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La Filarmonica è... Nr 58 - Novembre 2016

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Novembre 2016

LA FILARMONICA È... Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

N° 58 Con il Concerto di Novembre, la Filarmonica propone una serata davvero speciale a conclusione di un anno ricco di appuntamenti musicali per i festeggiamenti del suo 170° di fondazione. Abbiamo voluto farlo con un omaggio al cinema, in cui già il Bandòn si cimentò nel 2007 con grande successo. La “settima arte” cercò fin dalle prime manifestazioni un appoggio sonoro a quelle mute immagini in movimento ed ecco che la musica, proprio per la sua astrazione e la sua forte capacità comunicativa, è venuta in suo aiuto. Sono nati così capolavori destinati a entrare nella storia della cultura contemporanea. La Filarmonica vuole quindi proporre una carrellata fra le pellicole più significative, accompagnate dal Bandòn. Musica e cinema: due belle espressioni ma soprattutto due arti meravigliose che insieme hanno e avranno ancora tante emozioni da raccontarci e tante emozioni da regalarci. Carlo Zappa


170° anniversario: un punto di partenza Editoriale - Alessandro Bagnaschi Il tradizionale Concerto di Novembre rappresenta quest’anno uno degli ultimi appuntamenti organizzati nell’ambito delle attività poste in essere da Banda Filarmonica per ricordare il 170° anniversario della fondazione della nostra Associazione. È importante in questa occasione stilare un bilancio delle iniziative e, cosa ancor più importante, ribadire i messaggi principali che si volevano trasmettere in questa occasione sia all’interno che all’esterno del nostro gruppo. Gli obiettivi principali che ci eravamo posti all’inizio di quest’anno consistevano nel rafforzare l’immagine di una formazione in costante tensione per crescere sotto l’aspetto artistico e umano, sia a livello di singoli sia come gruppo; nell’accrescere l’amalgama e l’interdipendenza tra le varie realtà presenti (attività tradizionale della Banda, attività concertistica, attività di gruppi di musicisti come Big Band e Junior Band, attività formative della Scuola di Musica “Corrado Abriani” e del laboratorio “MusichEmozioni”…), il tutto con il piacere di fare e offrire buona musica. Non sto ad elencare tutte le iniziative andate a buon fine. In questa fase mi piace soffermarmi su alcune che, a mio parere, meglio sintetizzano la volontà di trasmettere un messaggio di continuità in occasione di un anniversario tanto importante per noi e, mi auguro, anche per la città di Abbiategrasso. Ricordo in particolare: • il concorso letterario/artistico organizzato per gli allievi delle scuole di Abbiategrasso e del circondario, che ha visto la partecipazione di un elevato numero di allievi che hanno accettato di eseguire dei lavori (alcuni dei quali sono pubblicati nelle pagine interne di questa edizione dell’informatore) legati all’immagine della Banda;

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• il Premio in memoria di Sabino Galasso, riservato agli allievi di tutte le classi di strumento frequentanti i corsi organizzati dalla scuola Corrado Abriani; • la prima edizione del Premio in memoria di Carlo Marnati, riservato agli allievi di strumenti bandistici che hanno fatto il loro ingresso nell’organico della Filarmonica negli ultimi due anni; • l’organizzazione, in collaborazione con l’Oratorio San Giovanni Bosco, di laboratori di musica tenuti da nostri giovani musicisti all’interno dell’oratorio estivo; • la nuova formula organizzativa dei tradizionali saggi di fine anno dei corsi musicali organizzati dalla nostra scuola di musica; • l’organizzazione di un “open day” della scuola di musica nel cortile del Castello di Abbiategrasso, in occasione della tradizionale “Festa della mela”. Ci sono poi le iniziative, per così dire, tradizionali come i concerti e la partecipazione a manifestazioni cittadine e non solo, nel corso delle quali mi auguro siamo riusciti a offrire un’immagine degna della tradizione di Banda Filarmonica. Ricordo anche l’esperienza meno fortunata del concerto in collaborazione con altre tre formazioni che non si è potuto svolgere per il maltempo, esperienza che comunque contiamo di riproporre a brevissimo, compatibilmente con gli impegni delle altre formazioni coinvolte e con le disponibilità di strutture comunali adeguate. Queste sono le premesse per continuare un percorso di crescita della nostra associazione, nel rispetto dei valori della tradizione e con una spiccata sensibilità all’evoluzione della situazione circostante. Appuntamento al 180° anniversario!


39° Concerto di Novembre Il programma Con il patrocinio della Città di Abbiategrasso

James Bond 007 Selection

AA.VV. - Arrangiamento: Johan de Mey

The Mission - “Gabriels Oboe”

Ennio Morricone

Via col vento - “Tara’s Theme” Max Steiner

Il gladiatore

Hans Zimmer e Lisa Gerrard

Frozen - Simphonic Highlights

Kristen Anderson-Lopez, Robert Lopez, Cristophe Beck

C’era una volta in America - “Deborah’s Theme”

Ennio Morricone

L’ultimo dei Mohicani Trevor Jones

Il signore degli anelli - La compagnia dell’anello

Howard Shore

Balla coi lupi

La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione della 39a edizione del Concerto di Novembre

LA FILARMONICA

John Barry

Il padrino

è un’Associazione di Promozione Sociale

Nino Rota e Carmen Coppola

Rocky - “Gonna Fly Now” Bill Conti

Sister Act - “I Will Follow Him”

J.W. Stole, Del Roma, N. Gimbel e A. Altman

Sostienila con il tuo contributo del 5‰ dell’IRPEF Codice fiscale:

82004210157

Direttore: Carlo Zappama

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39° Concerto di Novembre - Guida all’ascolto A cura di Paola Magnaghi e Andrea Capelli James Bond 007 Selection

Il mio nome è Bond, James Bond!

AA.VV. - Arrangiamento: Johan de Mey

Il 5 ottobre 1962 usciva nelle sale britanniche il primo film della saga ufficiale dell’agente 007, con protagonista l’attore scozzese Sean Connery. Il film, uscito in Italia con il titolo Licenza di uccidere, diede inizio a una delle più lunghe e fortunate saghe cinematografiche, giunta nel 2015 al suo 24º capitolo con Spectre, a cui vanno aggiunti altri tre film non ufficiali. Il protagonista, l’agente segreto dalla sfrenata passione per le donne, le auto e i cocktail, nasce dai romanzi dello scrittore britannico Ian Fleming, scritti tra il 1963 e il 1966. Fleming, che aveva combattuto nella seconda guerra mondiale nel Naval Intelligence Service della marina britannica, era entrato in contatto con il mondo dei servizi segreti e da lì aveva tratto ispirazione. La Eon Production, una casa di produzione fondata da Albert Broccoli ed Harry Saltzman, acquistò i diritti per produrre i film tratti dai romanzi di Fleming, dando avvio alla celebre saga. Dopo Sean Connery, hanno vestito i panni dell’agente 007 George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig. In questo modo, non solo ogni James Bond ha assunto caratteristiche fisiche e caratteriali proprie, ma in ogni film il personaggio è stato adattato allo stile del proprio tempo, e l’agente segreto è stato inviato di volta in volta in location diverse, attraversando praticamente tutto il globo e oltre, come nel film Moonraker. Uno degli elementi comuni ai film di Bond è la celebre colonna sonora composta dal musicista Monty Norman, che accompagna l’agente segreto a partire dal primo episodio. Nell’arrangiamento di De Mey, la Filarmonica esegue una selezione di motivi tratti da diversi film della serie.

Vodka Martini agitato, non mescolato.

The Mission - “Gabriels Oboe”

Ennio Morricone

Sud America, XVIII secolo. All’arroganza degli Stati europei, decisi a colonizzare le terre delle popolazioni indigene, si oppone l’impegno dei gesuiti, dediti alla diffusione del cristianesimo e alla creazione di missioni protette dalla Chiesa, in cui gli Indios possano vivere liberamente. Padre Gabriel è l’emblema dell’umanità dei missionari, della loro caparbietà nel superare gli ostacoli naturali e del loro coraggio nel contrastare l’iniziale e giustificabile inospitalità degli indigeni. La musica è elemento fondamentale nella vicenda: Padre Gabriel riesce a farsi accogliere dagli Indios grazie al potere di una suggestiva melodia, che sembra comunicare parole di pace, fratellanza, amore. Altro personaggio chiave è Rodrigo Mendoza, ex mercante di schiavi, che entrerà nell’ordine dei gesuiti a fianco di Padre Gabriel dopo aver ucciso il fratello. È però probabilmente il Cardinale Altamirano il personaggio meglio riuscito del film: mandato in Sud America per decidere il destino delle missioni, comprende che gli Indios non sono alla stregua di bestie, come gli europei vogliono far credere, e si trova a fare i conti con la proprio coscienza. A prevalere alla fine saranno gli interessi della Spagna, del Portogallo e della Chiesa… Così l’abbiamo fatto noi questo mondo, così l’ho fatto io, dirà il Cardinale amareggiato per il triste esito delle missioni. Palma d’Oro a Cannes nel 1986, il film si avvale di paesaggi incantevoli, di una fotografia premiata con l’Oscar e di una delle migliori colonne sonore composte da Ennio Morricone, comprendente brani di assoluta bellezza come Brothers e The Mission.

Se sei nel giusto hai già la benedizione di Dio, se sei nell’errore la mia benedizione non servirà a niente. Se è la forza che determina il diritto, allora non c’è posto per l’amore in questo mondo. -4-

Via col vento “Tara’s Theme”

Max Steiner

Domani è un altro giorno... Francamente me ne infischio!

Forse la più intrigante e appassionata storia d’amore apparsa sul grande schermo, è tratto da un romanzo di Margaret Mitchell e diretto da Victor Fleming e fu proiettato per la prima volta nel 1939. Rossella O’Hara e Rhett Buthler sono protagonisti di una storia in cui il romanticismo impetuoso si mescola con la guerra di secessione, che porterà la società americana a una trasformazione violenta e radicale; volubili e anticonformisti, portano la loro storia ai confini estremi dell’amore e dell’odio. Il film ha consentito per la prima volta ad un’attrice di colore (Hattie McDaniel, l’indimenticabile Mamy), di vincere un Oscar.

Il gladiatore

Hans Zimmer e Lisa Gerrard

Al mio segnale, scatenate l’inferno!

Nell’anno 180 d.C. l’Imperatore Marco Aurelio decide di lasciare il potere al Generale Massimo Decimo Meridio, ma viene ucciso dal figlio Commodo, che stermina la famiglia di Massimo e imprigiona il centurione. Questi, venduto come schiavo per combattere come gladiatore, dà prova di eccellenti qualità e viene condotto a Roma per esibirsi al Colosseo, vedendo quindi la possibilità di vendicare la propria sorte e la sua famiglia. La colonna sonora, scritta principalmente da Zimmer, contiene anche ricostruzioni filologiche della musica dell’antica Roma, con brani del gruppo italiano Synaulia. Il tema The Battle è usato in varie trasmissioni tv. Now We Are Free, interpretato da Lisa Gerrard, sebbene rappresenti un canto funebre è stato usato per anni per la pubblicità di una nota marca italiana di biscotti.


Frozen - Simphonic Highlights

Kristen Anderson-Lopez, Robert Lopez, Cristophe Beck Ispirato (molto liberamente) alla fiaba di Hans Christian Andersen La regina delle nevi, Frozen ci porta nel regno di Arendelle in cui la principessa Elsa, primogenita ed erede al trono, si trova a dover convivere con un dono prezioso quanto pericoloso: la capacità di creare e manipolare il ghiaccio. Quando però a causa di questo dono si rende conto di poter anche far del male, e provoca un incidente ai danni dell’adorata sorellina Anna, sceglie di isolarsi, dapprima nelle sue stanze e poi, salita al trono alla morte dei genitori, su un’alta montagna, dalla quale

non avrebbe più potuto ferire nessuno. Sarà Anna a trovarla, con l’aiuto del venditore di ghiaccio Kristoff e di nuovi simpatici amici, tra cui l’omino di neve Olaf. Elsa la caccerà, condannandola involontariamente con i suoi poteri a una terribile sorte: diventare completamente di ghiaccio, a meno che un atto di vero amore non fermi l’incantesimo. Sconfitta dal principe Hans - che si fingeva innamorato di Anna per salire al trono - Anna verrà condotta nuovamente ad Arendelle, dove saranno svelati gli intrighi e un atto di vero amore scioglierà il ghiaccio che sta trasformando Anna in una statua.

- Olaf ti stai sciogliendo! - Vale la pena sciogliersi per qualcuno...

C’era una volta in America “Deborah’s Theme” Ennio Morricone

Non si tratterà però dell’amore tra Anna e Kristoff, destinato comunque a sbocciare, ma di quello tra Elsa e Anna, disposta a sacrificarsi per salvare la sorella. La colonna sonora del film è ricchissima, come nella migliore tradizione Disney: tra le canzoni spicca All’alba sorgerò (Let It Go in lingua originale) cantata in italiano dall’attrice Serena Autieri.

L’ultimo dei Mohicani Trevor Jones

Once Upon a Time in America è un film di Sergio Leone del 1984. La pellicola narra la vicenda di un gruppo di gangster, capitanati da David “Noodles” Aaronson (Robert De Niro), dagli anni Venti agli anni Sessanta, nella cornice della New York del proibizionismo e del post-proibizionismo, con un ampio ricorso all’analessi e alla prolessi. Il film infatti inizia e finisce nel 1933, con Noodles nascosto in una fumeria d’oppio, tanto che secondo alcune interpretazioni la storia rappresenterebbe una fantasia del protagonista, tra ricordi del passato e proiezioni del futuro. Presentato al 37º Festival di Cannes, ebbe inizialmente uno scarso successo ma si affermò negli anni come uno dei film preferiti dal pubblico e dalla critica. La colonna sonora, affidata a Ennio Morricone, che già aveva lavorato con Leone per tutti i suoi western, comprende anche celebri brani come Yesterday di Paul McCartney, Summertime di George Gershwin e Night and Day di Cole Porter.

La storia, ambientata nel 1757, narra le gesta di Nathan che, allevato e cresciuto come un Mohicano (con il nome Occhio di Falco), si invaghisce di Cora, figlia del capitano inglese Munro, in lotta con i francesi per il controllo delle terre al confine col Canada, nei pressi del fiume Hudson. Insieme al padre e al fratello, a sua volta invaghito di Alice, sorella di Cora, sarà l’ombra buona delle fanciulle, inseguendole e proteggendole nell’intrecciarsi dei sanguinosi fatti della guerra franco-indiana (17561763). Grazie a una fotografia e a una colonna sonora memorabili, il film è rimasto nella mente e del cuore di milioni di spettatori. Come spesso accade è la lotta tra il bene ed il male la vera protagonista. Nelle tribolate vicende finali, Uncas muore nel tentativo di salvare Alice e il padre Chingachgook, durante il funerale, pregherà gli antenati di avvisare il figlio che lui, l’ultimo dei Mohicani, è prossimo all’arrivo nel consiglio del suo popolo.

Un amico tradito non ha altra scelta: deve sparare.

Devi vivere, non importa quello che accadrà: io ti troverò!

Il signore degli anelli - La compagnia dell’anello Howard Shore

Molti di quelli che vivono meritano la morte e molti di quelli che muoiono meritano la vita. Tu sei in grado di valutare, Frodo? Non essere troppo ansioso di elargire morte e giudizi: anche i più saggi non conoscono tutti gli esiti... Bisogna solo scegliere cosa fare con il tempo che ci viene concesso...

La citazione che accompagna questa presentazione riporta le parole dello stregone Gandalf nelle buie miniere di Moria, regno dei nani, rivolte a Frodo Baggins, l’hobbit portatore dell’Anello, protagonista suo malgrado dell’eterna lotta tra il bene e il male narrata da John Roland Reuel Tolkien. Il professore e scrittore sudafricano creò un mondo fantastico abitato, oltre che dagli uomini, da elfi, hobbit, orchi e altre creature fantastiche, inventandone anche ex novo le lingue. La grandiosa opera di Peter Jackson mantiene l’aura epica e poetica del libro. La compagnia dell’anello è il primo capitolo della trilogia, che comprende anche Le due torri e Il ritorno del re. I film uscirono a un anno di distanza l’uno dall’altro, riscuotendo un enorme successo e dando non solo a molti l’opportunità di riprendere un libro eccezionale, ma consentendo a tantissime persone, soprattutto delle nuove generazioni, di accostarsi a un grande autore. In nomination agli Oscar ogni anno per diverse categorie, Jackson ottenne un trionfo totale nel 2004, vincendo ben 11 statuette per Il ritorno del re. Tra queste, quella per la miglior colonna sonora, composta da Howard Shore, capace di creare un sottofondo musicale perfetto per i momenti lirici come per quelli eroici. -5-


Balla coi lupi

Stavo pensando che di tutte le piste di questa vita, la più importante è quella che conduce all’essere umano. Penso che tu sei su questa pista e questo è bene.

