RASSEGNA STAMPA
DICEMBRE2025
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DICEMBRE2025
IlDolomiti|3dicembre2025
https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/attualita/2025/il-cai-inizia-il-percorso-diridefinizione-dei-rifugi-impulso-alla-riflessione-dalleccesso-di-turismo-in-alcune-aree-dimontagna-e-dallinfluenza-dei-social-sulla-frequentazione
IrifugisonoalcentrodiunaimportanteriflessioneeridefinizionedelClubAlpinoItaliano
Riflessioni che si aggiungono ad altre, avviate in questi mesi. Per fare due esempi: in Alto Adige, secondo quanto affermato a L'Altramontagna dall’assessore Luis Walcher ci sarà un cambio di passo: "Per far fronte alle esigenze derivanti dal cambiamento climatico sono necessari nuovi criteri a favore dei rifugi privati. I fondi saranno quindi destinati principalmente alla promozione delle infrastrutture primarie, come ad esempio, l’approvvigionamento idrico e lo smaltimento delle acque reflue". L’altro esempio arriva dalla Fondazione Dolomiti Unesco che ha terminato da poco un corso di formazione e confronti con i rifugisti - il 16 e 17 novembre a Jean in Val di Fassa (TN) - che operano nell’area "core" delle Dolomiti Patrimonio Mondiale con un titolo che dice tutto: Dov’è il limite?.
Il Club Alpino Italiano e i rifugi, ieri e oggi
"Le riflessioni e le sollecitazioni – molte delle quali giunte negli anni da parte di molti soci del Cai – sul ridefinire i rifugi in montagna, hanno avuto una ulteriore sollecitazione dall’eccesso di turismo (overtourism) in alcune zone di montagna e dall’influenza dei social sulla sua frequentazione". A parlare è Antonio Montani, presidente nazionale del Club Alpino Italiano, al quale abbiamo chiesto di entrare nel merito delle variabili che stanno alla base di questo percorso.
"Le valutazioni che stiamo facendo vanno ricondotte a analisi di carattere storico, sociale, ambientale e di accessibilità". Non poco, quindi, se si pensa che il Cai possiede 342 rifugi, oltre a 370 tra bivacchi e baite sociali, per un totale di oltre 20.500 posti letto, su tutto il territorio nazionale.
Iniziamo dagli aspetti storici. "Pensiamo che il primo rifugio del Cai vede la sua data di nascita nel 1866 con il rifugio Alpetto, sul Monviso, mentre all’estero, sull’arco alpino, il primo rifugio, la Berliner Hutte nasce nel 1878 sugli alti Tauri, in Austria. Non solo. L’Italia è Paese precursore di una presenza in alta quota (già dal 1870) anche con i cosiddetti alberghi alpini come l’albergo gestito dalla famiglia Guglielmini sul Mottarone (inaugurato il 15 giugno 1884), strutture alberghiere a tutti gli effetti, costruite e rimaste per molti anni lontane da qualsiasi centro abitato. La differenza tra rifugi e alberghi allora era molto chiara, e la discriminante per un tipo o l’altro di struttura era la raggiungibilità, a piedi oppure con carrozze o funivie. Altri rifugi erano inizialmente nati per essere laboratori scientifici e poi sono stati poi trasformati in rifugio, come la Capanna Regina Margherita, altitudine 4559, sul Monte Rosa, nel comune di Alagna Valsesia (Novara).
I frequentatori erano selezionati: alpinisti, studiosi, spesso stranieri o appassionati di montagna di famiglie facoltose, artisti di fama, eccetera. Poi, col tempo, sempre trascinati dallo spirito alpinistico inizia la ricerca di avventura e l’escursionismo avanza. Sono gli anni – non dimentichiamolo – in cui nascono, ad alte quote, anche molti sanatori per la cura della tubercolosi
Per le frequentazioni turistiche si trattava comunque di persone che andavano in montagna con una buona preparazione atletica, che chiedevano spesso l’accompagnamento dalle guide locali e che dimostravano un buon adattamento alle condizioni che le strutture in alta quota impongono. Accanto a tutto ciò, a partire dal primo dopoguerra (1925) i bivacchi fissi del Caai (Club Alpino Accademico Italiano, sezione del Cai, ndr), basi per scalate non gestiti, in luoghi raggiungibili solo a piedi, costruiti con elementi essenziali per poter sostare, adeguatamente attrezzati".
Da allora molte cose sono cambiate. "L’accesso a molti rifugi è stato reso molto più facile con la costruzione di strade e impianti a fune. Inoltre sono iniziate, in alcuni luoghi, campagne specifiche di marketing e diffusione sui social che spesso hanno descritto – o sottaciuto –l’accesso e le modalità per farlo al rifugio in modo semplificato rispetto alla situazione reale. La conseguenza di tutto questo, nonostante le molte occasioni informative e formative offerte dal Cai, soprattutto attraverso le sedi locali, ha fatto sì che nei rifugi giungano sempre più persone che non hanno preparazione fisica, in abbigliamento non adeguato, alla ricerca di vedute mozzafiato (per la relativa foto), aria fresca, mangiate in compagnia, eccetera".
L’aumento degli incidenti ai quali il Soccorso Alpino ha risposto in questi anni (qui l'articolo relativo ai dati del 2024), e le motivazioni che hanno portato a molti di essi, ne sono la prova.
Vengono fatte richieste, a volte, alle attuali strutture, da albergo in città e in alcuni casi queste ultime cercano di adeguarsi avanzando richieste di ampliamenti in deroga alle leggi che l’alta quota e la fragilità della montagna richiede. Così come non si tiene conto di altri elementi che il Cai, con i gestori di rifugio, ha portato avanti in questi anni, su tanti aspetti (accessibilità per persone in difficoltà fisica e psichica, adeguamento ambientalmente sostenibile delle strutture (energia, smaltimento rifiuti e acque reflue) nonché sorveglianza e promozione delle risorse primarie come il progetto "Acquasorgente" e tanto altro.
Di seguito, prosegue l'intervista ad Antonio Montani.
Quali sono, ad oggi, le diverse valutazioni che il Cai fa rispetto alla tipologia e dell’accessibilità ai rifugi Cai? E come queste determinano differenze di accesso a contributi e facilitazioni? Oggi il Cai divide i rifugi in rifugi di tipo A (con accesso in auto), B con impianti di risalita, C ( solo a piedi con almeno mezz’ora di camminata), D ed E rifugi di alta quota. Le prime due tipologie non hanno accesso a contributi. Distribuiamo ogni anno dagli 800mila euro a 1 milione di euroversati dai soci all’interno della quota annuale - a 370 strutture con un massimale di 70.000 euro a struttura. Nelle province autonome, ad esempio, le stesse intervengono, in aggiunta, fino a coprire l’80%, a fondo perduto, degli interventi effettuati per ogni singolo rifugio, con finanziamenti che raggiungono anche i 3 milioni di euro. Va anche detto che alcune regioni –come il Piemonte e la Liguria – sono intervenute in aiuto dei rifugi con bandi specifici. L’accessibilità facilitata (strade, funivie, ecc.) può essere un elemento discriminante? Certo. Ma oggi entrano in gioco necessariamente anche altri fattori di cui è importante tenere conto. Ne elenco alcuni: rapporto tra posti letto e coperti erogati a pranzo e quindi il fattore permanenza negli stessi (elemento, questo, che sempre più viene preso a parametro/obiettivo nelle zone altamente frequentate per riportarle verso dati maggiormente equilibrati); certificazione ambientale (rispetto all’energia, allo smaltimento dei rifiuti, alla gestione del ciclo delle acque eccetera); ad essere inclusivi in situazioni di difficoltà (alimentazione e altro). Per tutto questo serve una adeguata preparazione dei gestori, formazione specifica, accompagnamento e supporto. Serviranno nuove definizioni che non necessariamente sono rifugio?
Forse, dovremo comunque cercare di tenere conto della storia e dell’evoluzione dei frequentatori dell’alta montagna. A me piace chiamare colui che tiene aperto il rifugio, dando il diritto di ricovero di emergenza, aspetto che nessuna altra attività ricettiva garantisce, più che gestore, custode in quanto lo è, in senso lato, della struttura e del luogo in cui è posta.
La nuova legge sulla montagna non ha accolto – lo abbiamo letto sull’ultimo numero della rivista – la definizione proposta dal Cai – che riportiamo, adducendo, questa è la risposta del ministro Calderoli, che "si è scelto di tener conto delle varie esigenze regionali e cercare una sintesi, senza voler prevaricare né rischiare sovrapposizioni di competenze con le Regioni". Non le sembra che, per cambiare veramente qualcosa, ci voglia più coraggio anche nel dare definizioni chiare alle cose, in questo caso ai rifugi.
La risposta del ministro è una risposta tecnica; i rifugi, così come i sentieri, sono materia di competenza regionale e lo stato non può legiferare nello specifico su di essi. E se guardiamo bene, la cosa ha una sua logica "montanara", perché le montagne italiane non sono tutte uguali, le Alpi sono una cosa, gli Appennini un’altra; ma è tutta montagna, bella e selvaggia, ricca di natura e cultura. Chi deve avere il coraggio di definizioni chiare e aggiornate ai tempi, in quanto unico ente nazionale che si occupa di montagna è il Cai; ci stiamo lavorando, ma non è facile.
La nuova legge sulla montagna sta già facendo discutere, in particolare sui confini/parametri per definire un comune montano, il che escluderà, di fatto, molti comuni dell’Appennino che sono già sul piede di guerra. Che ne pensa?
Apprezzo il tentativo della legge. Lei mi parla di comuni dell’Appennino, ma le ricordo che Roma oggi è un comune parzialmente montano, le sembra ragionevole? Invito a leggere l’elenco dei comuni montani, ci si trovano situazioni troppo diverse, che mettono assieme realtà davvero non paragonabili, servirebbero categorie interne. Provare a cambiare è coraggioso, sono curioso di vedere l’esito di questa riforma.
