RASSEGNA STAMPA
GENNAIO2026
OLTRELEVETTE:
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GENNAIO2026
OLTRELEVETTE:
CorrieredelleAlpi|8gennaio2026
p. 32
Geologia,rischiozecche,alpinismoIlfocusdi"Oltrelevette"sulleDolomiti
IVAN FERIGO
la kermesse Ivan Ferigo
Sta per entrare nel vivo la 29a edizione di "Oltre le vette". L'inaugurazione ufficiale di domani alle 17.30 a Palazzo Bembo con l'apertura della mostra "Dolomiti: in cammino nella geologia della meraviglia" farà da apripista ad un primo weekend denso di eventi attorno al tema "Neve?". La vernice rimarca la sinergia del festival con la Fondazione Dolomiti Unesco. La sopracitata esposizione offrirà – grazie al lavoro dei geologi della Rete del Patrimonio Geologico della Fondazione, alle foto di Matteo Visintainer e ai disegni di Davide Bonadonna – un percorso interattivo tra scienza e natura, dove il sentiero dell'escursionista diventa un viaggio nel tempo. Esplorando 250 milioni di anni di storia geologica delle Dolomiti, svelando le forze che hanno creato queste montagne e i fenomeni che le plasmano ancora oggi. «Abbiamo voluto portare a Belluno una riflessione su quanto la valorizzazione del patrimonio geologico renda possibile, anche a un semplice escursionista, leggere il paesaggio e coglierne i valori più profondi. Capire in che modo si sono formate le pareti dolomitiche implica rallentare il passo, gustando il piacere di scoprire una storia lunga trecento milioni di anni», commenta Roberto Padrin, presidente della Fondazione Dolomiti Unesco e della Provincia. Alle 21, poi, a Palazzo Crepadona, l'atteso incontro – realizzato con il Cai di Belluno – con Gianni Gianeselli, che racconterà "Una vita di alpinismo e solidarietà". Classe 1941, un alpinista con all'attivo l'apertura di molte nuove vie, soprattutto nel gruppo della Schiara, della Civetta e del Pelmo. Nel corso della serata verranno proiettati anche filmati della discesa con gli sci dalla Schiara e le salite a due Quattromila nell'Oberland. E sabato? Si parte alle 10.30 a Palazzo Bembo con la presentazione del catalogo della mostra "Cadore: fotografie del cambiamento" a cura di Matteo Da Deppo e Antonio Genova con saggi critici di Walter Musizza e Diego Cason. Quindi, alle 16.30 a Palazzo Crepadona, un incontro scientifico divulgativo in collaborazione con Arpav intorno al tema della neve: una riserva idrica fondamentale e vitale che si accumula durante l'inverno e viene rilasciata gradualmente nel corso dei mesi estivi, la cui natura risente oggi purtroppo in modo evidente del riscaldamento globale, che ne sta modificando quantità e distribuzione su tutto l'arco alpino. Chiuderà la giornata, alle 21 al Teatro Buzzati, lo spettacolo teatrale "Allegro bestiale – Viaggio ai confini della biodiversità". Un'esilarante performance tra scienza, musica e natura in cui Telmo Pievani, nel ruolo di professore, accompagnato da una "robottina" (Roberta Mengozzi), incontra quattro archivisti-musicisti strampalati: la Banda Osiris (Alessandro Berti, Gian Luigi Carlone, Roberto Carlone, Giancarlo Macrì). Infine, domenica. Alle 9.30 ritrovo al piazzale del ristorante Al Borgo per una passeggiata naturalistica con il dottore forestale Ivano Caviola. Tra Anconetta e Posaroch, una facile escursione di circa un'ora e mezza che interesserà alcune siepi particolari e alberi secolari e di grosse dimensioni. Alle 10 a Palazzo Bembo, invece, l'incontro informativo pubblico "Parliamo di zecche. Percezione e gestione del rischio di infezione"
con Deborah Nadal (ricercatrice in antropologia medica) e Giangiacomo Nicolini (specialista in malattie infettive e pediatra). Un momento propedeutico al percorso espositivo che sarà inaugurato alle 11.30: "Il mondo di una zecca". A seguire, alle 17 al Granaio di Villa Buzzati, Marco Perale condurrà in un itinerario culturale su "Buzzati e la neve". Mentre alle 18 a Palazzo Crepadona sarà proiettato il film "La zima del Signor" di Alessandro Padovani. Infine, alle 21 al Teatro Buzzati, "Caro Mass. Una possibile reunion per l'alpinismo by fair means". A 20 anni dalla scomparsa, un incontro in ricordo di Lorenzo Massarotto. Uno dei più grandi dolomitisti di sempre, con all'attivo più di 120 nuove vie, con solitarie e invernali che sono diventate leggenda, come la prima ripetizione in solitaria del mitico diedro Casarotto – Radin sulle Pale di San Lucano. Info, prenotazioni e programma completo: sito e pagine social di "Oltre le vette". © RIPRODUZIONE RISERVATA Il Pelmo fotografato da Matteo Visintainer: lo scatto sarà in mostra a Palazzo Bembo.
CorrieredelleAlpi|10gennaio2026
p. 30
LemeravigliedelleDolomitiinunpercorsointerattivo
InaugurataaPalazzoBembolamostracheapreglieventidiOltreleVetteUnviaggionel tempocheesplora250milionidiannidistoriageologica
Dal linguaggio tecnico a quello dello stupore e della consapevolezza. La bellezza della formazione delle Dolomiti inaugura ufficialmente Oltre le vette. La mostra "Dolomiti: in cammino nella geologia della meraviglia", realizzata in collaborazione con la Fondazione Dolomiti Unesco, visitabile al primo piano di Palazzo Bembo fino all'8 febbraio, ha dato ieri sera il "la" a dieci giorni di festival.
Un periodo in cui il capoluogo sarà animato da circa 40 eventi. L'esposizione, già presentata in altre sedi, è un percorso interattivo tra scienza e natura, dove il sentiero dell'escursionista diventa un viaggio nel tempo. Esplorando 250 milioni di anni di storia geologica delle Dolomiti, svelando le forze che hanno creato queste montagne e i fenomeni che le plasmano ancora oggi. Per riflettere su quanto la valorizzazione di tale patrimonio renda possibile leggere il paesaggio e coglierne i valori più profondi.
Grazie al lavoro della Rete del Patrimonio Geologico della Fondazione, alle foto di Matteo Visintainer e ai disegni di Davide Bonadonna, si può apprezzare un racconto chiaro e coinvolgente attraverso il quale imparare ad interpretare i segni lasciati dall'evoluzione geologica per comprendere il passato, il presente e forse anche un po' il futuro di queste montagne straordinarie. Un allestimento che si ispira ad un progetto più ampio quale il Dolomites World Heritage Geotrail: un itinerario, sia reale che virtuale, che attraversa tutti i Sistemi delle Dolomiti Patrimonio Mondiale, alla scoperta delle eccellenze geologiche che custodiscono. «Questa mostra», ha evidenziato Marta Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, «nasce per dare al pubblico la possibilità di comprendere i fenomeni che hanno generato le Dolomiti Patrimonio Mondiale. E incentivare le persone ad andare in natura a farne esperienza, approfondendo – con lentezza e attenzione – questi valori estetici sul campo. Auspicando che attività come queste possano contribuire a favorire una frequentazione della montagna più rispettosa e consapevole. È il frutto di un lavoro
corale, reso possibile dal Fondo Comuni Confinanti e svolto grazie alla collaborazione, competenza, passione ed entusiasmo di geologi e ricercatori della Rete del Patrimonio Geologico della Fondazione».
Più nei dettagli tecnici ha accompagnato il geologo Alberto Riva, docente dell'Università di Ferrara, Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra: «Partiamo dalla linea del tempo, osservando le varie fasi dell'evoluzione delle Dolomiti, dal carbonifero e triassico fino ad oggi. Queste tappe vengono riprese nella descrizione dei singoli sistemi dolomitici. Per ciascuna di queste 9 aree specifiche (Pelmo – Croda da Lago, Marmolada, Pale di San Martino – San Lucano – Dolomiti Bellunesi – Vette Feltrine, Dolomiti Friulane e d'Oltre Piave, Dolomiti Settentrionali, Puez-Odle, Sciliar – Catinaccio – Latemar, Bletterbach, Dolomiti di Brenta) viene colto lo spunto per parlare di alcuni aspetti geologici che rendono uniche le Dolomiti Unesco. Una bellezza da tutelare come eredità da lasciare a chi verrà in questi luoghi». «In questa mostra», ha sottolineato l'assessore alla cultura Raffaele Addamiano, «lo studio della terra conduce alla meraviglia. Allo stupore creato da ciascuno di noi che guarda con occhi puri, aperti, curiosi tutto ciò che ci circonda. Un connubio perfetto tra scienza e natura, che dialogano e camminano assieme in un sentiero lungo 250 milioni di anni».
Questa la prima esposizione ospitata da Palazzo Bembo – visitabile fino al 18 febbraio dal martedì al venerdì negli orari 9.30-12.30 e 15-18, il sabato e la domenica con orari 10-12.30 e 14.30-18; dal 19 gennaio all'8 febbraio di giovedì e venerdì 9.30-12.30 e 15-18, di sabato e domenica 10-12.30 e 14.30-18 – nell'ambito di Oltre le vette. E tra oggi e domani nelle stesse sale apriranno anche "Cadore: fotografie del cambiamento" e "Il mondo di una zecca".
CorrieredelVeneto|10gennaio2026
p. 11
«OltreleVette»Siriparte
BELLUNO
«Oltre le Vette» entra nel vivo con un fitto calendario di inaugurazioni che accendono la 29esima edizione della rassegna culturale promossa dal Comune di Belluno, quest’anno dedicata al tema «Neve?». Da ieri e fino al 18 gennaio, la città ospita mostre ed eventi che intrecciano scienza, fotografia, ricerca e riflessione sul rapporto tra uomo e montagna. A Palazzo Bembo tre esposizioni centrali: «Dolomiti: in cammino nella geologia della meraviglia», a cura della Fondazione Dolomiti Unesco, che accompagna il pubblico in un viaggio di 250 milioni di anni nella storia delle montagne; «Cadore: fotografie del cambiamento» e «Il mondo di una zecca», progetto di ricerca su percezione e gestione del rischio legato a questi insetti nel Bellunese.
IlGazzettino|8gennaio2026
p. 28, edizione Belluno
Neve,unmiraggio:«Nemancail50%»
LA SITUAZIONE BELLUNO
Aaa neve cercasi. Di fatto, a parte quella artificiale sparata dai cannoni, non ce n'è, se non in altissima quota. E l'inverno siccitoso che sta caratterizzando la montagna bellunese di certo non aiuta. Basta buttare un occhio alle crode e alle pendici dei monti per rendersene conto. Ma a corroborare di scientificità lo sguardo della vista ci pensa Arpav. I meteorologi hanno calcolato la sommatoria di neve fresca caduta dal 1° ottobre al 31 dicembre. E il bilancio è drammatico: rispetto alla media storica, in questa stagione il manto bianco è inferiore di almeno il 50% (in alcuni casi anche molto di più). I DATI Arabba ad esempio, è piuttosto indicativa come situazione. Tra ottobre e dicembre la località sciistica di Livinallongo ha sommato soltanto 48 centimetri di neve, addirittura 2 in meno rispetto al 2024, che era stato un anno particolarmente avaro. La media storica in questo caso sarebbe di 151 centimetri, significa che quest'anno è nevicato un terzo rispetto al normale. Anni più scarsi di neve ce ne sono, è ovvio: nel 2018 i nivometri si erano fermati a 44 centimetri, e addirittura a 17 nel 2016 e a 12 nel 2015. Ma ci sono state anche stagioni gloriose per la neve: nel 2020 la sommatoria era arrivata a quota 304 centimetri (proprio così, 3 metri abbondanti); e nel 2008 era stato record, con 377 centimetri. Anche il dato di Cortina è poco confortante: tra ottobre e dicembre sulla "perla" delle Dolomiti sono caduti appena 29 centimetri di neve, 8 in più rispetto a un anno fa. Ma in questo caso la media storica è di 85 centimetri, per cui i quantitativi degli ultimi mesi sono davvero distanti da ciò che sarebbe normale. E Col dei Baldi (la montagna tra Alleghe e Zoldo)? 83 centimetri appena, quest'anno, contro i 94 di un anno fa, i 151 del 2023, i 172 del 2022 e i 211 del 2021. Praticamente una parabola discendente continua. La media per la località, tra ottobre e dicembre, sarebbe di 232 centimetri. LE PREVISIONI All'orizzonte non c'è nulla che faccia presagire modifiche a questo quadro. Perché le previsioni meteo danno solo sole almeno fino a domenica. Certo, è inverno, di quello vero, come una volta. Il termometro continuerà a essere abbondantemente sotto lo zero anche nei prossimi giorni, con temperature massime inferiori alla norma di 6-8 gradi. Ma neve niente. E il problema, oltre che sciistico, potrebbe diventare idrico, la prossima primavera. (Gio.B.) © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CorrieredelleAlpi|11gennaio2026
p. 16
SulleDolomitil'indicedispessorenevosoèdisoli26centimetriIdatidiArpavpreoccupanoi gestoridellarisorsaidrica
LanevealsuoloèaiminimistoriciAncheilaghisoffronolasiccità
FRANCESCO DAL MAS
Ancora gelo, anche se più leggero. Poi, domani, le temperature torneranno a rialzarsi. Neve, invece, assente. Anzi, in quota è ai minimi storici, stando al Rapporto diffuso dall'Arpav. Le precipitazioni sono state inferiori della metà alla media degli ultimi 30 anni. «Venerdì è fioccato in alcune località, ma solo per qualche centimetro», conferma Gianni Marigo, direttore dell'Arpav di Arabba, «che quindi è stato irrilevante sulla risorsa nivale».
Dicembre "caldo" e poco nevoso Se in questi giorni la temperatura è di tipo siberiano, il mese di dicembre è stato – come conferma il direttore Marigo sulla scorta dei dati Arpav – il terzo più
caldo dal 1988 ad oggi (tra gli "eventi rari", come si dice in gergo) preceduto solo dai mesi di dicembre 2015 e 2016.
Si comprende, pertanto, perché dicembre sia stato uno dei mesi con i più scarsi apporti di neve dal 1990 ad oggi, preceduto solo dagli anni 2001 e 2015 (senza neve) e dal 1998 e 2016, con pochi centimetri. Il deficit di precipitazione da ottobre a fine dicembre è del 50-55% rispetto alla media, pari a circa 120 centimetri in quota nelle Dolomiti a 2200 metri e di 60 centimetri a 1600 metri nelle Prealpi. A inizio dicembre, il 1° e il 5, è nevischiato nei fondivalle delle Dolomiti. Nelle precipitazioni di metà dicembre il limite neve/pioggia è stato spesso a 2000 metri; il giorno 16 la neve è giunta anche a 1100 metri nelle Dolomiti. L'episodio più importante è avvenuto nella notte di Natale, con anche 40 centimetri di neve fresca in Alpago, meno sul Col Visentin e in Lessinia; sulle Dolomiti meridionali si sono misurati 10-15 e 5-10 centimetri in quelle settentrionali; la neve ha raggiunto il fondovalle in Dolomiti. Le temperature miti dei giorni successivi hanno causato la scomparsa del manto bianco lungo i versanti a sud, con una riduzione dell'estensione della copertura nevosa. «A fine mese l'indice di spessore del manto nevoso nelle Dolomiti è, anche se per poco», si legge nel rapporto Arpav, «nella norma con 26 cm (norma: 25-84 cm) e nelle Prealpi è anch'esso nella norma con 24 cm (12-43 cm). La copertura alla fine di dicembre era stimata in 2175 chilometri quadrati, con oltre l'80% del territorio montano innevato oltre i 2400 metri di quota». allarme risorsa idrica La risorsa idrica nivale al 31 dicembre era scarsa e perfino di "difficile stima", secondo l'Arpav, per la poca neve presente al suolo. Le prime elaborazioni indicano 37 milioni di metri cubi nel bacino del Piave, 28 nel bacino del Cordevole e ancora 37 nel bacino del Brenta. Un confronto con l'anno scorso?
Comprendendo i tre mesi di ottobre, novembre e dicembre, a Cortina è nevicato per soli 29 cm, lontanissimi dai 2 metri e 41 cm del 2020); Arabba ha raccolto solo 48 cm contro i 58 del 2024 e addirittura i 3 metri e 64 del 2020; è nevicato di più in Comelico, specificatamente a Casera Coltrondo, con 79 centimetri (ma nell'ultimo trimestre 2024 erano stati 122). È evidente che in queste condizioni a preoccuparsi non sono soltanto gli impianti, ma anche i gestori della risorsa idrica, che temono il peggio per la tarda primavera e l'estate. A meno che fra un settimana non ricominci a fioccare. E abbondantemente, come ritengono i grandi saggi in valle. I laghi soffrono Meno riserve nivali, dice il Rapporto Arpav, però è anche piovuto di meno: per quasi due terzi. Ecco, dunque, che il bacino del Piave ha un deficit pluviometrico addirittura dell'83%, dall'ottobre scorso. Nei principali serbatoi del Piave il volume d'acqua invasato al 31 dicembre era di 88,8 milioni di metri cubi, pari al 43% di riempimento, valore sotto la media del periodo (-22%, ossia –25.5 milioni di metri cubi). Il volume totale invasato a dicembre risulta inferiore al 2024 (-9,9 Mm3), al 2023 (-15,7 Mm3) e al 2022 (-24,4 Mm3) e agli anni critici 2003, 2007, 2012 e 2017. Il lago di Pieve di Cadore è risultato sotto la media del 31%. Santa Croce si mantiene alla quota di laminazione ed è al 59% di riempimento, il lago del Mis è al 42% di riempimento, mentre il volume del lago del Corlo è pari a 12,1 Mm3, corrispondente al 32% di riempimento, sotto la media del periodo (-58%, –16.5 Mm3).
