Novembre 2014
n. 54
LA FILARMONICA È…
NEL SEGNO DEL BALLETTO E DELL’OPERETTA
Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA
Nell’Ottocento, i generi operistico e sinfonico spopolavano in tutte le grandi platee d’Europa, ma l’Ottocento fu anche il secolo in cui i generi del balletto e dell’operetta assursero a fama mondiale. Nella penna di Tchaikovsky il balletto romantico raggiunse vette straordinarie e così fu anche per l’operetta: nelle mani di compositori quali Offenbach, Strauss e Lehár, nacquero veri e propri capolavori. Nel concerto di questa sera la Filarmonica vuole anche rendere omaggio all’indimenticabile M° Corrado Abriani nel ventennale della scomparsa con l’esecuzione delle danze tratte dall’opera “I Vespri siciliani” di Verdi, da lui trascritte e amorevolmente dedicate alla Filarmonica. Carlo Zappa
www.bandafilarmonica.it
La partitura de I Vespri siciliani, manoscritta dal M° Corrado Abriani
Sabato 22 novembre 2014 - ore 21.15
CONCERTO DI NOVEMBRE Teatro Fiera - Via Ticino, 72 - Abbiategrasso (MI)
All’interno: inserto speciale in ricordo del Maestro Abriani 1
NUOVE ESPERIENZE NEL RISPETTO DELLA TRADIZIONE L’attività di Banda Filarmonica continua ad arricchirsi di nuove e significative esperienze che da un lato propongono sempre più la nostra Associazione come una protagonista dello scenario locale e dall’altro la aiutano a crescere sotto l’aspetto culturale e ad acquisire sempre maggior consapevolezza dell’importanza di essere soggetti attivi dell’offerta musicale della nostra zona. Alcune di queste iniziative, come i corsi ricompresi nel progetto “MUSICHEMOZIONI”, si propongono di avvicinare alla musica i bimbi più giovani, permettendo loro di vivere le prime esperienze musicali in un ambiente protetto e sotto la guida di personale qualificato; altre, come i Master di strumento, hanno l’obiettivo di promuovere giornate di approfondimento e specializzazione rivolte a chiunque già conosce lo strumento sotto la guida di docenti affermati e conosciuti a livello nazionale. Tutto questo è possibile certo in virtù di una collaudata organizzazione della nostra Associazione, ma soprattutto grazie alla dedizione e passione di alcuni nostri associati che si fanno carico di notevoli oneri di carattere organizzativo e non solo. Ritengo però che il reale valore aggiunto e l’aspetto qualificante di queste proposte sia da ricercare nel legame con l’attività tradizionale che contraddistingue Banda Filarmonica e che ci permette di crescere sia come associazione che come singoli. La Banda esiste prima di tutto per l’attività sul territorio, la presenza e la partecipazione attiva alle manifestazioni, la cura nella predisposizione di appuntamenti ormai tradizionali come i concerti, l’offerta sempre più completa e articolata di corsi di avviamento alla musica tramite l’attività della scuola “Corrado Abriani”, la collaborazione con le Amministrazioni Comunali e le Direzioni Didattiche per i corsi musicali nelle scuole del territorio.
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Questi due aspetti dell’attività svolta da Banda Filarmonica non sono contrapposti, sono invece due facce della medesima medaglia: le nuove esperienze non avrebbero ragione di esistere in assenza dell’attività, per così dire, “tradizionale” e, senza la ricerca di nuovi ambiti di sviluppo, la vita associativa perderebbe stimoli a migliorarsi e a porsi nuovi traguardi sempre più ambiziosi. Penso che solo coniugando al meglio il rispetto della storia e della tradizione con la voglia di confrontarsi con nuove e stimolanti esperienze si possa pensare di crescere e migliorarsi non disperdendo il patrimonio di conoscenze e di credibilità che ci deriva da una storia iniziata nel lontano 1846. Pur non avendolo conosciuto personalmente, penso che il Maestro Corrado Abriani, di cui quest’anno ricordiamo il ventesimo anniversario della morte, avrebbe condiviso queste considerazioni e lo dico in virtù di quanto lui fece per la crescita di Banda Filarmonica con la sua professionalità, la sua passione e il suo entusiasmo, avendo sempre come obiettivo il bene della Banda, obiettivo che ebbe ben presente anche quando indicò il Maestro Carlo Zappa come suo naturale successore. Ormai da cinque anni mi onoro di essere Presidente di Banda Filarmonica e sono orgoglioso di poter affermare che ogni anno, in occasione del Concerto di Novembre, posso parlare di nuove iniziative messe in campo dalla nostra Associazione a dimostrazione della vitalità che la contraddistingue. Questo, oltre che motivo di orgoglio, è anche una responsabilità importante per me e per tutti i soci; non possiamo infatti permettere che anche solo una minima parte di questo patrimonio vada perduta. Ci conforta sapere di non essere soli: la simpatia e la comprensione di tante persone ci aiutano in questo gravoso e gratificante compito. Alessandro Bagnaschi
COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA
37° Concerto di Novembre PRIMA PARTE Lo schiaccianoci - Suite
Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Il lago dei cigni - Suite
Pyotr Ilyich Tchaikovsky
I Vespri siciliani - Le quattro stagioni - Ballabili (Inverno)
Con il patrocinio della
Giuseppe Verdi
SECONDA PARTE
Città di Abbiategrasso
Franz Lehár
Eva - Gran fantasia Orfeo all’inferno - Ouverture
La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione della 37a edizione del Concerto di Novembre
Jacques Offenbach Franz Lehár
La vedova allegra - Grande fantasia
Direttore CARLO ZAPPA
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GUIDA ALL’ASCOLTO Lo schiaccianoci - Suite
Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Oggi Lo schiaccianoci è uno dei balletti più noti; fu commissionato dal direttore del Teatro Imperiale di San Pietroburgo al coreografo e maestro del Balletto Imperiale Marius Petipa ed al compositore Pyotr Ilyich Tchaikovsky, nella speranza di ripetere il trionfo di La Bella Addormentata di due anni prima. Il libretto è tratto da un racconto di E. T. A. Hoffmann Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi, mediato però dalla revisione meno cruenta di Alexandre Dumas. La prima, nel 1892, fu accolta in modo controverso: alcuni criticavano Tchaikovsky per essersi “abbassato” a comporre per il balletto, mentre i critici di danza trovavano la musica troppo sinfonica ed impossibile da ballare. La giovane protagonista, Clara, riceve in dono la vigilia di Natale dal padrino Drosselmeyer uno schiaccianoci. Con il suo giocattolo si addormenta e sogna di difenderlo dall’attacco di un esercito di topi; lo schiaccianoci si trasforma in un principe che la porta in un viaggio fantastico. Dopo una tempesta di fiocchi di neve, i due giungono nel regno dei dolci dove vengono accolti dalla Fata Confetto. Al risveglio Clara si accorgerà che era un sogno e si ritroverà col suo schiaccianoci tra le braccia. La suite che derivò dal balletto divenne molto popolare, tanto che lo stesso Tchaikovsky decise di estrarne sette movimenti. Del resto la musica è ricca di espressività: l’uso sapiente dei colori orchestrali descrive alla perfezione le ambientazioni e gli stati d’animo. Compare per la prima volta la celesta, che il compositore aveva visto a Parigi e che volle inserire in alcuni passaggi del secondo atto (nel tema della fata Confetto).
Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Il lago dei cigni - Suite Lo schiaccianoci
Il lago dei cigni
Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Il lago dei cigni è forse il lavoro più celebre nella storia del balletto. Fu la prima composizione di Tchaikovsky per il Balletto dei Teatri Imperiali di Pietroburgo, ma la sua realizzazione coreografica definitiva è successiva sia a La Bella Addormentata (1890) sia a Lo Schiaccianoci (1892). Dopo un infelice debutto al Teatro Bolshoj nel 1877, nel 1895 venne approntata la versione definitiva con le coreografie congiunte di Marius Petipa e del suo allievo Lev Ivanov. Direttore d’orchestra del secondo debutto al Teatro Mariinskij fu Riccardo Drigo che vi aggiunse una propria composizione, il grand pas de deux, ed effettuò delle trasposizioni significative. Il libretto, opera di Vladimir Petrovic Begicev, si ispira all’antica fiaba tedesca Il velo rubato, la storia d’amore tra un principe e una creatura fatata, una vergine-cigno. Il lago dei cigni è una creazione tipica della scuola ballettistica francese, in cui si intrecciano pantomima, divertissement delle danze folkloristiche, le sfumature malinconiche di Ivanov e l’atmosfera lunare che accompagna l’arrivo di Odette, il doppio ruolo Odette/Odile, Cigno Bianco e Cigno Nero, antitesi tra Bene e Male, amor sacro e amor profano, luce e tenebre.
I Vespri siciliani - Le quattro stagioni - Ballabili (Inverno) Giuseppe Verdi
La locandina di “I vespri siciliani”
Les Vêpres siciliennes (su libretto di Eugène Scribe e Charles Duveyrier) venne commissionata a Verdi dallo stesso teatro dell’Opéra: il 13 giugno 1855 avrebbe inaugurato l’Esposizione universale parigina. La storia è semplice. Sullo sfondo della lotta tra siciliani e francesi, che ha il momento culminante nella celebre rivolta dei Vespri a Palermo nel 1282, s’intreccia la vicenda amorosa tra Elena, nobildonna patriota siciliana, e Arrigo, simpatizzante per gli isolani ma che poi scopre d’essere figlio di Monforte, governatore francese. Dopo un fallito tentativo di congiura, tutto sembra risolversi in una generale pacificazione con il matrimonio tra i due giovani; ma Giovanni da Procida, capo dei ribelli, solleva la folla e dà inizio all’eccidio dei francesi. Rappresentata per la prima volta a Parigi in francese, nel 1855 subì in Italia, per via della tematica patriottica, i castighi della censura. Solo nel 1864, alla Scala, potrà essere rappresentata la versione italiana così come la conosciamo oggi. Il balletto richiesto (inserire balletti era consuetudine nel grand-opéra francese), un’allegoria delle Quattro Stagioni, fu concepito come intrattenimento per gli ospiti di Monforte dell’atto III; funge da introduzione alla festa vera e propria, quella durante la quale avverrà il fallito attentato al tiranno Monforte e i giovani congiurati siciliani saranno arrestati. Si tratta della sequenza di danza più ricca e più ampia di Verdi: dura quasi trenta minuti e presenta notevoli effetti nei legni.
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Franz Lehár
Eva - Gran fantasia
Eva è un’operetta estremamente piacevole, della quale ancora oggi risuonano come popolari alcuni temi, dalla famosissima marcia Oh, Parigina bella ed elegante al Can Can, alla bellissima melodia La Cenerentola sei tu per me, al valzer Sia pur chimera felicità. La sua semplice trama è una simpatica lezione di felicità: alla sincerità e al lirismo della coppia protagonista (il proprietario di vetrerie Ottavio e la sua giovane operaia Eva, che rivelano aspirazioni e l’amore nascente) si contrappone l’impertinenza della coppia comica, la Gipsy dalla personalità brillante, il ragioniere Prunelli dalla comicità irresistibile ed una serie di altri simpatici personaggi. Di aria in battuta si corre, tra fraintendimenti e sentimenti non dichiarati, verso il lieto fine di una bella storia, in cui la musica fa da coprotagonista con una gran profusione di valzer e interessanti squarci lirici.
