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La Filarmonica è... Nr 56 - Novembre 2015

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Novembre 2015

n. 56

LA FILARMONICA È…

Con il tradizionale Concerto di Novembre, la Filarmonica chiude la propria stagione musicale. Stagione che l’ha vista protagonista in numerosi concerti in città, oltre che con le due importanti emanazioni della storica formazione abbiatense, e cioè la Junior Band e la Filarmonica Big Band. A maggio il concerto svoltosi a San Benedetto Po, nel mantovano, ha riscosso uno straordinario successo, tale da far sì che la Filarmonica tornasse in novembre presso la locale Basilica, in occasione dei festeggiamenti per il nono centenario di Matilde di Canossa. In settembre, l’esibizione al convegno di Villasanta per il 130° della banda locale ha visto la Filarmonica esibirsi con le altre tre formazioni da me dirette, dimostrando un livello musicale davvero importante. Il prossimo anno la Filarmonica festeggerà il 170° di fondazione. Non voglio svelare nulla, ma posso dire che il 2016 sarà un anno davvero speciale, che vedrà il Bandon protagonista di importanti eventi musicali.

Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

Carlo Zappa

www.bandafilarmonica.it

La Filarmonica nella tradizionale foto di gruppo dopo il Concerto di Novembre 2014

Sabato 21 novembre 2015 - ore 21.15

CONCERTO DI NOVEMBRE Teatro Fiera - Via Ticino, 72 - Abbiategrasso (MI) 1


1846 - 2016: 170 ANNI DI PRESENZA SUL TERRITORIO Il prossimo anno il nostro sodalizio celebrerà i 170 anni dalla fondazione, un traguardo sicuramente importante in considerazione anche del fatto che la nostra attività continua a pieno regime e con ottime soddisfazioni. Rischiando di essere tacciato di immodestia, penso di poter affermare senza timore di smentite che non molte bande possano vantare una tale anzianità e una costante vitalità. In tanti anni di attività la vita della nostra associazione si è interfacciata con le vicende quotidiane del nostro territorio, proponendosi sempre come interlocutore diretto delle varie amministrazioni, delle Parrocchie e della cittadinanza intera. Devo dare atto ai miei predecessori, ai consiglieri e ai musicanti che si sono succeduti in questi anni di avere sempre gestito Banda Filarmonica con attenzione e lungimiranza, agendo costantemente per ottenere il meglio e cogliendo tutte le opportunità per far crescere la nostra Associazione nel rispetto dei valori costitutivi. Penso, tra l’altro, alla decisione di avviare l’attività della scuola musicale “Corrado Abriani“, all’avvio della collaborazione con le Direzioni Didattiche per la realizzazione di Corsi di Musica all’interno delle scuole dell’obbligo del territorio, per giungere, in tempi più recenti, all’iniziativa “Musichemozioni“ e alla costituzione delle formazioni della Junior Band e della Big Band. Tutte queste iniziative, più o meno consolidate nel tempo, rappresentano, a mio avviso, un segno di attenzione alle esigenze e alle richieste sia interne all’associazione sia del territorio, contribuendo a fare di Banda Filarmonica una realtà sempre più ramificata e inserita nel contesto sociale. Una ricorrenza tanto importante merita certamente un giusto risalto e proprio per

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questo l’attuale Consiglio Direttivo sta approntando una serie di proposte da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea e del nuovo Consiglio che entrerà in carica proprio il prossimo anno, finalizzate a valorizzare questo evento. È importante a mio avviso che tutto questo non si limiti a un “momento celebrativo“ fine a se stesso, ma che sia anche di stimolo per un’ulteriore crescita e per recepire eventuali nuove opportunità di sviluppo della nostra attività. Essendo giunti alla scadenza del biennio 2014/2015, in prossimità del rinnovo degli incarichi per il Consiglio Direttivo e per le varie Commissioni, senza la pretesa di stilare un bilancio delle attività svolte, penso di interpretare il pensiero di tutti i consiglieri, che ringrazio per l’impegno profuso, esprimendo piena soddisfazione per i risultati conseguiti. Gli apprezzamenti ricevuti in occasione degli impegni sostenuti, sia nell’esecuzioni di concerti sia per la presenza a funzioni civili e religiose, ci inorgogliscono e ci confermano nella convinzione di continuare lungo la strada da tempo intrapresa, caratterizzata dal costante impegno di tutti i componenti il nostro organico. Il continuo e importante inserimento di nuovi bandisti provenienti dalla nostra scuola musicale conferma l’importanza della scelta effettuata a suo tempo e confermata negli anni di privilegiare l’elevato livello del servizio offerto e le qualità umane e professionali degli insegnanti. Proprio parlando della scuola musicale, chiudo questo mio intervento ricordando la figura di Carlo Marnati, che tanto impegno e capacità organizzativa ha dedicato alla nostra scuola, contribuendo alla sua crescita e al suo successo. Alessandro Bagnaschi


COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

38° Concerto di Novembre PRIMA PARTE

La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione della 38a edizione del Concerto di Novembre

Jan Van der Roost

Arsenal

Giuseppe Verdi

Inno delle nazioni

Robert Fienga

L’Exposition Universelle

Con il patrocinio della

Jan Van der Roost

Puszta

SECONDA PARTE Città di Abbiategrasso Aqva

Marco Somadossi

Alphorn Ballade

Dennis Armitage

con Andrea Passoni all’alphorn

Suite on Greek Love Songs España Cañí

Henk Van Lijnschooten Pascual Marquina Narro

Direttore: CARLO ZAPPA

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GUIDA ALL’ASCOLTO Jan Van der Roost

Arsenal

La composizione di questo brano risale al 50° anniversario della “Harmonie van het Spoorwegarsenaal” (Banda dell’Arsenale delle Ferrovia), con sede a Mechelen in Belgio. Si tratta di una marcia solenne da concerto che utilizza in modo sapiente tutte le sezioni della banda, con temi maestosi e un’ampia melodia che caratterizza la parte finale (il cosiddetto trio). Ha ricevuto nel 1996 il premio del Centro Culturale di Mechelen, aprendo l’anno di ricorrenze sotto la direzione dello stesso compositore. Diverse celebri orchestre di fiati, tra le quali la Tokyo Kosei Wind Orchestra, hanno prodotto delle registrazioni di questo pezzo.

Giuseppe Verdi

Inno delle nazioni Jan Van der Roost

Nel 1862 Londra ospitò l'Esposizione Universale: gli organizzatori chiesero a diversi compositori europei di comporre una marcia per il concerto inaugurale. Per l’Italia fu scelto Verdi, che compose questa cantata su un testo di Arrigo Boito. Il pezzo fu inizialmente bocciato in quanto non rispondente ai canoni della marcia, ma fu comunque presentato al pubblico in un concerto complementare alla Royal Opera House. Un breve preludio precede il coro introduttivo Gloria pei cieli altissimi; nella seguente parte solista (Spettacolo sublime!) il bardo mostra la miseria delle guerre del passato, e chiede “pace immediata e l'amicizia tra i popoli” (Fratellanza). Verso la conclusione, comincia la serie degli inni nazionali: prima quello inglese, poi quello francese e infine l'inno italiano Oh Italia, oh Patria, estratto dall'inno di Mameli forse per motivi politici, forse perché si prestava più della Marcia Reale dei Savoia a seguire l'inno francese e a essere sostenuto dall'inno inglese, ripreso dall'orchestra, mentre il materiale musicale si fonde e si sovrappone. Il finale si divide in tanti rivoli di contrappunto, finché l'orchestra riprende i temi dell'inizio della cantata. L'inno italiano, molto ritmico, finisce per prevalere sugli altri, fino alla conclusione caratterizzata da rapidi e incisivi accordi in fortissimo.

L'Exposition Universelle

Frontespizio dell’Inno delle nazioni, 1862

L’Exposition Universelle è un brano dedicato dal compositore francese Robert Fienga alla grandiosa Esposizione Universale di Parigi del 1900. Se quella del 1989 ha lasciato in eredità la Tour Eiffel, l’edizione del 1900 è ricordata per gli spettacolari apparati temporanei, lo sfarzo di luci elettriche e la comparsa della forma di intrattenimento contemporaneo per eccellenza, il cinema, i cui primi prodotti vennero presentati al pubblico proprio in tale occasione. Gli oltre cinquanta milioni di visitatori poterono per la prima volta spostarsi velocemente attraverso Parigi utilizzando la nuova metropolitana, che tagliava la città dalla porta di Vicenne a quella di Maillot; le stazioni, ancora oggi celeberrime, furono decorate da Hector Guimard, e restano tra i monumenti più conosciuti dell’Art Nouveau, movimento che proprio in quell’occasione vide la luce. Se l’Expo di Milano 2015 appena conclusa è stata dedicata al tema della nutrizione, l’Esposizione parigina del 1900 si incentrò su una tematica altrettanto importante sul piano sociale, sottolineando come alla base del progresso umano vi fosse la formazione scolastica. I padiglioni nazionali accolsero i migliori esempi dei rispettivi sistemi scolastici, con speciale rilievo dato a scuole di indirizzo scientifico, o a scuole di arti e mestieri. L’impressione di ecumenismo e onnipotenza viene ripresa da questo brano, la cui musica rappresenta l’ottimismo e la fiducia nel futuro di quell’epoca. Quattro sono i temi descrittivi portanti: Paris 1900, La valse de la Tour Eiffel, Le Pont Alexandre III et le Grand Palais, e infine un travolgente French Can Can.