IlGazzettino|14gennaio2026
p. 26, edizione Belluno
Dicembremaicosìcaldo«Anomaliedioltre2gradipioggiaeneve,unararità»
CLAUDIO FONTANIVE
I DATI ARPAV
BELLUNO
Il mese scorso è stato il mese più caldo mai registrato dalle stazioni automatiche, e quello con meno neve fresca dal 2016. L'analisi meteo dell'Arpav parla chiaro: dicembre 2025 è stato molto asciutto e dalle temperature elevate, con soli tre eventi pluviometrici, e perlopiù di modesta entità, di cui soltanto uno ha assunto delle caratteristiche più tipicamente invernali con nevicate in montagna fino a quote medio basse. Gli apporti totali sono stati ben al di sotto della media del trentennio, con uno scarto negativo di 57%. Le poche piogge nella provincia di Belluno hanno raggiunto il minimo sull'Alto Cadore, dove sono caduti meno di 5 mm. Il record per le temperature medie pari a 2.4 gradi supera di ben 0.5 gradi il 2014, che deteneva il primato. Per le minime l'anomalia positiva è di 2.3 gradi, mentre per le massime si registra il record +2.8 gradi con punte anche più elevate in quota e sull'alta pianura. IL TASTO DOLENTE Il capitolo neve presenta un altra nota dolente: il deficit di precipitazione nevosa da ottobre a fine dicembre è superiore al 50% nelle Dolomiti e Prealpi. Gli eventi pluviometrici, di modesta entità, si sono verificati nei giorni 1, 16-17 e 24-25 di cui solo l'ultimo ha portato neve fino a quote medio basse. La frequente influenza di promontori anticiclonici di origine mediterranea, con masse d'aria molto miti per il periodo, ha favorito un andamento termico caratterizzato da valori quasi sempre oltre la norma. Ma negli ultimi due giorni del mese scorso la svolta, con l'ingresso di correnti molto fredde che ha favorito un brusco calo termico a partire dalle zone montane. Tra gli eventi più significativi che l'analisi meteo dell'Arpav evidenzia, spiccano le temperature massime elevate per il periodo registrate il giorno 8, in particolare nella zona delle Dolomiti Ampezzane e Cadore, con punte intorno ai 17-18 gradi in pianura che rappresentano in diversi casi i nuovi record mensili per dicembre. A pochi giorni di distanza il brusco calo termico registrato tra il 30 e il 31 soprattutto in quota dove le temperature sono scese anche di 15 gradi circa. Claudio Fontanive © RIPRODUZIONE RISERVATA.
IlT|20gennaio2026
p. 9
InTrentinoc'è«siccitànevosa»:deficitdel68%
Il Nord Est d'Italia è il centro critico della «siccità da neve» di questo inverno 2025 - 2026. Lo scrive, nero su bianco, la fondazione Cima, ente di ricerca che si occupa dello studio, la previsione e la prevenzione dei rischi legati ai cambiamenti climatici e che da anni si occupa di fotografare le condizioni nevose in tutta Italia. Il dato (la percentuale emerge dal confronto con gli ultimi 15 anni) conferma quello che è uno dei segnali più forti di cambiamento nel clima rispetto al passato, almeno nel Nord Italia: che l'inverno sia freddo oppure no la neve scarseggia quasi sempre. E anche gli ultimi mesi sembrano confermare la tendenza. I dati sono freschissimi, il bollettino è stato pubblicato domenica 18 gennaio. Risulta che i due bacini su cui insistono gran parte dei corsi d'acqua trentini, quello dell'Adige e quello del Brenta, presentano due dei deficit più marcato a livello italiano. Nel primo caso manca all'appello il 68% della neve, nel secondo «solo» il 59%. Insomma, come i conoscitori delle montagne trentine si saranno già accorti, il mese di gennaio, per quanto freddo, non ha aiutato le riserve nevose, importanti non solo per l'ambiente (oltre al turismo invernale) ma anche per scongiurare il rischio di siccità nei mesi estivi. «L'indice snow - water equivalent (che calcola, per l'appunto, quanta acqua può apportare la neve, ndr), è rimasto sostanzialmente invariato dall'inizio di dicembre, a causa
dell'assenza di nuove nevicate», scrivono i ricercatori della Cima. Il fatto che ci troviamo in una «snow droughts», ossia in una «siccità da neve» è confermato anche dalla distribuzione del manto nevoso in quota. «Gli accumuli - si legge nel report Cima - sono molto ridotti alle quote medio-basse e anomalie ancora significative anche oltre i 2000 metri. Una situazione che, se persistente, potrebbe influenzare la disponibilità idrica nei mesi successivi».
La situazione risulta meno critica in altre parti d'Italia, in particolare sugli Appennini, dove «si registra un miglioramento rispetto a metà dicembre, ma il deficit complessivo resta elevato, intorno al -47%. Le nevicate di inizio inverno non si sono tradotte in un consolidamento del manto nevoso, soprattutto a causa delle temperature elevate, che hanno favorito una rapida fusione». Insomma, anche dove sembra andare bene la tendenza è tutt'altro che duratura. I ricercatori di Cima, infine, si tolgono un sassolino dalla scarpa parlando del caso Prato Nevoso. La località di Cuneo è stata, a fine dicembre, al centro di una nevicata che, qualcuno, ha definito «storica». Ma i dati dimostrano che non c'è stato nessun record. «Ciò che è sembrato “straordinario” - la conclusione - lo è soprattutto nella nostra percezione: sempre più spesso non siamo più abituati a un inverno con precipitazioni regolari e a un manto nevoso in grado di costruirsi in modo continuo nel tempo. Quando questo accade, la neve torna a sorprenderci».
CorrieredelVeneto|23gennaio2026
p. 2, edizione Treviso - Belluno
EfinalmentearrivalaneveL’Arpav:«Potrebbedurarefinoaigiornidellegare»
Sara D’Ascenzo
VENEZIA
La prima neve dell’inverno è quella che bacerà le Olimpiadi di Cortina, al via il prossimo 6 febbraio. Secondo i calcoli dei meteorologi, dovrebbe cadere soffice, ma intensa come una promessa mantenuta, già tra il pomeriggio di domani e sabato, per poi riaffacciarsi domenica e forse cristalizzarsi in una terza manche a metà della prossima settimana. Detta così, puntando gli occhi alle lingue di terra spelacchiata che circondano le piste innevate artificialmente o il terreno brullo lasciato dai lavori in corsa per le Olimpiadi, la nevicata attesa per le prossime ore appare come un innegabile colpo di fortuna che cade lento in uno degli inverni meno nevosi di sempre, col 70% di neve mancante all’appello. Secondo la previsione di Lorenzo Tedici, meteorologo e responsabile media di ilMeteo, prima dell’inizio delle gare si potrebbe arrivare a un accumulo di oltre cinquanta centimetri di neve fresca tra Livigno (Sondrio) e appunto Cortina d’Ampezzo, scongiurando così il cosiddetto «effetto Pechino» del 2022, quando le Olimpiadi furono fortemente dipendenti dall’uso dell’innevamento artificiale. La neve, poi, dovrebbe contribuire a coprire la pista da bob e i sottoservizi del Villaggio Olimpico, rendendo tutto più suggestivo. La previsione - che a basse quote si manifesterà in piogge tra venerdì e domenica - è supportata anche dal fatto che il Centro funzionale decentrato della Protezione civile del Veneto ha dichiarato lo stato di attenzione per nevicate, valido dalle 16 di domani alle 14 di sabato nei fondovalle dolomitici e valli prealpine. Le precipitazioni, che al Sud sono state violente, al Nord dovrebbero poter risollevare anche le sorti delle risorse idriche per le stagioni più miti a venire, visto l’allarme lanciato proprio ieri dall’Anbi, l’Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue: «A essere colpito in questi giorni dal maltempo è il Sud Italia, ma l’altra faccia della medaglia è la preoccupante carenza di neve e quindi di riserva idrica, che si sta registrando al Nord - ha detto Massimo Gargano, direttore Generale di
Anbi -. Quanto stiamo verificando è la conferma dell’Italia come hub mediterraneo della crisi climatica e a esserne interessato è l’intera penisola: dalla Sicilia all’Alto Adige». Conferma la bianca previsione anche Francesco Domenichini, meteorologo dell’Arpav: «Non dovrebbe arrivare in pianura, ma nelle quote neve più basse sì. Da domani il limite potrebbe essere quello tra i 500 e i 700 metri, mentre domenica il limite potrebbe alzarsi un po’, per cadere sotto i mille metri. Non si tratta di episodi importanti, ma di previsioni normali per il periodo, e potrebbero tradursi in neve tra venerdì e sabato nella Valbelluna e sulle valli prealpine». Anche di diversi centimetri, dunque e più insistenti nel primo. Reggerà fino alle Olimpiadi? «Per le zone di montagna - conferma Domenichini - si dovrebbe poter dire che la neve che cadrà permarrà anche la settimana dopo per l’avvio delle Olimpiadi. Questo per la rigidità delle temperature e per l’ingresso di nuove perturbazioni lungo la settimana». Lo scenario della prossima settimana al momento appare quanto mai incerto: «Dall’inizio della prossima settimana - conferma Domenichini - ci sono varianti previsionali diverse, non si capisce ancora se il fronte si ferma o va avanti, è una settimana parecchio incerta, ma al momento sembrerebbe poter arrivare anche a metà settimana». E intanto godiamoci la prima neve.
CorrieredelleAlpi|28gennaio2026
p. 3
«Conleprecipitazioniicannoninonservono:risparmioditremilioni»
F.D.M.
«Con mezzo metro di neve, tenuto conto dell'ormai prossima precipitazione, arriveremo fino a fine stagione. E potremmo così risparmiare almeno tre milioni di euro». È il primo bilancio economico che Marco Grigoletto, presidente dell'Anef, l'associazione degli impiantisti, fa delle recenti nevicate, considerando anche quelle in arrivo nelle prossime ore. La neve garantisce lo scenario olimpico ma anche quello del Dolomiti Superski, 1.200 km di piste, distribuite in 12 comprensori. A Cortina ci sono ancora 15 piste chiuse (e un impianto) su 120. Arabba e Marmolada non hanno aperto due impianti e due piste (su 60). Nel sistema Alpe Lusia e San Pellegrino, che comprende pure Falcade, non c'è un impianto inattivo ma 25 piste sì. La skiarea Civetta-Val di Zoldo, con 72 piste ne ha 8 in attesa della riapertura (e due impianti). Problemi tecnici, nella maggior parte dei casi, non nivologici. «Aspettavamo questa neve dalla vigilia di Natale, quando c'è stata un'abbondante spruzzata che, però, ha contribuito solo alla creazione dello scenario. Grazie alla sospirata attuale precipitazione fermiamo i cannoni, che sono rimasti attivi da fine novembre, per una ventina di giorni circa» sottolinea Grigoletto. Con una spesa che rischia di risultare di poco inferiore ai tre milioni di euro. Il costo di produzione di un metro cubo di neve artificiale può variare dai 3 ai 5 euro (acqua, energia, ammortamento degli impianti), in taluni casi fino a 7 euro quando si opera intorno allo zero termico o appena sopra. «Il prezzo dipende anche dalla disponibilità e distanza delle fonti d'acqua (laghi, bacini, falde) che in quest'inverno erano tutt'altro che abbondanti , nonché dal clima locale (più è freddo e secco, più efficiente è la produzione» ma soprattutto» evidenzia Grigoletto «dipende dal costo dell'energia elettrica e della manutenzione degli impianti e dagli investimenti in tecnologia e personale». Nei bilanci di società come Dolomiti Superski o Cortina Skiworld, la voce "innevamento programmato" può rappresentare fino al 30–40% dei costi operativi annuali. In sostanza, per dare copertura nivale a una pista lunga 1 km, larga 50 metri, e con un manto bianco fra i 30 ed i 40 cm, il costo stimato oscilla fra i 30 ed i 40 mila euro. In alcuni casi, i costi
sono saliti fino a 80 mila euro (per le piste da Coppa del Mondo, ad esempio). «Le nostre società sanno bene che in sostanza» conclude Grigoletto «innevare una pista da sci è una delle voci più importanti e costose per un comprensorio. Soprattutto dopo gli incrementi esponenziali dell'energia. Ma va anche ricordato che un euro investito negli impianti ne genera tra i 7 e gli 8 nell'indotto. Indotto che si chiama turismo invernale». E, come fa notare Gricoletto, la neve naturale ha consentito un notevolissimo risparmio di risorsa idrica. Se un metro cubo di neve fresca garantisce tra i 50 e i 100 litri di acqua, per "fabbricare" un analogo volume di neve artificiale servono tra i 400 e i 500 litri. Quindi, un metro cubo di neve artificiale richiede circa 0,4–0,5 metri cubi di acqua. Per innevare un ettaro di pista servono 3 mila metri cubi di neve, 1.350 metri cubi di acqua. Per un km di pista larga 30 metri, pari a un'area di 3 ettari, vanno impegnati non meno di 3 mila metri cubi d'acqua, fino a 4.500. Quindi il risparmio consentito dalle recenti nevicate è notevolissimo, ma soprattutto si risolve in un provvidenziale contributo alla riserva nivale che a fine anno era risicata: il 55% in meno dal mese di ottobre, rispetto allo stesso periodo 2024. F.D.M.
CorrieredelleAlpi|28gennaio2026
p. 2
Altrenevicateadaltaquotaerischiovalanghe«Èallertarossa»
Francesco Dal Mas / BELLUNO
Valanghe anche ieri, sulle Alpi, da Sella Neva, sul confine con la Slovenia, alla Valle d'Aosta. «Evitiamo ancora per una o due giornate le uscite» raccomanda Giuseppe Zandegiacomo, presidente del Soccorso Alpino del Veneto, «C'è allarme rosso in alta montagna. Il pericolo valanghe è di grado tre. E fioccherà di nuovo». torna la neve Oggi, infatti, il tempo tornerà ad essere perturbato. La Protezione civile del Veneto avverte che in montagna nevicherà inizialmente fino a gran parte dei fondovalle (400-700 metri di quota) con limite in rialzo fino a 1200/1500 metri sulle Prealpi e a 900/1200 metri sulle Dolomiti, e localmente più in basso nei settori più chiusi.Le precipitazioni, in corso da ieri sera, persisteranno fino alle 8 di domani. «state attenti» «Meglio, dunque, attendere che la neve si sistemi, perché quella che è caduta l'altro giorno non si è ancora legata con quella vecchia. E bisogna aspettare che si stabilizzi anche la neve in arrivo. Quindi» è la raccomandazione di Zandegiacomo «scialpinisti e ciaspolatori aspettino qualche giorno prima di fiondarsi in quota. Sopra i 2.000 metri il pericolo è di grado 3, proprio perché lì sono presenti più accumuli di neve vecchia e quelli potrebbero essere i punti più pericolosi». Punti che si trovano in particolare nelle zone in prossimità delle creste, nelle conche e nei canaloni come pure nelle zone di passaggio da poca a molta neve. Soprattutto sui pendii ombreggiati ripidi le valanghe possono coinvolgere gli strati più profondi del manto nevoso. I nuovi accumuli di neve ventata possono distaccarsi già in seguito al passaggio di un singolo appassionato di sport invernali. Le fessure che si formano quando si calpesta la coltre di neve così come i rumori di "whum" sono possibili segnali di pericolo''. Il singolo sciatore o escursionista potrebbe innescare facilmente valanghe a lastroni sui cambi di pendenza, canaloni e in prossimità delle creste e forcelle. le valanghe I punti pericolosi aumenteranno con la quota e sui pendii settentrionali. Le valanghe saranno principalmente di dimensioni medie ma gli esperti dell'Arpav non escludono qualche singola valanga di grandi dimensioni se verranno coinvolti gli strati più profondi e fragili del manto nevoso. «Distacchi recenti, rumori di whum, fessurazioni e distacchi a distanza sono chiari segnali di instabilità» avverte sempre
l'Arpav «Possibili anche valanghe di neve fresca a debole coesione dai pendii ripidi, dalle pareti e dalle rocce; martedì soprattutto dai pendii soleggiati. Marcato pericolo di valanghe». Il presidente del Soccorso Alpino invita ad evitare gli accumuli da vento, i quali, tra l'altro, oggi non saranno facilmente individuabili a causa del maltempo. Zandegiacomo si rivolge anche ai semplici ciaspolatori che ritengono, magari, di operare più sul sicuro: «La ciaspa può aumentare il sovraccarico sulla neve, anche per una persona singola. Il carico infatti è più concentrato, perché la superficie sulla neve è inferiore». le raccomandazioni Dal Soccorso alpino arrivano le raccomandazioni di sempre. La prima: scegliere da informati il percorso e comunicarlo ai familiari o agli amici. La seconda: portarsi appresso l'artva, la sonda e la pala. La terza: uscire al mattino presto, per evitare le ore del riscaldamento e quindi quelli più probabili per le valanghe. «In generale il pericolo di valanghe continuerà ad interessare gli ambiti non controllati della montagna anche se non si escludono possibili singoli eventi valanghivi di magnitudo ridotta difficilmente prevedibili» mettono in guardia sempre gli esperti dell'Arpav «Gli strati deboli presenti nella neve vecchia richiedono una prudente scelta dell'itinerario perché i punti pericolosi sono molto diffusi e difficilmente individuabili. Oltre al pericolo di seppellimento bisognerà valutare il rischio di traumi per gli ostacoli sub-affioranti nelle zone meno innevate.