Un’ultima domanda. Per molti rifugi servirebbe mettere ordine anche rispetto alle proprietà, agli usi civici, al definire di chi è il terreno su cui sono costruiti e i muri stessi. Insomma, ridefinendoli, si coglierà l’occasione per mettere in ordine anche a tutto questo?
Purtroppo non dipende da noi. Faccio due considerazioni apparentemente contrastanti. La prima sulla bellezza ideale dell’uso civico, una proprietà non pubblica ma collettiva, l’idea che la montagna sia a disposizione della comunità che se ne prende cura. Idea forse arcaica che sopravvive e va mantenuta. Dall’altra la deformazione burocratica, figlia di una non cultura ignorante del senso intrinseco dell’uso civico. Pensare che la collettività sia depauperata solo perché 100 o 200 metri quadrati di pascolo o legnatico sono impediti dalla presenza di un rifugio, che invece dà pregio a tutto l’intorno, è davvero incomprensibile. Urge un intervento normativo, che sappiamo essere non facile, anche per mantenere l’importanza dell’uso civico.
TGRTrail|13dicembre2025
https://www.rainews.it/amp/tgr/trail/articoli/2025/12/la-fondazion-no-la-pel-aer-meter-foraoblianzes-la-laora-vigni-di-per-slarier-a-roda-la-cultura-de-85575345-a072-4a78-85e2a798d9e4bf52.html
"LaFondazionlaoravignidìperslarièrarodalaculturadelamont"
En vender domesdì (ai 12 de dezember) a Persenon l é stat la scontrèda anuèla di sostegnidores de la Fondazion Dolomites UNESCO.
Na scontrèda perveduda da Statut e che l à ampò abù ence l obietif de rejonèr de la critiches che ge rua a la Fondazion.
L president de la Fondazion e president de la Provinzia de Belun, Roberto Padrin l à sport n develpai a duc chi che dèsc sie contribut a na atività del ent semper più sentuda sul teritorie. Via per l 2025 l é vegnù portà dant desvaliva scomenzadives, n segn che i enc teritorièi, la istituzions e la sociazion che colaborea, i à entenù che l recognosciment mondièl UNESCO l é n empegn da tor su adum.
Desche responeta a la critiches, de chi che volessa che la Fondazion tole posizion su la costion del teritorie, desche per ejempie i sgoi di jolieres con fins de vadagn, Padrin disc: "La Fondazion Dolomites UNESCO no la pel comanèr oblianzes. L Consei de Aministrazion de la Fondazion l à consaputa di problemes sul teritorie e l é giust che la sociazion ambientalistes domane soluzions. Chel che podon fèr, e l é chel che sion dò che fajon, l é lurèr con projec de stravardament atif per la promozion de na cultura de la mont che abie a la basa i valores del limit e del respet per i ecosistems. Sion do che luron per ge fèr lum ai desvalives ence sul teritorie, acioche ic mete a jir na polirica de regoles e de controi".
Iprojecdel2025
La diretora de la Fondazion, la ladina Mara Nemela l'à portà dant na relazion su la aitivètes e sui projec porté dant via per chest an. L é vegnù lurà te n sistem de Rees Funzionèles coordenèdes da desvaliva provinzies per la formazion di aministradores , di ensegnanc e di students. L é vegnù metù a jir scomenzadives per tegnir forta na rei anter i gestores de la uties da mont e per meter a confront i picoi produtores de calità.
Ge é vegnù dat lèrga a la comunicazion responsabola del Patrimonie Mondièl, acioche vegne portà dant na idea manco faussa de la mont respet a chela slarièda fora sui social. Se à vardà de slarièr fora na comunicazion inclusiva e azesibola con chèrtes sorides da entener per duc. En cont del alpinism, l é vegnù anunzià che vegnarà manà fora te mingol na lingia de documentères sul "Dolomitism", l é vegnù endrezà ence chest an i geotrekking sul teritorie e duta na lingia de scomenzadives per sosceder riflescions sul patrimonie geologich che l é l argoment sun che che più se à rejonà te chest 2025.
Perchépalageologia?
Con Pierpaolo Zanchetta, del Servije biodesvalivanza de la Region Friul e con Alfio Viganò, geologh de la Provinzia de Trent l é vegnù spiegà che cognoscer l Triassich, pel doventèr na vida de ge vardèr al devegnir zenza massa prescia e donca aer jent che vegn sa mont con maor consaputa e respet del "arzipelagh fossil" Patrimonie Mondièl. Chest apontin l é ence tedò i percorc de valorisazion del Dolomites World Heritage Geotrail e tedò la mostra "Dolomiti: in cammino nella geologia della meraviglia", metuda fora apontin a Palazzo Gregoris a Pordenone per i 100 egn del CAI de la zità furlèna e lech cernù apontin per la scontrèda con i sostegnidores en vender.
CorrieredelleAlpi|17dicembre2025
DiecigiorniaBellunotramontagnaeneve:ritorna"Oltrelevette"
MARCELLA CORRÀ
Divertimento e riflessione con Telmo Pievani e la Banda Osiris, grandi alpinisti che si raccontano come Gianni Gianeselli, Nives Meroi e Romano Benet, altri alpinisti che ricordano Lorenzo Massarotto. E poi mostre, convegni, spettacoli per bambini, film e libri: c'è tutto questo in "Oltre le vette", che quest'anno, dopo una anteprima a ottobre, presenta il suo piatto forte dal 9 al 18 gennaio, con oltre 40 eventi in dieci giorni. La 29ª edizione è stata presentata a Palazzo Fulcis, con l'assessore Addamiano, il presidente della Provincia Padrin, i curatori Valeria Benni, Flavio Faoro e Diego Cason, e i rappresentanti di alcuni dei partner: per il Cai Belluno Paolo Barp, per il Parco la direttrice Sonia Anelli, per la Fondazione Unesco la direttrice Mara Nemela. Il titolo di questa edizione è "Neve?", un tema da sviluppare in molte modalità, che seguìto da quel punto di domanda significa approfondimento, discussione e confronto. Se ne parlerà in un incontro scientifico-divulgativo, in programma il 9 gennaio a Palazzo Crepadona, occasione per avviare la collaborazione con l'Arpav, «con l'intento di proseguirla anche nei prossimi anni», ha annunciato Diego Cason. Ci sono altri due appuntamenti attorno allo stesso tema, in un format di "60 minuti", il primo dedicato al glossario della neve, archivio di parole, memorie, proverbi (il 17 gennaio alle 12 a Palazzo Fulcis); il secondo che approfondisce il tema della "neve verde", con una domanda che si fanno in molti: le piste sintetiche sono il futuro dello sci? (il 18 gennaio in Crepadona sempre alle 12). Non sarà solo un anno di Olimpiadi, ha ricordato Padrin nel suo intervento di saluto: il 2026 per il Bellunese è un anno di grandi anniversari: i 150 anni della Magnifica comunità del Cadore, i 450 anni dalla morte di Tiziano Vecellio, i 60 anni dalla creazione della Alta Via n. 1, i 135 anni dalla nascita della sezione Cai di Belluno. Proprio alla sezione Cai di Belluno il 9 gennaio verrà consegnata la cittadinanza onoraria di Belluno, un importante riconoscimento per tutto il lavoro che viene svolto sul territorio dai suoi volontari. E sarà il Cai a organizzare uno degli eventi più importanti, il 9 gennaio alle 21 in Crepadona: l'incontro con Gianni Gianeselli, classe 1941, uno dei più importanti alpinisti italiani. Accademico del Cai, uomo del soccorso alpino, promotore dei corsi roccia del Cai, ha aperto in carriera 100 nuove vie e ha portato a termine 1500 scalate. Nei prossimi giorni il Cai ricorderà (nella sala parrocchiale di Cavarzano) anche un altro grande dell'alpinismo bellunese, Roberto Sorgato, scomparso la scorsa settimana: «Come Sorgato, Gianeselli è una persona discreta, ma molto importante». Come ogni anno, le mostre hanno uno spazio fondamentale nella rassegna: tre troveranno posto a Palazzo Bembo, una delle location di Oltre le vette, insieme con il Fulcis, la Crepadona, il teatro, Villa Buzzati, il Cinema Italia. «Una possibilità per le scuole», ha ricordato Valeria Benni: le esposizioni saranno aperte fino all'8 febbraio. Una delle mostre è curata dalla Fondazione Dolomiti Unesco e si occupa di geologia: un viaggio in 250 milioni di anni di storia geologica delle Dolomiti, non solo svelando il passato ma cercando di capire anche cosa accadrà nel futuro. Ad approfondire il tema ci penserà poi un convegno in programma il 17 gennaio in Crepadona, con geologi, docenti universitari ed esperti come relatori. Un'altra mostra, sempre al Bembo, è dedicata al Cadore: "Fotografie del cambiamento" curata da Matteo Da Deppo e Antonio Genova. La terza mostra è davvero particolare, anche per il tipo di scatti. Il titolo è "Il mondo di una zecca", presenta le immagini di Deborah Nadal, Vito Vecellio, Luca Frigo e gli studenti del Catullo. Collabora alla mostra e anche ad altri eventi della rassegna la Fondazione Angelini. "Oltre le Vette" esce quest'anno dai confini comunali, per ricordare un
altro grande alpinista e fotografo, scomparso un anno fa, Loris De Barba (giovedì 8 gennaio alle 18 a Limana). Interessante la sezione dei film, grazie alla partnership del Trento Film Festival. Il 15 gennaio al Cinema Italia verranno proiettati tre film, mentre a chiusura di tutta la rassegna ci sarà il 18 gennaio alle 21 in Crepadona la proiezione di un film muto, South, con il commento musicale dal vivo di Paolo Forte: il film risale al 1919 e racconta una delle più grandi avventure dell'esplorazione, il naufragio al Polo Sud della nave Endurance.
