Fondazione Dolomiti Dolomites Dolomiten Dolomitis UNESCO
RASSEGNA STAMPA APRILE 2018
1 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
PRINCIPALI ARGOMENTI DEL MESE DI APRILE: INTERVISTE
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LE DOLOMITI UNESCO AL TRENTO FILM FESTIVAL
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RICERCA SCIENTIFICA NELLE DOLOMITI
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FOSSIL SEA CHALLENGE
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DOLOMITI NEL MONDO
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NOTIZIE DAI SOSTENITORI
15
NOTIZIE DAI PARCHI
21
NOTIZIE DAI RIFUGI
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EVENTI PATROCINATI
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PASSI DOLOMITICI
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DOLOMITI DI SUCCESSO
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2 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
INTERVISTE Trentino | 4 Aprile 2018
«Un sito Unesco rimanga bene prezioso» di Gianpaolo Tessari TRENTO «Dobbiamo farci una domanda: vogliamo che i turisti sulle Dolomiti trovino un dj che si potrebbe benissimo esibire a Milano o che queste zone rimangano qualche cosa di eccezionale, un patrimonio dell'Umanità come lo sono appena 200 siti in tutto il mondo»? A chiederselo è Marcella Morandini, direttore della Fondazione Dolomiti Unesco. Lo spettacolo in quota di Bob Sinclair nel parco divide: chi lo ha trovato un'occasione di promozione turistica di grande 3 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
impatto e chi teme per la delicatezza del sito. Morandini, l'Unesco non detta regole su cosa fare in un territorio che ottiene il suo riconoscimento? «Il riconoscimento Unesco è, in pratica, una certificazione di qualità. Deve dimostrare che possiedi qualche cosa di eccezionale: nel caso delle Dolomiti l'abbiamo ricevuta per la geologia e per il paesaggio. Questo riconoscimento, per esempio, non vale per gli aspetti naturalistici, come possono essere i biotopi. Sono due cose diverse. Unesco certifica l'eccezionalità di un posto, come è accaduto nel nostro caso, ma non dà regole sulla gestione, così come non concede finanziamenti».Chi deve dunque vigilare?«Sono le comunità locali che hanno scelto di chiedere l'iscrizione in questa lista. Una volta che l'hanno ottenuta si impegnano a mantenere l'integrità del sito dal punto di vista paesaggistico e geologico, utilizzando gli strumenti che sono già in loro possesso. Ovviamente i parchi sono un pilastro fondamentale, nella normativa vigente, con i piani urbanistici. Dunque, ottenuto il riconoscimento Unesco, non si hanno degli strumenti di tutela aggiuntivi a quanto era in vigore in precedenza. Questo però innesca un ragionamento diverso».Quale?«Richiedere l'iscrizione ad una lista che comprende 200 siti, duecento in tutto il mondo, comporta una grande responsabilità. Vuole dire che si sceglie poi un percorso per lo sviluppo sostenibile, per il mantenimento dell'integrità, ecc. Poi ogni territorio è libero di scegliere che tipo di sviluppo vuole avere, su quale promozione turistica puntare. Certo, c'è stata in origine una visione unica che, a suo tempo, ha portato al riconoscimento della candidatura».Voi Fondazione non potete dire dei no?«La Fondazione non è qualche cosa di terzo rispetto alle amministrazioni: in un unico tavolo siedono le Province di Trento e Bolzano, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia. Mi chiede se il Comune di Andalo ci ha domandato un parere se organizzare o meno l'evento di Pasqua nel parco? No, cercare la promozione è un aspetto che appartiene alla loro autonomia». Che tipo d'approccio servirebbe?«Ci si può confrontare su che cosa sia più lungimirante per promuovere un patrimonio dell'umanità: se sia meglio valorizzare la sua unicità o se confrontarsi con altri posti che non hanno il valore delle Dolomiti. Questo è un mio pensiero personale, non da direttrice della Fondazione che non ha un potere autorizzativo». Morale, direttore?«Ho letto sul Trentino che ad Andalo ci si rallegra che il turista di Milano sia rimasto contento di un concerto all'altezza di una grande località. E così torniamo alla domanda iniziale...».
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LE DOLOMITI UNESCO AL TRENTO FILM FESTIVAL L’Adige | 22 Aprile 2018 p. 55 Il «campo base» sulla montagna Il Festival è diventato sempre più un punto di riferimento internazionale non solo per gli addetti ai lavori e gli appassionati di cinema, ma anche per tutti coloro che frequentano o sono attratti dalle «terre alte». Sin dalla sua nascita, l'internazionalità è stata la caratteristica saliente della rassegna, considerata una vera e propria finestra sulle montagne del mondo, ma anche sull'alpinismo trentino, grazie allo stretto rapporto con le società Sat e Sosat, da sempre impegnate a «contaminare» la vita alpina con quella urbana, diffondendone la conoscenza e il rispetto e promuovendone l'identità. Che altro non è che l'identità di un'intera terra, quella trentina. In questi 66 anni di vita il Festival non ha mai tradito le proprie origini ma, anzi, ne ha ampliato gli orizzonti: dall'alpinismo all'avventura, dall'esplorazione all'antropologia, a tutto ciò che evoca e ha come sfondo la montagna, con i suoi problemi, le sue passioni, le difficoltà e i vantaggi della vita in alta quota. Le sezioni innovative e le iniziative che in questi anni si sono aggiunte alla struttura originaria della manifestazione - a cominciare dal festival internazionale dell'editoria di montagna «Montagnalibri», gli incontri con gli autori e gli editori, il «Tff Family», il «Trento Film Festival 365» (con le proiezioni, tutto l'anno, dei migliori film della rassegna realizzate in collaborazione con le sedi della Sat, del Cai, enti e istituzioni in Italia e all'estero), i rapporti con il mondo della scuola e dell'Università degli studi di Trento, la Fondazione Dolomiti Unesco, la città di Bolzano - debbono essere ulteriormente implementate da nuove attività che caratterizzino ancora di più il Festival come un unicum nel suo genere a livello internazionale. Nel tempo, il Trento Film Festival è diventato un grande prodotto corale rivolto a un pubblico sempre più ampio, specchiando la cultura delle terre alte e ampliando sempre di più la vista sulle montagne di tutto il mondo, le loro vallate e le popolazioni che vi abitano. Una montagna intesa sia come limite imposto all'uomo, sia come limite che l'uomo pone a sé stesso nell'affrontarla o nel viverla e che può rappresentare anche un'interessante fonte di reddito in grado di garantire benessere e sviluppo economico. Oggi c'è bisogno di fermarsi per riflettere e il Festival, come avviene in un vero e proprio campo base o in un rifugio, luoghi privilegiati d'incontro e di discussione, può contribuire ad accrescere la sensibilità e la consapevolezza su tre valori circolari, che sono anche strategie, che ruotano, appunto, attorno alla montagna: l'identità territoriale, che va rafforzata; la sostenibilità ambientale che va favorita; la diffusione della responsabilità territoriale, che ci deve vedere tutti concordi e attivi nella tutela di un patrimonio naturale unico e non replicabile. Il Festival dovrà essere un campo base dove riflettere sulla montagna che cambia, sul clima, sull'ambiente, sull'economia del bene comune, laboratorio permanente per trarre spunti e indirizzi per le strategie di sviluppo delle terre alte. In tal senso, anche il proficuo rapporto con la città di Bolzano - che a inizio autunno organizza la settimana altoatesina del Festival - va rafforzato perché può contribuire, tra l'altro, a sostanziare una dimensione regionale dell'autonomia che altrimenti rischia di perdersi. Così come dovrà trovare sempre maggiore linfa il rapporto con l'alpinismo trentino che esprime valori, visioni e capacità riconosciute in tutto il mondo, un esempio e un punto di riferimento non solo per chi frequenta, scalando, le alte quote, ma anche per tutti gli amanti della montagna che cercano, magari solo con una semplice passeggiata nei boschi, di creare un rapporto autentico con un mondo straordinario e allo stesso tempo delicato. Il Festival deve inoltre proseguire sulla proficua strada che lo vede impegnato, insieme alla Trentino Film Commission, a proporre momenti di approfondimento sul «cinema di montagna», facendo il punto annuale sulle maggiori tematiche del settore, sulla produzione internazionale, sui problemi legati alla distribuzione delle opere, alle innovazioni tecnologiche e sugli stessi eventuali problemi della rassegna. L'edizione che sta per aprirsi sarà il punto di partenza per percorrere, attraverso i film, le serate evento e gli appuntamenti letterari, una molteplicità di itinerari alla scoperta di come sta cambiando il modo di vivere la montagna e l'avventura; ma sarà anche un luogo di ritorno dove raccontare 5 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
le proprie esperienze, le conquiste, le sconfitte e dove riflettere sui limiti del possibile nell'alpinismo e sul diffondersi di un approccio alla montagna più lento e contemplativo. Quello di quest'anno è dunque un Festival completo, centrato su temi classici, incredibilmente attuali ma soprattutto inesauribili perché, come scrisse Mario Rigoni Stern nella prefazione al libro che ripercorre i primi quarant'anni della rassegna: «Il suo sentiero continuerà a inerpicarsi finché ci saranno uomini che con la montagna avranno qualsiasi cosa a che fare». Mauro Leveghi - Presidente del Trento Film Festival della montagna Trentino | 22 Aprile 2018
p. 54 Dolomiti, ecco le fotografie dei «sostenitori» Tra quattro giorni si apre a Trento il 66° Trento Film Festival . Tra i protagonisti anche la Fondazione Dolomiti UNESCO, non solo grazie al Premio Speciale che verrà assegnato dall'Ente in collabo- razione con la SAT, ma anche grazie alla mostra intitolata “Straordinaria Bellezza – Lo sguardo sulle Dolomiti UNE- SCO dei Sostenitori”, che sarà visitabile in Piazza Fiera dal 26 aprile al 6 maggio. Si tratta degli scatti più belli dei foto- grafi che sono diventati Sostenitori della Fondazione Dolomiti UNESCO. Tra gli organi statutari della Fondazione Dolomiti UNESCO c’è anche il Collegio dei Sostenitori, formato da enti, associazioni, imprese, ma anche semplici cittadini che condividono gli scopi della Fondazione e decidono di sostenerne l’attività. In che modo? La quota di adesione non è l’unico strumento; è possibile infatti offrire il proprio contributo anche operando attivamente o con- sentendo alla Fondazione di utilizzare il frutto del proprio lavoro. Ed è proprio quello che hanno deciso di fare alcuni fotografi che esporranno le proprie fotografie in occasione del Trento Film Festival. E’ esperienza comune, tra i fotografi della montagna, coglierne lo “sguardo”. Perché è lei a trasmettere, a imprimere nella macchina fotografica la sua “straordinaria bellezza”. La risposta del professionista sarà dunque uno sguardo prima incantato, poi complice, che ricerca sfuma- ture, colori nuovi, sulle cenge, le balze e gli altipiani dove poggiano pascoli verdissimi e foreste. Un mondo intero da riscoprire giorno dopo giorno, scatto dopo scatto. La mostra che sarà visitabile per tutta la durata del Trento Film Festival sarà articolata in una selezione delle migliori opere di alcuni fotografi che collaborano con la Fondazione Dolomiti UNESCO: Alessandro Caon, Moreno Geremetta, Nicolò Miana, Patrick Odorizzi, Andreas Tamanini e Georg Tappeiner. Alcuni degli scatti sono stati presentati per la prima volta in Corea del Sud all’ “Ulju Mountain Film Festival”, che si è svolto nel settembre 2017, proprio grazie al Trento Film Festival che ha consentito alla Fondazione di presentare le Dolomiti, nella loro veste migliore, al più importante Festival dell’Asia orientale dedicato all’alpinismo.