Jan Van der Roost

Puszta

Il manifesto dell’Esposizione di Parigi

Robert Fienga

Jan Van der Roost è nato a Duffel, in Belgio, nel 1956. Ha studiato trombone, storia della musica ed educazione musicale a Gent e Anversa, conseguendo i titoli di direttore d'orchestra e compositore. Questa suite, composta nel 1987, è articolata in quattro danze separate e senza alcuna correlazione tematica tra di loro; inoltre, l’autore ha scelto di non utilizzare temi musicali popolari autentici ma di creare ex novo delle melodie ispirate al folklore ungherese, cui riconduce il titolo (la “puszta”, che letteralmente in lingua ungherese significa “terreno nudo”, è infatti la vasta prateria d’Ungheria). 4


L’alternanza dei temi e degli stati d’animo a essi correlati, la strumentazione luminosa ed eterogenea permettono a ciascuna classe strumentale di esaltare le proprie peculiarità.

Marco Somadossi

Aqva

Per una piccola e fortunata parte del mondo è la conseguenza di un semplice gesto: ruotare una manopola o sollevare una minuscola leva, ed ecco che, senza sforzo, l’acqua scorre veloce, fresca e pulita in un flusso continuo e abbondante. Altrove, donne e bambini portano vasi vuoti verso un pozzo lontano ore di cammino. Al ritorno cantano al ritmo dei loro passi, e più lento sarà il canto del ritorno, più pesanti sui loro capi saranno i vasi colmi d’acqua: speranza e vita in equilibrio su esili corpi che avanzano su una terra arida e riarsa dal sole. L’acqua è la “fonte" d’ispirazione di questo brano dedicato a Bertiolo, una località del Friuli-Venezia Giulia famosa, oltre che per la produzione di ottimi vini, proprio per le numerose e caratteristiche risorgive d'acqua.

Dennis Armitage

Alphorn Ballade

Dennis Armitage (1928 - 2005), di origini britanniche, fu un artista eclettico che si dilettò, oltre che con la musica (compositore, pianista e sassofonista), con la pittura, con lo pseudonimo di “Darmi”. Originario di Leeds, visse per decenni in Svizzera, trovando in Zurigo la sua casa. Ancora in Inghilterra, trovò modo di esprimersi nella big band della sua città natale, e nel 1951 si trasferì sulle Alpi, ove diventò membro dell’Hazy Osterwald Sextet, col quale girò il mondo fino al 1967. Dopo l’uscita dal sestetto, ebbe modo di cimentarsi sempre di più come arrangiatore e compositore, anche in collaborazione con orchestre radio-televisive. Il brano, composto nel 1990, è una ballata pensata proprio per lo strumento caratteristico delle Alpi svizzere, l’Alphorn (corno delle Alpi), una tromba di legno con imboccatura a bocchino che può arrivare a una lunghezza di 4 metri.

Suite on Greek Love Songs

La Filarmonica “La Prime Lûs 1812” di Bertiolo del Friuli

Henk Van Lijnschooten

L’amore è sempre stato cantato e trattato in ogni modo nella cultura popolare greca; basti pensare al fatto che, secondo l’epica omerica, quella che può essere considerata la prima vera guerra mondiale è scoppiata a causa dei begli occhi di Elena. Questa suite per orchestra di fiati si basa su quattro canti popolari del XVIII secolo. Si tratta in realtà di canti satirici, perché in ognuno di essi la donna reagisce in modo beffardo alle dichiarazioni dell’innamorato. Il compositore ha sfruttato in ognuno dei quattro “riquadri” il motivo originale della canzone, dando a ciascuno una diversa caratterizzazione agogica e timbrica. Primo Movimento (vivace ironico): la natura ironica e canzonatoria del pezzo è riflessa dal ritmo veloce e irregolare. Secondo Movimento (andante espressivo): qui il compositore utilizza come base un inno di dieci battute, sviluppato in una melodia molto malinconica che allude all’illusione dell’amore non corrisposto. Terzo Movimento (allegretto patetico): in questo movimento sono evidenti il nervosismo e l’emotività che caratterizzano le sensazioni degli innamorati. Quarto Movimento (presto): una scena maliziosa, ambientata nel giardino di un monastero, è raccontata da una melodia piuttosto lineare che si tramuta in tumultuosa e quasi rocambolesca nel finale.

España Cañí

Puszta, la pianura stepposa ungherese

Suonatori svizzeri di alphorn (corno alpino)

Henk Van Lijnschooten in una caricatura sulla copertina di un album degli anni ‘70

Pascual Marquina Narro

A dispetto del titolo, che forse non è molto conosciuto, España Cañí è uno dei brani musicali spagnoli più famosi. Opera di Pascual Marquina Narro (1873 - 1948), la sua composizione si colloca attorno al 1921; il tema principale è probabilmente il frammento più noto della musica spagnola ed è universalmente conosciuto come “il suono della corrida”, che annuncia l’ingresso del torero, mentre note staccate eseguite da alcune classi strumentali (in particolare gli ottoni) conferiscono quel ritmo incalzante che è parte del fascino di questa composizione. Il brano viene anche ampiamente “sfruttato” in sala da ballo, dove è conosciuto come la “canzone paso doble”, per la quale sono spesso previste ardite coreografie: durante la danza i ballerini devono rappresentare una sorta di sfida tra toro e torero, in cui sono di primaria importanza l’atteggiamento e l’espressione corporea dei partecipanti. A cura di Paola Magnaghi 5

La copertina di España Cañí nell’incisione della Banda Taurina


ALLA RICERCA DEL CANTO PERDUTO BÉLA BARTÓK E ZOLTÁN KODÁLY Il nostro racconto ha la sua ambientazione in una terra le cui leggende hanno conquistato i lettori di tutto il globo, grandi e piccini, scaturite dalla nebbia e dalla foschia che ricoprono il manto d’erba delle tante vallate: benvenuti in Transilvania. Certo, la Transilvania è terra conosciuta principalmente per la terribile storia del conte Dracula, personaggio ispirato al principe di Valacchia Vlad III, che ha consegnato all’immortalità l’irlandese Bram Stoker. Non a caso ci siamo potuti concedere questa piccola sortita nella letteratura d’avventura, perché proprio a Sannicolâu Mare (Nagyszentmiklós in ungherese) nacque nel 1881 Béla Bartók, quando ancora la Transilvania era parte dell’Impero Austro-Ungarico. La terra natale di Bartók è dal 1944 parte della Romania, a cui fu definitivamente annessa interamente dopo molte vicissitudini grazie all’armistizio firmato con l’URSS. Béla Bartók (25 Marzo 1881 - 26 Settembre 1945), il più grande compositore ungherese, fu uno dei musicisti più importanti del XX secolo. Egli, infatti, assieme all’amico e collega Zoltán Kodály, può essere considerato uno dei padri fondatori dell’etnomusicologia. Va ricordato che, verso la fine del XIX secolo, furono gettate le basi dell’etnomusicologia, ramo della musicologia che studia,

Béla Bartók

secondo rigorosi principi scientifici e comparativi, la musica popolare e le tradizioni musicali dei popoli cosiddetti primitivi in tutte le sue componenti e manifestazioni. Questo attivo studio delle musiche popolari è parte fondamentale nella vita compositiva dell’autore e ne influenzerà l’intera produzione musicale, che, nonostante abbracci periodi stilistici e generi differenti, manterrà sempre viva al suo interno, a volte in maniera eclatante, a volte in sordina, la costante etnica. Se volessimo ora cercare di ricapitolare con tre termini chiave l’esperienza e la figura di Béla Bartók, potremmo provare con i seguenti: • ruralità (dato musicale extra-urbano); • partecipazione; • viaggio. Il termine “ruralità” rappresenta la fuga dall’ambiente cittadino; “partecipazione” è invece l’elemento fondamentale nella ricerca del dato musicale, tratto fondante anche della ricerca etnomusicologica; terzo e ultimo, il “viaggio” è esperienza principe nella vita di Bartók, nella sua ricerca e crescita musicale. Il primo fra tutti i peregrinaggi intrapresi dal compositore fu quello del 1907 nei Carpazi Orientali, compiuto con l’obbiettivo di raccogliere le canzoni in lingua ungherese di un villaggio di Székely. Questo viaggio rappresenta l’incontro più profondo di Bartók con il dato musicale folklorico rurale, oltre che un travagliato episodio personale causato da una tumultuosa storia d’amore. Grande innovazione nell’attività di Bartók e Kodály è il modus operandi del loro lavoro, che mai fino ad allora in questo ambito era stato portato avanti in maniera così rigorosa e scientifica. Andiamo ora ad analizzare nello specifico come questo grande progetto di catalogazione e di analisi scientificomusicale dei brani popolari da parte del compositore ungherese abbia preso forma e con quali metodi esso si sia svolto; portando, dunque, alla sintesi di quelle formule, strumenti e sistemi musicali che influenzeranno l’intera produzione di Bartók e che faranno di lui uno dei più importanti compositori del Novecento musicale.

