DOLOMITISMO.RACCONTIVERTICALI
TGRTrentino|30aprile2026
https://www.rainews.it/tgr/trento/notiziari/video/2026/04/TGR-Trentino-Alto-Adige-Trento-del30042026-ore-1400-dc60719d-98e8-4a0e-88bf-e0ef13d4c466.html
minuto 17.36
DOLOMITISMO.RaccontiVerticali
MountainBlog|5maggio2026
https://www.mountainblog.it/video-post/intervista-a-emanuele-confortin-dolomitismoalpinismo-che-scrive-storie-di-vita/
IntervistaaEmanueleConfortin.“Dolomitismo”:l’alpinismochescrivestoriedivita.
Emanuele Confortin è un giornalista, fotogiornalista e documentarista indipendente, esperto di geopolitica, migrazioni e aree di crisi in Asia e Medio Oriente. Al Trento Film Festival 2026 (74ª edizione), ha presentato in anteprima la sua nuova docuserie intitolata «DOLOMITISMO. Racconti Verticali». Ai microfoni di Mountainblog Emanuele descrive quale fosse l’obiettivo da raggiungere in “Dolomitismo”: racconatre come alpinisti di talento – sebbene non celebri – non facendo la storia dell’alpinismo, abbiano invece permesso all’alpinismo stesso di scrivere la loro personale storia. Un racconto che intreccia responsabilità, emozioni, cultura e consapevolezza, richiamando al rispetto profondo delle Dolomiti e dell’ambiente montano. Ascolta l’intervista realizzata da Mirko Sotgiu.
OggiTreviso|6maggio2026
https://www.oggitreviso.it/da-castelfranco-alle-vette-delle-dolomiti-team-castellano-cheha-conquistato-trento-film-festival-au23291-375859
DaCastelfrancoallevettedelleDolomiti:ilteamcastellanochehaconquistatoilTrentoFilm Festival
La docuserie "Dolomitismo" brilla alla 74ª edizione della kermesse: un progetto selezionato tra centinaia di proposte internazionali [https://www.oggitreviso.it/da-castelfranco-alle-vettedelle-dolomiti-team-castellano-che-ha-conquistato-trento-film-festival-au23291-375859]
Telepace|5maggio2026
https://youtu.be/kI3OwNIUQ7s?si=UmXe1_l7TyW5YYof
L'alfabetodellamontagna-TrentoFilmFestival2026-04/05/2026
LaPiazzaweb|8maggio2026
p. 31
https://www.lapiazzaweb.it/news/cultura/680031/dolomitismo-racconti-verticali-di-rocciastoria-e-alpinismo-da-parte-di-un-team-tutto-castellano.html
Dolomitismo:raccontiverticalidiroccia,storiaealpinismodapartediunteamtutto castellano
Presentata al Trento Film Festival, la docuserie di Emanuele Confortin e Fondazione Dolomiti Unesco approda nei cinema del Triveneto
Telebelluno|13maggio2026
https://www.telebelluno.it/wp/dolomitismo-racconti-verticali-la-docuserie-sbarca-al-cinema/
In arrivo al Cinema Italia Belluno tre dei novi episodi di “Dolomitismo. Racconti verticali”, serie realizzata dal regista Emanuele Confortin e prodotta da Fondazione Dolomiti UNESCO.
CorrieredelleAlpi|13maggio2026
p. 40
"Dolomitismo"all'ItaliaIraccontiverticalidiConfortinecompagni
IVAN FERIGO
Ivan Ferigo Belluno Arriva al Cinema Italia "Dolomitismo. Racconti verticali". Dopo l'anteprima al Trento Film Festival, la docuserie ideata e diretta da Emanuele Confortin è in tour nelle sale del Triveneto. Certo per quella di via Garibaldi è una settimana segnata, sull'onda del trionfo ai David di Donatello, dal grande rilancio nella programmazione de "Le città di pianura" di Francesco Sossai. Domani però c'è spazio anche, alle 20.45, per un evento speciale organizzato da Fondazione Dolomiti Unesco (che ha prodotto l'opera) e Provincia di Belluno nell'ambito della 28a edizione del premio "Pelmo d'oro". Una serata nella quale saranno proiettati tre dei nove episodi della docuserie e si potranno ascoltare le testimonianze di ospiti, alpinisti ed esperti che vi hanno partecipato. "Dolomitismo. Racconti verticali" narra due patrimoni mondiali in un'unica storia. L'alpinismo sulle Dolomiti osservato da due prospettive complementari: quella di uomini e donne che hanno sentito e continuano a sentire la spinta a scalarle ed esplorarle, e quella… delle stesse Dolomiti. Intrecciando le emozioni della ripetizione di alcune vie che hanno segnato la storia con l'alpinista Luca Vallata e i molti compagni di cordata (nonché voci di altri alpinisti, esperti e rifugisti) che in ogni puntata si legano con lui, all'appassionante descrizione del geologo Emiliano Oddone, dei processi che han plasmato gli stessi paesaggi capaci di raccontare 300 milioni di anni di storia della Terra. Tutto accompagnato dal tratto delicato e intenso della matita dell'artista e alpinista Gigi Dal Re. Nelle nove puntate – ciascuna di circa 27' – si va alla scoperta di Catinaccio, Cadini di Misurina, Campanile Basso, Cason di Formin, Civetta, Croda Cimoliana, Sass Maor, Spiz di Lagunaz, Marmolada. Nell'appuntamento di Belluno si potranno apprezzare i documentari con Michael Tramontin ("Cason di Formin, sul versante più
selvaggio"), Lorenzo Bellenzier ("Marmolada, il valore della rinuncia") e Marco Bergamo e Samuel Zeni ("Spiz di Lagunaz, il diedro perfetto"). Ed interverranno il presidente della Provincia Marco Staunovo Polacco, la direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco Mara Nemela e il presidente del Cai Veneto Francesco Abbruscato, oltre ai già citati Confortin, Vallata e Oddone. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Telebelluno|16maggio2026
https://www.telebelluno.it/wp/dolomitismo-racconti-verticali-le-dolomiti-protagoniste-sulgrande-schermo/
Presentata ieri al cinema Italia di Belluno “Dolomitismo. Racconti verticali”, la docuserie prodotta da Fondazione Dolomiti Unesco che racconta volti e valori della montagna.
Newsinquota|17maggio2026
https://www.newsinquota.it/dolomiti-sul-grande-schermo-la-docuserie-a-belluno/
Le Dolomiti raccontate dal cinema, tra alpinismo, storia e paesaggio. Al Cinema Italia di Belluno sono stati proiettati tre episodi della docuserie «Dolomitismo. Racconti Verticali», ideata e diretta da Emanuele Confortin e prodotta dalla Fondazione Dolomiti UNESCO. La serata, organizzata insieme alla Provincia nell’ambito del Premio Pelmo d’Oro, ha portato in sala una parte di un progetto che attraversa il Nordest dopo l’anteprima al Trento Film Festival. Un racconto che parte dalle grandi vie dell’alpinismo e arriva fino alla geologia, mettendo insieme le esperienze di chi ha scritto la storia delle Dolomiti con quelle di chi oggi continua a frequentarle. In ogni episodio si intrecciano infatti passato e presente, ma anche il “tempo profondo” di un territorio che racchiude oltre 300 milioni di anni di storia. A Belluno sono stati proiettati tre capitoli della serie: dal Cason di Formin, tra le pareti più selvagge della Croda da Lago, alla Marmolada, dove emerge il tema del limite e della rinuncia, fino allo Spiz di Lagunaz, nelle Pale di San Lucano, sulle tracce delle grandi prime ascensioni.
Alla serata erano presenti il presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO e della Provincia Marco Staunovo Polacco, la direttrice Mara Nemela, il presidente del Cai Veneto Francesco Abbruscato, il regista Emanuele Confortin e i narratori della serie, l’alpinista Luca Vallata e il geologo Emiliano Oddone. «Presentare la docuserie a Belluno è motivo di grande soddisfazione – ha sottolineato Staunovo Polacco –. L’obiettivo è comunicare i valori che hanno portato al riconoscimento Unesco, promuovendo un approccio alla montagna autentico e consapevole». Un progetto che, come ha evidenziato la direttrice Nemela, nasce anche da una comunità ampia: alpinisti, guide, geologi, gestori di rifugi e testimoni del territorio, chiamati a raccontare le Dolomiti attraverso esperienze dirette e vissute. Al centro, i valori dell’alpinismo: rispetto dell’ambiente, senso del limite e responsabilità. Elementi che, nelle intenzioni della Fondazione, contribuiscono a contrastare una frequentazione superficiale della montagna. «È stato un progetto senza precedenti – ha spiegato il regista Confortin – nato da oltre due anni di lavoro e dalla passione condivisa di un’intera squadra. Raccontare le Dolomiti dal punto di vista dell’alpinista è stato, per me, un sogno che si realizza». La docuserie proseguirà ora il suo percorso nei cinema del Nordest, con nuove tappe già in calendario tra Veneto e Trentino.
Newsinquota|17maggio2026
https://www.newsinquota.it/dolomiti-sul-grande-schermo-la-docuserie-a-belluno/
Le Dolomiti raccontate dal cinema, tra alpinismo, storia e paesaggio. Al Cinema Italia di Belluno sono stati proiettati tre episodi della docuserie «Dolomitismo. Racconti Verticali», ideata e diretta da Emanuele Confortin e prodotta dalla Fondazione Dolomiti UNESCO. La serata, organizzata insieme alla Provincia nell’ambito del Premio Pelmo d’Oro, ha portato in sala una parte di un progetto che attraversa il Nordest dopo l’anteprima al Trento Film Festival. Un racconto che parte dalle grandi vie dell’alpinismo e arriva fino alla geologia, mettendo insieme le esperienze di chi ha scritto la storia delle Dolomiti con quelle di chi oggi continua a frequentarle. In ogni episodio si intrecciano infatti passato e presente, ma anche il “tempo profondo” di un territorio che racchiude oltre 300 milioni di anni di storia. A Belluno sono stati proiettati tre capitoli della serie: dal Cason di Formin, tra le pareti più selvagge della Croda da Lago, alla Marmolada, dove emerge il tema del limite e della rinuncia, fino allo Spiz di Lagunaz, nelle Pale di San Lucano, sulle tracce delle grandi prime ascensioni. Alla serata erano presenti il presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO e della Provincia Marco Staunovo Polacco, la direttrice Mara Nemela, il presidente del Cai Veneto Francesco Abbruscato, il regista Emanuele Confortin e i narratori della serie, l’alpinista Luca Vallata e il geologo Emiliano Oddone. «Presentare la docuserie a Belluno è motivo di grande soddisfazione – ha sottolineato Staunovo Polacco –. L’obiettivo è comunicare i valori che hanno portato al riconoscimento Unesco, promuovendo un approccio alla montagna autentico e consapevole». Un progetto che, come ha evidenziato la direttrice Nemela, nasce anche da una comunità ampia: alpinisti, guide, geologi, gestori di rifugi e testimoni del territorio, chiamati a raccontare le Dolomiti attraverso esperienze dirette e vissute. Al centro, i valori dell’alpinismo: rispetto dell’ambiente, senso del limite e responsabilità. Elementi che, nelle intenzioni della Fondazione, contribuiscono a contrastare una frequentazione superficiale della montagna. «È stato un progetto senza precedenti – ha spiegato il regista Confortin – nato da oltre due anni di lavoro e dalla passione condivisa di un’intera squadra. Raccontare le Dolomiti dal punto di vista dell’alpinista è stato, per me, un sogno che si realizza».
La docuserie proseguirà ora il suo percorso nei cinema del Nordest, con nuove tappe già in calendario tra Veneto e Trentino.
GLIEFFETTIDELLACRISICLIAMTICASULLEDOLOMITI
CorrieredelleAlpi|11maggio2026
p. 14
Dolomiti,pericolocrolliconildisgelo«Vannomonitorateanchelepareti»Suonanogliallarmi malacolataèferma
FDM FRANCESCO DAL MAS
SAN VITO DI CADORE
La sospensione del traffico sulla statale Alemagna, sabato pomeriggio, a seguito del rovescio temporalesco che ha riempito i pluviometri in pochi minuti oltre i livelli di guardia, ha dato modo
di testare il sistema d'allarme ripristinato dopo l'inverno. «La pioggia, così abbondante da allagare anche uno scantinato a San Vito», riferisce il sindaco Franco De Bon, «non ha però rimesso in movimento il corpo della colata, come si temeva. D'accordo con i dirigenti dell'Anas, i responsabili della Protezione Civile che erano già sul posto, sul ponte del Rio Venco, hanno verificato se ci fossero stati problemi nel vascone a monte. Riscontrato che era perfettamente vuoto, dopo la ripulitura dell'estate scorsa, d'accordo appunto con l'Anas si è deciso di riaprire la strada». Il sindaco De Bon dice di ritenere che, dopo questa prima sperimentazione dell'anno, sia il caso di rivedere i parametri del sistema di monitoraggio, per alleggerirli ulteriormente. «Il fatto più rassicurante è che dalla cima del Marcora non c'è alimentazione della colata a valle, ossia non sono intervenuti nuovi crolli». fdm © RIPRODUZIONE RISERVATA Francesco Dal Mas / SAN VITO Il bellunese è tempestato da 6 mila frane. Le più imprevedibili sono quelle alimentate da crolli delle pareti dolomitiche. Come nel caso di Croda Marcora e dell'Antelao, a San Vito di Cadore, e del Sorapis, a Cortina. Per Nicola Casagli, ordinario di Geologia applicata presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli Studi di Firenze, non ci sono dubbi: non è sufficiente, anche se importante, monitorare le colate, è necessario pure controllare, attraverso radar, le pareti in possibile movimento. Come dire, una "radarizzazione" delle pareti dolomitiche, almeno quelle più fragili. Sabato pomeriggio si è ripetuta la chiusura della statale Alemagna, a San Vito, a causa di una fortissima precipitazione, imprevista nella sua intensità. È tornato attivo il vostro radar che nell'estate 2025 ha tenuto sotto controllo la cima del Marcora? «Per la verità il sistema è rimasto sempre attivo, anche nei mesi in cui non risultavamo contrattualizzati. Il nostro servizio non è mai stato interrotto. Da qualche tempo sappiamo che sarà il Comune di San Vito il nostro punto di riferimento contrattuale. Dall'autunno scorso la situazione sembra tranquilla. Ai 3 mila metri della vetta del Marcora non ci sono stati movimenti di sorta». Quanto cubava il materiale in sospeso? «Almeno 10 mila metri cubi di roccia e sassi si trovavano in equilibrio instabile, nell'estate 2025. D'inverno si è tutto ghiacciato. Peraltro, già da settembre il radar segnalava una decelerazione dei movimenti, che all'inizio dell'autunno si sono fermati». Gli studiosi della meteorologia prevedono che la prossima sarà una delle estati più calde. «Io mi aspetto che, appena inizierà un po'di caldo, la roccia tornerà a muoversi. Ma nel caso del Marcora lo sapremo con qualche anticipo, grazie al monitoraggio in parete. Il problema si pone là dove non c'è alcuna forma di controllo. A mio parere, non è sufficiente vigilare sulle colate, per capire quando si muovono, è indispensabile osservare le strutture che le alimentano». Sono una decina nel solo territorio della val Boite e dell'Ampezzano. .. «Le frane, a valle, sono tutte monitorate. Va benissimo. Ma i radar andrebbero puntati anche più in alto per evitare sorprese preoccupanti». Vi aspettavate il crollo su Croda Marcora? «A Cancia, nel giugno dell'anno scorso, c'è stata la prima riattivazione della colata storica. Poi ha fatto seguito il crollo sul Marcora; in quel punto era inatteso, infatti non ha coinvolto un canalone preesistente, si trattava di una traiettoria nuova: si sono staccati grossi blocchi dalla parte alta della Croda, ciascuno di migliaia di metri cubi di roccia che, abbattendosi ai piedi della pareti, con un salto di mille metri, si frantumano e diventano molto permeabili alla pioggia. Da qui le colate a volte molto fluide. Ecco perché abbiamo proposto prima alla Protezione Civile nazionale e regionale poi alle istituzioni di usare la migliore tecnologia esistente al mondo per monitorare i crolli. Fatto che consente il preavviso del possibile movimentarsi di una colata o di una frana». Sono tecnologie facilmente implementabili altrove? «Sono molto costose, ma utili a tenere in sicurezza il territorio. Le ho messe a punto ancora 30 anni fa e oggi vengono utilizzate soprattutto nelle miniere, per interrompere preventivamente l'attività in caso di emergenza». Il preavviso di quanto può essere? «Anche di giorni. E questa opportunità è importante, se soltanto pensiamo alla gestione della sottostante statale Alemagna. Siamo dunque pronti, come struttura, ad
intervenire dove ci verrà richiesto». Oltre al Marcora andrebbero radarizzati anche l'Antelao e il Sorapis? «I versanti sottostanti, quelli delle colate, sono già puntualmente vigilati. Per un supplemento di sicurezza bisognerebbe intervenire sulle pareti superiori».