John Barry

Nel 1863, durante la guerra di secessione americana, il tenente John Dunbar è un ufficiale dell’Esercito Unionista a cui, dopo un tentato suicidio scambiato per atto d’eroismo, viene data la possibilità di scegliere il luogo in cui operare contro i nemici. Viene inviato in un lontano presidio di frontiera, in un avamposto dell’Ohio, dove passa il primo mese a ripristinarne l’operatività con la sola compagnia del cavallo Cisco, di un lupo che lo osserva (da lui chiamato Due Calzini, per le zampe bianche) e del suo diario. L’incontro con la vicina tribù di indiani Sioux, in lotta con la confinante tribù dei Pawnee (spie dei bianchi), porterà un senso nuovo alla sua vita. La crescente stima e il rispetto verso questo popolo e l’amore e il matrimonio con Alzata Con Pugno, una donna bianca adottata dalla tribù quando era una bambina, lo porteranno a imparare la lingua, a condividere problemi e sentimenti di quel popolo, a integrarsi nella vita, nelle tradizioni e nella cultura indiane. Un drammatico scontro con i suoi ex-commilitoni lo spinge infine a cancellare il suo passato: diventa così Balla Coi Lupi, (in ricordo dell’unica compagnia al forte). Quando Due Calzini e Cisco vengono uccisi dai bianchi, John e i Sioux li combattono e li sterminano. Ricercato come traditore, sarà costretto ad abbandonare, insieme alla moglie, quello che è ormai diventato il suo popolo, ma per evitare rappresaglie degli Yankees nei confronti dei Sioux, anche loro migreranno con lui al sicuro, in Canada.

Il padrino

Rocky - “Gonna Fly Now”

Don Vito Corleone è il boss di una famiglia mafiosa di New York che si è sempre limitata ad alcune attività, tra cui il gioco d’azzardo. Quando un gangster sostenuto da un’altra famiglia, i Sollozzo, annuncia di voler intraprendere lo spaccio di droga su tutta New York, Don Vito si oppone: sarà l’inizio di una lunga serie di vendette. Dal romanzo omonimo di Mario Puzo del 1969 Francis Ford Coppola crea una sapiente trilogia cinematografica, in cui emerge la storia di Michael, l’unico figlio di Don Vito Corleone a non essersi mai introdotto negli affari della “famiglia”: dopo la morte del padre, accetta con riluttanza di occuparsene, imparando presto a farsi strada all’interno di un sistema familiare e sociale vincolante e crudele, in cui il padre aveva saputo primeggiare per due generazioni. Nel film di Coppola, uscito nel 1972, troviamo un’ambiguità nel parallelismo mafia-politica, nella ricostruzione perfetta di un’epoca e di una sorta di “morale criminale”, in una struttura familiare che, nonostante l’ambientazione americana, conduce subito all’Italia. E all’Italia riporta anche la colonna sonora di Nino Rota, geniale nel saper ricreare un’atmosfera leggera ma che al tempo stesso evidenzia l’ineluttabilità del destino. Piccola curiosità, il compositore milanese copia qui se stesso: il tema principale de Il padrino è tratto direttamente da un film di Eduardo De Filippo del 1958, Fortunella, con Giulietta Masina e Alberto Sordi.

Rocky, inserito nel 2015 tra i migliori film sportivi dalla rivista Rolling Stone, uscì nel 1976 diretto dal regista John Avildsen; lo stesso Sylvester Stallone, allora poco conosciuto, partecipò alla stesura del copione. Il film vinse tre premi Oscar, tra cui quello per il miglior film e miglior regia. Realizzato in appena 28 giorni, ottenne un enorme successo di pubblico e di critica e diede vita a cinque seguiti.

Nino Rota e Carmen Coppola

Bill Conti

Non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti... così sei un vincente!. La vicenda è piuttosto nota: nel 1975 a Filadelfia il pugile italo-americano Rocky Balboa, snobbato da tutti compreso il suo allenatore, viene fortuitamente selezionato per contendere il titolo mondiale al campione Apollo Creed. Aiutato dal vecchio coach e sorretto dall’amore per Adriana, riuscirà nel suo intento, ovvero resistere, come mai nessuno prima, per 15 round. Acclamato dalla folla, nonostante la sconfitta ai punti, a gran voce chiama Adriana che lo raggiunge per il trionfo finale. La colonna sonora fu composta da Bill Conti. La canzone del tema principale, Gonna Fly Now, vide la luce in una settimana e ricevette una nomination all’Oscar per la migliore canzone originale.

Papà gli aveva fatto un’offerta che non potè rifiutare...

Sister Act - “I Will Follow Him”

J.W. Stole, Del Roma, N. Gimbel e A. Altman

Testimone di un omicidio, una cantante di night-club fugge e chiede aiuto alla polizia che, in attesa del processo, la nasconde in un convento, travestita da suora. Sulle prime, alle prese con la tonaca, il refettorio, la cella e gli altri rituali del chiostro, la “novizia” appare un po’ disorientata. Poi, poco per volta, ci prende gusto e trasforma lo scalcagnato coro di suorine del convento in uno straordinario “ensemble” vocale, che riempie di nuovo la chiesa di fedeli. Leggerezza all’ennesima potenza, è un film che infonde una contagiosa allegria, anche grazie a una straordinaria componente musicale. Il racconto si concentra sull’esplosione di energia scatenata dall’arrivo di Deloris nel convento. La forza detonante dell’operazione risiede in due fattori chiave: la magnetica potenza della musica, con sonorità tipiche del rhythm’n’blues, e l’incontenibile carisma di Whoopi Goldberg.

Non credo che reggeresti il ritmo!

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Un viaggio musicale nella Terra di Mezzo La “top five” dei temi dalla colonna sonora de Il signore degli anelli Le sinfonie composte da Howard Shore per Il Signore degli Anelli svolgono sia la funzione di sottotesto, sia quella di racconto delle culture e dei luoghi della Terra di Mezzo, attraverso l’uso di temi ricorrenti che si ripropongono a più riprese nel corso dei film. I temi composti sono decine e decine, rappresentati da un gran numero di strumenti, tra cui parecchie percussioni e strumenti etnici ed esotici. A questi spesso si aggiungono cori eterei o bellici, con la partecipazione di polinesiani, maori, giocatori di rugby e di football, oltre alla comparsa di alcuni attori che hanno interpretato delle canzoni. In questo articolo, potete gustare un assaggio della Terra di Mezzo, attraverso la classifica dei cinque temi musicali più belli. Nelle prossime pagine, potete leggere un approfondimento su Howard Shore e una sua intervista della scorsa primavera, in cui racconta il suo rapporto con il mondo di Tolkien e rende omaggio a Ennio Morricone, premiato con l'Oscar.

terizzante, dato che Rohan è ispirata ai popoli nordici, è un violino norvegese (Hardanger Fiddle), dotato di corde simpatiche. I momenti più emozionanti in cui risuona sono le cavalcate dei Rohirrim in battaglia.

L’anello

Misterioso, elusivo e affascinante, il tema dell’anello si nota più per il suo uso sporadico, nascosto e isolato in momenti chiave. In tonalità minore, è caratterizzato da passaggi cromatici, come se l’anello si divincolasse, attratto dal potere di Sauron: il più delle volte si sente quando qualcuno viene tentato dal suo potere. Il tema ricorda quello composto da Wagner per L’anello del Nibelungo, un accostamento determinato dalla forma strutturale (i leitmotiv): la leggera somiglianza potrebbe essere un omaggio al Gesamtkunstwerk di Wagner.

La Compagnia dell’anello

Il tema della Compagnia dell’anello è quello che più si ripete nel corso della trilogia, facendo della sua forza, risolutezza e positività il marchio della Compagnia. L’organico orchestrale lo esegue spesso al completo, per rappresentare l’idea di unità che evoca. La prima volta che lo sentiamo nella sua forma definitiva è alla fine del Consiglio di Elrond, in un forte crescendo, ma ancora prima ne sentiamo un abbozzo, quando Frodo e Sam lasciano la Contea.

Gli Hobbit e la Contea

Gli eserciti di Isengard

Questo è in assoluto uno dei temi più legati all’azione, che si accompagna in particolare agli Uruk-Hai e alle scene di scontri e battaglie. Caratterizzato da un martellante ritmo in 5/4, scandito da percussioni in metallo, richiama all’inizio l’industria feroce di Isengard, poi le corse e gli attacchi degli Orchi, ripresentandosi più volte nel corso della trilogia.

Rohan

Il tema che rappresenta il regno di Rohan è uno dei principali de Le due torri, nonché uno dei più riusciti, perché riesce a evocarne la cultura e il luogo: semplicità, valore militare, senso dell’onore, legame con la terra e con i suoi cavalli. Solitamente si presenta sotto forma di fanfara (in tonalità sia maggiori che minori, a indicare la forza vacillante del regno). Lo strumento carat-

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Il tema ha una semplicità disarmante che porta inevitabilmente all’emozione: rappresenta l’anima degli Hobbit e del loro paese, la bontà, la tranquillità e l’amore per la terra e le cose che crescono. La musica si presenta da subito pittoresca come i loro modi di fare, donando un senso di calore e conforto, come un inno.

Fonte: www.cinematographe.it


Cinema e musica: un legame indissolubile

Paola Magnaghi

Il tema del 39° Concerto di Novembre Ogni arte ha la sua storia, una propria evoluzione, un percorso costellato di novità e spunti presi in prestito da altre forme d’arte, mediati a seconda delle proprie esigenze e infine fatti propri e interiorizzati. Così il cinema, l’ultima nata fra le arti, ha tratto ispirazione da quanto ha reso grandi nei secoli le arti più tradizionali. La sua nascita, resa possibile dalle scoperte tecniche del XIX secolo, ha modificato profondamente le modalità di fruizione dell’arte da parte del pubblico e ha reso possibile la divulgazione capillare di storie, sentimenti, emozioni, ma anche, soprattutto di recente, di denunce e di drammi reali. Nel cinema gli stili di recitazione, l’abilità degli scenografi, la capacità degli scrittori di usare la parola si sono trasformate e continuano a evolversi e, grazie a tecniche di registrazione e di riproduzione sempre più sofisticate, a chiunque è concesso di fruire di questa alchimia, in una sala pubblica o nel proprio salotto. Nella storia di un’arte che emoziona, non può mancare l’apporto di quella che forse più di tutte le arti aiuta l’uomo a trascendere per un istante la natura terrena e a farsi investire da un flusso di emozioni. La musica ha sempre accompagnato la visione delle produzioni cinematografiche, fin dai primissimi lavori dei fratelli Lumière e Meliés (fine 1800), quando la tecnologia non permetteva ancora di abbinare una colonna sonora a un film. Consci di quanto risulti anomala la visione di immagini senza alcun suono, infatti, gli organizzatori di spettacoli cinematografici tirarono fuori dal cilindro la prima soluzione possibile: accompagnare le proiezioni con l’esecuzione di brani musicali ad hoc, riferiti alle situazioni presentate sullo schermo. A ben vedere, questa è una pratica ben nota nella storia della musica: già ai primi del ‘700, i cantanti inserivano nelle opere quelle che erano dette “arie di baule”, cioè

delle arie di vario carattere (sentimentali, tristi, gioiose, tempestose...) da sfruttare per esaltare le proprie peculiarità vocali, pur non essendo composte appositamente per l’opera rappresentata. Ben presto si diffusero dei piccoli repertori e cataloghi per i musicisti che accompagnavano le proiezioni. Tali antologie erano adattabili alle circostanze della narrazione e alle variabili delle trame: l’esecutore poteva trovare le indicazioni per il corretto abbinamento della musica alle immagini, e addirittura una sorta di guida al minutaggio della pellicola, allo scopo di rendere il più possibile sincrone le immagini e il suono. Chiaramente l’impresa era tutt’altro che semplice, ma già si poteva avere un’idea di quanto fosse importante avere un sottofondo musicale che raccontasse ciò che il cinema, ancora privo di voce, non poteva raccontare con le parole. Col passare del tempo si studiarono altri modi di abbinare la musica al filmato, e già nei primi del ‘900 vennero prodotti e sperimentati apparecchi in grado di sincronizzare le immagini e il suono, collegando in maniera meccanica la fonte sonora (grammofono o fonografo) col pro-

iettore, fino ad arrivare al metodo che viene utilizzato ancora oggi, ovvero il suono ottico con banda fotografica laterale. La prima pellicola universalmente riconosciuta come “film sonoro” fu Don Juan, della casa di produzione americana Warner Bros, con regia di Alan Crosland, presentato nell’agosto del 1926. Già l’anno successivo, la stessa Warner Bros propose il primo film parlato e cantato, dello stesso regista: Il cantante di jazz. In seguito, col perfezionamento delle tecniche e lo svilupparsi dell’arte cinematografica, i registi cominciarono a sfruttare anche l’apporto di compositori affermati, i quali, probabilmente, non disdegnarono le potenzialità di un mezzo che stava sempre più assumendo carattere di quotidianità. Nacque così il genere, del tutto nuovo, della colonna sonora, che tramite stilemi compositivi ereditati o creati ad hoc è divenuto un elemento imprescindibile di ogni proiezione cinematografica, catalizzatore delle emozioni e complemento perfetto del gesto, della parola, dell’immagine. La colonna sonora, che spesso viene “assorbita” dall’orecchio senza che quasi ci si renda conto della sua presenza, svolge diverse funzioni: Sottolineare con discrezione ciò che le immagini dicono, esprimendo musicalmente il ritmo e i movimenti delle scene Esprimere i sentimenti dei personaggi per far vivere allo spettatore le stesse emozioni del protagonista; Contestualizzare l’immagine fornendo ulteriori indizi sul luogo e sul tempo in cui si svolge la scena; Definire il carattere di un personaggio Anticipare gli avvenimenti successivi, facendo prevedere allo spettatore quel che succederà di lì a poco

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Prolungare l’azione, in modo da consentire allo spettatore di continuare ad assaporare gioie e malinconie Rievocare qualcosa che appartiene al passato o a un luogo lontano Contrastare le immagini, evocando situazioni o sentimenti opposte a quanto mostrato Collegare diverse scene, apparentemente separate l’una dall’altra Molti sono gli autori di musica cinematografica per i quali si potrebbero scrivere pagine, quando non libri, per illustrarne la carriera, le caratteristiche compositive e la versatilità. Certamente, da italiani, andiamo fieri di compositori come Nino Rota ed Ennio Morricone, mentre dando uno sguardo ai paesi anglosassoni non si può non nominare John Williams, classe 1932, vincitore per cinque volte del premio Oscar, che ha dato vita ad alcune delle colonne sonore più note e riconoscibili (da Star Wars a Indiana Jones, da Schindler’s List a ET l’Extraterrestre). Non potendo per ovvie ragioni di spazio dare la giusta rilevanza a ciascuno, parleremo in questa sede di uno dei maggiori compositori di musica cinematografica viventi, approfittando della circostanza che lo vede compiere, in questo 2016, i 70 anni.

Howard Shore Howard Shore, compositore e direttore d’orchestra, è vincitore di tre Oscar, altrettanti Golden Globe e quattro Grammy. Canadese di nascita, ha firmato colonne sonore oggi considerate pietre miliari della storia del cinema. Formatosi al Berklee College of Music di Boston, suonava il sax in un gruppo e componeva la musica di spettacoli teatrali per la BBC prima di diventare direttore musicale (per cinque anni) della trasmissione tv Saturday Night Live dal 1975. Proprio in questo ambiente nacquero i Blues Brothers, e poco noto è l’aneddo-

to che lo vede tra i creatori del nome della band: “All’inizio eravamo in tre. Lo show iniziava alle 23:30, dal momento che iniziavamo tardi avevamo una band per mettere il pubblico nel giusto mood. Il loro repertorio era blues americano. Dan Aykroyd chiese di entrare nella band per suonare l’armonica e poi anche John Belushi volle entrare nel gruppo. Io li introducevo come Brothers of Blues, da lì è nato Blues Brothers”. Attivo per il cinema canadese ed americano sin dal 1979, ottenne ottimi risultati specialmente nella collaborazione sistematica con David Cronenberg, inserendo i sintetizzatori fra gli strumenti tradizionali dell’ orchestra. Tra le decine di titoli che compongono la sua produzione, ricordiamo La mosca (1986), Crash (1996), Existenz (1999) e Spider (2002). Compose per altri registi, consolidando a partire dagli anni Novanta la propensione per le vicende oscure, che lo portò a realizzare le colonne sonore di film come Il silenzio degli innocenti (1991) e Philadelphia (1993) di Demme, Seven (1995) e Panic Room (2002) di Fincher. Altri lavori hanno riguardato commedie di grande successo come Mrs Doubtfire (1993), Terapia e pallottole (1999) e Alta fedeltà (2000), o storie biografiche come Ed Wood (1994) di Tim Burton e Music Graffiti (1996) di Tom Hanks. Shore ha collaborato anche con Martin Scorsese, componendo le musiche per esempio di Gangs of New York (2002) e The Aviator (2004), che gli valse il terzo Golden Globe. Shore è considerato un maestro nel nutrire il senso del tragico; per Cronenberg nelle sue musiche “si percepisce un mondo sonoro in disfacimento, che contempla se

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stesso con rassegnata malinconia e con profonda desolazione interiore”. Un capitolo a parte formano i tre capitoli del regista Peter Jackson e derivati dalla serie di Tolkien: la trilogia de Il signore degli anelli (The Lord of the Rings), diventato un fenomeno internazionale, con incassi record al botteghino e un palmarès di ben 17 Academy Awards. Questo lavoro epico è valso a Shore i due premi Oscar, per la colonna sonora de La compagnia dell’anello e Il ritorno del re, oltre alla statuetta per la miglior canzone Into the West, interpretata da Annie Lennox. L’intera colonna sonora è poi confluita in una sinfonia e in una proiezione musicata dal vivo, con un posto importante assegnato al coro e agli ottoni, strumenti che nelle opere classiche evocano la voce della divinità (elemento tipico per esempio delle opere di Bach): corni che suonano a tutto fiato, molte emozioni e, infine, il ritmo lento e le indicazioni dinamiche in crescendo. Essendo la musica ispirata da ben precise vicende, non è la musica la fonte delle immagini, e di questo Howard Shore è ben consapevole: l’esecuzione in sincrono dal vivo accompagna sempre le scene del film. Per questo motivo si preferisce parlare di concerto cinematografico più che di sinfonia classica. Riportiamo nella pagina seguente un’intervista in cui Shore racconta in particolare l’esperienza a contatto col mondo di Tolkien.