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Corriere del Trentino | 24 Aprile 2018
p. 15 Le mostre del festival La montagna vista da diverse prospettive, il centenario della Grande Guerra, il Giappone come Paese ospite, l’architettura d’alta quota: attorno a questi temi ruotano quest’anno le undici nuove mostre di Trento Film Festival. Come da tradizione, dunque, un denso programma che in diversi luoghi della città permette un ampio sguardo sui temi cari al festival. Dal 20 aprile sono già aperte tre esposizioni: presso il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni (via Lidorno 3), in collaborazione con il Museo nazionale storico degli alpini, Il Capitano Sora al Polo Nord: fotografie, cimeli e opere legate alle spedizioni al Polo Nord raccontano l’impresa del capitano degli alpini Gennaro Sora (fino al 20 maggio). Alle Cantine di Torre Mirana (via Rodolfo Belenzani 3), il primo assaggio d’Oriente con Mukashi Mukashi: C’era una volta in Giappone (fino al 6 maggio), a cura di Monica Monachesi per la Fondazione Stepan Zavrel, in cui le più belle fiabe tradizionali e le figure dell’immaginario popolare narrano l’immaginario del Paese del Sol Levante. In sala Thun , invece, si può vedere Storie dell’arcipelago sottosopra (fino al 6 maggio), mostra personale di Philip Giordano, autore del manifesto della 66. edizione del Trento Film Festival. Ci spostiamo, quindi, a Palazzo Lodron, il 26 aprile alle 17, per il tradizionale appuntamento con l’architettura d’alta quota di RifugioPLUS. Design High – Progetti Alti (fino al 6 maggio), un’esposizione di modelli plastici e rappresentazioni di sperimentazioni progettuali sulle forme di fruizione per la montagna trentina del domani, in collaborazione con l’Università di Trento. Dallo stesso giorno e fino al 5 maggio sarà visitabile nel tendone di MontagnaLibri, in Piazza Fiera, Nihon no Ehon. Il Giappone nei libri illustrati, un’opportunità da non perdere per entrare in contatto con l’albo illustrato giapponese che arriverà a Trento dopo le tappe a Sàrmede, Bologna Children’s Book Fair, Milano al Muji e a Torino al Museo di arte orientale. Numerosi gli appuntamenti nel periodo compreso tra il 26 aprile e il 6 maggio: l’atrio dell’Auditorium S. Chiara (via Santa Croce 67) ospiterà la rassegna fotografica Quello strano fenomeno chiamato arrampicata libera di Matteo Pavana. Attesa l’iniziativa di Palazzo Trentini (via Giannantonio Manci 27) dedicata a Bruno Detassis. Una vita libera in montagna. A dieci anni dalla scomparsa, la figura umana e le imprese alpinistiche di Bruno Detassis, «il Custode del Brenta» saranno al centro di una serie di eventi organizzati dal Trento Film Festival e dalla Sat.
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La Bottega Mandacarù ospiterà invece Giappone rurale: natura e tradizione in quindici scatti, a cura dell’Associazione Yomoyamabanashi – 4 ciacere. Ma Giappone vuol anche dire Hiroshima e su questo rifletterà dal 26 aprile alle 13 maggio Hiroshima e dopo : dal primo esempio di guerra nucleare agli arsenali attuali, mostra fotografica a cura di Mirco Elena presso il Centro per la cooperazione internazionale (vicolo San Marco 1). Fotografia protagonista dal 27 aprile anche a Palazzo delle Albere (via Roberto da Sanseverino 43), con Cent’anni dopo. Ricordi di guerra, sguardi di pace, a cura di Giovanna Calvenzi. In Piazza Fiera saranno infine esposti per tutta la durata del Festival gli scatti più belli di alcuni fotografi soci sostenitori della Fondazione Dolomiti Unesco, in occasione della mostra Straordinaria Bellezza. Continuerà inoltre a Palazzo Roccabruna l’esposizione Menu delle montagne, e alle Gallerie di Piedicastello , L’ultimo anno 1917 – 1918 dedicata alla Grande Guerra sul fronte italo-austriaco nel suo momento più critico e decisivo. L’Adige | 25 Aprile 2018
p. 9 «Straordinaria bellezza» negli scatti: fotografie selezionate delle Dolomiti Domani, 26 aprile alle 11.30 in piazza Fiera nell'ambito del Trento Film Festival, sarà inaugurata la mostra dedicata alle Dolomiti Unesco, «Straordinaria Bellezza», lo sguardo sulle Dolomiti Unesco dei Sostenitori, che sarà visitabile fino al 6 maggio: vengono esposti gli scatti più belli dei fotografi diventati Sostenitori della Fondazione Dolomiti Unesco. La mostra si articola in una selezione delle migliori opere di alcuni fotografi che collaborano con la Fondazione: Alessandro Caon, Moreno Geremetta, Nicolò Miana, Patrick Odorizzi, Andreas Tamanini e Georg Tappeiner (sua la 8 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
foto delle Dolomiti di Brenta). Alcuni degli scatti sono stati presentati per la prima volta in Corea del Sud all'«Ulju Mountain Film Festival», che si è svolto nel settembre 2017, proprio grazie al Trento Film Festival che ha consentito alla Fondazione di presentare le Dolomiti, nella loro veste migliore, al più importante Festival dell'Asia orientale dedicato all'alpinismo. L’Adige | 27 Aprile 2018
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p. 6 Partiti tutti gli eventi di sabato e domenica La 66ª edizione del Film Festival di Trento ha preso ufficialmente il via. Uno dei grandi eventi cittadini - ma non solo si è installato nel centro urbano, aprendo mostre, dando il via a incontri, eventi. Per dieci giorni Trento torna punto vitale per la montagna. Trento come campo base da cui partire per un cammino in montagna e con la montagna. Ieri, nemmeno il tempo di aprire i battenti e subito i visitatori si sono presentati negli stand, nei palazzi, dove si tenevano gli eventi. MontagnaLibri, grazie anche alla sua posizione in piazza Fiera, con il suo grande tendone, ha accolto subito i curiosi, i cittadini che amano la montagna, ma vogliono anche leggere, capire, informarsi. E nello spazio di piazza Fiera hanno catturato l'attenzione anche gli incontri organizzati, da quello con Elisa Corrazzini che ha presentato Radici liquide , il suo libro sullo sfruttamento dei torrenti alpini. Per non parlare della Slackline virtuale, con i visitatori che potevano indossare un visore per «immaginare» di essere in Groenlandia. E poi le mostre. Come quella sul Giappone a Mandacarù, quindici scatti per raccontare il Sol Levante, soggetto ospite del Film Festival. Oppure quella a Palazzo Roccabruna in cui sono esposti i menù dei ristoranti e dei rifugi per raccontare l'offerta ai turisti dall'800 ad oggi. I film ancora non sono iniziati. Ieri sera al Sociale c'è stata una piccola anteprima, con un capolavoro del cinema muto, Visage d'enfants , film del 1925. E oggi sarà una giornata in qualche modo interlocutoria, anche se ci sono grandi eventi come l'incontro con lo scrittore Paolo Rumiz alla Filarmonica o gli incontri con gli scrittori Susanna Tartaro o Franco Faggiani . Interlocutoria perché i film inizieranno domani. E poi avanti fino al 6 maggio, in un caleidoscopio di iniziative, nella proposta di un festival davvero multiforme, tra cinema, arte, immagini, mostre, incontri, dibattiti, riflessioni. Notevole ieri la soddisfazione degli organizzatori, ma non solo. Per l'assessore provinciale Mauro Gilmozzi è davvero «un momento di grande soddisfazione perché da anni collaboriamo con il Trento Film Festival e con la Sat in maniera eccelente - ha detto intervenendo all'inaugurazione della mostra Straordinaria bellezza in piazza Fiera -. La sfida più grande per Dolomiti Unesco è dare concretezza a progetti lungimiranti. Dopo quasi 10 anni dal riconoscimento Unesco, di strada se n'è fatta molta. Il I° esempio in cui 5 province autonome e 3 regioni, si sono date regoli comuni; con l'approvazione del piano di gestione delle Dolomiti, c'è la prima idea di una politica sovraregionale dei territori alpini. Nel mondo c'è una piccola zona, quella dolomitica, che crede alla possibilità di costruire rapporti e relazioni insieme». Per il neopresidente del Festival, Mauro Leveghi : «Trento Film Festival ha un carattere internazionale, è sempre stata la sua storia e questa è la sua caratteristica permanente, ma il territorio dove è nato e si è sviluppato è l'ambiente dolomitico. A maggior ragione quindi la collaborazione con la Fondazione Unesco ha anche lo scopo di valorizzare il patrimonio umano, di risorse umane, le persone che vivono in questo territorio. Il Trento Film Festival vuol esser una sorta di campo base, anche per questo». Cinque fotografi provenienti dai vari territori, sono divenuti soci fondatori della Fondazione e hanno messo a disposizione la loro competenza e la loro professionalità per contribuire a promuovere, appunto, la straordinaria bellezza delle Dolomiti Unesco. Ha poi preso la parola Marcella Morandini , direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, che ha ringraziato i fotografi sostenitori». I sostenitori della Fondazione sono 150, enti, associazioni, Comuni ma anche privati. «Le fotografie che vedrete sono il messaggio che emerge con forza, non solo una fotografia per sistema ma cinque fotografi che rappresentano tutta la regione dolomitica, dal Trentino al Friuli Venezia Giulia. Insieme siamo più forti anche nel superamento dei confini». I cinque fotografi sono Alessandro Caon, Moreno Geremetta, Nicolò Miana, Patrick Odorizzi, Andreas Tamanini e Georg Tappeiner . Fa.F.
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RICERCA SCIENTIFICA NELLE DOLOMITI L’Adige | 17 Aprile 2018
p. 10 Dinosauri “vittime” di una crisi del clima Uno studio coordinato da Massimo Bernardi del Muse e Piero Gianolla dell'Università di Ferrara, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Communications , dimostra che la prima diversificazione dei dinosauri avvenne in seguito a una profonda crisi ecosistemica globale, causata da un rapido cambiamento climatico. I fossili rinvenuti nelle Dolomiti ricoprono un ruolo cruciale per comprendere l'evoluzione di questi grandi rettili. Lo studio muove dall'analisi dei resti fossili rinvenuti nelle Dolomiti, li confronta con quelli dei giacimenti dell'Argentina e del Brasile e dimostra che la prima diversificazione dei dinosauri avvenne in seguito a una profonda crisi ecosistemica, causata da una fase di rapido riscaldamento globale. Uno sconvolgimento profondo e ancora scarsamente compreso chiamato Episodio Pluviale del Carnico, avvenuto circa 232 milioni anni fa, nel periodo Triassico. «Una fase ad alto tasso di estinzione e al contempo di rapida diversificazione - spiega Bernardi, primo autore dello studio - che si va delineando come una nuova estinzione di massa. Nello studio dimostriamo che i dinosauri, rari e distribuiti in modo puntiforme fino alla crisi, subito dopo diventano abbondanti e diffusi in gran parte del mondo, dal Sudamerica, all'Europa e all'Australia». La precisa datazione dei fossili dolomitici ha consentito di ottenere una cronologia della diffusione dei dinosauri poco dopo la loro origine. «Le accurate datazioni - aggiunge Gianolla - ci hanno consentito di mostrare come la fase di diversificazione dei dinosauri sia sincrona in tutto il globo così come l'instaurarsi di ambienti umidi in aree che prima erano aride. Il cambiamento climatico avvenuto 232 milioni di anni fa, causato dall'immissione in atmosfera di ingenti quantità di CO2 ed altri gas serra, è letteralmente inciso nelle rocce delle Dolomiti dove rappresenta un evidente segno nel paesaggio». La scoperta dell'esistenza di un legame tra la prima diversificazione dei dinosauri e l'evento del Carnico è inattesa e rivoluzionaria. Tale drammatico evento, non solo aprì la strada per l'era dei dinosauri, ma anche per la diversificazione di molti altri gruppi, tra cui lucertole, coccodrilli, tartarughe e mammiferi – animali errestri chiave negli ecosistemi odierni. «I dinosauri si originano subito dopo la più profonda estinzione di massa della storia, 252 milioni di anni fa, si diversificano dopo l'Episodio Pluviale del Carnico, ma diventano dominanti nelle faune terrestri solo successivamente, circa 200 milioni di anni fa, quando si estinguono i loro principali competitori ecologici, i crurotarsi. Infine, 66 milioni di anni fa, anche i dinosauri cedono il passo ad altre faune», conclude Bernardi. Coautori (su www.nature.com/ncomms l'articolo) sono Fabio Massimo Petti (Muse), Paolo Mietto (Università di Padova) e Michael J. Benton (Università di Bristol).
