Skip to main content

Rassegna Stampa Dolomiti UNESCO | Giugno 2017

Page 1

Rassegna Stampa – Giugno 2017


01 GIUGNO 2017 L'Adige | 01 Giugno 2017

p. 19 Rischio incendi e carenza di acqua i problemi dei rifugi in quota La sicurezza anti incendi e il problema acqua sono i due temi affrontati durante l'incontro tra la Commissione Rifugi e i gestori dei rifugi Sat, che si è tenuto martedì pomeriggio. In vista dell'apertura ufficiale infatti, da sempre fissata attorno al 20 giugno (ma moltissimi rifugi in questi ultimi anni hanno anticipato l'apertura) ha affontato i temi «caldi» del momento. La vicenda dello Stivo, che il 28 dicembre 2016 è andato completamente distrutto da un furioso incendio, turba ancora i satini. Per questo la dirigenza Sat ha invitato l'ingegner Gabriele Pilzer, tecnico del Servizio Anticendi e Protezione Civile del Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Trento, per un ripasso ed un aggiornamento, sulle normative in vigore e sulla prevenzione. «Sat ? informa Pilzer ? è sul problema, tanto da aver introdotto nei propri rifugi un dispositivo non obbligatorio: il rilevatore di fumo, anche se nonostante questa attenzione in più, sono numerosissimi gli elementi che concorrono ad evitare l'espandersi di un Rassegna Stampa – Giugno 2017


incendio». Un altro tema di strettissima attualità riguarda le risorse idriche. I rifugi Sat prelevano acqua al 28% dalla sorgente, nel 22% dei casi dal torrente, all'8% dai laghi, l'11% usa acqua piovana, il 14% dipende dallo scioglimento della neve e solo il 17% è collegato all'acquedotto. Inutile dire che la carenza di precipitazioni e soprattutto di accumuli di neve in quota inquieta, e inquieta parecchio. Che fare? A cura dei gestori i controlli continui ai punti di captazione, serbatoi, condotte, riduzione della pressione nei circuiti, chiusura delle docce in caso di deflussi minimi, tenendo anche un diario della disponibilità delle portate. Secondo fronte la sensibilizzazione nei confronti degli escursionisti, a questo proposito Sat ha preparato un cartellone sulla necessità impellente di utilizzare meno acqua possibile. Consegnate le targhe di identificazione info point ai 10 rifugii Sat che rientrano nell'area «cuore» Dolomiti Unesco. Trentino | 03 Giugno 2017

p. 36 Il fascino delle Pale ha stregato New York PRIMIERO I rifugi delle Pale di San Martino sono volati oltreoceano e approdati a New York per far conoscere, ai nomi più prestigiosi della stampa, la bellezza della montagna e dei sui incredibili paesaggi. Capospedizione e portavoce è stata l’Associazione rifugi del Trentino, che rappresenta 146 rifugi di tutto il territorio della Rassegna Stampa – Giugno 2017


montagna presenti nella provincia di Trento. L’incontro con la stampa del settore “travel” e i rappresentanti dei tour operator nordamericani, convocati da Enit North America, si è svolto all’Istituto italiano di cultura del Consolato italiano di Park Avenue. Presenti una quarantina di interlocutori, che grazie a una presentazione multimediale hanno potuto immergersi in un viaggio virtuale andando alla scoperta dei luoghi più suggestivi e unici sulle vie dei rifugi trentini. E tra i principali argomenti trattati, anche il Palaronda Trek, un trekking da rifugio a rifugio che porta alla scoperta dell'ambiente incontaminato e di rara bellezza dell'altopiano delle Pale, tanto amato anche dallo scrittore Dino Buzzati. Due le proposte del Palaronda: il percorso soft fatto di solo trakking che non presenta grandi difficoltà e l'hard più impegnativo perché caratterizzato da vie ferrate. Un video emozionale ha raccontato al pubblico attraverso immagini e la voce dei rifugisti l'essenza del Palaronda. Gli uffici Enit Usa ed anche quelli presenti a Chicago e Los Angeles riceveranno ora tutto il materiale e le informazioni presentate alla stampa newyorkese e per l’occasione, a supporto della comunicazione social l’Associazione Rifugi, ha lanciato anche l’hastag #rifugiNY, che sarà l’etichetta digitale di questo straordinario viaggio dall’America alla scoperta delle Dolomiti trentine. (m.c.b.) Corriere delle Alpi | 03 Giugno 2017

p. 31 De Berti: “Il treno delle Dolomiti si farà” SAN VITO L'assessore regionale ai trasporti Elisa De Berti rilancia il progetto del Treno delle Dolomiti intervenendo in Cadore per la presentazione del nuovo servizio integrato trenobus per il quale Palazzo Balbi ha investito 150mila euro, fondi contenuti ma determinanti per implementare il numero delle corse degli autobus di Dolomitibus adibiti al trasporto di biciclette. «Nei primi giorni di luglio il governatore Luca Zaia sarà in Cadore per presentare uno studio socio economico legato al futuro Treno delle Dolomiti» annuncia la De Berti, «non si tratta di uno studio di fattibilità ma di un primo riscontro concreto. In questo contesto verranno ascoltati i due territori interessati dal transito del treno, Val Boite e Val d'Ansiei. L'auspicio che abbiamo come Regione Veneto è quello di evitare inutili campanilismi tra le due realtà. Servirà coscienza e soprattutto condivisione. Tempistiche legate alla realizzazione del Treno delle Dolomiti? Impossibile farne, tantomeno oggi visto che siamo in una fase ancor meno che embrionale. Stiamo parlando di un progetto che costa centinaia di milioni di euro, un investimento enorme. C'è tempo per vederlo realizzato ma il Treno delle Dolomiti si farà».L'assessore De Berti coglie l'occasione per replicare al Movimento 5 Stelle che solo pochi giorni fa nel Rassegna Stampa – Giugno 2017


corso di una iniziativa organizzata all'interno della stazione di Calalzo aveva alzato la voce contro l'empasse in cui versa il progetto del Treno delle Dolomiti chiedendo agli amministratori veneti e altoatesini di velocizzare le operazioni di realizzazione: «Le loro iniziative sono volte solo a fare audience sui giornali visto che sono del tutto prive di contenuti. Per questo non intendo rispondere alle provocazioni, lasciamo perdere e guardiamo avanti convinti che il Treno delle Dolomiti si farà» .L'assessore regionale ai trasporti ha affrontato anche il tema dell'elettrificazione ad ampio raggio a cui è interessato tutto il Bellunese: «Sollecito quotidianamente Fs sul tema dell'elettrificazione per il quale abbiamo fissato una scadenza oltre cui non intendiamo andare. Entro dicembre 2020 tutte le linee dell'anello basso bellunese dovranno essere elettrificate. Una scadenza non casuale perché a febbraio del 2021 ci sono i mondiali di Cortina e nel 2020 ci verranno consegnati gli elettrotreni già acquistato dalla Regione che serviranno per gestire le tratte dirette Belluno-Venezia e Belluno-Padova». (dierre) Corriere delle Alpi | 03 Giugno 2017

p. 31 Due ruote su rotaia: corse tutti i giorni SAN VITO L'estate riporta sul territorio dolomitico bellunese il servizio integrato treno più autobus adibito al trasporto bici. Trenitalia e Dolomitibus sotto la regia della Regione lanciano un pacchetto ad hoc dedicato al popolo dei cicloturisti in vertiginoso aumento: per il terzo anno consecutivo i treni in arrivo a Calalzo avranno la possibilità di trasportare le bici mentre una volta giunti in Cadore gli autobus di Dolomitibus saranno chiamati Rassegna Stampa – Giugno 2017


a completare il servizio trasportando i cicloturisti non più solo a Cortina come accaduto fino allo scorso anno, ma da quest'anno anche a Cimabanche, Carbonin, Misurina, Tre Cime e Dobbiaco. «È questa la grande novità dell'estate» annuncia il presidente di Dolomitibus Giuseppe Pat, «finalmente siamo riusciti a chiudere l'anello delle Dolomiti coinvolgendo tutto il territorio. I fruitori del servizio con un biglietto giornaliero di 10 euro avranno la possibilità di salire e scendere dove vorranno. Coloro che arriveranno a Calalzo in treno potranno invece usufruire del servizio bus gratuitamente».L'altra grande novità dell'estate 2017 che riguarda gli autobus di Dolomitibus è rappresentata dal numero di corse, sensibilmente aumentato: «Saranno quattro al giorno per tutta la settimana» prosegue Pat, «due si muoveranno in senso orario partendo da Calalzo in direzione Cortina e due invece in senso antiorario spostandosi verso Auronzo». Determinante per l'implementazione del numero delle corse è stato il contributo accordato dalla Regione Veneto di 150mila euro. Pat conclude snocciolando alcuni dati legati alla scorsa estate, «in cui abbiamo trasportato sui nostri autobus circa 1500 bici ma il servizio era concentrato solo nei weekend e nei giorni festivi». Detto di Dolomitibus va aggiunto in questo gioco di squadra vincente l'operato di Trenitalia così spiegato dal direttore regionale Tiziano Baggio: «La crescita in questo specifico servizio offerto da Trenitalia è stata esponenziale. Siamo partiti due anni fa su invito della Regione a sperimentare nove corse in tutta l'estate. Lo scorso anno le abbiamo aumentate inserendo corse in tutti i weekend e nei giorni festivi oltre a due diretti provenienti da Venezia e Vicenza. Questo servizio successivamente lo abbiamo allargato a tutto l'anno e dunque anche in inverno coinvolgendo il popolo degli sciatori». Due anni di sperimentazioni fino ad arrivare alla consacrazione prevista quest'anno: «Abbiamo optato per introdurre le corse adibite al trasporto delle bici tutti i giorni» annuncia Baggio» questo è stato possibile grazie allo spostamento sulla tratta Conegliano-Belluno-Calalzo di tutti i treni Minuetto in nostro possesso a loro volta sostituiti dai nuovi Swing. Ogni Minuetto è in grado di trasportare sette biciclette ma abbiamo dato indicazione ai nostri operatori di essere flessibili a maggior ragione se i treni non sono pieni. I treni diretti provenienti da Belluno e Vicenza invece possono trasportare fino a sessanta bici come avvenuto oggi in cui abbiamo registrato il tutto esaurito».La disamina di Baggio si conclude con lo sguardo rivolto al futuro: «La definitiva consacrazione contiamo di registrarla nel 2018. Quest'anno sarà sperimentale ma dai 1500 fruitori dello scorso anno arriveremo sicuramente a toccare quota diecimila». Gianluca De Rosa