CorrieredelVeneto|10gennaio2026
p. 11
«LaReginadelleDolomitièaccessibile»
PresentatalaGuidaall’ospitalitàinclusivainvistadelleParalimpiadi
U. C.
Cortina D’Ampezzo
Un impegno che muove i primi passi tre anni fa e che si materializza in occasione di Olimpiadi e Paralimpiadi. Cortina, grazie al lavoro svolto in questi mesi, diventa destinazione-modello per accessibilità e inclusione. Anche grazie, alla «Guida all’ospitalità accessibile di Cortina d’Ampezzo» (foto Fotogramma) che mette in risalto quanto fatto per rendere la città accogliente e fruibile da tutti. Le linee-guida regionali e i Peba (Piani di eliminazione barriere architettoniche), hanno fornito la base tecnica e operativa per questo impegno, individuando criticità e azioni concrete per migliorare la mobilità, i percorsi pedonali e l’accesso ai servizi. La sintesi ha preso forma nella guida: non solo un elenco di strutture accessibili, ma uno strumento di partecipazione per realizzare il quale sono stati coinvolti operatori turistici, albergatori, commercianti e cittadini.
Per la vicesindaca Roberta Alverà «l’eredità più importante dei Giochi non si misura solo nelle opere costruite o negli eventi ospitati ma nel cambiamento che sanno generare nelle persone e nei territori. La legacy olimpica immateriale è fatta di valori, di nuove consapevolezze e di un senso di appartenenza che continua ben oltre la fine delle competizioni. Inclusione, diversità e partecipazione sono i principi che ispirano questo percorso. Le Olimpiadi e Paralimpiadi ci ricordano che la forza di una comunità risiede nella capacità di accogliere ogni differenza e di trasformarla in valore comune».
Roberto Vitali, inventore di Destination4all, ha concluso sottolineando come Cortina punti a «offrire una esperienza sofisticata, dove l’eleganza alpina incontra l’inclusività e la guida vi accompagnerà attraverso un mondo di ospitalità raffinata, tracciando un percorso di qualità ed eccellenza destinato a brillare».
p. 26, edizione Belluno
TurismoaccessibileatuttiAmpezzocapofilainItalia«Maèsoloilprimopasso»
MARCO DIBONA
L'INIZIATIVA CORTINA La guida al turismo accessibile di Cortina d'Ampezzo è realtà. A pochi giorni dall'apertura delle Olimpiadi invernali e in vista delle Paralimpiadi di marzo, l'amministrazione comunale ampezzana ha portato a compimento il progetto "Cortina per tutti", avviato tre anni fa: «Ho iniziato ad occuparmi di accessibilità già da presidente della associazione albergatoriha spiegato la vicesindaca Roberta Alverà, assessora al turismo- mentre poi, nella amministrazione pubblica, ho potuto ampliare l'ottica, non limitandomi soltanto a una categoria, ma coinvolgendo gli operatori che propongono servizi agli ospiti: hotel, impianti a fune, ristoratori, commercianti, servizi.
E' stato costituito un tavolo di lavoro, ci siamo avvalsi della consulenza di Village for all, con Roberto Vitali, e stiamo compiendo il primo passo: il cambio di mentalità».
SFIDA ACCOLTA Questo è uno dei numerosi e importanti passi fatti dall'amministrazione di Cortina, nel cammino per il cambio di paradigma: «Cortina ha accettato questa sfidaconferma Vitali- per fare in modo che non si parli più di un problema, ma si consideri l'opportunità di dare risposta all'esigenza di accessibilità. In Italia ci sono 7.6 milioni di persone che hanno una qualche forma di disabilità; altri 12 milioni di persone hanno limitazioni, anche temporanee, all'autonomia personale. Significa che oltre 20 milioni di persone possono manifestare esigenze particolari. C'è un effetto moltiplicatore, perché queste persone non viaggiano sole, ma hanno qualcuno accanto. Nella nostra visione, Cortina dev'essere la prima destinazione alpina che offre una ospitalità accessibile. Le Paralimpiadi 2026 devono essere motore di un cambiamento, che proseguirà in futuro». Nel dettaglio, questa vera e propria guida turistica, destinata a tutti, ha in più le indicazioni per le persone con disabilità: «Possono trovare informazioni utili sulla ricettività, le attività, i servizi, il commercio, per le proprie vacanze. Noi dobbiamo andare oltre la normativa, che impone determinati accorgimenti. Non mi adeguo soltanto perché la legge me lo impone, ma perché sento il tema e voglio essere aperto a tutti», commenta la vicesindaca Alverà. CINQUE PAROLE Roberto Vitali riassume: «Quando si parla di accessibilità, si deve tenere conto di cinque parole: aggiungere, comprendere, usare, in autonomia e sicurezza.
Non sono le persone che hanno disabilità: è l'ambiente che talvolta non è adeguato alle loro esigenze, sulla base delle quali si sceglie la destinazione». Di recente il Comune ha varato il Peba, il piano per eliminare le barriere architettoniche; ha investito 800mila euro per lavori ai marciapiede e alle strade. Presto adotterà una mappatura del centro, accessibile con ogni dispositivo digitale, così che le persone possano scegliere percorsi e itinerari privi di ostacoli, come ha spiegato l'architetto Mattia Gaspari, che se ne sta occupando. All'amministrazione si affianca Cortinabanca: «Il nostro statuto contempla il benessere della comunità e del territorio -ha ricordato il vicepresidente Giacomo Giacobbi- per cui abbiamo
messo a disposizione un importo complessivo di tre milioni di euro, per piccoli interventi, sino a 30mila euro, a tasso zero, che migliorano l'accessibilità. Anche così continueremo a essere parte delle iniziative attuate per questo scopo».
STRUMENTO CHIARO «Questa guida, accessibile anche in forma digitale, oltre che cartacea, non è un semplice elenco di strutture, ma uno strumento operativo che rende disponibili informazioni chiare e verificate. È un valore per il cittadino, per il territorio, per il turista. Così costruiamo insieme la Cortina del futuro» ha concluso Vitali.
Marco Dibona
IlGazzettino|14gennaio2026
p. 9, edizione Belluno
Tresettimaneall’inizioelavoriincorso:eccocosafinirà(ecosano)
ANGELA PEDERIVA
IL PUNTO VENEZIA Tre settimane a Milano Cortina 2026: basteranno per concludere tutti questi lavori? È la domanda che tanti si pongono, salendo dalla pianura alla montagna, in vista delle pre-gare del 4 febbraio e, due giorni dopo, dell'avvio ufficiale con la cerimonia inaugurale. Tolte le opere sportive già concluse, e al netto degli interventi accessori in fase di progettazione o di gara, vanno decifrate le esecuzioni in corso. Una mappa di 16 interventi principali nel Bellunese, curati a vario titolo da Simico, Rfi e Anas, più altri di minore impatto seguiti da quest'ultima lungo l'Alemagna, con la promessa che «i cantieri ancora attivi saranno comunque ripiegati prima dell'apertura dei Giochi Olimpici». VIA D'ACCESSO Partiamo proprio dalle varianti alla Statale 51, primaria via d'accesso alla Conca d'Ampezzo. Dal 25 gennaio, vigilia del passaggio in Cadore della fiamma olimpica, saranno percorribili quelle di Tai e di Valle, in quanto a febbraio e marzo Anas sospenderà le lavorazioni, dopodiché «le attività residue, non funzionali all'apertura al traffico, saranno completate nei mesi successivi». Attualmente gli addetti di Vianini Lavori si stanno occupando di impianti, opere civili e collaudi per entrambe: la prima è lunga 1,5 chilometri, per due terzi in galleria; la seconda si sviluppa per 800 metri, dei quali 613 in tunnel. Quanto invece alla variante di San Vito da 2,3 chilometri, per l'inizio dei Giochi sarà reso operativo lo svincolo nord, dopo che a luglio Fondazione Milano Cortina ne ha segnalato ad Anas la necessità per migliorare l'accessibilità ai parcheggi in fase di realizzazione da parte del Comune. D'Agostino Costruzioni Generali dovrebbe invece chiudere entro il 2026 l'opera complessiva, che comprende anche quattro gallerie artificiali, un ponte, un viadotto e interventi puntuali sulla viabilità locale. MIGLIORAMENTO FUNZIONALE Nel frattempo sono stati in gran parte ultimati, ed in piccola parte «saranno resi funzionali nelle prossime settimane», svariati interventi di miglioramento per 360 milioni. Dopo la riapertura al traffico dal 23 dicembre del ponte Cadore tra Pieve e Perarolo, sottoposto a manutenzione straordinaria e adeguamento strutturale, in primavera riapriranno i cantieri per i viadotti di approccio all'arco-telaio. Con l'obiettivo di mitigare il rischio idrogeologico, sono state ultimate le azioni di manutenzione, sostituzione e integrazione delle barriere paramassi in diversi tratti dell'Alemagna; inoltre dopo i Giochi verranno realizzate ulteriori opere in corrispondenza della frana di Croda Marcora a San Vito. Entro il 23 gennaio è stimata la conclusione degli interventi di rinforzo strutturale del ponte
sul rio Ruvignan a Vodo. Per quanto riguarda le gallerie, terminato l'efficientamento energetico ad Ospitale, sono in fase di ultimazione i lavori di manutenzione straordinaria degli impianti di ventilazione non solo in questo tunnel, ma anche in quelli di Termine, Macchietto e Col di Caralte. Anas specifica poi che è in dirittura d'arrivo la sostituzione delle barriere di sicurezza in alcuni tratti della Statale 51 per un totale di 9 chilometri. È invece già finito il rifacimento della pavimentazione stradale per alcuni risanamenti localizzati, ma «ulteriori risorse sono disponibili per eventuali interventi che dovessero rendersi necessari durante il periodo olimpico».
AGGIORNAMENTO Passiamo ora al piano delle opere coordinato da Società Infrastrutture Milano Cortina, che ha annunciato in settimana un aggiornamento del relativo portale Open, il quale comprende in larga parte cantieri di cui Simico è committente diretta e, in parte minore, lavori di cui è soggetto attuatore Rete Ferroviaria Italiana. Al momento risultano tuttora in esecuzione, ma con data di ultimazione prevista ormai passata sul calendario, l'adeguamento tecnologico della pista Olympia delle Tofane (15 novembre) e la relativa presa idrica dal torrente Boite (15 dicembre). Da quanto spiegato, si tratta di dettagli legati alla consegna "chiavi in mano", che ad esempio per la rete di innevamento è indicata per il prossimo 31 maggio, anche se nei fatti l'entrata in funzione è scattata ancora alla vigilia di Natale. Per altre opere sono poi evidenziate una conclusione "ante Olimpiadi" e un completamento totale. È il caso ad esempio dello sliding centre: finita il 5 novembre, tanto che ha già ospitato la Coppa del mondo, la pista da bob, skeleton e slittino accoglierà i Giochi, dopodiché verrà rifinita entro il 5 luglio. Per il 5 febbraio saranno invece consegnati il recupero della cabina S e il nuovo Bob Bar. Pure il villaggio olimpico è pronto dal 30 ottobre, ma la data ultima specificata è il 4 dicembre 2026, in quanto il piano prescrive di smontare le casette e ripristinare l'area di Fiames com'era. Allo stesso modo il lotto 0 della variante di Cortina, cioè la sistemazione lungo il Boite, ha registrato una prima conclusione per il 4 dicembre, con completamento definitivo però per il 24 giugno. PAZIENZA Servirà pazienza anche per altri interventi. Il trampolino con il braciere del 1956 riacquisterà i colori originali senza più nessun bendaggio da cantiere per il 4 febbraio, ma per il progetto complessivo che comprende pure il ristorante è stato fissato il 18 luglio. Intanto prosegue la corsa contro il tempo per rendere operativa la cabinovia Apollonio-Socrepes dal 1° febbraio; la consegna ufficiale è comunque in agenda per il 31 luglio, mentre per il parcheggio e il tappeto mobile della parte privata le stime non sono determinabili. La riqualificazione dell'Ex Panificio è stata motivata per «attività di supporto allo svolgimento dell'evento olimpico», ma al momento la fine è indicata per il 3 marzo, cioè tre giorni prima delle Paralimpiadi. PACCHETTO Infine c'è il pacchetto di rinnovo delle stazioni ferroviarie. È stata sorpassata la data del 13 dicembre per Feltre, mentre è annunciata per il 31 gennaio la fine dei lavori a Longarone, Ponte nelle Alpi e Belluno. Angela Pederiva © RIPRODUZIONE RISERVATA
Corrieredell’AltoAdige|28gennaio2026
p. 2
Salvini:«LeOlimpiadilascerannoun’ereditàpositivasulterritorio»
Luigi Ruggera BOLZANO
«Abbiamo costruito queste Olimpiadi in modo che tutto quello che stiamo facendo rimanga anche per i prossimi anni a disposizione delle comunità, lasciando in eredità delle opere che toglieranno traffico e code. Vogliamo che saranno ricordate come delle belle Olimpiadi anche
tra vent’anni». Lo ha detto il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini a Sciaves alla cerimonia della riapertura della linea ferroviaria della val Pusteria, dopo poco più di un anno di chiusura a causa di importanti lavori di ammodernamento, costati finora 70 milioni di euro. L’investimento complessivo (da parte di Rfi e Pnrr) sarà alla fine di circa 300 milioni, una volta che sarà realizzata, nel 2027, anche la variante della Val di Riga che consentirà un collegamento diretto tra la linea del Brennero e quella della Pusteria (senza cambio treno a Fortezza), con una riduzione di 15 minuti sulla durata del viaggio tra Brunico e Bressanone. «È bello quando la politica trasforma le idee, i progetti, i desideri in realtà ha detto ieri Salvini durante il suo intervento . Si potrebbe dire “è solo un quarto d’ora risparmiato”, che però tra andata e ritorno diventa una mezz’ora in più per i tuoi figli, per la tua famiglia, per il tuo lavoro, per la tua comunità». Il vicepresidente del consiglio, riferendosi alle infrastrutture realizzate in vista delle Olimpiadi, ha ricordato: «Non sempre in Italia si è riusciti a realizzare questo, perché a volte in passato i grandi eventi i mondiali di calcio, ma anche alcune olimpiadi invernali a fiaccola spenta hanno poi lasciato problemi,debiti e difficoltà per le comunità locali. Invece qua abbiamo realizzato un’Olimpiade diversa, che è anche la prima Olimpiade diffusa sul territorio, che in tutto interessa 22mila chilometri quadrati. Solo nella Provincia di Bolzano abbiamo cantieri aperti per oltre 9 miliardi di euro, dalla circonvallazione di Perca fino al Tunnel del Brennero». Salvini ha poi ringraziato gli operai e i tecnici al lavoro, ma anche la cittadinanza per i disagi subiti, ricordando però che «il sacrificio di questi 400 giorni vale per i prossimi 50 anni». A margine della cerimonia, svoltasi in mattinata nella caserma dei vigili del fuoco di Sciaves, Salvini ha poi risposto alle domande dei cronisti, a iniziare da quella sugli sviluppi del contenzioso con l’Austria sui divieti di transito per i tir oltre il Brennero: «Aspettiamo la sentenza, positiva immagino, della Corte europea che eliminerà finalmente, dopo anni di abusi e di arroganze e di illegalità, il blocco dei camion in transito al Brennero, che per l’Italia significa inquinamento, caos, code, ritardi e anche un danno economico. Io conto che entro la prima parte del 2026 ci sia la caduta di questi divieti, che significherà respirare meglio, stare meno in coda e ripristinare la legalità. Se c’è la libera circolazione per uomini e merci ha ribadito il ministro non è che solo il governo austriaco possa impedire il libero transito e quindi conto che si riapra». In merito alla concessione dell’A22, in vista del pronunciamento della Corte di giustizia europea sul diritto di prelazione (udienza il 5 febbraio), Salvini ha spiegato: «Da ministro, come anche da segretario della Lega, credo nell’autonomia dei territori e perciò ho portato a Bruxelles esattamente le richieste che i territori, quindi Bolzano, Trento, Verona, Mantova e l’Emilia mi avevano sottoposto. Vediamo se rimarrà o se cadrà la prelazione, ma la cosa fondamentale è che gli introiti degli automobilisti rimangano e vengano reinvestiti sui territori. Aspettiamo qualche giorno la decisione di Bruxelles per capire come procedere. Sono pronto a chiuderla il prima possibile, anche perché legati all’A22 ci sono tanti investimenti da fare sui territori». La mattinata si è conclusa con gli immancabili selfie del ministro, in particolare assieme agli operai impegnati nei lavori sulla linea, ed un simpatico siparietto folkloristico, con il grappino offerto a Salvini dalla banda musicale di Sciaves. La cerimonia si era aperta con il saluto del sindaco di Naz-Sciaves, Alexander Überbacher e gli interventi degli altri relatori: la commissaria straordinaria della variante Val di Riga e Prg (piano regolatore generale) di Bressanone e l’amministratore delegato di Rfi Aldo Isi. Quest’ultimo ha sottolineato «la realizzazione in tempi record dei lavori: tra pochi giorni iniziano le olimpiadi e arriviamo puntuali all’appuntamento per garantire un servizio di qualità. Siamo molto orgogliosi di aver rispettato i tempi, lavorando giorno e notte e in ogni condizione». Molto soddisfatto anche l’assessore provinciale alle Infrastrutture e alla Mobilità Daniel Alfreider: «È un momento fondamentale per ritornare sui nostri treni dopo un anno di lavori sulla linea della Pusteria. Un grazie al Comune di
Naz-Sciaves, a tutti i cittadini, ai pendolari e un ringraziamento speciale agli operai». Tra le numerose autorità, presenti anche la viceprefetta Margherita Toth e l’assessore provinciale allo Sviluppo del territorio e all’ambiente Peter Brunner: «Grazie anche a queste nuove opere ferroviarie ha commentato Brunner riusciremo a ridurre la mobilità individuale motorizzata e quindi l’inquinamento».