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Trentino | 17 Aprile 2018
p. 21 Sulle Dolomiti le origini dei dinosauri TRENTO La prima diversificazione dei dinosauri avvenne in seguito a una profonda crisi dell'ecosistema causata da un rapido riscaldamento globale. Lo indicano i fossili rinvenuti nelle Dolomiti, che rivestono un ruolo cruciale per comprendere l'evoluzione di questi grandi rettili. Lo rivela lo studio coordinato da Massimo Bernardi, del Museo delle Scienze di Trento (Muse), e Piero Gianolla, dell'Università di Ferrara, pubblicato ieri sulla rivista Nature Communications.Questo sconvolgimento profondo e ancora scarsamente compreso, chiamato Episodio Pluviale del Carnico, avvenne circa 232 milioni anni fa, nel periodo Triassico. «Nello studio dimostriamo che i dinosauri, rari e distribuiti in modo puntiforme fino alla crisi, subito dopo diventano abbondati e diffusi in gran parte del mondo, dal Sudamerica, all'Europa e all'Australia», afferma Bernardi.«In nessun alto luogo al mondo la crisi del Carnico è così ben documentata come nell'area dolomitica», aggiunge Gianolla.«Lo studio ci ha permesso di ricostruire con grande dettaglio le risposte dei diversi ambienti e degli ecosistemi alla crisi climatica. Inoltre, le accurate datazioni ci hanno consentito mostrare come la fase di diversificazione dei dinosauri sia sincrona in tutto il globo così come l'instaurarsi di ambienti umidi in aree che prima erano aride».Dallo studio emerge così un nuovo quadro per l'evoluzione dei più celebri rettili del passato. «I dinosauri - sottolinea Bernardi - si originano subito dopo la più profonda estinzione di massa della storia, 252 milioni di anni fa, si diversificano dopo l'Episodio Pluviale del Carnico, ma diventano dominanti nelle faune terrestri solo successivamente, circa 200 milioni di anni fa, quando si estinguono i loro principali competitori ecologici, i crurotarsi. Infine, 66 milioni di anni fa, anche i dinosauri cedono il passo ad altre faune, in seguito agli sconvolgimenti causati dall'impatto di un meteorite. I dinosauri diventano così l'emblema di come non sia solo la competizione tra organismi a determinare fortune e disfatte, ma anche e soprattutto l'interazione con l'ambiente e i suoi mutamenti, talvolta repentini».
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FOSSIL SEA CHALLENGE L’Adige | 28 Aprile 2018 p. 43 Il murale degli studenti CAVALESE Venerdì 18 maggio alle ore 15, presso le Funivie Alpe Cermis, a Masi di Cavalese, è in programma l'inaugurazione del murale eseguito dagli studenti della classe 2BS, all'interno del concorso bandito dalla Fondazione Dolomiti Unesco per stimolare i ragazzi a conoscere e soprattutto far conoscere le Dolomiti. Nell'ambito di questo progetto, gli studenti, oltre al murale, hanno elaborato anche un articolo scientifico ed un racconto. Durante la cerimonia, racconteranno il percorso didattico / educativo portato a termine, alla presenza di vari partner istituzionali e privati.
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DOLOMITI NEL MONDO Gazzettino | 19 Aprile 2018
p. 17 edizione Belluno La storia delle Dolomiti nel museo di Oradea IL PROGETTO Le Dolomiti in Romania? Si può fare. Venerdì scorso nella sede Abm (i bellunesi nel mondo) di Belluno, su invito del presidente Oscar De Bona, si sono incontrati Alberto Tafner, presidente dell'Associazione trentini nel mondo; Marcella Morandini e Giuliano Vantaggi, rispettivamente direttrice e addetto marketing della Fondazione Dolomiti Unesco; e Maurizio Passerotti, console generale onorario della Romania per il Trentino Alto Adige. L'obiettivo dell'incontro era quello di perfezionare un accordo quadro per l'utilizzo di una parte del Museo Tarii Crisurilor, presente a Oradea (Romania), da adibire alla promozione della storia e della cultura delle Dolomiti attraverso un'esposizione permanente e diverse mostre temporanee. A tal proposito nel primo settimana di maggio Oscar De Bona, Marcella Morandini e Alberto Tafner saranno accompagnati da Passerotti in Romania, a Oradea, per verificare la struttura e ottimizzare al meglio l'organizzazione dell'installazione. «Siamo davvero onorati di questa collaborazione con gli amici - e mi permetto di definirli fratelli - trentini nel mondo»: sono le parole del presidente Abm Oscar De Bona che ha voluto aggiungere come «sempre di più dobbiamo renderci conto di come le nostre Dolomiti siano sinonimo di condivisione e di appartenenza e non di chiusura. I confini delle Dolomiti comprendono bellunesi, trentini, altoatesini, friulani». «Dobbiamo essere consci di appartenere a un unico territorio e per questo dobbiamo collaborare maggiormente». La firma dell'accordo, con l'inaugurazione del nuovo museo Rumeno, si svolgerà il 12 ottobre 2018 a Oradea.
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NOTIZIE DAI SOSTENITORI Trentino | 3 Aprile 2018
p. 36 Marmolada, dieci punti per un rilancio condiviso VALLE DI FASSA Mountain Wilderness ritorna in Marmolada venerdì, sabato e domenica prossimi per invitare enti pubblici e operatori economici privati a realizzare quanto già l'associazione aveva proposto vent'anni fa. Era infatti il 28 agosto 1998 quando il movimento ambientalista suggeriva un progetto condiviso e partecipato di rilancio di tutto il gruppo, sia del versante trentino sia di quello bellunese.In particolare Mountain Wilderness chiedeva un riordino paesaggistico, una accessibilità sicura al passo, in ambedue i versanti; la costruzione di una pista ciclabile attorno al lago di Fedaia e la messa in rete dei musei della guerra presenti nel gruppo e relativa sentieristica. Per l'area sciabile era previsto un collegamento leggero tra i due versanti provinciali. «Da allora, - scrive in comunicato Mountain Wilderness - a causa di una incomprensibile lotta sui confini che tutt'ora consuma energie, acuisce rancori e rende impraticabile il confronto, nulla è stato fatto. La Marmolada è sempre più marginale nell'economia turistica, il degrado urbanistico e infrastrutturale, specie attorno al lago di Fedaia, continua ad accrescersi. Il gruppo montuoso simbolo delle Dolomiti Unesco - conclude l'associazione - merita ben altra attenzione». Da tempo la situazione della Marmolada è 15 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
cristallizzata dal muro contro muro tra l'amministrazione di Canazei e quella di Rocca Pietore sul versante bellunese. Per il sindaco fassano Silvano Parmesani il progetto di riordino della Marmolada passa necessariamente dall'effettivo riconoscimento dei confini tra le due province, quindi no al protocollo d'intesa tra Provincia di Trento e Veneto sottoscritto nel 2002. Un documento in otto punti che segnava l'inizio di una pace con la quale la Regione Veneto, la Provincia di Belluno e la Provincia autonoma di Trento ridisegnavano il futuro dello sviluppo ambientale e turistico del ghiacciaio. La tregua però non ha retto e ora si è tornati alla guerra combattuta a suon di carte bollate nei tribunali competenti. Per chi ha la memoria lunga Mountain Wilderness ricorda che la contesa tra i due Comuni risale al 1911, quando venne firmato il primo accordo italo-austriaco. Nel 1973 iniziò il lungo iter giudiziario con il ricorso da parte di Canazei al presidente della Repubblica per "l'accertamento dei confini" che all'epoca tagliavano in linea retta il ghiacciaio. Nell'82, il "decreto Pertini" chiuse il ricorso a favore di Canazei, sostenendo che, sulla base della lettura della cartografia esistente, il confine non doveva passare in linea retta sul ghiacciaio, ma doveva seguire l'andamento delle cime.Mountain Wilderness duqneu sarà in Marmolada dal 6 aprile. Alle 16 è previsto il ritrovo a Moena e il pernottamento in baita a Passo San Pellegrino. Il 7 aprile dall'area Valfredda è prevista la partenza verso Forca Rossa, Valle di Franzedas, Malga Ciapèla, Passo Fedaia, rifugio Pian dei Fiacconi (necessaria l'attrezzatura completa da scialpinismo). Domenica 8 aprile alle 8 partenza dell'escursione da Passo Fedaia fino a rifugio Pian dei Fiacconi con le ciaspole; alle 9.30 partenza della scialpinistica da Pian dei Fiacconi a Punta Rocca (per soli esperti). Trentino | 5 Aprile 2018
p. 40 Una targa dell'Unesco alle porte di Campodenno
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CAMPODENNO Nei giorni scorsi un prestigioso riconoscimento è arrivato al Comune di Campodenno per la qualità delle montagne che si stagliano sul suo territorio, ambienti puri e immacolati che sono inseriti in un contesto di tutela del patrimonio dell'umanità.Il Comune di Campodenno fa parte del Parco Naturale Adamello Brenta e in vista dell'ottava Conferenza Internazionale dei Geoparchi dell'Unesco, che si svolgerà a Campiglio a fine estate, dall'11 al 14 settembre, e verterà su un tema importante come lo sviluppo sostenibile, lo stesso Unesco aveva scritto ai diversi Comuni compresi nel progetto di tutela che, su richiesta, avrebbero potuto far installare il cartello di riconoscimento all'ingresso del territorio comunale.Così ha fatto anche Campodenno che, grazie al vicepresidente del Parco Naturale Adamello Brenta ed ex vicesindaco Ivano Pezzi, ora si può vantare della targa che certifica l'appartenenza al patrimonio dell'umanità.Uno scorcio di valle compreso sul territorio di sua competenza è infatti immacolato, non ha subito alcun intervento da parte dell'uomo: Cima Val Scura, Cima Santa Maria e il Monte Corona nella catena delle Dolomiti di Brenta sono inseriti per questo motivo nelle zone di tutela dell'Unesco.«Sicuramente si tratta di un riconoscimento che non tutti possono vantare - commenta con orgoglio Ivano Pezzi - bisogna essere inseriti in questa parte di territorio intatto, immacolato. In vista di questa importante conferenza che si terrà al Palacampiglio, nel cuore del Geoparco, come Comune abbiamo subito colto l'occasione per certificare che questa porzione di terra è rimasta sempre uguale nel corso degli anni e ha un patrimonio paesaggistico di tutto rispetto, un paesaggio dal valore assoluto».È proprio di questo che si occupa l'Unesco, di mantenere il territorio intatto, senza interferenze da parte dell'uomo. Per il Parco Naturale Adamello Brenta sarà inoltre un onore ospitare un incontro-confronto tra i Geoparchi di tutto il mondo, al quale prenderanno parte rappresentanti da ogni parte del pianeta per discutere di un tema oggi fondamentale come lo sviluppo sostenibile. Nei Geoparchi, il cui obiettivo primario è la protezione della geodiversità, la conservazione viene combinata con lo sviluppo sostenibile e coinvolge le comunità locali. (f.b.)