CorrieredelleAlpi|11maggio2026
p. 14
MontipallidibelliefragiliSabatounconvegnoaSanVito
FDM
L'appuntamento Il professor Nicola Casagli e i suoi monitoraggio sui crolli di Croda Marcora saranno al centro del convegno "Dolomiti belle e fragili", organizzato dal Club Alpino Italiano, sezione di San Vito di Cadore, in collaborazione con il Comitato Scientifico Veneto Friulano Giuliano, per sabato 16. L'intera giornata di studio si terrà a partire dalle 9 nella sala "Giuseppe Belli" della mansarda dell'Asilo Vecio, in Corso Italia 92 a San Vito. Il convegno nasce dalla necessità – come spiegano i promotori - di fare luce su quanto accade sempre più frequentemente negli ultimi anni e in particolar modo nell'estate del 2025, quando la media Valle del Boite è stata interessata da fenomeni di dissesto di particolare intensità che hanno richiamato l'attenzione della comunità locale, degli addetti ai lavori e anche i media nazionali soprattutto per l'interruzione della viabilità. Attraverso un approccio rigorosamente multidisciplinare – che integra geologia, climatologia, storia, normativa e le tecniche di monitoraggio – la giornata si propone di offrire al pubblico una lettura approfondita e accessibile di una realtà territoriale tanto affascinante quanto vulnerabile. Ad aprire il programma scientifico sarà il geologo Tiziano Abbà, che guiderà il pubblico attraverso la storia delle Dolomiti: litogenesi, orogenesi e morfogenesi, ovvero come queste straordinarie montagne si sono formate e come la loro stessa natura rocciosa ne determina oggi la fragilità. A seguire, il geologo Manuel Conedera affronterà la fenomenologia dei dissesti nella sua varietà più concreta: crolli, frane, colate detritiche e smottamenti, illustrandone meccanismi, cause scatenanti e distribuzione nel territorio. Il pomeriggio si aprirà con una prospettiva di lungo periodo: l'archeologo Gian Galeazzi esplorerà i segni che le popolazioni hanno lasciato sul territorio nel corso dei secoli, contribuendo a modificarne la conformazione e, talvolta, ad amplificarne la vulnerabilità. L'analisi storica troverà poi un focus preciso nell'intervento di Sabrina Menegus, naturalista Operatrice Naturalistica e Culturale del CAI, che ripercorrerà gli eventi di dissesto più significativi che hanno segnato la media Valle del Boite. Il ruolo dei cambiamenti climatici sarà al centro dell'intervento del biologo Dario Gasparo. Seguirà il geologo Alberto De Luca, con un contributo dedicato all'attualità: un'analisi di quanto accaduto nel 2025, una panoramica sui sistemi di monitoraggio oggi disponibili e un approfondimento sulla normativa vigente in materia di rischio, pericolo e pianificazione territoriale, temi di primaria importanza per le comunità che vivono in questi contesti. Non mancherà la voce di chi vive la montagna in prima persona: il Gruppo Rocciatori Caprioli. La sessione conclusiva sarà affidata al prof. Nicola Casagli. Domenica 17 l'escursione sul Monte Pena. fdm
CorrieredelleAlpi|15maggio2026
p. 23
Ilgeologo:«Servonoradarperleparetipiùfragiliemonitoraggicostanti»
L'intervista Le Dolomiti sono tutte belle ma fragili. «Da sempre» dice Manuel Conedera, geologo, agordino, che al convegno del Cai di San Vito affronterà la fenomenologia dei dissesti, «ma non per questo dobbiamo dare per scontati questi eventi. Non possiamo certo prevederli, almeno i crolli, le colate e le frane in parte, ma possiamo tenerli sotto controllo. Almeno là dove insistono su ambienti urbanizzati, infrastrutture importanti, percorsi molto frequentati da escursionisti o alpinisti». Quindi anche Conedera è della teoria del professor Casagli circa l'opportunità di sottoporre a radar le pareti più a rischio di distacchi. «Per quanto possibile, ovviamente» dice il geologo. I lavori di sabato prossimo, coordinati dallo storico Lorenzo De Lotto, cominceranno con i saluti istituzionali e continueranno con un percorso che esamina il problema da prospettive diverse. Ad aprire il programma scientifico sarà il geologo Tiziano Abbà, che guiderà il pubblico attraverso la storia delle Dolomiti: litogenesi, orogenesi e morfogenesi, ovvero come queste straordinarie montagne si sono formate e come la loro stessa natura rocciosa e determina oggi la fragilità. A seguire, Conedera affronterà la fenomenologia dei dissesti nella sua varietà più concreta: crolli, frane, colate detritiche e smottamenti, illustrandone meccanismi, cause scatenanti e distribuzione nel territorio. Eccone le anticipazioni. Tenere questi eventi sotto controllo, semmai fosse possibile ovunque, aiuta la prevenzione? «Intanto va precisato che non tutti i fenomeni sono uguali. Ci sono le frane dell'Alpago, uno dei territori più bersagliati su questo piano, e ci sono i crolli dalle pareti dolomitiche. E poi ci sono le colate. Ognuno di questi fenomeni a tempi diversi. I distacchi da Croda Marcora che vanno ad alimentare le sottostanti colate hanno una velocità impressionante, mentre la massa che si forma a valle si muove per lo più lentamente». E quindi è più prevedibile? «Certo, da qui il monitoraggio a valle. Ma è decisamente importante anche quello a monte, col radar, per capire se ci sono pericoli in vista. Abbiamo avuto la Frana del Monte Toc a dettar legge in questo senso; quasi 100 km all'ora. Invece le frane di Cortina si muovono di pochi millimetri l'anno. Senza contare le frane che non sono più attive e che, però, potrebbero anch'esse rimettersi in movimento». A causa anche dei cambiamenti climatici? «Sicuramente, come dimostreranno i colleghi al convegno del Cai. Per questo è importante la classificazione di tutti questi movimenti». Anche per sapere dove costruire e dove no. «Evidentemente. Oggi il territorio dei nostri Comuni è tutto mappato e nulla dovrebbe sfuggire. Ma a volte succede l'imprevedibile». Come è accaduto per l'Alemagna a San Vito. «Si tenga conto della complessità di questi fenomeni. Chi va ad immaginare che un crollo possa essere così voluminoso e dirompente da formare una colata di decine di migliaia di metri cubi sino a invadere una statale tanto importante e frequentata? È l'esempio di San Vito, ma si può ricordare anche quello di Cancia. Il convegno di sabato prossimo intende proprio creare conoscenza e consapevolezza al riguardo. Tra l'altro, si sa che non tutte le rocce sono uguali, per cui alcuni fenomeni sono tipici delle Dolomiti, ma in Valtellina, ad esempio, seppur con un altro tipo di roccia, accadono comunque eventi altrettanto gravi». Come a dire che nessun posto è totalmente sicuro, a rischio zero. «Il rischio zero non esiste in montagna. Per la verità neppure in pianura. Le montagne non sono forse il risultato di frane storiche? Anzi, prendiamo il seracco della Marmolada, chi immaginava che insieme al ghiaccio potessero distaccarsi anche dei detriti, della roccia. Ecco, dunque, che sabato ci saranno degli esperti che parleranno anche della sicurezza lungo i sentieri, oltre che in parete. E di ferrate, di percorsi attrezzati. Ma qui, se vogliamo, la riflessione si spinge fino alle scelte politiche». Scelte per il monitoraggio, ma anche per garantire la sicurezza. Chiudere o no determinati percorsi? Consentire o no che siano così frequentati? «Evidentemente non è possibile monitorare ovunque, mettere in sicurezza ogni percorso. Ma sicuramente le istituzioni di competenza avranno ben presente la problematicità
di determinate situazioni. Da qui, appunto, il monitoraggio». Il monitoraggio e gli interventi necessari. San Vito di Cadore, ad esempio, è in attesa del ponte bailey sull'Alemagna, per lasciar transitare eventuali colate lungo il rio Venco. «Da una parte il monitoraggio e gli interventi, dall'altra l'informazione puntuale per i residenti ed i visitatori di determinati territori. L'anno scorso, sui crolli e le colate si sono sentite versioni non del tutto corrette. Ad esempio che i distacchi sarebbero potuti capitare anche d'inverno, con la neve e col ghiaccio. È infondato». FDM
delleAlpi|15maggio2026
p. 23
Espertidomaniaconvegno«IlpuntosulleDolomiti»
Escursionisti sulle Dolomiti Il dato Nell'estate scorsa la media Valle del Boite è stata interessata da forti fenomeni di dissesto San Vito di Cadore "Dolomiti: belle e fragili!" è il titolo del convegno organizzato dal Cai di San Vito, in collaborazione con il Comitato scientifico veneto friulano giuliano, per domani. Più che un convegno, si tratta di una giornata di approfondimento scientifico e divulgativo dedicata ai dissesti idrogeologici che negli ultimi anni stanno mettendo in difficoltà chi vive in Valle del Boite. L'evento, a ingresso libero con iscrizione obbligatoria, si terrà a partire dalle 9 nella sala "Giuseppe Belli" della mansarda dell'Asilo Vecio. Il convegno nasce dalla necessità di fare luce su quanto accaduto sempre più frequentemente negli ultimi anni, in particolar modo nell'estate del 2025, quando la media Valle del Boite è stata interessata da fenomeni di dissesto di particolare intensità che hanno messo in ginocchio soprattutto la viabilità. Attraverso un approccio rigorosamente multidisciplinare - che integra geologia, climatologia, storia, normativa e le tecniche di monitoraggio -, la giornata offrirà una lettura approfondita e accessibile di una realtà territoriale tanto affascinante quanto vulnerabile. Il programma I lavori, coordinati dallo storico Lorenzo De Lotto, cominceranno con i saluti istituzionali e continueranno con un percorso che esamina il problema da prospettive diverse. Ad aprire il programma scientifico sarà il geologo Tiziano Abbà, che guiderà il pubblico attraverso la storia delle Dolomiti. A seguire, il geologo Manuel Conedera affronterà la fenomenologia dei dissesti nella sua varietà più concreta: crolli, frane, colate detritiche e smottamenti, illustrandone meccanismi, cause scatenanti e distribuzione nel territorio. Il pomeriggio si aprirà con una prospettiva di lungo periodo: l'archeologo Gian Galeazzi esplorerà i segni che le popolazioni hanno lasciato sul territorio nel corso dei secoli, contribuendo a modificarne la conformazione e, talvolta, ad amplificarne la vulnerabilità. L'analisi storica troverà poi un focus preciso nell'intervento di Sabrina Menegus, pperatrice naturalistica e culturale del Cai, che ripercorrerà gli eventi di dissesto più significativi che hanno segnato la media Valle del Boite attraverso la memoria documentata, offrendo un quadro di riferimento indispensabile per comprendere la ciclicità e la progressione di questi fenomeni. Il ruolo dei cambiamenti climatici sarà al centro dell'intervento del biologo Dario Gasparo, che metterà in luce come le trasformazioni in corso nei cicli idrologici e nelle temperature stiano aumentando la frequenza e l'intensità degli eventi estremi nelle aree alpine. Seguirà il geologo Alberto De Luca, con un contributo dedicato all'attualità: un'analisi di quanto accaduto nel 2025, una panoramica sui sistemi di monitoraggio oggi disponibili e un approfondimento sulla normativa vigente in materia di rischio, pericolo e pianificazione territoriale, temi di primaria importanza per le comunità che vivono in questi contesti. Non mancherà la voce di chi vive la montagna in
prima persona: il Gruppo Rocciatori Caprioli porterà la testimonianza diretta dell'esperienza alpinistica sulle pareti e sui versanti dolomitici, offrendo uno sguardo concreto sui mutamenti osservati nel tempo. La sessione conclusiva sarà affidata al prof. Nicola Casagli, geologo e Presidente dell'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, che interverrà in collegamento da remoto per illustrare l'attuale attività di monitoraggio nella zona interessata. L'escursione Domenica mattina escursione sul Monte Pena, un'occasione unica per osservare direttamente i fenomeni analizzati durante il convegno, accompagnati da alcuni degli stessi esperti che ne hanno discusso in aula: un'esperienza che unisce la comprensione scientifica alla percezione visiva e sensoriale del paesaggio dolomitico. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CorrieredelleAlpi|15maggio2026
p. 23
Clima,viealpinistichechiuseperrischiofrane
FRANCESCO DAL MAS; BELLUNO
Belluno
Il fenomeno Il clima ha cambiato la montagna: diverse vie alpinistiche – ossia gli itinerari su roccia – dovranno essere chiuse per l'aumentato rischio di frane. Alcune lo sono già, altre dovranno quanto meno essere modificate. A dirlo sono i rocciatori. Dai cambiamenti climatici ai crolli dolomitici, come affrontare l'estate in montagna con la necessaria consapevolezza del limite? È la domanda cui risponderanno 8 ore di approfondimenti scientifici, affidati ad esperti, che il Club Alpino Italiano di San Vito di Cadore metterà a disposizione domani in una giornata di convegno presso la Sala Belli. "Dolomiti: belle e fragili!" è il tema che dice tutto una giornata di approfondimento scientifico e divulgativo dedicata ai dissesti idrogeologici nella media Valle del Boite. «In occasione dei crolli e delle colate, nell'estate 2025, che hanno interessato San Vito e Cancia, se ne sono sentite di tutti i colori. Questa iniziativa» spiega Bruno De Vido, presidente del Cai «nasce dalla necessità di fare luce su quanto accade sempre più frequentemente negli ultimi anni ed in particolar modo di quanto è avvenuto un anno fa, quando la media Valle del Boite è stata interessata da fenomeni di dissesto di particolare intensità che hanno richiamato l'attenzione della comunità locale, degli addetti ai lavori e anche i media nazionali soprattutto per l'interruzione della viabilità. Attraverso un approccio rigorosamente multidisciplinare ci proponiamo di offrire al pubblico una lettura approfondita e accessibile di una realtà territoriale tanto affascinante quanto vulnerabile». Vittorio Tonet sarà uno dei relatori. È l'anima del Gruppo Rocciatori dei Caprioli di San Vito. Ha scalato in tutto il mondo, ma le Dolomiti le conosce come le sue tasche: «È evidente» anticipa «che i crolli stanno condizionando anche l'attività alpinistica. Come lo stanno facendo i cambiamenti climatici. La parete sud di Croda Marcora, a San Vito è da evitare, perché è probabile che ti salti un sasso in testa. Come sconsiglierei di ripetere alcune vie sulla Nord 8 e non solo del Pelmo». Il Cai, sul Marcora, ha chiuso anche il principale sentiero, che resta blindato anche per la prossima estate. «Ma l'alternativa esiste» puntualizza Tonet, «è la via normale che sale da dietro». La parete sud – a giugno e luglio del 2025 trasformata ripetutamente in una cascata di sassi e rocce, per migliaia di metri cubi – presenta diversi tracciati alpinistici, taluni abbastanza duri e perciò non molto frequentati dai rocciatori, se non dai più esperti. E la montagna che sta di fianco, l'Antelao? Non è solo una coincidenza, fra l'altro, che i crolli e le colate del giugno 2025 si siano verificate contestualmente. Le condizioni climatiche hanno influito. «La frana dell'Antelao ha modificato la via normale, che portava alla
vetta, aumentando le difficoltà; è diventata più insidiosa, in quanto un po' più liscia rispetto a prima, però» avverte Tonet «È ovvio che in alto ci potrebbe essere ancora qualcosa che si stacca, bisogna prestare la massima attenzione». Allargando lo sguardo e sulla base della sua esperienza, il rappresentante dei Caprioli puntualizza che, sulle Dolomiti, le pareti oggi sono più pericolose: «Quindi la prima precauzione dell'alpinista è di informarsi sulla pericolosità della via da ripete o della parete da esplorare. È anche vero, comunque, che in determinate situazioni basta spostarsi di qualche metro per evitare sorprese. I sassi si staccano anche dalle Tre Cime di Lavaredo, super frequentate. Quindi bisogna essere attrezzati, quanto meno di casco. Sul Pelmo, forse il più bersagliato da crolli e distacchi, è da evitare la parete nord, magari anche il canale della fessura, ma sul davanti, per intenderci sopra il rifugio Venezia, le vie si possono percorrere al sicuro». Al convegno di San Vito parteciperà il professor Casagli, che con l'Università di Firenze gestisce il radar che monitora la parete del Marcora. Casagli ha anticipato al Corriere delle Alpi che il monitoraggio, attraverso questa sofisticata tecnologia, andrebbe esteso anche ad altre pareti dolomitiche a rischio distacchi, specie là dove c'è frequentazione. «È una proposta che mi sento di sottoscrivere. Ovviamente nei limiti del possibile, perché in verità sarebbero da sottoporre a controllo decine e decine perpendicolari, di vette, di cenge, e via elencando» sottolinea Tonet. Casagli ha aggiunto che «occorrono risorse ingenti, deduco che sia impossibile monitorare tutto». È più sicuro arrampicare sulle Dolomiti o sulle Alpi
Occidentali? «Dall'altra parte la roccia è più compatta. La nostra è più fragile». © RIPRODUZIONE RISERVATA
IlGazzettino|17maggio2026
p. 11, edizione Belluno
Sosfraneedissesti«Montagnafragile,èsemprestatocosì»
MARCO DIBONA
CORTINA
L’Antelao con le sue frane storiche; il Pelmo con i suoi crolli di roccia; la Croda Marcora con i vistosi distacchi, che negli ultimi tempi hanno suscitato apprensione e curiosità. Al centro di queste montagne si è svolto ieri il convegno “Dolomiti belle e fragili!” sui dissesti idrogeologici nella media Valle del Boite, organizzato dalla sezione di San Vito di Cadore del Club alpino italiano. IL CONVEGNO «L’idea è nata dopo gli eventi, straordinari ma non nuovi, dell’estate 2025 – spiega Mauro De Vido, presidente del sodalizio –. I crolli dalla parete sudovest della Croda Marcora, le colate di detriti che hanno interrotto a lungo la statale 51 di Alemagna e la ormai consueta rovina di Cancia hanno creato danni e disagi. A questo si è aggiunta un’informazione esagerata che ha contribuito a danneggiarci: questo convegno vuole proprio dare nozioni corrette». Con l’inquadramento dello storico Lorenzo De Lotto, il convegno si è aperto con i due geologi Tiziano Abbà, che ha trattato la nascita delle Dolomiti, e Manuel Conedera, che ha illustrato i fenomeni di crolli, frane, colate e smottamenti. L’archeologo Gian Galeazzi ha portato i segni dell’uomo sul territorio; Sabrina Menegus ha ricordato gli eventi storici nella media Valle del Boite, le frane disastrose che causarono centinaia di vittime, compresa la scomparsa dei due villaggi di Taulen e Marceana, il 21 aprile 1814. Nel pomeriggio il programma del convegno comprendeva il ruolo dei cambiamenti climatici, con il biologo Dario Gasparo, per arrivare all’attualità, fra cronaca e normativa, riferite ai fatti dell’estate 2025, con il geologo Alberto De Luca. Il collega Nicola Casagli ha precisato l’attuale attività di monitoraggio dei fenomeni. La
giornata si è conclusa con il racconto dell’esperienza alpinistica sulle pareti di queste Dolomiti, del gruppo rocciatori della società sportiva Caprioli. IL NUOVO APPUNTAMENTO Oggi la seconda giornata del convegno prevede un’escursione sul monte Pena, di fronte all’Antelao e al Pelmo. «Le montagne sono sempre venute giù, ma oggi accade che talvolta l’uomo subisca questi fenomeni, perché ci sono sue strutture insediate lì sotto, magari dove non dovrebbero esserci –ha ammonito Gianni Frigo, presidente del Comitato scientifico centrale Cai – e questo convegno ha lo scopo di creare coscienza e consapevolezza. E’ un ambiente magnifico, ma soggetto a problemi. La soluzione è non costruire nelle zone in cui i materiali possono scaricarsi. Non è facile perché i territori montani sono in movimento, anche se la nostra percezione si attiva quando siamo coinvolti direttamente». E’ stato ricordato, anche con immagini video, la strage di escursionisti del 3 luglio 2022 sulla Marmolada: «Se quel giorno, invece di essere una domenica, con tanta gente sul ghiacciaio, fosse stato un martedì, non dovremmo fare i conti con quella tragedia. La frequentazione umana millenaria delle Dolomiti, fanno sì che l’uomo interagisca con loro portando avanti le proprie iniziative in ambienti con il minor rischio possibile. Non possiamo eliminare il rischio ma minimizzarlo: mettere le nostre attività in condizione di poter essere coinvolti il meno possibile». Il sindaco sanvitese Franco De Bon ha detto: «E’ un tema di strettissima attualità, soprattutto per i risvolti che ha sulla vita di cittadini e turisti. Stiamo cercando di dare risposte concrete, in termini di rischio accettabile. A breve avremo incontri con Regione e Provincia, per mettere a punto sistemi che consentano la convivenza con questi fenomeni importanti, attuali ma anche storici». Marco Dibona.
