Skip to main content

Le Venezie n. 55 anno 2023

Page 1

cultura e territorio Anno 19Numero 55Agosto 2023POSTE ITALIANE SPASPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE70%DCB VERONA 2 IL PREMIO MASI 2023 TRA RADICI E PROSPETTIVE MASI PRIZE 2023: ROOTS AND VISIONS di Gabriele Colleoni 8 ARENA DI VERONA 100 VOLTE FESTIVAL 100 FESTIVALS AT VERONA’S ARENA di Bonifacio Pignatti 32 VIAGGIO NELLE MAGIE DEI GIARDINI VENETI TOUR OF THE MAGIC OF VENETO GARDENS di Stephen Hobley

Direttore responsabile

Gabriele Colleoni

In redazione

Dora Stopazzolo

Cristina Valenza

Elisa Venturini

Traduzioni

Stephen Hobley

Impaginazione e stampa

Tipografia La Grafica

Vago di Lavagno (Vr)

cultura e territorio

8

Referenze fotografiche

Archivio Fondazione Arena

Archivio Fondazione Masi

Archivio Masi

Archivio Meneghello

Archivio Serego Alighieri

Archivio Stevanato

Jörg Bornmann

Foto Ennevi

Stephen Hobley

Hanno collaborato

Jörg Bornmann

Stephen Hobley

Camilla Madinelli

Nereo Pederzolli

Bonifacio Pignatti

Sonia Sbolzani

© 2023 – Fondazione Masi, Villa Serego Alighieri, Gargagnago di Valpolicella (Verona)

Testi e immagini possono essere riprodotti, anche parzialmente, con autorizzazione

Pubblicazione realizzata con il contributo di Masi Agricola SpA

Anno 19 - Numero 55 - Agosto 2023 - pubblicazione quadrimestrale Registrata presso il Tribunale di Verona il 24 giugno 2005, n. 1669

SOMMARIO

1 Una contraddizione che genera futuro A contradiction that provides our future di Isabella Bossi Fedrigotti

2 Premio Masi: guardando avanti tra radici e prospettive Masi Prize: looking to the future - Roots and Visions di Gabriele Colleoni

8 All’Arena 100 Festival di emozioni musicali At the Arena, 100 Festivals of musical excitement di Bonifacio Pignatti

16 Pedalando e degustando: il fascino dolce della lentezza

Cycling and tasting: the charm of going slowly di Jörg Bornmann

22 Cicloturismo per tutti sulle strade veronesi Cycle tourism for all on the roads of the Verona region di Camilla Madinelli

26 Il racconto di una regione nella storia del suo vino The tale of a region in the history of its wine a cura della Redazione

29 Dalla zappa al mouse: il Trentino è già nel futuro From the hoe to the mouse: Trentino is already in the future di Nereo Pederzolli

32 Un grand tour ‘all’inglese’ tra i giardini storici del Veneto

A grand tour ‘English-style’ of the Veneto’s historic gardens di Stephen Hobley

38 Libera nos a Malo: i sessant’anni del capolavoro di Luigi Meneghello

Libera nos a Malo: sixty years of Luigi Meneghello’s masterpiece di Sonia Sbolzani

44 Amadeus Competition, targato Masi il Premio speciale Amadeus Competition, a special Prize from Masi a cura della Redazione

46 Il nonno Sandro racconta… Grandfather Sandro tells stories… di Camilla Madinelli

48 Amarone e oltre: Il giro d’Italia di una storia

‘Made in Veneto’

Amarone and beyond: Italian tour of a history

‘Made in the Veneto’ a cura della Redazione

51 Dalla Fondazione Masi: flash From the Masi Foundation Flash

Anno 19 Numero 55 Agosto 2023 POSTE ITALIANE SPA SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE 70% DCB VERONA 2 IL PREMIO MASI 2023 TRA RADICI E PROSPETTIVE MASI PRIZE 2023: ROOTS AND VISIONS di Gabriele Colleoni
ARENA DI VERONA 100 VOLTE FESTIVAL 100 FESTIVALS AT VERONA’S ARENA di Bonifacio Pignatti
32
VIAGGIO NELLE MAGIE DEI GIARDINI VENETI TOUR OF THE MAGIC OF VENETO GARDENS di Stephen Hobley In copertina. L’Arena romana, simbolo della città di Verona Cover photograph. The Roman Arena, symbol of the city of Verona
CONTENTS

UNA CONTRADDIZIONE CHE GENERA FUTURO A CONTRADICTION THAT PROVIDES OUR FUTURE

Tema conduttore del Premio Masi 2023 è ‘radici e prospettive’. Una contraddizione in termini. Lo è e deve esserlo: perché è l’unica via possibile per tutti noi che dobbiamo tenere care le nostre preziose tradizioni e insieme guardare avanti, innovare. Del resto, è esattamente questa la scelta che da tempo ha fatto la Masi, dalla quale la nostra Fondazione emana, costruendo sulle solide radici storiche della vinificazione in Valpolicella un gruppo che scandaglia e sviluppa percorsi inediti. Il primo dei premiati per la Civiltà Veneta – il lessicografo Mario Cannella – cura da anni gli aggiornamenti del dizionario Zingarelli: conosce le radici del nostro idioma e ne osserva le incessanti evoluzioni che rispecchiano il cambiamento della società. Il secondo – l’ingegnere Andrea Rinaldo – si occupa di acqua e della sua auspicabile, futura giusta distribuzione: uno dei più scottanti temi mondiali di oggi e di domani. In marzo è stato insignito dall’Accademia reale svedese del “Nobel dell’acqua”, primo italiano a riceverlo. Il terzo, o anzi, i terzi – Sergio Stevanato con i figli Franco e Marco – guidano l’antica azienda veneziana di famiglia specializzata un tempo nella soffiatura di bottiglie per vino e profumi e oggi trasformata nella prima produttrice mondiale di fiale, siringhe e flaconi di vetro per medicinali. Il Premio Civiltà del Vino va a Yuko e Shin Kibayashi autori del manga sul vino Le gocce di Dio per il contributo alla comprensione e alla promozione dell’antica cultura del vino attraverso una forma di comunicazione originale e del tutto nuova per il settore. Il Grosso d’Oro Veneziano va alla regista iraniana Rakhshan Banietemad per il valore della sua opera nella lotta per la promozione dei diritti civili e della democrazia nella società iraniana. In un’epoca in cui l’incertezza permea pensieri e comportamenti, l’ancoraggio alle radici non può essere una catena che inibisce il cambiamento, ma piuttosto la certezza di avere una linfa che alimenta l’esplorazione di strade nuove.

The theme of the Masi Prize 2023 is ‘Roots and Visions’. Which is a contradiction in terms. But that’s what it must be, because it is the only way forward for all of us who need to cherish our valuable traditions and look forward, or innovate, at the same time. Besides, this is exactly the choice that Masi has made for some time now, and the guiding principal for our Foundation too, building on the solid historical roots of winemaking in Valpolicella to explore and develop paths not taken before.

The first of the Civiltà Veneta prize-winners – lexicographer Mario Cannella – has been in charge of updating the Zingarelli dictionary for years: he knows the roots of our language and observes the constant evolutions that reflect the changes in society. The second – engineer Andrea Rinaldo – deals with water and how it should be best distributed in the future, one of the most pressing global issues for today and tomorrow. In March, he was awarded the Swedish Royal Academy’s so-called ‘Water Nobel Prize’, the first Italian to receive it. The third winner, or rather winners – Sergio Stevanato with his sons Franco and Marco – manage an ancient family company in Venice that once specialised in blowing wine and perfume bottles, and today has become the world’s leading producer of glass vials, syringes and medicine bottles.

The Civiltà del Vino Prize goes to Yuko and Shin Kibayashi – manga wine writers of The drops of God – for their contribution to the understanding and promotion of the ancient culture of wine through a medium of communication that is original and entirely new for the sector.

The Grosso d’Oro Veneziano Prize goes to Iranian director Rakhshan Banietemad for the value of her work in the fight to promote civil rights and democracy in Iranian society. At a time when uncertainty pervades thoughts and behaviour, a concentration on roots presents no obstacles to change, but instead provides the certainty of nourishment in the exploration of new paths.

1 EDITORIALE EDITORIAL

PREMIO MASI: GUARDANDO AVANTI TRA RADICI E PROSPETTIVE

MASI PRIZE: LOOKING TO THE FUTURE

ROOTS AND VISIONS

Grosso d’Oro a Rakhshan Banietemad. Civiltà del Vino a Yuko e Shin Kibayashi

Grosso d’Oro for Rakhshan Banietemad. Civiltà del Vino for Yuko and Shin Kibayashi

Anche nella 42ma edizione del Premio Masi saranno personalità di alto valore per le loro competenze e per il loro vissuto, a ricevere il prossimo 27 ottobre i riconoscimenti nel suggestivo scenario della Pieve di San Giorgio in Valpolicella. Personalità le quali, al meglio, intepretano il fil rouge ‘Radici e Prospettive’ che le tre Giurie hanno deciso di seguire nell’individuare i vincitori delle tre sezioni. Ecco i loro nomi. Per la Civiltà Veneta sono il lessicografo Mario Cannella, l’ingegner Andrea Rinaldo, idrologo e primo italiano insignito del ‘Nobel dell’acqua’, e il Gruppo Stevanato, storica azienda veneziana oggi prima produttrice mondiale di contenitori di vetro per medicinali. A due giapponesi, Yuko e Shin Kibayashi, autori dell’originale manga Le gocce di Dio sulla cultura enologica, è stato invece attribuito il Premio Civiltà del Vino. A ricevere, infine, il Grosso d’Oro Veneziano – riservato a personalità internazionali che si siano distinte nel diffondere un messaggio di cultura, solidarietà e progresso civile nel mondo –sarà la regista iraniana Rakhshan Banietemad, impegnata nella lotta per promuovere la democrazia e i diritti civili, delle donne in particolare, nel suo paese.

Il Civiltà Veneta a Mario Cannella, Andrea Rinaldo e al Gruppo Stevanato

Civiltà Veneta Prize for Mario Cannella, Andrea Rinaldo and the Stevanato Group

Once again, the 42nd edition of the Masi Prize sees worthy winners receive their awards in the beautiful setting of Pieve di San Giorgio in Valpolicella on 27th October. Each one of them has been chosen as an exemplar of the theme ‘Roots and Visions’ that the Juries have decided to follow for this edition. In the Civiltà Veneta section, the prize-winners are lexicographer Mario Cannella; engineer Andrea Rinaldo, the hydrologist and first Italian to be awarded what has been called the ‘Nobel Prize for Water’; and the Stevanato Group, an historic Venetian company that is now the world’s leading manufacturer of glass containers for medicines. The Civiltà del Vino Prize goes to two Japanese men, Yuko and Shin Kibayashi, authors of the highly original manga about wine called The Drops of God. Finally, the recipient of the Venetian Grosso d’Oro – given to international personalities who have distinguished themselves in spreading a message of culture, solidarity and civil progress in the world – is Iranian film director Rakhshan Banietemad, who is part of the struggle for democracy and civil rights, for women in particular, in her own country.

2
PREMIO MASI MASI PRIZE
di Gabriele Colleoni

RAKHSHAN BANIETEMAD

Nel 1991 è stata la prima donna a vincere con il film Nargess, il Fajr Film Festival, che si tiene a Teheran per l’anniversario della rivoluzione iraniana e nel 1995 si è aggiudicata il Pardo d’Argento al Festival di Locarno con la pellicola The Blue-veiled. Nata nel 1954 in una famiglia di classe media della capitale iraniana, Rakhshan Banietemad avrebbe dovuto fare l’insegnante, ma la passione l’ha portata a diventare regista e sceneggiatrice: oggi è considerata la ‘First Lady’ del cinema iraniano per la popolarità, ma anche per il ruolo culturale e sociale dei suoi films e documentari. Prima cineasta donna a confrontarsi con il tema della guerra Iran-Iraq in Our Times del 2002, per

In 1991, she was the first woman to win the Fajr Film Festival, held in Tehran on the anniversary of the Iranian revolution, with the film Nargess; and in 1995, she won the Silver Leopard at the Locarno Film Festival with The Blue-veiled. Born into a middleclass family in 1954 in the Iranian capital, Rakhshan Banietemad was supposed to be a teacher, but passion led her to become a director and screenwriter. Today, she is considered the ‘First Lady’ of Iranian cinema because or her popularity, but also because of the cultural and social role of her films and documentaries. She was the first female filmmaker to confront the theme of the Iran-Iraq war in

Premio Grosso d’Oro Veneziano Grosso d’Oro Veneziano Prize Tales di Rakhshan Banietemad (2014) racconta storie personali che s’intrecciano nell’Iran contemporaneo, stretto tra crisi economica e conflitti sociali Rakhshan Banietemad’s Tales (2014) are stories about people set in contemporary Iran with backgrounds of economic crisis and social conflict

realizzare Gilaneh del 2005, visse un anno nel piccolo villaggio di Espili per osservare da vicino la quotidianità di una comunità sconvolta da quella guerra. Banietemad “è riuscita a raccontare come nessun altro la vita quotidiana e le vicende drammatiche del suo Paese conferendo alle sue storie e ai suoi personaggi un valore universale” – è la motivazione del Grosso d’Oro Veneziano –, conferitole per “l’alto valore artistico della sua opera e per la sua difesa dei diritti civili e della democrazia nella società iraniana”. Da oltre trent’anni è un triestino a sovrintendere alla revisione annuale dello Zingarelli, dizionario per antonomasia della lingua italiana. Mario Cannella, classe 1940, è il lessicografo ‘curioso e instancabile indagatore dell’italiano’, come recita la motivazione del Premio, che ogni anno decide anche le 1.200-1.500 parole nuove da includere nel secolare dizionario edito dalla Zanichelli. In questo modo ha “contribuito da protagonista ad affermare e diffondere, anche presso le giovani generazioni, l’idea della nostra lingua come un organismo vivo e in continua evoluzione, che non può essere arbitrariamente deformato né artificialmente conservato”. Laureato in Lettere, risiede a Milano. Tra il 1979 e il 1980 ha vissuto in Cina dove ha curato un dizionario italiano-cinese. “La scrupolosità, la precisione, anche una certa pignoleria fanno parte di questa professione, il resto molto meno”, spiegò in un’intervista. “Io per esempio amo moltissimo l’attività sportiva e la natura, in particolare la montagna”. E in un’altra, recente, concluse: “Noi possiamo solo testi-

Our Times (2002), and to make Gilaneh (2005) she lived in the small village of Espili for a year to observe the everyday life of a community devastated by the war at close quarters. Banietemad “has succeeded in portraying the daily life and dramatic events of her country like no other person, giving universal value to her stories and characters.” This is the citation for the Grosso d’Oro Veneziano, awarded to her for “the high artistic value of her work and for her defence of civil rights and democracy in Iranian society.”

For the past thirty years, a denizen of Trieste has directed the annual revision of the classic Zingarelli dictionary of the Italian language. Mario Cannella, born in 1940, is a lexicographer described in the citation as “an inquisitive and tireless investigator of Italian” who also decides each year on the 1,2001,500 new words to be included in the century-old dictionary published by Zanichelli. He has “led the way in spreading – even with the younger generation – the idea of our language as a living organism in continuous evolution, which cannot be arbitrarily deformed or artificially preserved.” A graduate in Literature, he lives in Milan. Between 1979 and 1980, he lived in China where he edited an Italian-Chinese dictionary. “Scrupulousness, precision, even a certain fussiness are part of this profession, the rest much less so,” he explains in an interview. “For example, I love sports and nature very much, especially the mountains.” And in another recent interview,

4
MARIO CANNELLA Premio Masi per la Civiltà Veneta Masi Civiltà Veneta Prize

moniare quel che avviene nella società”. Ma aiutandoci così a leggere, attraverso le parole, la nostra Storia. Salito alla ribalta nel marzo scorso con l’assegnazione dello Stockolm Water Prize, il più prestigioso riconoscimento internazionale per gli studi sull’acqua, Andrea Rinaldo è stato il primo ricercatore italiano a ottenere quello che viene considerato il ‘Nobel per l’acqua’. Veneziano, 69 anni, professore di costruzioni idrauliche all’Università di Padova e direttore del Laboratorio di ecoidrologia del Politecnico di Losanna, è stato “uno dei pionieri dell’ecoidrologia, che studia il rapporto tra l’acqua dei fiumi e le comunità vive, umane, animali o vegetali”, sottolinea la Giuria del Masi, che lo ha premiato “per la grande attualità e importanza dei suoi studi volti a una

he concludes, “We can only bear witness to what is happening in society.” This is how he helps us to interpret our history.

