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RASSEGNA STAMPA MAGGIO 2020
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PRINCIPALI ARGOMENTI DALLA RASSEGNA STAMPA DI MAGGIO: RIAPERTURE: NOTIZIE DAI RIFUGI E DAI CLUB ALPINI ......................................................................... 3 OLIMPIADI 2026 ................................................................................................................................... 28 MONDIALI 2021.................................................................................................................................... 30 CAROSELLO: COLLEGAMENTO CORTINA – ARABBA – CIVETTA ......................................................... 33 PELMO D'ORO: IL PREMIO SLITTA ALL'ANNO PROSSIMO .................................................................... 35 SUONI DELLE DOLOMITI: LA RASSEGNA SLITTA ALL'ANNO PROSSIMO .............................................. 35 RIFUGIO CORNELLE: LA TORRE NON SI FARA' ................................................................................... 36 NOTIZIE DAI PARCHI ........................................................................................................................... 37 LE INTERVISTE ................................................................................................................................... 42
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RIAPERTURE: NOTIZIE DAI RIFUGI E DAI CLUB ALPINI Corriere delle Alpi | 3 Maggio 2020 p. 16 Il Presidente nazionale dei CAI: “sentieri e rifugi da sistemare” BELLUNO Il popolo dell'alta montagna è in fibrillazione. Il Cai e i rifugisti non sanno ancora se possono salire in quota per verificare se i rifugi hanno bisogno di una manutenzione, come spesso accade dopo la stagione invernali. Non sanno se i sentieri e le ferrate sono percorribili, perché in ricognizione non possono andare. Chi ha lavori da fare, come al Boz, nel Feltrino, o da preparare, come al Torrani in vetta al Civetta, attende con ansia da Roma qualche notizia. Ecco perché il presidente del Cai Vincenzo Torti ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per richiedere dei chiarimenti urgenti per una corretta applicazione dell'ultimo Dpcm. «Vogliamo tornare a prenderci cura dei rifugi e dei sentieri di montagna, perché ora "le Montagne hanno bisogno di noi", così come noi loro». Infatti, pur nella consapevolezza delle difficoltà di armonizzare l'esigenza primaria di tutela della salute pubblica, arginando la diffusione del Covid-19, con la ripresa graduale delle attività economiche e sociali per non vanificare i sacrifici fatti finora, il Cai vuole fare chiarezza a nome dei suoi 327. 143 soci e di tutti coloro che amano e frequentano le montagne. Così, per evitare interpretazioni territorialmente difformi, con quanto ne deriverebbe, anche in termini sanzionatori, sono stati chiesti alcuni chiarimenti. Il primo: alpinismo ed escursionismo sono da considerarsi attività ludico/ricreative o sportivo/motorie e, in questo secondo caso, i connessi trasferimenti in ambito regionale possano ritenersi, a tal fine, consentiti. Posto che i rifugi alpini costituiscono strutture di accoglienza e presidi culturali e di soccorso in tutte le nostre montagne e prestano anche attività di ristorazione, il Cai chiede se possano annoverarsi tra le attività cui è consentita la ristorazione con asporto, fermo il divieto di consumare i prodotti all'interno o di sostare nelle vicinanze, e se, in un'ottica di riapertura, possono essere raggiunti dal gestore/custode o dal delegato sezionale per effettuare i lavori di manutenzione. Per quanto riguarda la manutenzione di migliaia di chilometri di sentieri, domanda se, stante la sua manifesta utilità sociale, si tratta di attività consentita. Su questi sentieri, infatti, il Club alpino svolge la duplice funzione di tutela e vigilanza da rischi idrogeologici e di assicurare una linea tagliafuoco in caso di incendi boschivi. «Si tratta - ricorda il presidente - di una attività che migliaia di volontari del Cai devono svolgere in modo continuativo, pena gli inevitabili smottamenti e l'invasione dovuta alla progressiva espansione degli habitat naturali». --F. D. M. Corriere delle Alpi | 5 Maggio 2020 p. 19 Escursioni sulle Dolomiti? Sì, ma seguendo le regole Mascherine e guanti obbligatori, distanze da rispettare e tanta accortezza Frigo: «Serve un approccio attento e rigoroso, in palio la salute di tutti» Francesco Dal Mas BELLUNO Via libera alle escursioni in montagna. Ma con alcune avvertenze: non sono aperti i rifugi alpini, resteranno chiusi i bivacchi, i sentieri non sono stati ancora sottoposti a manutenzione, bisognerà portarsi dietro mascherine, guanti e gel. La conferma arriva da Renato Frigo, presidente regionale del Club alpino italiano: «Dal 4 maggio è consentito ai cittadini di svolgere attività sportiva e motoria all'aperto anche lontano da casa, raggiungendo il luogo prescelto in auto o con mezzi pubblici, purché si resti all'interno dei confini regionali e rispettando le raccomandazioni prescritte». E questo perché «il passaggio alla fase 2 non può essere inteso come la fine dell'epidemia e un ritorno alla normalità; ci vuole ancora tempo, bisogna utilizzare prudenza e gradualità. Non gettiamo dalla finestra cinquanta giorni di sacrifici. Serve un approccio prudente, attento e rigoroso». Confini regionali Anche in alta montagna non si può uscire dai confini regionali. Il Peralba e tutta Sappada, ad esempio, restano inaccessibili. I rifugi della Val Pusteria, pure. Al limite non si può fare neppure il giro delle Tre Cime; il confine transita sulla forcella, dopo il Lavaredo. Il Comici è off limit. Il passo Pordoi e il rifugio Boè pure. Oltre il passo Campolongo non ci si può spingere. Resta out la Marmolada, nella parte raggiungibile da passo Fedaia. E via segnalando. Le sanzioni sono pesanti, da 400 a 3 mila euro. Muoversi In auto Le Dolomiti si possono raggiungere con la propria auto o con i mezzi pubblici. Nel mezzo privato possono trovare posto solo i conviventi senza limite di distanza e senza la mascherina. Per tutti gli altri deve essere rispettato il limite di un metro, quindi l'autista davanti e il passeggero dietro, entrambi con la mascherina. Le protezioni individuali Durante l'attività fisica in ambiente alpino è necessario mantenere la distanza sociale di almeno un metro, conferma il presidente Frigo. Resta il divieto di assembramento. Quindi, se si fa un'escursione in comitiva (meglio di no), la fila indiana lungo il sentiero dev'essere interrotta da puntuale distanziamento. C'è l'obbligo di indossare la mascherina quando ci si avvicina alle persone. Necessari i guanti o l'utilizzo di un gel. È evidente che è meglio restare a casa se si ha la febbre. Divieto assoluto di uscire col termometro che segna 37, 5. Altri consigli È meglio non andare in montagna da soli. Bisogna avere coscienza
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dei propri limiti - interviene Frigo - e avere la capacità di non superarli; bisogna essere autosufficienti ed è buona norma fornire ai famigliari o agli amici, il luogo dell'attività fisica e l'orario di ritorno. Naturalmente è consigliabile portarsi dietro il cellulare. --© Corriere delle Alpi | 5 Maggio 2020 p. 19 Rifugi e bivacchi sono chiusi Sentieri e ferrate, via ai lavori Il presidente regionale del Cai chiede chiarimenti rapidi su regole e sanificazioni: «Dobbiamo organizzarci nel settore dell'accoglienza» Belluno Rifugi, bivacchi, sentieri e ferrate. Il Cai del Veneto si prepara, con grave ritardo vista l'emergenza, a procedere con la manutenzione delle attrezzature e dei percorsi cari agli amanti della montagna. Rifugi Tutti i rifugi in quota sono chiusi. Lo resteranno, per la maggior parte, fino alla classica apertura dell'ultima domenica di giugno. Qualora riaprano ristoranti, bar e alberghi, non è escluso che qualche gestore anticipi l'apertura. Lo farebbero in molti. Negli ultimi anni, dal Padova al Chiggiato, al Città di Fiume. Alcuni ambienti sono già in manutenzione. I rifugisti sono stati autorizzati a intervenire dall'ultimo Dpcm. Quanto alle procedure di sanificazione, il Cai regionale ha chiesto chiarimenti all'Usl 1. «Entro la settimana si saprà come procedere», anticipa Frigo, «e spero che si possa anche conoscere come sarà l'organizzazione dell'accoglienza. Nulla, infatti, è ancora deciso sul distanziamento a pranzo, cena e nei pernotti». Divieti nei Bivacchi Passiamo ai bivacchi, che possono essere utilizzati solo in caso di emergenza, ma attenzione: l'accesso equivale all'assunzione di responsabilità per l'utente del rischio di contagio da Covid19, non essendo luoghi controllati. In questo caso il Cai non si assume nessuna responsabilità. Avverte che si tratta di ambienti pericolosi, perché molto piccoli, assai poco areati, con materassi ed altri materiali utilizzati in precedenza e non sanificati. «Se arriva un forte temporale ci si può riparare, ma», avverte Frigo, «si faccia attenzione a dove si mettono le mani. La vostra prudenza», aggiunge rivolto ai possibili escursionisti, «è un segno di rispetto per tutte le persone che in caso di incidente dovrebbero intervenire mettendo a rischio la propria salute». Sentieri e ferrate I sentieri e le ferrate non sono stati fino ad oggi controllati. Tanto meno manutentati. Ovviamente non per cattiva volontà, ma per impedimento da covid. Il Cai Veneto aveva scritto a suo tempo al presidente Luca Zaia per farsi dare la possibilità ad intervenire. L'autorizzazione è arrivata attraverso l'assessore al turismo, Federico Caner, che a sua volta ha inviato il Cai alla Prefettura di Belluno. La settimana scorsa, prontamente, la Prefettura ha dato il benestare. Intanto, però, si è materializzato anche il nuovo Dpcm. Adesso ogni sezione del Cai si organizzerà per procedere alle pulizie che si materializzeranno nelle prossime domeniche. Non essendoci state particolari precipitazioni nevose, i danni dovrebbero essere contenuti. Infine un consiglio: «È consigliabile assicurarsi per andare in montagne. Quest'estate più di sempre». --F.D.M. Gazzettino | 5 Maggio 2020 p. IV edizione Belluno Attività in montagna, istruzioni CAI “Tenete le distanze, non andate soli” BELLUNO Parola d'ordine prudenza. La ripresa delle passeggiate in quota deve andare di pari passo con un ferreo rispetto delle regole e dei propri limiti. Così, con una nota stampa diffusa ieri, il Cnsas rinfresca la memoria sugli obblighi e le norme da rispettare per chi vuole tornare a infilare gli scarponi. Si può camminare in compagnia, sì, ma solo dei propri famigliari. No, quindi a gite in montagna con amici per ora. I rifugi sono chiusi perciò nella programmazione dell'escursione si deve tener conto che mancano questi punti di appoggio. E poi la preparazione fisica, i vertici del Soccorso Alpino e Speleologico Veneto spendono qualche parola anche su questo punto, perché non si assista, nelle prossime settimane, ad un'impennata di richieste di soccorso. L'ORDINANZA Quella entrata in vigore ieri rende possibile, si sa, la ripresa dell'attività fisica e sportiva all'aperto, raggiungendo luoghi anche distanti da casa, sempre inclusi all'interno dei confini regionali. Si potrà quindi tornare in montagna. Di seguito vengono riportati i punti dell'Ordinanza regionale che riguardano più da vicino gli amanti del trekking. Al punto 4 dell'Ordinanza del 3 maggio 2020 della Regione Veneto, in integrazione al Dpcm 26.4.2020, si legge: Attività motoria e sportiva nel territorio regionale. È consentito lo svolgimento individuale o con componenti del nucleo famigliare di attività sportiva o motoria quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, camminata, corsa, ciclismo, tiro con l'arco, equitazione, tennis, golf, pesca sportiva, canottaggio ecc.. Al fine di svolgere l'attività motoria o sportiva di cui sopra, è consentito anche spostarsi con mezzi pubblici o privati per raggiungere il luogo individuato per svolgere tali attività, nei limiti del territorio regionale; è consentita l'attività motoria collegata all'addestramento di animali all'aperto Al punto 3 si specifica: Per coloro che svolgono attività motoria intensa non è obbligatorio l'uso di mascherina o copertura durante l'attività fisica intensa, salvo l'obbligo di utilizzo alla fine dell'attività stessa. Per spostamenti in auto e mezzi pubblici, distanze e norme igieniche, vigono le stesse regole previste per ogni attività. LA RACCOMANDAZIONE La prudenza dev'essere la cifra costante, oggi più di prima, delle uscite all'aperto. «Sconsigliamo di muovervi da soli scrivono dal
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Soccorso alpino -, informate sempre qualcuno dei vostri spostamenti e tempi presunti di rientro, avvertendo in caso di cambiamenti nel programma. Usciamo da quasi due mesi di scarsa attività, quindi ripartite con uscite alla portata, senza superare i vostri limiti. I Rifugi continuano ad essere chiusi, i bivacchi possono accogliere le persone solo in caso di emergenza. In caso di necessità, contattare il 118. Le nostre squadre, come già avvenuto durante la prima fase, risponderanno ad ogni eventuale chiamata di intervento». Alessia Trentin Corriere del Veneto | 5 Maggio 2020 p. 10 Escursioni in montagna ok Cai e Soccorso Alpino: ora prudenza per evitare rischi Davide Piol Belluno Via libera alle escursioni in montagna, ma con prudenza. Grazie alla nuova ordinanza regionale è possibile svolgere attività sportiva e motoria all’aperto anche lontano da casa, raggiungendo il luogo prescelto in auto o con mezzi pubblici, purché si resti nei confini regionali. «Non gettiamo dalla finestra 50 giorni di sacrifici — raccomanda il Cai (Club alpino italiano) Veneto — Per chi vuole tornare a fare attività fisica in ambiente alpino è richiesto un approccio prudente e rigoroso. I rifugi in quota sono chiusi e i bivacchi utilizzabili solo in emergenza. La prudenza è un segno di rispetto per tutte le persone che in caso d’incidente dovrebbero intervenire a salvarvi». Il rischio è che qualche escursionista avventato rimanga bloccato in montagna. «Sono stati due mesi di scarsa attività fisica — spiega il Soccorso alpino e speleologico Veneto — Ripartite con gite alla vostra portata. Sconsigliamo l’uscita solitaria: informate sempre qualcuno dei vostri spostamenti e tempi presunti di rientro, avvertendo in caso di cambiamenti nel programma. Se in difficoltà contattate il 118. Le nostre squadre risponderanno a ogni chiamata d’intervento». Sempre poche le multe per chi non rispetta i decreti anti-contagio. Solo 15 nel fine settimana, di cui 14 domenica e una sola sabato. «C’è ancora confusione tra i cittadini — commenta il deputato di Fratelli d’Italia Luca De Carlo, ieri a incontrare il prefetto — Lo Stato deve far rispettare le norme, ma anche essere vicino alle persone senza vessarle inutilmente». Messaggero Veneto | 5 Maggio 2020 p. 37 Val Cimoliana, si sale solo per lavori urgenti cimolais Un'ordinanza che bilancia le esigenze di chi deve gestire gli appezzamenti in alta montagna e quelle dell'emergenza sanitaria: il sindaco di Cimolais, Davide Protti, ha dovuto rivedere parzialmente un provvedimento di qualche mese fa, quando aveva ordinato il divieto di accesso alla Val Cimoliana. Era novembre, e lo stop ai veicoli era legato ai lavori per il riassetto della viabilità. La strada che porta nel Parco naturale delle Dolomiti friulane è stata infatti devastata dalla tempesta Vaia del 2018. Peccato che quegli interventi siano stati stoppati dalla quarantena. «Ci sono residenti che devono salire in quota per taglio e pulizia dei boschi e per la riapertura di malghe e alpeggi - ha detto Protti - La strada è ancora dissestata, ma permette un limitato passaggio di mezzi speciali. Con trattori e camion sarà quindi possibile arrivare in Val Cimoliana, ma solo per comprovate esigenze di manutenzione del territorio. Le deroghe alla precedente ordinanza riguardano l'intero bacino del rifugio Pordenone e di malga Pian Pagnon». --F.Fi.© RIPRODUZIONE RISERVATA Corriere del Trentino | 10 Maggio 2020 p. 4 Bivacchi aperti per emergenze Rifugi, al vaglio le linee guida Dopo l’allentamento delle misure restrittive anche nella nostra provincia, che hanno permesso già in queste ore agli appassionati di montagna di tornare sulle cime, la Sat si «attrezza» per far partire la propria fase 2. Indicando regole e scenari non solo per l’apertura delle sedi e la manutenzione dei sentieri, ma anche — e soprattutto — per la stagione estiva dei Rifugi in quota. Il quadro è contenuto in una comunicazione della presidente del sodalizio Anna Facchini, inviata in queste ore alle sezioni, che completa le indicazioni formulate nei giorni scorsi dal presidente del Cai Vincenzo Torti. Cinque i nodi affrontati da Facchini. Tra cui, in particolare, la riapertura dei Rifugi, oggetto di uno specifico tavolo di lavoro a cui hanno partecipato Azienda sanitaria, Associazione Rifugi e Sat. Le linee guida scaturite, precisa la presidente, «sono in attesa di un’approvazione formale da parte dell’azienda sanitaria». A linee guida approvate, si procederà «Rifugio per Rifugio» a individuare
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«le eventuali modifiche strutturali necessarie per garantire l’accoglienza degli escursionisti nel rispetto delle prescrizioni sanitarie». Un lavoro non facile «perché — ammette Facchini — ogni Rifugio costituisce una storia a sé anche dal punto di vista edilizio e le soluzioni devono essere studiate e applicate singolarmente, struttura per struttura». Altro tema: l’utilizzo di baite, bivacchi e capanne sociali. I bivacchi, oggi, sono inagibili se non per «cause di forza maggiore» e con l’«assunzione per l’utente del rischio di contagio da Covid». Infine la manutenzione dei sentieri, attività preziosa che di solito viene svolta in questa stagione: la Sat ha chiesto al governatore Maurizio Fugatti di «far rientrare nelle attività permesse anche la manutenzione dei sentieri effettuata dai volontari Sat». Corriere delle Alpi | 11 Maggio 2020 p. 11 Task force tra operatori per rilanciare la montagna Gianluca De Rosa BELLUNO Gli operatori turistici bellunesi fanno squadra. Annunciata una task force che avrà il compito di rimettere in carreggiata il più velocemente possibile l'intero comparto limitando, al tempo stesso, i danni causati dal Coronavirus. Chiaro il messaggio, quasi uno slogan: la montagna garantisce sicurezza dal punto di vista sanitario, i posti da visitare sono i più belli al mondo e, non per ultimo, gli operatori turistici bellunesi sono bravi oltre che pronti, sin da ora, a rispettare e far rispettare le regole. Tra le righe, non una risposta al presidente regionale di Federalberghi Marco Michielli che solo ieri aveva parlato di tempi lunghi per la ripresa, ma la voglia di fare il possibile, e forse anche l'impossibile, per accelerare le cose. Come? A spiegarlo è l'amministratore unico di Dmo Dolomiti Alessandra Magagnin: «Partiamo da un presupposto. L'attività di promozione riguarderà la stagione invernale. Partiremo in autunno con un lavoro che solitamente veniva fatto nel mese di maggio. Ma partiremo ugualmente, vogliosi di recuperare il terreno perduto. Per l'estate la perdita è acclarata, a tal proposito mi sento di dire che riaprire il 18 maggio o il primo giugno per noi cambia poco. Vogliamo ripartire sì ma con le giuste garanzie, sia per gli operatori turistici che per i clienti. Per questo motivo siamo consapevoli che quindici giorni in più o quindici in meno non cambieranno le cose. L'obiettivo per l'estate sarà quello di limitare i danni, salvando il salvabile. Punteremo forte sul mese di agosto». Detto del breve periodo, per il quale conterà il passaparola oltre alla naturale voglia di "evadere", i fari del comparto turistico sono dunque puntati sul futuro. «Il lavoro di promozione turistica del territorio che siamo pronti a lanciare riguarderà l'inverno 2020/2021 e vedrà scendere in campo tutti i soggetti interessati, con la supervisione della Dmo Dolomiti» sottolinea la Magagnin, «il grosso del lavoro lo faranno gli undici consorzi di valle, coordinati dalla Dmo al fine di evitare di produrre doppioni. Ognuno sarà chiamato a promuovere le proprie peculiarità. Coinvolgeremo blogger e influencer oltre ai migliori e più famosi giornalisti di settore. I tempi sono cambiati ed anche noi ci siamo convertiti su linee guida più moderne. Promuoveremo educational e press tour. Metteremo in campo una task force allargata che vedrà in prima linea Regione e Provincia, il tutto grazie all'utilizzo dei fondi destinati ai comuni confinanti». Detto di quello che sarà il piano operativo, la Magagnin fissa anche alcuni riferimenti temporali, oltre che geografici: «Parteciperemo alle principali fiere di settore autunnali: Wtm di Londra e Ttg Rimini in primis. Tenendosi in autunno non sono a rischio cancellazione. Guardiamo con grande interesse anche alle cinque serate italiane dedicate al turismo. Saranno attività che mireranno a rilanciare l'appeal del nostro territorio in ambito internazionale, in vista di una riapertura del mercato straniero già per l'inverno visto che in estate gli spostamenti resteranno limitati ai confini nazionali. Promuoveremo il messaggio che il territorio bellunese è sicuro oltre che bello, perfettamente allineato a quelle che saranno le direttive adottate in materia sanitaria senza per questo limitare gioia e divertimento». --© RIPRODUZIONE RISERVATA Corriere delle Alpi | 11 Maggio 2020 p. 11 Igiene e distanziamento fondamentali per fare le vacanze estive in sicurezza BELLUNO Igiene e distanziamento sociale. Le vacanze estive degli italiani, tanto per la montagna quanto per il mare, ruoteranno attorno a questi due accorgimenti. Per il resto, niente clausura o restrizioni particolari, stando almeno a quelle che sono le prime indiscrezioni trapelate circa il contenuto dei protocolli di sicurezza al vaglio degli operatori turistici sotto forma di bozza. Nulla di deciso, dunque, ma la sensazione che traspare è quella di un deciso allentamento delle restrizioni, fermo restando il ferreo rispetto delle norme. «Sarà un modo diverso di fare turismo, tanto per l'operatore quanto per il cliente. Per i primi cambierà il modo di lavorare, per i secondi cambierà l'approccio alla vacanza» sottolinea Alessandra Magagnin che oltre ad essere amministratore unico di Dmo Dolomiti è soprattutto un'imprenditrice, titolare del rifugio Pranolz nel Comune di Borgo Valbelluna, «il distanziamento dei clienti dovrà essere di almeno un metro, tanto negli spazi interni che esterni. Questo per quanto riguarda la ristorazione che prevede altre misure di contenimento che ruotano attorno a pulizia ed igiene dei locali, dai tavoli agli spazi comuni. Ci sarà comunque la possibile per ogni struttura di muoversi scegliendo una linea propria, ad esempio proponendo un servizio di self service oppure menu più sintetici ma non per questo meno interessanti. Tema importante riguarda le mascherine. Potranno essere utilizzare anche quelle
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realizzate in casa. Ogni struttura potrà realizzarne di proprie personalizzandole. Nessuno chiederà di usare quelle chirurgiche e questo aiuterà anche l'aspetto estetico. Oltre ad essere poco consone per un ristorante sono anche costose per chi è costretto a cambiarne di continuo». La collaborazione tra operatore e cliente dovrà essere massima: «Servirà pazienza e buonsenso» prosegue la Magagnin, «i tempi di attesa saranno diversi, dal canto nostro garantiremo turni sia a pranzo che a cena più ampi aprendo le cucine già a metà mattina. Faremo tutti un passo in avanti favorendo prenotazioni e pagamenti on line». --dierre Messaggero Veneto | 12 Maggio 2020 p. 36 edizione Pordenone A rischio la riapertura del rifugio Pordenone Valentina Voi cimolais Non c'è tregua per il rifugio Pordenone: dopo la tempesta Vaia, che ne ha ritardato l'apertura lo scorso anno, questa volta è il coronaviruso a gettare un'ombra sulle speranze degli escursionisti che amano le Dolomiti friulane. Le limitazioni imposte per arginare il contagio, infatti, rischiano di essere un ostacolo insormontabile per la riapertura del rifugio che di solito avviene in questo periodo. «Noi non abbiamo gli spazi che può avere un albergo - spiega Marika Freschi, che gestisce il rifugio insieme al marito Ivan Da Rios - basti pensare che i cameroni, a meno che non si presenti un gruppo grande, non potremo usarli per ospitare contemporaneamente singoli o piccoli gruppi. Dovremo quindi sfruttare solo le camere e in questo modo i pernotti si fermerebbero al 50%. Senza contare che i bagni sono in comune: come faccio a sanificarli ogni volta che qualcuno li usa?». Anche per quanto riguarda la sala non mancano i problemi. Gran parte dei tavoli, infatti, sono pensati per ospitare gruppi, pochissimi sono da due o quattro persone. Con l'eccezione di gazebo all'esterno, che potrebbero in parte ovviare al problema, le soluzioni pensate per la ristorazione "di pianura" sono inapplicabili in montagna. «Noi abbiamo proposto delle soluzioni alle associazioni di categoria ma le incognite sono tante» continua Marika, che la scorsa settimana è salita in quota per verificare la situazione della struttura. E, una volta tornata a valle, ha affidato ad un post su Facebook le sue riflessioni. «Ad oggi non sappiamo se tutti gli sforzi sin qui fatti scrivono i gestori del rifugio - ci permetteranno di aprire per la stagione 2020». Non manca un affondo sulla mancanza di risposte rispetto alle esigenze della montagna: «Oggi è una botta sui denti continua - si legge - il vivere nella speranza di una notizia positiva sul mondo della montagna e sulla riapertura dei rifugi che non arriva mai. Ma noi teniamo duro, andiamo avanti, sempre, viviamo dei nostri sogni che cerchiamo di trasmettere anche agli altri».Parole che hanno riscosso apprezzamento da parte dei tanti "amici" del rifugio su Facebook. «Volevamo dare un segnale - aggiunge Marika - per dire che non è che non vogliamo riaprire: allo stato attuale non possiamo. In attesa di notizie, faremo dei lavori che attendono da tempo. Vediamola così: ci prepariamo al 2021, che sarà bellissimo». --© RIPRODUZIONE RISERVATA Corriere del Trentino | 13 Maggio 2020 p. 6 Rifugio Brentei, via al cantiere per il restyling TRENTO Sono partiti in questi giorni i lavori che ridisegneranno il profilo dello storico rifugio Brentei, sulle Dolomiti di Brenta, gestito per decenni da Bruno Detassis. Curato da Alp Studio, il progetto prevede in particolare la realizzazione di una sala panoramica — con ampie vetrate — con vista sul canalone Neri e sulla bocca di Brenta. Un allargamento che ha già fatto discutere. Corriere delle Alpi | 15 Maggio 2020 p. 16 I rifugisti: «Diteci le regole. La capienza? Non lasceremo nessuno alle intemperie» Gianluca De Rosa BELLUNO I rifugisti bellunesi restano alla finestra in attesa di conoscere date e modalità di una possibile riapertura. A oggi nulla è stato ancora deciso e questo non piace ai vertici di Ascom Belluno, che seguono da vicino attività e interessi della gran parte dei rifugi dislocati sul territorio di competenza (un'ottantina su 110). «Accoglieremmo favorevolmente il primo giugno come data utile per la riapertura anche se, in cuor mio, mi auguro che questo possa avvenire anche prima», sottolinea Guido Lorenzi, presidente del sindacato rifugi alpini di Confcommercio Belluno, «l'auspicio è che il governo prenda in esame le osservazioni al protocollo presentate da