CorrieredelVeneto|4dicembre2025
p. 3, edizione Treviso - Belluno
FuniviaSocrepesgrandeincognita«Nonèun’operaindifferibile»
Ugo Cennamo Cortina
Soltanto una settimana fa l’ipotesi di concludere in tempo utile per l’inizio delle Olimpiadi la cabinovia Apollonio - Socrepes sembrava tramontata. Anche perché una nota dell’Ansfisa, Agenzia nazionale per la sicurezza che fa capo al ministero per le Infrastrutture, aveva evidenziato una serie di criticità. Ieri invece Alessandro Morelli, sottosegretario al presidenza del Consiglio, è calato a Cortina e, sedendosi al fianco di Fabio Saldini, ad di Simico e amministratore straordinario per l’opera in questione, ha annunciato che c’è il nulla osta dell’Agenzia. «Contiamo che l’opera - ha aggiunto Morelli - sia ultimata prima dell’inizio dei Giochi». Precisando però che la cabinovia «non è mai stata considerata tra le opere indifferibili, a differenza dello Sliding Centre». Una precisazione che può anche essere interpretata come un modo per uscire dall’imbarazzo nel caso in cui il tentativo di riuscire nell’impresa fallisse e che conferma comunque la volontà di arrivare a concludere l’opera. In quali tempi si vedrà, di certo non resterà un’incompiuta. In realtà proprio per la cabinovia si è scatenata da mesi una vera e propria corsa contro il tempo che ha portato anche alla nomina di Saldini a commissario straordinario per accelerare i tempi della realizzazione dopo che la gara per assegnare i lavori era andata deserta per l’inatteso forfait dei colossi del settore come Doppelmayr e Leitner, c’è chi sostiene spaventati da tempi troppo compressi. La funzione dell’impianto è nelle intenzioni originali quella di consentire l’accesso a un numero doppio di spettatori in occasione delle cinque giornate di gara di sci alpino femminile lungo il tracciato della pista Olympia ai piedi delle Tofane. Proprio questa incertezza sulla fattibilità dell’opera nei tempi annunciati avrebbe convinto Fondazione Milano Cortina a non mettere ancora in vendita, a 64 giorni dall’inizio dei Giochi, un solo ticket per queste gare. Non solo, la settimana scorsa dal tavolo per i trasporti in Provincia a Belluno, che vede anche Fondazione e Dolomiti Bus tra i soggetti chiamati a pianificare i flussi, si è ipotizzato di un taglio del 15% dei biglietti. «Per altre ragioni e non per la cabinovia», sostiene Saldini che, dopo la nota critica di Ansfisa, aveva scelto la strada del silenzio stampa visto che le criticità erano state mosse dall’agenzia che fa capo al ministero e non dai cittadini residenti a Lacedel da tempo sul piede di guerra. «Nessun conflitto tra le istituzioni», tiene a precisare Morelli che ammette come siano insorte «difficoltà burocratiche e
tecniche». Convinto però che il risultato a sorpresa per lo Sliding Centre, che ha ottenuto intanto l’omologazione anche dalla Federazione internazionale per lo slittino che ha promesso un ricco calendario di competizioni fino al 2030, sarà bissato. «Saldini porterà a casa la sfida? Io sono convinto che ce la farà», conclude sorridendo il sottosegretario. L’ad di Simico è dal canto suo più che mai convinto. «Ce la faccio…», mormora con lo sguardo deciso di chi è convinto di quel che dice a chi gli rinnova la consueta domanda mentre esce dalla sala dell’Hotel Cortina in Corso Italia dove ieri mattina si è svolto l’incontro con i media. Nel corso del quale il commissario ha anche spiegato come sta procedendo il cantiere. «L’obiettivo - spiega Saldiniè riuscire a terminare l’impianto entro la fine di dicembre. Poi quel che succederà lo vedremo perché stiamo lavorando in montagna in condizioni non facili… è un cantiere molto, molto difficile... Già questa settimana con l’elicottero monteremo i piloni per i quali sono state gettate le basi mentre le parti strutturali delle stazioni di valle e di monte sono terminate». Entra anche nel merito della contestata mancanza di quella che in gergo tecnico viene definita «immunità di frana» e la strategia adottata per il progetto. «La valutazione di impatto ambientale approvata dalla Regione Veneto - spiega - prevedeva una prescrizione madre, ovvero che il progetto avanzasse tenendo conto delle perizie dei geologi da noi coinvolti. Per evitare qualsiasi tipo di problema ci siamo avvalsi delle consulenze dei migliori esperti al mondo e con l’impresa abbiamo realizzato un progetto di linea che è ciò che sostiene tutto il progetto dell’impianto funiviario, tenendo conto dei carichi che possono essere sostenuti per arrivare ad approvare il progetto. La costruzione è già stata pensata in fase progettuale con tutti i criteri cautelativi necessari». Mentre per la cabinovia ci si avvia verso una nuova gara contro il tempo dall’esito per nulla scontato, procedono senza intoppi i lavori che riguardano le altre opere olimpiche. Tra dicembre e gennaio si concluderanno i lavori per il lotto 0, la variante sul Lungo Boite che porterà alla parziale pedonalizzazione di via Cesare Battisti, la parallela di Corso Italia, e anche la ristrutturazione del Trampolino Italia si concluderà in concomitanza con l’arrivo della Fiamma Olimpica previsto per il 26 gennaio.
CorrieredelTrentino|12dicembre2025
p. 4
«VoliinquotaeDolomitibastaconleviolazioni»
Ma. Gio.
L’ultima provocazione, è l’affondo di Mountain wilderness, arriva da Heliuniun, società «che pubblicizza spiega il presidente Luigi Casanova voli brevi, lunghi e personalizzati attorno ai luoghi simbolo delle Dolomiti». Dal Sassolungo fino al Sella, delle Tofane al Civetta, passando per le Tre cime di Lavaredo. «Nel materiale promozionale compare persino la dicitura Dolomiti patrimonio Unesco» attacca Casanova. Che si dice «sconcertato». Soprattutto di fronte all’«impegno chiaro» che aveva chiuso il percorso partecipato per il piano di gestione del Patrimonio naturale Unesco: «Si era deciso per uno stop ai voli turistici sugli ecosistemi più fragili delle Alpi. E a garantirne il rispetto doveva essere la Fondazione Dolomiti Unesco». Eppure non è andata così: «Oggi possiamo dire che quelle promesse sono state tradite. Sulle Dolomiti si vola come e quando si vuole». E l’iniziativa di Heliunion, secondo l’associazione, ne sarebbe la
concreta testimonianza. «Se questa attività è autorizzata è il commento di Mw è gravissimo. Se non lo è, è una violazione palese del regolamento della stessa fondazione». Di qui, la considerazione finale. Durissima: «Le Dolomiti stanno diventando un prodotto da vendere al miglior offerente, un territorio svuotato di visione e progettualità naturalistica, provi di un’etica del limite». Di più: «Una desolazione che investe anche la credibilità delle nostre istituzioni regionali. Tutte. Chiediamo un immediato cambiamento di rotta. Chiediamo che il patrimonio Unesco venga finalmente rispettato. Chiediamo che la montagna torni a essere ciò che è: un bene comune, non un parco giochi per elicotteri». Intanto, la stessa Mw deve far fronte a una disavventura. Nei giorni scorsi l’associazione è stata vittima di una truffa bancaria, che ha fatto sparire parte dei fondi. Per questo, è partita una sottoscrizione straordinaria, per cercare di tamponare il danno.