04 GIUGNO 2017 Alto Adige | 04 Giugno 2017

Rassegna Stampa – Giugno 2017


p. 6 Il passaporto delle Dolomiti è virtuale BOLZANO C'è uno strumento in più a disposizione di chi vuole scoprire il bene naturale Dolomiti UNESCO. E ancora una volta, poteva essere altrimenti in questo mondo ormai costantemente connesso, è uno strumento tecnologico, informatico. Infatti, accanto al nuovissimo portale web Visitdolomites.com, ora è disponibile anche la App Dolomites Passport, un progetto della Fondazione Dolomiti UNESCO che ha ottenuto il supporto del Ministero dei Beni, Attività Culturali e Turismo. La nuova App Dolomites Passport si ispira al Passaporto delle Dolomiti, il libretto cartaceo che i veri amanti delle Dolomiti ancor oggi usano e conservano gelosamente. Nella versione cartacea, ad ogni rifugio corrisponde un timbro, rilasciato dal gestore ad attestare il passaggio dell'escursionista. Si tratta insomma di un modo per tenere traccia delle gite fatte e per ricordare le emozioni uniche regalate dalle montagne. La App ora non aggiunge niente a quell'emozione, questo è evidente, ma rende più completa l'esperienza del viaggio con informazioni pratiche e disponibili ovunque, indipendentemente dalla connessione internet. E potremmo dire che completa anche l’esperienza. In realtà infatti la App dispone di funzioni che vanno ben oltre l'acquisizione di informazioni. Infatti, è in grado di tenere traccia dei propri percorsi. I tradizionali timbri della versione cartacea del Passaporto delle Dolomiti, sono integrati nella APP e si presentano sotto forma di badge. L'escursionista una volta raggiunto il punto d'interesse - un balcone panoramico, un rifugio, un museo o un centro visita del parco - può fare un vero e proprio “check in”, registrandosi. Si tratta di una funzionalita` interattiva della App che permette di delineare il profilo dell'escursionista. Tra le informazioni fornite vi è una scheda informativa per ognuno dei 66 rifugi, contenente anche la relativa mappa e i contatti. Fra natura e cultura, storia e innovazione, tradizione e ricerca, etnografia e cultura popolare, i musei narrano le peculiarità più rilevanti della regione dolomitica e l'App fornisce le informazioni pratiche di visita. Sono inoltre riuniti tutti i Centri Visita delle 10 aree protette all'interno del bene Dolomites Passport ecco la App ufficiale delle Dolomiti Patrimonio UNESCO, Dolomiti UNESCO. e non mancano le indicazioni su come raggiungere le terrazze panoramiche con vista sulle Dolomiti. La App Dolomites Passport e` gratuita e disponibile sia per IOS su App Store sia per ANDROID su Google Play. (ma.be.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Rassegna Stampa – Giugno 2017


Trentino | 04 Giugno 2017

p. 36 Un Primiero più green può sviluppare il turismo di Maria Cristina Bettega PRIMIERO SAN MARTINO La mobilità verde nelle Dolomiti ieri in vetrina al primo Green Way Primiero Meeting, con un’intera giornata dedicata all’approfondimento delle tematiche energetiche, ambientali e turistiche. Le valli di Primiero e Vanoi vantano da tempo una innovativa e riconosciuta tradizione nel campo delle energie rinnovabili. Ne sono prova l’importante certificazione di Legambiente di “territorio 100% rinnovabile” e altri premi attribuiti a livello europeo. A comprovare le politiche virtuose parlano i numeri: grazie alle 2 centrali di teleriscaldamento a biomassa presenti sul territorio (con una rete complessiva di 45 km) sono circa 88 mila le tonnellate di petrolio risparmiate in un anno, 270 mila quelle di anidride carbonica che non vengono emesse nell’aria e sono ben 9 le centrali idroelettriche che producono energia 100% rinnovabile. Chi raggiunge il territorio con auto elettrica o ibrida può usufruire dell’iniziativa Le Dolomiti ti “riCaricano” con 15 colonnine di ricarica pubblica distribuite sull’intero ambito. La sostenibilità viaggia anche su due ruote con le mountain bike elettriche a pedalata assistita dislocate nelle 5 ciclostazioni. Promotori del Meeting, l’associazione Green Way Primiero, Acsm spa, il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino e Apt, che sono, insieme a Comuni, Comunità di Valle e Cassa Rurale, i soci fondatori dell’Associazione. Un’associazione che, come spiega il suo presidente Luca Gadenz, «vede di anno in anno un costante aumento del numero di strutture private di tutti i settori, dall’artigianato alla ricettività, che chiedono di ottenere il marchio green». L’attenzione e la sostenibilità ambientale, sostiene il climatologo Luca Mercalli ospite dell’incontro, sono delle scelte etiche indispensabili per evitare il “collasso dell’umanità” e non solo sono necessarie per la sopravvivenza delle generazioni future ma eseguite con consapevolezza e intelligenza possono contribuire a creare nuove ed importanti economie di scala che si riversano sui territori. Tra gli ospiti del primo Gwp meeting, anche l’assessore provinciale all’ambiente con delega alle tematiche Dolomiti Unesco Mauro Gilmozzi, che ha Rassegna Stampa – Giugno 2017


ribadito come la politica provinciale presti molta attenzione al tema ambientale e alla mobilità elettrica presentando nelle prossime settimane anche un disegno di legge che prevede maggiori incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici, aumentandone i punti di ricarica. Per il presidente Gwp Luca Gadenz «questo è stato un momento importante per il territorio, sia per fare il punto della situazione sul tema della mobilità elettrica zero emissioni sia per inaugurare una nuova stagione con eventi legati al tema dell'ambiente, che servono per creare attrattività turistica. Auspico che Gwp entri ancor di più nella coscienza collettiva, in modo da rimanere il più possibile allineati sui temi green, che sono il futuro del nostro turismo». Trentino | 04 Giugno 2017

p. 37 “Il treno per le valli fa respirare la città” di Luciano Chinetti CAVALESE Continua a tenere banco in valle di Fiemme il problema della realizzazione di una linea ferroviaria da Trento a Penia. Una proposta che suscita sempre nuovi spunti di riflessione. Dopo l’intervento dell’ex presidente della Comunità di Valle Raffaele Zancanella, ora è la volta del presidente di Transdolomites, Massimo Girardi. «Una cosa che mi ha colpito in modo positivo nelle riflessioni estrapolate dall’ex presidente della Comunità della Valle di Fiemme – sottolinea Massimo Girardi - è l’attenzione nei riguardi della valle di Cembra. Ha colto il senso di una proposta progettuale ferroviaria per la valle di Cembra non sotto il mero aspetto di infrastruttura che si propone di inserire in un territorio, ma come opportunità che si offre alla valle in questione. Il mestiere della politica – aggiunge Girardi - è di avere visioni, il coraggio di guardare in avanti per il bene comune. Il messaggio del progetto ferroviario per le valli dell’Avisio sta nell’offrire uno strumento di pari opportunità a tre valli con caratteristiche morfologiche differenti e tessuti sociali ed economici differenti. Investire in ferrovia significa investire in politica sociale e di coesione sociale e territoriale che miri a far si che in Trentino si crei un modello». La proposta di una ferrovia che unisca la valle di Cembra alla val di Fassa era già stata avanzata oltre un secolo fa. «Ai tempi dell’Impero Austro-ungarico – ricorda Massimo Girardi - lo scenario ferroviario Rassegna Stampa – Giugno 2017


che si stava definendo circa i progetti delle nuove tramvie, ha visto convivere per 24 anni in modo molto acceso la proposta della Lavis-Moena (giunta a concretizzarsi nel progetto esecutivo degli ingegneri viennesi Stern & Hafferl nel 1904, e la Ora-Predazzo, poi realizzata per fini bellici tra il 1916-1918. A distanza di un secolo la questione si ripropone». Perché, secondo lei, il collegamento ferroviario con il capoluogo e le tre valli dell’Avisio è ancora pienamente attuale? «Il manuale dei trasporti ferroviari indica che è dalle città che una linea ferroviaria deve nascere per dirigersi verso la periferia. Le valle di Cembra è la porta d’ingresso alle Dolomiti. Lo è per il traffico da Sud. E un collegamento ferroviario da Ora, via San Lugano e in direzione delle valli di Fiemme a Fassa, potrebbe essere un buon compromesso per dividere la spesa tra Bolzano e Trento, utilizzando la ferrovia esistente». Qual è dunque lo scenario progettuale al quale ritiene di ispirarsi? «Guardare alla tratta ferroviaria Trento-Lavis come metropolitana di superficie- chiarisce Massimo Girardi per catturare il bacino di utenza su quell’asta investendo sulla linea della Trento-Malé. Attrezzare la sponda destra della valle di Cembra con la linea che abbia la continuità con la valle di Fiemme e Fassa e con un binario che faccia capolinea a Segonzano per convergere verso Meano e Trento. Così facendo la ferrovia dirotterebbe dalla gomma al ferro i flussi di pendolari, sollevando la città dalla pressione del traffico privato e potendo così anche ridimensionare il fabbisogno di parcheggi di testata». Come attrezzare le valli dell’Avisio con la nuova ferrovia? «Con la politica dei lotti funzionali. Per la valle di Cembra si potrebbe ipotizzare un primo tratto Trento-Cembra e lì un parcheggio scambiatore e un importante capolinea dei pullman. Successivamente proseguire in sponda destra verso la valle di Fiemme. Attrezzare la sponda sinistra con capolinea a Segonzano Nelle valli di Fassa e Fiemme prevedere dei lotti frazionati a servizio dei paesi e impianti come ad esempio la Penia – Campitello (collegata alla ferrovia Bolzano-Cortina con tunnel di base sotto Passo Sella) e a scendere verso Moena – Predazzo. O in senso inverso da Cavalese a PredazzoMoena per poi arrivare a Penia». Trentino | 04 Giugno 2017

p. 6 Appuntamenti al Laboratorio Alpino

Rassegna Stampa – Giugno 2017


TRENTO La sezione SAT Centa San Nicolò invita alla presentazione del libro In nome dell’orso - Il declino ed il ritorno dell’orso bruno sulle Alpi. Storia, cronaca, conflitti e sfide. All’incontro sarà presente l’autore del libro, Matteo Zeni, guardia forestale preso il Corpo forestale Trentino. L’appuntamento è per venerdì 9 giugno alle ore 20.30 presso il teatro di Centa S. Nicolò in via Municipio. Una mostra e il documentario di Badaloni al Laboratorio alpino e delle Dolomiti Fino a domenica 4 giugno si può visitare presso il Laboratorio alpino e delle Dolomiti Unesco alla Casa della SAT la mostra didattica itinerante Il Paesaggio del Trentino. Un percorso tra natura e interventi umani. Progettata per le scuole secondarie di primo e secondo grado della provincia di Trento, la mostra propone uno sguardo d’insieme sul paesaggio del Trentino. L’esposizione compone un quadro sintetico tanto degli aspetti materiali del paesaggio quanto dei significati che i diversi elementi che lo compongono assumono per le singole comunità. I quindici pannelli propongono, dopo una domanda introduttiva sul perché ci interessa e ci emoziona il paesaggio, una sintesi delle componenti naturali e una lettura dei caratteri del paesaggio trasformato dall’uomo (lo spazio agricolo, gli insediamenti, l’ambiente urbano, i giardini e i parchi, gli edifici). Il quadro tracciato consente di individuare i principali valori attribuiti al paesaggio e di esporre gli strumenti impiegati per la conservazione e la valorizzazione. L’obiettivo dell’iniziativa è educativo e divulgativo con la speranza di restituire a tutta la comunità trentina un tema decisivo per la storia e per il futuro. Piero Badaloni firma il documentario Dalla scoperta alla conquista (ITA 52’) che verrà proposto giovedì 8 giugno alle ore 18 sempre presso il Laboratorio alpino alla Casa della SAT. (ma.be.) Corriere delle Alpi | 04 Giugno 2017

p. 29 Novità per il Premio ‘Pelmo d’Oro’ BELLUNO Novità in vista per l'ormai consolidato premio "Pelmo d'oro". La Provincia di Belluno, infatti, intende modificare il regolamento della tradizionale manifestazione per introdurre un nuovo articolo e un nuovo riconoscimento, quello del premio speciale Dolomiti Unesco. A votarlo sarà il consiglio provinciale. L'iniziativa di palazzo Piloni Rassegna Stampa – Giugno 2017


prevede, quindi, da quest'anno, la possibilità di attribuire a persone fisiche, anche non più in vita, associazioni, enti pubblici e privati, uno speciale riconoscimento annuale su tematiche specifiche, come veicolo di «divulgazione del riconoscimento Unesco per la promozione culturale, turistica, l'importanza geologica, paesaggistica, naturalistica e di qualità ambientale del territorio dolomitico, tramite il conferimento appunto di un premio speciale dedicato alle Dolomiti Unesco».La proposta di modificare quindi il regolamento e introdurre questo nuovo articolo prevede che le candidature a questo riconoscimento particolare pervengano all'amministrazione provinciale tramite una articolata relazione illustrativa delle ragioni della candidatura stessa. Inoltre, le modifiche riguardano anche il periodo di carica della giuria del premio che diventa di tre anni riconfermabili per un ulteriore triennio. E si prevede, anche, la possibilità di affiancare il comitato giudicatore da un direttore artistico, nominato dalla Provincia. Direttore che non avrà diritto di voto ma contribuirà alla documentazione delle personalità premiate. (p.d.a.)