PASSIDOLOMITICI:AGGIORNAMENTIEDIBATTITI
AltoAdige|1maggio2026
p. 31
ZtlapassoGardena,aperturadalGoverno
DOLOMITI
Il percorso di sperimentazione avviato dai Comuni della Val Badia e della Val Gardena, dalla Task force e dalla Provincia per l’istituzione di una Zona a traffico limitato - Ztl territoriale sul Passo Gardena è stato uno dei temi al centro del confronto che il vice presidente e assessore provinciale alla Mobilità e alle Infrastrutture Daniel Alfreider ha avuto con il sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Tullio Ferrante. Il nuovo Codice della Strada introduce appunto la possibilità di istituire Ztl in aree di particolare valore paesaggistico e naturalistico, con riferimento anche alle aree Unesco. “In territori di alto valore ambientale e turistico, come le Dolomiti, la gestione dei flussi di traffico è una sfida concreta e sempre più attuale - ha detto Alfreider - Per questo è importante lavorare insieme, condividere esperienze e costruire soluzioni equilibrate, capaci di tutelare il territorio e allo stesso tempo garantire mobilità, accessibilità e qualità della vita”. “Il percorso avviato sul Passo Gardena nasce dal lavoro con i Comuni, con la Task force e con il territorio - ha aggiunto l’assessore - È un progetto che richiede confronto, responsabilità e una cornice normativa chiara. L’obiettivo non è limitare, ma gestire meglio: ridurre la pressione del traffico dove serve e proteggere un patrimonio unico come le Dolomiti”. “Ringrazio Alfreider per aver ribadito il suo apprezzamento per l’introduzione della Ztl nelle aree Unesco - ha detto Ferrante - Assicuriamo la nostra cooperazione per
ottimizzare l’applicazione della norma, particolarmente attesa nelle aree alpine e nei passi dolomitici. Con il nuovo incontro di oggi (ieri, ndr) con il vicepresidente della Provincia di Bolzano si rafforza il comune impegno per promuovere una viabilità più moderna, sicura e sostenibile”. I Comuni di Selva e Corvara hanno già detto sì alla Ztl a passo Gardena, in una prospettiva che potrebbe concretizzare la prima zona a traffico limitata extraurbana in Italia fin da settembre. “Sul tema - aveva affermato l’assessore di Selva l’avvocato Ernest Cuccarollo - c’è, per la prima volta, un consenso unanime tra paesi badioti e gardenesi e tra Consorzi e associazioni turistiche. Naturalmente potranno passare residenti e turisti, ma anche tutti coloro che prenoteranno i parcheggi esistenti. Saranno previsti anche sconti per quanti sono in possesso dell’Alto Adige Pass. Ci proviamo da 30 anni e questa potrebbe essere davvero la volta buona”. "È importante che abbiamo scelto una strada comune”, aveva poi ribadito Roman Crazzolara, sindaco di Corvara, guardando avanti: “Ora questa strada bisogna percorrerla con convinzione e avere la certezza, anche legale, che l'idea di una Ztl è percorribile e ottenere il benestare dalla giunta provinciale. Poi, vedremo se il provvedimento potrà essere esteso agli altri passi dolomitici". Tornando ad Alfreider e alla sua trasferta romana, in precedenza ha incontrato i membri della Commissione politica Infrastrutture, Mobilità e Governo del Territorio della Conferenza Stato-Regioni, con i quali ha affrontato, tra gli altri argomenti, il tema del costo del carburante nel trasporto pubblico locale.
AltoAdige|16maggio2026
p. 30
Ztlsuipassidolomitici,arrivaancheilsìdiOrtisei
ORTISEI
Dopo i sì dei Comuni di Selva e Corvara e le indicazioni incoraggianti raccolte dall’assessore provinciale Daniel Alfreider nell’incontro a Roma con il sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Tullio Ferrante, il progetto della "Zona a Traffico Limitato dei Passi dolomitici" incassa anche l’approvazione del consiglio comunale di Ortisei, che ha incaricato il sindaco Tobia Moroder e la giunta “di promuovere tutte le necessarie azioni all'avvio della Fase 1 del progetto nel bimestre settembre-ottobre 2026, garantendo la piena operatività del sistema entro la stagione estiva 2027”. Moroder ha precisato che l'intenzione è di attuare l'iniziativa inizialmente nella provincia di Bolzano (Passo Gardena, nella foto a destra, foto Miriam Federspiel / Avs), per estenderla successivamente agli altri passi dolomitici. Se il traffico sostenuto sui passi è un’evidenza nei periodi di alta stagione (“Durante i mesi estivi, i veicoli a motore che transitano sui passi del Gruppo del Sella superano stabilmente la soglia dei 6.000 transiti giornalieri”, si legge nella delibera consiliare di Ortisei) e “fino ad oggi non è stato possibile adottare misure strutturali a causa della mancanza di consenso politico sul tipo e sulle modalità delle misure da adottare e per l'impossibilità a livello normativo di limitare il traffico stradale sui Passi dolomitici” (ancora il consiglio di Ortisei), ecco che ora la Val Gardena si unisce appellandosi all'“articolo 6, comma 1-sexies del Codice della Strada” che “autorizza l'istituzione di Zone a Traffico Limitato in ambito extraurbano per "straordinarie e motivate esigenze" in aree "di rilevanza culturale, paesaggistica o naturalistica tutelate dall'Unesco”. Le motivazioni sono note e il consiglio di Ortisei le ribadisce: “Il costante aumento del turismo giornaliero e del traffico di transito sta producendo criticità sistemiche che riducono drasticamente la qualità della vita della popolazione residente, in particolare in Val Gardena e
in Val Badia. L'inquinamento atmosferico e l'impatto acustico hanno raggiunto livelli tali da indebolire il consenso dei cittadini nei confronti del modello turistico attuale”. E ancora: “Le infrastrutture stradali locali risultano, al momento sotto grande congestione e pressione, avendo raggiunto, se non addirittura superato, il loro limite di capacità, a cui conseguono elevate emissioni di anidride carbonica nell'ambiente e inquinamento acustico. Inoltre, da un paio di anni a questa parte e con trend in crescita, nei periodi di minor afflusso e traffico turistico i passi vengono invasi da moto e autovetture sportive, nella maggior parte in comitiva, che li trasformano in circuiti da corsa e competizione”. “Il progetto Zona a Traffico Limitato dei Passi dolomitici si conforma poi – sottolineano dal consiglio di Ortisei - agli obiettivi strategici dettati dai piani di sviluppo e programmazione come il Piano Clima Alto Adige 2040 e il Piano Provinciale della mobilità sostenibile 2035, che prevedono obiettivi coerenti con quelli concordati a livello internazionale, ossia la riduzione entro il 2030 del 55% delle emissioni di anidride carbonica rispetto al 2019, una riduzione del traffico veicolare privato del 26% e un aumento dell'offerta di trasporto pubblico del 69%”. Tra i consiglieri, Rodolfo Kostner ed Ewald Moroder si sono detti favorevoli alla proposta del progetto, ritenendo tuttavia necessario “che venga garantita la possibilità per i residenti della Val Gardena e della Val Badia di attraversare il Passo Gardena senza restrizioni”. Heidi Stuffer ha dichiarato di essere “molto contenta che venga adottata la deliberazione”. Contrario invece Gabriel Kostner, per il quale “l'istituzione della ztl su un singolo passo dolomitico non rappresenta una soluzione efficace al problema del traffico. È invece necessario individuare una soluzione globale. Il turista che desidera spostarsi da Selva alla Val Badia, in questo modo, attraverserà tre passi, generando un ulteriore aumento del traffico” .
ACCESSIREGOLAMENTATI:ILCASOTRECIMEDILAVAREDO
CorrieredelleAlpi|14maggio2026
p. 37
TreCimediLavaredo:lastradariapreil23prenotazionialvia
FRANCESCO DAL MAS
Auronzo
È ufficiale: la stagione estiva alle Tre Cime di Lavaredo si aprirà il 23 maggio. Almeno per quanto riguarda la strada ed il parcheggio in quota. Auronzo.info ha dato infatti il via alle prenotazioni, per il primo mese, quindi fino a giugno. «Abbiamo deciso di non aumentare i prezzi», conferma Roberto Pais Bianco, assessore al turismo, «e di perfezionare l'organizzazione dei parcheggi, a Misurina, in modo da favorire il trasporto da valle. Infatti siamo in trattativa con Dolomitibus per incrementare le corse da Auronzo, raccogliendo per quanto possibile i turisti presso gli alberghi, quindi con più fermate in città». I prezzi, dunque, sono rimasti quelli del 2025. Vediamoli. 40 euro ad autovettura, ma solo 5 euro per i veicoli appartenenti ai residenti nel Comune di Auronzo, 150 euro per l'intera stagione per i veicoli di guide alpine, accompagnatori di media montagna, guide ambientali ed escursionistiche. I motociclisti pagheranno invece 26 euro. 80 euro per gli autobus fino a 30 posti a sede, il doppio per quelli con oltre 30 posti. 60 euro per i caravan e gli autocaravan. Nell'estate 2025 le salite alle Tre Cime di Lavaredo sono state ben 110 mila, distribuite in 160 giorni di apertura, sino ai primi di novembre «quassù si destagionalizza alla
grande», sospira di sollievo Pais Bianco. La media è stata di 687 soste al giorno, ma nel pieno della stagione sono arrivate anche ad 800, quindi a piena copertura dell'area. Il fatturato per il Comune di Auronzo è stato di 4 milioni e 400 mila euro. «Le prime prenotazioni in arrivo sono, guarda caso, soprattutto da parte di turisti stranieri. Ma a Misurina, come qui ad Auronzo, stiamo riscontrando, già in questi giorni, la presenza di visitatori europei. Non solo, anche nordamericani. Se queste sono le premesse, quando la guerra finirà, speriamo già domani mattina, il flusso sarà ben maggiore». Il richiamo delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi si fa già sentire. «Riteniamo», confida l'assessore al turismo, «di poter ripetere i numeri del 2025. Sono impegnativi in tutti i sensi, però finalmente non abbiamo visto le code all'ingresso della strada per le Tre Cime, né tanto meno a Misurina». Gli operai del Comune sono già al lavoro per organizzare al meglio, con transenne e segnaletica, l'avvicinamento al casello della strada, in modo da evitare qualsiasi forma di coda: rispetto alle lunghe ore del passato, nell'estate 2025 l'attesa era di 5 minuti, di 10 nel peggiore dei casi. E per la verità di code se ne sono viste poche anche lungo il lago di Misurina. Non sono mancati, tuttavia, i parcheggi selvaggi, prima e dopo il lago, a distanza anche chilometrica. Ecco perché – come anticipa l'assessore – i competenti uffici municipali stanno installando delle barriere, per lo più in legno, affinché gli automobilisti non occupino i cicli della strada o invadano i prati della frazione. La suggestiva strada panoramica delle Tre Cime è lunga circa 6 chilometri e parte in prossimità del Lago d'Antorno. Conduce direttamente al Rifugio Auronzo, situato a quota 2. 333 metri, dove si trova appunto l'ampio parcheggio. «Stiamo tra l'altro ottimizzando le condizioni», conclude l'assessore Pais Bianco, «affinché i rifugi, almeno l'Auronzo ed il Lavaredo, possano aprire già nei primi giorni di giugno, in modo che chi sale possa usufruire dei necessari servizi, a partire dalla ristorazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA
AltoAdige|28maggio2026
p. 22
Dolomiti,buselimitialtraffico
BOLZANO
Nuove regole, autobus potenziati e accessi contingentati per cercare di alleggerire il traffico nelle Dolomiti e migliorare la qualità della vita delle popolazioni locali. La Provincia autonoma di Bolzano e IDM Alto Adige hanno presentato le misure che entreranno in vigore nell’estate 2026 nelle aree più frequentate delle Dolomiti patrimonio mondiale UNESCO, a partire dalla zona delle Tre Cime di Lavaredo e della Valle di Braies. L’obiettivo dichiarato è quello di limitare il traffico privato nei periodi di maggiore afflusso turistico, favorendo invece l’utilizzo dei mezzi pubblici e una gestione più sostenibile dei flussi. «Le misure di regolamentazione del traffico rappresentano un contributo concreto per alleggerire la pressione sulla popolazione locale e gestire in modo mirato il traffico nelle valli dolomitiche», spiega l’assessore provinciale al Turismo Luis Walcher. «È importante portare avanti le misure che si sono dimostrate efficaci e integrarle dove necessario». Sulla stessa linea anche l’assessore provinciale alla Mobilità Daniel Alfreider, che sottolinea la necessità di «regole chiare, valide alternative all’auto e responsabilità condivisa». Per Alfreider ogni autobus in più rappresenta «meno traffico nelle valli e maggiore tutela della natura». Una delle novità principali riguarda la Valle di Braies, dove la regolamentazione del traffico verrà estesa dal 1° luglio al 15 settembre 2026. Nella fascia oraria tra le 9 e le 16 sarà possibile accedere soltanto con i mezzi pubblici, a piedi, in bicicletta oppure
tramite prenotazione online o permesso di transito. Lo stesso sistema sarà applicato anche all’area di Prato Piazza. Prima delle 9 e dopo le 16 resterà invece consentito l’accesso in auto privata a pagamento. Confermata inoltre la possibilità di prenotare online il parcheggio di Ponticello. Per raggiungere il lago di Braies sarà potenziata la linea autobus 443 da Monguelfo, Dobbiaco e Villabassa, utilizzabile senza prenotazione. Durante alcuni ponti festivi e giornate considerate particolarmente critiche saranno introdotte anche ulteriori misure straordinarie per regolare i flussi di traffico. Anche l’area delle Tre Cime di Lavaredo continuerà a puntare su un sistema di mobilità controllata. Dal 31 maggio all’11 ottobre 2026 sarà attivo il servizio navetta da Dobbiaco al rifugio Auronzo, alternativa alla strada a pedaggio. L’accesso al servizio sarà consentito solo con prenotazione online sia per l’andata sia per il ritorno. Particolare attenzione anche alla Val Fiscalina, dove si continuerà a investire soprattutto sul trasporto pubblico locale. Dal 14 giugno all’11 ottobre verranno garantite frequenze elevate e collegamenti coordinati dai paesi circostanti per ridurre la pressione del traffico privato e preservare l’ambiente naturale della valle. La Provincia ha inoltre previsto alcune facilitazioni per i residenti. I possessori dell’altoadigemobilità Pass potranno continuare a utilizzare autobus e mezzi pubblici verso Valle di Braies e Val Fiscalina senza necessità di prenotazione. Per raggiungere le Tre Cime resterà invece obbligatoria la prenotazione anche per gli utenti locali, pur con applicazione della normale tariffa altoadigemobilità. Le misure confermano così la volontà della Provincia di proseguire sulla strada della gestione controllata dei flussi turistici nelle aree dolomitiche più sensibili, cercando un equilibrio tra tutela ambientale, qualità della vita e attrattività turistica.