©RIPRODUZIONE RISERVATA Gazzettino di Belluno | 7 Aprile 2018 p. 13 Museo Cazzetta secondo piano pronto al via di Dario Fontanive SELVA DI CADORE Sarà inaugurato a giugno, ma già ora si può visitare è il secondo piano espositivo del museo Vittorino Cazzetta di Selva di Cadore, che era rimasto in sospeso per alcuni anni fino a quando l'Amministrazione comunale non è riuscita ad agguantare un contributo regionale per potere realizzare e completare la fase espositiva. LA SINDACA «Si tratta di un importante intervento costato 300 mila euro, attivato grazie ad un sostanzioso contributo di 209 mila euro arrivato della Regione Veneto. Un intervento che va a completare il museo Cazzetta- spiega il sindaco Silvia Cestaro. In questo contesto hanno potuto essere valorizzati vari oggetti, attraverso una presentazione nuova è più accattivante e inoltre hanno trovato posto anche vari altri nuovi reperti». IL PATRIMONIO. In questa nuova ala espositiva hanno trovato posto ad esempio tutti i reperti risalenti alla Protostoria, a quelli dell'epoca Eneolitica del sito di Mandriz con il famoso vaso, assieme a dei reperti sulla fauna e di vita quotidiana recuperati durante la campagna di scavi condotta da Elodia Bianchin della Soprintendenza archeologica di Padova. Sempre al secondo piano ha trovato posto la famosa Stele del monte Pore risalente al Paleoveneto che è stata ricollocata in maniera da valorizzarla al massimo vista l'importanza di questo misterioso reperto. Per quanto riguarda l'epoca romana sono ritornate dalla Soprintendenza, dove erano state trattenute per poterle studiare in maniera approfondita, una fibula e alcune monete, ritrovate sul nostro territorio e che per la prima volta vengono esposte al pubblico. Sono poi esposte le antiche iscrizioni confinarie del Civetta. «Si arriva poi alla parte dedicata al Alto medio evo - sottolinea Cestaro - con l'esposizione di alcuni reperti tra cui vasi e alcuni cocci fino ad arrivare alla serie di antiche pergamene che oltre a quelle del Comune, ve ne sono altre prestate dalle Regole e dalla Curia. Questa parte riguardante le pergamene è stata curata in maniera particolare da Silvia Miscellaneo che le ha studiate e tradotte. 17 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
Grazie ad una donazione Art Bonus è poi stato possibile acquistare un Touch Vision dove è possibile visualizzare queste pergamene cambiando definizione. Quindi si passa alla storia di epoca moderna, con la Repubblica di San Marco e Dolomiti Unesco, parte questa curata da Marino Baldin. La fase espositiva è stata curata dalla Soprintendenza archeologica di Padova». Corriere delle Alpi | 11 Aprile 2018 p. 27 Bus in passerella in piazza Tiziano PIEVE DI CADORE Presentati ieri mattina anche a Pieve i nuovi mezzi Dolomitibus già entrati da qualche tempo in esercizio sulle strade della provincia. Una presentazione pensata in modo da coinvolgere anche i cittadini, dal più piccolo al più anziano. Hanno fatto molta tenerezza, al riguardo, gli oltre 70 bambini dell'asilo che hanno partecipato alla benedizione dei mezzi da parte di monsignor Diego Soravia e che hanno poi lasciato la piazza con in mano i palloncini bianchi regalati dall'organizzazione. In piazza Tiziano, sin dal mattino presto, sono stati posizionati i nuovi pullman disposti in modo da poter essere visitati: le porte aperte e gli scivoli allungati per essere accessibili anche ai disabili. Gli autisti hanno illustrato le caratteristiche dei vari bus. Assente a causa di una riunione di giunta l'assessore regionale ai Trasporti, Elisa De Berti, la mattinata è stata aperta dal presidente di Dolomitibus Giuseppe Pat, che ha illustrato le caratteristiche dei mezzi. «Sinora», ha quindi spiegato, «ne sono entrati in servizio 30 con motore Euro6 e ne arriveranno altri 20. Di questi, 17 sono della classe I e potranno effettuare servizio sia urbano e sia extra urbano; 11 sono di classe II, destinati al solo uso extraurbano; altri 2 sono di classe B». Subito dopo ha parlato il commissario prefettizio Carlo De Rogatis: un saluto non istituzionale, con il quale, dopo aver ringraziato la Dolomitibus per quanto sta facendo in favore di una mobilità sostenibile sulle Dolomiti, De Rogatis ha auspicato che questa presentazione «sia una spinta per il turismo per recuperare il ruolo che merita». Il commissario ha anche auspicato che questi nuovi mezzi ecologici possano ridurre il problema dell'inquinamento dell'aria. Si sono poi succeduti gli interventi di Marcella Morandini, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, e del presidente della Magnifica, Renzo Bortolot. All'amministratore delegato Dolomitibus, Natalia Ranza, è spettato il compito d'illustrare la strategia dell'azienda. E ha parlato anche della nuova App di Dolomitibus, «con la quale sarà possibile pagare il biglietto con il telefonino e con tutte le carte di credito, compresa la paypal. Quest'ultima», ha spiegato Ranza, «è quella che offre la massima elasticità nei pagamenti, anche i più piccoli. Specialmente i giovani e gli studenti potranno utilizzare questo metodo di pagamento caricando solo 5 o 10 euro. Sono sufficiente per pagare il biglietto». Poi la benedizione dei mezzi impartita dall'arcidiacono monsignor Soravia. (v.d.) Gazzettino di Belluno | 11 aprile 2018 p. 15 I pullman Dolomitibus: volàno turistico cadorino di Giuditta Bolzonello PIEVE DI CADORE Nel tour di presentazione dell'attività e dei nuovi mezzi la Dolomitibus, azienda del trasporto pubblico bellunese, ha fatto tappa a Pieve di Cadore. E non una sosta qualsiasi, con l'abilità dei suoi autisti ha schierato dei mezzi nuovi in Piazza Tiziano. L'occasione era quella di continuare a promuovere il servizio in un contesto, le Dolomiti del grande Tiziano, che richiede la maggior attenzione possibile. E' il presidente Giuseppe Pat che sottolinea questo aspetto: «Mobilità sostenibile in un'area unica e rara come le Dolomiti patrimonio tutelato dall'Unesco è il nostro impegno». Gli 18 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
ha fatto eco l'amministratrice delegata Natalia Ranza: «Si fa presto a dire lasciate l'auto casa e prendete l'autobus ma bisogna offrire un servizio all'altezza delle esigenze dei clienti e dei turisti. Ogni cliente ha le sue necessità, le sue esigenze. C'è il turista che vuole il biglietto con un clic e chi porta la bici e chi chiede intermodalità, se riusciamo ad incrociare le richieste saremo più sostenibili». GLI ABBONATI Intanto un primo importante risultato l'azienda Dolomitibus l'ha già portato a casa, 7 mila abbonati in più quest'anno, assicura Ranza, ed è un risultato straordinario effetto anche delle iniziative come quella di ieri mattina a Pieve di Cadore. Protagonisti della giornata cadorina i viaggi nelle Dolomiti, oltre al rinnovo del parco autobus, anche grazie ai contributi erogati dalla Regione del Veneto, con la messa già in esercizio di 30 veicoli con motore Euro6, mezzi che guardano ad un sempre maggior comfort e sicurezza per i passeggeri e a un'attenta salvaguardia e tutela dell'ambiente. Dolomitibus, a partire dall'inizio del 2017, si sta impegnando per il rinnovo del parco autobus per un totale di 50 mezzi alcuni abilitati anche al trasporto delle biciclette. Dolomitibus è azienda del bellunese «Ci sembrava corretto, utile, condividere questo investimento sui mezzi con il territorio, con le amministrazioni comunali, con i sindaci, con i cittadini» ha detto il presidente Giuseppe Pat. L'investimento è importante, 10 milioni di euro reso possibile anche grazie alla Regione Veneto e ai fondi del Ministero. Questo significa rinnovare un quarto dell'intera flotta forte di 200 mezzi, e abbassando l'età media dei mezzi che è scesa a 8,8 anni. Corriere del Trentino | 11 aprile 2018 p. 2 «La sfida futura sarà culturale. Si recuperi la consapevolezza che la montagna va tutelata» Sat, il bilancio di Bassetti: «La politica torni a occuparsi del clima» di Marika Giovannini TRENTO Il suo saluto, prima ancora che all’assemblea che segnerà la fine della sua presidenza (in programma il 21 aprile a Rovereto), Claudio Bassetti l’ha affidato all’ultimo numero del bollettino della Sat. Un modo per raggiungere tutti (o quasi) i 27.000 soci della Società degli alpinisti tridentini. E per offrire una chiave di lettura sulle sfide future, partendo dalla sua esperienza alla guida del sodalizio. «Non si diventa presidenti per caso» ammette nel suo scritto Bassetti. Che poi affronta i temi cardine dell’agenda non solo di montagna: dai cambiamenti climatici alle trasformazioni sociali, passando per il confronto, necessario, con altri mondi. «Non è più tempo — avverte il presidente uscente — di orgoglioso isolamento, di autoreferenzialità. In una realtà complessa bisogna fare rete, mettere a disposizione competenze, cercare competenze, costruire conoscenza». Consapevoli, mette in chiaro Bassetti, che il futuro si gioca soprattutto investendo sulla cultura e sulla formazione. Dei giovani, ma anche degli adulti. Presidente Bassetti, tra dieci giorni finirà il suo ultimo mandato alla guida della Sat. Nel saluto pubblicato sull’ultimo numero del bollettino ricorda un aneddoto curioso sulla sua elezione a presidente. «Sì. A margine di uno dei consigli degli anni Novanta, Cesare Salvaterra, dal quale mi dividevano alcune visioni, mi disse: un giorno diverrai presidente della Sat. La presi come una battuta. Oggi la ricordo con un pensiero a Cesare, che purtroppo non c’è più, ma anche a tutti i soci che ho incontrato e accompagnato nell’ultimo tragitto. La ricordo perché valse per me come un attestato di altissimo valore, attribuitomi da una persona speciale». Al termine di questa «avventura», qual è il bilancio di questi anni? «La valutazione la devono dare gli altri, ovviamente. Ma personalmente giudico quest’esperenza estremamente positiva: sono arrivato, da singolo socio, in un posto prestigioso e mi sono messo al lavoro. Credo di aver dato un contributo positivo». Nel suo intervento insiste molto sulla necessità di costruire reti e collaborazioni. Anche questo è un impegno che in questi anni ha portato avanti. «Con il consiglio eravamo consapevoli di un aspetto cruciale: da soli, oggi, non si va da nessuna parte. Per questo era necessario cambiare passo, costruire una rete di collaborazioni con mondi diversi. E diventare allo stesso tempo 19 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