Jacques Offenbach
Orfeo all’inferno - Ouverture
La trama rivisita in maniera impertinente il mito greco: Orfeo ed Euridice, ben lungi dall’essere un modello di fedeltà, non sono altro che una coppia annoiata. Euridice non sopporta più la musica che il marito, violinista di quart’ordine, continua a propinarle ed è divenuta l’amante del pastore Aristeo, il quale non è altri che Plutone travestito. Egli provoca la morte di Euridice per poterla condurre con sé nel suo regno. Orfeo, ben felice di essersi liberato di lei, è costretto da un originale deus ex machina, l’Opinione pubblica, a chiedere a Giove il permesso di scendere nell’Ade per riprendersi la moglie che intanto, trascurata, si annoia nel regno di Plutone e si lascia sedurre da Giove, trasformatosi in mosca. Entra nella stanza di Euridice dal buco della serratura e riesce a sedurla. Euridice innalza un inno a Bacco, e Giove balla un minuetto che si trasforma in una danza sfrenata, il famoso cancan. I due vorrebbero scappare, ma giunge Orfeo; Giove, minacciato dall’Opinione pubblica, acconsente al rilascio di Euridice, imponendo a Orfeo la nota condizione di non voltarsi nel viaggio di ritorno. Orfeo accetta a malincuore e sta per portare a termine la sua impresa, quando Giove gli scaglia contro un fulmine che lo costringe a voltarsi. L’Opinione pubblica è giocata ed Euridice, trasformata in baccante, intona le note del famoso galop infernale. Oltre che dell’antichità, Orfeo è una satira dell’opera settecentesca e delle convenzioni dell’opera (da notarsi che proprio con un “Orfeo” si dà inizio alla storia dell’opera: parliamo del lavoro di Monteverdi, 1607). Ma ad esser messa in burla è soprattutto la società parigina del secondo Impero, come dimostra la geniale invenzione del personaggio dell’Opinione pubblica quale nuovo deus ex machina. Giove, perennemente assetato di avventure erotiche, è un ritratto dell’imperatore Luigi Napoleone, e il coro delle divinità, pronte prima a rivoltarsi contro il nettare e l’ambrosia, e poi a ritornare sui propri passi solo per la promessa di un viaggio all’inferno, è immagine di quella società pronta a dimenticare tutto per i divertimenti. Il brano più famoso di Offenbach, il Galop infernal, rispecchia proprio questa scandalosa joie de vivre.
Franz Lehár
La vedova allegra - Grande fantasia
“Non si offenda, ma questa non è musica”. Questa frase, dettata dallo stesso Lehár, apparve incisa sulle medaglie ricordo che la direzione del Teather An der Wien offrì in occasione della trecentesima replica della Vedova (che lì aveva debuttato il 30 dicembre 1905): una rivincita che il musicista si concesse nei confronti della direzione del teatro e dei critici, che la sera della prima gli avevano rivolto quello scettico e non lungimirante apprezzamento. Tratta dalla commedia di Henri Melihac L’attaché d’ambassade, La vedova allegra, in scena al Theater An der Wien il 30 dicembre 1905, raccolse immediatamente un enorme entusiasmo per il modo felice di raccogliere tutti i temi classici dell’operetta: l’infedeltà, il denaro, l’eccentrica mondanità aristocratica, il matrimonio, la politica… La vicenda è ambientata a Parigi tra i cittadini del piccolo e finanziariamente pericolante principato del Pontevedro (ironico mascheramento per Montenegro). I protagonisti sono coinvolti in un vorticoso e divertente scambio di coppie, di promesse, di sospetti e di rivelazioni. Un parapiglia che, com’è naturale nell’operetta, si ricompone nel migliore dei modi con il matrimonio fra la bella vedova Anna Glavari e l’aitante diplomatico Danilo. Nel finale, tutti cantano la celeberrima marcetta È scabroso le donne studiar! in una Parigi elegante e spensierata. A cura di Paola Magnaghi
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Franz Lehár
Jacques Offenbach
Una scena da “La vedova allegra”
OPERETTA E BALLETTO ESPRESSIONI ARTISTICHE DELLA SOCIETÀ CHE CAMBIA L’operetta È facile dare un’immagine visiva immediata dell’operetta… Balli vorticosi, coppe di champagne, gioia e buonumore condiviso tra pubblico e palcoscenico… In realtà l’operetta è molto di più: è sì un genere decisamente più “leggero” rispetto all’opera, quantomeno per i temi trattati e le trame, ma ha la forza di esprimere perfettamente l’anima di una società in cambiamento. Nata infatti in coincidenza dell’affermarsi della borghesia, si rifà nella forma a generi già esistenti nel teatro musicale, come l’opéra-comique francese, il Singspiel tedesco e la ballad-opera inglese, che nacquero in opposizione al monopolio del teatro italiano nell’Europa del ‘700; sua caratteristica principale è la stretta aderenza a temi attuali, come la satira sociale e politica (autori francesi e inglesi) o la semplice caricatura sociale abbinata al sentimentalismo (autori tedeschi e “danubiani”). Dal punto di vista strettamente formale, per “operetta” si intende uno spettacolo d’argomento giocoso o sentimentale i cui dialoghi in prosa e parti cantate si avvicendano senza una logica prevedi-
La copertina di "Der Floh" dedicata a Johann Strauss junior per i cinquant'anni di attività artistica nel 1894
bile, insieme a parti corali e a numeri di danza, in un allestimento che tiene in gran conto la ricchezza scenografica. L’humus in cui nasce ha a che fare con due parole fondamentali nella vita ottocentesca: il gusto e il piacere borghese. Parole che allora rappresentavano una nuova società che s’industrializzava, progrediva, e voleva emergere per le proprie qualità e non per i titoli ereditati. L’operetta si diffuse in breve sia a Vienna sia a Londra, dove fu imitata e copiata quella francese (in particolare Offenbach), importando anche il mito borghese di Parigi come capitale del divertimento e della spensieratezza (il concetto, pensando a espressioni artistiche recenti, è perfettamente espresso dal film-musical Moulin Rouge). La maggior popolarità si ebbe durante la Belle Époque, mentre la fase conclusiva si colloca fra le due guerre, in concomitanza col declino dello spirito borghese ottocentesco. Il Fra Diavolo di D. Auber (1830), per il suo semplice stile musicale e le innocue piccanterie della sua trama (tratta da E. Scribe), si può considerare come la giunzione tra l’opéra-comique e l’operetta, che in Francia si sviluppa sotto le forme della parodia e della satira intemperante, senza escludere il grazioso e il sentimentale e accentuando l’elemento piccante: i miti e gli eroi dell’antichità, i re, i ministri, le dee, le regine, gli aristocratici, personaggi esotici o leggendarî oppure presi dalla vita reale nel loro aspetto più pittoresco, offrono materia di deformazione caricaturale agli autori dei libretti. Grande importanza ha il dialogo parlato, ricco di aforismi e inezie che suscitano ilarità nel pubblico. Tra gli autori francesi non si può non ricordare l’infallibile intuito teatrale d’Offenbach, sensibile a cogliere le preferenze dei suoi contemporanei e geniale musicista senza rivali nel genere leggero. Di lui si ricorda innanzitutto Orfeo all’inferno, del 1860, ma in ogni circostanza scelse librettisti azzeccati e geniali (Meilhac e Helévy) e riuscì grazie al suo talento a far applaudire le sue satire più feroci perfino da coloro cui erano indirizzate. In Austria l’operetta si sviluppò autono-
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mamente, grazie allo stretto legame col valzer viennese, e spopolò grazie a J. Strauss junior, il cui maggior successo (nel genere) fu Il pipistrello (1874), ma del quale è bene ricordare anche Lo zingaro barone e Una notte a Venezia. Altro esponente fu Franz von Suppé, che si distingue per l’eleganza melodica e una nitida caratterizzazione delle idee musicali, noto per Boccaccio e Cavalleria leggera. Dal punto di vista dei contenuti, l’operetta viennese differisce da quella di Parigi per la maggiore importanza conferita all’elemento sentimentale a discapito di quello parodistico, affidato in genere a un solo personaggio sul quale si concentra la parte comica della trama, e che è in genere affidata al basso, spesso nominato “il buffo”. Tra gli altri compositori in stile viennese occupa un posto preminente Franz Lehár, membro della corrente “danubiana”, del quale si ricorda senz’altro La vedova allegra, che dopo la sua apparizione viennese nel 1905 ebbe risonanza mondiale e servì da modello a quasi tutti i compositori di operette di ogni paese. Egli crea un’atmosfera diversa rispetto a Strauss, il valzer si fa più lento, più languido, e i colori orchestrali meno scintillanti, ma con una melodia personale intrisa di nostalgico sentimentalismo. In Inghilterra fra i cultori del genere operettistico sono da annoverare sir Arthur S. Sullivan (1842-1900), autore di The Rose of Persia, e Sidney Jones (1869-1914), famoso per The Geisha. Oltremanica l’operetta è contrassegnata dal tono satirico di sfondo sociale insito nell’animo britannico con una spiccata predilezione per i non-sense, insieme ad uno stile musicale brillante che spazia dallo stile italiano all’oratorio haendeliano. In Italia l’operetta non ebbe terreno fertile; nacque anche qui dall’importazione francese e viennese; Mario Costa, Virgilio Ranzato, Giuseppe Pietri ne furono protagonisti per circa un trentennio dagli inizi del ‘900. Ma l’Italia non ebbe mai, in questo genere, il ruolo di primissimo piano che può invece rivendicare nell’opera: tra i motivi innanzitutto la
mancanza di un vero teatro di prosa leggero dal quale attingere trame ed interpreti; in secondo luogo la mancanza di un tessuto sociale e politico unitario e moderno come punto di riferimento dello spettacolo, che restava circoscritto ad aree dialettali; infine proprio la tradizione lirica influì negativamente sullo sviluppo dell’operetta (ma non dimentichiamo che in Italia il periodo verista e della scapigliatura musicale non ha paragoni con altri paesi per importanza e consistenza). Fra i titoli si annoverano Addio Giovinezza e Acqua cheta (Pietri), Cin-Ci-Là e Il paese dei campanelli (Ranzato), Scugnizza e Posillipo (Costa), La duchessa del Bal Tabarin e La Danza delle libellule (Lombardo). Nel XX secolo le nuove trasformazioni della società e dei mezzi di comunicazione hanno portato il gusto del pubblico verso nuovi generi musicali e di spettacolo… È il tempo della rivista (in Italia ne furono protagonisti soubrettes, femme-fatales e comici di prim’ordine: Wanda Osiris, Delia Scala, Anna Magnani, Isa Barzizza, Erminio Macario, Totò, Gino Bramieri solo per citarne alcuni), degli intrattenimenti jazz e del musical, che sulle due sponde dell’Oceano attrasse il pubblico con un fascino che dura ancora oggi. In Francia sorgono le Folies Bergère, il Lido e altri locali alla moda che porteranno un certo tipo di “varietà alla francese” in parte prodotto del precedente ma con tempi e modi completamente differenti.