PRESENZETURISTICHEEFLUSSI
AltoAdige|16maggio2026
p. 12
Turismo:nuovorecordnel2025Presenzeaquota38,2milioni
MAURIZIO DALLAGO BOLZANO
Nuovo record per il turismo altoatesino nel 2025. Lo scorso anno le presenze sono state pari a 38,2 milioni (+3,1% rispetto al 2024), gli arrivi hanno raggiunto quota 9,1 milioni (+3,9%). Il mese di agosto arriva ad un picco con oltre sei milioni di presenze. In pratica significa che ogni giorno dell’anno in media ci sono 104mila persone in più - rispetto ai residenti - che pernottano come turisti in Alto Adige, numero che sale a 200mila nel mese di agosto, il più «turistico» di tutti. La maggior parte delle presenze continua a riguardare gli ospiti dalla Germania (44,9%), dato però in calo rispetto al 47,3% dell’anno precedente. Inoltre, nel 2025 si registra un’elevata intensità turistica, con 19,4 ospiti per 100 abitanti. Questi i dati principali pubblicati ieri dall’Astat (Istituto provinciale di statistica). Ricettività e posti letto Nel 2025 l’offerta turistica in Alto Adige consiste in 262.870 posti letto distribuiti in un totale di 12.187 esercizi ricettivi alberghieri ed extraalberghieri (rispettivamente +2,3% e +3,7% rispetto al 2024). In confronto all’anno precedente tutti i comprensori mostrano una crescita degli esercizi con valori che oscillano dal 5,7% della Val Venosta all’1,6% di Salto-Sciliar. Bolzano registra invece una variazione negativa del numero di esercizi (-7,1%), compensato però da un aumento dei posti letto disponibili (+3,3%). Se si guarda al dato dei posti letto, anche tutti gli altri comprensori mostrano dati in crescita: gli
aumenti maggiori si registrano in Valle Isarco (+5,8%) e Val Pusteria (+4,1%), mentre quelli più bassi in Alta Valle Isarco (+1,0%). Complessivamente, in Alto Adige risultano 12.187 letti in più rispetto al 2024. In Val Pusteria si concentra la maggior parte dei posti letto (79.823, ovvero il 30,4% del totale in Alto Adige) e il maggior numero di esercizi ricettivi (3.584). Nel 2025 il 63,5% dei posti letto si trova negli esercizi alberghieri; il restante 36,5% si trova, invece, negli esercizi extralberghieri. La categoria più numerosa degli esercizi alberghieri è quella degli alberghi a 3 stelle (1.451 esercizi, ovvero il 36,7% di tutti gli esercizi alberghieri). In questi esercizi si concentra anche la quota più consistente di posti letto degli esercizi alberghieri ed extralberghieri (63.040 posti letto, ovvero il 24,0% del totale). Gli esercizi a 4 stelle sono il 4,8% del totale di tutti gli esercizi turistici, ma rappresentano il 17,5% di tutti i posti letto provinciali. Invece, gli esercizi a 5 stelle pur rappresentando una quota minoritaria di tutti gli esercizi turistici, mostrano il dato più elevato tra le categorie considerate per quanto riguarda il numero di posti letto per esercizio (pari a 113,6 nel 2025). La maggior parte degli esercizi extra-alberghieri è composta da alloggi privati (4.364 esercizi con 34.716 posti letto) nei quali si concentra il 13,2% di tutti i posti letto a disposizione in Alto Adige. Arrivi e presenze Nel 2025 negli esercizi ricettivi altoatesini si registrano 38,2 milioni di presenze in totale, pari a un incremento del 3,1% rispetto all’anno precedente. Per gli arrivi si rileva nello stesso periodo un aumento del 3,9% rag-giungendo quota 9,1 milioni. Nel 2025 si rileva una crescita, seppure con fluttuazioni mensili, degli arrivi e delle presenze. I dati maggiori si registrano ad agosto con 1,3 milioni di arrivi e 6,2 milioni di presenze, in aumento rispettivamente del 2,4% e del 2,3% rispetto all’anno precedente. Nonostante novembre continui a essere il mese più debole con 273.480 arrivi e 802.684 presenze, anche in quest’ultimo si rileva una crescita dei flussi turistici rispetto all’anno precedente (+2,3% gli arrivi, +5,5% le presenze). La permanenza media, pari a 4,2 giorni, coincide con il dato del 2024, ma è in calo rispetto ai 4,5 giorni del 2016. I soggiorni più lunghi si registrano a gennaio, febbraio e agosto (4,8 giorni), mentre i più brevi a novembre (2,9 giorni). Dall’analisi dei dati degli ultimi dieci anni emerge chiaramente una forte stagionalità caratterizzata da una concentrazione dei flussi turistici principalmente nei mesi di luglio e agosto e da numeri più bassi nei mesi invernali. Tra le comunità comprensoriali è la Val Pusteria a registrare il maggior numero di presenze (11.772.501, pari al 30,8% delle presenze totali). Il numero più basso si registra invece a Bolzano (1.042.903), che però per la prima volta supera la soglia del milione di pernottamenti. Provenienza degli ospiti. L’analisi degli arrivi e delle presenze per Paese di provenienza sottolinea la grande importanza degli ospiti tedeschi e italiani per il turismo in Alto Adige, anche se i dati mostrano un calo per entrambe le nazioni di provenienza rispetto al 2016. Nel 2025 la maggior parte degli arrivi (il 39,3% con 3.564.001 arrivi) e delle pre-senze (il 44,9% per un totale 17.178.534 presenze) è attribuibile agli ospiti provenienti dalla Germania. Al secondo posto gli ospiti italiani, incluse le persone residenti in Alto Adige, che incidono per il 30,1% degli arrivi (2.728.370) e per il 27,9% delle presenze (10.671.351). Questi dati evidenziano una permanenza media più lunga degli ospiti tedeschi (4,8 giorni) rispetto a quelli italiani (3,9 giorni). È particolarmente considerevole l’aumento dei flussi turistici dai Paesi asiatici: le presenze salgono da 116.369 a 783.235, cioè il 2,0% di tutte le presenze del 2025. Un’altra tendenza positiva riguarda gli Usa con le presenze in aumento da 133.392 nel 2016 a 592.690 nel 2025.
CorrieredelleAlpi|19maggio2026
p. 26
TrainoolimpicoperCortinaPrenotazionial+9percento
Francesco Dal Mas
Turismo Gli alberghi che non hanno aperto per il ponte (tedesco) dell'Ascensione, lo faranno per quello di Pentecoste. I turisti, anche stranieri, sono stati frenati dal maltempo, dalla neve e dal freddo. Ma col ritorno del sole, si riprenderanno in massa le Dolomiti. È quanto prevede, dati alla mano, il presidente provinciale di Federalberghi, Walter De Cassan. «Nonostante la crisi», anticipa, «siamo sui livelli dell'estate scorsa». Traino olimpico Le stime sulle presenze turistiche a Cortina nel prossimo trimestre, elaborate da HBenchmark per la locale Associazione Albergatori su un campione selezionato di strutture, evidenziano una quota occupazionale preventivata che sfiora il 60% di media, in vantaggio di oltre 9 punti percentuali sul 2025 alla stessa data di osservazione e sostanzialmente bilanciata in quanto a tipologia di sistemazione scelta tra segmento low medium (54,9%) e high luxury (59,8%). Giugno al momento è il mese con il tasso di prenotazioni acquisite più alto (65%), luglio e agosto stanno a loro volta guadagnando terreno (rispettivamente 59% e 52%), ma è settembre, forte di un incremento di 12 punti percentuali rispetto all'anno passato, il periodo che fa emergere il risultato migliore, a ulteriore testimonianza di un trend consolidato che ormai da qualche tempo vede una significativa parte dei flussi spostarsi nella seconda frazione dell'estate, dopo Ferragosto quindi. Picchi, rispettivamente dell'80% e del 70% (destinati a salire), per il weekend in cui la destinazione ospiterà la Lavaredo UltraTrail e per i giorni in cui si terrà il tradizionale Design Weekend di metà luglio. Tanti stranieri I dati rilevano come attualmente i 2/3 degli ospiti previsti provengano dall'estero, segno che non si è ancora spenta l'eco della competizione olimpica e che la destinazione è pronta ad affrontare al meglio anche la sfida estiva. «Cortina è… Cortina», sospira De Cassan, «ma il resto della provincia non può certo lamentarsi se ripetiamo le prestazioni dell'anno scorso e, probabilmente, andremo oltre». I numeri del 2025 Vediamoli, dunque, i numeri della scorsa estate. 55.400 arrivi nel maggio 2025 (41.000 nel 2024), pari a 137.300 presenze (110.700 l'anno precedente). Gli arrivi nell'estate 2025 sono stati 678.000 sulle Dolomiti (597.500 nello stesso periodo 2024), 105.900 nella parte restante della provincia (98.900 nel 2024). Le presenze, negli stessi quattro mesi estivi, sono state 2.109.000 sulle Dolomiti (1.945.000 nell'estate 2024) e 283.000 nel resto della provincia (267.700 l'estate precedente). Lo studio Un'indagine dell'Istituto Piepoli sul turismo nella prossima estate certificava ieri che gli italiani non rinunceranno alle vacanze, ma le affronteranno con una prudenza senza precedenti. Il 70% degli intervistati ha intenzione di concedersi un viaggio nei prossimi quattro mesi, ma questo desiderio deve fare i conti con un clima di tensione e forte incertezza globale che sta influenzando profondamente le scelte dei viaggiatori. L'aumento dei prezzi e la sicurezza sono le due principali preoccupazioni. La destinazione preferita rimane l'Italia (56%), seguita dall'Europa (29%) e dai Paesi extra Ue (9%). Il dato più significativo dello studio riguarda il cambiamento delle abitudini dovuto alla situazione internazionale: il 54% degli intervistati, infatti, ammette di aver modificato i propri piani. Commenta De Cassan:«È proprio quello che stiamo riscontrando. Le nuove prenotazioni arrivano soprattutto da un mercato interno ed europeo». Anche se non mancano americani ed asiatici, come conferma anche Roberto Pais Bianco, albergatore di Auronzo:«Già numerosi sono gli ospiti, specie stranieri, che in questi giorni si affacciano sul lago di Misurina».
CorrieredelleAlpi|19maggio2026
p. 19
«QuestidatisonobuoniMac'èuncalotraitedeschi»
FDM
Le opinioni C'è ancora chi fa fuoripista sul gruppo del Sella. Osvaldo Finazzer è uno di questi. L'albergatore del Passo Pordoi ha in hotel i primi ospiti dell'Ascensione e di Pentecoste. «Sono arrivati per gustare il sole e le temperature di primavera, ma quassù siamo in pieno inverno», racconta. «Ancora per qualche ora, tuttavia, perché rapidamente si presenterà l'estate», sospira. I turisti tedeschi, che solitamente riempiono i passi dolomitici a partire proprio dalla festività dell'Ascensione, si sono fatti vedere in misura che un altro albergatore della valle, Leandro Grones di Arabba, definisce «deludente». Tanto che gli alberghi che dovevano aprire ancora sabato scorso, sono chiusi; lo faranno da sabato prossimo, vigilia della Pentecoste. Invece non ci si lamenta, invece, al lago di Misurina. Arrivi e presenze sono già «confortanti», come ammette Tatiana Pais Becher, con attività commerciale in riva al lago. E il 23 maggio sarà aperta – su prenotazione – anche la strada delle Tre Cime. Gli stranieri popolano numerosi anche Cortina. E in una valle come quella del Comelico? «Siamo fiduciosi, perché è sempre più apprezzato il turismo lento, specificatamente il cicloturismo», afferma Davide Zandonella Necca, delegato del Confcommercio. fdm © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CorrieredelleAlpi|19maggio2026
p. 26
«QuileOlimpiadinonsarannounpiccomomentaneo»
FDM
Cortina «I buoni risultati turistici di Cortina non sono casuali: sono il frutto di una strategia costruita con largo anticipo, già a partire dal 2024. Abbiamo lavorato con una visione chiara: evitare che Milano-Cortina 2026 fosse un "one shot", cioè un picco momentaneo senza continuità, perché eravamo consapevoli che le Olimpiadi non portano automaticamente turismo: il vero successo si misura nel "dopo"». L'analisi è di Joseph Ejarque, Destination Manager Cortina Marketing:. «Abbiamo costruito una narrazione contemporanea della destinazione, valorizzando autenticità, paesaggio, tradizione ed eccellenza italiana. Sono stati attivati nuovi mercati strategici come Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Giappone e Medio Oriente. Il risultato è che oggi Cortina viene percepita non solo come meta sciistica, ma come "destinazione lifestyle internazionale all season». Sandra Ruatti, presidente degli albergatori di Cortina, conferma che «la maggior parte dei nostri utenti sono stranieri», nonostante le turbolenze geopolitiche. «Stiamo notando come, proprio l'incertezza legata ai numerosi scenari di guerra in corso, stia paradossalmente spingendo in maniera importante anche il turismo interno con i viaggiatori italiani che, in mancanza di certezze, tendono a preferire comunque la sicurezza di una meta di prossimità». Carla Medri, vice presidente degli Albergatori fa notare che un altro dato significativo riguarda il fatto che rispetto all'estate 2025, nel 2026 si sta registrato un aumento delle strutture ricettive aperte, «segnale positivo che rafforza la capacità di accoglienza della destinazione e che attiva, già con 6-12 mesi di anticipo, importanti investimenti in attività di sales & marketing da parte degli operatori». Roberta Alverà, vice sindaco, conferma: «Stiamo raccogliendo segnali molto positivi sul piano delle prenotazioni, che consolidano il
posizionamento della località come meta attrattiva, dinamica e capace di offrire esperienze di qualità». FDM © RIPRODUZIONE RISERVATA Turisti estivi a Cortina d'Ampezzo.