sempre più protagonisti della società trentina, della quale siamo interpreti importanti. Non dimentichiamo che il 5% della popolazione trentina è socio della Sat. In nessun’altra parte d’Italia si raggiungono queste percentuali. Nemmeno in Val d’Aosta o in Friuli. Questo protagonismo ha voluto dire, negli anni, fornire contributi che ci venivano chiesti su vari temi. E le reti costruite hanno dato vita a corsi, convegni. Allo Spazio alpino nella sede centrale». Un impegno che dovrà continuare anche in futuro? «Certo. Questo è un percorso che deve essere portato avanti. Ed esteso. Del resto, non ci si può occupare solo dell’andare in montagna, ma è necessario avere una conoscenza delle dinamiche in atto, che cambiano tra l’altro anche lo stesso modo di stare in quota». Proprio su questo la Sat, negli anni scorsi, si è fatta sentire. Gli interventi sul rapporto tra montagna e bici o sullo sci hanno richiamato con forza la politica. E hanno fatto discutere. «Ricordo che la tutela ambientale è uno degli elementi dello statuto della Sat e su questo binario ci siamo sempre mossi. È vero, abbiamo pubblicato dei documenti molto forti, con all’interno analisi serie, per cercare di dare al decisore degli elementi concreti. Sulla questione delle bici, avvertivamo la necessità di modificare le normative esistenti. Mentre per quanto riguarda la questione del rapporto tra montagna e sci, abbiamo deciso di mettere attorno al tavolo tutti i portatori di interesse, per confrontarci con tutti senza timori o pregiudizi. Questo è stato il nostro modo per marcare la differenza. È evidente, poi, che sull’innevamento artificiale e sui caroselli sciistici siamo stati attenti a pronunciare alcuni “no” e a dare indicazioni. Anche se non sempre siamo stati ascoltati». Del resto, non sono argomenti facili. «Va anche rimarcata una caduta preoccupante di consapevolezza. Mi spiego meglio: qualche anno fa la consapevolezza che il territorio montano dovesse essere attentamente tutelato aveva ripreso vigore. Ma ultimamente ha registrato un punto di cedimento. Si è tornati a una sorta di “sviluppismo” degli anni precedenti, all’idea che si può fare tutto ovunque. Anche in ambiti delicati e tutelati come la montagna». L’ultimo caso è quello del contestato concerto di Bob Sinclar sullo Spinale. Cosa ne pensa? «Il concerto è stato indubbiamente un successo di pubblico, ma il contesto era sbagliato. Senza dubbio. C’è un carico di inquinamento acustico che una zona delicata come quella non può sopportare. Ecco, questo episodio dimostra come ormai si viva tutto come una sfida: con la tecnologia vogliamo dimostrare di poter andare ovunque, di poter fare qualsiasi cosa. E le montagne, in questa sfida, diventano scenario, sfondo. Una perdita culturale evidente». È questa la sfida del futuro quindi? «Sì. La scommessa futura è culturale. E riguarda tutti: Sat, ma non solo. Oggi non ci sono più filtri: la comunicazione invita tutti dappertutto. In questo anche i rifugi sono coinvolti: i rifugi trasformati in qualcosa di diverso invitano le persone ad alzare il livello delle pretese. E in questo l’Alto Adige registra qualche deriva: penso a rifugi con lo chef, il centro benessere, le camerette singole. Non a caso stiamo ragionando con Cai e Dolomiti Unesco per cercare di trovare una coerenza complessiva dei rifugi, per far capire che il vero benessere non è l’aggiunta, ma l’esperienza che si vive nella sua semplicità. Un’offerta che, tra l’altro, ancora funziona: nel 2017 abbiamo raggiunto i 52.000 pernottamenti. Segno che la voglia di montagna c’è. Ma va guidata». I rifugi, nel 2017, hanno dovuto fare i conti anche con la carenza d’acqua. Un problema che si riproporrà. «Certo. E anche in questo caso il punto riguarda l’educazione. Ma non solo: va detto che il tema del cambiamento climatico è scomparso dalle agende politiche. Si parla di lupi, orsi, profughi: ma di un argomento decisivo per l’umanità si tace». Torniamo, per finire, al suo bilancio. Su quale aspetto avrebbe voluto fare di più? «Sul mondo giovanile, sul quale abbiamo investito ma che va sviluppato ancora. La Sat e la montagna hanno molto da dire sulla formazione: molti ragazzi hanno perso il rapporto con la montagna ed è importante che possano scoprirlo. Per questo mi piacerebbe, in futuro, potermi occupare del settore della formazione. Dei ragazzi, ma anche degli adulti. In ogni caso, deciderà il consiglio». E i progetti di cui va più fiero? «L’apertura della Casa della Sat, che dal “palazzo” è diventata la casa della montagna, aperta a tutti. Così, anche lo Spazio alpino. Ma anche l’incontro con le sezioni, il lavoro sui rifugi. Se penso a questo, posso dire che il bilancio è stato davvero positivo».
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NOTIZIE DAI PARCHI Gazzettino | 1 Aprile 2018
p. 15 edizione Udine Parco, via alle visite su 240 chilometri di sentieri CIMOLAIS Comprendente ben 37 mila ettari fra i più belli dell'intero Friuli, il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane coinvolge le aree dei Comuni di Andreis, Cimolais, Claut, Erto e Casso, Frisanco e Tramonti di Sopra in provincia di Pordenone, di Forni di Sopra e Forni di Sotto in quella di Udine. L'area protetta si sviluppa in una zona di grande interesse geologico, ambientale e naturalistico; priva di strade agevoli e centri abitati, al suo interno è caratterizzata da un alto grado di wilderness, difficilmente riscontrabile nell'arco alpino e dove è possibile imbattersi, senza difficoltà, in caprioli, camosci, cervi, stambecchi, marmotte o vedere volteggiare nel cielo l'aquila reale, nidificante con ben 10 coppie, a riconferma di un elevato grado di naturalità del territorio. Recente e gradito il ritorno dell'orso.Spettacolari il paesaggio dolomitico, le vette e gli splendidi scenari naturalistici che si individuano soprattutto nella nota zona dei Monfalconi con l'ineguagliabile presenza del Campanile di val Montanaia (nella foto), vero elemento simbolo e di riconoscimento dell'intera area protetta. Degno di nota anche il patrimonio floristico del Parco. Specie endemiche come l'Arenaria huteri, la Daphne blagayana e la Gentiana froelichi, sono solamente alcune delle presenze di maggior pregio. Tra le altre peculiarità naturalistiche, spiccano le impronte fossili di Dinosauro risalenti al periodo triassico, scoperte nei pressi della Casera Casavento. A fare da contorno a flora e fauna scorrono chiare, limpide e fresche acque che sgorgano dalla terra e si trasformano in ruscelli e torrenti, che irrompendo nella quiete dei boschi modellano il paesaggio e il susseguirsi dei diversi ambiti di indiscussa importanza geologica. Il territorio del Parco, dato il suo prevalente aspetto selvaggio, è visitabile prevalentemente utilizzando i numerosi sentieri, con percorsi adatti a tutti e tracciati più impegnativi che richiedono anche una preparazione alpinistica. Da parte dell'ente Parco è stato avviato un notevole lavoro di recupero, manutenzione ed organizzazione dei sentieri dell'ambito protetto che ora si sviluppano per ben 240 chilometri. Con queste credenziali, riparte oggi la stagione turistica con le visite alla diga del Vajont, alla Riserva naturale forra del Cellina e negli altri siti che hanno portato l'Unesco, nel 2009, a decretare l'area patrimonio dell'Umanità.L.P.
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Messaggero Veneto | 8 aprile 2018
p. 61, edizione Pordenone Dolomiti dal versante friulano «luoghi appartati e selvaggi» di MELANIA LUNAZZI «Nelle Dolomiti Friulane il viaggio è il percorso, non la destinazione». Il veneziano Piero Pasini è uno dei tre autori della nuova guida Lonely Planet dedicata alle Dolomiti e commenta così la sua ricognizione dopo avere curato e descritto la porzione di territorio su cui svettano le nostre Dolomiti. «Qui ci sono luoghi appartati e selvaggi e valli senza sbocco, in cui bisogna proprio voler andare. Si riesce a entrare quasi in una dimensione pionieristica di scoperta, senza necessariamente dover salire in alta quota. Rispecchiano molto bene lo spirito Lonely Planet, che da sempre è una guida che fa scoperte, anche se oggi c'è sempre meno da scoprire». Trenta pagine sulle quattrocento totali, da Claut a Casso, dal Passo della Mauria a Forni di Sotto a Sauris e poi a Tramonti e Barcis, includendo anche le città di Udine e Pordenone, inserite tra i luoghi da visitare con segnalazione selettiva di monumenti, eventi, ristoranti, servizi e librerie. Città poco alpine queste ultime, ma presenti nel volume di diritto in quanto province che abbracciano le nostre montagne rosa tra il Piave e il Tagliamento. La guida "Dolomiti" offre alla nostra regione una ribalta decisamente spettacolare nell'arcipelago delle nove "sorelle" (o sistemi dolomitici) del bene Unesco seriale ed è la prima della collana a essere "interregionale", abbracciando anche Trentino Alto Adige e Veneto. Il volume comprende aree tematiche comuni, storia, storia dell'alpinismo, arte e architettura, cultura e tradizioni, ambiente, cucina. È una guida che deve incontrare i gusti di un parterre ampio di turisti e che per questo seleziona mete, attività e luoghi di interesse che abbracciano tutte le fasce d'età. Anche la copertina, con un bell'esemplare di mucca di razza "grigio alpina" che si abbevera al trogolo di legno, vuole richiamare il lato mite e più bucolico della montagna. Al di fuori delle pagine strettamente dedicate alla nostra zona emergono nelle pagine iniziali degli highlight: il Far East Film inserito nella guida mese per mese, a esempio. Forni di Sopra e Cimolais vengono consigliate per lo sci di fondo tra le possibili mete di attività all'aperto (che raggruppano canyoning, equitazione, escursionismo e trekking, fat bike, golf, parapendio, pattinaggio su ghiaccio, sci di discesa, sleddog, slittino e snowtube). Per i bambini il villaggio sugli alberi e le orme di dinosauro di Claut, oltre al Museo civico di storia naturale di Pordenone. Il carnevale di Sauris e la pitina del pordenonese sono invece segnalati tra le tradizioni popolari e i sapori di montagna. La montagna più spettacolare, l'unica degna di stare nella selezionata cerchia di "star" di pura roccia con le torri del Vajolet, la Marmolada, le Odle, il Pelmo, le Tre Cime di Lavaredo e il Civetta, è il Campanile di Val Montanaia, menzionato anche nella classifica assoluta delle località Top 15 di tutto il sistema come "grido di pietra". Si invita a recarsi al Lago di Selva, al Sentiero del Dint e alla Forra del Cellina e si segnala che a Cimolais non si trova bancomat né stazione di servizio (indicando la più vicina). L'anello dei quattro rifugi delle Dolomiti Friulane è il trekking d'alta quota consigliato, con l'appoggio presso i relativi quattro rifugi: «i gestori dei rifugi - dice l'autore - hanno una grande conoscenza del territorio e sono gli unici che lo
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presidiano: la loro missione di vita per il cittadino non è sempre evidente. Di fatto non vanno mai considerati come semplici esercenti". E l'incontro più emozionante quale è stato? "Le aquile, a Barcis". ©RIPRODUZIONE RISERV
Corriere delle Alpi | 16 Aprile 2018