05 GIUGNO 2017 L'Adige | 05 Giugno 2017

p. 54 Le Dolomiti si salvano con la ferrovia Azzeccato e condivisibile l'intervento del signor Stefano Dell'Antonio pubblicato sabato 3 giugno. Buona la partenza, ma come al solito ci si ferma troppo spesso alla prefazione. Siamo bravi a descrivere la malattia delle Dolomiti ma nel momento in cui si deve proporre la terapia il percorso si si interrompe. Non come atto di scortesia ma se il rilievo «terapeutico» mosso da Dell'Antonio si limita alla critica alle resistenze per la preventivata chiusura di un Passo alla settimana per l'estate entrante, allora tra coloro che secondo lui «fan finta di non vedere» mi sento in dovere di aggiungere anche il signor Dell'Antonio. Dal 2009 Rassegna Stampa – Giugno 2017


con determinazione Transdolomites ha messo sul tavolo, promuovendone la discussione, una proposta per una ferrovia di vallata con la quale si vorrebbe collegare Trento con il cuore delle Dolomiti attraversando le valli dell'Avisio con l'intenzione di collegarsi con il progetto della Sad che prevede un collegamento ferroviario anch'esso nel cuore delle Dolomiti partendo da Bolzano per attraversare la valli Gardena e Badia per raggiungere Cortina. Ferrovia e trasporto pubblico su gomma e fune è la terapia che Transdolomites propone in alternativa al traffico gommato privato per restituire a residenti e turisti un nuovo volto della montagna rispondendo appunto ai rilievi mossi da Dell'Antonio. Da ladino credo tra l'altro che il tema della specificità di una minoranza non risieda solo nella tradizione, lingua, cultura ma anche nel coraggio e determinazione a battersi per obiettivi che guardino ben oltre la propria storia passata. Se non si lavora per creare nuove opportunità per i giovani, la parte migliore di loro farà le valigie e dunque anche la minoranza stessa andrà a scomparire progressivamente, leggi o non leggi di tutela. La ferrovia ritengo sia lo strumento non solo per garantire la presenza umana in montagna ma anche l'occasione per ripopolarla. Ma si sa, questo è il segno dei tempi privi di ardore e visione. Tempi dove le sale pubbliche si riempiono con tanta popolazione e tanti politici in prima fila per ricordare i tempi che furono, ma allo stesso tempo poco frequentate quando si deve ragionare del futuro. Siccome la conoscenza della storia è fondamentale per tracciare le scelte del domani, guardando ai tempi dell'Impero Austroungarico si potrà parlare bene o male. Di una cosa sono certo. In quegli anni ove certamente le disponibilità economiche erano molto più scarse delle attuali, ambizione, attenzione alla montagna e il coraggio di produrre progetti ferroviari anche estremi non mancavano. La testimonianza di questo la si può leggere nella Carta Ferroviaria del Trentino e Regioni Limitrofe in data circa 1910 dove per il Welschtirol e per le valli ladine era prevista la progettazione di una vera rete di ferrovie o tramvie con le quali si mirava ad attrezzare anche la Valle di Fassa con una tratta che da Moena doveva arrivare a Canazei per proseguire verso il Passo Pordoi, e da lì dividersi verso la Val Gardena e Badia. Mentre da Moena l'idea era di salire al Passo San Pellegrino, per scendere a Falcade, Agordo, Belluno. Cito anche la proposta che era emersa di arrivare da Bolzano in Valle di Fassa transitando per il Passo Carezza. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che per gli ingegneri dell'epoca la Val di Fassa non era un problema per essere attrezzata con una linea ferroviaria. Lo è diventato dal 2009 in avanti a seguito delle dicerie seminate ad arte in una valle che, anche per il ricambio generazionale, ha perso la memoria storica di una ferrovia che sino al 1963 aveva servito la tratta Ora-Predazzo. A distanza di circa 100 anni questa discussione e opportunità si è ripresentata con una differenza rispetto ai quei tempi. Per quasi 20 anni quando alto era di dibattito e lo scontro sulle ipotesi di ferrovia della LavisMoena e della Ora-Predazzo, sindaci, valligiani, i deputati locali al Parlamento di Vienna, i parroci, si incontravano e si confrontavano con grande determinazione sulla sostanza delle proposte ferroviarie, non sul colore di una lista partitica. La politica era in testa a tirare il carro. Ai nostri giorni tanta grinta si è spenta o riemerge per questioni legate alla immediatezza. Battersi per il domani è già utopia. A fronte di alcuni sindaci che hanno avuto il coraggio civile di affrontare la questione ferroviaria dei nostri giorni, ancora troppi sono i loro colleghi che invece di essere davanti al carro sono invece dietro. E allora come disse Emanuele Lanzerotti, Deputato al Parlamento di Vienna, se la politica non ascolta si muova la gente. Ed è quello che stiamo facendo come associazione e che non smetteremo di fare sino a quando non ci sarà un chiaro impegno politico a spendersi per questa causa. Ma ci sarà dell'altro. Verrà a breve il momento nel quale faremo l'appello nominale di coloro che hanno fatto, di quelli che non hanno fatto, di coloro che si sono nascosti. Sarà un pubblico appello e coloro che non hanno fatto non dovranno rispondere a Transdolomites ma dinnanzi ai loro concittadini per non essersi assunti il dovere di rappresentare le loro comunità dinnanzi a questo appuntamento con la storia. E questo a costo di finire in galera. Dunque azione e non puro elenco delle magagne delle Dolomiti. Massimo Girardi - Presidente di Transdolomites Rassegna Stampa – Giugno 2017


Corriere delle Alpi | 05 Giugno 2017

p. 16 La stagione dei rifugi parte in anticipo col problema dell’acqua BORCA DI CADORA Che la stagione dei rifugi alpini sia, sostanzialmente, aperta, lo dimostra la grande festa di ieri al "Città di Fiume", in faccia al Pelmo. Centinaia di associati alla sezione istriana (con sede, però, a Padova) e di appassionati di Borca sono saliti in quota per festeggiare anticipatamente un'estate che si preannuncia scoppiettante. «Abbiamo colto l'opportunità per inaugurare un capitello con crocifisso», evidenzia Mario Fiorentini, uno dei gestori, «per ricordare quanti, salendo sulle rocce dolomitiche, sono andati avanti». Il rifugio riaprirà dal 17 giugno, rispettando la data ormai tradizionale del calendario Cai per le sue strutture d'alta quota. A poche decine di metri scorre un piccolo torrente, che di solito è carico d'acqua fino a metà luglio; in questi giorni è asciutto. E proprio questo è il problema, per il momento il più grave, che dovranno affrontare i rifugisti nei prossimi mesi, se non arriveranno precipitazioni, peraltro non auspicabili per la frequentazione delle terre alte. Nei giorni scorsi, a Feltre, la Fondazione Dolomiti Unesco ha riunito il popolo dei "nidi d'aquila" per un corso di formazione su un'accoglienza che tenga conto dei principi valoriali dell'Unesco per il patrimonio che protegge. Fiorentini conferma che la preoccupazione condivisa in quella sede è stata proprio quella dell'approvvigionamento idrico che riguarderà soprattutto i rifugi più in quota, a causa della scarsità di neve durante l'inverno. Ma se andiamo dall'altra parte della Provincia, sul Popera, ecco che lo storico Bruno Martini di Comelico Superiore, gestore del Berti, verso il Passo della Sentinella, lamenta un tema del tutto opposto. «È vero, durante l'inverno la neve è stata assolutamente carente, ma a primavera è arrivata e con queste temperature si sta sciogliendo, per cui lassù abbiamo acqua da tutte le parti, con qualche problema per le captazioni. Eravamo intenzionati ad aprire dall'inizio di giugno, ma queste Rassegna Stampa – Giugno 2017


difficoltà ci hanno consigliato di prendere un po' di tempo».Acqua benedetta, peraltro, perché consente al Berti di farsi la propria energia elettrica. Così come accade al rifugio Vazzoler, ai piedi del Civetta, nell'Agordino. Anche Bruno Martini, comunque, mette in conto un'estate di forte recupero di escursionisti. Nel contesto in cui si trova, Martini sa che avrà un assalto pacifico soprattutto di tedeschi.In Cadore è stato il rifugio Padova il primo ad aprire, ancora il 25 aprile. Tutte da scoprire le montagne in cui si contestualizza, gli Spalti di Toro in particolare, che attirano soprattutto alpinisti dell'est. Nei fine settimana di questi ultimi mesi ha fatto una gradita accoglienza anche il rifugio Chiggiato, a Calalzo. Ha pure aperto il Carestiato, nell'Agordino, raggiungibile facilmente dal passo Duran. Nel Feltrino sempre attivi il Dal Piaz e il Boz, mentre nello zoldano è aperto , ormai da qualche giorno, il rifugio Bosconero. «L'affluenza è stata incoraggiante», ci dicono i gestori, «sia di italiani che di stranieri. Le temperature piuttosto alte hanno consigliato molti della pianura a venire a rinfrescarsi alle nostre quote». Per il momento, il Bosconero non ha problemi di approvvigionamento d'acqua; le riserve sono sufficienti. «Il nostro problema, semmai, è un altro. È il solito: i rifornimenti li facciamo a spalla, siamo uno dei pochi rifugi raggiungibili solo attraverso sentiero, non disponiamo di teleferica, né possiamo arrivare con moto o fuoristrada. Ma proprio per questo riteniamo di poter garantire un ambiente veramente alpino». Ed ecco, appunto, la risposta consistente di questi giorni all'apertura anticipata. Alessandro Farinazzo, di Belluno, che per conto del Cai si prende carico dei rifugi alpini, è ottimista. «Ho già cominciato a frequentare alcuni ambienti che hanno avviato la stagione con largo anticipo e ho riscontrato che negli amici gestori c'è molta fiducia: l'estate non li deluderà. Siamo usciti da una stagione invernale che ha lasciato indenne, fortunatamente, la rete sia dei rifugi che dei sentieri, per cui non ci sono manutenzioni ordinarie da fare, semmai opere straordinarie, com'è la ristrutturazione del Torrani, il nostro "nido d'aquila" in cima al Civetta. Solo nelle prossime settimane potremo dire se l'acqua rappresenterà davvero un'emergenza. Se nei prossimi giorni arriverà qualche precipitazione, possiamo ritenerci cavallo».Ieri, intanto, ha definitivamente aperto l'Averau, che aveva dedicato la giornata di sabato a una festa di matrimonio, particolarmente riuscita. E sempre ieri è stato ripreso d'assalto, pacificamente, il rifugio Auronzo, alle Tre Cime di Lavaredo. Francesco Dal Mas