Rising to prominence last March when he was awarded the Stockholm Water Prize, the most prestigious international prize for water studies, Andrea Rinaldo is the first Italian researcher to receive what is considered the ‘Nobel Prize for water’. A 69-yearold Venetian, professor of hydraulic construction at the University of Padua and director of the Ecohydrology Laboratory at the Lausanne Polytechnic Institute, the Masi Prize Jury called him “one of the pioneers of ecohydrology, which studies the relationship between water in rivers and living communities, whether human, animal or vegetal” and awarded him

ANDREA RINALDO Premio Masi per la Civiltà Veneta Masi Civiltà Veneta Prize Andrea Rinaldo al lavoro con alcuni dei suoi collaboratori Andrea Rinaldo at work with some of his colleagues

giusta distribuzione dell’acqua, uno dei grandi temi mondiali di oggi e di domani”. “L’inestimabilità del capitale naturale ci spinge a considerarlo, erro-neamente, come qualcosa degno di essere sacrificato in vista di un guadagno economico”, sostiene Rinaldo.

“La verità è che nessuna economia può durare in eterno danneggiando il capitale naturale, come le foreste, gli ambienti terrestri e marini e il paesaggio”. E spiega: “Un esempio di questa dura realtà è il destino ormai segnato degli ecosistemi naturali della nostra laguna di Venezia”.

La storia del Gruppo Stevanato, che nel 2023 arriverà a fatturare un miliardo di euro, si iscrive tra quelle delle imprese protagoniste della grande cavalcata industriale dell’Italia nella seconda metà del Novecento. Erede della secolare cultura dell’arte vetraria veneziana, affonda le sue radici nella Soffieria Stella, fondata nel 1949 in un garage di Zelarino, sobborgo di Mestre, da Giovanni Stevanato per produrre contenitori di vetro per alimenti e cosmetici. Da fine anni Cinquanta l’impresa si è poi stabilita a Piombino Dese nel Padovano. Specializzato dagli anni Settanta nel settore farmaceutico, il Gruppo oggi guidato da Sergio Stevanato e dai figli Franco e Marco, grazie al costante sviluppo di innovazioni tecnologiche è diventato una multinazionale con 16 stabilimenti in nove Paesi, leader mondiale nella produzione di

GRUPPO STEVANATO

the Prize “for the great topicality and importance of his studies of the fair distribution of water, one of the most pressing global issues of today and tomorrow.” As Rinaldo says, “The difficulty in valuing natural capital leads us to mistakenly consider it as something that can be sacrificed for economic gain. The truth is that no economy can last forever if it damages natural capital, such as forests, terrestrial and marine environments, and landscapes.” And he comments, “An example of this harsh reality is the now irreversible demise of the natural ecosystems of the Venetian lagoon.”

Stevanato, da un garage

dell’entroterra di Venezia

ai 16 stabilimenti in 9 Paesi

Stevanato, from a garage in the Venetian hinterland to 16 plants in 9 Countries

The Stevanato Group, whose turnover will reach one billion euros in 2023, is one of those companies that played a leading role in Italy’s great industrial march-past of the second half of the 20th century. Heir to the centuries-old culture of Venetian glassmaking, its roots lie in Soffieria Stella, founded by Giovanni Stevanato in 1949 in a garage in Zelarino, a suburb of Mestre, to produce glass containers for food and cosmetics. In the late 1950s, the company moved to Piombino Dese in the province of Padova. Specialising since the 1970s in the pharmaceutical sector, the Group is today led by Sergio Stevanato and his sons Franco and Marco. Thanks to a programme of continuous technological innovation, the company is now multinational with 16 plants

6
Premio Masi per la Civiltà Veneta Masi Civiltà Veneta Prize

contenitori di alta gamma per farmaci, in particolare dell’insulina e di macchinari per il settore. Dal 2021 è quotato alla Borsa di New York. Il Premio Masi, recita la motivazione della Giuria, viene assegnato “per il successo globale dell’impresa nel segno di una continuità vocazionale che attinge alla cultura e alle tecniche delle Venezie”.

Li hanno definiti i “sommeliers più famosi al mondo”, anche se non sono in carne e ossa ma a fumetti: sono Shizuku Kanzaki e Issei Toomine, i due fratelli protagonisti del manga giapponese (per giovani e adulti) Kami no shizuku (Le gocce di Dio); qui si racconta la sfida alla ricerca di tredici supervini che mette in palio l’eredità del padre: una collezione di bottiglie pregiate del valore di 20 milioni di dollari. A creare il fumetto che ha letteralmente spopolato in Giappone con decine di album e milioni di copie vendute prima di esser tradotto in francese, cinese, coreano e inglese, sono stati i fratelli Yuko e Shin Kibayashi, sotto lo pseudonimo di Tadashi Agi.

“Con la loro opera tirata in oltre 500.000 copie settimanali in cui si racconta la scoperta del vino come iniziazione e rivelazione”, spiega la motivazione con cui è stato loro atttribuito il Premio Civiltà del Vino, “hanno dato un importante contributo alla comprensione e alla promozione dell’antica cultura del vino attraverso una forma di comunicazione originale e del tutto nuova capace di trasmettere un messaggio non convenzionale a un pubblico che si avvicini, per la prima volta, al vino e alla sua tradizione”.

in nine countries and a world leader in the production of high-end containers for pharmaceuticals and insulin in particular, plus machinery for the sector. It listed on the New York Stock Exchange in 2021. The citation for the Masi Prize is “for the global success of the company in the spirit of a vocational continuity that draws on the culture and expertise of the Venetian regions.”

They have been described as “the most famous sommeliers in the world”, even if their work is not in the flesh but in comic strips: they are Shizuku Kanzaki and Issei Toomine, the two brothers who are the cartoon heroes of the Japanese manga (for children and grown-ups) called Kami no shizuku (The Drops of God ). The story is about their search for 13 ‘super-wines’ worth 20 million dollars using their father’s inheritance. Their creators are also brothers: Yuko and Shin Kibayashi, writing with the pseudonym of Tadashi Agi to create a comic strip that has flown off the shelves in Japan with dozens of collected works and millions of copies sold before being translated into French, Chinese, Korean and English. “With more than 500,000 copies a week, talking about basics and revelations,” explains the citation for the Civiltà del Vino Prize, “they have made an important contribution to the understanding and promotion of the ancient culture of wine through an original and completely new form of communication directed at a public approaching wine and its traditions for the first time.”

7
YUKO e SHIN KIBAYASHI Premio Internazionale Masi per la Civiltà del Vino International Masi Civiltà del Vino Prize

ALL’ARENA 100 FESTIVAL DI EMOZIONI MUSICALI AT THE ARENA, 100 FESTIVALS OF MUSICAL EXCITEMENT

Storico traguardo per l’anfiteatro di Verona: parla la Sovrintendente Cecilia Gasdia

Anniversary for Verona’s amphitheatre: interview with Superintendent Cecilia Gasdia

Gli anni al Maffei, il liceo classico che ha formato intellettuali e classe dirigente a Verona, e intanto lo studio del pianoforte al Conservatorio. D’estate la comparsa in Arena, come tanti ragazzi di quella generazione, ma per lei era un segno del destino. La musica era sempre in testa, però lo sguardo sul futuro che andava (anche) a posarsi altrove. Invece Cecilia Gasdia, dopo tanti anni e una carriera da cantante lirica, è dal 2018 il Sovrintendente della Fondazione Arena e ora lo è nell’anno della centesima edizione del festival operistico nell’anfiteatro scaligero. La prima Aida è del 1913, ma le interruzioni per le due guerre hanno fatto cadere l’anniversario in questo 2023: aperto naturalmente con un’altra Aida – l’omaggio era immancabile – ma proiettata nel futuro, con scene visionarie lontane dagli sfondi egizi da kolossal musicale che hanno accompagnato nei decenni il capolavoro verdiano.

Chissà se Cecilia avrebbe mai immaginato di trovarsi un giorno alla guida della Fondazione Arena

“Ma figuriamoci… Io non pensavo nemmeno di diventare cantante d’opera, mi piaceva la musica da camera. E se non avessi fatto la comparsa forse mi sarei orientata su altre scelte. Quali? Lo dico: vo-

Years at the Liceo Classico Maffei, the high school that has educated intellectuals and the ruling class in Verona, and, at the same time, piano lessons at the Conservatory. In the summer she performed as an extra in the Arena, like many youngsters of her generation. But for her it was destiny. Music was always part of her thinking, despite initially being in two minds about her future. In fact, Cecilia Gasdia had a career as an opera singer for many years before being appointed Superintendent of the Arena Foundation in 2018, where she remains, now in the year of the 100th edition of Verona’s opera festival. The first Aida was in 1913, but interruptions for the two wars brought the 100th festival to 2023. It opened, of course, with another Aida – the homage was inevitable – but projected into the future, with visuals far removed from the colossal Egyptian backdrops that have graced Verdi’s masterpiece over the decades.

Per la prima volta in cento stagioni liriche, in Arena

l’Orchestra della Scala

For the first time in 100 opera festivals, the La Scala Orchestra at the Arena

Did Cecilia ever imagine herself one day at the helm of the Arena Foundation?

“Well, actually… I didn’t even plan to be an opera singer, I liked chamber music. And if I hadn’t been an extra on stage maybe I would have

8 SERVIZI FEATURES
Cecilia Gasdia Madame Butterfly, celebre melodramma di Giacomo Puccini, nell’allestimento di Franco Zeffirelli, impreziosito dai costumi del Premio Oscar Emi Wada Madame Butterfly, the famous opera by Giacomo Puccini, in the Franco Zeffirelli production embellished with costumes by Oscar-winning Emi Wada

levo fare il topo di biblioteca. Greco e latino erano le mie materie preferite, puntavo a un lavoro di ricerca sulla storia e le lingue antiche, le lingue morte, nel silenzio delle biblioteche. Non certo cose che portano alla ribalta del palcoscenico, insomma… Aggiungo che avevo una passione per gli aerei militari, m’ero messa in testa di fare la pilota. Ma un po’ perché ero leggermente miope, un po’ per i tempi non maturi per le donne pilota…”

…e ha cambiato strada

“È stato il destino a portarmi nel teatro d’opera. Intendiamoci, non avrei mai abbandonato la musica, per me vera fonte di gioia. Ma a cambiarmi la vita è stato entrare in quel mondo allora governato da Carlo Alberto Cappelli, un grande Sovrintendente, con una capacità straordinaria di gestire una macchina complessa e poderosa, con un personale allora numericamente enorme, e centinaia di comparse, sapendo dosare durezza e lungimiranza. Per me l’Arena è sempre stata Carlo Alberto Cappelli. E immagina che io potessi pensare in quegli anni Settanta che un giorno sarei stata al suo posto?

Però è stato proprio quell’incrocio magico a cambiare la mia vita spingendomi a diventare cantante lirica”.

Racconti

“Facendo la comparsa ho incontrato il mondo del canto e mi sono inna-

done something else. To be honest, I wanted to be a bookworm. Greek and Latin were my favourite subjects, I wanted to research history and ancient languages, dead languages, in the silence of libraries. Far from the limelight of the stage, then… but I was also fascinated by military aircraft, and I had set my heart on being a pilot. But partly because I was slightly short-sighted, and partly because it wasn’t yet time for women pilots…”

…you changed course

“It was fate that brought me to the opera house, not that I would ever have abandoned the joy that is music. What really changed my life was entering the world then ruled over by Carlo Alberto Cappelli, a great Superintendent, with an extraordinary ability to manage a complex and mighty machine, with an enormous staff and hundreds of extras, who knew how to balance strictness with farsightedness. For me, the Arena has always been Carlo Alberto Cappelli. Do you think that back in the 1970s I could have imagined myself in his shoes? It was that magical encounter that changed my life and made me become an opera singer.”

Tell us more

“As an extra, I become part of the world of singing and fell in love with opera. But the coup de foudre was a

10
“Iniziai come comparsa, poi vi ho cantato da soprano”
“I began as an extra, then I sang there as a soprano”
Il fascino della zingara Carmen, opera di Georges Bizet, uno dei personaggi più applauditi. La regia è di Franco Zeffirelli The charm of Carmen the gypsy, opera by Georges Bizet, one of the most popular composers. Production by Franco Zeffirelli

morata dell’opera. Ma la folgorazione è arrivata da un dischetto che mi fece ascoltare mia mamma: Beniamino Gigli che cantava un’aria dell’Andrea Chénier di Giordano. Cos’ho fatto? Mi sono reiscritta al conservatorio per imparare la tecnica del canto. E nel 1978 entrai nel coro dell’Arena. Furono tre anni bellissimi, dal 1980 avevo il posto stabile anche al Filarmonico, frequentavo l’università coltivando il mio amore per le lettere antiche, avevo un futuro davanti, ero la donna più felice della terra…”.

Però?

“Però la mia insegnante di canto mi convinse a partecipare a un concorso RAI per cantanti lirici. ‘Purtroppo’ lo vinsi e mi trovai davanti alla decisione se diventare cantante lirica professionista. Fu la svolta.

Nel 1982 debuttai alla Scala in Anna Bolena; un anno più tardi in Arena ero Liù in Turandot ”.

Sovrintendente Gasdia, veniamo alla centesima stagione del festival lirico. Aperta da un’Aida che ha un po’ spiazzato i ‘puristi’…

“Senta, l’Arena è sempre stata tacciata di essere un teatro conservatore; del resto possiede sia gli allestimenti del 1913 su disegno del grande Ettore Fagiuoli, sia quelli di Franco Zeffirelli. E l’edizione numero cento del

record that my mother made me listen to: Beniamino Gigli singing an aria from Giordano’s Andrea Chénier. How did I react? I re-enrolled at the conservatory to learn singing technique. And in 1978 I joined the Arena choir. Those were three wonderful years, and I was taken on full-time at the Filarmonico in 1980 while I was going to university and studying ancient literature too. I had a career ahead of me, and I was the happiest woman in the world…” But? What happened?

“Well, my singing teacher convinced me to enter a RAI competition for opera singers, and ‘sadly’, I won it. So I had to decide if I wanted to become a professional. The turning point came in 1982 when I made my debut at La Scala in Anna Bolena. The following year I was Liù in Turandot, in the Arena.”

Superintendent Gasdia, can we turn to the 100th season of the opera festival. It opened with an Aida that the ‘purists’ were not totally happy with…

“Look, the Arena has always been accused of being very conservative; after all it still stores the sets from both the 1913 production designed by the great Ettore Fagiuoli and the one by Franco Zeffirelli. And the

11
L’imponente Torre di Babele nel capolavoro verdiano Nabucco, secondo il regista Gianfranco De Bosio The imposing Tower of Babel in Verdi’s masterpiece Nabucco, production by Gianfranco De Bosio

La scenografia tecnologica del regista Stefano Poda, giocata su un’architettura di luci e cambi scena sul palco, ha inaugurato la stagione del centenario lo scorso 16 giugno High-tech staging by producer Stefano Poda, based on architectural lighting and scene changing on set; the opening production for the centenary season on 16th June

festival è anche l’apoteosi del riconoscimento della grande tradizione, con sei allestimenti storici: Carmen, Traviata e Madama Butterfly di Zeffirelli, Nabucco di De Bosio, Tosca e Barbiere di Siviglia di Hugo de Ana. Inoltre, abbiamo il grande onore di ospitare per la prima volta nell’anfiteatro l’orchestra della Scala diretta da Riccardo Chailly. Ma certo, si vuole dare il segnale di un modo diverso di vedere lo spettacolo in Arena. Anche tenendo conto che la percentuale di melomani che viene da noi non va oltre l’8-9%. E che la Soprintendenza ha messo norme e limiti che tendono a spostare sempre più le scenografie sul palcoscenico, per preservare l’integrità del monumento archeologico”. Quindi, ecco l’Aida ‘glaciale’ di Stefano Poda

“Guardi che in passato, anni Ottanta, ci sono stati anche allestimenti più… audaci. L’intuizione di Poda è cambiare i quadri solo con movimenti scenici, ridisegnando la drammaturgia e tagliando i tempi morti dei cambi di scena. È una chiave di lettura nuova, che si sposa con

100th edition of the festival is also an apotheosis for opera in the grand style, with six historical productions: Carmen, Traviata and Madama Butterfly by Zeffirelli, Nabucco by De Bosio, Tosca and Barber of Seville by Hugo de Ana. Moreover, we have the great honour of hosting the La Scala orchestra conducted by Riccardo Chailly for the first time in the Arena. Of course, we want to show that operas can be seen in different ways in the Arena; especially since the percentage of opera fanatics in the audience is no more than 8-9%. And that the Superintendency has imposed new norms about limiting set changes to preserve the integrity of the historic Arena’s structure.” And the result was Stefano Poda’s ‘glacial’ Aida “In the past, in the 1980s, there were productions that were actually more daring. Poda’s idea was to limit the scene changing process to set movements only, reframing the dramaturgy and cutting out the inessentials. This goes hand in hand with other new ideas, such as using lasers and holograms instead

LE ‘67 COLONNE’ CHE SOSTENGONO IL RILANCIO DELL’ARENA

Un circuito virtuoso fra donazioni e sponsors. Il progetto ‘67 colonne per l’Arena di Verona’ nasce nel 2021 su iniziativa della Fondazione Arena in collaborazione con il Gruppo Editoriale Athesis, puntando a coinvolgere imprese, associazioni e privati in una sorta di abbraccio ideale al monumento di Verona più famoso nel mondo, per garantire un adeguato sostegno a questo grande patrimonio storico e culturale, specie nella complessa fase di ripresa dopo la pandemia. Si tratta di un progetto di fundraising il cui nome suggerisce l’idea di ricostruire idealmente la cinta più esterna delle arcate areniane, distrutte da un terremoto nel 1117. L’azienda Masi con la sua Fondazione ha aderito sin dall’inizio e da protagonista a questa iniziativa, così importante per la città, per la musica e per tutto lo sviluppo del territorio, trovandola aderente alle finalità statutarie della Fondazione stessa, tese a salvaguardare e valorizzare il patrimonio culturale delle Venezie. Dal 2021 il quotidiano ‘L’Arena’ e le altre testate Athesis hanno seguito l’iniziativa raccontandone gli sviluppi e ascoltandone i protagonisti. Un progetto che per il suo valore ideale richiama di anno in anno nuovi supporters e ha consentito di raggiungere una raccolta di 1,9 milioni di euro nell’ultima edizione.