Il balletto Il balletto è un particolare tipo di rappresentazione coreografica che nasce a partire dal primo Rinascimento dalle composizioni dei maestri di ballo presso le corti signorili italiane e francesi. La sua storia, affascinante come quella di tutte le forme artistiche, è lunga, artico-
Lo schiaccianoci
lata, ed impossibile da riassumere in un breve scritto… Cerchiamo comunque di ricostruire le tappe fondamentali che l’hanno fatto giungere alla forma più attuale, per la quale si intende una varietà di rappresentazioni sceniche di un dramma che si racconta tramite la danza e la pantomima, generalmente accompagnato da musica ed interpretato da danzatori secondo una coreografia predeterminata (che svolge in sostanza la funzione dello spartito musicale). Si include in genere anche il balletto moderno, che nasce dalla scuola russa. Il termine balletto si comincia a trovare in Italia al posto di ballo agli inizi del Cinquecento. Una prima testimonianza di messa in scena di uno spettacolo danzato legato ad un tema unitario si trova sempre in Italia, durante il banchetto di nozze fra Gian Galeazzo Maria Sforza e Isabella d’Aragona nel 1489 a Tortona. La rappresentazione allegorica prende il nome di balletto conviviale e verrà imitata in molte altre corti negli anni successivi. In Francia le origini del balletto sono legate alla nascita del ballet de cour ad opera dell’italiano Baldassarre Baltazarini da Belgioioso, mentre in Inghilterra lo sviluppo della danza teatrale pare invece legato alle Masque, danze mascherate che si svolgevano durante i balli reali con la partecipazione degli stessi sovrani e che comprendevano danze, canti e recite di poesie secondo programmi e testi predefiniti. Caterina de’ Medici, membro della signoria di Firenze, divenne regina di Francia nel 1547 sposando il re Enrico II, e lì introdusse gli stessi spettacoli che aveva conosciuto in Italia. Gli storici considerano il Ballet Comique de la Reine come il primo vero balletto; era uno spettacolo sontuoso che durava circa cinque ore e mezza, rappresentato la prima volta il 15 ottobre 1581 in onore delle nozze fra il Duca di Joyeuse e Marguerite de Vaudemont, sorella della regina. Il balletto raccontava del mito antico di Circe, ed includeva musica strumentale, canto, lettura di versi e danza. Poiché la tecnica di danza era estremamente limitata, il compito di impressionare il pubblico fu delegato ai costumi spettacolari e alle grandi scenografie. Un necessario salto temporale ci porta alla seconda metà del ‘700, quando il francese Jean-Georges Noverre e l’ita7
Rudolf Nureyev e Carla Fracci nell'interpretazione di “Romeo e Giulietta” del 1981
liano Gasparo Angiolini elaborarono una riforma del balletto diretta a emancipare la danza dalle altre forme sceniche (canto e declamazione), alle quali era subordinata negli spettacoli teatrali, e ad affidare ai balletti il compito di narrare autonomamente delle vicende drammatiche. Nel secolo seguente, in pieno Romanticismo, l’attenzione per l’occulto, il soprannaturale e l’esotico trovarono nel balletto una forma d’arte congeniale. In Francia, e in particolare al Teatro de l’Opéra di Parigi, nacque il balletto considerato come il punto di partenza del romanticismo nella danza: La Sylphide, danzato da Maria Taglioni su coreografie del padre Filippo (1832). La trama rifletteva in pieno temi cari al romanticismo: l’amore impossibile tra un uomo e uno spirito, l’ambientazione in Scozia, magie e spiriti danzanti. La Taglioni si distingueva per leggerezza e grazia, sollevandosi per la prima volta sulle scarpette di raso a punta rigida, che sottolineavano il distacco della ballerina dal mondo terreno. Per lei venne anche messo a punto un costume bianco in
Margot Fonteyn in un’immagine che evidenzia il senso di leggerezza espresso dal corpo e dai movimenti di una ballerina
mussola, il tutù, che diventerà emblema della ballerina. Alla fine dell’Ottocento, l’Opéra perse il predominio e il balletto romantico rinacque a nuova vita nelle creazioni dei grandi balletti narrativi di Marius Petipa, coreografo dei Balletti Imperiali presso la corte russa. Il balletto in Russia aveva già una sua storia, promossa dalle zarine Anna e Caterina tramite l’Accademia di Danza di San Pietroburgo; Caterina II in particolare contribuì richiamando i migliori coreografi d’Europa. Tra loro il francese Marius Petipa, che diresse i balletti imperiali per circa un trentennio creando grandi capolavori (che si avvalevano per altro dell’affascinante musica di Tchaikovsky), tra cui: La bella addormentata (1890), Il lago dei cigni (1895, in collaborazione con Lev Ivanov) e Lo schiaccianoci (1892, coreografia di Ivanov). Petipa sviluppa al massimo tecnica ed espressività, che saranno caratteristiche della scuola russa, che unisce l’elemento maschile del-
la danza, cioè il vigore atletico e la precisione tecnica, con quello femminile, caratterizzato da grazia e malinconia. Altra tappa fondamentale è la costituzione a Parigi nel 1909 dei Balletti russi di Sergej P. Djagilev, grande organizzatore e ispiratore della rivoluzione da cui nascerà il balletto moderno. Con i Balletti russi, che si impongono ovunque per novità creativa e forza espressiva, nasce un nuovo rapporto tra danza, musica e arti figurative. Tra i capolavori realizzati si ricordano Shéhérazade (1910), basato sul primo racconto di Le mille e una notte con musica di Nikolaj A. Rimskij Korsakov e coreografia di Michail M. Fokine, La sagra della primavera (1913) e L’uccello di fuoco (1910), con musica di Igor F. Stravinskij e coreografia del grande Vaclav F. Nižinskij. I principi estetici dei Balletti russi si diffondono anche in altri paesi, sviluppandosi in Francia con Serge Lifar; in Gran Bretagna con Frederick Ashton e la scuola del Royal Ballet di Londra, con la sua guest star Margot Fonteyn, elegante, veloce e molto espressiva. Ospiti del Royal Ballet sono stati alcuni artisti russi trasferitisi in Occidente, come Natalia Makarova, Rudolf H. Nureyev e Michail N. Barysnikov, dotati di tecnica eccezionale e notevole passionalità. In Italia, dopo la stagione ottocentesca, il balletto subisce un arresto fino agli anni Trenta del Novecento quando a Roma il coreografo ungherese Aurél M. Milloss riporta nuovo fervore collaborando con musicisti e pittori. Anche l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano è fucina di talenti: Carla Fracci e Alessandra Ferri ne sono state parte, ed oggi Roberto Bolle è fra i ballerini più richiesti del panorama europeo. . A cura di P. Magnaghi e G. Rainoldi
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FILARMONICA E “AL RITMO DELLO SPIRITO” INSIEME PER UN ECCEZIONALE CONCERTO DI MEZZA ESTATE
In un sabato che più di primavera inoltrata sa di autunno, la Filarmonica con il suo tradizionale concerto ha rallegrato la serata del numerosissimo pubblico che ha sfidato il maltempo per non perdere la prima (si spera di una lunga serie, come ha sottolineato anche il Sindaco Arrara, intervenuto alla serata) compresenza in un concerto del bandòn e del Coro Gospel “Al ritmo dello spirito”. Il concerto è iniziato con le parole del prevosto della Basilica di Santa Maria Nuova, don Paolo Masperi, al quale è andato il ringraziamento degli organizzatori per l’ospitalità all’interno della chiesa; allo stesso don Paolo, in procinto di recarsi a Mesero per una nuova tappa del suo ministero, la Filarmonica ha dedicato, al termine del concerto, il corale tratto dal poema sinfonico Finlandia di Sibelius, uno dei pezzi da lui più amati. A seguire, il saluto del Presidente della Filarmonica, Alessandro Bagnaschi, e subito si è passati alla prima parte del concerto, che prevedeva l’intervento del Coro “Al ritmo dello spirito”, diretto da Alberto Meloni; la bravura dei componenti del coro è ben nota, e anche in questa occasione è
emersa appieno nell’esecuzione di alcuni dei loro cavalli di battaglia, due dei quali composti dallo stesso Meloni; il piglio coinvolgente dei solisti ha ben scaldato animi e cuori degli spettatori. La seconda parte ha invece visto la realtà organizzatrice ed ospite, ovvero la Filarmonica, viaggiare nel tempo e nello spazio per un percorso nella musica statunitense. A fare da trait d’union con la prima parte, il primo brano, Gospels’ Favourites!, per proseguire poi con il divertente The Entertainer di Scott Joplin. Anche l’esecuzione della banda, come sempre diretta impeccabilmente da Carlo Zappa, ha mostrato per l’ennesima volta l’altissimo livello raggiunto dai musicanti (grazie soprattutto, è bene dirlo, all’impegno costante nelle prove e alla sintonia che si può raggiungere solo conoscendosi e suonando insieme). In ogni pezzo era evidente il lavoro per ottenere dinamiche perfette e cambi di tempo e ritmo da manuale. Da evidenziare, oltre alla qualità dell’insieme, le performance dei solisti, Elisa Parma al flauto in Symphonic Overture, Emanuele Dal Secco al flicorno baritono in Dakota, Leonardo Castello al sax contralto nel bis Amazing Grace, fino al siparietto di Riccardo Savioli e Giorgio Magistrelli (rispettivamente al sax contralto e al sax tenore) in In the Mood, pezzo nel quale ha brillato anche la tromba di Giorgio Borghi, che ha eseguito anche un assolo in Summertime, in alternanza con il fratello Stefano, vocalist d’eccezione della serata, perfetto inter-
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prete sia del brano di Gershwin sia di What a Wonderful World. Non è mancata ai bandisti la possibilità di divertirsi con When the Saints Go Marching In, reso esplosivo nel finale grazie al sapiente uso dei ‘pianissimo’ poco prima dell’ultima sezione. E, dulcis in fundo, l’attesissima compresenza di banda e coro in un’intensissima esecuzione del brano Total Praise, applauditissimo dal pubblico, che ne ha chiesto l’immediata riesecuzione. Paola Magnaghi
IN RICORDO DI ESTER MANTEGAZZINI La signora Ester Mantegazzini ha sicuramente rappresentato per Banda Filarmonica un riferimento, al di là della carica di Presidentessa Onoraria dalla stessa ricoperta. In ogni occasione la sua presenza discreta era una certezza e una garanzia di supporto non solo a parole. Ricordo ancora quando, in occasione della mia prima nomina a Presidente, la signora Ester, che già conoscevo, mi avvicinò e mi raccomandò di avere cura della “nostra Banda” richiamandomi in modo molto diretto alla responsabilità caratteristica del ruolo che mi sarei trovato a ricoprire. Penso che l’uso dell’aggettivo possessivo “nostra” affiancato a “Banda” esprima veramente l’attaccamento e l’affetto che la lega-
va al nostro sodalizio. Anche in altre occasioni ebbi modo di risentire questa espressione e sempre in queste frasi erano presenti orgoglio per i risultati conseguiti e una sorta di preoccupazione perché nulla potesse turbare la crescita e lo sviluppo della nostra Associazione. Anche negli ultimi tempi, pur dovendosi confrontare con problemi di salute, ha sempre voluto manifestare la sua vicinanza a tutti i musicanti e ai Consiglieri anche solo esprimendo apprezzamento per quanto stavamo facendo. Ricordo che lo scorso anno, in occasione degli auguri di Natale, davanti ai bandisti che si esibivano in alcuni brani natalizi, mi prese un braccio e, in un tono che non am-
metteva repliche, mi disse che dovevo essere orgoglioso di essere presidente di un gruppo così valido aggiungendo poi che era bello e dava soddisfazione vedere tanti ragazzi giovani che partecipavano con costanza alle attività. Ritengo che questa sia una delle immagini più belle della figura della nostra Presidentessa Onoraria e sono certo che continuando a mantenere alto il nome di Banda Filarmonica con un’attenzione particolare alla qualità del nostro percorso e un occhio di riguardo ai giovani, continueremo a farla sentire orgogliosa di dire “la nostra Banda” pensando a Banda Filarmonica. Alessandro Bagnaschi
21 GIUGNO, FESTA EUROPEA DELLA MUSICA Musica “Corrado Abriani”, che fanno parte di questa ulteriore formazione di Banda Filarmonica, insieme ad alcuni elementi con maggiore esperienza musicale, che li supportano nelle prime esperienze di partecipazione in un gruppo, hanno eseguito alcuni brani di geneLa Junior Band al concerto del 21 giugno re moderno e La Festa Europea della Musica non è rock, quindi anche con la presenza di un festival. È una grande manifestaziostrumenti non prettamente bandistici ne popolare gratuita che si tiene il 21 come batteria e chitarra elettrica. giugno di ogni anno per celebrare il solIl prof. Emanuele Dal Secco, insegnanstizio d’estate, e quest’anno è giunta te presso la Scuola “C. Abriani” di Banalla ventesima edizione. da Filarmonica, ha diretto la compagine Banda Filarmonica, per accentuare angiovanile assistito anche dalla brava cora di più (se possibile) il carattere Antonella Bianchi nel ruolo di presentaspontaneo e soprattutto lo spirito di diftrice. È stato quindi raggiunto un imporfusione della pratica musicale, è stata tante traguardo per gli allievi della Jupresente sabato 21 giugno in Piazza nior Band a coronamento dell’anno scoMarconi non in formazione concertistilastico, in quanto per la prima volta si ca, o da sfilata, ma con bandisti e allievi sono esibiti senza avere a fianco l’ala della Junior Band, la formazione creata protettiva dell’Orchestra principale. Il allo scopo di far compiere i primi passi, Bandòn infatti ha ovviamente supportaaccompagnati da bandisti più esperti, to i giovani in tutte le necessità logistiagli allievi che provengono dalla propria che e il Maestro Carlo Zappa e il Prof. Scuola di Musica. Emanuele Dal Secco hanno diretto i Oltre 20 giovani allievi della Scuola di giovani nelle prove preparatorie, ma 10
