Fondazione Dolomiti Dolomites Dolomiten Dolomitis UNESCO
RASSEGNA STAMPA GENNAIO 2018
1 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
3 GENNAIO 2018 Corriere delle Alpi | 3 Gennaio 2018
p. 31 Tra Grande Guerra e geologia, alla scoperta del Col dei Bos AURONZO Auronzo e Cortina insieme nel segno della cultura. Il nuovo anno delle neo amministrazioni capitanate dai sindaci Tatiana Pais Becher e Gianpietro Ghedina inizierà con un evento in programma al teatro Kursaal, domani alle 21, dedicato al Col dei Bos, "la montagna dell'ambra tra escursionismo, geologia e Grande Guerra".Il reportage è stato realizzato dallo scrittore e videomaker Giovanni Carraro la cui proiezione sarà anticipata dall'intervento dei due sindaci che saliranno insieme sul palco del Kursaal insieme al direttore della Fondazione Dolomiti Unesco Marcella Morandini. Protagonista della serata sarà una delle cime del gruppo Tofane - Falzarego, il Col dei Bos nel comune di Cortina, scenario di aspre battaglie durante la prima guerra mondiale. Il racconto è firmato dallo storico Giovanni De Donà mentre le riprese, alcune delle quali rese spettacolari grazie all'ausilio di un drone, sono state tutte realizzate da 2 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
Giovanni Carraro e dalla sua inseparabile telecamera. Il reportage riporterà alla luce una delle figure storiche del Col dei Bos, Angelo Schiocchet, conosciuto anche col soprannome di Diavolo delle Tofane. Celebri le sue astute azioni militari, come ad esempio un concerto di violino allestito sulle Tofane con l'obiettivo di fungere da "esca" per attirare l'attenzione degli austriaci.Schiocchet, grazie alle sue missioni militari concentrate tra Tofane e Agordino, venne decorato con due medaglie di bronzo e una d'argento prima di morire a Sois nell'agosto del 1968. Parteciperà all'iniziativa culturale, che rientra nel programma più vasto della rassegna denominata Oltre le Vette, anche la scrittrice Antonella Fornari che interverrà per celebrare i canti alpini più famosi insieme all'auronzano Tito De Lotto. Spazio, infine, anche al geologo Gianluca Piccin che nel film descrive le antiche origini delle Dolomiti con un approfondimento dedicato alla vita dei dinosauri ed alla presenza dell'ambra, singolare forma di resina fossile capace di trattenere insetti, pollini ed altri microorganismi per milioni di anni. L'ambra è riscontrabile alla base del Col dei Bos nella cosiddetta formazione di Heiligkreuz. La serata avrà una grande valenza anche sul fronte istituzionale: segnerà infatti il ritorno ad Auronzo di un sindaco di Cortina dopo l'assenza del predecessore Andrea Franceschi, che tanto fece discutere, nel 2009 in occasione della cerimonia di intitolazione delle Dolomiti a patrimonio dell'umanità. L'entrata al teatro Kursaal per assistere alla proiezione del film "Col dei Bos, la montagna dell'ambra" è gratuita.
4 GENNAIO 2018 Trentino | 4 Gennaio 2018
p. 18 Un Master in gestione del Patrimonio dell'Umanità TRENTO La giunta provinciale ha approvato un accordo di programma per l'attivazione di un master internazionale finalizzato alla conoscenza e gestione dei beni naturali iscritti nella lista del Patrimonio mondiale naturale Unesco individuato con il nome World Natural Heritage Management. Tutto nasce dalla decisione dell'Unesco di dichiarare le Dolomiti Patrimonio mondiale naturale. La decisione venne presa nel 2009 a Siviglia. L'Unesco definisce come patrimonio naturale "i monumenti naturali costituiti da formazioni fisiche e biologiche o da gruppi di tali formazioni di valore 3 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
universale eccezionale dall'aspetto estetico o scientifico.....". Tra i nove sistemi dolomitici che - complessivamente creano un insieme assolutamente unico, si collocano quelli delle Dolomiti di Brenta, della Marmolada, del CatinaccioLatemar e delle Pale di San Martino, ricadenti nel territorio della Provincia autonoma di Trento. Le Dolomiti, beni del Patrimonio dell'Umanità - UNESCO, esplicano un preciso significato culturale per i loro valori geomorfologici e paesaggistici, ma debbono essere considerati matrice di uno sviluppo socio - economico durevole per la popolazione che vive questo territorio. Per questo motivo, la giunta ha deciso di attivare presso la Trento School of management un Master in World natural heritage management. Il Masster è rivolto a professionisti in materia di gestione dei beni naturali del patrimonio dell'Umanità, segnatamente dei siti montani e delle Dolomiti. Per questo è già stato approntato uno schema di accordo. La gestione della scuola sarà affidata alla Tsm-Step-scuola per il governo del territorio e del paesaggio. Il Master sarà finanziato dalla Provincia.
6 GENNAIO 2018 Trentino | 6 Gennaio 2018
p. 12 Bletterbach sempre più ‘scientifico’ Nell'anno che si è appena concluso il Geoparc Bletterbach, il "canyon" di Aldino, ha formalizzato e approfondito la sua collaborazione con il Museo di scienze naturali dell'Alto Adige e il Muse, il Museo delle scienze di Trento. Grazie a dei contratti di collaborazione stipulati per la prima volta, non si sono organizzati solo eventi particolari per i visitatori del Bletterbach e appuntamenti di formazione per le guide del Geoparc, ma il Bletterbach ha anche sostenuto vari progetti scientifici mirati alla ricerca nel territorio del Dolomiti patrimonio Unesco di Aldino. I contratti di collaborazione con le due strutture museali scientifiche reginali sono stati sottoscritti dai direttori Vito Zingerle e Michele Lanzinger. «Siamo riusciti a formalizzare la nostra collaborazione degli anni scorsi - dice il presidente del cda del Geoparc Bletterbach, Peter Daldos - ma soprattutto abbiamo gettato le basi per il rafforzamento e l'ampliamento di una cooperazione forte con le due strutture scientifiche». Per entrambi i musei il Bletterbach è il primo punto di riferimento nell'organizzazione dei loro lavori scientifici nella gola e per i lavori di ricerca in campo dei due musei sul confine tra il Permiano ed il Triassico o i lavori di rilievo del Museo di scienze dell'Alto Adige sui temi del magnetismo, la successione stratigrafica e l'età delle formazioni nel Bletterbach. L'istituzione comunale del Comune di Aldino in più accompagna il recupero e la classificazione di nuovi fossili della gola ed è partner per l'organizzazione di visite guidate nell'interesse della scienza come per esempio per studenti universitari. Il 2017 in più sarà ricordato per la visita del Presidente della Repubblica federale tedesca, Frank-Walter Steinmeier, che è stato guidato dalla scienzata del Museo di scienze dell'Alto Adige Evelyn Kustatscher.Il museo altoatesino e il Muse a loro volta sostengono il Geoparc Bletterbach nel compito di far 4 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
conoscere ai suoi visitatori il valore e le particolarità del Dolomiti: in questo senso nel 2017 si sono organizzati una visita guidata geologica con i due sicenzati del Muse Massimo Bernardi e Riccardo Tomasoni e una conferenza sulle miniere del Taubenleck con Paolo Ferretti e Laura Casagrande. Il cielo stellato sopra il Corno Bianco e le particolarità dei pianeti invece sono stati il tema di una visita notturna in collaborazione con i due astronomi del Planetarium Alto Adige, David Gruber e Luca Ciprari e il geologo del Museo di scienze dell'Alto Adige Benno Baumgarten. Inoltre il Museo di Bolzano con Johanna Platzgummer nell'anno passato ha sostenuto il Bletterbach nell'elaborazione di nuovi materiali didattici per le scuole elementari e medie.Nel 2017 circa 55.000 persone hanno visitato il Geoparc Bletterbach, 7.721 hanno partecipato a una delle 516 visite guidate nella gola e suoi dintorni e si sono informati sulle particolarità del Bletterbach. Dal 2009 la gola fa parte del Dolomiti Patrimonio Unesco. Gazzettino | 6 Gennaio 2018 p. 9 Udine Parco Dolomiti, piano per il paesaggio CIMOLAIS Il Piano di Conservazione e Sviluppo (Pcs) del Parco naturale delle Dolomiti Friulane è stato approvato con il decreto del presidente della Regione numero 70 del 30 marzo 2015. L'iter che ha portato alla sua approvazione è stato elaborato e ha coinvolto amministrazioni locali - dieci quelle dell'area protetta - e popolazione. Il Pcs potrà fare ora un ulteriore salto di qualità: essere riconosciuto anche come Piano paesaggistico. In attuazione al Codice dei beni culturali e del paesaggio e della Convenzione europea per il paesaggio, la Regione ha infatti avviato le procedure per la redazione del proprio piano paesaggistico. All'interno dell'elaborazione di questo strumento, l'Ente Parco - che ha sede a Cimolais ed è guidato dallo scorso agosto dal presidente Gianandrea Grava - sta realizzando indagini e sviluppo della normativa per integrare il proprio Pcs. Un passaggio fondamentale per permettere che tutte le autorizzazioni paesaggistiche nell'area protetta e le azioni di valorizzazione passino attraverso il Pcs realizzando un'azione integrata. Attualmente il Piano è stato analizzato dal Comitato paritetico Regione-Ministero e dovrà essere adottato dall'Ente Parco e approvato dalla Regione. «L'adeguamento a Piano paesaggistico è una sfida importante che abbiamo raccolto e che cercheremo di portare avanti con convinzione - ha commentato il presidente - auspicando un coinvolgimento da parte di tutti i portatori di interesse per ottenere uno strumento urbanistico adeguato, che possa realmente promuovere delle azioni concrete e valide e che tutelino il paesaggio e, nello stesso tempo, contribuiscano allo sviluppo sostenibile del territorio». Anche in questo caso, gli amministratori dell'area protetta attendono suggerimenti e proposte per aumentare l'efficacia delle norme. L'obiettivo è duplice: utilizzare il Parco come volano di sviluppo per il territorio sfruttando il blasone dell'Unesco, e fornire un servizio alla popolazione residente, garantendo anche opportunità lavorative, tanto dirette quanto attraverso aziende e cooperative che operano nell'indotto. L.P.