IlGazzettino|14gennaio2026
p. 36, edizione Belluno
ProgettoStaccosull’ultimotornante
YVONNE TOSCANI
COMELICO SUPERIORE
Il progetto Stacco entra in una fase cruciale del suo percorso amministrativo. Nelle ultime settimane, l'amministrazione comunale guidata dal sindaco di Comelico Superiore Marco Staunovo Polacco è infatti impegnata in un intenso lavoro di coordinamento e sintesi tecnica, necessario per rispondere alle integrazioni e alle richieste finali formulate dalla Commissione che si occupa della valutazione di impatto ambientale. Le ultime indicazioni regionali sono arrivate ai primi di dicembre, segnando di fatto l'avvio della fase conclusiva della procedura autorizzativa. Da quel momento, gli uffici comunali, insieme ai tecnici incaricati e ai consulenti esterni, hanno avviato un lavoro di approfondimento puntuale su tutti gli aspetti segnalati. NEL MIRINO L'obiettivo è riunire e armonizzare tutti i contributi tecnici in un unico documento organico. Le diverse osservazioni, analisi e chiarimenti verranno infatti condensati in una nota unica, che sarà trasmessa alla Regione per consentire la chiusura dell'istruttoria. «Stiamo lavorando per chiudere la documentazione entro la prima settimana di febbraio spiega il primo cittadino . Nei giorni successivi è prevista la convocazione della Commissione che dovrà esprimersi sulle integrazioni presentate». Un traguardo ritenuto strategico dall'amministrazione che considera il progetto Stacco un intervento chiave per il futuro del territorio, sia dal punto di vista infrastrutturale sia sotto il profilo dello sviluppo sostenibile. Una volta ottenuto il via libera finale, si aprirà la fase operativa. LA NUOVA FASE Il Comune potrà procedere con l'avvio degli appalti, frose già in marzo, che seguiranno l'iter previsto dalla normativa vigente, tramite una gara europea, con una procedura di affidamento stimata in circa novanta giorni. L'intero percorso consentirà di passare rapidamente dalla fase progettuale a quella esecutiva, trasformando Stacco da progetto sulla carta a intervento concreto. L'amministrazione comunale ribadisce la volontà di procedere con tempi certi, mantenendo un dialogo costante con la Regione e con tutti i soggetti coinvolti, per arrivare alla realizzazione dell'opera. La Strategia per l'accessibilità del sito Unesco e per uno sviluppo equilibrato del Comelico non si traduce solo con il collegamento sciistico tra il Comelico e l'Alta Pusteria, ma con ampie iniziative integrate per un progresso secondo principi di sostenibilità e rispetto ambientale dell'intero territorio. Del resto le due piste e i due impianti di risalita occuperanno soltanto l'1,5 per cento della superficie boschiva comeliana, pari complessivamente a 18mila ettari. Insomma
non solo collegamento sciistico per rilanciare il comprensorio, perché oltre allo sci il Comelico può esplorare tutte le opportunità di valorizzazione a basso impatto ambientale, senza limiti quelle della conoscenza e del saper fare. LA SVOLTA Stacco è la carta da giocare per trasformare in una risorsa economica quello che oggi viene svolto spesso dal volontariato. L'innovativo progetto coinvolgerà tutti i settori comeliani: natura, sport, cultura, Regole, artigianato, agricoltura, turismo, commercio, lingua ladina. Solo per citare alcuni esempi. È il risultato di un lunghissimo lavoro ed attento approfondimento che ha portato ad elaborare un progetto basato su una serie di azioni integrate per lo sviluppo turistico, culturale e socioeconomico dell'intero comprensorio: si tratta di un insieme ampio ed articolato di iniziative finalizzate a rimodulare l'intera offerta turistica secondo principi di alta sostenibilità e rispetto ambientale, coerente con le strategie del sito Dolomiti Unesco, presente sul territorio, con il quale è stata intrapresa una prassi di attiva collaborazione. Yvonne Toscani
IlGazzettino|23gennaio2026
p. 12, edizione Belluno
Stacco,gliambietalistifrenano:«Iterinaltomare,ètuttodavedere»
Y.T.
COMELICO SUPERIORE
Il percorso autorizzativo del progetto Stacco non è ancora giunto al traguardo e il suo esito resta incerto. A ribadirlo sono le associazioni ambientaliste Lipu, Italia Nostra, Mountain Wilderness e Wwf, che intervengono chiarendo lo stato della procedura e smentendo l’ipotesi di una chiusura ormai imminente. Le associazioni confermano che l’iter autorizzativo e la Valutazione di impatto ambientale (Via) sono tuttora in corso. LE OSSERVAZIONI «Nell’ambito della procedura regionale Paur/Via – spiegano – sono state presentate numerose osservazioni che evidenziano criticità sotto il profilo programmatico, naturalistico e progettuale». Rilievi che richiedono risposte puntuali e approfondite da parte del Comune, chiamato a fornire integrazioni documentali, eventuali modifiche al progetto e ulteriori chiarimenti. «La complessità delle questioni sollevate – affermano i sodalizi– ha portato il Comune a richiedere una proroga dei termini». Una richiesta accolta dagli enti competenti, che consente al Comune di trasmettere la documentazione integrativa fine giugno. Un passaggio formale, questo, registrato anche sul portale regionale delle valutazioni ambientali e che conferma come la procedura sia tutt’altro che conclusa. L’ESITO Alla luce di questi elementi, le associazioni sottolineano come non sia possibile dare per scontato l’esito del procedimento. Il parere dell’autorità competente potrà essere favorevole con prescrizioni oppure negativo. In quest’ultimo caso, il progetto non otterrebbe l’autorizzazione necessaria per procedere. «Per questo motivo – aggiungono –l’ipotesi di avviare gli appalti già a marzo rischia di creare aspettative poco realistiche nella popolazione, alimentando confusione e incertezza». Nel loro intervento, le associazioni richiamano anche il valore delle valutazioni ambientali, ricordando come non siano semplici adempimenti burocratici. «Al contrario – affermano – sono processi partecipativi fondamentali per verificare la reale sostenibilità dei progetti e, se necessario, migliorarli attraverso misure di mitigazione e riduzione degli impatti sul territorio e sugli ecosistemi». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CorrieredelleAlpi|25gennaio2026
p. 36
«Cantieriinprimavera?AlprogettoStaccomancaancorailvialibera»
FDM
COMELICO SUPERIORE
Rispetto alle vicissitudini della skiarea di Padola, in queste settimane c'è chi in Comelico incrocia le dita per poter disporre, dall'inverno 2027/2028, del "Progetto stacco" che garantirà due piste e due impianti di risalita. L'attesa del collegamento con la Val Pusteria, per la verità, è di circa 20 anni. Secondo il ruolino di marcia immaginato ai piani alti del municipio di Candide, se la Commissione Via delle Regioni approverà le risposte alle 16 prescrizioni imposte al Comune, già questa primavera potrebbe scattare la gara d'appalto europea; al più tardi, si ritiene, in estate. Quindi l'affidamento dei lavori sarà fatto entro la fine dell'anno. E i primi cantieri potrebbero iniziare nella primavera 2027. Con un primo impianto di risalita auspicabilmente attivo per l'estate 2027. Il progetto Stacco, si sa, prevede ben altro rispetto al mero collegamento sciistico; aprirà ai visitatori anche le fortificazioni e le trincee della Grande Guerra sul Collesei e dintorni. Ma se il sindaco Marco Staunovo Polacco ipotizza di consegnare alla Commissione Via il dossier sulle prescrizioni entro la prima settimana di febbraio, in modo che vengano esaminate già nel prossimo mese, le associazioni ambientaliste suppongono che il cronoprogramma sarà più complicato. «Anche perché», fa sapere Mountain Wilderness, «le prescrizioni sono tante e pesanti». La principale riguarderebbe la collocazione del parcheggio a valle, nelle vicinanze di Padola, in una valle unica per suggestione paesaggistica e, quindi, vincolata. Le associazioni di protezione ambientale Lipu, Italia Nostra, Mountain Wilderness, e WWF precisano anzitutto che «l'iter autorizzativo e la Valutazione di impatto ambientale del progetto Stacco sono tuttora in corso e non possono essere considerati conclusi». Le osservazioni della Via regionale «evidenziano criticità di natura programmatica, naturalistica e progettuale, alle quali il Comune è tenuto a rispondere attraverso integrazioni, eventuali modifiche o ulteriore documentazione». Le stesse associazioni svelano, poi, che «proprio in ragione della complessità delle questioni sollevate, il Comune ha richiesto e ottenuto una proroga fino alla fine di giugno per trasmettere gli approfondimenti richiesti, come riportato sul portale regionale delle valutazioni ambientali». Le stesse organizzazioni ambientaliste ricordano che «l'esito finale della procedura non è al momento prevedibile: il parere dell'autorità competente potrà essere favorevole, favorevole con prescrizioni oppure negativo, nel qual caso l'autorizzazione non verrebbe rilasciata. «Per questo motivo, l'ipotesi di avviare gli appalti già nel mese di marzo rischia di generare aspettative non realistiche nella popolazione». Gli ambientalisti sostengono pertanto che «dare per scontato un esito che oggi è tutt'altro che definito rischia di confondere il dibattito pubblico e di mettere in ombra le proposte costruttive che le associazioni hanno messo a disposizione per il bene delle comunità locali e dell'ambiente». In sostanza Lipu, Italia Nostra, Mountain Wilderness, e WWF rilanciano il Tavolo programmatico avviato con i sindaci del Comelico e sospeso da mesi. In piattaformo uno sviluppo alternativo alle nuove piste da sci per privilegiare invece gli itinerari naturalistici e culturali e, specificatamente, il cicloturismo. fdm © RIPRODUZIONE RISERVATA Marco Staunovo Polacco.
AltoAdige|21gennaio2026
SbarreetariffesalateaFunescontrol’overtourism
MASSIMILIANO BONA
VAL
DI FUNES
Giro di vite del Comune di Funes contro l’overtourism: da maggio saranno operative due sbarre, che impediranno l’accesso al paese (fatta eccezione per ospiti nelle strutture alberghere e residenti) e saranno aumentate le tariffe dei parcheggi. In vista c’è anche la realizzazione - con il contributo della Provincia - di un “Mobility Hub” un'area che integra diversi servizi e mezzi di trasporto in un unico punto, favorendo spostamenti efficienti e sostenibili. Sindaco Pernthaler, se la giunta ha fatto questo passo vuol dire che siamo arrivati davvero al limite? Sì, da maggio a novembre la situazione è diventata quasi insostenibile. Siamo letteralmente invasi da cinesi e giapponesi a caccia di foto "instagrammabili". Arrivano in bus ma anche in auto. Di quante persone stiamo parlando? Arrivano 5-600 persone con bus gran turismo e auto private con il parcheggio regolarmente esaurito. I posti sono 100 ma i mezzi in sosta sono molti di più. Gli stessi pullman non si fermano ma girano creando ulteriore caos. I contadini non riescono più a lavorare, devono raccogliere i rifiuti altrui e ci hanno chiesto di fare qualcosa. Il fascino delle Odle e della chiesetta di Santa Maddalena? Sì, la chiesetta è famosa per la sua posizione iconica tra prati verdi e le Dolomiti sullo sfondo, un paesaggio da cartolina perfetto per foto panoramiche, soprattutto in autunno. Per raggiungerla si fa una passeggiata di appena 15-20 minuti dal centro del paese. Un turismo mordi e fuggi? Sì, che non lascia niente al territorio. E per questo è opportuno intervenire. Partiamo dal parcheggio comunale: quanto costa oggi? Oggi siamo fermi a 4 euro per la sosta per l’intera giornata. All’Alpe di Siusi se ne pagano 17. Noi non abbiamo ancora stabilito una cifra ma potremmo ragionevolmente raddoppiare quella cifra. Ma anche questo non sembra un grande disincentivo. Le sbarre forse sì.. La prima sarà all’altezza del ponte di Funes e la seconda chiuderà, di fatto, l’accesso al paese di Santa Maddalena. Potranno passare solamente i residenti e le persone che soggiornano nelle strutture alberghiere della zona. Nemmeno i bolzanini, dunque.. No, anche loro dovranno andare al parcheggio a pagamento. Vogliamo mettere un freno. Ma di quante strutture alberghiere stiamo parlando? Sei o sette se condiseriamo anche San Pietro e Tiso, ma il problema riguarda unicamente Santa Maddalena. Altrove la situazione è tranquilla. Restando in tema di tornelli a pagamento la val di Funes si è attrezzata ancora prima del Seceda... Sì, ma parliamo di un privato. Esiste un tornello a pagamento, ormai da diversi anni (dal 2019) per accedere al prato che circonda la famosa chiesetta di San Giovanni in Ranui. Il panorama è spettacolare e si pagano 4 euro. Ma la Provincia potrebbe darvi una mano a realizzare il “mobility hub? Sì, ho già avuto dei colloqui preliminari in tal senso. Vogliamo realizzarlo proprio a Santa Maddalena per regolamentare la situazione. Il modello Braies è forse il più efficace e ci stiamo lavorando. Non siamo sicuramente contro il turismo, ci mancherebbe, ma siamo per una sua regolamentazione. Ma i bus in arrivo dovranno prenotare e registrarsi? Sì, il problema è che molti fanno scendere i passeggeri e vanno via intasando per mezz’ora le strade del paese. Vogliamo regolarmentare tutto ex novo e a maggio saremo pronti.
AltoAdige|22gennaio2026
p. 2
InValFunesduesbarreperfermarel’invasione«Iresidentisonostanchi»
M. An.
BOLZANO
La val di Funes è uno degli hotspot del turismo altoatesino. Le sue chiesette Santa Maddalena e San Giovanni di Ranui con alle spalle le cime del gruppo delle Odle sono diventate immagini simbolo delle Dolomiti. Quelle che ogni turista vuole riportarsi a casa, o meglio mettere su instagram. E infatti non è un caso se proprio in val di Funes il proprietario del prato su cui sorge a chiesetta di Ranui sia stato il primo a mettere un tornello per fermare l’assalto di turisti. Correva l’anno 2022 e Gerhard Runggatscher, stufo dei turisti che gli invadevano il prato per una foto decise di mettere un tornello a pagamento. L’estate scorsa i proprietari dei terreni sul Seceda che in linea d’aria dista poche centinaia di metri hanno fatto lo stesso. Adesso si muove anche il comune di Funes come spiega il primo cittadino Peter Pernthaler. «Siamo stufi abbiamo comitive di cinesi e giapponesi che invadono la valle, parcheggiano ovunque e si fermano giusto il tempo di fare un paio di foto. Non lasciano nulla se non i loro rifiuti» spiega il sindaco che dopo una serie di riunioni con l’associazione turistica ha deciso di sbarrare le strade che conducono alla frazione di Santa Maddalena. «Non si tratta di un modello tipo Braies perchè non ci sarà la prenotazione: quando il parcheggio in centro sarà allora autobus e macchine dovranno tornare indietro e parcheggiare più in basso» aggiunge Pernthaler specificando che potranno passare solamente i residenti e chi soggiorna negli alberghi della zona. «I residenti non ne possono più e quindi abbiamo deciso di intervenire. A maggior ci faremo trovare pronti: quest’anno non ci sarà l’invasione. Ci stiamo anche confrontando con il comune di Chiusa per aumentare i controlli dei vigili e magari potenziare gli autobus» conclude Pernthaler che annuncia anche l’aumento delle tariffe del parcheggio del paese che finora costava solamente 4 euro per l’intera giornata. Troppo poco per fermare l’assalto dei turisti mordi e fuggi a caccia di uno scenario idilliaco dove farsi un selfie da postare sui loro social.