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Federalberghi, anche se un rifugio alpino può essere paragonato solo in parte a un albergo, perche queste strutture vantano caratteristiche particolari in grado di differenziarli l'uno dall'altro, basta questo per considerare la situazione particolarmente complessa».Lorenzi anticipa le mosse, focalizzando l'attenzione attorno a quelle che si presentano come le problematiche principali in vista di una possibile riapertura. «Il rifugio ha un compito ben preciso, aprire le sue porte a tutti coloro che chiedono di entrarvi», aggiunge il presidente del sindacato rifugi alpini di Confcommercio Belluno, «chiaro che già questo basta per andare in disaccordo col tanto discusso tema del distanziamento sociale. Cosa facciamo se qualcuno chiederà aiuto quando il rifugio ha già raggiunto la capienza massima prevista dalle nuove normative? Gli chiudiamo le porte in faccia, lasciandolo fuori, magari alle prese col maltempo? Questo un rifugista non lo farà mai. Per questo motivo chiediamo meno vincoli a quelle che saranno le normative strettamente collegate al pernottamento. Un'idea sarebbe quella di permettere a un gruppo di amici, partiti insieme per effettuare una escursione, di dormire nella stessa camerata allargando dunque il concetto di amici a quello, già previsto, di familiari».Un'apertura, quella agli amici, che verrebbe accolta favorevolmente, alla luce della mancanza di turisti stranieri. «Stiamo continuando a ricevere disdette da parte di turisti stranieri che avevano prenotato per tempo le loro vacanze sulle Dolomiti», aggiunge Lorenzi, che chiede a gran voce, a nome della categoria, un'accelerata al processo che porterà alla riapertura dei rifugi d'alta quota. «Avremo bisogno di tempo, mi sento di dire almeno una settimana, per adeguare le nostre strutture alle normative, di cui al momento non siamo ancora a conoscenza. Prima ce le dicono e prima iniziamo i lavori di adeguamento. I rifugi hanno bisogno di mettersi in moto, anche perché solo così capiremo davvero qual è lo stato dell'arte. Fino ad oggi abbiamo ragionato a bocce ferme, senza avere la percezione esatta del problema. Il rifugista vanta un enorme spirito di adattamento e lo farà valere anche stavolta».Nel frattempo, sempre da Ascom Belluno, si alza un invito forte diretto al governo: «Ascoltare le osservazioni mosse da Federalberghi significa dare voce a chi vive e lavora quotidianamente in una struttura ricettiva e non decide le sorti degli altri seduto dietro una scrivania», tuona Francesco De Toffol. – Corriere delle Alpi | 15 Maggio 2020 p. 16 «Non considerateci alla stregua di bar e ristoranti» «L'errore sta nel continuare a immaginare un rifugio di montagna come una struttura paragonabile a un hotel o con funzioni simili a quelle di un ristorante o un bar della pianura». Parole chiare e sicuramente condivisibili. Il monito arriva da Mario Fiorentini, gestore del cadorino "Città di Fiume" e presidente di Agrav, l'associazione che accoglie tra le proprie fila i gestori dei rifugi del Veneto. «Continuiamo a essere scarsamente considerati, probabilmente perché qualcuno pensa di poter applicare a un rifugio le stesse normative previste per un albergo. I rifugi meritano, in materia Covid 19, una normativa propria». Fiorentini ha reso noto che l'Uncem (Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani) ha chiesto l'applicazione per i rifugi dello stesso codice Ateco riguardante bar e ristoranti, aggiungendo che, per quanto concerne le misure del distanziamento sociale, «quella giusta da applicare nei rifugi e in grado di mettere tutti d'accordo è almeno un metro». Corriere delle Alpi | 17 Maggio 2020 p. 7 Estate nei rifugi, sacco a pelo obbligatorio e gli ingressi saranno contingentati Gianluca De Rosa BELLUNO Si potrà tornare nei rifugi a mangiare e pernottare. Ma con precise regole. Le tanto attese norme generali riguardanti l'accesso ai rifugi alpini sono infatti arrivate. Poche le sorprese ma diversi gli adempimenti a cui i rifugisti dovranno attenersi. Dalla loro parte c'è il tempo: se è vero che il documento redatto dalla Regione Veneto concede la riapertura da domani, servirà almeno una settimana per allineare i rifugi d'alta quota ai provvedimenti richiesti.le norme per l'esternoEcco le principali regole da seguire, sia come clienti che come rifugisti. Cominciamo dalle aree esterne: viene richiesto, dove possibile, di provvedere alla realizzazione di aree coperte con il ricorso a gazebi, tende o pensiline che siano comunque in grado di scongiurare assembramenti all'ingresso del rifugio ma, probabilmente, anche a rappresentare un'ancora di salvezza in caso di pernottamenti dell'ultima ora di fronte al "tutto esaurito" in camere o camerate. Sempre a proposito dell'area esterna, viene richiesta la realizzazione di un'area delimitata che permetta un accesso regolamentato. In presenza di plateatico, panche o tavoli, è necessario per ogni rifugio apporre un cartello che richiami a norme igieniche, rispetto delle distanze di sicurezza ed anche a realizzare percorsi che non permettano l'incrocio tra persone.Un dispenser con disinfettante per mani dovrà essere posizionato all'ingresso del rifugio mentre dovrà essere effettuato un costante richiamo al mantenimento della distanza sociale, fissata in un metro. La norma del distanziamento non viene applicata per i nuclei familiari. Tutti, invece, dovranno indossare rigorosamente guanti e mascherina. La distanza di un metro dovrebbe soddisfare i rifugisti visto che la richiesta, da loro stessi avanzata, era stata individuata in "almeno un metro". la ristorazioneObbligatorio l'utilizzo
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di tovagliette monouso mentre ogni tavolo dovrà essere sanificato, insieme alle relative sedute, prima di ogni riutilizzo. Dovrà essere effettuato solo servizio al tavolo mentre, sempre per quanto riguarda l'area esterna del rifugio, una parte dei posti dovrà essere riservata alle prenotazioni mentre un'altra dovrà essere messa a disposizione del pranzo a sacco, seppur ad accesso limitato. L'entrata al rifugio dovrà essere contingentata. Si potrà accedere solo con guanti e mascherina. Non potrà essere effettuato servizio al banco ma solo al tavolo. Pasti e pernottamenti saranno regolamentati dalla prenotazione obbligatoria. I dispositivi di sicurezza saranno fondamentali per muoversi anche nella zona notte dei rifugi. Sarà vietato muoversi, ad sempio, con gli scarponi: gli ospiti dovranno indossare rigorosamente ciabatte di proprietà. Ogni camera dovrà avere un dispenser di gel disinfettante mentre ogni posto letto dovrà essere comprensivo di materasso, copri materasso in tessuto lavabile e set monouso composto da copri materasso più copri federa. sacco a pelo obbligatorioIndipendentemente dalla dotazione offerta dal rifugio è considerato obbligatorio l'utilizzo del sacco a pelo di proprietà. Nel caso si vogliano usare le lenzuola monouso, queste dovranno essere aggiuntive rispetto al copri materasso e al copri federa, anch'essi monouso. Ogni gestore, di fronte all'occupazione massima dei posti a sedere adibiti alla ristorazione, dovrà predisporre un cartello in entrata che blocchi l'accesso.Quest'ultima norma non chiarisce il comportamento da mantenere in caso di occupazione massima dei posti letto, tema che i gestori considerano fondamentale per poter svolgere il proprio lavoro. In un rifugio di montagna "una porta è sempre aperta per chi chiede di entrarvi". --© RIPRODUZIONE RISERVATA Trentino | 18 Maggio 2020 p. 17 I rifugi si reinventano take-away valentina leone trento Coperte sul prato, panini a km0, torte e birre da asporto, negli ultimi due weekend malghe e rifugi di media montagna hanno fatto una sorta di prova generale in vista di una riapertura a pieno regime prevista, in molti casi, già da oggi. Mascherine e distanziamento tra tavoli a parte, l'organizzazione adottata negli ultimi giorni di take-away indica già qualche novità che ci aspetta per l'estate ormai alle porte. Paolo Betti, gestore del rifugio Maranza, ai piedi della Marzola, ieri, per pranzo, ha servito oltre 500 panini gourmet in meno di 4 ore. «Si tratta di una modalità nuova, che però conserva la nostra filosofia di fondo: ingredienti tutti di nostra produzione, pane fatto da noi, farine nostrane. Abbiamo allestito la casetta attaccata al rifugio per la consegna, e visto il successo manterremo questa opzione dell'asporto almeno per tutta l'estate, anche perché di solito da noi con le belle giornate c'è parecchia folla e questo è un modo per alleggerire il viavai. Inoltre, l'aver attrezzato uno spazio a parte ci risolve il problema degli assembramenti nel bar interno e infatti credo che trasferirò lì il servizio, lasciando la sala principale più libera». Per come è strutturato il locale, "«a distanza di 1 metro per noi è una restrizione "dolce", nel senso che con questo criterio le cose cambiano di poco. Anche la terrazza ci darà un bell'aiuto, ma speriamo soprattutto in una stagione clemente, con un meteo favorevole». Resta invece ancora da risolvere la gestione dei servizi igienici: «Ci stiamo pensando, quello forse sarà un problema: la mia idea per il momento è di consegnare la chiave del bagno di volta in volta e a ogni uscita igienizzare». Betti è molto positivo su questa ripartenza, nonostante qualche preoccupazione iniziale: «Prima di riaprire temevo un po' di dover fare il vigile con i clienti, invece devo dire che dopo queste giornate sono proprio contento: vedo che c'è rispetto e comprensione».Stesse buone sensazioni anche per Ilaria Clappa, che insieme a Delfina Irler e Silvia Andreatta gestisce dallo scorso anno malga Cimana, sopra Cei. Per loro primo weekend ai fornelli con formula take-away: panini e torte fatte in casa, con tantissimi clienti che hanno sfruttato il grande prato per un picnic. Da oggi, poi, si parte anche con il servizio al tavolo. «Tutti i clienti hanno rispettato le regole, dimostrando un atteggiamento positivo», spiega Clappa. «Da domani terremo aperto tutti i giorni e serviremo normalmente, e qui ovviamente speriamo anche tanto nel meteo: all'esterno gli spazi sono ampi e ci permettono di accogliere tante persone in sicurezza. All'interno, per rispettare le disposizioni antiCovid, calcoliamo che i posti saranno meno della metà, circa il 40% rispetto allo scorso anno». Anche al rifugio Monte Lefre, vedetta a monte di Ivano Fracena, si continuerà a incentivare la formula picnic: «Si viene qui con la propria coperta, si ordinano le nostre pietanze e noi le consegniamo con vassoio e stoviglie biodegradabili», spiega Giovanna Rinaldi, che insieme al marito porta avanti l'attività. «Cercheremo di incentivare il più possibile chi vuole consumare all'aperto, ma anche nelle sale interne ci siamo attrezzati: davanti alla cassa abbiamo messo una segnaletica per indicare il punto da non oltrepassare, mentre per i coperti abbiamo calcolato in media un tavolo sì e uno no. Per le famiglie numerose abbiamo anche un tavolo in pietra ricavato all'interno di un vecchio focolaio: ci si sta in tanti e si è separati rispetto al resto della sala. Noi siamo molto positivi. Certo ci vorrà più pazienza su alcune cose, ci sarà qualche attesa in più, ma rallentare da un certo punto di vista per noi non è un male: negli ultimi anni avevamo talmente tanti clienti che nei weekend ci eravamo trasformati in operai. Un po' più di rilassatezza non guasterà». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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Corriere delle Alpi | 18 Maggio 2020
p. 10 segue dalla prima «I rifugi saranno pronti per giugno ma adesso ci servono norme più chiare» Gianluca De Rosa BELLUNO Promosse con riserva. Le norme generali introdotte dalla Regione Veneto per regolamentare accessi e pernottamenti nei rifugi alpini non hanno offerto una risposta esaustiva alle domande che da giorni attanagliano il settore. Per la serie: un primo passo è stato compiuto, ma adesso ci si aspetta qualche dettaglio in più. È almeno quello che chiedono a gran voce i gestori dei rifugi bellunesi associati all'Ascom che da oggi avranno modo di confrontarsi prima di avviare, nelle rispettive strutture, i lavori di adeguamento. Partendo da un presupposto: la distanza di un metro richiesta in materia di contenimento del contagio, al momento è l'unico punto in grado di mettere tutti d'accordo. «Nei giorni scorsi qualcuno ha dato i numeri» ha sottolineato il presidente del sindacato Ascom che accoglie i gestori dei rifugi alpini Guido Lorenzi, «adesso finalmente ne abbiamo uno, ufficiale, attorno al quale iniziare a fare i nostri ragionamenti su come redistribuire i posti letto ed i coperti sul fronte della ristorazione. Il metro ci permette di muoverci con maggiore fiducia, nella consapevolezza che avremo comunque minori introiti a fronte di un considerevole aumento dei costi, tutti a carico dei rifugi visto che di aiuti al comparto non ne ha parlato ancora nessuno». Lorenzi inizierà oggi un giro di consultazioni tra i rifugisti associati per stilare un programma comune attorno al quale concentrare la tipologia di lavori previsti per l'adeguamento alle norme. Norme che, al momento, sono considerate fumose. «Ci aspettiamo nelle prossime ore un intervento di Federalberghi utile ad offrire maggiori dettagli sul da farsi» ha aggiunto Lorenzi, «le norme fissate dalla Regione sono fin troppo generiche, i rifugisti hanno bisogno di ulteriori risposte. Detto del metro di distanza che sicuramente ci soddisfa, per tutto il resto ci sono punti che meriterebbero un approfondimento». Su tutti quello relativo ai pernottamenti, soprattutto sul "da farsi" in caso di nuovi e non preventivati arrivi a fronte di camerate "sold out" non più in grado di ospitare altre persone. «L'ho detto e lo ripeto» chiarisce Lorenzi, «nel mio rifugio, ma lo farei anche se fossi a casa, gli ospiti saranno sempre benvenuti. Abbiamo dei compiti specifici che inevitabilmente cozzano con il tema del distanziamento sociale. Su questo fronte ci aspettiamo qualche parola in più». Il presidente dei rifugisti bellunesi associati ad Ascom fissa un cronoprogramma di massima sul fronte delle riaperture: «Tutti i nostri associati non vedono l'ora di ripartire. Qualcuno mi ha telefonato chiedendomi se poteva farlo già domani (oggi). Servirà una settimana di tempo per rimettere in moto un rifugio, a maggior ragione se questo è rimasto chiuso durante l'inverno. Probabilmente ne servirà un'altra, di settimana, per effettuare gli adeguamenti previsti. Siamo nei tempi, non ci saranno ritardi rispetto alla stagione turistica estiva. Entro i primi venti giorni di giugno tutti i rifugi d'alta quota bellunesi saranno regolarmente aperti e pronti ad accogliere i turisti». --© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Corriere delle Alpi | 18 Maggio 2020 p. 10 «Salgono costi e responsabilità e qualcuno potrebbe non riaprire» l'agrav «Finalmente abbiamo ottenuto quelle risposte che aspettavamo da troppo tempo. Adesso ci sarà da capire se le norme previste saranno sostenibili dal punto di vista economico»: sono le parole di Mario Fiorentini, presidente dell'associazione gestori rifugi alpini del Veneto (Agrav) che ha convocato per oggi il direttivo in una videoconferenza che verrà ripetuta domani e dopodomani alla presenza di tutti gli associati.Sarà l'occasione per stabilire le linee guida da intraprendere già a partire dalle prossime ore. «Ci vuole poco per capire che saremo sottoposti ad un aumento dei costi» ha aggiunto Fiorentini, «le norme di adeguamento espongono un rifugio a modificare la gestione ordinaria. Aumenteranno le responsabilità, soprattutto nell'area esterna che stando alle disposizioni dovrà essere recintata per poter essere tenuta sotto controllo. Questo significa che parte del personale dovrà essere concentrata esternamente così come nel controllo degli accessi al fine di evitare assembramenti. A proposito di costi, ritengo giusto sottolineare come, se è giustissimo garantire l'igienizzazione per tutti, è anche vero che quel liquido vanta prezzi tutt'altro che modici». Altro aspetto meritevole di un ulteriore approfondimento, sempre stando a quanto dichiara il presidente di Agrav, chiama in causa gazebi e tendoni da posizionare esternamente ai rifugi. «Rappresentano una spada di Damocle» sottolinea Fiorentini, «un rifugio è esposto a continui mutamenti climatici. Bisognerà acquistare strutture consistenti al fine di offrire la giusta sicurezza ai clienti. Ogni struttura esterna al rifugio dev'essere resistente per non incappare in incidenti. Saremo esposti ad una ulteriore responsabilità». Fiorentini conclude annunciando come, «il 99% dei rifugisti Agrav vuole lavorare. L'entusiasmo non manca ma i punti interrogativi che animano la vigilia della stagione turistica estiva sono ancora tanti. Qualcuno però ha già fatto sapere che riaprirà solo se riuscirà a sostenere i costi di adeguamento della propria struttura. Questo è un campanello d'allarme». – Corriere delle Alpi | 18 Maggio 2020 p. 11 Domenica speciale al rifugio Dal Piaz Tanti escursionisti e panini take away FELTRE Focaccia take away al rifugio Dal Piaz. Una domenica alternativa sulle Vette feltrine grazie all'iniziativa dei gestori del Dal Piaz che hanno pensato di offrire ristoro agli escursionisti nel pieno rispetto delle regole anti coronavirus. Rifugio rigorosamente chiuso e servizio take away concentrato all'esterno attraverso specifiche postazioni, una adibita a cassa, una per la consegna di bevande ed un'altra per la consegna dell'unico piatto inserito nel menu, la tradizionale focaccia che da sempre rappresenta il "cavallo di battaglia" del rifugio Dal Piaz. «È stata una giornata fantastica» racconta Mirco Gorza, gestore della struttura, «siamo riusciti a soddisfare tante persone che hanno scelto la nostra area per una escursione domenicale. Abbiamo visto volti distesi e sorridenti, quanto basta per considerare questa domenica molto bella. Si è trattato di un collaudo che intendiamo riproporre almeno per i prossimi weekend. Nel prossimo ci saremo sia sabato che domenica, naturalmente con la stessa formula. L'apertura ufficiale del rifugio rispetterà la data tradizionale del 20 giugno». Gorza ha voluto sottolineare il rispetto e l'educazione mostrati dagli avventori domenicali, tanti, che hanno scelto le vette feltrine per una escursione. «Il metro di distanza richiesto è diventato un metro e venti senza alcuna difficoltà. Ognuno si è comportato in maniera esemplare lasciando trasparire una forte consapevolezza del momento. Sono stati evitati assembramenti anche sui prati circostanti il rifugio dove gli avventori si sono fermati a mangiare la focaccia. Nessuno si è lamentato, è stata una piccola domenica di festa per tutti».Gorza sottolinea come tutto si è svolto nel pieno rispetto delle regole. «Ho trascorso gli ultimi quattro giorni ad organizzare questa domenica. Ho ottenuto tutti i permessi del caso ed ho anche ricevuto la visita dei Carabinieri Forestali che hanno controllato come tutto si stesse svolgendo in modo esemplare. Le norme di adeguamento per i rifugi alpini? Lavoro a testa bassa da quattro giorni, non ho neanche avuto il tempo di leggerle». Eppure la domenica take away al rifugio Dal Piaz è bastata per capire come l'adeguamento richiesto nasconda una serie di costi impegnativi. «Per fare la focaccia take away, senza neanche aprire il rifugio, abbiamo speso circa millecinquecento euro» ha spiegato Mirco, «abbiamo garantito camminamenti in grado di evitare l'incrocio tra persone, abbiamo poi acquisto dei pannelli in plexiglass per la sicurezza alle tre postazioni. Ognuno di quei pannelli costa un centinaio di euro. Igienizzare gli ambienti ha il suo costo così come il gel disinfettante. Utilizzeremo gli incassi dei weekend take away per coprire i costi che dovremo sostenere per adeguare la struttura alle norme di sicurezza. Il distanziamento sociale cozza con quella che è la vita quotidiana di un rifugio di montagna». --Gianluca De Rosa Corriere delle Alpi | 18 Maggio 2020 p. 11
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Igienizzazione con l'ozono e posti letto con le tendine AURONZO Il rifugio Carducci garantirà la salute dei propri clienti attraverso un sistema di igienizzazione ad ozono. Ad annunciare l'acquisto di uno speciale macchinario è stato il suo storico gestore, Bepi Monti. «Ho scoperto questo strumento da un collega rifugista ed ho deciso subito di acquistarlo» ha spiegato Monti, «anzi, ne ho acquistati due. Serviranno per garantire igienizzazione e disinfezione della sala ristorante, della zona notte e della cucina. Utilizzeremo la macchina anche per pulire frutta e verdura fresca che arriveranno in rifugio».I costi di un igienizzatore ad ozono si aggirano intorno al migliaio di euro, a seconda dell'azienda produttrice. L'utilizzo si presenta abbastanza semplice. Il macchinario dovrà essere lasciato all'interno di una camera con le finestre chiuse e senza persone al suo interno. Una volta completata l'opera di igienizzazione basterà aprire le finestre, l'ozono si dissolverà senza lasciare traccia. A proposito delle norme previste nei rifugi in materia di emergenza sanitaria, Bepi Monti ne ha pensata un'altra delle sue, questa volta per quanto riguarda i posti letto: «Ogni letto avrà una particolare tendina che coprirà il cliente dal torace in su. Sarà un incentivo in più alla sicurezza, soprattutto durante la notte quando l'uso della mascherina diventa ancor più complicato». Monti sottolinea come «le norme sono da considerarsi fin troppo permissive rispetto a quelle che erano le previsioni della vigilia. Sembrerebbe farsi largo anche in Italia un modello svedese che, nel nostro caso, ripone grande fiducia tanto nel rifugista quanto nel cliente». --dierre Corriere delle Alpi | 18 Maggio 2020 p. 12 Si rimettono in moto gli impianti a fune Illing: è estate, dimezzare la portata si può CORTINA Funivie, telecabine e seggiovie possono ripartire. Già da oggi. Il via libera lo ha dato Luca Zaia, presidente della Regione. Il governatore è stato "tallonato" a lungo dall'Anef, l'associazione degli impiantisti, perché il governo non si decideva a prendere in considerazione le istanze della categoria; insistenza che ha dato i suoi frutti, visto che la risposta è arrivata anche prima della data del tradizionale avvio tecnico, l'ultimo fine settimana di maggio.«Troppa grazia, verrebbe da dire», commenta Renzo Minella, presidente regionale dell'Anef, «e ringraziamo la Regione perché in poche ore ha risolto un problema grave. Temevamo, infatti, che il governo ci trascinasse la riapertura a metà giugno». INTERESSATI IN QUARANTA Sono circa una quarantina gli impianti che saranno riattivati quest'estate, a Padola, Auronzo, Misurina, Cortina, San Vito, Casamazzagno, in Val di Zoldo, a Selva di Cadore, Livinallongo, Rocca Pietore, Alleghe, Falcade, Croce d'Aune, Nevegal. «Arriviamo a occhio e croce ad un terzo dell'impiantistica invernale», precisa Minella, «e possiamo ben dire che i nostri impianti sono in tanti casi determinanti anche per l'apertura dei rifugi di montagna».L'ingegner Stefano Illing gestisce, sul passo Falzarego, la "regina delle funivie", quella per il Lagazuoi. «Possiamo tranquillizzare tanti nostri amici ed altri escursionisti», spiega, «a fine mese, come promesso, ci saremo. E festeggeremo insieme l'inizio di una stagione che sarà non meno esaltante di quelle del passato». LA QUESTIONE DEI LIMITI Illing è euforico, nonostante i limiti che saranno imposti contro il possibile contagio.«Mascherine, igienizzante, misuratore della temperatura: ci stiamo attrezzando di tutto il necessario che serve per garantire la sicurezza», assicura. E col distanziamento come la mettiamo? La cabina trasporta una cinquantina di passeggeri. Dimezzare non è un problema.«Non avremo la ressa dell'inverno, quella dello sci, quando tutti non possono aspettare neppure un minuto in coda», afferma Illing, «l'importante per noi era ripartire, dare un segnale di fiducia. Non dimentichiamoci che il prossimo inverno avremo i campionati mondiali di sci e tante prove tecniche le faremo quest'estate». La funivia del Lagazuoi farà anche da "cavia", sperimenterà cioè la prevenzione coniugata con le esigenze di far tornare i conti. Gli altri impianti, infatti, partiranno dopo, alcuni addirittura a fine giugno.«Era importante iniziare già a fine maggio», spiega Minella, «per tenere il passo con altre stazioni dell'Alto Adige, ad esempio la Val Pusteria, e non dare l'impressione che noi arriviamo per ultimi». Il presidente dell'Anef confessa di essere rimasto in angoscia per settimane, fino a sera inoltrata di sabato, perché non riusciva a trovare segnalazione della ripartenza degli impianti nella documentazione in arrivo da Roma. Rimanere esclusi sarebbe stato un problema davvero di quelli seri. PRESSING SULL'ASSESSORE «Abbiamo fatto pressing sull'assessore Federico Caner che, bisogna ammetterlo, non ha mai avuto dubbi sul nostro inserimento. Caner, a sua volta, è intervenuto sul presidente Zaia che è stato rapido nella risposta».Nella tarda serata di sabato Minella ha ricevuto le ultime garanzie e ieri mattina ha esaudito il voto che aveva fatto: in bicicletta fino a Pian de Coltura, sopra Lentiai, per ammirare i narcisi in fiore.«Ce l'ho fatta e da lassù ho ringraziato Zaia e Caner, comprendendo una volta di più, tuttavia, quanto la presidenza della Regione sia nel giusto a raccomandare l'uso della mascherina: c'era una marea di gente e davvero troppi non la portavano. Si vedeva dal volto che vi rinunciavano con sfrontatezza».Non accadrà così alla partenza e all'arrivo degli impianti di risalita. «Vigileremo», assicura, «affinché non accada ciò di cui siamo stati testimoni ai primi di marzo, con l'assalto degli sciatori alle ultime cabine». --Francesco Dal Mas © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Corriere delle Alpi | 20 Maggio 2020 p. 13 Distanziati anche in parete le regole delle guide alpine Francesco Dal Mas CORTINA In parete, se necessario, con la mascherina e con i guanti. La prima se la distanza si accorcia sotto i due metri, che sono d'obbligo. Sono alcune delle misure di sicurezza che bisognerà adottare nelle scalate, in particolare se si è accompagnati dalla guida alpina. Lo conferma Marco Spazzini, presidente del Collegio delle Guide Alpine del Veneto (che sono 190, compresi gli accompagnatori di media montagna; per la precisione, 92 e 94 in provincia di Belluno). A Cortina ha aperto la palestra di roccia. In questi impianti quali regole vigono? «Quelle fissate dal Governo, su indicazione Coni, e dalla Regione per ogni altra attività sportiva. Due metri di distanziamento, sotto i quali bisogna usare la mascherina. Quando si sale, la protezione non serve, ma appunto bisogna tenere la distanza. E poi, l'igienizzazione all'ingresso, se non si portano i guanti».Le piccole "rocce", dove si mettono le mani, magari sudate, vanno ogni volta sanificate? «No, ma è obbligatorio l'uso del magnesio, quella polvere che si usa anche nell'arrampicata all'esterno. Magnesio liquido, intendo, che è a base alcoolica (60%, come il gel)».Il magnesio liquido va dunque utilizzato anche lungo la scalata delle Tre Cime, della Marmolada?«Sì, in tutte le scalate. Sarà cura delle guide alpine procurarlo nell'accompagnamento del cliente. Meglio ancora se l'interessato se lo porta appresso».Restiamo all'esterno. Quindi si arrampica a mani nude.«Si, dopo essersi lavati le mani. Se usiamo i guanti, ci sono quelli appositi da alpinismo, che permettono le dita libere».Ma in ferrata, magari quando si è in coda?«I due metri di distanza oppure la mascherina. E laddove tutti mettono le mani è consigliabile l'utilizzo di guanti non di lattice ma da ferramenta».La sicurezza è comunque garantita?«Recenti studi dimostrano che dopo 72 ore la corda d'acciaio o la scaletta si purifica naturalmente».Vale lo stesso per il caschetto e l'imbragatura. Voi continuerete a fornirli?«Si, anche in questo caso bastano 72 ore di esposizione dei materiali all'aria aperta, oppure dobbiamo lavarli, ma dopo 7-8 volte i materiali deperirebbero. Quindi suggeriremo ai nostri clienti di portarsi tutto da casa».Queste precauzioni valgono in palestra artificiale e nell'arrampicata...«Non solo, anche nello scialpinismo. Si tratta di un altro settore che ci vede presenti. E che nelle prossime settimane offrirà ancora delle opportunità».Sulle falesie, quindi, resta lo stesso codice di comportamento?«Certo. Nessun problema se si è soli a scalare. La corda, eventualmente, va sanificata lasciandola all'aria aperta».Che tipo di stagione vi aspettate?«Incrociamo le dita per il ritorno degli stranieri. Sarebbe un guaio se non tornassero. Noi guide, in ogni caso, siamo pronte. Già da due settimane facciamo delle uscite di allenamento. Per l'inizio della stagione attendiamo qualche precisazione ulteriore dalla Regione. Poi via».La responsabilità della guida resta quella di prima?«Noi abbiamo la responsabilità totale del cliente».Paura del contagio? «Nessuno verrà ad arrampicare se ha la febbre». – Corriere del Trentino | 20 Maggio 2020 p. 5 segue dalla prima L’Alto Adige riapre dal fine settimana «La sensazione è buona» G. S. TRENTO In Veneto come in Alto Adige i rifugisti hanno già ricevuto le indicazioni utili a una ripresa delle attività. A Bolzano in particolare la Provincia ha dettato le linee guida da seguire, che il Cai ha trasmesso ai propri associati. «Ogni persona dovrà avere uno spazio personale di 5 metri quadri — spiega il presidente del club alpino di Bolzano Riccardo Cristofoletti —. Il Cai ha ordinato un kit-Covid con saturimetri, termometri, mascherine e ozonizzatori per purificare l’aria». Gli strumenti verranno dati ai gestori di tutte le 326 strutture sul territorio nazionale, in ambito locale i rifugi e la sede di Bolzano avranno a disposizione un totale di 20 ozonizzatori. «I gestori del rifugi controlleranno la temperatura a chi vorrà accedere all’interno della struttura e in caso di febbre ovviamente non si andrà a indagare la natura della stessa, ma il sospetto caso positivo verrà isolato e riportato a valle con l’aiuto del soccorso alpino. Naturalmente facciamo appello alle persone che tengano un comportamento responsabile, ancora più di quanto ci si augurava in precedenza, evitando di intraprende un’escursione qualora non ci si senta in perfette condizioni». A prescindere dalle innumerevoli limitazioni e dalle disposizioni aggiuntive che aprono un’incognita sulla gestione di eventuali casi da parte dei tecnici della montagna e dal personale medico, Cristofoletti in una video riunione con i propri presidi ha riscontrato un clima positivo per quanto riguarda l’andamento del periodo estivo. «I nostri associati si dicono fiduciosi di potere avere una buona stagione: il primo rifugio (l’Oltradige al Roen, ndr ) aprirà già a Pentecoste (weekend del 31 maggio, ndr ), la voglia di montagna è parecchia. Per le strutture più di bassa quota si va verso una ripresa delle attività proprio da questo fine settimana in avanti, mentre in altitudine tendenzialmente si andrà ad aprire intorno al 10-15 giugno a seconda delle condizioni di neve che ci saranno. Ma in generale, pur con le difficoltà alla circolazione internazionale, ci sono ancora delle prenotazioni dall’estero e una sensazione generale buona per i nostri associati, che credono di potere agganciare il turismo anche in una dimensione diversa e più incentrata sulla domanda domestica». Ad ogni modo, nel tentativo di favorire la circolazione transfrontaliera, il presidente altoatesino Arno