p. 10 Dal Parco contributi per rifugi e sentieri BELLUNO I sentieri di alta quota nel Parco delle Dolomiti Bellunesi si stanno riempiendo di escursionisti stranieri, in proporzione più accentuata di quelli italiani. Il richiamo delle Dolomiti Unesco, infatti, è forte anche da queste parti. Ecco perché il consiglio direttivo dell'Ente Parco, riunitosi mercoledì sera a Feltre, ha deciso una seconda convenzione con il Cai per integrare le spese di manutenzione dei sentieri, dei bivacchi e dei servizi che garantiscono l'apertura dei rifugi. 32 mila euro quest'anno, analoga cifra l'anno prossimo. Una boccata d'ossigeno per le sezioni Cai di Feltre, Belluno, Longarone, Agordo, Val Zoldo e Oderzo (che gestisce il Pramperet). La cifra esige una compartecipazione, che può arrivare all'80% della quota. «Non contribuiamo ai costi di ristrutturazione dei 6 rifugi che ricadono nel territorio del Parco - chiarisce il direttore Antonio Andrich -, ma integriamo gli investimenti che le sezioni del Cai non sempre sono in grado di affrontare per mettere in sicurezza i sentieri in arrivo presso determinati bivacchi o rifugi, quelli relativi alla manutenzione straordinaria di determinati bivacchi d'alta quota, forse poco frequentati ma assolutamente indispensabili per gli escursionisti o alpinisti in difficoltà (e non solo), e anche le spese di taluni interventi necessari alla continuità del servizio di determinati rifugi». Il Settimo Alpini, per fare un esempio, deve avere l'appoggio della teleferica per il trasporto dei materiali e degli stessi generi alimentati, ma il Cai di Belluno non dispone di risorse da impiegare in questa versione. La bozza di convenzione, approvata dal Consiglio dell'Ente, è stata inviata al ministero a Roma per il benestare e, quando verrà restituita alla direzione del Parco, verrà sottoposta alla firma. Ciò che succederà, probabilmente, all'inizio di maggio. I rifugi attenzionati sono il 7° Alpini, alle spalle di Belluno, il Bruno Boz di Cesiomaggiore, il Bianchet sopra Sedico, il Sommariva al Pramperet, in comune di Longarone, il San Sebastiano in Val di Zoldo, il Dal Piaz a Sovramonte. «Sarà compito ora delle sezioni del Cai interessate, fra loro coordinate, decidere come investire la quota a disposizione - fa sapere Andrich -. A tirare le fila sarà il Cai di Belluno».Ottima, intanto, la implementazione del primo accordo, quello tra l'Ente Parco ed il Cai per la salvaguardia dei tragitti in quota e la loro promozione. «Oggi l'escursionista di nicchia cerca la natura selvaggia per respirare finalmente a due polmoni, anche metaforicamente parlando. Bene, il Parco ha inteso promuovere, l'anno scorso, questa opportunità e riscontriamo 23 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
conclude Andrich - che i risultati ci sono». Per Francesco Carrer, presidente regionale del Cai, sono iniziative da prendere a modello, perché rappresentano una risposta, quasi in tempo reale, a nuove ricerche di senso proprio nell'alta montagna, dove non arrivano le masse. Da qui anche l'intervento prezioso sui bivacchi, che sono una specie di 'nido d'aquila', apparentemente poco frequentati, ma sicuramente attrattivi per l'escursionismo di qualità. (fdm) Corriere delle Alpi | 12 Aprile 2018 p.22 Un aiuto al Cai per pulire sentieri e rifugi FELTRE Il Parco delle Dolomiti dà una mano al Cai per la manutenzione straordinaria dei sentieri e delle infrastrutture a servizio dei bivacchi e rifugi (come la teleferica o le strade per raggiungerli) gestiti dal Club alpino italiano all'interno dei confini dell'area protetta. Ieri il consiglio direttivo di villa Binotto ha approvato la convenzione con il Cai (sezioni di Feltre, Belluno, Longarone, Oderzo, Val di Zoldo, Agordo), destinando un contributo di 64 mila euro in due anni che finanzia l'80 per cento degli interventi. Si attivano quindi progetti per 80 mila euro.Il vicepresidente dell'ente Franco Zaetta sottolinea «la ricerca delle sinergie con i soggetti che condividono la valorizzazione e la difesa della montagna». Voltando pagina, parte una collaborazione con l'università di Padova per uno studio idrogeologico di due sorgenti nell'area delle Vette Feltrine. In tema culturale, è stato approvato lo schema di convenzione con il Comune di Belluno e la Fondazione Teatri delle Dolomiti per la realizzazione di un programma di iniziative all'interno della rassegna "Oltre le vette" per festeggiare i venticinque anni del Parco delle Dolomiti. (sco) Corriere dell’Alto Adige | 18 Aprile 2018 p. 7 La Provincia investe nei sette parchi naturali Dalle campagne informative ai miglioramenti logistici. Theiner: aree preziose BOLZANO La giunta provinciale ha approvato ieri i programmi annuali dei sette parchi naturali per il 2018, come definiti dai rispettivi comitati di gestione. Nel dicembre 2017 aveva fissato l’entità del finanziamento complessivo per interventi e progetti per un importo pari a 2,1 milioni di euro. L’investimento è suddiviso tra i parchi Sciliar-Catinaccio (285mila euro), Gruppo di Tessa (437mila euro), Puez-Odle (300mila euro), Fanes-Senes-Braies (336mila euro), Monte Corno (154mila euro), Tre Cime (258mila euro) e Vedrette di Ries-Aurino (346mila euro). I sette parchi naturali dell’Alto Adige costituiscono un polo di attrazione e hanno bisogno di costanti interventi di manutenzione per la rete sentieristica, la segnaletica e la cartellonistica, e anche per i centri visite. Tra le attività, inoltre, sono previsti lo svolgimento di studi e la predisposizione di piani, nonché gli aspetti relativi all’informazione e sensibilizzazione sulle tematiche della tutela del paesaggio e della natura anche attraverso iniziative speciali ed escursioni. I programmi sono stati deliberati dagli specifici comitati di gestione dei parchi, nei quali sono rappresentate le amministrazioni locali, il settore agricolo e quello forestale, nonchè le associazioni ambientaliste. «Siamo contenti di vedere che i parchi naturali confermano con progetti concreti il loro contributo alla conservazione del paesaggio naturale e alla sensibilizzazione della popolazione», sottolinea l’assessore provinciale all’ambiente Richard Theiner. Tra le novità il nuovo Centro visite di Siusi che dovrebbero essere inaugurato il prossimo anno. Per la progettazione dei relativi arredi viene messo a disposizione un importo di 57mila euro dal Parco naturale Sciliar-Catinaccio. Per il
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Centro visite Tre Cime nell’omonimo parco naturale è prevista la ricostruzione del banco/ufficio e dello shop per la vendita dei gadgets. Nel progetto vengono investiti 50mila euro. Per le Dolomiti patrimonio mondiale Unesco stanziati circa 153mila euro di cui 125mila per la Fondazione e 28mila per i gruppi di lavoro e le iniziative locali. Per misure di conservazione degli habitat Natura 2000, sotto particolare tutela, sono previsti 350mila euro di fondi Ue. Corriere delle Alpi | 25 Aprile 2018
p. 15 Estate difficile sui sentieri della Schiara di Martina Reolon BELLUNO Il sentiero che porta al rifugio Settimo Alpini sarà chiuso almeno per una parte della stagione estiva. Una frana caduta nelle scorse settimane lo ha reso impraticabile e gli interventi necessari per il suo ripristino sono impegnativi, anche dal lato economico: si parla di 40 mila euro. Il punto è stato fatto nel corso di una riunione che si è tenuta lunedì sera, prima a Palazzo Rosso e poi in Unione Montana. Presenti Cai Belluno, Unione Montana Bellunese, Comune, Soccorso 25 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
Alpino, Comitato usi civici di Bolzano Bellunese e Vezzano. «Il problema è serio», spiega Sergio Chiappin, presidente della sezione di Belluno del Cai, proprietaria del rifugio che sorge in località Pilon, ai piedi delle pendici sud del Monte Schiara, a 1.502 metri. «Si è verificato il distacco di una massa rocciosa a monte, che ha coinvolto il sentiero 506 che porta a Forcella Monpiana e il 501, che da Case Bortot arriva al Settimo. La situazione è più grave proprio lungo il tracciato 501, perché le rocce hanno abbattuto degli alberi, appena dopo l'area del Bus del Buson. Il sentiero è distrutto e impraticabile».Per la sistemazione del sentiero 506 interverrà il Cai. Ma per il 501 la situazione è più complessa. E a preoccupare sono anche gli aspetti legati al turismo. «Si tratta del percorso che conduce in centro città coloro che percorrono l'Alta Via», sottolinea Chiappin. «Il Settimo, dal canto suo, è proprio la tappa finale dell'Alta Via n.1 e diventa anche punto di ristoro per molti escursionisti che fanno il viaggio Monaco-Venezia a piedi». Per arrivare al rifugio c'è un'alternativa: la strada delle gallerie, partendo dal Col di Roanza. Un percorso che sarà sistemato dall'Unione Montana, per dare la possibilità a turisti e residenti di raggiungere comunque il Settimo. Ma è una soluzione tampone, anche perché nell'area del Col di Roanza non c'è un numero adeguato di parcheggi. «Interverremo con le risorse che derivano dalla gestione del patrimonio silvo-pastorale», fa presente Orlando Dal Farra, presidente dell'Unione (ente che a breve sarà anche al lavoro in Val Medone). «Si tratta di asportare del materiale e di fare qualche lavoro di pulizia. Concluderemo il tutto entro fine aprile. Dal 1° maggio si potrà quindi utilizzare il sentiero alternativo. Questo è fondamentale, visto che il turismo di alta montagna presenta già delle difficoltà». Per quanto riguarda la frana lungo il 501, sarà in primis necessario portar via tutti i detriti, per poi procedere con la sistemazione del sentiero e dei muri di sostegno. Il problema più grosso sta nel trovare i 40 mila euro necessari (25 mila per i lavori veri e propri e il restante per il disgaggio). Il Comitato usi civici, lunedì sera, ha annunciato che metterà 4-5 mila euro. Ma non basta. Dovrà quindi intervenire il Comune. «La cifra è consistente», precisa Lucia Olivotto, vice sindaco e assessore al bilancio. «Si tratta di spese in conto capitale e non possiamo dire quando questa cifra sarà disponibile. Ci mettiamo comunque subito al lavoro per riuscire a recuperarla». «La Protezione civile potrebbe intervenire con delle microcariche per ridurre in piccole parti i massi, riducendo i costi complessivi», commenta Dal Farra. «I lavori saranno comunque impegnativi e riguarderanno anche la parte iniziale del sentiero, per rendere più agevole l'accesso all'area della frana». Fintanto che non saranno trovate le risorse, però, non si potrà partire e il sentiero resterà chiuso. «Questa situazione farà sì che, con la bella stagione, il turismo si sposti altrove, con gravi danni per tutta la zona di Bolzano Bellunese e per la città», dice preoccupato Roberto De Moliner, del Comitato usi civici, che tra pochi giorni sarà in assemblea e andrà a parlare anche di questa delicata questione. «Perdere anche una sola estate sarebbe gravissimo per tutta la zona della Schiara».