IlGazzettino|9gennaio2026
p. 34, edizione Belluno
Rifugisaniesicuri,undicistrutturesiunisconoall’elenco
PROVINCIA
Nell'ambito degli eventi in programma per la ventinovesima edizione di "Oltre Le Vette", il Dipartimento di Prevenzione dell'Ulss Dolomiti presenterà lunedì 12 gennaio alle 10.30 a Palazzo Crepadona a Belluno il progetto "Rifugi Sani e Sicuri". Durante l'evento sarà illustrato il progetto, promosso dal Dipartimento di Prevenzione e nato con l'obiettivo di migliorare la qualità complessiva, la sicurezza sanitaria e la capacità di promuovere la salute dei rifugi, anche in vista dei prossimi appuntamenti olimpici che attendono le Dolomiti e il crescente afflusso turistico in montagna. Inoltre, sarà consegnata la targa di "Rifugio Sano e Sicuro" a 11 nuovi rifugi che hanno completato il percorso di riconoscimento: Rifugio Padova (Domegge di Cadore), Malga Dignas (San Pietro di Cadore), Rifugio Averau (Colle Santa Lucia), Col Toront (Nevegal,
Belluno), Rifugio Burz (Arabba), Rifugio Croda da Lago (Cortina d'Ampezzo), Rifugio Giussani (Cortina d'Ampezzo), Rifugio La Grava (Nevegal, Belluno), Rifugio Nuvolau (Cortina d'Ampezzo), Baita Civetta Al Casot (Val di Zoldo), Rifugio Fedaia (Rocca Pietore). IL PROGETTO Per essere definito "sano e sicuro", i rifugi che aderiscono al progetto devono non solo rispettare la normativa igienico-sanitaria di settore, ma anche dimostrare di possedere almeno cinque requisiti. Innanzitutto il possesso di un defibrillatore semiautomatico esterno Dae con accessori, sottoposti a corretta manutenzione (presa in carico a cura della centrale SUEM 118) e la formazione dei dipendenti per l'esecuzione di manovre di primo soccorso e/o per l'utilizzo del defibrillatore semiautomatico esterno Dae (corso Blsd). Ma anche la disponibilità di sfigmomanometro per la misurazione della pressione arteriosa, la predisposizione di menù con indicazione delle sostanze alimentari che possono determinare allergie o intolleranze, la garanzia di disponibilità di pasti privi di glutine, approvvigionamento idrico controllato. Infine, la procedura che contempli il flussaggio di acqua corrente per almeno due minuti, per le camere che non siano state occupate da almeno cinque giorni (contrasto legionellosi) e la disponibilità di creme solari ad alto fattore protettivo e di cappelli con visiera/bandana, esposti in area ben visibile, che possano essere commercializzati su richiesta dei fruitori (prevenzione melanoma). Dopo la valutazione di un apposito team, il rifugio può ottenere il riconoscimento di "Rifugio sano e sicuro". Partner del progetto sono l'associazione Gestori Rifugi Alpini del Veneto (Agrav), il Cai, Confcommercio, la Commissione Centrale Medica Cai e il Soccorso Alpino. Ad oggi sono 52 i rifugi che hanno completato il percorso e ottenuto l'accreditamento. Inoltre, l'iniziativa è stata diffusa a livello regionale: la Regione del Veneto ha esteso il modello a tutto il territorio, affidando all'Ulss 1 Dolomiti il ruolo di Ente capofila per la creazione della "Rete Regionale dei Rifugi Sani e Sicuri" e inserendo il progetto nel Piano Regionale di Prevenzione del Veneto. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CorrieredelleAlpi|13gennaio2026
p. 17
Rifugialpinioescursionistici?«Servelavecchiaclassificazione»
Marcella Corrà / BELLUNO
«Noi bellunesi sappiamo verso che tipo di rifugio siamo diretti: uno alpino, che si raggiunge in diverse ore di camminata, o uno escursionistico, dove si arriva anche con la macchina. Ma il turista della Corea del Sud o quello che viene dagli Stati Uniti non ha alcuna idea di cosa troverà, quali servizi avrà a disposizione. Camerate o camere singole?Docce oppure acqua razionata?». Omar Canzan, da cinque anni al rifugio Aquileia (Selva di Cadore) è anche presidente dell'Agrav, l'associazione dei rifugi del Veneto. Prima dell'Aquileia, dove si arriva anche in auto, gestiva il rifugio Chiggiato, lungo l'Alta Via n. 5: conosce bene dunque le due realtà. «Da quando l'associazione è nata, chiediamo che torni una classificazione precisa per i rifugi, come c'era prima del 2013: il cliente così saprebbe bene cosa aspettarsi, quali servizi può chiedere e quali no. E questo faciliterebbe anche il nostro lavoro». Un bel gruppo di rifugisti si è ritrovato ieri a Palazzo Crepadona, luogo scelto dall'Ulss per presentare il progetto "Rifugi sani e sicuri" all'interno della manifestazione "Oltre le Vette". È stata anche l'occasione per consegnare a 11 nuovi rifugi la targa che attesta il percorso di riconoscimento di "Rifugio sano e sicuro". Sono ormai 64 le strutture che possono fregiarsi di questo titolo, che significa molte cose, tra cui essere dotati di un defibrillatore, di un misuratore della pressione arteriosa, di menù con gli
allergeni indicati, di cibi privi di glutine, di controlli sull'acqua e altro. È stata anche l'occasione per sentire dalle "sentinelle della montagna" cosa sta accadendo in tempi di overtourism. Emma Menardi gestisce dal 2021 il rifugio Nuvolau, a oltre 2500 metri, in comune di Cortina. Ci si arriva con una escursione di un'ora e mezza, ma quando apre la seggiovia bastano trenta minuti. «È questo il punto», spiega, «quando apre l'impianto te ne accorgi subito dal tipo di escursionista che arriva. Gli stranieri sono molti, ma non sono più preparati degli italiani. Poi fin che c'è il sole e il bel tempo va tutto bene, quando arrivano le nuvole, spesso non hanno neanche la giacca da mettersi sopra». Il riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio dell'Umanità ha aperto le porte a turisti che fino ad allora non sapevano nulla delle nostre montagne, come gli americani, che, spiega ancora Canzan, «non ci conoscevano per niente». E quindi negli ultimi quindici anni sono arrivati in massa. Proprio grazie alla Fondazione Dolomiti Unesco, presente con il direttore Mara Nemela, che ha portato all'incontro un video, si è potuta ascoltare la testimonianza di Elena Zamberlan, del rifugio Pian de Fontana (sopra Longarone): «C'è tanta confusione e improvvisazione. Dalle domande che ti fanno capisci che magari è la prima volta che vengono: ti chiedono se possono andare in ferrata, se è facile, se è difficile, quasi hanno bisogno del nostro permesso». Mirko Favaretto gestisce la Baita Civetta lungo gli impianti di risalita a Pecol. «Da noi arriva di tutto, sembra di essere in piazza a Belluno. C'è chi tira fuori gli scarponi che non usa da dieci anni e chi ha una tenuta nuova di zecca che non sa usare». A molti rifugisti è stato consegnato un defibrillatore che fa parte del kit per il "Rifugio sano e sicuro". Paolo De Lorenzo, del rifugio Padova (Domegge) ha raccontato un episodio di due anni fa, quando un turista di 55 anni è stato salvato dopo un infarto, grazie al defibrillatore che avevano al rifugio ormai da 15 anni e al ripetuto massaggio cardiaco. Ha avuto un ruolo importante anche l'elicottero che in sette minuti ha raggiunto il rifugio. Oltre al rifugio Padova e al Nuvolau hanno ricevuto la targa di riconoscimento anche Malga Dignas di San Pietro, Rifugio Averau (Colle S. Lucia), il Col Toront e la Grava sul Nevegal, il Burz sopra Arabba, Croda da Lago e il Giussani di Cortina, Baita Civetta Al Casot di Val di Zoldo e il Fedaia di Rocca Pietore. Presente il partner dell'iniziativa Unifarco, che ha consegnato i dispenser delle creme solari ad alcuni rifugi, una delle condizioni per ottenere la targa di riconoscimento.
IlGazzettino|13gennaio2026
p. 26, edizione Belluno
Prevenzioneinquota,15rifugialtop:«Standardolimpici»
IL RICONOSCIMENTO BELLUNO
«Una rete che cresce per alzare gli standard dell'ospitalità in quota, anche in vista delle Olimpiadi». Parola di Giuseppe Dal Ben, commissario Ulss 1 Dolomiti, durante la consegna delle targhe di "Rifugio Sano e Sicuro". A Palazzo Crepadona, nell'ambito di "Oltre le Vette", il progetto promosso dall'Ulss 1 Dolomiti ha riportato al centro il tema della prevenzione in quota, premiando con uno starter kit dotato di defibrillatore e altri accessori quindici strutture che hanno completato l'iter di riconoscimento: i rifugi Col Toront, La Grava e Faverghera in Nevegal; il rifugio FedaiaRocca Pietore; baita Civetta; il rifugio Burz ad Arabba; i rifugi Croda da Lago, Giussani e Nuvolau a Cortina; l'Averau a Colle Santa Lucia; Malga Dignas a San Pietro di Cadore; e il rifugio Padova a Domegge. Sono stati inoltre premiati con un dispenser di latte solare il rifugio Pranolz a Borgo Valbelluna, lo Scarpa sull'Agner, il Carestiato, il Vazzoler, fino al Rifugio Falier ai piedi della Marmolada. Una rete che punta a standard comuni di sicurezza e tutela
della salute, senza snaturare l'identità dei singoli rifugi, in un contesto dove distanza, condizioni meteo e tempi di intervento possono fare la differenza. Roberta Donà dell'Aulss 7 ha ricordato che «la prevenzione è un processo continuo». Un'impostazione ribadita dal commissario dell'Ulss 1 Dolomiti, Dal Ben: «Non basta un marchio, serve un sistema solido e credibile per garantire standard reali in quota». I SALVAVITA Dal Soccorso Alpino, Giorgio Farenzena ha sottolineato l'importanza di formazione e dotazioni: «Defibrillatori e protocolli chiari riducono i tempi di intervento e aumentano le possibilità di salvare una vita, tutelando anche chi opera nei soccorsi». Paolo Doglioni, presidente di Confcommercio Belluno ha definito i rifugi «ambasciatori del territorio»: «Rappresentano la qualità complessiva dell'offerta dolomitica». In vista dei grandi flussi e delle Olimpiadi, «la credibilità di un territorio passa anche dalla sicurezza sanitaria e alimentare». Mara Nemela direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco ha parlato di una vera «sfida culturale»: «I rifugi non sono solo luoghi di accoglienza, ma presìdi in un sito Patrimonio mondiale, dove sostenibilità e consapevolezza fanno parte dell'ospitalità». I gestori diventano così anche presìdi di prevenzione, chiamati a chiarire limiti e risorse di un ambiente fragile. LA FORMAZIONE Il progetto "Vivere in rifugio" evidenzia un pubblico più eterogeneo e meno esperto, ricordando che una montagna più accessibile non è meno rischiosa. Da qui l'importanza della cultura della sicurezza e della responsabilità personale. Accanto alla prevenzione generale, Andrea Rendina della Fondazione One Sight EssilorLuxottica ha sottolineato che «la tutela visiva fa parte della sicurezza», mentre Gianni Baratto, presidente Unifarco ha ribadito: «Il solare non è un optional». Le testimonianze dei gestori dei rifugi riportano il progetto alla pratica quotidiana. Mirco Favaretto, della Baita Civetta, osserva: «Arrivano visitatori poco preparati, spesso con attrezzature inadeguate. Il nostro compito è riportarli alla realtà». Per Emma Menardi del Rifugio Nuvolau, «l'accesso facilitato non elimina i rischi: basta un cambio di tempo; per noi "Rifugi Sani e Sicuri" rappresenta un metodo condiviso, per insegnare ad affrontare la montagna con consapevolezza». Alessandra Dall'O © RIPRODUZIONE RISERVATA.
AltoAdige|21gennaio2026
p. 14
Hgv:rifugiprivatisvantaggiati
BOLZANO
Il gruppo «Rifugi alpini» dell’Hgv interviene sulla delibera della giunta provinciale relativa alla realizzazione delle infrastrutture primarie per il Rifugio Locatelli-Innerkofler (Rifugio delle Tre Cime). La delibera è formalmente corretta, si legge nel comunicato stampa. «Dal punto di vista pratico, tuttavia, in questo caso un rifugio ad alto fatturato gestito da un’associazione alpina viene trattato come se fosse una struttura pubblica». L’Hgv chiede parità di trattamento e condizioni quadro eque per tutti i rifugi in montagna. «È indiscusso che nel contesto dell’alta montagna siano necessari investimenti in sicurezza, smaltimento delle acque reflue, approvvigionamento energetico e infrastrutture digitali». La delibera, si legge, solleva tuttavia questioni fondamentali relative alla logica dei finanziamenti: un rifugio con il fatturato più elevato riceve un finanziamento pubblico quasi totale. «La questione centrale non è, se si investe, ma come», sottolinea Stefan Perathoner, presidente del gruppo “Rifugi Alpini Alto Adige”. Se il rifugio con il fatturato più alto ottiene una quota di finanziamento di circa il 90 per cento e non deve né anticipare i costi né assumersi i rischi di progetto, «allora sorge la questione della parità di trattamento rispetto agli altri rifugi alpini». L’Hgv sottolinea inoltre che i rifugi alpini
privati, per investimenti comparabili nelle infrastrutture primarie, possono contare su contributi nettamente inferiori.
CorrieredelleAlpi|25gennaio2026
p. 29
C'èlafilaperilrifugioDalPiaz:indiecichiedonolagestione
Raffaele Scottini / FELTRE
C'è la fila per gestire il rifugio Dal Piaz, fiore all'occhiello della sezione Cai di Feltre molto amato dai feltrini e non solo. Il bando di gestione per la struttura del Club alpino situata nelle Vette Feltrine, in Comune di Sovramonte e all'interno del Parco nazionale Dolomiti Bellunesi, ha riscosso grande interesse: sono dieci, infatti, le richieste arrivate alla sezione. «Fanno ben sperare», commenta il vicepresidente del Cai di Feltre Loris Vettoretti, che sta seguendo l'iter per l'individuazione del nuovo gestore del rifugio Dal Piaz. «Il termine per la presentazione delle domande è scaduto il 20 gennaio e adesso spetta alla commissione formata da cinque persone il compito di valutare queste dieci domande e definire una rosa di possibili candidati, che poi verranno ascoltati dall'intero consiglio direttivo, al quale spetta la nomina», spiega. «Siamo fiduciosi di ottenere il risultato che ci eravamo prefissato», sottolinea dunque Vettoretti. «Adesso cerchiamo di accelerare il più possibile per l'aggiudicazione, in maniera che poi ci sia il tempo per definire le aperture e cercare di risolvere congiuntamente eventuali problemi che dovessero presentarsi, nello spirito di collaborazione tra rifugista e sezione. Questo è il nostro obiettivo, a vantaggio di tutti». Il bando prevede che il gestore debba tenere aperto un minimo di 80 giorni dal mese di giugno a settembre, «ma le condizioni e la posizione del Dal Piaz permettono un'apertura ben più ampia», aggiunge il vicepresidente del Cai. «Sta al rifugista, discrezionalmente, tenere aperto di più, anche perché questo è uno dei requisiti per l'aggiudicazione». La commissione non ha tempi prestabiliti, ma l'obiettivo è di fare il prima possibile. «C'è soddisfazione per l'esito del bando», commenta anche il presidente della sezione di Feltre del Club alpino italiano, Renzo Zollet. «La struttura è a posto, dotata di pannelli fotovoltaici nuovi e pompa di calore. C'è solo qualche lavoretto da fare». L'affidamento della gestione del Dal Piaz sarà definito tenendo conto sia degli usuali criteri adottati dal Cai per i propri rifugi, sia in riferimento ai servizi di promozione sul territorio di attività alpinistiche, ricreative e formative. La sezione Cai Feltre, infatti, «ritiene di fondamentale importanza precisare che il servizio di gestione non può solamente ridursi a mero rapporto economico fra le parti, ma deve essere retto principalmente da una stretta e viva collaborazione e finalità di intenti che abbiano come obiettivi comuni un'alta qualità del servizio offerto agli ospiti nello spirito di appartenenza al Cai». Al gestore si richiede «socievolezza e buono spirito di adattamento, un livello di conoscenze pratiche e di manualità che consentano di adempiere con perizia e in completa autonomia all'effettuazione delle normali operazioni necessarie per il corretto funzionamento del rifugio e, all'occorrenza, in caso di situazioni impreviste, poter mantenere in efficienza il rifugio e gli impianti annessi». Gli obiettivi sono principalmente quelli statutari di ricovero e ristoro per alpinisti ed escursionisti, ma si vuole favorire anche la conoscenza dell'ambiente montano e delle sue risorse, della storia e della cultura, promuovendo lo sviluppo di azioni culturali e formative direttamente sul campo. La durata del contratto è triennale, con possibilità di rinnovo. Il canone previsto per il primo anno potrà essere oggetto di una riduzione considerato l'onere economico legato all'avvio dell'attività. Intanto la
sezione Cai di Feltre ha avviato la campagna di tesseramento. Fino a marzo la segreteria dell'associazione sopra Porta Imperiale sarà aperta anche il sabato dalle 17.30 alle 19 per il tesseramento 2026. Per iscriversi per la prima volta occorre compilare la domanda disponibile sul sito www.caifeltre.it o in sede. Per i rinnovi rivolgersi in sede o nei vari recapiti dell'Ottica Frescura di via XXXI Ottobre, Passsport di Busche, Color points di Sedico, ottica Comaron Valdobbiadene. Il rinnovo entro il 31 marzo consente la continuità della copertura assicurativa per il Soccorso alpino e il recapito delle pubblicazioni e riviste del Cai.