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Kompatscher starebbe lavorando a un accordo diretto con il governo austriaco. Al di là dell’aspetto economico i rifugi devono comunque aprire nella stagione estiva secondo le date indicative che vengono stabilite di anno in anno e per le diverse singole strutture. Per loro natura e contratto i rifugi devono infatti garantire il presidio del territorio, di modo che — per esempio in caso di maltempo — gli escursionisti possano mettersi al riparo. È questa l’originaria funzione dei rifugi stessi, che non può derogare a prescindere dall’emergenza Coronavirus. «Per noi vuol dire che il rifugista dovrà tenere aperto e comunque mettere ancora e sempre a disposizione un locale in caso di necessità (può essere anche un semplice magazzino adibito a ricovero d’emergenza, ndr ). Al momento abbiamo deciso invece di non dare accesso alle capanne sociali, ai rifugi autogestiti. Non possiamo permetterci di fornire le chiavi senza garantire la sanificazione degli ambienti che andrebbe lasciata alle iniziative dei singoli » chiude Cristofoletti. Corriere del Trentino | 20 Maggio 2020 p. 5 segue dalla prima Rifugi, fase due difficile: «Speriamo di partire, attendiamo i protocolli» I 33 presidi Sat e altri privati aspettano Guido Sassi TRENTO La fase due si figura particolarmente difficile per il turismo, che si deve confrontare con norme differenti a seconda delle regioni, in un quadro economico complicato da decifrare. Per i rifugi le criticità sono ancora maggiori: sia per l’ubicazione e la tipologia delle strutture che per una serie di disposizioni sanitarie diverse a seconda dei singoli territori. Inoltre la definizione stessa di rifugio include sotto lo stesso nome attività all’apparenza simili ma eterogenee anche in ambito normativo e fiscale. A prescindere da ristoranti che possono venire confusi per via del loro nome, ci sono rifugi escursionistici e rifugi alpini: tra i primi ci sono quelli facilmente raggiungibili con i mezzi o che hanno stanze ampie e con servizi. È il caso del Maranza di Trento, ai piedi della Marzola. Paolo Betti nello scorso fine settimana ha disposto un servizio di ristorazione take away molto apprezzato e da questo weekend aprirà. «Per me la primavera e l’autunno sono i periodi migliori, perché i rifugi in quota non hanno ancora aperto o hanno già chiuso dopo la stagione dello sci. Quest’anno purtroppo ci siamo giocati tutti i primi mesi, ma siamo pronti. Abbiamo stanze private con i servizi igienici e un distaccamento che è perfetto come bar. Poi chiaramente non posso fare il vigile urbano. Io raccomando di rispettare le disposizioni, ma mi devo per forza appellare al senso civico». Tra le strutture trentine non di proprietà satina che hanno deciso di aprire a breve c’è anche il rifugio alpino Potzmauer di Grumes. «Dal 23 faremo i weekend e proseguiremo con l’apertura nei fine settimana sino all’inizio della stagione estiva — spiega il gestore Roberto Leonardi —. La disponibilità di posti letto scenderà da 24 a 10, ma noi siamo fortunati perché abbiamo anche due grandi e comode tende esterne. Anche i coperti caleranno da 72 a 16, ma ci siamo organizzati per un servizio di ristorazione self service: agli ospiti viene offerto un menù fisso — fornito su un vassoio biodegradabile — senza che nemmeno debbano entrare nel rifugio, e oltre ai tavoli abbiamo 6mila metri quadri di prato su cui potranno mangiare». Il nodo delle aree esterne è particolarmente delicato: essendo pertinenze del rifugio, il gestore è tenuto che anche all’aperto si rispettino le norme: l’utilizzo delle mascherine, il divieto di assembramenti, l’accesso corretto ai servizi igienici e la loro sanificazione. In caso contrario non rischia solo l’utente, ma anche il gestore va incontro a una sanzione: soprattutto per chi ha pertinenze molto estese sarà una difficoltà in più, in una stagione che molti affronteranno con personale ridotto. Anche per questo motivo i gestori dei 33 rifugi Sat e altri privati attendono di vederci chiaro prima di aprire al pubblico. «Sono fiducioso che l’associazione rifugi e la Sat ci forniranno in tempo utile le linee guida necessarie per gestire la situazione — spiega Andrea Berteotti, del rifugio San Pietro —. È importante che ci siano dei protocolli adeguati ad affrontare un traffico di persone che in condizioni normali per alcuni rifugi può arrivare a qualche centinaio di persone». La Sat però a sua volta è in attesa che la Provincia assuma in una delibera le linee guida proposte in concerto con l’Azienda sanitaria. Garantire il presidio della montagna nel 2020 sarà ancora più importante considerando anche la minore disponibilità di strutture — per esempio quelle non gestite —, ma bisogna pure considerare che i gestori affronteranno una stagione particolarmente provante sotto l’aspetto finanziario. Al momento una revisione dei canoni d’affitto per i gestori non è in discussione, ma l’andamento del 2020 potrebbe rendere necessario contemplare anche questa soluzione per garantire la continuità di alcune attività. L'Adige | 21 Maggio 2020 p. 20 Rifugisti in attesa di indicazioni Dai rifugi ai sentieri. il mondo della montagna in Trentino è in fermento: scalpita in attesa di capire come e quando la vita in quota potrà riprendere appieno. Un primo passo, importante, è arrivato ieri con l'entrata in vigore della delibera della Provincia che dà il via libera all'attività di
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ristorazione anche ai rifugi. La Provincia ha inserito anche le strutture in quota nell'elenco di strutture per cui già da lunedì era scattato il via libera. Una buona notizia per le strutture di media montagna, ma ancora soltanto un primo segnale per i rifugi in quota. La delibera infatti non ha fatto altre che estendere ai rifugi il protocollo valido per i ristoranti. Con distanze e tutta una serie di misure che possono andare bene per realtà che possono vantare su ampi spazi esterni, grandi metrature e facilità di accesso ma che sono improponibili per le strutture di alta montagna. È comunque un primo segnale. In attesa che ne arrivino altri. A breve: dopo che ieri sera sono state rese note le linee guida per il settore alberghiero, nei prossimi giorni anche i rifugisti dovrebbero dunque capire qualcosa di più sul come potranno e dovranno gestire la partita - fondamentale - dei pernottamenti. Nel frattempo, la Sat sta attendendo che la Provincia dia il via libera all'attività di manutenzione dei sentieri: la questione è delicata, dato che si tratta di interventi che sono affidati a volontari e si attende dunque una "copertura" formale per il via libera. Si tratta di un'attività che non è, infatti, ascrivibile né ai cantieri né ai lavori forestali, attività che hanno entrambe, già da tempo, ricevuto il via libera. Una questione burocratica, ma che va affrontata prima che i satini possano mettersi al lavoro in piena sicurezza e nel pieno rispetto delle regole: una risposta dovrebbe arrivare a breve. Intanto è arrivato un invito alla prudenza rivolto agli escursionisti: «Attenzione: in questo momento sui sentieri le manutenzioni non sono ancora iniziate, pertanto in alcune zone sono ancora in essere tutti i problemi di percorribilità causati a suo tempo dalla tempesta Vaia». Sempre la Sat, nel frattempo, ha voluto mandare un messaggio a tutti i propri soci e, più in generale, a tutti i frequentatori della montagna, che già da un paio di settimane è tornata ad essere presa d'assalto dai tantissimi appassionati. Richiamando tutti ad un comportamento responsabile anche nei boschi, sui prati e lungo i sentieri. «Le escursioni in montagna sono iniziate ma, come molti di noi hanno potuto verificare, almeno la metà delle persone incontrate, non sta rispettando le prescrizioni da attuare in cambio di questa "libertà ", piccole, ma importanti azioni fondamentali per non accendere nuovi focolai di contagio», ha precisato in una nota la Commissione medica della Sat, guidata da Antonella Bergamo. «Le regole - prosegue la nota - le impone il virus, non certo i politici, i medici, o la Sat, la quale sente il dovere responsabilizzare sia i soci, che tutti gli escursionisti, nei confronti del pericolo di una sottovalutazione di questa fase di contenimento controllato dell'infezione virale. Mantenere le distanze di due metri quando ci si ferma a parlare, anche più di due metri se c'è vento, non è una cosa difficile, così come tenere a portata di mano la mascherina se le distanze si riducono non è cosa difficile e non ha nulla di ridicolo. Il problema non va sottovalutato, come non serve una eccessiva ansia con relativa iper protezione. Cerchiamo semplicemente di fare ciò che è giusto fare, con senso di responsabilità verso noi stessi e verso gli altri, fino a quando la situazione non sarà più chiara, perché per ora non lo è affatto. Quindi per non avere conseguenze che non possiamo prevedere si raccomandano: il distanziamento e la mascherina, soprattutto se si è troppo vicini e impossibilitati a distanziarsi. La mascherina in particolare va tenuta in una posizione comoda ad essere prontamente indossata (sul polso, in mano, o magari consigliamo anche di legarla con un piccolo moschettone allo zaino, perché non vada persa)». La Sat raccomanda poi anche di non lasciarsi andare a comportamenti poco civili per quel che riguarda l'inquinamento: «Coloro che hanno avuto occasione di muoversi avranno notato che ce sono già molte in giro abbandonate sui sentieri, vorremmo pensare che siano state "perse", piuttosto che gettate, ma l'effetto non cambia ed è pessimo». Le. Po. Gazzettino | 21 Maggio 2020 p. 28 Club Alpino al lavoro per preparare a dovere i sentieri Turismo in montagna: il Club alpino italiano vede la luce. «L'impressione è che ci sia già movimento, abbiamo incontrato vari gruppetti di 2-3 persone in giro sui sentieri, provenienti anche da fuori provincia», è il polso di Giovanni Spessotto, responsabile della sentieristica del Cai Belluno nonchè dell'intera struttura operativa regionale dei sentieri. Fa eco Stefano Zannin,con lo stesso incarico nella sezione di Feltre: «Per la stagione estiva abbiamo in mano un diamante grezzo». Il presupposto che porta all'ottimismo è che c'è diffusa voglia di aria aperta, di spazi liberi. A cui si somma la necessità di gestire il distanziamento. In più gli italiani staranno in Italia per le ferie. «Ci troveremo difronte, probabilmente, a un pubblico nuovo. A quote medio basse aumenteranno i neofiti, i turisti con medie capacità è il parere di Zannin - mentre diminuiranno gli escursionisti esperti stranieri». Quelli che puntano alle vette, alle uscite sopra i 3000 metri. MANUTENZIONE AL VIA Le sezioni del Cai della provincia, intanto, si stanno già dando da fare in ottica manutenzione dei percorsi tra boschi e cenge. Al momento sono in atto le ricognizioni. Lo scopo sta nel rendere percorribile la rete sentieristica in sicurezza: «Le nostre squadre di volontari, 40 persone, hanno raccolto i dati per capire dove intervenire per smottamenti, alberi caduti, controllando la necessità di ripristino della segnaletica precisa Giovanni Spessotto la programmazione, in tutte le sezioni, è iniziata il 5 maggio, ma già il 20 aprile il presidente regionale Cai, Renato Frigo, aveva inoltrato richiesta alla regione per la deroga alla manutenzione. Noi, quindi, eravamo pronti». Entra nello specifico Sergio Chiappin, presidente del Cai Belluno: «Subito si è intervenuti sul sentiero più frequentato, il 501 che è sull'Alta Via n.1, per monitorare la zona, a due chilometri da Case Bortot, interessata da anni da una frana locale». Prossimi interventi sul n.502 (Val de Piero) e sull'intero anello della Val Vescovà. Chiappin tiene a sottolineare che nella manutenzione a collaborare con il Cai Belluno c'è l'Ente Parco, le Unioni montane di Valbelluna e Belluno-Ponte, e i Carbinieri-
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forestali di Candaten. Sono 220 i chilometri di sentieri affidati ai volontari del Cai Feltre. Cimonega, Grappa, Vette, Pizzocco sono, quindi, monitorati. «Non abbiamo rinvenuto situazioni di particolare impegno, pochi schianti, qualche smottamento precisa Zannin non risolvibile con pala e pic è solo una frana, con materiale detritico, che divide il sentiero nella zona di Forcella Intrigos». È Ennio De Simoi, presidente della sezione di Feltre, forte di 2750 soci, a suggerire di entrare nel sito che riporta le informazioni sulla percorribilità dei sentieri di competenza della sezione, con dati disponibili attraverso la piattaforma OutdoorActive: Tanti dei nostri soci danno disponibilità nella ricognizione sempre aggiornata, ne esce uno strumento di importanza strategica, semplice e divulgativo Per iscrizioni o rinnovo tessere: sede aperta a Belluno, in via Giovanni Bosco, da Oggi (giovedì 21) (20-22). Il Cai Feltre, a Porta Imperiale, apre domani (venerdì) alle 17.30. Daniela De Donà Gazzettino | 23 Maggio 2020 p. 33 Pordenone Il rifugio Pordenone compie novant'anni all'ombra del Campanile di Val Montanaia la storia alleris pizzut* «Sarebbe difficile trovare nelle Alpi una solitudine, lontana dal mondo, quale quella di Cimolais e Claut». Così scrisse il pioniere dell'alpinismo Alfred Steinitzner nel 1900. Siamo al centro di un territorio unico e straordinario che fa parte delle Dolomiti friulane, dichiarate Patrimonio dell'umanità, dopo più di secolo dalla visita dell'alpinista tedesco, in virtù della loro maestosità, bellezza e integrità.Il sodalizio pordenonese del Club alpino italiano è nato nel 1925. Dopo soli tre anni esso contava poco più di un centinaio di soci. Fu allora che il suo giovane ed energico presidente Arrigo Tallon, dotato di una sorprendente personalità e capacità organizzativa, manifestò ai suoi compagni di cordata in vetta al Campanile di Val Montanaia il progetto di costruzione di una capanna nei pressi del lago Meluzzo. Il 3 ottobre 1928 il consiglio direttivo della sezione deliberò in forma ufficiale la costruzione di un rifugio, il nome proposto fu "Città di Pordenone". Per la costruzione della capanna di legno, fu individuato un poggio alberato a 1.249 metri sul livello del mare, nel costone che scende da Cima Meluzzo, tra la Valle Montanaia e la Valle Monfalcon di Cimoliana, nel singolare ambiente della Val Cimoliana. I lavori, iniziatisi nell'estate del 1929, furono portati a termine nella stessa stagione estiva dalla ditta Riccardo Bressa da Cimolais, con il contributo economico del Comune di Pordenone, del consiglio centrale del Club alpino italiano, del podestà di Cimolais Giuseppe Morossi e la determinante collaborazione volontaria di professionisti e soci del sodalizio.Il giorno dell'inaugurazione arrivò il 25 maggio 1930, proprio nella ricorrenza della Giornata nazionale del Cai, e nonostante il tempo inclemente centocinquanta furono i partecipanti. Alla solenne benedizione di don Renato Ziggiotti seguirono le espressioni del professor Vittorio Cesa De Marchi, socio fondatore del sodalizio pordenonese. Madrina dell'evento fu Pia Baschiera Tallon, che con appassionanti parole riuscì a toccare l'animo dei convenuti. Alla manifestazione parteciparono le rappresentanze delle sottosezioni di Oderzo e Sacile e della sezione Saf di Udine.La sezione Cai di Pordenone, presieduta da Grazia Pizzoli, intendeva ricordare questa data importante con incontri ed eventi da svolgersi in città e al rifugio, ma il Covid-19 ha cambiato le cose. Per l'occasione, alcuni soci del Club alpino di Pordenone si sono assunti l'impegno di ricostruire la storia del rifugio, raccontandola e illustrandola in un volume, ancora in via di ultimazione, che approfondisce le vicende che hanno visto protagonista il ricovero alpino, a partire dai ricordi dei gestori che si sono avvicendati nella conduzione del rifugio per arrivare alle relazioni di carattere alpinistico. La pubblicazione è redatta, in collaborazione, dallo scrittore componente del Gism Mario Tomadini, dal giovane socio Alberto Verardo e dallo storico Diego Stivella. Tuttavia la festa del rifugio Pordenone è soltanto rinviata. Appena le condizioni sanitarie lo permetteranno il novantesimo compleanno della "capanna alpina" del Meluzzo sarà ricordato degnamente. --*consigliere centraleCai Pordenone© RIPRODUZIONE RISERVATA L'Adige | 24 Maggio 2020 p. 9 segue dalla prima Rifugi, taglio di due terzi dei posti letto Taglio di due terzi della capienza delle camerate, non più di due persone - se estranee - in stanze da sei, divieto di somministrare alimenti in caso di sovraffollamento, ad esempio per il sopraggiungere improvviso del maltempo. Sarà un'estate diversa, difficile, anche per i rifugi, quella del 2020. La lotta al ritorno del contagio stravolgerà la quotidianità di tutto il settore ricettivo e non potrà che essere altrimenti anche e soprattutto nel caso di realtà che hanno insite nella propria natura la condivisione di spazi ristretti. La Provincia ha approvato le nuove linee guida: l'invito alle strutture è di allestire spazi esterni al copertp. Ma all'interno arriveranno le barriere in plexiglass. Taglio di due terzi della capienza delle camerate, non più di due persone - se estranee - in stanze da sei, divieto di somministrare alimenti in caso di sovraffollamento, ad esempio per il sopraggiungere improvviso del maltempo. Sarà un'estate diversa, difficile, anche per i rifugi, quella del 2020. La lotta al ritorno del contagio stravolgerà la quotidianità di tutto il
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settore ricettivo e non potrà che essere altrimenti per realtà che hanno insite nella propria natura la condivisione di spazi ristretti. Drastico taglio ai posti letto. Le camerate oltre i sei posti potranno accogliere ospiti per non più di un terzo della loro capienza. È una delle misure più rilevanti previste dal testo del protocollo di sicurezza sul lavoro , approvato venerdì dalla Giunta e pubblicato nelle ultime ore sul sito della Provincia. Dove di solito potevano pernottare nove persone, non potranno che dormire in tre, se estranee. Una possibilità di "salvezza" per i rifugi è rappresentato dal fatto che non solo i nuclei di familiari conviventi dovrebbero essere considerati come realtà a sé stante, ma anche i gruppi: una comitiva di amici salita assieme dovrebbe poter dormire assieme negli stessi spazi. Bandite, poi, le ciabatte fornite in struttura: ogni ospite dovrà utilizzare unicamente materiale proprio. Cambierà anche il modo di depositare zaini, attrezzatura, scarponi. Le ipotesi sono due: o puntuale sanificazione di ogni oggetto personale, o "chiusura" in sacchetti all'arrivo. Salva la "missione" dei rifugi. Se la gestione dei numeri pianificabili, quelli degli spazi su prenotazione, potrebbe essere agevole, potrebbe di certo essere più complicato mantenere il distanziamento in condizioni limite: un peggioramento improvviso delle condizioni meteo, l'arrivo di escursionisti stremati in serata, l'accoglienza di persone in difficoltà. In questi casi, la missione primaria dei rifugi, quella di approdo sicuro, è stata preservata dal protocollo: «In situazioni critiche che possano comportare sovraffollamento degli ambienti e mancato rispetto delle disposizioni sul distanziamento il rifugio dovrà dare ricovero agli escursionisti», si legge nel testo. Niente pasti con il pienone. Per conciliare dovere di ospitalità e lotta al contagio, si è così pensato all'introduzione dell'obbligo per tutti i presenti, in caso di affollamento, di indossare mascherine chirurgiche, con l'invito a lasciare aperte porte o finestre per aerare più possibile i locali e il divieto di somministrare alimenti. Sempre mascherina addosso, in sintesi, finché il numero dei presenti non tornerà "a norma". Invito ad allestire spazi esterni. Per ovviare a queste situazioni, non certo agevoli da gestire, l'invito alle strutture è quello di allestire spazi esterni coperti per dare riparo d'emergenza agli escursionisti. In molti, tra i rifugisti, ci stanno già pensando, anche per ampliare la capienza in generale. Certo, non tutti, in quota, possono contare su spazi attorno ai propri stabili. Cucine e sale da pranzo. L'emergenza priverà i rifugi del piacere di condividere un pasto con altri escursionisti di passaggio: dato per scontato l'obbligo di mantenere la mascherina muovendosi all'interno degli spazi comuni, raggiungendo e lasciando i tavoli, questi dovranno garantire il distanziamento. Anche in quota vedremo pannelli in policarbonato o plexiglas - da igienizzare ad ogni cambio di commensali, con le sedute che dovranno, in alternativa, essere occupate in maniera sfalsata. Personale: un'unica "famiglia". Almeno il personale potrà mantenere quella vicinanza tipica dei rifugi: il protocollo prevede, infatti, che tutti gli addetti vengano considerati come unico gruppo convivente a sé stante: potranno mangiare assieme e dormire, se previsto, in un'unica stanza. In caso di sintomi. E in caso di sintomi influenzali? Per poter tracciare i contatti avuto da eventuali malati, i rifugisti dovranno acquisire il recapito cellulare di ogni ospite che pernotti in stanze condivise con estranei. Per il resto, varranno le stesse prescrizioni elaborate per gli alberghi: l'ospite che accusasse sintomi influenzali deve essere isolato temporaneamente in una stanza, in attesa delle indicazioni medico-sanitarie e organizzative (medico di base e Apss). Ancora da capire, per ora, se le disposizioni prevedano il suo immediato trasferimento a valle o la permanenza in quota in isolamento. Anche per il personale, le indicazioni sono le stesse: isolamento. Che dovrà coinvolgere, tuttavia tutti i colleghi: per i rifugi, nel malaugurato caso ciò avvenga, potrebbe significare chiusura temporanea. L'Adige | 24 Maggio 2020 p. 9 Si temono cali fino al 60% Ma per ora la voglia di montagna è già forte In quota, dove la parte preponderante delle entrate è rappresentata dai pernottamenti, i rifugisti in questi giorni sono alle prese con prospettive vertiginose: si potrebbe arrivare ad un calo anche del 60%. Nel frattempo, però, questo penultimo fine settimana di maggio, segnato dalla riapertura di numerose strutture di media montagna, è partito dando segnali incoraggianti. Grazie anche ad un sabato con un sole e un calore estivi, la risposta di camminatori ed escursionisti non si è fatta attendere. Nonostante un modo insolito, diverso, di vivere una giornata nelle strutture immerse tra prati e boschi, con barriere in plexiglas (nella foto quelle allestite da Roberto Leonardi e dai suoi collaboratori al rifugio Potzmauer , in Val di Cembra) e piatti tipici consumati all'aperto, il distanziamento non ha scalfito la voglia di montagna. In attesa di scoprire come sarà la nuova dimensione, dettata dalle prescrizioni antivirus, anche più in quota. Corriere delle Alpi | 24 Maggio 2020 p. 8
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Appello del soccorso alpino «Tenere alta l'attenzione» BELLUNO Riprende l'attività all'aria aperta e il soccorso alpino lancia un appello agli escursionisti. «Occorre mantenere alta l'attenzione. A causa dell'emergenza Covid - 19 durante i mesi passati non si è potuto provvedere alla normale manutenzione della rete sentieristica e molti itinerari risultano compromessi dalla caduta di piante o franamenti. È quindi possibile perdere l'orientamento o mettersi in difficoltà qualora si cerchino percorsi alternativi. Meglio tornare sui propri passi».Ma non c'è solo questo problema: «Sopra i 2.300 metri di quota nei versanti a nord c'è ancora molta neve, è quindi indispensabile portare con sé l'opportuna attrezzatura. Non vanno sottovalutati nemmeno i brevi colatoi nevosi che si possono incontrare sui sentieri più facili. Seguite sempre la segnaletica convenzionale ed evitate varianti e scorciatoie. Qualora vi doveste accorgere di non vedere più i segnali, non cercate di procedere oltre, ma riprendete a ritroso il percorso». Fondamentale è l'informazione. Lo è sempre ovviamente prima di intraprendere una escursione, ancora di più in questa situazione. «Informatevi sempre sulla toponomastica dei luoghi dove intendete andare, dal nome della località di partenza a quella di arrivo, e condivideteli con i vostri compagni di viaggio, familiari e anche con i bambini. È sempre utile, soprattutto in caso di bisogno, che ognuno sappia dove si trova. I cellulari possono aiutare, ma non sempre c'è copertura ed è meglio risparmiare la batteria», continuano dal soccorso alpino. «Molti rifugi continuano ad essere chiusi, restano aperti i bivacchi come strutture di emergenza. Consigliamo di portare nel proprio zaino, assieme al kit di pronto soccorso, una mascherina in più e dei guanti, anche nel caso vi doveste trovare ad aiutare altre persone». -Corriere delle Alpi | 24 Maggio 2020 p. 9 Primi pernottamenti nei rifugi bellunesi Partenza lenta ma soddisfacente Gianluca De Rosa BELLUNO Il primo giorno ufficiale di apertura dei rifugi sulle Dolomiti è stato premiato da un afflusso di persone considerato dai diretti interessati "soddisfacente". Una bella iniezione di fiducia per i pionieri della stagione estiva 2020 che, mettendo da parte ansie e paure, hanno deciso di salire in quota e riaprire i battenti con largo anticipo rispetto alla fatidica data del 20 giugno. Un gustoso antipasto, in attesa dei numeri odierni, annunciati in decisa crescita. Andiamo per ordine, partendo dal rifugio Dal Piaz sulle Vette Feltrine che anche per questo weekend ha deciso di confermare la fortunata formula della focaccia take away, da mangiare sui prati antistanti la struttura in versione pic nic.«Andremo avanti così ancora per il prossimo weekend, in attesa di capire cosa succederà dal 3 giugno in poi» ha sottolineato il gestore Mirco Gorza tra una focaccia e l'altra, «ritengo infatti che iniziare lavori in questo momento possa essere controproducente. Non sappiamo infatti cosa ci aspetta dal 3 giugno in poi, magari ci saranno misure ulteriormente allentate come tutti ci auguriamo ma non escludo a priori una nuova stretta. Per questo motivo aspettiamo tempi migliori per la riapertura ufficiale del rifugio ed andiamo avanti con il servizio di focaccia e bevande take away».Le presenze al Dal Piaz ieri erano nell'ordine di «qualche decina» conclude Gorza, «abbiamo già ricevuto qualche prenotazione per la domenica (oggi, ndr) ma il grosso delle chiamate ce l'aspettiamo dalla tarda mattinata». Subito operativi i rifugi cadorini Cercenà e Chiggiato, i primi ad aprire i battenti. «Le presenze del sabato ci soddisfano» spiega Emilio Fundone del Cercenà mentre più nel dettaglio è sceso Omar Canzar del Chiggiato che, dopo aver ricevuto un buon numero di persone a pranzo ieri sera ha firmato anche il primo pernottamento. «Si tratta di un gruppo di dieci persone provenienti da Treviso» dice Canzan, «sono arrivati in rifugio nel tardo pomeriggio, tutti muniti di sacco a pelo, ciabatte ed altro materiale personale usa e getta. Li ho sistemati in tre camere che originariamente erano in grado di ospitare fino a sei persone». A proposito del primo giorno di lavoro, in tempo di Covid 19, Canzan racconta come, «tutti gli escursionisti arrivati in rifugio avevano preventivamente effettuato la prenotazione. Si sono comportati ottimamente, ponendosi con grande disponibilità nei nostri confronti. Sono stati tutti ordinati ma soprattutto estremamente rispettosi delle regole». Confermato dunque quel buonsenso a lungo auspicato dagli stessi rifugisti nei giorni scorsi.Presenze soddisfacenti anche a Cortina dove il rifugio Mietres, anche grazie al bel tempo, ha salutato l'arrivo dei primi ospiti. Turismo di prossimità, anche ad alta quota: nel caso di Cortina il "clou" è atteso per la giornata di oggi. A confermarlo le presenze in sensibile crescita registrate nel cuore della perla delle Dolomiti dal pomeriggio di ieri. Unico disappunto, generale: l'impossibilità di salutare amici, più che clienti, con un abbraccio o, più semplicemente, con una stretta di mano. «Il rifugio è sinonimo di affetto e condivisione, non sarà facile resistere alla tentazione di fare cose che fanno bene al cuore, tanto a noi quanto ai nostri clienti». -- © RIPRODUZIONE RISERVATA Corriere delle Alpi | 24 Maggio 2020 p. 10 Guide di media montagna pronte «Nuovi tracciati e gruppi ridotti»