Howard Shore - Il signore delle note Da milano.repubblica.it - 18/03/2016 Howard Shore, il Signore delle Note: “La mia musica da cinema per i romanzi di Tolkien” È stato importante andare sul set? “Avrò fatto dieci, dodici viaggi in Nuova Zelanda dove si girava il film e a volte mi sono messo a scrivere fra le macchine da presa. La bellezza dei luoghi e la forza dei paesaggi sono stati un elemento di potente suggestione per la mia musica. Abbiamo anche assemblato sul posto sesCi sono legami con il repertosanta voci maschili che intonano rio colto e popolare? canti dei Dwarvish”. “All’inizio ero interessato a Verdi e Puccini, poi l’epica del raccon- Nei film successivi ha coinvolto mi ha spinto verso Wagner e i to star del pop e della classica. suoi leitmotiv, per dare una fisio- “Sì, abbiamo scritturato Annie nomia ai personaggi. Il folklore Lennox che canta la canzone Into invece mi è servito per dare un the West e René Fleming, oltre al senso di antichità, nell’uso di flautista James Galway. L’idea mi strumenti popolari come nella è venuta dal racconto, visto che a voce. I cori cantano in cinque lin- un certo punto gli Hobbit tornano gue: Quenya, Sindarin, Khuzdul, nello Shire e la loro musica suoAdûnaic, ma anche l’inglese con nata sul loro fischietto popolare, il tin whistle, si evolve nel flauto. lo slang dei neri”. Galway li ha suonati entrambi”. Un lavoro molto elaborato. “Certo, la colonna sonora è mol- C’è differenza tra la visione to complessa. In alcune parti ho normale e con orchestra? cercato di descrivere la cultura “Certo, nel secondo caso l’impatelfica, isolata dal mondo. In altre to è travolgente grazie ai duel’aspetto misterioso e mistico”. cento esecutori sulla scena e Maestro Shore, come si è fatto catturare dalla forza visionaria del romanzo di Tolkien? “Per mesi ho tenuto quel libro sul comodino e mi venivano tante idee musicali. Volevo mettere in luce certi paesaggi naturali della Terra di Mezzo, oltre ad accentuare il conflitto tra il bene e il male con la forza della musica”.

agli artisti che suonano strumenti popolari. L’energia e le vibrazioni trasmesse da loro finiscono sempre per dare un risultato unico”. Come trova l’ispirazione nelle tante musiche da film? “Mi baso essenzialmente sulle emozioni. Leggo una sceneggiatura e provo a isolare quello che sento nascere dentro di me. Le idee poi si affinano, ma il primo processo nasce da lì”. Preferisce lavorare sulle sceneggiature originali o sui film tratti dai libri? “Ho un debole per i lungometraggi ispirati alla letteratura, come Il pasto nudo dal libro di William S. Burroughs”. Che cosa pensa dell’Oscar a Morricone? “Sono felicissimo per lui. Non è un mistero che la musica sia una componente fondamentale per qualsiasi film e la sua mole di lavoro è stata una un’enorme fonte d’ispirazione, per tutti noi”.

Doppio successo per la Filarmonica Big Band Chiara Magistrelli La formazione della Big Band della banda Filarmonica, nata nel 2013, è ancora giovane ma tra i componenti stessi e il direttore Zappa è cresciuta un'intesa che è stata fondamentale per la buona riuscita di svariati concerti. Quest'anno la Big Band ha potuto sfoggiare la propria preparazione tecnica in due occasioni. Il 22 maggio all'Oratorio San Giovanni Bosco è stata organizzata la “Festa del Grazie”, una giornata dedicata ai bambini e agli animatori che si apprestavano a intraprendere nelle settimane a seguire l'esperienza dell'oratorio estivo. A conclusione dell'evento si è tenuta una cena durante la quale la Big Band si è esibita, sempre coadiuvata e sostenuta dai presentatori Antonella e Stefano, che in alcuni brani vestono anche i panni dei cantanti. Il numero dei musicanti ha subito un certo mutamento e accrescimento nell'ultimo periodo, ma i nuovi elementi si sono da subito ben integrati e hanno mostrato di avere la

giusta e essenziale dose di “swing”. In seguito, nel mese di giugno, la sezione abbiatense dell'Associazione Volontari Italiani per la donazione del Sangue ha desiderato festeggiare la ricorrenza degli 80 anni dalla sua fondazione, presso l'ex convento dell'Annunciata, con un concerto che ha visto protagonista la formazione satellite di banda Filarmonica. All'insegna della buona musica e di brani di celeberrimi artisti jazz tra cui Duke Ellington, Frank Sinatra e Gorni Kramer, la serata è piacevolmente trascorsa e si è conclusa con un caloroso ringraziamento da parte dei rappresentanti dell'associazione. - 10 -


Concerto di Giugno

Paola Magnaghi

Sinfonie italiane e musica celtica con l’Orobian Pipe Band Come ci si poteva aspettare, si è rivelato un vero successo il Concerto di Giugno che la Filarmonica ha tenuto presso il Quadriportico di Santa Maria Nuova. Nel pieno dei festeggiamenti per il 170° anno di attività, la gloriosa banda abbiatense ha sfoderato un programma ricco e impegnativo con un excursus nel panorama operistico italiano: dalle note brillanti di Rossini nelle sinfonie da L’Italiana in Algeri e Il barbiere di Siviglia (quest’ultimo dedicato a Mons. Innocente Binda, in ricordo del 40° di sacerdozio) ai toni da tregenda della Norma di Bellini, intervallati da due gioielli, ovvero due Intermezzi tratti da Manon Lescaut e Cavalleria rusticana. Nella prima parte del programma la Filarmonica ha brillato, sia nelle parti solistiche sia in quelle d’insieme. Un plauso va a tutti i solisti, molti dei quali giovanissimi talenti cresciuti in Filarmonica. L’alchimia che lega i 70 elementi e il Direttore Carlo Zappa è stata ben evidente in ogni momento del concerto.

A metà concerto è stata la volta delle premiazioni per i ragazzi delle scuole elementari e medie che, partecipando con scritti e disegni, hanno meritato un riconoscimento nel concorso indetto dalla Filarmonica in occasione dell’anniversario (i loro lavori sono pubblicati nelle pagine centrali di questo informatore). Dopo i saluti delle autorità, nella seconda parte l’intervento della “Orobian Pipe Band” ha affascinato il numerosissimo pubblico. Arrivati in sfilata, gli elementi del gruppo di cornamuse e percussioni hanno eseguito alcuni brani dal proprio repertorio di musica celtica, per poi prodursi, assieme alla Filarmonica, nell’emozionante esecuzione dapprima di Amazing Grace, poi del celebre Auld Lang

La banda non è solo musica

Syne, e infine della celebre Highland Cathedral. I bis, richiesti a gran voce, hanno concluso un ottimo concerto, reso ancora più prezioso e gradevole dalla competenza e simpatia degli ospiti.

Mauro Bianchi

Corso di capobanda con ANBIMA Sabato 8 Ottobre l’ANBIMA Provinciale di Milano ha organizzato un “corso di capobanda”. Il corso si è svolto presso l’Oratorio di San Giovanni Bosco, gentilmente messo a disposizione da Don Leandro, ed è stato tenuto dal docente arch. Pietro Codazzi, un caro amico, capobanda da tantissimi anni della banda di Rosate. Il pomeriggio ha avuto una prima parte teorica e una seconda parte pratica. Durante la parte teorica, Pietro ha illustrato la figura del capobanda: l’importanza del ruolo, i compiti e i doveri. Deve essere il primo ad arrivare per poter organizzare al meglio la

banda, deve essere severo ma anche generoso nel gratificare i musicanti, deve farsi rispettare e al tempo stesso collaborare con loro per creare un clima sereno che è la base per una buona prestazione. Inoltre, il capobanda deve saper scegliere i brani adatti da far eseguire in ogni circostanza religiosa, militare, civile. Al termine della teoria, ci siamo trasferiti in palestra per la parte pratica, con la collaborazione dei musicanti della Banda Filarmonica. Il docente del corso ha spiegato i vari comandi che il capobanda deve usare per schierare i musicanti, l’importanza di un corretto inquadramento per poter mar-

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ciare mantenendo il passo, i movimenti da fare per le inversioni. Per quasi due ore i “filarmonici” hanno marciato e suonato, facendo tesoro dei consigli di Pietro per poter affrontare al meglio ogni tipo di percorso. Il docente ha insegnato anche come sia possibile interrompere un brano con dei semplici segnali delle percussioni. Un pomeriggio di studio non della musica, ma dell’immagine che la banda deve avere quando si presenta in pubblico, sfilando per le strade della città. Grazie a Pietro e grazie all’ANBIMA per la preziosa opportunità che ci è stata offerta.


Una domenica d’autunno in musica

Chiara Magistrelli

Festa della mela e Open Day della Scuola di Musica “Corrado Abriani” Domenica 9 ottobre è stata organizzata la 23a edizione della “Festa della mela”, che ha visto all’opera i bandisti e i sostenitori della Filarmonica nella vendita di torte e mele presso due stand, posti rispettivamente in Piazza San Pietro e in Piazza Marconi. Diversamente dagli scorsi anni, quest'anno la banda Filarmonica ha sfilato di pomeriggio, allietando i passanti con marce da parata e convogliando l’attenzione presso il Castello Visconteo, nel quale si svolgeva in contemporantea l’Open Day della Scuola di Musica “Corrado Abriani”. Presso il Castello, coloro che intendono avvicinarsi alla musica e all’ambiente bandistico hanno potuto beneficiare della disponibilità di insegnanti e addetti, per avere maggiori informazioni.

A questo proposito, i presenti sono stati messi a conoscenza del nuovo corso di canto moderno e jazz, segno di continua sperimentazione in ambito musicale da parte della Filarmonica. Durante il pomeriggio, le esibizioni di alcuni allievi e maestri della scuola sono stati un’opportunità, per interessati e curiosi, di scoprire le particolarità e proprietà dei diversi strumenti. Un momento rivolto ai bambini di età compresa tra i 4 e i 7 anni è stato realizzato dal corso di Musichemozioni, per accostare i più piccoli al contesto musicale, attraverso attività ludiche. Si ringraziano tutti coloro che si sono impegnati nell’organizzazione di questi eventi, che fanno da corollario a un anno che riserverà ancora gustose novità.

Celebrare il passato, costruire il futuro “Il futuro della Filarmonica è in questo presente” I centosettant’anni del complesso bandistico abbiatense 1846 ̶ 2016

Un libro per i 170 anni della Filarmonica Nell'ambito delle celebrazioni per il centosettantesimo anniversario del Complesso Bandistico “La Filarmonica”, segnaliamo un'interessante iniziativa per ripercorrere le tappe fondamentali della storia della nostra banda, con un occhio di riguardo per gli avvenimenti e i traguardi raggiunti negli ultimi anni. In occasione del Concerto di Novembre, sarà presentato al pubblico il volume Il futuro della Filarmonica è in questo presente, del quale pubblichiamo a fianco la copertina. Nel libro sono raccolte fotografie che compongono un racconto tutto da vivere sulla nostra Filarmonica. Il titolo, una citazione di un grande “filarmonico” del passato, rappresenta il miglior augurio per gli anni a venire, per poter costruire altri 170 anni e più di musica insieme. Un doveroso e particolare ringraziamento va a Mario e Giuseppe Comincini, che hanno messo competenza e impegno nella realizzazione di questa preziosa testimonianza.

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MUSICHEMOZIONI!!! Vuoi entrare in un mondo di SUONI, MUSICA e COLORI? Vieni a scoprire le tue emozioni e a metterle in gioco con noi!

CORSO DI MUSICA ED EMOZIONI PER BAMBINI (tra i 4 e i 7 anni) Per informazioni (ore serali): Francesca - Tel: 338 91 95 817 ... oppure vieni a trovarci tutti i pomeriggi dopo le 15:00 nella nostra sede in via Alfieri, 1

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Se anche tu vuoi conoscere meglio la Filarmonica e vuoi farne parte, scopri come!!! Da molti anni la nostra associazione organizza, tramite la propria Scuola di Musica “Corrado Abriani”, una serie di attività didattiche per i più o meno giovani. La nostra attività didattica si estende alle scuole primarie della città e dei comuni limitrofi. I nostri insegnanti, preparati e competenti, sapranno appassionare ragazzi dai 9 ai 99 anni! E per i più piccoli, c'è il corso di Musichemozioni. Lo svolgimento dei corsi è articolato su un programma triennale e al termine di ogni anno è previsto un saggio finale. La Scuola di Musica “Corrado Abriani”, oltre ai corsi propedeutici all’ingresso in banda, offre corsi di pianoforte, chitarra e violino, oltre al nuovo corso di canto moderno e jazz. Pur mantenendo orgogliosamente la propria vocazione bandistica con l’organico di Orchestra di Fiati per le esecuzioni dei concerti, la Filarmonica ha dato vita ad una nuova realtà per i più giovani: la Junior Band. Sotto l’attenta e competente supervisione del Maestro Carlo Zappa e con la conduzione di Luca Ragona, essa vuole permettere ai giovani allievi, che iniziano o hanno da poco iniziato lo studio di uno strumento, di suonare in Orchestra e poter quindi proseguire il percorso musicale magari iniziato a scuola. Proprio a questo proposito, ricordiamo infatti che la nostra Junior Band è composta per oltre metà dei componenti da giovani musicisti che frequentano le sezioni musicali delle scuole medie, o che le hanno frequentate negli anni passati. Per saperne di più, vieni a trovarci in sede o visita il sito www.bandafilarmonica.org - 13 -


Luca, orgoglio della Filarmonica Giorgio Magistrelli La prima volta che ho visto Luca (Ragona, ndr) era un sabato pomeriggio del marzo 2007, uno dei tanti pomeriggi passati a insegnare in Filarmonica. Si è presentato assieme ai genitori e già dalle prime lezioni di clarinetto ho notato che possedeva alcune qualità indispensabili per un musicista professionista: serietà, puntualità, costanza nello studio e buone doti musicali. Sì, buone doti musicali, non eccelse, né stratosferiche. Questi aggettivi lasciamoli ai solisti e ai direttori di fama internazionale, quasi sempre figli (ma guarda che fortuna?) di genitori già famosi al mondo intero in ambito musicale, ma non solo. Detto questo, ritengo che le buone qualità musicali si possano sviluppare fino a livelli altissimi con lo studio, l'esperienza e i giusti insegnanti. Il mondo della musica e, di conseguenza, delle bande è pieno di queste persone che senza tanti clamori, durante le loro esibizioni, attraverso la musica, regalano magnifiche emozioni e sensazioni. Chiusa questa parentesi, torniamo al nostro Luca. Dopo qualche anno di lezioni, di saggi a fine anno scolastico e delle prime esperienze in organico bandistico, Luca mi ha rivelato il desiderio di frequentare il conservatorio, per proseguire gli studi musicali in modo più approfondito e completo. Ormai convinto di intraprendere la lunga e variegata strada della musica, è riuscito a superare l'esame di ammissione, non per clarinetto, ma per oboe. Così, abbandonato il primo strumento e la fila dei terzi clarinetti, ha affiancato Anna in Filarmonica (Che bello!