Rassegna Stampa – Giugno 2017


L'Adige | 07 Giugno 2017

p. 16 Si formano i turisti di domani Permettere allo studente di oggi, ma soprattutto al turista di domani, di scoprire ed ammirare il territorio, vivendolo in prima persona attraverso vere e proprie vacanze e gite scolastiche esperienziali. Con questi obbiettivi nasce, per la prima volta a livello nazionale, il progetto «Study Visit Trentino» indirizzato alle scuole secondarie di primo e secondo grado di tutta la Penisola. Studenti e professori potranno dunque immergersi nella natura trentina e toccare con mano ciò che li circonda, integrando poi quanto appreso sul campo con le nuove materie orientate allo sviluppo sostenibile ed all'educazione ambientale. Un'idea promossa dell'Associazione Albergatori ed Imprese Turistiche della Provincia di Trento (Asat), ma che ha ricevuto il sostegno e la collaborazione di circa quaranta fornitori di servizi complessivamente, unitamente al Parco naturale «Adamello Brenta», al Parco naturale di Paneveggio e Pale di San Martino, Trentino Green Network, l'Associazione «Qualità Parco», «Primiero Iniziative» e l'Agenzia viaggi «Bolgia». Una sinergia forte tra soggetti che desideravano veder valorizzato il territorio trentino in egual misura, tanto da realizzare per l'appunto un qualcosa di unico a livello nazionale e che al panorama nazionale stesso vuole rivolgersi. «La splendida rete che si è venuta a creare a sostegno di questo progetto è la prova che non abbiamo realizzato una semplice idea, ma dato vita ad un qualcosa di unico - sottolinea il vice direttore di Asat, nonché ideatore di Study Visit Trentino, Davide Cardella. - Non parliamo più di un progetto sperimentale ma di un lavoro che è divenuto concreto ed ampio. I nostri giovani ospiti, coloro che verranno a visitare la nostra realtà, saranno Rassegna Stampa – Giugno 2017


i turisti del domani ai quali indirizzeremo le nostre offerte. È fondamentale che questo mercato, ancora in via di sviluppo e «costruzione», possa evolversi per soddisfare ogni necessità». Impossibile non sottolineare la grandezza e la vastità delle ricchezze presenti sul nostro Trentino, dai panorami naturali alle strutture che rendono città e dintorni delle eccellenze. La rete dei musei e lo stesso Muse, le Palafitte del lago di Ledro, i punti di osservazione delle stelle sul monte Bondone, ed ultimo ma decisamente non meno importante il patrimonio mondiale dell'umanità, le Dolomiti. «Abbiamo strutturato delle offerte per ogni tipo di persona e gruppo, accessibili dall'11 settembre al 30 novembre e dal 4 aprile al 31 maggio 2018 - spiega Laura Bolgia, titolare dell'omonima agenzia. - Musei, segherie, aziende agricole. I ragazzi di oggi spesso non conoscono o sono poco informati riguardo alle risorse presenti sul nostro territorio. Garantendo anche un'ampia gamma di coperture assicurative, vogliamo che essi riscoprano il piacere di trascorrere una o più giornate a contatto con la natura». Mirando dunque anche alla destagionalizzazione dell'offerta, Study Visit Trentino (per il quale è stato creato un sito internet) è ormai pronto ad entrare ufficialmente nel vivo. Trentino | 07 Giugno 2017 p. 12 Incontri Spazio Sat Via Manci, TrentoTRENTO Alle 18, allo Spazio Alpino Sat Dolomiti Unesco - Casa della Sat, in via Manci, 57 proiezione del documentario “Dalla scoperta alla conquista”. “Dolomiti. Montagne – Uomini – Storie” è un “viaggio” in sei puntate, per conoscere la straordinarietà paesaggistica dei “Monti Pallidi”, la loro eccezionale importanza per la storia della Terra, le storie di donne e uomini che, vivendoci da secoli, ne hanno connotato il paesaggio, l’economia e la cultura. Piero Badaloni lo ha realizzato con la collaborazione di Fausta Slanzi, la fotografia ed il montaggio di Nicola Berti. (c.l.)

Rassegna Stampa – Giugno 2017


Corriere del Trentino | 07 Giugno 2017

p. 16 Dolomiti, oltre la scoperta Il documentario di Badaloni C’è chi le chiama Dolomiti dal nome del naturalista francese Déodat de Dolomieu, che a metà del Settecento studiò la roccia predominante della regione, ribattezzata appunto dolomia in suo onore. E chi invece le ricorda ancora come Monti Pallidi, ispirandosi alla fiaba dello gnomo che, non potendo sopportare la tristezza della principessa intrappolata in una foresta buia, decise di intessere sulle vette una coperta fatta di fili di luna. Quello che è certo è che queste montagne, nominate nel 2009 dall’Unesco patrimonio dell’umanità, hanno esercitato per secoli sugli uomini e le donne che le popolavano e sui viaggiatori che vi si imbattevano un fascino irresistibile. Seppur amministrativamente frammentate tra le province di Trento, Belluno, Bolzano, Udine e Pordenone, esse rappresentano un’entità unica nel suo genere, che la Fondazione Dolomiti Unesco nel 2013 ha scelto di celebrare con il reportage Dolomiti. Montagne – Uomini – Storie . Suddiviso in sei puntate, il documentario, curato dal giornalista romano Piero Badaloni, in collaborazione con Fausta Slanzi e con la fotografia e il montaggio di Nicola Berti, racconta di come gli abitanti della regione abbiano contribuito, con la propria sola e discreta presenza, a connotare il paesaggio, l’economia e la cultura dolomitica. Se il richiamo della vetta è infatti irresistibile per i geologi e i biologi inglesi ottocenteschi, curiosi di scoprire nuove specie animali, vegetali e minerali, diverso è l’approccio delle popolazioni locali, che preferiscono tenersi lontane dalla fascia alta delle montagne e anche se ogni tanto ci arrivano cacciando i camosci, non tengono traccia di queste conquiste. È solo con la comparsa dei primi alpinisti tedeschi, austriaci e italiani che gli abitanti delle Dolomiti, che faticosamente strappano alle rocce il necessario per la sopravvivenza, intuiscono come la loro conoscenza capillare del territorio possa diventare una preziosa Rassegna Stampa – Giugno 2017


occasione per affrancarsi dalla miseria. Si formano così le prime guide alpine e con il passare dei decenni l’alpinismo diventa una passione trasversale. All’affascinante genesi di questa professione, fondamentale per la buona riuscita delle spedizioni in alta quota, è dedicata la seconda puntata del reportage di Badaloni, intitolata Dalla scoperta alla conquista , che lo Spazio Alpino SAT Dolomiti Unesco ha deciso di proiettare gratuitamente a beneficio degli appassionati del settore oggi alle 18 presso la propria sede in via Manci a Trento. Un’ottima opportunità per programmare le prossime escursioni estive seguendo i consigli in video delle prime guide alpine della nostra provincia.

08 GIUGNO 2017 L'Adige | 08 Giugno 2017

p. 40 La SAT ricorda il Rifugio Tonini PINE' Un grande evento musicale per ricordare la storia, il valore e le prospettive future del rifugio «Giovanni Tonini» distrutto dalle fiamme lo scorso 28 dicembre in Alta Val di Sprugio nel Lagorai. Potrebbe essere questo uno dei momenti più significativi della 2ª edizione della «Giornata Europea del Rifugio», promossa dall'Accademia della Montagna per sabato 24 giugno, ricordando coloro che hanno costruito i rifugi trentini (ben 146 quelli nelle Dolomiti, Patrimonio Unesco dell'Umanità), gli attuali gestori e le migliaia di escursionisti annuali. Se la prima edizione della «Giornata Europea del Rifugio» tenuta a fine giugno 2016 diede vita ad una grande concerto «diffuso» con 19 cori della Federazione del Trentino che si esibirono a mezzogiorno in contemporanea in 19 strutture alpinistiche, i dettagli della nuova dizione saranno presenti a breve, ma già trapela qualche dettaglio. Grazie alla collaborazione tra «Accademia della Montagna», Sat Centrale, e sezione della Sat «Pinè - Tre Valli» si sta pensando di celebrare la Giornata anche presso il «rifugio che non c'è più», tenendo un concerto dei locali cori Costalta e Abete Rosso in Alta Val di Sprugio nei pressi dell'originario sedime del Rifugio Tonini, e del «stallone» risparmiato dal rogo e dedicato ora all'alpinismo Rassegna Stampa – Giugno 2017


giovanile. «I dettagli dell'evento sono ancora da definire, ma la volontà degli organizzatori è comunque quella di tenere un concerto simbolico là dove sorgeva il Rifugio Tonini - spiega il presidente della Sat Pinè Tre Valli Mattia Giovannini - stiamo cercando di ottenere i necessari permessi e risolvere i vari aspetti logistici (la zona è stata solo in parte bonificata). In alternativa il concerto si terrà al centro polifunzionale di Centrale di Bedollo». Un evento al quale è stata invitata anche la «Fondazione Aquila Basket», sempre attenta ad iniziative solidali e dal valore benefico, e che segnerà l'avvio del lungo processo di ricostruzione del Tonini. «A luglio è già previsto un concerto con i cori della Montagna al centro congressi di Baselga, e in estate partirà una mostra storica e fotografica sul rifugio ed il suo significato nel Lagorai - conclude Mattia Giovannini - la strada per la ricostruzione del »rifugio bianco« è ancora lunga, ma serve sin da ora la sensibilità e l'impegno di tutti». Trentino | 08 Giugno 2017

p. 12 Dolomiti e storia, un documentario con Maestri e Corona TRENTO Alle 18, nello «Spazio Alpino» della Casa della Sat, in via Manci 57 a Trento, proiezione del documentario di Piero Badaloni: “Dolomiti: montagne, uomini, storie”. A raccontarci la conquista delle vette dolomitiche dall’800 ad oggi sono illustri alpinisti come il “ragno” Cesare Maestri, il precursore dei free climbers Manolo, l’«himalayana» Nives Meroi, la guida gardenese Adam Holzknecht e il «trasgressivo» Mauro Corona. L’inizio della puntata è stato girato presso la Biblioteca della Montagna-SAT. (c.l.) Rassegna Stampa – Giugno 2017


16 GIUGNO 2017 L’Adige | 16 Giugno 2017

p. 16 Rifugi aperti preoccupa l’acqua Inizia ufficialmente martedì la stagione alpinistica 2017, anche se molti rifugi sono già aperti. La chiusura ufficiale sarà il 20 settembre, ma qualche struttura, rimarrà aperta fino a metà ottobre. Grazie alle condizioni meteorologiche con tanto sole e il caldo africano sono state tante le aperture anticipate. Da tre settimane ormai sul Nord Italia regna un caldo eccezionale e c'è qualche preoccupazione per l'approvvigionamento Rassegna Stampa – Giugno 2017


idrico anche delle strutture in quota. Le scarse precipitazioni nevose del tardo autunno e dell'inverno, una primavera abbastanza asciutta rischiano di mettere in crisi le strutture in quota e il turismo. I rifugi sono infatti diventati negli anni la meta di molti frequentatori delle montagne, sostituendosi alle vette: l'80% di chi arriva al rifugio sono escursionisti ed il 20% alpinisti. Un escursionismo, che ha portato le strutture ad essere non più e non solo «rifugio», ma luogo di incontro con la montagna. Per questo il ruolo del gestore è fondamentale e numerose sono le iniziative che gli stessi attivano, per creare quella cultura delle Terre Alte, fondamentale per caratterizzare la montagna, che rischia l'omologazione e quindi la perdita della sua identità. Nella stagione 2017, nel segno di questo modo di frequentare la montagna sono molte le iniziative nei rifugi, che vanno dal corso di fotografia, ai concerti di suoni delle Dolomiti, alle serate con alpinisti che raccontano le loro imprese. Domenica 25 giugno si celebrerà «la giornata europea del rifugio» con cori che eseguiranno nei teatri naturali tra le vette le melodie della coralità alpina. Tra le iniziative lanciate dall'associazione dei rifugi del Trentino c'è da segnalare il blog «Rifuggi» che ha lo scopo di comunicare immagini e notizie dalle montagne e dalle strutture in quota. L’Adige | 16 Giugno 2017

p. 17 All'Antermoia è cominciata l'avventura di Martin Riz Al rifugio Antermoia , ai 2497 metri dell'omonimo lago, c'è il nuovo gestore, Martin Riz : «È iniziata l'avventura - dice l'ex campione del mondo di sci alpinismo - siamo saliti da qualche giorno per mettere a punto gli ultimi dettagli. Per me quello del gestore è un nuovo lavoro. Lo sto imparando piano piano, ma sono affascinato. La montagna è la mia vita e qui posso vivere una nuova esperienza davvero bella. Abbiamo già molte prenotazioni e sabato faremo una festa per inaugurare questa mia gestione. Ci saranno anche Almo Giambisi e sua moglie Fiorenza , che mi hanno passato il testimone della gestione. Con loro voglio condividere questo momento perché tra di noi c'è una bella amicizia e dall'alto della sua esperienza e carisma Almo mi ha dato molti consigli utili. Vorrei, compatibilmente con il meteo, rimanere aperto fino al 10 ottobre». Al rifugio Rassegna Stampa – Giugno 2017