CorrieredelleAlpi|12dicembre2025
p. 17
Elicotteriperlepiste,scoppialapolemica«LaFondazioneUnescocistatradendo»
Francesco Dal Mas / CORTINA
Assieme all'eliski, ossia gli elicotteri per trasportare gli sciatori dall'albergo alle piste, volano anche pesanti proteste. Sia degli ambientalisti che accusano la Fondazione Unesco di tradimento («Non ha fatto vietare i voli»), che degli operatori turistici: «Non abbiamo voluto l'Unesco per proteggere le zanzare meccaniche», tuona Leandro Grones, albergatore ad Arabba e già sindaco di Livinallongo. Esplode, dunque, la rivolta contro i voli turistici, ma anche contro la Fondazione Dolomiti Unesco, che fino ad oggi non ha convinto le istituzioni a vietarli. La polemica è causata anche da un annuncio Internet della società di eliski Heliunion: «Vi proponiamo voli mozzafiato in elicottero. Il lago di Garda o le Dolomiti», ma anche «l'impianto di risalita più veloce del mondo», appunto l'eliski. Il servizio va da Cortina all'Averau, dal Civetta al Passo Fedaia e alla Marmolada, dal Rifugio Cherz, sopra Arabba, al rifugio Pralongià. «Con il nostro elicottero vi portiamo sulle piste da sci circondate dal paesaggio mozzafiato delle Dolomiti direttamente dal vostro hotel, senza ingorghi e disagi», si legge nell'offerta. Non solo: «Nella stagione invernale offriamo voli di trasferimento da stazione sciistica a stazione sciistica. Volate con noi nelle famose località sciistiche come Alta Badia, Val Gardena, Cortina d'Ampezzo, Obereggen, Plan de Corones, St. Anton, Saalbach, Courchevel e molte altre». Tutti servizi appena partiti. Insomma: la musica dello scorso anno. Poteva passare inosservata la nuova offerta a quel mondo ambientalista che da anni si batte contro l'eliski? Gigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, chiama in causa la Fondazione Dolomiti Unesco: «Basta violazioni e promesse tradite. Il percorso partecipato che aveva portato al piano di gestione del patrimonio naturale Unesco delle Dolomiti si era chiuso con un impegno chiaro: stop ai voli turistici sugli ecosistemi più fragili delle Alpi, in attesa di una normativa nazionale più severa, anche Veneto e Friuli Venezia Giulia avrebbero adottato le stesse tutele già previste dalle Province di Trento e Bolzano». A garantirne il rispetto – secondo gli ambientalisti – doveva essere la Fondazione Dolomiti Unesco: «Ma oggi possiamo dirlo senza mezzi termini: le promesse sono state tradite. La Fondazione non solo non ha difeso il patrimonio che dovrebbe rappresentare, ma ha lasciato campo libero a ogni abuso. Il risultato? Sulle Dolomiti si vola come e quando si vuole, senza controlli, senza limiti, senza rispetto per la fauna, per il diritto al silenzio, per chi vive in queste montagne». In Trentino e in Veneto – dal Monte Bondone a Cortina – si arriva perfino a portare
neve in quota con l'elicottero, una pratica definita «assurda» in piena crisi climatica: «È la fotografia di un territorio dove l'arroganza umana sembra non conoscere confini: gli impiantisti e gli operatori turistici si comportano da padroni, mentre le istituzioni si piegano ai loro interessi e abbandonano la difesa dei beni comuni. La cultura della montagna – il limite, il rispetto, la responsabilità – è stata cancellata». L'ultima «provocazione» – così viene definita – arriva da Heliunion, che pubblicizza voli brevi, lunghi e personalizzati attorno ai luoghi simbolo delle Dolomiti. «Se è autorizzata, è gravissimo. Se non lo è, allora è una violazione palese del regolamento della stessa Fondazione. Il consiglio direttivo di Mountain Wilderness è sconcertato: le Dolomiti stanno diventando un prodotto da vendere al miglior offerente, un territorio svuotato di visione e progettualità naturalistica, privo di un'etica del limite. Una desolazione che investe anche la credibilità delle nostre istituzioni regionali». Casanova chiede quindi «un immediato cambiamento di rotta; che il patrimonio Unesco venga finalmente rispettato». Ma ci sono anche singoli operatori turistici a protestare, come l'albergatore Leandro Grones di Arabba, già sindaco di Livinallongo: «L'Unesco ha riconosciuto le Dolomiti non perché zeppe di elicotteri per turisti, ma per aspetti naturali, paesaggistici e anche culturali, dove la zanzara a motore non era annoverata tra i mezzi di trasporto. È troppo facile richiamare turisti danarosi con lo specchietto Unesco e poi proporre eliski per l'inverno o la Lamborghini da noleggiare in albergo per annerire di gomma bruciata i tornanti dei passi dolomitici. È urgente intervenire prima che degeneri questo malcostume che nel tempo si ritorcerà su economia turistica e comunità che vivono le Dolomiti. Lusso, ostriche e champagne vanno ben calibrati. Dove sono i controlli? Bolzano ha regolamentato il volo turistico. E noi?». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CorrieredelleAlpi|12dicembre2025
p. 17
«Sìallaculturadellimitemanonsiamoun'authority»
FDM la replica
«Non rientrano nelle competenze istituzionali dell'ente né l'imposizione di vincoli, né lo svolgimento di attività di controllo sul territorio, funzioni attribuite, per legge, ad altri soggetti». Così Roberto Padrin, presidente della Fondazione Dolomiti Unesco, replica al Movimento Mountain Wilderness che rimprovera la Fondazione stessa di aver disatteso l'impegno a convincere le Istituzioni interessate a vietare l'eliski. «Mountain Wilderness torna su una questione importante e complessa, che chiama in causa», osserva Padrin, «da un lato una moltitudine di norme e competenze che, ovviamente, non sono in capo alla Fondazione Dolomiti Unesco, dall'altro una cultura del limite e del rispetto della fragilità degli ecosistemi sulla quale, invece, l'azione diretta della Fondazione è costante, come dimostrano i numerosi progetti che continuano a essere realizzati grazie anche al lavoro di rete con i territori». Padrin testimonia che il problema del numero di iniziative commerciali che propongono sorvoli a scopo turistico «è ben presente al cda della Fondazione e va affrontato con equilibrio e nel rispetto delle competenze, a cominciare da quella territoriale: la Fondazione sta approfondendo e può favorire un confronto solo sui casi che abbiano un eventuale impatto diretto sulle aree incluse nel patrimonio mondiale. E anche in questo caso, va chiarito che l'iscrizione delle Dolomiti nella lista del patrimonio mondiale non comporta una forma di tutela giuridicamente specifica; questa si ricava dalla presenza o meno di aree già protette, come ad esempio i parchi sui quali
vige divieto di sorvolo». La questione, nel merito, è «molto complessa», sottolinea Padrin. «Possiamo però agire, e lo stiamo facendo, su almeno due fronti: tutela attiva e promozione di una cultura della montagna fondata sul senso del limite, sul rispetto degli ecosistemi, su una frequentazione lenta e consapevole delle Dolomiti; quello della sollecitazione agli enti preposti (diversi a seconda dei contesti) per favorire la regolamentazione e i controlli». A volte il lavoro della Fondazione «viene confuso con quello di una sorta di authority con compiti di controllo e sanzione» conclude Padrin «Quello che può garantire è la collaborazione con tutti i soggetti competenti e le associazioni, affinché siano promossi tutela e rispetto dei valori universali delle Dolomiti Patrimonio Mondiale». fdm © RIPRODUZIONE RISERVATA.
IlGazzettino|12dicembre2025
p. 27, edizione Belluno
Dolomiti,lagiostraperglielicotteri:«Èoradidirebasta»
MARCO DIBONA
LA POLEMICA CORTINA
La montagna torni a essere un bene comune, non un parco giochi per elicotteri. A chiederlo è Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, associazione che si scaglia contro la pratica dei voli turistici sulle Dolomiti. Gli ambientalisti chiamano in causa Fondazione Dolomiti Unesco, che dovrebbe garantire il rispetto delle tutele già previste per i territori delle Province autonome di Bolzano e Trento, anche per le Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, tutti territori compresi nella Fondazione. L'ITER Casanova sostiene che il percorso partecipato che aveva portato al piano di gestione del patrimonio naturale Unesco delle Dolomiti si era chiuso con un impegno chiaro: stop ai voli turistici sugli ecosistemi più fragili delle Alpi, in attesa di una normativa nazionale più severa: «A garantirne il rispetto doveva essere la Fondazione Dolomiti Unesco. Oggi possiamo dirlo senza mezzi termini: quelle promesse sono state tradite. La Fondazione non solo non ha difeso il patrimonio che dovrebbe rappresentare, ma ha lasciato campo libero a ogni abuso. Il risultato è che sulle Dolomiti si vola come e quando si vuole, senza controlli, senza limiti, senza alcun rispetto per la fauna, per il diritto al silenzio, per chi vive e cammina in queste montagne». Talora le prescrizioni sono comunali, cambiano di valle in valle, da una cima all'altra. Se a Cortina d'Ampezzo è vietato l'eliski, oppure l'atterraggio dell'elicottero per scopi turistici, basta posare i pattini pochi metri più in là, sul territorio del comune confinante, per eludere il divieto. Mountain Wilderness fa quindi riferimento a un recente episodio: «In Trentino e in Veneto, dal monte Bondone a Cortina, si arriva perfino a portare neve in quota con l'elicottero, una pratica assurda e inaccettabile in piena crisi climatica. In Alto Adige continuano i voli di eliturismo da Corvara, e talvolta da Ortisei o passo Gardena, in violazione della stessa legge provinciale». IL TRASPORTO Il 5 dicembre in Trentino, per innevare la pista Palon, sul monte Bondone, la società Trento Funivie ha usato un elicottero, con quaranta rotazioni, per portare in quota neve artificiale prodotta a valle. Contro questo lavoro si sono scagliate diverse associazioni, dal Club alpino italiano a Mountain Wilderness. La stessa pratica fu adottata, in passato, anche a Cortina, per completare lo skiweg della Croda Negra e chiudere il carosello sciistico attorno al monte Averau. «È la fotografia di un territorio dove l'arroganza umana sembra non conoscere confini: gli impiantisti e gli operatori turistici si comportano da padroni, mentre le istituzioni si piegano ai loro interessi e abbandonano la difesa dei beni comuni aggiunge Casanova è stata cancellata la cultura della montagna, con i valori del limite,
il rispetto, la responsabilità. L'ultima provocazione arriva da Heliunion, che pubblicizza voli brevi, lunghi e personalizzati attorno ai luoghi simbolo delle Dolomiti: Sassolungo, Sella, Tofane, Tre Cime di Lavaredo, Civetta, Antelao». L'associazione conclude con un'altra sottolineatura: «Nel materiale promozionale di questi voli compare persino la dicitura "Dolomiti patrimonio Unesco". Se è autorizzata, è gravissimo. Se non lo è, si tratta di una violazione palese del regolamento della Fondazione. Le Dolomiti stanno diventando un prodotto da vendere al miglior offerente, un territorio svuotato di visione e progettualità naturalistica, privo di un'etica del limite. Una desolazione che investe anche la credibilità delle nostre istituzioni regionali. Tutte. Chiediamo un immediato cambiamento di rotta. Chiediamo che il patrimonio Unesco venga finalmente rispettato». Marco Dibona © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CorrieredelVeneto|16dicembre2025
p. 10, edizione Treviso - Belluno
«Il57%delleopereolimpichesaràfinitodopoiGiochi»
Ugo Cennamo cortina d’ampezzo Il Report Open Olympics, curato da Libera e da venti associazioni tra le quali Italia Nostra, Wwf, Legambiente, Cai e Mountain Wilderness, fotografa lo stato delle opere olimpiche a 53 giorni dal via dei Giochi e ne evidenzia le note dolenti: 42 opere su 98 finite in tempo utile, posticipate nel 2025 il 73% degli interventi previsti e un aumento dei costi di 157 milioni di euro. La risposta di Simico, la Società infrastrutture Milano Cortina, non entra nel merito dei punti, ma si limita a sottolineare la trasparenza del proprio operato visto che tutti i dati raccolti nel report provengono dal portale sul sito web della società. «Portale si legge nella nota di Simico che ha fornito e continuerà a fornire tutti i dati sui cantieri soprattutto ai cittadini, ma anche alle testate giornalistiche nazionali, internazionali e locali, oltre a realtà come Libera». Simico, da un anno e mezzo guidata da Fabio Saldini che ne è ad oltre a essere commissario di governo, ha dovuto imprimere una forte accelerata su tutti i fronti visto l’immobilismo che è a lungo regnato. I numeri del report inquadrano il lato oscuro di questa ripartenza. «Ciò che resta opaco, parziale, non del tutto conoscibile sono i “non dati’”, si legge nel Report Open Olimpics». Facendo seguire la spiegazione di cosa siano i «non dati». «Quest’anno la data di fine lavori è stata posticipata per il 73% delle opere, con slittamenti che in alcuni casi superano i tre anni è scritto Inoltre, nei primi 10 mesi del 2025 il valore del piano delle opere aumenta di 157 milioni di euro (+4,6%), con aumenti per 34 interventi già presenti, uno sdoppiamento e tre nuove opere». E si conclude che «resta impossibile capire chi stia sostenendo questi aumenti, perché il portale Open Milano Cortina 2026 non riporta le fonti di finanziamento». Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra (Avs) alla Camera, ringrazia «la rete Open Olympics per aver realizzato un lavoro così attento e prezioso”. E attacca: «Ormai tutto è fatto o non è stato fatto per i giochi invernali: i dati dell’ultimo Report della rete Open Olympics svelano ciò che Simico e il ministero delle Infrastrutture Matteo Salvini tengono oscuro: cioè che ben il 57 per cento delle opere sarà completato dopo i Giochi, con l’ultimo cantiere nel 2033 e che i finanziamenti dei lavori rimanenti non si sa a carico di chi sia: forse della comunità?».