Due oboi in organico, quante bande se lo possono permettere?). Passano gli anni, assieme agli esami complementari e a tutte le varie esperienze di gruppi da camera, alle orchestre (“I piccoli pomeriggi musicali”, Orchestra sistema “Futurorchestra” e Orchestra del lago Maggiore) e ai corsi di perfezionamento. Sentendolo suonare, ho constatato il suo continuo miglioramento tecnico ed espressivo: quest'ultima caratteristica, insieme al gusto musicale, è destinata a crescere sempre negli anni. In ogni circostanza Luca ha potuto sempre contare sull'appoggio e sulla presenza dei genitori, orgogliosi dei continui miglioramenti. Nel 2015 ha superato brillantemente la maturità liceale e ha intrapreso il corso di studi per direzione d'orchestra. L'anno è stato costellato anche di altre novità, dal momento che si inserisce come pianista nella Big Band della Filarmonica, iniziando così una nuova esperienza di singolari sonorità, ritmi, generi e lettura musicale. Il 2016 ha visto Luca alla direzione della Junior Band della Filarmonica (insieme alla Big Band, da alcuni anni nuove formazioni sbocciate dall'organico principale), fino ad arrivare a settembre a conseguire il diploma in oboe (proseguendo, nel frattempo, lo studio di direzione d'orchestra e sostenendo esami!). A ciò, si aggiunge l'incarico che ha cominciato a ricoprire presso le scuole elementari, come insegnante dei corsi di musica organizzati da banda Filarmonica. Cosa dire ancora? Questo è solo l'incipit di una vita dedicata alla musica, il cui prossimo obiettivo è la direzione di orchestra.

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Auguro a Luca un futuro che trasudi di musica in tutto il mondo, con un pensiero rivolto sempre alla Filarmonica, che come altre bande è e sarà sempre fucina di nuovi talenti e musicisti che insieme alle buone doti possiedono una grande umanità e bontà. Caratteristiche, queste, abbastanza rare in certi ambienti accademici, ma molto comuni in quelli in cui l'insegnamento della musica è affiancato all'educazione. Luca è il primo di una nuova generazione di “filarmonici” diplomati. Bravo Luca! E... forza ragazzi, suonate e studiate tanto!


Prima edizione del Premio in memoria di Carlo Marnati Alessandro Bagnaschi Quest’anno, in occasione del tradizionale Concerto di Novembre del Complesso Bandistico La Filarmonica presso il Teatro Fiera di Abbiategrasso, avrà luogo la premiazione della prima edizione del Premio in memoria di Carlo Marnati, riservato agli allievi che hanno fatto il loro ingresso nell’organico della banda negli ultimi due anni. Il premio, voluto e sponsorizzato dai famigliari di Carlo Marnati, vuole da un lato ricordare la figura di Carlo, compianto musicista del nostro Complesso Bandistico e, per molti anni, responsabile della nostra scuola musicale, e dall’altro testimoniare in modo tangibile l’importanza che l’esperienza della scuola riveste all’interno della nostra associazione.

Flash News

Processioni e servizi

Concerti, sfilate e manifestazioni Festa e Concerto di San Pietro

Ricordando i 170 anni

Domenica 26 giugno, in occasione della festa di San Pietro e San Paolo, i musicanti della Filarmonica hanno accompagnato con musiche religiose la processione serale, alla quale è seguito il canonico concerto presso l'ex oratorio femminile dell'omonima parrocchia.

Sabato 9 luglio, presso gli amici della Cappelletta, una cena estiva in compagnia è stata l'opportunità per i musicanti della Filarmonica di festeggiare i 170° di attività della banda. Si ringraziano tutti coloro che hanno partecipato e condiviso questo momento di allegria.

Raduno regionale Bersaglieri L'11 settembre, la Filarmonica ha partecipato con piacere alle manifestazioni nell'ambito del raduno regionale dei Bersaglieri, che quest'anno si è tenuto nella nostra Abbiategrasso, con la partecipazione di migliaia di persone.

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Anche quest'anno, sul finire dell'estate, la Filarmonica ha accompagnato le processioni di Morimondo e Fallavecchia e ha portato la musica agli amici della Cappelletta, in occasione della loro festa.


La banda: emozioni tra le note Concorso grafico-letterario per il 170° anniversario della Filarmonica singole ha bisogno di stare insieme per creare delle meIstituto “Figlie di Betlem” di Abbiategrasso lodie armoniose. Classe IV Nata per l’indipendenza, cresciuta con inUn giorno, la Filarmonica è venuta a scuonovazione, la banda Filarmonica continua la per tenere un piccolo concerto. Mi è a suonare ancora oggi per trasmettere tutpiaciuto molto perché i musicisti mi hanno ta la passione per la musica alle generaziotrasmesso tante emozioni attraverso i loro ni vecchie e nuove, come è riuscita a fare brani: le note allegre e vivaci mi davano con me. Quando ero più piccola sentivo la un senso di gioia e armonia, le musiche banda suonare durante le feste natalizie e più potenti un senso di infinito e grandezpatronali della città e, senza capire da dove za, mentre l’assolo del flauto una grande venisse il suono, iniziavo a ballare. Creleggerezza e soavità. scendo, diventavo sempre più curiosa di Una domenica, stavo facendo una pascapire che cos’è la musica, quando è nata, seggiata con la mia famiglia a Morimondo. chi ha pensato di mettere insieme tutti quei Arrivati in piazza, trovammo la banda a ralsuoni per formare le melodie. Ancora oggi, legrare una festicciola. Mentre proseguivaquando sento la banda, penso all’allegria, no, la musica si attenuava sempre di più, ai bambini che giocano e ballano durante fino a diventare un sottofondo nel bosco. le feste d’estate in vacanza, alla gente che Mi sembrava che tutte le piante, dai piccoli si diverte con semplicità, che come le note fiori ai grandi alberi, cantassero e i suoni

Martina Cucchi

Aurelia Calvone

Classe I A

Scuola Primaria

I.C.S. A. Moro - Scuola Secondaria “A. Vivaldi” di Abbiategrasso

La banda è un insieme di strumenti a percussione e a fiato che, durante le feste, allietano tutta la città suonando celebri brani per le strade: la loro musica entra nei cuori di ogni persona e li aiuta a superare le difficoltà. Nella banda solo accettati tutti, grandi e piccini, senza esclusioni. Se sai suonare uno strumento e la tua vita ha come fine la musica… sei nel posto giusto! Potrai condividere questa tua passione con altre persone come te… pazze per la musica! Non è un lavoro e quindi non verrai pagato con il denaro, ma con qualcosa di molto più importante: la soddisfazione di essere arrivato dove arriverai. Certo, prima dovrai fare molti, ma molti sacrifici e dovrai andare sempre più avanti e non fermarti mai, come fa ogni membro della banda. Se non sai che cosa suonare non preoccuparti, hai l’imbarazzo della scelta: dai fragorosi piatti, che non richiedono un grande sforzo, adatti per chi comincia al difficilissimo saxofono, per veri esperti della musica. Poi, ovviamente, anche se suonerai un piccolo triangolino che fa solo “tin tin”, fa che diventi il miglior “tin tin” della storia, un “tin tin” unico al mondo, che solo tu sai fare, quindi, mettici il cuore. Vedrai che se ti impegnerai dopo il piccolo triangolino arriverai a suonare il difficilissimo saxofono, o la complicatissima tromba, o chissà, il clarinetto dal suono divino… La scelta spetta a te, tanto ogni cosa che suonerai dal triangolino che fa “tin tin” al clarinetto dal suono divino formerai insieme ai tuoi “compagni di banda” una musica che porterà amore e gioia e, quando vi esibirete, sarai fiero di te stesso: vedrai la gente sorridere, i bambini ballare e fare i complimenti. Il pensiero di far parte di una banda potrebbe far paura: troppe prove, tempo perso, impegno, troppo impegno… In realtà non è così. È come quando decidi di scalare una montagna: prima devi procurarti l’attrezzatura e imparare a usarla, poi devi cominciare a scalare, scalare, scalare, scalare… ma sai che bello quando sei in cima! La fatica mettila da parte! Gambe in spalla e divertiti, perché solo così potrai arrivare in cima alla montagna. Insomma, è proprio vero che la banda è fatta di emozioni… tra le note! - 16 -

lievi si univano, per formare quella musica così particolare, che ci accompagnò per tutta la passeggiata. Ogni strumento per me è importante: i tamburi per dare il ritmo, i flauti con i loro suono delicato, le tube, i bassi e il corno con la loro musica potente... ed è proprio questa varietà che dà alla banda quel senso di armonia che trasmette durante ogni brano. Il mio strumento preferito, però, è il flauto traverso, perché ha una melodia dolce, armoniosa. Quando la ascolto, mi sembra di essere talmente leggera da poter danzare sulle nuvole. Vorrei prendere lezioni di musica, per imparare a suonarlo e poter entrare a far parte della Filarmonica ed esibirmi con gli altri artisti, che hanno fatto vivere per centosettant’anni questa meravigliosa banda.

David Campi

Classe V F

I.C.S. A. Moro - Scuola Primaria “G. Falcone - F. Morvillo” di Ozzero

La banda trasmette sempre grandi emozioni. Anche con pochi strumenti riesce a commuovere le persone. Purtroppo io ho potuto ascoltarla poche volte, solo nelle feste di paese, ma devo dire che mi ha sempre coinvolto. In genere mi appassiona tutta la musica, specialmente rock e pop: attraverso il mio corpo riesco a trasmettere la felicità e la mia passione per la danza. Infatti, quando sento i miei pezzi preferiti, il mio piede inizia a battere sul pavimento e le mie mani si muovono a ritmo. Penso che in tutto il mondo la musica possa unire le persone, anche di religioni e di colori diversi. Questo è il mio pensiero; spero di averlo descritto in modo da far capire che la musica è dentro ognuno di noi. Esprimo anche un desiderio: far venire più spesso la banda ad Ozzero, per rallegrare le vie!!!

Luca Affaticati

I.C.S. A. Moro - Scuola Secondaria “G. Carducci” di Ozzero La banda è una cosa unica Classe II D

che tutti sanno apprezzare veramente. Per esempio se una persona non l’ha mai sentita potrebbe non piacere, ma se piace veramente con i suoi inni potrebbe affascinarti e con le sue melodie emozionarti. Per sapere di cosa è capace veramente la banda bisognerebbe ascoltarla dal vivo perché è una esperienza bellissima che io personalmente ho vissuto molte volte, infatti io sono un allievo della Filarmonica di Abbiategrasso e quando si avvicinano le feste spesso ci sono le prove ed io le ascolto fino a quando non devo andare a lezione. Inoltre quando c’è la banda smetto di pensare e ascolto le sue note tanto belle e coinvolgenti che ti

portano via come il vento porta lontano le foglie di autunno. Secondo me chi ha la fortuna di entrare a far parte della Banda non sarà mai solo perché è come essere in una squadra di calcio o come in una grande famiglia. Nei momenti difficili e di tristezza la banda è capace di rallegrarti. Prima del giorno in cui la sentii suonare tutti mi dicevano che era bruttissima e che non valeva la pena di ascoltarla. Ci sono persone che cambiano idea a volte ma che restano sempre sul parere che è un tipo di musica noiosa e che facendo sempre gli stessi brani sia ripetitiva invece io penso che più una canzone la senti e più ti innamori.


Pubblichiamo i temi e i disegni degli alunni delle Scuole Primarie e Secondarie vincitori del concorso. Grazie a tutti per la partecipazione! Elisa Rondina Classe III B

timenti, quelli autentici che ci tepienamente meritati e un giorno niamo segreti per tutto il giorno e saranno ricompensati. poi esplodono. La Banda è sinoniQuando ascoltia- 170 anni di sacrifici, mo di musica, c'è mo la musica e siamo felici ci 170 anni di allegria, dall'antichità sino divertiamo, non diamo molto ad oggi, ed è sicuro 170 anni di storia, ascolto alle parole che il can- 170 anni di musica, che ci sarà ancora per moltante dice, mentre quando to. 170 anni di sogni, siamo tristi ci concentriamo Si distingue per l'originalità sul testo, sulle emozioni che 170 anni di speranza, dei programmi proposti, per vuole trasmettere, sembra l'eccelsa qualità esecutiva, 170 anni di Noi quasi che il cantante dica è come un fiore invisibile attraverso le parole della canzone quello affidato ai sentimenti nobili dell'uomo. Per che stiamo provando il quel momento e in questo auguro “lunga vita alla banda”. qualche modo inspiegabile è come se il testo fosse scritto su di noi, ci immedesimiamo in quella canzone. Classe IV D La musica parla al cuore, è una magia di I.C.S. T. Terzani - Scuola suoni, esercita un fascino misterioso e sotPrimaria “F.lli Di Dio” di tile. Se la musica diventasse una persona Abbiategrasso in carne ed ossa penso che tutti l'amerebbero, perché trasmette emozioni che nesMentre la banda suonava suno al mondo potrebbe trasmetterci. nel mio cuore qualcosa cambiava. Come ho detto inizialmente per me la muLa banda suonò fino in fondo sica è vita, è come se nel mio DNA ci fose io mi divertii un mondo. sero incise le note, la musica fa parte di me Non suonava per lavoro e nessuno, ripeto, nessuno potrà cacciarla ma per fare un leggero sonoro. via, se no cancellerebbe una parte della Nella mia testa fu divertente mia personalità; penso che così non sarei più quella persona, amata e odiata, non ma nel mio cuore... stupefacente! sarei più me stessa e penso che nessuno La banda era brava a suonare sarebbe più lo stesso senza la musica. e con il piede mi faceva ticchettare. La musica c'è sempre stata, fa parte delLa banda era veramente bella la storia dell'umanità; dall'antichità fino ad e quando suonava mi sentivo una stella. oggi (si spera che diventi futuro), ed è così Mentre suonava in armonia che quest'anno sono esattamente 170 anni da quando la banda è stata compomi sentivo in compagnia sta, 170 anni di sacrifici, 170 anni di allee se qualcuno si metteva a parlare gria, 170 anni di storia, 170 anni di musica, io gli dicevo: lasciami stare! 170 anni di sogni, 170 anni di speranza, La banda suonava tanti strumenti 170 anni di Noi, 170 anni di lavoro, 62050 ed io pensavo ai bei momenti... giorni, sono così tanti, ma sono stati tutti

I.C.S. A. Moro Scuola Secondaria “A. Vivaldi” di Abbiategrasso

Cos'è la musica? Beh non ci sono molte definizioni per il termine musica, non esiste un vero significato, per me quello che s'addice di più è: molte persone considerano la musica un passatempo, altre solamente un rumore, per alcune viene considerata come un droga, per me è semplicemente vita. La musica esprime in se così tante emozioni che sarebbe impossibile elencarle tutte, la musica è presente in ogni momento della giornata anche se non ce ne accorgiamo: uccelli che cantano il rumore della pioggia contro una finestra, il vento che sposta le foglie. Il mare e le sue onde così calme e tranquille. La musica può essere considerata come una persona, un amico che ti rende felice, una cura per quando sei giù di morale. Da questa premessa deduco quale grande onore sia per la città di Abbiategrasso godere i concerti e le deliziose iniziative della Filarmonica, che compie 170 anni ma direi che non li dimostra. La musica inoltre è un linguaggio universale, non parla lingue diverse, ha un'influenza positiva sulla nostra mente, è come se rilasciasse una sostanza magica: molte volte i dottori consigliano di ascoltare molta musica per non sentirsi soli, per essere cullati tra le note ed entrare in un mondo dove i pregiudizi e le critiche non esistono, in un mondo che assomiglia molto alla felicità, un mondo dove ogni dubbio si disperde, una realtà fantastica, il tuo mondo. La musica fa emergere la vera identità che c'è in noi, la verità, ci toglie quella maschera che usiamo ogni giorno per essere accettati dalla società, riveliamo i veri sen-

Valentina Baratto

Stefano Petruzzelli Classe IV F

Classe I

Emma Molteni

Scuola Primaria

Ist. “Figlie di Betlem” di Abbiategrasso

I.C.S. A. Moro

Scuola Primaria “G. Falcone - F. Morvillo” di Ozzero

Sono allo stadio San Siro di Milano per vedere la partita dell'Italia. Bandiere che sventolano, tifo alle stelle... Poco prima dell'inizio della partita arriva sul campo la banda. I musicisti indossano una bellissima uniforme e aspettano solo il segnale del direttore. Tac, tac, tac: “Fratelli d'Italia...” e come per magia il silenzio cala sullo stadio. Gli spettatori, con gli occhi lucidi, si alzano in piedi, portando la mano al petto. I brividi mi salgono lungo la schiena e l'emozione è forte. La magia dell'inno di Mameli, suonato sempre dalla Banda, - 17 -

mi arriva dritta al cuore. Le trombe snelle e luccicanti si distinguono con il loro suono forte e acuto, la grancassa sembra il passo lento di un elefante e i piatti, con il loro ritmo inconfondibile, tengono il tempo. Resto affascinato dall'atmosfera che la banda, con la sua musica, è riuscita a creare all'interno dello stadio. Ogni musicista ha il suo compito ben preciso, ma tutti insieme formano una grande famiglia che ha lo scopo di trasmettere la gioia e l'emozione che solo la musica sa regalare.