Damiano Chiesa , ai 2060 metri sulla vetta del Monte Altissimo della catena del Baldo, c'è la nuova gestrice, la giovane Eleonora Orlandi . Un ritorno lassù, per lei, perché la mamma Nora ed il papà, il forte alpinista Elio , hanno gestito la struttura fino al 2000. «Sono super felice del ritorno quassù. Debbo dire che la mamma mi sta dando una mano e anche il papà dall'alto della sua esperienza di alpinista sale nei fine settimana. Noi siamo aperti dal 20 di maggio. Sta girando molta gente. Ci sono soprattutto tedeschi, durante la settimana. Molte le biciclette di ogni tipo, con quelle assistite che favoriscono la salita e l'andare sui monti. Non abbiamo manifestazioni in programma» dice Eleonora «dobbiamo organizzarci bene, poi faremo una festa per il nostro ritorno quassù sulla vetta dell'Altissimo». U. M. L’Adige | 16 Giugno 2017

p. 16 Dal Gardeccia al Principe fino al Roda di Vael Gruppo del Catinaccio Al rifugio Gardeccia, a 2.000 metri nell'omonima località, Marco Desilvestro spiega che «Siamo aperti da due settimane e gira già un po' di gente. La situazione, grazie al meteo favorevole è buona, ma c'è poca neve, molta meno degli altri anni». Poco più su ai 2.243 metri del Vajolet, all'ombra delle famose Torri, il gestore Fabio Bernard dice: «Siamo aperti già da una settimana. Abbiamo potuto anticipare grazie alle buoni condizioni meteo. Stiamo ultimando alcuni lavori per l'antincendio, poi il rifugio sarà a norma». Al Passo Principe, a 2.600 metri, Sergio Rosi è già da due settimane nel rifugio: «Abbiamo aperto il 27 maggio, come sempre siamo tra i primi ad aprire e gli ultimi a chiudere, facciamo la stagione lunga. In questo periodo poi le giornate sono molto belle e data la poca neve tutti i sentieri sono percorribili». Rassegna Stampa – Giugno 2017


Al Roda di Vael 2.283 metri alla Sella del Ciampaz Roberta Silva ha scelto la stagione lunga. «Siamo al rifugio dal 27 di maggio e con le belle giornate girano molti escursionisti e scalatori. La nostra stagione la chiuderemo a metà ottobre.». Sella - Boè Al rifugio Boè ai 2.871 metri del Col Turond, Lodovico Vaia, gestore dal 1990 lassù, in un rifugio che attende, dopo 28 anni di progetti, la ristrutturazione: «Noi saliamo lunedì per aprire il giorno 20. Essendo in quota abbiamo dovuto spalare un po' di neve, ma poca roba rispetto agli anni passati. I sentieri sono tutti agibili, c'è pochissima neve». L’Adige | 16 Giugno 2017

p. 39 Turismo: riqualificare dà reddito di Mariano Marinolli PAGANELLA Un giusto equilibrio tra il potenziamento delle strutture e la valorizzazione dell'ambiente. In estrema sintesi, è quanto ha esposto l'assessore provinciale Michele Dallapiccola nel convegno organizzato dall'assessorato al turismo del Comune di Andalo, in collaborazione con l'Apt di ambito. Dallapiccola ha così chiarito che il turismo sostenibile ha la sua enorme importanza, ma deve essere accompagnato da una sinergia di tutti gli operatori economici dell'altopiano attraverso un'offerta tesa al miglioramento e all'ammodernamento delle strutture ricettive, congiuntamente all'incremento dei servizi e delle iniziative di vario genere per il tempo libero. «Noi vediamo che le località con maggior reddito sono quelle dove sono state riqualificate strutture e Rassegna Stampa – Giugno 2017


servizi». Quindi è rischioso dormire sugli allori e non investire sul futuro, nascondendosi dietro a un dito convinti che il futuro sia legato unicamente all'agriturismo. Fra l'altro, per un turismo moderno in linea con la sostenibilità a dimostrazione di un felice connubio tra ambiente e nuove tecnologie, basta fare riferimento al cambiamento del clima: senza i cannoni e l'innevamento programmato, le ultime due stagioni invernali sarebbero risultate, a dir poco, disastrose. Invece il turista ha imparato che, pur senza neve, si può sciare su tutte le piste. In estate, senza moderni impianti di risalita, il turista anziano e le famiglie con bambini piccoli non potrebbero salire in cima alla Paganella per ammirare l'incantevole panorama sul Brenta e su tutto il Trentino. Proprio le Dolomiti, patrimonio dell'Unesco, sono il simbolo di quel turismo sostenibile che chiede il turista. È cambiato lo stile di chi va in vacanza e quindi bisogna adattarsi alle nuove esigenze del turista; fargli vivere una vacanza sana, all'insegna della natura, senza però privarlo dei divertimenti e dello shopping serale. Un turismo che dovrà vedere tutti coinvolti: albergatori, commercianti, artigiani, operatori economici e gli organizzatori di tutti gli eventi e intrattenimenti. Ad esempio: se in Paganella arriva il turista che non scia, che fa tutto il giorno? Specie se non c'è neve e il paesaggio appare brullo e poco invitante per escursioni di vario genere? Ecco, allora, che ha la possibilità di scegliere tra vari intrattenimenti in loco (piscina, centro sportivo, passeggiate con le ciaspole e altre possibilità di svago) o nei dintorni (musei, cantine, aziende agricole, trattorie tipiche), per trascorrere una «vacanza viva». Dallapiccola si è complimentato con la folta rappresentanza di operatori turistici presenti: «Voi siete un bell'esempio per tutto il Trentino; io cito sempre la Paganella, per il turismo, e la val di Non, per l'agricoltura, perché sono due realtà coese che presentano ogni volta progetti unitari». Da parte degli albergatori è emersa una palese preoccupazione sull'impatto negativo del progetto Life Ursus; uno di loro ha spiegato di aver perso dei clienti perché, dopo aver incontrato l'orso nei boschi, hanno detto che mai più torneranno in Paganella. «Sopra di noi c'è un ombrello che non ci consente di fare nulla - ha spiegato l'assessore - poiché la direttiva europea Habitat ci impedisce di abbatterli. Allora l'unica strada è di educare e informare i turisti sui comportamenti da assumere quando s'incontra l'orso. State attenti, però, perché i lupi iniziano ad affollare i nostri boschi e sono molto più pericolosi dell'orso. È un bel grattacapo perché la Provincia ha le mani legate e continuiamo a sollecitare il ministro all'ambiente Gian Luca Galletti affinché il governo assuma provvedimenti in merito alla gestione degli animali selvatici».

Rassegna Stampa – Giugno 2017


18 GIUGNO 2017 L’Adige | 18 Giugno 2017

p. 39 Attivato il Bicibus Trek Patrick Zeni VALLELAGHI Un contributo straordinario di 3 mila euro per incentivare l'uso della bicicletta e agevolare i collegamenti tra capoluogo e Basso Sarca. E' quanto investe quest'anno la Comunità della Valle dei Laghi per l'espletamento del servizio di trasporto «Bicibus Trek» offerto dall'Apt d'ambito fino al 17 settembre per cinque giorni alla settimana dal mercoledì alla domenica. Piace molto la formula minibus più bici sfoderata un anno fa per scorazzare in lungo e in largo sui pedali: dalle Dolomiti di Brenta alle Giudicarie, all'Alto Garda evitando di impugnare il volante, in un lasso di tempo ragionevole e senza dispendio di energie, in modo economico, pratico e flessibile. Bicibus trek potenzia il progetto di mobilità ecosostenibile «Evvai e-bike your life» tenuto a battesimo a Vezzano la scorsa primavera: Rassegna Stampa – Giugno 2017


noleggio di biciclette a pedalata assistita presso i sei «rental point» disseminati ai quattro angoli della Valle dei Laghi e contornato dal servizio navetta attrezzata con carrello portabici, in aggiunta ai tradizionali mezzi di linea, attivato tra la città capoluogo e Sarche ovviando al superamento del Bus de Vela precluso al transito in sella al velocipede. Servizio esteso alle Valli Giudicarie così da implementare i percorsi fruibili in sicurezza da famiglie e appassionati che avvalendosi delle colonnine di ricarica installate tra Cavedine e Terlago possono macinare chilometri esplorando il territorio in maniera ecologica e salutare. Corriere delle Alpi | 18 Giugno 2017

p. 13 Tariffa unica per i bikers BELLUNO La Dolomitibus ha istituito un biglietto giornaliero con tariffa unica per chi vuole muoversi in bicicletta con la possibilità di salire su un treno e quindi su un autobus attrezzato per il trasporto.L'iniziativa è legata a Trenobus delle Dolomiti, in collaborazione tra Dolomitibus e Trenitalia, che ha attivato da domenica scorsa delle corse giornaliere con la possibilità di portarsi appresso la bicicletta sul treno. In pratica tutti i treni che arrivano da Conegliano a Belluno hanno questa possibilità, nei fine settimana anche quelli che arrivano da Padova. Dolomitibus ha quindi attivato un biglietto giornaliero per il valore di 10 euro, comprensivo del trasporto della bicicletta, biglietto che si può acquistare sia a terra che a bordo. Il biglietto vale per l'intera giornata, fino alle 24 e consente l'accesso alle due corse del servizio Bus 'n bike e a tutte le corse di trasporto Rassegna Stampa – Giugno 2017


pubblico della Dolomitibus nel periodo 12 giugno - 12 settembre. Il trasporto della bici è possibile solo dove esiste il mezzo attrezzato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

21 GIUGNO 2017 L’Adige | 21 Giugno 2017

p. 35 Convenzione col Muse PREDAZZO La giunta comunale di Predazzo ha deliberato di rinnovare la convenzione quinquennale con il Museo delle Scienze di Trento per la gestione del Museo Geologico delle Dolomiti per la ricerca, la mediazione e la didattica museale. Lo scopo è quello di far crescere le potenzialità operative dello stesso Museo, Rassegna Stampa – Giugno 2017


rafforzandone il ruolo nella ricerca scientifica in ambito geologico, incentivando i rapporti con il mondo universitario, incrementando la raccolta, producendo esposizioni museali permanenti e temporanee e favorendo la collaborazione con altri Musei delle Dolomiti, oltre a garantire servizi per il pubblico locale edn ospite e sviluppare rapporti importanti con la fondazione Dolomiti Unesco.