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VIGO Gli accompagnatori di media montagna sono pronti a rimettersi in cammino. Laura Olivotto lo farà già domani: prima uscita su parte della traversata del Cadore dopo due mesi e mezzo di inattività che oltre a minare ogni certezza dal punto di vista economico hanno fiaccato anche le gambe. Non energia ed ottimismo, quelle non sono venute mai meno. Merito della smisurata passione per la vita di montagna. «Ripartirò con l'ultima uscita che avevo programmato prima dell'avvento del coronavirus» racconta Laura che vive a Vigo e rappresenta una voce tra gli accompagnatori di media montagna iscritti al collegio delle guide alpine Veneto, «lavoreremo con gruppi meno numerosi rispetto al passato. Al momento, per le mie escursioni prevedo la partecipazione di una decina di persone, solo così sarà possibile gestire distanziamento e sicurezza».Su quali basi si fonda la "seconda vita" degli accompagnatori di media montagna? «Servirà gradualità, tanto per noi accompagnatori che per i clienti. Ripartiremo con percorsi semplici, che richiedono poca fatica. Questo per garantire la giusta sicurezza per tutti. Cammineremo con un distanziamento di almeno due metri l'uno dall'altro e useremo la massima attenzione quando ci capiterà di incrociare altri escursioni. Porteremo guanti, mascherine e gel igienizzante. Prima del coronavirus durante un'uscita ci si scambiavano cibo e bevande, questo non succederà più. Un accompagnatore metteva a disposizione dei clienti che ne erano sprovvisti anche i bastoncini, questo sarà da valutare. Servirà gradualità anche dal punto di vista atletico. Siamo stati fermi due mesi e mezzo, in questi giorni stiamo riprendendo un po' di confidenza con il territorio. Personalmente, ho sempre prediletto posti meno conosciuti e meno affollati del nostro amato Cadore, ripartirò da lì. Torneremo a frequentare i rifugi che, come noi, meritano fiducia».Eppure durante la quarantena non se n'è stata con le mani in mano. «Tutt'altro, ho studiato nuovi percorsi da proporre ai miei ospiti. Ospiti che sono diventati prima di tutto amici. Quando si cammina in montagna si stabilisce un contatto forte dal punto di vista umano. Quel contatto è rimasto tale anche durante l'emergenza sanitaria. C'è tanta voglia di tornare a camminare, ho ricevuto tanti messaggi e mail. Il 95% dei miei clienti sono italiani, la gran parte di loro è già pronta a tornare in montagna per effettuare un'escursione. Dopo tanto tempo trascorso chiusi in casa c'è voglia di aria aperta e di belle cose. La montagna, da questo punto di vista, mette tutti d'accordo».Non solo escursionismo ma anche uscite in mountain bile ed ebike nella "vita" di un accompagnatore di media montagna. «L'auspicio è che il turismo possa rimettersi in moto al più presto. Nel frattempo ne abbiamo approfittato per affinare la tecnica con nuove e comunque interessati proposte. Ho in programma, per una elementare del Trevigiano, una visita guidata alle torbiere di Danta. Durante la quarantena ho preparato il materiale per i giovani ospiti. La maestra non si è mai arresa e la prima settimana di giugno faremo una gita virtuale. Io sarò alle torbiere fisicamente, loro effettueranno un mini tour in collegamento da videochiamata». --Gianluca De Rosa Corriere delle Alpi | 24 Maggio 2020 p. 11 Aprono i primi rifugi sulle Dolomiti Pernottamento e pranzi in tutta sicurezza Gianluca De Rosa BELLUNO L'attesa è finita, i rifugisti bellunesi riaprono i battenti. Le sentinelle della montagna si apprestano a fare i conti con il post Covid 19, tra norme e protocolli da rispettare. Adempimenti che non hanno intaccato la voglia di tornare in quota, in alcuni casi addirittura in anticipo rispetto al tradizionale inizio della stagione estiva che per i rifugisti è fissata idealmente al 20 giugno. «Dopo aver sentito tante chiacchiere per settimane è giunto il momento di tornare a fare i conti con la realtà. Per questo motivo abbiamo deciso di riaprire oggi, con l'obiettivo di testare la struttura e soprattutto testare noi stessi» ha spiegato Omar Canzan, gestore del rifugio Dino e Giovanni Chiggiato situato nel cuore delle Marmarole sul territorio di Calalzo.Questo weekend sarà utilizzato, non solo dai gestori del Chiggiato ma da tutti i rifugisti che hanno deciso di aprire i battenti, per effettuare una specie di "prova del 9" sul fronte del distanziamento sociale, in modo tale da non farsi trovare impreparati quando gli escursionisti torneranno ad animare la vita lungo i sentieri delle Dolomiti. «Per quanto riguarda il pernottamento siamo riusciti a mantenere lo stesso numero di posti letto avendo a disposizione molto spazio nelle camerate» ha aggiunto Canzan, «garantiremo il giusto distanziamento tra le brandine con almeno un metro l'una dall'altra. È obbligatorio l'utilizzo del sacco a pelo personale e delle ciabatte. Inoltre abbiamo ovviato, almeno per il momento, al discorso delle lenzuola monouso utilizzando delle lenzuola molto grandi tagliate in modo tale da ricavarne più di una. Andranno utilizzate e successivamente buttate. Ci aspettiamo da qui a qualche settimana qualche dettaglio ulteriore in merito alle attività ammesse all'interno dei rifugi. Ad esempio, l'auspicio è che la Regione possa prendere in considerazione la possibilità di utilizzare copri materassi lavabili. I costi si presentano già ora sensibilmente lievitati, questo potrebbe indurre non solo noi ma qualsiasi rifugio a dover prendere in considerazione l'idea di applicare un aumento ai prezzi. Noi, a scanso di equivoci, non lo abbiamo fatto ma valuteremo bene la situazione dopo queste prime due settimane prima di assumere una decisione definitiva in tal senso».Dal pernottamento alla ristorazione: anche in questo caso non mancano le novità.«Abbiamo ridotto i posti passando ad una trentina all'interno, qualcuno di meno all'esterno» racconta Omar che è anche vicepresidente dell'associazione gestori rifugi alpini del Veneto, «siamo stati costretti ad introdurre una turnazione per il pranzo inserendo tre fasce orarie tra le quali effettuare la sanificazione completa di locale e tavoli. Abbiamo acquistato anche dei separé nel caso in cui un tavolo di grandi dimensioni venga utilizzato da persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare. Si potrà pranzare alle 11.30, alle 13 ed alle 14.30. Non potevamo fare altrimenti perché è impensabile per qualcuno mangiare mentre sul tavolo di fianco vengono spruzzati alcool e candeggina. Serve rispetto per il cliente, al quale dal canto nostro chiederemo buonsenso. E la prenotazione, perché senza prenotazione da
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quest'anno sarà tutto molto più complicato».Per le prime settimane il rifugio Chiggiato resterà quindi aperto solo nei weekend, effettuando oltre al pranzo ed al pernottamento, anche servizio da asporto per quanto riguarda il bar. Gazzettino | 24 Maggio 2020 p. 3 edizione Belluno L'appello del CAI per far ripartire tutta la montagna «Le opportunità ci sono, per la ripartenza della montagna, ma tutti dobbiamo fare uno sforzo di buona volontà, trovare soluzioni comuni, perché sia garantito il ritorno economico dei gestori dei rifugi alpini, se vogliamo che la montagna possa riprendersi». Renato Frigo esprime tutta la sua preoccupazione, da presidente del Club alpino italiano nel Veneto, per una stagione estiva quanto mai incerta. Egli guarda con apprensione ai rifugi, strutture fondamentali per la vita in montagna, non soltanto per il turismo: «Il Cai ha nel Veneto 36 rifugi, che sono quasi tutti in provincia di Belluno, con soltanto quattro strutture sulle montagne veronesi e vicentine. Nel complesso queste strutture mettono a disposizione 1.900 posti letto: noi contiamo di poterne utilizzare almeno un migliaio. Dei 2.931 posti a tavola complessivi, un migliaio sono all'esterno, gli altri dentro i rifugi. Ecco che noi dividiamo le nostre preoccupazioni in due parti: la ristorazione e il pernottamento». LA RISTORAZIONE In quanto al pranzo in rifugio, tradizionale per generazioni di escursionisti, il presidente Frigo ricorda: «L'ordinanza della Regione Veneto sulla ristorazione prevede adempimenti in termini di distanze fra commensali; privilegia il servizio all'aperto; chiede di organizzare le prenotazioni. Proprio questa pratica potrà rivelarsi vitale, secondo noi: prenotare sarà fondamentale, perché consentirà ai gestori di garantire più turni di servizio al tavolo e di recuperare risorse, in una stagione che si preannuncia difficile. Non si potrà pretendere di arrivare e sedersi tutti alla stessa ora, bisognerà programmarsi». In quanto alla seconda parte del problema, al pernottamento, Frigo aggiunge: «Siamo in attesa delle direttive della Regione Veneto sui posti letto; vorremmo trovare, assieme all'assessore regionale e ai responsabili della sanità, il modo per recuperare almeno metà della disponibilità». I NUMERI Tutto ciò nella consapevolezza che i numeri saranno necessariamente più ridotti, rispetto agli anni passati. «Nell'estate 2019, per quanto riguarda gli arrivi, abbiamo avuto 109mila italiani e 88mila stranieri a luglio; ad agosto sono stati 153mila e 72mila; a settembre 51mila italiani, superati da 57mila stranieri. In termini di presenze in montagna, lo scorso anno si sono contati 2 milioni 800 mila pernottamenti di ospiti italiani; un milione 400 mila di stranieri, pari al 33 per cento. Il problema più grosso della prossima estate sarà proprio questo: non sappiamo se e come ci sarà turismo da oltre confine. Sul totale degli stranieri, il 15% viene dalla Repubblica Ceca; il 7% dalla Germania». In quanto al turismo italiano, probabilmente ci sarà, ma con caratteristiche assai diverse dagli anni passati, e comunque con diverse limitazioni per i nostri connazionali: «Noi contiamo sul turismo di prossimità commenta Frigo perché gli italiani saranno presenti. Ma un certo tipo di frequentazione della montagna, come accade per le alte vie, è prevalentemente straniera. I nostri rifugisti ci segnalano che hanno già ricevuto molte disdette nelle prenotazioni. Tutto questo ci incute grande preoccupazione». Il presidente del Cai Veneto riassume quindi la priorità, per l'estate che si accinge a cominciare, seppure fra molteplici incertezze: «Noi dobbiamo riuscire a capire, con la Regione Veneto, cosa e come fare per i posti letto, nella consapevolezza comune della necessità di garantire la sicurezza di tutti, ospiti e operatori, ma anche nel bisogno di assicurare un numero tale di pernottamenti che consenta i nostri rifugi di sopravvivere». Gazzettino | 24 Maggio 2020 p. 3 edizione Belluno Il Soccorso Alpino: «Bisogna evitare varianti e scorciatoie» Liberi di ripartire verso la montagna, dopo le settimane di blocco dell'attività all'aria aperta, bisogna prestare ancora più attenzione a ciò che si fa. L'appello è del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, che è già intervenuto, nei primi giorni di apertura all'attività motoria e sportiva; in una delle prime operazioni è stato necessario recuperare il corpo di un giovane scialpinista bellunese, sulla Tofana di Rozes, a Cortina. «A seguito della ripresa dell'attività all'aria aperta, e visti i recenti interventi sulle montagne venete, invitiamo tutti i frequentatori a mantenere alta l'attenzione», ammonisce il Cnsas. A suscitare apprensione è anche la condizione dei sentieri: «A causa dell'emergenza Covid - 19 durante i mesi passati non si è potuto provvedere alla normale manutenzione e molti itinerari risultano compromessi dalla caduta di piante o frane. È' quindi possibile perdere l'orientamento o mettersi in difficoltà, qualora si cerchino percorsi alternativi. Meglio tornare sui propri passi». Il caldo sui prati di fondovalle non deve trarre in inganno: «Sopra i 2.300 metri di quota, nei versanti a nord, c'è ancora molta neve, è quindi indispensabile portare con sé l'opportuna attrezzatura dicono i tecnici e non vanno sottovalutati i brevi colatoi nevosi che si possono incontrare sui sentieri più facili. Seguite sempre la segnaletica convenzionale ed evitate varianti e scorciatoie. Qualora vi doveste accorgere di non vedere più i segnali, non cercate di procedere, ma riprendete a ritroso il percorso. Informatevi sempre sulla toponomastica dei luoghi dove intendete andare, dal nome della località di partenza a quella di arrivo, e condivideteli con i compagni di viaggio, familiari e anche con i bambini. È sempre utile, soprattutto in caso di bisogno, che ognuno sappia dove si trova». Infine alcuni suggerimenti pratici: «I
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cellulari possono aiutare, ma non sempre c'è copertura ed è meglio risparmiare la batteria. I rifugi continuano ad essere chiusi, restano aperti solo i bivacchi per l'emergenza. Portate nello zaino, assieme al kit di pronto soccorso, una mascherina in più e guanti, anche nel caso doveste aiutare altre persone. Avvicinatevi con gradualità alla montagna e riabituate il vostro fisico a muoversi. Informate di dove andate e dell'orario a cui dovreste rientrare, provvedendo ad avvisare in caso di cambiamenti dei programmi. Consultate il bollettino meteo prima di ogni escursione. Rispettate le direttive Covid - 19, in particolare su distanze e a dispositivi di protezione individuale». M.Dib. Gazzettino | 24 Maggio 2020 p. 11 Rifugio Falier, è franata la vecchia strada militare Un crollo con una voragine di notevole dimensioni si è aperta lungo la strada silvo pastorale ex militare che dalla località di Malga Ciapela porta alla malga Ombretta e al rifugio Falier. Un problema che mette ancora in rilievo la fragilità del territorio di Rocca Pietore dopo gli eventi calamitosi prodotti da Vaia. Il problema è che il crollo è avvenuto proprio quando si sta per aprire la stagione turistica con la necessità di portare il bestiame in quota per il pascolo e l'accesso al rifugio. C'è una strada alternativa che conduce ma si tratta di un vero e proprio sentiero che non è certamente comodo come la strada ex militare. IL SINDACO «Il consigliere comunale Danilo Fersuoch - spiega il sindaco di Rocca Andrea De Bernardin- è salito lungo la strada della val Ombretta per vedere da vicino il problema. Con lui anche un professionista forestale e il tecnico che dovrà elaborare un progetto per poter intervenire tempestivamente con un intervento di somma urgenza. Purtroppo di queste situazioni ne abbiamo ravvisato un po' ovunque sul nostro territorio. È un problema si è ravvisato ora, dobbiamo attivarci subito, è un intervento che si presenta di non facile soluzione e costoso. E purtroppo per quanto si voglia fare in fretta c'e' una proceduta da espletare che richiede tempo e al tempo stesso è necessario anche trovare le risorse finanziarie per poter far fronte alla spesa. Diciamo che avevamo già ottenuto su questa strada un contributo, in quanto era nostra intenzione effettuare alcuni importanti lavori, che stiamo elaborando in un progetto già in fase avanzata». Dario Fontanive Corriere del Trentino | 24 Maggio 2020 p. 2 La marea di 250 norme e decreti «Travolti dall’iper-burocrazia» Rifugi: obbligo di mascherine e ciabatte trento Le associazioni di categoria hanno strutturato gruppi di lavoro preposti esattamente a questo: scaricare, stampare, decriptare, spiegare e diffondere decreti, leggi, circolari, decreti attuativi, ordinanze provinciali e disegni di legge. Uno sforzo fisico, spesso notturno, a tratti ermeneutico. «Abbiamo censito 1.500 provvedimenti, includendo quelli attuativi dei Comuni» riflette laconico il presidente di Confindustria Trento, Fausto Manzana. «Dalle 8 del mattino alle 20 di sera siamo sempre chini sui fogli— fa eco Giovanni Bort, presidente di Confcommercio — In alcuni casi abbiamo vissuto l’ebbrezza di decreti emanati la domenica sera e, per il lunedì mattina, cercavamo di far avere a tutti informazioni chiare». L’antologia normativa di Covid-19, nazionale e locale, del resto ha prodotto scaffali interi di riferimenti (alcuni già superati). La Gazzetta ufficiale ha creato per l’occasione una sezione ad hoc : «Raccolta degli atti recanti misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19». Il sito della Provincia idem: la giurisprudenza è lì. Morale: da gennaio a oggi i dicasteri romani hanno prodotto 173 atti. Inevitabili i recepimenti in loco: 26 sono solo le ordinanze firmate dal governatore Maurizio Fugatti, due le manovre economiche, 63 i provvedimenti totali che si sommano a quelli nazionali. Ma con linee guida, documenti esplicativi e altri atti attuativi il computo si moltiplica. Gli atti nazionali Fra quelle righe, perlopiù prodotte praticando quella che Italo Calvino avrebbe definito «antilingua», cittadini, lavoratori e imprenditori si sono aggrappati per cercare risposte. Da gennaio a oggi, quando l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato l’emergenza di salute pubblica a causa della diffusione di Covid-19, l’esecutivo nazionale ha normato al millimetro ogni piccolo aspetto delle nostre esistenze. La cronologia dei provvedimenti si sviluppa dal 22 gennaio, con la circolare del ministero della salute che s’è occupata delle prime polmoniti definite «da nuovo coronavirus in Cina». Il 30 gennaio sempre il ministro Roberto Speranza bloccò i voli da e per la Cina. Un’epoca fa, quando si guardava ancora in Oriente. Da allora le circolari firmate dai dicasteri alla Salute, Economia e finanze, Sviluppo Economico e Giustizia sono state 74, 32 le ordinanze della protezione civile, 8 le ordinanze del commissario straordinario Covid, 20 i decreti e le ordinanze del solo ministero della Salute, 7 di altri ministeri. Le ormai celebri conferenze stampa del premier Giuseppe Conte sono invece simbolo della serie di Dpcm, acronimo oggi comune per definire i decreti del presidente del consiglio dei ministri. E sono diciassette, comprese le ordinanze dell’intero consiglio dei ministri. Il primo
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Dpcm è del primo marzo (quando vennero chiuse le scuole), ne sono seguiti altri quattro, poi il 22 marzo la sospensione delle attività industriali non essenziali e di quelle commerciali. Ed ecco il fronte delle misure economiche. Fra decreti legge e leggi sono 15 quelli censiti in Gazzetta. Due, su tutte, le misure omnibus diventate simbolo: il decreto Cura Italia, 116 pagine, e il decreto Rilancio, 464 pagine. E proposito di lunghezze nel primato va citato il Testo coordinato delle ordinanze di protezione civile del 24 marzo: 295 pagine. Quasi mille fogli A4, per chi li ha stampati, in soli 3 provvedimenti. In totale gli atti governativi essenziali sono 173. Gli atti provinciali Ma ovviamente la ricezione delle misure nazionali declinate in loco ha prodotto altrettanto materiale. Il presidente Maurizio Fugatti ha firmato 26 ordinanze. In alcuni casi s’è annidato qualche refuso che ha strappato un sorriso: i «canidi» sono diventati «canini». Alle ordinanza si sono aggiunte 21 circolari firmate dal solo dipartimento salute, due sono invece le leggi provinciali, già discusse e già votate in Aula, per compensare gli effetti economici legati al fermo produttivo. Non solo. Con la ripresa delle attività industriali, commerciali e della ristorazione sono stati elaborati — dopo ampio dibattito — precisi strumenti di contenimento delle infezioni sui luoghi di lavoro. Sono 14, ad oggi, i protocolli in tema di sicurezza, nel complesso quasi 400 pagine di regole. Anche qui, in Trentino, escluse le delibere di giunta sono 63 gli atti emanati. «Sommersi» Giovanni Bort a rileggere i dati sceglie una metafora che rende l’idea: «Ci ha sommersi una marea di decreti — dice col sorriso Tutta la struttura apicale e legale se n’è occupata dall’alba al tramonto, una fatica enorme». Dinnanzi ai dubbi delle imprese che si avvicinavano alla cassa integrazione, le associazioni di categoria sono diventate l’ancora di salvezza interpretativa. «Un lavoraccio enorme, che continuerà — prosegue Bort — Abbiamo cercato di fornire la documentazione completa allegando spiegazioni, spesso trovando errori». Verrebbe da chiedersi: ma si poteva fare altrimenti? «Vedendo questa produzione legislativa il resto del mondo ha sorriso, specie perché in 470 pagine la sostanza spesso si riduce a 10-15 pagine: perché non privilegiare la chiarezza? L’Italia s’è dimostrata un Paese fatto di carta». «Iper-burocrazia» Anche Confindustria ha accompagnato le imprese associate nella selva delle norme. «Ne abbiamo contate 1.500 nei primi giorni di aprile, includendo quelle comunali — riflette il presidente degli industriali, Fausto Manzana — E oltre alla mole si tratta, a volte, di provvedimenti contradditori, non congrui oppure scritti in burocratese spinto: non si capisce se l’ultima versione sostituisce la penultima e via dicendo». Un fardello per le imprese — piccole, medie e grandi — che cercano di rispettare le regole. «L’iperproduzione normativa rappresenta una problematicità che speravamo fosse superata dall’emergenza — prosegue — Ventiquattro pagine per spiegare le peculiarità delle mascherine sono troppo per chi non si occupa di ingegneria dei materiali». Un semplice esempio per rendere l’idea. «È un percorso di guerra quello che hanno fatto alcuni colleghi per arrivare in fondo, non dal punto di vista tecnico ma dal punto di vista burocratico e amministrativo — conclude Manzana — L’auspicio, per il futuro, è semp licità anziché iper-burocrazia». L'Adige | 25 Maggio 2020 p. 14 Rifugi, confronto sul protocollo montagna Promosso dalla Sat Ci sarà subito un primo importante momento di confronto sulle linee guida per i rifugi approntate dalla Provincia in vista della stagione estiva, segnata dalla lotta al contagio. Il testo del protocollo, anticipato ieri dall'Adige, sarà ufficializzato oggi con la pubblicazione della delibera di Giunta di venerdì scorso. Nel tardo pomeriggio la Sat ha organizzato una videoconferenza alla quale parteciperanno i gestori delle 33 strutture di proprietà degli alpinisti tridentini, che potranno confrontarsi con funzionari del Servizio Turismo della Provincia ed esperti dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. Il protocollo ha disposto misure molto rigide per realtà che sono per loro stessa natura pensate non certo per favorire il distanziamento - semmai anzi per contrastarlo - a partire dal taglio fino a due terzi della capienza delle camerate e delle stanze più grandi. In particolare, verrà chiesta conferma della possibilità per i gestori di considerare come blocco unico di conviventi non solo le famiglie, ma anche i gruppi di amici, un dettaglio che potrebbe rivelarsi salvifico. Le. Po. Trentino | 25 Maggio 2020 p. 14 I rifugi ai tempi del Covid: la Sat discute le nuove regole TRENTO Le direttive della Provincia per la frequentazione dei rifugi, rese pubbliche sabato, erano molto attese. E le misure prese non hanno precedenti: Taglio di due terzi della capienza delle camerate, non più di due persone - se estranee - in stanze da sei, divieto di somministrare alimenti in caso di sovraffollamento. Misure severe, amche se i nuclei di familiari conviventi dovrebbero essere considerati come realtà a sé stante, e così anche le comitive. Cambia anche il modo di depositare zaini, attrezzatura, scarponi (sanificazione di ogni oggetto personale, oppure "sigillatura" in sacchetti all'arrivo). Tuttavia, recita la norma, «in situazioni critiche
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che possano comportare sovraffollamento degli ambienti e mancato rispetto delle disposizioni sul distanziamento il rifugio dovrà dare ricovero agli escursionisti». Restano però limitazioni importanti, dall'obbligo per tutti, in caso di affollamento, di indossare le mascherine chirurgiche. Le strutture sono anche invitati ad allestire spazi esterni coperti come ripari d'emergenza per gli escursionisti. Non si potranno condividere pasti con altri escursionisti di passaggio: dato per scontato l'obbligo di mantenere la mascherina muovendosi all'interno degli spazi comuni, raggiungendo e lasciando i tavoli, va sempre garantito il distanziamento. Serviranno anche nei rifugi pannelli di plexiglass e sedute sfalsate. Perlomeno il personale verrà considerato come un unico gruppo convivente, e potranno mangiare assieme e dormire, se previsto, in un'unica stanza. I rifugisti dovranno però acquisire il recapito cellulare di ogni ospite, per rintracciarli in caso di contagi. Oggi i 33 gestori delle strutture di proprietà della Sat sono convocati in video conferenza. All'incontro sono invitati funzionari del Servizio turismo e dell'Azienda sanitaria, per una occasione di confronto e per chiarire eventuali dubbi in merito alla interpretazione delle linee guida. Ogni struttura infatti possiede caratteristiche diverse, in base alla quota alla quale si colloca, al numero di posti letto e alle peculiarità strutturali. Per i rifugi individuare dei protocolli che possano salvaguardare le esigenze di tutela sanitaria per i gestori, per il loro staff e per gli ospiti, non è stato facile. «Le case di montagna infatti, come amano definirle i soci della Sat, sono luoghi di socialità e condivisione e il nuovo paradigma del distanziamento potrebbe avere il sapore di una contraddizione in termini - spiega la Sat -. Ora siamo tutti chiamati a un cambiamento e tutto deve essere coerente con nuove priorità e nuove attenzioni, ma la montagna non può rinunciare ai rifugi e all'importante lavoro dei loro custodi e gestori, profondi conoscitori del territorio, appassionati al proprio lavoro, avvezzi alle difficoltà ed agli imprevisti». L'Adige | 26 Maggio 2020 p. 13 Rifugi, distanziati anche i gruppi Via libera a strutture temporanee esterne in quota, anche in aree protette, ma doccia fredda sulla capienza di camerate e stanze: per i rifugi trentini, dopo la presentazione delle linee guida per la lotta al contagio che aveva ridotto drasticamente i posti letto. una speranza era legata alla possibilità di considerare come nucleo di conviventi non solo i familiari, ma anche le comitive nella loro interezza. Ieri è arrivata invece la conferma che non sarà così, da parte dei responsabili di Azienda sanitaria e Provincia, che hanno dialogato in videoconferenza con i vertici della Sat e i trentatre gestori delle strutture di proprietà della Società alpinisti tridentini. Solo le persone effettivamente conviventi potranno alloggiare assieme in una stanza o "pesare" come una unità unica a sé stante nelle camerate. In caso contrario dovranno essere applicate le disposizioni per il distanziamento che prevedono che nelle stanze fino a sei posti possano trovare spazio al massimo due persone e che nelle camerate la capienza sia limitata ad un terzo del totale. I gruppi di amici o di escursionisti non conviventi tra loro, dunque, dovranno alloggiare ben distanziati tra loro. Un ultimo spiraglio è previsto dalla possibilità che i gruppi di turisti che convivono per tutta la durata della loro vacanza vengano considerati effettivamente come conviventi, ma al momento si tratta di una ipotesi tutta da valutare: da quanto dovranno "convivere"? Basterà dichiarare di avere fatto il viaggio assieme o si dovrà certificare che si dorme nella stessa stanza anche nelle strutture ricettive a valle? Tutti interrogativi ancora da chiarire, ma è chiaro che sarà una stagione complicata per i rifugi. Proprio per questo i gestori hanno chiesto anche alla stessa Sat l'impegno a rivedere gli affitti qualora l'estate si rivelasse disastrosa: possibilità che la presidente Anna Facchini ha assicurato sarà valutata, a fine stagione. Anche alla Provincia è stato chiesto di salvaguardare, anche con un aiuto economico, il ruolo dei rifugi di presidio d'alta quota: il dirigente del servizio Turismo Giorgio Cestari si farà portavoce di questa richiesta all'assessore Failoni. Dal punto di vista delle strutture esterne che il protocollo anti contagio indica espressamente come strumento a cui ricorrere per limitare l'affollamento interno, via libera alla loro realizzazione da parte dei gestori, anche in aree protette: si tratta di opere precarie (che saranno da abbattere entro il 2021) per la cui realizzazione sarà sufficiente l'autorizzazione del Comune. Le. Po. Trentino | 26 Maggio 2020 p. 17 Rifugi, arrivano i kit Covid e i kit letto andrea selva Trento Per i rifugi trentini arrivano i nuovi kit Covid (forniti dal Cai) e i nuovi kit letto (che l'Associazione dei rifugi ha proposto all'intera categoria) ma restano un'infinità di problemi che renderanno probabilmente l'estate 2020 la più drammatica di sempre. Ne hanno parlato ieri i rifugisti della Sat (il principale soggetto dei rifugi in Trentino) durante una video conferenza durata oltre tre ore a cui hanno partecipato anche esperti dell'Azienda sanitaria oltre ai funzionari del servizio turismo provinciale. E domani toccherà ai rifugi che fanno a capo all'Associazione rifugi del Trentino - presieduta da Ezio Alimonta - fare il punto sull'avvio della stagione.La riunione