Linda Leopardi

I.C.S. A. Moro Scuola Secondaria “A. Vivaldi” di Abbiategrasso

Classe III B

Nata per l’indipendenza, cresciuta con innovazione, la banda Filarmonica continua a suonare ancora oggi per trasmettere tutta la passione per la musica alle generazioni vecchie e nuove, come è riuscita a fare con me. Quando ero più piccola sentivo la banda suonare durante le feste natalizie e patronali della città e, senza capire da dove venisse il suono, iniziavo a ballare. Crescendo, diventavo sempre più curiosa di capire che cos’è la musica, quando è nata, chi ha pensato di mettere insieme tutti quei suoni per formare le melodie. Ancora oggi, quando sento la banda, penso all’allegria, ai bambini che giocano e ballano durante le feste d’estate in vacanza, alla gente che si diverte con semplicità, che come le note singole ha bisogno di stare insieme per

creare delle melodie armoniose. Un giorno, la Filarmonica è venuta a scuola per tenere un piccolo concerto. Mi è piaciuto molto perché i musicisti mi hanno trasmesso tante emozioni attraverso i loro brani: le note allegre e vivaci mi davano un senso di gioia e armonia, le musiche più potenti un senso di infinito e grandezza, mentre l’assolo del flauto una grande leggerezza e soavità. Una domenica, stavo facendo una passeggiata con la mia famiglia a Morimondo. Arrivati in piazza, trovammo la banda a rallegrare una festicciola. Mentre proseguivano, la musica si attenuava sempre di più, fino a diventare un sottofondo nel bosco. Mi sembrava che tutte le piante, dai piccoli fiori ai grandi alberi, cantassero e i suoni lievi si univano, per formare quella musica

Letizia Pappalardo

I.C.S. A. Moro Scuola Secondaria “G. Carducci” di Ozzero

Classe II D

Eccomi qui, sono le cinque e venticinque (come al solito in ritardo) e devo scrivere un tema sulla banda, ma cosa ne so io di bande? Non ne ho mai vista una in tutta la mia vita! Quindi come faccio a fare questo tema? Esco di casa a cercare la banda? Credo proprio di no! Mi lascio cadere nel mondo della fantasia e inizio a immaginare... A un certo punto mi sento catapultata in un altro mondo, pieno di strumenti e suoni diversi e molta gente allegra! Io non riesco a trattenere questo sorriso e mi faccio contagiare, sorridendo e ridendo di fronte a tanta bellezza e armonia nei suoni! Essendo una che sta studiando violino mi venivano in mente moltissime composizio-

così particolare, che ci accompagnò per tutta la passeggiata. Ogni strumento per me è importante: i tamburi per dare il ritmo, i flauti con i loro suono delicato, le tube, i bassi e il corno con la loro musica potente... ed è proprio questa varietà che dà alla banda quel senso di armonia che trasmette durante ogni brano. Il mio strumento preferito, però, è il flauto traverso, perché ha una melodia dolce, armoniosa. Quando la ascolto, mi sembra di essere talmente leggera da poter danzare sulle nuvole. Vorrei prendere lezioni di musica, per imparare a suonarlo e poter entrare a far parte della Filarmonica ed esibirmi con gli altri artisti, che hanno fatto vivere per centosettant’anni questa meravigliosa banda.

ni! Ma lascio stare questo lavoro e smetto di pensare a tutto il resto e mi lascio cadere tra le note. Ogni nota un'emozione diversa, ogni strumento un proprio timbro e ogni musicista un proprio strumento! Sarebbe fantastico camminare suonando il proprio strumento a cui abbiamo dedicato sacrifici, cure e attenzioni, rendendo tutte le persone felici! Ecco, è quasi passata la banda, ma io non mi voglio fermare qui! Quindi inizio a camminare insieme alla banda e la seguo per un bel po' di metri o chilometri! Ma questa è fantasia non realtà...Se l'avrei seguita mia mamma mi sgriderebbe e mi sarei stancata dopo qualche decina di metri perché non è mica facile passare attraverso

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così tanta gente per una lunga distanza! Torno nella mia immaginazione musicale e divertente...Ascoltando solo la musica e le emozioni mi annoio e quindi mi viene un'idea! A ogni nota un'emozione e a ogni emozione un... colore! Quindi chiudo gli occhi e mi lascio (ancora) trasportare... Sento i tamburi e immagino il rosso, sento la tromba e immagino il giallo, sento i piatti e immagino... il bianco a pois gialli? Che strana immaginazione che ho! Alla fine sento tutta la banda suonare in allegria e immagino un arcobaleno! È stato fantastico! Peccato che è solo fantasia! Spero che una volta tutte queste emozioni e questi suoni diventino reali!


Jacopo Fasani

Classe III

Diego Fasoli Classe I

Umberto Busconi

Classe V D

Scuola Primaria Istituto “Figlie di Betlem” di Abbiategrasso

Ist. “Figlie di Betlem” di Abbiategrasso

La banda è un gruppo di musicanti che suonano nelle occasioni più belle: alla Vigilia di Natale, a Pasqua e ai matrimoni, come quello dei miei zii Nico e Giusy. Il suono della banda mi mette felicità e allegria, quando la musica è un po’ triste mi mette tristezza. A casa nostra banda vuol dire “Filarmonica”, dove ha suonato per un po’ di anni il mio papà. Il mio papà mi ha spiegato che la banda significa anche studio della musica, sacrificio, marce, magari anche al caldo o al freddo, sotto la pioggia. La banda è una grande famiglia, dove nascono amicizie, talenti, amore per la buona musica, soprattutto dove si impara a suonare uno strumento, suonarlo insieme a tanti musicanti, con la direzione di un Maestro è il mio sogno. È bello, ogni volta che sento il suono della banda in città, cercarla per vederla, ma soprattutto sentire la musica che la Filarmonica ci regala.

I.C.S. A. Moro Scuola Primaria “A. Moro” di Abbiategrasso

Credo che voi non capirete mai il significato, il perché ho scritto questo testo, ma io ora ve lo spiegherò. Un giorno, mi affacciai alla finestra e vidi una banda… Non era una banda qualsiasi, ma era così compatta, armoniosa, in poche parole “perfetta”. Di solito scarto tutti i concorsi di testo o di disegno, ma io ho voluto accettare e provare a fare un bel testo. Io mi chiamo Umberto della classe 5a D Aldo Moro. Per me, la musica è una cosa che non si ottiene facilmente, ho iniziato ad apprezzare la musica in terza poi in quarta e arrivato in quinta la musica per me occupa una grande parte del mio cuore. La musica è vita, si trova ovunque, è una emozione fortissima. È anche un divertimento. A

Scuola Primaria

me piace suonare in compagnia, soprattutto con Gabriele, il mio migliore amico, che è più esperto di me perché studia alla scuola della banda, così ho la grandissima opportunità di… esprimere i sentimenti che sono nel profondo del mio cuore: la musica è forza ma una forza astratta, con la musica le persone possono accompagnare momenti tristi e allegri, suonare per occasioni ufficiali o solo per divertimento, da soli o in gruppo. Guardando il pentagramma mi sembra di leggere un testo senza fine, dove le note prendono il posto delle lettere dell’alfabeto. Ricordate: se ascoltate la musica, seguite la musica di tutti i generi e lei vi porterà nella via giusta, senza caos. BUON ANNIVERSARIO!

Giulia Zaffaroni

Classe III A I.C.S. A. Moro - Scuola Primaria “A. Moro” di Abbiategrasso Quando ho iniziato a suonare il pianoforte mi sono accorta che suonare era sempre stato il mio sogno. Per me suonare è diventato tutto… Mi ha riempito la vita di colori accesi, ho provato emozioni che non avevo mai provato e che non so descrivere. Quando schiaccio i tasti mi sembra che io sia sulla Luna, perché sono talmente concentrata, tanto che non rispondo. Quando suono esprimo le mie emozioni, positive e negative. Non smetterò mai di suonare… Perché la musica ha uno spazio nel mio cuore.

STAGIONATURA E COMMERCIO FORMAGGI

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Sara Melioli

Classe V

Scuola Primaria Istituto “Figlie di Betlem” di Abbiategrasso

Tutti i giorni noi bambini ascoltiamo la musica con strumenti che fino a qualche anno fa, come dice mia mamma, non pensavamo nemmeno che potessero esistere. In ogni momento della giornata ci passano accanto mille suoni, mille parole, ma spesso ci dimentichiamo quanto sia bello comunicare, stare insieme e coltivare tutti la stessa passione. Io suono la chitarra, prendo lezioni dal maestro Daniele, e mi piace tantissimo imparare canzoni nuove. Oltre a questo, anche nella mia scuola facciamo musica e impariamo a suonare il flauto! In queste lezioni, il maestro Mario ci ha raccontato quanto è bello suonare in una banda, sentirsi parte di un gruppo dove lo scopo finale è il risultato del lavoro di tutti, dove oltre a suonare si impara a stare insieme. Mio papà mi ha detto che la banda c'è in molte città, soprattutto in quelle più piccole, ed è un corpo che serve anche a far conoscere ai più giovani il folclore di quel paese. È quello che penso sia successo anche alla Filarmonica di Abbiategrasso, ormai da 170 anni presente sul territorio! La banda, credo sia bella anche perché

Arianna Garavaglia Classe II

formata da persone di diverse età, giovani, adulti e anziani e quindi stando insieme si imparano tante cose. La passione per la musica unisce generazioni differenti e allo stesso modo crea nei partecipanti allegria, orgoglio di farvi parte ed essere utili agli altri. La banda infatti, viene chiamata a suonare in manifestazioni importanti o dove c'è bisogno di portare un po' di felicità come nelle case di riposo. Le esibizioni sono un divertimento ma alle spalle c'è sempre un gran lavoro. Quando mi capita di sentir suonare la banda mi fermo sempre ad ascoltarla perché mi suscita felicità! In base alle diverse melodie suonate dai musicisti mi ritrovo a spaziare nella mente: i ritmi veloci mi ricordano i soldati che marciano e i ritmi lenti mi fanno venire in mente l'arrivo dell'inverno. Per tutte queste cose sono davvero contenta che la Filarmonica compia 170 anni e spero che accompagni le giornate degli abitanti di Abbiategrasso ancora per tanti anni. Spero un giorno di poter far parte di questa grande famiglia!

Scuola Primaria

Istituto “Figlie di Betlem” di Abbiategrasso

Matilde De Giorgi Classe III

Giulia Lotta

Classe I

Scuola Primaria Istituto “Figlie di Betlem” di Abbiategrasso

Scuola Primaria

Ist. “Figlie di Betlem” di Abbiategrasso

La prima volta che ho sentito una banda è stato quando ho assistito ad un concerto della banda “La Filarmonica” di Abbiategrasso, la città in cui vivo. La sensazione che ho provato quando ho sentito uscire questa splendida melodia dagli strumenti è stata di gioia, le persone che suonavano mi trasportavano letteralmente nella musica. Le melodie che ho ascoltato erano meravigliose e armoniose, sembrava quasi che gli strumenti si fondessero in uno solo, eppure i musicisti avevano tutti uno strumento diverso dall’altro. Il direttore d‘orchestra con la sua bacchetta, come Mago Merlino, dirigeva come per magia tutti gli strumenti affinchè creassero un suono armonioso e uniforme. Di nota stonata non se ne è sentita nessuna. Alcuni brani mi trasmettevano tanta allegria con un ritmo divertente ben sostenuto, altri, invece, mi emozionavano e mi commuovevano. La cosa più bella è stata che, tornando a casa quando il concerto era finito, la musica mi risuonava nella testa e nel cuore.

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Francesca Reina Classe II

Scuola Primaria

Istituto “Figlie di Betlem” di Abbiategrasso

Morgana Lazzarin Classe II

didatta, aveva ampliato la sua Scuola Secondaria “A. Vivaldi" di Abbiategrasso conoscenza del Classe III B mondo della muPaolino e il suo magico violino sica. Ora sapeva suonare il pianoforte, la chitarra classica, il basso e lo xilofono e, ad accompagnarlo Quando penso alla musica si affaccia alla sempre, c’era il suo favoloso violino. mia mente la figura di mio nonno Paolo, una perso- Per quante cose belle stessero succedendo nella na tenera, gentile, pacifica, buona come il pane. Lo sua vita, Paolino era ancora tormentato dagli incubi chiamavano “Paolino e il suo magico violino”. Ed è del suo passato. Suo papà era deceduto e le poche stata la magia della musica che l’ha salvato dai mali cose che gli erano rimaste le ereditò. Gli unici collegamenti che lo riportarono al passato furono i suoi del mondo. Mio nonno non era mai stato veramente felice. Da zii. Quando mio nonno era perso in se stesso loro piccolo gli era morta la mamma quando lui aveva non avevano mai fatto lo sforzo di prendersi cura solamente cinque anni, il padre non riusciva a porta- di lui, anzi, lo avevano sfruttato. L’avevano trattato re avanti la sua vita, né tantomeno quella del figlio; i come polvere: esisteva ed era solo qualcosa che pochi soldi che portava casa dal lavoro li spendeva causava allergia, qualcosa di cui disfarsi. Infatti, apnell’alcol. Paolo è cresciuto da solo: senza madre e pena Paolo ereditò il poco che aveva suo padre, i con un padre completamente assente che, rovinato suoi zii, crudeli, un giorno lo sorpresero nella sua dall’alcol, lo trascurava. Paolino non aveva amici, tipografia da solo e lo picchiarono, rubandogli tutti i tutti lo giudicavano male a priori per la situazione di soldi che aveva in quel momento nel negozio. Il mio suo padre. Passò l’adolescenza con una sola cosa nonnino, un uomo fragile, indifeso, non reagì; però che gli dava coraggio, che lo faceva pensare ad al- da quel giorno i suoi problemi ritornarono a galla. tro, che lo staccava da quel mondo crudele: la musi- Iniziò a fumare, finiva due pacchetti di sigarette al ca e la sua passione per il violino. Se avesse potuto giorno, non passava momento in cui non avesse permettersi di entrare a far parte di una banda o al una pipa o un sigaro in bocca. Iniziò ad ammalarsi e conservatorio penso che mio nonno avrebbe potuto a soffrire di depressione bipolare. Diventò instabile e poco equilibrato. Lo rinchiusero perfino in un istituto avere un’opportunità straordinaria. Arrivato a trent’anni, oramai, mio nonno aveva una neuropsichiatrico, dove subì pure delle scosse elettipografia, aveva una famiglia che gli voleva bene, triche… Quando ritornò a casa con sua moglie e le lo supportava, aveva un lavoro e in più, da auto- figlie, la mattina rimaneva a casa a fumare, impauri-

Giulia Richiusa

I.C.S. A. Moro

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Scuola Primaria

Istituto “Figlie di Betlem” di Abbiategrasso to, perso e la sera si rifugiava in cantina e iniziava a suonare il suo violino. La mano destra accompagnava l’archetto, veloce, le dita della mano sinistra tastavano le corde. Produceva melodie forti, divine, che risuonavano in tutta la casa. Lui era in un’altra dimensione e metteva anima e corpo in quello che faceva; la guancia appoggiata al violino era parte di una faccia pensierosa, segnata da storie, rughe, dalla barba bianca, dai capelli corti e trascurati, dalla bocca sigillata che si mordeva le labbra, dagli occhi distratti che continuavano a muoversi, che erano pieni di vita, pieni di significato, erano fissi nel vuoto, ma lucenti. Mio nonno, infatti, esprimeva tutto il suo essere, tutto quello che aveva passato, nella musica. La musica era il suo mondo. Lo faceva sfogare, lo faceva esprimere, lo faceva sognare, lo faceva amare. La musica era sempre stata la sua ragione di vita, non passava un secondo in cui non suonasse o componesse. Le note gli scorrevano nel sangue, la melodia era la sua voce, lo spartito era il quo quotidiano. È grazie alla musica se lui non si è mai arreso... Se ha lottato e affrontato tutte le traversie della vita è grazie alle emozioni e alla forza che può avere la musica. La musica lo trasportava in un altro mondo con ideali migliori. Ora mio nonno è morto. Credo che, nonostante tutto il dolore subito, la sua vita sia riuscita ad essere bella, dolce e positiva grazie alla musica e all’amore che essa riesce a trasmettere e a tramandare. E sono convinta che sia grazie a lui se ora per me la musica significa tanto.


Happy Days Le grandi sigle dei telefilm

Quanto la musica sia importante nel valorizzare le immagini dei film lo vedrete o lo avete appena apprezzato nel nostro Concerto di Novembre. Scopo di questa rubrica è ricordare il ruolo importantissimo che la musica ha anche avuto come sigla di telefilm e sceneggiati, soprattutto degli anni meno recenti: spesso ricordiamo più facilmente la sigla del racconto stesso. Inauguro perciò la rubrica con una delle sigle più famose della storia della tv, vale a dire Happy Days, situation comedy televisiva statunitense di grande popolarità e successo andata in onda in prima visioSunday, Monday, Happy Days Tuesday, Wednesday, Happy Days Thursday, Friday, Happy Days Saturday, what a day rockin’ all week with you. This day is ours, won’t you be mine? This day is ours, oh please be mine!