22 GIUGNO 2017 Corriere delle Alpi | 22 Giugno 2017

p. 33 Dolomiti, storia di uomini e montagne Le storie delle Dolomiti e dei suoi uomini. Sono le protagoniste della collana di sei dvd "Dolomiti. Montagne - Uomini - Storie" in edicola domani con il giornale (8,50 euro più il prezzo del quotidiano). Un reportage dedicato alle Dolomiti Patrimonio Unesco che la Fondazione Dolomiti Unesco ha commissionato a Piero Badaloni per raccontare il territorio dolomitico così come l'Unesco lo ha riconosciuto, vale a dire nella sua unità, superando le divisioni territoriali.Il primo dvd ha per titolo "La nascita dell'arcipelago", seguiranno venerdì 30 giugno "Dalla scoperta alla conquista", il 6 luglio "Il fascino del sublime", il 13 luglio "L'ambiente naturale e la sua tutela", il 20 "Gli abitanti dell'arcipelago" e infine il 27 "Dal passato al futuro".Si tratta di un viaggio alla scoperta della straordinarietà paesaggistica dei "Monti Pallidi", della loro eccezionale importanza per la storia del pianeta, delle vicissitudini di donne e uomini che, vivendoci, ne hanno connotato il paesaggio, l'economia e la cultura. Piero Badaloni lo ha realizzato con la collaborazione di Fausta Slanzi e la fotografia e il montaggio di Nicola Berti.La Fondazione nasce nel 2010 per volontà specifica di Unesco, per garantire la gestione unitaria ed efficace di questo bene così esteso e diversificato e il coordinamento dell'attività di tutela, conservazione, sviluppo e valorizzazione delle Dolomiti Unesco tra gli enti amministrativi al governo del territorio.Le Dolomiti sono state dichiarate Patrimonio dell'Umanità il 26 giugno 2009 per la loro eccezionalità paesaggistica e per l'importanza geologica. Un bene naturale e seriale, cioè formato da 9 sistemi, che si estendono su un'area di circa 142 mila ettari, in cinque Province e tre Regioni, diverse per lingua, cultura e amministrazione. Nel primo dvd in edicola domani, il viaggio parte da lontano: 280 milioni di anni fa. Sulle Dolomiti si succedono sconvolgimenti vulcanici, estinzioni di massa. Da mari tropicali nascono Rassegna Stampa – Giugno 2017


gli atolli che oggi conosciamo come Dolomiti. Tra straordinarie immagini Piero Badaloni, racconta come sono nate le montagne più belle del mondo, di impronte di dinosauri e di omicidi irrisolti da millenni, di caverne e forre scavate dall'acqua. Quella delle Dolomiti è una storia piena di contrasti tuttora visibili nel paesaggio di crode pallide e distese boscose. La storia di queste straordinarie montagne continua tuttora: i profili si trasformano, i ghiacciai si riducono, le acque continuano a scavare labirinti di gallerie sotterranee.

24 GIUGNO 2017 L’Adige | 24 Giugno 2017

p. 46 Da oggi con l'autobus al passo PASSO SELLA «Le Province di Trento e Bolzano - annuncia l'assessore provinciale alle infrastrutture Mauro Gilmozzi hanno deciso di stringere un patto per rendere sostenibile l'afflusso di turisti sui passi Dolomitici e in Rassegna Stampa – Giugno 2017


particolare sul passo Sella. Da oggi sarà attivo il collegamento di autobus con il Passo Sella, con corse ogni ora. L'accordo riguarda il passo Sella ma il Trentino ha deciso di investire sull'intera area. Dal 3 luglio al 2 settembre la linea Cavalese - Penia sarà integrata con corse ogni 30 minuti. Si tratta di un pacchetto di misure che vogliono davvero promuovere un modo diverso di accedere alle aree sensibili di montagna, frutto di un lavoro che ha voluto coniugare le istanze di tutela con quelle di un equilibrato approccio anche a tutela degli operatori. In questo modo - continua Gilmozzi - contiamo di penalizzare il numero di accessi ai Passi, ma quantomeno di mantenere il numero, rendendoli più sostenibili». L'assessore precisa che le «resistenze» ad immaginare un nuovo modo di proporre la fruizione dei passi dolomitici e, più in generale, dell'ambiente montano, sono naturali e fisiologiche. «In questi due anni di lavoro e monitoraggio - sottolinea a tal proposito Gilmozzi - abbiamo esaminato, congiuntamente con tutte le comunità territoriali cointeressate e con gli operatori turistici in rappresentanza dei diversi gli esercizi ricettivi , compresi quelli collocati sui Passi, tutte le problematiche. L'analisi ha permesso di individuare anche le grandi opportunità culturali, sociali ed economiche, che possono derivare da un nuovo modo di interpretare la mobilità nelle nostre montagne». Dopo l'attivazione di un tavolo tecnico comune tra le due Province che ha coinvolto, per la parte trentina, i Comuni, il Comun General de Fascia, gli operatori turistici ed gli operatori economici, sono stati effettuati degli approfondimenti, a partire dallo studio Eurac, commissionato da Fondazione Dolomiti Unesco. Inoltre è stato svolto un monitoraggio dei transiti sui passi del Sella Ronda nel corso di mese di agosto 2016: sei telecamere e cinque le stazioni di rilievo dei flussi sono state montate sulle quattro strade dolomitiche nel periodo tra il 5 e il 31 agosto. Sulla base di questi studi si è proceduto alla definizione del calendario di una pluralità di giornate "evento" sul passo Sella nel corso della estate, con provvedimenti di regolazione della circolazione. Le giornate evento si terranno nei 9 mercoledì di luglio ed agosto prossimi, a partire dal 5 luglio. Corriere delle Alpi | 24 Giugno 2017

p. 30 Montagne palcoscenico dei Suoni delle Dolomiti Rassegna Stampa – Giugno 2017


di Matteo Marcon Zaino in spalla, abbigliamento comodo, buone scarpe e un po' di fiato: al resto ci pensano loro, i suggestivi paesaggi montani delle Dolomiti trentine e la solida esperienza degli artisti chiamati a riscriverne la colonna sonora. Il cartellone della ventitreesima edizione dei Suoni delle Dolomiti torna ad arricchire, con nomi affermati in bilico tra musica classica, jazz e pop d'autore, i paesaggi e l'acustica di passi, radure, rifugi, malghe, cime e boschi delle montagne trentine.In tutto gli appuntamenti saranno 24, dal 7 luglio al 31 agosto: si va dall'ormai resident Mario Brunello (che entra a pieno titolo nella direzione artistica del festival) al pioniere della jazz fusion Chick Corea, dalla voce calda di Sarah Jane Morris alle ballate libere del giovane Jack Savoretti, passando attraverso il world dell'Orchestra di Piazza Vittorio e i violoncellisti dei Berliner Philarmoniker. Fin dalle prime edizioni il favorevole incontro di sentieri dolomitici e percorsi musicali ha saputo conquistare il pubblico creando una formula vincente che si rinnova anno dopo anno. La fortuna di avere come quinta naturale del proprio concerto le magnifiche vette delle Alpi orientali, dichiarate patrimonio dell'Unesco nel 2009, non capita tutti i giorni: musica e natura rappresentano un binomio perfetto. E quando il concerto si svolge con le prime luci dell'alba, allora le parole non bastano più. Non rimane che contemplare, in silenzio, la bellezza. Quest'anno, 15 luglio (Col Margherita), alle 6, capiterà con la multietnica Orchestra di Piazza Vittorio e il suo nuovo progetto a tema mistico religioso intitolato "Credo". Il calendario di quest'anno affida l'inaugurazione della stagione a un prestigioso ensemble: i 12 violoncellisti dei Berliner Philarmoniker si esibiranno nello scenario del Gruppo Costabella in Val di Fassa. Tanti gli appuntamenti con la grande musica classica: il Quartetto Kelemen (il 26 luglio ai Laghi di Bombasèl in Val di Fiemme); il grande violinista barocco Giuliano Carmignola (rifugio Pedrotti, Paganella, 1 agosto); Mario Brunello assieme alla formazione Kremerata Baltica sarà inoltre protagonista della Campiglio special week dal 17 al 23 luglio. Il grande jazz quest'anno è protagonista con il giovanissimo (14 anni) Joey Alexander che si esibirà a Passo di Lavazé il 9 luglio e con il mito Chick Corea, in duo con Béla Fleck al banjo il 12 luglio a Villa Welsperg in Primiero. Sarah Jane Morris assieme al chitarrista Antonio Forcione si cimenterà in vecchi e nuovi successi a Malga Canvere in Val di Fiemme il 10 agosto. Altre voci imperdibili sono quelle di Nada (23 agosto a Malga Tassulla in Val di Non) e Jack Savoretti (Camp Centener nel Gruppo di Brenta a monte di Madonna di Campiglio 21 agosto). Programma completo su isuonidelledolomiti.it, ingresso gratuito.

Rassegna Stampa – Giugno 2017


25 GIUGNO 2017 Corriere delle Alpi | 25 Giugno 2017

p. 34 Dall'Osttirol al Cadore la lunga via degli alpinisti di Gianluca De Rosa AURONZO Cento anni dopo le Dolomiti costituiscono un ponte tra Italia e Austria attraverso Val del Gail, Pusteria, Cadore e Comelico. Il territorio a ridosso delle Tre Cime di Lavaredo, un tempo luogo di barriere tra guerra e odio, si ritroverà unito da una lunga via ferrata che avrà il compito, a partire dal 2018, di offrire nuovo impulso al turismo alpino. "Dolomiti senza Confini" spicca il volo verso la sua realizzazione: l'avveniristico progetto che punta alla concatenazione di 12 vie ferrate per circa cento chilometri, è stato approvato e finanziato per una spesa complessiva di 200 mila euro. Nelle prossime settimane potranno iniziare i lavori di realizzazione dell'opera, che sarà inaugurata nell'estate del 2018 in concomitanza con l'anniversario dei cento anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale. C'è già una data: 9 giugno 2018, così come una serie di iniziative promozionali di avvicinamento. La prima si terrà a Pieve il prossimo 4 agosto.Dodici, come detto, le vie ferrate interessate dal progetto "Dolomiti senza Confini", alcune delle quali già oggetto di ristrutturazioni, come quella del monte Paterno che, partendo da forcella Lavaredo, attraverso le forcelle del Passaporto e Rassegna Stampa – Giugno 2017


del Camoscio e Cima del Paterno, porta alla forcella di Toblin. Le altre sono: ferrata Torre di Toblin a nord della forcella omonima che permette di raggiungerne la cima; ferrata degli Alpini 1915/1918, che collega il Passo Fiscalino con la forcella Collerena; strada degli Alpini, che collega la Cresta Zsigmondy con il Passo della Sentinella passando per forcella Undici; ferrata Costoni di Croda Rossa, che collega i Prati di Croda Rossa con la cima della Croda Rossa di Sesto; ferrata Zandonella, che porta dal vallon Popera alla cima della Croda Rossa di Sesto; ferrata del Monte Cavallino e ferrata D'Ambros sulla cresta della Pitturina. A queste vanno aggiunte altre vie realizzate ex novo: ferrata Roghel, che collegherà il vallon Popera con Ciadin de Stalata passando per i campanili del Popera; ferrata Cengia Gabriella che da Ciadin de Stalata porta all'alta Val Giralba; ferrata a sud della Croda dei Toni, che unisce Forcella Maria con Forcella dell'Agnello; ferrata Est detta del Camoscio.I 12 itinerari, grazie agli interventi previsti, diventeranno un'unica e nuova Alta Via, che coinvolgerà una serie di soggetti appartenenti a Bellunese, Pusteria e Osttirol: guide alpine, sia italiane che austriache (alpenverein Osterreich), amministrazioni locali, Soccorso alpino e gestori di rifugi. I rifugi protagonisti di Dolomiti senza Confini (che ricopriranno il ruolo centrale di "sentinelle", partecipando alle spese di gestione) sono: Berti, Auronzo, Carducci, Lavaredo, Lunelli, Coltrondo e Rinfreddo per l'Alto Bellunese; Comici-Zsigmondy, Fondo Valle, Pian di Cengia, Prati di Croda Rossa, Locatelli, Rudi e Nemes per la Pusteria; Fillmoore, Obstanzerseehutte, Porzehutte per l'Osttirol.Il progetto vanta tre grandi obiettivi: messa in sicurezza, controllo e mantenimento dei percorsi; un'attività di promozione e informazione per lo sviluppo turistico transfrontaliero e la creazione di una rete di collaborazione in grado di coinvolgere tutti i soggetti interessati comprese le varie stazioni del soccorso alpino.

