Rassegna Stampa Dolomiti UNESCO | Luglio 2022

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p.15 Righetto: “Guai smettere di camminare in montagna” ROCCA PIETORE «Non dobbiamo smettere di camminare in montagna. Noi siamo parte di questo paesaggio e, come diceva Mario Rigoni Stern, abbiamo senso di esistere solo se ce ne facciamo custodi. I fatti luttuosi di alcuni giorni fa non devono farci dimenticare che questi luoghi hanno un loro flusso vitale che a causa della crisi climatica sta subendo uno stillicidio luttuoso, permanente, che richiama a una responsabilità condivisa». Così lo scrittore Matteo Righetto, per la seconda volta protagonista del trekking letterario organizzato dalla Fondazione Dolomiti Unesco nell'ambito della rassegna "Incontri d'alt(r)a quota".Quest'anno l'evento era previsto lungo il sentiero che conduce al rifugio Falier, lungo la Val Ombretta, sotto la parete d'argento della Marmolada, e lì si è svolto regolarmente per riflettere, in modo partecipato, su quanto avvenuto il 3 luglio scorso e ripensare ai nostri modi di vivere e abitare la montagna al cospetto della crisi climatica. «Questo ambiente unico al mondo» ha aggiunto Righetto, «va riscoperto attraverso il suo genius loci e dobbiamo avere il coraggio di interpretarlo in una chiave nuova, sostenibile, come stiamo facendo con questa camminata. Abbiamo bisogno soprattutto delle comunità locali perché quello che stiamo attraversando non è solo un patrimonio mondiale, è prima di tutto un patrimonio locale e proprio dalle comunità locali deve ripartire la consapevolezza dell'importanza della sua salvaguardia». «È importante essere qui, mettere ancora una volta i piedi sui sentieri delle Dolomiti», sono le parole di Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, «ed è importante anche trovare le parole che ci consentono di cambiare la nostra relazione con il bene ambientale che dobbiamo custodire. Possiamo scegliere di parlare, ad esempio, di crisi climatica, anziché di cambiamento; possiamo ribadire l'imprevedibilità di eventi puntuali come quello del tre luglio, senza con questo negare la prevedibilità del fatto che sempre più spesso dovremo affrontare eventi estremi. Possiamo parlare di prudenza in montagna, anziché di sicurezza, termine che pare sottintendere un rischio zero che non esiste. Possiamo parlare di escursionisti e non di turisti, termine che appiattisce la fruizione della montagna su un piano ludico. Dobbiamo considerare la montagna come un ambiente da vivere, conoscere, interrogare e rispettare. Dietro la scelta delle parole c'è la responsabilità che dobbiamo condividere a livello politico, amministrativo, economico e sociale, a cominciare dalle comunità locali». Il tema del rapporto tra globale e locale, soprattutto in merito alle scelte da compiere per contenere la crisi climatica, è stato al centro delle riflessioni condotte da Matteo Righetto lungo il cammino guidato dagli accompagnatori di media montagna Laura Olivotto e Tommaso Zamarchi. Ascoltare il messaggio della natura richiama, in ultima istanza, ancora una volta alla responsabilità dell'uomo, riaffermata simbolicamente dai circa 40 partecipanti in Val Ombretta, dove si trova il centro geografico delle Dolomiti Patrimonio Mondiale.Non poteva mancare il contributo di chi, come i rifugisti, affronta in prima linea queste problematiche, sia per quanto riguarda la frequentazione consapevole della montagna sia per la custodia dell'ambiente dolomitico, di cui sono le prime sentinelle: «Non è solo il caldo di giugno ad aver provocato gli eventi del 3 luglio. È il caldo degli ultimi vent'anni», afferma Dante Del Bon, gestore del rifugio Falier, da dove ha osservato i cambiamenti avvenuti nei decenni di gestione da parte della sua famiglia, giunta in Val Ombretta nel 1953. --© RIPRODUZIONE RISERVATA

CRISI IDRICA L’Adige | 16 luglio 2022 p. 11, segue dalla prima La grande sete d'acqua dei rifugi Il grande caldo richiama tanti turisti in quota ma anche i rifugi soffrono la sete, a causa della grave carenza d'acqua. C'è chi ha accorciato i tempi delle docce a gettone per gli escursionisti, e chi invece usa delle bacinelle per lavare i piatti. Franz Nicolini, gestore del Pedrotti, invece è stato costretto a prevedere 2,5 chilometri di tubi per riuscire a captare un rivolo essenziale: «A volte sembra che giù in valle siate sordi ai nostri problemi. Siamo in piena emergenza». C'è chi ha accorciato i tempi delle docce a gettone, e chi invece usa delle bacinelle per lavare i piatti limitando al massimo l'uso dell'acqua corrente, chi cerca di spiegare che l'acqua in quota è merce rara e preziosa, e perfino chi, per riuscire a captare un rivolo essenziale arriva a tirare anche 2,5 chilometri di tubi tra le montagne. È il caso del gestore del Pedrotti, in Brenta, Franz Nicolini, che mostra con rassegnazione il lungo serpentone di gomma che darà sollievo, almeno per un po', al suo rifugio. L'estate 2022 va molto bene dal punto di vista delle affluenze turistiche, ma va molto male per quanto riguarda l'approvvigionamento idrico. Va detto, innanzitutto, che in montagna l'acqua è scarsa. A dispetto delle pubblicità e dei pregiudizi che associano valli verdi e boschivi a torrenti e cascate, in alta quota l'acqua arriva o dall'alto come pioggia, o dal basso come sorgenti in quota e scioglimento delle nevi o dei

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