These Happy Days are yours and mine These Happy Days

Rock Around The Clock ->

Gianni Milanese ne negli Stati Uniti dal 15 gennaio 1974 al 24 settembre 1984 sulla rete televisiva ABC. La serie, creata da Garry Marshall, presenta una visione idealizzata della vita negli Stati Uniti d’America, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La serie, ambientata a Milwaukee, è imperniata sulle vicende quotidiane della famiglia Cunningham. Il tema originale della sigla di Happy Days fu la famosa canzone del 1955 di Bill Haley and His Comets1 Rock Around the Clock. Il pezzo ebbe risonanza come parte della colonna sonora del film Il seme della violenza, distribuito nel 1955, e a partire dal 1974 fu usato come sigla della sit-com, diventando subito una hit e un classico, sulla scia del successo del telefilm. La sigla di chiusura dello show nelle prime due stagioni era un frammento di Happy Days, su musica di Charles Fox2 e testo di Norman Gimbel3. Dalla terza alla decima stagione fu scelta come sigla Happy Days di Pratt & McLain, che ambiva a ripetere il successo della versione precedente, ma nel 1976 arrivò solo al quinto posto nelle hit parade. Domenica, lunedì, giorni felici Martedì, mercoledì, giorni felici Giovedì, venerdì, giorni felici Sabato, che giornata, facendo rock tutta la settimana con te. Questo giorno è nostro, non vuoi essere mia? Questo giorno è nostro, oh ti prego, sii mia!

Questi giorni felici sono tuoi e miei Questi giorni felici

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<- Happy Days Nell’undicesima e ultima stagione (19831984), il tema è stato registrato di nuovo in uno stile più moderno. È caratterizzato da Bobby Arvon alla voce solista, con diversi cantanti di back-up. Tra le curiosità musicali, ricordiamo che in sette episodi del telefilm, nei panni di Leather Tuscadero, appare Suzi Quatro (pseudonimo di Susan Kay Quattrocchio, bassista, cantante e attrice statunitense, un’importante esponente del glam rock, fenomeno musicale degli anni Settanta). Infine, un curioso aneddoto su come Happy Days sia riuscito anche a modificare la lingua italiana, riportato da un articolo apparso sul quotidiano La Stampa nel 1998: “Il successo nell’italiano dell’esclamazione uau! (in inglese wow!) dipende dalla serie di telefilm americani Happy Days, dove il protagonista principale, Fonzie, faceva abbondante uso di questa espressione.” Ad attribuire a Fonzie questo merito è lo studio di Fabio Marri, docente di Storia della lingua italiana all’Università di Bologna, pubblicato sulla rivista accademica fiorentina Lingua nostra, fondata più di 50 anni fa da Bruno Migliorini e Giacomo Devoto. Note e bibliografia: 1. Bill Haley all'anagrafe William John Clifton Haley, cantante e attore statunitense. 2. Charles Ira Fox è un compositore americano. Ha composto la musica per Killing Me Softly, con Norman Gimbel, nel 1972. Fu Roberta Flack a portarla al successo nel 1973, raggiungendo il numero uno nella Billboard Hot 100 e la top ten in numerosi paesi e vincendo il Grammy Award per la miglior interpretazione vocale femminile pop e, nel 1999, il Grammy Hall of Fame Award. Fox & Gimbel scrissero più tardi i temi per molti film e serie televisive. 3. Norman Gimbel è un paroliere americano, autore di canzoni popolari, sigle televisive e di film con titoli come Sway, Summer Samba, La ragazza di Ipanema (versioni inglesi), Killing Me Softly. Premio Oscar per It Goes Like It Goes dal film Norma Rae, è stato inserito nella Songwriters Hall of Fame nel 1984. https://it.wikipedia.org/wiki/Happy_Days http://digilander.libero.it/happydays https://en.wikipedia.org/wiki/Happy_Days


1966: a San Francisco si tiene l'ultima esibizione dei Beatles... e poi? Un anno di musica, e non solo Il 9 gennaio a Madrid si disputa la prima Coppa Intercontinentale di basket, vinta dall'Ignis Varese. Dopo mesi di manifestazioni e sommosse dei neri per ottenere diritti civili e politici, il 13 gennaio Robert Weaver diventa il primo ministro di colore nella storia degli Stati Uniti Il 17 gennaio un bombardiere B-52 si scontra con un aereo da rifornimento KC-135 sui cieli della Spagna, sganciando tre bombe all'idrogeno da 70-kilotoni nei pressi della cittadina di Palomares e un'altra in mare. Fortunatamente nessuna di esse esplode. Dopo l'improvvisa morte del premier Lal Bahadur Shastri, Indira Gandhi, il 19 gennaio, viene eletta primo ministro indiano una carica già assunta anche da suo padre Jawaharlal Nehru (dal 1947 al 1964). Il 28 gennaio alle ore 18:50, a Brema, un aereo della Lufthansa, partito da Francoforte, precipita in fase di atterraggio; nel rogo muoiono tutti i membri dell'equipaggio e i passeggeri; fra loro anche sette nuotatori della nazionale italiana (Carmen Longo, Luciana Massenzi, Daniela Samuele, Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio e Chiaffredo “Dino” Rora) il tecnico Paolo Costoli e il telecronista RAI Nico Sapio. È la più grave sciagura occorsa al nuoto italiano e una delle più gravi per lo lo sport azzurro, dopo quella di Superga in cui scomparve il Grande Torino di capitan Valentino Mazzola L'Agenzia Spaziale Russa lancia nello spazio la sonda Luna 9, il primo oggetto meccanico ad atterrare sul suolo lunare il 31 gennaio. Il 14 febbraio sul giornalino studentesco La zanzara del liceo Parini di Milano viene pubblicata un'inchiesta sulla posizione della donna nella società. Scoppia uno scandalo di dimensioni nazionali.

Gianni Milanese

Papa Paolo VI l’8 marzo pubblica il nuovo statuto del Sant'Uffizio, che decreta ufficialmente l'abolizione dell'Indice dei libri proibiti A marzo la casa automobilistica tedesca DKW (Dampf-Kraft-Wagen, vettura spinta dal vapore) cessa la produzione. L'ultimo modello, la “F102”, è la base per la rinascita del marchio Audi, con la “serie F103”. L'8 aprile Leonìd Il'ìč Brèžnev diventa segretario generale dell'Unione Sovietica e il 21 aprile a Houston (Texas) avviene il primo impianto di cuore artificiale in un uomo. La Fiat stipula il 4 maggio con il governo sovietico un contratto per la realizzazione di una vettura in Russia. Il 29 giugno inizia la Guerra del Vietnam: gli Stati Uniti avviano massicci bombardamenti sul Vietnam del Nord: vengono distrutte case, industrie, centrali elettriche e il 60% delle riserve di carburante nordvietnamita. La Francia lascia la NATO il 30 giugno. Il 30 luglio l'Inghilterra batte la Germania Ovest 4 a 2 vincendo la coppa del mondo. Negli Stati Uniti il 6 settembre viene trasmesso il primo episodio di Star Trek. Il 4 novembre, dopo giorni di pioggia battente sull'Italia del Centro-Nord, molti fiumi straripano. Una terribile alluvione si abbatte su molte città sul mare o sui grandi fiumi. Grandi ondate di piena sommergono Venezia, Trento, Vicenza, Padova, Siena. Firenze e Grosseto subiscono i danni più gravi, con lo straripamento di Arno e Ombrone. Muore a Burbank il 15 dicembre Walt Disney mentre il 16 dicembre il Libretto rosso di Mao viene pubblicato a Pechino. Il 21 dicembre viene lanciata la sonda spaziale sovietica Luna 13, che il 24 tocca la superficie lunare nell'Oceanus Procellarum.

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E in campo musicale? Simon & Garfunkel pubblicano il loro secondo album, Sounds of Silence. A Londra in un'intervista all'Evening Standard, John Lennon rilascia la famosa dichiarazione: «Siamo più popolari di Gesù Cristo». A Roma il 27 aprile la prima messa beat nell'oratorio dei Padri Filippini. Il 21 agosto a Los Angeles ultimo show dei The Doors al leggendario Whisky a Go Go. A San Francisco ultima esibizione in pubblico dei Beatles al Candlestick Park, il 29 agosto. Intanto nascono alcuni grandi gruppi stranieri, come i Santana Blues Band. In Italia vedono la luce gruppi come I Califfi, Nico e i Gabbiani, Franco IV e Franco I (noti per la canzone Ho scritto t’amo sulla sabbia), Le Orme, I Balordi (nel 1967 incideranno Non è Francesca con Lucio Battisti al basso, ma quest'edizione non avrà successo), Gli idoli (che accompagnarono fino al 1972 Lucio Dalla nei concerti) e... gli inossidabili Pooh. Il Festival di Sanremo, presentato da Mike Bongiorno, fu vinto da Gigliola Cinquetti e Domenico Modugno con Dio, come ti amo, ma grande successo ottennero Caterina Caselli e Gene Pitney con Nessuno mi può giudicare e soprattutto Adriano Celentano e il Trio del Clan con Il ragazzo della via Gluck. Da rilevare la presenza alla manifestazione del noto tenore Giuseppe Di Stefano. Il Festivalbar, condotto da Vittori Salvetti, è vinto da Caterina Caselli con Perdono. Al Disco per l’Estate, presentato da Corrado, Nicoletta Orsomando e Mascia Cantoni, vinse Prima c'eri tu cantata da Fred Bongusto, ma a livello di vendite il maggior successo fu Tema dei Giganti. Infine, tra i personaggi legati alla musica, nascono nel 1966 gli italiani: Sonia Ganassi, mezzosoprano Alessandro Fantini, clarinettista Roberta Invernizzi, soprano e docente Maurizio Colasanti, direttore d'orchestra Nicolò Fragile, pianista e compositore Roberto Carnevale, pianista, direttore d'orchestra e compositore Cecilia Bartoli, mezzosoprano E a livello internazionale: Andrea Gruber, soprano statunitense Pieter-Jan Belder, musicista olandese Robert DeLeo, musicista statunitense Piotr Beczala, tenore polacco Jayme Amatnecks, compositore e direttore di coro brasiliano Russell Watson, tenore inglese Victoria Loukianetz, cantante lirica ucraina Malin Hartelius, soprano svedese Christian Gilardi, flautista, compositore e editore svizzero


Il Maestro Daniele Maffeis Un ricordo a cinquant'anni dalla scomparsa Aveva musicato quasi trent'anni fa questa frase: "Più grande aurora - dopo la morte - il ciel s'indora" e malgrado la pioggia violenta che si rovesciava sulla Valle Seriana, tutti coloro che partecipavano, sabato 12 u.s., ai funerali del Maestro Maffeis sentivano - nella intensa commozione generale - che per lui si era veramente dischiusa la grande aurora della beatitudine. Uno dei tanti presenti ai funerali, seduto in chiesa, col volto segnato dal dolore, disse a voce alta: Se nell'al di là c'è qualche cosa, il Maestro è certamente andato in quel “qualche cosa” incomprensibile per noi. Era una frase piena di fede, non dubitativa, non disperata ma bensì ricolma di speranza. Imponente fu la manifestazione di cordoglio tributata da Gazzaniga alla spoglia mortale del Maestro Maffeis. Prima che la salma lasciasse la chiesa parrocchiale un gruppo di chierici del Seminario di Venegono ha cantato il Santo, in lingua italiana, che è una parte dell'ultima composizione del Maestro, cioè della Messa in canto nella tradizione italiana. Da Milano, da Bergamo, da Abbiategrasso, dai paesi della Val Seriana erano giunti numerosi amici ed ammiratori dell'umile Maestro per porgere ancora una volta un'attestazione di riconoscenza alle sue doti di artista ed alla sua grande bontà. Il Maestro Daniele Maffeis, nato nel 1901, sin dalla sua prima giovinezza amò intensamente la musica. Malgrado le gravi difficoltà finanziarie che dovette affrontare, riuscì, aiutato da buone persone, a frequentare l'Istituto Musicale G. Donizetti di Bergamo, educando la sua passione per la musica alla severa scuola del Maestro Donini, che il Maffeis ricordò sempre con grande venerazione. Si diplomò poi brillantemente al Conservatorio G. Verdi di Milano, con l'animo pieno di poesia musicale ed animato da un profondo sentimento religioso che aveva attinto alla

grande tradizione del popolo bergamasco. Egli si orientò verso la musica sacra, vorrei dire con naturale trasporto. Egli, laico, comprese perfettamente la funzione della musica sacra in chiesa e la nobiltà particolare che la deve contraddistinguere da tutti gli altri generi musicali; pensò sempre all'opera del musicista sacro come ad un'alta missione d'arte e di fede, per la quale è necessario rinunciare ai facili successi di tanta musica profana e raramente artistica, pur di tendere ad elevate forme d'austera arte musicale, le quali difficilmente offrono un compenso materiale adeguato al loro intrinseco valore. Del resto il Maffeis considerò tutta la musica, quella grande, quella che in tutti i tempi risuona di perenne bellezza sonora, come una espressione del sentimentor religioso dell'uomo, inteso nel significato più largo della parola, nel significato cioè che assume ogni arte la quale penetrando nell'intimo sacrario del cuore umano “in alto ci trae”. Il Maestro Maffeis si formò una vastissima cultura musicale la quale seppe dargli il “senso storico” dell'arte dei suoni, quel senso pacatamente critico che rende possibile la distinzione fra musica caduca e musica perenne. Le tappe della sua attività nulla hanno di straordinario. Insegnò per breve tempo in un Istituto musicale di Varese che dovette poi lasciare, se non erro, per motivi politici; egli infatti non scrisse un rigo di musica per esaltare il ventennale regime. Fu poi organista di chiesa ad Abbiategrasso per 15 anni, a Gorgonzola per 6 anni e per circa nove anni a san Satiro in Milano. Fu inoltre per circa 20 anni insegnante di pianoforte in Seminario alla Scuola Beato Angelico; ebbe infine la soddisfazione di ritornare come docente all'Istituto Musicale Donizetti di Bergamo dove aveva incominciato a studiare musica e dove insegnò l'arte di suonare l'organo per circa 15 anni.

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A cinquant'anni dalla scomparsa di Daniele Maffeis, la Filarmonica ricorda il musicista pubblicando uno scritto di don Ambrogio Palestra apparso sul settimaale “Ordine e Libertà” del 19/2/1966 Bergamo lo onorò chiamandolo a far parte dell'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti. Il Maestro Maffeis compose molta musica, in prevalenza sacra, come Messe, cori, inni, concerti per organo, opere liriche, operette e di altro genere; ma solo una piccola parte venne pubblicata. Pubblicò innanzitutto per coro alcune s. Messe e diversi brani liturgici. Ed era suonando l'organo quasi quotidianamente nelle funzioni religiose, senza mai un rigo di musica sul leggio, che egli continuamente ricercava i motivi più ispirati delle sue composizioni sacre le quali riuscivano elaborate, solenni e come impregnate delle mille risuonanze di quel grandissimo istrumento che è l'organo. Mentre non aveva molta pazienza nel guidare un'orchestra, all'organo si sentiva in pugno, docili al suo estro, le mille possibilità orchestrali del nobile strumento, del quale


conosceva ogni segreto tecnico sì da farlo vibrare, gemere, scrosciare e rimbombare, col suo magistrale tocco. Compose anche alcune opere liriche rimaste purtroppo inedite, delle quali una ha per soggetto la figura di Jacopone da Todi (Le tre notti di luce) e un'altra (Anthi) un episodio tratto dal romanzo omonimo di G. Milanesi; riuscì invece a pubblicare due operette che con altre tre compose per l'Oratorio maschile di Abbiategrasso; lui stesso per la loro rappresentazione preparò i cori ed i solisti e riuscì anche a formare una piccola orchestra. Durante la permanenza ad Abbiategrasso il Maestro Maffeis passò il periodo più fervido, più intenso e, in senso buono, più scapigliato della sua vita. Era organista e l'istrumento (non lo stipendio, ahimè) che doveva usare era veramente eccellente; potè istruire la Schola cantorum con voci virili e bianche. Poteva così non solo comporre Messe e mottetti ma anche farli eseguire dal coro da lui diretto. La Provvidenza volle che egli stringesse amicizia con due persone, ben diverse l'una dall'altra: un oste ed un prete giovane. L'umile oste, il buon Mario dalla forza erculea, fu felicissimo di averlo suo ospite, loco et foco, purché insegnasse musica alla sua giovane figlia: e così il Maestro da buon artista non ebbe più preoccupazioni per il pane quotidiano, specialmente durante la guerra. Io poi, in quei lontani tempi ero profondamente ignorante in fatto di musica, per quanto desiderassi vivamente di colmare sì grave lacuna. Nacque così una profonda e sincera amicizia per cui il Maestro musicò cinque operette nuove per i ragazzi ed anche arricchì di accompagnamento per orchestra modeste operette di altri autori. Era nel mio animo allora di attuare nell'Oratorio un sistema educativo completo, per la formazione fisica e spirituale dei ragazzi. Sognavo un integrale umanesimo cristiano per cui i ragazzi dovevano trovare all'Oratorio giochi sani e sport per le giuste esigenze fisiologiche; poi il teatro e la musica per una elevazione morale ed intellettuale dello

spirito; ed infine la preghiera specialmente sacramentale al vertice dello slancio vitale dei ragazzi, come suprema meta e punto d'incontro con Dio e come suggello amoroso di ogni sforzo che l'uomo fa per migliorare la propria vita. E mi fu possibile inquadrare così la vita dell'Oratorio perché ebbi accanto il Maestro Maffeis, pronto a comporre musica adatta, ad istruire cori di voci bianche, a dirozzare le voci dei solisti, per farne dei piccoli artisti. E poi vi furono i concerti, le serate musicali di quaresima, la lettura al piano delle opere con commento estetico per i giovani della Fuci e tante altre buone iniziative. Difficilmente un Oratorio poté mai avere un Maestro così sapiente, così paziente, così generoso! E mentre si prodigava per l'Oratorio e le altre associazioni, non volle mai accettare di suonare al pianoforte nei veglioni danzanti, ai quali veniva invitato, con promessa di lauto compenso, dall'èlite abbiatense. Oh dignitosa coscienza e netta! Potevi ben musicare le parole del fanciullo flautista che con limpissimo timbro di voce bianca avrebbe cantato: Povera arte mia, di poco pane mi sfami! Sarebbe qui troppo lungo analizzare il valore artistico delle composizioni del Maestro Maffeis: chi ha potuto ascoltare la sua musica, non mai banale o superficialmente orecchiabile, non mai indulgente alle novità di una qualsiasi musica senz'arte, ma bensì sempre elaborata, pensata, quadrata nelle forme e nobile nella espressione, non la dimenticherà facilmente anche se dovette fare talvolta un certo sforzo per capirla. L'ultima fatica di compositore del Maestro Maffeis è una Messa totalmente in italiano; questo sta a dimostrare che egli, lungi dal rimpiangere sterilmente il passato, ha cercato subito di inserire la sua arte musicale religiosa nel nuovo ordinamento liturgico. La fortuna musicale delle composizioni del Maestro Maffeis è stata piuttosto avara; nè egli si dolse troppo di ciò sia perché era profondamente umile sia perché era schivo di ogni servilismo adulatore. Come un grande poeta greco disse: canto