p. 9
Giochicicosterannoquasitremilioniinpiù

Quasi tre milioni di euro in più: è l'aumento di costi fatto registrare in un solo anno dalle opere trentine per le Olimpiadi invernali 2026. Nonostante le competizioni internazionali siano ormai alle porte (le Olimpiadi si terranno dal 6 al 22 febbraio), ben 11 opere su 30 previste sul nostro territorio non saranno completate in tempo. I dati sono contenuti nel terzo e ultimo rapporto presentato da Libera insieme alle 20 associazioni promotrici della rete Open Olympics 2026, nata proprio per monitorare lo stato delle opere attraverso il portale Open Milano Cortina 2026 (la cui messa online è stato uno dei risultati della campagna stessa), ma soprattutto per rendere trasparente che è invece ancora opaco e parziale. «Accanto ai dati disponibilispiegano i promotori - il report elenca i principali non dati, ossia le questioni rimaste senza risposta perché i dati a disposizione non ci sono o sono pochi». Il primo quesito irrisolto riguarda l'impatto ambientale: pur previsto dalla metodologia del Comitato olimpico internazionale (Cio), ad oggi manca ancora il calcolo dell'impronta di anidride carbonica di ogni singola opera. Il secondo è la spesa complessiva dei Giochi. «Sappiamo quanto costa il Piano delle opere, ma non chi stia coprendo gli incrementi, perché il portale non riporta le fonti di finanziamento», denunciano gli attivisti. Il terzo interrogativo riguarda i subappalti, per cui sono visibili i nomi, ma non i valori economici.
La situazione in Trentino
Tornando ai dati, per le trenta opere legate ai Giochi in provincia di Trento è previsto un valore economico complessivo di circa 390,7 milioni di euro, pari all'11 per cento della spesa totale del Piano. Di queste trenta opere, quelle essenziali per l'evento olimpico sono 11, mentre le restanti 19 sono cosiddetti interventi di legacy, opere di lungo periodo che dovrebbero garantire un impatto duraturo e positivo per il territorio. All'interno delle opere di legacy, 14 sono classificate come stradali/ferroviarie e cinque nella categoria altro. Tra le opere trentine di legacy stradali/ferroviarie emerge un equilibrio tra interventi di trasporto pubblico (8 opere) e interventi stradali (6 opere). Sul piano economico, alle opere per l'evento olimpico sono destinati circa
109,6 milioni di euro (il 28 per cento del totale per il Trentino), mentre le opere di legacy assorbono circa 281,1 milioni di euro, pari al 72 per cento della spesa complessiva. Come detto, rispetto ai dati forniti da Simico spa al 31 dicembre dell'anno scorso, la spesa prevista per le opere trentine è aumentata di quasi tre milioni di euro, una crescita dello 0,77 per cento. «Si tratta - si legge nel report - della variazione percentuale più contenuta tra le quattro aree considerate», vale a dire Trentino, Alto Adige, Lombardia e Veneto.
La situazione in Alto Adige
Nel territorio della provincia di Bolzano sono previste meno opere: 14, per un valore economico complessivo aggiornato di circa 337,7 milioni di euro, pari al 9,5 per cento della spesa totale del Piano. Di queste 14 opere, 5 sono essenziali per l'evento olimpico e paralimpico, mentre le restanti 9 sono interventi di legacy. Tra questi ultimi prevalgono nettamente gli interventi stradali/ferroviari (8 opere), mentre una sola opera ricade nella categoria altro. La spesa destinata alle opere per l'evento olimpico ammonta a circa 58,5 milioni di euro (il 17 per cento del totale), mentre gli interventi di legacy assorbono 279,1 milioni. Ciò che sorprende nel caso altoatesino è che la spesa prevista per le opere è aumentata di 46.122.613,41 euro, una crescita del 15,82 per cento: l'incremento percentuale più elevato tra tutte le aree geografiche coinvolte. Il bilancio nazionale
La maggior parte delle opere si concentra in Veneto e Lombardia: regioni che sfiorano i 1,5 miliardi di euro ciascuna. Complessivamente, guardando tutti e quattro i territori interessati dai Giochi, le opere previste sono 98, per un investimento complessivo di 3,54 miliardi di euro, di cui solo il 13 per cento dedicate ai Giochi e l'87 per cento di legacy. Significa che per ogni euro destinato alle opere indispensabili ai Giochi, se ne spendono 6,6 per opere di legacy. Solo 42 opere hanno una fine lavori prevista prima dell'evento: il 57 per cento degli interventi sarà completato dopo i Giochi, con l'ultimo cantiere nel 2033. Sedici interventi, inclusi otto essenziali, tra cui la dibattuta pista da bob «Cortina sliding centre», l'innevamento artificiale e il Villaggio olimpico di Cortina, presentano una consegna solo parziale. «L'assenza di metadati - spiega il report - non permette di capire in che stato saranno allo scoccare del tempo olimpico». Nel corso del 2025 la data di fine lavori è stata posticipata per il 73 per cento delle opere, spesso in modo rilevante, con slittamenti che in alcuni casi superano i tre anni. Sul fronte economico, nei primi dieci mesi del 2025 il valore del Piano è cresciuto di 157 milioni di euro (più 4,6 per cento), con aumenti che riguardano 34 opere già presenti, uno sdoppiamento e tre nuove opere.
IlT|21dicembre2025
p. 37
«Marmolada,unpianoperilrilancio»TragliobiettiviilrecuperodeiterreniEnelela realizzazionedelparcostorico
VAL DI FASSA
La Marmolada non è solo una montagna; è un simbolo. L'appellativo «Regina delle Dolomiti» ora è conteso tra Cortina d'Ampezzo e il Comune di Canazei. Di questo si è parlato nell'ultimo Consei del Comun General de Fascia. Non solo in termini identitari ma anche come necessità di un serio rilancio. «Non basta difendere il nome - ha detto il consigliere Dimitri Demarchi,
vicensindaco di Canazei - è necessario sviluppare azioni concrete». Con i suoi 3.343 metri, la «Regina delle Dolomiti» ha assistito a secoli di storia, dalle cruente battaglie della Grande Guerra fino all'epoca d'oro dello sci estivo. Oggi, però, si trova a un bivio. Tra il cambiamento climatico che ne minaccia il ghiacciaio e le nuove dinamiche del turismo, rilanciare la Marmolada è un dovere, ma anche un'opportunità. A sollecitare l'argomento, l'approvazione (all'unanimità) della mozione presentata dal gruppo consigliare «Canazei, comunità e progresso» che si batte per la tutela del titolo «Regina delle Dolomiti». Una denominazione da tempo usata per nominare la montagna tra Fassa e Agordino che ora Cortina d'Ampezzo vorrebbe per sé. Alla vigilia delle Olimpiadi Milano Cortina, evento che dovrebbe unire gli uomini, specialmente quelli che abitano territori con storia comune, si apre un nuovo contenzioso. Dopo la battaglia sui confini, vinta da Trento, ora si apre una nuova sfida che ogni giorno sale di livello se - come ha detto in aula il consigliere ladino Luca Guglielmi, presente in sala - sono in atto interlocuzioni tra Provincia di Trento e Regione Veneto. «In dirittura d'arrivo ci sono anche quattro milioni di euro per intervenire sulle criticità della Marmolada» ha confermato Guglielmi. Amedeo Valentini, della minoranza, ha condiviso pienamente l'appello del Comune di Canazei ma nel suo intervento sollecita azioni concrete per salvare la montagna dal degrado. In particolare ha elencato una serie di azioni sulle aree di competenza dell'Enel tra cui lo storico laboratorio di ricerca «Enrico Fermi» dove fino agli anni ‘50 fisici dell'Università di Padova davano la caccia a misteriose particelle del Cosmo. C'è anche la possibilità di creare un parco storico grazie alle tracce ancora evidenti della Grande Guerra lasciate dal ghiacciaio in regressione. Cesare Benard, oltre che a essere consigliere è studioso di storia locale, si è chiesto che spazio di manovra ha l'appello del Comun General de Fascia condiviso anche dalle amministrazioni della valle. «In un tempo in cui tutto si può comprare - ha detto - non sarà facile contrastare il progetto avanzato da Cortina d'Ampezzo». Intanto la Marmolada è, con le sue ferite, la memoria dell'insipienza umana. Dalla guerra di posizione nel ventre del ghiacciaio, al boom turistico che ha lasciato dietro di sé un rosario di scheletri impiantistici. La riconversione della Marmolada era iniziata nel 1998, proseguita con i patti per la Marmolada (2003 e 2007), tutti falliti per arrivare nel 2017 a un piano d'azione concordato con il Comune di Canazei rimasto lettera morta. Ora anche lo scippo della denominazione «Regina delle Dolomiti». Nell'incontro serale del Comun General c'è stato anche il tempo per approvare a maggioranza il Documento unico di programmazione 2026 - 2030. Il bilancio di previsione 2026 pareggia su 15 milioni 124 mila euro. Per la cultura ladina è atteso un trasferimento di 340mila euro da parte della Provincia. Dal primo aprile sarà operativo l'ufficio tecnico, da anni completamente sguarnito di personale. Si pensa anche di acquisire, come da ordinamento, ulteriori competenze per il Comun General. Il problema però è strettamente collegato alla cronica carenza di personale. Una valle votata al turismo e con un urgente problema abitativo, non è appetibile e questo limita fortemente l'azione delle amministrazioni pubbliche.