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Il metodo di ricerca “Mi ero dato a questo genere di ricerche per ragioni puramente musicali e solamente nell’ambito della lingua ungherese. Ma più tardi mi si rivelò l’interesse di un trattamento scientifico del lavoro che andavo compiendo, cioè del materiale raccolto, nonché la necessità di estendere la mia attività anche alle zone linguistiche slovacche e romene”. 1 Con queste parole Bartók fa ben intendere quali fossero le sue intenzioni e i suoi obbiettivi; il suo doveva essere un lavoro scientifico e come tale pianificato e ottimizzato in ogni dettaglio. In proposito è molto interessante notare come l’autore già desse enorme importanza alle qualità del raccoglitore stesso, chiamando queste doti con il termine di “attrezzatura spirituale” e andando praticamente a elencare le caratteristiche del perfetto ricercatore musicale; Bartók dunque scrive: “... il raccoglitore di musica popolare ideale dovrebbe essere esperto in molti rami di studio. Gli occorre una buona preparazione linguistica e fonetica per accorgersi delle più sottili sfumature [...] dialettali [...] e poterle così annotare; deve essere un coreografo [...] onde descrivere con esattezza i nessi fra la danza e la musica popolare; […] deve essere infine un sociologo per controllare l’influenza esercitata dai mutamenti della vita collettiva sul canto popolare. […] Oltre a tutto ciò, il raccoglitore deve essere ovviamente un musicista, e per di più un musicista dotato di ottimo orecchio e di una buona capacità di osservazione. […] Si deve allora concludere che la raccolta di musica popolare non può essere compiuta da un solo individuo e che quindi un risultato approssimativamente perfetto possa essere raggiunto soltanto dalla collaborazione di almeno due studiosi”. 2 Oltre all’attrezzatura spirituale, indispensabile per Bartók e Kodály fu l’utilizzo di strumenti di registrazione e in particolare del fonografo di Edison, che mediante incisioni su dei rulli di cera era già allora in grado di catturare vere 1

B. Bartok, “Autobiografia”, 1921 B. Bartok, “Come e perché raccogliere la musica popolare”, 1935-36, p. 50 2


Questo è dunque il metodo adottato da Bartók per le sue ricerche, così scrupolosamente pianificato nei minimi dettagli da conferire appunto al lavoro del compositore ungherese piena dignità e valenza scientifica.

Il campo di ricerca

Zoltán Kodály

e proprie istantanee musicali; ogni rullo poteva, a seconda della durata dei canti, contenere in media tre o quattro brani. Notevole in tale contesto è anche l’accuratezza di Bartók nel dare precise indicazioni per un ottimale utilizzo tecnico del fonografo: “Prima di iniziare una serie di registrazioni, sarà bene controllare la velocità di giri del fonografo, tenendo presente che la migliore è quella di 160 al minuto. Su ogni rullo (al principio o alla fine, preferibilmente), si dovrà registrare il “la” del diapason per una durata di 6-8 secondi, in tal modo sarà più facile regolare anche gli altri apparecchi ai 160 giri”. 3 Nonostante l’enorme importanza rivestita dal fonografo, come ben si può capire dalle parole sopra citate, Bartók non omette di evidenziare come anche la notazione scritta avesse altrettanta valenza: infatti, per quanto imprecisa potesse essere, rappresentava sempre il miglior riscontro e aiuto nel caso di dubbie registrazioni o errori degli stessi esecutori e aveva inoltre l’enorme vantaggio di offrire costantemente un quadro generale del materiale raccolto.

Registrazione di canti popolari con fonografo Edison

A Bartók e Kodály si presentava il panorama di una nazione totalmente disomogenea, divisa in una miriade di regioni abitate da genti assai diverse per origini, tradizioni e dialetti. Ecco dunque che, per non perdere l’orientamento in questo enorme labirinto di popoli, era fondamentale pianificare tutto il pianificabile in maniera maniacale, e Bartók questo l’aveva capito bene. Tra il 1906 e il 1918, Bartók e Kodály giunsero allo stupefacente traguardo di 8000 musiche popolari ungheresi raccolte, a cui si devono però aggiungere circa 3200 melodie slovacche, 3500 romene, 200 rutene e 69 arabe, la maggior parte delle quali furono raccolte da Bartók durante i suoi viaggi in solitaria.

Il folklore musicale comparato Nel 1919 Bela Bartók cessò definitivamente le ricerche sul campo e passò a una seconda fase del suo lavoro, immediatamente successiva a quella della raccolta del materiale musicale, che consisteva nella classificazione e nella schematizzazione di quest’ultimo, al fine di poter più comodamente studiare le affinità tra musiche di regioni vicine o lontane e di avere una più chiara visione dei sistemi e delle formule musicali maggiormente ricorrenti. Questa fase prende il nome di “folklore musicale comparato”. “Si chiama folklore musicale comparato quella giovanissima disciplina che sta fra la musicologia e il folklore, e che solo da pochi anni è largamente praticata dagli studiosi della musica popolare. Scopo di questa disciplina è quello di stabilire, in base ai confronti fra le raccolte dei vari popoli affini o vicini, i tipi originari dei rispettivi canti popolari, nonché gli elementi comuni e le reciproche influenze fra le diverse musiche popolari”. 4 Bartók era affascinato dal lavoro del musicologo finlandese Ilmari Krohn, che qualche anno prima aveva svolto un lavoro simile al suo, esaminando le musiche e i canti della sua madrepatria e raggruppandoli in maniera enciclopedi7

Bartók alla trascrizione dei canti registrati

ca secondo un predeterminato metodo di classificazione. Decise dunque di adottare tale sistema di catalogazione anche per il suo lavoro, applicandolo alle musiche ungheresi, romene, slovacche e rutene da lui raccolte. Il metodo di Krohn fu di enorme utilità per Béla Bartók che, nella sua pubblicazione del 1924 A magyar népdal (320 melodie e appendice), cominciò a enunciare le prime importanti scoperte e conclusioni a cui era giunto. Bartók arrivò quindi a stabilire che tutto il materiale della musica contadina poteva essere raggruppato in tre grandi classi rappresentanti tre stili differenti: Stile antico, Stile recente, Stile misto, dei quali Bartók definì in modo dettagliato le caratteristiche. Dopo questo grande lavoro di classificazione, Bartók incentrò gli studi quasi esclusivamente sulle melodie in Stile antico, in particolare di origine ungherese; queste musiche, infatti, faticosamente estrapolate dal caos musicale, altro non erano che quei canti legati ad antiche tradizioni rimasti fino ad allora immacolati, puri, lontani dalla civiltà e quindi da ogni cattiva contaminazione. Questi furono dunque i risultati del vasto lavoro di analisi del repertorio musi3

B. Bartok, “Come e perché raccogliere la musica popolare”, 1935-36, p. 64 4 B. Bartok, “Il folklore musicale comparato”, 1912, p. 79


Béla Bartók e Zoltán Kodály

cale popolare operato da Bartók e Kodály. Essi erano ben consci però di come la scoperta di questi mondi sonori alternativi non rappresentasse un punto d’arrivo, ma al contrario un punto di partenza per la creazione di musica nuova, originale ma piacevole perché naturale; musica che nascendo dal “popolo ungherese” condivideva e soddisfaceva il desiderio allora più che mai sentito di indipendenza nazionale. Al due compositori ungheresi spettava poi l’ancor più difficile compito di interiorizzare questi nuovi mondi, ovvero di individuare la sottile e vera essenza della musica popolare, di carpirne lo spirito, così da poter passare da una semplice citazione o utilizzo tematico dei motivi popolari nella musica colta a uno stadio compositivo assai più elevato, consistente nella creazione di musica nuova in tutte le sue parti, dai temi all’impianto sonoro e formale, ma che conservasse immutati al suo interno lo spirito e l’essenza della musica popolare. Bartók e Kodály ci lasciano un esempio ricco di valore morale, peraltro vissuto in un periodo tra i più torbidi della sto-

ria. Bartók ci parla di quella semplicità perduta con la commozione di chi cerca riparo nell’arte dalla barbarie del suo tempo. Un messaggio di fede universale nella pace e nel rispetto fra gli esseri umani traspare ancora oggi dalle sue parole: “In questo momento, mentre quelle genti, per ordini superiori, si stanno reciprocamente massacrando come se non avessero avuto altro sogno che quello di sterminarsi tra di loro – cosa questa che sentiamo ormai ripetere da varie decine d’anni – sarà forse di attualità rilevare che nei contadini non vi è e non vi è mai stata traccia di feroce odio contro gli altri popoli. Essi vivono pacificamente gli uni accanto agli altri; ognuno parla la propria lingua, vive secondo le proprie tradizioni e trova naturale che il suo vicino, di altra nazionalità, faccia altrettanto. Prova decisiva di questo fatto è lo stesso specchio dell’animo popolare, cioè i testi dei canti popolari. In essi, quasi mai affiorano pensieri ostili ad altre nazionalità. E se talvolta affiorano versi che motteggiano gli stranieri, essi non hanno un significato diverso da quello dei canti con cui i contadini prendono in giro i propri difetti o quelli del loro parroco. Tra i contadini regna la pace, l’odio contro gli altri popoli è diffuso e alimentato solo tra i ceti superiori!”. 5 Gianni Rainoldi Bibliografia B. Bartók, “Scritti sulla musica popolare” a cura di Diego Carpitella, ed. Universale Bollati Boringhieri. G. Vinay, “Il Novecento nell’Europa orientale e negli Stati Uniti”, ed. EDT. Alex Ross, “In cerca del reale: Janáček, Bartók, Ravel in Il Resto è Rumore”, III edizione Tascabili Bompiani. 5

Musical America, 1943

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CONCERTO DI GIUGNO 2015 UN PERCORSO TRA TEMI DI OGGI E DI IERI Un concerto della Filarmonica è sempre un evento da non perdere. Lo sanno bene tutti coloro i quali sabato 13 giugno, sfidando il tempo un po’ incerto, hanno scelto di assistere al concerto che, com’era prevedibile, si è tenuto all’interno della Basilica di Santa Maria Nuova. Come anticipato, il programma era stato studiato per riflettere sugli eventi recenti (l’Expo di Milano) e per ricordare quelli passati (il centenario della I Guerra Mondiale e le esposizioni universali passate). I primi pezzi del programma sono stati evocativi di luoghi e atmosfere lontane: dalle praterie indiane di Heaven’s Valley, dopo un’escursione nel repertorio bandistico con Rondo for Winds and Percussions e passando per i fantastici mondi di Gulliver’s Travel, si è giunti con A Longford Legend a toccare temi e sonorità tipici dell’area anglosassone. Ogni singolo brano è stato ottimamente interpretato dai bandisti che, seguendo le indicazioni di Carlo Zappa, hanno reso al meglio le peculiarità delle diverse composizioni. A seguire, La Grande Guerra, un’antologia di canzoni legate alle storie dei soldati impegnati nel primo conflitto mondiale; da Il capitan della compagnia a La canzone del Piave, Sul cappello e molte altre, per finire con Il Canto degli Italiani (meglio noto come Inno di Mameli), sul quale tutto il pubblico si è alzato in piedi. Dopo la doverosa rievocazione dell’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, si è passati a un tema più piacevole