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della Sat«Sarà una stagione difficilissima - hanno detto i rifugisti che gestiscono le strutture della Sat - e anche noi, come gli altri operatori economici, avremo bisogno di aiuto». Ecco il messaggio giunto dalla video conferenza di ieri oltre a una serie lunghissima di dubbi e domande. I rifugi apriranno: per la passione dei rifugisti, ma anche perché la legge prevede che vi sia un presidio in alta quota dal 20 giugno al 20 settembre. «Ma i costi aumenteranno - hanno detto i rifugisti - e il lavoro sarà molto inferiore rispetto alle passate stagioni, dateci una mano» hanno lanciato l'appello i gestori. I problemi saranno tanti: dal distanziamento alla difficile conciliazione tra ospitalità (soprattutto in caso di maltempo) e necessità di prevenire eventuali contagi. Ma la paura dei contagi - è stato detto - non riguarda solo gli ospiti, ma anche il personale: «Perché se ci ammaliamo noi, chiudono i rifugi». Molti fra i rifugisti hanno espresso il disagio per l'impossibilità di farsi garanti del rispetto delle regole: «Come facciamo a sapere se tutti i clienti rispettano le distanze e l'obbligo di usare la mascherina?». Da parte della Sat - titolare di molte strutture - è arrivata comunque la promessa di venire incontro ai gestori: «Anche noi faremo la nostra parte quando si tratterà di tirare le somme a fine staginoe - ha detto il presidente della commissione rifugi, Sandro Magnoni - naturalmente con la massima onestà da entrambe le parti».I kit dell'estate 2020Se il Cai ha messo a disposizione delle strutture kit sanitari composti da termoscanner (per il controllo della temperatura) ma anche saturimetri (per il controllo dell'ossigeno nel sangue) e ovviamente mascherine, l'Associazione rifugi del Trentino ha proposto a tutti gli operatori (anche quelli della Sat) i kit letto, composti da lenzuola di cotone ecologico che possono essere bruciati dopo l'utilizzo senza provocare inquinamento atmosferico. Il costo è di 8 euro l'uno e potrebbe essere una soluzione per far fronte, almeno in parte, alla mole di incombenze sanitarie a cui dovranno fare fronte questa estate i rifugisti. Verso l'aperturaCi sono rifugisti come Sergio Rosi (rifugio Passo Principe, Catinaccio) che si preparano ad affrontare la stagione estiva 2020 con personale ridotto e procedure rivoluzionate in modo da rispettare le distanze, ma comunque con un cautissimo ottimismo: «Dall'estero ci stanno arrivano richieste di prenotazioni, l'obiettivo è quello di superare un'estate dove l'obiettivo massimo sarà quello di lavorare la metà degli anni scorsi». E poi ci sono situazioni estreme, come quelle a cui si sta preparando Aurelio Soraruf, titolare del rifugio più alto delle Dolomiti, Capanna Punta Penia, in vetta alla Marmolada, a oltre 3.300 metri di quota: «Lassù, in caso di necessità, nessuno può restare fuori o trovare riparo sotto una tettoia. Il rifugio dovrà aprire, perché è un presidio importante, ma in caso di emergenza bisognerà affidarsi al buon senso». Gazzettino | 26 Maggio 2020 p. 23 edizione Belluno Il Carducci apre prima: gite in totale sicurezza Il rifugio Carducci, nell'alta Val Giralba di Auronzo, riaprirà il 13 giugno, anticipando di una settimana la data che negli scorsi anni segnava l'inizio della stagione estiva in quota. Per il gestore, Bepi Monti, questo è un segnale di fiducia nella possibilità di offrire agli escursionisti sia locali che turisti appassionati di camminate sui sentieri delle Dolomiti l'accoglienza ed il ristoro che essi si aspettano. L'ESPERIENZA Bepi Monti è un personaggio di grande esperienza nella gestione di rifugi, dal Città di Carpi sotto i Cadini, alla Piramide in Himalaya, e da alcuni anni garantendo il rilancio e la ristrutturazione di quell'edificio costruito nel 1908 dalla Sezione Cadorina del Cai ai piedi della Croda dei Toni, ora di proprietà del Cai di Auronzo. Bepi Monti per molti anni ha svolto la professione di infermiere, anche in reparto di malattie infettive, e assieme alla determinazione ad aprire per un servizio di ospitalità verso gli escursionisti, è anche cosciente dell'importanza di tutelare la loro salute in questi tempi di coronavirus. Per questo ha programmato l'utilizzo della struttura del Carducci, con l'attenzione al rispetto delle disposizioni nazionali e regionali sulla sicurezza anti contagio, presentando sia alla sezione del Cai di Auronzo, che a quella regionale, una sorta di vademecum per la sicurezza del rifugio. LA GUIDA «È necessaria una campagna informativa - dice Monti- che sancisca l'obbligo di prenotazione per poter dormire in un rifugio, per prevenire ed evitare assolutamente pericolosi affollamenti come normalmente succede. Sarebbe anche opportuno prevedere un modo per segnalare all'autorità di controllo coloro che non rispettano questo obbligo. Il presupposto di questo lavoro: se va bene apriamo al massimo al 50% della capienza, sia come pernottamenti che come ristorazione». E quindi espone nei dettagli ciò che deve essere fatto nell'ottica della prevenzione di possibili contagi anche da portatori sani. Per la prevenzione dei gestori e personale: tampone o test sierologico per anticorpi Covid prima di salire al rifugio; controllo giornaliero della temperatura; dotazione mascherine a norma; dotazione di guanti monouso; installazione di un divisorio alla cassa in plastica trasparente. Per la prevenzione dei clienti: dotazione in ingresso dei dispensatori di igienizzante per le mani; lettore elettronico della temperatura. E per la pulizia degli ambienti: sanificazione dei bagni con vapore a 100 gradi o con vapore secco, da effettuare minimo tre volte al giorno; servizio ristorazione, sia interno che esterno, ridotto al 50% per rispettare il distanziamento; pernottamento ridotto al 50% per rispettare il distanziamento, con prenotazione obbligatoria e attenzione meticolosa all'uso di dotazioni personali per il riposo e la pulizia. Lucio Eicher Clere L'Adige | 28 Maggio 2020 p. 23 Rifugi, c'è l'obbligo di apertura
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I rifugi avranno l'obbligo di apertura dal 20 giugno al 20 settembre. Sarà quindi un dovere essere aperti, per garantire fruibilità al sistema turistico. È quanto emerso ieri dalla riunione dei gestori del Trentino che si è svolta nel pomeriggio in modalità remota. È intervenuto anche l'assessore provinciale al turismo, Roberto Failoni, che ha espresso un moderato segnale di ottimismo nel vedere ora possibile una stagione estiva, pur restando ancora in essere alcune limitazioni al movimento dall'estero e quelle tra le regioni, anche se sono in corso delle trattative con il Tirolo e l'Alto Adige. Il 29 maggio saranno decise quelle tra le regioni. A sostegno dell'estate turistica in Trentino partirà a breve una campagna di promozione che coprirà tutta l'offerta del territorio sui media nazionali, che prevede anche azioni mirate su target di clientela specifici. Venerdì sarà deliberato anche riguardo alla riapertura degli impianti a fune, mezzo di trasporto insostituibile della mobilità alpina estiva. L'assessore ha annunciato anche un evento pubblico digitale, che verrà organizzato a breve, nel quale verrà presentata tutta la strategia di ripartenza del turismo vista l'importanza che questo settore riveste. L'Associazione rifugi del Trentino ha stilato un vademecum che verrà diffuso a mezzo stampa e poi inviato a tutte le Aziende di promozione turistica del Trentino sull'ospitalità ed il pernottamento durante l'estate, con tutte le indicazioni utili riguardanti i protocolli legati all'emergenza. Trentino | 28 Maggio 2020 p. 33 Rifugi, ecco il vademecum per la montagna in sicurezza gianluca marcolini trento «Un mese fa era impensabile anche solo l'idea di riaprire le nostre strutture per l'estate». Ecco perché c'è da essere (cautamente) ottimisti in vista della stagione che sta per partire. Ezio Alimonta, presidente dell'associazione che riunisce i gestori dei rifugi, ieri ha incontrato il proprio direttivo (da remoto, in videoconferenza) in una riunione alla quale hanno preso parte anche l'assessore Roberto Failoni, la presidente della Sat Anna Facchini e alcuni dirigenti dei vari Servizi provinciali. «In quanto presidi della montagna - ha sottolineato Alimonta, dopo aver ringraziato chi si è prodigato in questi giorni nella riorganizzazione del settore - i rifugi avranno l'obbligo di apertura dal 20 giugno al 20 settembre. Quindi sarà nostro dovere essere aperti, per garantire fruibilità al sistema turistico». Angelo Iellici, presidente del coordinamento nazionale dei rifugi italiani, è intervenuto per elogiare il modello trentino, sottolineando «come sia stato portato ad esempio nelle altre realtà regionali, fatto che evidenzia l'esistenza di problemi uguali per i rifugi su tutto il territorio nazionale, dove l'evidenza di una voce univoca, proveniente dalla realtà trentina, è stata fondamentale come l'ottima relazione con il Cai». L'assessore Failoni ha annunciato l'avvio di una campagna di promozione dell'offerta trentina sui media nazionali, «anche con azioni mirate su target di clientela specifici». Domani, infine, la giunta provinciale dovrebbe approvare anche il protocollo per la riapertura degli impianti a fune. Al centro della riunione l'illustrazione delle misure, approvate dalla giunta provinciale, che disciplineranno l'attività dei rifugi nell'estate della pandemia. L'associazione guidata da Alimonta ha deciso di predisporre un vademecum per semplificare le regole cui ci si dovrà attenere per garantire la sicurezza in montagna. Sono diciotto norme di buon comportamento per far sì che tutto funzioni senza troppi disagi e problemi. Il vademecum si differenzia fra chi entra al rifugio per il pranzo e chi per pernottare. Ecco le regole per il pranzo con gli inviti rivolti direttamente agli escursionisti: 1) prima di iniziare l'escursione assicurati di essere in buona salute; 2) è consigliata la prenotazione; 3) bisogna rispettare le norme di distanziamento che verranno comunicate presso il rifugio: i posti a sedere sia esterni ma soprattutto interni saranno contingentati; 4) deposita la tua attrezzatura dove ti verrà richiesto dal rifugista; 5) è obbligatorio avere a disposizione una mascherina e l'igienizzante per le mani; 6) indossa la mascherina per entrare ed uscire dal rifugio e fino al tuo tavolo qualora gli spazi lo rendessero necessario ed in caso non possa essere possibile rispettare la distanza di sicurezza; 7) il servizio al banco potrebbe essere sospeso o limitato, abbi pazienza; 8) vanno rispettate le distanze per l'utilizzo dei servizi igienici e vanno igienizzate sempre le mani; 9) il gestore potrebbe chiederti informazioni relative al tuo stato di salute o sottoporti a controllo della temperatura corporea e, se in dubbio, chiederti di non entrare per motivi di sicurezza. Per il pernottamento: 1) è obbligatoria la prenotazione; 2) per ogni capogruppo/famiglia verrà richiesto un recapito telefonico (cellulare); 3) bisogna portare sempre con sé nello zaino una mascherina e guanti monouso: la mascherina andrà usata all'interno del rifugio nel momento in cui le norme di distanziamento non possono essere rispettate; 4) bisogna portare le proprie ciabatte da utilizzare all'interno del rifugio; 5) è obbligatorio usare il sacco a pelo e una federa cuscino per il pernotto; 6) l'utilizzo dei servizi igienici comuni e delle docce potrebbe essere regolamentato ed effettuato a turno; 7) la cena potrebbe essere effettuata su più turni per permettere il distanziamento (durante l'attesa si prega di non assembrarsi nelle aree comuni); 8) porta da casa un libro o un mazzo di carte, al rifugio potrebbero non essere disponibili quest'anno; 9) la stanza/posti letto verranno assegnati preferibilmente a partire dalle 16.©RIPRODUZIONE RISERVATA Corriere delle Alpi | 28 Maggio 2020 p. 33 La montagna sta ripartendo: «Arrivano le prenotazioni»
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Francesco Dal Mas BELLUNO La provincia che rinasce. Il prossimo fine settimana sarà decisivo per capire se la quarantena turistica è davvero finita, nel frattempo tornano i visitatori e, soprattutto, le prenotazioni per l'estate.Prima tappa in piazza ad Agordo. La pasticceria al "Portico" fa gustare i sapori delle Dolomiti. «Domenica scorsa ci ha soddisfatto», ammettono Carlo Vittadello e Paola Pra. «I primi turisti si sono fatti vedere in grande spolvero e questo è incoraggiante».Proseguiamo in una mattinata di splendido sole. Al bar di Listolade, da dove parte la carrareccia per il Civetta e i rifugi Vazzoler e Tissi. Sono posteggiate tre auto, forse dei primi escursionisti. Un quarto d'ora d'auto e siamo ad Alleghe. Il sole si affaccia dalle prime balze del Civetta e qualche anziano s'inoltra lungo il viale che costeggia il lago. Una telefonata a Sergio Pra per capire se è già aperto l'albergo in faccia a quest'acqua color smeraldo. «No, lo farò, come ogni anno, intorno al 20 giugno. Così pure per il "Posta" di Caprile». Prenotazioni? «Stanno arrivando. Temevo peggio. Saranno comunque decisive le aperture tra le regioni dal prossimo 3 giugno». Sperate nella Lombardia? «No, qui in valle arriva un'affezionata clientela dal centro e dal sud Italia. Siamo fiduciosi». La seggiovia è chiusa. Aperti, invece, bar, pizzerie e negozi, non tutti per la verità. Sul lago si lavora. Il viaggio prosegue per la Marmolada. Ci fermiamo da Maurizio De Cassan, hotel Tyrolia. «Siamo chiusi, noi come tanti altri riapriamo intorno al 20. Nessuno ha aperto, nemmeno al passo Fedaia. Sì, stanno arrivando parecchie prenotazioni, in particolare dei nostri più affezionati clienti. Ma hanno disdetto i motociclisti austriaci. Tutta colpa di quel "giovanotto" di Vienna che ci indica come untori, mentre sono stati i suoi a infettare mezza Europa, tenendo aperte le piste quest'inverno». Il Tyrolia è a due passi dalla funivia "Marmolada". Nessun cartello che ne indichi la riapertura. Telefoniamo a Guido Trevisan del rifugio "Pian dei fiacconi". I primi giorni di lockdown li ha trascorsi in mezzo alla neve, aspettando gli scialpinisti di marzo. Ma poi ha dovuto chiudere. «Riaprirò la settimana prossima». informa Trevisan. Intanto gli scialpinisti, seppur in ordine sparso, continuano a salire.Via dai piedi della Marmolada, puntiamo sul Pordoi. Sul valico è aperto solo un bar, quello dell'hotel Savoia. «L'albergo lavora con gli operai della manutenzione degli impianti», ci spiega Osvaldo Finazzer, il titolare. «La funivia riaprirà il 13 giugno quando, come speriamo, arriveranno anche i tedeschi». Finazzer racconta che domenica scorsa sono saliti numerosi motociclisti ed anche parecchi corridori. Per il ponte del 2 giugno il Savoia aprirà anche ai turisti. Il ristorante dispone di ben 300 posti, distribuiti in tre sale, quindi il distanziamento è assicurato. «Se necessario, attiveremo la pizzeria» fa sapere Finazzer, fiducioso nell'estate che verrà, «nonostante le disdette di giapponesi, sud coreani e asiatici che ogni anno transitano da qui in comitiva».Scendiamo ad Arabba, la giornata è sempre splendida. Due signore stanno ricoltivando l'aiuola in centro al paese. I primi alberghi sono aperti da una settimana. Negli anni passati, all'Ascensione, a Pentecoste e al Corpus domini qui c'era il pienone. «Oggi sono aperti numerosi appartamenti, anche in affitto, oltre che seconde case», riferisce il sindaco Leandro Grones. «Cominciano ad arrivare le prime prenotazioni, di italiani; dalla settimana prossima aspettiamo quelle dei tedeschi che dovrebbero riaffacciarsi verso metà giugno». In paese c'è movimento. «Scriva pure», suggerisce Grones, «che c'è il fervore, se non addirittura l'entusiasmo, della ripartenza. Abbiamo a disposizione 500 posti letto».E, dunque, ripartiamo. Saliamo verso il passo Falzarego. Sopra Andraz ci fermiamo a "La baita", l'albergo-ristorante di Walter De Cassan, presidente provinciale di Federalberghi. «Io, per la verità, aprirò il 13 giugno. Ma proprio martedì sono arrivate le prime prenotazioni, ovviamente di italiani. A sentire i colleghi mi risulta che il turismo si sta rimettendo in moto». Bonus o non bonus? «Le prenotazioni arrivano comunque. Certo è che i bonus, così come sono impostati, di sicuro non ci favoriscono».Ancora una decina di minuti e siamo sul Falzarego. C'è animazione alla partenza della funivia del Lagazuoi. «Sabato si ricomincia», conferma Stefano Illing, il titolare. «Sembra essere al primo giorno di scuola. Sono fiducioso, perché già domenica scorsa, da queste parti, abbiamo visto un sacco di gente».Scendiamo e a Pocol troviamo il "Villa Argentina". Qui hanno aperto ancora il 10 maggio, per ospitare gli addetti al nuovo impianto. Ancora giù ed eccoci a Cortina all'albergo di Roberta Alverà, presidente di Federalberghi. È preoccupata, ma non più allarmata. «Le prenotazioni cominciano ad arrivate. Se il 3 giugno si sbloccano i confini regionali e a metà del mese quelli europei, possiamo cominciare a incrociare le dita», anticipa. «Ci sono già numerose richieste di appartamenti, ma con un sospiro di sollievo prendiamo nota anche di quelle alberghiere». Alverà riconosce che è davvero tanta la voglia di uscire di nuovo da casa, dalla quarantena, dal lockdown. «Voglia di aria aperta e pura», dice, assicurando che gli hotel si sono tutti messi in sicurezza.A Cortina il rispetto si materializza anche nei luoghi più frequentati, Corso Italia in primis. «Tutti aspettano comunque», assicura la presidente Alverà, «le ultiume ordinanze: di liberalizzazione». E il tono della sua voce sembra dire che l'emergenza sembra ormai alle spalle. – Alto Adige | 29 Maggio 2020 p. 21 Rifugi, l'appello del Cai: «Siate responsabili» bolzano Rifugi alpini, si parte davvero. Due le strutture aperte dell'Alpenverein nei giorni scorsi (Lago Rodella-Radlsee e Lago della PausaTiefrasten) e questo finesettimana ne aprirà una terza (Schuster), ieri ha finalmente riaperto i battenti l'Oltradige al Roen di proprietà del Cai Bolzano. Sempre ieri in mattinata si è tenuto un vertice organizzativo fra la Provincia, in qualità di proprietaria dei rifugi ex Cai, rappresentata dal presidente della giunta Arno Kompatscher, e le associazioni alpinistiche provinciali, il Cai Alto Adige e l'Alpenverein Südtirol. Mentre ieri in serata si è tenuta una ulteriore videoconferenza extraregionale congiunta fra i rappresentanti dei Club alpini e i gestori di rifugi delle Dolomiti Unesco. Due i punti cardine, chiariti in tutti i consessi. Primo: un rifugio non è un albergo e dunque è più difficoltoso rispettare le norme anti-Covid; secondo: il virus non sa di trovarsi in un rifugio e quindi sta alla
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responsabilità di tutti, gestori e ancor più utenti, rispettare le regole e usare il buon senso. Perché il contagio può sempre essere dietro l'angolo. Uno dei nodi affrontati nel vertice con il presidente Kompatscher, cui teneva in particolare l'Alpenverein, è proprio il fatto che un rifugio non è un albergo, ma viene utilizzato anche o meglio soprattutto per rifugiarsi in caso di necessità: pioggia, neve, vento, tempesta, crollo delle temperature. Lo dicono anche le normative vigenti: non si può rifiutare l'accesso a nessuno, in caso di necessità. Ovvio che in questo caso, in molte strutture in quota, rispettare i due metri di distanza non sarà facile, anzi, in caso di arrivo di più persone, sarà letteralmente impossibile. «Non è che possiamo tenere fuori qualcuno mentre nevica perché dentro ci sono già dieci persone, ci si metterà la mascherina», chiarisce il presidente Avs Georg Simeoni. «Un rifugio non è un albergo, e la Provincia ora pare lo abbia compreso». Durante il vertice si sono chieste delucidazioni su vari aspetti, su come ci si debba comportare. Ma si è anche chiarito che molto dipenderà dal rispetto degli utenti. «Nei rifugi si è abituati alle stagioni difficili, come quando l'estate è piovosa. I gestori ora sono ottimisti, sperano nell'afflusso di locali e italiani, se riapriranno le frontiere meglio ancora. Chiediamo solo a tutti che abbiano rispetto per le regole. Si deve prenotare per dormire, ma una telefonata serve anche per dire: guarda vorrei mangiare da voi, a che ora è meglio che venga?» Insomma, organizzarsi per evitare gli assembramenti. Del medesimo avviso il presidente del Cai Alto Adige Claudio Sartori: «Un rifugio è vero che non è un albergo, ma dobbiamo renderci conto che saremo noi a gestire le cose: proprietari, gestori, escursionisti, alpinisti. Ci sono le indicazioni dei due metri, della mascherina. Rispettiamole. Perché anche se è un rifugio e non un albergo, il virus si comporta nel medesimo modo. Facciamo un appello a tutti: siate responsabili, verso voi stessi e verso gli altri. Soltanto così potremo essere sicuri, potremo evitare nuovi contagi anche in quota». DA.PA Corriere delle Alpi | 29 Maggio 2020 p. 11 Per Frigo «prenotare deve essere la norma» BELLUNO «Sostenibilità». È la parola d'ordine della Fondazione Dolomiti Unesco per la riapertura dei rifugi alpini. L'ente rilancia le indicazioni del Cai Veneto, redatte dal presidente Renato Frigo.«Riaprire è fondamentale, è il segno che la montagna ricomincia ad essere popolata - afferma Frigo - Ma con grande serietà e con uno sforzo culturale da parte di tutti: prenotare deve essere la norma e bisogna essere disposti, in caso di afflussi importanti, ad accettare che i pranzi possano essere serviti in più turni. Il Covid 19 non l'ha voluto nessuno: è una condizione in cui tutti ci siamo trovati, inutile creare tensioni o contrasti. Una puntualizzazione importante riguarda i bivacchi: vanno utilizzati solo in caso di emergenza».Ancora una volta, l'importanza della comunicazione, attraverso i social, naturalmente, ma anche in loco.«Oltre alla comunicazione garantita dai gestori stessi, all'inizio di ogni sentiero saranno segnalate le chiusure dei bivacchi, fatta salva l'emergenza, mentre il Cnsas - fa sapere Frigo - predisporrà una segnaletica che indica le norme per il rispetto altrui: la necessità di usare la mascherina e di essere dotati di un piccolo kit personale, di mantenere la distanza di sicurezza, ma anche accortezze solo apparentemente secondarie come non lasciare in giro fazzoletti prediligendo piuttosto la carta igienica, fatta apposta per biodegradarsi in poco tempo».La Fondazione Dolomiti Unesco non solo condivide, ma rilancia l'approccio alla montagna che quest'estate dev'essere ancora più responsabile. --fdm Corriere delle Alpi | 29 Maggio 2020 p. 37 Pordenone Valcellina, domani il via a visite ed escursioni barcis Il Parco delle Dolomiti friulane, la forra e la vecchia strada della Valcellina e il recinto faunistico di Cimolais: da domani, alcuni tra i luoghi più suggestivi del Friuli occidentale riaprono ai visitatori, consentendo visite ed escursioni. Da domani riparte anche il trenino della Valcellina, con possibilità di cimentarsi col ponte tibetano. I turisti potranno visitare la vecchia strada panoramica della Valcellina adibita a pista ciclopedonale, che nel 2019 ha registrato oltre 17.500 presenze. L'accesso è consentito dalle 10 alle 18 (ultimo visitatore alle 17). A parte questo fine settimana, la proposta vale per lunedì 1° e martedì 2 giugno e per tutti i sabati e le domeniche sino all'11 luglio. Da quel momento e sino a lunedì 31 agosto, le attrazioni saranno aperte tutti i giorni. In virtù dell'emergenza, dal Parco si invitano quanti intendono inoltrarsi nella forra a portarsi il casco da casa (va bene quello della bici). Nel caso i visitatori ne fossero sprovvisti, i dispositivi saranno consegnati dal personale all'ingresso del percorso e igienizzati a ogni uso. Per il pagamento, si chiede di utilizzare il bancomat. A partire da questo weekend, riaprono tutti i centri visite del Parco, messi in sicurezza per fronteggiare l'emergenza epidemiologica. Anche il recinto faunistico di Cimolais può essere esplorato tutte le domeniche sino all'11 ottobre. --G.S.© RIPRODUZIONE RISERVATA Corriere dell'Alto Adige | 29 Maggio 2020
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p. 3 Distanze, termometri e ozonizzatori: i rifugi pronti alla sfida più difficile Enzo Coco BOLZANo In tema di riaperture nella fase 2 del coronavirus, un posto particolare spetta ai rifugi alpini che occupano un ruolo importante e sono parte della cultura e della vita all’aria aperta a contatto con la montagna. La riapertura è programmata per il 15 giugno, ma alle quote più basse c’è chi è partito prima. Come il rifugio Oltradige al Renon che ha aperto ieri, tra i primissimi in Italia, e il Fronza alle Coronelle che come annunciato sulla pagina Facebook della struttura, aprirà il 12 giugno. La tendenza a non frequentare luoghi affollati favorirà le vacanze in montagna e anche i fine settimana dei residenti è probabile che si orientino in tal senso. Ma se in montagna c’è spazio per tutti e le distanze non sono un problema, le distanze lo saranno sicuramente all’interno dei rifugi che per loro natura hanno spazi molto ristretti e a volte già con una decina di persone sono pieni. Il rispetto delle regole in montagna sarà ancora più necessario e già ora le associazioni Cai e Avs invitano le persone che dovessero avere anche sintomi lievi a non affrontare le salite ai rifugi, dove poi sarebbe problematico poterle assistere. Di questo si è parlato, tra l’altro, ieri in un incontro tra il presidente Arno Kompatscher, l’assessore Massimo Bessone e i rappresentanti di Cai e Avs assieme ai tecnici competenti. La Provincia ha emanato norme specifiche che prevedono una persona ogni cinque metri quadrati, oltre all’applicazione di tutte le altre norme sanitarie. «Ma non dobbiamo dimenticare la funzione primaria che è proprio quella di dare rifugio in caso di intemperie — spiega il presidente Avs Georg Simeoni — e quindi dobbiamo consentire a chi vi giunge in caso di maltempo di poter comunque entrare. Abbiamo espresso ai rappresentanti della Provincia questo nostro timore, arrivando alla conclusione che si dovrà fare affidamento sul buon senso e sull’uso di mascherine e distanza di sicurezza per quanto possibile, ma ci vorrà una certa tolleranza perché non possiamo mancare alla funzione principale di un rifugio». Una conferma in questo senso viene dal Presidente Kompatscher: «Non c’è dubbio — ha detto ieri in conferenza stampa — che il rifugio debba adempiere alla sua funzione principale quindi si cercherà di mettere in atto il massimo possibile dei sistemi di sicurezza salvaguardando il principio del dare riparo. Stiamo per emanare anche una circolare ai titolari di rifugi, per meglio precisare». Dalla rilevazione della temperatura, alle mascherine e anche al saturimetro per misurare il livello di ossigenazione del sangue, tutto è previsto e programmato sia nei rifugi CAI che AVS che in quelli gestiti dalla Provincia e quelli privati. Una quota di posti letto verrà riservata per gestire le emergenze, mentre per gli altri visitatori vige l’obbligo della prenotazione per pernottare. I rifugi saranno dotati anche di ozonizzatori. «Grazie a un accordo nazionale — ci spiega Alberto Zanella del Cai Alto Adige — ne sono stati acquisiti a prezzo particolarmente basso e li abbiamo prenotati anche per l’AVS così ogni rifugio ne avrà almeno uno per sanificare gli ambienti». «Di fronte alla montagna siamo tutti uguali e non si fanno distinzioni» commenta Simeoni a proposito di questa bella forma di collaborazione. Sulla via del ritorno ad una certa normalità è partita anche un’altra iniziativa del Cai. «Stiamo procedendo con l’applicazione delle targhette alle 13 tappe del “Sentiero Italia Cai” che si trovano in Alto Adige. È un sentiero lungo 6.800 chilometri che parte da Muggia vicino a Trieste e arriva fino a Santa Teresa di Gallura in Sardegna». Si tratta di un progetto nazionale del Cai, un trekking composto da 368 tappe attraverso 20 regioni.