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7 GENNAIO 2018 Corriere delle Alpi | 7 Gennaio 2018 p. 15 Roccia Dolomia studiata in un progetto INTERREG BELLUNO Istituto "Follador-De Rossi" di Agordo, Università di Innsbruck e Circolo cultura e stampa bellunese insieme fino al 2020 per studiare la roccia Dolomia. All'interno di un'iniziativa che punta alla valorizzazione turistica, in chiave ecosostenibile, del minerale."La Via della Dolomia: il viaggio della roccia nelle Alpi Dolomitiche" è il titolo del progetto finanziato all'interno del programma Interreg V-A Italia Austria (Itat 2036) con la finalità di promuovere la conoscenza della Dolomia e il suo utilizzo condiviso e consapevole. La ricerca transfrontaliera, come si diceva, vedrà lavorare in sinergia la scuola di Agordo, leader del progetto, con i partner dell'Università di Innsbruck e del Circolo cultura e stampa bellunese: il progetto, infatti, è strettamente legato all'area della provincia di Belluno in cui sono inserite le Dolomiti, Patrimonio dell'Umanità Unesco dal 2009, e all'area del Tirolo con le sue Alpi che, geologicamente, sono figlie di quelle bellunesi.Il team porterà avanti fino a giugno 2020 la ricerca per l'individuazione e il collegamento dei geositi presenti nell'area di interesse, l'analisi geologica, la mappatura delle cave, l'estrazione, i metodi di lavorazione di ieri e di oggi, il censimento dei luoghi dove è stata utilizzata la Dolomia, l'individuazione di siti in cui attuare progetti pilota di analisi tecnico-scientifica e di analisi finalizzata al restauro conservativo di manufatti. Un focus verrà realizzato sugli utilizzi odierni, sulla creazione di un percorso geoturistico interregionale ecosostenibile, sullo scambio transfrontaliero di buone pratiche di analisi e sfruttamento sostenibile del bene pietra. La valorizzazione di un patrimonio ambientale e culturale comune, che ha la Dolomia come protagonista e veicolo, è la chiave per uno sviluppo sostenibile anche a livello turistico. "La Via della Dolomia" è stato pensato come un momento di forte cooperazione tra due territori geologicamente e storicamente collegati, contribuendo al raggiungimento della coesione sociale, economica e territoriale dell'area interessata. (m.r.) Corriere delle Alpi | 7 Gennaio 2018 p. 25 Ghedina - Pais Becher: stretta di mano Una stretta di mano sul palco del teatro Kursaal tra i sindaci di Auronzo e Cortina, Tatiana Pais Becher e Gianpietro Ghedina. La rinnovata collaborazione tra le due Amministrazioni è iniziata sotto il segno della cultura. La Pais Becher, in occasione della proiezione del documentario sul Col dei Bos firmato dal videomaker Giovanni Carraro, ha consegnato al primo cittadino di Cortina lo stemma del Comune di Auronzo in segno di amicizia. Entrambi hanno evidenziato l'importanza di aprirsi a nuove collaborazioni e di abbattere i confini, «quelli storici che passavano tra le crode dolomitiche e quelli mentali che a volte impediscono di volgere lo sguardo oltre il proprio campanile. Gli amministratori comunali hanno il compito di costruire un futuro che permetta alle giovani generazioni di vivere e di lavorare tra le Dolomiti senza dover emigrare», ha spiegato il sindaco di Auronzo, Tatiana Pais Becher. (dierre)
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Gazzettino | 7 Gennaio 2018
p. 22 edizione Belluno “La montagna dell’ambra” unisce Auronzo e Cortina LA VIDEO-OPERA Ritorna tra la terra natale delle Dolomiti con videocamera e drone lo scrittore e video maker Giovanni Carraro, uno dei maggiori conoscitori delle Prealpi trevigiane sulle orme di un altro famoso documentarista, Giuseppe Taffarel. Lo ha annunciato lo stesso Carraro dal palcoscenico del Kursaal di Auronzo, dopo i documentari girati a Cima Gogna, sul Col Quaternà, al Miaron, con un nuovo lavoro interamente realizzato sul territorio di Auronzo, che verrà presentato nel corso del Tre Cime Trek Festival in programma durante la prossima estate. Carraro si è detto emozionato e orgoglioso di avere contribuito con le sue immagini e video a far conoscere il territorio dolomitico e a portare i due sindaci dei Comuni di Auronzo e Cortina, simboli delle Dolomiti Patrimonio Unesco, insieme sullo stesso palco. Difatti l'occasione galeotta è stata proprio la presentazione del suo documentario Col dei Bos, la montagna dell'ambra, che ha portato sul palco auronzano, oltre all'autore e al presentatore della serata Andrea Cecchella, numerosi gli ospiti ed amici delle Dolomiti. Così per la Fondazione Dolomiti Unesco era presente il botanico Cesare Lasen, il geologo Gianluca Piccin, la scrittrice Antonella Fornari e l'auronzano Tito De Lotto. La sindaco Tatiana Pais Becher durante l'affollata serata ha consegnato con la simbolica stretta di mano al collega di Cortina Gianpietro Ghedina lo stemma del Comune di Auronzo ed entrambi hanno evidenziato l'importanza di aprirsi a nuove collaborazioni e di abbattere i confini, quelli storici che passavano tra le crode dolomitiche e quelli mentali che a volte impediscono di volgere lo sguardo oltre il proprio 7 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
campanile. Un primo passo la puntata di ieri del programma Linea Bianca dedicata ai territori di Cortina e Auronzo, ripromettendosi di avviare a breve altre forme di collaborazione tra le due comunità. L'inizio della cooperazione parte dunque dalla cultura, sotto l'egida delle Dolomiti Patrimonio Dell'Umanità che entrambi hanno molto a cuore, accomunati dalla consapevolezza di condividere un territorio di rara bellezza sul quale sorgono alcune delle più importanti cime delle Dolomiti, dalle Tofane all'Antelao, dal Sorapiss e Tre Cime di Lavaredoai Cadini e al Cristallo. Con lo sguardo proiettato al futuro delle valli alpine dove gli amministratori comunali hanno, come dichiarato, il compito di costruire un futuro che permetta alle giovani generazioni di vivere e lavorare tra le Dolomiti senza dover emigrare. Gianfranco Giuseppini Corriere del Veneto | 7 Gennaio 2018 p. 10 Dialogo fra Ampezzo e Auronzo sulle Dolomiti Le Tofane, l’Antelao, il Sorapìss, le Tre Cime di Lavaredo, i Cadini, il Cristallo, le Dolomiti tutte sono state il pretesto per rinnovare l’amicizia tra i Comuni di Cortina d’Ampezzo e Auronzo di Cadore, negli ultimi anni un po’ distanti. Due giorni fa i due neo-sindaci di Auronzo , Tatiana Pais Becher (a destra nella foto) e di Cortina , Gianpietro Ghedina (a sinistra) si sono simbolicamente stretti la mano sul palco del Teatro «Kursaal» di Auronzo avviando la collaborazione tra le due amministrazioni civiche. I primi cittadini hanno pensato e realizzato una serata culturale, sotto l’egida delle Dolomiti Unesco Patrimonio dell’Umanità, consapevoli di condividere un territorio di rara bellezza sul quale sorgono alcune delle più importanti cime. Così, la presentazione del documentario dello scrittore e videomaker Giovanni Carraro, intitolato «Col dei Bos, la montagna dell’ambra», ha portato sul palco del «Kursaal», oltre al regista e al presentatore Andrea Cecchella, numerosi ospiti e amici delle Dolomiti: per la Fondazione Dolomiti Unesco c’erano il botanico Cesare Lasen, il geologo Gianluca Piccin, la scrittrice Antonella Fornari che ha narrato gli eventi della Grande Guerra sulle Dolomiti, l’auronzano Tito De Lotto ha parlato dei canti alpini. Una serata di spessore culturale divenuta incontro storico per i due comuni con lo sguardo sul futuro delle valli alpine dove gli amministratori hanno il compito di costruire un futuro che permetta alle giovani generazioni di vivere e lavorare tra le Dolomiti senza dover emigrare. Corriere delle Alpi | 7 Gennaio 2018 p. 29 Escursioni e arte proposte dall'artista De Bastiani FELTRE L'artista feltrina Silvia De Bastiani propone un nuovo progetto che vuole mettere insieme arte e natura per valorizzare il panorama e l'ambiente dolomitico. La nuova iniziativa si chiama "Carta natura" e nasce da una serie di corsi di disegno e pittura con la tecnica dell'acquerello all'aperto proposti da diversi anni dall'artista. I corsi del progetto si terranno in varie zone e rifugi del Trentino, in particolare nella zona del Primiero, così da abbinare arte ed escursioni. «Per il futuro vorrei espandere la proposta anche ad altre aree delle Dolomiti - spiega De Bastiani - e sicuramente anche alle Dolomiti Bellunesi. Vorrei anche coinvolgere altri artisti o esperti naturalisti per creare spunti di riflessione e fruizione del paesaggio alternativi. Per imparare a fermarsi, percorrere il territorio lentamente ed osservare in modo attento, cosa difficile da fare nei tempi moderni. Il riscontro finora è stato positivo, sia come partecipazioni anche dall'estero, sia come risultati artistici ma anche come modo insolito e arricchente di vivere appunto la montagna». Per informazioni contattare il numero 320 6352112 oppure info@silviadebastiani.it. (e.d.c.)