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NOTIZIE DAI RIFUGI Corriere delle Alpi | 5 Aprile 2018
p. 32 Tanta neve in quota I rifugi quest'anno aprono solo a giugno di Francesco Dal Mas CORTINA/CADORE Di neve ce n'è ancora tanta in quota. E dunque i rifugi del Cai probabilmente non potranno aprire già a maggio, come alcuni avevano fatto l'anno scorso. «In compenso, però, avremo acqua abbondante per tutta l'estate», sospira di sollievo Francesco Carrer, presidente regionale del Club alpino, «mentre nel 2017 numerosi rifugi finirono quasi in secca, così scarse erano le sorgenti». Danni particolari quest'inverno non dovrebbero essercene stati, secondo Carrer, come invece accadde nel 2014; bisognerà in ogni caso verificare la situazione a neve sciolta. Invece la preoccupazione è per una opportunità che, per motivi burocratici, rischia di saltare quest'estate, mentre sarebbe stato estremamente necessario sfruttarla. Il fondo per i Comuni di confine ha reso disponibile un milione di euro per tutta una serie di dotazioni ai rifugi e ai bivacchi e per interventi su sentieri e ferrate. «Sono risorse preziose, che aspettiamo per riqualificare l'offerta di servizi agli escursionisti ed alpinisti», spiega Carrer, «risorse che non sempre le sezioni del Cai o le guide alpine (nel caso delle ferrate, ndr) possono permettersi».Il risparmio energetico è uno dei settori in cui il fondo ex Odi interverrà con una disponibilità significativa a cominciare dal cambio delle lampade, per introdurre finalmente quelle led. Asciugare la biancheria lavata, nei rifugi, è un problema talvolta non indifferente, eppure si tratta di un servizio molto apprezzato dagli escursioni dei lunghi cammini. La manutenzione straordinaria di qualche bivacco che merita di rimanere aperto (ad alcuni il Cai sta rinunciando perché ormai fuori dell'interesse degli alpinisti) è molto 27 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
gradita. E rientra nella sicurezza il ripristino della tabellazione danneggiata dalle precipitazioni nevose o dai vandali.«Esiste, infatti, anche questo fenomeno», ammette Carrer, «sempre più frequente, pure in quota, dove albergano i buoni sentimenti».Bene, la disponibilità del Fondo è dell'anno scorso. Il Cai riteneva di poter realizzare i piccoli cantieri quest'estate. Probabilmente, invece, si dovrà attendere l'estate 2019. L'operazione, infatti, passa attraverso la Provincia e la stessa Regione che, per la complessità del procedimento, stanno impiegando più tempo del previsto per autorizzare lo sblocco dei soldi.Tanto per fare un sempio, maanca persino il personale per seguire la pratica. Ritornando alla neve, il problema per ora non è grave.« Ma», avverte Carrer, « lo diventerà se dovessero verificarsi precipitazioni abbondanti in questo periodo, come da qualche parte si teme. E noi non le auspichiamo affatto, perché le sorgenti sono già cariche e ulteriori ingrossamenti potrebbe creare dei problemi di una certa rilevanza».Ovvero l'effetto frana sui sentieri.Allora sì che sarebbe emergenza. E, di sentieri da manutentare, il Cai ne ha ben 4 mila in regione, di cui il 65% soltanto in provincia di Belluno. Corriere delle Alpi | 25 Aprile 2018
p. 15 Chiusa anche la strada per il "Bianchet" BELLUNO «Al più presto un tavolo per definire gli interventi da eseguire lungo la strada che porta al rifugio Bianchet». Le conseguenze della stagione invernale da poco terminata si fanno sentire anche sul percorso che conduce alla struttura collocata nella parte superiore della Val Vescovà, nella verdeggiante radura del Pian de i Gat. E Chiappin auspica che una soluzione venga trovata in tempi brevi.Del fronte franoso lungo la strada per arrivare al Bianchet il Cai ha parlato anche più di un mese fa nel corso della sua assemblea generale ordinaria. «La questione è ancora aperta», dice Chiappin. «Spero vivamente che presto venga convocata una riunione per stabilire come avviare l'opera di ripristino. Ci troviamo all'interno del Parco e la strada è in carico al demanio, che dovrà mobilitarsi per dare la possibilità ai frequentatori dell'Alta Via e della Monaco-Venezia di transitare lungo questo tragitto».La strada è chiusa per motivi di sicurezza e per garantire la riapertura sarà necessario provvedere allo sgombero di tutto il materiale e a consolidamenti nell'area a monte, per scongiurare situazioni di pericolo. «Bisogna procedere il prima possibile», aggiunge Chiappin, «in quanto il blocco del sentiero va a creare parecchi danni al turismo. Non possiamo permetterci di passare un'estate senza che il tragitto sia praticabile». A manifestare una certa preoccupazione è Stefano Deon, sindaco di Sedico, comune all'interno del quale si colloca il Bianchet. «L'area, come risaputo, è molto fragile e alla fine di ogni inverno bisogna fare i conti con i danni», commenta. «Questa volta, però, è andata peggio del solito e si rendono necessari interventi più corposi. Ad auspicare in una rapida riapertura è ovviamente il gestore del rifugio, ma anche Comune e Unione Montana Valbelluna, in un'ottica di promozione turistica del territorio, oltre che il Parco e i Carabinieri Forestali».Deon, consigliere dell'Unione, sottolinea che l'ente potrebbe mettere a disposizione le maestranze per i 28 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
lavori. «Come Comune garantiamo il nostro aiuto nel ricercare le risorse necessarie». L'importo economico delle opere non è stato ancora quantificato, ma è già partita la ricerca di eventuali disponibilità. «Anche per definire questi aspetti è necessario convocare al più presto un tavolo», ribadisce Chiappin. «Quel che possiamo ipotizzare è che servirà l'intervento di più enti».(m.r.) L’Adige | 28 Aprile 2018 p. 24 Defibrillatori in dodici rifugi Questa mattina la consegna Da questa stagione dodici rifugi in quota sarannodotati di defibrillatori: la consegna delle apparecchiature avverrà questa mattina alle 11 al Muse, dove vedrà la conclusione il progetto «Rifugio cardioprotetto», promosso dal Tavolo trentino della Montagna, coordinato da Tsm - Accademia della Montagna, voluto proprio per dotare i rifugi più isolati o difficili da raggiungere, di un defibrillatore semiautomatico, strumento che può salvare la vita di tante persone. L'iniziativa è stata resa possibile dalla disponibilità di Massimo Dorigoni e dalle vendite del suo libro «Montagne senza vetta. Il coraggio di sentirsi liberi», con i racconti di alcuni tra i più forti alpinisti trentini. Sono stati raccolti oltre 10.000 euro che hanno consentito l'acquisto di 10 defibrillatori per altrettanti rifugi, mentre altri 2 defibrillatori sono stati offerti dal Rotary Club di Trento. La cerimonia di consegna dei defibrillatori e degli attestati di frequenza al corso per il loro utilizzo è organizzata nell'ambito del Trento Film Festival. Le attrezzature saranno installate al Tuckett e al Pedrotti nel Brenta, al Mandron sull'Adamello, all'Altissimo sul Baldo, al Sette Selle nel Lagorai, al Rosetta per le Pale, al Maddalene in val di Non, al Vajolet e al Roda de Vael in val di Fassa, al Vallaccia in Marmolada, al Pertini nel Sassolungo e a Malga Kraun (Monte di Mezzocorona).
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EVENTI PATROCINATI L’Adige | 6 Aprile 2018
p. 48 Dolomiti Cup riparte da PIacenza TRENTO Dolomiti Golf Cup, domani inizierà la 27ª edizione. Anche se la neve non è ancora completamente sciolta riparte la stagione del golf, e la prima tappa con Archigolf si terrà già domani, al golf di Castell'Arquato a Piacenza. La Dolomiti Golf Cup è articolato in 15 tappe, da aprile a fine settembre, tocca cinque regioni, Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia e Veneto, e sette province, Bolzano, Brescia, Imperia, Milano, Piacenza, Trento e Verona e impegna più di 1.500 golfisti. Domenica 22 aprile la prima tappa in Trentino, a Tesino. Nella conferenza stampa di presentazione della Dolomiti Golf Cup, presso la sede del Coni di Trento a Sanbàpolis in via Malpensada, Sergio Costa, organizzatore del Circuito da quando è nato, Enrico Inferrera, center directory della Wall Street English, e Federico Hornbostel amministratore delegato di Argentea, hanno spiegato come si snoderà questa 27ª edizione e di come il golf non sia uno sport d'élite, bensì una disciplina accessibile a tutti, dai più piccoli ai più grandi. A tal punto è stato menzionato anche il giovane Luca Pederzolli di Arco, 12enne pluripremiato, segnalato come golfista dell'anno. Sergio Costa ha subito analizzato con ovvia soddisfazione: «Il circuito Dolomiti Golf Cup ha ottenuto per la settima volta il patrocinio della Fondazione Dolomiti-Unesco, per la sesta volta quella del Coni e per la quarta volta quella della Federazione Italiana Golf, assieme alle Delegazioni delle Province di Trento e di Bolzano. Per noi questi patrocini sono un gran motivo di orgoglio, perché ci riconoscono il costante impegno nel portare avanti questo sport da più di cinque lustri, con professionalità e passione. Gli sponsor sono davvero importanti per portare avanti un evento che porta turismo con un ottimo seguito specialmente in estate». I numeri del circuito nelle sue 27 edizioni sono importanti: 7 patrocini, 10 regioni e 21 province toccate, 42 golf club protagonisti, 377 tappe per più di 35.500 golfisti. Quest'anno i campioni da battere sono i vincitori della passata edizione: Vittorio Giovanelli del golf di Asolo e Fabio Pozzi del golf Lazzate. Federico Hornbostel ha aggiunto: «Con Argentea negli ultimi anni siamo sempre stati presenti con una gara in Tesino. Affiancare la Dolomiti Golf Cup è sicuramente un'ottima scelta per noi, per l'ottima organizzazione e la qualità del circuito». «Anche per noi la Dolomiti Golf Cup ha una grande organizzazione - ha commentato Enrico Inferrera -. Questo circuito potrebbe ampliarsi ancora di più per diventare un evento a livello nazionale. Il Tesino, prima tappa trentina, ha un bellissimo campo, molto impegnativo, come a Folgaria e in Rendena. Da quest'anno ci sono cinque tappe anche con i giovani con finale alla Dolomiti. Giovani, con una media tra i 10 e i 17 anni, che crescono sempre più, dimostrandosi
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veri e propri talenti, e che portano avanti uno sport che in Italia è ancora visto come uno sport d'élite. Il golf costa meno di tanti altri sport, tutti possono cimentarsi e, inoltre, insegna la disciplina e l'onestà». Gazzettino di Belluno | 9 Aprile 2018 p. 8 CAI di Pieve, estate ricca di eventi e ricorrenze L'ANNIVERSARIO. Il trentesimo compleanno dell'elisoccorso, le potenzialità segrete del marchio Dolomiti Unesco e il ricordo del grande alpinista Ignazio Piussi a dieci anni dalla scomparsa, sono i temi al centro del programma culturale estivo della Sezione del Cai di Pieve di Cadore. In questi giorni si stanno definendo gli aspetti organizzativi delle escursioni che andranno a comporre il calendario estivo ed è in pieno svolgimento la campagna tesseramento. Il responsabile, Carlo Tabacchi, sta lavorando al rinnovo delle iscrizioni dei soci e all'accoglienza dei nuovi iscritti che dovrebbero garantire anche quest'anno il superamento di quota 500 che, per una sezione di montagna, rappresenta un traguardo apprezzabile. Nell'ambito della campagna promozionale sono iniziati anche gli incontri nelle scuole dove Rita Frescura e Nicola De Lorenzo, responsabili dell'alpinismo giovanile, si recano a presentare l'attività e a fare un po' di educazione ambientale. «Quest'anno si punterà molto alla diversificazione delle proposte - precisa il presidente Umberto Giacomelli - e ci saranno escursioni che, non presentando difficoltà particolari, saranno aperte a tutti». Anche le iniziative culturali saranno ragguardevoli: in calendario sono stati posti anche il 30° anniversario della partenza dell'elisoccorso avvenuta nel 1988 proprio a Pieve sotto la lungimirante guida del compianto dottor Angelo Costola, oltre al 10° dalla morte dell'alpinista Ignazio Piussi del Gruppo Rocciatori Ragni. D.C.