CorrieredelleAlpi|3dicembre2025
p. 27
NataleaiSerraidiSottoguda:ilComuneriaprevisiteecascate
Francesco Dal Mas
ROCCA PIETORE
Il sindaco di Rocca Pietore, Valerio Davare, non si accontenta. Dopo il successo dell'apertura estiva dei Serrai di Sottoguda, con 70 mila visite, in soli quattro mesi, vuol aprire la spettacolare forra anche d'inverno. Insieme ai tecnici sta perfezionando il cronoprogramma dei possibili accessi, che verrà reso noto la prossima settimana. Si partirà a Natale e si andrà avanti per alcune settimane. «Si tratta di una prima sperimentazione», si limita a dire Davare. L'orario di accesso non sarà quello estivo, ma più contenuto, per motivi di sicurezza. Ma con le condizioni climatiche di sicurezza ci sarà anche un ritorno atteso: quello dell'arrampicata sulle cascate di ghiaccio dei Serrai, a lungo un tempio europeo per gli appassionati. Le difficoltà variano dal 2 grado fino al 5 superiore, con molte salite di livello medio alto. Tra queste la più impegnativa è La spada nella roccia; posta proprio sotto il grande ponte della strada che collega Sottoguda a Malga Ciapela. Si va dalla Cascata del Sole (difficoltà II/3+) a quella delle Attraversate (II/4), dalla Cattedrale di Centro (II/4+) alla Cattedrale di Destra (II/4) a quella di sinistra (II/6), dalla Excalibur (II/4+) alla Spada nella roccia (II/5). Gli esperti presentano quest'ultima come «una stupenda colonna che nasce da una grotta nella roccia; la prima salita fu ad opera di Maurizio Gallo negli anni'80 rappresentò un bel salto in avanti per la piolet traction nelle alpi occidentali». Ma particolarmente affascinante è anche l'itinerario sulla Cattedrale di Centro: «Si trova sulla destra del canyon: salendo la si riconosce subito per la sua imponenza. Offre una salita verticale su inclinazioni mai troppo sostenute e uno stupendo secondo tiro». Il particolare mondo degli arrampicatori di ghiaccio è già in fermento. Prima della chiusura dei Serrai, a seguito dei disastri della tempesta Vaia, il sito costituiva la meta più ambita in sede europea, se non mondiale, per l'arrampicata sulle verticali di ghiaccio. Rispetto al passato ci saranno limiti e vincoli, per motivi di sicurezza, ma, assicura il sindaco di Rocca Pietore, «col tempo vorremmo ridiventare il "santuario" di questa particolare categoria di arrampicatori». L'amministrazione comunale, mentre sta per definire il nuovo programma, pensa anche ai dettagli pratici: ha disposto l'affidamento diretto per la realizzazione di due transenne con ruote piroettanti a scomparsa, per la Ztl a Sottoguda, al falegname-carpentiere Paolo Manfroi per l'importo di 3. 500 euro. E siccome i Serrai, con la prossima estate, saranno aperti anche dalla parte di Malga Ciapela, ecco che l'amministrazione Davare ha programmato gli interventi da circa 6 milioni di euro previsti con il Fondo Comuni Confinanti ancora dalla giunta di Andrea De Bernardin. Si tratta del completamento della pista di sci da fondo, con la costruzione di un centro polifunzionale che ospiterà una biglietteria e spogliatoi, nonché un bar paninoteca, nonché altri servizi. Vi sarà spazio per parcheggiare il gatto delle nevi del Comune. In programma anche la realizzazione di un "Kitpark", una struttura con annesso parco giochi per i bambini. Non mancherà un tapis roulant da 200 mila euro a servizio del campo scuola di sci. «Creeremo le infrastrutture necessarie per garantire l'approvvigionamento idrico destinato all'innevamento artificiale», fa sapere il sindaco. Il progetto comprende pure la costruzione di un grande parcheggio nonché la sistemazione della rete fognaria. «Ci predisponiamo per accogliere, sempre l'anno venturo, il nuovo impianto di risalita verso il Padon della società Funivie Arabba. Dopo le festività, infatti, facciamo conto di passare all'approvazione della variante in Comune», sospira di sollievo il sindaco. L'infrastruttura era attesa ancora due anni fa ma i problemi relativi all'attraversamento di alcune proprietà sono in soluzione soltanto in queste settimane. Il costo dell'opera, destinata sia al turismo invernale sia alla stagione estiva, dovrebbe aggirarsi sui dieci milioni di euro. Il nuovo impianto permetterà un collegamento diretto tra la marmolada, Arabba ed il Sellaronda.
CorrieredelleAlpi|11dicembre2025
p. 28
Marmolada,stagionealviaISerraiversolariaperturalaprossimasettimana
FRANCESCO DAL MAS
RoCCA PIETORE
Sabato riparte la funivia della Marmolada, attrezzata della pista di discesa più lunga d'Europa, ben 12 km. Mentre la settimana successiva, con tutta probabilità sabato 20 dicembre, riapriranno i Serrai di Sottoguda. L'idea nell'aria era quella di riaprirli già da questo sabato ma si sono messe di mezzo le temperature troppo alte: sconsigliabili, in queste condizioni, le scalate lungo le cascate di ghiaccio che sono da sempre il punto di attrazione invernale ai Serrai. Ma andiamo con ordine. Sabato Patrick Pomarè, il direttore di Funivie Marmolada, darà il via alla nuova stagione con la spettacolare salita da Malga Ciapela a Punta Rocca, con cambio di cabina al Coston d'Antermoia e tappa intermedia alla stazione di Serauta. La società presieduto da Valentino Vascellari fa sapere che è stata completata l'installazione di un nuovo impianto di innevamento. Progettato per garantire la massima qualità delle piste, il nuovo sistema riduce sensibilmente il consumo di acqua e di energia elettrica e può essere attivato anche in situazioni di meteo complesse. La società evidenzia, inoltre, con malcelato orgoglio, di aver mantenuto tariffe differenziate in base ai periodi di alta e normale affluenza, con riduzioni per ragazzi e gruppi organizzati. I bambini sotto i sei anni viaggiano gratuitamente. La prima corsa della giornata è prevista ogni mattina alle 8. 40 da Malga Ciapela. L'ultima salita per i pedoni è fissata alle 15, mentre l'ultima discesa da Punta Rocca è alle 16. Gli sciatori possono raggiungere Punta Rocca fino alle 15. 30 e salire a Serauta fino alle 15. 40. Questo orario è particolarmente rilevante per chi affronta il Sellaronda o il Giro della Grande Guerra in senso antiorario: superato questo limite, infatti, non sarà più possibile completarlo. Ma la Marmolada non è solo sci: alla stazione di Serauta è possibile visitare il Museo Marmolada Grande Guerra, il più alto d'Europa, con un allestimento che racconta la vita dei soldati in alta quota durante il primo conflitto mondiale. A Punta Rocca si trova la terrazza panoramica a 3. 265 metri, con una vista unica sui principali gruppi dolomitici. A disposizione dei visitatori anche un ristorante a Serauta con ampia vetrata, un bar con terrazza solarium a Malga Ciapela e numerosi spazi dove rilassarsi prima o dopo la salita. A valle, nel frattempo, si attende anche la prima apertura invernale dei Serrrai di Sottoguda. Attesa dai numerosi "ghiacciatori" di tutta Europa, era stata inizialmente ipotizzata per sabato prossimo, 13 dicembre. «Purtroppo fa poco freddo anche in forra, per cui abbiamo deciso di attendere qualche altro tempo, di temperature al di sotto dello zero», spiega il sindaco di Rocca Pietore, Valerio Davare, «in modo da consentire un'apertura in sicurezza». L'apertura, com molto probabilmente, si verificherà il sabato successivo, il 20 dicembre. I Serrai di Sottoguda sono considerati, dagli appassionati, un vero e proprio santuario, per le arrampicate su ghiaccio. Erano molto frequentati fino al 2018. Quando è avvenuta la tempesta Vaia, ci sono stati danni così gravi all'interno del particolare contesto ambientale che il Comune ha vietato l'acceso fino all'estate dello scorso anno, quando si sono conclusi i lavori di rigeneraszione. L'intenzione del sindaco Davare è di consentire l'accesso anche ai visitatori turistici, ovviamente «in condizioni di massima sicurezza». © RIPRODUZIONE RISERVATA
IlT|20dicembre2025
p. 9
AdamelloBrenta:ricercaemobilità
Bilancioda6milioniperil2026,confermatigliinterventisulterritorio
Il nuovo Comitato di gestione del Parco Naturale Adamello Brenta ha tenuto ieri sera a Strembo la sua prima riunione ufficiale dopo il rinnovo degli organismi di governance dell'Ente. Un appuntamento che ha segnato l'avvio operativo del nuovo corso amministrativo e che ha visto al centro dell'attenzione la programmazione delle attività e degli investimenti per il triennio 2026-2028.Ad aprire i lavori è stato il presidente Walter Ferrazza, che ha rivolto ai componenti del Comitato gli auguri di buon lavoro, illustrando quindi il bilancio di previsione e la relazione triennale delle attività, entrambi approvati dall'assemblea. La pianificazione per i prossimi tre anni conferma una linea di continuità con il lavoro svolto finora, ma con un rafforzamento di alcuni ambiti strategici ritenuti centrali per la tutela e la valorizzazione dell'area protetta: la manutenzione del territorio, la mobilità sostenibile, l'educazione ambientale, le attività culturali e la ricerca scientifica.Proprio la manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio rappresenta una delle voci più rilevanti dell'azione del Parco. Per il 2026 è prevista la conferma dell'organizzazione tecnico-operativa già attiva nel 2025, con un impiego complessivo di 31 operai, di cui quattro a tempo indeterminato e 27 stagionali, suddivisi in otto squadre operative distribuite sull'intero territorio dell'area protetta. A questo si affianca il lavoro sulle convenzioni con gli enti locali: sono infatti in corso i contatti con i Comuni e le Asuc per definire i nuovi accordi quinquennali validi dal 2026 al 2030, oltre al rinnovo e al consolidamento delle collaborazioni con altri soggetti del territorio, tra cui Madonna di Campiglio Azienda per il Turismo, il Consorzio Bacino Imbrifero Valle del Chiese e Trentino Marketing.Un altro capitolo rilevante della programmazione riguarda la mobilità sostenibile. Anche per il 2026 sarà confermata la gestione dei parcheggi nelle principali aree di accesso al Parco, tra cui Val Genova, Vallesinella, Val di Fumo, Patascoss-Ritort, Malga Zeledria, Val Algone. Proseguirà inoltre il servizio di bus navetta, già sperimentato con esito positivo nel 2024 e nel 2025 in collaborazione con l'Apt Madonna di Campiglio, in particolare per la Val di Breguzzo, così come il trenino per l'accesso alla Val Genova da Pinzolo. Rimarranno attivi anche il sistema di prenotazione e pagamento dei parcheggi tramite portale dedicato e la gratuità del trasporto pubblico collettivo, strumenti pensati per ridurre l'impatto del traffico privato e migliorare la fruizione dell'area protetta.Sul fronte dell'educazione ambientale, la prima parte del 2026 sarà dedicata ai progetti rivolti alle scuole primarie e secondarie di primo grado degli ambiti locali e a quelle provenienti da territori esterni al Parco. L'offerta formativa è stata ulteriormente ampliata grazie al progetto del Parco Fluviale della Sarca, sviluppato nell'ambito dell'accordo triennale con il BIM del Sarca. Nella seconda parte dell'anno prenderanno invece avvio i nuovi percorsi inseriti nel programma didattico che sarà adottato dalla Giunta esecutiva nella primavera del 2026. L'Unità di Educazione Ambientale è già al lavoro su una nuova proposta progettuale che dovrebbe essere sottoposta all'approvazione entro il mese di maggio.Ampio spazio è stato riservato anche alla ricerca scientifica, considerata un pilastro dell'attività del Parco. Nel 2026 è previsto l'avvio o la prosecuzione di diversi progetti, dal monitoraggio del