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9 GENNAIO 2018 Corriere del Veneto | 9 Gennaio 2018
p. 22 Alla galleria Lagazuoi «Otzi & Valmo» racconta la preistoria Un incontro ravvicinato molto particolare e ad altissima quota. I protagonisti hanno una bella età: il primo ha 5300 anni, il secondo addirittura 8mila. S’intitola «Otzi & Valmo - Quando gli uomini incontrarono le Alpi» la prima rassegna temporanea della nuova galleria Lagazuoi Expo Dolomiti, suggestiva location a 2.778 metri di altitudine, che aprirà le sue porte al pubblico domani. A Cortina d’Ampezzo, sulla cima del monte Lagazuoi, accanto all’omonimo rifugio, con affaccio mozzafiato sulle Dolomiti Patrimonio Unesco, quattro sale espositive su tre piani - collegati da un ascensore panoramico - per raccontare la vita dell’uomo preistorico in alta quota dopo l’ultima grande glaciazione. I ritrovamenti più rilevanti dei primi abitanti delle Alpi, l’uomo di Similaun e quello di Mondeval, saranno per la prima volta insieme. L’Età del Rame e il Mesolitico. Questa mostra di archeologia cortinese offre un’occasione unica, ripercorrendo i 2700 anni che separano questi due uomini preistorici, le loro storie ed esistenze, il loro modo di vivere e convivere. La mummia di Iceman, ovvero l’Uomo venuto dal ghiaccio Otzi, è stata ritrovata nel 1991 sulle Alpi Venoste, a 3200 metri sul livello del mare. Vissuto 5.300 anni fa in Val Senales, conservatosi grazie alle particolari condizioni climatiche all’interno del ghiacciaio del Similaun, il corpo di Ötzi, inizialmente conteso tra Italia e Austria, è attualmente conservato al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano.Valmo, l’Uomo di Mondeval, vissuto 8mila anni fa vicino al passo Giau, a 2.150 metri di quota, era invece un cacciatore delle Dolomiti il cui scheletro è stato rinvenuto nel 1985 perfettamente conservato col suo corredo funerario, con reperti organici (resti di pasto e resine con propoli) che hanno ampliato le conoscenze paleontologiche. Oggi è conservato nel museo di Selva di Cadore. Per costruire i propri utensili Valmo utilizzava la selce e Otzi anche il rame. Valmo e Otzi dovevano affrontare il freddo della montagna, procurarsi il cibo e difendere il loro gruppo. La mostra illustra, con repliche e calchi, le tecniche e le conoscenze perfezionate per sopravvivere, un bagaglio di esperienze conosciute da Valmo e trasmesse a Otzi lungo le 80 generazioni che li separano. L’esposizione è visitabile dalle 9.30 alle 16.30, tutti i giorni, fino al 2 aprile. Info expo.lagazuoi.it. (Veronica Tuzii )
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10 GENNAIO 2018 Corriere delle Alpi | 10 Gennaio 2018
p. 22 Agordo e Innsbruck si alleano AGORDO Da Agordo ad Innsbruck sulla via della Dolomia. È stata grande la soddisfazione per il dirigente scolastico dell'Iis Follador di Agordo, Paolo Giovanni Zanin, e per il team del Geotecnico, in particolare i professori Dino Preloran, Danilo Giordano, Tomaso Avoscan e Enrico Pescosta, per la notizia che la scuola agordina è stata individuata come partner principale in un progetto InterregV-Italia Austria relativo allo studio della Dolomia. Il progetto verrà sviluppato in partenariato con la prestigiosa università di Innsbruck fondata nel 1669, la più importante del Tirolo e seconda, per rilevanza, solo a quella di Vienna. Questa importantissima collaborazione si aggiunge a quelle che il Follador intrattiene da diversi anni con alcune università italiane, in primis con l'università La Bicocca e il Cnr di Milano e più recentemente con Roma La Sapienza e con il paleontologo Andrea Tintori dell'università degli studi di Milano. Il progetto è stato concepito dal team dell'indirizzo geotecnico, "capitanato" da Dino Preloran, con il significativo contributo del circolo Cultura e stampa di Belluno con il quale il Follador sta collaborando da alcuni anni per l'alternanza scuola-lavoro, in progetti dedicati allo studio delle pietre locali.«La natura del progetto - spiega Preloran - riguarda lo studio della Dolomia, la roccia che ha dato il nome alle Dolomiti Patrimonio Unesco, a partire da un punto di vista prettamente scientifico, per passare a individuarne il suo utilizzo nella storia della nostra regione e per arrivare, infine, ad una valorizzazione turistica dei beni naturali e antropici del territorio dolomitico».Il percorso "La Via della Dolomia", che condurrà da Agordo (vero cuore geologico delle Dolomiti e gemellato con il comune francese di Dolomieu) ad Innsbruck, si propone di valorizzare aspetti geologici, paesaggistici, ma anche storici, artistici e culturali della Regione Dolomitica, spesso trascurati dal turismo di massa, mordi e fuggi.«Puntiamo a sviluppare un'elevata coscienza del patrimonio di cui godiamo senza rendercene conto - spiega Preloran - a intercettare e a far crescere il turismo colto, più "lento" e attento, che si ferma più a lungo perché vuole conoscere, non sopporta la confusione degli impianti di risalita e va alla ricerca della vera essenza del territorio».Il progetto della durata di due anni e mezzo verrà sviluppato in prevalenza dagli alunni delle classi del Geotecnico nelle attività di alternanza scuola-lavoro e si avvarrà, oltre che dei docenti della scuola, di collaborazioni esterne testate da tempo (professionisti esterni e tecnici del Cnr). Assumere il ruolo di capofila i questo rilevante progetto transfrontaliero è un bel modo per festeggiare il recente traguardo dei 150 di storia. (g.san) 10 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
Corriere delle Alpi | 10 Gennaio 2018
p. 25 Ötzi e Valmo “aprono” la galleria del Lagazuoi CORTINA Da oggi al 2 aprile i ritrovamenti più rilevanti relativi ai primi abitanti delle Alpi, per la prima volta insieme, ci raccontano la vita dell'uomo preistorico in alta quota dopo l'ultima grande glaciazione: è la mostra "Ötzi e Valmo: quando gli uomini incontrarono le Alpi". È la prima mostra temporanea della nuova galleria Lagazuoi Expo Dolomiti, location d'eccezione, a 2.778 metri di quota, che aprirà oggi le sue porte al pubblico. Quattro sale espositive su tre piani, sulla vetta del monte Lagazuoi, accanto allo storico e omonimo rifugio, con un panorama mozzafiato sulle Dolomiti patrimonio Unesco. Il nuovo locale espositivo si compone di zona caffè e terrazza bar, è stato realizzato senza barriere architettoniche sia per l'accesso alla funivia al passo Falzarego e sia all'edificio. Ospiterà mostre temporanee dedicate alla fotografia, all'arte del passato e a quella contemporanea, alla storia e alla preistoria.La prima mostra aperta da oggi ripercorre i 2700 anni che separano questi due uomini (Ötzi, l'uomo venuto dal ghiaccio, vissuto 5.300 anni fa in val Senales, a 85 km in linea d'aria dal Lagazuoi, la cui mummia è stata ritrovata sul ghiacciaio a 3.200 metri di quota fornendoci un patrimonio di oggetti e informazioni uniche ed eccezionali sull'età del Rame, e Valmo, l'uomo di Mondeval, vissuto 8.000 anni fa vicino al passo Giau, a 2.150 metri di quota e a 8 km in linea d'aria dal Lagazuoi, la cui sepoltura, unica e preziosa, ci racconta la vita di un cacciatore mesolitico sulle Dolomiti) e illustra i cambiamenti climatici che hanno permesso la colonizzazione delle Alpi e condizionato il loro stile di vita. Per fabbricare i propri utensili Valmo usava la selce e Ötzi anche il rame. Valmo e Ötzi dovevano affrontare il freddo della montagna, procurarsi il cibo e difendere il loro gruppo. La mostra illustra, con repliche e calchi, come abbiano perfezionato le tecniche e le conoscenze fondamentali per vivere in alta quota, un bagaglio di esperienze conosciute da Valmo e trasmesse a Ötzi lungo le 80 generazioni che li separano. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 9.30 alle 16.30; l'ingresso costa 5 euro per gli adulti, gratis per gli under 6, e 3 euro per i ragazzi dai 6 ai 14 anni. L'inaugurazione ufficiale della galleria è prevista per il 2 febbraio, quando ci sarà una cerimonia con un convegno in cui sarà spiegata la storia dell'esposizione. Alessandra Segafreddo
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Corriere del Veneto | 10 Gennaio 2018
p. 13 Turismo UNESCO e biglietto unico bus-treno Dalle Regione in arrivo 1.8 milioni di euro BELLUNO In arrivo un tesoretto, due finanziamenti da 1,6 milioni e 230 mila euro. Quanto al primo, la Regione ha approvato una convenzione con Palazzo Piloni sul progetto di eccellenza turistica «Dolomiti patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco», finanziato con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri. Palazzo Balbi s’impegna a versare il 10% dell’importo. Nella delibera regionale si legge che «il territorio dolomitico si presta allo sviluppo di esperienze, emozioni e percorsi di escursione guidata» e che «i comuni montani confinanti con le Province e Regioni autonome sono area di fragilità non comparabile con le aree montane più vicine alla pianura». I soldi servono per «ammodernare la segnaletica turistica su sentieri e vie ferrate; potenziare i nuovi impianti per la banda larga satellitare nei rifugi; rinnovare i sentieri nei tratti attrezzati e delle vie ferrate nonché rete viaria silvopastorale e segnaletica di accesso alle strutture ricettive alpine e per ciclo-escursionismo; divulgare con strumenti e materiali promozionali le peculiarità del territorio; geo-referenziare (fissare la posizione di un punto sulla superficie terrestre con due coordinate) dei percorsi turistici più frequentati e turisticamente interessanti nelle aree di confine e altro». Quanto al secondo fondo, la Regione assegna il contributo alla Provincia di Belluno, ma con vincolo di destinazione a Dolomitibus. Si tratta di realizzare un sistema integrato per abilitare l’azienda del trasporto pubblico locale su gomma a vendere i biglietti di di Trenitalia e viceversa, utilizzando un particolare supporto elettronico denominato «Unica Veneto».