CorrieredelTrentino|26maggio2026
p. 2, segue dalla prima
Overtourism,Trentinoalbivio
Le parole del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi pronunciate sabato al Festival dell’Economia hanno sollevato reazioni variegate nel mondo trentino dell’accoglienza e in quello associativo a tutela del patrimonio storico e naturale. «Il termine overtourism andrebbe bandito, perché danneggia il settore turistico e crea paura tra i potenziali visitatori questa l’affermazione divisiva del ministro Istigare un clima di terrore non fa bene al Paese». Plauso degli albergatori al ministro, critiche arrivano, invece, da Italia Nostra e Mountain Wilderness. p. 2
Approvazione, stupore, ma anche sdegno. Le parole del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi pronunciate sabato mattina al Festival dell’Economia hanno sollevato reazioni variegate nel mondo trentino dell’accoglienza e in quello associativo a tutela del patrimonio storico e naturale. «Il termine overtourism andrebbe bandito, perché danneggia il settore turistico e crea paura tra i potenziali visitatori». Questa l’affermazione divisiva del ministro Mazzi che ha preso il posto di Daniela Santanchè all’inizio di aprile. «Istigare un clima di terrore non fa bene al Paese. Occorre piuttosto mostrarci accoglienti e gestire i numeri, perché l’Italia è ospitale, oltre a essere la Nazione più bella del mondo», aveva dichiarato il ministro. «Un ammonimento corretto commenta il presidente dell’Associazione Albergatori e Imprese turistiche del Trentino Gianni Battaiola . Magari come termine sarebbe più giusto utilizzare bad management. I visitatori non vanno spaventati, perché non vi è alcun vantaggio in questo. È importante invece migliorare l’organizzazione dell’accoglienza. Il sovraffollamento è spesso più percepito che reale, dal momento che basterebbe mettere in azione strumenti capaci di regolare meglio i flussi». Battaiola spiega così gli elementi della sua ricetta per il Trentino. «In primis informare bene i turisti, ancora prima che raggiungano la nostra provincia, utilizzando le piattaforme digitali. Queste ultime possono essere usate anche per dare informazioni sul traffico, prenotare la visita di un hot-spot, e dare indicazioni sulle mete meno frequentate, organizzando possibilmente dei transfer ad hoc. Può essere fondamentale durante l’alta stagione». Il ragionamento del presidente degli albergatori trentini non si limita però all’estate o all’inverno. «Ci sono periodi dell’anno in cui il nostro territorio va sotto stress, in luglio, agosto e durante le vacanze di Natale e Capodanno. L’offerta di chi gestisce le infrastrutture può però creare delle opportunità anche al di fuori di questi periodi spiega Battaiola elencando i margini di miglioramento del settore
Con tecnologia e intelligenza artificiale è oggi sempre più facile fornire dati e informazioni utili ai turisti per rendere la loro esperienza piacevole e priva di imprevisti. Anche il ticket può aiutare a regolare le visite, ma penso debba essere accostato a un servizio in più». Anche per la presidente della sezione trentina di Italia Nostra Manuela Baldracchi è necessario gestire meglio i flussi turistici, ma il parere sulle parole del ministro Mazzi è ben più negativo. «Sono parole che ci hanno sorpreso, perché l’overtourism è un fenomeno di fatto, non teorico. Proporsi ministro dell’ottimismo deve essere avallato da numeri e basi concrete, altrimenti significa stendere un velo sui problemi reali». E cita un esempio che caratterizzò Trento una ventina di anni fa. «Per risolvere il problema dei clochard vennero rimosse dagli spazi pubblici del centro le panchine,
ma la questione dei senzatetto non può essere di certo risolta così. Occorrono quindi soluzioni diverse». Baldracchi mette in evidenza non solo le garanzie per i visitatori della provincia, ma anche la tutela del paesaggio. Obiettivo che si può raggiungere solo con soluzioni e interventi integrati fra loro. «Il pedaggio è un primo passo, ma va affiancato a iniziative che facciano capire al turista la qualità e il pregio di questo territorio già scelto da molti dall’Italia e dall’estero». La presidente di Italia Nostra fornisce così alcuni elementi concreti. «Il pubblico è sensibile alle nostre necessità. Una ciclovia come quella costruita sul Garda non soddisfa nessuno. Ha piuttosto portato molti ciclisti sulla strada, eliminando i bordi del lago e il contesto naturale circostante. Idee come l’après-ski sono invece solo deleterie, capaci di minacciare con luci, suoni e movida anche la fauna di parchi naturali come quello dell’Adamello Brenta. Il turismo non può essere questo». Ancora più netto Luigi Casanova. Il presidente di Mountain Wilderness fissa subito un paletto: «Non deve essere un ministro a decidere come si deve parlare. C’è la libertà d’espressione. Il termine overtourism riflette criticità ormai consolidate nel nostro territorio, dagli alberghi in val di Fassa che non trovano più personale ai giovani che fuggono sempre di più dalla val Gardena. Ci sono squilibri sociali per i quali è necessario fare qualcosa». Casanova chiede quindi alla classe dirigente di non semplificare, ma di studiare i territori interessati. «L’overtourism distrugge il patrimonio montano e porta al baratro . Bene il ticket, ma abbiamo visto che non è sufficiente. Occorre il numero chiuso, occorre più coraggio nelle decisioni».
CorrieredelleAlpi|26maggio2026
p. 34
ÈpartitalastagionedelleferratePrenotazionidaCinaePolinesia
ANDREA DE SALVADOR
Montagna
Cavi d'acciaio tesi, fittoni controllati e lo sguardo rivolto al meteo. L'apertura della stagione delle vie ferrate segna il via ufficiale al turismo d'alta quota. A fare il punto sullo stato di salute delle alte vie e sulle accortezze da rispettare per evitare inconvenienti e sovraffollamento è un vero esperto, il presidente delle Guide alpine di Cortina, Andrea Piccoliori. «Dal numero di prenotazioni raccolte fin ora posso dire che sta partendo un'estate che confermerà i numeri del 2025 e probabilmente potrà essere ancora migliore», esordisce Piccoliori, «ci sono tanti mercati emergenti come Giappone, Cina, Polinesia che sembrano molto interessati alle nostre montagne. Non mancano le prenotazioni dagli Stati Uniti e anche i numeri dall'Europa sono promettenti. La stagione si prospetta buona, anche perché è rimasta tanta curiosità dopo la vetrina olimpica dello scorso inverno». Prenotazioni da ogni parte del mondo richiamano al problema del sovraffollamento, su questa tematica però Piccoliori non sembra troppo preoccupato: «Si parla tanto di overturism, ma noi non ci spaventiamo. Cerchiamo di partire presto la mattina e affrontare anche ferrate meno battute per evitare il sovraffollamento. Credo che il fenomeno interessi maggiormente le camminate e meno le ferrate». Anche il clima ha fatto la sua parte per far partire la stagione nel migliore dei modi: «A parità di periodo dell'anno c'è meno neve perché ci sono stati meno fenomeni atmosferici e un maggio più mite», spiega il presidente, «abbiamo aperto 6-7 ferrate e presto potremmo aggiungerne altre. Per essere sicuri di quali percorsi siano aperti rimando al nostro sito, "guidecortina.com", che viene costantemente aggiornato». Le presenze attese sono tante e c'è ottimismo, ma la stagione
estiva in quota nasconde insidie da non sottovalutare: «Il periodo di inizio estate è quello in cui i soccorsi intervengono maggiormente perché passare da un'esposizione a sud a una a nord comporta un cambio repentino delle condizioni climatiche. Praticamente da estate a pieno inverno», chiarisce il presidente. Qualunque sia la via prescelta per un'escursione, quindi, è bene affrontare le ferrate con attrezzatura idonea e abbigliamento consono. Su questi temi Piccoliori ha le idee ben chiare: «Bisogna vestirsi in modo adeguato e controllare scrupolosamente il meteo. Se si pensa di andare a "pestare neve" bisogna munirsi di scarponi e non affidarsi a scarpe basse», ricorda la guida alpina, «casco, imbrago e cordini dissipati sono indispensabili e ormai alla portata di tutti». Tra le mete che più riscuotono successo tra gli appassionati per esperienze e foto c'è l'immancabile lago di Sorapis, ma per il presidente il territorio ha tanto altro da offrire: «Il lago riscuote sempre grande interesse, ma ci sono anche tante vie che sono veri e propri gioielli meno frequentati. Non vorrei fare nomi per non fare troppa pubblicità a luoghi tutti da scoprire». Con l'avanzare della bella stagione l'offerta si arricchirà di nuovi percorsi. A farla da padrone, comunque, sarà il meteo: «Per altre aperture deciderà la neve. Adesso in cima alle montagne è pieno inverno e i cavi sono ancora sepolti sotto la neve», conclude il presidente Piccoliori. «Le aperture sono nella norma: tante ferrate vengono solitamente aperte a metà giugno e non credo ci discosteremo troppo da queste tempistiche». Le ferrate attualmente aperte nella conca ampezzana sono le seguenti: Ferrata Alpini – Col dei Bos, Ferrata Caprioli –San Vito, Ferrata Ettore Bovero – Col Rosà, Ferrata Giovanni Barbara – Fanes, Ferrata M. A. Ferrari – Tofana, Ferrata Ra Pegna – Tofana, Ferrata Sci Club 18 – Faloria, Ferrata Strobel –Pomagagnon. © RIPRODUZIONE RISERVATA
IlGazzettino|27maggio2026
p. 11, edizione Belluno
Maggiodadimenticaremal’estatepromettebene
IL TREND
Maggio da dimenticare per il turismo nelle Dolomiti causa il meteo sfavorevole, ma con il lungo ponte fra fine maggio e inizio giugno la montagna bellunese si prepara già ad aprire la stagione. Non ovunque. «Già da questa occasione fra il 70 e l'80 per cento degli hotel saranno aperti – spiega il presidente di Federalberghi Walter De Cassan – poi nelle settimane successive ci saranno le feste tedesche, a seguire gli eventi amatoriali delle biciclette, e quindi molte strutture rimarranno aperte continuativamente almeno fino a settembre, eccezion fatta per i grandi alberghi che necessitano di un elevato numero di personale, che inizieranno per lo più a metà giugno». GLI AUMENTI Congiuntura internazionale e rincari dei combustibili mettono un punto interrogativo sul turismo straniero: anche negli hotel ci potremo aspettare aumenti delle tariffe. «Febbraio e marzo abbiamo avuto un boom di ospiti da America e Asia ma poi la richiesta da questi mercati è stata quasi completamente azzerata dall'incertezza legata alle guerre e ai voli -continua De Cassan- ma confidiamo che tale perdita possa essere compensata dalla clientela europea che già ora si dimostra in forte crescita. Per quanto riguarda i prezzi delle camere, ci saranno degli aumenti ma contenuti per lo più nell'ordipa –afferma il presidente del Consorzio operatori turistici Alleghe - Caprile Michele De Toni– in quell'occasione gli hotel saranno per buona parte pieni, ma solo per una o due notti, mentre si potrebbe approfittare del lungo ponte per fare praticamente una settimana di vacanza. Per chi terrà aperto soltanto qualche giorno in occasione del Giro, c'è grande difficoltà nel trovare
personale per quei pochi giorni. Possiamo comunque dire che sarà un’estate all'insegna del last minute e sarà per lo più caratterizzata dal turismo italiano». LE ABITUDINI Arabba, seconda località per presenze del turismo bellunese, è una delle preferite in inverno dagli ospiti internazionali, complice anche il giro del Sellaronda. «Pensare di anticipare la stagione a maggio significa essere stolti –afferma la presidente di Arabba Fodom Turismo Michela Lezuo–Negli anni '80 per la Pentecoste in paese c'erano tutte le strutture aperte, ma adesso il meteo ci sta dicendo che questo mese bisogna dimenticarselo. È importante partire ai primi di giugno e restare aperti per tutto settembre perchè potremo così avere una stagione di quattro mesi. D'altra parte questo sta diventando il trend». Il turismo si evolve in relazione al gradimento degli ospiti. Un tempo l'estate era funzionale all'inverno, ma dopo il Covid si è registrato un cambio di abitudini. «Notiamo un maggiore interesse rispetto alle precedenti estati – prosegue Lezuo – e anche permanenze più lunghe. Anche qui la fa padrona il turista italiano, con la differenza rispetto il passato che oggi la montagna non è più una seconda scelta rispetto al mare, ma è in cima ai desideri di molti vacanzieri, tanto è vero che le richieste arrivavano già durante l'inverno. Pioniere delle sensibilizzazioni in tal senso è la Val Gardena che ha i suoi ranger che stanno diventando ormai un progetto provinciale che informano l'ospite su cosa è bello fare e cosa invece no». Infine la Valle del Biois dove già sta per aprire qualche struttura. «ll sentore è buono e dovuto soprattutto al consolidato turismo di prossimità del Nordest – afferma la presidente di PromoFalcade Antonella Schena – anche a giugno e settembre prevediamo un buon afflusso grazie ai raduni sportivi. La stagione si apre con la metà di giugno ma diversi hotel lo faranno anche prima grazie alla tappa bellunese del Giro».
DOLOMITIMOUNTAINSCHOOL
MessaggeroVeneto|3maggio2026
p. 29
IlprofMontanariallaDolomitimountainschool
Sarà il professor Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena e docente di storia dell'arte moderna, a inaugurare domani, alle 18, nell'aula D 1 dell'Università di Udine, in via Tomadini 30/a, la 10ª edizione della Dolomiti Mountain School con la lectio magistralis "Tutori del futuro: la Costituzione italiana e la tutela dell'ambiente". Il percorso proseguirà poi durante l'anno con incontri di approfondimento su temi inerenti la montagna. All'incontro interverranno Angelo Montanari, rettore dell'Università di Udine, Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, Gianpaolo Carbonetto, giornalista e coordinatore della Scuola. Condurrà Pierpaolo Zanchetta, del Servizio biodiversità della Regione.
NOTIZIEDAICLUBALPINI
CorrieredelleAlpi|3maggio2026
p. 20
IlCai:«AncorasprovvedutiinquotaNeibivacchivaeliminatoognicomfort»
Francesco Dal Mas / BELLUNO
Troppi abusi nei bivacchi e il Cai Veneto perde la pazienza. «Via coperte, materassi e reti: resti solo l'essenziale, un semplice tavolato. Nei casi più critici, come nel caso del Bivacco Fanton, va valutata la possibilità di un monitoraggio degli accessi (videosorveglianza se non addirittura la chiusura a chiave, ndr) o, in alternativa, la rimozione totale della struttura». Motivi di sicurezza, evidentemente: per gli escursionisti, specie se improvvisati, e anche per i soccorritori, la cui vita talvolta è messa a repentaglio. La dura reazione fa seguito al recupero di quattro veronesi, rimasti bloccati per sfinimento, mentre stavano salendo il 1° maggio verso il Bivacco Fanton. I quattro, che avanzavano sprofondando nella neve, non erano più in grado di proseguire. Un altro intervenuto del Soccorso Alpino è avvenuto sul versante cibianese del monte Rite, dopo la richiesta di aiuto di due escursionisti veneziani che avevano smarrito il sentiero. Ancora più difficile il salvataggio, da parte del Soccorso Alpino – questa volta di Valdagno e Recoaro Terme – per portare in salvo due escursionisti che si erano avventurati sulla Ferrata del Vaio, senza attrezzatura adeguata, senza abbigliamento da neve e perfino senza una pila. I due dopo aver attaccato la Ferrata del Vajo Scuro verso mezzogiorno, l'hanno terminata alle 19, arrivando all'uscita. Ma per rientrare hanno intrapreso un sentiero quasi verticale e ancora innevato. L'intervento si è concluso alle 3 di notte. Francesco Abbruscato, presidente regionale del Cai, afferma che dopo gli ultimi interventi del Soccorso Alpino, «ancora una volta chiamato a operare in condizioni estreme e al limite della sicurezza, cresce la necessità di una riflessione profonda e, forse, di un deciso cambio di rotta». Abbruscato fa riferimento soprattutto ai «ragazzi poco equipaggiati e verosimilmente impreparati, che sono stati costretti a chiedere aiuto mentre salivano al Fanton, incapaci di affrontare condizioni ambientali che, in questo periodo di tarda primavera, risultano del tutto prevedibili per chi conosce la montagna». Il presidente annuncia che il Cai Veneto, insieme alle Guide Alpine, al Soccorso Alpino e ai Carabinieri Forestali, va al rilancio della campagna "Montagna amica e più sicura", con l'obiettivo di diffondere in modo capillare una cultura fondata su preparazione, prevenzione e conoscenza dell'ambiente. Ma – aggiunge – emerge con forza anche un altro tema: il significato stesso del bivacco. «Il Cai Veneto lancia un monito chiaro: basta con strutture che snaturano il concetto etico del bivacco, trasformandolo in qualcosa di distante dalla sua funzione originaria. Il bivacco deve rimanere un luogo essenziale, minimale, concepito per l'emergenza». Il vicepresidente generale del Cai Giacomo Bendetti ha denunciato che «sempre più spesso ogni luogo viene letto come una possibile meta, ogni struttura come un'attrazione, ogni presenza umana come un servizio da offrire e da consumare». Ebbene, ha specificato, «il bivacco si colloca volutamente fuori da questa logica». Che cosa significa? Lo chiarisce il presidente veneto. «Tanto per le strutture esistenti quanto per quelle future, proponiamo interventi radicali nei bivacchi, eliminando ogni forma di comfort superfluo» e nel caso specifico del Fanton, se non si riesce a blindarlo ad esclusivo servizio di chi ne ha necessità, lo si rimuova. È drastico Abbruscato. «Il bivacco non è un'opera architettonica da esibire, né un'attrazione turistica. È uno spazio carico di storia e significato, una "stanza" del Club Alpino Italiano, dove si intrecciano le storie di generazioni di alpinisti: da chi era di ritorno dopo aver aperto nuove vie, a chi ha trovato rifugio, a chi ha affrontato la montagna nel suo volto più autentico». Il presidente si dice ben consapevole che «queste sono scelte difficili, sicuramente antipatiche, che possono apparire in contrasto con il concetto di libertà proprio dell'alpinismo ma», rileva, «è una libertà che non può prescindere dalla consapevolezza e dalla preparazione». «Ricordo che, con l'equipaggiamento
adeguato e la giusta esperienza», conclude Abbruscato, «resta sempre possibile vivere l'emozione unica di un bivacco sotto le stelle. Ed è proprio questa l'essenza più profonda del bivacco: essere un punto minimo nell'infinito della montagna. Un'esperienza che merita di essere preservata, senza compromessi».