Messaggero Veneto | 10 aprile 2018 p. 17 Edizione Pordenone I piani paesaggistici come fonte di sviluppo di LEDO PRATO Cosa si intende per paesaggio? Nell'Enciclopedia Treccani troviamo questa definizione: «Parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato. Il termine è usato in particolare con riferimento a panorami caratteristici per le loro bellezze naturali, o a località di interesse storico e artistico, ma anche, più in generale, a tutto il complesso dei beni naturali che sono parte fondamentale dell'ambiente ecologico da difendere e conservare». La Convenzione Europea invece definisce il paesaggio «una determinata parte del territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni». Il paesaggio si iscrive quindi in una dimensione dinamica piuttosto che estetica e il suo governo richiede un sistema di regole che non si possono ridurre ad un uso indiscriminato del "vincolo paesaggistico" che cristallizza una situazione in un certo momento storico. Lo strumento principe della pianificazione è il Piano Paesaggistico, redatto dalle Regioni con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Esso ha un contenuto conoscitivo, prescrittivo e propositivo e le previsioni devono orientare gli strumenti urbanistici di Comuni, città metropolitane e Province. Si tratta di uno strumento di pianificazione territoriale sovraordinato a qualsiasi altro nel governo delle politiche territoriali. Anche per queste ragioni i Piani sono stati fonte di molteplici ricorsi alla giustizia amministrativa. Non è quindi un caso che solo poche Regioni hanno adottato i Piani Paesaggistici, e fra queste il Friuli Venezia Giulia. Alla indubbia resistenza ad adottare i Piani si deve aggiungere l'assenza di una legislazione chiara e qualche incertezza sull'utilità di adottare 31 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
previsioni che spesso rendono difficile persino intervenire sui naturali processi di trasformazione del paesaggio. Basta soffermarsi sulla espansione dei boschi, sullo spopolamento delle aree interne e di montagna, sulle trasformazioni in agricoltura per accorgersi che c'è bisogno di un ripensamento sulla gestione dei Piani Paesaggistici. Con questa consapevolezza, negli ultimi anni, si è sempre più fatto ricorso alla progettazione paesaggistica come strumento di governo delle trasformazioni, con il coinvolgimento delle comunità locali. Un cambio di passo che trova un riscontro in particolare nelle regioni dell'arco alpino, e nella crescita di una nuova economia civile che fa perno sulla partecipazione dei cittadini e su un sistema di imprese impegnate in uno sviluppo sostenibile anche in aree interne e di montagna. Il prossimo Future Forum a Forni di Sopra e Tolmezzo, giovedì e venerdì, sarà occasione per un confronto su una possibile ipotesi di sviluppo locale con cui affrontare i rischi di crisi di alcuni contesti di montagna, con l'obiettivo di contrastare le dinamiche di depauperamento sociale ed economico che da tempo caratterizzano queste aree. Il quadro di riferimento è dato dalle iniziative di sviluppo in discussione per la macroregione Arco alpino; dai reiterati impegni assunti dal Governo a favore delle aree interne; dalle modifiche della legislazione nazionale, con la recentissima approvazione della legge a favore dei piccoli Comuni; dal riconoscimento del Parco delle Dolomiti come Patrimonio Unesco; e infine dal crescente interesse verso il paesaggio, considerato finalmente come campo di convergenza di strategie partenariali centrali e locali, inteso come risorsa integrata per lo sviluppo e non soltanto patrimonio identitario da tutelare. Un paesaggio quindi "dialogante".Esperto nelle politicheper i beni e le attività culturalie segretario generaledell'Associazione Mecenate 90
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PASSI DOLOMITICI Trentino | 6 Aprile 2018
p. 25 Auto, numero chiuso sui Passi dolomitici: si tratta con Belluno CORVARA Un tetto al numero di auto (tutti i giorni) invece della chiusura al traffico un giorno alla settimana. Con il coinvolgimento della Provincia di Belluno, in modo da estendere la limitazione su tutti e quattro i passi attorno al Sella (Sella, Gardena, Pordoi e Campolongo). È questa l'ipotesi alla quale stanno lavorando le Province di Trento e Bolzano per il passo Sella, dopo la sperimentazione di mobilità sostenibile condotta l'estate scorsa. L'idea è stata anticipata nei giorni scorsi ai sindaci di Canazei e Selva di Val Gardena (che hanno dato disponibilità al dialogo) e rappresenta un'evoluzione dei mercoledì estivi di chiusura organizzati nel 2017 . Fra i contrari alla chiusura parziale del Gardena c'è il sindaco di Corvara Robert Rottonara che teme ripercussioni sul suo paese e sul resto della Badia. Di parere opposto è il suo collega di Selva, Roland Demetz, che sostiene come "questo è il momento di sedersi assieme attorno ad un tavolo per discutere assieme cosa effettivamente fare se davvero si vuol proteggere e salvare tutto l'arco dolomitico. L'esperienza dello scorso anno è stata positiva, pur con qualche difetto. Bisogna darsi da fare, senza preclusioni di sorta. Per questo ribadisco: meglio trovarsi assieme e discutere cosa si può fare". L'ipotesi avanzata è quella del "numero chiuso" (termine che gli addetti ai lavori vorrebbero evitare, suggerendo l'utilizzo della parola "contingentamento") che era stata annunciata già a ottobre ai partecipanti al tavolo per la mobilità sui passi dolomitici, durante una riunione organizzata per fare il punto della situazione. Ma solo in tempi più recenti è stato avviato un approfondimento per trovare una risposta alle domande fondamentali: «In quale periodo introdurre il numero chiuso? Quanti veicoli lasciar transitare? Dove fermare le auto che sforano la quota giornaliera prevista?». Sarà l'Eurac di Bolzano a dare una risposta a queste domande, in particolare al numero di veicoli oltre i quali dovrebbe scattare il blocco. L'obiettivo è quello di far diminuire i veicoli senza che diminuiscano le persone che accedono ai passi, grazie anche a sistemi di mobilità alternativa. Per questo è stata scartata (per il momento) l'ipotesi di un pedaggio, soluzione che, secondo altre esperienze, non porta a 33 Rassegna Stampa Fondazione Dolomiti UNESCO – Aprile 2018
una diminuzione del traffico. L'organizzazione di un sistema del genere è complicata, ma tra le ipotesi c'è anche l'utilizzo di varchi elettronici per il controllo delle auto con due scenari: un sistema dinamico, con le auto che possono salire quando altre escono dall'area "protetta", come avviene in un parcheggio; o un sistema statico che prevede il blocco quando viene superato un numero X.©RIPRODUZIONE RISERVATA L’Adige | 17 Aprile 2018 p. 40 La Ferrari sarà ristrutturata PASSO ROLLE Una storica decisione per il Passo. Dopo la demolizione, a dicembre scorso, dell'albergo abbandonato, un altro «ecomostro» è destinato a scomparire. Stiamo parlando della caserma «Giuseppe Ferrari» di proprietà della Guardia di Finanza e attualmente in uso alla Scuola Alpina di Predazzo, che verrà ristrutturata dopo anni di battaglie e richieste in cui sono scesi in campo, oltre agli operatori locali, anche numerosi politici. Il nuovo capitolo riguardante la fatiscente caserma è stato scritto la scorsa settimana nelle aule della Provincia di Trento, con l'approvazione dello schema di Intesa tra Provincia autonoma di Trento e il Provveditoriato per le Opere Pubbliche per il Veneto, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Passaggio necessario, quello dell'approvazione dello schema di Intesa tra Provincia e Stato, visto che la caserma è di proprietà statale. Con quest'intesa, lo Stato «cede» alla Provincia di Trento la possibilità di intervenire nella riqualificazione dell'edificio. La caserma «Giuseppe Ferrari», risalente al 1922, è da anni abbandonata in cattive condizioni. Dal 1996 i finanzieri si sono spostati nell'altra caserma presente sul Passo, la Cimon-Colbricon, lasciando la «Ferrari» cadente a pezzi, tanto che anche il tetto non c'è più, sfondato dalla neve. A gran voce, da anni, si chiede di sistemare o demolire la caserma, che oltre ad essere brutta da vedere, in uno dei più bei passi dolomitici, patrimonio Unesco, rappresenta un pericolo per le persone. Gli operatori di Passo Rolle, riuniti nel «Comitato Passo Rolle nel cuore», hanno sempre portato avanti le loro istanze e a settembre scorso dell'argomento si interessò anche il senatore trentino Sergio Divina, presentando al Ministero dell'Economia e delle Finanze un'interrogazione ad hoc. Il mese successivo anche il senatore Franco Panizza (Patt) presentò un'interrogazione al Ministro Padoan per chiedere un intervento del Ministero dell'Economia e delle Finanza sulla questione. Venerdì scorso la giunta provinciale ha finalmente approvato lo schema di intesa con il Provvedimento per le Opere Pubbliche e così si potrà finalmente intervenire per sistemare la caserma. La Provincia Autonoma di Trento provvederà alla predisposizione dello studio di fattibilità tecnica economica, alla redazione del progetto definitivo e del progetto esecutivo e alla direzione lavori. Per i lavori di ristrutturazione è stata stimata una spesa di 400mila euro. Nell'esercizio finanziario 2018 saranno impegnati 250mila euro, mentre nell'esercizio 2019 i restanti 150mila. Un altro passo per il recupero dell'immagine di Rolle si sta per compiere, un altro fatiscente immobile se ne andrà, facendo posto ad un nuovo edificio che sarà più consono alla bellezza naturale del paesaggio.
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DOLOMITI DI SUCCESSO Corriere delle Alpi | 26 Aprile 2018
p. 25 "Obiettivo Terra": vince una foto che ritrae le Tre Cime MISURINA Una foto delle Tre Cime (a lato) si è aggiudicata il prestigioso premio "Obiettivo Terra" promosso dalla Fondazione Univerde per celebrare la quarantottesima "giornata mondiale della Terra". Lo scatto, firmato da Stefano Miaron, ritrae un uomo che osserva sullo sfondo la maestosità delle Tre Cime di Lavaredo. Una gigantografia della fotografia è esposta in questi giorni (e fino al primo maggio) in piazza Barberini, a Roma. L'affermazione delle Tre Cime nel prestigioso concorso fotografico che ha l'obiettivo di promuovere i parchi naturali considerati un patrimonio unico da tutelare, è stata accolta con grande soddisfazione dalla Fondazione Dolomiti Unesco che, attraverso il direttore Marcella Morandini, ha "invitato" romani e non solo di passaggio in piazza Barberini ad immortalare la foto delle Tre Cime per poi pubblicare lo scatto sui social. La foto delle Tre Cime firmata da Stefano Miaron ha sbaragliato un'agguerrita concorrenza con quasi 1.500 scatti ammessi al concorso, giunto alla nona edizione, suddivisi nelle categorie parchi nazionali, parchi regionali e aree marine protette. (dierre)
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