lasciando completamente la scena a loro di fronte al pubblico. Soddisfazione quindi per la riuscita, considerando che l’età media dei componenti sul palco era abbondantemente sotto i 20 anni. La serata è poi proseguita ancora sotto l’organizzazione di Banda Filarmonica con il trio Jazz “MaidireMiles”, composto da Daniele Pozzi e Daniele Cortese (insegnanti di chitarra e basso elettrico presso la Scuola “C. Abriani”) e dal batterista Andrea Varolo, che hanno accompagnato il pubblico fino a fine serata con le loro reinterpretazioni delle musiche e sonorità del grande Miles Davis nell’ambito del progetto chiamato appunto “MaidireMiles”. Stefano Pareti
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UN ANNO “BIG” PER LA NOSTRA “BAND”! A poco più di un anno di distanza dal debutto della Big Band, avvenuto lo scorso luglio nella splendida cornice di Piazza Marconi ad Abbiategrasso, ho il piacere di farmi portavoce del progresso della formazione la quale, fin dal suo stato embrionale, non ha mai smesso di emozionare e stupire il pubblico. Banda Filarmonica si è presa cura di questa sua nuova realtà artistica fin dagli albori, consapevole dell’abilità dei musicisti facenti parte del gruppo - ammirevolmente diretto dal Maestro Carlo Zappa - e dell’audace compito di estendere la cultura musicale del jazz e dello swing nel territorio. La mia collaborazione con la band è coeva alla sua nascita: ho esordito in veste di presentatrice a fianco di Stefano Borghi - al quale rivolgo un ringraziamento sincero per aver intrapreso con entusiasmo questa avventura e per continuare ad essere un importante punto di riferimento - per poi cimentarmi anche nel canto. Ricordo l’emozione provata quando mi fu proposto di ricoprire gli incarichi citati poc’anzi; prima di allora non mi ero mai sperimentata in questi ambiti, sep-
pur io sia sempre stata una ragazza dalla particolare sensibilità artistica, e sono lieta che Banda Filarmonica abbia voluto investire sulla mia persona, concedendomi la possibilità di crescere personalmente mettendomi al tempo stesso al servizio del gruppo. Entrambe le esperienze si sono rivelate estremamente positive e di grande impatto 20 giugno - La Big Band alla “Serata Jazz & Swing” di Ozzero con il pubblico: sulle note di Duke Ellington, di Gorni Kramer e di altri grandi della musica jazz, impeccabilmente eseguite dai musicisti della nostra Big Band, gli spettatori non possono che divertirsi ed emozionarsi, riscoprendo il piacere di ascoltare un genere musicale solo apparentemente “d’altri tempi”. Certi che i successi conseguiti dalla Big Band possano proseguire a gonfie vele, vi aspettiamo, numerosi Piazza Castello, 24 come sempre, ai prossimi appuntamenti. 20081 Abbiategrasso (MI) Tel. 02 94.62.910 Antonella Bianchi www.trattoriacrocedimalta.it info@trattoriacrocedimalta.it LOCALE CLIMATIZZATO
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“LA FILARMONICA È…”
n. 54 - Novembre 2014
ABRIANI E IL NUOVO CORSO DELLA BANDA Speciale a vent'anni dalla scomparsa di Corrado Abriani (seconda parte) Il Maestro Corrado Abriani racconta l'evoluzione della banda e la sua esperienza in Filarmonica sui numeri dell'informatore musicale La Filarmonica è... Testimonianza del Maestro Carlo Zappa Con grande immutata commozione volgo il pensiero al Maestro Corrado Abriani. Lo ricordo Maestro di onestà, di umiltà ma soprattutto Maestro di musica per la quale ha vissuto intensamente per tanti anni, lasciando a tutti coloro che hanno collaborato con lui un indelebile ricordo di professionalità e serietà. Personalmente sto cercando di farne tesoro. Devo ancora percorrere molta strada per poter dire a me stesso che, anche in minima parte, avrò fatto o dato qualcosa per la musica e, memore dei suoi preziosi consigli e sollecitazioni, continuerò a lavorare per la sua tanto amata Filarmonica. Oggi, che ho l’onore di rappresentarla, il mio sforzo sarà di mantenere sempre alto il prestigio di questa istituzione. Sono riconoscente alla signora Maria Teresa Abriani per avermi concesso di accedere all’archivio del Maestro: sicura di interpretare il mio desiderio, mi ha omaggiato di parecchio materiale musicale che, per mio tramite, è ora a disposizione della Filarmonica abbiatense. Sarà custodito gelosamente in attesa di poterne ripresentare i brani che il maestro aveva trascritto. Questo concerto è dedicato alla sua memoria che sempre è intrinseca in tutti noi. Carlo Zappa (novembre 1994) Sin dal primo numero del nostro informatore musicale “La Filarmonica è…”, il maestro Abriani accettò di collaborare con un intervento da collocare come articolo di apertura. Quei suoi scritti traevano spunto di volta in volta dal programma di un imminente concerto e tuttavia la circostanza era sempre l’occasione per proporre riflessioni di più ampia portata, aperte verso il più lontano orizzonte della banda. Non solo: a leggerli ora, uno dopo l’altro, quegli scritti rappresentano una sorta di puntate di un’unica enunciazione programmatica, cioè il progetto necessario per attuare quell’ascesa progressiva della banda che Abriani di volta in volta chiama: “identità nuova”, “nuovo corso”, “salto di qualità”; un’ascesa globalmente e lucidamente
impostata già dall’inizio ma che tuttavia viene esposta gradualmente, quando i tempi lo consentono, in relazione alle capacità ricettive della banda. Abriani conosceva il livello dal quale si partiva e quello d’arrivo: emblematica è la chiusa del primo articolo - “La Filarmonica è…” pronta! - che gioca cioè con la testata del notiziario per dare il “via!” al programma che avrebbe letteralmente rivoluzionato il modo di essere banda della “Filarmonica”. Questi scritti di Abriani costituiscono quindi, nella loro apparente impostazione teorica, il diario di come si è evoluto il suo concreto operare nella banda e pertanto consentono una lettura della storia del nostro complesso musicale dall’interno, così come i concerti sono l’aspetto esteriore di tale storia. C’è infatti l’altra storia della banda oltre a quella conosciuta dal nostro pubblico, una storia che viene prima, ignota ai più, concepita nella mente del Maestro e tradotta nella realtà solo per la perfetta sintonia tra lui e i musicanti, un uguale sentire che ha fatto diventare la banda ciò che noi tutti ora apprezziamo. E quella storia, raccontata in diretta a puntate e qui riproposta, mantiene il suo tono discreto e talvolta quasi intimo fino alla fine, fino all’ultimo brano con il quale il Maestro, già gravemente malato, ci avvolge con “i vapori della musica” per preparare noi inconsapevoli all’aspro distacco.
Maggio 1988
CHE MUSICA, MAESTRO! Il Presidente della Filarmonica Pietro Galbiati, con i suoi modi sempre discreti, mi ha “offerto” le bozze del primo numero di “La Filarmonica è…” - Informatore Musicale della Banda La Filarmonica - affinché ne facessi una lettura in anteprima e accompagnando il gesto con un garbato invito per la una mia eventuale collaborazione. Era una sera di metà maggio, poco prima di una prova con la Banda. Rientrato a casa ho letto il contenuto dei vari interventi e mi sono subito chiesto: cosa potrò ancora dire, quale contributo di novità? Muovo perciò questi primi passi con cautela e rispetto del lavoro e dell’impegno di tutti perché l’“Informatore” merita il più ampio consenso e sostegno. L’augurio è che questo nuovo foglio susciti entusiasmo, volontà I
di operare, fantasia di proposte. “La Filarmonica è…” potrà e dovrà diventare un punto di riferimento per tutti gli abbiatensi: alla Banda Filarmonica è dovuto, per la sua storia e il suo presente, questo consenso. Si tratta di un salto di qualità necessario che arricchisce, con la sua presenza, il patrimonio culturale cittadino. Potrà e dovrà stimolare iniziative educative, di spettacolo e di cultura. Potrà e dovrà stanare tutte quelle forze, specialmente pubbliche, per un confronto serio e concreto sulle esigenze emergenti e necessarie di una città come Abbiategrasso, prima fra tutte la Scuola Civica di Musica dalla quale potranno discendere tante altre iniziative anche indotte. Non è il “cuore” di chi soffre, fortunatamente, di… mal di banda, a proporre o suscitare un dibattito, dall’auspicabile immediato seguito, ma il senso razionale e logico dell’osservazione della realtà cittadina e di tutte le componenti che ad essa concorrono. “La Filarmonica è…” pronta!
Novembre 1988 Ideare il programma di un concerto, anzi di una stagione, è opera delicata e complessa: occorre tenere conto di molteplici problemi che devono essere risolti preventivamente per consentire di operare bene e in tempo. La Filarmonica ha, per questo scopo, un organismo specifico: la Commissione Artistica che affianca il maestro nell’ideare e progettare i programmi. Nulla è lasciato al caso ma pragmaticamente predisposto dove le scelte musicali vengono filtrate e verificate nella loro fattibilità di proposta in funzione del nu-
Concerto di Novembre 1982
“LA FILARMONICA È…”
n. 54 - Novembre 2014
Novembre 1989 Eccoci finalmente alle prime, ma non certo definitive, conclusioni sul rapporto programma-organico bandistico. Il maestro si muove nelle scelte, anche tenendo presente la disponibilità organica del complesso (media banda) e di quella dei singoli esecutori presenti. Questi due fattori determinano quegli adattamenti necessari di strumentazione “dirottando” sugli strumenti al momento utilizzabili quelle parti pensate e scritte originariamente per altri strumenti, sia perché ormai scaduti nell’uso pratico (ottavino e flauto in RE bemolle, tromba in MI bemolle, ecc.) sia perché non tutti ancora stabilmente presenti nell’organico della Filarmonica appaiono strumenti come il corno inglese, il fagotto, i tromboni, i corni in FA, ecc. Tutto ciò comporta un gran lavoro di riscrittura sapiente delle nuove singole parti, del loro intreccio complesso e vario perché timbro e tessitura (cioè l’ambito dei suoni - dal più grave al più acuto - in cui si può “muovere” uno strumento) non sempre sono trasferibili pari pari da uno strumento all’altro. Nel primo caso il problema si è posto in Euriante e Invito alla danza (partiture del primo Novecento) mentre per il secondo caso nel resto del programma. L’attuale e diversa tecnica di strumentazione sia nelle trascrizioni che nei brani originali rispetto a un tempo induce a definire la Banda come “un’orchestra a fiati” perché il “colore” tipico della banda, cui siamo abituati ad ascoltare, in qualche modo sfuma e si avvicina a quello di un’orchestra e per l’impiego di quegli strumenti tipicamente orchestrali come l’oboe, il corno inglese, il fagotto, tromboni, corni in FA, varia percussione (non più solo tamburo, gran cassa e piatti) con timpani, campane, xilofoni, glockenspiel, rototoms, ecc., e per la scomparsa graduale di sax soprano, clarinetto piccolo in LA bemol-
Concerto di Novembre 1989
mero delle prove disponibili, l’organico della banda, le sedi delle esecuzioni in pubblico. Uno sforzo di fantasia notevole nella ricerca di accostare, nel rispetto della grande tradizione bandistica, il “vecchio” e il “nuovo”. Dal repertorio classico e operistico le migliori trascrizioni a carattere sinfonico (sono pertanto escluse le “fantasie” d’opera) e dalle composizioni originali per banda ciò che si ritiene valido come proposta. A questo proposito è importante, a mio avviso, stare al passo dei tempi e sapere cogliere le mutazioni che in campo nazionale, e soprattutto internazionale, avvengono in termini di evoluzione musicale, strumentale e timbrica. Non a caso quindi il programma è diviso nettamente dove al repertorio classico e della tradizione della prima parte si contrappone, nella seconda parte, musica originale per banda in cui emergono con immediatezza le sostanziali differenze melodiche e timbriche. È una strada nuova che rompe, in parte, con la tradizione ma che indica nuove strade ed esperienze. Il pubblico non ascolterà solo musica di tutto “riposo” ma verrà sollecitato ad un ascolto attivo e critico. La Filarmonica è anche questo: rinnovamento nella continuità, contributo educativo e culturale. Gli argomenti qui appena tracciati saranno motivo di approfondimento alla prossima occasione.