L’Adige|5maggio2026
p. 15
Èpolemicasuibivacchipresid’assalto
LEONARDO PONTALTI
Una decina di interventi in poche settimane in Primiero. Altrettante solo tra il 25 aprile e l’altro ieri in Cadore: per il rischio in quota e l’attività richiesta agli operatori del Soccorso alpino ora il nuovo, inedito fronte, sembra quello dei bivacchi. Soprattutto quelli nuovi di zecca, come quello delle Fiamme Gialle all’ombra del Cimon della Pala, in cima alla ferrata Bolver Lugli o come il bivacco Fratelli Fanton sulle Marmarole in Veneto. Strutture necessarie, a volte addirittura vitali per preservare gli alpinisti, pensate come sempre per dare riparo a chi si trova in quota. Ma “vissuti” ora, invece, da tanti, come una meta instagrammabile, un’attrazione come tante. Il risultato? Tanti escursionisti - pur preparati, perché le quattro ore in parete della Bolver Lugli non sono da tutti - si avventurano in quota senza la dovuta preparazione sullo stato dei luoghi e senza l’attrezzatura necessaria. E soprattutto, troppo presto, perché sarà pure maggio ma la neve a 3.000 metri c’è ancora, eccome. E la sua presenza sorprende molti, che si ritrovano impossibilitati a tornare a valle perché colti alla sprovvista e non equipaggiati e costretti dunque a chiamare i soccorsi. «Questa annata è stata particolare», spiega Maurizio Dellantonio, presidente del Soccorso alpino nazionale, perché in quota neve ne è caduta poca e già da settimane molti sentieri, molte pareti, soprattutto quelle esposte a sud, sono sgombre e invitano all’attività. Io stesso in questo fine settimana sul Sella ho visto decine e decine di alpinisti in parete. Il problema, come sempre in montagna, è la preparazione. Il problema non è tanto salire, ma scendere. E devi sapere se in cima o sulla via di rientro troverai neve e attrezzarti di conseguenza. Non vedrei il problema come legato ai bivacchi o alle pareti, ma alla preparazione. La montagna espone a rischi in ogni stagione e in ogni luogo e quello che è necessario è sapere a quali rischi si va incontro preparando un’uscita». Più drastico Reinhold Messner, secondo cui il problema è legato alla commistione tra turismo e alpinismo: «Non voglio demonizzare il turismo. Il turismo è una buona cosa, una risorsa. Il problema si presenta quando chi è turista vuole fare l’alpinista. Non si dovrebbe mai dimenticare che si tratta di due mondi opposti: il turismo c’è dove ci sono infrastrutture, l’alpinismo c’è dove non c’è nulla. In montagna un tempo non c’era nulla. Poi sono arrivati i ripari. Poi i rifugi. Tutte cose buone, necessarie, non voglio essere drastico. Il problema arriva quando un rifugio viene scambiato per un ristorante o un bivacco per una meta da visitare. La gente ormai pensa che in montagna sia tutto sicuro, civilizzato, urbanizzato. Non è così. La montagna resta un luogo pericoloso. Ed è bello che sia per tutti, ma poi ciascuno deve capire se fa anche per lui oppure no. Invece si da per scontato che sia per tutti e tutti possano andare dappertutto. Con risorse che vengono percepite in maniera distorta: un rifugio è appunto un rifugio, non un locale. Un bivacco è un riparo, non un’attrazione. L’elicottero è uno strumento preziosissimo, ma non deve diventare un qualcosa che deresponsabilizza, perché tanto se uno si stanca sa che può chiamare i soccorsi. Il problema
non sono né i rifugi, né i bivacchi, ma la percezione distorta che tante persone hanno della montagna».
MessaggeroVeneto|5maggio2026
p. 46
Architripraccontaibivacchialpini
Secondo appuntamento di Architrip va in montagna. Oggi, martedì 5 alle 18, alla Libreria Tarantola di Udine, si parlerà di bivacchi alpini con Luca Gibello e Matteo De Bellis, a partire dal libro I bivacchi delle Alpi. 100 anni di emozioni in scatola. Un lavoro che ricostruisce un secolo di architetture minime in alta quota: strutture essenziali, spesso estreme, che condensano in pochi metri quadrati temi centrali per il progetto contemporaneo autonomia, adattamento, rapporto diretto con il paesaggio. I bivacchi non sono solo rifugi d'emergenza. Sono dispositivi precisi, dove ogni scelta è necessaria: materiali, forma, accesso, esposizione. In questo senso diventano un osservatorio molto lucido su cosa significhi oggi costruire in montagna, senza retorica e senza margine per il superfluo. Una serata che entra nel cuore del tema del ciclo: l'equilibrio tra presenza e misura, tra uso e rispetto, tra costruito e natura. Architrip è un progetto culturale indipendente nato dall'incontro tra due architetti e un fotografo. Dal 2021 documenta lo spazio costruito attraverso reportage, incontri pubblici, articoli e pubblicazioni. Il progetto si muove tra città e paesaggi, case private e spazi pubblici, raccogliendo storie, visioni e testimonianze.
CorrieredelleAlpi|7maggio2026
p. 18
AlvialacampagnaBivacchiSicuri«Servonoadalpinistiindifficoltà»
Francesco Dal Mas / BELLUNO "Bivacchi sani e sicuri". È la nuova campagna del Cai Veneto e dell'Ulss1 Belluno Dolomiti. Segue quella degli anni scorsi per i rifugi. Sandro Cinquetti, che è coordinatore nazionale della Sanità Cai, in stretta collaborazione col direttore generale Giuseppe Dal Ben, e con il presidente regionale del Cai, Francesco Abbruscato, ha deciso di dedicare la prossima estate ad una verifica delle condizioni di sicurezza igienico-sanitaria delle strutture di alta quota che dovrebbero essere utilizzate esclusivamente dagli alpinisti, specie se in difficoltà, mentre sono meta anche di escursionisti spesso improvvisati. Lunedì si terrà una prima riunione Belluno, a seguito della quale Abbruscato convocherà i presidenti di tutte le sezioni del Cai regionale. «L'indagine a tappeto, che riguarderà una trentina di strutture, tanti sono i nostri bivacchi», anticipa Abbruscato, «verificherà anzitutto quali sono le condizioni in cui si trovano gli impianti; se questi conservano i presupposti della sicurezza; quali lavori eventualmente sono da fare; se ci sono materassi e coperte e se questi "generi di conforto" possono restare o vanno tolti; se la sorgente d'acqua è vicina o lontana e in quali condizioni si trova». La ricognizione, bivacco per bivacco, sarà portata a termine con personale dell'Ulss e con l'apporto del Cai, del Soccorso Alpino e delle Guide Alpine. Questi i bivacchi alpini riconosciuti anche dalla Regione: Baronio sul Duranno e Battaglion Cadore sul Popera, in Centro Cadore; Bedin sulle Pale di S. Lucano, Biasin e
Brunner sulle Pale di San Martino, in Agordino; Caimi sul Brentoni in Comelico; Campestrin al Bosconero e Carnielli-De Marchi sul Pramper nello Zoldanbo; Comici sul Sorapiss e Cosi sull'Antelao, in Centro Cadore; Cozzolino sull'Agner, in Agordino; Dal Bianco sulla Marmolada, sempre in Agordino; Dalla Bernardina sullo Schiara (Belluno); Del Gobbo sul Clap in Comelico; De Toni sull'omonima Croda, ad Auronzo; Feltre e Bodo a Cimonega, nel Feltrino; Gera sul Popera e Gervasutti sugli Spalti di Toro, in centro Cadore; Ghedini sul Civetta; Grisetti sulla Moiazza; Marmol sullo Schiara (Belluno); Marta in Comelico; Montanel Da Deppo sul Cridola, in Centro Cadore; Musatti e Fanton sulle Marmarole; Palia sul Pizzocco, in Feltrino; Piovan sul Popera e Piva sul Longerin in Comelico; Reali sulle Pale di San Martino; Slataper sul Sorapiss in Val Boite; Spagnolli sui Brentoni, in Centro Cadore; Sperti sullo Schiara; Tiziano sulle Marmarole; Toffolon sul Col Nudo, in Alpago; Romè sul Civetta, in Agordino; Tovanella, al Bosconero, in Zoldano; urselkla-Zandonella sui Brentoni, in Comelico; Vaccari, sul Cridola, in Centro Cadore; Valdo, sui Monti del Sole, in Valbelluna; Voltolina sulle Marmarole, in Val Boite. «Condividiamo le preoccupazioni del Cai Veneto relativamente all'abuso che si sta facendo dei bivacchi», condivide Giuseppe Zandegiacomo, presidente del Soccorso Alpino regionale. «Quindi ben venga questa indagine: per restituire queste strutture alla loro funzione essenziale, che è quella dell'assistenza in caso di emergenza». Anche Zandegiacomo ritiene che i bivacchi non possono essere la meta per far festa in alta montagna, di giorno e magari anche di notte, magari con tanto di grigliate. »Il peggio accade quando di sera arriva qualche alpinista, magari in difficoltà, e non trova posto perché l'ambiente è già occupato dai festaioli», puntualizza Zandegiacomo, sottolineando la necessità di consolidare ed implementare ulteriormente i programmi di formazione. «Il Cai Veneto, insieme alle Guide Alpine, al Soccorso Alpino e ai Carabinieri Forestali, sta rilanciando la campagna "Montagna amica e più sicura", con l'obiettivo», spiega Abbruscato, «di diffondere in modo capillare una cultura fondata su preparazione, prevenzione e conoscenza dell'ambiente. Perché ogni alpinista esperto sa quando è il momento di fermarsi e tornare indietro, prima che la situazione degeneri e le forze vengano meno»
AltoAdige|30maggio2026
p. 30
RadunidiautodilussosuiPassidolomitici,l’iradelCai
DOLOMITI
La presentazione è stata pensata tra suspence e adrenalina, in stile videogioco: “Una destinazione nascosta, una strada misteriosa e un’avventura eccitante”. Per introdurre “un indimenticabile viaggio ben oltre la quotidianità, un viaggio che ricorderete per il resto della vita”. Quindi il titolo, un’immersione nel clima di un gangster movie: “La Mafia delle Strade: La battaglia per l’Italia del nord”. Si tratta del raduno di supercar organizzato da giovedì a domani, domenica 31 maggio, sulle strade dei passi dolomitici. “Apriamo la stagione - scrivono gli organizzatori nel sito advantage-cars.cz - con una spietata battaglia per il territorio. Vi divideremo in squadre da 5 a 7 auto e vi manderemo nell'ignoto. Non ci sarà il Gps a guidarvi verso la destinazione, solo indizi criptati e prove di lealtà in luoghi segreti. Chi le supererà meglio diventerà il nuovo Capo. Il percorso stesso è avvolto nel mistero: l'elemento sorpresa è parte integrante del gioco”. I posti disponibili erano 60, il prezzo per partecipare intorno ai 4 mila euro, in corone ceche (99 mila) perché il gruppo è partito da Praga con un volo privato per Bolzano, dove ad attendere gli equipaggi c’erano le supercar, trasportate dall’organizzazione in appositi
Tir. L’alloggio della comitiva è stato predisposto in un hotel 4 stelle in val Pusteria e i quattro giorni di itinerari dolomitici sono completati da pasti insieme, relax in hotel, intrattenimenti fino alla serata di gala (stasera) con l’annuncio dei vincitori e un concerto. Domani, dopo la colazione insieme, si torna a casa. Alle organizzazioni ambientaliste e di montagna, la notizia della “Battaglia per il nord Italia” lungo i passi dolomitici non è piaciuta. “Non è questa la montagna che viviamo noi, che pensiamo noi - afferma Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige - Questi raduni di supercar danno un’immagine di questo territorio ridotto a lunapark, proprio mentre il nostro impegno va verso soluzioni per ridurre il traffico veicolare in quota, proprio quando si studia la creazione di una zona a traffico limitato per proteggere aree ambientalmente preziose e delicate. E ci devono essere segnali chiari e forti anche dalla politica per aiutare il lavoro a tutela delle Dolomiti”. "Le Dolomiti non sono un parco avventura per esperienze al limite motorizzate - dichiara a sua volta Georg Simeoni, - presidente dell’Avs - Chi antepone profitti a breve termine alla tutela di questo spazio naturale unico agisce in modo irresponsabile nei confronti delle generazioni future”. E ancora: “Da oltre due decenni chiediamo limitazioni mirate al traffico motorizzato sui passi dolomitici. È stato fatto troppo poco. Allo stesso tempo, osserviamo con grande preoccupazione che nuovi modelli di business stanno alimentando ulteriormente questo traffico problematico. La commercializzazione delle Dolomiti come scenario per 'avventure in auto' ad alta potenza è semplicemente inaccettabile”. L'Alpenverein spiega in un comunicato di trovare “del tutto incomprensibile il crescente numero di offerte commerciali di sport motoristici nelle Dolomiti. Viene pubblicizzato il noleggio di auto sportive altamente motorizzate appositamente per le gite sui passi dolomitici, talvolta con promesse di guida al limite". Per l'Avs, “questo sviluppo è in netta contraddizione con gli obiettivi di protezione della natura e del clima e di un turismo responsabile. Le Dolomiti soffrono da anni delle conseguenze del traffico individuale intensivo: rumore, gas di scarico, pressione crescente sul territorio e rischi per la sicurezza caratterizzano in molti giorni il quadro generale della situazione. I parcheggi sono sovraffollati e in molti punti i veicoli sostano ai margini della strada”. La richiesta è che “il divieto di transito venga attuato e che si abbia il coraggio di farlo anche durante l'alta stagione turistica. Parallelamente è necessario un ampliamento intelligente dei servizi di mobilità pubblica e una chiara regolamentazione delle attività commerciali che alimentano ulteriormente il traffico. L'obiettivo deve essere quello di alleggerire a lungo termine la pressione sulle Dolomiti e di salvaguardare la loro qualità di area naturale e ricreativa”. Come dal Cai, anche dall’Avs parte l’appello “ai responsabili della politica e dell'amministrazione affinché agiscano finalmente in modo deciso e attuino i concetti esistenti”. “Le buone soluzioni sono sul tavolo - conclude Simeoni - ora serve il coraggio di attuarle in accordo con la popolazione locale, nell'interesse dell'ambiente, della popolazione e di un turismo sostenibile”.
AltoAdige|30maggio2026
p. 14
L’Avs:«Bastatrafficosuipassi»
BOLZANO
L’Alpenverein torna a chiedere con forza una drastica moderazione del traffico sui passi dolomitici, una battaglia che l’associazione porta avanti da oltre 20 anni. Il presidente dell’Avs, Georg Simeoni, ha invitato la politica a sfruttare i nuovi margini della legislazione ambientale derivanti dalla riforma dell'autonomia per intervenire con urgenza contro un carico di traffico
giudicato ormai insostenibile. In merito alla chiusura sperimentale dei passi per cinque mesi a partire dall'autunno, i cui dettagli sono in fase di definizione, Simeoni parla di «un primo passo nella giusta direzione», auspicando il coinvolgimento dell'Alpenverein nelle discussioni per proporre soluzioni costruttive nell'interesse degli alpinisti e della popolazione locale. L'Avs esprime forte preoccupazione e ferma condanna per la “crescente commercializzazione delle Dolomiti”, trasformate in uno scenario per “avventure in auto” ad alta potenza. L'associazione critica i modelli di business basati sul noleggio di auto sportive e moto ad alte prestazioni pubblicizzate per “guidare al limite” sulle strade alpine, così come i voli spettacolari in elicottero. Secondo l'Avs, queste attività non solo aumentano l'inquinamento acustico e ambientale in un habitat protetto, ma favoriscono anche condotte di guida rischiose che mettono in pericolo ciclisti ed escursionisti. «Le Dolomiti non sono un parco avventura per esperienze al limite motorizzate», ha ribadito Simeoni, denunciando una situazione quotidiana fatta di rumore, gas di scarico, parcheggi sovraffollati e vetture in sosta selvaggia ai margini delle strade. L’Alpenverein chiede quindi che i divieti di transito vengano attuati con coraggio anche durante l'alta stagione turistica. Questo provvedimento, secondo l'associazione, deve essere accompagnato da un potenziamento della mobilità pubblica e da una chiara regolamentazione delle attività commerciali collegate, per salvaguardare la qualità dell'area naturale e tutelare l'ambiente e i residenti. L’Avs sollecita inoltre una strategia comune tra Provincia, Comuni e territori confinanti, perché i passi dolomitici non possono essere gestiti con interventi isolati. Servono controlli efficaci, limiti chiari e alternative credibili all’auto privata, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso. L’obiettivo, sottolinea l’associazione, non è penalizzare il turismo, ma riportarlo entro una misura sostenibile, compatibile con la fragilità delle Dolomiti e con la vita quotidiana di chi abita e lavora nelle vallate.