12 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
14 GENNAIO 2018 Trentino | 14 Gennaio 2018
p. 55 C'è il film “Barnabo delle montagne” Ritornano gli appuntamenti con il cinema di montagna proposti dal Laboratorio Alpi- no Dolomiti Unesco presso la Casa della SAT in via Manci 57 a Trento. Martedì 16 gennaio, alle ore 18, sarà proiettato il film "Barnabo delle montagne", di Mario Brenta (Italia, 1994 - 124’), film vincitore del Gran Premio al 43° Trento Film Festival nel 1995. Tratto da un racconto dello scrittore e giornalista Dino Buzzati, è un’intensa storia d’umanità ferita che si confronta con il diverso dire dei paesaggi e delle stagioni. Una scalata di anime. “Barnabo delle montagne” non ha intenti didascalici né attua artifici poeti- ci: è un crudo documentario della coscienza, ha i tempi e gli spazi soggettivi della solitudine assoluta del protagonista, il lirismo della sua contemplazione “povera”, necessaria. Persino l’antefatto, l’uccisione del primo guardiacaccia nella quiete dolomitica rotta solo dal rotolio dei sassi e dal fragore degli spari, è rivissuto da chi ha tanto tempo per pensarci e di quella morte ha fatto il pensiero centra- le dell’esistere.? Alla proiezione sarà presente il regista Ma- rio Brenta. Evento in collaborazione con il Trento Film Festival nell’ambito del Laboratorio alpino e delle Dolomiti bene UNESCO. Ingresso libero.
13 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
16 GENNAIO 2018 Corriere delle Alpi | 16 Gennaio 2018
p. 26 Capitale Cultura 2020 fatti fuori Pieve e il Cadore PIEVE DI CADORE Sfuma il sogno di Pieve e dell'intero Cadore di ottenere il titolo di capitale italiana della Cultura 2020. La candidatura "diffusa" (nel senso che abbracciava l'intero comprensorio e non solo Pieve come capoluogo dello stesso) non ha infatti passato la selezione decisiva, quella che ha portato alla composizione di una lista di 10 città che si contenderanno l'ambita designazione. Nella tarda serata di ieri il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha infatti annunciato i nomi delle dieci città che andranno alla selezione decisiva: si tratta di Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Nuoro, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso. Le città inserite in questa 14 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
"short list" arrivano in finale eliminando le altre 21 candidate al bando emesso nello scorso maggio, tra cui figurava appunto anche il Cadore con Pieve capofila, e ora dovranno presentare il proprio progetto nel corso delle audizioni della apposita commissione presieduta da Stefano Baia Curioni. La città vincitrice potrà rappresentare per un anno la nuova offerta culturale e turistica nazionale, attuando il proprio progetto grazie al contributo statale di un milione di euro. L'iniziativa, istituita con la legge Art Bonus per il periodo che va dal 2015 al 2018 con lo scopo di valorizzare la progettualità delle candidate italiane a capitale europea della Cultura 2019 (e divenuta stabile con la legge di bilancio 2018) è volta a sostenere e ad incoraggiare cartelloni di eventi e attività capaci di far recepire in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l'integrazione, la creatività, l'innovazione, lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo. Il titolo di capitale italiana della Cultura 2020 sarà assegnato, come di consueto, nell'ambito di una cerimonia pubblica nella sede del ministero, a Roma, in via del Collegio Romano 27, esattamente tra un mese, il 16 febbraio alle 11, alla presenza del ministro Dario Franceschini. Facile dunque immaginare la delusione in seno alla Magnifica, l'ente che aveva "progettato" la candidatura e che molto si è spesa in questi mesi per portarla avanti nel migliore modo possibile. Come non ricordare, ad esempio e uno per tutti, lo sforzo costituito dal commissionare un bellissimo video di circa 4 minuti che condensava al suo interno tutte le frecce che il territorio era in grado di giocarsi per arrivare alla "nomination". Immagino che esprimevano la quintessenza del patrimonio storico e naturalistico di 22 Comuni legati da innumerevoli bellezze e valori condivisi. Il tutto filtrato attraverso la figura e l'opera di Tiziano, simbolo indiscusso della bellezza e dell'arte di questa terra alpina. Una delusione che sarà ovviamente anche quella del territorio; un boccone non si sa se più facile da digerire vista la contemporanea promozione di Treviso, l'altra veneta che era ancora in lizza. (dierre) Corriere delle Alpi | 17 Gennaio 2018
p. 27 15 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
“Un' esperienza positiva: riproveremo per il 2022” PIEVE DI CADORE La Magnifica ha accolto con filosofia il verdetto emesso dal ministero dei Beni Culturali che ha escluso Pieve ed il Cadore dalla corsa al titolo di capitale italiana della cultura 2020. «È stata un'esperienza positiva che ha avuto il merito di accrescere le nostre conoscenze», commenta il presidente Renzo Bortolot, «ripartiremo da questa base che ritengo solida per promuovere nuove iniziative, memori anche degli errori commessi che evidentemente ci sono stati se la nostra candidatura non è arrivata in finale». A questo punto si apre un nuovo scenario per Pieve ed il Cadore che, insieme, strizzano l'occhio a Treviso, città inserita tra le dieci finaliste che il 16 febbraio a Roma si contenderanno il titolo in palio.«Come prima cosa ieri mattina ho scritto al sindaco di Treviso, Giovanni Manildo, per congratularmi ma anche e soprattutto per fornire l'appoggio istituzionale e collaborativo del Cadore alla candidatura dell'unica città veneta rimasta in gara. I due territori sono più vicini di quanto si possa immaginare e questo potrebbe rinsaldare un rapporto di amicizia già forte con un obiettivo comune: sbaragliare l'agguerrita concorrenza nella corsa al titolo di capitale italiana della cultura 2020».In attesa di capire come potrà evolvere questo sodalizio, Bortolot guarda oltre annunciando una nuova candidatura.«Puntiamo al 2022, promuoveremo una nuova candidatura a capitale italiana della cultura consci dei valori che il nostro territorio vanta. Ripartiremo dal ricco dossier presentato quest'anno e incentrato su tre tematiche portanti: le Dolomiti Unesco, la figura del Tiziano come punto di riferimento sotto il profilo strettamente artistico ed infine l'innovazione messa in campo dalle imprese del territorio cadorino con l'obiettivo di assicurarsi un futuro florido anche in montagna».Nel frattempo il ruolo di ente capofila assunto dalla Magnifica nella corsa al titolo di capitale italiana della cultura 2020 non verrà meno. Anzi, sono già in cantiere una serie di nuove iniziative: «Questa esperienza ci ha avvicinato ad una lunga serie di realtà italiane, grandi e piccole, che come noi si sono ritrovate a concorrere per il titolo senza vincerlo ma, contestualmente, sono riuscite a sviluppare una serie di progetti paralleli capaci di offrire ugualmente importanti benefici al territorio. Mi riferisco a Comacchio, Montebelluna, Settimo Torinese e Pontremoli. Presto inviteremo una rappresentanza istituzionale di questi paesi in Cadore per avviare con loro una proficua collaborazione». Gianluca De Rosa «Ora facciamo squadra nel quotidiano come è stato fatto per la candidatura» «Dietro il mancato approdo alla fase finale della corsa al titolo di capitale italiana della Cultura 2020 direi che non si cela una sconfitta, piuttosto una grande opportunità per il Cadore: quella di mettere in campo nella vita quotidiana lo stesso straordinario gioco di squadra offerto in questa circostanza, con l'obiettivo di incentivare qualità ed appeal di un territorio finora forse troppo bistrattato». Marco Genova, rappresentante di Ascom sul territorio, accetta serenamente il verdetto emesso dal ministero, confermando il massimo appoggio alla Magnifica in vista di nuove iniziative. «Siamo comunque felici di aver partecipato a questa avventura», prosegue Genova che, così come annunciato dal presidente della Magnifica, Renzo Bortolot, non considera la partita chiusa definitivamente, «e adesso credo che la presenza di Treviso tra le dieci città finaliste potrebbe aprire nuovi scenari. Già in passato sono stati portati avanti progetti comuni. Ricordo che uno di questi era incentrato sul Piave. Anche in questo caso il gioco di squadra potrebbe rivelarsi un'arma in più da sfruttare nella corsa al titolo, e siamo pronti ad offrire il nostro massimo appoggio. Il tempo a disposizione non è certamente tanto ma, a mio avviso, l'integrazione del nostro progetto con quello di Treviso che va ancora avanti è ancora possibile». (dierre)
16 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
18 GENNAIO 2018 L'Adige | 18 Gennaio 2018
p. 42 PREDAZZO Consiglio Regola feudale Sono nove i punti all'ordine del giorno del Consiglio di Amministrazione della Regola Feudale di redazzo, convocato alle ore 18 di venerdì 19 gennaio. Tra essi, l'integrazione della precedente delibera relativa alla convenzione con la società Latemar per il bacino di Tresca, il rinnovo dell'adesione alla Fondazione Dolomiti Unesco, la conferma del contributo straordinario ai Vigili del Fuoco e l'approvazione del protocollo d'asta e dei prezzi base per la «Roda» del 2018, quando saranno assegnati ai Vicini che ne faranno richiesta i beni dell'ente.