rapporto preda-predatore con particolare attenzione al lupo, allo studio sulla lepre bianca nell'ambito delle ricerche sui cambiamenti climatici. Proseguirà il progetto dedicato ai predatori, che sarà presentato il 29 gennaio 2026 a Carisolo in un convegno che illustrerà i risultati di due anni di lavoro condotto insieme agli antropologi dell'Università Ca' Foscari di Venezia e ai sociologi dell'Università di Sassari. Al centro anche il progetto stambecco, che valuta la possibilità tecnico-scientifica di una reintroduzione sulle Dolomiti di Brenta dopo l'esperienza sull'Adamello, la prosecuzione del progetto Biomiti sui cambiamenti climatici in alta quota e la sperimentazione dei dissuasori acustico-luminosi, che quest'anno si concentrerà sugli allevamenti ovicaprini.Dal punto di vista finanziario, il bilancio di previsione indica entrate e uscite pari a poco meno di 5,9 milioni di euro per il 2026, che scendono a circa 3,9 milioni nel 2027 e a 3,88 milioni nel 2028. Nel corso della riunione il Comitato ha infine approvato la costituzione di quattro commissioni tecniche interne, chiamate ad approfondire temi specifici come la riqualificazione e la gestione della Val di Tovel, le linee di indirizzo per la conservazione ambientale, la ricerca e l'educazione, la valorizzazione dell'area dell'ex cava Maffei di Giustino e quella del sistema delle malghe, dei pascoli e degli alpeggi. Un lavoro che accompagnerà l'attività del Parco nei prossimi anni, rafforzando il ruolo dell'Adamello Brenta come laboratorio di tutela ambientale, ricerca e sviluppo sostenibile.
CorrieredelleAlpi|6dicembre2025
p. 17
Ilpericoloèdietrol'angolo«Artva,palaesondaanchepericiaspolatori»
FDM
L'intervista
La notizia più attesa dai ghiacciatori? «Ci auguriamo che il sindaco Davare di Rocca Pietore ci confermi la riapertura delle cascate di ghiaccio, il nostro santuario, per il 13 dicembre. Lo aspettiamo da sette anni, da quando cioè è stato chiuso dopo la tempesta Vaia». Roberto Bressan, il presidente, incrocia le dita insieme alle 210 Guide Alpine del Collegio Veneto. «Tutte pronte da oggi per accompagnare in sicurezza il polo dell'alta montagna in inverno», sottolinea Bressan con un pizzico di orgoglio. Quali sono i vostri servizi più richiesti in questa stagione? «Lo scialpinismo, il fuori pista, le cascate di ghiaccio, le ciaspolate». È saggio farsi accompagnare anche per una semplice ciaspolata? «In realtà chi va con le ciaspole deve essere consapevole –a meno che non frequenti piste battute – della necessità di avere lo stesso approccio e la stessa conoscenza di uno scialpinista. E quindi deve dotarsi, pure lui, oltre che delle ciaspole anche dell'Artva, della pala e della sonda. E di saper usare questi strumenti. Tanti pensano che le ciaspole non siano pericolose, ma quanti sanno che una ciaspola incide come quattro sciatori fuori pista sul manto nevoso quindi paradossalmente sono quasi più pericolose». Il fuori pista diventa a rischio, e quindi esige l'accompagnamento, anche quando lo si fa in compagnia? «Si, perché se io immagino di avere su un pendio cento persone, beh il pericolo non è irrilevante. Meglio dunque, frequentare luoghi o itinerari meno battuti. È buona norma non dimenticare che nello sci alpinismo il pericolo è dato non da se stessi ma soprattutto dagli altri». Come si presenta la stagione per le Guide Alpine delle Dolomiti? «Promettente. Anche dall'estero.
Ci sono delle agenzie di incoming che portano qua turisti da tutto il mondo e la guida alpina generalmente fa un accompagnamento di tipo settimanale con questi. Ma ci sono adesso le guide alpine che con i canali social fungono quasi da agenzia. Le prenotazioni sono buone e sono destinate ad aumentare nei prossimi anni, nel post Olimpiadi». Dove venite richiesti? «Per lo sci fuori pista, per le gite con le racchette da neve. Le guide alpine fanno anche molto ski touring: prendi gli impianti di risalita, magari scendi un po' in pista, un po' fuori pista. Sono attività molto richieste. E poi la cascata di ghiaccio. Si tratta di un cliente particolare che deve avere una predisposizione alla salita, quindi è la stessa disciplina che fa selezione». La guida alpina non solo accompagna ma mette a disposizione anche l'attrezzatura? «Si, ogni guida alpina fornisce anche l'attrezzatura al cliente. E lo protegge da ogni rischio, certo il cliente deve avere un minimo di capacità tecnica. I pericoli maggiori sono di chi non si fa accompagnare». Per chi inizia quali sono le raccomandazioni più elementari? «Chiaramente deve avere l'attrezzatura perché adesso trovi persone che vanno in montagna con attrezzatura non adeguata sia come abbigliamento sia come dispositivi. Manca spesso anche un approccio serio di valutazione del percorso in funzione del rischio possibile. È indispensabile consultare il bollettino meteorologico: i gradi di rischio, in ogni caso, vanno approfonditi, valutati direttamente, calati sulla propria scala di esperienza». Che vuol dire? «Un grado 5 può essere affrontato da una guida alpina in determinate condizioni. Al limite mi faccio il bosco del Cansiglio. Altrimenti si esce solo quando c'è pericolo 1». Avete ricambio come categoria, soprattutto adesso che la Legge Montagna vi riconosce come professione? «Abbiamo un corso con una quarantina di candidati. Vorremmo portarli ai Serrai per fare gli esami di ghiaccio». Le cascate di ghiaccio sono le più pericolose? Quali le raccomandazioni? «Intanto parliamo a un pubblico già esperto nel senso anche che ha la consapevolezza dell'ambiente montano e quindi le raccomandazioni sono di andare in cascata nel periodo giusto quindi con una temperatura molto bassa. E chiaramente di avere l'attenzione a sè e agli altri. Spesso si fanno cadere dei frammenti quando si va su con le picozze, quindi bisogna avere riguardo agli altri. E proprio nei Serrai ci può essere il problema di chi passa sotto». fdm
CorrieredelleAlpi|6dicembre2025
p. 17
Saperutilizzarel'Artvapuòsalvareunavita«Allenateviconivostricompagnidiescursione»
FDM
CORTINA
Chi sa usare l'Artva correttamente alzi la mano? Pochi, come capita di constatare agli espertidocenti del Soccorso Alpino alle prime lezioni di scialpinismo. «La raccomandazione è di approfittare di questi giorni di neve ancora scarsa per allenarci all'uso dell'Artva, perché non essendoci tanta neve la pala e la sonda non sono granché sperimentabili», afferma Giuseppe Zandegiacomo, presidente regionale Cnsas. L'Artva è lo strumento elettronico di ricerca in valanga. «Abbiamo fatto anche noi come Soccorso delle prove Artva con le varie Stazioni. Consiglio agli appassionati di provare anche con le persone con le quali compiono le uscite, perché l'auto soccorso dipende da me, ma dipende anche da chi viene con me, quindi an che i miei compagni di gita devono essere in grado di usare questo strumento che non è poi così immediato da apprendere». Intanto, consiglia Il presidente regionale del Socorso alpino, bisogna capire lo strumento, come lavora, come ragiona. «Arrivare sopra l'escursionista o lo
scialpinista sepolto non è sempre così scontato, anche perché se abbiamo un solo scialpinista la cosa è abbastanza semplice, ma se cominciamo ad averne due o tre, bisogna sapere come gestire lo strumento, dove andare e a chi dare la precedenza. Con due o tre Artva da trovare le cose si complicano un po', quindi consiglio di provare anche con due o tre persone sotterrando altrettanti apparecchi». E poi una prima raccomandazione: «Bisogna imparare a tenere i nervi saldi, a non lasciarsi prendere dall'agitazione. Quando succede una valanga c'è la pressione di tirare fuori subito chi è travolto, è comprensibile, ma occorre mantenere quella freddezza e quella lucidità che ti permettono di fare le scelte giuste». E ancor prima di adoperare l'Artva, vanno utilizzate sonda e la pala. «Perché, ad esempio, è indispensabile conoscere il tipo di neve sul quale si va ad operare», sottolinea Zandegiacomo. «Come è decisivo osservare scrupolosamente l'area del crollo per capire se dalla neve magari spunta qualcuno tra quelli finiti sotto la valanga. Oppure se si vede un bastoncino o se si sente urlare, chiedere aiuto. E poi ricordiamoci sempre l'importanza dei cani, perché se io ho uno scialpinista che non ha l'Artva, l'unico supporto che rimane è il cane». Le unità cinofile presenti sulle Dolomiti bellunesi, tra l'altro, sono super addestrate. I cani fanno le stesse prove dei loro conduttori. E l'affidabilità l'hanno dimostrata in tanti interventi.