CorrieredelleAlpi|31maggio2026
p. 31
«Passidolomiticidatutelare:alpiùprestoZtlanti-vandali»
Francesco Dal Mas Livinallongo
«La zona a traffico limitato, la Ztl, sui Passi Dolomitici va sperimentata subito, come in settembre si farà sul Gardena». Emergenza overtourism, torna in campo Gigi Casanova, presidente nazionale del movimento ambientalista "Mountain Wilderness", che dal raduno internazionale di sabato prossimo ad Auronzo rilancerà questa misura per contenere l'assalto delle auto e delle moto ai valichi. E Oscar Nagler, sindaco di Livinallongo, si dice «pienamente d'accordo, come lo sono tutti i Comuni Ladini: l'hanno confermato anche in una recente assemblea». Paolo Frena, sindaco di Colle Santa Lucia, condivide la stessa prospettiva, ma precisa che misure come questa passano per Provincia e Regione, anzi prima ancora per il ministero dei Trasporti e l'Anas, trattandosi di strade statali. «Fermamente contrario» si dichiara invece Osvaldo Finazzer, albergatore sul Pordoi e coordinatore del comitato degli oltre 70 operatori turistici che da una decina d'anni si oppongono ad ogni misura di restrizione del traffico. «L'invasione di auto di grossa cilindrata, al seguito di gare, come pure le corse con le moto, sono una vergogna. Che si combatte però con maggiori controlli» afferma Finazzer. Ponti caldi Il problema sta esplodendo in questi giorni di ripetuti ponti (il prossimo sarà il più tradizionale, quello del Corpus Domini). Agenzie e alberghi superstellati dell'Alto Adige, ma anche di importanti città tedesche ed
austriache, promuovono le sfide con le grosse cilindrate agli ospiti degli stessi hotel. Comitive organizzate arrivano sui tornanti dei Passi intorno al Sella, ma non solo, si organizzano con movieri e vedette per controllare la presenza o meno di eventuali postazioni di forze dell'ordine e poi danno il via a vere e proprio competizioni. «L'impatto è angosciante per gli ospiti dei nostri alberghi, che vengono oltre i 2 mila metri per godere della massima tranquillità». La sperimentazione «La Provincia di Bolzano sperimenterà a settembre, per introdurre la misura l'estate prossima, la chiusura dei passi a quell'80% del traffico di transito che, tra l'altro, non porta nessun beneficio al territorio» puntualizza Nagler «Introdurrà, di fatto, una Ztl per cui sul Gardena potranno accedere solo i residenti, i turisti che hanno prenotato alberghi e ristoranti, i lavoratori. Tutti gli altri ospiti saranno i benvenuti ma dovranno avvalersi del trasporto pubblico locale oppure degli impianti di risalita». Sul valico, dunque, i posti macchina saranno contingentati e prenotabili. «Stiamo operando» afferma il sindaco di Livinallongo, «perché la Provincia di Belluno, da una parte, e quella di Bolzano, dall'altra, si siedano allo stesso tavolo per condividere una sperimentazione così importanti, da tradurre poi il provvedimenti per tutta l'estate». Il fatto è che il Passo Gardena, tra la Val Badia e l'omonima valle, è tutto in territorio di Bolzano. Gli altri valichi, invece, presentano territori di differenti amministrazioni. La Provincia di Belluno, quindi la Regione Veneto, condivide il Pordoi con Trento e il Campolongo con l'Alto Adige. Il sella fa da confine tra Bolzano e Trento. Una decina d'anni fa, l'opzione di chiusure orarie dei Passi, nei periodo di maggiore traffico, erano state condivise almeno fra Bolzano e Trento. All'epoca il Veneto si era dichiarato favorevole ad esaminare la prospettiva. Ma poi non è accaduto nulla. «Riteniamo che una qualche forma di contingentamento del traffico» afferma Frena «possa essere presa in considerazione anche in altri territori come appunto il Passo Giau, dove probabilmente l'afflusso è ancora maggiore. Misure come queste sono ormai irrinunciabili rispetto all'esigenza prevalente di garantire un turismo lento».
CorrieredelleAlpi|31maggio2026
p. 31
Ilfenomeno«Èdeltuttoincomprensibileilcrescentenumerodioffertecommercialidisport motoristicinelleDolomiti.
FDM
Il fenomeno
«È del tutto incomprensibile il crescente numero di offerte commerciali di sport motoristici nelle Dolomiti. Viene pubblicizzato il noleggio di auto sportive altamente motorizzate appositamente per le gite sui passi dolomitici, talvolta con promesse di guida al limite». Lo sostiene Alpenverein Südtirol (Avs) e si associa Mountain Wilderness (Mw), «perché questo sviluppo è in netta contraddizione con gli obiettivi di protezione della natura e del clima e di un turismo responsabile». Le Dolomiti soffrono da anni delle conseguenze del traffico individuale intensivo: rumore, gas di scarico, pressione crescente sul territorio e rischi per la sicurezza caratterizzano in molti giorni il quadro. «I parcheggi sono sovraffollati e in molti punti i veicoli sostano ai margini della strada. Da oltre due decenni chiediamo limitazioni mirate al traffico motorizzato sui passi dolomitici. È stato fatto troppo poco», dice il presidente dell'Avs Georg Simeoni. «Allo stesso tempo, osserviamo con grande preoccupazione che nuovi modelli di business stanno alimentando ulteriormente questo traffico problematico. La commercializzazione delle Dolomiti come scenario per avventure in auto ad alta potenza è inaccettabile». L'Avs e Mw criticano in
particolare la crescente commercializzazione del traffico di valico da parte di fornitori che offrono auto e moto ad alte prestazioni a noleggio e pubblicizzano in modo mirato viaggi su spettacolari strade alpine. Anche i voli spettacolari in elicottero su questo habitat, che avrebbe bisogno di protezione e tranquillità, sono evidentemente un successo commerciale. «Queste offerte non solo generano traffico aggiuntivo, ma favoriscono anche comportamenti di guida rischiosi che mettono in pericolo altri utenti della strada, come ciclisti o escursionisti. Le Dolomiti non sono un parco avventura», afferma Simeoni, «Chi antepone profitti a breve termine alla tutela di questo spazio naturale agisce in modo irresponsabile».
NOTIZIEDALSOCCORSOALPINO
CorrieredelleAlpi|4maggio2026
p. 17
Incidentiinmontagna,propostadiTitton«Piùinformazioniinaeroportiestazioni»
Alessandro Michielli / belluno
«Per limitare gli incidenti in montagna bisogna informare i turisti sui rischi ad alta quota già sui mezzi di trasporto, negli aeroporti e nelle stazioni». A lanciare la proposta è Michele Titton, delegato provinciale del Soccorso alpino, a fronte dei numerosi incidenti che ogni stagione si ripropongono lungo i sentieri e sulle cime delle Dolomiti. Troppe le chiamate di soccorso da parte degli appassionati che intraprendono vie e percorsi utilizzando come "guida" Google o l'intelligenza artificiale, invece di affidarsi a canali e professionisti specializzati. «Notiamo che molti utenti fanno scelte escursioniste non classiche», afferma Michele Titton. «Affrontano sentieri difficoltosi o improvvisati, senza utilizzare gli strumenti idonei. Utilizzano motori di ricerca come Google, recepiscono le indicazioni della rete e affrontano alla leggerezza certi percorsi». La situazione attuale Attualmente esistono diverse iniziative locali e istituzionali che promuovono il turismo responsabile in montagna (Cai, Regioni, Fondazioni locali), ma manca un messaggio unitario, immediato e riconoscibile che accompagni il turista prima ancora di mettere piede sui sentieri. Una criticità particolarmente grave riguarda la gestione delle emergenze: «Molti turisti non conoscono il numero unico di emergenza, il 112, che a breve sarà operativo anche in Veneto e non servirà solo a chiamare i carabinieri», dice Titton. «Alcuni esitano o tentano di spostarsi autonomamente, peggiorando la situazione. In ambiente montano, infatti, anche una persona inizialmente illesa che ha sbagliato sentiero, bloccata o in difficoltà, può trasformarsi in un infortunato grave nel giro di poco tempo per stanchezza, ipotermia, disidratazione, cadute o peggioramento del meteo». La proposta: «campagna informativa» Titton ha le idee chiare su come affrontare la problematica: «Si propone la creazione di una campagna di comunicazione unitaria», afferma il delegato del Soccorso alpino, «sviluppata in collaborazione con aeroporti che servono l'area dolomitica, stazioni ferroviarie e treni che portano turisti verso le Dolomiti, compagnie aeree e ferroviarie, enti territoriali, Suem, Soccorso alpino e Protezione civile». Obiettivo principale «Vogliamo informare il turista, non solo intervenire per salvarlo», dice Titton. «Quando? Subito, prima della stagione turistica (primavera–estate / inverno). Ma anche durante i picchi di stagione, con richiamo costante e ripetuto. Possiamo fare un'informazione preventiva, tramite opuscoli su aerei e treni, o tramite poster e pannelli negli aeroporti e nelle stazioni. Possono essere utili anche messaggi audio o visuali di benvenuto e qr code per
approfondimenti multilingue». Opuscoli sugli aerei Le compagnie aree che hanno con hub o che scalano a Venezia, Treviso e Monaco, sono quelle dove arrivano gli stranieri poco informati: di norma non sono i tedeschi o gli europei, ma sono spesso gli asiatici, gli americani o gli africani». «Se a queste persone faccio trovare sull'aereo un opuscolo che dice "Ecco le regole per andare nelle Dolomiti", questo può aiutare», conclude . «Serve a spiegare il corretto funzionamento di come affrontare la propria vacanza nelle Dolomiti, che numeri chiamare o a chi fare affidamento. La stessa informazione, se fatta bene in aeroporto, può aiutare molto ad evitare brutti incidenti. Questo può fare la differenza per condurre una vacanza felice».
CorrieredelleAlpi|4maggio2026
p. 17
IrischidelleDolomiti:«Ambienteimpervio»
Belluno
Le Dolomiti sono un patrimonio naturale dell'umanità Unesco e rappresentano uno degli ambienti montani più affascinanti ma allo stesso tempo più impervi d'Europa. Ogni anno milioni di turisti le scelgono per escursioni, arrampicate, sci, ferrate ed esperienze nella natura. In particolare, le Dolomiti bellunesi costituiscono una parte rilevante dell'estensione complessiva del territorio dolomitico: «Un ambiente alpino complesso», dice Titton, «con pareti rocciose verticali, valloni isolati, rapide variazioni meteorologiche e difficoltà di orientamento anche su itinerari apparentemente semplici. La montagna non è un parco urbano: richiede preparazione, consapevolezza, rispetto delle regole e conoscenza». a.mich. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
IlGazzettino|5maggio2026
p. 3, edizione Belluno
«Troppagenteinespertaeinmontagnasipaga»
CLAUDIO FONTANIVE
IL BILANCIO BELLUNO
È una semplice questione matematica: cresce il numero delle persone che frequentano la montagna e aumenta il numero dei soccorsi, ma cresce soprattutto la necessità di una maggiore consapevolezza e responsabilità da parte degli utenti. L'attività operativa svolta nel 2025 dagli organici del Cnsas Dolomiti Bellunesi è stata di 779 interventi. Il numero in crescita delle persone soccorse conferma anche a livello veneto il trend in aumento verso la frequentazione massiva delle terre alte con le Dolomiti Bellunesi protagoniste assolute. L'attività dei soccorritori si è declinata anche in decine di interventi di ricerca e relativo soccorso di persone la cui scomparsa viene denunciata dai familiari tipicamente verso sera quando la persona risulta non rientrata nella propria abitazione. L'elicottero è parte integrante e fondamentale del moderno soccorso alpino; la percentuale di intervento del mezzo aereo ormai si è attestata attorno al 40/45% a livello regionale. L’impiego dell’elicottero non può comunque prescindere dalla presenza delle squadre a terra, sia per risolvere tutti gli interventi dove il mezzo non può intervenire (circa il 55/60%), come insostituibile riferimento a terra per ogni problema legato all’individuazione del luogo, degli ostacoli alla navigazione aerea, al recupero
dei compagni di escursione. Il 41,37% circa degli interventi riguarda persone illese, mentre un ulteriore 45,22% riguarda i codici sanitari meno gravi (1 e 2) percentuali che indicanosoprattutto per la prima - la percezione della presenza del Soccorso alpino sul territorio quale struttura attivabile anche per evitare di mettersi in situazioni di peggior pericolo; inoltre vi sono i casi più gravi, identificati con codice rosso (3) che si attestano al 2,7 %. IL COMMENTO Questi sono dati a livello veneto, ma tali percentuali possono essere calate anche a livello bellunese. «Ma anche nelle stazioni provinciali che fanno più soccorsi - aggiunge il presidente Soccorso Alpino e Speleologico Veneto Giuseppe Zandegiacomo Sampogna - persone illese sono anche coloro che chiamano perché infreddolite, stanche o comunque in difficoltà, principalmente a causa dell'inesperienza e dell’impreparazione tecnica e fisica. Innumerevoli sono i casi di utenti che trovano davanti a loro ostacoli che non avevano previsto, anche a causa del brutto tempo, e quindi i nostri interventi sarebbero facilmente evitabili con una maggiore preparazione o attenzione». «TUTTA COLPA DEI SOCIAL» La frontiera del web prima, e dei social network poi, ha fatto della montagna un luogo delle meraviglie, raggiungibile agevolmente per un selfie. «Bisognerebbe imparare a filtrare anche quello che i media e i social propongono - aggiunge Zandegiacomo quando vediamo sui social gente che fa la ferrata, tipicamente quando c’è bel tempo. Ma di lì a poco la temperatura può abbassarsi e quel tratto può diventare ghiacciato. Anche i bivacchi col tempo hanno cambiato impropriamente la loro attitudine. Sono nati per alpinisti in difficoltà o per quelli che fanno una via che dura giorni. Invece oggi accade che trovino il bivacco occupato da persone che vanno a fare festa; dev'essere un posto di ricovero e non una meta». Ci avviciniamo all'estate, e un'altra moda recente è quella delle ferrate, frequentate sempre più da chi ha poca preparazione o con attrezzatura inadeguata. La scorsa stagione qualche guida alpina aveva lanciato l'idea di una sorta di "patentino" o un piccolo corso di avvicinamento. «Ogni soluzione può andar bene ma noi dobbiamo lavorare su un senso di responsabilità delle persone» conclude Zandegiacomo. «Se vado a fare una ferrata mi documento, e devo attrezzarmi di conseguenza, e così non credo problemi a me e poi a chi viene a soccorrermi. I corsi possono essere una soluzione. Bisogna agire sulla mentalità delle persone che si approcciano agli itinerari di montagna». Claudio Fontanive © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CorrieredelleAlpi|5maggio2026
p. 15
«LamontagnaèrischioenonèunapalestraServeconsapevolezza»
Belluno
«I dati dell'attività 2025 del Soccorso Alpino e Speleologico Veneto confermano, anche nel territorio delle Dolomiti Bellunesi, un trend ormai consolidato: cresce il numero delle persone che frequentano la montagna, cresce il numero degli interventi, ma cresce soprattutto la necessità di una maggiore consapevolezza e responsabilità da parte degli utenti», sostiene Michele Titton, delegato del Cnsas Dolomiti Bellunesi (province di Belluno e Treviso). «La montagna non è una palestra all'aperto né un ambiente privo di rischi. Troppo spesso ci troviamo a intervenire per situazioni che potevano essere evitate con una preparazione adeguata, una corretta pianificazione dell'escursione e l'utilizzo di attrezzatura idonea. Una parte significativa dei soccorsi riguarda persone illese ma in difficoltà, a dimostrazione di scelte sbagliate o sottovalutazione dell'ambiente». Di fronte a questi numeri, Titton sottolinea l'impegno
straordinario dei volontari del Soccorso alpino: «Parliamo di uomini e donne altamente formati che, gratuitamente, mettono competenze, tempo e passione al servizio della collettività. Solo nel 2025 sono state dedicate migliaia di ore a interventi e formazione, per garantire un soccorso efficace e sicuro. Il nostro obiettivo non è solo intervenire, ma soprattutto prevenire. Per questo riteniamo fondamentale investire sempre di più nella cultura della sicurezza in montagna, nell'informazione degli escursionisti e nella collaborazione con istituzioni, scuole e operatori turistici. La montagna va vissuta e rispettata: conoscere i propri limiti, informarsi sulle condizioni meteo e dei percorsi, assicurarsi adeguatamente e adottare comportamenti responsabili significa tutelare la propria vita e rispettare il lavoro di chi, in caso di emergenza, è pronto a intervenire». Attendeva dati in calo sull'operatività, il presidente regionale Giuseppe Zandegiacomo Sampogna, invece l'unico aumento positivo può essere considerato solo quello delle ore di formazione dei tecnici del Cnsas: «Purtroppo, come accade da qualche anno, i dati relativi alla nostra attività sono sempre in aumento». Oltre al numero di soccorsi, «il Cnsas è stato impegnato nella collaborazione con la Protezione civile per le grandi calamità e naturalmente nella prevenzione», ricorda il presidente. «Crediamo che quest'ultima sia la vera arma che può far sì che gli interventi calino, bisogna trasmettere la giusta mentalità per affrontare la montagna che deve essere, prima di tutto, rispettata e vissuta con prudenza e responsabilità. Alla luce di tutto ciò, il mio primo pensiero è un ringraziamento a tutti i 741 soccorritori del Sasv che con la loro passione, impegno, abnegazione, spirito di solidarietà e altruismo, hanno operato nei molteplici scenari e situazioni nelle quali è stato loro richiesto di intervenire». Zandegiacomo Sampogna ringrazia poi gli enti con cui il Cnsas collabora e la Regione. Poi conclude: «Invito tutti ad analizzare i dati riportati e a farne un uso consapevole e mirato nell'approcciarsi alle attività, alpine o speleo, che vorranno intraprendere. Infine, invito tutti coloro che queste attività già le praticano, a prendere in considerazione la possibilità di avvicinarsi al Soccorso alpino e speleo: un compito impegnativo, ma che unisce le competenze alpinistiche o speleologiche a un servizio fondamentale di pubblica utilità». © RIPRODUZIONE RISERVATA
CorrieredelleAlpi|7maggio2026
p. 18
«Nonècolpadiquestirifugiseaumentanoglisprovveduti»
FDM
LA POLEMICA
«Non condivido quanto sostiene il Cai Veneto. Non diamo la colpa ai bivacchi se aumentano le persone sprovvedute in montagna». Perché? «Il fenomeno è leggermente più complesso», annota l'ex capo del Soccorso Alpino, Rufus Bristot. È dei giorni scorsi la proposta, destinata a far discutere, da parte del Cai veneto: interventi radicali nei bivacchi, eliminando ogni forma di comfort superfluo. «Via coperte, materassi e reti: resti solo l'essenziale, un semplice tavolato. Nei casi più critici, come nel caso del Bivacco Fanton, va valutatala possibilità di un monitoraggio degli accessi o, in alternativa, la rimozione totale della struttura». Bristot, dunque, non è d'accordo e cita alcuni dati che cristallizzano un incremento esponenziale degli interventi di soccorso sono quelli che, con la comparazione del periodo 1975/1999 rispetto a quello 2000/2023, si connotano per un +395,71% di interventi di soccorso e un +332,38% di persone soccorse, di cui +164,53% di persone decedute e +396,68% di persone ferite. L'ex delegato
provinciale cita altre cause, a cominciare dal conclamato aumento, in senso assoluto e relativo, dei frequentatori della montagna. «Associato a questo indicatore», puntualizza Bristot, «va di certo anche segnalata l'introduzione di nuove discipline legate, ad esempio, agli sport dell'aria (es. parapendio) o della mobilità sostenibile (e-bike in primis) o a quelli invernali (scialpinismo)». Anche la telefonia mobile ha giocato un ruolo essenziale: «Da una parte il cellulare ha facilitato in modo incredibile le chiamate di allarme e la conseguente filiera dei soccorsi (attivazione, raggiungimento target, recupero e trasporto, il tutto di certo facilitato anche con l'avvento dei servizi di elisoccorso); dall'altra, ha però sdoganato la filiera di cui sopra anche per incidenti o infortuni invero molto banali, che fanno sorridere se rapportati alla media di quelli dei precedenti 25 anni». Altri fattori sono l'abbassamento medio della preparazione fisica e psicofisica con la quale si dovrebbe affrontare l'ambiente montano. Pesa l'assenza, secondo Bristot, di una coscienza del proprio limite che determina processi decisionali anche fortemente alterati con effetti che possono ricadere anche all'interno di quelli elaborati da Dunning-Kruger e che, spesso, sono purtroppo direttamente riconducibili agli incidenti e agli infortuni. «Possiamo poi, considerare quali cause un ulteriore elemento di analisi e, cioè, quello legato all'innalzamento dell'età media delle persone che frequentano la montagna e che, come tali, possono essere più soggette ad incidenti ed infortuni», conclude Bristot.