17 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
Trentino | 18 Gennaio 2018
p. 39 Predazzo, Röda in discussione alla Regola PREDAZZO Si tornerà a parlare dell'indizione della Röda per il periodo dal 2018 al 2023, in particolare dell'approvazione del protocollo d'asta e dei prezzi base attorno ai quali c'era stato un certo dibattito relativamente alle modalità di concimazione dei terreni presi in affitto, nel prossimo consiglio di amministrazione della Regola Feudale di Predazzo convocato per domani pomeriggio, alle ore 18, presso la sede di via Roma a Predazzo.La bozza in discussione prevedeva infatti l'utilizzo di liquami provenienti dal biodigestore in costruzione sulle pendici di Pelenzana, ma secondo alcuni consiglieri l'effetto il biodigestore risolverebbe solamente il problema degli odori senza alcun miglioramento nella qualità della vegetazione. I fiori insomma non torneranno nella campagna di Predazzo, nemmeno con lo spargimento dei liquami "biodigeriti". Si tratterà quindi di capire se l'approfondimento di questi aspetti cambierà il protocollo d'asta inizialmente previsto. All'ordine del giorno un'altra questione di un certo interesse: la realizzazione di un invaso a cielo aperto per lo stoccaggio d'acqua per l'innevamento programmato in località "Buse de Tresca". Dovrà essere integrata una delibera precedente con cui era stata approvata una convenzione con la società Latemar 2200 che realizzerà l'opera per l'innevamento delle proprie piste, decisione presa in seguito alla delibera dell'assemblea dei Vicini del 24 aprile 2016. Si parlerà anche del rinnovo dell'adesione al collegio sostenitori della Fondazione Dolomiti Unesco, del rinnovo delle concessioni in scadenza e delle iscrizioni al libro matricola, oltre alle consuete comunicazioni del regolano Alberto Felicetti. (f.m.) Corriere delle Alpi | 18 Gennaio 2018 p. 34 Si parla di montagna nel convegno che ricorda Reolon PIEVE La montagna è al centro di un incontro pubblico in programma sabato a Pieve. L'evento avrà il compito di ricordare Sergio Reolon a un anno dalla scomparsa. Reolon che diceva: "Soltanto la politica, quella con la p maiuscola, sarà in grado di salvare la montagna".L'iniziativa, organizzata e ospitata dalla Magnifica con inizio alle 17, segnerà la partecipazione di una serie di ospiti tra i quali spiccano il sociologo Annibale Salsa e la presidente della fondazione Dolomiti Unesco Marcella Morandini. Al centro della discussione il tema scottante del futuro della montagna, 18 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
costantemente a rischio per una lunga serie di motivi, spesso affrontati nella sua vita, non solo politica, da Sergio Reolon, ex presidente della Provincia di Belluno scomparso proprio il 20 gennaio di un anno fa. Il futuro delle vallate dolomitiche tra venti o trent'anni, spopolamento e scelte vincenti per rilanciare la vita di montagna saranno gli argomenti trattati dal sociologo Annibale Salsa, già presidente del Cai nazionale. In questo contesto si inserisce il pensiero politico di Reolon che sosteneva che «la montagna non può essere letta soltanto con la lente del mercato. Perché il mercato guarda con interesse soltanto ai grandi numeri e in montagna, rispetto alla pianura, i consumatori sono pochi». Oltre a Salsa e Morandini interverranno anche il presidente della Magnifica Bortolot, il sindaco di Lozzo Manfreda, Irma Visalli, Mauro Fantinel, Emanuele Reolon e Bepi Casagrande.(dierre) Gazzettino | 18 Gennaio 2018 p. 15 edizione Belluno Il futuro della montagna di Reolon Il futuro della montagna nel pensiero di Sergio Reolon. Ad un anno dalla scomparsa dell'ex assessore regionale ed ex presidente della Provincia, Reolon, che tanto si è speso per la montagna, sarà ricordato con un convegno che tenterà di rispondere alle domande: quale sarà il futuro della montagna? cosa ne sarà delle vallate tra 20 o 30 anni? moriranno di spopolamento o conosceranno una nuova vita? Ospite il sociologo della montagna Annibale Salsa. L'appuntamento è per sabatoo 20 gennaio alle 17 nel salone della Magnifica a Pieve di Cadore. L'iniziativa è stata pensata dalla Magnifica Comunità, dalla Sezione Cai di Pieve di Cadore e dalla Fondazione Dolomiti Unesco per ricordare il pensiero politico-amministrativo di Sergio Reolon.Interverranno amministratori, ricercatori e giornalisti.
19 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
20 GENNAIO 2018 Corriere delle Alpi | 20 Gennaio 2018
p. 30 La montagna secondo Reolon Ricordare Sergio Reolon con un omaggio alla montagna. Alle 17, nella sala della Magnifica Comunità di Pieve di Cadore, incontro con il sociologo Annibale Salsa, promosso dagli enti territoriali per ragionare sul futuro della montagna dolomitica e sulla necessità che la montagna arrivi all'autogoverno come sosteneva l'ex presidente della Provincia, scomparso un anno fa, il 20 gennaio 2017. "Quale sarà il futuro della nostra montagna? Cosa ne sarà delle nostre vallate tra 20 o 30 anni? Moriranno di spopolamento o conosceranno una nuova vita"? Sono queste alcune domande alle quali Salsa, cercherà di rispondere. L'iniziativa è stata ideata dalla Magnifica Comunità, dalla sezione Cai di Pieve e dalla Fondazione Dolomiti Unesco per ricordare il pensiero politico-amministrativo di Reolon. Oltre al professor Salsa interverranno amministratori, ricercatori e giornalisti. "Scatta e sorprendi". Sono aperte le iscrizioni per il corso di fotografia digitale tenuto da Alberto Bogo nella sede del Distretto creativo, in via Mezzaterra a Belluno. L'iniziativa vuole aiutare a scoprire come non essere dominati dalle macchine digitali e dalle loro mille funzioni ma, al contrario, cercare di capire i meccanismi utili per poter migliorare il proprio livello e concentrarsi sulla composizione. In programma sette lezioni con un piccola parte di tecnica, una parte compositiva, una pratica e una al computer, per scoprire i trucchi dell'affascinante mondo della fotografia digitale. La prima lezione si terrà mercoledì, dalle 20 alle 21.30. In calendario anche uscite per mettere in pratica, verificare, sperimentare. I temi trattati saranno ritratto, still life, foto di strada (viaggio), racconto. I corsisti potranno contare su un'aula multimediale dotata di videoproiettore. Informazioni e iscrizioni entro lunedì a info@albertobogo.it, 347 9152274.(m.r.)