L’Adige|7gennaio2026
p. 30
Parco,tabelladimarciatriennale
GIULIANO BELTRAMI STREMBO
Interventi di manutenzione del territorio, progetto di mobilità sostenibile, attività culturali e di educazione ambientale, oltre all’impegno per la ricerca scientifica. Questi i pilastri del Parco naturale Adamello Brenta per il triennio 2026-2028, ma in particolare per l’anno appena iniziato, così come sono stati presentati al Comitato di gestione dal confermato presidente Walter Ferrazza e dalla nuova giunta esecutiva. Entrando nel dettaglio, partiamo dalla manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio. Nel 2026 si prevede la conferma della strutturazione tecnico-operativa del 2025 che consiste in 31 operai distribuiti su 8 squadre dislocate in tutto il territorio dell’area protetta (4 operai a tempo indeterminato e 27 stagionali). Sono in corso poi i contatti con le varie amministrazioni comunali e le Asuc per la definizione delle nuove convenzioni del prossimo quinquennio 2026-2030, alle quali si aggiungono gli accordi stipulati con altri soggetti del territorio, fra cui l’Apt Madonna di Campiglio, il Consorzio Bim del Chiese e Trentino Marketing. Altro pilastro strategico: la mobilità, tema particolarmente delicato in considerazione della conformazione dell’area con le valli di penetrazione in zone dall’alto valore ambientale. Confermate le aree di interesse del servizio di gestione dei parcheggi: in Val Genova, Vallesinella, Val di Fumo, Patascoss-Ritort, Malga Zeledria, oltre alla Val d’Algone. Verranno inoltre confermati il servizio di bus navetta già sperimentato nel 2024 e nel 2025 in collaborazione con Apt Madonna di Campiglio per la Val di Breguzzo e il trenino per l’accesso alla Val Genova da Pinzolo. Confermato infine il sistema di prenotazione e pagamento della tariffa di posteggio su apposito portale, così come la gratuità del servizio di trasporto pubblico collettivo. Quanto all’educazione ambientale, programma diviso in due. Nella prima parte del 2026 saranno realizzati i progetti rivolti alle scuole primarie e secondarie di primo grado degli ambiti locali, nonché alle scuole situate in ambiti extra-territoriali. Offerta arricchita dall’accordo triennale con il Bim del Sarca per il progetto “Parco fluviale della Sarca”. Nella seconda parte dell’anno verrà adottato dalla giunta esecutiva il programma didattico cui sta lavorando l’Unità di educazione ambientale con l’obiettivo di portarla in approvazione della giunta entro il mese di maggio. Capitolo ricerca: ponderoso come accade da qualche anno. Fra l’altro si prevede: “Studio sul rapporto preda-predatore” (monitoraggio della presenza dei grandi carnivori, con specifico riferimento al lupo); “Progetto Lepre bianca” (monitoraggio che si colloca nel più
ampio spazio degli studi dedicati ai cambiamenti climatici); “Progetto predatori” (il 29 gennaio è previsto a Carisolo un convegno che presenterà i due anni di ricerca con il coinvolgimento degli antropologi delle università di Venezia e dei sociologi dell’Università di Sassari); “Progetto stambecco” (al centro la possibilità tecnico-scientifica della reintroduzione sulle Dolomiti di Brenta dopo quanto realizzato sull’Adamello); “Progetto Biomiti” (prosecuzione del progetto pluriennale avviato nel 2018 sui cambiamenti climatici in alta quota); “Progetto sperimentazione dissuasori acustico luminosi” (quest’anno dagli allevamenti bovini l’attenzione si sposterà a quelli ovicaprini). Ultimo ma non ultimo, parliamo di soldi. Le entrate previste per quest’anno si avvicinano ai 6 milioni (per la precisione, 5 milioni e 887.580,66 euro), per scendere sotto i 4 milioni nei due anni successivi. Il fischio d’inizio è stato dato: ora si comincia a correre.
CorrieredelleAlpi|21gennaio2026
p. 18
EnergiagreeninrifugiestruttureDalministerounmilionealParco
Belluno
Oltre un milione di euro per sistemare e riqualificare sotto il profilo energetico rifugi e strutture che ospitano campeggi estivi. Ma anche per acquistare biciclette a pedalata assistita per i carabinieri del Parco. Il ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica ha stanziato importanti risorse economiche al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, per realizzare interventi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici nell'ambito del programma "Parchi per il clima". Il Parco aveva presentato quattro progetti, che interessano casa Al Frassen in Val Canzoi e i rifugi Sommariva al Pramperet e il Bianchet. Trecentocinquantamila euro saranno utilizzati per installare impianti fotovoltaici e pompe di calore alla casa Al Frassen e al rifugio Sommariva al Pramperet. Gli interventi permetteranno non solo di eliminare completamente il ricorso a fonti energetiche di origine fossile, ma anche di svolgere una funzione dimostrativa sull'utilizzo di queste tecnologie in ambiti montani. La casa Al Frassen ospita infatti campi estivi frequentati da centinaia di ragazzi (grazie alla collaborazione tra il Parco e l'associazione campeggio studentesco di Pralongo "Italo De Cian"), mentre il rifugio Pramperet si trova lungo il percorso dell'Alta Via numero 1 ed è frequentato da escursionisti provenienti da tutto il mondo. Altri 45 mila euro sono destinati all'acquisto di biciclette a pedalata assistita, che saranno messe a disposizione del Reparto Carabinieri del Parco, per svolgere il servizio di vigilanza dell'area protetta. L'intervento più rilevante riguarda l'efficientamento energetico del rifugio Bianchet, anch'esso situato lungo il percorso dell'Alta Via numero 1. Qui dove sono previsti, oltre all'installazione dell'impianto fotovoltaico e della pompa di calore, anche interventi strutturali come la sostituzione degli infissi e il miglioramento dell'isolamento termico. L'importo complessivo è di oltre 700 mila euro. «Il finanziamento ottenuto dal ministero», spiega il commissario del Parco, Ennio Vigne, «ci consente di proseguire nella nostra azione di efficientamento energetico delle strutture presenti all'interno dell'area protetta. Avvieremo a breve le procedure per la progettazione e prevediamo di ultimare gli interventi nell'arco del prossimo triennio». «Questo nuovo finanziamento ottenuto dal ministero dimostra ancora una volta», conclude il commissario, «come la presenza del Parco rappresenti un valore aggiunto non solo per il suo fondamentale e insostituibile lavoro di tutela delle risorse naturali e del paesaggio, ma anche come soggetto in grado di intercettare importanti risorse economiche che sono poi investite a beneficio del nostro territorio».
p. 11, edizione Belluno
MartinaSiorpaesallaguidadelParco
MARCO DIBONA CORTINA
La deputazione delle Regole d’Ampezzo ha affidato a Martina Siorpaes la direzione del Parco naturale regionale delle Dolomiti d’Ampezzo. La sua candidatura è stata scelta fra le sette domande pervenute, che hanno manifestato interesse per assumere l’incarico di dirigere l’area protetta, istituita dalla Regione Veneto il 22 marzo 1990. La decisione della deputazione risale allo scorso mese di dicembre, appena scaduti i termini per presentare i documenti, ma la notizia è stata pubblicata sul primo numero del nuovo anno di Ciasa de ra Regoles, il periodico di informazione della antica istituzione ampezzana, in questi giorni in distribuzione nelle case delle famiglie regoliere. IN LIZZA Tre domande per l’incarico sono state presentate da candidati del posto; quattro sono pervenute dall’esterno; tutte sono state prese in esame e valutate attentamente dalla deputazione, il consiglio che regge le Regole d’Ampezzo, composto da ventidue persone. Per ogni candidato è stato esaminato il curriculum, che doveva comprendere la laurea in scienze forestali o nel settore della tutela e valorizzazione dell’ambiente e del territorio. Sono state valutate la formazione, l’esperienza lavorativa, le conoscenze naturalistiche specifiche delle aree protette del territorio d’Ampezzo. Era richiesta esperienza nella gestione dei flussi escursionistici, in merito alla sentieristica e alle manutenzioni. Tutte mansioni che Martina Siorpaes ha svolto per anni, nell’ambito della gestione del territorio regoliero, al di fuori dell’area del Parco. Dalla votazione segreta è emersa una larga maggioranza a favore di Martina Siorpaes. Laureata in scienze forestali, collabora da tempo con le Regole d’Ampezzo, con la funzione di guardaboschi. Nella spartizione del territorio, fra i vari custodi ambientali, Siorpaes si è occupata in particolare del distretto di Valbona, con la complessa gestione del pesante afflusso di turisti verso il lago azzurro del Sorapis, che d’estate è destinazione di migliaia di persone ogni giorno, esempio lampante del fenomeno dell’overtourism, con un sovraccarico antropico che permane tutto l’anno. Il delicato rapporto fra tutela ambientale e valorizzazione delle risorse sarà uno dei punti più delicati del suo lavoro. Siorpaes ha collaborato inoltre con le Regole di San Vito di Cadore, nella gestione forestale, con la sua professionalità e competenza. IL COMMENTO La deputazione regoliera ampezzana, tramite il proprio notiziario, esprime soddisfazione per la scelta compiuta, che vede una continuità nella direzione del Parco delle Dolomiti d’Ampezzo, attraverso una persona valida, che già conosce bene le dinamiche regoliere e ha esperienza di lavoro, in una squadra già collaudata. La nuova direttrice prenderà servizio con i primi giorni di febbraio; per due mesi affiancherà Michele Da Pozzo, che si appresta a lasciare il suo incarico, in concomitanza con l’assemblea annuale di metà aprile. Egli assunse l’incarico oltre trent’anni fa, subito dopo l’istituzione del Parco naturale. Ci sarà dunque un proficuo passaggio di consegne, della profonda esperienza maturata da Da Pozzo in questo lungo periodo. A lui va l’unanime ringraziamento per il lavoro svolto, con professionalità e passione, nella complessa fase di avvio del Parco, nei primi anni Novanta del secolo scorso, e nella successiva gestione. Autore di numerosi libri e pubblicazioni, in particolare di argomento botanico e floristico, profondo conoscitore della flora ampezzana, dolomitica e alpina, Da Pozzo potrà continuare a collaborare con le Regole d’Ampezzo, in forma diversa, dopo aver trasmesso
le sue competenze a chi subentrerà alla direzione del Parco e porterà competenze, passione, amore per il territorio.
Dolomiten|29gennaio2026
p. 14
Naturparkhäuserbegeisternmit850Veranstaltungen
BOZEN (LPA)
Sieben Naturparkhäuser und sechs Infostellen zählen die Südtiroler Naturparks. 2025 konnten sich diese über insgesamt 54.253 naturinteressierte Besucher freuen. Rund 19.000 Personen nahmen an 850 Veranstaltungen (im Bild der Besuch der Conturineshöhle im Naturpark FanesSennes-Prags) teil, die von den Naturparkhäusern im Laufe des Jahres organisiert wurden. „Damit leisten die Naturparkhäuser einen wichtigen Beitrag zum Natur- und Klimaschutz sowie zur Bewusstseinsbildung in allen Teilen des Landes“, ist der Landesrat für Umwelt- und Klimaschutz, Peter Brunner, überzeugt. Um dieses Programm bewältigen zu können, waren 2025 in den Naturparkhäusern neun Naturparkhausbetreuer, sechs Praktikanten sowie 17 saisonale Schutzgebietsbetreuer im Einsatz.
CorrieredelleAlpi|14gennaio2026
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«ServivarinnovareCortinaeilCadoreLagentelocapirà»AndreaAbodi
ALESSANDRO MICHIELLI
l'intervista
Il primo passaggio a Cortina di Andrea Abodi avviene nel 1994 per lavoro: è la Coppa del Mondo di sci a portare in paese il dirigente romano e da quel momento si crea un rapporto con la Regina e il Cadore fatto di scoperte e amicizie. Oggi Abodi sale spesso in Veneto per osservare cantieri e partecipare a comizi nelle vesti di ministro dello Sport. E proprio in una di queste occasioni ci ha parlato a 360 gradi del suo rapporto con la Conca ampezzana e con tutta la valle del Boite, ma soprattutto della grande sfida dei Giochi olimpici e paralimpici che ritiene «la consacrazione di un sogno», per l'uomo e «una grande opportunità», per il territorio. «Cortina aveva bisogno di una manutenzione significativa e l'intervento del Governo non vuole stravolgere l'accessibilità a questi luoghi: questi paesi devono restare aperti a tutte le tasche. Vedo tanto scetticismo, ma sono certo che con il tempo le persone sapranno apprezzare meglio quello che abbiamo fatto». Ministro, ci racconti la sua prima volta a Cortina. Cosa è successo, era qui per lavoro o per piacere? «Sono venuto qui per la prima volta nel 1994. Sembra ieri, ma in effetti sono passati 30 anni. Ero qui per lavoro, in occasione della Coppa del Mondo. È stato il primo di una serie di tanti piacevoli ritorni a Cortina, perché era un appuntamento fisso. Per me la Coppa del Mondo è sempre stata una certezza, senza immaginare minimamente che mi sarei poi ritrovato qui, non soltanto a Cortina, come ministro per le Olimpiadi e le Paralimpiadi:
diciamo che è la consacrazione di un sogno». Dal 1994 ad oggi sono cambiate tante cose, Cortina è cambiata, la stessa valle del Boite. Lei è tornato qui più volte, cosa ha notato di differente? «Diciamo che il cambiamento c'è stato, insieme ad una fortissima accelerazione negli ultimi 20 anni. Prima sembrava che il tempo si fosse piacevolmente fermato: un fattore positivo, perché ti dà il senso di serenità, di tranquillità, quella di ritrovare comunque nel passare del tempo quasi tutto inalterato». Ma poi ci sono stati dei cambiamenti. «D'altro canto, ci sono anche le esigenze di ammodernamento, questo riguarda l'ospitalità e riguarda anche la viabilità. Insomma, tutto quello che consente non soltanto al cittadino, ma anche a chi lavora e ai turisti di arrivare in queste aree più facilmente e di trovarsi sempre più a proprio agio. È inevitabile attribuire questo merito non soltanto alla capacità degli amministratori del territorio, ma anche all'accelerazione determinata dalle Olimpiadi Milano Cortina. Probabilmente tante gru non le avremmo mai viste senza i Giochi. Questo sempre nel rispetto dell'ambiente, delle tradizioni, della cultura: nel disegno di ammodernamento non c'è il rischio di snaturare quello che è il Dna ambientale, paesaggistico e anche culturale, questo è un dato importante». Cortina e sport, un binomio indissolubile, lei come lo legge? «Beh la notorietà internazionale di Cortina è nata grazie alle sue bellezze, al dono della natura, ma soprattutto grazie ai Giochi del 56. E su quell'esperienza ha costruito nel tempo un riferimento che però non deve servire come elemento di appagamento, perché io credo che la competitività internazionale – al netto di un contenimento dei numeri perché questo non è un luogo di turismo di massa – passa attraverso la capacità di riproporsi anche con qualche aggiornamento. E quindi si può allagare il perimetro delle discipline sportive, ad esempio, per consentire una stagionalità più ampia, oltre a quella invernale». Si riferisce a quella estiva o qualcosa di più? «La montagna ci ha insegnato a ragionare per blocchi, quindi un po' l'estate, un po' l'inverno, ma l'anno è molto più ampio. Credo che per sostenere gli investimenti di ammodernamento sia necessario guardare ai 12 mesi con quelle discipline sportive che consentono di destagionalizzare senza densificare il turismo». E si può fare in tutto il Bellunese secondo lei? «Certo, non c'è soltanto una località: c'è un baricentro su Cortina, ma le bellezze di questa porzione di Dolomiti si allargano anche facendo qualche chilometro, quindi bisogna avere una visione ampia. E bisogna secondo me avere una visione che non sia elitaria: proprio l'ampiezza del territorio può consentire una diversificazione del turismo che comunque è indispensabile, perché questo deve essere un luogo a beneficio di tutte le tasche». I Giochi 2026 che opportunità rappresentano, cosa porteranno sul territorio? «Durante Olimpiadi e Paralimpiadi l'Italia sarà il centro del mondo e Cortina sarà ancora di più a disposizione non soltanto dei tantissimi appassionati, spettatori, delle delegazioni e degli atleti, ma del mondo attraverso la televisione, attraverso le piattaforme. L'offerta olimpica e paralimpica raggiungerà circa 2 miliardi di persone e questo va nella direzione di far conoscere sempre di più un luogo che sembra conosciuto a tutti, ma non è così inevitabilmente, perché il mondo è molto più grande di quanto possiamo immaginare». Bisogna farlo, però, senza fare saltare gli equilibri di questi luoghi. «C'è sempre e comunque uno spazio da conquistare, uno spazio da meritare, una possibilità di fare apprezzare i luoghi che hanno una priorità rispetto all'opera dell'uomo, con la capacità però di non rovinare l'equilibrio che è sempre molto delicato della natura. Questo rende questa porzione di territorio unica e non riproducibile. I Giochi lasceranno, contrariamente alla diffidenza non motivata, impianti che avranno una lunga vita a partire dalla pista di bob, lo stadio del ghiaccio e il trampolino abbandonato per decenni, opere che testimoniano la stanchezza di un ricordo che invece secondo noi va rispettato e rinnovato con una vita nuova». Quindi rinnovamento del territorio, ma nel rispetto delle persone che ci vivono: un tema complesso. «Questo è un grande tema secondo me, perché vedo ancora tanto scetticismo e vedo anche gli operatori concentrati molto di più sui disagi del periodo olimpico e
paralimpico rispetto al patrimonio che viene lasciato a disposizione. Forse proprio nella convinzione che tanto a Cortina ci si debba per forza venire e comunque il Cadore sia un luogo di destinazione a prescindere. Non è così: questo secondo me si scoprirà un po' strada facendo: sta a noi spiegarlo in questo momento, è difficile, ma siamo certi che verrà tutto apprezzato prima o poi». © RIPRODUZIONE RISERVATA Alessandro Michielli.