Giugno 1989
IL PROGRAMMA, COME E PERCHÉ DELLE SCELTE Come ogni anno l’ideazione e la scelta della musica da proporre comporta un’attenta ricerca fra un’ampia rosa di nomi, di autori e di
titoli che a poco a poco si riducono man mano che la verifica pratica procede. Come accennavo nell’articolo apparso nel novembre scorso su “La Filarmonica è…”, l’attenzione è stata rivolta su trascrizioni di brani sinfonici e composizioni originali per banda. Ci si è mossi su due fronti: quello del materiale, cioè le singole parti degli esecutori e quello del maestro, cioè la verifica nelle prove musicali. Nel primo caso la biblioteca della Filarmonica offre opportunità e suggerimenti notevoli per la quantità di musica conservata. Qui sono nate alcune difficoltà a volte per la scarsa qualità del materiale (parti anche manoscritte o poco chiare per chi deve leggere e suonare contemporaneamente) e a volte per l’impiego di strumenti ormai in disuso e non più presenti nella Filarmonica. I compositori più progressisti (Strawinsky ecc.) e anche il jazz hanno determinato un cambiamento nel gusto dell’impasto strumentale, per cui anche la banda si è arricchita di strumenti come oboe, fagotto, tromboni a coulisse, corni e tanta e nuova percussione, ma perdendo gradualmente sax soprano e la famiglia quasi al completo dei flicorni (sopranino, tenore, contralto che pure sono ancora presenti nell’attuale organico della Filarmonica). Il “colore” tipico della banda sfuma così gradualmente per avvicinarsi sempre più all’orchestra…! A questo punto il maestro cosa può fare? Il maestro Abriani (a destra) dopo una recita al Teatro alla Scala con il sovrintendente del Teatro Antonio Ghiringhelli (terzo da sinistra), Ve lo racconterò la prossima il direttore d'orchestra Gianandrea Gavazzeni (quarto da sinistra) volta. e il tenore Luciano Pavarotti (quinto da destra) II
“LA FILARMONICA È…”
le, flicorno contralto e tenore, oppure per il loro diverso modo di utilizzarli che a volte esclude ciò che è tipico nella strumentazione bandistica cioè il raddoppio per classi o famiglie strumentali. Il frutto di questo ampio lavoro di analisi e di scrittura si concretizza nell’ascolto dei brani che mi auguro, così proposti, non tradiscano l’originale spirito evocativo delle composizioni attraverso anche la ricerca di un elevato livello esecutivo.
Giugno 1990 Nei numeri precedenti - “La Filarmonica è…”, novembre ‘88 e giugno ‘89 - avevo tentato di spiegare come nascono il progetto e i criteri di scelta del programma musicale di una intera stagione bandistica, mentre nel numero di novembre ’89 mi addentravo in un’analisi più tecnica e, in parte, storica dell’evoluzione dell’impiego di determinati strumenti e del linguaggio a cui è strettamente connesso. Oggi, nel clima di grandi e veloci trasformazioni sociali e culturali, spesso la fuorviante pressione dei “media” privilegia le ragioni di mercato pilotando i gusti a un consumo gigantesco e miliardario hamburger musicale livellato al basso e insapore - la cui proposta musicale è raramente riconducibile a sufficiente e dignitosa espressione. Schemi banali o contenitori musicali da catena di montaggio senza arte e genio, pacchetti di note ben confezionati, cadeaux al… pentagramma con fiocchetti e lustrini luccicanti per l’uomo-allodola del nostro tempo. Musica da ipnosi collettiva utile solo a discografici, sociologi, ecc. Che identità e che valore storico può ancora avere la “banda” oggi, in questo quadro non certamente confortante? Essa non può essere limitata a mera funzione folcloristica e utilizzabile nelle pure irrinunciabili manifestazioni pubbliche proposte.
L’identità della banda è anche, e soprattutto, nella sua originale funzione aggregatrice di giovani e non giovani, coltivando il loro forte desiderio di fare musica al massimo livello consentito dalle loro capacità, dal maestro, dall’organizzazione della banda stessa. La scelta dei programmi è perciò opera di grande equilibrio, realismo e sana ambizione. In questa realtà e identità la banda non può temere di essere fagocitata perché il suo valore culturale e la sua radice popolare sono e restano insopprimibili.
Concerto per il gemellaggio tra la Filarmonica e la Knabenkapelle di Ellwangen - Quadriportico di S. Maria - Ottobre 1991
Novembre 1990
DIECI ANNI
Vorrei subito sgombrare il terreno affinché questo scritto possa essere interpretato come una sorta di auto-celebrazione: è un atteggiamento mentale che non mi appartiene, e da sempre. Si, dieci anni con la “Filarmonica” inducono a riflessioni in cui si accavallano intense emozioni e sentimenti molteplici. Dieci anni durante i quali c’è stata una reciproca e continua opportunità di arricchimento interiore, di crescita culturale e umana irripetibili e che giorno dopo giorno, con intatto fervore ci accompagna nel nostro divenire artistico. La “Filarmonica” in questi anni ha realizzato un notevole salto di qualità, il consenso unanime lo testimonia ma, come in ogni campo di espressione - in particolare quella artistica e specificatamente quella musicale - non può considerare il livello raggiunto un appagante punto d’arrivo. Alcune carenze organiche spesso costringono ad adeguare le partiture alla realtà esistente anche se i risultati possono essere definiti soddisfacenti. È augurabile che nei prossimi anni le nuove leve colmino queste antiche lacune. Vorrei ricordare solo due momenti salienti di questi dieci anni: Brescia - Piazza della Loggia, settembre 1988; e Abbiategrasso Quadriportico di S. Maria Nuova, settembre 1990. La “Filarmonica” in queste occasioni ha espresso tutto il suo grande e genuino carattere di Banda 28 aprile 1991 - La Filarmonica vince il 1° premio al Concorso Internazionale di Ispra di “razza” con esecuzioni III
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di alto livello artistico. Non a caso uno dei brani del concerto del 24 novembre 1990, l’Ouverture da concerto di L. Bernstein può essere inteso sia come “summa” di tanti anni di lavoro, per le difficoltà che esso comporta, sia per le novità ritmiche insite nella composizione dalle quali la “Filarmonica” saprà uscirne ancora una volta vincente. Inoltre sarà un deferente omaggio in memoria del grande musicista scomparso. Grazie Abbiategrasso, grazie Presidente Galbiati, grazie Dirigenti e Musicanti della “Filarmonica” per questi bellissimi dieci anni di felice fatica.
Giugno 1991
UN SALTO DI QUALITÀ Da anni vado dicendo, e scrivendo, che la “Filarmonica” è una splendida realtà di cui Abbiategrasso può e deve essere orgogliosamente fiera. Sono quasi centocinquant’anni che essa onora la città con servizi, concerti e manifestazioni varie realizzate, specie recentemente, a un livello esecutivo di assoluta eccellenza. Ciò è merito principale dei componenti il complesso che sono notevolmente cresciuti in qualità e capacità e del loro convincimento di poter raggiungere traguardi che inizialmente potevano sembrare impossibili. Inoltre l’appassionata e puntuale partecipazione dei Dirigenti, che si sviluppa tra molteplici problemi e difficoltà, ha sempre consentito a tutti quell’agio e quella serenità che occorre siano presenti durante le esecuzioni. Da questa sincera e pubblica testimonianza mirata a gratificare ogni componente della “Filarmonica”, a qualsiasi livello di impegno e responsabilità sia esso collocato, sorge naturale la domanda: “Ora che fare?”. Prima, fra tutte le cose, è quella di conservare un atteggiamento mentale di umiltà, non di
“LA FILARMONICA È…”
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Vespri siciliani; Rossini: Guglielmo Tell; Mozart: Le nozze di Figaro; Wagner: Marcia dal Tannhäuser, ecc.) , da balletti (N. Rota: suite da La Strada; P.I. Tchaikovsky: suite da Lo schiaccianoci), di L. Bernstein: West Side Story e la rapsodia di Chabrier: España. È pertanto emblematica la proposta di eseguire di Prokofieff la favola musicale Pierino e il lupo, composizione di grande Pranzo a Gudo Visconti, 21 febbraio 1993 - Il M° Abriani con Antonio rilievo culturale e di assoluta Montanara (a sinistra), Pietro Galbiati e Giuseppe Comincini (in piedi) novità nei programmi bandistici che permetterà di esaltare le remissività, di grande volontà di crescere e di innegabili e complessive qualità della prefigurarsi traguardi sempre più ambiziosi. “Filarmonica”. Non può e non deve esserci appagamento o, peggio, presunzione perché essi coincidono Giugno 1992 con l’inizio della decadenza. Ciò vale in tutte L’APPUNTAMENTO le espressioni umane ed è quanto mai calzante in una attività così fitta di trabocchetti e Il tradizionale concerto di metà giugno, che di agguati come quella musicale. la Filarmonica propone alla cittadinanza nel Rifuggire il precario e l’effimero, ricercare rinnovato e splendido quadriportico, consensempre, scavando nel fondo senza fine della te al complesso bandistico e al suo gruppo musica, una sua possibile verità espressiva. dirigente di mettere in evidenza la qualificata Un salto di qualità. organizzazione e le scelte artistiche del programma. Come sempre grande impegno nella prepaNovembre 1991 razione e nelle prove per raggiugere quel CAMBIARE PER CRESCERE livello esecutivo di eccellenza che la FilarmoLa volta precedente mi ero soffermato sul nica ha ormai “l’obbligo” di ottenere. Ciò è problema del “salto di qualità” ormai maturo anche confermato dalle numerose richieste e necessario al progresso artistico della che giungono alla sede della Banda di parte“Filarmonica”. È opportuno approfondire quecipazione a raduni, concerti, ecc. sto argomento per capire meglio le ragioni Fitti sono gli impegni di questo periodo: Alstoriche più generali analizzandone gli aspetbairate, Bergamo, Ellwangen (Germania) ti specifici. oltre al progetto di registrare una cassetta Da molto tempo la banda ha acquisito una proposta all’editore Vidale. identità nuova in osmosi tra organico e proLe novità in programma nel Concerto del 12 grammi. La copiosa produzione di musica giugno daranno alla Banda l’opportunità di originale, l’inserimento nell’organico di struesprimersi al meglio testimoniando così che menti del patrimonio tipicamente orchestrale il nuovo corso è una realtà ampiamente ac(con l’esclusione di altri di tradizione bandiquisita che valorizza e delinea sempre di più stica), le trascrizioni, il gusto sempre più sinil suo già significativo profilo artistico. fonico nelle scelte dei programmi dei concerti, hanno portato a un cambiamento parziale Novembre 1992 di identità fonico-timbrica e artistica della UN VIAGGIO A… banda. Tutto ciò ha comportato, e comporta, uno La sinfonia di Rossini, in programma nel consforzo, un impegno maggiori sotto il profilo certo del 28 novembre, mi ha suggerito alcutecnico esecutivo e interpretativo e che costine considerazioni non strettamente musicali tuiscono, nella attività della “Filarmonica”, le quali, peraltro, hanno costituito il mio prinquel salto di qualità ormai acquisito. cipale impegno intellettuale nella esclusiva Non a caso sono stati inseriti da tempo nel trascrizione per la “Filarmonica” realizzata la suo repertorio brani originali come Invicta di scorsa primavera. Swearingen, le Suites n.1 e n.2 di G. Holst, È un brano divertente e, per certi versi, spentrascrizioni dal grande repertorio lirico sinfo- sierato e ironico: elementi espressivi che il nico (Verdi: sinfonie delle opere Nabucco, I grande pesarese sapeva utilizzare con tutta IV
la sapienza e l’istinto del suo genio. Ho la sensazione - come in un sogno - che anch’io, non so quando, compirò un viaggio meno fantastico ma irripetibile avvolto nei vapori di tutta la musica che io ho amato e amo particolarmente, quella cioè di Monteverdi, Bach, Mozart, Beethoven, Verdi, Rossini, Prokofieff. Nel tempo che precede una partenza è necessario salutare tutti coloro con i quali ho un debito di riconoscenza e affetto. Arrivederci, non addio, Filarmonica e Abbiategrasso: grazie a tutti per quanto siete riusciti ad arricchirmi spiritualmente, un patrimonio morale che custodirò gelosamente e al quale sempre attingerò. Attento! I musicanti sono già tutti al loro posto per iniziare il concerto: è finito il sogno di UN VIAGGIO A…
Giugno 1993
A PRESTO Sono passati sei mesi da quando, nel novembre ‘92, salutavo pubblico, dirigenti e musicanti per quel “viaggio” che stavo per iniziare e che il rossiniano Viaggio a Reims mi ispirava. Questa pausa dall’impegno diretto con la Filarmonica, che peraltro non ho trascurata avendo lavorato nei mesi scorsi a una importante trascrizione, è stata per me utile e necessaria. La voglia e la nostalgia di riprendere intriga con le opportune cautele anche di rapporti umani e in particolare con il M° Carlo Zappa che con entusiasmo e competenza ha preso le redini della direzione della Banda in questo periodo. Purtroppo, per ragioni che esulano dalla mia volontà, il concerto del 18 giugno nel Quadriportico sarà da me disertato anche come “spettatore”, ma non così per l’importante appuntamento del 28 giugno a Besana Brianza dove la Filarmonica si confronterà con le famose Bande internazionali. Sarà anche per me l’occasione di verificare se tutto si è normalizzato tanto da consentirmi di riprendere l’impegno a dirigere la Filarmonica. Con ciò saluto tutti e “a presto!”.