OLIMPIADI 2026 Corriere del Trentino | 3 Maggio 2020 p. 6 Olimpiadi 2026 Ambientalisti contro le piste Ma. Gio. «Grazie all’occasione olimpica si sta sdoganando un’estesa serie di interventi infrastrutturali e di collegamenti a fune che, se realizzati, finirebbero per sottomettere definitivamente le Alpi centrali e le Dolomiti alla dittatura dello sci di pista in versione industriale e mercantilistica». È un grido d’allarme quello che Mountain Wilderness e Italia nostra lanciano a pochi giorni dalla ratifica in Senato — scrivono i presidenti Franco Tessadri ed Ebe Giacometti — della «conversione in legge del decreto legge approvato dalla Camera riguardante anche la necessità di aumentare di 243 milioni gli oneri relativi all’organizzazione delle Olimpiadi invernali». «I campionati mondiali del 2021 — ricordano le associazioni — hanno già prodotto gravi manomissioni per rimodellare i profili delle piste, inaugurare impianti e modificare la viabilità». E ora si vorrebbe andare oltre: «Citiamo solo i ventilati caroselli che collegherebbero le piste di Cortina con quelle di Agordo, di Arabba, perfino del Comelico e dell’Alto Adige, nel più assoluto disprezzo dei valori che hanno spinto l’Unesco a dichiarare le Dolomiti monumento del mondo». Di qui la sollecitazione. «Ci permettiamo di suggerire ai senatori — scrivono Tessadri e Giacometti — di inserire un articolo che renda esplicito che è sottoposto a Valutazione ambientale strategica l’intero programma di opere attività e disposizioni che verranno predisposte o finalizzate per l’attuazione dei
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Giochi Olimpici». L'Adige | 7 Maggio 2020 p. 35 Il Senato approva la legge per le Olimpiadi 2026 I Giochi Si è concluso il cammino parlamentare che riguarda anche le province di Trento e di Bolzano ROMA «L'Italia riparte insieme allo sport». È il primo commento di Vincenzo Spadafora all'approvazione definitiva della legge per le Olimpiadi e Paralimpiadi Milano-Cortina 2026 (comprese le province di Trento e di Bolzano) e le finali ATP di Torino 2021. «Un impegno importante - sottolinea il ministro dello Sport in una nota - portato avanti, nonostante l'emergenza, grazie alla collaborazione di tutti: istituzioni nazionali, regionali, locali, Coni, Cip, federazioni sportive e forze politiche, come dimostra il voto unanime al Senato». «Un segno di speranza e di ottimismo per il futuro - aggiunge Spadafora- che conferma l'importanza vitale dello sport per la ripartenza economica del nostro Paese. Questo provvedimento infatti genererà sin da subito un'importante spinta per la ripresa economica, in modo particolare nelle aree territoriali maggiormente colpite dal coronavirus, e avrà positive ripercussioni sulle possibilità lavorative dei giovani. È stato inserito, grazie al lavoro sinergico di Governo e Parlamento, il Forum per la sostenibilità e l'eredità olimpica, una garanzia per i territori in tema di rispetto dell'ambiente». «I Giochi olimpici e paralimpici invernali MilanoCortina 2026 (comprese le organizzazioni per lo sci nordico delle valle di Fiemme e di Fassa che già hanno ospitato tre edizioni dei Mondiali, nonchè per il pattinaggio di velocità a Piné e per il biathlon ad Anterselva), e le finali di tennis di Torino (il Master che è ereditato da Londra) costituiranno una leva per la ripartenza dopo tanta sofferenza sull'intero territorio nazionale e su tutti i settori della nostra economia. Ora - conclude la nota - è necessario mettersi in cammino con passione e determinazione potenziando anche l'intero settore dello sport di base, perché i giovani di oggi saranno i campioni delle Olimpiadi del 2026, e le loro vittorie saranno direttamente proporzionali al sostegno che riusciremo a dare allo sport di base: per tutti, per tutte le discipline e in ogni angolo del Paese». Corriere delle Alpi | 22 Maggio 2020 p. 25 In vendita 30 hotel: i grandi investitori scommettono sulle Olimpiadi Francesco Dal Mas Belluno Una decina di alberghi in vendita a Cortina, una ventina nel resto della provincia. E non è colpa di covid-19. Il mercato immobiliare della ricettività si è messo in movimento dopo l'annuncio delle Olimpiadi ai piedi delle Tofane, nel 2026. «C'è davvero molto interesse», conferma Gherardo Manaigo, titolare del "Posta", uno dei più storici albergatori di Cortina. «E, per la verità, non solo per gli alberghi, anche per i negozi e gli appartamenti. Le ragioni di una cessione sono molteplici, a partire dalla difficoltà del cambio generazionale. È evidente che, con le difficoltà in campo, se il proprietario riceve un'allettante offerta, fa un passo indietro». Le difficoltà a cui allude Manaigo sono quelle della sicurezza post virus? Non solo, risponde l'interessato. Il quale, però, dice di voler guardare avanti con fiducia: «Il 18 giugno, come da tradizione, noi apriamo e siamo sicuri che in giugno lo faranno anche altri». Ma come - insistiamo -, senza prenotazioni? «No, qualche prenotazione comincia a esserci. Se il 3 giugno l'Europa apre, ritorniamo a cavallo». A osservare il bicchiere mezzo pieno è soprattutto il sindaco Gianpietro Ghedina. «Come non essere fiduciosi osservando Cortina che è tutta una gru? Come non esserlo pensando all'Ampezzo e all'Italia, che da edifici abbandonati stanno diventando hotel a 5 stelle? Il fermento è grande, numerosi i gruppi interessati e ci auguriamo che altri cantieri si aprano in futuro». Ghedina mette in conto pure «il rilancio di alcune strutture che oggi hanno il fiato corto e che domani potrebbero diventare hotel d'eccellenza, solo che si trovino gli investimenti attesi».Nicola Tormen è un immobiliarista di Cortina, la sua agenzia tratta appartamenti, ma tiene d'occhio anche gli alberghi. Conferma che dall'estate scorsa il mercato immobiliare si è risvegliato. La compravendita di case e appartamenti ha un giro di circa 150 unità. E si dice sicuro, Tormen, che questo mercato riprenderà, dopo i due mesi di lockdown. Compresa l'area degli affitti, «che fino al 7 marzo era in progressivo fermento, come non si registrava da 15 anni».Nessuna meraviglia che ritorni l'interesse anche per le attività ricettive. «L'esperienza insegna che questo mercato parte prima di ogni olimpiade», spiega, «e continua per una decina d'anni circa, dopo l'evento. È accaduto anche per Cortina 1956».L'interesse indubbiamente c'è, e non solo a Cortina, ammette Sergio Pra, storica famiglia di albergatori fra Caprile ed Alleghe. «Ma non so quanti dei nostri possano avere i soldi non tanto per acquistare qualche impianto, magari per pochi milioni, quanto per ristrutturarlo o riqualificarlo. Quanti, cioè, sono disposti a investire almeno 200 mila euro a camera». Questi, almeno, i costi a Cortina, senza considerare il resto degli impianti.Ancora un po' di conti con Pra: per pagare il mutuo per 50 camere, in una decina o dozzina d'anni, bisogna guadagnare almeno 1,3 milioni l'anno, il che significa fatturare oltre 5 milioni, sempre l'anno. Ovvero, 100 mila euro a camera. «È evidente che bastano questi calcoli, un po' sempliciotti, per far capire che solo grandi investitori saranno in grado d'impegnarsi finanziariamente
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aspettando di far tornare i conti in più anni». Pra s'è interessato per prendere in gestione un rinomato hotel di Cortina. Gli hanno chiesto 4 milioni di caparra d'ingresso e 600 mila euro l'anno di affitto. Cifre astronomiche. Ma come suo padre Floriano, Sergio Pra non si perde d'animo. Neppure davanti al covid: «A Caprile e ad Alleghe riaprirò entrambi gli alberghi, verso fine giugno. E sarà questa la data anche per Arabba e Livinallongo». «Saremmo pronti ad aprire anche adesso, perché ci siamo messi tutti in sicurezza», anticipa Leandro Grones, albergatore e sindaco di Livinallongo, «ma non arrivano ancora i clienti. Di solito in maggio eravamo già pieni di tedeschi, ma fino al 3 giugno i confini resteranno chiusi. Dopo? Si vedrà».Ad Arabba, però, non ci sono strutture in vendita. Le famiglie se le tengono ben strette. «Le Olimpiadi arriveranno, con le loro ricadute, anche da noi», afferma Grones, «queste famiglie si terranno ben stretto il loro patrimonio». –
MONDIALI 2021 Corriere delle Alpi | 4 Maggio 2020 p. 18 Ghedina: «I Mondiali del 2021? Dipenderà dalla pandemia» CORTINA Cortina 2021 in pericolo? Al momento si continua a lavorare regolarmente per mandare in scena un grande Mondiale. La Fondazione Cortina 2021, presieduta da Alessandro Benetton, lavora per fare dei Mondiali il primo e più grande appuntamento sportivo internazionale post Covid, un simbolo di rinascita e rilancio per tutto il nostro Paese. Ma non va esclusa nessuna possibilità, compresa l'ipotesi della cancellazione. Lo ha ribadito Kristian Ghedina, il grande campione ampezzano dello sci azzurro, Ambassador di Cortina 2021. Ghedina è intervenuto a "Viaggio in Liguria", la trasmissione del mercoledì sera di Primocanale. «Sul tavolo ci sono tutte le possibilità», ha detto il Ghedo, «perché non sapendo cosa potrà succedere si devono vagliare tutte le ipotesi. Anche nelle ultime ore abbiamo fatto diverse riunioni con i soggetti organizzatori. In campo ci sono tutte le ipotesi, finché non ci sarà un vaccino dobbiamo tenere in considerazione anche il rinvio o la cancellazione». Le ipotesi sono state vagliate la scorsa settimana, in video-conferenza, durante l'ottavo Fis Coordination Meeting, il periodico incontro tra i delegati della Federazione internazionale dello sci, della Fisi (Federazione italiana sport invernali), di Infront (società che gestisce i diritti commerciali e televisivi della rassegna iridata) con la Fondazione Cortina 2021 e l'amministrazione comunale ampezzana per fare il punto sull'organizzazione dei Campionati del mondo di sci alpino del prossimo febbraio.«Non possiamo sapere oggi cosa deciderà il Governo», ha aggiunto Ghedina, «che decreti emetterà, che regole si dovranno seguire. Noi dobbiamo essere pronti a fare quello che ci impongono. Questo è un virus nuovo, che ha colpito tutto il mondo e gli organizzatori degli eventi devono prenderne atto. Anche gli organizzatori delle Olimpiadi del 2021, già slittate da quest'anno al prossimo, stanno lavorando con la stessa preoccupazione e con l'ipotesi annullamento». Il presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi a Tokyo, Yoshiro Mori, la scorsa settimana ha infanti dichiarato che «se la pandemia non dovesse essere sotto controllo nel 2021, i Giochi olimpici di Tokyo, la cui apertura, al momento, è fissata per il 23 luglio 2021, saranno sicuramente annullati».Ghedina si è detto preoccupato. «Ai Mondiali di sci alpino di Cortina mancano quasi dieci mesi, è vero», ha concluso, «ma non abbiamo certezze e parliamo di una rassegna internazionale, con la salute che rimane al primo posto e anche la volontà di non buttare via soldi. Lavoriamo per una straordinaria manifestazione, avendo anche subito il dispiacere di non avere disputato le Finali di Coppa del mondo, sperando che vada tutto bene, ma dobbiamo essere realisti» . --Alessandra segafreddo Corriere delle Alpi | 26 Maggio 2020 p. 2 segue dalla prima Rinvio dei Mondiali, Roda attende la Fis «Scongiuriamo un danno da 30 milioni» Ilario Tancon Milano Rinviare il Mondiale al 2022 per avere la garanzia di un evento di altissimo livello, svolto in sicurezza. E per non rischiare una cancellazione sotto data che porterebbe a una perdita di 30 milioni di euro. È questa la posizione della Federazione italiana degli sport invernali che ieri, insieme alla Fondazione Cortina 2021, ha avanzato ufficialmente alla Fis, la Federazione internazionale dello sci, la proposta di far slittare i Mondiali di sci alpino di Cortina dal 2021 al 2022. Una proposta alla quale la Fis darà una risposta il 1° luglio. È evidente il timore che le misure restrittive messe in atto per contrastare l'emergenza sanitaria di queste mesi - in primis il distanziamento fisico - possano ridimensionare, e svilire, una rassegna iridata dalla quale la federazione si aspetta molto. Di
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conseguenza, meglio rinviare di un anno. «L'auspicio è che si prenda la decisione di rinviare il Mondiale», dice Flavio Roda, presidente Fisi e relatore della proposta in seno al consiglio della Fis. «Sponsor e pubblico si aspettano che Cortina presenti un Mondiale di altissimo livello, sia sotto il punto di vista organizzativo che dello spettacolo. Tutto ciò si potrà fare solo nella massima sicurezza sanitaria e potendo testare tutte le nuove infrastrutture e i processi operativi che stanno dietro a un grande evento internazionale. Penso che, spostando in avanti l'appuntamento con il Mondiale, sia possibile mettere in atto quanto di meglio la tradizione e l'esperienza organizzativa italiane sanno fare e lanciare la strada verso Milano - Cortina 2026». La volontà italiana è quella di portare a compimento un grande evento sportivo, il più possibile al riparo da eventuali strasichi dell'emergenza Covid-19. Emergenza che ha già fatto cancellare le finali di Coppa programmate a Cortina per lo scorso marzo. Oltre a ciò, non c'è stata l'opportunità di testare le nuove infrastrutture e i piani operativi previsti per i Mondiali. Sono inoltre andati persi gli introiti che sarebbero derivati dai diritti tv e dalle partnership che non hanno potuto essere onorate.«Essendo la Fondazione un ente no-profit, Coni e Fisi hanno provveduto a garantirle liquidità, grazie a prestiti bancari presso l'Istituto di Credito Sportivo rispettivamente per 5 e 14 milioni di euro», si legge in una nota della Fisi. «A nove mesi dal via del Mondiale, come richiesto dalla stessa Fis, la Fondazione e tutti i suoi stakeholders dovrebbero essere pronti, flessibili e in grado di gestire ogni tipo di situazione che si venisse a presentare: dallo svolgimento dei Mondiali a porte chiuse, a una possibile cancellazione dell'evento sotto data. Un'eventualità - quest'ultima - che la Fondazione non può permettersi di affrontare e che porterebbe a una perdita secca di oltre 30 milioni di euro. In particolar modo, una cancellazione all'ultimo momento sarebbe una grave danno per la promozione dello sci alpino sulle montagne italiane, così come non sarebbe possibile per la Federazione affrontare una perdita finanziaria che andrebbe ben aldilà delle esposizioni presso il Credito Sportivo». – Corriere delle Alpi | 26 Maggio 2020 p. 2 Zaia: «Impensabile rischiare vogliamo un grande evento» Filippo Tosatto VENEZIA «Credo che il posticipo di un anno rappresenti la la soluzione migliore, anzi, l'unica percorribile, perché non abbiamo la certezza di trascorrere un'invernata indenne dall'epidemia. I mondiali di sci a Cortina rappresentano il più grande evento degli sport sulla neve, lo abbiamo voluto tenacemente, incassando sette bocciature prima di riuscire a spuntarla. Per non rischiare di comprometterlo e per valorizzare fino in fondo il lavoro di tantissime persone, è giusto che si svolga in condizioni di sicurezza, così da garantire la partecipazione del pubblico». Parole di Luca Zaia, che in tarda mattinata, aprendo il briefing quotidiano sull'andamento del virus, ha dedicato un'ampia finestra alla vicenda, dichiarandosi ottimista circa l'esito dell'appuntamento mondiale.L'iniziativa del presidente della Fisi non ha colto di sorpresa il governatore: «Da mesi nel parliamo con Flavio Roda, sta facendo un ottimo lavoro, gli ho trasmesso la relazione sui rischio sanitario di Francesca Russo, il capo dipartimento prevenzione della Regione, e nei giorni scorsi ho discusso la questione con Alessandro Benetton e Giovanni Malagò. C'è una larga convergenza a riguardo».«La prospettiva che ci è sembrata preferibile, quella di richiedere al Fis permesso di spostare i Mondiali al 2022, creerebbe una congiuntura positiva rispetto alle Olimpiadi del 2026, spero davvero che il nostro appello sia accolto. Confido nella collaborazione dei nostri compagni di viaggio a livello internazionale, sarebbe un bel segnale», ha affermato prima dell'annuncio che rinvia a luglio la decisione nel meritoEppure, dopo l'annullamento delle prove mondiali su pista a gennaio, c'è chi intravede nello slittamento un'ulteriore battuta d'arresto: «Niente affatto, non è una sconfitta, è la volontà di investire bene», ribatte Zaia «siamo a buon punto con i lavori, diventerebbero perfetti nel 2022, almeno per ciò che riguarda gli impianti sportivi, nessuno si azzardi a dire che vengono spostati perché siamo in ritardo con il cronoprogramma di competenza veneta. Semmai, forse non riusciremo a conseguire il 100% sul versante delle infrastrutture viarie, dove dipendiamo da scelte altrui».Impensabile, in ogni caso, allestire un evento mondiale a porte chiuse: «Sarebbe un pessimo segnale d'immagine per l'intero Paese oltre a provocare forti contraccolpi economici. Al contrario, la scelta ragionata che proponiamo ci consentirebbe un grande pubblico e un'attenzione mediatica degna di Cortina e delle nostre Dolomiti». --© RIPRODUZIONE RISERVATA Gazzettino | 26 Maggio 2020 p. 2 edizione Belluno Gli albergatori: «Bene il rinvio dei Mondiali ma solo con date certe» CORTINA D'AMPEZZO Le categorie economiche di Cortina, coinvolte nell'organizzazione dei Mondiali di sci alpino, si allineano con la decisione, proposta da Fisi e Fondazione Cortina 2021, di chiedere il rinvio dei Mondiali al 2022. L'IMPEGNO Ieri la scelta della Federazione internazionale sci di attendere sino al 1 luglio per esprimersi ha creato qualche apprensione in Roberta Alverà, presidente della locale associazione albergatori: «Qualora ci dovesse essere questo rinvio dei Mondiali, di un anno,
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dal febbraio 2021 al marzo 2022, per noi è fondamentale il fatto che ci venga comunicato con largo anticipo, così da poter programmare l'inverno prossimo. Dobbiamo fare in modo di poter pianificare la nostra attività ricettiva. Già dallo scorso anno avevamo assicurato la nostra disponibilità di stanze all'organizzazione, per i Mondiali del 2021; abbiamo garantito l'80% dei nostri posti letto; lo abbiamo fatto con un preciso impegno, nei confronti della Fondazione. In questo caso è necessario evitare che possa ripetersi quanto è accaduto lo scorso mese di marzo, con le Finali di Coppa del mondo, quando l'evento è stato annullato all'ultimo momento e noi siamo rimasti con le stanze vuote». In quanto alla possibile concomitanza fra Olimpiadi invernali di Pechino e Mondiali di sci di Cortina, con i due più grandi eventi sportivi sulla neve in calendario a poche settimane l'uno dall'altro, la presidente Alverà riflette: «Non è una valutazione che mi compete, io non conosco gli aspetti tecnici e sportivi di questa situazione. Certo c'è il timore che i Mondiali possano finire in secondo piano, rispetto alle Olimpiadi, e quindi siano un evento sotto tono. Per questo abbiamo fatto un pensiero anche noi, come altri, alla possibilità di posticipare ancora, di un altro anno. Potrebbero far disputare a Cortina i Mondiali 2023 e far slittare al 2025 quelli già assegnati per il 2023 a Courchevel Meribel, in Francia. Ma ci sono sicuramente altri aspetti, che noi non conosciamo, a indirizzare le decisioni dei tecnici, di chi è responsabile, vive e conosce lo sci nel mondo». Da parte della presidente della categoria non c'è invece alcun timore sulle ripercussioni che potrebbero esserci per l'immagine di Cortina, costretta prima ad annullare le Finali di Coppa del mondo, poi a rinviare i Mondiali: «Non c'è alcuna nostra responsabilità, in ciò che sta accadendo, non è colpa della località; noi siamo comunque pronti per accogliere le gare, gli atleti, il pubblico. Siamo incappati in una situazione globale del tutto straordinaria; tutti i maggiori eventi stanno slittando, non soltanto quelli sportivi. Pensiamo alle Olimpiadi estive di Tokyo, previste fra due mesi: quello è stato uno dei primi, grandi eventi sportivi ad essere rinviato di un anno, a causa della pandemia Covid-19». GLI IMPIANTISTI La posizione di Marco Zardini, presidente degli impianti a fune, è del tutto analoga: «La scelta di Fisi, Coni e Fondazione, improntata alla cautela, può essere del tutto condivisibile, vista l'evoluzione indecifrabile dell'emergenza sanitaria. Stiamo vivendo un momento storico straordinario, con una pandemia planetaria che ha sconvolto tutti gli assetti, tanto da far slittare di un anno le Olimpiadi estive di Tokyo, il più grande evento sportivo. Per questo è del tutto comprensibile che si pensi di rinviare anche i Mondiali di sci. E' meglio che questa decisione venga presa ora, piuttosto che dover annullare l'evento fra qualche mese, magari il prossimo autunno, o in inverno, a ridosso delle gare. Oppure dover fare i Mondiali in forma ridotta, a porte chiuse, con tante spese ma senza gli incassi del pubblico». Anche il presidente Zardini è certo che l'immagine di Cortina non risentirà di un eventuale rinvio, sul piano promozionale: «Assolutamente no. Tutti sanno che a Cortina le piste sono pronte; le infrastrutture tecniche, per la disputa delle gare iridate, sono a posto. In questa decisione, così difficile da prendere, non c'è alcuna colpa nostra. Per questa pandemia, che ora sta colpendo altri paesi, altri continenti, siamo già stati costretti a rinunciare alle Finali di Coppa del mondo di sci alpino, lo scorso marzo: è stato un duro colpo, ma sopportabile. Sarebbe invece troppo forte la ripercussione di un Mondiale annullato o menomato. Molto meglio chiedere il rinvio di un anno: per questo noi siamo allineati con la scelta fatta da Fisi e Fondazione». Sulla vicinanza delle due manifestazioni, Zardini offre una visione diversa: «L'ombra delle Olimpiadi sui Mondiali dipenderà anche dall'esito dei Giochi. Penso alla squadra italiana: un buon risultato a Pechino, una medaglia per un nostro atleta, potrebbe addirittura accentuare l'interesse per i Mondiali sccessivi». Marco Dibona Gazzettino | 26 Maggio 2020 p. 4 edizione Belluno Anas intanto avvisa: opere finite nel 2024 BELLUNO Lo slittamento dei Mondiali non basta, le opere viarie non sarebbero comunque pronte. «L'ultimazione delle varianti potrà prevedersi nel 2024» mette subito in chiaro Anas. Una puntualizzazione, quella che arriva dall'Azienda nazionale autonoma delle strade, che mette in fila numeri e dati, dando corpo e credibilità alla - seppur amara - previsione. A livello di infrastrutture viarie che il Mondiale sia nel 2021 o nel 2022 non cambia niente. Il motivo? L'incartamento è ancora sulle scrivanie del Ministero dell'Ambiente dove giace, indisturbato, da diciotto mesi. LA COMUNICAZIONE «I progetti definitivi delle quattro varianti relative all'attraversamento degli abitati di Tai di Cadore, San Vito di Cadore, Valle di Cadore e Cortina - spiegano i vertici del colosso partecipato dalle Ferrovie dello Stato - sono dal dicembre 2018 in istruttoria presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (Mattm) per acquisire il prescritto parere di Valutazione di Impatto Ambientale Via». Sull'ultimo timbro che potrà permettere alle carte di lasciare gli uffici di via Cristoforo Colombo a Roma c'è una previsione: arrivati a questo punto, infatti è questione di qualche mese. Il sostantivo scelto da Anas è auspicio: del resto non essendo la società l'attore di questa fase non può che rimettersi ai tempi stabiliti da altri. «All'esito di tale procedimento che si auspica possa concludersi entro l'estate 2020 - continua Anas - saranno riavviate le Conferenze dei Servizi e quindi, concluso in quella sede il processo autorizzativo, si potrà procedere all'approvazione degli stralci di Piano da parte del Commissario e successivamente dar corso allo sviluppo del progetto esecutivo». LE PREVISIONI Con tutte le incognite che un cantiere da quasi 150 milioni di euro può avere Anas non si tira comunque indietro e prova a fare una stima dei tempi. «Ad oggi appare possibile prevedere la conclusione della progettazione esecutiva entro il primo trimestre del 2021,
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per poi avviare le relative gare di appalto. Le opere, di particolare complessità in quanto si sviluppano in buona parte in galleria, prevedono un investimento di circa 142,7 milioni di euro e una durata complessiva di circa 36 mesi sicché l'ultimazione potrà prevedersi nell'anno 2024». Insomma, far slittare i Mondiali un anno più avanti è comunque troppo poco per avere le varianti pronte. L'obiettivo del rinvio non è questo ma è legato al contagio. Inoltre, tutti si erano già messi l'animo in pace che le infrastrutture viarie dei Mondiali non sarebbero state pronte per i Mondiali. Il sogno che il rinvio potesse riallineare i calendari è durato poco più di una mattinata. CANTIERI AVVIATI Tra i vari interventi uno era stato già avviato anche se ha sofferto il lockdown che aveva costretto Anas a bloccarlo per ragioni di sicurezza. «Gli interventi di miglioramento funzionale della statale 51 di Alemagna nei pressi di Longarone - proseguono i vertici Anas - da attuarsi in otto stralci funzionali, alcuni dei quali già affidati alle ditte esecutrici prima dell'emergenza Covid-19, sono stati riavviati a seguito del ripristino delle condizioni logistiche e di sicurezza per le maestranze. Inoltre, la settimana scorsa Anas ha aggiudicato in via definitiva ulteriori stralci funzionali, la cui consegna dei lavori alle imprese aggiudicatarie avverrà nei prossimi giorni». Andrea Zambenedetti Gazzettino | 26 Maggio 2020 p. 4 edizione Belluno Padrin ottimista: «Potremo lavorare con più calma» Ieri mattina il presidente della provincia di Belluno, Roberto Padrin, come prima cosa, ha preso in mano il suo smartphone ed ha composto il numero di telefono di Giovanni Malagò. Obiettivo: provare a capire la nuova lista delle priorità. Provare a immaginare, con il diretto interessato, quale scenario si sarebbe aperto dopo le parole pronunciate in diretta nazionale. La giornata di ieri è rimasta a lungo sospesa in attesa di un cenno dalla Fisi per capire se, e quando, le parole di Malagò da «volontà» avessero assunto il crisma di certezza. L'OBIETTIVO Un colloquio telefonico da cui Padrin è comunque uscito confortato. «Il rinvio di un anno delle Olimpiadi - spiega Padrin - non vuol dire che possiamo fermarci e che abbiamo più tempo ma che dobbiamo lavorare in modo ancora più intenso. Il rinvio dei Mondiali non è necessariamente un male» spiega il presidente della Provincia di Belluno che prova ad analizzare i pro e i contro dell'annunciato slittamento al 2022 dell'appuntamento iridato di Cortina. GLI ASPETTI SPORTIVI «Diciamo subito - prosegue l'inquilino di Palazzo Piloni - che il fatto di calendarizzare i Mondiali di Sci nel 2022, poche settimane dopo le Olimpiadi di Pechino, non sarà sicuramente un vantaggio per il nostro evento. Ma lo spostamento in avanti di un anno ci offre aspetti molto positivi. Su tutti, il fatto di non correre nessun rischio per quanto riguarda pubblico e ospitalità: tenere le gare nel 2021 poteva rappresentare un problema sotto questo punto di vista; e avremmo potuto avere un evento in tono minore, il che sarebbe stato un danno economico e per la visibilità di Cortina e del nostro territorio. Nel 2022 contiamo di aver archiviato definitivamente la pandemia Covid-19. Poi, avere un anno in più significa poter spingere al massimo sul completamento delle opere infrastrutturali. Per quanto riguarda le opere di Cortina, non avremmo avuto problemi, visto che eravamo in dirittura d'arrivo. Così, però, possiamo chiedere ad Anas di accelerare ulteriormente i tempi e completare il più possibile delle opere viabilistiche del Piano Mondiali». SCALINO VERSO L'OBIETTIVO È anche - e Padrin lo sa bene - una questione di prospettive. Il rinvio di un anno costringe a nuovi investimenti in termine di pubblicità e di marketing ma è uno scalino che, una volta superato, accorcia le distanze dall'obiettivo. «Nel frattempo - continua il presidente Padrin - ho parlato con il presidente del Coni Malagò. Crediamo che lo slittamento in avanti al 2022 dei Mondiali e la vicinanza con le Olimpiadi 2026 ci consentiranno di fare un lavoro funzionale al grande appuntamento di Milano-Cortina, mettendo a punto tutto quello che serve per le gare sportive, ma anche per l'accoglienza degli atleti e del pubblico, e per le infrastrutture di collegamento verso le nostre Dolomiti». Insomma nel momento in cui è troppo presto per dire se il bicchiere sia mezzo vuoto, Padrin prova a vederlo mezzo pieno. «Cortina - conclude - e la provincia di Belluno supereranno anche questo scoglio. Andiamo avanti con lo stesso entusiasmo provato a Losanna un anno fa».