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agli dei e per me, così il Maestro Maffeis innanzitutto cantò a Dio, perché la sua musica è in gran parte preghiera, e poi cantò per la serena poesia che gli vibrava nell'anima e che si irradiò nei cuori di quanti ebbero la fortuna di conoscerlo e di ascoltarlo. In una delle ultime domeniche in cui Egli venne a san Satiro, vedendolo tanto stanco e ormai privo della sua consueta allegria, io quasi senza riglettere ma forse presago della sua prossima dipartita, canticchiai il motivo del Poliuto di Donizetti: suon dell'arpe angeliche intorno a me già sento, le nubi vedo splendere! Egli mi guardò trasognato chiedendomi come mai cantassi quel motivo e naturalmente diedi una risposta evasiva, celando l'angoscia che mi covava nell'animo. Ripensai a quel motivo l'ultima volta che lo vidi vivo sul suo letto di sofferenza, cioè dieci giorni prima che morisse; lo abbracciai e gli dissi: arrivederci Daniele. Mi guardò ancora una volta poi chiuse, stanco, gli occhi velati dalle lacrime. Arrivederci Daniele! Possa il buon Dio, che atterra e suscita, che affanna e che consola, allorché mi incamminerò sul viale del tramonto, possa Dio farmi risentire sulle arpe angeliche il tuo bel canto, e possa così rivederti sorridente come un fanciullo buono mentre mi additi lo splendore dell'eterne nubi del cielo. don Ambrogio


In ricordo dell'amico Gianfranco Rocca Difficile trovare le parole per esprimere correttamente il forte legame esistente tra Banda Filarmonica e il signor Gianfranco Rocca. Ancora qualche giorno fa, quando ho avuto occasione di sentirlo per porgergli gli auguri da parte di tutti i filarmonici per il suo novantesimo compleanno, ho potuto constatare per l’ennesima volta l’affetto che Gianfranco provava per la nostra Banda, ancora una volta mi ha ricordato momenti importanti della vita della nostra associazione e mi ha confermato la sua vicinanza. Ci siamo lasciati con l’impegno di incontrarci in occasione del Concerto previsto ad Abbiategrasso in Piazza Castello, appuntamento al quale sarebbe stato sicuramente presente come in tutte le occasioni precedenti. Ha ricoperto vari incarichi in Banda

Giuseppe Comincini

Filarmonica da componente del Consiglio Direttivo a Segretario, ma anche in questi anni, pur senza ricoprire cariche specifiche, ha continuato a curare con attenzione quasi “maniacale” gli archivi societari, lasciandoci in eredità una dettagliata raccolta di notizie e informazioni a cui ancora oggi attingiamo costantemente per ricostruire la storia della nostra Banda. Ci piace ricordarlo come una presenza costante nella vita della nostra associazione, con la sua caratteristica carica di entusiasmo che lo faceva apparire ben più giovane della sua età anagrafica. Grazie Gianfranco per tutto quanto fatto e per quanto hai saputo insegnarci in questi anni. Complesso Bandistico La Filarmonica di Abbiategrasso

Gianfranco Rocca e l'Informatore Quando nel lontano 1989 mi iscrissi (passato remoto d’obbligo) ai corsi che la Filarmonica proponeva ai ragazzi, e che allora si tenevano nella vecchia sede di Via Piatti, lui era spesso presente a intrattenere i genitori che accompagnavano alle lezioni i propri figli e a fare qualche lavoro di ricerca e di archivio. Sue sono raccolte di immagini, articoli di giornale, profili di musicanti, direttori e consiglieri che ancora oggi possono essere utili per una visione della storia della Filarmonica, o anche solo per risvegliare qualche piccola curiosità su “come eravamo”. Ma soprattutto, negli ultimi anni, Gianfran-

co Rocca è stato uno dei più fedeli lettori e sostenitori di questo informatore, al quale ha spesso collaborato (e come quando scriveva qualche articolo per i giornali locali, il suo pseudonimo era “Fra Rock”). Non mancava mai di leggerlo dalla prima all’ultima riga per venire poi da noi della redazione, consapevole del lavoro che la sua stesura comporta, con complimenti per il risultato ottenuto, qualche idea e qualche spunto per i numeri a venire. Lo salutiamo con affetto e gli inviamo una copia “virtuale” di questo numero di novembre... Paola Magnaghi

In occasione del concerto di novembre del 2002, Gianfranco Rocca riceve da “Pinto” Comincini una targa come riconoscimento del suo straorinario lavoro da archivista della Filarmonica

Gianfranco Rocca e la Filarmonica Credo che il signor Rocca fosse già sinceramente legato a La Filarmonica, probabilmente grazie al passato che questa occupa nella storia abbiatense, ma dagli anni Ottanta è stato coinvolto maggiormente all’interno del complesso bandistico con il compito di archivista storico-musicale, campo peraltro già molto ampio. Col tempo ha ordinato cronologicamente in modo copioso tutte le notizie e gli articoli apparsi negli anni sui libri e giornali locali, aggiungendo foto e didascalie relative e formando così un’ampia e appassionata (aggiungo io) raccolta di memoria storica da tramandare ai posteri. Scrivo “appassionata” per riassumere in un unico aggettivo il sentimento che credo lo abbia spinto fino a poco tempo fa a svolgere tale compito. È incredibile come la banda possa coinvolgere in modo così intenso anche chi non fa musica in modo attivo e diretto, ciò vuol dire che il valore de La Filarmonica va oltre quello prettamente artistico. Anche il caro signor

Rocca lo aveva capito pienamente. Teneva molto a essere aggiornato sui programmi musicali dei vari concerti e commentava benevolmente o meno, a seconda di ciò che pensava, le scelte fatte. Quello che credo si possa riassumere della sua personalità è proprio la sincerità nel dire la sua opinione e anche quando era “meno benevola” lo faceva in modo simpaticamente pungente, cosa che considero una qualità rara. Sempre sincero nel giudizio personale ma con una vena ironica tutta sua e che sprigionava allegria. Indimenticabili e immancabili i suoi “BRAVI” alla fine dei concerti, che decretavano la sua approvazione e affetto. Certo che ci mancherà, è presente non solo nei nostri ricordi ma in un repertorio documentale così vasto (foto, articoli e spartiti musicali, catalogati in innumerevoli modi), che rimarrà sempre in Filarmonica: semper fidelis! La mole di lavoro che ha svolto in modo diligente, copioso e appassionato, umile e silenzioso, è un testamento di affetto - 26 -

Pietro Galbiati verso la nostra banda. Lo ricordo all’ultimo concerto di giugno all’interno del Quadriportico della basilica di Santa Maria. Stavo andando a sedermi al mio posto quando mi ha chiamato, augurandomi buon concerto. Ci siamo salutati, era contento e orgoglioso di essere arrivato quasi ai “Novanta”, traguardo difficilmente raggiungibile senza un po’ di grinta! Era seduto in prima fila e all’arrivo degli uomini con le cornamuse (che bello!) ha cominciato a dialogare con la prima fila della banda, tenendo alto il morale di tutti noi, col suo solito modo scherzoso e pungente, appunto, che ha fatto scomporre la mitica serietà del nostro complesso durante i concerti. Cosa poteva mancare ancora? Il solito e forse più convinto “BRAVI” che abbia mai detto! Lascio questo articolo con questo ultimo ricordo, credo che se fosse qui approverebbe, e se ora non possiamo più dirgli grazie lo facciamo col cuore, credo valga molto di più: grazie di essere stato con noi.


Un vero teatro ad Abbiategrasso Se lo vogliamo davvero tutti, è possibile Sono consigliere della amata Banda Filarmonica di Abbiategrasso da più di due lustri e da oltre cinque anni, nell’ambito dell’ANBIMA (Associazione Nazionale Bande Italiane Musicali Autonome), mi occupo di gruppi musicali e corali a livello locale, regionale e nazionale. Il mio incarico mi ha portato a visitare luoghi diversi, frequentare teatri, ascoltare concerti, e ciò mi ha consentito di raccogliere considerazioni, valutazioni ed esperienze. Ho potuto così constatare come il tessuto culturale delle singole realtà locali sia fortemente influenzato dall’offerta culturale e dal modo in cui questa disponibiltà è proposta. Credo sia giunto il momento di portare alla Vostra attenzione una questione che mi sta a cuore. Ce lo diciamo da molto tempo. Tante occasioni sono andate perse e altre ancora purtroppo si perderanno. Ad Abbiategrasso serve un “vero” teatro, dove varie forme d’arte si possano esprimere compiutamente e decorosamente, in uno spazio consono e adeguato al livello qualitativo di comprensione e sensibilità che la cittadinanza ha saputo costruire ed esprimere nell’ambito artistico locale, con una crescita costante. Uno spazio che possa ospitare rappresentazioni artistiche sia in prosa sia in musica, come quelle alle quali la Filarmonica da molti anni ci ha abituati, a livelli di eccellenza, purtroppo mortificata da contesti logistici inadeguati. Un vero teatro per Abbiategrasso, ad Abbiategrasso, dovrebbe essere nelle priorità di qualsiasi cittadino che dichiari di avere un progetto di sviluppo per la città. Un progetto di qualità della vita che non sia solo economico o viabilistico, ma rispetti le pressanti richieste di una valorizzazione culturale che, al pari per esempio dell’attività sportiva, non può prescindere da infrastrutture adeguate. I Padri Costituenti della nostra Repubblica auspicavano un futuro che poggiasse su solide basi di “pane e cultura”, per sottolineare la necessità di uscire dalla miseria e dall’analfabetismo, due condizioni legate indissolubilmente l’una all’altra, e per risollevare gli italiani dalle tristi eredità del dopoguerra. Per molti nostri connazionali, l’unico approccio alla cultura di qualità fu la coraggiosa proposta della televisione dagli anni Cinquanta agli anni Settanta: furono proposti con coraggio spettacoli di prosa e di musica di alto livello, e al tempo stesso la trasmissione di alfabetizzazione per adulti Non è mai troppo tardi fu determinante per molti italiani che appartenevano a un mondo agricolo che stava scompa-

Leonardo Pecoraro Consigliere Provinciale ANBIMA Milano Delegato Nazionale ANBIMA per la Lombardia

rendo, lasciando il passo alle illusioni del successivo trentennio, trascorso in catena di montaggio. Un teatro ad Abbiategrasso deve essere considerato un punto di partenza di un percorso di avvicinamento di ogni cittadino pronto ad accogliere e comprendere il meglio della cultura nazionale ed internazionale. La realtà con la quale ci rapportiamo oggi è quella di una cittadinanza solo in parte autoctona, e tradizionalmente restia agli spostamenti, se non per ragioni di pendolarismo, ferie, matrimoni fuori porta o trasferte della squadra del cuore. Generazioni a lungo escluse da spettacoli di alto livello, non potendo ospitare decorosamente nella propria città interpreti d’eccellenza della musica o del teatro del nostro tempo, di valore almeno nazionale. Un vero teatro ad Abbiategrasso è necessario per generare aggregazione, per educare, tramite la cultura, a “fare comunità” su presupposti di discussione nuovi, per creare pensiero e interesse all’ascolto di quel che non conosciamo. Sedersi ed ascoltare insieme, siano suoni o parole, è come partire per un viaggio da esploratore ove attese ed emozioni si fondono. È necessario un luogo che sia fucina di cultura, che possa dare ascolto e al tempo stesso parlare direttamente al cuore delle persone. Un luogo, lasciatemelo dire, dove ci si senta bene e a proprio agio mentre si ascolta musica, potendo apprezzare le sfumature di ogni nota senza distorsioni, echi, spifferi d’aria, e non stando in piedi o con la schiena rotta se non si ha avuta la fortuna di trovare una seggiola. Un vero teatro, ad Abbiategrasso, che sia di stimolo alla curiosità di entrare in contatto con altre culture inesplorate e che si ponga come realtà viva all’interno del tessuto profondo della comunità che l’accoglie; che la invada con l’eco delle sue musiche e le riflessioni sulle parole ascoltate e raccolte sul territorio; che abiti le case e la vita quotidiana, favorisca le relazioni fra le persone e le loro storie. Perché diventi il luogo del fare il bello insieme, dove ci si possa sentire parte attiva di uno spazio culturale proprio, trovandosi in una casa comune. Sentirsi a proprio agio in terza fila assistendo a un concerto, così come lo siamo quando al mercato osserviamo con esperta e provata conoscenza ed esperienza broccoli e mele. Divenire conoscitori tanto di funghi, quanto di danza classica, di carotine, jazz e Mozart. Serve con urgenza un teatro ad Abbiategrasso per coltivare, oltre al grano e al riso, una cultura genuina, per individuare desi- 27 -

deri e bisogni di una comunità che chiede da troppo tempo e inutilmente quanto altri, a pochi chilometri da noi (vedi Vigevano o Magenta), hanno da un secolo, per ideare interventi che creino la necessità di “andare a vedere e sentire” come il proprio quotidiano può divenire atto artistico e universale, generatore di visioni personali e di immaginari collettivi, per ritrovare i propri sogni, le proprie emozioni, trasformate in parole e musica al servizio degli altri. La Filarmonica di Abbiategrasso dispone oggi di un organico di oltre settanta musicisti, che rapportati ad una popolazione di trentunomila abitanti equivale ad un complesso bandistico di tremilacinquecento musicisti per una città come Milano! Chi non ne rispetterebbe almeno il valore dimensionale? Ma basterebbe quello artistico! Un evento come il concerto per il 170° anniversario dalla fondazione annullato per mancanza di un luogo idoneo per suonare al coperto! Imperdonabile. Abbiamo bisogno di un vero teatro, dove l’acustica sia ottimale, che si ponga come primario progetto collettivo per promuovere il fare cultura non come appannaggio di pochi, ma come strumento di benessere e di crescita personale di ogni cittadino abbiatense o gradito ospite. Di recente un grande della cultura popolare nostrana, insignito del premio Nobel per la letteratura, ci ha lasciato, e ad un menestrello americano è stato assegnato il medesimo prestigioso premio. Due riconoscimenti epocali. La cultura del popolo per il popolo sale ai massimi livelli creativi e interpretativi. Dario Fo ad Abbiategrasso a rappresentare il suo Mistero buffo rimarrà purtroppo nei miei sogni, ma... basta sognare e diamoci una mossa.


