti, rendendo la socialità un servizio essenziale al pari di strade e acquedotti.

2. Promuovere politiche del "tempo liberato" e del benessere

 Perché: la richiesta trasversale (da Mario ai più anziani) non è solo economica, ma di qualità della vita e ritmi più lenti.

 Azione: sostenere servizi di prossimità (asili, assistenza giovani e anziani, mobilità smart) che riducano il carico burocratico e logistico sulle famiglie, liberando tempo per la cura di sé e delle relazioni.

3. Governance attiva del territorio contro il rischio climatico

 Perché: la paura più concreta e diffusa (espressa da Bianca ed Edoardo) riguarda la fragilità idrogeologica e gli eventi estremi.

 Azione: passare dalla gestione dell'emergenza alla prevenzione strutturale. Coinvolgere la comunità nella cura del paesaggio non come museo, ma come sistema vivo che necessita di manutenzione costante e agricoltura di presidio.

4. Garantire connettività e formazione per trattenere i giovani

 Perché: i giovani (come Mario) vogliono restare in montagna ma senza rinunciare alle opportunità di studio e lavoro globali.

 Azione: assicurare che la tecnologia sia un'infrastruttura abilitante (banda ultralarga, spazi co-working)

per permettere lo studio avanzato e il lavoro da remoto, rendendo la montagna competitiva per i nomadi digitali e i giovani professionisti.

5. Adottare un metodo di "co-progettazione anticipante"

 Perché: l'incertezza politica ed economica genera ansia nei cittadini.

 Azione: l'amministrazione può agire come garante di stabilità. I processi decisionali non calati dall'alto, ma costruiti attraverso l'ascolto continuo e orientati al futuro (come in questo workshop), possono trasformare le paure individuali in una visione collettiva condivisa e trasparente.

4. QUESTIONARI DI VALUTAZIONE

Per monitorare gli esiti delle attività formative, la Fondazione Dolomiti UNESCO ricorre a rilevazioni per mezzo di un questionario rivolto ai destinatari delle stesse. Il sondaggio, nel caso specifico, include 5 diverse sezioni con domande a risposta multipla e la possibilità di raccogliere suggerimenti e osservazioni sotto forma di risposta aperta. Le domande sono costruite per permettere ai partecipanti di restituire una valutazione in completo anonimato e sono l’occasione per monitorare il raggiungimento degli scopi del progetto nonché per capire come migliorare le iniziative stesse.

Al fine di permettere la comparazione dei risultati tra iniziative diverse e soprattutto il confronto nel tempo, i quesiti sono pensati per indagare di volta in volta in modo specifico i seguenti ambiti di valutazione: gradimento dell’iniziativa, capacity building (quanto l’iniziativa abbia contribuito a sviluppare competenze e capacità in relazione allo sviluppo sostenibile auspicato dal progetto), consapevolezza (quanto l’iniziativa abbia favorito la diffusione della consapevolezza del Patrimonio Mondiale) e organizzazione (quanto sia stato adeguato l’aspetto organizzativo).

Al termine del corso “Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza. Il ruolo delle amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale” è stato somministrato ai partecipanti il questionario di valutazione, raccogliendo 29 restituzioni rispetto ai 34 questionari distribuiti, pari all’85% del totale degli iscritti. Si riportano di seguito in formato grafico gli esiti delle risposte registrate per le cinque sezioni contemplate dal questionario; non vengono invece categorizzate le risposte aperte (mai alternative a quelle a scelta multipla, bensì di approfondimento), che vengono quindi riportate separatamente sotto forma di elenco

Suggerimenti e osservazioni

 Organizzare più incontri con gli amministratori locali. Necessità di fare rete.

 Staff docenti: ho espresso un punteggio MEDIO ma preciso che è OTTIMO per la seconda giornata e MEDIO per la prima.

 Organizzare maggiori momenti di incontro come questi per creare ulteriore sinergia tra gli amministratori e le realtà locali, sarebbe bello fare un percorso che preveda ulteriori progettualità da riuscire a realizzare.

 Riversare le conclusioni degli incontri sugli amministratori, in particolare quelli nuovi.

 Più incontri formativi e informativi sulla Fondazione, sui progetti e attività. Tutor più vicini ai gruppi di lavoro.

 Più tempo per i workshop. Presenza di un facilitatore sui tavoli.

 Escono nuovi spunti e conoscenze. Ci sono molte differenze soprattutto tra le Regioni, tuttavia con l’ottica propositiva che esce dall’attività in gruppo, si ha l’energia per pensare positivamente per il futuro.

I 9 SISTEMI DELLE DOLOMITI PATRIMONIO MONDIALE

Rete della Formazione e della Ricerca Scientifica

Fondazione Dolomiti UNESCO

Questa attività è inserita nel progetto “Capacity building. Rafforzare il capitale sociale e territoriale del Sito Dolomiti Patrimonio Mondiale (WHS) per uno sviluppo duraturo e sostenibile delle Comunità locali”, realizzato con il contributo del Fondo Comuni Confinanti.

Loc. Acquabona 30 - 32043 Cortina d’Ampezzo (BL) T. +39 0436 867395

E. info@dolomitiunesco.info - www.dolomitiunesco.info

Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio

Via Giusti 40 - 38122 Trento T. +39 0461.020060

E. step@tsm.tn.it - www.tsm.tn.it

Pelmo, Croda da Lago
Marmolada
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Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi e Vette Feltrine
Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave
Dolomiti Settentrionali / Nördliche Dolomiten
Puez-Odle/Puez-Geisler
Sciliar-Catinaccio, Latemar / Schlern-Rosengarten, Latemar Bletterbach
Dolomiti di Brenta

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