Il Maestro Zappa e i musicanti della Filarmonica ringraziano il pubblico al termine dell’esibizione

e di stretta attualità, ovvero l’Expo: l’Inno delle Nazioni di Giuseppe Verdi, composto infatti per la manifestazione di Londra del 1861, è un brano molto moderno e dinamico, che sottolinea l’importanza dell’armonia tra i popoli. Decisamente evocativo il pezzo successivo, Aqva di Marco Somadossi, giovane compositore italiano, che con il suo incipit basato sui trilli dei legni riproduce fedelmente lo zampillio di una fonte. I temi successivi rappresentano corse e volute di questo bene così prezioso. Il pubblico, già ben scaldato dalle ottime esecuzioni susseguitesi, è letteralmente esploso dopo l’ultimo brano in programma, L’Exposition Universelle del francese Fienga. Dopo una brillante introduzione, si passa ad uno straniante Valse de la Tour Eiffel, per culminare in un travolgente Can Can.

produzione artigianale Galleria Mirabello, 20 Tel. 02.94967512 ABBIATEGRASSO

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A seguire ben tre bis, richiesti dal pubblico che non accennava ad alzarsi, continuando ad applaudire il Maestro Carlo Zappa e i suoi ragazzi, perfetti in ogni fase del concerto, sia nei momenti d’insieme sia nei molti “a solo” previsti dalle partiture. Paola Magnaghi


CINQUE RAGAZZI NEL MONDO DELLA MUSICA Cosa può spingere cinque normali adolescenti a entrare nel mondo della musica e in particolare in quello del conservatorio? Anzitutto un po’ di pazzia, mischiata a tanta passione e alla voglia di migliorarsi. Ma partiamo dall’inizio… Siamo cinque ragazzi con diversi percorsi musicali: c’è chi ha iniziato a far musica in banda, ha continuato questo percorso parallelamente alle scuole medie e si è poi dedicato al conservatorio; c’è chi ha scoperto la musica proprio alle scuole medie e grazie alla banda ha scelto poi di approfondire lo studio in una scuola civica; c’è chi già al termine delle scuole medie sapeva che lo studio della musica sarebbe stato il suo futuro; e infine c’è chi, come me, forse ha capito cosa avrebbe voluto fare un po’ più da grande… ma poco importa da dove siamo partiti! Ognuno di noi ha attraversato percorsi formativi diversi ma nonostante questo ha deciso di dedicarsi alla musica. Conosciamo ora i protagonisti di questa storia: troviamo Luca, il più anziano e saggio tra di noi, che dopo aver terminato con ottimi risultati il liceo musicale e dopo aver studiato oboe, ha deciso di intraprendere lo studio di Direzione Orchestrale, Riccardo, il vivace sassofonista del gruppo, che ha an-

che lui superato la maturità del liceo musicale con successo. Ivan, il nostro brillante flautista di fiducia che come i suoi coetanei ha finito le superiori e si è iscritto alla Scuola Civica di Milano per inseguire il suo sogno. Emanuele, abile clarinettista nonché mio compagno di avventure dai tempi delle medie, anche lui allievo della Scuola Civica. E poi ci sono io, novellina del mestiere in quanto ho appena iniziato a frequentare il Conservatorio Cantelli di Novara. Persone diverse, con teste diverse e percorsi differenti alle spalle, ma ognuna convinta della propria scelta. Ciò che ha spinto ognuno di noi a intraprendere un percorso del genere penso sia stato anche il suonare insieme, misurandosi con altre persone, altre dinamiche e altre sensa-

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zioni che ti fanno apprezzare ancora di più ciò che fai. C’è chi vuole raggiungere un ruolo da solista e chi no, ma oltre a questo ciò che non cambia è il fatto di suonare per se stessi, per la propria soddisfazione personale, ma anche di suonare per gli altri, per rendere partecipe il pubblico delle nostre emozioni e del nostro messaggio trasmesso con la musica. La voglia di automigliorarsi è una delle spinte che muove l’ingranaggio, ma la passione è forse la forza maggiore che ci ha portato a tutto questo e che ci farà continuare su questa strada. Oggi molti affermano che “la musica non ti dà da mangiare”, ma è anche vero che non c’è cosa migliore che avere la possibilità di scegliersi il proprio futuro e orientarlo verso qualcosa che amiamo, e dimostrare che i giovani non sono disinteressati verso tutto ciò che li circonda ma sono anzi ambiziosi e motivati a realizzare i propri sogni. Fabiana Belloni


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JAZZ E SWING IN PIAZZA CASTELLO CON LA BIG BAND Riesce benissimo alla Filarmonica organizzare eventi che calamitano l’attenzione del pubblico, in ogni stagione e con ogni condizione climatica. È stato così anche la sera di venerdì 3 luglio quando, nonostante l’intenso caldo prima e una fitta pioggia poi, la Filarmonica Big Band ha coinvolto un folto pubblico in Piazza Castello con il suo repertorio jazz e swing mutuato direttamente dalle grandi big band della prima metà del secolo scorso. Da Tuxedo Junction a Caravan, passando per In the Mood e It Don’t Mean a Thing, gli elementi della big band diretti da Carlo Zappa hanno impeccabilmente trasmesso lo spirito del periodo d’oro di questo genere musicale, perfetti e ben amalgamati sia negli interventi solistici sia nell’insieme. Da segnalare anche le performance cano-

re dei due presentatori, Antonella Bianchi hanno intrapreso questa nuova sfida. con Blue Moon e Stefano Borghi con My Way (ricorre quest’anno il centenario dalPaola Magnaghi la nascita di Frank Sinatra), sottolineate dagli applausi dei presenti. L’esperienza della Filarmonica Big Band si rivela, anno dopo anno, una scommessa più che vinta grazie all’assiduo impegno del Maestro Zappa e di tutti i componenti della formazione, una “costola” della banda Filarmonica, La Filarmonica Big Band nella splendida cornice di Piazza Castello che con entusiasmo

FESTA DELLA MELA CON ASSOARMA È andata oltre le aspettative la 22 a edizione della festa della mela organizzata dalla Banda Filarmonica: sia la vendita di mele e torte, sia il concerto hanno riscosso infatti grande successo.

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Come sempre, gli stand sono stati allestiti intorno alle 7 della mattina dai valorosi e mattinieri volontari del complesso in Piazza San Pietro e in Piazza Marconi; subito è iniziata la vendita delle mele e delle torte, preparate dalle volontarie della banda (qualcuna ha prodotto una trentina di torte!) e dai panifici Foi di Abbiategrasso e Parini di Cassinetta. Già a fine mattinata in Piazza San Pietro le mele scarseggiavano, e a fine giornata il bilancio è stato più che positivo. Nel pomeriggio poi, in collaborazione con Assoarma, la banda ha tenuto, in Piazza Marconi, un concerto dedicato al ricordo del centenario dall’ingresso dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Il bersagliere Carlo Zappa ha guidato i suoi musicisti nell’esecuzione degli inni dei corpi militari dell’Esercito. Sono stati eseguiti gli inni di

Fanteria, Granatieri, Marina Militare, Carristi, passando per “La Fedelissima”, e arrivando agli inni degli Alpini e dei Bersaglieri. Un genere decisamente inusuale per la Filarmonica, che l’ha affrontato col piglio giusto riscuotendo dal folto pubblico presente i meritati applausi. Paola Magnaghi

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LA JUNIOR BAND VISTA DAI GENITORI

I ragazzi della Junior Band in azione al Concerto del 25 Aprile

Polo bianca in piquet di cotone e jeans: è così che si presentano i musicisti della Junior Band, neo-formazione de La Filarmonica di Abbiategrasso. Un gruppo eterogeneo che va dagli undici anni dei più piccoli ai …anta anni dei più grandi. Un travolgente insieme di entusiasmo e disciplina mescolati a tanta voglia di suonare e crescere insieme. L’attesa prima di ogni concerto è fatta di chiacchiere e note in libertà, in un’atmosfera di festa: c’è chi ride, chi scherza, chi prova e ripassa qualche passaggio. Col passare dei minuti, a mano a mano, i musicisti prendono posto e l’allegra confusione di parole e frammenti di musica inizia a sfumare, fino a quando tutti seduti accordano gli strumenti e sono pronti per incominciare. Alcuni sono ancora così piccoli che scompaiono dietro la sagoma di chi sta seduto nella fila davanti. Se si lascia cadere lo sguardo da sotto le sedie sbucano le

scarpe da ginnastica della maggior parte di loro e il movimento dei piedi tradisce tutta l’energia e l’esuberanza di questi musicisti. Scende il silenzio tra gli spettatori, entra il Maestro e tutta la vivacità dell’attesa, plasmata dalla sua abile bacchetta, si trasforma in melodia. Gli sguardi dei musicisti convergono tutti sul podio in attesa dell’attacco e quello è un momento magico, tutta la loro forza si fonde in un unico battito. Si ha la sensazione che per un attimo trattengano il fiato prima di respirare all’unisono. I brani spaziano da quelli più orecchiabili, scelti dal mondo dei cartoni animati, a quelli più impegnativi tratti da musical famosi. Le esecuzioni si susseguono, una dopo l’altra, in un crescendo di applausi ed entusiasmo. Al termine di ogni brano, nei loro volti rivolti verso il pubblico, ci sono lampi di luce e di vita.