CAROSELLO: COLLEGAMENTO CORTINA – ARABBA – CIVETTA Corriere delle Alpi | 4 Maggio 2020 p. 18
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Dolomiti Superski, estate più breve e con un turismo soprattutto italiano Stefano Vietina Belluno «Noi faremo la nostra parte, come sempre. Ben 75 dei 90 milioni di investimenti programmati per nuovi impianti e ammodernamento delle piste sono confermati. Non abbiamo tolto un centesimo al budget previsto per la promozione. Guardiamo avanti con fiducia e soprattutto col coraggio tipico degli imprenditori». Thomas Mussner, direttore generale del Dolomiti Superski, il più importante consorzio sciistico al mondo, che conta 130 società affiliate nelle 12 valli di Veneto, Trentino e Alto Adige, guarda ad un'estate con tante incognite. In questi giorni doveva partire il calendario SuperSummer, la versione estiva del Consorzio, con l'apertura di cento impianti di risalita, che ormai da anni offrono un contributo sostenibile alla mobilità nelle 12 valli dolomitiche, portando le persone in quota senza il traffico motorizzato. «Invece stiamo aspettando di sapere quali saranno le regole da rispettare per la riapertura. Ma non stiamo fermi, ovviamente. Abbiamo stilato una serie di scenari possibili e ci muoveremo con tutta la nostra capacità operativa non appena sapremo di più. Consapevoli che abbiamo una grande responsabilità». Quale? «Essere parte integrante di una filiera, con un ruolo da protagonisti. È chiaro che un rifugio apre e vive, anche e soprattutto, se apre l'impianto; così come i nostri impianti hanno un senso se sono aperti gli alberghi e le altre strutture ricettive, gli esercizi commerciali, i servizi. In questo momento di incertezza generalizzata vogliamo rappresentare, dunque, un riferimento importante, un impulso alla ripartenza; e potremo esserlo tanto più quanto le istituzioni collaboreranno in modo che le restrizioni in qualche modo vengano tolte o attenuate». La stagione invernale si è interrotta bruscamente. «Purtroppo sì, il 10 marzo, ed è stato un vero peccato se si considera che aveva nevicato da poco, che le piste erano ottime e la stagione poteva risultare storica, anche perché il tempo in questi due mesi è stato bellissimo». Quanto vi è costato? «Abbiamo perso diverse decine di milioni di euro, ma ha poco senso star qui a recriminare. Noi siamo abituati a rimboccarci le maniche e ad andare avanti. Ed infatti stiamo lavorando anzitutto per la stagione estiva». Come la vedete? «Più corta del previsto, con un turismo soprattutto nazionale, anche se non è del tutto esclusa l'apertura, anche se solo parziale, al turismo estero. In ogni caso il comprensorio vuole farsi trovare pronto, con tutte le precauzioni previste, a garanzia della sicurezza di chi vorrà cambiare aria». Dall'estero tante disdette? «Va detto che in tempi normali d'estate abbiamo già solitamente un 60% di turismo nazionale. Il sistema ricettivo comunque ci fa sapere che chi ha prenotato fino ad ora resta in attesa degli eventi. Pochi insomma hanno disdetto. Di certo da quando è scoppiata l'emergenza Coronavirus nuove prenotazioni, come comprensibile, non ci sono state, anche perché al momento sussistono vincoli alla mobilità e molti paesi prevedono ancora la quarantena obbligatoria per chi dovesse rientrare dall'Italia». Quindi un'estate italiana? «Sono convinto, come dicevo, che questa estate vedrà un forte incremento di presenze italiane e di prossimità. Noi stiamo cercando di definire una proposta che si basi sul long stay, per incentivare soggiorni più lunghi o ripetuti. Con una proposta di filiera di qualità». Quando doveva partire la stagione estiva? «Il programma originale prevedeva lo start nella seconda metà di maggio; adesso abbiamo spostato la linea di partenza alla seconda metà di giugno, con il 4 luglio come data di aperture a regime. Ma non escludo che qualche società, in qualche particolare contesto, parta già da fine maggio. La situazione è in continuo divenire». Quali sono le carte che può giocarsi la montagna? «In questo scenario per molti versi critico ci sono, a mio avviso, molte opportunità. Siamo convinti, anzitutto, che la montagna possa rappresentare, ancora di più quest'anno, la vacanza ideale, grazie agli spazi infiniti nei quali potersi muovere, evitando assembramenti, all'aria pulita e fresca che conforta il fisico dopo mesi di confino in casa; e grazie al supporto degli impianti di risalita per raggiungere comodamente le quote più alte e toccare con mano le Dolomiti, da oltre 10 anni Patrimonio Mondiale Unesco». E poi c'è la prospettiva della prossima stagione invernale. «Come accennavo all'inizio, sono iniziati i lavori di sostituzione e realizzazione di alcuni impianti di risalita nelle 12 valli dolomitiche, come facciamo ogni anno. Tra questi la nuova cabinovia di collegamento Cortina-Cinque Torri». Corriere delle Alpi | 4 Maggio 2020 p. 19 Il collegamento tra Tofane e Cinque Torri diventerà realtà Cortina Il nuovo collegamento funiviario tra i comprensori sciistici delle Tofane e delle Cinque Torri sta diventando realtà. La Provincia di Belluno, nell'ambito del piano degli interventi infrastrutturali messi in campo dal governo in vista dei Mondiali di sci 2021, ha proceduto all'aggiudicazione dei lavori per la realizzazione della cabinovia «Son dei Prade -Bai de Dones». Si tratta di uno degli interventi più significativi nel perimetro del Dolomiti Superski, a firma Leitner Ropeways, azienda altoatesina che qualche mese fa ha ultimato i lavori di realizzazione della nuova cabinovia Cortina-Col Druscie, in sostituzione della prima sezione della storica funivia Freccia nel cielo. La nuova cabinovia, un'opera da quasi 15 milioni di euro, avrà una lunghezza di 4,5 chilometri in due tronchi, con una stazione intermedia all'altezza della località Cianzopè; 54 le cabine da 10 posti che si muoveranno tra la stazione sciistica di Pocol e quella delle Cinque Torri. Un collegamento strategico non solo in vista dei Mondiali 2021, ma per lo sviluppo turistico di Cortina, ponendo di fatto le basi per un collegamento diretto tra il comprensorio delle Tofane e il giro del Sella. Senza dimenticare gli importanti riflessi positivi sulla mobilità e viabilità ai piedi delle Tofane. Sulla base di quanto disposto dalla gara d'appalto, e Coronavirus permettendo, i lavori dovrebbero avere inizio alla fine del mese di giugno per risultare completati tra la fine dell'anno e i primi di gennaio 2021, giusto in tempo per i Mondiali. --s.v.
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PELMO D'ORO: IL PREMIO SLITTA ALL'ANNO PROSSIMO Corriere delle Alpi | 7 Maggio 2020 p. 33 Salta il Pelmo d'Oro: l'edizione numero 23 slitta al prossimo anno BellunoLa pandemia da coronavirus non risparmia neanche il Pelmo d'Oro. Lo storico premio curato dalla Provincia, in collaborazione con Cai e Fondazione Dolomiti Unesco, sarebbe stato in calendario per il mese di luglio. Ma il blocco delle attività causato dalla pandemia ha costretto gli organizzatori a optare per un rinvio. La ventitreesima edizione quindi slitta al 2021, sempre a Cesiomaggiore, località che avrebbe dovuto ospitare la cerimonia di premiazione già quest'anno. «Purtroppo l'incertezza di queste settimane e delle prossime ci impedisce una programmazione definita degli eventi e delle manifestazioni estive», spiega il presidente della Provincia, Roberto Padrin. «Dopo aver sentito i componenti della Casa Comune (Cai, Soccorso Alpino e Guide Alpine) e il sindaco di Cesiomaggiore, abbiamo deciso di comune accordo di rinviare al 2021 l'edizione del Premio». Proprio in queste settimane la giuria avrebbe dovuto selezionare i vincitori - persone, enti pubblici e privati, associazioni e sodalizi - che si sono particolarmente distinti nel campo della conoscenza e promozione della cultura, della storia e delle tradizioni della montagna bellunese. Un'operazione che a questo punto sarà fatta nella primavera del prossimo anno. «Quella che abbiamo dovuto prendere è una decisione non priva di rammarico, ma obbligata di fronte alla situazione ancora incerta che si profila», prosegue Padrin. «Sono convinto che l'edizione 2021 del Pelmo d'Oro sarà l'occasione per vivere con maggiore entusiasmo e slancio questo appuntamento, momento di eccellente promozione del nostro territorio e della cultura alpina».
SUONI DELLE DOLOMITI: LA RASSGNA SLITTA ALL'ANNO PROSSIMO L'Adige | 22 Maggio 2020 p. 7 segue dalla prima Il virus spegne i Suoni delle Dolomiti Rinvio all'estate 2021: «Arresi all'evidenza» Dopo venticinque anni di emozioni sonore in alta quota l'emergenza legata al coronavirus spezza il filo musicale del Festival I Suoni delle Dolomiti. Anche la manifestazione più attesa dell'estate trentina, per quanto riguarda la musica, deve alzare bandiera bianca e dare appuntamento al 2021. L'annuncio ufficiale, nell'aria da settimane considerando che in tutta Italia la maggior parte dei festival sono stati rinviati all'anno prossimo, è arrivato ieri spezzando le illusioni di chi, magari pensando alla dimensione open air dei Suoni delle Dolomiti, sperava che almeno qualche evento si potesse ugualmente tenere. Una decisione sofferta quella di Trentino Marketing ma presa in accordo con tutti i partner dei festival e le diverse Apt di ambito coinvolte nell'organizzazione. «Abbiamo sperato fino all' ultimo - afferma Maurizio Rossini Ceo di Trentino Marketing - di riuscire a trovare una soluzione per garantire lo svolgimento del festival. Abbiamo però dovuto arrenderci di fronte al fatto che non ci sono le condizioni per garantire la sicurezza e il distanziamento richiesti, rispettando al tempo stesso l'identità di una manifestazione che ha come valore aggiunto proprio la condivisione di un'esperienza emozionale nella natura e tra le Dolomiti e in particolare il rapporto umano dato dalla vicinanza del pubblico con gli artisti». Da sempre la peculiarità dei Suoni delle Dolomiti è il rapporto che si viene a creare fra i protagonisti dei concerti e il pubblico che sale in montagna per assistere, immerso nel verde, a performance uniche senza alcun diaframma di separazione fra artisti e platea. Una magia impossibile da ricreare stante le vigenti disposizioni governative sugli eventi all'aperto: «Il calendario della ventiseiesima edizione dei Suoni - spiega Chiara Bassetti , direttore artistico del Festival - era già pronto da oltre due mesi ma poi abbiamo dovuto arrenderci davanti all'evidenza. Fino ad una decina di giorni fa ci credevamo ancora ma l'ultimo decreto del Governo, pur non essendoci ancora un protocollo provinciale, ci ha tolto ogni illusione. Eventi come il nostro non si possono tenere». Il problema, oltre alla cancellazione della quasi totalità dei tour di artisti internazionali e italiani, è quello del contingentamento e del controllo del pubblico: «Il tratto distintivo dei Suoni delle Dolomiti - sottolinea - è la libertà di vivere gli spazi, di arrivare sul luogo del concerto e sedersi su un prato, su una roccia ognuno come crede. Una dimensione informale che inevitabilmente si scontra con la prevenzione del rischio». Ma la macchina organizzativa dei Suoni coinvolge altre realtà come quelle dei rifugi che vivono un momento drammatico, delle guide alpine e di tutti coloro che lavorano alla riuscita di ogni singolo concerto. Il rimpianto è forte anche perché in un'estate come questa, priva di grandi eventi, molto probabilmente la gente sarebbe arrivata ancor più numerosa in alta quota e quella del web non appare una strada percorribile: «Non ci sarà nulla di virtuale, come invece accadrà magari per altre manifestazioni, perché i Suoni non hanno alcun senso se non si vivono immersi nella natura». Tutto sospeso fino all'estate 2021: «Contiamo di avere ospiti in Trentino il prossimo anno, molti dei musicisti italiani ed internazionali
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che avevamo in cartellone quest'anno e dopo questa pausa forzata la ventiseiesima edizione dei Suoni avrà dei colori e delle sfumature ancora più intensi». E chissà che magari il prossimo anno non sia anche l'occasione per rendere omaggio ad un "amico" dei Suoni delle Dolomiti come Ezio Bosso recentemente scomparso: «Bosso per noi è, ed uso il presente perché lui è sempre qui con la sua musica, una persona speciale e non mancherà certo l'occasione per ricordarlo. Lo abbiamo avuto al Festival nel 2010 a Lavarone quando ancora nessuno lo conosceva. Bosso ha scritto per noi la composizione originale dedicata alla Foresta di Paneveggio "Under the tree's voice" ed è stato protagonista di una memorabile Alba nel 2013 a Col Margherita in Val di Fassa. Ci mancherà».
RIFUGIO CORNELLE: LA TORRE NON SI FARA' Alto Adige | 21 Maggio 2020 p. 22 Catinaccio, niente torre ma due nuovi impianti per arginare il traffico BOLZANO Niente nuova torre panoramica in cristallo alta una ventina di metri ai piedi del Catinaccio. Gli impiantisti, privi del necessario appoggio politico in giunta provinciale, hanno deciso di rinunciare e incanalare le loro energie imprenditoriali verso altri progetti, investendoci ben 17 milioni di euro. Ossia: nuova cabinovia da dieci posti ad ammorsamento automatico da malga Frommer al rifugio Coronelle, con stazione a monte completamente interrata e nuova stazione intermedia che permetterà di collegarsi alla stazione a monte dell'esistente seggiovia Tschein, la quale verrà a sua volta prolungata portando la stazione a valle fin giù all'altezza di malga Moser; anche in estate consentirà di raggiungere a piedi il lago di Carezza partendo da Nova Levante, senza servirsi dell'auto; inoltre, così si potranno eliminare le vecchie seggiovie Laurino II e Laurino III e pure il datato skilift Moseralm Baby. Il tutto sarà pronto per natale 2020. Tramonta invece, almeno per ora, il progetto di realizzare la nuova seggiovia esaposto da malga Frommer alla baita Masarè, eliminando i due vecchi skilift Franzin e Rosengarten. Perché oggi non conviene più investire in impianti attivi esclusivamente nella stagione invernale. Costano, e con il solo movimento invernale non si ripagano.Niente torre di cristallo«Ci è stato detto chiaro e tondo: al momento attuale in giunta provinciale non ci sono le maggioranze per quel progetto. Ci è stato chiesto di ripensarlo, facendoci carico della ristrutturazione del rifugio Coronelle, ma attualmente le nostre risorse finanziarie e le nostre energie sono impiegate al 110% nella realizzazione della nuova cabinovia da dieci posti, con la stazione a monte interrata». Lo precisa Florian Eisath, amministratore delegato della Carezza Dolomites. Quindi, niente impattante torre panoramica di cristallo alta una ventina di metri ai piedi del Catinaccio, pesantemente criticata dal Cai Alto Adige e soprattutto dal potente Alpenverein sudtirolese che, con i suoi 72 mila soci, l'aveva apertamente osteggiata, ritenendola un'inutile scempio paesaggistico.Cabinovia interrata a monteI lavori sono cominciati da pochi giorni. Il nuovo impianto verrà realizzato dalla Doppelmayr. Sarà una cabinovia ad ammorsamento automatico, con cabine da dieci posti. Lunghezza 1.807 metri, 560 metri di dislivello, tempo di salita soltanto sei minuti e mezzo. La stazione a valle (malga Frommer) verrà realizzata in corrispondenza della stazione a valle dell'attuale seggiovia per il Coronelle, mentre la stazione a monte sarà leggermente spostata a destra guardando da valle, sotto la terrazza del bar Laurins Lounge. E sarà totalmente interrata. Due luci per far entrare e uscire le cabine, una terza per l'uscita di escursionisti d'estate e sciatori d'inverno. L'ha progettata l'architetto Werner Tscholl, noto negli ambienti del turismo alpino internazionale per aver disegnato le avveniristiche stazioni turistiche lungo la strada del passo Rombo e il museo al suo colmo. «Vista la delicatezza dell'ambiente e la posizione esposta, l'area prevista per la realizzazione della nuova stazione in quota non si presta a inserire nel paesaggio una struttura puramente tecnica concepita secondo criteri formali tradizionali. La stazione a monte, infatti, si colloca proprio davanti alle pareti del massiccio del Catinaccio. L'attuale complesso di strutture esistenti, con la stazione della seggiovia, il rifugio Fronza alle Coronelle e il Laurins Lounge, appare poco favorevole al godimento del panorama montano. Di qui, la necessità di priorizzare una soluzione dall'impatto visivo minimo per l'inserimento in questo ambiente», sintetizza lo stesso Tscholl. L'idea, chiarisce l'architetto, «è dunque quella di mantenere nascosto l'ulteriore elemento architettonico introdotto con la nuova stazione a monte. Con l'interramento della stazione, infatti, gli unici segni visibili a incidere sul versante saranno le aperture di ingresso e uscita delle cabine e l'accesso alla galleria pensata per il transito di escursionisti e sciatori verso le piste da sci e i sentieri dei dintorni».Non solo CoronelleIl progetto è però più ampio. Verranno eliminate: la vecchia seggiovia da malga Frommer al Coronelle, sostituita dalla nuova cabinovia a dieci posti; la vecchia seggiovia da malga Frommer alla stazione a monte della seggiovia Tschein, la quale in futuro si raggiungerà dalla stazione intermedia della cabinovia per il Coronelle, attiva anche in estate; il vecchio skilift Moseralm Baby che collegava la malga Moser alla stazione a valle della seggiovia Tschein, il quale verrà sostituito dalla nuova seggiovia Tschein, che verrà prolungata a valle fino alla malga Moser.Stagione al viaL'ultima stagione della vecchia seggiovia per il rifugio Coronelle aprirà l'11 giugno, per chiudere piuttosto in anticipo rispetto al solito, ossia domenica 30 agosto. Poi si dovrà smontare il vecchio impianto e completare i lavori edili per la nuova stazione a valle della nuova cabinovia da dieci posti. Che aprirà per le vacanze invernali di natale 2020.
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Corriere dell'Alto Adige | 21 Maggio 2020 p. 6 Rifugio Coronelle, via ai lavori per la cabinovia «invisibile» La stazione a monte sarà interrata. Il sindaco: «Torre di cristallo, l’idea resta valida» Enzo Coco BOLZANO Sono da poco iniziati i lavori della nuova cabinovia a 10 posti di Re Laurino che collegherà l’albergo Malga Frommer al Rifugio Fronza alle Coronelle. Da Bolzano sarà dunque possibile accedere, già dal prossimo Natale, alla meraviglia delle rocce del Catinaccio, avvicinandovisi senza barriere, con modalità ecologiche e accessibilità anche alle persone con mobilità ridotta. La società «Carezza Dolomites» è impegnata da anni sul fronte del turismo sostenibile e nell’autunno 2019 ha aderito al Patto per la neutralità climatica. «Miriamo a promuovere un modo di vivere la montagna ispirato all’idea della sostenibilità e della preservazione per il futuro — sottolinea l’ad Florian Eisath — andando inoltre a sensibilizzare e stimolare la regione e le altre realtà imprenditoriali. In un momento di crisi come quello attuale è ancor più importante dare segnali positivi e mettere in primo piano la sostenibilità dell’agire economico». Con una lunghezza complessiva di 1.807 metri e una stazione intermedia, il nuovo impianto sostituirà le due seggiovie Laurin II e Laurin III superando un dislivello di 560 metri e trasportando comodamente i passeggeri, al riparo dalle intemperie, fino ai 2.337 metri di quota del rifugio, raggiunto in soli 6 minuti e mezzo. Per la stazione a monte l’idea è quella di mantenerla «nascosta», interrandola. «Vista la delicatezza dell’ambiente e la posizione esposta — sintetizza Werner Tscholl, premiato nel 2016 come architetto italiano dell’anno, che l’ha progettata — l’area prevista non si prestava a inserire nel paesaggio una struttura che si collocherebbe proprio davanti alle pareti del massiccio del Catinaccio, in aggiunta all’attuale complesso di strutture esistenti. Di qui, la necessità di dare priorità una soluzione dall’impatto visivo minimo per l’inserimento in questo ambiente». Con l’interramento della stazione, infatti, gli unici segni visibili a incidere sul versante saranno le aperture di ingresso e uscita delle cabine e l’accesso alla galleria pensata per il transito di escursionisti e sciatori verso le piste da sci e i sentieri dei dintorni. Una scala mobile e un ascensore condurranno direttamente dal livello di sbarco al piano dell’attuale Laurins Lounge. Parallelamente alla costruzione della nuova cabinovia, saranno eseguiti i lavori di allungamento della seggiovia Tschein. «Smantelliamo lo skilift Moseralm Baby riuscendo non solo a ottimizzare il trasporto per l’attività sciistica ma proponendo anche una valida soluzione per la fruizione estiva» riferisce Eisath, che aggiunge: «La visione che ci anima è quella di avere ai piedi del Catinaccio un altopiano senz’auto, da godere in tutta la sua bellezza. Partendo da Nova Levante, in futuro si potrà raggiungere in modo ecologico il Lago di Carezza e fare ritorno. Anche da quello specchio d’acqua, inoltre, si potrà arrivare con una camminata di una ventina di minuti fino alla stazione a valle della seggiovia Tschein». Non tramonta con questo progetto l’idea della «torre di cristallo» ideata dallo stesso architetto, che aveva suscitato la contrarietà di molti ambienti ecologisti e di Cai ed Avs: «È un progetto separato — spiega il sindaco di Nova Levante Markus Dejori da sempre sostenitore dell’idea — che è ancora in piedi e attualmente oggetto di trattativa tra la Provincia e la Carezza Dolomites. Siamo molto contenti dell’avvio dei lavori per la funivia, ma non abbandoniamo l’idea della torre».