CorrieredelleAlpi|17gennaio2026
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Wwf:«TutelarechiviveinmontagnaStopaprèsskiediscotechesullepiste»
Francesco Dal Mas / BELLUNO
Discoteche in pista. Après ski sempre più affollati, oltre che rumorosi. Fuochi d'artificio come si fosse al Redentore a Venezia o sulle spiagge del litorale. Insomma, l'intrattenimento urbano che si trasferisce dalle città alle quote più alte. Ovviamente con code all'ingresso degli impianti di risalita, tanto da rendere necessaria la presenza delle Forze dell'Ordine e gli skibus presi d'assalto, magari con l'aggressione ai poveri autisti che guidano in condizioni talvolta complesse. E cosa dire della la neve che, se non c'è, viene trasportata dall'elicottero? Ma non solo la neve, anche il turista, dall'albergo al rifugio alpino, e lo sciatore dal complesso alberghiero alla pista. Il fenomeno dell'eliski, appunto, che spesso si trasforma in eliturismo: i famosi giri delle vette dolomitiche. Non meno allarmanti risultano iniziative di carattere spettacolare, come eventi motoristici o sfilate di mezzi battipista accompagnate da effetti pirotecnici in contesti boschivi, che rappresentano una incomprensione relativamente a quella che dovrebbe essere la sostenibilità degli eventi in ambientale montani. Episodi che –sottolineano con grande preoccupazione i responsabili del Wwf Trentino Alto Adige, «non possono essere considerati isolati, ma costituiscono i sintomi di un modello turistico strutturalmente sbilanciato, orientato all'intrattenimento di massa e al consumo intensivo delle risorse naturali, piuttosto che alla tutela del territorio e al benessere delle comunità che abitano la montagna». La denuncia recente degli ambientalisti delle due province autonome è stata raccolta anche dall'associazione sorella di Belluno. Da qui parte la richiesta alle società impiantistiche e ai Comuni di prevenire queste situazioni intollerabili. Per le aree protette, per esempio, esistono già le Condizioni d'Obbligo, relativamente ai siti Rete Natura 2000 (come Sic e Zps). La checklist – analizzano dal Wwf bellunese – potrebbe essere piuttosto restrittiva e includere orari rigorosi, servizi navetta, un piano per la gestione dei rifiuti, divieto di botti e fuochi pirotecnici, limiti alle emissioni acustiche. Per quanto riguarda i flussi di visitatori, sarebbe utile regolamentare i parcheggi, prevedendo magari tariffe differenziate per residenti e turisti, modulabili in base ai picchi di affluenza. Augusto De Nato, presidente di Wwf Belluno, rilancia un paradosso. «Si è sempre parlato di Olimpiadi sostenibili. Ebbene, fra poche settimane a Cortina dovrebbero confluire 180 mila visitatori (il 70% degli ospiti proveniente dall'estero, con un incremento del 28,1% rispetto al 2023) su una popolazione residente di 5.500 anime. Di che cosa stiamo parlando? Quale sostenibilità? La tesi della visibilità potrebbe avere un valore se ci si riferisse a un'area depressa che ha bisogno di promozione, ma qui parliamo di Cortina, che già soffre in gran parte dell'anno delle conseguenze negative di quello che comunemente viene chiamato overtourism». Anche quest'inverno lo sci sta aumentano almeno gli arrivi: addirittura del 20% in alcune aree del Bellunese. Le code agli ingressi delle piste ci sono state, ma per fortuna non i fenomeni esasperati di altre stazioni alpine. «Però dobbiamo state in guardia»,
afferma De Nato. «Abbiamo più volte sottolineato come spesso gli attori del settore turistico abbiano come target di riferimento la quantità e non il giusto equilibrio tra attività economiche – che non possiamo negare siano importanti – e ambiente che ci ospita e che è la nostra vera ed unica ricchezza capace di futuro». «Il concetto di "capacità di carico" di un'area ( numero massimo di persone che possono essere supportate in un dato ambiente senza comprometterne la salute, le risorse naturali o la vita umana) viene del tutto trascurato», secondo De Nato. «E con le Olimpiadi, non per essere tediosi, si è persa una grandissima occasione per realizzare qualcosa dal futuro sostenibile. Il motivo è semplice: è scomodo e richiede decisioni coraggiose e a volte impopolari». «La verità è», secondo il bellunese Gigi Casanova, presidente nazionale di Mountain Wilderness , «che l'ente pubblico – Comuni, Regioni, Stato – ha appaltato il destino delle montagne all'industria dello sci e a quanti, in modo per lo più speculativo, accompagnano l'assalto alle alte quote. Bisogna dire la verità. E cioè che la montagna non trova il suo sviluppo nel potenziamento dell'industria dello sci e del turismo. Si tratta di una monocultura che non frena l'esodo dei giovani dalle montagne. Una monocultura del mordi e fuggi, una cultura forte di irresponsabilità sociale. Una cultura che priva i nostri giovani di alloggio, di lavoro innovativo, di servizi sociali, di cura del territorio, una cultura che consuma gli ultimi spazi liberi, biodiversità, ogni politica di trasparenza e di autodeterminazione di chi in montagna vi vive. Una cultura nata nelle aree urbane e che vuole strutturare la montagna a modello e a servizio della città», conclude Casanova.
delleAlpi|18gennaio2026
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«NelpostGiochiolimpicirischiamodiperdereturisti»
l'esperto
Francesco Dal Mas
Camere d'albergo vuote durante le Olimpiadi? E non solo quest'anno, anche il prossimo? «Non mi stupirebbe», risponde il guru del turismo, Josep Ejarque, responsabile di Cortina Marketing. «Accade in ogni Olimpiadi ed ecco perché noi a Cortina, proprio durante le festività, abbiamo diffuso una buona dose di promozione col fine di riempire almeno i periodi "morti", come quello tra le Olimpiadi e le Paralimpiadi». Ma lo sa che ci sono territori, quali Arabba e Falcade, che hanno registrato un boom di turisti e sciatori (oltre il 20% in più, nel corso delle recenti festività, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso), e che a febbraio si ritrovano con alcuni alberghi semivuoti? Nella vicina Val Badia anche rinomati 4 Stelle, che magari avevano rialzato il prezzo, stanno cercando disperatamente ospiti. A prezzi ovviamente tagliati. «Effettivamente succede spesso, in occasione dei grandi eventi. E per due ragioni: perché alcuni albergatori rialzano i prezzi, magari prima degli stessi eventi. Anche noi a Cortina abbiamo ricevuto comunicazione con relative lamentele. Ma, si sa, l'albergatore è libero di fare quello che ritiene opportuno» E la seconda ragione? «La complessità del soggiorno. Cortina diventerà una ZtL totale, pertanto non si può arrivare con i mezzi propri». Ma la "paura" che ci sia "troppa confusione" trattiene lontano da Auronzo, per esempio, il popolo delle seconde case. Così ad Arabba piuttosto che a Falcade c'è chi non conferma le prenotazioni. Eppure siamo in "periferia"? . «Valgono le medesime riflessioni. Quanto alla confusione, parlerei piuttosto di complessità. Alcuni problemi sono reali. Ma ad Auronzo piuttosto che a Falcade… evidentemente manca la sana informazione, quella che ti assicura che la mobilità è certa; che puoi andare tranquillamente a sciare». Se perfino a
Plan de Corones, quindi dall'altra parte delle Dolomiti, si teme un calo drastico di primi ingressi sulle piste… Proprio durante le Olimpiadi «Attenzione. Siamo tra Cortina ed Anterselva, sedi di gare. Anzi, con l'aggiunta della Val di Fiemme. Quindi c'è il turista che magari fa di ogni erba un fascio, non sapendo distinguere un territorio dall'altro». Non ci sono Ztl, infatti, oltre a Cortina. L'Agordino, la Valle d'Ansiei, la Val Comelico sono perfettamente accessibili. «Ecco dove manca una puntuale informazione. Ma io, sulla base dell'esperienza maturata, non mi fascerei la testa anzitempo. Fenomeni come questi sono accaduti anche altrove». La Parigi olimpica deserta, abbandonata perfino dai residenti, la ricordiamo tutti. Per cui nessun timore se le seconde case di Cortina non si riempiranno per le settimane delle gare? «In tutti i giochi olimpici accade un fenomeno che si chiama l'Effetto Intermezzo, l'in-between effect, che è anche studiato nella letteratura scientifica turistica. C'è un periodo prima dei Giochi olimpici in cui si verifica una diminuzione dei turisti normali, tradizionali, che decidono di non venire pensando alla confusione, ai cantieri, a volte ai prezzi. Ma dopo c'è il recupero». Ma quanto dopo? Non a marzo, aprile. Forse neppure il prossimo inverno. Ritorneranno mai i clienti fidelizzati di quell'albergo che alzano i prezzi li ha allontanati? «Il recupero dipenderà dall'immagine positiva che si è trasmessa alle organizzazioni, questo è fondamentale, ok? E su questo dobbiamo essere consapevoli. Noi italiani siamo molto bravi a criticare tutto, anzi ad autocriticarci. Questo è il primo elemento. Il secondo elemento è che normalmente dopo i giochi olimpici tu ti trovi con più posti letto, perché si sono costruite più strutture. Bene, per arrivare a avere il livello di turisti da sold out ci vuole almeno un anno e mezzo. Noi a Cortina questo lo sapevamo già e abbiamo lavorato per evitarlo. E devo dire che i risultati che abbiamo ottenuto, sia nel 2025 come in particolare per la stagione invernale, sono uguali o leggermente superiori a quelli del 2024. Molto semplicemente, per evitare un'eccessiva diminuzione di turisti in questo mese di gennaio, e perché non passasse soltanto l'idea di tutto chiuso, di caos, cantieri e quant'altro, abbiamo promosso la Cortina che funziona». Ci sono mezza dozzina di alberghi in ristrutturazione. Qualche centinaio di posti letto in più, dunque, ma bisognerà attendere. Comunque, per la Cortina post-olimpica la disponibilità di 4 mila posti letto è sufficiente? Forse qualche albergo in più avrebbe dovuto trovare il coraggio di rigenerarsi. «Forse non si tratta di coraggio. Ritengo, comunque, che questa sia la quantità possibile per evitare sovraffollamenti, per non lasciarci catturare dall'overtourism che rischia di allontanare la clientela più fidelizzata. Diciamo che è una misura abbastanza azzeccata. Di più a Cortina sarebbe impossibile starci. E, comunque, teniamo presente le nuove tendenze del turismo. Che non potrà più essere quello massivo». Le Dolomiti, quindi, risentiranno delle cadute positive delle Dolomiti solo nell'inverno 2027-2028? «Questi sono i tempi dell'in-between effect».