AltoAdige|6dicembre2025
p. 22
«Troppaburocraziaperirifugiprivati»
In occasione di un incontro con l’assessore provinciale Peter Brunner, il comitato del Gruppo rifugi alpini dell’Hgv ha presentato le principali esigenze dei gestori privati di rifugi. Di fronte «a ostacoli burocratici sempre più onerosi, costi crescenti e incertezze in aumento», il gruppo guidato da Stefan Perathoner chiede agevolazioni nelle procedure autorizzative, criteri di finanziamento più equi e miglioramenti nella costruzione di opere di protezione. All’incontro ha partecipato anche il direttore dell’Hgv, Raffael Mooswalder. «La reintroduzione dell’obbligo di sottoporre gli ampliamenti più consistenti al parere della consulta per le attività alpinistiche comporta ulteriori ritardi». È stato affrontato anche il fenomeno del campeggio libero in alta montagna. Chiesti controlli più rigorosi per evitare problemi ambientali.
IlT|17dicembre2025
p. 41
«ValDuron,collegamentoacquenere»
CAMPITELLO
È stato approvato all'unanimità l'ordine del giorno proposto ieri in Consiglio provinciale dal rappresentante ladino Luca Guglielmi per il collegamento delle acque nere dalla Val Duron a Campitello. La Val Duron è una delle località più frequentate della Valle di Fassa sia nel periodo estivo che in quello invernale. Nell'estate del 2025 sono stati registrati circa 110mila passaggi
mentre nell'inverno 2024/2025 la presenza turistica accertata è di 72mila passaggi. Insomma, numeri importanti per la suggestiva valle laterale.
La valle ospita tre strutture ristorative/ricettive e in previsione urbanistica è possibile la presenza di un futuro agritur. Due sono le malghe a cui sia aggiungono circa trenta baite di privati. I rifugi sono attualmente provvisti di fossa Imhoff, un impianto di depurazione delle acque reflue, mentre la quasi totalità delle baite non dispone di servizi igienici. L'eccessiva presenza antropica in passato ha creato problemi alla qualità dell'acqua del paese di Campitello di Fassa. Il più grave nell'estate del 2024 quando l'Azienda provinciale per i servizi sanitari aveva riscontrato almeno 50 casi di sintomatologia gastroenterica tra residenti e turisti.
L'acquedotto di Campitello preleva l'acqua da tre località diverse della Val Duron dove sono presenti anche le vasche di raccolta. Le condutture poi si separano. Un ramo porta l'acqua alla frazione di Pian che si trova in posizione elevata. Il secondo ramo invece serve il paese. È probabile che in condizioni particolari, per esempio in presenza di abbondanti precipitazioni, le acque reflue degli esercizi in quota possano inquinare la rete idrica. Nei mesi scorsi - afferma il consigliere Luca Guglielmi - l'amministrazione comunale di Campitello di Fassa ha presentato al Presidente della giunta provinciale Maurizio Fugatti uno studio di massima volto a collegare le acque nere della Val Duron alla rete dell'abitato. È evidente come questa previsione gioverebbe alla Val Duron, alla salute pubblica e alla qualità dell'offerta turistica fassana. Per questo mi sono attivato per agevolare i contatti tra l'amministrazione di Campitello di Fassa e i Servizi provinciali per verificare la fattibilità tecnica del collettore delle acque nere per collegare la Val Duron all'abitato di Campitello di Fassa». Da tempo esiste un piano provinciale per i rifugi alpini con l'obiettivo di portare le acque reflue con i depuratori di valle. L'ultima grande opera ha interessato il collettore delle acque nere che collega il Rifugio Roda de Vael e la Baita Marino Pederiva alla rete dell'abitato di Vigo di Fassa e quindi al suo depuratore. Una situazione che era finita anche al centro di una puntata di Report a inizio anno. Nel caso della Val Duron è importante dal punto di vista tecnico valutare la fattibilità dell'opera. Si tratterebbe di un'opera infrastrutturale complessa dal punto di vista ingegneristico a causa delle caratteristiche orografiche del territorio. In particolare il significativo dislivello esistente all'imboccatura della valle.
IlGazzettino|18dicembre2025
p. 33, edizione Belluno
RifugioDalPiazacacciadigestori
DANIELE MAMMANI
SOVRAMONTE
Il Rifugio Giorgio Dal Piaz ha bisogno di nuovi gestori. La struttura del Cai di Feltre che sorge sulle Vette feltrine a quota 1993 metri sul livello del mare e a poche decine di metri dal passo delle Vette Grandi, non ha gestori che la possano rendere operativa nella nuova stagione. Per questo la Sezione feltrina del Club alpino italiano ha emanato in questi giorni un bando rivolto agli interessati che contiene tutte le particolarità e i requisiti per diventare gestore del rifugio per il prossimo triennio. In questo 2025 ormai alla fine si è chiuso anche il periodo di gestione affidato a Giorgio Da Rin Puppel Gadetta e Stefania Da Rin Bettina che per un mandato hanno portato avanti le sorti del Dal Piaz. Con il nuovo anno il rifugio potrà contare su una nuova gestione affidata al singolo oppure a una società come è previsto dal bando che il Cai di Feltre curato
dal vicepresidente della Sezione, Loris Vettoretti. La corsa alla "conquista" del rifugio è comunque già iniziata perché al cospetto del consiglio direttivo sezionale sono già giunte alcune richieste di partecipazione. Come da regolamento queste verranno valutate e nelle prime settimane del 2026 verrà resa nota la decisione del Direttivo Cai feltrino competente in materia. LA PUBBLICITÀ La pubblicazione del bando è stata rilanciata subito sui social e sulla pagina ufficiale del Cai di Feltre è stata pubblicata questa nuova possibilità: «Hai mai pensato di gestire un rifugio o conosci qualcuno che potrebbe essere interessato? Stiamo cercando un nuovo gestore per il Rifugio "Giorgio Dal Piaz", che si trova nelle Vette Feltrine, in Comune di Sovramonte, all'interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi». Un messaggio semplice che va dritto al punto e offre un'opportunità lavorativa a chi ci vuole mettere anche una buona dose di impegno perché un rifugio non è per tutti. «Con la chiusura della gestione precedente -spiega il presidente Renzo Zollet- si apre la necessità di trovare un nuovo gestore. L'offerta è stata pubblicata sul sito del Cai di Feltre e anche sulle pagine social, però le richieste di partecipazione alla "gara" di assegnazione hanno iniziato ad arrivare già tempo fa». LE CARATTERISTICHE Il presidente Zollet non entra nei particolari del bando, ma sottolinea alcune particolarità che devono essere rispettate: «Chi vorrà concorrere per l'assegnazione del compito di gestore del rifugio Giorgio Dal Piaz dovrà essere socio del Cai di Feltre, dovrà avere esperienza in materia, essere capace di destreggiarsi con la lingua inglese e avere una certa manualità nelle riparazioni e nella conduzione di tutto quello che avrà poi a disposizione. Al Dal Piaz è presente una certa quantità di attrezzatura, vedi i pannelli fotovoltaici o il generatore, e chi gestisce la struttura dovrà conoscere la materia». L'ALTA VIA Il rifugio è ultima tappa dell'Alta Via 2 delle Dolomiti che da Bressanone porta gli escursionisti fino a Feltre. I dati degli ultimi anni mostrano un incremento di appassionati che percorrono la via, Zollet entra nel merito: «I nuovi gestori dovranno muoversi bene con l'inglese perché l'Alta Via 2 viene percorsa da moltissimi stranieri, anche cinesi e da qui la necessità di conoscere almeno una lingua. Il rifugio è una struttura importante che ha ricevuto nell'ultimo anno dei miglioramenti sia tecnici che strutturali. Proprio per questo motivo si è reso necessario un nuovo bando di assegnazione che al suo interno contiene tutto quello che la Sezione Cai chiede per dare in gestione a struttura». Ogni informazione è reperibile sul sito www.caifeltre.it. Daniele Mammani