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21 GENNAIO 2018 Trentino | 21 Gennaio 2018
p. 38 Röda, cambia il protocollo d'asta Si è discusso ancora molto attorno all'indizione della Röda 2018-2023 nel corso del consiglio della Regola Feudale di venerdì. L'argomento è tornato in trattazione dopo che nel corso della seduta precedente se n'era parlato a lungo. In pratica è stato rivisto il protocollo d'asta, chiarendo alcuni aspetti tra cui anche il riconoscimento dei titoli, ovvero i contributi che gli allevatori ottengono sui terreni utilizzati e che dovranno essere versati alla Regola in aggiunta all'affitto. Un po' d'indecisione s'è registrata anche circa le modalità di affitto della "fitarecia" di Zaluna, tenuto conto che su quell'immobile diviso in 3 lotti, prati, casello e legnaia e tabià, c'erano progetti, mai concretizzatisi, per un utilizzo diverso da quello agricolo o ricreativo. Che fare dunque? Continuare ad affittarlo annualmente nel caso si prospettasse la possibilità di un intervento di ristrutturazione o metterlo all'asta quinquennale? Alla fine è prevalsa quest'ultima ipotesi con 6 voti a 2.Il consiglio ha iscritto al libro matricola 4 nuovi Vicini: Boninsegna Luciano fu Romiro, Boninsegna Ottavio e Mario figli del professor Arturo Boninsegna e Marco Dellagiacoma fu Dario. Quest'ultimo e il professor Boninsegna, fratelli di due membri degli organi regolieri, sono stati ricordati dal regolano Alberto Felicetti in quanto amici della Regola feudale, per il lavoro nel bosco di Dario e per i contributi culturali di Arturo. Il regolano ha ricordato che in precedenza si era svolta la sessione forestale che ha stabilito in via provvisoria per il 2018, un taglio di 2992 mc. Numerosi anche i finanziamenti: le strade Tof de Vena e delle Prese col 60%, il serbatoio alle "Prese" al 100% come i diradamenti e i miglioramenti boschivi. I lavori di costruzione della strada Tof de Vena inizieranno a breve. Il consiglio ha infatti accettato la richiesta della ditta Betta di iniziare i lavori al più presto. La ditta realizzerà anche il collegamento con la strada esistente coprendo i maggiori costi con la riduzione del 5% che aveva operato sul prezzo a base d'asta che ammonta a 75 mila euro.È stata anche integrata la convenzione con la Latemar 2200 per la realizzazione del bacino di Tresca, ed è stata rinnovata l'adesione alla Fondazione Dolomiti Unesco con una quota di 500 euro. Sono state inoltre rinnovate le concessioni in scadenza ed è stato riconfermato il contributo di 10 mila euro al corpo dei Vigili del Fuoco di Predazzo, ma non più vincolati alla realizzazione del castello di manovra, come richiesto in un primo tempo, giacché è già stato finanziato dal Comune. Infine si è deciso di affidare il progetto della baita che sarà realizzata nei pressi dell'invaso di Tresca, al geometra Francesco Delugan, che ha presentato la migliore offerta rispetto allo studio Luca Guadagnini e agli architetti Luigi Morandini e Antonio Dellagiacoma. Qualcuno ha osservato il notevole divario fra le varie offerte (non rese note in consiglio) ma il regolano ha precisato che se ne sarebbe eventualmente parlato in seduta riservata. (f.m.)
21 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
23 GENNAIO 2018 Trentino | 23 Gennaio 2018
p. 39 Marmolada, ghiacci sotto la lente di Gilberto Bonani VIGO DI FASSA Ancora il clima al centro del "Weekend Meteorologico" che si terrà a Vigo di Fassa dal 2 al 4 febbraio. L'evento, giunto alla seconda edizione, è promosso dalla Pro loco del paese in collaborazione con Dolomiti Meteo e il patrocinio della fondazione Dolomiti Unesco. Saranno presenti nomi illustri della meteorologia e delle scienze climatiche nazionali come Gianluca Tognoni, Piero Gianolla, Dino Zardi, Flavio Galbiati, Alessandro Ceppi e Giovanni Tesauro. Ogni giornata sarà dedicata all'approfondimento di un tema tramite una sessione congressuale pomeridiana e una sessione serale con dibattito. Venerdì 2 febbraio (a partire dalle 15.30 e con incontro serale alle 21) sarà affrontato il tema dei ghiacciai, lo stato attuale e le azioni da intraprendere per evitarne il progressivo ritiro. Particolare attenzione verrà dedicata al ghiacciaio della Marmolada grazie all'esperto Andrea De Bernardin e al nivologo Gianluca Tognoni. Sabato 3 febbraio (a partire dalle 16 e con incontro serale alle 21) il tema trattato è l'acqua in montagna. Soprattutto si parlerà della siccità che ha colpito l'Italia nel 2017, l'anno ritenuto più asciutto dal 1800. A chiarire questa anomalia ci saranno i meteorologi Flavio Galbiati e Alessandro Ceppi. Domenica 4 febbraio (a partire dalle 16.30 e con incontro serale alle 21) spazio per il complesso tema del cambiamento climatico, argomento di estrema attualità che verrà sviscerato in ogni suo aspetto da Giovanni Tesauro insieme a Flavio Galbiati. La tre giorni sarà ancora una volta abbinata al concorso fotografico "acqua in montagna" che vedrà la premiazione dei vincitori sabato 3 febbraio. Sarà, allestita anche una mostra fotografica sul tema che vedrà esposte le foto più belle selezionate per il concorso. Il sito ufficiale della manifestazione è http://weekendmeteo.it.
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25 GENNAIO 2018 Corriere delle Alpi | 25 Gennaio 2018
p. 30 Museo Cazzetta, casa dell'uomo di Mondeval di Valentina Calzavara Per scoprire la storia delle Dolomiti fin dagli albori bisogna andare a ritroso di milioni di anni, quando al posto della neve c'era il mare e sul monte Pelmo vivevano i dinosauri. A un certo punto i grandi predatori si estinsero, la laguna si ritirò, arrivò l'uomo con i primi insediamenti, e da quel giorno non lasciò più la montagna.Una trama fitta, scritta nella roccia che, poco a poco, ci restituisce il passato: fossili, suppellettili, sepolture, cimeli e addirittura leggende. Come un libro, il museo Vittorino Cazzetta a Selva di Cadore in provincia di Belluno preserva importanti testimonianze alpine. Il "nonno" di Ötzi abita in questo museo e si chiama Valmo, l'uomo di Mondeval, per la località in cui è stato ritrovato: Mondeval de Sora a 2.150 metri di quota, durante una campagna di scavo realizzata nel 1987. Valmo è vissuto 7.500 anni fa, ha 2.700 anni più di Ötzi, ed era un abile cacciatore del Mesolitico. I suoi resti sono stati rinvenuti all'ombra di un masso erratico, uno di quei grandi sassi che rotolano a fondovalle con fantasiosa traiettoria. «Il ritrovamento dell'uomo di Mondeval è il più importante che sia mai stato fatto nell'Europa centro-meridionale. Lo scheletro è perfettamente conservato e il ricco corredo funebre, composto da oltre sessanta oggetti, ha permesso di capire le frequentazioni delle alte quote da parte degli uomini preistorici» spiega Diego Battiston, archeologo responsabile del museo. La struttura è gestita da Trame di Storia, azienda formata da un gruppo di studiosi, con la collaborazione dell'associazione Amici del Museo. Le sale tracciano la biografia di Valmo, con una introduzione di reperti e spiegazioni che preparano all'incontro più emozionante. Tutto d'un tratto la luce si affievolisce, frantumandosi in un cielo stellato che riproduce la costellazione di Orione. Valmo è in posizione supina, dentro una teca climatizzata che riproduce l'antica sepoltura. Aveva circa quarant'anni quando è morto e una serie di analisi potrebbero spiegarne presto la causa. 23 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
Il suo volto, ricostruito in 3D, rivela lineamenti netti.Sepolta insieme a lui una serie di oggetti da portare con sé nell'altra dimensione. Attrezzi per scheggiare la selce, un kit per raddrizzare le frecce, un arpione, una collana con denti di cervo. «All'epoca non esistevano agricoltura e allevamento, Valmo saliva le montagne d'estate alla ricerca di pascoli dove era sicuro di trovare la selvaggina: stambecchi, camosci, cervi e caprioli. Sappiamo che raccoglieva anche vegetali e si nutriva di pesce pescato a valle» aggiunge Battiston. Una vita impegnativa, alla continua ricerca di cibo per sopravvivere in luoghi impervi, che potevano essere illuminati solo dal fuoco. Come un albero genealogico il museo dialoga con la montagna e intanto sfoglia pagine di storia. Si parte dal Triassico, 250 milioni di anni fa, quando si sono formati i sedimenti di terra, sabbia e fango che, per una serie di fortunate circostanze, hanno preservato preziosi fossili, piccoli animali e piante. Nell'era del Giurassico i dinosauri camminavano sulle rive della laguna dolomitica e le loro orme sono giunte fino a noi, visibili nel museo insieme alla fedele riproduzione dei grossi rettili. «Pochi giorni fa abbiamo presentato una nuova vetrina con impronte fossili di epoca giurassica e, a giorni, inaugureremo altri due piani. Oltre agli uomini raccoglitori del Mesolitico, avremo i primi pastori del Neolitico, e poi i protagonisti dell'età del rame e la storia dei pascoli fino al Medioevo» aggiunge Battiston. In ogni tempo l'uomo e la montagna bellunese. L'economia montana e la magia di luoghi ricchi di suggestioni. L'ultimo piano sarà dedicato alle antiche leggende tramandate oralmente. «C'era una volta una ragazza, la Delibana, che veniva offerta in dono alla miniera perché fosse sempre ricca di metallo» si narra. Accadeva nei giacimenti di Colle Santa Lucia, che davano ferro ai fabbri di tutta Europa. Dalle vetrate del museo si vede l'austero Colle Santa Lucia e viene spontaneo tendere l'orecchio per sentire il canto della Delibana
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26 GENNAIO 2018 Trentino | 26 Gennaio 2018
p. 37 Vigo, un lungo fine settimana sui cambiamenti climatici VIGO di FASSA Si parla di clima al centro del "Weekend Meteorologico" che si terrà a Vigo di Fassa dal 2 al 4 febbraio. L'evento, giunto alla seconda edizione, è promosso dalla Pro loco del paese in collaborazione con Dolomiti Meteo e il patrocinio della fondazione Dolomiti Unesco. Saranno presenti nomi illustri della meteorologia e delle scienze climatiche nazionali come Gianluca Tognoni, Piero Gianolla, Dino Zardi, Flavio Galbiati, Alessandro Ceppi e Giovanni Tesauro. Ogni giornata sarà dedicata all'approfondimento di un tema tramite una sessione congressuale pomeridiana e una sessione serale con dibattito. Venerdì 2 febbraio (a partire dalle 15.30 e con incontro serale alle 21) sarà affrontato il tema dei ghiacciai, lo stato attuale e le azioni da intraprendere per evitarne il progressivo ritiro. Particolare attenzione verrà dedicata al ghiacciaio della Marmolada grazie all'esperto Andrea De Bernardin e al nivologo Gianluca Tognoni. Sabato 3 febbraio (dalle 16 e con incontro serale alle 21) il tema trattato è l'acqua in montagna. Domenica 4 febbraio (dalle 16.30 e con incontro serale alle 21) spazio per il complesso tema del cambiamento climatico.