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Le interpretazioni sono sempre impeccabili anche sotto il sole cocente di torridi pomeriggi d’estate. Il pubblico ascolta attonito, applaude e al termine acclama sempre a gran voce il bis che non viene mai negato. I musicisti con naturalezza e disinvoltura esaudiscono le richieste del loro pubblico. La Junior Band si è già esibita diverse volte in Piazza Marconi ad Abbiategrasso, anche in occasione della Festa Europea della Musica, e ha all’attivo alcune significative trasferte (a Cisliano e a Varese) che ci auguriamo siano le prime di un lungo, lunghissimo elenco. Per alcuni dei componenti la musica si sta trasformando in una scelta di vita, alcuni di loro frequentano il Conservatorio, per altri lo diverrà; per tutti loro si percepisce dall’esterno che è un’occasione irripetibile per crescere e stare insieme divertendosi e ogni volta ci stupiscono con la loro bravura, ci incantano con la loro vivace armonia e per noi genitori è una grande gioia. Simona Giorgi (mamma di Giulia Bassini)


SAGGIO ALLIEVI 2015 fratellini e sorelline). Così, nei pomeriggi di sabato 30 e domenica 31 maggio, in presenza di un folto pubblico, gli allievi della Scuola di Musica Corrado Abriani hanno messo in evidenza il risultato di un anno di studi. Un gruppo di allievi della Scuola di Musica Corrado Abriani durante il saggio Come sempre, il È l’evento più atteso durante tutto l’anno “bravi” non va solo a loro, ma anche ai loro “scolastico”: il saggio di fine anno. Atteso e insegnanti, eccellenti sia dal punto di vista temuto, perché, per quanto ci si possa sendidattico sia dal punto di vista umano. tire preparati, e per quanta esperienza si Un grazie va anche ai responsabili della possa avere, il trovarsi a tu per tu col pubscuola di musica, presenti e partecipi come blico è sempre una grande emozione, quale sempre. Tra di loro, in prima fila purtroppo che sia l’età o la preparazione. per l’ultima volta, il timoniere Carlo Marnati, Per gestire al meglio i numerosissimi allievi, che lascia a tutti noi il suo patrimonio di enla Filarmonica organizza, da qualche anno, tusiasmo ed energia. una doppia sessione di saggi, sfruttando due interi pomeriggi (tenendo conto della Paola Magnaghi giovane età di molti degli allievi o dei loro

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IN RICORDO DI CARLO MARNATI In memoria di Carlo Marnati, vera colonna portante della Filarmonica e della Scuola di Musica Corrado Abriani, pubblichiamo questo toccante ricordo di Valeria Tonna, pianista, compositrice e insegnante di pianoforte presso la scuola di musica della Filarmonica.

C’era una volta… È così che hanno inizio tutte le fiabe, che il Tempo e lo Spazio intrecciano copiosamente a sé, spesso dilatandosi in dimensioni meno conosciute a noi mortali, persino sconosciute. È nel giardino della fantasia che fiorisce rigogliosamente l’inizio di tutto, l’incipit del C’era una volta, particolarmente attento a regalare la giusta atmosfera, dove dettagli e narrazione sono secondari. Sull’introduzione del nostro racconto è infatti concentrato tutto il cuore dei fatti, tutto il ripieno del panino che divoriamo leggendo o scrivendo. Ma c’è un altro C’era una volta, ancor più fantasioso e spesso alla maggior parte di noi ancor più sconosciuto, ancor più inosservato, che ha inizio da un Tempo lontano, da una cicogna, da un Dio del Paradiso, dall’origine del Tutto e che ci porta qui, nel ventre di una donna, per volontà di due esseri umani, che ci lascia prender forma e che ci narra alla vita dopo nove mesi. Provando a raccontare tutto il nostro contenuto cantiamo. E cantiamo gioie e dolori, preghiere e maledizioni, tutto intriso in una ragnatela di Tempo e Spazio dalla quale non facciamo altro che divincolarci, per poi rimanerne ancora attaccati, appiccicati, aggrovigliati. È la Vita. È la nostra fiaba. Dove mostri e principi ruotano attorno al nostro esistere, dove paesaggi verdi e fioriti lasciano il posto alle foglie ingiallite del rinnovamento, dove tutto ha il suo senso, mentre la nostra narrazione lo cerca sino al trapasso del Vissero felici e contenti. Anche il mio C’era una volta comincia da

lontano, ma quel libro, per un soffio di vento, è già a metà. Sulla pagina aperta c’è il canto di un uccellino presuntuoso al quale rivolgo col pensiero: “Sei bravissimo, senti che musica, la sua”. C’è un pianoforte a cui rivolgo col pensiero: “Chissà che musica sarà, la nostra”. C’è una mostra fotografica sui muri e ogni quadro è un ricco C’era una volta della banda La Filarmonica, ogni persona nasconde nel Tempo il suo libro, che scrive ancora chissà dove, oltre il proprio Vissero felici e contenti. Rivolgo a quel quadro col pensiero: “Chissà che musica sarà stata, la loro”. C’è un profumo di primavera e c’è un uomo che legherà a me il suo C’era una volta, da quella pagina. Carlo Marnati. Un uomo il cui spirito ha saputo donare mille e più personaggi, è Uno, nessuno e centomila nelle sue pagine, ora padre, ora marito, ora dirigente della sua Scuola di Musica Corrado Abriani, ora e sempre guerriero per la Vita. Ora presente mentre tutto fiorisce, ora presente mentre tutto si rinnova, oltre il suo Vissero felici e contenti. Mi siedo al pianoforte e Mozart calca un pentagramma su quella pagina, intervallata da dialoghi tra tutti i personaggi di questa nuova fiaba. Carlo mi regala il suo Tempo e la sua amicizia. Tra le note, una bimba: “Mi racconti una fiaba?”. “Certo!”, rispondo io. E scriviamo insieme un nuovo C’era una volta, tutto per Alessandra, che splendida principessa, non sa ancora di esserlo. C’è un do, poi un re, e ci son le dita che li accarezzano, la ragnatela li tiene a sé sullo spartito e il Tempo e lo Spazio si tramutano in Musica.

Ogni settimana si scrive un nuovo pezzetto di fiaba, tra principi e principesse, tra dame e cavalieri e Carlo è sempre presente per guidare l’esercito dei suoi prodi alla Musica di maggio. Il saggio della scuola, il ballo del grande castello fatato della Filarmonica, la ragnatela dei suoni, tutti appesi e sospesi nel Tempo, tutti in coro i nostri C’era una volta. Il mio comandante, Carlo, è uno stratega, sa come vincere la guerra per la Pace, perché per lui la pace è dettata dai suoni. Il bassotuba narrerà le giuste preghiere per il suo cuore e i flauti dei principi e delle principesse dei castelli delle elementari narreranno i loro. Siamo l’esercito della Musica, i nostri suoni per un nuovo Tempo e Spazio. Da lontano, una principessa guarda il cielo. Le stelle. “Chissà quanto è lontana quella laggiù… mi è dato ancora poterla osservare, potere ancora narrare di lei, anche se lei sta già scrivendo il suo Vissero felici e contenti… Ma non importa, perché un nuovo C’era una volta sarà anche per lei, nel suo rinnovamento gioirà ancora alla Vita e potrà forse essere più bella. Mentre sono legata alla Vita posso ancora osservarla, e questa è già una fiaba!” Carlo, amico mio, amico di tutti noi, cantiamo il tuo nome, potendoti ancora osservare e raccontare in tutti i nostri C’era una volta, dal nostro castello della Filarmonica. Le pagine, da adesso, sono ancora tutte da scrivere, ma volano nel vento, apparentemente disordinate, solleticando il nostro pensiero quando osserviamo il cielo. Ci rivolgiamo a te, col pensiero, e scriviamo: “Sappiamo che musica è stata, è… e sarà, quella di Carlo”. E Vissero tutti felici e contenti, perché la Vita è la fiaba di tutti noi. Valeria Tonna

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IL MEDIO ORIENTE: UN MONDO MUSICALE PER MOLTI ANCORA INESPLORATO MA...

È MUSICA DA MILLE E UNA NOTTE! Il nostro territorio e le popolazioni autoctone o quasi (vista la nostra grande immigrazione interna del dopoguerra) che lo abitano stanno assistendo a una veloce e inarrestabile trasformazione che coinvolge certamente l’economia ma anche il tessuto sociale e culturale, influenzando ovviamente anche la cultura musicale. ANBIMA con le sue strutture a livello nazionale e regionale e La Filarmonica di Abbiategrasso localmente concorrono e partecipano attivamente a questa trasformazione epocale che riguarda anche il mondo della musica, delle bande e delle manifestazioni musicali popolari. Forti influenze etniche, suoni nuovi, tutto si trasforma al pari, per esempio, della tradizione culinaria che, ferme restando le ricette tradizionali, si arricchisce di nuove pietanze derivanti da ingredienti fino a poco tempo fa sconosciuti che, associati alla nostra cucina, producono nuovi gusti e sapori. Anche la musica è parte di questo processo. Soprattutto la musica, perché non ha bisogno di traduttori e può essere anche solo ascoltata; non necessariamente letta o vista. Il veicolo mediatico più immediato da sempre e che governi, religioni, eserciti, poteri di ogni genere hanno sempre utilizzato come elemento primario catalizzatore della propria liturgia.