27 GIUGNO 2017 Corriere delle Alpi | 27 Giugno 2017

Rassegna Stampa – Giugno 2017


p. 21 Confindustria in aiuto delle terre alte di Fabrizio Ruffini BELLUNO Qual è la ricetta giusta per assicurare un futuro al lavoro e alla vita in montagna? Al convegno organizzato da Confindustria Belluno Dolomiti dal titolo "La montagna che costruisce futuro", una risposta univoca non c'è stata, anche per la natura stessa della questione che non sembra essere di facile soluzione. Ciò che è emerso, però, sono state tante proposte e analisi del problema che sembravano avere un unico comune denominatore: se non c'è coesione tra le istituzioni non è possibile lo sviluppo di un progetto ad ampio respiro. Ne è sicuro l'assessore veneto alla programmazione, al turismo e allo sviluppo montano Federico Caner che sostiene che troppo spesso il bellunese, e il territorio montano in generale, abbiano visto la Regione come un ostacolo e che si siano spesso chiesti fondi per aiutare il turismo senza avere pronto un piano generale di sviluppo dell'intero territorio. «Come Regione abbiamo una strategia per queste aree, però poi sono i diretti interessati a non fare fino in fondo la loro parte, per sposarsi bisogna essere in due. Penso ad Asiago, dove ci sono diversi progetti molto belli ma completamente scollegati tra di loro. Chiedere fondi può aiutare ma deve esserci una macchina locale da alimentare, con progetti ben strutturati un domani non saranno più i soldi pubblici a tenere in piedi il sistema montagna, ma un motore interno e autosufficiente». A fargli eco, anche se con qualche dubbio sulla reale mancanza di impegno da parte degli enti montani, è stata la professoressa Patrizia Messina dell'Università di Padova che ha parlato di «frammentazione amministrativa che frena lo sviluppo del territorio». La studiosa ha portato l'esempio di altri paesi europei dove è chiaro, come in Germania, il beneficio portato alla gestione delle realtà montane da enti ben strutturati su tutti i livelli che riescono a dialogare e collaborare senza pestarsi i piedi. «Lavorare in sinergia vuol dire ridurre al minimo i livelli della burocrazia», ha spiegato Messina, «vuol dire favorire il welfare delle comunità montane, l'unione tra comuni e la defiscalizzazione per le piccole imprese locali e non per le multinazionali che costruiscono l'ennesima pista da sci. Bisogna, insomma, aiutare chi la montagna la vive tutti i giorni e non solo il turista della domenica».Una proposta concreta è arrivata dal segretario generale di Confindustria Lombardia, Silvia Pagani, che ha parlato del progetto Eusalp che coinvolge tutte le regioni e i paesi della macroregione alpina europea così da poter far fronte a problemi comuni al territorio montano.Per Stefan Pan, presidente del consiglio per le Politiche di coesione territoriale di Confindustria «ora manca un tavolo di discussione bellunese sul tema, penso che l'incontro sia stato un primo passo importante in questa direzione». Sulla necessità di un gruppo di lavoro che si occupi dei temi e delle istanze delle "terre alte" si sono espressi anche il deputato Enrico Borghi e il presidente degli industriali bellunesi Luca Barbini: «Esiste una visione vecchia della vita in montagna», ha spiegato Barbini, «per questo creeremo un gruppo tecnico interno a Confindustria che si occupi delle questioni legate al territorio montano». «Il territorio montano è in una delicata fase di mutazione», ha chiarito Borghi, «dobbiamo avere coraggio e non far entrare in gioco la nostalgia, che rischia di bloccarci con dei tabù nella creazione di un futuro per la montagna».

Rassegna Stampa – Giugno 2017


29 GIUGNO 2017 Corriere delle Alpi | 29 Giugno 2017

p. 31 Tante escursioni nell'estate del Parco BELLUNO Escursioni guidate e laboratori ludico-didattici. Per famiglie con bambini, ma anche per anziani, persone diversamente abili o che hanno difficoltà a camminare e per chi, semplicemente, ama visitare luoghi speciali e belli senza fare troppa fatica. Prosegue a luglio "Al Parco con mamma e papà", il programma organizzato e finanziato dal Parco nazionale Dolomiti bellunesi. Gli appuntamenti prenderanno il via alle 10. Tutte le domeniche di luglio (tranne il 9) sarà possibile diventare per un giorno "scienziati in Val Canzoi": una facile escursione guidata condurrà i partecipanti lungo il sentiero naturalistico e sarà seguita da un laboratorio al Centro di educazione ambientale del Parco "La Santina". In programma domenica prossima "La via dell'acqua del torrente Veses", con ritrovo al parcheggio della chiesa di Santa Giustina. Nel pomeriggio si potrà anche visitare il mulino ad acqua di Santa Libera, a Salzan. "Alla scoperta delle cascate della Valle del Mis" è invece in programma domenica, il 9 e 16 luglio, con partenza dall'ingresso del giardino botanico "Campanula morettiana" e visita allo stesso, oltre che ai Cadini del Brenton e alla Cascata della Soffia. Il Monte Avena sarà meta delle escursioni delle prime due domeniche di luglio, in occasione dei Mondiali di parapendio 2017. Il ritrovo è nel parcheggio di malga Casere dei Boschi (Pedavena). Il 9 luglio l'uscita in Val Canzoi sarà dedicata alle persone con disabilità. Un evento che nasce grazie all'adesione del Parco all'iniziativa "Natura senza barriere" , promossa da Federtrek. Per chi volesse scoprire i fiori della Val Pramper gli appuntamenti sono invece il 9 e il 29 luglio, con partenza da malga Pramper in Val di Zoldo, mentre il 16 luglio si potrà muoversi sulle tracce di minatori e rocce tra Valle Imperina e Val Cordevole. Ma non finisce qui: il 16 luglio l'escursione è programmata nel bosco della martora, ossia la foresta di Cajada (ritrovo in Rassegna Stampa – Giugno 2017


stazione a Faè); il 23 luglio nel Bus del Buson (partenza dalla stazione di Belluno); il 23, 29 e 30 ai Cadini del Brenton, con visite guidate alle 10, 11, 12, 14. 30 e 15. 30. "Il Jurassic Park ... delle mele! " è il titolo dell'evento dell'ultima domenica di luglio: una facile escursione guidata a Col dei Mich, ai piedi delle Vette Feltrine, con partenza dal parcheggio del ristorante "Antica Torre" . Escursioni e laboratori sono curati dalle guide della cooperativa Mazarol. Info: 329 0040808.(m.r.)

30 GIUGNO 2017 L’Adige | 30 Giugno 2017

p. 50 Rassegna Stampa – Giugno 2017


Al Museo Geologico un'estate piena di eventi e conferenze PREDAZZO Si annuncia particolarmente ricco di iniziative e di appuntamenti il calendario predisposto dal Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo, sede territoriale del Muse di Trento, con escursioni, conferenze, mostre all'insegna della geologia, ma non solo. Dopo gli incontri botanici previsti nella settimana del fiore, dal 23 al 30 giugno, da luglio a settembre si andrà alla scoperta delle meraviglie della natura («Ad ogni piatto il suo nome», «Natura a 5 sensi», «Origami, le forme degli animali», «Geologo per un giorno»), quindi ci saranno visite guidate per scoprire le straordinarie bellezze delle Dolomiti patrimonio Unesco e numerosi eventi speciali. La mostra «Terre coltivate, Storia dei paesaggi agrari del Trentino» sarà inaugurata oggi alle 18, a cura della Fondazione Museo Storico del Trentino, mentre la presentazione di «Geotrail Dos Capel», una insolita guida al sentiero geologico del Latemar con giochi e attività per viaggiare nel tempo, curata da Rosa Tapia e Riccardo Tomasoni, sarà venerdì 7 luglio. Ci saranno poi la «Summer School per docenti» (laboratorio nelle Dolomiti) dal 28 al 30 agosto e la Settimana della geologia dall'11 al 16 settembre, con escursioni, laboratori e conferenze. A proposito di conferenze, durante i mesi estivi ne sono previste ben otto: il 20 luglio «Ghiacciai una storia di clima territorio e uomini che cambiano», il 27 luglio «E la terra diventò verde. L'evoluzione delle piante e la conquista delle terre emerse», il 3 agosto «La luna in piazza. Storia e osservazione guidata, con telescopio e su maxischermo», il 10 agosto «Oltre 200 anni di ricerca mineralogica in Trentino: dalla scoperta della dolomite alle ricerche in corso», il 17 agosto «Le grandi estinzioni di massa. Dalla ricerca paleontologica alle prospettive per il nostro futuro su questo pianeta», il 24 agosto «Il paesaggio e la vivibilità: la nostra prima possibilità», il 31 agosto «I fossili delle valli di Fiemme e Fassa» ed il 14 settembre «Le Dolomiti raccontano? 300 milioni di anni di storia». Da non dimenticare le escursioni con gli accompagnatori di territorio al Dos Capèl, sulle pendici del monte Cornon, sopra Ziano, alla scoperta delle scritte dei pastori e nella valle di Sadole per seguire le tracce della Grande Guerra. Il Museo Geologico è aperto fino a settembre da martedì a domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Il biglietto intero d'ingresso costa 3,5 euro, quello ridotto 2,5 e il biglietto famiglia (uno o due genitori con figli minori) 3,5 euro. L'ingresso è gratuito per i possessori della FiemmeEmotion Guest Card e ogni prima domenica del mese. M.F.

Rassegna Stampa – Giugno 2017


Corriere delle Alpi | 30 Giugno 2017

p. 17 Treno delle Dolomiti entro un mese pronti i progetti di Francesco Dal Mas BELLUNO Entro tre settimane, quattro al più tardi, il presidente della Regione, Luca Zaia, e l'assessore ai Trasporti, Elisa De Berti, presenteranno in Cadore gli studi progettuali del "Treno delle Dolomiti". Lo ha confermato lo stesso Zaia, ieri a Conegliano, avendo al suo fianco la titolare dei Trasporti. A Conegliano, infatti, è stato consegnato l'ultimo dei nove treni Swing che circolano sulla linea per Belluno, Montebelluna e Padova. A riguardo del collegamento tra Calalzo e Cortina, il governatore veneto ha ribadito che i tecnici della Regione presenteranno due ipotesi di tracciato, quella per la Val D'Ansiei e quella per la Val Boite. «È giusto che scelgano le comunità locali per dove deve passare la nuova ferrovia - ha ribadito Zaia - perché si tratta di un'infrastruttura molto importante che segnerà il futuro delle Dolomiti e, quindi, è giusto che decidano i residenti ed i portatori locali di interessi». Zaia ha tenuto a rassicurare che nessuna decisione verrà imposta dall'alto e ha invitato i comitati che si stanno preparando a dire di no, a farsi una ragione del fatto che troveranno pane per i loro denti.Il percorso per la Val D'Ansiei prevede stazioni a Domegge, Lozzo, Cima Gogna, Val Marzon, Palù San Marco, Cortina. Il treno che dovesse puntare diritto a Cortina per la Val Boite, si fermerebbe a Pieve di Cadore, Tai-Nebbiù, Valle, Venas, Vodo, Borca di Cadore, San Vito di Cadore e, quindi, Cortina. L'orientamento prevalente è quello di preferire la linea per la Val D'Ansiei. Se di questo era convinta Daniela Larese Filon, già sindaco di Auronzo, tanto di più lo è Tatiana Pais Becher, che coltiva il sogno del treno ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo, quindi con fermata proprio all'ingresso della Val Marzon. Per quanto riguarda la prosecuzione del treno tra Cortina e la Val Pusteria, Zaia ha precisato che la Rassegna Stampa – Giugno 2017