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27 GENNAIO 2018 L'Adige | 27 Gennaio 2018
p. 41 Bacino di Tresca e strada Tof de Vena, la Regola approva PREDAZZO Prima seduta del 2018 per il cda della Regola Feudale di Predazzo, convocato venerdì sera dal regolano Alberto Felicetti. Molte le delibere approvate, a partire dall'iscrizione al libro matricola di quattro nuovi «Vicini», Luciano Boninsegna, i fratelli Ottavio e Mario Boninsegna e Marco Dellagiacoma. Tra le decisioni maggiori, l'integrazione della convenzione con la Latemar 2200 per il nuovo bacino di Tresca, che garantirà in futuro l'innevamento artificiale delle piste del monte Feudo, il rinnovo dell'adesione al collegio sostenitori della Fondazione Dolomiti Unesco (500 euro la quota), l'affidamento alla ditta Betta dei lavori di realizzazione della nuova strada forestale «Tof de Vena» (il costo dei lavori a base d'asta è di 75.000 euro, coperti da 59.229 euro di contributo provinciale già assegnato), l'approvazione del protocollo d'asta e dei prezzi base per la tradizionale «Roda» 2018-2023, relativa all'assegnazione in gestione quinquennale ai «Vicini» richiedenti dei beni dell'ente, con l'inserimento (sei voti a favore, due contrari) anche di quelli che fino ad oggi avevano scadenza annuale (l'appuntamento è per il 17 febbraio), il rinnovo di tre concessioni a favore dei «Vicini» Mario Boninsegna, Aldo Giacomelli e Danilo Brigadoi. E' stato anche confermato il contributo straordinario di 10.000 euro al Corpo dei Vigili del Fuoco ed è stato infine deciso di assegnare al geometra Francesco «Franzy» Delugan il progetto riguardante la realizzazione della programmata nuova baita/ristoro di «Tresca». Il regolano ha anche ricordato la sessione forestale che, presso la sede, si è tenuta venerdì pomeriggio, con la partecipazione del direttore del Distretto Forestale di Cavalese Bruno Crosignani e dei suoi collaboratori.
26 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
28 GENNAIO 2018 Corriere delle Alpi | 28 Gennaio 2018
p. 25 Un ricco febbraio nel salotto di Chiamulera CORTINA Torna a febbraio "Una montagna di libri", la rassegna culturale di Francesco Chiamulera. Da venerdì, e poi nel periodo di Carnevale e oltre, saranno tantissimi gli autori e gli appuntamenti con ospiti unici fra i quali Chiara Barzini, Carlo Petrini, Jan Brokken, Franco Gabrielli, Riccardo Falcinelli, Paolo Mieli, Aldo Cazzullo, Massimo Bubola, la guida Lonely Planet Dolomiti ed un incontro di realtà aumentata dedicato ai più piccoli.Si inizia venerdì alle 15.30, in municipio, con l'intervista di eccezione a Franco Gabrielli, capo della Polizia italiana, corpo che ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Cortina. Gabrielli racconterà a Francesco Chiamulera la sua visione delle forze dell'ordine intese come polizia "dei cittadini". Il capo della Polizia parlerà dei problemi di oggi, tra migrazioni di massa e il risorgere di tribalismi, sottolineando come sia fondamentale il dialogo, necessario ma anche complesso, con le forze di sicurezza degli altri Paesi europei."Una montagna di libri" prosegue poi il 3 febbraio con Paolo Mieli, che alle 18 al Miramonti presenterà il suo libro "Il caos italiano" nel quale ripercorre la vita del nostro Paese attraverso una serie di storie - le convulse vicende politiche dei primi anni del Regno; la Grande Guerra; il fascismo; politici del dopoguerra come De Gasperi, La Malfa o Nenni; vicende oscure quali il golpe del generale De Lorenzo o il dirottamento dell'Achille Lauro; cronache giudiziarie come quelle del caso Montesi o dell'assassinio del giudice Caccia - che contribuiscono a disegnare un ritratto dell'Italia e della sua politica molto spesso diverso dalla storia ufficiale. E mostrano come l'incapacità di dare vita a meccanismi che creino un'alternanza tra gli schieramenti parlamentari costituisca la nostra anomalia di fondo.Chiamulera, il 9 febbraio, ospiterà poi il genio artistico di Massimo Bubola, autore di grandi canzoni e ora di "Ballata senza nome", una Spoon River della Grande Guerra. Il 10 sarà la volta di Aldo Cazzullo, autore di "Metti via quel cellulare", mentre il 16 il festival ospiterà la prima della nuovissima guida Lonely Planet Dolomiti, in collaborazione con Fondazione Dolomiti Unesco e l'assessore all'Ambiente della Regione Veneto Gianpaolo Bottacin. E febbraio proseguirà con appuntamenti imperdibili nel segno della novità assoluta.Sarà Chiara Barzini, esordiente di incredibile qualità con "Terremoto", romanzo sulla California degli anni Novanta, tra grunge, rivolte e trasgressione, la protagonista del giorno 17. Il 22 a Cortina ci sarà invece il primo laboratorio di realtà aumentata per i più piccoli, intorno al libro + applicazione per tablet "L'orsetto MUR", premio Digital Book Awards di Bologna, mentre sabato 24 spazio 27 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
all'avventura nel colore contenuta in "Cromorama", libro di Riccardo Falcinelli che è già un caso editoriale, organizzato in collaborazione con LabCortina2021. Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso gratuito. (a. s)
30 GENNAIO 2018 L'Adige | 30 Gennaio 2018
p. 38 Alle cascate di Nardis anche con il passeggino 28 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
PARCO ADAMELLO BRENTA Passerelle nuove, staccionate rifatte, sentieri sfalciati, muretti ricostruiti, strade sistemate, incongrui eliminati: per il Parco Naturale Adamello Brenta anche il 2017 è stato un anno intenso di lavori, interventi e manutenzioni. In virtù delle convenzioni stabilite con i Comuni e con la Sat, l'anno scorso sono stati manutentati 119 km di sentieri e 112 km di strade. Inoltre, grazie al lavoro dell'Ufficio tecnico e delle squadre operai, si è riusciti ad intervenire anche in situazioni di emergenza, come a giugno, quando un ponte in alta Val Genova ha ceduto sotto il passaggio di un camion ed è stato ricostruito in soli 4 giorni. Grazie alla collaborazione dei Comuni di Sella Giudicarie e Valdaone, è stato possibile istituire una nuova squadra composta da tre operai per la Val del Chiese con l'assunzione, tramite selezione pubblica, di due nuovi operai. Tra gli interventi più apprezzati, il nuovo sentiero in Val Genova dalle Cascate Nardis allo Chalet da Gino, alternativo alla strada lungo il Sarca, percorribile anche con passeggini, il rifacimento delle passerelle Cason e Bedole in Val Genova, la sistemazione del muro e del fondo della strada che costeggia la Diga di Bissina che era crollato sotto l'azione delle piogge, la manutenzione del sentiero che porta al rifugio in Val di Fumo , la sistemazione importante di alcuni tratti della strada forestale in alta Val d'Ambiez , la demolizione di una cabina elettrica fatiscente a Cornisello in alta Val Nambrone, la messa in sicurezza del tratto «Dolomiti di Brenta Bike» e «Dolomiti di Brenta Trek» in località San Pancrazio a Campodenno che era rimasta chiusa per un periodo a causa di insistenti frane. Il 2018 si preannuncia altrettanto impegnativo, grazie all'ammissione a finanziamento di un ricco programma di opere nel Piano di sviluppo rurale 2014 ? 2020, ai lavori previsti dal Protocollo di Tovel (se ne parla nella pagina di Non e Sole), alle opere già finanziate o finanziabili con l'assestamento di bilancio ed al proseguimento delle convenzioni per la manutenzione dei sentieri in diretta amministrazione. Tra le opere finanziate con i fondi del Psr sul 2016, lo spostamento della Casa del Parco «Fauna» dal centro abitato di Daone alla località Pracul, con parziale aggiornamento degli allestimenti, per un costo presunto di 114.000 euro. Tra le opere finanziate con i fondi del Psr sul 2017, un nuovo sentiero didattico in Val di Breguzzo , comprendente l'allestimento di un piccolo museo dedicato alla antica cava di marmo bianco di Trivena ed alla Prima guerra mondiale all'interno di parte di malga Trivena (90.000 euro), la realizzazione di un'area a scopo didattico ricreativo in località Sarnacli ( Andalo ) per un costo presunto di 150.000 euro e il completamento del recupero di aree a torbiera in zona Malga Darè per quasi 30.000 euro. Tra le opere già finanziate in anni precedenti, vi saranno in Val Genova , la realizzazione di una pensilina per l'attesa del bus a Ponte Maria e il posizionamento del guard-rail su due tornanti fra Ponte Maria e Ragada, la realizzazione di un balcone panoramico a Ritort , in collaborazione con la Fondazione Dolomiti Unesco, la manutenzione della pavimentazione della strada in Val Nambrone su delega del Comune di Giustino. Vi saranno poi gli interventi straordinari pianificati per garantire il mantenimento delle infrastrutture o funzionali ad altre attività cardine nel Parco, quali, ad esempio, la gestione della mobilità alternativa. Tra queste opere il Parco caldeggia per il 2018 l'opportunità di dare una nuova collocazione al parcheggio di Vallesinella , con il successivo ripristino del pascolo, che favorirebbe il passaggio al trenino su gomma per il servizio di mobilità, ritenuto più adatto alla conformazione della strada, e migliorerebbe decisamente l'aspetto paesaggistico, permettendo di liberare dalle auto il panorama verso le Dolomiti di Brenta. Altre importanti opere verranno pianificate in sede di assestamento di bilancio per l'anno 2018.