THE ‘67 COLUMNS’ SUPPORTING THE RELAUNCH OF THE ARENA

A virtuous circle of donations and sponsors. The ‘67 Columns for the Verona Arena’ project was launched in 2021 by the Arena Foundation working with Athesis Publishing Group. The project sees companies, associations and private individuals in a metaphoric embrace of Verona’s most famous historic monument, providing the funds necessary for the maintenance of this great historical and cultural patrimony, particularly during the complex phase of recovery after the pandemic. The project name is based on the idea of symbolically restoring the outermost circle of the Arena’s arches, destroyed by an earthquake in 1117. The Masi company and its Foundation joined and promoted this initiative right at the start, recognising its importance for the city, for music and for the entire development of the region. Moreover, its aims conform exactly to the statutory purposes of the Foundation itself: the promotion and enhancement of the cultural heritage of the Venetian region. Since 2021, the daily newspaper ‘L’Arena’ and other Athesis titles have reported on developments within the scheme and interviewed its leaders. The project continues to attract new supporters year after year and succeeded in raising 1.9 million euros in its latest round of fundraising.

Gli sponsors delle ‘67 Colonne’ festeggiano l’esordio della stagione 2023 Sponsors of the ‘67 Columns’ project celebrate the start of the 2023 season

nuove idee, la prima volta di laser e ologrammi che rimpiazzano i vecchi effetti speciali – fuochi, fiamme e mortaretti – ormai non più compatibili con le norme di tutela monumentale. Del resto le nuove tecnologie erano state introdotte già nel 2021, a mezza capienza per il Covid, con le scenografie a ledwall in sinergia con i musei italiani. E si può pensare a qualcos’altro per il futuro. Io credo che la spettacolarità si mantenga, anche in questo modo diverso”.

Com’è cambiato il pubblico in Arena negli ultimi decenni?

“Ricordo che negli anni ’70 si faceva la coda, si entrava presto, ci si portava da mangiare il picnic, pollo e vino, era una scampagnata di dodici ore dedicata alla musica. Con un pubblico sicuramente più di amanti e conoscitori dell’opera di quanti ce ne siano ora. Adesso si entra all’ultimo momento, controlli sicurezza e via. Un’altra cosa…”

Ha ancora appeal l’opera in Arena?

“Negli anni Settanta si diceva già che l’opera era finita. E così ogni decennio: non ci sono più le voci, eccetera… Ma il mondo dell’opera ha sempre resistito e l’Arena lo testimonia. Avrà perso un po’ di pubblico, certo, non sarà il calcio o il rock, ma ha un seguito e soprattutto un’immensa platea di gente che studia l’opera in ogni continente. In Estremo Oriente – faccio un esempio – c’è un sacro rispetto e un immenso amore per la lirica, e uno slancio per ascoltare, vedere, imparare”. Signora Gasdia, chi è il cantante o la cantante che l’ha emozionata di più?

“A 17 anni suonavo il pianoforte e ho conosciuto Mario Del Monaco, il celebre tenore, è nata un’amicizia e per alcuni mesi ho avuto la fortuna di frequentare corsi di perfezionamento a casa sua. Un giorno mi ha chiesto di accompagnarlo al piano. Era alle mie spalle: ascoltare quella voce incredibile è stata la più grande emozione della mia vita. ‘Voglio studiare canto!’, mi sono detta. E l’ho fatto”.

Bonifacio Pignatti, nato e cresciuto a Verona, è laureato in Lettere Antiche. Ha iniziato la sua attività di giornalista al ‘Nuovo Veronese’.

Dal 1994 lavora a ‘L’Arena’, dove ha scritto soprattutto di cronaca politica e dove oggi ricopre la carica di caposervizio del settore ‘Cronaca e Spettacoli’.

of the old flames and firecrackers that are now no longer compatible with building regulations. New technologies had already been introduced in 2021, when we were at half capacity for Covid, with the same ledwall displays now used in Italian museums. And there will be new things in the future, but I think that the sense of occasion remains, nonetheless.”

How has the audience in the Arena changed in recent times?

“I remember in the ’70s there were always queues: you went in early, you brought picnic food, chicken and wine, it was a 12-hour outing dedicated to music. With an audience composed of more opera connoisseurs than there are now, certainly. Now you go in at the last moment, do the security check, and off we go. It’s different…”

Does opera in the Arena still have pulling power?

“People were already saying that opera was finished in the ’70s. And they repeat this every decade: you can’t find the singers any more, etc. But the world of opera has always survived, and the Arena bears witness to that. It may have lost some of its audience, sure, it may not be football or rock, but it has a following and above all a huge audience of people on every continent. In the Far East, for example, there is sacred respect and an immense love for opera, and a desire to listen, to watch, and to learn.”

Ms Gasdia, who is the singer, male or female, you have been most excited by?

“When I was 17, I played the piano and I met Mario Del Monaco, the famous tenor. We became friends and for a few months I was lucky enough to attend master classes at his home. One day he asked me to accompany him on the piano. He was standing beside me, and hearing that incredible voice was the greatest excitement of my life. ‘I want to study singing!’, I said to myself. Which is what I did.”

Bonifacio Pignatti, born and brought up in Verona, has a degree in Classics. Began his journalistic career with ‘Nuovo Veronese’. Has worked at ‘L’Arena’ since 1994 covering mostly politics, and is currently head of the ‘Events and Culture’ desks.

15

PEDALANDO

E DEGUSTANDO: IL FASCINO DOLCE DELLA LENTEZZA

CYCLING AND TASTING: THE CHARM OF GOING SLOWLY

Il progetto Verona Garda Bike per la promozione del turismo sostenibile

The Verona Garda Bike project for the promotion of sustainable tourism

Rallentare con la bicicletta e un bicchiere di vino

Il Lago di Garda, luogo nostalgico per molti, attira sempre più ospiti in cerca di relax e divertimento, che vogliono essere attivi con la bicicletta o le scarpe da trekking, ma fuori dai soliti circuiti turistici. Soprattutto il sud del più grande lago italiano, con paesi come Peschiera del Garda, Bardolino, Lazise e molti altri, attira i turisti per il sole, l’acqua e lo stile di vita mediterraneo. Inoltre, la vicina Verona vale bene una visita, non solo per il festival dell’opera lirica, ma pure per i concerti pop e rock nell’Arena romana.

Vacanze in bicicletta per tutti i gusti

Soprattutto in autunno e in primavera, questa zona è un paradiso per ciclisti e intenditori culinari. Un’estesa rete di piste ciclabili offre una varietà di tours e percorsi di varie difficoltà. Che si tratti di ciclisti su strada, appassionati di mountain bike o tranquilli turisti in e-bike, tutti troveranno una varietà di percorsi di proprio gradimento.

Soprattutto per questi ultimi, il territorio ha pensato di ampliare la gamma delle opportunità.

E così il progetto ‘Verona Garda

Bikes’ è stato lanciato nel 2012 da diverse aziende turistiche, produttori di vino, parchi natu-

Slowing down with a bicycle and a glass of wine

Lake Garda, a place of happy memories for many, attracts more and more tourists who are in search of relaxation and enjoyment, and who want to use their bikes or their hiking boots off the usual tourist track. They’re drawn to places like Peschiera del Garda, Bardolino, and Lazise in the southern reaches of Italy’s largest lake, in search of sun, the water and a Mediterranean lifestyle. In addition, nearby Verona is well worth a visit, and not only for the opera festival, or pop and rock concerts in the Roman Arena.

Cycling holidays for all tastes

Tour in bicicletta tra Verona

e il Lago di Garda con visite a cantine, frantoi e ristoranti

Cycling from Verona to Lake Garda with visits to wineries, olive oil mills and restaurants

The area is a paradise for cyclists and culinary connoisseurs, especially in autumn and spring. An extensive network of cycle paths offers a variety of tours and routes of varying difficulty and road cyclists, mountain bikers, and leisurely e-bike tourists will all find a variety of routes to their liking. With the latter in mind, the range of opportunities for cyclists has been expanded. The ‘Verona Garda Bikes’ project, for example, launched in 2012 by various tourism companies, wine producers,

16 VENEZIE ART DE VIVRE VENETIAN ART DE VIVRE
di Jörg Bornmann

Turismo lento è anche trekking in vigna e nei giardini delle ville venete: qui tra i vigneti dell’Amarone Masi e le storiche tenute Serego Alighieri

Slow tourism and hiking in the vineyards and gardens of villas of the Veneto: here in Masi Amarone vineyards and the historic Serego Alighieri estate

rali ecc. L’obiettivo è quello di soddisfare la domanda di questi ospiti, creando un bel numero di percorsi ciclabili e, quindi, promuovere il turismo sostenibile. Il cicloturismo è ormai diventato una parte importante dell’offerta del basso lago. Soprattutto la primavera e l’autunno, al di fuori dell’alta stagione, sono il periodo ideale per una piacevole vacanza in bicicletta. Nell’homepage di https://veronagardabike.com si trovano undici percorsi tra lago ed entroterra gardesano. Olio, vino e ottimo cibo

Puoi sempre abbinare questi tours con visite guidate a cantine, a frantoi di olio d’oliva e ottimi ristoranti. Qui puoi osservare le persone al lavoro e imparare molto su prodotti di altissima qualità. La viticoltura gioca un ruolo importante nella parte meridionale del Lago di Garda. Qui si trovano diverse denominazioni, tra cui le più famose Bardolino, Custoza e Lugana, confinanti anche con la vicina Valpolicella. Si producono vini meravigliosi e il visitatore ha solo l’imbarazzo della scelta quando si tratta di trovare il preferito. Numerose cantine hanno il loro wineshop aperto tutti i giorni, dove si possono degustare e acquistare i vini tipici della regione. Bisogna ovviamente fare attenzione a non bere troppo per rimanere in forma alla guida sulle due ruo-

nature parks, etc., aims to provide visitors with a serious number of cycle routes and thus promote sustainable tourism. Cycle tourism has now become an important part of what the lower lake area has to offer. Especially in spring and autumn, outside the high season, when it’s ideal for enjoyable cycling holidays. On the homepage of https://veronagardabike.com there are eleven routes between the lake and the Lake Garda hinterland.

Olive oil, wine and great food

Cycling holidays can always be combined with guided tours of wine cellars, olive oil mills and fine restaurants. Here you can watch people at work and learn a lot about top-quality products.

L’estesa rete di piste ciclabili offre una grande varietà di

per tutte le gambe

Viticulture plays an important role in the southern part of Lake Garda. Several appellations can be found here, the best known of which are Bardolino, Custoza and Lugana, which also border on Valpolicella. The wines are excellent, and the visitor is spoilt for choice when it comes to finding a favourite. Many producers have their wine shops open every day, where you can taste and buy wines typical of the region. Of course, care must be taken not to drink too much when riding on two wheels, to control

18
percorsi
The extensive network of cycle paths provides a wide variety of routes for all abilities

te e poter pedalare con vigore anche dopo una degustazione. Oltre alla vigna, la coltivazione dell’olivo gioca un ruolo importante. In una delle regioni olivicole più settentrionali si ottiene l’ ‘Olio Extra Vergine d’Oliva del Garda’, che può fregiarsi della denominazione di qualità DOP. Anche una visita guidata a un frantoio è una bella esperienza: si possono scoprire la coltivazione delle olive, il ciclo produttivo dell’olio e degu-

Pagina precedente

Il turismo lento permette di scoprire paesaggi e borghi pittoreschi, come Valeggio e Borghetto sul Mincio

Previous page. Slow tourism leads to the discovery of picturesque landscapes and villages, such as Valeggio and Borghetto sul Mincio

A lato. Degustazioni di vini, olio e cucina locale arricchiscono l’esperienza del visitatore

This page. Wine, olive oil and local cuisine enrich the visitor experience

the bike happily and pedal vigorously after a tasting. In addition to vineyards, olive groves are prominent. The PDO quality ‘Olio Extra Vergine d’Oliva del Garda’ can be found in the northern reaches of the lake, and a guided tour of an olive oil mill is a great experience: learn about olive husbandry, the production cycle of olive oil, and taste the finished product. Purchasing wine and olive oil on your tour

Tenuta Canova (Lazise del Garda), uno dei luoghi della Masi Wine Experience, meta preferita da winelovers e cicloturisti Tenuta Canova (Lazise del Garda), one of the sites of the Masi Wine Experience, a favourite destination for wine lovers and cycle tourists

stare il prodotto finito: con il piacevole rischio che con gli acquisti di vino e olio le borse da viaggio laterali diventino notevolmente più pesanti! Lungo la strada si acquista del buon pane dai panifici, spesso ancora artigianali, ed ecco pronta la deliziosa merenda. Specialità culinarie della regione

Nel basso Garda si incontra un’offerta culinaria rurale con influenze mediterranee Rural cuisine with Mediterranean influences in the lower Garda area

Nei numerosi ristoranti del territorio potrete lasciarvi viziare dalle delizie culinarie. Ma prima di andare al ristorante, ci si può incontrare per un aperitivo davanti a uno Spritz, Hugo o Chiaré. Oltre al vino e all’olio d’oliva, i menù sono caratterizzati da pesce di lago, frutti di mare e pesce del vicino mare Adriatico, ma anche pollame, vitello e cacciagione. In generale, al lago si trovano tendenzialmente piatti di pesce, come le polpette di luccio e nell’entroterra si trovano tendenzialmente piatti di carne, come il capretto al forno. Naturalmente, in Italia non mancano le tipiche paste regionali come i bigoli all’anatra, la trippa al sugo di pomodoro o le ricette a base di carne di cavallo, per le quali Verona è famosa essendo antica città di cavalleria: non piacciono certo a tutti ma sono consigliatissime. In generale, nel sud del Lago di Garda si troverà una cucina rurale, con influenze mediterranee, genuina e raffinata.

has an attractive risk: your panniers will become considerably heavier! Along the way, just buy some good bread from the bakeries, which are often still artisan-run, and your delicious snack will be ready.

Culinary specialities of the region

In the numerous restaurants in the region you can indulge in many culinary delights. But before going out to eat, meet for an aperitif: a Spritz, a Hugo or a Chiaré. In addition to wine and olive oil, menus feature fish from the lake, seafood and fish from the nearby Adriatic Sea, as well as poultry, veal and game. As a rule, fresh-water fish dishes, based on pike, are found near the lake, and inland the food is based more on meat dishes, such as roast kid.

Of course, there is no shortage of typical regional pasta dishes such as bigoli all’anatra (bigoli with duck sauce), trippa al sugo di pomodoro (tripe with tomato sauce) or recipes based on horse meat, for which Verona is famous (not everyone likes this idea, but it’s really delicious!). In general, in the south of Lake Garda the food is based on a rural cuisine with Mediterranean influences, and is both authentic and sophisticated.