AltoAdige|20maggio2026
p. 22
Esercito,recorddisoccorsiinAltoAdige
BOLZANO
Si è chiusa con oltre duemila interventi di soccorso la stagione invernale 2025-2026 degli Assistenti Militari alle Piste da Sci delle Truppe Alpine dell’Esercito, impegnati nei principali comprensori dell’arco alpino e dell’Appennino centrale. E ancora una volta è stato l’Alto Adige il territorio con il maggior numero di interventi: ben 961 soccorsi effettuati nei comprensori di Monte Cavallo, Corvara-Falzarego e Alta Pusteria-Baranci. Complessivamente gli assistenti piste hanno operato in 13 stazioni sciistiche distribuite tra Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Abruzzo, con 52 militari impiegati ogni giorno nei periodi di massima affluenza. In totale gli interventi effettuati sono stati 2.052. Dopo l’Alto Adige, il maggior numero di soccorsi è stato registrato in provincia di Belluno, con 525 interventi nelle aree di Val di Zoldo, Alleghe, Nevegal e Arabba. Seguono Lombardia, con 359 interventi tra Ponte di Legno e Tonale, e Abruzzo con 175 soccorsi a Campo Felice. Più contenuti i numeri in Friuli Venezia Giulia, dove a Sappada e Forni di Sopra sono stati effettuati 37 interventi. Il personale impiegato è altamente specializzato nel soccorso sanitario su neve e in quota.
CorrieredelleAlpi|21maggio2026
p. 22
Interventiinaltaquota«Soloisanitarisonogratis»
FDM
Le operazioni Due casi apparentemente "di scuola". Ieri il 118 è stato allertato da una coppia di turisti francesi bloccati sulla ferrata Bovero al Col Rosà, a causa di un moschettone incastrato sul cavo, senza che i due riuscissero a fare nulla per smuoverlo. L'altro pomeriggio, 8 giovani turisti di Singapore si sono fatti raggiungere dall'elicottero del Suem a Forcella Marcuora, sopra il rifugio Vandelli, perché bloccati dalla presenza di neve (fatto assolutamente prevedibile). Due casi "di scuola", come si dice, per capire chi deve pagare il ticket e chi no. «La normativa regionale lo chiarisce puntualmente», afferma Giuseppe Zandegiacomo, presidente del Soccorso alpino e speleologico del Veneto. Se è sanitario, l'intervento è a carico del Sistema regionale, in linea di massima. Gli altri soccorsi, in misura diversa, si pagano. Comunque a riscuotere è la stessa Regione, attraverso le rispettive Aziende sanitarie. Noi non riscuotiamo, perché anche gli interventi a terra passano attraverso il 118 cui si rivolte solitamente l'utente». Una premessa, dunque: in Veneto anche chi compie attività che comportano ricovero in pronto soccorso (se l'attività svolta è "ad alto rischio di soccorso") è soggetto al pagamento di una parte dei costi. Lo è chi pratica alpinismo su roccia o ghiacciai, arrampicata libera, scialpinismo, speleologia, parapendio o deltaplano anche a motore, salti dal trampolino con sci o idrosci, sci acrobatico, rafting, mountain-bike in ambiente impervio, utilizzo a scopo ricreativo di veicoli a motore e fuoristrada in ambiente impervio. Di norma il soccorso è coperto dal Sistema sanitario se hai un reale problema sanitario; vieni ricoverato; stavi facendo attività considerate "non ad alto rischio" (escursionismo normale, trekking semplice, Mtb su percorsi facili). Nel caso di soccorso sanitario, il costo è di 200 euro per squadra di terra più 50 euro l'ora. In caso di elisoccorso 25 euro al minuto fino a un massimo di 500 euro. Per chiamata immotivata o mancato ricovero il costo per l'elisoccorso è di 90 euro al minuto per un massimo di 7.500 euro. Se vengono utilizzate solo squadre di terra il costo è di 200 euro + 50 euro/ora fino a un massimo di 1.500 euro. Esempi tipici di chiamata immotivata? Perché si è stanchi; perché si esce senza attrezzatura adeguata; perché si ignorano le condizioni meteo evidenti. E in genere il fatto di rimanere bloccati per imprudenza. «Io, come presidente del Soccorso Alpino Nazionale», ci dice Maurizio dell'Antonio, «non ho mai spinto per il ticket, per il pagamento della prestazione. Può andar bene come disincentivo a non chiamare impropriamente il 118, il Soccorso, oppure come incentivo ad una maggiore prudenza. Ma, attenzione: può indurre, al contrario, la persona in difficoltà a non chiamare, perché sa che gli costerà caro il soccorso. E se poi, in questo caso, devi comunque andare a tirarti su il morto?». E allora? «Allora», risponde il presidente Cnsas, «bisogna insistere sulla cultura della sicurezza, perché tanti che andiamo a soccorrere si trovano davvero fuori contesto, nel senso che non hanno pianificato per nulla la passeggiata, l'hanno improvvisata come fossero in città». Calzando scarpe da ginnastica anziché pedule o scarponi. Dimenticando un maglione piuttosto che la giacca a vento. Privi di alimentazione e magari anche di bevande. Salendo un sentiero sconosciuto, magari impegnativo, e pensando invece che fosse pianeggiante. «Solo perché hanno visto il lago turchino nella foto dell'amico o nel video social». Quindi? Informazione a tutti i livelli. «Ma da parte di tutti i soggetti», insiste Dell'Antonio. «In Val di Fassa, ad esempio, nelle serate in albergo le escursioni organizzate vengono presentate anche da nostro personale per illustrare difficoltà, dare consigli, spiegare l'abbigliamento da portare». Intanto il volontariato del Soccorso alpino riesce a reggere l'incremento degli interventi, essendo moltiplicato il numero di quelli "impropri", cioè dettati dall'improvvisazione, dall'impreparazione? «Non possiamo parlare di interventi "impropri", perché finché non arriviamo sul posto, non riusciamo a capire qual è la situazione. Comunque debbo dire che se abbiamo numerosi volontari costretti a smettere per l'età (70 anni), stanno arrivando dei giovani. Ben 200 quest'anno». «Però», precisa dell'Antonio, «ci sono sezioni costrette
a fare anche 2 o 3 uscite al giorno. E, si badi, l'estate dell'escursionismo si è destagionalizzato da aprile a novembre».
NOTIZIEDAIRIFUGI
L’Adige|13maggio2026
p. 17
AgiugnoriapreilrifugioPedrotti
LEONARDO PONTALTI
Il conto alla rovescia è partito: manca ormai un mese appena all’apertura dei rifugi in quota, pronti ad accogliere gli escursionisti dal 20 giugno. Un’apertura particolare, quella di quest’anno, soprattutto per il rifugio Tosa Pedrotti alla Bocca di Brenta, che tornerà pienamente fruibile dopo due anni di lavori, durante i quali la famiglia Nicolini ha mantenuto attivo unicamente un punto ristoro a margine del cantiere. Un’altra “perla” del Brenta pronta a splendere nuovamente una volta rinnovata come negli anni scorsi era accaduto anche per il vicino Brentei. «Ormai manca solo qualche rifinitura e qualche arredo interno, ma ci siamo», spiega Franz Nicolini, la guida alpina che dal 2011 gestisce il rifugio di proprietà della Sat assieme alla sua famiglia con Davide, Elena, Sandra e Federico: «Rispettare i tempi previsti non è stato facile, anche perché lavorare in quota è complicato. Ma le imprese coinvolte e le maestranze sono state eccezionali e siamo pronti a riaprire completamente il rifugio». Gli interventi non hanno portato a un aumento di cubature e non hanno stravolto la struttura storica, risalente al 1911 quando venne edificato dall’Alpenverein di Brema a valle del Tosa, il primo rifugio edificato dalla Sat, nel 1881. Pezzi di storia e di alpinismo ora ammodernati: il nuovo tosa proporrà stanze rinnovate (mantenuti i 120 posti) e sarà dotato di pannelli fotovoltaici per garantire il 50% del fabbisogno energetico ecome prevedono le normative di sicurezza di una scala antincendio “nascosta” da pannelli color mattone che riprendono i colori della copertura da sempre parte della struttura assieme al bianco della pietra e al blu delle decorazioni delle imposte. Non solo: la ristrutturazione ha trasformato l’ultimo piano in un vero e proprio “faro” visivo: il terzo livello è stato dipinto di rosso e dotato di quattro punti luce orientati verso i principali sentieri di accesso. L’intervento è stato curato dall’impresa Dallapè e alla carpenteria Ferrari, che hanno operato con competenza e impegno nonostante le impegnative condizioni dell’alta quota. Il progetto di riqualificazione e ampliamento, vincitore del concorso di progettazione bandito dalla Sat nel 2022, porta la firma dello studio Stami Architettura, con l’architetto Stefano Pasquali come capogruppo, in collaborazione con Samantha Minozzi, Alberto Stangherlin e Andrea Moser. «Noi siamo già qui a curare gli ultimi dettagli - chiosa Nicolini ma i sentieri sono ancora inagibili e innevati. La settimana scorsa di notte l’acqua nelle condotte che la portano al rifugio dalla Brenta Alta ghiacciava. Purtroppo è poca, quest’anno gli accumuli sono già in esaurimento prima del via della stagione. Ora che la struttura è pronta, l’attenzione sarà tutta sul risparmio idrico». Proprio per far fronte alla criticità nei prossimi mesi si valuterà anche la fattibilità della costruzione di una cisterna di accumulo. Il presidente della Sat, Cristian Ferrari, sottolinea: «Il Tosa Pedrotti riaprirà all’inizio della prossima stagione dei rifugi grazie al grande lavoro delle squadre operative e al supporto della Provincia autonoma di Trento, in particolare del Servizio Turismo, che ha seguito il progetto fin dalle sue fasi iniziali. Un ringraziamento va anche alla struttura
operativa e agli uffici tecnici della Sat Centrale, agli uffici dei diversi Dipartimenti della Pat e dei Comuni interessati con cui la Sat ha collaborato, al Servizio Foreste della Pat e al Parco Naturale Adamello Brenta per il contributo fornito nel coordinamento e nell’avanzamento degli interventi».
CorrieredelleAlpi|22maggio2026
p. 27
IlCai:«PocaacquaRifugiindifficoltà»
FRANCESCO DAL MAS
Montagna È allarme-sorgenti in alta montagna. La riservale nivale è al minimo, non piove, la disponibilità d'acqua potrebbe dare copertura al mese di giugno, ma non a tutto il mese di luglio (e dei seguenti, ovviamente). Ecco perché i gestori dei rifugi e i volontari del Cai - conferma Francesco Abbruscato, presidente regionale del Club Alpino - si stanno fiondando in quota, proprio in questi fine settimana, per verificare se le sorgenti "buttano", attrezzare le condotte e banchizzare tutta l'acqua possibile nelle cisterne che hanno a disposizione. Lo farà, ad esempio, il Galassi, sull'Antelao, da domani, collegato alla sorgente del monte Scotter: da una parte incamera l'acqua potabile, per i rubinetti, dall'altra quella piovana per i servizi. Mario Fiorentini, gestore del "Città di Fiume", ai piedi della parete nord del Pelmo, è salito l'altro giorno. «Da fine aprile non c'è più neve, si è sciolta anche quella arrivata nei giorni scorsi, e la sorgente alle spalle del rifugio si è dimezzata», testimonia con preoccupazione. Il rifugio Tassi, sopra Alleghe, in faccia al Civetta, si è attrezzato di nuove vasche, per raccoglie, in alcune, l'acqua piovane, in altre quella della sorgente. Con tanto di potabilizzatore, come hanno altri ambienti, il Galassi stesso. «La stagione, da ottobre a fine aprile, aveva un deficit importante di precipitazione nevosa, pari al 30% nelle Dolomiti e al 25% nelle Prealpi», informava l'Arpav ancora 20 giorni fa. «A fine aprile la neve è scomparsa sulla maggior parte delle stazioni, sia per la scarsità di nevicate, sia per le temperature miti e la pioggia su neve fino ad alta quota. Lo spessore medio del manto nevoso era di 13 centimetri nelle Dolomiti (mentre di norma doveva risultare di 33-97 centimetri e di 0 nelle Prealpi (norma 5-24)». «Nonostante le riserve idriche superficiali e sotterranee siano in buono stato,la scarsità di riserve nivali (le tardive nevicate primaverili si sciolgono presto e non rappresentano una riserva idrica duratura) crea preoccupazioni per i mesi a venire», è l'allarme lanciato ieri dall'Anbi, l'Associazione dei Consorzi irrigui. «Nella prima decade di maggio, il deficit nell'indice Swe (Snow water equivalent) a livello nazionale sfiorava il 48% con punte del -74% nel bacino del fiume Brenta. «Nei prossimi giorni i volontari delle sezioni Cai del Veneto», informa il presidente Abbruscato, «saranno impegnati a salire in quota per una ricognizione presso i rifugi, ma in particolare i bivacchi, per constatarne le condizioni (in modo da decidere eventuali provvedimenti, perfino di chiusura temporanea) e nella circostanza controlleranno anche le sorgenti, anzitutto per capire se sono ancora attive e quali sono le condizioni di salubrità». La prospettiva di rifornire d'acqua i rifugi in caso di emergenza? «Lo si è fatto nel passato, in situazioni ancora più gravi», ammette Fiorentini, «ma quando i costi del trasporto erano in qualche misura compatibili. Oggi non lo sono affatto. Ci sono rifugi che consumano anche un ettolitro d'acqua al giorno. Immaginarsi quanto costerebbe il trasporto. Costi che, è bene chiarirlo, sarebbero a carico degli ospiti». Qualche anno fa, in presenza di una siccità ancora più grave, il Cai nazionale aveva messo a disposizione delle risorse, promuovendo anche un bando.
«Alcuni rifugi ne hanno approfittato per attrezzarsi di contenitori. Considerati i cambiamenti climatici e in particolare la carenza di precipitazione, sarebbe il caso», suggerisce Fiorentini, «di ripetere quella opportunità. Anzitutto per dotare i rifugi di potabilizzatore».