I LUOGHI (MENO) CONOSCIUTI DELLA MUSICA RESIDENZA VIGNALE A MILANO Nascere e vivere per anni nello stesso quartiere e non sapere che dietro la facciata di questo palazzo di via Toti 2 (Piazza Conciliazione) si nascondeva un piccolo gioiello: è quanto ho pensato con grande emozione la prima volta in cui sono entrato in questa villa e in questo piccolo angolo di Austria a Milano. Perché ne parliamo oggi e quale attinenza ha con la musica? Perché questa villa è stata teatro del fenomeno della Hausmusik, che vedeva i principi e i nobili ospitare i propri amici e conoscenti offrendo loro uno spettacolo musicale, in tempi in cui non vi era ancora la televisione. Questa tradizione è stata oggi ripresa dall’attuale proprietaria, la sig.ra Maria Luisa Menni, che ha ospitato alcuni eventi musicali, tra cui Piano City Milano: 3 giorni di musica a Milano con oltre 200 concerti. Ricordo che oggi questi eventi, completamente gratuiti, aiutano molto spesso nuovi artisti a farsi conoscere. Ma visitiamo ora la villa. L’edificio viene costruito negli anni 19051907 come dimora di un principe austriaco desideroso di risiedere a Milano, perché innamorato di una giovane milanese. Il progetto originale, firmato dall’architetto Gattermayer, è frutto anche della collaborazione con l’austriaco Adolf Loos, figura di spicco nell’architettura della Vienna “fin de siècle”. Venne costruito come “Hotel Particulier” (un tipo di costruzione che si trova in Francia e consiste in un’abitazione lussuosa e di vaste dimensioni a foggia di villa, ma costruita nel tessuto cittadino, spesso su più piani ed abitata da una sola famiglia oltre che dai domestici), costituito da due corpi di fabbrica: il principale verso strada, con facciata di taglio semplice e pulito, dove si uniscono elementi decorativi di gusto austriaco
tradizionale, come il balcone a quadri, e del liberty milanese, come i putti che sorreggono il terrazzo; destinato a residenza del Principe, è a due piani: al piano terra i grandi saloni con accesso sul cortile, al primo piano camere da letto e salottini.
Sull’altro lato del cortile, collegato con un corridoio pensile al corpo principale, il corpo interno, molto insolito, in stile bavarese con bovindo in legno (un particolare tipo di finestratura, in cui gli infissi e le ante vetrate non sono allineate al muro ma risultano seguire un percorso ad arco orizzontale aggettante dalla muratura) e balcone intarsiato. Era stato costruito per gli alloggi della servitù e al piano terreno come ricovero di carrozze e stalla per cavalli, con una pensilina in ferro battuto per proteggere dalla pioggia l’attacco dei cavalli alle carrozze. Dopo la morte in battaglia del principe, nel 1914, la casa passa nelle mani di diversi proprietari. Viene sopraelevata di alcuni piani negli anni ‘50, ma mantiene ugualmente intatto l’antico fascino della facciata e del cortile. Della decorazione originaria, all’interno notiamo lo scalone in marmo a sbalzo, con ringhiera in bronzo a riquadri, il pavimento dell’ingresso in marmo rosa e i pavimenti lignei delle sale.
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Il soffitto a cassettoni e i cancelli dell’originaria sala da pranzo sono stati eseguiti a Parigi intorno al 1910. Interventi successivi in stile settecentesco sono rappresentati dalla boise-
rie in oro (decorazione basata sulla copertura delle pareti con pannelli di legno, variamente intarsiati, incisi e intagliati), dai riquadri dipinti e dagli specchi. Nell’atrio un arazzo fiammingo del XVII secolo, alcuni quadri sacri del Nuvolone e quattro sovrapporte monocrome di scuola veneta. Particolarmente interessanti i grandi quadri a tempera di paesaggi immaginari e figurine di scuola emiliana sempre del ‘700. Rare le tre console napoletane in mecca dorata (la meccatura è una doratura eseguita con una foglia d’argento anziché d’oro) e la piccola angoliera romana. Nel salone principale si notano un prezioso camino monumentale in breccia nera e due grandi mensole per porcellane Napoli ‘700. Il Salotto Rosa contiene un importante trumeau napoletano ad arte povera della pri-
ma metà del XVIII secolo. L’arredo è poi composto da specchiere e console dorate, arazzi, quadri, tappeti e un raffinatissimo salottino siciliano in boiserie e specchi. Rimane assolutamente immutato l’aspetto originario in tutta la struttura di base, dai soffitti elegantemente decorati, ai pavimenti in parquet e marmo, al taglio pulito e grandioso dello scalone e delle sale. Dopo un minuzioso intervento di restauro, nel 2002 la casa diventa una sede di prestigio per eventi, congressi, esposizioni con il nome di “Residenza Vignale”. Gianni Milanese
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RICETTA ANBIMA PER UNA SOCIETÀ DEMOTIVATA E IN CERCA DI RISCATTO
BANDA, MUSICA ED ALLEGRIA: MESCOLARE BENE E SERVIRE BEN CALDO Dopo alcuni miei precedenti scritti volti ad informarvi periodicamente sulle molteplici attività svolte da ANBIMA, questa volta, anche per non tediarvi troppo, vorrei soffermarmi su un tema che certamente Vi è a cuore, non fosse altro perché ora siete qui, con L’Informatore musicale fra le mani, a chiederVi: cosa andrò a leggere ora di interessante stante il titolo?! Vorrei semplicemente condurvi a riflettere, in questo momento sociale ed economico di grande attesa, di disorientamento e crisi di valori in specie per i Nostri giovani che non intravedono un futuro roseo sia studentesco e tantomeno lavorativo, sull’importanza che hanno le Bande nella formazione socioculturale ed ovviamente musicale dei giovani. Fase formativa necessaria ed imprescindibile per coloro che saranno gli adulti di domani. Imparare ad essere protagonisti del tempo vissuto e non semplici spettatori di un mondo proiettato sullo schermo, sia esso uno schermo gigante od un cellulare. Esserci, essere fra la gente, essere presenti nei momenti salienti che scandiscono il vivere di una collettività, incrementare una tradizione che continua; dare un significato vero al proprio volontariato, contribuire alla coesione della comunità, condividere il proprio tempo con quello degli altri, creare legami con realtà vicine e lontane e, ovviamente, “promuovere e favorire l’educazione e la formazione musicale dei giovani”, come recita lo Statuto dell’ANBIMA, tutto questo rappresenta un valore di testimonianza civile e culturale insostituibile. Molti allievi che frequentano la Scuola Musicale “Abriani”, preziosa costola della Filarmonica di Abbiategrasso, sperimentano con successo la pratica bandistica divenendone membri. Notiamo in ANBIMA, a livello sia na-
zionale che regionale, grazie ai grandi numeri di associati che ci onoriamo di avere e che riferiscono a noi esperienze e giuste critiche, un’incapacità del sapere accademico a cogliere il profondo valore di esperienze come quelle bandistiche, viste ancora come un momento di mero divertimento e guardate con colpevole superficialità. Lo dimostra il fatto che la Banda, con la sua storia millenaria e con la sua importanza anche per i contributi che ha fornito alla musica classica, non è mai veramente entrata nei corsi del Conservatorio e dell’Università; eppure, prima o poi, i musicisti e i musicologi che vorranno studiare a tutto campo i modi di produzione e di fruizione della musica dovranno fare i conti con la presenza della Banda, pena una sociologia della musica volutamente parziale e un’organologia incompleta. La chiusura del sapere superiore, in ogni approccio alla cultura a prescindere dalla sola musica, corrisponde anche a una visione idealistica della Storia e della Musica, debitrice di quella suddivisione delle arti in “maggiori” e “minori” che tanto male ha prodotto nella nostra cultura di recente passato e che periodicamente, alla convenienza, viene riproposta. Infatti, nei Conservatori, spesso esiste solo il Corso di Strumentazione per Banda e nient’altro! Dire che auspichiamo che questa insulsa separazione venga superata è perfino ovvio, speriamo che le recenti iniziative, realizzate con il contributo ANBIMA, contribuiscano ad abbattere ingiuste e ingiustificate barriere, in modo tale che la musica sia davvero quel linguaggio universale che possa unire culture e popoli prescindendo da razze e religioni e tutti noi sappiamo quanto il tempo contemporaneo abbia bisogno di questo apporto. È risaputo che la musica, negli ordinamenti
di Elena Bruscagin Via G. Galilei, 37 - Abbiategrasso per appuntamento: tel. 345 658 5729 15
scolastici italiani di ogni ordine e grado, non ha mai avuto la giusta considerazione, si è disconosciuto il suo peculiare valore pedagogico e l’importanza che la musica ha avuto nella cultura italiana da secoli. Ebbene la Banda è spesso riuscita a coprire queste gravi carenze, portando la musica fra i giovani, e La Filarmonica di Abbiategrasso è una di queste realtà bandistiche, così come nel mondo del lavoro, svolgendo quel ruolo che la scuola italiana ha disatteso, quello di far capire ai giovani il collegamento antropologico tra passato (anche musicale) e presente (non solo musicale), tramandando di generazione in generazione l’identità culturale di un territorio, la storia di un popolo, i suoi usi e costumi, il vissuto storico e quotidiano dal quale non possiamo prescindere. L’esibizione della Banda non è solo folklore: certo, alcune di esse realizzano spettacoli divertenti con majorettes e giochi coreografici, ma anche in questo caso alle spalle c’è un paziente lavoro di preparazione. Che sia una Banda folkloristica, magari con repertorio di musica leggera, o che sia una Banda da concerto, l’impegno e la partecipazione per la riuscita della performance è il medesimo, il servizio che rendono alla comunità è lo stesso, può essere musicalmente di qualità più alta o più bassa, ma il ruolo che svolgono è ugualmente fondamentale, così come l’impegno e l’aggregazione. Il provenire da una stessa comunità, l’incontrarsi con i coetanei o con gli amici più grandi, lo stare insieme di generazioni differenti, il recarsi in un luogo comune, la passione per la musica, il rendersi conto dell’importanza che il gruppo svolge a livello locale, l’essere utili agli altri, alle istituzioni, al Comune come alla Parrocchia, tutto questo crea nei partecipanti al Gruppo bandistico un orgoglio di appartenen-
za, sano, positivo, propulsivo, profondamente ricco di senso, quanto mai importante in una (in)civiltà dei consumi che tutto mercifica e che riduce la comunicazione a un superficiale contatto dettato dallo sfioramento di un tasto. Oggi si parla tanto di comunicazione, ma è una falsa comunicazione, virtuale, fondata su rapporti impalpabili. Siamo dentro l’occhio del ciclone, ci passano accanto mille suoni e mille immagini, mille gesti e mille parole, ma nulla ci tocca davvero, tutto si svolge in superficie. Pochi i luoghi dove fare esperienze umane profonde, pochissime le modalità di incontro fra gli uomini intesi come entità spirituali; uno di questi luoghi è la Sede delle Bande, una di queste rare modalità sono i contatti veri e le relazioni che si instaurano fra gli appartenenti di una comunità come quella dei musicanti. Ricordiamoci che per tanto tempo, almeno fino al secondo dopoguerra, la Banda è stata forse l’unico mezzo di diffusione della cultura musicale, coinvolgendo anche le realtà sociali più decentrate. Ogni Banda ha una sua tradizione, una sua storia e quindi una sua peculiare identità; per questo la persona che ne fa