Cena sotto le stelle tra i filari di Tenuta Canova, anche questo è turismo lento Dinner under the stars in the vineyards at Tenuta Canova, this too is slow tourism

Alla scoperta del territorio viaggiando su due ruote Exploring a region on two wheels

Turismo lento sul Lago di Garda: qui tutti i desideri vengono esauditi

La regione del basso Lago di Garda è ideale per la vacanza che sempre più persone cercano: il turismo lento. Da tempo sempre più turisti, al di là del solo riposo, vanno alla scoperta del territorio, dei suoi abitanti, della cultura e delle prelibatezze enogastronomiche. La bicicletta diventa la compagna di vacanza, abbastanza lenta per conoscere le diverse peculiarità del territorio, abbastanza veloce per esplorarlo nella sua interezza. Slow qui non significa lento, ma piuttosto rallentato/ decelerato. Ed è esattamente ciò che i turisti possono vivere qui, grazie a una rete bene sviluppata di piste ciclabili che consente di esplorare la natura e il paesaggio lontano dalla folla, dove molte porte di cantine e frantoi sono aperte ai visitatori. Quando si va in una trattoria nell’entroterra, si entra subito in conversazione con le persone del posto e molti chefs sono felici di lasciarsi guardare alle spalle mentre lavorano. Godere il divertimento a tutti i livelli: ecco cosa offre il turismo lento sul Lago di Garda.

Jörg Bornmann vive a Monaco e lavora come giornalista di viaggio in Germania, Austria e Italia da quasi vent’anni. Le sue tre riviste online gnuefreak.de, wanderfreak.de e radlfreak.de sono state premiate tra i primi dieci blog di viaggio in lingua tedesca nel 2023. Come sommelier ama l’enoturismo, legato a gastronomia e vacanze attive.

Slow tourism on Lake Garda: something for everyone

The lower Lake Garda region is ideal for the type of holiday that more and more people are looking for: slow tourism. For some time now, visitors have been going beyond simple relaxation to discover the region, its inhabitants, its culture, and its food and wine delicacies. The bicycle is your friend for the holiday: slow enough to get to know the small things, fast enough to explore the area in its entirety. Slow here does not mean slow in speed, but rather slowed down/decelerated. And that is exactly what tourists can experience here, thanks to a well-developed network of cycle paths for the exploration of nature and the countryside away from the crowds, where many wineries and olive oil mills are open to visitors. When you go to a trattoria in the hinterland, you strike up conversations with the locals easily and many chefs are happy to let you look over their shoulder as they work. Enjoyment on all levels: that is what slow tourism on Lake Garda offers.

Jörg Bornmann lives in Munich and has worked as a travel journalist in Germany, Austria and Italy for almost twenty years. His three online magazines gnuefreak.de, wanderfreak.de and radlfreak.de were recognised as being among the top ten German-language travel blogs in 2023. As a sommelier he loves wine tourism linked to gastronomy and active holidays.

21

CICLOTURISMO PER TUTTI

SULLE STRADE VERONESI

CYCLE TOURISM FOR ALL ON THE ROADS OF THE VERONA REGION

Raffaele Boscaini: “Rebike per una mobilità sostenibile e accessibile”

Raffaele Boscaini: “Rebike is for sustainable and accessible mobility”

Sono sette le aziende veronesi unite nel sostegno e nella promozione del cicloturismo sulle sponde del lago di Garda e tra le colline moreniche: Masi Tenuta Canova, Europlan spa, Bellatrix srl, Lamacart spa con il Museo Nicolis, Turri Fratelli srl, Gardaland e Parco Natura Viva. Insieme hanno dato vita nel 2012 alla rete d’impresa Verona Garda Bike, nata con il supporto di Confindustria Verona, attraverso il Consorzio Coverfil e la collaborazione di Provincia, enti locali, associazioni di categoria e Camera di commercio. Oltre alla mappatura, tabellazione e promozione di una fitta mappa di percorsi ciclabili del Garda, però, Verona Garda Bike è oggi impegnata anche nel lancio di un cicloturismo senza barriere, con il percorso ‘Celeste del Garda Bike Tour’, fino a 98 chilometri aperti veramente a tutti, all’insegna del benessere psicofisico e della sostenibilità ambientale. Un’opportunità significativa anche di non solo un segno di civiltà e inclusione. Le stime relative al 2022 segnalano che il turismo in bicicletta, molto amato anche sul lago di Garda come declinazione dell’active travel, ha generato in Italia 68 milioni di presenze. Sono in crescita gli spostamenti e le richieste di per-

Seven companies from Verona have got together to promote cycling as a form of tourism on the shores of Lake Garda and in the morainic hills. They are: Masi Tenuta Canova, Europlan spa, Bellatrix srl, Lamacart spa with the Nicolis Museum, Turri Fratelli srl, Gardaland and Parco Natura Viva. Together they founded the Verona Garda Bike enterprise network in 2012, set up with the support of Confindustria Verona, through the Coverfil Consortium and the assistance of the Provincial government, local authorities, bicycling associations and the Chamber of Commerce.

In addition to the mapping, signage and promotion of a dense web of cycle routes in the Garda area, however, Verona Garda Bike is now also committed to the launch of barrier-free cycle tourism. The ‘Celeste del Garda Bike Tour’ route, up to 98 km long, is open to truly everyone in the cause of psychophysical well-being and environmental sustainability. It’s an important business opportunity too, not just a sign of civilisation and inclusion. Estimates for 2022 indicate that cycling tourism, which is already popular on Lake Garda as a type of ‘active travel’, has generated 68 million

22 VENEZIE ART DE VIVRE VENETIAN ART DE VIVRE
di Camilla Madinelli

sone con bisogni particolari legati all’età o a ridotte capacità. Su queste solide basi lo scorso 19 maggio è stata organizzata dalla rete d’imprese e da Remoove srl, start up impegnata nel garantire una mobilità inclusiva e sostenibile: la pedalata assistita e accessibile ‘Rebike’ tra Cavaion, Bussolengo e Lazise; calando nel territorio, concretamente, il tema del turismo accessibile. In pista, nella prova di 20 chilometri, una ven-

visits to Italy. The demand from people with special needs, related to age or reduced abilities, is growing. On these solid foundations, the Verona Garda Bike companies and Remoove srl, a start-up committed to guaranteeing inclusive and sustainable mobility, organised ‘Rebike’, an assisted and accessible cycling event between Cavaion, Bussolengo and Lazise on 19 May this year.

Pagina precedente. Il percorso della ‘Celeste del Garda’ studiato per una mobilità inclusiva e sostenibile

Preceding page. The ‘Celeste del Garda’ route, also accessible to the disabled

Scorci meravigliosi tra vigne, olivi, colline e il lago di Garda

Wonderful views of vineyards, olive groves, hills and Lake Garda

tina di persone tra cui imprenditori sensibili al tema come Raffaele Boscaini, viaggiatori standard, persone con disabilità impegnate nella diffusione del turismo accessibile, esperti di cicloturismo come Fiab Verona: in sella a mezzi tradizionali e a modelli speciali, messi a disposizione da Remoove e testati.

La pedalata dimostrativa dei percorsi accessibili anche con mezzi speciali, per rendere l’esperienza godibile a tutti

The demonstration ride for routes accessible to special vehicles, to make the experience enjoyable for everyone

As a practical demonstration of accessible tourism in the region. The roughly twenty participants in the 20-kilometre ride included entrepreneurs with an interest in the matter, such as Raffaele Boscaini, regular cyclists, people with disabilities committed to the dissemination of accessible tourism, and experts in

L’esperienza è stata giudicata da ciascuno, al termine del giro, molto positiva e stimolante. “Il turismo lento sta prendendo sempre più piede ed è in continua evoluzione”, spiega Raffaele Boscaini, direttore marketing di Masi, in bicicletta con il gruppo. “Da tempo con Verona Garda Bike siamo impegnati alla conoscenza del territorio attraverso i percorsi cicloturistici, ma con la pedalata dimostrativa Rebike abbiamo voluto sostenere la modalità accessibile, in modo tale che le persone diversamente abili o chi ha difficoltà particolari possano non solo partecipare, ma farlo anche in modo attivo”.

Il test del 19 maggio è partito dall’Oleificio Turri a Cavaion Veronese, è proseguito al Parco Natura Viva di Bussolengo e si è concluso alla Tenuta Canova di Masi a Lazise per pranzo. Alla prima pedalata di questo genere in territorio veronese, ma non solo, hanno partecipato, tra gli altri, la giornalista e attivista del mondo disability Valentina Tomirotti (‘Pepitosa’ in rete) e le sorelle Sara e Alessia Michielon ideatrici del progetto ‘Ruote libere’.

Camilla Madinelli, veronese, giornalista professionista dal 2007, vive e lavora in Valpolicella.

È corrispondente del quotidiano di Verona ‘L’Arena’. Si occupa di attualità, territorio e cultura della sua terra, dove il vino fa la parte del leone. È laureata in Lettere moderne. Nel 2008 ha vinto il Premio Natale Ucsi: ‘Il genio della donna’.

Pagina precedente. Mappa del percorso cicloturistico ‘Celeste del Garda’

Previous page. Map of ‘Celeste del Garda’ bike tour

A lato. Raffaele Boscaini, direttore marketing di Masi, tra gli imprenditori che si impegnano per la promozione del territorio attraverso un turismo lento e accessibile

This page. Raffaele Boscaini, Marketing Director of Masi, one of the businessmen committed to promoting the area through slow and accessible tourism

cycling tourism such as Fiab Verona. They rode traditional bikes and special models, made available and tested by Remoove. At the end of the ride, the experience was judged to be very positive and stimulating by everyone. “Slow tourism is gaining more and more popularity and is constantly evolving, ” explains Raffaele Boscaini, Masi’s Marketing Director, cycling with the group. “For a long time, we at Verona Garda Bike have been committed to getting to know the region through cycling routes, but with the Rebike event we aimed to support accessibility, so that differently abled people or those with special difficulties could not only participate, but also do so actively.”

The special ride on 19 May started at the Turri Olive Oil Mill in Cavaion Veronese, went on to the Parco Natura Viva in Bussolengo and ended at Masi’s Tenuta Canova in Lazise for lunch. The first bicycle ride of its kind in the Verona area was attended by, among others, journalist and disability activist Valentina Tomirotti (‘Pepitosa’ on social media), and sisters Sara and Alessia Michielon, creators of the ‘Ruote libere’ project.

Camilla Madinelli, from Verona, a professional journalist since 2007, lives and works in Valpolicella. Correspondent for the Verona daily newspaper ‘L’Arena’ covering current affairs, the local area and the culture of her land, where wine takes up the lion’s share. Degree in modern literature. In 2008 she won the Natale Ucsi Prize: ‘Il genio della donna’.

25

IL RACCONTO DI UNA REGIONE NELLA STORIA DEL SUO VINO

THE TALE OF A REGION IN THE HISTORY OF ITS WINE

a cura della Redazione

La viticoltura del Trentino narrata da un giornalista, un’archeologa e un professore

The viticulture of Trentino, as presented by a journalist, an archaeologist and a professor

Al Salone del libro di Torino, Nereo Pederzolli assieme a Rosa Roncador, archeologa, coautrice con il prof. Attilio Scienza, hanno presentato il recente volume Raccontare il Trentino del Vino, edito da Publistampa, Pergine Valsugana. Una pubblicazione promossa dal Consorzio Vini, Trentino School of Management e Piana Rotaliana Königsberg. Il racconto ripercorre i valori del passato, mettendo in risalto le figure dei pionieri della vitivinicoltura. Cita le figure più carismatiche e tenta di dar valore a schiere di contadini, vignaioli, cantinieri che con parsimonia e tanta fatica hanno scandito l’evoluzione del gusto enologico di questa terra dolomitica, senza mai essere in prima pagina. Figure marginali, ma assolutamente preziose. Nel passato, lavoravano per cercare un giusto sollievo alcolico alla dura vita dei campi. Senza pensare al mero denaro, ‘resistendo’ all’esodo dalle campagne. Non a caso potrete leggere anche vicende legate all’emigrazione, una pagina fondamentale nello sviluppo vitivinicolo trentino, che ha allargato i panorami stessi della viticoltura. Vi si legge un nuovo concetto di ‘tradizione’: rispettare le pratiche acquisite da chi ti ha preceduto,

At the Turin Book Fair this year, the recently published Raccontare il Trentino del Vino (Talking about Trentino Wine - Publistampa of Pergine Valsugana), was presented by Nereo Pederzolli together with coauthors archaeologist Rosa Roncador and Prof. Attilio Scienza. The book, sponsored by Consorzio Vini, Trentino School of Management and Piana Rotaliana Koenigsberg, pays homage to the region’s history and highlights its winemaking pioneers. The most charismatic leaders are mentioned, but there is also an attempt to focus on the otherwise nameless legions of farmers, vinedressers, and cellar workers whose sheer hard work has shaped winemaking in this Dolomitic region. Such figures may be marginal, but they are valuable none the less. In the past, their aim was to find some relief from the hard life in the fields in an alcoholic product. Money wasn’t the point, they just stood firm against the exodus from the countryside. Emigration is another theme in this book, unsurprisingly, as it’s a fundamental part of the development of winemaking in Trentino which has broadened the horizons for its viticulture. To make a new ‘tradition’: respect the practices

26
VITE E VINO NELLE VENEZIE VINES AND WINE IN THE VENETIAN AREA
L’obiettivo di fondo è rafforzare la peculiarità dei vini e i valori espressi dai prodotti
The underlying objective is to strengthen the uniqueness of the wines and their values

riferite a un periodo storico relativamente breve, farne tesoro e da queste radici sviluppare l’anima per potere produrre cose sempre più buone. Come si usa dire: la tradizione è un’innovazione ben riuscita. Meglio sarebbe applicare o stimolare un concetto legato alla ‘tradizione del futuro’, vale a dire impostare dei vini, in un preciso contesto di un determinato ambito, risultato di scienza e innovazione, per giungere all’evoluzione, che ha portato alla cisgenica, al futuro stesso del bere alcolico. “Non abbiamo cercato – ribadisce Nereo Pederzolli – di suggerire precisi obiettivi enologici. Piuttosto: mirare ad una filosofia produttiva che rafforzi non solo le peculiarità del vino, ma i valori legati alla qualità dei prodotti”. Un libro è frutto di un lavoro di squadra, idealmente consegnato alla schiera di vitivinicoltori e a quanti contribuiscono a valorizzare il comparto del vino: riappropriarci di saperi antichi, recuperare il sano rapporto tra uomo-pianta-territorio. Leggere e soffermarsi su queste pagine è un itinerario tra i filari dei vigneti trentini, tra echi e ricordi, un cammino lento e pure giocoso, con piccole postille di sagacia. Coltivare la vigna per migliorare la vita, mirando a momenti di schietta felicità: vino per la condivisione, per la convivialità e la fraternità. Momenti, dunque, ‘educativi’ per frenare ogni abuso. In omaggio a quanti che nel passato hanno faticato per elevare i valori del vino trentino, concretizzando sogni, liberando fantasia e curiosità, stimolando saperi, custodendo per davvero ‘ l’anima della terra’.

Authors Attilio Scienza, Rosa Roncador and Nereo Pederzolli

learned by those who came before you in a relatively short period in history, treasure them, and use these roots to develop the mindset for even better things. As they say: tradition is innovation that’s been successful. It would, however, be better to formulate a ‘future tradition’, which would make wines of a defined area the result of science and innovation. Tradition and innovation lead to evolution, to cisgenesis and the very future of alcoholic beverages. ‘We have not tried to suggest precise winemaking goals,’ Nereo Pederzolli reiterates, ‘but rather to aim for a production philosophy that reinforces not only the particular nature of a wine, but also the values associated with the quality of the product.’ The book is the result of teamwork and is dedicated to the ranks of winegrowers and all those who help with the development of the wine sector. Regaining knowledge and re-establishing a healthy relationship between man / the vine / and the territory is the aim. Read and linger over these pages as a journey through the vineyards of Trentino, with their echoes and memories. It’s slow and light-hearted even. Unhurried, with small pearls of wisdom. Cultivate vineyards to make life better; aim for moments of pure happiness. Wine is for sharing, for conviviality and fraternity. Moments full of meaning, blocking out negativity. It’s a tribute to those who have worked to elevate the values of the wines of Trentino in the past, making dreams come true, letting imagination and curiosity run free, increasing knowledge, and truly preserving ‘the soul of the earth’

27
Gli autori: Attilio Scienza, Rosa Roncador e Nereo Pederzolli

Panorama sui vigneti della Val d’Adige, tra il fiume e le montagne trentine, vista da Tenuta Sant’Antonio dei conti Bossi Fedrigotti

View of the vineyards of Val d’Adige, between the river and the mountains of Trentino, as seen from the Conti Bossi Fedrigotti property Tenuta Sant’Antonio

DALLA ZAPPA AL MOUSE: IL TRENTINO È GIÀ NEL FUTURO di Nereo Pederzolli

Il balzo epocale che ha portato la viticoltura ‘dalla zappa al mouse’ è stato ampiamente superato: s’è elevato alla quota del drone. Merito di una costante ricerca scientifica legata all’evoluzione delle cure alla vite, sempre più in sintonia con la qualità della

FROM THE HOE TO THE MOUSE: TRENTINO IS ALREADY IN THE FUTURE di Nereo Pederzolli

The epoch-making leap that took viticulture ‘from the hoe to the mouse’ has been trumped: it’s risen to the level of the drone. Thanks to continuing scientific research linked to the evolution of vine husbandry, it’s also increasingly in tune with the quality of our lives

nostra vita. Nella ricerca e sperimentazione viti-enologica il Trentino è una regione all’avanguardia. Uno dei maggiori protagonisti è Centro ricerche della Fondazione Edmund Mach, insieme alla Facoltà di Enologia dell’Università di Trento e allo storico Istituto Agrario di San Michele all’Adige, che tra pochi mesi festeggerà il suo 150 compleanno. È una struttura d’assoluta autorevolezza, è un Centro che ha tracciato per primo il DNA della vite e suggerito innumerevoli tecniche per elevare la qualità dei vini, rafforzando minuziose indagini genetiche sulla natura delle uve, indicando le vie per meglio interpretare il vino di domani.