29 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
Trentino | 30 Gennaio 2018
p. 42 Parco Adamello, ecco tutti gli interventi STREMBO Anche il 2017 è stato un anno intenso di lavori, interventi e manutenzioni per il Parco Naturale Adamello Brenta. In virtù delle convenzioni stabilite con i Comuni e con la Sat, l'anno scorso sono stati oggetto di manutenzione 119 km di sentieri e 112 km di strade. Inoltre, grazie al lavoro dell'Ufficio Tecnico e delle squadre operai, si è riusciti ad intervenire con grande efficienza anche in situazioni di emergenza, come a giugno, quando un ponte in alta Val Genova ha ceduto sotto il passaggio di un camion ed è stato ricostruito in soli 4 giorni per poter permettere l'inizio del servizio di mobilità. Grazie alla collaborazione dei Comuni di Sella Giudicarie e Valdaone, è stato poi possibile istituire una nuova squadra composta da tre operai per la Val del Chiese con l'assunzione, tramite selezione pubblica, di due nuovi operai.Tra gli interventi più apprezzati, vi sono stati il nuovo sentiero in Val Genova dalle Cascate Nardis allo Chalet da Gino, alternativo alla strada lungo il fiume Sarca, percorribile anche con passeggini, il rifacimento delle passerelle Cason e Bedole in Val Genova, la sistemazione del muro e del fondo della strada che costeggia la Diga di Bissina che era crollato sotto l'azione delle piogge, la manutenzione del sentiero che porta al rifugio in Val di Fumo, la sistemazione importante di alcuni tratti della strada forestale in alta Val d'Ambiez, la demolizione di una cabina elettrica fatiscente a Cornisello in alta Val Nambrone, la messa in sicurezza del tratto Dolomiti di Brenta Bike e Dolomiti di Brenta Trek in località San Pancrazio a Campodenno che era rimasta chiusa per un periodo a causa di insistenti frane.Il 2018 si preannuncia altrettanto impegnativo, grazie all'ammissione a finanziamento di un ricco programma di opere nel Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020, ai lavori previsti dal Protocollo di Tovel, alle opere già finanziate in anni precedenti o finanziabili nel corso del 2018 con l'assestamento di bilancio ed al proseguimento delle convenzioni per la manutenzione dei sentieri in diretta amministrazione. Tra le opere finanziate con i fondi del Psr, a valere sul 2016, nel 2018 si procederà con lo spostamento della Casa del Parco "Fauna" dal centro abitato di Daone alla località Pracul, con parziale aggiornamento degli allestimenti, per un costo stimato in 114 mila euro. A valere sul 2017, vi sarà la realizzazione di un nuovo sentiero didattico in Val di Breguzzo, comprendente l'allestimento di un piccolo museo dedicato alla antica cava di marmo bianco di Trivena e alla Prima guerra mondiale all'interno di parte di malga Trivena (90 mila euro), la realizzazione di un'area allestita a scopo didattico ricreativo in località Sarnacli nel Comune di Andalo 30 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
(150 mila) e il completamento del recupero di aree a torbiera in zona Malga Darè, per quasi 30 mila.Tra le opere già finanziate in anni precedenti, vi saranno in Val Genova la realizzazione di una pensilina per l'attesa del bus a Ponte Maria e il posizionamento del guard-rail su due tornati tra Ponte Maria e Ragada, la realizzazione di un balcone panoramico a Ritort, in collaborazione con la Fondazione Dolomiti Unesco, la manutenzione della pavimentazione della strada in Val Nambrone su delega del Comune di Giustino. Vi saranno poi gli interventi straordinari pianificati per garantire il mantenimento delle infrastrutture o funzionali ad altre attività cardine nel Parco, quali, ad esempio, la gestione della mobilità alternativa. Tra queste opere il Parco caldeggia per il 2018 l'opportunità di dare una nuova collocazione al parcheggio di Vallesinella, con il successivo ripristino del pascolo: favorirebbe il passaggio al trenino su gomma per il servizio di mobilità, ritenuto più adatto alla conformazione della strada, e migliorerebbe decisamente l'aspetto paesaggistico, permettendo di liberare dalle auto il panorama verso le Dolomiti di Brenta.©RIPRODUZIONE RISERVATA Gazzettino | 30 Gennaio 2018
p. 15 edizione Belluno Il Carducci si rinnova e raddoppia: avrà 50 posti letto AURONZO Il progetto di miglioramento del Rifugio Carducci a 2295 metri di quota nell'Alta Val Giralba è in questi giorni all'esame dei tecnici del Comune di Auronzo. «Si tratta spiega Stefano Muzzi, presidente del Cai auronzano che è proprietario della struttura di una rivisitazione complessiva in 2 stralci dell'edificio che ha avuto negli anni interventi a spizzichi e bocconi. Nel primo si prevede di mettere mano al piano terra con il ridisegno della cucina, del ristorante e del bar. Sono previsti degli aggiornamenti dei servizi igienici, la realizzazione di vetrate più ampie, così da privilegiare la luminosità degli interni e una migliore vista dell'eccezionale panorama circostante. Nel secondo invece è previsto il rifacimento della copertura e un aumento della capacità ricettiva al piano superiore. Così dagli attuali 25 posti letto si passerebbe a 50». Il tutto avviene su finanziamento regionale ottenuto dall'attuale gestione nell'ambito dei contributi regionali per il recupero e il miglioramento dei rifugi alpini e sotto la regia del Gal Alto Bellunese e con il concorso del Cai auronzano. Adeguamento quello del Rifugio Carducci che costituisce tappa e un importante snodo escursionistico anche in vista della realizzazione dell'Alta Via delle Dolomiti Senza Confini che si snoda fra le vette austriache della valle di Gail, nel Tirolo orientale, fra le crode dell'Alta Val Pusteria e della Val d'Ansiei, fino al Rifugio Auronzo ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. Il tracciato collegherà 2 stati, 3 regioni, 13 rifugi d'alta quota, 3 malghe e ben 12 vie ferrate. «Quanto agli accessi al Rifugio Carducci, quello dalla Val Giralba, nel mirino negli anni scorsi di rovinosi nubifragi prosegue Muzzi si sta valutando un nuovo percorso che aggiri la parte soggetta a frana. Vale a dire per un tratto ricalca la strada militare realizzata dal reparto alpino dei Mascabroni per la conquista di Cima 11, per un altro tratto sarà nuovo. Anche sul versante della Croda dei Toni dall'omonimo bivacco il tracciato della ferrata dedicata a Severino Casara sarà 31 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
leggermente modificato per avere dei passaggi più sicuri dopo il distacco di roccia dal campanile Vicenza. Perciò questi accessi al Rifugio Carducci per la prossima estate dovrebbero essere ripristinati». Intanto l'esperimento del funzionamento invernale del piano bar e ristoro del Rifugio Auronzo ha dato risultati insperati, richiamando molti escursionisti anche dalla vicina Pusteria. Così viene confermata l'apertura ora giornaliera nei mesi di febbraio e marzo. Gianfranco Giuseppini
31 GENNAIO 2018 Alto Adige | 31 Gennaio 2018
p. 33 Una nuova guida sulla storia delle Dolomiti SELVA Pubblicata dalla Edt di Torino la nuova guida Lonely Planet dedicata alle Dolomiti. Uno strumento agile e aggiornato per visitare il territorio dolomitico. Ma da sempre lo sguardo incantato di chi conquista queste cime e percorre queste valli, si aggiunge a quello più pratico ma non meno meravigliato di chi le abita. E la memoria va ad Amelia Edwards e al suo Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys", pubblicato da Longman's, Green and Co., nel 1873, l'anno dopo l'avventurosa estate dolomitica vissuta dall'autrice, e la cui traduzione, "Cime inviolate e valli sconosciute 32 Rassegna Stampa – Gennaio 2018
vagabondaggi di mezza estate tra le Dolomiti - 1872", è stata pubblicata e riedita negli anni dalla Nuovi Sentieri Editore. Cortina, Pieve di Cadore, Auronzo, Livinallongo, Alleghe, Caprile, Zoldo, Agordo, Primiero, Predazzo, Val di Fassa, Val Gardena, Bolzano... sono moltissime le località toccate da Amelia Edwards 146 anni fa. E ripercorrere i suoi passi è possibile: lo hanno fatto Alan e Susan Boyle: 400 chilometri e 33 mila metri di dislivello in salita e discesa suddivisi in 30 tappe per rivivere le stesse emozioni e contemplare, magari con occhi diversi, lo stesso splendore dolomitico descritto da Amelia Edwards.(e.d.)
33 Rassegna Stampa – Gennaio 2018