NOTIZIE DAI PARCHI Trentino | 8 Maggio 2020 p. 22 Sfregio al parco di Paneveggio, presentate due interrogazioni trento Due interrogazioni, una a firma di Lucia Coppola e Paolo Ghezzi (Futura) e una di Alessio Manica (Pd), per chiedere chiarimenti urgenti - su quello che sta accadendo nel parco di Paneveggio. Due interrogazioni che partono dall'articolo di Mauro Fattor pubblicato sul "Trentino" di ieri. Articolo che racconta di una strada. «La strada in questione - si legge - è quella che, passando per un bosco chiuso, dovrebbe unire malga Crel, a quota 1577, a malga Scanaiol a quota 1745. Quando diciamo che la strada, oltre ad aprire come una ferita il versante, distruggerà l'arena di canto del gallo cedrone che si trova a 1700 metri di quota, non è una metafora. Significa che dove oggi cantano i galli, fisicamente, domani ci sarà una strada camionabile. Proprio lì in mezzo». Un collegamento inimmaginabile viste le amplissime tutele cui è sottoposta l'area, ma che sarebbe possibile in virtù della decretazione d'urgenza del post-tempesta Vaia che autorizza una serie di interventi in deroga rispetto alle disposizioni normative provinciali. Tempesta che aveva interessato per fortuna in maniera lieve la zona in questione. «Quanto riportato dal quotidiano " Trentino" relativamente alla realizzazione di una nuova strada forestale nel cuore del Parco di Paneveggio, in Primiero - commenta Alessio
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Manica - è di una gravità assoluta e per questo ho subito depositato un'interrogazione - per chiedere spiegazioni alla Giunta provinciale. Stiamo infatti parlando di una zona collocata in piena area protetta e vincolata ai sensi della Direttiva europea habitat, sia come Zsc (zone speciali di conservazione) che come Zps (zone di protezione speciale). La motivazione principale di tale previsione di tutela - oltre al fatto che i boschi attraversati rappresentano una delle più belle zone delle Dolomiti Patrimonio dell'Umanità Unesco - è dovuta alla presenza e alla riproduzione del gallo cedrone delle Alpi, il cui areale di canto rischia ora di essere distrutto. Ma siamo anche di fronte ad un possibile pericoloso abuso della decretazione d'urgenza, per realizzare ciò che le norme di salvaguardia e tutela hanno sempre vietato ed evitato». «Uno sfregio alla natura nel Parco di Paneveggio» è il duro commento di Ghezzi e Coppola. Che proseguono: «Con la "scusa" della tempesta Vaia, insomma, che ha fatto scempio delle nostre foreste, a Paneveggio si rischia uno scempio "stradale" irreversibile. E quindi le domande alla giunta provinciale che riguardano anche «la valutazione costi/benefici dell'intera operazione, tenendo conto dei danni ambientali, del costo di realizzazione della strada e del valore del legname recuperato». E come si pensi « di evitare uno scempio ambientale e un danno irreversibile all'area di canto del gallo cedrone, specie protetta, nel Parco di Paneveggio - Pale di San Martino». Trentino | 14 Maggio 2020 p. 10 Parco di Paneveggio: la strada contestata e le tante zone d'ombra mauro fattor trento Prima le interrogazioni urgenti in consiglio provinciale, poi le prese di posizione delle associazioni ambientaliste del Trentino, di tutte, grandi e piccole. Ieri una delle più attese, quella della Sat, che ripartiamo per intero nella pagina a fianco per ciò che la Sat rappresenta nella società e nella cultura trentine e per il respiro dell'analisi. Il tema, urgente e spinoso, è quello dell'abuso delle decretazione d'urgenza post-Vaia per realizzare una strada forestale tra malga Crel e malga Scanaiol, in val Cismon, in pieno Parco naturale di Paneveggio-Pale di San Martino, che rischia di distruggere una delle più importanti arene di canto del gallo cedrone delle Alpi Orientali. Si tratta di un sito ben noto ai ricercatori che in Europa si occupano di tetraonidi e che per molti versi rappresenta un unicum, anche perchè si trova al centro di un habitat ad altissima vocazionalità per la specie. Ciò detto, siamo ancora nella fase della "moral suasion", con la speranza di ripensamento dell' intero progetto da parte dell'amministrazione provinciale, ma il tempo per intervenire oramai è agli sgoccioli visto che le ruspe si trovano già ben oltre malga Crel. Per inquadrare meglio la questione è utile però fare un passo indietro e mettere a fuoco alcuni passaggi chiave dell'iter procedurale, evidenziandone le zone d'ombra. Partiamo dal progetto, che ha subito una correzione in corsa. Nel primo stralcio del Piano d'azione per la gestione degli interventi di esbosco post-Vaia - parliamo dell'ordinanza di Fugatti del 18 gennaio 2019 - il collegamento malga Crel-malga Scanaiol infatti non esiste. O meglio, esiste la progettazione della strada ma limitatamente al primo tratto, quello che raggiunge l'area degli schianti poche centinaia di metri dopo malga Crel, dove oggi di fatto sono arrivati i lavori e dove, stando a questo primo progetto, le ruspe avrebbero dovuto fermarsi. Il secondo tratto di strada, quello finito sotto accusa, compare solo successivamente, nell'aggiornamento del Piano d'azione approvato con ordinanza il 19 giugno 2019, verosimilmente in relazione all'aggiornamento della cartografia aree danneggiate. Il fatto è che la nuova cartografia non corrisponde allo stato delle cose sul terreno. La contestazione arriva direttamente dagli uffici tecnici del parco che nella relazione del gennaio 2020, a lavori già iniziati, scrivono: "Il Piano d'azione prevede che la nuova viabilità forestale venga realizzata esclusivamente per accedere alle aree boschive danneggiate. La strada in oggetto risulta avere tali caratteristiche per il primo tratto, ma non per il secondo in cui le aree schiantate sono del tutto marginali, come peraltro evidenziato dallo stesso Piano di gestione forestale aziendale". Dunque gli schianti non ci sono o se ci sono irrilevanti. A questo proposito è interessante notare che lo stesso Piano d'azione aggiornato afferma nel paragrafo "Conservazione e ambiente" che "in alcune situazioni l'asportazione di tutto il legname danneggiato dal bosco può modificare in maniera sostanziale l'equilibrio di sistemi forestali connessi con la presenza di specie di particolare interesse naturalistico ambientale e oggetto di specifica protezione, anche in relazione a quelle indicate negli elenchi di Natura 2000. In questi casi può essere necessario lasciare il materiale in bosco o limitarsi ad un esbosco parziale. In base alle informazioni disponibili attualmente, le aree schiantate interessano circa l'1% delle superfici boscate all'interno delle Aree Protette del sistemza provinciale". A fronte di tutto ciò, la realtà è che i rilievi puntuali e circostanziati degli uffici tecnici del Parco e le eccezioni previste dallo stesso Piano d'Azione, sono rimasti lettera morta. Il progetto è approdato direttamente in sede di giunta esecutiva, che il 17 gennaio 2020 ha alzato le mani dichiarandosi incompetente in materia di interventi in regime straordinario. Saltato invece a piè pari il Comitato di gestione dove siedono anche i rappresentati delle associazioni protezionistiche, della Sat, del Muse, della Fondazione Mach, dell'Associazione Cacciatori, tutte competenze che avrebbero potuto dare un contributo importante alla discussione in fase preliminare e che sono state tagliate completamente fuori. Quanto alla decisione della giunta esecutiva, non è un mistero per nessuno che in un certo tipo di contesto politico-amministrativo, in certi frangenti contano molto più i rapporti di equilibrio o di forza tra enti territoriali diversi che le finalità di tutela, in senso stretto, di un'area protetta. Anche da ciò l'impasse. Forse una maggiore circolazione orizzontale del progetto a livello di organi del parco, e verticale con il coinvolgimento e coordinamento preventivo dei vertici del Servizio Foreste e Fauna e del Servizio Sviluppo sostenibile e aree protette avrebbe potuto evitare il guaio di oggi. Ma tant'è. C' è un'ultima cosa, importante, che va sottolineata. Restano infatti senza risposta molti dubbi riguardo ad aspetti rilevanti della procedura seguita. In base ad una giurisprudenza
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consolidata della Corte di Giustizia Europea (disponibile sulla Gazzetta ufficiale Ue del 25 gennaio 2019 e confluita nelle Linee guida nazionali pubblicate sulla Gazzetta Ufficale italiana del 28 dicembre 2019), è esclusa infatti per le aree che fanno parte della rete Natura 2000 ed individuate come ZSC (Zone Speciali di Conservazione) o ZPS (Zone di Protezione Speciale) - e tale è il caso del Parco di Paneveggio e dell'area interessata al progetto - la possibilità di derogare dalla Valutazione di incidenza, anche in situazione emergenziale. Ci possono essere procedure più o meno semplificate, si può ricorrerere ad uno screening di incidenza da parte dell'ente gestore, ma in ogni caso una forma di valutazione deve essere fatta e deve essere resa pubblica prima dell'inizio dei lavori. Tutto ciò non risulta che al Parco sia stato fatto. Agli atti la cosa più vicina ad uno screening di incidenza (inteso come procedimento interno) sul collegamento malga Crel-malga Scanaiol è e resta la relazione degli uffici tecnici del parco e il risultato è noto: una bocciatura. Trentino | 14 Maggio 2020 p. 10 Mountain Wilderness: «Inconcepibile, subito lo stop ai lavori» trento Anche Mountain Wilderness, per voce di Gigi Casanova, è scesa in campo per protestare contro la realizzazione del collegamento tra Malga Crel e Malga Scanaiol. "Per una questione non minimale di rispetto gerarchico delle fonti giuridiche - scrive l'associazione è necessaria una premessa che faccia riferimento ai protocolli della Convenzione delle Alpi, Foreste montane e Difesa del suolo in quanto totalmente disattesi nella gestione del post Vaia in provincia di Trento (e a livello nazionale). In ambedue i protocolli la Convenzione, nella gestione delle foreste, offre priorità assoluta alla tutela degli ambienti naturali. L'aspetto economico lo si gestisce in funzione dell'incremento di biodiversità e di tutela della fertilità dei suoli. In Trentino, ovunque, si è data priorità assoluta alla costruzione di nuove e invasive strade forestali, mentre il legname rimane a terra.La strada oggi in costruzione sembra risulti utile al recupero di legname schiantato dalla tempesta Vaia, è giustificata come emergenza ambientale facendo riferimento alla ordinanza della Protezione civile provinciale n° 7872888, art. 4 e 12, e relativo piano di Azione. A nostro avviso non era possibile, viste le reali alternative presenti nel recupero del legname (utilizzo di teleferiche) giustificare l'opera sulla base di quella ordinanza. Non si è in presenza di una reale emergenza, infatti a 18 mesi dall'evento il legname non è ancora stato recuperato. La deroga alla normativa del parco e alle leggi provinciali non è sostenibile. Si è violata la legge 21.10.2010 in quanto il parco non ha potuto esprimere un suo parere in tempi utili: i lavori erano già iniziati a settembre 2019. Certamente il parco nella delibera 17.1.2020 poteva mostrare più coraggio invece di rintanarsi nell'Aventino della non espressione del parere. Ma va ribadito come i lavori fossero già decisi e iniziati fin da settembre 2019, nella più totale sottovalutazione dell'importanza strategica e ambientale dell'area violata. La Provincia autonoma di Trento e il comune di Primiero con quella decisione hanno umiliato il parco. L'areale interessato fa parte del patrimonio naturale di Dolomiti UNESCO. Non risulta che la Fondazione Dolomiti UNESCO o il suo Comitato scientifico siano stati interpellati nel merito. Più che al servizio del bosco la strada in questione sembra risultare utile a forzature ripetute nel passato dall'ex comune di Fiera di Primiero che intendeva raggiungere con nuova viabilità malga Scanaiol per trasformarla in agriturismo.L'occasione si è presentata con questa emergenza". La conclusione:"Siamo a chiedere quindi con determinazione la sospensione immediata dei lavori, la riduzione drastica del progetto in modo da salvaguardare l'arena di canto e le sue ampie pertinenze, ad oggi intonse anche da danni da vento". Trentino | 14 Maggio 2020 p. 11 «Fermate quel progetto, calpesta i valori di tutti» Sulla delicata questione della strada che minaccia una una delle zone ecologicamente più importanti del Parco di Paneveggio-Pale di San Martino, è arrivata ieri la presa di posizione dell'Ufficio di presidenza della Sat, a nome quindi dell'intero sodalizio alpinistico. Lo riportiamo qui di seguito per intero. In questo periodo di lock down, in cui il mondo si è pressoché fermato, noi umani ci troviamo come bloccati in una situazione paradossale di “cattività” forzata ad osservare passivamente, fuori dalle nostre finestre, una natura che inarrestabile e mai tanto tranquilla, segue il suo corso. Dopo tutto quello che abbiamo capito riguardo alle derivazioni del- la pandemia, alle cause antropiche di disturbo e sfruttamento ambientale che possono porta- re a tali conseguenze e dopo aver riflettuto su quello che è possibile fare per evitare tutto questo, ci siamo forse illusi di poter uscire da questa esperienza cambiati, negli stili di vita, nella mentalità, nell’approccio alla natura e magari di uscirne più consapevoli della nostra impronta ecologica e quindi, per certi versi, più sensibili e recettivi. In questo contesto quasi surreale, di sospensione delle attività e quasi totale as- senza umana su strade, città e montagne, la notizia del proget- to e dei lavori relativi alla nuo- va strada forestale, di collega- mento tra Malga Crel e Malga Scanaiol, prevista all’interno del Parco naturale Paneveggio - Pale di San Martino e la conse- guente distruzione di un’impor- tante arena di canto di gallo ce- drone, hanno il gusto amaro di un brusco risveglio, di un vio- lento ritorno alla realtà: una strada forestale, l’ennesima, progettata e realizzata con l’ur- genza dettata dal post - Vaia, dalla necessità di prelevare dal bosco quanto più legname e quanto più
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in fretta possibile, per salvare la produzione e pre- venire possibili pullulazioni di bostrico. Una progettazione d’urgenza, volta a massimizza- re la resa, senza alcuna ulterio- re riflessione sugli altri valori e sulle funzioni dell’arena di can- to stessa, che il tracciato inte- ressa, incurante degli elevati impatti che questa avrebbe su specie autoctone di rilievo e sugli habitat interessati. Una strada che non serve a null’al- tro se non a recuperare legna- me schiantato, un’opera defini- tiva dettata da un’esigenza mo- mentanea, da realizzare all’in- terno di una ZSC (ovvero una Zona Speciale di Conservazio- ne, secondo la Rete Natura 2000, Direttiva Habitat 92/43/CEE), dentro un’arena di gallo cedrone, in una delle zone più importanti del Trenti- no e delle Alpi Orientali per la conservazione dei tetraonidi. Una strada che, per assolvere alle mere funzioni di cui sopra, avrebbe potuto (e forse dovu- to) avere una lunghezza assai più ridotta, evitando le zone più delicate. Un’attenzione e un rispetto dovuti, all’interno di un Parco naturale provinciale che negli anni ha promosso progetti con importanti collabo- razioni internazionali che han- no contribuito a ampliare la no- stra conoscenza sulla specie: sforzi e investimenti che ri- schiano di essere irrimediabil- mente vani, se l’area più vocata per il cedrone di tutta la valle del Primiero venisse distrutta da una strada forestale. Ora, senza voler aggiungere nulla all’esaustiva istruttoria tecnica elaborata dagli organi tecnici del Parco naturale Paneveggio – Pale di San Martino e allegata alla deliberazione della Giunta del Parco, la SAT vorrebbe fare luce su questa apparente assen- za di valutazioni “altre” nell’ap- procciare e disporre queste progettazioni in aree tanto delicate e peculiari. La SAT si chiede co- me sia possibile che la Provin- cia autonoma di Trento, antesignana della selvicoltura natura- listica, della multifunzionalità di un bosco sempre più parte integrante dell’esperienza di eco-vacanza in Trentino, possa lasciare che la pianificazione forestale, anche se in emergen- za, si dimostri così miope da valutare e considerare il bosco come superficie esclusivamen- te produttiva, non curandosi affatto delle aree protette, della tutela della biodiversità, dei servizi ecosistemici, delle nor- mative nazionali e delle Diretti- ve europee, vigenti in materia di protezione e conservazione ambientale. La SAT si chiede ed esorta amministratori e cittadi- ni a fare la stessa riflessione, se non sia il caso di rivedere l’ap- proccio meramente economi- co-produttivo con il quale è stato affrontato il post -Vaia, senza sentire alcuna necessità di fare un ragionamento diver- so per le aree colpite dalla tale tempesta e situate all’interno delle aree protette provinciali, facendo prevalere il valore eco- logico, dando la giusta impor- tanza alla conservazione fauni- stica e ambientale, consideran- do l’opportunità di studio, ri- cerca e monitoraggio sulla ri- presa naturale del bosco, sul legno morto (di cui i nostri bo- schi sono estremamente pove- ri) e, più in generale, sulla biodi- versità e sulla resilienza delle nostre foreste verso un evento cataclismatico che, purtroppo, probabilmente non resterà iso- lato. Purtroppo, sembra invece si sia persa l’ennesima occasione per avviare quel cambiamen- to che, da più parti della socie- tà, anche alla luce degli attuali accadimenti, è sentito come impellente. In questo contesto, almeno le aree protette dovreb- bero essere maggiormente so- stenute e incoraggiate, come laboratori in cui pensare, analiz- zare, sperimentare e attuare nuovi modelli di pianificazione e gestione del territorio, non- ché di sviluppo socio-economi- co, che riconoscano nella tutela della biodiversità e della resi- lienza degli ecosistemi, i valori imprescindibili per uno svilup- po davvero sostenibile e dure- vole del territorio. Ci auguria- mo che anche queste nostre considerazioni contribuiscano ad una doverosa riflessione da parte di chi può ancora fermare la realizzazione dell'opera. L'Adige | 16 Maggio 2020 p. 31 Malga Crel, fermata la strada PRIMIERO «Con i sopralluoghi effettuati ieri dai tecnici del Servizio Foreste e Fauna, che seguono alla raccolta di ulteriori informazioni e dati sulla delicatezza, sotto il profilo ambientale e faunistico, dell'area in questione, abbiamo deciso di escludere la prosecuzione della strada forestale in località Crel, nel Comune di Primiero, realizzata per procedere alla rimozione delle piante schiantate dalla tempesta Vaia. Il punto di arrivo del tratto già realizzato, per la lunghezza di 1,1 chilometri, corrisponde con quello indicato nel primo Piano di Azione (del gennaio 2019, ndr), e consente di intervenire nell'area schiantata di maggiori dimensioni. L'area segnalata invece dal Parco di Paneveggio come particolarmente sensibile, perché arena di canto del gallo cedrone, non è stata finora interessata a lavori e non lo sarà dunque neanche in futuro». Chiariscono così il vicepresidente e assessore all'ambiente della Provincia autonoma di Trento Mario Tonina e l'assessore all'agricoltura e foreste Giulia Zanotelli l'esito delle nuove indagini effettuate su un'area che negli ultimi giorni aveva fatto parlare di sé perché interessata agli interventi di esbosco delle piante schiantate dal vento della tempesta scatenatasi nell'ottobre 2018. Contro la prosecuzione dell'opera, avviata lo scorso anno appunto per consentire la ripulitura del terreno invaso dagli alberi schiantati dalla tempesta, si erano espressi nei giorni scorsi la Sat e Mountain Wilderness, puntando anche il dito contro il Parco Paneveggio - Pale di San Martino, la cui giunta esecutiva si era dichiarata incompetente in materia di interventi urgenti come quelli previsti dal Piano d'azione provinciale approvato dopo la tempesta, mentre il progetto non era stato neppure sottoposto al Comitato di gestione, dove siedono anche i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, nonostante ci fosse un parere negativo degli uffici tecnici del Parco. Quello che si temeva, in particolare, era che si fosse presa la palla (di Vaia) al balzo per prolungare - con la scusa dei ripristini ambientali - la strada e raggiungere malga Scanaiol, in val Cismon, in pieno Parco e dentro una zona classificata come Zps (zona di protezione speciale) ove vigono regole stringenti. I nuovi elementi acquisiti dalla Provincia, in merito alla precisa localizzazione dell'arena di canto, ovvero l'area di riproduzione del gallo cedrone, costituiscono dunque elementi validi per escludere la prosecuzione della strada, mantenendo integra la particella 23 del Piano di gestione forestale aziendale di Fiera di Primiero.
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I lavori proseguiranno invece per rinverdire e rinaturalizzare le aree già lavorate e ridurre l'impatto della nuova viabilità, fino al punto in cui si è arrestata. L'area in questione è stata gravemente danneggiata da Vaia e ciò ha reso indispensabile un intervento di esbosco delle piante schiantate, anche per evitare successivi danni prodotti da parassiti forestali. Dopo la pausa invernale e quella connessa all'emergenza sanitaria Covid 19, i lavori sono stati ripresi il 20 aprile scorso. Valutata ora l'impossibilità di proseguire nella realizzazione del tracciato della forestale, per non impattare su un'area particolarmente delicata, si proseguirà con la rimozione degli alberi abbattuti nella zona resa accessibile dal tratto già realizzato. «Andrà valutato successivamente assieme ai nostri tecnici - sottolinea ancora Zanotelli - come intervenire nell'area che invece rimane distante dal punto di arrivo della nuova strada e contenere eventuali problematiche dal bostrico». «Il nostro sforzo - conclude il vicepresidente Tonina - è e continuerà ad essere quello di bilanciare due esigenze: da un lato la tutela del patrimonio ambientale e delle specie protette in particolare, e dall'altro il contenimento del rischio fito-sanitario legato alla presenza di tante piante schiantate". Ieri sera, per la decisione provinciale, ha espresso soddisfazione Futura, che aveva sollevato il caso. Trentino | 16 Maggio 2020 p. 10 Parco di Paneveggio, stop alla strada delle polemiche MAURO FATTOR TRENTO La contestata strada di collegamento tra malga Crel e malga Scanaiol in Val Cismon, all' interno del Parco di Paneveggio-Pale di San Martino non si farà. Con ciò verrà preservata una delle più importanti arene di canto del gallo cedrone delle Alpi Orientali, un gioiello quasi unico con una dozzina di maschi, che assieme all' intera zona circostante costituisce uno degli habitat più idonei del Trentino anche per la nidificazione e l'allevamento della prole. La notizia aveva cominciato già a circolare ieri mattina, poi nel primo pomeriggio la conferma attraverso un comunicato ufficiale della Provincia. Grande la soddisfazione di quanti in questi giorni, attraverso il nostro giornale, si erano battuti per evidenziare le incongruenze e le zone d'ombra di un progetto che, in piena area protetta e con il parere contrario degli uffici del Parco, aveva tutto il sapore di una beffa. Ad accendere i riflettori erano state le associazioni ambientaliste ma non solo. Altrettanto importante la decisa e circostanziata presa di posizione della Sat con un accorato appello all' amministrazione provinciale. La vicenda del resto era già approdata in consiglio provinciale con due interrogazioni di Futura e del Pd. Insomma, molta carne al fuoco. Giovedì pomeriggio il sopralluogo decisivo dopo giorni di confronto serrato tra i tecnici dell'assessorato Foreste e quelli dell'Ambiente. Alla fine a vincere sono stati buon senso e onestà intellettuale, da una parte e dall'altra. Fermare un progetto della pubblica amministrazione non è mai facile, spesso è come un treno in corsa che procede quasi per inerzia su binari prestabiliti. Stavolta non è andata così, qualcuno su quel treno ci è salito e ha tirato il freno. E questo va riconosciuto. Dunque, chapeau. A dimostrazione, forse, che quandi si tratta di progetti delicati, una maggiore dialettica orizzontale e verticale tra società civile, parco e pubblica amministrazione potrebbe aiutare a mettere a fuoco i problemi e a trovare preventivamente le soluzioni più idonee. Da ricordare per la prossima volta. Ma vediamo la posizione ufficiale della Provincia. «Con i sopralluoghi effettuati ieri dai tecnici del Servizio Foreste e Fauna, che seguono alla raccolta di ulteriori informazioni e dati sulla delicatezza, sotto il profilo ambientale e faunistico, dell'area in questione - si legge nel comunicato - abbiamo deciso di escludere la prosecuzione della strada forestale il località Crel, nel Comune di Primiero, realizzata per procedere alla rimozione delle piante schiantato dalla tempesta Vaia. Il punto di arrivo del tratto già realizzato, per la lunghezza di 1,1 chilometri, corrisponde con quello indicato nel primo Piano di Azione, e consente di intervenire nell'area schiantata di maggiori dimensioni. L'area segnalata invece dal Parco di Paneveggio come particolarmente sensibile, perché arena di canto del gallo cedrone, non è stata finora interessata a lavori e non lo sarà dunque neanche in futuro». Questa la puntualizzazione del vicepresidente e assessore all'ambiente della Provincia autonoma di Trento Mario Tonina e dell'assessore all'agricoltura e foreste Giulia Zanotelli. "I nuovi elementi acquisiti dalla Provincia continua il comunicato dell' Ufficio stampa - in merito alla precisa localizzazione dell'arena di canto, ovvero l'area di riproduzione del gallo cedrone, costituiscono dunque elementi validi per escludere la prosecuzione della strada, mantenendo integra la particella 23 del Piano di gestione forestale aziendale di Fiera di Primiero. I lavori proseguiranno invece per rinverdire e rinaturalizzare le aree già lavorate e ridurre l'impatto della nuova viabilità, fino al punto in cui si è arrestata. L'area in questione è stata gravemente danneggiata da Vaia e ciò ha reso indispensabile un intervento di esbosco delle piante schiantate, anche per evitare successivi danni prodotti da parassiti forestali. Dopo la pausa invernale e quella connessa all'emergenza sanitaria Covid 19, i lavori sono stati ripresi il 20 aprile scorso. Valutata ora l'impossibilità di proseguire nella realizzazione del tracciato della forestale, per non impattare su un'area particolarmente delicata, si proseguirà con la rimozione degli alberi abbattuti nella zona resa accessibile dal tratto già realizzato". E ancora :«Andrà valutato successivamente assieme ai nostri tecnici - sottolinea Zanotelli - come intervenire nell'area che invece rimane distante dal punto di arrivo della nuova strada e contenere eventuali problematiche dal bostrico». «Il nostro sforzo - conclude il vicepresidente Tonina - è e continuerà ad essere quello di bilanciare due esigenze: da un lato la tutela del patrimonio ambientale e delle specie protette in particolare, e dall'altro il contenimento del rischio fito-sanitario legato alla presenza di tante piante schiantate».©RIPRODUZIONE RISERVATA L'Adige | 23 Maggio 2020 p. 34
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La mobilità nel Parco riorganizzata VAL RENDENA Sarà un'estate diversa ma non per questo meno interessante e piacevole quella chi si avvicina. L'emergenza sanitaria non può fermare la voglia di vero relax. E così l'Apt Madonna di Campiglio Val Rendena investirà su nuove modalità di fruizione del territorio per garantire una vivibilità aumentata e «si potranno provare 100 esperienze a settimana, esperienze uniche, da vivere in sicurezza, singolarmente o insieme a pochi» dicono i vertici dell'ente turistico. La vacanza diventerà decisamente smart e il Dolomiti Natural Wellness, il progetto dedicato al benessere nella natura, sarà ulteriormente amplificato in numero di iniziative e diffusione sul territorio. Nuove idee, nuovi modelli, un laboratorio open air vivo e innovativo per non perdere la preziosa occasione di trasformare la crisi di oggi in nuove opportunità per il nostro domani. Il sistema di mobilità con bus navetta all'interno delle valli più importanti del Parco Adamello Brenta sarà riorganizzato e aperto alla sperimentazione di nuove modalità. L'ingresso in Val Genova, Vallesinella e Ritort potrà avvenire a piedi, con mtb ed e-bike, un sistema pubblico-privato di taxi e auto propria. Sarà incentivata la mobilità green liberando le valli, in alcune fasce orarie della giornata, dalle auto e dai mezzi a motore. Gli ingressi in auto saranno possibili solo su prenotazione, così l'ospite potrà riservarsi il suo spazio naturale. Nei centri delle località saranno invece potenziati i noleggi di biciclette, dalla mountain bike classica a quella elettrica.
LE INTERVISTE Trentino | 23 Maggio 2020 p. 17 Tonina: il nostro turismo ora punti su aree protette e parchi trento «Il Trentino ha nei parchi e nelle aree protette una carta centrale da giocarsi in un'estate che per il turismo sarà molto diversa da tutte le altre». L'assessore all'ambiente, e vicepresidente della giunta, Mario Tonina spiega come ci si sta preparando ad un'estate senza precedenti.I sondaggi dicono che il Trentino ha un'arma da giocarsi: la qualità dell'ambiente.Stiamo uscendo da un'emergenza sanitaria straordinariamente grave. Non è del tutto chiusa e le sue conseguenze economiche e sul piano sociale si noteranno in modo importante nei mesi prossimi. Il tema del bisogno di sicurezza e la possibilità di stare nella natura, in vetta alle richieste di chi sta pensando alle vacanze estive, trovano nel territorio trentino risposte ai livelli più alti. Si percepisce un cambiamento a livello della domanda. Noi ci possiamo spendere in quest'ottica grazie ad un percorso che, negli anni passati, la Provincia ha impostato in quella direzione. Non siete all'anno zero.Un accenno recente a questa impostazione, ben prima che si parlasse di Covid, ci riporta agli Stati generali della montagna: in quell'occasione era uscito forte il tema dell'ambiente, del paesaggio, della difesa del territorio. Ed in questi momenti la centralità di questi temi è cresciuta in modo esponenziale. Ci sono del resto delle caratteristiche che rendono unico il Trentino.A che cosa si riferisce?Ai parchi, alle aree protette, alle reti di riserve: tutte presenze funzionali al turismo. In questi giorni ci si è confrontati con i vertici del parco dello Stelvio, quello di Paneveggio ed Adamello Brenta e con la direzione della Fondazione Dolomiti Unesco. In quell'occasione c'erano con me il collega assessore al turismo Roberto Failoni ed il direttore di Trentino Marketing Maurizio Rossini. Va ricordato che i parchi rappresentano circa un terzo del territorio provinciale. Questi percorsi e queste peculiarità sono, in un momento così particolare, un giacimento di opportunità per il turismo.Cambia la domanda e pure la clientela, i l turista...Sì. Dovremo confrontarci con il turismo di prossimità, con una richiesta di vacanza che per i prossimi mesi arriverà dall'Italia. I segnali sono la necessità, dopo due mesi chiusi per forza dentro casa, di stare il più possibile a contatto con la natura. A questi ospiti interesserà la sicurezza delle strutture e la possibilità di svolgere attività all'aria aperta. Pochi territori possono presentare un'offerta migliore di quella del Trentino.A cosa si riferisce?Parliamo di percorsi didattici, benessere naturale. Ma anche di una mobilità che vuole essere sempre più ambientalmente sostenibile. Le stesse aree protette, e lo stiamo studiando con Trentino Marketing, possono garantire una ripartenza del nostro turismo. All'insegna di uno slogan che ci può vedere protagonisti di "Natura sicura". Un concetto che ci è stato suggerito dalla direttrice della fondazione Dolomiti Unesco Marcella Morandini. Secondo la giunta la sostenibilità ambientale ed economica sono la chiave per la ripresa. E serviranno scelte conseguenti e modelli innovativi.Anche per l'accoglienza?Beh, noi siamo abbiamo avuto sempre seconde case in gran numero rispetto all'Alto Adige. Giusto dunque mettere i sicurezza gli alberghi (e ci siamo mossi per consentire di farlo, allargando anche i plateatici) ma in un'epoca in cui si cerca la distanza interpersonale le case per le vacanze sono una risorsa in più.
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