La Fondazione Mach riesce a dare concretezza a domande apparentemente contraddittorie: come preservare la nostra tradizione, quella agro-biodiversità che ci rende unici al mondo? Sane e utili nozioni del passato e altrettante sinergie con il futuro del vino. Con la ricerca scientifica applicata ad altrettante procedure operative, sfruttando monitoraggi satellitari, tracciabilità computerizzata, per interpretare i cambiamenti climatici e pure per ottimizzare le pratiche agronomiche. Con macchine digitali, per mitigare fatiche contadine e rilanciare concreti interventi ecocompatibili. I legami certo non mancano e si radi-

and part of a future that does not ignore the past. The Trentino region is at the forefront of viticultural and winemaking research and experimentation. One of the major players is the Research Centre of the Edmund Mach Foundation, together with the Faculty of Oenology at Trento University and the historic Agrarian Institute of San Michele all’Adige, which celebrates its 150th birthday in a few months’ time. The Research Centre is very prestigious: it was the first to trace the DNA of the vine and it has formulated many techniques for improving wines using detailed genetic research into grapes.

It shows us how to better interpret the wines of tomorrow and fleshes out answers to apparently ambiguous questions: how can we preserve our traditions and the agrobiodiversity that makes us unique in the world? Learning from the past and planning the future. Scientific research has been applied to many operational procedures using satellite monitoring and computerised traceability to interpret climate change and to optimise agronomic practices. Digital technology is used to mitigate the strain of farming and to plan eco-friendly work practices. Links with producers are not lacking, including with decidedly far-sighted, not to say revolutionary, ag-

Ricerca e sperimentazione viti-enologica: una regione all’avanguardia Wine research and experimentation: a region in the vanguard

cano anche all’evoluzione di dinastie agricole decisamente lungimiranti, per non dire rivoluzionarie. Compreso il blasonato casato dei Conti Bossi Fedrigotti. Tra i primi a redigere un minuzioso ‘catasto agricolo’, a custodire nei secoli l’andamento vendemmiale, a istruire su tempi e modi per coltivare i loro pregiati vigneti sulle sponde del fiume Adige.

Pionieri nel far maneggiare dai loro viticoltori le ‘forbici per la potatura’, strumento indispensabile per garantire la qualità delle vendemmie. Basta citare un solo vino di questa storica dinastia vitivinicola: il Fojaneghe, un vino di stampo bordolese ritenuto il capostipite italiano della tipologia, presentato già nel 1961. Uve contemporaneamente globali e locali, varietà inconfondibili – Cabernet Sauvignon e Merlot – piantati in un vigneto altrettanto peculiare: l’omonimo podere accudito sul balzo collinare di Isera, esposto alla benefica brezza del Garda, profonde radici (non solo metaforiche) nella viticoltura trentina. Vino simbolo, foriero di sfide di stampo internazionale, perfettamente in grado di sintetizzare l’evoluzione dei vini del Trentino: stilemi dolomitici che incontrano il gusto del consumatore curioso e attento alla sostenibilità.

Pagina precedente. Fojaneghe, il primo taglio bordolese prodotto in Italia nel 1961

Previous page. Fojaneghe, the first Bordeaux blend produced in Italy in 1961

A lato. Le cantine Bossi Fedrigotti dove maturano il Fojaneghe e gli altri vini del casato

This page. The Bossi Fedrigotti cellars where Fojaneghe and the other family wines are matured

ricultural dynasties like the noble Conti Bossi Fedrigotti family. They were among the first to draw up agricultural records, used to track grape harvests over the centuries and to decide how to cultivate their prized vineyards on the banks of the Adige. They were also pioneers in giving their vine dressers pruning shears, an indispensable tool for guaranteeing the quality of the harvests. One wine is emblematic for this historic winemaking dynasty: Fojaneghe, the Bordeaux-blend considered the Italian progenitor of its type and dating back to 1961. Global and local at the same time, it’s made from international grapes, Cabernet Sauvignon and Merlot, planted on the eponymous estate with hillside vineyards in Isera, exposed to beneficial breezes from Lake Garda and with deep roots (real and symbolic) in the viticulture of Trentino. It’s a flagship wine ideal for the international market. It’s also a good example of how Trentino wines have evolved, because it has succeeded in establishing an aesthetic style and sense of value, while being typical of the broader and more complex wines of the Dolomites. It’s also capable of satisfying the needs of consumers who are not only curious, but also want a product that is well crafted and sustainable.

31
I Bossi Fedrigotti pionieri nel far maneggiare ai loro viticoltori le ‘forbici della potatura’
Bossi Fedrigotti pioneers in giving their vignerons responsibility for the pruning shears

UN GRAND TOUR

‘ALL’INGLESE’ TRA I GIARDINI STORICI DEL VENETO A GRAND TOUR

‘ENGLISH-STYLE’ OF THE VENETO’S HISTORIC GARDENS

Il reportage di un gruppo d’Oltremanica, appassionato di parchi e giardini

The travel report of an English group of garden history lovers

Il nostro gruppo non era mai stato all’estero. Ma i viaggi di studio annuali per conoscere la storia dei giardini finivano sempre con la domanda ‘E il prossimo?’ L’anno scorso ho finalmente avuto il tempo di mettere a frutto la mia esperienza di viaggi in Italia e ho detto loro: ‘Ora basta con l’Inghilterra, andremo a fare un tour dei giardini storici del Veneto’. Alla fine, il nostro tour è durato una settimana, partendo da Verona, salendo in Valpolicella, a Vicenza, poi visitando le tenute dei Colli Euganei e finendo con l’Orto botanico universitario di Padova. Avremmo potuto vedere di più, in particolare tra Padova e Venezia, ma completeremo la prossima volta, quando avremo tempo. Verona per prima. Il Giardino Giusti è cambiato poco da quando il grande cronista esperto in giardini del XVII secolo, John Evelyn, lo visitò nel 1646. Ha raccontato di aver visto “il più bel cipresso che io possa immaginare in Europa, tagliato a piramide”. I cipressi sono ancora oggi il fiore all’occhiello di questo parco e infatti tutti gli elementi fondamentali del ‘giardino storico’ si ritrovano lì: i parterres quadrati delimitati da siepi di bosso con al centro statue e fontane

Our group had never been abroad before. But annual study tours learning about garden history always finished with the question, where next? Last year, I finally had time to make use of my experience travelling around Italy: ‘Enough of England now, we’re going to do a tour of historic gardens in the Veneto,’ I told them. In the end, our tour lasted a week, starting in Verona, going up into Valpolicella, on to Vicenza, then visiting estates in the Colli Euganei and finishing with the University Botanic Gardens in Padua. We could have seen more, particularly between Padua and Venice. Next time, when we have time.

Dalla Valpolicella all’Orto Botanico di Padova, dalle ville vicentine ai Colli Euganei

From Valpolicella to the Botanical Gardens of Padua, from the villas of Vicenza to the Euganean Hills

Verona first. Giardino Giusti has changed little since the great 17th-century diarist and gardener John Evelyn visited it in 1646. He described seeing “the goodliest cypress, I fancy, in Europe, cut in a pyramid.” The cypresses are still the garden’s glory and, in fact, all the basic elements of the ‘historic garden’ are there: the square parterres bordered by box hedges with classical statues and fountains at their centre, the cypress avenue that leads up to the

32 VENEZIE ART DE VIVRE VENETIAN ART DE VIVRE
di Stephen Hobley

classiche, il viale di cipressi che conduce alla caverna dell’eremita e alla grotta, il labirinto, il giardino degli agrumi, le classiche lapidi romane, i padiglioni per fermarsi ad ammirare il panorama, oltre ovviamente ad un elemento tipicamente veneto: le statuette dei nani sulle mura di cinta. La prima area del parco riflette la preoccupazione dell’uomo per l’ordine e la simmetria, mentre l’area alberata è progettata per stupire il

grotto and hermit’s cave, the labyrinth, the citrus garden, the classical Roman remains, the pavilions in which to stop and admire the view, plus of course, this being the Veneto, the dwarves on the wall. The first section of the garden reflects man’s concern for order and symmetry while the wooded section is designed to amaze the visitor who follows the path uphill in the shade. The cliff, the play of shadows

Il rinascimentale Giardino Giusti a Verona

fu tappa obbligata dei viaggiatori del Grand Tour d’Europa, tra cui poeti, artisti e teste coronate

The Renaissance-era Giusti Garden in Verona was a must-see for travellers on Europe’s Grand Tour, including poets, artists and crowned heads

visitatore che s’incammina in salita nell’ombra. La rupe, il gioco di ombre e luci sugli arbusti a foglia verde tagliati bassi e i panorami sono tutte creazioni artificiali per generare ammirazione, stupore e meraviglia. Tutte caratteristiche neoclassiche.

labirinto con alte siepi

The Parco Giardino Sigurtà, with a stunning high-hedged labyrinth

Fuori Verona, noi nove appassionati abbiamo viaggiato in minibus: prima al Parco Giardino Sigurtà, molto ben tenuto, con una vista spettacolare sugli ampi prati verdi che si estendono fino al Poggio dei Due Imperatori. Vi è anche un meraviglioso labirinto con alte siepi per rendere la navigazione una sfida e un’area ‘selvaggia’ dedicata al poeta romantico veronese, nonché teorico dei giardini, Ippolito Pindemonte. Poi abbiamo visitato il Giardino di Poiega a Villa Rizzardi a Negrar, un vero e proprio ‘giardino storico’. Il conte Antonio Rizzardi incaricò l’architetto Luigi Trezza, uno dei massimi esponenti dell’architettura neoclassica veneta, di progettare il giardino nel 1783, e il risultato fu una fusione dei canoni classici del giardino all’italiana, come i parterres, con il gusto ‘pittoresco’ del nascente Romanticismo. Il visitatore viene condotto in un viaggio attraverso le delizie dell’apprendimento e dell’intrattenimento: statue classiche a tema morale, un ampio viale di cipressi, un teatro verde per spettacoli moralmente educativi e un impegnativo percorso tra animali selvatici (in cemento!) fino a un tem-

and light on green-leafed shrubs cut low, and the views are all artificial creations to generate admiration, awe and wonder. All classic features. Outside Verona, the nine of us travelled by minibus: firstly, to Parco Giardino Sigurtà, which is beautifully kept, and has the most spectacular views over wide green lawns, stretching up to the Knoll of the Two Emperors. It also has a wonderful labyrinth with high hedges to make navigation a challenge, and a ‘wild’ section dedicated to the Veronese Romantic poet and garden theorist Ippolito Pindemonte. Next was the Giardino di Poiega at Villa Rizzardi in Negrar, a real ‘historic garden’. Count Antonio Rizzardi commissioned architect Luigi Trezza, one of the greatest exponents of neoclassical architecture in the Veneto, to design the garden in 1783, and the result was a fusion of the classic canons of the Italian garden, such as parterres, with the ‘picturesque’ taste of rising Romanticism.

The visitor is taken on a journey through the delights of learning and entertainment: classical statues with moral themes, an extensive cypress avenue, a green theatre for morally improving plays, and a challenging journey past wild animals (cast in concrete!) to a newly restored temple, with statues to exhort virtue, and an open roof to emphasise

Il Parco Giardino Sigurtà stupisce anche per il

pio appena restaurato, con statue che esortano alle virtù e il tetto aperto per sottolineare la beneficienza della natura. Per noi storici dei giardini, le riproduzioni incorniciate dei disegni di Trezza sono state portate nel cortile per poterle esaminare. Un breve tragitto in auto ci ha portato a Villa Mosconi Bertani, una bellissima villa e famosa cantina, con un antico fruttaio ancora in uso per il processo di appassimento dell’Amarone; vale la pena vederla solo per questo. Anche in termini di storia del giardino c’è qualcosa di speciale: l’onnipresente Pindemonte aveva ispirato il giardino all’inglese e un laghetto all’interno del brolo con un Caffè Viennese sulla riva. La villa è sempre stata un luogo di spettacoli ed esposizioni, piuttosto che dimora residenziale e così rimane fino a oggi. Uscendo dal territorio veronese, appena fuori Vicenza, Villa Valmarana ai Nani (ce ne sono molti sui muri di cinta!) è stata per noi una sosta per il pranzo, non tanto per i giardini questa volta, ma un’occasione imperdibile per ammirare gli affreschi dei Tiepolo, padre e figlio. La storia del giardino può essere abbinata anche alla storia dell’arte, alle degustazioni di vini e alla gastronomia. Uno dei nostri migliori pranzi è stato in una trattoria locale vicino a Verona: salumi appena affettati,

Pagina precedente.

A Valeggio sul Mincio si trova il Parco Giardino Sigurtà tra coloratissimi fiori, siepi e laghetti

Previous page. The Parco Giardino Sigurtà, with its colourful flowers, hedges and ponds can be found in Valeggio sul Mincio

A lato. Il Teatro Verde del giardino di Poiega, a Villa Rizzardi, Negrar

This page. The Green Theatre in the Poiega garden at Villa Rizzardi, Negrar

the beneficence of Nature. For us garden historians, framed reproductions of Trezza’s designs were brought out into the courtyard to examine. A short drive took us to Villa Mosconi Bertani – a beautiful villa that’s a wine destination, for sure, with an antique fruttaio still in use for the appassimento process of Amarone – worth seeing just for that. In garden history terms there is also something special: the ubiquitous Pindemonte had inspired the English garden and a small lake within the brolo had an Austrian Coffee House on its shore. The villa was always a show place, intended for display rather than habitation, and it doesn’t disappoint today.

A Villa Valmarana ai Nani, la storia del giardino incontra con i Tiepolo la storia dell’arte

At Villa Valmarana ai Nani, garden history meets art history with the Tiepolos

Leaving the Verona area, Villa Valmarana ai Nani (there are lots on the wall!) was a lunch stop outside Vicenza, not so much for the gardens this time, but as an unmissable opportunity to see the frescoes by the Tiepolos, father and son. Garden history can be paired with art history, wine tastings and gastronomy, too. One of our best lunches was in a local trattoria near Verona: freshly sliced salumi, homemade ravioli, salads of bitter greens, and a glass of Bianco di Custoza. What could be better?

Aristocratic proprietors took us round our next two gardens. At

35

ravioli fatti in casa, insalate di erbe amarognole e un bicchiere di Bianco di Custoza. Cosa c’è di meglio? Sono nobili i proprietari che ci hanno portati a visitare i successivi due giardini. A Villa Trento da Schio, il proprietario, accompagnato da una coppia di vivaci cani, ha indicato con molto affetto le sue statue da giardino preferite (Orazio Marinali, C18). E a Villa Pisani Bolognesi Scalabrin, l’entusiasta tenu-

Villa Trento da Schio, the owner, accompanied by a pair of lively dogs, pointed out his favourite garden statues (Orazio Marinali, C18th) with much affection. And at Villa Pisani Bolognesi Scalabrin, the enthusiastic owner spoke of the garden’s English founder, Evelina van Millingen, Countess Pisani (1831-1900) and the book Days Spent on a Doge’s Farm, which was an account of life on the estate in the 19th cen-

L’Orto Botanico, sorto nel cuore della città di Padova nel ’500 per lo studio delle piante medicali da parte di agronomi e medici della storica Università, è dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO The Botanical Garden, founded in the heart of Padua in the 16th century for the study of medicinal plants by agronomists and doctors from the historic University, is a UNESCO World Heritage Site

taria ci ha parlato della fondatrice inglese del giardino, Evelina van Millingen, Contessa Pisani (1831-1900) e del libro Days Spent on a Doge’s Farm, il resoconto della vita nella tenuta nel XIX secolo, un libro famoso a suo tempo. Avevamo perso per poco la famosa fioritura dei tulipani, ma rose magnifiche erano in piena fioritura, evocando (come previsto) un’icona di giardino inglese da cartolina illustrata. Infine, abbiamo visitato due giardini di alto pregio e importanza internazionale. Il primo, il Giardino Monumentale di Valsanzibio rappresenta una sorta di lezione morale del XVII secolo perfettamente conservato, con un grande ingresso d’acqua, bellissime statue, il labirinto più antico del Veneto e al centro alcune fontane a sorpresa per i visitatori incauti, per non parlare di una rara ‘isola dei conigli’ con coniglietti marroni. La nostra guida era il capo giardiniere; quindi abbiamo chiesto come potessero le siepi di bosso così alte che fiancheggiano le vasche a essere protette dalla temuta peronospora? Risposta: con la caccia notturna alle falene che diffondono la malattia; è il modo più ecologico, i prodotti chimici sono l’ultima risorsa. È stato probabilmente il giardino più impressionante del nostro tour, così splendidamente mantenuto nello splendore originale.