parte è orgogliosa di appartenervi. È, quella della Banda, un’esperienza musicale, ma non esclusivamente tale, anzi, per certi periodi storici o per alcuni avvenimenti sociali, la Banda ha assunto ed assume un rilievo fortemente legato alla collettività, svolgendo un ruolo di forte aggregazione e di partecipazione agli avvenimenti della Vita della propria collettività. Non è un caso che la Banda evochi subito la piazza, la festa, la processione laica o religiosa. Partecipare a una formazione bandistica non significa soltanto apprendere i rudimenti e la tecnica di uno strumento o affinare la personale sensibilità artistica, cosa di per sé già importantissima; significa anche stare insieme, condividere in modo sano e proficuo parte del proprio tempo libero, partecipare alla vita di un microcosmo sociale, quasi sempre, a sua volta, proiezione di una piccola comunità locale, fondato sull’amore per una delle espressioni più elevate dello spirito: la musica . Leonardo Pecoraro Consigliere Provinciale Anbima Milano
IL MASTER DI TROMBA CON ANDREA TOFANELLI Andrea Tofanelli, viareggino ed anch’egli musicalmente nato in una banda, ha intrapreso la carriera trombettistica dopo aver partecipato lui stesso ad un corso di perfezionamento. Dopo un inizio come trombettista classico, la svolta verso il jazz e la musica leggera; ora ha un lunghissimo ed impressionante curriculum di collaborazioni con artisti italiani ed internazionali (per citarne solo alcuni: Paolo Fresu, Luciano Pavarotti, Renato Zero, Gino Paoli, Burt Bacharach, Michael Bublé, Amy Stewart, Gloria Gaynor), è componente dell’orchestra della Rai, ha partecipato al Festival di Sanremo e, in virtù dell’esperienza internazionale, è
Il Maestro Tofanelli (il terzo da sinistra) con i partecipanti al masterclass
entrato a far parte nel 2013 del prestigioso “Board of Directors” dell’International Trumpet Guild. Tofanelli si è presentato sabato mattina presso la sede della Filarmonica e, dopo un’introduzione sulle varie scuole trombettistiche (con particolare riferimento a quella americana, che molto deve al nostro Paese), ha seguito personalmente gli iscritti dando consigli per migliorare il suono e l’impostazione. Per due giorni quindi il M° Tofanelli ha spiegato, seguito e dato consigli ai 17 allievi che nell’arco delle due giornate si sono susseguiti ciascuno in un’ora di lezione individuale, ma anche intavolato un rapporto cordiale ed amichevole dove tutti potevano intervenire a chiarire dubbi, chiedere consiglio e anche passare i momenti di relax e le necessarie pause nella giornata, prendendo un aperitivo o sedersi a tavola con il M° Tofanelli, con quel grande spirito di amicizia e cordialità, in quanto la pratica dello stesso strumento ha il potere di mettere sullo stesso piano allievo e maestro, senza che dall’una o dall’altra parte ci fosse il minimo imbarazzo o soggezione. Come già era successo col master di trom16
bone, anche in questo caso è stata un’esperienza più che positiva per la Filarmonica che, in collaborazione con ANBIMA, ha organizzato perfettamente l’evento, fornendo anche supporto logistico agli intervenuti (iscrizioni sono giunte fin dalla Sicilia), e dimostrandosi punto di riferimento saldo per la vita culturale di Abbiategrasso. P.M. e S.P.
UN GIOVANE TALENTO DELLA FILARMONICA AL CONCERTO DI NATALE AL SENATO Luca Ragona, giovane oboista della Filarmonica, ha suonato nell’aula del Senato diretto da Nicola Piovani. Il “Sistema delle Orchestre e dei Cori giovanili in Italia” ha portato in Senato, alla presenza delle più alte cariche dello Stato Italiano, una sele-
zione di brani sapientemente diretti dal M° Nicola Piovani in un concerto di Natale 2013 veramente toccante. Il nostro Luca Ragona era tra i giovani musicisti scelti a partecipare a tale evento; tutti noi che lo abbiamo visto alle 12:15 in diretta Eurovisione su Rai 1 ci siamo emozionati e abbiamo sentito dentro di noi l’orgoglio di condividere con lui le nostre esperienze musicali all’interno di Banda Filarmonica e non solo. Le parole del Presidente del Senato Pietro Grasso al termine del concerto sono state le seguenti: “I giovani e giovanissimi talenti del ‘Sistema
NOTIZIE FLASH Festa della mela
Festa di S.Pietro
Domenica 5 ottobre si è tenuta la 21^ edizione della Festa della Mela; già di buon mattino i volontari della banda si sono attivati per allestire gli stand in piazza San Pietro e in piazza Marconi; intorno alle 10:30 la sfilata della banda ha portato allegria nel centro della città. La vendita è poi proseguita per tutta la giornata. Un sincero grazie a quanti si sono attivati per la buona riuscita dell’evento.
Anche quest’anno la Filarmonica ha partecipato alla tradizionale Festa di San Pietro; il Bandon ha seguito la processione rionale, per poi esibirsi in un applaudito concerto all’interno dell’ex oratorio di via Curioni; il giorno 29 giugno invece ha sottolineato con le note la bruciatura del “balon”, seguita dall’immancabile risottata.
Festa d’Estate
Giovedì 16 ottobre La Filarmonica ha partecipato alla processione che si tiene in occasione della festa di Abbiategrasso, con fulcro presso la Basilica di Santa Maria Nuova; è stata per i bandisti anche l’occasione di dare il benvenuto a monsignor Binda, che ha sostituito monsignor Paolo Masperi nella gestione della Comunità Pastorale S. Carlo.
Grande successo per l’edizione 2014 della Festa d’Estate, tenutasi sabato 12 luglio presso La Cappelletta. Moltissimi gli intervenuti per gustare una buona cena e divertirsi ballando con le note dell’Orchestra di Stefano Frigerio. A tutti i volontari ed agli amici della Cappelletta va il ringraziamento di tutta la Filarmonica.
Festa di Abbiategrasso
Paola Magnaghi
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delle Orchestre’ ci hanno regalato quest’anno un momento indimenticabile, fatto di musica, voce e gesti. Ringrazio il Maestro Nicola Piovani che con entusiasmo ha accettato il nostro invito, condividendo le finalità benefiche dell’iniziativa”. Stefano Pareti da www.bandafilarmonica.it
NONSOLOMUSICA RAMIN BAHRAMI - IL SUONO DELL’OCCIDENTE Si può raccontare la grande bellezza della musica senza note, usando solo le parole? In questo libro il pianista Ramin Bahrami lo fa. E lo fa, non solo parlando dei grandi compositori del passato, ma anche della sua vita: dalle origini, nato a Teheran in una famiglia multietnica, all’infan-
zia felice tra musica e cultura, alla fuga e all’esilio seguito alla incarcerazione e alla morte del padre, accusato di lavorare per lo scià di Persia. Bahrami trova nella musica, e specialmente in Bach, il filo che tiene unita la sua vita, i ricordi, le sofferenze, gli amori e le passioni. Nel libro abbraccia il suono occidentale dalle radici sino al novecento e ne ripercorre la storia attraverso quattordici opere di altrettanti compositori, da lui scelte perché considerate fondamentali: da Monteverdi a Stravinsky, da Vivaldi a Schönberg,
opere che hanno cambiato il corso della Musica. “... nient’altro che puntini in una storia sterminata, ma puntini fondamentali”, dice Bahrami. Puntini da unire per tracciare la lezione che la musica occidentale ci insegna: l’arte del dialogo, lo spazio per tutte le voci e tutte le culture, tutte le razze e tutte religioni. Gianni Rainoldi
STRUMENTI IN DISUSO IL TERZINO La parte assegnata a questo strumento indica chiaramente che si tratta di un clarinetto piccolo mib, ovvero un clarinetto più piccolo e quindi più acuto del clarinetto soprano, ovvero quello normalmente usato sia in orchestra, sia in banda. Il clarinetto piccolo è normalmente soprannominato “quartino” in ambito bandistico e tale nome è ormai così diffuso da essere riportato anche in qualche trattato di musicologia. La spiegazione per un nome così anomalo va ricercata nell’erudizione di chi copiò la parte in esame, in quanto il clarinetto piccolo dovrebbe essere chiamato “terzino” perché è intonato una terza minore sopra al clarinetto soprano, ovvero quando entrambi suonano un do, quello del clarinetto piccolo corrisponde a un suono di tre note più acuto.
Il quartino, nonostante i problemi d’intonazione comuni a tutti gli strumenti molto acuti, è sempre stato usato in ambito bandistico per rinforzare il clarinetto nel registro acuto, in special modo nei passaggi solistici. Tuttavia oggigiorno, in virtù del netto miglioramento dell’intonazione e della meccanica del clarinetto soprano, la tendenza in molte bande è quella di non avere più un suonatore fisso di quartino, ma di avere un musicante normalmente assegnato al clarinetto soprano che usi il quartino solo dove strettamente necessario. Nell’archivio storico delle partiture della Filarmonica è presente la seguente parte per terzino: - Parte strumentale della Fantasia caratteristica de La Fiera di Lipsia del M° Reeber, copiata da G. Lucini per Francesco Bollini. A cura di Gianfranco Rocca ed Emanuele Parma
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20081 ABBIATEGRASSO (MI) Via P.C. Vigevano, 18 Tel. 02 94967546 - omascerini@libero.it
1864: NASCE RICHARD GEORG STRAUSS, COMPOSITORE E DIRETTORE D’ORCHESTRA TEDESCO... E POI? Nel 1864 nasce Richard Georg Strauss, compositore e direttore d’orchestra tedesco, ma in quell’anno quali furono i più importanti eventi accaduti in Italia e nel mondo? Ancora una volta l’anno è dominato da guerre e battaglie diffuse in tutto il mondo. La più importante, per le sue conseguenze, fu forse la Battaglia di Fort Sumter in America. L’episodio, benché relativamente incruento, funse da casus belli della successiva guerra di secessione americana, durata dal 1861 al 1865. Giova solo ricordare che dei 3.264.000 effettivi schierati sui 2 fronti, ci furono ben 625.000 morti e 412.000 feriti, quasi 1/3 del totale, ad ulteriore dimostrazione degli inutili e folli costi di una guerra. Ricordiamo comunque anche che: Il Brasile invade l’Uruguay a sostegno di Venancio Flores. Il Paraguay risponde attaccando il Brasile. Il 1° febbraio inizia la Guerra daneseprussiana (Seconda Guerra Schleswig): 57.000 truppe austriache e prussiane attraversano il fiume Eider in Danimarca. L’impero russo inizia la pulizia etnica dei circassi. Più di 1,5 milioni di circassi devono abbandonare la loro patria per trasferirsi nell’Impero Ottomano, ponendo fine alla guerra russo-circassa. Le nazioni occidentali organizzano una rappresaglia armata contro l’opposizione giapponese con il Bombardamento di Shimonoseki. L’intervento avviene nel settembre del 1864, combinando le forze navali della Gran Bretagna, dei Paesi Bassi, della Francia e degli Stati Uniti, contro il potente daimyo Mōri Takachika del Dominio Chōshū con base a Shimonoseki, in Giappone. Questo conflitto minacciò di coinvolgere l’America, che nel 1864 era già martoriata dalla guerra civile, in una guerra esterna.