Le nostre cittadine sono da tempo popolate da molteplici gruppi etnici residenti e fra questi sono numerose le popolazioni di origine mediorientale. Tutti noi fin da piccoli siamo stati affascinati da quel mondo: i misteri, Le mille e una notte, i profumi, le stoffe, le essenze, le spezie… e la musica. Certo, anche la musica. Subito ci viene in mente la danza del ventre (in verità più la danzatrice che la musica) ma in misura certamente minore. Diciamocelo francamente: la musica mediorientale è la parte di quella cultura che conosciamo e quindi apprezziamo meno, forse proprio perché non la conosciamo o non ne comprendiamo le regole. Eppure, anch’essa ha alle sue spalle secoli di storia da raccontare! Le righe che seguono forse ci potranno aiutare a capire meglio quel mondo che era tanto lontano e che ora ci è così vicino. Io, per esempio, non sapevo che nel corso della storia e della cultura musicale araba fossero stati composti innumerevoli trattati sul loro sistema tonale. Pensate che alcuni testi manoscritti sono risalenti al periodo fra il IX e il XIII secolo: a quell’epoca, nel mondo musicale mediorientale si riconoscevano due sistemi tonali ben distinti: uno di origine greca e l’altro di origine araba. Gli arabi hanno rappresentato la loro teoria musicale basandosi sul manico del liuto (oud), diffuso fin dall’epoca preislamica tra i musicisti e ancora oggi considerato lo strumento tipico e principe della musica araba. Quindi due sistemi tonali coesistenti e ancora oggi validi in Medio Oriente: uno dei due si basa sul sistema pitagorico ulteriormente sviluppato, mentre l’altro è costruito su un sistema tonale puramente arabo, dal quale i contemporanei hanno derivato la suddivisione dell’ottava in ventiquattro intervalli.

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L’oud o ūd sharqī (liuto orientale), considerato dagli arabi il sultano degli strumenti musicali

Il sistema tonale arabo è rappresentato fin dal IX secolo e come detto si basa sul manico dell’oud: un suono dunque non viene mai prodotto e pensato visivamente dal musicista come una nota scritta sul pentagramma, ma viene concepito nell’atto della pressione di una delle quattro dita sul manico dell’oud. Questo significa che nella musica araba a ogni suono è stato assegnato un nome che non viene ripetuto nell’ottava superiore né in quella inferiore; vale a dire che due suoni non hanno mai lo stesso nome! Alcuni brani, detti maqam, contengono i cosiddetti quarti di tono che si posizionano più o meno a metà tra due mezzi toni. Le popolazioni del Medio Oriente considerano questi maqam le “scale orientali”, che appartengono strettamente alla loro cultura musicale e che si possono suonare solo con strumenti tipici del Medio Oriente, perché solo questi consentono l’interpretazione dei quarti di tono. Alcuni maqam non contengono quarti di tono, sono simili alle scale musicali dell’Occidente e infatti le stesse popolazioni mediorientali considerano questi pseudo maqam come delle scale musicali occidentali, interpretabili anche con gli strumenti di nostra conoscenza.


Il termine maqam appare per la prima volta nei trattati del quattordicesimo secolo ad opera dello sceicco Al-Safadi e di AlMaraghi di Abdulgadir e da allora è usato tecnicamente per identificare la musica del Medio Oriente. Sono state tentate varie interpretazioni e traduzioni del termine maqam (plurale maqamat) ma in realtà il più appropriato è semplicemente “scala musicale”. Come in tutte le musiche popolari o sacre, i maqam si usano nella musica pagana, per accompagnare le danzatrici, per il semplice piacere d’ascolto, per la musica colta, per intonare le preghiere, e quindi la traduzione più ampia del termine è “modalità” in cui la musica viene interpretata. I vari maqam sono scale formate da un’ottava; prendiamo come esempio la scala maggiore occidentale DO RE MI FA SOL LA SI DO, otto note con una distanza tra loro che danno carattere a questa scala. Bene, ogni maqam ha una sua caratteristica diversa. Un maqam, per essere meglio compreso, può essere suddiviso al suo interno in gruppi di tre, quattro o cinque note, vale a dire in triadi, tetradi, pentafoniche (o pentatoniche se preferite). Questi set di note o gruppi si chiamano jins (plurale ajnās); è il jins principale che da il nome al maqam ed è in genere il primo set di quattro note. Secondo la tradizione classica, spirituale e tradizionale mediorientale, i vari maqam nella musica araba non partono da tutte le

note, come avviene nella musica occidentale. Se per noi una scala maggiore o minore può iniziare da qualsiasi nota del sistema tonale, al contrario le note iniziali della maggior parte dei maqam corrispondono sempre a un suono dell’ottava inferiore del sistema tonale arabo. Oggi, epoca moderna in cui tutte le culture si fondono tra loro, in Medio Oriente si suonano spesso, nelle orchestre di musica classica araba, anche strumenti come la chitarra, il contrabbasso o il pianoforte e molti compositori si sono avvicinati al nostro stile e scrivono musica all’occidentale. Oggi tutti i maqam, come nella musica dell’Occidente, si sentono suonare in tutte le possibili tonalità, fornendo una maggiore varietà all’interpretazione e nuova ricchezza e fantasia alla musica del Medio Oriente. Una ricchezza musicale che credo meriti maggiore conoscenza da parte nostra anche al fine di favorire e non ostacolare un’integrazione che certo nel tempo diverrà socio-economica ma anche di valori culturali. Un’integrazione e una comprensione fra popoli che la musica certamente potrà favorire. Ricordiamo che la musica, per essere ascoltata e compresa, non necessita di traduzione ma si accontenta di semplice attenzione ed educazione all’ascolto. Sarà poi la nostra personale sensibilità a fare la differenza e alcuni coglieranno ove altri passeranno oltre…

Consideriamo che nella musica occidentale le scale musicali sono tre: modale maggiore, modale minore e modale minore melodica, che si possono suonare e sviluppare in dodici tonalità. Pensate al recipiente per noi occidentali ancora quasi del tutto inesplorato al quale potremmo attingere! Nella musica del Medio Oriente “ufficiale e colta” si riconoscono una settantina di maqam che possono essere suonati nelle più ampie tonalità. Un Nuovo Mondo musicale ancora da scoprire è accanto alla nostra porta proprio qui in Abbiategrasso e quasi non ce ne accorgiamo. Siamo solo distratti o un pizzico presuntuosi? Riflettiamoci. Ci basterebbe origliare! Viceversa, sarà solo un passarsi accanto nell’indifferenza. L’Expo è terminata, il nostro quotidiano no: è da vivere, osservare, ascoltare e cercare di comprendere ogni giorno. Meglio farlo in musica. Leonardo Pecoraro Consigliere Provinciale ANBIMA Milano

Banda musicale delle Forze Armate Somale

GRANDE FESTA PER IL 130° DELLA BANDA DI VILLASANTA Domenica 20 settembre 2015 il Complesso Bandistico La Filarmonica è stato protagonista di un meraviglioso concerto. Ma questa volta non era da solo. In occasione del 130° anniversario della banda di Villasanta, la Filarmonica è stata invitata, insieme al Corpo Musicale Santa Margherita di Paina-Brugazzo e a quello di Barlassina, a partecipare ai festeggiamenti. Questi sono iniziati con la sfilata delle quattro bande in marcia verso la piazza del paese, dove si sono incontrate per dare il via al concerto. Ogni complesso bandistico ha eseguito singolarmente alcuni brani del suo repertorio, dimostrando la propria abilità. Ovviamente la nostra Filarmonica ha dato il meglio di sé in modo egregio. Mentre si alternavano i bandisti, una cosa rimaneva invariata: la bacchetta del Maestro Carlo Zappa. Infatti il

Maestro Zappa dirige, da lungo o breve tempo, tutti e quattro i corpi musicali. Per questo motivo, alla fine del concerto, sono stati eseguiti quattro brani da tutti i bandisti presenti diretti dall'unico Maestro. Questo ha dato vita a un gran finale, ben riuscito ed emozionante: Si immagini il brano Highland Cathedral eseguito da più di cento strumenti, come non emozionarsi?! Senza dubbio tutto ciò è stato molto apprezzato dal pubblico, che non ha esitato a chiedere insistentemente il bis. Questo evento è stato indubbiamente memorabile, sia per aver condiviso con Villasanta i festeggiamenti per la sua banda, sia per aver preso parte a un concerto che si è distinto sicuramente per la bravura dei quattro gruppi musicali e per la maestosa esecuzione di brani da parte di tutti i musicanti, dal più al meno gio17

vane, all'unisono e in perfetta armonia tra loro, grazie anche al bravissimo Carlo. Chissà che questo non sia l'inizio di una futura collaborazione tra i quattro corpi, che potrà dare ancora vita a concerti eseguiti da una “Super-banda” formata da grandi bande! Eleonora Bagnaschi