L’altro è stato l’Orto Botanico Universitario di Padova, fondato nel 1545 e ancora oggi nella sua sede originaria nel centro della città. Una guida ci ha portato in giro per il giardino circondato da mura, creato a fini medicali da docenti agronomi. Abbiamo visto la Palma di Goethe, protetta nella propria struttura di vetro, abbiamo visitato i displays interattivi nell’annesso museo per conoscere la tassonomia e l’uso pratico in medicina moderna delle piante. Si trattava più di medicina che di storia, ma è stato il modo più affascinante per concludere il viaggio.

tury and widely read in its day. We had just missed the famous spread of flowering tulips, but the magnificent roses were in full bloom, evoking (as intended) a picture-postcard image of England. Finally, there were two gardens of the highest quality and international importance. The first, the Giardino Monumentale di Valsanzibio is a perfectly preserved 17th-century moral lesson with a grand water entrance, beautiful statues, the Veneto’s oldest labyrinth, and some surprise fountains for unwary visitors at its heart – not to mention a rare ‘rabbit island’ with brown bunnies. Our guide was the Head Gardener, so we asked, how were the immensely tall boxwood hedges that line its axes being protected against the dreaded boxwood blight? With hunting parties at night for the moths that spread the disease, that’s the most environmentally friendly way; chemicals are a very last resort. This was probably the most impressive garden in our tour: so beautifully maintained in its original baroque splendour and still faithful to the intentions of the noble Barbarigo family from Venice, who had created it as a thanksgiving for having been spared from the plague in 1630. The second was the University Botanic Gardens (Orto Botanico) in Padua, founded in 1545 and still on its original site in the city centre. A guide took us round the original walled and gated garden, established as a medical resource by plant-hunter professors. We saw Goethe’s Palm, the one that the great German polymath had used to formulate his theories about plant propagation, protected in its own glass structure; and we visited the state-of-the-art interactive displays in the attached museum to learn about plant taxonomy and the uses that medicine has for Nature’s cures. It was just as much about medicine as history, and a fascinating way to end the trip.

37
Stephen Hobley si è laureato in Storia Moderna presso l’Università di Oxford. TEFL (Teaching English as a Foreign Language) a Foligno, Norimberga e Torino 1980-1983. Account manager per Spagna, Italia, Cile e Argentina per la rivista ‘Decanter’ 1984-2022. Autore di una Guida dei Vini d’Italia. Traduttore per ‘Le Venezie’. Vive a Londra. Stephen Hobley graduated in Modern History at Oxford University. TEFL (Teaching English as a Foreign Language) in Foligno, Nuremberg and Turin 1980-1983. Account manager for Spain, Italy, Chile and Argentina for ‘Decanter’ magazine 1984-2022. Author of a Guide to the Wines of Italy. Translator for ‘Le Venezie’. Lives in London. Villa Valmarana ai Nani

LIBERA NOS A MALO I SESSANT’ANNI DEL CAPOLAVORO DI LUIGI MENEGHELLO

LIBERA NOS A MALO SIXTY YEARS OF LUIGI MENEGHELLO’S MASTERPIECE

Nel romanzo dello scrittore vicentino il formidabile affresco del mondo in cui crebbe

Sessanta anni fa veniva pubblicato il capolavoro di quel grande scrittore che fu Luigi Meneghello (nato a Malo nel 1922 e morto a Thiene nel 2007), Premio Masi Civiltà Veneta 1998. Stiamo parlando di Libera nos a Malo, un titolo che mostra subito la cifra distintiva del romanzo, tra autobiografia, storia, ironia, commedia umana, lessico familiare (con il revival del dialetto vicentino), passione semantica e filologica, romanzo corale e di formazione, flusso di coscienza e guizzi d’intelligenza emotiva, con uno stile narrativo dal ritmo agile, immaginifico e indubbiamente innovativo per la mescolanza armonica di linguaggi, toni e temi. Un’opera intrisa di valori, in cui egli racconta l’animato periodo tra gli anni Trenta e Sessanta del ’900 attraverso pennellate della sua infanzia, dei personaggi che hanno segnato materialmente o anche solo idealmente la sua esistenza, degli usi e costumi provinciali: un affresco della società, ma soprattutto intimo. Fondamentale nella sua crescita fu il rapporto con i ragazzi della ‘Compagnia’, come ci spiega egli stesso mirabilmente nel libro: “Negli anni dell’adolescenza e della gioventù la Compagnia è l’istituzione più importante di tutte, l’unica che

Sixty years ago saw the publication of the masterpiece written by the great writer Luigi Meneghello (Masi Civiltà Veneta Prize 1998 - born in Malo in 1922, died in Thiene in 2007). We are talking about Libera nos a Malo, a title that immediately gives away the novel’s very distinctive character: a mix of autobiography, history, humour, daily life, and family sayings (with a rediscovery of the Vicenza dialect), plus a passion for language and semantics.

It’s a novel that’s both entertaining and informative, a, stream of consciousness with flashes of emotional intelligence, all written in a style that’s fluid, imaginative, and innovative too, thanks to its successful mixture of linguistic diversity, register and arguments.

It’s a value-laden work set in the frenetic times between the 1930s and 1960s and containing sketches of his childhood, plus the people who were part of his life or who influenced him, interspersed with reflections on provincial life. It’s a portrait of society itself, but above all an intimate one. Fundamental to Meneghello’s growth was his relationship with the lads of the ‘Compagnia’, or the ‘Gang’, as he himself explains in the book: “In adolescence and youth,

38
VENEZIE SCRITTORI E LUOGHI WRITERS AND PLACES IN THE VENETIAN REGIONS di Sonia Sbolzani
A striking picture of his childhood world in the Vicenza-born author’s work
L’elogio della Compagnia: “Stare insieme agli amici è il più grande piacere”
The Gang’s motto: “Being with friends is the greatest pleasure”
Luigi Meneghello

sembra dar senso alla vita. Stare insieme con gli amici è il più grande piacere, davanti al quale tutto il resto impallidisce. Il tempo che si trascorreva lontano dagli amici pareva sempre tempo perduto… La Compagnia non ha fini pratici, è un modo di essere: ma naturalmente i soci tendono anche a fare insieme molte cose specifiche, lo sport, gli svaghi e soprat-

the Gang is the most important institution of all, the only one that seems to give meaning to life. Being with friends is the greatest pleasure, nothing else compares to it.

And time spent away from friends always seemed wasted, to me… The Gang had no practical purpose, it was a way of life, but members tended to do things

tutto la pursuit del sesso. In pratica quest’ultima diventa a un certo punto l’attività più importante della Compagnia, e la sua principale funzione. Tra quelli che in paese restano tagliati fuori da una Compagnia, i brutti, gli introversi, gli scarsi, i più si accorgono poi nella prima maturità di non possedere un altro siste-

together: sport, leisure activities, and above all the pursuit of sex. In practice, this last activity became the Gang’s most important one.

Those who were forever outsiders: the ugly, the introverted, and the poor, had to come to terms with the fact that if they didn’t have an alternative value

Luigi Meneghello a Cima Tosa, Dolomiti di Brenta, negli anni Cinquanta con un amico Luigi Meneghello at the Tosa Peak, Brenta Dolomites, with a friend in the ‘fifties

ma di valori da opporre a quello delle Compagnie, e se non vogliono arrendersi, restando forse per sempre povera gente (scapoli imbelli, comici mariti), devono tentare alla disperata una marcia di avvicinamento”.

Altrettanto essenziale fu l’assimilazione dell’etica del lavoro di tipica impronta veneta: “Nei rapporti tra famiglie era quasi onnipotente nel determinare il costume ciò che si chiamava l’‘interasse’, naturalmente in funzione della solidarietà familiare. Né le leggi dello stato né i precetti morali della religione avevano – nel modificare questo codice di condotta – la forza che aveva invece il senso del decoro (no sta ben), di ciò che riscuote la sanzione della comunità, e che può differire profondamente non solo da quello che prescrive la legge, ma anche da quello che ingiunge la religione. Il principio generale riconosciuto da tutti era che bisognava lavorare per la famiglia con tutte le proprie forze, sopportare qualunque fatica e sacrificio”.

E sulle donne scrive: “La cura dei bachi da seta era uno di quei lavori supplementari che s’affidavano principalmente alle donne, perché non restassero in ozio: avevano solo da partorire fino a una dozzina di figli, da allevarne mezza dozzina, da cucinare per tutti, lavare, stirare, spazzare, rifare i letti, vuotare i vasi, lavare i piatti, cucire, rattoppare, rammendare, badare alle galline, curare i malati, pregare per il marito, andare in chiesa e baruffare un po’ con le vicine. Come riuscissero ad andare anche in filanda non ho mai capito”. Si tratta di brani che ben attestano l’attenzione e la sensibilità quasi ‘infantile’ di Meneghello verso le piccole cose, dettagli di quella vita provinciale e contadi-

system to combat the Gang, and if they did not want to give in and remain ‘little people’ forever (confirmed bachelors and buffoon husbands, for example), they had to find a way of getting on with the Gang.”

Equally essential was the taking on of a work ethic of typical Veneto style: “In relationships between families this was almost always the defining factor, the benchmark around which family cohesion was orientated. Neither the laws of the state nor the moral precepts of religion had any bearing on the behaviour prescribed by the community-sanctioned ‘no sta ben’ that could differ profoundly not only from what the law prescribed, but also from what religion enjoined. The general principle recognised by all was that one must work for the family with all one’s strength, enduring whatever toil and sacrifice this entailed.”

And on women, he writes: “The care of silkworms was one of those supplementary jobs that was largely entrusted to women…, so that they would not be idle. They only had up to a dozen children to give birth to, up to half a dozen to actually raise, to cook for them all, to wash, to iron, to sweep, to make the beds, empty the pots, wash the dishes, sew, patch, mend, look after the chickens, care for the sick, pray for the husband, go to church, and bicker a bit with the neighbours. How they even managed to get to the silk works as well, I have never understood.” These passages show Meneghello’s almost childlike attention to the small things, the details of the provincial and farming life that always fascinated him and which he talked about so affec-

na che l’ha sempre affascinato e che egli ha raccontato così affettuosamente soprattutto in Libera nos a Malo. In questi passi ci sono tutta l’anti-retorica e il lucido realismo sentimentale dell’autore, uomo coltissimo che comunque amava esprimersi nel brioso vernacolo della sua terra vicentina, a cui attingeva a piene mani, spiegando così la sua ‘missione’ di scrittore: “Mi ero imposto di tener fede a tutto, ogni singola data, le ore del giorno, i luoghi, le distanze, le parole, i gesti, i singoli spari”. Affinché nulla e nessuno di coloro che condivisero con lui il viaggio della vita potesse mai evaporare dal prisma della memoria, la quale è il mezzo attraverso cui si conquista l’identità, ovvero il senso che dà valore al valore alla vita. Un senso che per Meneghello è motivato dall’azione e non va inteso come una verità ultima. In lui, di fatto, la memoria lavorava nel silenzio prima di diventare voce narrante e riannodare le trame dei ricordi che salvano dall’oblio un vissuto di micro-fatti e micropersonaggi, che si rivelano ex-post tasselli fondamentali del mosaico della macro-storia.

Luigi Meneghello rappresenta uno degli scrittori italiani più significativi del secondo Novecento. Ne abbiamo amato tanto i romanzi – non solo Libera nos a Malo, ma anche a I piccoli maestri, Pomo

Pagina precedente

Il paese di Malo in uno scatto degli anni ’50-’60

Previous page

The town of Malo in a snapshot from the 1950s-60s

A lato. Sandro Boscaini e Giulio Nascimbeni consegnano al poeta il Premio Masi Civiltà Veneta 1998

This page. Sandro Boscaini and Giulio Nascimbeni present the poet with the 1998 Masi Civiltà Veneta Prize

tionately, especially in Libera nos a Malo. The book has all the pragmatism and lucid sentimental realism of the author, a highly cultured man who nevertheless liked to express his feelings in the lively vernacular of his native Vicenza, which he used generously, explaining his ‘mission’ as a writer as follows: “I had set myself the challenge of recording everything: every single date, the hours of the day, the places, the distances, the words, the gestures, each individual action.”

So that nothing and no-one who shared life’s journey with him could ever vanish from the prism of memory, which is the means by which identity is gained, and the meaning that gives value to the value of life.

Meneghello was recording actions rather than looking for ultimate truths. With him, in fact, memories come first, working away silently, before becoming stories that weave the threads of memories saved from oblivion into an experience composed of micro-facts and micro-personages, which turn out finally to be fundamental pieces of the fabric of macro-history.

Luigi Meneghello is one of the most important Italian writers of the second half of the 20th century. All his novels – not only ‘Libera nos a Malo’, but also I piccoli

41
L’attenzione e la sensibilità verso i dettagli della vita provinciale e contadina
Attention and sensitivity to the details of provincial and country life

pero, Il dispatrio – quanto l’intensa produzione saggistica e giornalistica che spazia tra gli argomenti più vari, concentrandosi in particolare sulle vicende dell’ultima guerra, di cui egli fu protagonista come partigiano combattente sulle montagne venete. Lo scrittore era nato a Malo nel 1922 e aveva coltivato gli studi letterari sin dall’adolescenza (prendendo la maturità a soli 16 anni), affiancandovi poi la filosofia in ambito universitario. Entrato nel Partito d’Azione nel

maestri, Pomo pero, and Il dispatrio – are loved just as much as his works of history and journalism, with subjects ranging widely, but focusing in particular on the events of the last war, which he took part in as a partisan fighting in the Veneto mountains. He was born in Malo in 1922 and his passion for literature started in adolescence. He passed his school exams at only 16 years of age and later studied philosophy at university. He joined the Partito d’Azione

Monte di Malo in una cartolina d’epoca Monte di Malo in a period postcard

periodo fascista, partecipò alla lotta partigiana. Nel dopoguerra, trasferitosi a insegnare in Inghilterra, fondò a Reading la cattedra di letteratura italiana e per decenni si divise tra Oltremanica e Veneto, tornando infine definitivamente in patria a Thiene nel 2000, a seguito della morte dell’amatissima moglie (ebrea jugoslava di lingua ungherese, che in gioventù aveva vissuto l’esperienza della deportazione ad Auschwitz). La passione per l’insegnamento ai ragazzi lo accompagnò per tutta la vita e, per chiarire il suo concetto di educazione, egli stesso raccontò in Fiori italiani: “Si alzò tra l’uditorio un ragazzotto dai capelli rossi, malinconico e cortese, che si mise a rimproverare il panel per aver trascurato l’aspetto più importante dell’educazione, quello floreale. ‘Noi siamo vasi di fiori – disse – Voi dovreste coltivarci delicatamente, farci fiorire’ ”.

Dalle opere di Meneghello sono pure stati tratti importanti lavori teatrali (Gabriele Vacis, Marco Paolini) e cinematografici (deliziosa la trasposizione de I piccoli maestri del regista Daniele Luchetti), a sottolineare la potente valenza comunicativa della sua narrazione. I grandi maestri come lui vivranno per sempre.

Pagina precedente. Il gruppo partigiano de I piccoli maestri ad Asiago nel 1944. Il quarto da sinistra è Luigi Meneghello

Previous page. The partisan group of I piccoli maestri in Asiago in 1944. Luigi Meneghello is fourth from the left

A lato. Luigi Meneghello insieme alla moglie Katia

This page. Luigi Meneghello with his wife Katia

as a partisan during the fascist period. After the war, he went to England to teach, founding the chair of Italian literature in Reading, and for decades he divided his time between the UK and the Veneto, finally returning to his home town of Thiene in 2000 following the death of his beloved wife (a Hungarianspeaking Yugoslavian Jew, who had suffered deportation to Auschwitz as a child).

His passion for the teaching of young people was lifelong and his philosophy of education can be found in his own words in Fiori Italiani (Italian Flowers): “A little red-haired boy stood up in class, sad but polite. He began to reproach the examiners for neglecting the most important thing about education, the flower aspect. We are vases of flowers, he said. You should garden us gently, make us bloom.”