CorrieredelleAlpi|18gennaio2026
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«Overtourismsubitounostudioepoiservonoazionicondivise»
SABRINA TOMÈ
l'intervista Un piano di investimenti per fronteggiare la fragilità delle Dolomiti che si sbriciolano e per rispondere al crescente fenomeno dell'overtourism. C'è anche questo, la protezione delle Terre Alte, tra le priorità nell'agenda dell'assessora all'Ambiente e alla Protezione Civile della Regione Elisa Venturini. Assessora, i suoi primi appuntamenti in agenda. «Sono in una fase di ascolto, ho bisogno del contatto con il territorio per capire le necessità specifiche. L'assessorato
è vasto, c'è molto da seguire in contemporanea». Rischio idrogeologico. Il prossimo intervento urgente? «Il territorio, per la sua conformazione e per le sue caratteristiche, con 8 mila chilometri di arginatura, presenta svariate fragilità. Dal 2010 ad oggi sono stati realizzati 10 bacini di laminazione e altri tre sono in fase di attuazione. Inoltre, dopo Vaia, sono stati avviati 3 mila cantieri che interessano prevalentemente aree montane e pedemontane. Sul fronte allagamenti si è molto lavorato su Brenta e Bacchiglione, ora bisogna puntare l'attenzione sul Veneto orientale. Sul Livenza si sta iniziando con il bacino di laminazione di Pra' dei Gai». Inquinamento da Pfba lungo la Pedemontana nel Vicentino. La Regione come è intervenuta per mettere in sicurezza le aree? «Nel 2021 viene rilevata dall'Arpav la presenza di Pfba. La Regione interviene chiedendo al concessionario di sostituire i materiali utilizzati, in particolare un accelerante di presa. Da allora si sta operando attraverso l'Area Infrastrutture. La valutazione dell'impatto ambientale è ora nazionale ed è seguita dal ministero. Arpav svolge il monitoraggio e darà un parere di natura tecnica alla Via nazionale». Aria sporca, c è da sistemare il piano di tutela della Regione visto che il problema persiste. «Il Piano regionale per la tutela e il risanamento dell'atmosfera risale al 2016 ed è stato poi aggiornato nel 2025; esso prevede una cinquantina di azioni che possono essere intraprese nei diversi ambiti per il risanamento dell'aria. Ebbene, prendendo i dati Arpav di fine monitoraggio abbiamo un risultato senza precedenti: in 24 centraline su 30 è stata raggiunta la conformità alla normativa europea per il pm10. Non assumiamo toni trionfalistici, ma sicuramente è un dato positivo che ci sta dicendo che siamo sulla strada giusta. Ci sono stati sacrifici da parte dei cittadini, che hanno comportato un cambiamento di abitudini. E va detto che rispetto ad altre zone industrializzate dell'Europa siamo più virtuosi, perché il bacino padano è più complesso. Il dato risente certamente delle condizioni meteo, ma il trend sul lungo periodo, degli ultimi 20 anni, è positivo. Il monossido di carbonio e l'anidride solforosa che erano un problema dell'inquinamento urbano, oggi non ci sono più tra gli inquinanti. È chiaro che dobbiamo continuare a lavorare: i valori di riferimento da controllare ora sono le polveri pm10, pm 2,5 e l'ozono. Su questo fronto la tecnologia ci deve venire incontro, anche perché le direttive europee da recepire entro l'anno imporranno vincoli ancora più stringenti. Dobbiamo inoltre entrare nella logica per cui ci viene chiesto di essere ancora più performanti e su questo dobbiamo iniziare a lavorarci». Frane nelle nostre Dolomiti, c è un progetto di tutela a lungo termine al di là dei provvedimenti contro l'emergenza? «Oltre alla gestione delle emergenze, puntiamo sulla prevenzione attraverso il monitoraggio costante e la tecnologia. È stata già adottata una delibera per armonizzare le procedure di segnalazione e per favorire il monitoraggio e la pianificazione territoriale. La Regione sta partecipando a un bando di fondi Pnrr di 1,8 milioni che permetterà da questa primavere l'installazione di sette sistemi di monitoraggio integrato e avanzato. In pratica si mettono in collegamento le centraline meteo, pluviometriche, di allertamento incendi e così via. È stato anche affidato all'Università di Padova uno studio per il dimensionamento delle colate detritiche, per definire le soglie critiche, nelle zone di particolare fragilità». Overtourism sulle Dolomiti, ipotesi numero chiuso anche da noi? Che ne pensa? «Sull'overtourism vanno coinvolti tutti i soggetti e valutati vantaggi e svantaggi. Dovrebbe essere avviato subito uno studio per capire gli impatti reali e per acquisire tutti gli elementi. Ed è un tema che deve essere condiviso. Quando si ha il quadro preciso, allora ci si riunisce attorno a un tavolo condividendo la scelta che può avere un impatto importante per il territorio». Sabrina tomè
CorrieredelleAlpi|17gennaio2026
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Righetto:«Losciatoreportaadaltaquotalostiledivitadellecittà»
FDM
L'intervista Le piste da sci trasformate in un parco giochi? Magari in una discoteca all'aperto? E la neve, se manca, portata dall'elicottero? Matteo Righetto, insegnante, scrittore, filosofo della montagna, prima ancora che presidente del Cai di Livinallongo e Colle Santa Lucia, ammette di aver visto dell'inverosimile nel vicino Trentino e in Alto Adige. «Cortina a parte, per fortuna le nostre valli sono ancora preservate da questi fenomeni. Abbiamo operatori nel mondo dello sci che praticano una sana etica dell'accoglienza. Ma è saggio restare in guardia perché il rischio di omologazione c'è». Siamo in presenza di qualche forma di overtourism invernale? «Sì. Farei però una distinzione tra l'ultra-turismo estivo e quello invernale. Entrambi problematici, certamente, ma mentre il primo riguarda un flusso incontrollabile e spesso scomposto che si accalca soprattutto in alcune località, precisi luoghi naturalistici e soprattutto sui passi dolomitici esprimendosi in un traffico automobilistico e motociclistico insostenibili, il secondo, quello invernale, ha a che fare molto di più con una visione della montagna assolutamente edonistica e votata al mero divertimento. Dopo la pandemia da Covid, è cambiato radicalmente il profilo dello sciatore medio. Ora molti giovani vengono in montagna d'inverno solo per scatenare la propria adrenalina sulle piste, cercando l'ebbrezza e concludendo la giornata alla ricerca di aprés-ski che assomigliano a vere e proprie discoteche all'aperto. Cercano di replicare in alta quota lo stile di vita cittadino. Non voglio generalizzare, ma molti non c'entrano nulla con l'ambiente montano». D'estate, invece? «Come dicevo, l'ultra-turismo estivo va urgentemente regolamentato, gestito e educato poiché si tratta di una invasione scriteriata che si orienta verso alcuni siti iconici molto fragili, alterando anch'esso l'equilibrio delle comunità ospitanti e dell'ecosistema naturale, ma almeno è praticato per lo più da chi in qualche misura apprezza la montagna, desidera raggiungere un bel posto mai visto prima anche soltanto per farsi una foto, esattamente come facciamo tutti nei nostri viaggi. Oppure, più semplicemente, scappa dal caldo». Quindi l'over-tourism può avere il suo grado di comprensibilità? «Per certi versi sì, da un punto di vista umano. Certo, è un fenomeno da regolamentare, da "educare", anche per mezzo di controlli, sanzioni e imponendo dei limiti studiati in modo sistemico e condiviso». La banalizzazione delle piste da sci, invece, non può trovare nessuna giustificazione, anzi nessuna comprensione. «Trovo immorale e indegno trasformare la sacralità delle nostre montagne e i versanti a 2. 500 metri in non-luoghi dove si sviluppano come funghi delle discoteche, dove si sparano fuochi d'artificio e si organizzano feste di massa con musica ad altissimo volume solo per assecondare la ricerca spasmodica di un divertimento cittadino in alta quota. Questo è un fenomeno tossico e vergognoso». Come lo è trasportare la neve con l'elicottero da un sito all'altro? «Sì, tant'è che chi l'ha fatto sul monte Bondone si è beccato una meritata sanzione». Le feste discotecare in pista, invece, sono autorizzate. «Non dappertutto, ma purtroppo il fenomeno dilaga rapidamente. Per fortuna non ancora sulle Dolomiti bellunesi, par di capire». I promotori si giustificano dicendo che questa è la'domanda'. «La gente di montagna non deve rispondere a qualunque domanda, sia chiaro. Siamo di fronte al libero arbitrio: possiamo scegliere se assecondare questi comportamenti e queste richieste come possiamo scegliere di educare il turista. Non mi si dica che è colpa del turista se in cima a una montagna c'è una discoteca, suvvia! La ricerca del profitto a tutti i costi ha portato a una strumentalizzazione e a uno sfruttamento dell'ambiente montano. Bisogna avere il coraggio di dire di no, da noi questa cosa te la scordi, caro sciatore. Anzi, io uso la parola'parresia", sì quella parola greca che rappresenta l'etica della verità. Abbiamo il diritto-dovere di dire con
franchezza che certi comportamenti e certi eventi non sono da farsi. Come dicevo però, a parte qualche caso isolato, sulle Dolomiti bellunesi per fortuna non abbiamo questo tipo di problemi. In Trentino Alto Adige, invece, c'è chi osa comportarsi in una maniera scriteriata, ma anche in altre regioni dell'arco alpino. Ma davvero possiamo prendere gli elicotteri e spostare tonnellate di neve perché questa manca in determinati punti? Davvero ormai vale tutto? Io credo di no. Ci vuole più coerenza, moralità e senso del limite». Chi ha il compito di promuovere la cultura della verità, anzi di implementarla? «Ci vuole anzitutto una presa di coscienza individuale, e poi un impegno anche da parte delle amministrazioni ai vari livelli, ricorrendo eventualmente anche a delibere per vietare questi fenomeni, ad esempio la musica ad alto volume. Credo che i sindaci non solo possano, ma debbano eticamente iniziare a dire: "Qui, da noi, questa cosa non si fa; il turismo volgare, cafone, tossico è bandito perché non c'entra nulla con l'ambiente montano e non c'entra nulla con la nostra cultura, con le nostre tradizioni, con la nostra storia". Sapendo però distinguere e non fare di ogni erba un fascio…». Distinguere che cosa? «La semantica, per esempio. Si parla sempre e giustamente di montagna vissuta tutto l'anno come parco giochi, parco divertimenti eccetera, ma a guardar bene è concretamente nella stagione invernale che si realizza questo playground, questo grande parco divertimenti, molto più che in estate. D'inverno salgono molti più individui che non c'entrano nulla con questo ambiente, lo usano solo divertirsi senza nemmeno rendersi conto di dove si trovano. È l'inverno, il vero parco giochi». I nostri impiantisti ci stanno al gioco? «Per impiantisti si intende la gente che lavora sugli impianti per guadagnarsi il pane o i proprietari degli impianti? Io farei anzitutto questa prima importante distinzione. I primi non hanno alcuna responsabilità. Comunque in generale direi che nessuno gradisce certe situazioni limite. Chi ci lavora è il primo a voler esercitare la propria professione in tranquillità per concentrarsi sull'offerta di buone piste da sci. Sinceramente mi sento di dire che tutte le persone che lavorano nel Superski Dolomiti sono persone serie e mi auguro che siano le prime a non volere questo tipo di trasformazione».
AltoAdige|25gennaio2026
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«Stagioneturisticasalvatadaicannoni»
DAVIDE PASQUALI BOLZANO
Dai che finalmente nevica. Macché, era soltanto uno scherzo. Terza irrilevante spolverata, ieri mattina, in città. Come pure nell’Oltradige. Forse oggi andrà un pochettino meglio, specie in Dolomiti. Ma un fatto è certo e assolutamente incontrovertibile, al di là delle posizioni dei singoli sull’opportunità e la sostenibilità dell’innevamento programmato: «Senza neve artificiale, quest’anno per il turismo e lo sci altoatesino sarebbe stato un disastro». Tiene a rimarcarlo l’assessore provinciale Daniel Alfreider, che non ha alcuna delega particolare al riguardo, tranne il fatto, assolutamente non trascurabile, di essere l’assessore di riferimento dei ladini altoatesini, ossia delle Dolomiti. Vorrebbe dimostrarlo dati alla mano, ma le cifre relative ai pernottamenti arriveranno soltanto a fine mese. Però, le stime degli operatori turistici parlano chiaro: vacanze natalizie super. Nonostante quest’inverno, finora, le precipitazioni siano circa del 90% inferiori alla media di lungo periodo. Disperati gli scialpinisti, qualche buffetto consolatorio per i fondisti, a meno che non si vogliano percorrere grandi distanze ma a salvare è comunque la neve programmata. Per gli sciatori alpini, invece, va di lusso. Certo, manca un poco l’atmosfera, le
piste e gli snowpark si sono completati solo con il crollo delle temperature di inizio gennaio. E però, si scia, in pratica dappertutto. Senza neve, niente Olimpiadi Ampliamo per un momento lo sguardo: per i giochi olimpici invernali di Milano-Cortina sarà necessaria un’ingente quantità di neve artificiale. Secondo il comitato organizzatore, saranno prodotti complessivamente circa 2,4 milioni di metri cubi di neve programmata. Ciò richiederà circa 948.000 metri cubi d’acqua, una quantità equivalente al volume di quasi 380 piscine olimpioniche. L’ordinaria amministrazione Tolte le olimpiadi, però, c’è di mezzo l’ordinaria amministrazione del turismo altoatesino. «Si sentono spesso critiche, al sistema inverno creato in Alto Adige», sottolinea Alfreider. «Ma qui si è investito in tecnologia e innovazione. Per fortuna. Un impegno pazzesco, per garantire in ogni caso l’economia invernale. Attenti: che ha risvolti diretti per gli interessati, impianti, alberghi, ristoranti, ma poi ci sono anche quelli indiretti. Dal sistema turismo dipendono tantissime famiglie». Quest’anno, neve naturale praticamente zero. Epperò, a inizio dicembre, grazie al freddo di fine novembre, si è sparato, piste aperte, sciatori invogliati. «Altrimenti, non avremmo avuto nemmeno un giorno di sci». Piste mai così belle, «come mi riferiscono tanti appassionati. Neve bellissima, manto strepitoso. Confermano anche i maestri di sci». Alfreider mette sul piatto il forte peso del turismo invernale sul Pil locale, «di tutta la Provincia». Cioè non solo delle valli dolomitiche. «Quello altoatesino - va oltre l’assessore - è un bilancio importante, che consente di realizzare tanto: lavori pubblici, posti di lavoro pubblici. Moltissimo dipende da questo nostro sistema. Vorrei vedere, senza l’apporto del turismo invernale, che riflessi ci sarebbero sul bilancio provinciale. Comprese sanità, sociale e via elencando». Guardare in faccia la realtà Eppure, così sempre Alfreider, «si scatenano discussioni a non finire ogni volta che si parla di nuovi bacini idrici, anche al solo ventilarne un’ipotesi di realizzazione. Senza queste infrastrutture, l’intero sistema turistico invernale di tutta la provincia quest’anno sarebbe rimasto chiuso». Tranne forse Senales e Solda. «Ma Gardena, Badia, Obereggen, Carezza. Tanto meno Renon o val d’Ultimo...» Idem Lavazè, mecca dello sci di fondo bolzanino. Senza neve programmata, prosegue l’assessore, «non voglio neanche immaginare cosa potrebbe accadere, cosa significherebbe». Sarebbe come col Covid. «Un disastro». E invece, bacini - «ce ne sono di sotterranei che nemmeno si vedono» - e cannoni in dieci giorni a novembre hanno garantito una intera stagione. «Per tutti. Mica solo per affittacamere, alberghi, ristoranti, negozi, appartamenti. Ma anche per chi, banalmente, vende la carta igienica. O per chi monta tende o finestre». Ancora investimenti? Per riuscire a garantire tutto il sistema esistente, occorrono ingenti investimenti. Alfreider chiarisce: «Poi ci sarà magari bisogno, in qualche parte della provincia, di ulteriori lavori di miglioramento: tecnologia, tubazioni, vasche e bacini». Chi oggi si oppone o contesta, così Alfreider, «dovrebbe sempre guardare alla conseguenze. Basti pensare all’esempio della Germania: togliere le auto si è dimostrato molto pericoloso. Rispetto tutte le idee e le ideologie, ma pensiamo alle conseguenze: cosa sarebbe accaduto se quest’inverno tutte le valli non fossero partite con la stagione? Un disastro economico». E invece, con la neve programmata, si è aperto. «Con una buona combinazione: possibilità di scelta per tutti i gusti, per chi vuole spendere di più o di meno». Sulla parte impiantistica, la mano pubblica ha contribuito, «molto meno per ciò che riguarda le tecnologie delle piste. In base alle direttive ambientali europee, dai contributi sono escluse grandi società e comprensori». Badia, Gardena, Plan de Corones, Alpe di Siusi? «Non ricevono contributi. La logica è aiutare i piccoli a diventare autosufficienti». Si concedono contributi solo a chi, altrimenti, chiuderebbe. Alfreider cita «Val d’Ultimo e Vatles, in Venosta; anche a Renon fanno fatica, per via dei pochi posti letto».
AltoAdige|28gennaio2026
Turismo,nuovorecordnel2025Berger:«Mal’impattoèminore»
BOLZANO
A dicembre l’Alto Adige ha fatto boom. Mai così tanti su e giù da ski-lift e A22: più 6,5% rispetto alllo stesso mese del 2024, con 780mila arrivi e quasi 3 milioni di presenze (altro più 7,5% sempre rispetto a 12 mesi prima). Italiani da padroni, visto che sono stati il 42,4% con i tedeschi fermi al 31,1%. Il 39,5% delle presenze si registra nella comunità comprensoriale della Val Pusteria, mentre il comune con più presenze a dicembre è Selva di Val Gardena (172.084 presenze). Alla luce di questi dati, il 2025 registra provvisoriamente 9,0 milioni di arrivi (+3,6% rispetto all’anno precedente) e 38,2 milioni di presenze (+2,9%). «I dati sono provvisori e possono subire variazioni a seconda del grado di tempestività e completezza con cui gli esercizi turistici inseriscono i dati. Tali dati diventano definitivi sei mesi dopo la loro prima pubblicazione», tiene a precisare l’Astat (Istituto provinciale di statistica) che ha diffuso i dati. La domanda è: chi ci ferma più?
«Attenzione - dice Klaus Berger - perchè non è che stiamo soffocando, anzi. È che si è riusciti a spalmare arrivi e presenze». Lui è da poco presidente dell’Hgv, la potente (e con presenza capillare) Unione degli albergatori. E vede i numeri dall’alto anche di una campagna di sensibilizzazione della categoria che ha saputo intercettare le nuove tendenze della clientela invernale, sempre più disposta ad accogliere gli inviti e le opportunità di una vacanza meno concentrata. E, dunque, a sfuggire essa stessa al caos della concentrazione millimetrica solo nelle date standard. Che sarebbero, presidente? «Beh, la settimana di Natale, con aggancio di Capodanno». Che accadeva? «Negli anni scorsi si rilevava una corsa a quei giorni con un fitto di arrivi e di presenze spesso difficilmente gestibile. Anche per il contesto territoriale». Invece quest’anno? «Al netto della pressione per il fine settimana dell’8 dicembre, il classico weekend dell’Immacolata, sono arrivati molti più ospiti ma molto meglio distribuiti lungo tutto l’arco del mese». Col risultato? «Che le cifre di dicembre sono in netto aumento rispetto allo scorso ma il sistema alberghiero e in generale quello paesaggistico e del traffico non sono stati sottoposti ad eccessivo stress». È una sua sensazione? «No, è quello che emerge dai sondaggi e dai numeri che ci sono arrivati di settimana a in settimana. Prima, rilevavamo settimane pienissime e la maggioranza del mese invece, abbastanza vuote. Ora sono tutte ben sostenute dagli arrivi ma senza picchi eccessivi». Avete avuto riscontri anche sul piano del traffico? «Anche quelli sono stati in linea con la tendenza generale verso presenze più diffuse e meno concentrate lungo il mese. Anche l’A22 e la rete delle strade principali intorno ha avuto due giornate di stress intorno all’8 dicembre, di traffico sostenuto le altre settimane ma nessun blocco o code notevoli neppure nei dieci giorni canonici tra Natale e Capodanno». Merito vostro o di nuove tendenze? «Di tutti e due. Il sistema Alto Adige ha ben programmato le sue campagne, gli hotel si sono predisposti con le offerte e la clientela ha compreso che una buona vacanza non è solo e necessariamente nei giorni canonici». Previsioni per le prossime settimane? «Gennaio è partito molto bene e anche queste ultime settimane sono scivolate con buone presenze ma senza picchi». Febbraio? «Ci aspettiamo qualcosa di meno. Ma poi si dovrà guardare all’intero inverno. Già la spinta di dicembre è stata notevole». Pericolo di «overtourism» con questi numeri? «Il pericolo sarebbe che i numeri fossero concentrati, distribuiti come invece sono stati consentono migliori soggiorni ma anche minor pressione sul territorio intorno ai picchi».