GRANDE CONCERTO LIRICO VERDIANO A SAN BENEDETTO PO Negli ultimi tempi, gli appuntamenti sul calendario della Filarmonica sono diventati sempre più fitti e, tra i tanti, se ne ravvisa uno che ha portato il complesso a esibirsi in un luogo "fuori dal circondario", nella località mantovana di San Benedetto Po. Promotori dell’evento sono stati la signora Maria Teresa Filippi Abriani, Presidente onorario della Filarmonica, e il tenore Beniamino Trevisi (residente a San Benedetto Po e collaboratore della Scuola Musicale di Milano). I contatti tra i due hanno portato all’organizzazione e all’eccellente riuscita del grande concerto lirico "verdiano" in memoria di Don Giorgio Vermigli, il cui ricavato è andato a favore della ristrutturazione della chiesa di San Siro, pesantemente danneggiata dal terremoto del 2012. Domenica 24 maggio il complesso bandistico ha intrapreso il viaggio verso la cittadina e al suo arrivo, nel primo pomeriggio, è stato accolto da una tavola apparecchiata e un risotto preparato da volenterosi cittadini, coadiuvati dall’instancabile signor Trevisi, che si è preoccupato di pianificare il tutto. Il concerto ha avuto inizio alle 16.30 nella Sala Polivalente di San Benedetto Po e, diviso in due parti, ha visto la Filarmonica avvicendarsi nelle varie esecuzioni con altri protagonisti del pomeriggio musicale. Andrea Bardini e Giuseppe Comincini sono stati i presentatori del concerto. Dopo le dovute introduzioni ai brani, hanno dato inizio all'evento le prime delicatissime note del Preludio de La traviata - Atto I magistralmente eseguite dalla ban-

da, guidata dall'intesa che la lega al Maestro Carlo Zappa. In seguito è stata presentata una serie di brani tratti dai più noti successi verdiani, quali Il trovatore, Nabucco, Macbeth, Rigoletto e La traviata. Durante alcune di queste arie, Banda Filarmonica ha accompagnato i cantanti lirici e gli allievi della Scuola Musicale di Milano, la giovanissima soprano Maria Mudryak, il tenore Gino Kim e il baritono Timofei Baranov. A comparire sul palco è stata anche la mezzosoprano Elena Serra che, accompagnata al pianoforte da Jeog Ji Eun, ha interpretato un movimento dalla Carmen di Bizet, da Adriana Lecouvreur di Cilea e infine da Il trovatore di Verdi. È giunta poi la volta del coro "G.P. da Palestrina" di Suzzara, che si è esibito, accompagnato dalla banda, ne La Vergine degli Angeli. Al termine del concerto è giunto il momento dei ringraziamenti doverosi agli organizzatori, Maria Teresa Abriani e Beniamino Trevisi, al Maestro Carlo Zappa, al Maestro e direttore del coro Pieralessio Caroli e al Rev.mo Don Albino Menegozzo, Parroco di San Benedetto. I presentatori hanno ceduto la parola al signor Beniamino Trevisi che ha ringraziato caldamente tutti coloro che si sono adoperati per la realizzazione e l’ottima riuscita del concerto. A sua volta, allo stesso Beniamino, uomo energico e instancabile, è stata espressa gratitudine per l’affabile accoglienza riservata ai musicanti e agli accompagnatori. A questo punto il palco era gremito di tutti i protagonisti del pomeriggio musicale, can-

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tanti, pianista, coro e, naturalmente, Banda Filarmonica: per questo è stato deciso di riproporre il Brindisi da La traviata che ha coinvolto non solo cantanti e musicanti, ma tutti gli spettatori presenti al concerto. Questa esperienza è stata un’occasione che ha permesso al complesso bandistico di esibirsi in una nuova località, in presenza di un pubblico diverso, di preparare un programma corposo e impegnativo. È stata una sorta di sfida contro il tempo, che la Filarmonica è riuscita a portare a termine in modo eccellente. La solidarietà e la simpatia di Beniamo Trevisi hanno inoltre permesso, come da lui tanto auspicato, l’organizzazione di un altro concerto di Banda Filarmonica a San Benedetto Po, in data 8 novembre, con brani di musica sacra. Sembra proprio che sia nato un collegamento diretto con la città mantovana, con la quale in futuro potrebbero nascere collaborazioni sempre più interessanti! Chiara Magistrelli


GRAZIE A FELICE E AL SUO SOGNO Riportiamo un articolo tratto dal numero 6/2015 de “L’arcobaleno di giugno”, informatore della Fondazione Giuseppe Gemellaro Onlus. Quest’anno il titolo del concorso “Video 3 Minuti Show” indetto dalla cooperativa Nuova Assistenza era “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”. Sfruttando questo tema abbiamo deciso di realizzare per davvero un sogno, e non intendo la pace nel mondo (quello lo lasciamo fare ai super eroi) e nemmeno una bella vacanza alle Seychelles… Ma abbiamo pensato di realizzare uno di quei sogni che ci aiutano a vivere, che ci consentono di svegliarci tutte le mattine augurandoci che sia quello il giorno giusto, uno di quelli che abbiamo rinchiuso nel cassetto tanto tempo fa e che avevamo pensato di aver ormai perso la chiave, anche se la speranza dentro di noi è sempre accesa. La chiave del cassetto del nostro nonno Felice è stata ritrovata, e si chiama amore, passione, collaborazione e determinazione. Il suo sogno era molto semplice per chi come me ha trent’anni, ma molto complicato

per chi come Felice di anni ne ha quasi 86… Il nostro video racconta proprio la storia di Felice, e della sua grande passione per la musica. Ha iniziato a suonare fin da giovanissimo e a soli 17 anni entra a far parte de La Filarmonica… banjo, clarinetto, flicorno contralto e percussioni sono alcuni degli strumenti che ha cambiato nel corso degli anni. Ed è proprio grazie alla prestigiosa banda di Abbiategrasso che siamo riusciti a realizzare il suo grande sogno: infatti, il nostro nonno voleva avere l’occasione di suonare di nuovo con i suoi amici. Io, Sara e Annamaria abbiamo fatto in modo di organizzare questa bella sorpresa, grazie anche alla collaborazione del personale, degli ospiti e dei famigliari, e così una sera di fine aprile abbiamo “rapito” Felice portandolo nella sede storica della Filarmonica, e tra abbracci e sorrisi e anche qualche lacrima, ha potuto riprovare quelle sensazioni a lui tanto famigliari. Ha stupito tutti i presenti non sbagliando un colpo con il triangolo, strumento che ha espressamente chiesto lui di suonare, è stato bello sentire i giovani musicisti fargli i complimenti con lo sguardo colmo di ammirazione.

La visita di Felice è stata così gradita che anche il giornalino della banda ne ha parlato, e non solo… La Filarmonica ci ha deliziato con una prova aperta nel giardino della Fondazione. Questo evento è accaduto un sabato pomeriggio di inizio giugno, quando circa settanta elementi della banda hanno accordato i loro strumenti e, grazie al Maestro Carlo Zappa, hanno fatto compagnia ai nostri ospiti per quasi due ore. Il caldo di quel pomeriggio è stato tanto, ma le emozioni provate sono state molte di più: musica, gelato per raffrescare i palati dei nostri nonni, parenti pronti ad applaudire e soprattutto il nostro caro Felice in prima fila con lo sguardo attento verso i più giovani, che - si sa - rappresentano il futuro. E allora ecco il mio ringraziamento a Felice per avermi reso partecipe del suo sogno, e per avermi ricordato che non bisogna mai e poi mai smettere di sognare, anche se il sogno che portiamo nel nostro cuore sembra impossibile da realizzare non dobbiamo mai abbatterci… e chissà, magari tra qualche anno qualcuno ci aiuterà a realizzarlo. Debora Dossi

MUSICA E LETTURE ALL’ORATORIO SAN GIOVANNI BOSCO Le cose semplici, molto spesso, sono le più belle, le più riuscite; è infatti perfettamente riuscito il primo (si spera, di una lunga serie) esperimento di collaborazione tra la Filarmonica e l’Oratorio San Giovanni Bosco, che insieme hanno dato vita a una serata di letture e musica apprezzatissima dal folto pubblico presente. Carlo Zappa e i responsabili dell’oratorio hanno ovviamente studiato un programma ad hoc per la serata, che prevedeva la lettura di brani sulla vita di San Giovanni Bosco

e il ricordo delle tappe fondamentali della costituzione e costruzione dell’omonimo oratorio, da quello vecchio (alla cui costruzione parteciparono anche molti parrocchiani) a quello attuale. I testi, letti dai bravi Martina, Sofia, Stefano e Riccardo, si sono alternati ai pezzi musicali scelti dalla Filarmonica: La Vergine degli Angeli di Verdi, il secondo movimento della Suite n° 3 in re maggiore BWV 1068 di Bach (conosciuto impropriamente con il nome di Aria sulla quarta corda da una traspo-

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sizione di August Wilhelmj), Panis Angelicus di Franck, Ave Verum di Mozart, St. Florian Choral di Doss e il Finale dalla III Sinfonia di Mahler. Al termine, i ringraziamenti e i saluti di Don Leandro, che da buon conoscitore di musica ha apprezzato l’ottima esecuzione dei “Filarmonici”, sottolineando l’impegno profuso dai ragazzi dell’oratorio per la perfetta riuscita della serata . Paola Magnaghi


MUSICA E CANTI DALLA GRANDE GUERRA

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Una delle tante eredità che una guerra lascia ai posteri è quella delle canzoni. Da sempre infatti la musica, col suo intrinseco carico emotivo, ha accompagnato le azioni belliche. Immagini dell’antichità già mostrano i condottieri accompagnati dal suono di strumenti musicali, da un lato per sottolinearne la potenza e la maestà di fronte al nemico, dall’altro per intimorirlo, aumentando nei singoli il senso di appartenenza e infondendo coraggio nei soldati, che in gran parte dei casi nulla avevano a che vedere con i motivi scatenanti della guerra. Così, lungo tutta la storia, il ruolo della musica è sempre stato di primo piano, e con essa si è creato anche un “parco strumenti” che nell’immaginario collettivo è legato a doppio filo alle imprese belliche: tamburi per cadenzare il passo, trombe e corni che, con il timbro squillante e la potenza del suono, possano essere uditi in lontananza, ma anche flauti, pifferi, cornamuse… ogni paese e ogni epoca hanno avuto le proprie peculiarità musical-militari. Un esempio che ci arriva dalla letteratura è il noto episodio, narrato in più opere a partire dalla Chanson de Roland (XII secolo) e citato da Dante nella Divina Commedia, della battaglia di Roncisvalle, quando il conte Orlando (o Rolando), tradito e in punto di morte, porta alla bocca il corno che sarebbe dovuto servire a chiamare aiuto per annunciare al re Carlo Magno la sua sconfitta. Correndo lungo i secoli, ci accorgiamo che la musica nata da e per la guerra in alcuni casi ha rivestito un ruolo così significativo da essere utilizzata come inno nazionale di uno Stato. È il caso di Fratelli d'Italia, scritto da Mameli nel 1847 e cantato durante le guerre risorgimentali, oppure de La Marsigliese, l'inno francese intonato nel 1792 durante la rivoluzione. Il testo di quest’ultima è “incendiario”: davvero per i rivoluzio-