Musica e horror: un'accoppiata vincente Paolo Bassi Se la colonna sonora rappresenta un elemento importante per la cinematografia in genere (vedi articolo a pagg. 8-9, ndr), l'horror è uno dei generi in cui la musica costituisce un elemento espressivo fondamentale per la resa complessiva del significato filmico. La musica non si limita ad assecondare ciò che già si vede sullo schermo, ma riesce a esprimere ciò che da sola l'immagine non comunica, restituendone il significato inespresso. Ha la capacità di animare temporalmente il film, drammatizza i piani, orienta l’azione verso un futuro, uno scopo e crea un sentimento di imminenza, di attesa, di suspense. Già nel cinema muto, la musica divenne quasi da subito una presenza costante, continua e soprattutto necessaria. Infatti, la proiezione immagini in movimento senza accompagnamento sonoro stancava e stancherebbe tuttora lo spettatore. L’accompagnamento musicale in sala, eseguito da un singolo pianista o più raramente da un’orchestra, manteneva viva l’attenzione alleviando la tensione del pubblico. Nel cinema proto-horror del periodo muto, i direttori musicali ricercavano le atmosfere adatte per conferire unità e continuità alla narrazione filmica. In tale direzione agisce la musica per organo a canne scritta ed eseguita da Timothy Howard in Nosferatu (1922) di Friedrich W. Murnau, le cui sonorità rimandano e si associano all’idea di solennità, misticismo, soprannaturalità. La prima di Nosferatu si tenne a Berlino, con musica orchestrale originale di Hans Erdmann. Con l’avvento del sonoro, risalente al 1927 si aprì un orizzonte inesplorato per il genere. I film dell’orrore insegnarono che suono e immagine sono due cose distinte e assai diverse, e soprattutto che, insieme, possono formare qualcosa di inedito e imprevedibile. Per le sconvolgenti implicazioni e le potenzialità aggiunte, l’horror fu forse tra i generi che subirono le conseguenze più significative della rivoluzione del sonoro. La tecnologia audio non solo ha modificato l’assetto delle percezioni, ma ha consentito nuove modalità affettive di fruizione dell’immagine (si pensi al ruolo della musica nel suo rapporto con la scena o la suspense), arricchendola di nuovi elementi. Mentre in alcuni film, come Dracula di Tod Browning (1931), l’assenza di musica e i

conseguenti silenzi ininterrotti derivavano da una messa in scena e da una recitazione legate ancora al muto e soprattutto alle rappresentazioni teatrali dell’opera di Bram Stoker, a partire dagli anni ‘30 si formò a Hollywood un gruppo di compositori di musica originale per film che aveva in Max Steiner il suo principale esponente.

Egli compose le musiche per capolavori come Il traditore (1932) di John Ford, Via col vento (1939) di Victor Fleming e Casablanca (1942) di Michael Curtiz. In un’epoca in cui si ricorreva ancora a pezzi di repertorio e a brevi brani originali, Steiner iniziò e consolidò l’utilizzo dei commenti musicali scritti appositamente per l’intero film, uno degli elementi costitutivi che negli Stati Uniti garantirono il successo del nuovo spettacolo cinematografico. Le sue partiture si rifacevano al principio che, dagli anni ‘30 in poi, dominerà la stragrande maggioranza della musica da film: il ricorso al leitmotiv, teorizzato dal compositore tedesco Richard Wagner e consistente in un tema ricorrente collegato a personaggi, oggetti, ambienti, rapporti sentimentali (come il classico “tema d’amore”). Max Steiner compose anche le musiche per le avventure horror, prodotte dal duo della R.K.O. Ernest Shoedsack e Merian C. Cooper, La pericolosa partita (1932) e King Kong (1933), film strettamente imparentati per i quali furono utilizzati anche lo stesso set e le stesse scenografie. Con questi film il suo stile divenne più maturo ed efficace, e ottenne effetti musicali spettacolari e suggestivi. A una musica tipicamente fuori sce- 28 -

na, caratterizzata dalla struttura a leitmotiv, affiancò l’introduzione delle dissonanze per suggerire un clima di terrore, e il particolare uso del silenzio nelle scene che presentano spiccate componenti sonore (per esempio il volo dell’aereo sull’Empire State Building nel finale di King Kong). Il cinema dei primi decenni del sonoro, dagli anni ‘30 agli anni ‘50, affidava generalmente l’accompagnamento musicale a un'orchestrazione tradizionale e a sonorità di stampo classico, radicate nelle abitudini d’ascolto di massa. Anche nel cinema horror, l’orchestra di archi e fiati è stata il principale mezzo di realizzazione della colonna sonora, in un periodo durante il quale la grande depressione economica e le due guerre mondiali fecero emergere dalla coscienza di massa archetipi come Dracula, il mostro di Frankenstein, il dottor Jekyll e Mr. Hide, il Fantasma. A questi personaggi, derivanti dalla tradizione letteraria gotico-romantica, si affiancava l'anormalità mostruosa dei freaks di Tod Browning, tutti potenti ed evidenti metafore, anche se involontarie, dei conflitti economici e di classe, nonché icone evasive delle crisi e dei mutamenti psicologici individuali e collettivi. Il cinema sonoro classico, e in particolare quello horror, evitava, per ragioni tecniche, culturali, sociali e produttive, di mostrare determinate cose e chiamava il suono a supporto del proprio divieto visivo, affinché suggerisse uno spettacolo molto più impressionante di quanto sarebbe stato se lo si avesse avuto davanti agli occhi. La musica per i film dell’orrore, nel corso degli anni, abbandonò progressivamente il sinfonismo alla Steiner, tranquillizzante ed edificante, puntando su effetti e sonorità che garantissero, al pari delle immagini o anche più di esse, tensione emotiva e paura. Un caso esemplare di cinema horror classico, e modello archetipico della soundtrack horror del periodo, si può ritrovare nell’opera del regista Terence Fisher, che negli anni ‘50 rilanciò l’horror a basso costo con la casa di produzione inglese della Hammer Film. L’addetto alle colonne sonore della Hammer era James Bernard, il quale, attraverso uno stile melodico reiterato, si prefiggeva di suscitare emozioni simili a ogni apparizione dei mitici personaggi del fantastico. La musica che accompa-


gna i suoi film si priva della funzione edonica, cioè attivatrice di sensazioni piacevoli, propria di ogni classica colonna sonora. In Dracula il vampiro (1958), ascoltiamo la musica nei momenti drammatici, nei momenti di azione concitata, quando il pericolo è imminente e soprattutto quando il mostro colpisce, mentre è assente in molti momenti di dialogo e di pausa dall’azione. Essa, quindi, marca la narrazione, segnalandone le tappe e connotandole a livello emozionale. La musica, inoltre, non è concepita per essere ascoltata coscientemente: con una predominanza di strumenti ad arco, ripetizioni numerose di brevi motivi melodico-ritmici e modalità di apparizione, provocate da avvenimenti sonori o drammatici, diviene un tappeto sonoro recepito quasi inconsapevolmente. Nel periodo descritto del sinfonismo post-romantico hollywoodiano, emerse un compositore che, a partire dagli anni ‘40, rinnovò la scrittura musicale per il cinema. Bernard Herrmann avviò un processo di attualizzazione del linguaggio musicale ancora oggi considerato esemplare, soprattutto per la stretta interazione che stabilisce tra componenti visive e sonore.

Il compositore ribalterà totalmente quello stesso lirismo quando comporrà la musica per Psycho (1960) di Alfred Hitchcock, tratto dal romanzo omonimo di Robert Bloch, che pose le basi per l’horror moderno. A tutto ciò corrispose un nuovo modo di concepire la musica da film. Hitchcock scelse di girare il film in bianco e nero a causa delle scene di eccessiva violenza per l’epoca, per attenuare l’effetto della vista del sangue. Secondo alcune testimonianze, Hitchcock avrebbe voluto mostrare di più,

ma non lo fece, evitando così problemi con la censura, e ottenendo anche un risultato estetico più raffinato. Nella scena vediamo il coltello nella mano dell’assassino alzarsi per poi colpire, vediamo e sentiamo Janet Leigh urlare e disperarsi, ma non vediamo mai il coltello conficcarsi nel suo corpo (è presente nella sequenza solo un frammento, rapido e quasi impercettibile, in cui la lama sembra toccare il ventre della vittima). Eppure molti spettatori giurarono all’epoca di aver visto chiaramente il coltello colpire la protagonista più di una volta. In realtà è l’immaginazione che produce questa illusione, e ciò avviene anche grazie al simbolismo sinestetico di tipo tattile che la musica incorpora. La musica di Herrmann traduceva in suono questo elemento del film: una musica violenta, marcata, piena di forza sonora ed emotivamente disturbante, dall’impatto angosciante quanto la vicenda che l’ha suscitata. Durante la preparazione dei suoi film, Alfred Hitchcock era solito dettare indicazioni anche estremamente dettagliate riguardo all’inserimento della musica. Per Psycho chiese a Herrmann una nervosa colonna sonora di jazz post-bebop, ma il compositore scrisse una musica “in bianco e nero”, con interventi di soli archi e più temi ricorrenti. Per la celebre sequenza dell’assassinio della protagonista Marion Crane (Janet Leigh) sotto la doccia, Hithcock aveva previsto perfino l’assenza totale di musica. Nel momento in cui visionò la sequenza, prima senza musica e dopo con il tema dei “violini urlanti”, eseguito utilizzando le note più alte del cantino (la corda del violino dal suono più acuto), il regista decise senza alcuna esitazione di inserire le composizioni di Herrmann. Se La notte dei morti viventi ha rivoluzionato l’horror dal punto di vista vi-

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sivo, L’esorcista (1973) di William Friedkin lo ha rivoluzionato dal punto di vista sonoro. Il film racconta di una madre che si accorge con terrore che la propria figlia sta cambiando e che la sta perdendo senza essere in grado di fermarla o di capire perché o come ciò stia accadendo. Nel film il male diventa invisibile e inconsistente, un’entità demoniaca che si sottrae completamente alla vista dell’uomo. La musica scelta da William Friedkin, soffusa e inavvertitamente inquientante, possiede questa stessa immaterialità e invisibilità. Friedkin scelse di utilizzare brani di musica preesistenti, di autori dell’avanguardia contemporanea, ma la musica che viene comunemente associata al film è l’incipit di Tubular Bells, album d’esordio di Mike Oldfield uscito quello stesso anno con enorme successo mondiale, che guadagnò ulteriormente in notorietà dall'utilizzo nel film. Lo squalo, pellicola, diretta da Steven Spielberg datata 1975, è una trasposizione cinematografica dell’opera letteraria di Peter Benchley, ispirato dagli attacchi di squali del Jersey Shore del 1916. Il film, uscito nelle sale cinematografiche italiane nel dicembre del ‘75, ebbe un grandissimo successo al botteghino intutto il mondo. Eppure, come ammesso da Spielberg stesso, il film non avrebbe avuto nemmeno la metà del successo che ottenne senza la colonna sonora di John Williams, che gli valse il premio Oscar. Il tema principale, un semplice motivo composto dall’alternanza di due note, mi e fa, è diventato un classico della suspense, sinonimo di pericolo imminente. Dario Argento rappresenta l’autore che, nel genere di cui stiamo trattando, dà forse la maggiore importanza all’elemento musicale. Con Argento la musica assumerà nel genere una significatività e un rilievo massimi. Se l’horror è uno dei generi >>


in cui maggiormente si rileva un intervento del regista o dell’autore nella stesura della colonna sonora, Dario Argento porta all’estremo tale tendenza, anticipando figure come John Carpenter.

Dopo i primi film della cosiddetta trilogia animalesca, L’uccello dalle piume di cristallo (1971), Il gatto a nove code (1971) e Quattro mosche di velluto grigio (1972), tutti e tre musicati da Ennio Morricone, a partire da Profondo rosso (1975) comincerà una nuova fruttuosa collaborazione: la colonna sonora di Profondo rosso vede l'exploit di un misconosciuto gruppo di rock progressivo italiano denominato Goblin e capitanato essenzialmente da tre personalità importanti: Claudio Simonetti (legato poi indissolubilmente a Dario Argento), Massimo Morante e Fabio Pignatelli. Dario Argento chiese ai Goblin qualcosa di molto simile a Tubular Bells di Mike Oldfield, qualcosa con lo stesso impatto emotivo. Nacque questo brano, Profondo Rosso, che utilizza un’alternanza di tempo in 7/8 e 8/8 come il brano di Oldfield. È un loop ante litteram, un giro di note ripetuto a oltranza sul quale si inseriscono via via i vari strumenti; dal basso al sintetizzatore, dall'organo alla batteria. Un brano ipnotico e inquietante.

Fonti: blogdellamusica.eu ondacinema.it cinemamente.com colonnesonore.net

LA FILARMONICA È...

I prossimi appuntamenti con la Filarmonica

Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

DICEMBRE Domenica 4

1° giro degli auguri natalizi

Domenica 11

2° giro degli auguri natalizi

Domenica 18

3° giro degli auguri natalizi

GENNAIO Domenica 1

A differenza di quanto avviene ne L'esorcista, però, il brano viene ripetuto ossessivamente anche a volume altissimo, per enfatizzarne la funzione. Spettacolare, nei titoli di testa, l’interruzione del brano con la semplice filastrocca infantile School at Night, che preannuncia l’omicidio. Non si vede il bambino che la canta né l’omicida. Solo un piccolo gioco di ombre. Solo il finale completerà la scena con i personaggi. Il disco resta nella top ten italiana per un anno, ma il successo è planetario; basti pensare che diventerà un cult persino in Giappone. Ci fermiamo qui con questa breve esposizione, assolutamente non esaustiva in quanto dovremmo citare molti altri film e colonne sonore del genere. Quel che è certo è che la musica conferma di avere un ruolo fondamentale in ogni ambito della nostra vita.

Saluto in musica alle autorità civili e religiose

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Redazione Paolo Bassi, Andrea Capelli, Giuseppe Comincini, Damiano Lazzarin, Chiara Magistrelli, Paola Magnaghi, Gianni Milanese, Gianni Rainoldi Hanno collaborato Alessandro Bagnaschi, Mauro Bianchi, Pietro Galbiati, Giorgio Magistrelli, Leonardo Pecoraro

Abbiategrasso Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94 08 74 42 Tel./Fax 02 946 29 73 filarmonica@alice.it www.bandafilarmonica.org


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LA FILARMONICA Presidenti onorari

NEW ENTRIES In occasione del Concerto di Novembre 2016, diamo il nostro benvenuto ai giovanissimi percussionisti Federico Veronelli e Giorgio Ramezzana, che entrano ufficialmente nell'organico della banda!

Maria Teresa Abriani Pietro Galbiati

Consiglio Direttivo

20 ANNI IN BANDA

Alessandro Bagnaschi Presidente Giuseppe Comincini Vicepresidente Mauro Pizi Vicepresidente Ornella Zattin Segretario Mauro Bianchi Vicemaestro - Economo Paolo Bassi Ivan Silvio Bassini

A proposito di giovanissimi, non possiamo non ricordare il nostro trombettista Roberto Spinoni, che festeggia quest'anno i 20 anni dal suo ingresso ufficiale nell'organico della Filarmonica. Congratulazioni e auguri di “buon fiato” per i prossimi 20 anni e più!

Luigi Belloni

NOTIZIE IN BREVE

Andrea Capelli Michele Berardino Giorgio Borghi Annamaria Cittadinetti Leonardo Pecoraro Francesco Ragona Andrea Ramezzana

Responsabili della Scuola di Musica “Corrado Abriani” Paola Andreoni Galasso Annamaria Cittadinetti Ornella Del Pero

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CULLA Congratulazioni a papà Fabio e mamma Elisabetta per la nascita del piccolo Federico Pavanello! LUTTI Tutti i componenti e gli amici della Filarmonica salutano con affetto Gianfranco Rocca, ricordato con vari articoli su queste pagine, che ci ha lasciato a pochi giorni dal 90° compleanno. La banda si stringe a Gianni e Ivan Milanese per la perdita del caro padre e nonno. Le nostre condoglianze vanno a tutta la famiglia.


LA FILARMONICA È...

ALL'INTERNO Programma e guida all'ascolto

pagg. 3-6

Un viaggio musicale nella Terra di Mezzo

pag. 7

Musica e cinema: un legame indissolubile

pagg. 8-10

Concerti e notizie dalla Filarmonica

pagg. 10-13

Luca, orgoglio della Filarmonica

pag. 14

Premio in memoria di Carlo Marnati

pag. 15

I lavori del concorso per il 170°

pagg. 16-21

Le grandi sigle: Happy Days

pag. 22

1966: un anno di musica e non solo

pag. 23

Ricordo del Maestro Daniele Maffeis

pagg. 24-25

In ricordo dell'amico Gianfranco Rocca

pag. 26

Un vero teatro ad Abbiategrasso

pag. 27

Musica e horror: una accoppiata vincente

pagg. 28-30

... MUSICA DA CINEMA! LA FILARMONICA è un’Associazione di Promozione Sociale - Sostienila con il tuo contributo del 5‰ dell’IRPEF - Codice fiscale: 82004210157


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La Filarmonica è... Nr 58 - Novembre 2016 by Complesso Bandistico "La Filarmonica" - Issuu