progettazione di questo tratto è di competenza dell'Alto Adige. La quale Provincia non avrebbe ancora scelto se collegarsi a Cortina da Dobbiaco o da Brunico. Nell'eventualità che la scelta ricadesse su Brunico, il treno procederebbe da Cortina sotto le montagne fino in Val Badia, precisamente sino a San Virgilio di Marebbe, per poi scendere, appunto, a Brunico. A chi ieri gli chiedeva se il sogno del "treno delle Dolomiti" si concretizzerà in sessant'anni, Zaia ha risposto: «I tempi saranno necessariamente lunghi, ma non eterni».In attesa che si materializzi questo progetto, intanto, la Regione Veneto e Trenitalia migliorano l'offerta ferroviaria ai piedi delle Dolomiti. Ieri è stato consegnato l'ultimo dei nove nuovi treni Swing destinati ai pendolari veneti. Finisce, dunque, l'era delle automotrici 668 che hanno contraddistinto le tratte bellunesi.Zaia, ieri mattina, ha ufficialmente "pensionato" le ALN 668 serie 1200. Con lui l'assessore regionale Elisa De Berti e il direttore regionale Veneto di Trenitalia, Tiziano Baggio, è stata così salutata definitivamente la gloriosa automotrice, in servizio dal 1979, che ha segnato la storia ferroviaria di Calalzo. Lo Swing, consegnato ieri, è l'ultimo dei nove nuovi treni diesel che, grazie agli investimenti previsti nella proroga del Contratto di Servizio con la Regione, sono entrati in esercizio sui binari del Veneto. I nuovi convogli circolano fra Venezia, Conegliano, Belluno, Calalzo e Padova, con indubbi miglioramenti sulla qualità complessiva del viaggio. «L'entrata in esercizio degli Swing ha portato benefici anche su altre linee, è stata infatti riprogrammata tutta l'offerta fra Calalzo, Belluno e Treviso (via Conegliano), con treni Minuetto al posto appunto delle ormai vetuste "668"». Corriere delle Alpi | 30 Giugno 2017

Rassegna Stampa – Giugno 2017


pp. 32-33 Voci, immagini musiche con il Cai sulle Dolomiti PIEVE DI CADORE L'abbinamento tra la figura di Tiziano e le Dolomiti rappresenta il comune denominatore di un evento a sfondo culturale organizzato dalla sezione Cai di Pieve: con l'estate torna "Sulle Dolomiti di Tiziano", rassegna di voci, immagini e musiche dedicata alla montagna. Si parte l'8 luglio alle 17.30 nella sala del consiglio della Magnifica, ente che collabora all'organizzatore della rassegna, con un incontro incentrato sul ruolo delle Dolomiti Unesco alla presenza del segretario dell'omonima fondazione Marcella Morandini. Grande protagonista sarà il giornalista Rai Piero Badaloni, autore di una lunga serie di documentari sulle Dolomiti che verranno analizzati in maniera approfondita ed arricchiti da nuovi ed esclusivi spunti. Il rendez-vous con Marcella Morandini e Piero Badaloni sarà seguito a stretto giro da altri eventi che si protrarranno fino a Ferragosto: il 14 luglio alle 21 sempre nella sala del Consiglio della Magnifica sarà la volta del Buthan, piccolo regno himalaiano situato tra India e Tibet conosciuto come il "paese della felicità" per l'elevata qualità della vita. Venerdì 21 luglio, ancora alle 21, il protagonista sarà l'Antelao: nell'occasione sarà ricordata la scalata di Pietro Paoletti effettuata il 15 gennaio del 1882 e passata alla storia come la prima ascesa invernale realizzata sulle Dolomiti. Interverrà lo scrittore Marcello Mason.Venerdì 28 luglio alle 21 saranno di scena i rocciatori Alziro Molin, Aldo Anghileri ed Ernesto Panzeri che cinquant'anni fa aprirono la via Su Alto al Civetta. Un compleanno speciale per la via aperta tra il 15 e il 18 agosto 1967. Venerdì 4 agosto il vescovo Renato Marangoni celebrerà la messa sulla cima del Monte Pelmo. La cordata, accompagnata dalle guide alpine Edelweiss del Cadore, partirà alle ore 6 da Zoppè. L'iniziativa rientra tra quelle in calendario per ricordare la messa di ringraziamento per i reduci di guerra celebrata nel 1946 da un altro vescovo di Belluno, monsignor Girolamo Bortignon. Anche lui salì sul Pelmo a piedi accompagnato dalle guide alpine. Sempre venerdì 4 agosto alle 21 nel palazzo della Magnifica sarà presentata la "Dolomiti senza Confini", nuova alta via alpinistica ricavata dal concatenamento di dodici ferrate a cavallo tra l'Austria e l'Italia. Venerdì 11 agosto alle 21 la scrittrice e alpinista Antonella Fornari racconterà con parole ed immagini le imprese alpinistiche compiute da tanti alpini e rocciatori durante la guerra sulle Dolomiti del Cadore. La rassegna estiva "sulle Dolomiti di Tiziano" si concluderà martedì 15 agosto con la grande festa del Cai di Pieve alla capanna Tita Panciera (Forcella Antracisa) che prenderà il via all'alba e si protrarrà fino al tramonto.Gianluca De Rosa

Rassegna Stampa – Giugno 2017


Corriere delle Alpi | 30 Giugno 2017

p. 29 «Sulle Dolomiti ho imparato a scalare le vette del mondo» di Fausta Slanzi I più giovani forse nemmeno la ricordano, ma la più importante fabbrica italiana di automobili - prima che le sorti la separassero (in parte) dall'Italia - produceva una piccola, anzi piccolissima, autovettura: la 126. Che c'entra con le Dolomiti? In quell'auto grande quando una scatola di sardine XXXL, la coppia più solida e unita nel mondo dell'alpinismo (e nella vita), Nives Meroi e Romano Benet, ci dormivano. Per quanto sembri impensabile, viste le dimensioni, l'invincibile coppia che ha scalato i 14 ottomila della Terra (aggiungendone uno, il quindicesimo, il più difficile), usavano la 126 (di seconda mano) come camper. «Avevamo vent'anni, pochissimi soldi, anzi niente, amavamo arrampicare e il modo più economico per trovarci al cospetto delle Dolomiti di buon mattino, praticamente all'alba, era dormirci (o quasi) sotto», racconta Nives Meroi. Da poco rientrata dalla fatica himalayana, Annapurna-Nepal, ultima perla della loro preziosa collana di conquiste degli Rassegna Stampa – Giugno 2017


ottomila, Nives ricorda con la quasi leggendaria timidezza, le loro prime salite dolomitiche: «Chissà, se non fossimo partiti da qui, dalle Dolomiti, forse io e Romano non avremmo mai coronato questo nostro grande sogno, andare insieme, sulle cime più alte del mondo». Perché, spiega: «le Dolomiti ci hanno insegnato ad amare e apprezzare la lentezza, il silenzio. Abbiamo imparato a riavvicinarci alla naturalità, all'essenzialità. Conquiste indispensabili per poi affrontare le infinite e complesse cime degli ottomila. La necessità di cambiare passo, io e Romano, l'abbiamo imparata in Dolomiti. Volevamo rifuggire dallo stereotipo, allora in voga, delle Dolomiti come parco giochi per turisti annoiati, volevamo arrivare, insieme, alla nostra essenza di singoli e di coppia ma anche della montagna e, tanto più, a quella delle Dolomiti, scrigno di emozioni imparagonabili». Nives Meroi, la signora dell'alpinismo Himalayano, ha mosso insieme al marito i suoi primi passi dolomitici nell'adolescenza, affrontando le impressionanti pareti verticali del Civetta e poi su, verso le vertigini di altri picchi del Sella e i campanili tipici delle ebbrezze dolomitiche. Ostinatamente determinata: «Noi viviamo in Friuli, sul confine con la Slovenia. L'arrampicata, in Dolomiti, era diversa rispetto alle nostre salite nelle Alpi Giulie, dove si va più di forza ma meno di tecnica e le vie erano così abbondantemente chiodate rispetto alle nostre. Sulle Alpi Giulie, vicino casa, su vie lunghe 800 metri si trovavano appena una decina di chiodi, ed era proprio un gran bel divertimento, sulle vie dolomitiche, molto più frequentate, era tutta un'altra cosa. Le Alpi Giulie sono più appoggiate, questo non significa più facili, mentre le pareti strapiombanti delle Dolomiti a volte ti lasciano senza fiato».Che cos'è quella "straordinaria bellezza", decretata dall'Unesco per i nove gruppi dolomitici divenuti patrimonio dell'Umanità? «È il cibo della mente, dell'anima, è qualcosa di irrinunciabile oltreché di indispensabile. L'uomo ha bisogno di bellezza per nutrire il proprio cuore, per colorare le proprie emozioni, Ne ha bisogno allo stesso modo del cibo che gli consente di rimanere in salute e in vita. La bellezza dolomitica, per giunta, è qualcosa di imparagonabile, di sublime, difficile descriverla ma, per dare un'immagine, basta pensare che in Dolomiti alcune centinaia di milioni di anni fa nuotavano pesci bellissimi in un mare tropicale che forse nemmeno riusciamo più a visualizzare: un paradiso, un paradiso di bellezza ineguagliabile».È del 1998 il suo primo ottomila, il Nanga Parmat, raggiunto con Romano; anche in quel caso, prima donna italiana in vetta. I due salgono senza l'ausilio di ossigeno supplementare o portatori d'alta quota. Perché? «È un atto di responsabilità imparato qui, in Dolomiti, dalla gente che vive alle pendici dei Monti Pallidi, la loro identità e cultura ci ha insegnato molto. Se decidiamo di salire e di mettere a rischio la nostra vita - in montagna non esiste mai il rischio zero - non vuol dire che possiamo sentirci padroni delle vite degli altri e, dunque, saliamo da soli, con le nostre forze, con i nostri limiti e le nostre mancanze». Sull'Annapurna, raggiunta l'11 maggio scorso dopo due tentativi nel 2006 e 2009, i due sono arrivati di primo mattino; è l'unica coppia ad aver compiuto, finora, quest'impresa. Cos'è per Meroi, l'alleanza fra persone? «È un valore altissimo, molto più alto di tutti i nostri 14 ottomila. Senza l'unione, senza l'estrema solidarietà fra noi, io e Romano non avremmo fatto niente di ciò che, effettivamente, abbiamo compiuto insieme». Questo valore si è ancora più consolidato nel 2009, quando hanno abbandonato il Kangchenjunga, per poi riconquistarlo, con grandissima soddisfazione, nel 2014: «In quell'occasione, nel 2009, Romano si sentì male. Lui è sempre stato molto più forte di me ma, in quell'ascesa, le sue forze vennero meno e, a quelle quote, non c'è tempo per pensarci troppo, bisogna decidere subito. A rischio è la vita. In quel momento ero, senza troppa convinzione, in una sorta di competizione con alcune altre alpiniste donne nel tentativo di raggiungere tutti gli ottomila della Terra. Ma quando Romano accusò così tanta stanchezza e difficoltà, non ci pensai un attimo e tornammo a casa per affrontare quello che poi abbiamo definito il nostro quindicesimo ottomila, il più difficile ma il più vitale: una gravissima e lunga malattia che Romano, e io per quel po' che ho potuto fare, abbiamo vinto».Meroi ha raccontato questa storia nel libro "Non ti farò aspettare. Tre volte sul Kangchendzonga, la storia di noi due raccontata da me", Rizzoli, 2015.

Rassegna Stampa – Giugno 2017


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Rassegna Stampa Dolomiti UNESCO | Giugno 2017 by Fondazione Dolomiti UNESCO - Issuu