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nari cantarlo e sentirlo echeggiare doveva avere un effetto fortissimo. Con un ulteriore piccolo balzo in avanti, giungiamo agli anni del Primo Conflitto Mondiale, la “Grande Guerra”, della quale l’Italia ricorda in questo 2015 l’entrata in armi al fianco di Regno Unito, Francia ed Impero Russo (seguiranno, nel 1917, gli Stati Uniti). Sono anni fondamentali per la musica, con due filoni di approfondimento: da un lato la musica e i canti militari, al fronte o a casa, dall’altro l’esplosione di nuovi generi destinati a influenzare la musica, colta e non, nei decenni a venire. Basti ricordare il grande successo che, oltreoceano, ebbe il jazz, genere nato “dal basso” che proprio nel 1917 vide l’incisione del primo disco della sua storia, ad opera della Dixieland Jazz Band. Nel vecchio continente, intanto, appena prima dello scoppio del conflitto, Igor Stravinskij stava rivoluzionando con L’uccello di fuoco (1910) e La sagra della primavera (1913) il linguaggio e la percezione della musica colta; negli stessi anni operano e riscuotono successi Debussy, Ravel, Respighi e molti altri compositori, tra i quali non si può non ricordare Gustav Mahler, nonostante sia scomparso nel 1911. Inoltre, in periodo di guerra furo-

Illustrazione del paladino Orlando con il suo corno


reggiavano i teatri di Broadway o i musical londinesi, dove si inscenavano dei veri e propri “recital” sugli eserciti, sulla preparazione alla guerra e sulla guerra stessa, soprattutto per propaganda. Ma la musica, in tempo di guerra, serviva soprattutto per unire, consolare, incitare le truppe, e per ricordare ai soldati che da qualche parte, oltre le trincee, la vita continuava a scorrere, e che un giorno per loro sarebbe stato possibile ricominciare. Si tratta di musiche, melodie e canzoni spesso composte e create dagli stessi militari, i cui testi (a volte in dialetto) raccontano le gesta di un battaglione, il dolore per i lutti, descrivono i luoghi delle battaglie oppure la speranza di rivedere la propria amata. Tra le più celebri, La leggenda del Piave, scritta nell’estate del 1918 e per anni cantata ogni 4 novembre, anniversario della vittoria sull’Austria-Ungheria. Molto nota divenne anche Monte Grappa tu sei la mia Patria, anch’essa nata nel 1918 per incoraggiare i soldati italiani a resistere contro gli attacchi austro-ungarici sul monte veneto. Già prima che l’Italia entrasse in guerra, tra il luglio 1914 e il 24 maggio 1915, l’opinione popolare si divideva tra interventisti e neu-

trali: tali posizioni si riflettevano in canzoni “leggere”, con larga diffusione nei caféchantant, come La ragazza neutrale, che rappresenta l’Italia come una signorina che resiste alle avance dei corteggiatori francesi e tedeschi. Come contraltare, le canzoni della propaganda interventista, dalle marce patriottiche alle feroci caricature di Cecco Beppe e Guglielmone. Tra le canzoni più note sulla vita al fronte, ricordiamo Tapum. “Ta-pum!” era per i soldati italiani il suono dello sparo della fucileria austro-ungarica, segnale di un attacco in arrivo; è senza dubbio un’incitazione a difendersi per tornare vivi dalla guerra. Venti giorni sull’Ortigara senza il cambio per dismontà; ta pum ta pum ta pum! Più ottimistica è invece Le campane di San Giusto, il cui testo fa riferimento alla Cattedrale di San Giusto, sulla sommità dell'omonimo colle sopra Trieste, città nella quale le truppe del Regio Esercito entrarono vittoriose riunendo all’Italia Trieste e Trento. Accanto ai testi seri, vi erano poi canzoni più leggere e auto-ironiche come quelle degli Alpini, i quali non mancano di fare qual-

NOTIZIE FLASH Festa di San Pietro

Festa e botti alla Cappelletta

Come da tradizione, la Filarmonica ha preso parte alla Festa di San Pietro, seguendo la processione rionale e concludendo la serata con un concerto nel cortile dell’ex oratorio femminile di via Curioni.

Lunedì 14 settembre la Filarmonica ha presenziato alla festa di fine stagione della Cappelletta, eseguendo alcune marce per i volontari e il pubblico. La serata si è chiusa con uno spettacolo pirotecnico.

Da Morimondo a Fallavecchia

Festa di Abbiategrasso

La Filarmonica ha aperto la stagione dopo la pausa estiva partecipando a due processioni nei paesi del circondario, il 30 agosto a Morimondo e il 13 settembre a Fallavecchia.

Giovedì 15 ottobre la Filarmonica ha partecipato alla processione per la festa di Abbiategrasso, il cui percorso si è snodato per le vie del centro, dalla Basilica di Santa Maria Nuova passando per l’Istituto Golgi.

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che riferimento goliardico alla passione per un buon bicchiere di vino in compagnia. Da ultimo, un accenno alla genesi di un brano che, ogni volta che viene eseguito ed ascoltato, smuove i sentimenti di esecutori e uditori: nel 1862, durante la guerra civile americana, il capitano dell’esercito Robert Ellicombe scoprì, al termine di una battaglia, che i gemiti di un soldato sudista morente erano quelli di suo figlio, arruolatosi all’insaputa dei genitori. Il ragazzo, studente di musica, aveva nella tasca alcuni appunti musicali: nacque così il Silenzio (TAPS). Paola Magnaghi


BRAVA SERENA!

NOTIZIE IN BREVE

Tutti i bandisti del complesso desiderano congratularsi con Serena Pizi per l’eccellente risultato con cui ha superato la maturità al Liceo Scientifico.

Culla Congratulazioni al neo-papà Fabio Spinoni e alla mamma Francesca per la nascita del piccolo Mattia! Lutti La Filarmonica piange la perdita di Carlo Marnati e si stringe alla moglie Pina e al figlio Matteo. La banda si unisce al dolore di Raffaele Meucci per la perdita dell’amata madre, di Gaetano Colombo per la perdita del caro padre e di Damiano Lazzarin per la scomparsa dell’amata sorella. Condoglianze ad Alberto Meloni per la perdita della mamma. Laurea Congratulazioni alla famiglia Bianchi per la laurea di Michele. Congratulazioni Felicitazioni per la riconferma di Leonardo Pecoraro a Consigliere Regionale ANBIMA.

Un grande in bocca al lupo per l’inizio della nuova avventura universitaria, coronata dal superamento del test che le ha permesso di iscriversi alla Facoltà di Ingegneria Biomedica. Auguri per questo nuovo ed emozionante percorso!

PROSSIMI APPUNTAMENTI DICEMBRE Domenica 6, 13, 20

Giri degli auguri natalizi Abbiategrasso GENNAIO

Venerdì 1

Domenica 3

Saluto in musica alle autorità civili e religiose Abbiategrasso - Centro storico Giro degli auguri natalizi Abbiategrasso

NEW ENTRIES Questo Concerto di Novembre vede l’ingresso di ben sei esordienti! Diamo il nostro benvenuto in banda a Giulia Bassini alla tromba, Mario Brezigia alla tromba, Marco Masperi al flicorno, Samuele Orio al corno, Rachele Pizi al sax contralto e Paola Sciarra al clarinetto.

LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA Redazione Andrea Capelli, Giuseppe Comincini, Serena Comincini, Damiano Lazzarin, Paola Magnaghi, Gianni Milanese, Gianni Rainoldi Hanno collaborato Alessandro Bagnaschi, Eleonora Bagnaschi, Fabiana Belloni, Simona Giorgi, Chiara Magistrelli, Leonardo Pecoraro, Valeria Tonna

Abbiategrasso - Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94.08.74.42 - Tel./Fax 02 946.29.73 f il ar m on ic a @a l ic e. it ww w. ba n daf i lar m o nic a .i t

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LA FILARMONICA Presidenti onorari Maria Teresa Abriani Pietro Galbiati

Consiglio Direttivo Alessandro Bagnaschi Giuseppe Comincini Ornella Zattin Mauro Bianchi

Presidente Vicepresidente Segretario Vicemaestro - Economo

Michele Berardino Giorgio Borghi Annamaria Cittadinetti Sede: V.le Papa Giovanni XXIII, 32 Abbiategrasso (MI) Tel. 02.94967517 r.a. Fax 02 9466280 www.landriani.it e-mail: info@landriani.it

Marco Masperi Sonia Paiano Stefano Pareti Leonardo Pecoraro Mauro Pizi Francesco Ragona Andrea Ramezzana

Responsabili della Scuola di Musica “Corrado Abriani� Annamaria Cittadinetti Ornella Del Pero Paola Andreoni Galasso

Quartiere Industriale Mirabella - Ozzero (MI) - Tel. 02.94699415 - Fax 02.94699414 - E-mail: amministrazione@orioimpianti.com 23


LA FILARMONICA È…

… MUSICA DA TUTTA EUROPA! IN VIAGGIO CON I BRANI DEL CONCERTO DI NOVEMBRE


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La Filarmonica è... Nr 56 - Novembre 2015 by Complesso Bandistico "La Filarmonica" - Issuu