Meneghello’s works have been made into great theatre (Gabriele Vacis, Marco Paolini) and cinematography (the adaptation of I piccoli maestri by director Daniele Luchetti is particularly successful), underlining the power of his story-telling. Great masters like him will live forever.

43
Sonia Sbolzani è un’economista di matrice bocconiana, saggista e giornalista culturale, con una solida esperienza nei settori della gioielleria e del lusso made in Italy. Ha pubblicato numerosi articoli e libri di arte, moda, economia, costume e società. Da cinque anni collabora con Fondazione Altagamma. Sonia Sbolzani is a Bocconi-trained economist, writer and cultural journalist with in-depth experience of the Italian jewellery and luxury goods sectors. Author of numerous articles and books on art, fashion, economics, events and society. She has worked with Fondazione Altagamma for five years.

AMADEUS COMPETITION, TARGATO MASI IL PREMIO SPECIALE AMADEUS COMPETITION, A SPECIAL PRIZE FROM MASI

A due giovani pianisti emergenti le borse di studio istituite per il concorso di Lazise Scholarships for two up-and-coming young pianists now part of the Lazise-based competition

Un concorso per incentivare le giovani promesse mondiali del pianoforte e i pianisti emergenti già proiettati sulla scena internazionale. Amadeus Competition è stato ideato e istituito nel 2019 dall’Accademia Amadeus in collaborazione con il Comune di Lazise, raccogliendo l’esperienza trentennale maturata dai suoi fondatori, i pianisti Valentina Fornari, ora direttore artistico concorso, e Alberto Nosé. Quest’anno Amadeus Competition ha celebrato la sua terza edizione dal 22 al 26 marzo, articolata in due sezioni – il Premio Amadeus riservato ai pianisti fino a 35 anni e l’International Amadeus Piano Competition suddivisa in sei categorie per pianisti fino a 25 anni. Una novantina i partecipanti, provenienti da tutto il mondo (Armenia, Canada, Israele, Taiwan, Corea del Sud, Turchia, Cina, Giappone, Russia) e da quasi tutti i Paesi europei, il più giovane dei quali dell’età di sette anni (la canadese Lee Charlotte Yan Fung). A giudicare i giovani pianisti fu una giuria internazionale composta dai maestri Alberto Nosé (Italia), Giuseppe Andaloro (Italia), Vovka Ashkenazy (Russia), Maria Murawska (Polonia), Aki Kuroda (Giappone). La manifestazione gardesana si propone di offrire un’occasione di crescita non solo musicale, ma anche umana ai giovani musicisti avviati alla carriera pianistica. Il concorso vuole incentivare, attraverso il confronto, la voglia di

Encouraging international piano playing talent at the level of youthful debutants and emerging performers already on the world stage. This is the idea of the Amadeus Competition, founded in 2019 by the Amadeus Academy in collaboration with the Municipality of Lazise, using the thirty years’ experience of its founders, pianists Valentina Fornari, now artistic director of the competition, and Alberto Nosé.

This year’s Amadeus Competition celebrated its third edition in Lazise from 22 to 26 March, divided into two sections: the Amadeus Prize for pianists up to 35 years of age, and the International Amadeus Piano Competition divided into six categories for pianists up to 25 years of age. Around 90 participants came from all over the world (Armenia, Canada, Israel, Taiwan, South Korea, Turkey, China, Japan, Russia) and almost all European countries, the youngest being seven-year-old Canadian Lee Charlotte Yan Fung. Judges for these young pianists came from an international jury composed of maestros Alberto Nosé (Italy), Giuseppe Andaloro (Italy), Vovka Ashkenazy (Russia), Maria Murawska (Poland) and Aki Kuroda (Japan).

This Garda-based event aims to give young musicians who have already started their careers as pianists the chance to grow not only musically but also person-

44
DALLA
FONDAZIONE MASI APPROFONDIMENTI FROM THE MASI FOUNDATION INSIGHTS a cura della Redazione

fare musica insieme e di condividere un palcoscenico su cui esprimere il talento e portare alla ribalta le capacità musicali e artistiche. È proprio con questo spirito che la Fondazione Masi ha dato la sua adesione alla terza edizione, istituendo il Premio speciale della Critica con in palio due borse di studio da destinare, la prima ad uno dei tre finalisti del Premio Amadeus, e l’altra ad uno dei vincitori del premio a categorie. Una scelta, quella della Fondazione, che rientra appieno nelle proprie finalità istituzionali a favore della cultura del territorio, in particolare della musica, come attesta il sostegno dato negli anni a progetti collegati alla promozione della musica veneta.

A formare la giuria, che nella serata finale ha designato i due vincitori del premio Masi, il concertista e conduttore di Radio Classica, Luca Ciammarughi, il musicologo e bibliotecario-conservatore dell’Accademia Filarmonica di Verona, Michele Magnabosco,

ally. The competition sets out to encourage, by comparison, the desire to make music together and to share a stage for the expression of musical talent and artistic abilities. This is exactly the same spirit that the Masi Foundation used in its support of the third edition, creating the Special Critics’ Prize with two scholarships attached, the first for one of the three finalists of the Amadeus Prize, and the second for a category winner. The Foundation’s decision is fully in line with its institutional aim of promotional activity for the culture of the region, and music in particular, as is shown by its rich history of support for musical activities in the Veneto in the past.

Choosing the two winners of the Masi Prize, was a jury formed of concert pianist and Radio Classica presenter, Luca Ciammarughi; musicologist and librarian-conservator of the Accademia Filarmonica di Verona, Michele Magnabosco; and musicologist and

Pagina precedente.

Il giovane vincitore polacco

Adam Kałduński

Previous page.

The young Polish winner

Adam Kałduński

A lato. Altro vincitore, il giovane abruzzese

Denny Costantini

This page. Another winner, young Denny Costantini from Abruzzo

e la musicologa e critica musicale Luisa Sclocchis. Le due borse sono state attribuite al sedicenne abruzzese Denny Costantini, vincitore della categoria D, e al polacco Adam Kałduński, vincitore assoluto del Premio Amadeus nel concerto conclusivo in cui si è confrontato con gli altri tre finalisti, nell’ordine di classifica: il cinese Junhui Chen e i due italiani Michelle Candotti e Pierpaolo Buggiani. Kałduński, cui sono andati i 4000 euro del Premio Amadeus, è risultato vincitore anche del Premio del Pubblico e dei tre riconoscimenti in memoria di Giuseppe Peretti, per l’Album digitale e ‘Mezzano romantica’.

music critic, Luisa Sclocchis. The two scholarships were awarded to 16-year-old Denny Costantini from Abruzzo, the winner of category D, and to Adam Kałduński from Poland, the overall winner of the Amadeus Prize in the closing concert in competition with three other finalists, in order of ranking: Junhui Chen from China, and Michelle Candotti and Pierpaolo Buggiani, both from Italy. Apart from the 4,000 euro Amadeus Prize, Kałduński was also the winner of the Audience Prize and three other awards: one given in memory of Giuseppe Peretti, one for Digital Recording, and one for ‘Romantic Mezzano’.

45

IL NONNO SANDRO RACCONTA…

GRANDFATHER SANDRO TELLS STORIES…

Masi e Fondazione Masi investono nel futuro del territorio Masi and the Masi Foundation invest in the future of the region

Il passato, il presente e il futuro di una terra vocata alla coltivazione della vite da secoli, di generazione in generazione, storia dopo storia, passione dopo passione: quella di Sandro Boscaini e della sua famiglia dalla prima vendemmia nel 1772 a oggi. Il presidente di Masi Agricola, nel mondo conosciuto come ‘Mister Amarone’, ha raccontato storie di casa, aneddoti della sua infanzia in Valpolicella e del mestiere del viticoltore a una sessantina di bambini delle scuole dell’infanzia paritarie di Gargagnago e Valgatara, ognuna destinataria di un contributo di 25.000 euro da parte dell’azienda in occasione della 250ma vendemmia festeggiata nel 2022. Un terzo contributo di pari importo è stato destinato al Comune di Negrar di Valpolicella per opere in favore dell’infanzia nella frazione di Torbe, dove la scuola non c’è più. La quarta e ultima donazione, sempre di 25.000 euro, finanzia scavi e ricerche nel sito archeologico delle Colombare, a Negrar, a cura dell’Università Statale di Milano e della Soprintendenza di Verona. Torbe, Valgatara e Gargagnago rappresentano anche in sequenza cronologica le tre località dove la famiglia ha vissuto e sviluppato la propria attività di viticoltura in ormai 8 generazioni. Nelle scuole materne dei due piccoli paesi della Valpolicella, però, Sandro Boscaini ha vestito i panni di

The past, the present and the future of a land that has been devoted to viticulture for centuries. From generation to generation, bit-by-bit, with ever more passionate involvement. Like that of Sandro Boscaini and his family from the first harvest in 1772 to the present day. In June, the President of Masi Agricola, known as ‘Mister Amarone’ the world over, told stories about his home, anecdotes about the Valpolicella of his childhood, and secrets of the viticulturist’s trade to about sixty children from the Gargagnago and Valgatara nursery schools, both of them recipients of a 25,000 euro donation from the company to mark its 250th grape harvest, celebrated in 2022. A third contribution of the same amount was given to the municipality of Negrar di Valpolicella for the support of children in the hamlet of Torbe, where there is no longer any school. The fourth and final donation, again of 25,000 euros, finances archaeological excavation and research work by the State University of Milan and the Verona Superintendency at the Colombare site in Negrar. Torbe, Valgatara and Gargagnago (in that order) are the three places where the Boscaini family lived and developed their wine business over what is now 8 generations. In the kindergartens of these two small Valpolicella villages, however, Sandro Boscaini was a smiling, friendly grandfather

46 DALLA
FONDAZIONE MASI APPROFONDIMENTI FROM THE MASI FOUNDATION INSIGHTS
di Camilla Madinelli

un nonno sorridente e affabile che sa incantare con le memorie di chi molto ha visto e imparato. “Fare il vino è molto divertente, sapete?” ha rivelato ai piccoli alunni, catturandone subito l’attenzione. “Quando io ero come voi l’uva veniva pigiata con i piedi e si passava tanto tempo in campagna”. Numerose mani alzate ed entusiasmo alle stelle quando ha chiesto chi avesse papà, nonni o zii intenti a coltivare vigneti e produrre vino. “Vedete, in Valpolicella sono mestieri che esistono da tanto tempo e che hanno modellato il paesaggio che voi ammirate tuttora”, ha concluso, invitando i piccoli di oggi, che saranno gli adulti di domani, ad amare, proteggere e far conoscere tutto questo patrimonio. Alla scuola dell’infanzia ‘Angeli Custodi’ di Gargagnago, frequen-

Sandro Boscaini racconta ai bimbi delle materne la storia della Valpolicella

Sandro Boscaini talks to nursery school children about the history of Valpolicella

who knew how to tell a tale. “Making wine is a lot of fun, you know?” he told the youngsters, capturing their attention immediately. “When I was young like you, grapes were pressed with our feet and we spent a lot of time in the country.” Numerous hands were raised and enthusiasm skyrocketed when he asked who had fathers, grandfathers or uncles involved in viticulture or wine making. “'You see, in Valpolicella these are trades that have existed for a long time and have shaped the landscape that you still like today,” he concluded, inviting the children of today who will be the adults of tomorrow to love, protect, and spread the word about this heritage. At the ‘Guardian Angels’ infant school in Gargagnago, attended by 57 pupils in the year 2022-23, Masi's boss

Pagina precedente.

Sandro Boscaini in visita alla scuola materna di Valgatara

Previous page. Sandro Boscaini visiting the Valgatara nursery school

A lato. Il diorama della Valpolicella creato dai bambini della scuola materna di Gargagnago

This page. The Valpolicella diorama created by the children of the Gargagnago nursery school

tata da 57 alunni nell’anno 2022-23, il patron di Masi ha incontrato tutti nel giardino. A due passi dall’orto con basilico, piante aromatiche e verdure coltivate dagli stessi bambini. Nella scuola di Valgatara intitolata ai santi Fermo e Rustico, 27 iscritti, il ritrovo con nonno Sandro – emozionato nel rivedere la scuola di quando era bimbo lui stesso – si è tenuto nel cortile. In entrambe le tappe gli alunni si sono prodigati in canti e hanno mostrato alcuni lavori: cartelloni con mani variopinte e un diorama con la storia d’amore tra Lessinia e Montebaldo tratto dall’omonimo racconto di Alessandro Anderloni. Per finire in poesia.

met everyone outside, a stone's throw from the kitchen garden with basil, herbs and vegetables grown by the children themselves. At the Valgatara school, named after Saints Fermo and Rustico, with 21 pupils on the books, the meeting with grandfather Sandro –thrilled to be at the school he attended as a child himself – was held in the courtyard. On both occasions, the children sang songs and showed off some of their work: posters with multicoloured hands and a diorama with the love story between Lessinia and Montebaldo taken from the eponymous tale by Alessandro Anderloni. Just to finish with a bit of poetry.

47

I 250 anni sono già diventati 251 nel frattempo, ma non si interrompe l’avventura editoriale di Amarone e oltre. 250 anni di vendemmie, famiglia e imprenditorialità, il libro di Sandro Boscaini pubblicato dall’editrice Egea dell’Università Bocconi in occasione della 250ma vendemmia nel Vajo Masi in Valpolicella. Dopo l’evento del 16 marzo nel prestigioso ateneo milanese, il tour dell’Autore per la presentazione del volume è proseguito con diversi appuntamenti, tra i quali spiccano quelli a Padova (alla Libreria ItalyPost in dialogo con Gaspare Civiero, fondatore e amministratore delegato Delivera), a Brescia (in Sala Libretti del ‘Giornale di Brescia’ con il vicedirettore Gabriele Colleoni e il professor Mario Mazzoleni dell’Unversità di Brescia) e di nuovo a Verona (presso la storica Società Letteraria, con il direttore de ‘L’Arena’ Massimo Mamoli e il professor Edoardo Demo dell’Università scaligera). Boscaini è poi stato ospite il 18 maggio del Salone Off, la serie di appuntamenti letterari organizzati da Eataly al Lingotto di Torino durante il XXXV Salone del Libro. A intervistare il

AMARONE E OLTRE IL GIRO D’ITALIA DI UNA STORIA ‘MADE IN VENETO’

AMARONE AND BEYOND ITALIAN TOUR OF A HISTORY ‘MADE IN THE VENETO’

250 years have already have become 251 now, but the promotional tour for Amarone and beyond. 250 years of vintages, family and entrepreneurship, the book written by Sandro Boscaini and published by the Bocconi University’s Editrice Egea on the occasion of the 250th grape harvest in the Masi Vajo in Valpolicella, has not stopped for a moment. The launch event at Milan’s prestigious university on 16 March was followed by a tour to destinations that included Padua (an event at the ItalyPost bookstore in conversation with Gaspare Civiero, founder and managing director of Delivera), Brescia (at the Sala Libretti of the ‘Giornale di Brescia’ with deputy editor Gabriele Colleoni and Professor Mario Mazzoleni of the University of Brescia), and back to Verona again (at the historic Società Letteraria, with ‘L’Arena’ director Massimo Mamoli and Professor Edoardo Demo of Verona University). Sandro Boscaini was then a guest on 18 May at Salone Off, the series of literary events organised by Eataly at the Lingotto in Turin dur-

48
DALLA
FONDAZIONE MASI APPROFONDIMENTI FROM THE MASI FOUNDATION INSIGHTS a cura della Redazione
Il tour di presentazione del libro di Sandro Boscaini sui 250 anni di storia Masi
The presentation tour for Sandro Boscaini’s book on Masi’s 250 years of history
Sandro Boscaini - Giacomo Borghi Lara Loreti - Sandro Boscaini CO(U)LTURA FESTIVAL, SUSEGANA (TV) LIBRERIA ITALYPOST, PADOVA LIBRERIA LAFELTRINELLI, VERONA REDAZIONE ‘IL GIORNALE DI BRESCIA’, SALA LIBRETTI, BRESCIA SOCIETÀ LETTERARIA, VERONA SOCIETÀ LETTERARIA, VERONA SALONE DEL LIBRO, SALA PUNT&MES, TORINO LINGOTTO MASI TENUTA CANOVA, LAZISE (VR)

patron di Masi è stata la giornalista Lara Loreti (critica eno-gastronomica de ‘Il Gusto’, ‘La Stampa’ e ‘La Repubblica’). Un’importante vetrina per il volume è stata anche la presentazione del 7 maggio nell’ambito di ‘Co(u)ltura Conegliano Valdobbiadene’, primo Festival della Letteratura del Vino tenutosi nel castello di San Salvatore a Susegana (Treviso). In questa occasione ha dialogato con Boscaini il giornalista e scrittore Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa, l’Associazione Italiana degli Archivi e Musei d’Impresa. Da ricordare infine anche la presentazione ‘in casa’, avvenuta il 22 marzo alla Masi Tenuta Canova di Lazise, con la partecipazione del conduttore radiofonico e presentatore Giacomo Borghi di Radio Pico. Significativo il commento del professor Mazzoleni, direttore della Scuola di Management e Formazione

L’autore e il volume protagonisti nello spazio di Eataly a Torino in occasione del Salone del Libro The author and his book star at Eataly in Turin during the Book Fair

ing the XXXV Book Fair. The interviewer here was journalist Lara Loreti (wine and food critic for ‘Il Gusto’, ‘La Stampa’ and ‘La Repubblica’). The book was also fortunate enough to be presented on 7 May at ‘Co(u)ltura Conegliano Valdobbiadene’, the first Wine Literature Festival, held in Castello San Salvatore in Susegana (Treviso). Here, Boscaini was interviewed by journalist and writer Antonio Calabrò, president of Museimpresa, the Italian Association of Business Archives and Business Museums. Finally, there was an ‘in house’ presentation, on 22 March at Masi Tenuta Canova in Lazise, with the notable participation of radio host and presenter Giacomo Borghi of Radio Pico.