Le forze imperiali Qing attaccano Nanchino, tenuta dai Taiping, nell’ultima grande battaglia della guerra civile cinese dell’Ottocento. E il 29 novembre purtroppo ci ricorda il Massacro di Sand Creek: truppe della milizia del Colorado attaccano dei villaggi indiani massacrando donne e bambini. Ma troviamo qualche interessante notizia anche in campo culturale, sociale, economico, e tecnico-scientifico. Nel corso della guerra di secessione americana, il 17 febbraio, il piccolo sommergibile confederato “H. L. Hunley” riesce a colpire con siluri la nave unionista USS Housatonic, diventando così il primo sottomarino ad affondare una nave nemica. L’Hunley e la sua ciurma di 8 persone in seguito risulteranno dispersi. Il 25 agosto M. Beachroft, D. W. Freshfield, I. D. Walker, e F. Devouassoud salgono per primi la Cima Presanella, che con 3.463 metri è la montagna più alta del Trentino. James Clerk Maxwell, matematico e fisico scozzese, pone le basi teoriche delle conoscenze moderne sull’elettromagnetismo e scopre le microonde. In letteratura Jules Verne pubblica Viaggio al centro della Terra ed Emilio Praga pubblica la raccolta di poesie Penombre. Pio IX emana Sillabo degli errori del nostro tempo nel quale condanna il liberalismo e il laicismo. In medicina dobbiamo ricordare la creazione della Croce Rossa a Ginevra e, il 22 agosto, la ratifica della prima Convenzione per il miglioramento delle condizioni dei militari feriti in guerra da parte dei rappresentanti di 12 governi, (Svizzera, Baden, Belgio, Danimarca, Spagna, Portogallo, Francia, Assia, Italia, Paesi Bassi, Prussia e Württemberg). Gli Stati Uniti ratificarono tale
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convenzione solo il 1° marzo 1882. La convenzione venne ispirata dalle esperienze di un uomo d’affari svizzero, Henri Dunant, che vide di persona le sofferenze dei 40.000 soldati feriti durante la sanguinosa battaglia che contrappose l’esercito FrancoPiemontese e quello Austriaco nei pressi di Solferino. All’epoca non esistevano meccanismi per accordare tregue e recuperare i feriti, che venivano solitamente lasciati a
morire a causa delle ferite o della sete. La conferenza approvò anche lo stemma: la croce rossa in campo bianco (gli stessi colori della bandiera svizzera, ma invertendo lo sfondo con il primo piano), come simbolo protettivo per coloro i quali portavano soccorso ai feriti. La protezione dovuta fu estesa ad edifici e mezzi contrassegnati con il simbolo della Croce Rossa, con conseguente dovere di utilizzo lecito e consono di tale emblema. E in campo musicale? Il 4 febbraio viene rappresentata per la prima volta al Teatro Hofoper di Vienna l’Opera Romantica Die Rheinnixen (Les Fées du Rhin in francese) in quattro atti con musiche di Jacques Offenbach e libretto in tedesco di Alfred von Wolzogen, basato su uno in
francese di Charles-Louis-Étienne Nuitter. La prima rappresentazione avvenne in realtà in forma troncata a causa della malattia del tenore Alois Ander. Il 17 dicembre viene rappresentata per la prima volta al Théâtre des Variétés a Parigi La bella Helena (titolo originale in francese La belle Hélène), un opéra bouffe in tre atti di Jacques Offenbach su libretto francese di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. L’operetta è una satira della vita politica francese che intende mettere in ridicolo coloro che in quel tempo volevano mettere le mani su Parigi. Non a caso il protagonista maschile è Paride (in francese “Paris”) che riesce ad ottenere con l’aiuto degli dei una notte d’amore con la bella Elena di Troia, moglie di Menelao che proprio per questo affronto scatenerà la guerra di Troia.
Il 19 marzo 1864 debutta al Théâtre Lyrique di Parigi l’opera lirica in cinque atti Mireille di Charles Gounod, secondo un libretto in francese di Michel Carré basata sul poema Mireio di Frédéric Mistral. Infine, nel corso dell’anno, Arrigo Boito, Tito Ricordi, Ernesto Riva e altri “cultori della buona musica” promuovevano la “costituzione di un’Accademia di musica sotto il titolo Società del quartetto, con sede e fondamento a Milano”. Da allora ad oggi, salvo un breve intervallo negli anni 1943-44, la Società del quartetto ha realizzato e realizza ogni anno una tra le più prestigiose stagioni di concerti da camera d’Europa, ospitando i massimi protagonisti della musica. Gianni Milanese
BREVE STORIA DELLA RIPRODUZIONE DEL SUONO 1° PUNTATA - IL FONOAUTOGRAFO Si è sempre pensato che In precedenza, erano stati il primo a registrare la ottenuti tracciati dei moti voce umana sia stato vibratori prodotti da diapaThomas Alva Edison. In son e altri oggetti, ma non realtà la palma va di diritto delle onde sonore che si a Édouard-Léon Scott de propagavano attraverso Martinville, un editore pal’aria o altri media. Era in rigino che il 25 marzo grado di tracciare onde 1857 brevetta il fonoautosonore come ondulazioni o grafo: una macchina conaltre deviazioni in una licepita per rendere visibili nea disegnata su carta o le onde sonore incidendovetro anneriti dal nerofule su un foglio di carta mo. Da intendersi esclusiannerito. La macchina era vamente come uno struÉdouard-Léon Scott de Martinville concepita solo per registramento di laboratorio per lo re e non per riprodurre, e quindi solo nel studio dell’acustica, potrebbe essere stato 2008 alcuni esperti del Lawrence Berkeley utilizzato per studiare e misurare visivamenNational Laboratory sono stati capaci di acte l’ampiezza e la forma d’onda sonora delle quisire otticamente e processare i fonoautoparole e di altri suoni o per determinare la grammi ritrovati. frequenza di una data intonazione musicale
per confronto con una frequenza di riferimento contemporaneamente registrata.
Costruzione Scott, uno stampatore e libraio di professione, ebbe l’ispirazione quando gli capitò di leggere l’anatomia dell’orecchio umano nel corso della sua attività. Il suo fonoautografo venne costruito in analogia del condotto uditivo esterno, del timpano e degli ossicini. Scott creò diverse varianti del dispositivo. Le funzioni del canale auricolare e del timpano venivano simulate da un corno ad imbuto o da un piccolo cilindro chiuso da una membrana flessibile di pergamena, o altro materiale adatto, tesa sopra l’estremità più piccola. Una setola di maiale o altro elemento molto leggero a forma di Stilo era collegato alla membrana, a volte da un legame indiretto che grosso modo simulava
MIGLIAVACCA VALENTINO Snc LAVORAZIONE: Marmi, Pietre e Graniti Forniture per Edilizia Arte Sacra e Funeraria
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gli ossicini e serviva come leva di amplificazione. Le setole tracciavano una linea su un sottile strato di nerofumo, finemente suddiviso, depositato dalla fiamma di una lampada a petrolio o a gas, su una superficie in movimento di carta o di vetro. Il suono raccolto dall’orecchio simulato e trasmesso alle setole creava la linea che era modulata dalle variazioni della pressione dell’aria, determinando la creazione di una registrazione grafica delle onde sonore. Il primo brevetto di Scott descriveva una superficie di registrazione piana e un peso azionato da un orologio, ma la forma più tarda e familiare della sua invenzione, commercializzata da Rudolph Koenig nel 1859, registrava su un foglio di carta rivestito di nerofumo e avvolto intorno ad un cilindro che veniva ruotato a mano. Il cilindro inserito su una barra filettata grossolanamente, in modo da progredire lungo il suo asse durante la rotazione, produceva un tracciato elicoidale. La durata della registrazione dipendeva dalla velocità di rotazione, che doveva essere rapida per registrare le singole forme d’onda dei suoni con un buon dettaglio. Dopo un lungo studio sulle dinamiche come le cadenze del discorso, il cilindro poté essere ruotato molto più lentamente ottenendo così una registrazione più lunga.
Alcuni fonoautografi comprendevano un diapason o altri mezzi che consentivano la registrazione simultanea di una frequenza di riferimento nota.
Suoni recuperati Un fonoautogramma, creato il 9 aprile 1860, si rivelò essere la più antica ed intelligibile registrazione della voce umana; una registrazione, della durata di 20 secondi, di una canzone tradizionale francese Au Clair de la Lune. Mentre inizialmente si credette che si trattasse della voce di una donna o di un adolescente, successive ricerche realizzate nel 2009 portarono a comprendere che la velocità di riproduzione era eccessivamente veloce e che pertanto si poteva trattare della voce dello stesso Scott, che cantava la canzone molto lentamente. Le parole sembrano essere “Au clair de la lune, Pierrot repondit”, ma alcuni ascoltaori ritengono di udire “Au clair de la lune, mon ami Pierrot, prête-m—”. Sono stati convertiti altri due fonoautogrammi del 1860 con registrazioni di Vole, petite abeille, una canzone da un’opera comica. Un altro fonoautogramma ritrovato contiene i versi iniziali del dramma pastorale Aminta di Torquato Tasso. Probabilmente registrato nell’aprile o maggio 1860, questo fonoautogramma è la prima registrazione intelligibile della voce umana che è stato possibile riprodurre, precedentemente all’esperimento di Frank Lambert del 1878. Registrazioni precedenti, risalenti al 1857, contengono la voce di Scott ma non sono intelligibili a causa della loro scarsa qualità, brevità e velocità irregolare. Fonti: it.wikipedia.org classicasenzafrontiere.wordpress.com Gianni Milanese
Il fonoautografo
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Culla I nostri bandisti Emanuele e Serena con il piccolo Luca danno il benvenuto alle gemelline Anna e Letizia: aspettiamo l’ingresso del trio in Filarmonica! Felicitazioni al nostro trombettista Fabio Melis per la nascita del piccolo Raul
Questo Concerto di Novembre vede il debutto di Lorenzo Bassi al clarinetto, Ivan Dusi al flicorno baritono, Stefano Pareti al trombone e Francesco Street al clarinetto. A tutti un benvenuto e un in bocca al lupo!
Lutto La Filarmonica è vicina al dolore del suo musicante Gianni Colombo per la perdita del caro fratello Luigi.
20 ANNI IN BANDA Quest’anno festeggiano 20 anni in Filarmonica Federico Abbiati (corno), Michele Berardino (sax tenore) e Marco Garzetti (bassotuba). Complimenti per il traguardo raggiunto e un augurio di continuare a fare musica tra le fila della nostra banda. Abbiategrasso - Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94.08.74.42 Tel./Fax 02 946.29.73 f il arm on ic a @a l ic e. it ww w. ba n daf i larm o nic a .i t
PROSSIMI APPUNTAMENTI NOVEMBRE Sabato 29 Domenica 30 Domenica 7, 14, 21
Giovedì 1 Domenica 4
Concerto Big Band presso Il Naviglio Grande - Vermezzo
LA FILARMONICA È…
Giro degli auguri Abbiategrasso DICEMBRE Giri degli auguri Abbiategrasso GENNAIO
Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA Redazione Andrea Capelli, Giuseppe Comincini, Serena Comincini, Damiano Lazzarin, Paola Magnaghi, Gianni Milanese, Gianni Rainoldi.
Giro degli auguri Abbiategrasso
Hanno collaborato Alessandro Bagnaschi, Antonella Bianchi, Stefano Pareti, Emanuele Parma, Leonardo Pecoraro, Gianfranco Rocca.
Concerto
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LA FILARMONICA Presidenti onorari Maria Teresa Abriani Pietro Galbiati
Consiglio Direttivo Alessandro Bagnaschi Giuseppe Comincini Ornella Zattin Mauro Bianchi
Presidente Vicepresidente Segretario Vicemaestro - Economo
Michele Berardino Giorgio Borghi Annamaria Cittadinetti Sede: V.le Papa Giovanni XXIII, 32 Abbiategrasso (MI) Tel. 02.94967517 r.a. Fax 02 9466280 www.landriani.it e-mail: info@landriani.it
Giuseppe Cucciniello Marco Masperi Sonia Paiano Stefano Pareti Leonardo Pecoraro Mauro Pizi Andrea Ramezzana
Responsabili della Scuola di Musica “Corrado Abriani� Ornella Del Pero Carlo Marnati
Quartiere Industriale Mirabella - Ozzero (MI) - Tel. 02.94699415 - Fax 02.94699414 - E-mail: amministrazione@orioimpianti.com 23
OPERETTA E BALLETTO, FESTA IN MUSICA