«Il collegamento sciistico Cortina-Arabba non migliorerà la mobilità sui passi: chi lo afferma non sa cosa dice». E' schietto e diretto il pensiero del comitato popolare Ju le mán da nosta tiera che si esprime, attraverso il portavoce Denni Dorigo, all'indomani della giornata in cui è stata rispolverata l'idea di unire Ampezzano e Fodom con nuovi impianti di risalita e piste da sci. «ZAIA VENGA A VEDERE» «I cittadini di Livinallongo - sottolinea Dorigo - questo progetto non lo vogliono e sono pronti alle barricate: il presidente Zaia venga di persona a visitare questi luoghi e capirà che le tesi assurde che sta portando avanti non stanno in piedi e soprattutto non sono ciò di cui la nostra gente ha bisogno». TERRITORIO VERGINE Il progetto Cortina-Arabba via sci, attraversando la zona denominata Settsass, ha ricevuto fin dall'inizio il secco no della popolazione di Livinallongo (e anche dell'Amministrazione guidata dal sindaco Leandro Grones). «Sarebbe una profonda violenza a un territorio incontaminato che, tra l'altro, accoglie ancora innumerevoli resti di caduti della Prima guerra mondiale», diceva all'epoca il comitato. E ora, che il percorso sciistico viene giudicato da Regione e associazioni di categoria ideale anche per alleggerire il traffico dei valichi, il sodalizio rincara la dose: «Il voler unire le valli dolomitiche con impianti sciistici, svuotando così i passi dal traffico stradale, è una bufala a cui può credere solo chi non conosce il territorio. Se si vuole continuare a sostenere questa ridicolaggine si abbia almeno il coraggio di venire qua spiegando, alla luce del sole, come questa assurdità sarebbe possibile confrontandosi con le comunità locali». «NON SIAMO STUPIDI» Il comitato non le manda a dire e aggiunge: «La gente non è stupida e ha capito che queste sono delle motivazioni inventate ad hoc per sostenere gli interessi di pochi. Non servono tecnici o consulenze universitarie per capire che un turista che alloggia ad Arabba non potrà mai arrivare a Cortina utilizzando solamente gli impianti di risalita senza muovere la macchina. Ciò è presto dimostrato: si tratterebbe di salire su almeno dieci impianti di risalita, di cui metà ancora da progettare e costruire, con chilometri e dislivelli da percorrere a piedi fra un impianto e l'altro e con un costo da sostenere per ogni singolo passeggero fuori da ogni logica. Se si vuole pensare a collegare le valli, togliendo il traffico dai passi, l'unica soluzione sono i tunnel sotterranei: basterebbe prendere come esempio la rete viaria del Tirolo. Tutto il resto è fumo negli occhi per convincere qualche Ministero di Roma sulla bontà di progetti calati dall'alto e privi di qualsiasi tipo di sostenibilità (né ambientale né economica) e che, lo ricordiamo, non sono proposti e voluti dai nostri imprenditori locali ma dai soliti noti che vedono le nostre valli solo come un parco giochi da sfruttare a loro piacimento». Raffaella Gabrieli
TRENO DELLE DOLOMITI: GLI AGGIORNAMENTI Corriere delle Alpi | 1 Settembre 2021 p. 17 Treno delle Dolomiti, un gruppo per stabilire il tracciato migliore BELLUNO Un gruppo di lavoro congiunto per delineare le soluzioni progettuali più opportune rispetto al tracciato del Treno delle Dolomiti. Il consiglio provinciale, riunitosi ieri a Valle di Cadore, ha approvato il Protocollo d'intesa con la Regione Veneto e Rfi per attuare gli approfondimenti necessari a realizzare il prolungamento della ferrovia bellunese. Nel protocollo vi è anche una voce che suona come un ritorno all'anno zero, perché il gruppo di lavoro, che sarà coordinato da un componente indicato dalla Regione Veneto, dovrà stabile quale percorso sarà più idoneo a garantire la sostenibilità del Treno delle Dolomiti. Nel gruppo potranno entrare i rappresentanti degli enti locali interessati e tecnici esperti in materia. La Provincia ha dunque approvato la proposta delle Regione e nominerà all'interno del gruppo un suo rappresentante. In consiglio di ieri ha dato anche il via libera allo stanziamento di 16.500 euro ad integrazione della somma di 100 mila euro già stanziata per la messa in sicurezza della fermata Dolomitibus in via Meassa, a Levego. Da anni i residenti e il Comune di Belluno chiedono una soluzione per la fermata che si trova lungo la strada provinciale 1, sempre molto trafficata e pericolosa per i pedoni. A questo punto la cifra stanziata è sufficiente a coprire i costi e si prevede la realizzazione di un percorso pedonale a lato della Sp 1 "della Sinistra Piave" per l'accesso alla fermata del servizio pubblico extra urbano in località Oltrevalle - via Meassa. I consiglieri di Palazzo Piloni hanno anche dovuto fare un passo indietro rispetto al canone patrimoniale unico che stabiliva, sulla base della proposta del direttore generale di Veneto Strade, anche i costi a carico di e-Distribuzione per l'occupazione permanente del territorio provinciale con cavi e condutture. La tariffa stabilita era superiore a quella indicata dalla legge nazionale e e-Distribuzione ha fatto ricorso al Tar. La nuova tariffa non è mai entrata in vigore, perché è recentissima. La Provincia ha quindi dovuto rientrare nei parametri fissati dalla legge, anche allo scopo di chiudere subito il contenzioso al Tar. La nuova tariffa unitaria sarà dunque di 0,30 euro a utente, mentre l'importo annuo minimo sarà di 800 euro.