Avanzata dell’Università di Brescia: “Il libro rappresenta una grande opportunità per capire perché, al di là di tanti facili slogans in circolazione, alla fine al centro di una storia di successo come quella di Masi ci siano sempre le persone a iniziare da Sandro Boscaini. Dalle pagine emerge una grande disponibilità a immaginare percorsi diversi, anche tecnici e manageriali: questo chiarisce perché la storia raccontata sia una vera e propria case history del Made in Italy per storicità, visione strategica e risultati”.

Prof. Mazzoleni, director of the School of Management and Advanced Training at the University of Brescia, commented significantly: “The book explains how people are always central to success stories like Masi’s, starting here with Sandro Boscaini. What emerges from its pages is a great willingness to think outside the box, including in technical and managerial terms, which demonstrates how this is a true ‘case history’ of manufacture in Italy in terms of history, strategic vision and results.”

Libreria Egea-Bocconi, Milano

FLASH DALLA FONDAZIONE MASI FROM THE MASI FOUNDATION FLASH

PER ELISA DUE CONCERTI ‘GREEN’ ALL’ARENA DI VERONA

Dopo il live del 2022 Elisa, Premio Civiltà Veneta 2015, è tornata all’Arena di Verona il 3 e 4 giugno con ‘An intimate Arena - Two nights only’, arrangiamento per pianoforte e archi del produttore Dàrdust, anch’egli sul palco.

Tema del concerto della cantautrice triestina è stata la sostenibilità ambientale.

TWO ‘GREEN’ CONCERTS FOR ELISA AT THE ARENA IN VERONA

After her live performance in 2022, Elisa, winner of the Civiltà Veneta Prize 2015, returned to Verona’s Arena on 3rd and 4th June with ‘An intimate ArenaTwo nights only’, an arrangement for piano and strings by producer Dàrdust, who was also on stage. The theme of the Trieste-born singer-songwriter’s concert was environmental sustainability.

LA ‘RIGONI DI ASIAGO’ FESTEGGIA I CENTO ANNI DI ATTIVITÀ

Un francobollo celebrativo e tre prodotti ‘special edition’ per i 100 anni di un’azienda familiare che ha fatto del biologico e della sostenibilità i propri cardini. Così Andrea Rigoni, Premio Civiltà Veneta 2020, ha festeggiato la ‘Rigoni di Asiago’ avviata nel 1923 da nonna Elisa col miele e cresciuta con le materie prime del territorio.

‘RIGONI DI ASIAGO’ CELEBRATES ONE HUNDRED YEARS OF ACTIVITY

A commemorative postage stamp and three ‘special edition’ products for the 100th anniversary of a family business that has made organic farming and sustainability its cornerstones. This is how Andrea Rigoni, winner of the Civiltà Veneta Prize 2020, marked the centenary of ‘Rigoni di Asiago’, which was started in 1923 by his grandmother Elisa with honey and grew with the use of other raw materials from the territory.

LA LUXARDO INAUGURA A TORREGLIA IL SUO MUSEO D’IMPRESA

Pietro Luxardo, Premio Civiltà Veneta 2019, ha inaugurato in marzo il Museo Luxardo a Torreglia (Padova), museo d’impresa sulla storia di una famiglia e della sua azienda: dalla prima distilleria a Zara nel 1821, attraverso guerre, esodo e rinascita a Torreglia, con i prodotti iconici del Maraschino e del Sangue Morlacco.

LUXARDO INAUGURATES ITS BUSINESS MUSEUM IN TORREGLIA

Pietro Luxardo, winner of the Civiltà Veneta Prize 2019, opened the Luxardo Museum in Torreglia (Padua) in March. The museum deals with the family and its business activities: from the first distillery in Zara in 1821, through wars, displacement, and rebirth in Torreglia, with the iconic products of Maraschino and Sangue Morlacco.

‘ANIMO CIPPUTI’, 227 DISEGNI DI ALTAN IN MOSTRA A BOLOGNA

Dal 5 luglio al 30 settembre la Fondazione Mast di Bologna ha allestito la mostra

‘Animo, Cipputi!’, un racconto di 50 anni di lavoro, di lotte di fabbrica e per i diritti civili, attraverso 227 disegni di Altan, Premio Civiltà Veneta 2010. “Cipputi non è un metalmeccanico, ma il simbolo di chi vuol lavorare bene, anche nel 2023”.

‘ANIMO CIPPUTI’, 227 DRAWINGS BY ALTAN ON SHOW IN BOLOGNA

From 5th July to 30th September, Bologna’s Fondazione Mast hosted the exhibition ‘Animo, Cipputi!’, a tale of 50 years of work, and struggles for civil rights and better working conditions told in 227 drawings by Altan, winner of the Civiltà Veneta Prize 2010. “Cipputi is not a metalworker, but the symbol of those who want to work correctly, even in 2023”.

51
FLASH DALLA FONDAZIONE MASI FROM THE MASI FOUNDATION FLASH

DI MATTOTTI IL MANIFESTO DELLA MOSTRA DEL CINEMA

L’illustratore e autore italiano Lorenzo Mattotti, Premio Masi 2016, ha firmato per il sesto anno l’immagine del manifesto ufficiale, e per il quinto anno la sigla della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, giunta alla sua 80ma edizione, in programma al Lido dal 30 agosto al 9 settembre.

MATTOTTI DESIGNS THE POSTER FOR THE BIENNALE FILM FESTIVAL

Italian illustrator and author Lorenzo Mattotti, Masi Prize 2016, has designed the official Biennale event poster for the sixth year, and the logo of the Biennale’s 80th edition of the Venice International Film Festival, scheduled to take place on the Lido for the fifth time, from 30th August to 9th September.

A TRENTO LA MOSTRA ‘ANIMA MUNDI’ IDEATA DA STEFANO ZECCHI

‘Anima mundi. La Giostra della vita’, da un’idea del filosofo Stefano Zecchi, è il titolo della mostra che dal 12 luglio al 29 ottobre è ospitata a Palazzo Albere di Trento. Il mondo letto come un grande organismo vivente, da cui si generano le differenze collegate tra loro da un’anima universale, l’anima del mondo appunto.

IN TRENTO THE ‘ANIMA MUNDI’ EXHIBITION CONCEIVED BY STEFANO

ZECCHI

‘Anima mundi. La Giostra della vita’, from an idea by philosopher Stefano Zecchi, is the title of the exhibition that will be hosted at Palazzo Albere in Trento from 12th July to 29th October. The theme is the world seen as a gigantic living organism, from which different entities are born and connected together by a universal soul, which is of course the soul of the world.

BATTISTON E CITRAN NEL PRIMO FILM DI EMILIA MAZZACURATI

Due Premi Civiltà Veneta – Giuseppe Battiston (2011) e Roberto Citran (2019)

– insieme nel film Billy (Jolefilm, 2023), l’originale opera prima di Emilia Mazzacurati, figlia del compianto maestro del cinema veneto Carlo (Premio Civiltà Veneta 2009). Una garbata elegia minimalista sull’aria inquieta del Nordest.

BATTISTON AND CITRAN IN EMILIA MAZZACURATI’S FIRST FILM

Two Civiltà Veneta Prize-winners – Giuseppe Battiston (2011) and Roberto Citran (2019) – are actors together in the film Billy (Jolefilm, 2023), the highly original debut production by Emilia Mazzacurati, daughter of the late Venetian cinema maestro Carlo Mazzacurati (Civiltà Veneta Prize 2009). The result is a gentle minimalist elegy on the unsettled spirit of the Northeast.

IN SCENA LE PAROLE DELLA SALUTE CIRCOLARE DI ILARIA CAPUA

Il libro Le parole della salute circolare (Aboca Edizioni) di Ilaria Capua, Premio Civiltà Veneta 2020, è ora anche progetto teatrale in tournée in varie città italiane. In scena la sfida della scienza, della salute, dell’ambiente nel post pandemia per formulare un nuovo vocabolario di consapevolezza sulla vita sostenibile.

ILARIA CAPUA’S LE PAROLE DELLA SALUTE CIRCOLARE ON STAGE

The book Le parole della salute circolare (Aboca Edizioni) by Ilaria Capua – Civiltà Veneta Prize 2020 – is now also a theatre production on tour in selected Italian cities. Themes dealt with on stage include the challenges of science, health, and the environment in the post-pandemic era to make a new way of talking about awareness of sustainable living.

52
FLASH DALLA FONDAZIONE MASI FROM THE MASI FOUNDATION FLASH
FLASH DALLA FONDAZIONE MASI FROM THE MASI FOUNDATION FLASH

ALBO D’ONORE DEL PREMIO MASI MASI PRIZE ROLL OF HONOUR

CIVILTÀ VENETA

1981 Elio Bartolini

Biagio Marin

Giulio Nascimbeni

Alvise Zorzi

1982 I Solisti veneti

Uto Ughi

1983 Casa Marzotto

Bruno Visentini

1984 Antonio Cibotto

Gianfranco De Bosio

Anna Proclemer

1986 Casa Benetton

Ottavio Missoni

Luciano Vistosi

1988 Gaetano Cozzi

Giancarlo Ligabue

Pilade Riello

Fulvio Tomizza

1990 Claudio Magris

Zoran Musić

Hugo Pratt

1992 Fernando Bandini

Giuseppe Gozzetti

Demetrio Volcić

1994 Pier Giuseppe Cevese

Renato Olivieri

Ermanno Olmi

Apollinare Veronesi

1995 Isabella Bossi Fedrigotti

Cecilia Danieli

Paul Girolami

Lucia Valentini Terrani

Giuseppe Zigaina

1996 Ivano Beggio

Don Antonio Mazzi

Pierre Rosenberg

1997 Enzo Bettiza

Pierre Cardin

Federico Faggin

1998 Carlo Guarienti

Paola Malanotte

Luigi Meneghello

1999 Tullio Kezich

Cleto Munari

Giorgio Zanotto

2000 Fondazione Giorgio Cini

Tommaso Padoa-Schioppa

Marco Paolini

Giuseppe Sinopoli

2001 Mario Rigoni Stern

Renzo Rossetti

Wolfgang Wolters

Andrea Zanzotto

2002 Silvio Bertoldi

Ilvo Diamanti

Fulvio Roiter

Susanna Tamaro

2003 Gabriella Belli

Novello Finotti

Cesare Montecucco

2004 Ferruccio De Bortoli

Nadia Santini

Ettore Sottsass

2005 Guido Bertolaso

Gillo Dorfles

Francesco Macedonio

Alessandro Mazzucco

2006 Pino Castagna

Fondazione Cariverona

Marsilio Editori

2007 Antonia Arslan

Gianni Berengo Gardin

Milo Manara

2008 Bepi De Marzi

Lionello Puppi

Giovanni Maria Vian

2009 Lino Dainese

Carlo Mazzacurati

Paolo Rumiz

2010 Diana Bracco De Silva

Mario Brunello

Francesco Tullio-Altan

2011 Giuseppe Battiston

Arrigo Cipriani

Massimo Marchiori

2012 Andrea Battistoni

Giovanni Radossi

Gian Antonio Stella

2013 Giovanni Bonotto

Giacomo Rizzolatti

Sergio Romano

2014 Umberto Contarello

Mario Isnenghi

Alberto Passi per Associazione Ville Venete

2015 Massimiliano Alajmo

Carlo Rovelli

Elisa Toffoli

2016 Natalino Balasso

Giosetta Fioroni

Lorenzo Mattotti

2017 Emilio Franzina

Paola Marini

Elena Zambon

2018 Ferdinando Camon

Christian Greco

Carlo Nordio

2019 Roberto Citran

Pietro Luxardo

Nando Pagnoncelli

2020 Ilaria Capua

Reinhold Messner

Andrea Rigoni

2021 Roberto Battiston

Jane da Mosto

Paolo Fazioli

CIVILTÀ DEL VINO

1987 Angelo Betti

1989 Emile Peynaud

1991 Zelma Long

1993 Hugh Johnson

1995 Noris Siliprandi

1996 Philippine de Rothschild

1998 Ezio Rivella

1999 Mondavi & Frescobaldi [Luce Joint Venture]

2000 Sirio Maccioni

2001 Fratelli Torres

2002 Famiglia Krug

2003 Nicolò Incisa della Rocchetta

2004 Andrea Muccioli [Comunità di S. Patrignano]

2005 Federico Castellucci

2006 Antonio Carluccio

2007 Peter Hayes

2008 Donald Ziraldo

2009 George Sandeman [Wine in moderation]

2010 Metropolita Sergi di Nekresi

2011 Jacques Orhon

2012 Lynne Sherriff [Masters of Wine Institute]

2013 Progetto Le Vigne di Venezia

2014 Andrea Bocelli

2015 Giuseppe Martelli

2016 Roger Scruton

2017 Luigi Moio

2018 Gerard Basset

2019 Jeannie Cho Lee

2020 Gruppo Riedel Glass

2021 Attilio Scienza

GROSSO D’ORO VENEZIANO

2003 Milan Kucan

2005 Vartan Oskanian

2006 Alvise Zorzi

2007 Hans-Dietrich Genscher

2008 Sanjit Bunker Roy

2009 Luigi Luca Cavalli-Sforza

2010 Péter Esterházy

2011 Mons. Luigi Mazzucato

2012 Kuki Gallmann

2013 Marjane Satrapi

2014 Svetlana Aleksievič

2015 Marina Militare Italiana

2016 Ágnes Heller

2017 Yolande Mukagasana

2018 Cardinale Mario Zenari

2019 Alain Finkielkraut

2020 Filippo Grandi

2021 Elena Cattaneo

2022 Procuratoria di San Marco

2022 Great Wine Capitals

CONSIGLIO DELLA FONDAZIONE MASI

MASI FOUNDATION BOARD

Presidente / President

Isabella Bossi Fedrigotti

Vicepresidente / Vice-President

Sandro Boscaini

Segretario / Secretary

Marco Vigevani

Consiglieri / Board Members

Michele Bauli

Francesco Benedetti

Bruno Boscaini

Marzio Breda

Franca Coin

Massimilla di Serego Alighieri

Federico Girotto

Maurizio Marino

Revisore / Auditor

Giovanni Aspes

COMMISSIONE DEL ‘PREMIO MASI PER LA CIVILTÀ VENETA’

‘MASI CIVILTÀ VENETA PRIZÈ’ COMMISSION

Sandro Boscaini

Isabella Bossi Fedrigotti

Marzio Breda

Franca Coin

Gabriele Colleoni

Ilvo Diamanti

Massimilla di Serego Alighieri

Massimo Ferro

Francesco Giavazzi

Stefano Lorenzetto

Piergaetano Marchetti

Paola Marini

Pilade Riello

Paolo Possamai

Giovanni Maria Vian

Marco Vigevani

Stefano Zecchi

Filiberto Zovico

COMMISSIONE DEL ‘PREMIO INTERNAZIONALE MASI PER LA CIVILTÀ DEL VINO’ ‘INTERNATIONAL MASI

CIVILTÀ DEL VINO PRIZÈ’ COMMISSION

Relatore / Speaker

Federico Castellucci

Piero Antinori

Sandro Boscaini

Luciano Ferraro

Angelo Gaja

Jens Priewe

Ezio Rivella

Alessandro Torcoli

dati al 31.08.2023

www.fondazionemasi.com

INFORMAZIONI
PER
FURTHER INFORMATION
Villa Serego Alighieri in Valpolicella 37015 Gargagnago - Verona - Telefono +39 045 6832511 www.fondazionemasi.com · www.masi.it
Villa Barbarigo

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook