Skip to main content

La Filarmonica è... Nr 52 - Novembre 2013

Page 1

Novembre 2013

n. 52

LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

MEGLIO DI COSÌ! Se tirassimo le somme della stagione musicale della Filarmonica che sta per concludersi, faremmo sicuramente un bilancio più che positivo. Il 2013 è l’anno in cui la Filarmonica ha reso omaggio alla musica di Verdi e Wagner in occasione del bicentenario della nascita di questi due sommi musicisti. È l’anno che ha visto la nascita e il debutto della Junior Band, formata dai giovani allievi dei nostri corsi di musica che, tramite questo strumento, imparano a fare e condividere insieme la musica. È l’anno che ha visto nascere una nuova emanazione del Bandon, la Big Band, con la quale alcuni musicanti della Filarmonica ed altri amici ospiti si sono cimentati con tanta passione e dedizione nel grande repertorio della “Swing era”, dimostrando la capacità di affrontare un linguaggio musicale che si discosta dal tradizionale genere bandistico. Il pubblico, che ha letteralmente gremito piazza Marconi la sera del 19 luglio, le ha tributato un grande successo. Meglio di cosi'!!! Carlo Zappa

www.bandafilarmonica.it

Una scena del musical Cats di Andrew Lloyd Webber

Sabato 16 novembre 2013 - ore 21

CONCERTO DI NOVEMBRE Teatro Fiera - Via Ticino, 72 - Abbiategrasso (MI)


Come ogni anno, in occasione del Concerto di Novembre, mi corre l’obbligo di presentare le nuove attività di Banda Filarmonica e di stilare un sintetico bilancio delle iniziative poste in essere l’anno precedente, senza ovviamente dimenticare l’attività tradizionale della nostra Associazione. Anche in questa occasione - e non per volontà di autocelebrazione - mi trovo a parlare di importanti iniziative che hanno raggiunto in breve tempo risultati ben al di sopra delle più ottimistiche previsioni. Mi riferisco alla Junior Band e alla Big Band, che hanno iniziato la loro attività lo scorso anno e sono già state in grado di offrire un prodotto di sicuro interesse che ha incontrato l’apprezzamento di un vasto pubblico, permettendo di ipotizzare importanti sviluppi, da un lato come completamento dell’offerta artistica di Banda Filarmonica e dall’altro come arricchimento e soddisfazione per i musicisti coinvolti. Quest’anno poi, all’interno delle attività della Scuola “Corrado Abriani”, è stato avviato un nuovo corso chiamato “Musichemozioni”, riservato a bambini tra i 4 ed i 7 anni con l’obiettivo di agire sulla loro componente emozionale attraverso la musica. I corsi sono iniziati da alcune settimane con un gruppo di allievi in costante aumento. Parlare di queste iniziative mi riempie di orgoglio e soddisfazione, sensazioni che condivido con tutti i componenti dell’Associazione; ma la cosa che più mi inorgoglisce è pensare che ogni anno da quando sono Presidente (ormai 4 anni) ho potuto parlare di qualcosa di nuovo che si è affiancato all’attività tradizionale, a testimonianza di una vitalità e di una costante voglia di crescere che contraddistingue Banda Filarmonica. Certo, questo non deve portarci a dormire sugli allori: per essere attrattivi per nuovi componenti, crescere come gruppo e migliorare il nostro livello qualitativo, dobbiamo continuare ad essere aperti a nuove esperienze che possano arricchirci sia sotto il profilo artistico che uma-

2

no, senza dimenticare l’importanza della nostra tradizione e del legame con le realtà del nostro territorio. Conoscendo lo spirito che anima il nostro gruppo, penso che questo rischio sia abbastanza remoto: in questi anni ho potuto apprezzare la costante voglia di crescere e di accettare nuove sfide da parte di tutti. In considerazione della prossima scadenza del Consiglio Direttivo (gennaio 2014) voglio ringraziare tutti i Consiglieri, i musicanti, gli insegnanti e gli allievi della scuola “Corrado Abriani” e tutte le persone che collaborano con la nostra Associazione (genitori degli allievi, simpatizzanti…) per quanto fatto e per la dedizione sempre dimostrata, scusandomi per le mie lacune ed i miei errori. Un ringraziamento particolare al Maestro Carlo Zappa, oltre che per la sincera amicizia che mi ha dimostrato in questi anni, per la professionalità e la voglia di insegnare che, unite alle sue indubbie doti umane, permettono alla nostra formazione di migliorare il prodotto offerto in un clima di collaborazione e costante tensione a crescere. Spero, in questi anni di mia presenza all’interno del Consiglio Direttivo, di avere almeno in parte contribuito alla crescita della nostra Associazione secondo i principi stabiliti dal nostro Statuto e quanto ho cercato di esporre in queste poche righe. Sono certo che il nuovo Consiglio Direttivo, indipendentemente da chi ne farà parte e da chi ricoprirà il ruolo di Presidente, potrà e saprà continuare sulla strada della crescita della nostra Associazione per raggiungere traguardi sempre più sfidanti che permettano di migliorare ulteriormente l’immagine di Banda Filarmonica. Alessandro Bagnaschi


COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

36° Concerto di Novembre

La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione della 36a edizione del Concerto di Novembre

PRIMA PARTE West Side Story

Leonard Bernstein

Somewhere

Leonard Bernstein

Con il patrocinio della

Michael Bennet

A Chorus Line

Jim Jacobs e Warren Casey

Grease

SECONDA PARTE Memory

Andrew Lloyd Webber

Jesus Christ Superstar

Andrew Lloyd Webber

Don’t cry for me, Argentina

Andrew Lloyd Webber

The phantom of the Opera

Andrew Lloyd Webber

Direttore CARLO ZAPPA Vocalist

Marina De Pizzol & Stefano Borghi

3

Città di Abbiategrasso


GUIDA ALL’ASCOLTO Leonard Bernstein

West Side Story

Indimenticabile musical nato dal genio di Arthur Laurents (libretto), Stephen Sondheim (testi), Jerome Robbins (coreografie) e Leonard Bernstein (musiche), West Side Story debuttò nel 1957 a Broadway riscuotendo enorme successo. Nel 1961 la United Artists ne realizzò una versione cinematografica con Natalie Wood (regia di Robbins e Robert Wise), che vinse dieci Academy Awards: un record per un film musicale. La storia si ispira alla tragedia Romeo e Giulietta. L’idea di trasporre il dramma shakespeariano nella New York del XX secolo fu di Robbins. In un primo tempo la vicenda era stata immaginata sullo sfondo del conflitto tra la comunità ebraica e quella italiana durante le feste di Pasqua, ma l’emergere della questione giovanile nelle metropoli statunitensi dei primi anni ’50 suggerì di sostituire al motivo del conflitto religioso la rivalità venata di odio razziale tra due bande di quartiere: i sedicenti “americani” dei Jets e gli immigrati portoricani degli Sharks.

Leonard Bernstein

Somewhere

Somewhere, eseguita a metà secondo atto e ripresa nel finale di West Side Story, è una canzone dall’indole tenera e malinconica entrata nel repertorio di grandi cantanti della scena internazionale. Dopo l’uccisione di Bernardo la situazione precipita. L’unione fra Tony e Maria sembra impedita dai fatti, ma i due amanti non smettono di sognare e la scena si trasforma: i muri dell’appartamento si aprono rivelando lo sfondo cittadino. Tony e Maria cominciano a correre lasciandosi alle spalle la città e le violente gang dei Jets e degli Sharks. Approdano in un luogo ospitale, arioso e soleggiato ove cominciano a ballare in un’immagine della felicità realizzata in un sogno. La musica “racconta” tutto questo, accompagnando i cambi di scena e i movimenti del corpo di ballo e di Maria e Tony. Improvvisamente una voce fuori campo canta una melodia struggente (Somewhere) che esprime il dolore e la contraddizione che i due innamorati stanno vivendo: “C’è un posto per noi, da qualche parte, un posto per noi. Pace, serenità e aria fresca ci aspettano da qualche parte. C’è un tempo per noi. Un giorno ci sarà un tempo per noi…”.

Michael Bennet

A Chorus Line

Messo in scena per la prima volta a Broadway il 25 luglio 1975, questo musical di Michael Bennet rimase in cartellone fino al 28 aprile 1990, mantenendo a lungo un record di longevità, con 6137 esibizioni. Una linea bianca segna il palcoscenico; nella consuetudine degli spettacoli di Broadway, divide la zona del “coro” dal proscenio, riservato alle star. Tutto ciò che accade dietro di essa rappresenta i sogni e i ricordi di ciascun ballerino, mentre tutto ciò che accade davanti è la realtà. Questo è A Chorus Line. La storia racconta di un’audizione a Broadway: il regista Zach chiede ai ballerini che si sono presentati di parlare di sé stessi. Ne nascono confidenze emozionanti, divertenti o commoventi, raccontate attraverso balletti e canzoni travolgenti. Alla fine solo otto di loro saranno scelti ma, come nel sogno di ciascuno, tutti compariranno nel grande numero finale a cantare One, nel bagliore delle paillettes e dei cilindri dorati.

Jim Jacobs e Warren Casey

Grease

Grease è un musical di Jim Jacobs e Warren Casey del 1971. Decisamente più noto nella forma cinematografica, ha travolto ed emozionato milioni di spettatori nella versione interpretata da John Travolta e Olivia Newton John, nel film diretto da Randal Kleiser ed uscito nel 1978. La vicenda è ambientata negli Stati Uniti negli anni ’50: la storia di Danny Zuko e della dolce Sandy Olsson, che riesce a far emergere il proprio lato “trasgressivo” per conquistare definitivamente Danny, è ben nota, e le canzoni, da quelle più malinconiche (come Hopelessly devoted to you o Summer nights) a quelle più trascinanti (come We go together o You’re the one that I want) restano nell’immaginario collettivo generazione dopo generazione.

Andrew Lloyd Webber

Memory

Il musical Cats, composto da Andrew Lloyd Webber su testi del libro di Thomas Stearns Eliot Old Pos4


sum’s Book of Practical Cats (con aggiunte di Nunn e Stilgoe), debuttò al New London Theatre l’11 maggio 1981 e andò in scena per 21 anni con quasi 9000 repliche. A Broadway è stato vincitore di ben sette Tony Awards ed è andato in scena per ben 18 anni: destino ironico per un musical che era stato bollato dalla critica come “senza futuro”… Fortemente presente è qui l’eclettismo del compositore: i generi musicali spaziano dal classico al pop, dal jazz alla musica elettronica, allo stile degli inni classici. La scena, che non cambia mai, consiste in un cortile pieno di rifiuti, gli attori sono truccati da gatti e quasi tutti i numeri sono danzati. Il musical racconta le vicende dei gatti della tribù Jellicle (che ogni anno, tramite il loro leader Vecchio Deuteronomio, vedono uno di loro prescelto per rinascere a nuova vita. Uno dei culmini emotivi del musical è la canzone Memory intonata da Grizabella, un tempo affascinante gattina, ora malconcia ed evitata da tutti, e grazie alla quale sarà riaccolta dagli altri gatti e prescelta per passare nel “Dolce Aldilà”. Il testo, ispirato a Rapsodia in una notte di vento di Eliot, è stato elaborato da Trevor Nunn.

Andrew Lloyd Webber

Jesus Christ Superstar

Nel 1970 Jesus Christ Superstar era solo un doppio album, suonato da una “super band” con alcuni dei migliori musicisti della scena rock inglese e Ian Gillan, il cantante dei Deep Purple, che interpretava Gesù Cristo. Andrew Lloyd Webber aveva 22 anni, Tim Rice 26 e i loro nomi non dicevano molto. Due anni dopo il musical spopolava nel West End e cominciava a girare il mondo. Il 15 agosto 1973 esce il film di Norman Jewison, dando forma definitiva alla messa in scena di uno spettacolo che non solo è uno dei musical dal successo più clamoroso, ma ha anche cambiato per sempre la storia del genere. Quarant’anni dopo si pensa ancora alle polemiche che Jesus Christ Superstar generò all’epoca, a partire dall’accostamento del Vangelo con la musica rock, fino alla rappresentazione di un Gesù Cristo umano, “troppo umano”, protagonista di un film con un’estetica hippie, un Giuda nero (nel film Carl Anderson, che con la sua presenza e la sua voce diventa quasi protagonista dell’opera rock), un tormentatissimo Ponzio Pilato (uno dei personaggi più riusciti, a personalissimo giudizio di chi scrive), un Caifa organizzatore di trame politiche e una complessa Maria Maddalena dal fascino teneramente esotico. All’epoca si gridò molto; poi tutti si resero conto che Jesus Christ Superstar era semplicemente un capolavoro.

Andrew Lloyd Webber

Don’t cry for me, Argentina

Don’t cry for me, Argentina venne composta nel 1975 da Andrew Lloyd Webber su testi di Tim Rice per il musical Evita, uno dei capolavori dell’autore di Broadway, leggibile, come spesso capita con i suoi lavori, su diversi livelli di significato. Don’t cry for me, Argentina, forse il pezzo più noto dello spettacolo, viene intonato dalla protagonista Evita mentre parla alla folla dal balcone della Casa Rosada. La melodia tuttavia appare frequentemente, spesso per pochi istanti, durante lo spettacolo e, in un diverso arrangiamento, costituisce la prima parte del brano Oh what a circus, cantato da Che all’inizio dello spettacolo.

Andrew Lloyd Webber

The phantom of the Opera

Il noto musical, scritto da Andrew Lloyd Webber (musiche e libretto), Charles Hart (testi) e Richard Stilgoe (libretto e testi aggiuntivi), è ispirato all’omonimo romanzo di Gaston Leroux. La genesi dello spettacolo risale ai primi anni ’80, quando Lloyd Webber e Mackintosh progettano la realizzazione di uno spettacolo in grado di bissare il successo di Cats. Colpito da The phantom of the Opera di Hill, Lloyd Webber decide di realizzarne una propria versione, che viene ininterrottamente rappresentata a partire dal suo debutto (9 ottobre 1986) nel londinese Her Majesty’s Theatre. Attraverso intensi temi musicali si racconta l’amore sublime e disperato di un geniale musicista dal volto sfigurato che vive nei sotterranei dell’Opéra di Parigi per la giovane soprano Christine Daaé, legata sentimentalmente al visconte Raoul De Chagny. La musica, che esprime meravigliosamente gli stati d’animo e le fasi della vicenda, sa essere possente nell’esprimere la violenza del sentimento che scuote il fantasma (che arriverà ad uccidere per Christine), delicata nel descrivere l’ingenuo affidamento della giovane al misterioso personaggio, convinta in un primo momento che il fantasma sia il suo “angelo della musica”, e coinvolgente nel raccontare un amore impossibile. A cura di Paola Magnaghi

5


IL MUSICAL EMOZIONI E ARTE SUL PALCO Difficile sintetizzare in poche battute la storia e la complessità di un genere, quello del musical, che in pochi decenni è stato in grado di calamitare l’attenzione di un pubblico quanto mai eterogeneo grazie alla capacità di farsi veicolo di emozioni, idee, sensazioni. Proviamo lo stesso a fare una breve panoramica, approfondendo un po’ due casi “emblematici”, uno all’estero ed uno in Italia.

di ballo e canto importata dall’Europa con una compagnia di prosa al Niblo’s Garden Theatre (U.S.A.). Da allora il genere ha subito molte ed importanti modifiche fino a diventare uno spettacolo completo amato ed apprezzato ad ogni latitudine. Di certo molto ha contribuito il fatto di nascere in America: ciò ne ha sviluppato l’eclettismo, per quanto riguarda sia i temi che i generi musicali coinvolti. Quello dei musical è un mondo affascinanRagtime e jazz, ritmi sincopati e innovazioni te, ricco di aneddoti e personaggi, che da ritmiche, il colore, le sonorità e la sofferenza più di un secolo coinvolge il pubblico di tutto del popolo afro-americano hanno incontrato il mondo, grazie all’alchimia unica ed irripela tradizione europea e l’hanno plasmata; il tibile che si genera dall’incontro fra canto, mix di due culture così dissimili fra loro ha ballo e recitazione. creato una forma di spettacolo esclusiva e Come per l’opera, per la quale si considera duttile ai cambiamenti storici, specchio della l’Orfeo di Monteverdi (1607) come “prima” società, dell’ambiente politico e della realtà opera lirica, anche per il musical è possibile quotidiana. individuare una “data di nascita”: il 12 setDecisivo è poi il contributo di un “nuovo” tembre 1866, negli Usa viene messa in scegenere di artista, un interprete completo, in na per la prima volta un’opera, The Black grado di recitare, cantare e ballare. Una Crook, nata dall’unione fra una compagnia figura dal fascino irripetibile, al servizio di un genere che pone davanti a sfide continue. Troppo difficile tracciare in poche righe un ritratto fedele ed “univoco” del genere; per quanto riguarda i nomi, ricordiamo, per gli anni ‘20 e ‘30 Berlin, Kern, Youmans, Gershwin, Porter. Nel secondo dopoguerra, Weill, Rodgers, Loewe e dagli anni ‘60 Hamlisch, Bernstein, Sondheim, sino ai più recenti Cl. M. Schönberg e Andrew Lloyd Webber. Una recente messa in scena del 'Rugantino' di Garinei e Giovannini Oltre al musical teatrale va poi considerata la parte

6

Christine Daaé e il fantasma dell'Opera nel film di J. Schumacher (2004)

enorme rappresentata dal musical cinematografico: meno coinvolgente forse, sotto certi punti di vista, in quanto non rappresentato dal vivo, ma senz’altro più raggiungibile da parte del pubblico. Il grande schermo ha visto nel corso dei decenni sia musical prodotti ad hoc sia adattamenti da produzioni teatrali. Anche dal punto di vista dei temi trattati ci troviamo di fronte ad un totale eclettismo: la trama del musical può provenire da opere letterarie (Il fantasma dell’opera, West Side Story, adattamento “americano” di Romeo e Giulietta, o lo stesso Cats, che prende ispirazione dalle poesie di Eliot), da eventi storici (Jesus Christ Superstar o Evita) o, come nella migliore tradizione artistica, parla di sé stesso (A chorus line); l’elenco dei titoli sarebbe veramente infinito. Spesso il musical ha avuto anche il coraggio di affrontare temi tabù o difficili, come nello stesso Jesus Christ Superstar o in Hair, che riflette in puro spirito hippie alcune correnti di pensiero antimilitaristiche sorte all’epoca della guerra in Vietnam. Al giorno d’oggi la parola “musical” fa venire in mente quello che è forse il più noto compositore vivente del genere: Andrew Lloyd Webber.


Andrew Lloyd Webber e la magia di Broadway Difficile pensare che i maggiori titoli di musical composti da questo prolifico artista siano in scena da meno di cinquant’anni… Andrew Lloyd Webber è infatti nato a Londra il 22 marzo del 1948, in grembo ad una famiglia votata alla musica: suo padre era il direttore del London College of Music, la madre era una insegnante di pianoforte e suo fratello minore, Julian, è un noto violoncellista. Andrew stesso studiò pianoforte, violino e corno francese, e cominciò a scrivere la sua musica in giovane età. Nel 1965 entrò al Royal College of Music per esplorare ed approfondire il suo interesse per il teatro musicale. In quegli anni ebbe inizio la collaborazione col paroliere Tim Rice, alla quale si devono due capolavori: Jesus Christ Superstar (1971, anche se forse più nota è la versione cinematografica del 1973) ed Evita (1976). Nel 1980 ha termine la collaborazione tra Lloyd Webber e Rice, ma comincia una nuova stagione compositiva e di successi: del 1981 è infatti la prima di Cats, per mettere in scena il quale, si dice, Lloyd Webber ipotecò la sua stessa casa e per il quale una delle prime critiche riportava testualmente: “Lo show manca di spina dorsale… durerà poco”. Le cifre parlano invece di oltre 50 milioni di spettatori e di un numero infinito di repliche in 30 paesi per un musical decisamente innovativo. Del 1986 è invece Il fantasma dell’Opera, tratto da Le fantôme de l’Opéra di Gaston Leroux; ambientato in un teatro e forte di musiche altamente coinvolgenti (per citarne un paio, The music of the night e The point of no return), è tutt’oggi la produzione musicale più longeva di Broadway, avendo raggiunto, l’11 febbraio 2012, la rappresentazione numero 10000. Ma l’attività di Lloyd Webber non si è certo

Aldo Fabrizi, Bice Valori, Alida Chelli ed Enrico Montesano in 'Rugantino'

ancora fermata: oltre a diversi nuovi musical, è protagonista di trasmissioni televisive ed ha curato la versione cinematografica di alcune sue creazioni (tra le quali Evita, del 1996, con Madonna ed Antonio Banderas, e Il fantasma dell’Opera, diretto da Joel Schumacher ed uscito nel 2004). Più di recente, nel marzo 2011, ha prodotto a Londra una nuova versione del musical The wizard of Oz, tratto dall’omonimo film del 1939, per il quale ha anche composto alcune canzoni (con parole di Tim Rice) che si aggiungono a quelle tratte dal film. Oltre a musical, Lloyd Webber è compositore di variazioni, colonne sonore e di una Messa da requiem, scritta in ricordo del padre.

Il musical all’italiana: la “premiata ditta” Garinei & Giovannini “Quando cominciammo, prendemmo un po’

7


dall’operetta e un po’ dalla rivista e, soprattutto, sentivamo l’influenza di Broadway e del musical, tant’è vero che scritturammo spesso grandi coreografi dagli Stati Uniti. In realtà stavamo cercando una strada nostra, anche perché c’è una grande differenza tra il pubblico italiano e quello americano, che accetta dal musical anche storie drammatiche, abbandonandosi solo alle emozioni. Il pubblico italiano invece dal teatro leggero vuole soprattutto il divertimento e noi, Sandro ed io, cercavamo una forma di spettacolo che facesse convivere il divertimento con l’emozione. E Rinaldo in campo, in questo senso, fu il primo esempio riuscito”. Così Pietro Garinei attribuisce allo spettacolo che ebbe come protagonista Domenico Modugno il valore di “un grosso passo avanti nel rafforzamento della commedia musicale italiana”. Sì, perché anche l’Italia, forse il paese più “musicale” del mondo, ha dato molto alla storia del musical. Ancora oggi compositori ed artisti si cimentano in questo genere, creando nuovi spettacoli (emblematico l’esempio di Riccardo Cocciante, del quale si ricorda soprattutto l’impressivo Notre-Dame de Paris) o mettendo in scena i capolavori della storia del musical in nuovi e curatissimi allestimenti.

Ma, in un certo senso, tutto nasce grazie ad una coppia di artisti, riconoscibili sotto la sigla G&G. La grande avventura dei commediografi Pietro Garinei (19192006) e Sandro Giovannini (1915-1977) inizia nel 1943, quando entrambi lavorano come redattori sportivi per due giornali concorrenti: rispettivamente La Gazzetta dello Sport ed il Corriere dello Sport. Li accomuna la duplice passione per lo sport e per il Gesù con Giuda e la Maddalena in 'Jesus Christ Superstar' teatro. “Scrivemmo un copione - ha raccontapo), passando per Johnny Dorelli, Paolo to Garinei in un’intervista del 2006 - che si Panelli e Bice Valori (protagonisti, per fare intitolava Sono le sette e tutto va bene: c’e- un titolo, in Aggiungi un posto a tavola). ra il coprifuoco all’epoca. Pur non essendo Anche le collaborazioni musicali si rivelarostato mai rappresentato ci è servito per farci no vincenti: Gorni Kramer ed Armando Troconoscere nel mondo del teatro”. vajoli (da poco scomparso) sono due dei L’esordio “artistico” fu nel 1944, con la rivinomi che orbitarono intorno alla coppia sta Cantachiaro numero 1 per Anna Magna“G&G”. Di Trovajoli, in particolare, non si ni (in collaborazione con De Tuddo e Moni- può non ricordare l’apporto dato a Ruganticelli), dal titolo omonimo del loro giornale no, che riscosse da subito enorme successatirico; con il tempo si rivelarono i più validi so senz’altro grazie all’interpretazione di rappresentanti del teatro leggero italiano del Nino Manfredi, ma anche (e soprattutto, secondo dopoguerra. I loro lavori più noti forse, vista la presa che ha sul pubblico sono senza dubbio Rugantino quali che siano gli interpreti) in virtù di can(1962), Alleluja brava gente zoni quali Roma nun fa’ la stupida stasera. (1970) e Aggiungi un posto a tavola (1974), ma tutto cominPaola Magnaghi ciò con la commedia musicale Attanasio cavallo vanesio, del 1952, con Renato Rascel come protagonista. Oltre a Rascel, si possono contare decine di collaborazioni eccellenti, che hanno portato la commedia all’italiana ad un livello artistico elevatissimo: da Domenico Modugno e Delia Scala (star di Rinaldo in camUna rappresentazione d'epoca di una scena di 'The Black Crook'

8


CONCERTO DI GIUGNO TRA VERDI E WAGNER Il concerto che la Filarmonica ha tenuto venerdì 14 giugno nel Quadriportico di S. Maria Nuova è iniziato con il ricordo di Primo Bianchi, il violinista componente del complesso e per molti anni insegnante della Scuola Allievi “Corrado Abriani”, scomparso solo una settimana prima. Di fronte ad un pubblico numerosissimo ed attento, gli oltre 60 musicisti diretti da Carlo Zappa hanno presentato al pubblico un programma quasi diviso in due parti: nella prima parte infatti è stato dato il giusto spazio a Giuseppe Verdi e a Richard Wagner, entrambi nati nel 1813, mentre nella seconda sono stati eseguiti pezzi scritti appositamente per l’organico bandistico. Verdi e Wagner, dunque: ad aprire il concerto è stata la sinfonia tratta dalla prima opera verdiana eseguita nel 1839 al Teatro alla Scala, Oberto, Conte di San Bonifacio. In essa si possono riscontrare alcune delle caratteristiche che Verdi svilupperà nel corso degli anni: dall’inventiva melodica al sapiente uso del ritmo. E sapiente è stata an-

che l’esecuzione della Filarmonica, nella quale le distinte classi strumentali hanno eseguito il tema principale a turno prima di fondersi nel ritmico finale. È stata poi la volta di Wagner, rappresentato dal preludio all’atto III dell’opera Lohengrin: palesi sono le differenze tra l’italiano ed il tedesco, principalmente nell’uso dell’armonia, e la Filarmonica, senza alcuna difficoltà, è riuscita a tradurre alla perfezione l’espressività dell’opera, basata su miti nordici. Si è tornati a Verdi per il finale della prima parte: dapprima con Attila, e in ultimo con una selezione da Aida, una delle opere più celebri del cigno di Busseto, eseguita per la prima volta nel 1871 per l’’inaugurazione del Canale di Suez quando, come è stato osservato durante la serata, la Filarmonica era già nel suo 25° anno di attività. Le danze briose sono state rese perfettamente dai legni, con una brillantezza ed agilità eccezionali, mentre gli ottoni hanno avuto la loro parte nell’Inno (Gloria all’Egitto, ad Iside) e, ovviamente, nella marcia trionfale per la quale la sezione

delle trombe ha meritato un convintissimo applauso. La seconda parte ha invece visto l’esecuzione di pezzi originali per banda: si è passati dalle cupe atmosfere della Carte postale d’Ukraine di Pierre Bigot a Tre Capricci per banda di van Lijnschooten, per finire con The saint and the city di De Haan, un piccolo capolavoro espressivo basato su una leggenda olandese. Scroscianti e meritatissimi applausi a tutto il complesso, che come sempre ha saputo offrire alla città uno spettacolo di altissimo livello, come sottolineato anche dal sindaco Arrara e dal soddisfatto presidente Alessandro Bagnaschi. Paola Magnaghi

NOTIZIE FLASH Concerto e processione di San Pietro Anche quest’anno la Filarmonica non poteva mancare alla processione e al concerto per la festa patronale di S. Pietro, ancora più sentita dai partecipanti in quanto, in coincidenza con i due impegni bandistici, si è celebrato il 250° anniversario della costruzione della chiesa di S. Pietro. Dopo la processione, che ha coinvolto le vie del paese circostanti alla chiesa, si è tenuto il concerto nell’oratorio femminile. Il corpo bandistico è riuscito a muoversi, anche in questa situazione, nelle più diverse estensioni del repertorio musicale, aprendo il concerto con l’esecuzione di Oberto, conte di San Bonifacio per poi arrivare al ritmo rockeggiante del brano Queen in concert.

ludio delle vacanze. La serata, tenutasi presso la Cappelletta in via Stignani, è stata accompagnata dalla musica travolgente di Frigerio. E così, nonostante la stanchezza, l’evento si è chiuso con balli che hanno visto come protagonisti proprio i nostri Filarmonici. Vi aspettiamo l’anno prossimo!!

Processioni Per chiudere anche l’estate accompagnati dalla musica, la Filarmonica ha partecipato alle due processioni di fine agosto - inizio settembre: quella di Fallavecchia e quella di Morimondo. E così fra gonfiabili, risotto e palo della cuccagna, ovviamente tanta mu-

Festa d’estate Ma voi quest’anno c’eravate alla Festa d’estate?! Perché tra vassoi di patatine e tante risate non poteva mancare proprio nessuno! Così il 20 luglio diverse generazioni si sono unite in una sola serata, organizzata dalla Filarmonica, per condividere insieme il pre-

sica e il calore della gente in queste due serate, anche per i nostri Filarmonici l’estate è finita ed è arrivato il momento di rimettersi al lavoro. Fabiana Belloni

Festa della mela Domenica 6 ottobre si è tenuta la tradizionale Festa della Mela, che ogni anno vede la Filarmonica impegnata nella vendita di questo frutto (e di torte con esso confezionate) nelle due piazze principali della città. Quest’anno, oltre a portare musica nel centro di Abbiategrasso, La Filarmonica ha anche colto l’occasione per fare una sorpresa al nuovo coadiutore della Parrocchia di San Pietro: si è infatti recata presso l’Oratorio San Giovanni Bosco per dare il proprio benvenuto a Don Leandro, che proprio quel giorno subentrava ufficialmente a Don Egidio all’interno della Parrocchia. Paola Magnaghi

Un momento della Festa d'estate alla Cappelletta 9


24 MAGGIO 2013 - UNA NUOVA ESPERIENZA PER LA JUNIOR BAND Il 2013 è stato un anno ricco di novità per la Filarmonica, con la formazione della Big Band composta da alcuni bandisti più anziani (non anagraficamente) e della Junior Band composta da noi ragazzi. Abbiamo accettato con entusiasmo questa novità perché ci dà la possibilità, nel nostro piccolo, di realizzare qualcosa che è più grande di noi. Durante una prova della Junior Band il no-

stro maestro Carlo Zappa ci ha consegnato e fatto suonare un nuovo pezzo; la sorpresa l’ha lasciata per ultimo, dicendoci che quel brano lo avremmo suonato con l’Orchestra “Verdi” delle scuole medie CarducciCorrenti. Vi lascio immaginare l’ansia di tutti noi al pensiero di dover affrontare un passo simile senza l’appoggio dei nostri colleghi di strumento più esperti. Il giorno del concerto tutto si è svolto in un

clima di gioia e complicità: abbiamo suonato con entusiasmo e il pubblico non si è risparmiato in applausi. Da parte mia concludo dicendo che è stata un’esperienza appagante e sono sempre più convinto che la musica arricchisce gli umori e dona spensieratezza; e di questi tempi ce ne vorrebbe molta di più. Simone Ramezzana

NON PENSAVO CHE LA BANDA… Era da tempo che se ne parlava, e così quando i tempi sono maturati e con l’appoggio della direzione, è finalmente nata una nuova realtà, la Big Band. La Big Band nasce in seno alla Filarmonica, ed assieme alla Junior Band rappresenta la voglia del “bandon” di esplorare e di proporsi ad un pubblico più ampio. Il motore che ha messo in moto questa macchina è il nostro amico e compagno di suonate Giorgio Borghi: è lui che si è sobbarcato il peso maggiore, procurando le partiture di tutti i brani e fungendo da perno e riferimento per tutti i componenti della nuova formazione. Come dicevo, il nucleo iniziale della Big Band esce dalle file della Filarmonica ma - e qui arriva il bello - ad esso si sono aggiunti vari musicanti provenienti da realtà diverse come altre bande (ad esempio la sorella Garibaldi o la banda di Sedriano), ma anche da elementi completamente estranei a tale mondo. La voglia di fare swing ha coeso dei musicanti al di là della loro provenienza. Proprio come quando ci si prepara per un evento importante o per un viaggio, i preparativi sono stati una parte molto eccitante e coinvolgente. La parte artistica con le prove è stata particolarmente impegnativa e caratterizzata dalla necessità di imparare un nuovo modo di suonare ed anche di leggere la musica, mentre per la parte organizzativa è stata subito eviden-

te la voglia di fare gruppo, in cui ognuno ha dato il meglio di sè. Ricordo le “vive” riunioni per decidere il nome ed il logo del gruppo, così come le discussioni per deciderne l’immagine o le votazioni per la scelta della locandina. Lo swing ed il jazz erano generi nuovi per la maggior parte di noi, e non è stato semplice iniziare ad assorbirne lo spirito ma, appena iniziato a sentirne il ritmo, allora sì che è cominciato il divertimento. Credo siano due generi in cui non ti puoi nascondere: se la musica ti prende, la gente se ne accorge, non puoi fingere. 19 luglio: la sera del debutto, a dir poco memorabile. La nostra soddisfazione viaggiava su due livelli. Il primo era: “E vai! Anche questo brano è andato benissimo”; per il secondo bastava guardarsi attorno: man mano che la serata procedeva, il pubblico aumentava. La gente veniva prima attirata e poi catturata da questo nuovo sound non da banda. Una persona a fine serata complimentandosi mi ha detto: “Non pensavo che la banda potesse fare questo: la fluidità di certi brani è stata una sorpresa”. La scelta dei brani e la scaletta in cui sono stati

proposti sono state una vera dimostrazione di professionalità musicale e di fine strategia messa in campo dal nostro maestro Carlo Zappa. Si è cominciato con brani noti per lo più ad amanti e cultori del genere; gradualmente si è passati a brani sempre più noti e d’effetto. Con una trappola per pubblico così ben congegnata, i risultati non potevano mancare. Strepitosa è stata l’esecuzione di Pippo non lo sa magistralmente arrangiata dal collega ed amico Paolo Mella, e la risposta del pubblico è stata emozionante con un caloroso e prolungato applauso. Alla fine il bilancio è stato più che positivo: noi ci siamo divertiti, il pubblico idem, abbiamo esplorato un territorio musicale nuovo e ci è piaciuto, il pubblico ha scoperto che la banda può essere “moderna” ed è in grado di espandersi verso nuovi generi e proporre novità. Con presupposti simili ci sentiamo incoraggiati a proseguire e sicuramente lo faremo. Andrea Ramezzana

10


ANBIMA - ASS. NAZ. BANDE ITALIANE MUSICALI AUTONOME AVANTI TUTTA! Come scrissi nel numero di giugno scorso dell’Informatore musicale, l’attività e le iniziative promosse da Anbima Lombardia - Provincia di Milano nel primo semestre 2013 sono state molte e tutte contraddistinte da un largo consenso di base in merito al programma che ci eravamo prefissati. Un impegno certamente gravoso, fortemente sostenuto dagli organi Direttivi Anbima, che prosegue grazie al forte contributo fornito dalle Presidenze delle oltre 130 bande e corali associate - per la sola Provincia di Milano - e dai quasi 15000 soci per l’intero comparto lombardo che annovera per il 2013 il numero record di 339 gruppi musicali tesserati Anbima. Mi riferisco, solo a titolo di esempio, allo stage estivo svoltosi dal 6 al 20 luglio che ha potuto contare su oltre cento partecipanti provenienti dalla Lombardia e fra questi ben 34 appartenenti a bande della sola Provincia di Milano. Non solo: dopo la pausa estiva di agosto, il 15 settembre a Trezzo d’Adda si è svolto il “concertone” finale eseguito da tutti gli allievi del corso con grande successo di partecipazione anche da parte del numeroso pubblico plaudente. Il 28 settembre a San Pietro all’Olmo si è tenuto il corso per Capi Banda tenuto dal M° Franco Bassanini. Un corso strutturato per assimilare le numerose e differenti dinamiche di posizionamento e movimento della banda in sfilata e da ferma. Materia spesso ostica da apprendere, se non sconosciuta da molti musicanti, ma che insegna la giusta liturgia associata all’evento, sia esso civile o religioso, che ogni banda sfoggia nel suo presentarsi alla cittadinanza. Un segno distintivo di stile, eleganza comportamentale e classe. Il giorno dopo, 29 settembre, si è svolto il corso per Vice Maestro (2° livello) presso la Banda d'Affori tenuto dal M° Mario Gerosa. Un gruppo di allievi molto motivato, composto da 15 partecipanti entusiasti, che al termine hanno richiesto di poter replicare l’iniziativa nel breve proponendo un livello ancor maggiore di affinamento della materia, a riprova della motivazione e dell’impegno profuso finalizzato a ricoprire un ruolo di prestigio all’interno della propria banda. Le iniziative Anbima d’autunno non si sono certo limitate alla attività formativa, ed infatti il 5 ottobre si è svolta a Corbetta, presso la Parrocchia di San Vittore Martire, la Rassegna Corale promossa da Anbima Provincia di Milano. Una manifestazione giunta alla decima edizione che mi onoro d’aver “immeritatamente”, ma con enorme piacere, presentato.

Un concerto contraddistinto dall’elevato livello dei gruppi corali che si sono esibiti, quali: I cantori di Calastoria di Robecchetto di Induno diretti dal M° Luigi Zuccotti, la Schola Cantorum “Ars Nova” di Cerro Maggiore diretta dal M° Franco Pasquali, la Corale “Santa Cecilia” di Rescaldina diretta dal M° Davide Di Palma e il gruppo corale gospel “Al Ritmo dello Spirito” di Abbiategrasso diretto dal M° Alberto Meloni. Concedetemi ora una breve parentesi d’affezione verso la Mia Filarmonica, che anche verso il coro “Al Ritmo dello Spirito” ha dimostrato recentemente sensibilità e generosità concedendo Loro l’uso dei locali della propria sede per meglio svolgere le proprie sessioni di prova e registrazione, che ora possono finalmente svolgere in spazi appropriati ed in un contesto certamente adeguato alle esigenze di voce e strumentale. Lo ritengo un bell’esem-pio di collaborazione. Un gesto che i cittadini di Abbiategrasso certamente sapranno apprezzare per l’alto valore sociale e morale e che non ho mancato di riferire ai Dirigenti Anbima il 19 ottobre a Burago Molgora in occasione del Consiglio Regionale Lombardo. Nell’occasione sono state discusse ed approvate numerose prossime iniziative. Prima fra tutte la partecipazione ufficiale di Anbima Lombardia alla prossima EXPO 2015 con la costituenda Banda Regionale Giovanile. Decisione assunta mesi or sono sulla scorta del grande interesse riscosso e dell’adesione immediata di molti gruppi bandistici che “presteranno” i propri migliori ragazzi al fine di formare un grande collettivo bandistico per le occasioni che ne richiederanno la presenza. Così come avviene per le squadre di calcio verso la propria nazionale. Anche in questo caso La Filarmonica di Abbiategrasso si è distinta positivamente, forte della propria “junior band”. Infatti su gli attuali oltre cento ragazzi lombardi per ora aderenti all’iniziativa, venticinque sono della Nostra Scuola di Musica. Ma l’attività Anbima non conosce soste, e quindi eccovi altri eventi dell’ultimo periodo: il 6 ottobre si è svolto ad Opera il Master Strumentale per ottoni gravi e, sempre lo stesso giorno, il Master per sassofoni a Livraga; il 13 ottobre ad Ospitaletto master per clarinetti, il 27 ottobre ad Olgiate per percussioni ed a Concorezzo, sempre il 27, per trombe e corni. Per finire vi annoto il Master per flauti tenutosi a Traona il 10 novembre. Che dire di più: che certamente faremo ancora di più. Alla prossima ed avanti tutta! 11

Leonardo Pecoraro Anbima - Consigliere Provinciale Milano

Corbetta, 5 ottobre 2013: Franco Pasquali, direttore della Schola Cantorum 'Ars Nova' di Cerro Maggiore, consegna una targa ricordo ai gruppi partecipanti alla X Rassegna Corale ANBIMA Provincia di Milano


SCUOLA DI MUSICA “CORRADO ABRIANI” 33° SAGGIO MUSICALE E NUOVO PROGETTO “MUSICHEMOZIONI” Quando un ragazzo decide di frequentare la scuola di musica “Corrado Abriani” per imparare a suonare uno strumento musicale o affinarne, negli anni successivi, lo studio, lo fa con una grande carica di entusiasmo che mese dopo mese aumenta perché, grazie agli insegnanti preparati, attenti e coinvolgenti, apprezza i primi progressi, gusta l’emozione che la musica trasmette e persevera quindi nell’apprendimento. Così è stato anche per gli allievi che da settembre 2012 a giugno 2013 hanno frequentato la scuola, affrontando sempre le lezioni con costanza e diligenza. Settimana dopo settimana gli studi sono proseguiti e via via ogni allievo si è rafforzato nell’apprendimento dello strumento scelto. Certo l’impegno non è stato poco, sia da parte degli allievi sia da parte degli insegnanti, ma le soddisfazioni non sono tardate: a fine maggio una buona parte degli iscritti avrebbe potuto “esibirsi” in pubblico! E così nelle serate del 22 e del 23 maggio 2013 numerosi allievi della scuola di musica “Corrado Abriani” hanno avuto modo di condividere la soddisfazione dei loro progressi, nell’ambito dell’apprendimento musicale, con un pubblico attento e partecipe. I ragazzi, egregiamente presentati dalla bandista Paola Magnaghi, si sono alternati nell’esecuzione di brani impegnativi con una perizia veramente encomiabile. Nell’aria si sono diffusi, uno dopo l’altro, i suoni melodici del pianoforte, del violino, della chitarra, del clarinetto, degli ottoni, delle percussioni e del flauto che, abilmente suonati dai diversi allievi, hanno catturato l’attenzione dei presenti che hanno sottolineato con calorosi applausi i vari passaggi.

Gli allievi non si sono lasciati intimidire dal folto pubblico né si sono fatti prendere dall’ansia o dal timore di sbagliare: l’importante per loro, com’è giusto, era ed è comunicare al meglio, attraverso lo strumento prescelto, le emozioni che le note dei vari brani racchiudono. La presidente onoraria della Filarmonica, la sig.ra Teresa Abriani, si è congratulata con i ragazzi e le ragazze al termine delle loro esecuzioni e ha rilevato come la qualità dei saggi annuali migliori sempre più, segno questo dell’indiscutibile serietà dell’insegnamento offerto dalla scuola di musica “Corrado Abriani”. Queste parole di apprezzamento sono state motivo di soddisfazione per tutti gli insegnanti che hanno seguito, alcuni da più anni, i ragazzi nel loro percorso di crescita, non solo musicale, ma anche personale e quindi hanno con loro instaurato un rapporto costruttivo di ascolto e di condivisione degli obiettivi scelti. Proprio alla luce dell’importanza che la musica riveste nell’arricchimento della formazione personale, la direzione della Filarmonica ha deciso, in accordo con i responsabili della scuola, di attivare un nuovo progetto, denominato MUSICHEMOZIONI e rivolto ai bimbi fra i quattro ed i sette anni con l’intento di svilupparne l’aspetto emotivo, avvicinarli al mondo dei suoni e avviarli al piacere della MUSICA. In settembre, precisamente il giorno 14, nel corso di una lezione aperta a bimbi e geni-

tori, si sono presentate le finalità e le modalità di tale corso tenuto dalla prof.ssa Francesca Cremaschi e dalla dott.ssa Manuela Bassetti, specializzanda in psicoterapia. Sempre in settembre, il 25, sono incominciate le lezioni ed i piccoli allievi si sono ritrovati con le loro insegnanti nel salone della Filarmonica per iniziare il percorso musicale che durerà tutto l’anno ed avrà una cadenza settimanale. Ora la Filarmonica, con l’inserimento di questa nuova proposta, può dire di aver completato l’offerta formativa musicale sul territorio in quanto, dai quattro anni in poi, ognuno può trovare l’opportunità migliore per entrare nel meraviglioso mondo della musica od, eventualmente, rafforzarne le conoscenze, in un ambiente attrezzato e con insegnanti altamente qualificati. Per informazioni la scuola è aperta ogni pomeriggio: sarete i benvenuti, potrete personalmente rendervi conto del funzionamento delle attività e forse anche voi, sollecitati dalle note che in sottofondo vi perverranno, scoprirete una predisposizione all’affinamento del vostro gusto musicale! Vi aspettiamo!

Orecchie aperte, perché poi si gioca a mosca cieca... musicale! 12

Ornella Del Pero


13


I LUOGHI (MENO) CONOSCIUTI DELLA MUSICA CASA VERDI A MILANO

Casa Verdi (**)

Definire Casa Verdi un luogo “meno conosciuto” può sembrare all’apparenza un’eresia, ma sono convinto che mentre tutti i milanesi (e per “milanesi” mi riferisco all’intera provincia) sanno perfettamente dove si trova Casa Verdi, molti hanno potuto dare uno sguardo all’interno, qualcuno ha visitato la Cripta e la maggior parte non ha mai visitato le bellezze che offre questo luogo molto particolare. Anche se l’interesse del nostro viaggio è legato principalmente alla musica, non possiamo certo dimenticarne le finalità per cui essa fu ideata e costruita. “Casa Verdi”: la chiamano così, da sempre. Niente “Casa di Riposo per Musicisti”, anche se quel “riposo”, voluto proprio da Verdi è così intenso e geniale; niente parole come “istituzione”, “fondazione”, “istituto”. Semplicemente “Casa Verdi”, come se lui abitasse

lì, come se chi va in quel luogo lo potesse incontrare. Della costruzione fu incaricato l’arch. Camillo Boito, fratello del letterato e musicista Arrigo Boito, autore del libretto dei capolavori verdiani Otello e Falstaff e dell’opera Mefistofele. Per garantire alla Casa la continuità di vita, Verdi le destinò una parte del proprio patrimonio e i diritti delle proprie opere. Ai lasciti del Maestro seguirono, negli anni, molte donazioni di tanti benefattori che ne consentono il mantenimento. Dal 10 ottobre 1902, data dell’apertura della Casa agli Ospiti, sono più di 1000 gli anziani artisti (compositori, musicisti, cantanti, ballerini e professionisti che abbiano operato nell’ambito musicale) che hanno trascorso gli ultimi anni di vita a Casa Verdi. Per esplicita volontà di Verdi, la Casa venne

aperta solo dopo la sua morte per evitare che gli Ospiti potessero ringraziare il proprio benefattore. Lasciando il rumore della trafficata piazza Buonarroti ed entrando nell’androne, soprattutto quando si passa dal portoncino pedonale, ci si trova proiettati immediatamente nell’atmosfera di fine ottocento con la sensazione che il Maestro vi stia osservando da qualche finestra, come per scrutare e capire chi sia il nuovo visitatore. Girando subito a destra, mentre vi avviate su uno dei due scaloni monumentali, potete già udire ritagli di bel canto e la musica di uno dei tanti pianoforti, dove si alternano gli ospiti della casa e gli allievi. Al primo piano vi è il cuore musicale e culturale della casa, il Salone d’Onore: qui potrete ammirare i medaglioni celebrativi dei grandi musicisti del passato: Pierluigi da Palestrina, Girolamo Frescobaldi, Alessandro Scarlatti, Claudio Monteverdi, Giovanni Battista Pergolesi, Benedetto Marcello, Domenico Cimarosa e Gioachino Rossini, ritratti all’interno di un fregio dipinto lungo il bordo superiore delle pareti, sotto il quale è dipinta una serie di tendoni verdi, probabilmente in rispetto alle esigenze di una vera sala concerti. Gli stipiti delle porte recano una decorazione dipinta con gusto rinascimentale mentre i grandi lampadari sembrano ricalcare i modelli francesi della Parigi di Napoleone III. Da qui potete spostarvi nell’adiacente sala Toscanini, nella Cappella di santa Cecilia, piccola chiesetta interna dove il silenzio predispone al massimo raccoglimento, e poi ridiscendere visitando l’annesso Museo. Nella Casa potrete ammirare, tra gli altri, il famoso ritratto di Giuseppe Verdi, realizzato da Giovanni Boldini nello studio di Place

ELDANCAR www.eldancar.it VERMEZZO KM.13 S.S. VIGEVANESE VIGEVANO V.LE LEOPARDI, 15 TREZZANO S/N VIA L. DA VINCI, 170

14

TEL. 02 9440676 TEL. 0381 348142 TEL. 02 48403789


Pigalle nel marzo del 1886 dopo varie sedute di posa, alle quali partecipavano la moglie Giuseppina Strepponi ed il direttore d’orchestra Emanuele Muzio; questo ritratto precede di poco quello a pastello compiuto il 9 aprile 1886 (ora alla Galleria d'Arte Moderna di Roma). (*) In questo periodo Verdi si trovava a Parigi e stava lavorando a Otello, su libretto di Arrigo Boito. Alla prima rappresentazione dell’opera alla Scala di Milano il 5 febbraio 1887 assistette lo stesso Boldini. Nel 1893,

Mentre i cappelli recano l’etichetta della Cappelleria Antonio Ponzone di Milano (Fornitore della Casa Reale), la cappelliera reca in evidenza il celebre marchio della fabbrica Borsalino. (*) La spinetta in cipresso, abete, faggio, bosso e pero tinto di nero, contenuta in una cassa di pioppo poggiante su sostegni non coevi, che è stata attribuita al veneziano Marco

dopo l’ennesimo successo verdiano con Falstaff, il pittore donò il ritratto al Maestro, che lo collocò nel suo lussuoso appartamento a Palazzo Doria a Genova. I vestiti di Giuseppe Verdi che provengono dalla camera dell’Hotel de Milan dove il musicista morì furono donati dal commendatore Giuseppe Spatz, proprietario dell’albergo, insieme ad altri oggetti tutti ritrovati nella stanza dell’Hotel dove soggiornava abitualmente il maestro.

Jadra, attivo nella seconda metà del XVI

15

secolo. (*) Realizzata probabilmente attorno al 1560, fu il primo strumento su cui si esercitò il giovane Verdi e venne restaurata nel 1821 da Stefano Cavalletti, come si ricava dalla scritta ad inchiostro che compare sulla superficie inferiore della leva del tasto più acuto: “Da me Stefano Cavalletti fu fato (sic) di nuovo questi saltarelli e impernati a corame e vi adatai (sic) la pedagliera che io ci ho regalato; come anche gratuitamente ci ho fato (sic) di nuovo li detti saltarelli, vedendo la buona disposizione che ha il giovanetto Giuseppe Verdi di imparare a suonare questo istrumento, che questo mi basta per essere del tutto sodisfato (sic). Anno domini 1821”. L’Album della Famiglia Artistica, il grande album ricoperto in pergamena con applicazioni in argento, fu offerto al Maestro dalla Famiglia Artistica (as-sociazione milanese sorta nel 1872 e di cui fu primo direttore il pittore Vespasiano Bignami) per ringraziare di aver ricevuto in dono lo spartito del Falstaff nel 1893. All’interno sono raccolte le firme di tutti i soci. (*) La bacchetta in avorio con l’iniziale “V” in diamanti fu donata al Maestro dai coristi del Teatro di Colonia in occasione del Musikfest del 1877. (*) La cetra in metallo dorato, originariamente ricoperta da un sottile strato di smalto bianco (di cui si individuano ormai solo poche tracce sulle coste) fu donata dall’Opera di Parigi in occasione della rappresentazione di Aida


scudo in velluto blu, che fu donato al Maestro Verdi dagli artisti italiani del Teatro San Carlo di Lisbona il 5 febbraio 1887. (*) Infine, attraversando un grazioso giardinet-

Gianni Milanese

Fonti (*) Per gentile concessione della Casa di Riposo per Musicisti - Fondazione Giuseppe Verdi, Milano (**) Foto di Diego Rinaldi - Per gentile concessione della Casa di Riposo per Musicisti - Fondazione Giuseppe Verdi, Milano Sito web www.abbaziamorimondo.it nel marzo 1880. (*) La corona di foglie d'alloro fu donata a Verdi dalla cittadinanza fiorentina in occasione della prima esecuzione di Macbeth a Firenze il 14 marzo 1847. (*) Il piatto in argento sbalzato e brunito dove si to, arriverete alla Cripta dove, sotto una bellissima volta azzurra su cui risplende un sole dorato, riposano Giuseppe Verdi e la moglie Giuseppina Strepponi. La Cripta (**)

può leggere la dedica di Romilda Pantaleoni, soprano interprete di Desdemona: “All’immortale autore dell'Otello”. (*) L’imponente ramo d'alloro fissato su uno

16


FRANCO CORELLI - UNA INTENSA CARRIERA Continuiamo la conoscenza di Franco Corelli, iniziata nello scorso numero, attraverso la testimonianza del secondo cugino Graziano che delinea un ritratto del tenore con aneddoti di vita personale e professionale.

Il desiderio di libertà Da un punto di vista personale, credo che sia doveroso mettere in evidenza un aspetto che, negli ultimi anni in modo particolare, se prima poteva essere una sensazione, è invece diventato certezza, e cioè il fatto che lui non abbia conosciuto e goduto la “libertà”. Mi spiego meglio, e parto dalla conclusione: nel 2003 è stato ricoverato e, quando è uscito dall’ospedale, lo abbiamo accompagnato in una residenza vicino a Como. Quando siamo arrivati ci hanno accompagnati nella suite; Loretta e mia moglie hanno cominciato a sistemare le cose. La stanza era al piano terra; c’era un balcone che dava direttamente in un parco di betulle, e nel corridoio c’era una porta che permetteva di uscire nel parco. Era il 12 febbraio; siamo usciti nel parco, stavamo parlando tranquillamente, stavo chiedendo a Franco se riteneva che il posto andasse bene, e lui improvvisamente si è messo a correre a braccia spalancate in questo parco dando l’impressione di abbracciare l’aria. Secondo me quella è stata la manifestazione più evidente di quanto lui abbia sofferto del fatto di non essere libero. In pratica era sempre condizionato: “Non posso fare questo”, “Non posso andare lì”… Indubbiamente gli mancava la libertà di fare quello che fa una persona normale. A Parigi nel 1964 sono andato in albergo verso le quattro del pomeriggio; lui era sdraiato sul letto e ho cominciato a fare grossi apprezzamenti per la città che ci ospitava e per quello che avevo visto. Poi ho chiesto a Franco: “E tu cosa hai visto di Parigi?”. Lui mi ha risposto: “Io non sono qui per divertirmi: io sono qui per lavorare. Adesso esco da qua e vado in teatro”. Ovviamente qualche libertà per poter andare a visitare dei posti se la concedeva; però si dava delle regole precise: “No, ho le prove”, “Stasera ho la recita”. Io credo proprio che questa condizione di mancata libertà sia stata importante nel contesto di una vita vissuta e spesa per l’arte lirica. Questa mancanza di libertà non deriva tanto dai ritmi di lavoro, dalle pressioni per fare molte recite. Ha rinunciato a molte offerte: in un anno al massimo ha fatto 69 recite. Ha saputo gestirsi; forse sarebbe meglio dire che la moglie Loretta ha gestito la carriera di

Franco. Si erano conosciuti sulle scene perché anche lei era cantante. Se ricordo bene ha fatto 89 recite con lui. Ha abbandonato la carriera artistica per dedicarsi a quella di Franco: ha contribuito alla “costruzione” della sua carriera, lo ha sempre difeso in pubblico e se in qualche recita non condivideva qualche sfumatura lo sottolineava nel “privato”. Quando Franco studiava, le chiedeva: “Loretta, come è andata? Ho fatto bene?”, “Ma la vocale era troppo aperta?”. Di questi episodi ci sono delle registrazioni “di famiglia” che in frammenti sono stati inserite in un cd, elaborato da Simone Corelli, uscito con l’ultimo libro Franco Corelli. L’uomo la voce, l’arte, scritto da Giancarlo Landini e pubblicato nel 2010.

Gli incontri A Parigi Franco ha cantato il 3 giugno 1964 Tosca e poi il 6 giugno Norma con la Callas. Alla recita di Norma c’era un pubblico eccezionale: ho avuto l’occasione di vedere Aristotele Onassis e Charlie Chaplin con la moglie e Geraldine. Direi che, quando l’ho visto, non ho mai più provato un’emozione come quella. Alla Scala, in occasione del Poliuto, ho incontrato Grace Kelly con Ranieri di Monaco, e poi Soraya, moglie dello Scià di Persia, che ricordo per la classe e la bellezza. E poi ho visto una giornalista che ai tempi faceva e il bello e il cattivo tempo, Elsa Maxwell, amica della Callas. Da qualche parte devo avere ancora una rosa che era della Maxwell: l’aveva lasciata in camerino e ne avevo approfittato. Per quanto riguarda i Colleghi/Colleghe, io non ho mai sentito Franco parlare male di un collega, mai. Per cui quando qualcuno mi chiede: “Ma chi era meglio?”, io non intendo rispondere perché vorrebbe dire mettermi in contrapposizione con il fatto che lui non ab-

17

Corelli nei panni di Rodolfo in 'La Bohème'

bia mai voluto esprimere dei pareri. Certamente in quegli anni il trio era un trio tosto, perché, per andare in ordine alfabetico, c’erano Corelli, Del Monaco, Di Stefano. C’era sì competizione, ma anche grande rispetto, e a tale proposito Franco alla Scala ha sostituito Di Stefano in una recita di Turandot e Del Monaco ha sostituito Franco in una recita di Andrea Chénier. Per quanto riguarda le colleghe, pur avendo avuto qualche “attrito” in carriera ha sempre mantenuto rapporti cordiali, ma ripeto: io non ho mai sentito Franco fare apprezzamenti poco lusinghieri.

Franco Corelli e i direttori d’orchestra Il rapporto di Franco con i direttori d’orchestra è sempre stato buono. Ci sono stati diversi direttori d’orchestra importanti nella sua carriera: Ottavio Ziino, che lo ha diretto nella prima di Carmen a Spoleto, Vittorio Gui, Oliviero De Fabritiis, Antonino Votto, Tullio Serafin, Herbert von Karajan, Leonard Bernstein, Gianandrea Gavazzeni, Gabriele Santini. Tra i direttori, l’unico con il quale ha avuto da “battagliare” è stato Leopold Stokowski, che lo avrebbe dovuto dirigere a Verona in Carmen.


'Poliuto' - Teatro alla Scala, 1960. Ettore Bastianini, Maria Callas, Franco Corelli

In quell’occasione si era verificata la condizione per la quale nella Romanza del fiore i tempi che intendeva seguire Stokowski non erano quelli ai quali Franco era abituato. Stokowski sosteneva che quelli erano i tempi dati da Bizet; ma uno storico con il quale ho parlato qualche giorno fa - persona assolutamente affidabile - mi diceva che Bizet era morto tre mesi dopo il debutto di Carmen, e che non aveva mai dato particolari indicazioni sui tempi. Franco voleva un tempo non ricordo se più o meno sostenuto; pertanto hanno cominciato a “questionare” finché Franco ha deciso: “Io non me la sento; non posso cantare così. O vado via io o va via lui”. E a Verona il direttore d’orchestra è andato via. È stato sostituito, credo, da Francesco Molinari Pradelli. Tra l’altro, Franco diceva che Molinari Pradelli era, tra tutti i maestri con i quali aveva cantato, quello più ligio allo spartito: se lo spartito diceva così, così doveva essere.

I personaggi e le opere Tra i personaggi che Franco prediligeva c’era una figura verdiana: Otello. Ma è una battuta… Dico “Otello” perché spesso mi viene chiesto: “Ma perché non ha interpretato il Moro?”. Delle foto con il costume di Otello ci sono; dei brani di Otello ci sono. Questi brani sono pubblici, e due sono video: uno è il duetto del primo atto, fatto sia al Metropolitan

che nella tournée in Giappone; l’altro, che forse non molti ricordano, è in occasione di un evento legato all’eurovisione. La sera del 6 luglio 1960 è stata trasmessa in eurovisione una serata nella quale l’Italia si è presentata con il duetto del primo atto di Otello cantato da Franco Corelli e Anna Moffo. Alla fine del duetto Otello invita Desdemona: “Vien, Venere splende” e Desdemona esclama: “Otello!”; ma a “splend…” hanno tagliato la trasmissione perché era terminato il tempo a disposizione. Un’opera a cui Franco era particolarmente legato era Carmen. Lui sosteneva che quando cantava Carmen avrebbe sempre preferito cantare in italiano piuttosto che in francese; ma questo non perché non conoscesse il francese, ma perché le parole espresse in italiano gli rendevano più facile entrare nel personaggio. Sottolineo un particolare nel quarto atto di Carmen, che dà risalto ad un aspetto dell’interpretazione di Franco: non dobbiamo dimenticare che il personaggio di don José ha 18 anni; Carmen, definiamola così, “sgamata”, lo ha lasciato mettendolo in difficoltà e si è unita al grande amatore il toreador. In occasione di un momento importante per il toreador, che è quello di andare nell’arena, il povero don José si presenta perché vorrebbe ricomporre la situazione. Carmen non lo accetta, nonostante l’insistenza; e allora, disperato per non essere riuscito a convincerla e consapevole che non l’avrebbe mai convinta, non intende cedere e la uccide. Questa scena necessita di un atteggiamento dell’artista, dell’interprete, che deve essere molto misurato, perché potrebbe anche risultare esagerato; e qualche volta Franco si era lasciato prendere dal trasporto. Ricordo ad esempio una recita di Carmen a Verona: l’opera finisce con “Oh, mia Carmen! Mia Carmen adorata!”, e la musica continua per la chiusura. Su questa musica Franco è uscito ancora, cantando: “Carmen” con una nota non acuta, però carica di sentimento.

18

Poi Franco ha detto: “Mi è venuta così”. Un’altra opera che Franco gradiva in modo particolare, ma condizionato dalla “rivalità” con Birgit Nilsson, è Turandot. In quel caso non c’erano occasioni per mettere in evidenza un grossissimo sentimento, però anche lì, ad esempio nel primo atto, ha proposto un filato in occasione dell’ingresso in scena di Turandot che lui vede per la prima volta: “O divina bellezza, o meraviglia”, che è “mozzafiato”. Si deve essere veramente padroni della voce per riuscire a “filare”. In occasione della prima delle due recite di La Bohème a Torre del Lago, Franco non voleva cantare: l’opera è cominciata alle 22, perché aveva avuto qualche problema con la voce. Nonostante questi problemi, nel terzo atto, nel duetto con Mimì: “Ci lasceremo alla stagion dei fior”, ha voluto fare il filato, ma gli si è rotto. Però lo ha voluto fare comunque: la generosità alle volte superava la ragione. Ma poi io non ho mai sentito, in tutte le recite di La Bohème, un quarto atto come quello che faceva lui, o meglio, per obiettività: ho sentito un quarto atto come lo faceva lui da Pippo Di Stefano a Torino nel 1964. Nel quarto atto si butta fuori il sentimento: “Che vuol dire quell’andare e venire... quel guardarmi così...”.

Una Norma interrotta al primo atto Per la Norma di Roma c’è un bellissimo aneddoto: lo ha detto anche Franco in alcune occasioni pubbliche, ed è per questo che lo ripeto. La Callas aveva avuto qualche problemino con la voce; tutto sembrò cominciare quando, finita la romanza dell’entrata in scena, Casta diva, il pubblico si rivelò molto fiacco, e lei cominciò a risentirsi. Il risentimento diventò qualcosa di più quando dal loggione qualcuno le gridò: “Ci sei costata un milione!”. Lei, a questo punto, si arrabbiò molto. Finito l’atto, i cantanti sul palcoscenico


si presero questi quattro applausi. Lei si girò facendo, sotto il mantello che indossava, un gesto di stizza - di cui non tutti si accorsero e uscì. In camerino era fuori dalla grazia di Dio; il marito Meneghini cercò di tranquillizzarla, ma non ci fu niente da fare. Si mise a urlare in un modo quasi isterico: non avrebbe potuto continuare.

Una passione di famiglia La mia passione per la musica nacque quando avevo sei o sette anni: ero ospite dei nonni Corelli a Sesto San Giovanni, perché i miei genitori lavoravano. Anzi, in verità le ragioni non erano solo di lavoro: c’era un’esigenza di ordine familiare, per cui mi avevano trasferito dai nonni. Mio nonno Ugo una sera mi ha detto: “Vieni qua che ti faccio sentire una cosa”, e mi ha messo davanti alla radio. Non ricordo quale opera fosse - forse Aida e mi era piaciuta. La prima opera che ho visto è stato un Mefistofele a Verona con Magda Olivero e Giulio Neri. Andavo a Verona perché trascorrevo le vacanze nel paese di mia madre, Lonigo, che è abbastanza vicino a Verona. C’era un appassionato di lirica che mi accompagnava con la Lambretta: si partiva (io avevo 13 o 14 anni) e si andava a vedere l’opera all’Arena. Poi il 23 dicembre 1956 sono andato a sentire un’Aida alla Scala; era un matinée. Era la prima volta che sentivo Franco. Poi, in modo sistematico ho frequentato la Scala con Franco da Il Pirata, nel 1958, e non ho perso una recita dal quel momento fino al 1963. Seguire un’opera non vuol dire ascoltare dal punto di vista strettamente musicale (“questo è un do piuttosto che un si”); al di là di questo, ascoltare comprende anche la vicenda, quindi si guarda anche un po’ più in là. E così ho imparato ad apprezzare la musica.

Una serata magica Ci sono state tante serate magiche: ogni vol-

ta che ascoltavo Franco era una serata magica, ma in particolare lo sono state tutte le recite di Gli Ugonotti; poi, una serata magica è stata una delle sue sette recite di Poliuto. Se devo essere sincero, una certa tensione ogni volta che andavo a teatro a sentirlo c’era, soprattutto al primo atto, dove effettivamente, per chi era abituato ad ascoltare Franco, si capiva che c’era un po’ di tensione. Il primo atto di Poliuto non è difficilissimo; però, insieme al secondo, sono atti che trasportano molto. Tant’è che il tenore Giacomo Lauri Volpi (con cui Franco ha avuto un buon rapporto anche dal punto di vista professionale, di insegnamento, di consigli) gli ha detto: “Corelli, attento, perché lei” - si davano sempre del lei - “nel primo e nel secondo atto non deve dimenticare che c’è il terzo atto, ed è il terzo atto quello più pericoloso; quindi la voce deve tenerla bene”. In quell’occasione poi magari è una visione mia personale - il primo atto fatto come lo ha fatto Franco mi aveva dato una certa tranquillità: non avevo la tensione del primo atto, perché mi ero reso conto che stava funzionando; e quindi, a maggior ragione, poi ho gustato il secondo e il terzo. Poi le emozioni derivavano anche dall’atmosfera delle serate, come le inaugurazioni alla Scala.

nianza che, a partire dalla vita del grande tenore, ha dato uno spaccato del mondo musicale in un’età di grandi nomi e di particolare splendore per il melodramma.

Ecco, finita l’intervista mi chiedo se ho espresso bene i concetti, se ho dimenticato alcune cose o se ne ho ingigantite altre, se sono stato “troppo partigiano”, ma in modo particolare mi chiedo: “Come avrebbe giudicato Lui”? Una cosa è certa: anche se il giudizio fosse stato severo, “Franco, la mente è stata guidata dal cuore”. A cura di Pinto Comincini e Gianni Milanese La redazione e La Filarmonica ringraziano Graziano Corelli per la sua preziosa testimo-

19

Corelli interpreta Cavaradossi in 'Tosca'


BANDA FILARMONICA AI FESTEGGIAMENTI PER I 125 ANNI DALLA FONDAZIONE DI BANDA GARIBALDI

Lo scorso 14 settembre, Banda Filarmonica, insieme ad altri tre complessi bandistici, ha preso parte alle manifestazioni organizzate da Banda Garibaldi in occasione della ricorrenza del 125° anniversario della fondazione. Ritengo che uno degli aspetti di maggior rilievo di manifestazioni di questo genere (l’evento peraltro è stato molto ben organizzato dagli amici di Banda Garibaldi), sia richiamare lo stretto legame che esiste tra le nostre Associazioni e il territorio: è bello vedere i passanti assistere con interesse alle esibizioni delle Bande partecipanti ed è altrettanto bello vedere le varie formazioni condividere la gioia e l’orgoglio dei componenti di una Banda che raggiunge un traguardo significativo della propria vita. Il fatto poi che Abbiategrasso possa contare sulla presenza di due formazioni con tanta storia alle spalle (125 anni per Banda Garibaldi e 167 per Banda Filarmonica ) e ancora così vive e attive è motivo di ulteriore soddisfazione e conferma come sia possibile la convivenza di organizzazioni attive in ambiti comuni senza che l’una prevarichi l’altra o ne condizioni in senso negativo l’attività, agendo invece da

20

stimolo per il costante miglioramento di entrambe. Rinnovando gli auguri e i complimenti per l’organizzazione dell’evento ai componenti di Banda Garibaldi, mi auguro che iniziative similari possano vederci coinvolti prossimamente per offrire alla città di Abbiategrasso la possibilità di godere qualcosa di artisticamente valido, frutto del lavoro di associazioni che sono patrimonio della nostra città. Alessandro Bagnaschi


CONCERTO DEL 18 OTTOBRE PER LA FESTA DELL’ADDOLORATA C’erano Verdi e Wagner, c’erano anche Mozart e Mahler, e poi Bach ed altri. Il loro spirito era presente nell’atmosfera creatasi la sera del 18 ottobre scorso nella Basilica di S. Maria Nuova in occasione della festa dell’Addolorata. Un’atmosfera di grande religiosità che ha coinvolto il folto ed attento pubblico e che la Filarmonica, brillantemente diretta dal Maestro Carlo Zappa, ha saputo ricreare con le note di brani di grande intensità emotiva, quali La Vergine degli angeli tratta dall’opera La forza del destino di G. Verdi, il Corale finale dalla Terza Sinfonia di G. Mahler, il brano St. Florian Choral di Thomas Doss, l’Aria sulla quarta corda di J. S. Bach e l’Ave verum corpus di W. A. Mozart, che i bandisti hanno voluto dedi-

care al padre del Maestro Zappa recentemente scomparso. L’apertura del concerto è stata riservata ai due grandi compositori di cui si ricorda il duecentesimo anniversario della nascita, con l’esecuzione della sinfonia dall’opera Oberto, conte di San Bonifacio di G. Verdi e del preludio al terzo atto da Lohengrin di R. Wagner. Al termine di un doveroso e richiesto bis, il pubblico ha espresso con calorosi applausi il sentito apprezzamento per il programma eseguito e per la maestria dei bandisti tutti. Gianni Rainoldi

21


INTERVISTA DOPPIA ERICA E FABIANA BELLONI - LE DUE ANIME ROCK DELLA BANDA Nome: E - Erica. F - Fabiana. Età: E - 15 tra pochi giorni. F - Quasi 15, facciamo 15. Professione: E - Studente. F - Studente… Purtroppo. Come hai conosciuto la banda? E - Tramite la mia sorellina Faby. F - L’ho conosciuta attraverso il mio professore di clarinetto delle medie. Qual è il tuo ruolo in banda? E - Umm… difficile da dirsi... Supporto morale (?). F - Musicante e allieva. Cosa pensavi della banda guardandola “da fuori”? E - Pensavo che fossero tutti imparentati… Li vedevo sfilare uniti come una cosa sola e questo mi faceva pensare che fossero una cosa sola, forti e uniti. F - Non credevo si potessero vivere certe esperienze e si potessero creare dei legami e dei rapporti del genere. Guardandola da fuori forse avrei pensato solo a un gruppo di persone che suonano insieme, ma è di sicuro più di questo. Ed oggi, “da dentro”, cosa pensi possa dare al mondo di oggi un’associazione come la banda? E - Io penso che ti possa dare il posto dove fare vedere chi sei davvero, dove mostrare

Fabiana

quanto vali e dove puoi trovare una famiglia. F - Innanzitutto delle buone basi di conoscenza musicale, ma soprattutto ti permette di scoprire cosa c’è in più dietro alle note che trovi su un pentagramma. È senz’altro un’opportunità di crescita personale e culturale e di ampliamento di conoscenza di nuove persone con cui potersi confrontare. Qual è stata la tua prima impressione quando hai iniziato a frequentare l’ambiente della banda? E - Pensavo che non mi avrebbero mai accettato perché ero solamente la gemella di uno dei musicanti, e quindi che sarebbe stato difficile per me inserirmi… Questa mia prima ipotesi si è volatilizzata poche ore dopo avere conosciuto gran parte dei bandisti. F - Forse ero un po’ disorientata, ma conoscendo già qualcuno che suonava ho potuto rafforzare le amicizie con loro e costruirne delle altre. È stato come entrare in una grande famiglia nella quale puoi sentirti a tuo agio e fare ciò che ti piace. Cosa ti piace della nostra banda? E - Mi piace la sua accoglienza, il suo aspetto caloroso e familiare. F - Le persone che la formano, tutte le opportunità e le nuove esperienze che ci offre. Perché hai scelto di imparare a suonare uno strumento? E - Non lo so di preciso, però so di avere fatto la cosa giusta. F - Per imparare qualcosa di diverso, da cui trarre soddisfazioni; e nella musica sicuramente puoi trovare molto di più di un passatempo. Quale strumento suoni e di che marca è? E - Suono la chitarra elettrica, una Yamaha Pacifica. F - Suono un clarinetto in si bemolle Yamaha, però con bocchino Vandoren b45 Lira. Come hai scelto lo strumento che suoni? E - Istinto. F - Onestamente l’ho scelto perché mi sembrava strano. Non ne avevo mai visto uno, ma la cosa che mi ha colpito in assoluto era il suono. Quando hai iniziato a suonare? Una di voi ha trascinato l’altra? E - Ho iniziato a suonare in prima media, e inizialmente non volevo fare la scelta di una sezione musicale, ma alla fine abbiamo deciso di provare. F - Ho iniziato in prima media, nel 2009, e 22

credo che se mia sorella non fosse stata così sicura di voler fare il musicale a me non sarebbe mai saltato in mente e non avrei mai iniziato questo percorso. È stata una scelta fatta all’ultimo momento, ma pensandoci ora, se non l’avessi fatto mi sarebbe mancato qualcosa. In banda ci sono tanti giovani: com’è condividere la stessa passione con dei coetanei? E - È molto bello sapere che ci sono altri ragazzi che coltivano la passione della musica nella banda, ma siccome il mio strumento non è propriamente di tipo bandistico, a volte mi sento un po’ fuori luogo, in quanto suono un genere di musica molto differente. F - Se non ci fossero loro sarebbe comunque una bella esperienza ma non sarebbe lo stesso. Non ci sono poi così tante persone in giro con cui condividere questa passione. Se tu dici ai tuoi amici che la notte di Natale sei in giro a suonare fino alle 4 o alle 5 di mattina, loro ti prendono per pazza, ma se provi a chiedere a un ragazzo della banda, per lui è l’uscita più divertente di tutto l’anno! Ci vogliono dei sacrifici, ma c’è di sicuro il divertimento, e sapere che puoi condividere tutto questo con degli amici è ancora più piacevole. Suoni o hai suonato altri strumenti? E - Sì, so suonare altri strumenti, ma tra tutti preferisco il basso elettrico. F - Ho suonato il sassofono contralto e il

Erica


tenore (che adoro!!!!!!) e al saggio qualcosina di batteria; ogni tanto, quando non mi becca mia sorella, un po’ di chitarra classica ed elettrica. C’è un altro strumento che ti piacerebbe suonare? E - No, l’unico strumento che voglio davvero suonare è la mia elettrica. F - Mi piacerebbe tantissimo imparare qualche strumento a percussione come il bongo, e probabilmente l’ukulele. Meglio legni, corde, ottoni o percussioni? E - Corde, ovviamente. F - Non fatemi scegliere! Chi è il tuo insegnante? E - Nessuno per il momento, ma ho imparato tutto dal mio maestro delle medie, Andrea Taroppi; è grazie a lui che ora so suonare, ed è lui ad avermi fatto imparare ad amare il proprio strumento come se fosse una persona. F - Il Giorgio Magistrelli ;D . Qual è la frase che il tuo insegnante ti ripete più spesso? E - He he, probabilmente: “Abbassa il volume dell’amplificatore, se no saltano i vetri!!!!!!!!!”. Ma la cosa migliore che mi disse una volta fu che bisogna suonare con il cuore per sé stessi, poi se si vuole ci si può esibire davanti a un pubblico, ma sempre ricordando che le note che suoni vengono dal cuore. F - “Stai attenta allo staccato!!!!!”. Datti un voto come allievo: E - Difficile da dirsi, però sono stata una buona allieva per lui essendo l’unica chitarra elettrica; alla fine con lui non c’era più il distacco professore-studente; era più come andare a trovare un amico di vecchia data per suonare la storia del rock. F - mmmm… Chiedete al Giorgio… Hai parenti che suonano o hanno suonato in banda? E - Sì, la mia gemella suona in banda il clarinetto in sib. F - No (a parte mia sorella che suona il triangolo ogni tanto… Ah, e la chitarra nella Junior...). Quale brano vorresti suonare? E - Vorrei imparare a suonare bene gli assoli di Sweet child o’ mine dei Guns N’ Roses e Back in black degli AC/DC. F - Non credo di avere le competenze per poter fare una considerazione del genere, potrei offendere qualcuno… Ma finora, secondo me, la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” è stata in assoluto la più bella. Un pregio e un difetto di Carlo Zappa: E - Molto disponibile… Difetti non ne conosco.

F - Un pregio credo sia il modo amichevole e alla mano con cui si rapporta con le altre persone e la perseveranza, anche se alle undici meno dieci di sera riprovare per 7 volte sempre le stesse battute è un pregio che potrebbe sembrare un difetto… Tre parole per descrivere l’altra: E - Estremamente lunatica, dolce, importante. F - Divertente, assolutamente rompiscatole e un po’ pazza (ma q.b.). Qual è l’“evento” bandistico che più ti ha colpita finora? E - Di sicuro la Festa della Birra! Mi sono divertita un mondo a servire ai tavoli, anche se è stato duro e faticoso. F - Credo lo scorso Concerto di Novembre. È stato il mio primo Concerto di Novembre e la musica era stupenda. Perché consiglieresti a un amico di avvicinarsi alla banda? E - Perché non si può trovare da nessun’altra parte una famiglia così, e perché serve gioventù che porti la musica in giro per le strade della nostra città. F - È un clima famigliare dove puoi fare nuove amicizie e divertirti, ma ovviamente anche imparare. Quali sono gli altri tuoi interessi “extrabandistici” ed “extra-scolastici”? E - Andare in longboard! E divertirmi a stare con i miei amici. F - Basta divertirsi! Qual è l’ultimo libro che hai letto? E - Cime tempestose. F - È stato Tutta colpa del tacco 12 di Amy Silver. Qual è l’ultimo film che hai visto? E - Iron Man 3. F - Fast & Furious 6!!!! Qual è il tuo genere musicale preferito? E - Assolutamente rock, heavy metal e trash metal. F - Non ne ho uno, ma mi piacciono il rock, 23

il metal, il reggae, il pop… Qual è il tuo cantante/gruppo preferito? E - Umm… Mi basta che sia rock… Sono molto affezionata agli AC/DC, ai Guns N’ Roses e ai Metallica, ma se devo scegliere allora dico Slash per tutta la vita, un personaggio che mi ha fatto amare la musica in modo speciale. F - Non posso scegliere, ma tra i miei preferiti ci sono i Beatles, i Led Zeppelin, i Guns, Emblem3, Bruno Mars, Maroon 5, P!nk… Qual è stato l’ultimo concerto a cui hai assistito? E - Non saprei, mi sembra quello della Big Band (siete grandi, ragazzi!). F - Quello della Big Band ;) È stato fantastico!!! Qual è il tuo stato d’animo attuale? E - Euforica. F - Estremamente felice. Sei felice che sia finita questa intervista? E - No, volevo parlarvi ancora un po’ del mio amato rock… F - In realtà mi sarebbe piaciuto dire qualcosina in più su mia sorella… Di positivo ovviamente… Saluta l’altra: E - Hey, Bellons nel mio cuore, smettila di fregarmi le chitarre! Non è che se non dico nulla allora non mi accorgo di tutte le volte in cui mi freghi gli strumenti! F - Fai la brava (o almeno provaci…) e vedi di abbassare quel cavolo di amplificatore che, se i vicini non te l’hanno ancora fulminato, non vuol dire che non ci abbia già pensato io, xoxo . A cura di Serena Comincini e Paola Magnaghi


1973 - ESCE JESUS CHRIST SUPERSTAR... E POI? Nel 1973 esce il film Jesus Christ Superstar; ma in quell’anno quali sono i più importanti eventi accaduti in Italia e nel mondo? A differenza delle date “ottocentesche” prese in esame nei precedenti numeri, il 1973 rappresenta un anno vissuto da molti dei lettori di questo articolo, ed è sicuramente interessante e a volte emozionante ricordare eventi a volte un po’ dimenticati della nostra vita. Ma procediamo con ordine. Il 1° gennaio la Repubblica d’Irlanda, il Regno Unito e la Danimarca diventano membri della CEE (che così passa da 6 a 9 membri). Il 14 gennaio alle Hawaii viene trasmesso il concerto di Elvis Presley Aloha from Hawaii. È il primo concerto della storia della tv ad essere trasmesso in tutto il mondo via satellite. Con gli accordi di pace di Parigi, il 27 gennaio, viene posta ufficialmente fine alla Guerra del Vietnam. Oggi può sembrare un’operazione assolutamente banale, ma il 3 aprile Martin Cooper riesce ad effettuare la prima telefonata con un telefono cellulare portatile. Il 4 aprile a New York viene inaugurato il complesso del World Trade Center; le Torri Gemelle vengono aperte al pubblico, ma un tragico destino, come sappiamo, le attende solo 28 anni dopo. Il 18 maggio, in seguito alle rivelazioni di due giornalisti del Washington Post, viene aperta la famosissima inchiesta sul cosiddetto scandalo Watergate, ovvero lo spionaggio subito dai Democratici nel corso dell’ultima campagna elettorale presidenziale. Nell’inchiesta è coinvolto anche il Presidente degli Usa, Richard Nixon. Nell’ambito della missione russa Mars 4, il 21 luglio viene lanciata l’undicesima sonda verso Marte; la sonda però non riuscirà ad immettersi nell’orbita del pianeta. Tra luglio ed agosto vengono lanciate altre tre sonde (Mars 5, Mars 6 e Mars 7) che raggiungeranno il pia-

neta inviando a Terra alcuni dati. Un brutto ricordo per l’Italia il 29 agosto: a Bari, Napoli, Palermo, Cagliari, Barcellona ed altre città del Mediterraneo scoppia un’epidemia di colera causata da una partita di mitili provenienti dalla Tunisia. In settembre Felice Gimondi si aggiudica a Barcellona il titolo di campione del mondo di ciclismo su strada. A Belgrado il 9 settembre Novella Calligaris diventa campionessa mondiale degli 800 m stile libero, stabilendo il nuovo record del mondo con il tempo di 8’5’’973. L’11 settembre in Cile, un golpe militare diretto da Augusto Pinochet rovescia il governo. Il Presidente Salvador Allende si suicida durante le ultime fasi di assalto al palazzo presidenziale. Il 14 settembre la Banca d’Italia innalza il tasso di sconto dal 4 al 6,5%. Il 28 settembre, in un saggio su Rinascita intitolato Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile, il segretario del PCI Enrico Berlinguer lancia la proposta del compromesso storico con la DC. A La Spezia il 9 novembre vengono arrestati gli appartenenti al gruppo eversivo La rosa dei venti, legato a strutture parallele connesse ai servizi segreti. Il colonnello Amos Spiazzi rivelerà in seguito l’esistenza di strutture segrete NATO contro il pericolo comunista. Il 23 novembre, in seguito alla grave situazione economica e agli effetti prodotti dalla guerra arabo-israeliana sugli approvvigionamenti di prodotti petroliferi, il governo vara una serie di misure “di austerità”: ridotti i limiti di velocità, vietata la circolazione di auto e moto nei giorni festivi, deciso l’aumento del prezzo della benzina, introdotte restrizioni sugli orari degli esercizi commerciali, degli spettacoli, delle trasmissioni televisive e dell’illuminazione pubblica.

24

A fine anno, il 17 dicembre, un gruppo di terroristi palestinesi attacca un aereo della Pan Am all’aeroporto di Fiumicino provocando 30 vittime. Catturano 14 ostaggi (di cui 5 italiani) per poi fuggire su un altro aereo della Lufthansa con destinazione Kuwait. Nel corso dell’anno, inoltre: Muore a Roma Anna Magnani. Esce Amarcord di Federico Fellini (Oscar per il migliore film straniero). Nascono le prime Tv private. Eduardo De Filippo rappresenta la commedia Gli esami non finiscono mai. Gabriella Ferri conduce Dove sta Zazà. Peppino Di Capri, con Un grande amore e niente più vince il festival di Sanremo. Al Festival del cinema di Cannes il premio di miglior attore va a Giancarlo Giannini per Film d’amore e d’anarchia di Lina Wertmüller. Il Campionato di calcio viene vinto dalla Juventus e la Coppa delle coppe dal Milan. Il Giro d’Italia è vinto da Merckx e la MilanoSanremo da Roger De Vlaeminck. E in campo musicale? Il 24 marzo a Londra viene pubblicato dai Pink Floyd, per l’etichetta EMI, l’album The dark side of the moon. L’album resterà quasi due anni nelle classifiche di vendita americane. Il 24 settembre negli USA nasce il gruppo musicale dei Kiss. Gianni Milanese Fonti it.wikipedia.org cinquantamila.corriere.it


NONSOLOMUSICA VERDI, L’ITALIANO Per la rubrica “Nonsolomusica” torniamo a parlare di un libro e, nel bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, è ovviamente un libro sul grande Maestro. Ma se il soggetto è scontato, l’autore non lo è. Riccardo Muti depone per un attimo la bacchetta di famoso direttore ed impugna la penna per delineare un appassionato omaggio al suo compositore prediletto ed insieme un illuminante viaggio nelle sue opere. In Verdi, l’Italiano, Riccardo Muti, suo massimo interprete insieme a Toscanini, analizza con un linguaggio coinvolgente ma non pedante come la musica di Verdi sia stata negli anni eseguita in modi non rispettosi, quasi adattata a piacimento da direttori e cantanti,

mentre nelle sue opere Verdi mette in scena le grandi passioni umane ma sempre con straordinaria raffinatezza e nobiltà delle espressioni. Leggendo questo libro si viene portati a scoprire il vero fascino delle opere del Maestro, il perfetto accordo tra parole e note che ne fanno un capolavoro di teatro. Muti approfondisce poi alcuni aspetti dell’Opera Verdiana su cui si è molto dibattuto e che contribuiscono a definirne la grandezza, quali il rapporto con la fede (la tragedia dell’uomo moderno davanti a Dio, rappresentata nella Messa da Requiem), il Verdi patriota che personifica lo spirito italiano sino a diventare una bandiera del Risorgimento, il rapporto tra Verdi e Wagner e i loro diversi modi di intendere il teatro, sino alla consapevolezza dello scorrere dell’esistenza verso il tramonto della vita quasi palpabile in opere quali Otello e Falstaff. A cura di Gianni Rainoldi

25


LA FILARMONICA

NOTIZIE IN BREVE Culla La famiglia della Filarmonica diventa sempre più numerosa: accogliamo Lisa, figlia di Daniele Pozzi, insegnante di chitarra della Scuola “Corrado Abriani”, e tre figli di tre coppie di musicanti: Luca, di Serena ed Emanuele; Fabrizio, di Tatiana e Fabio; Pietro, di Paola e Alessandro. Nell’attesa di sapere che strumento suoneranno, auguriamo loro di crescere felici e di essere sempre accompagnati dalla buona musica e dalle note della banda. Congratulazioni a tutti!

Presidenti onorari Maria Teresa Abriani Ester Mantegazzini Pietro Galbiati

Consiglio Direttivo

Lutto Musicanti, non musicanti e amici della Filarmonica si stringono attorno al Maestro Carlo Zappa e alla sua famiglia per la perdita dell’amato papà Pietro.

Alessandro Bagnaschi

La banda partecipa al dolore del suo musicante Andrea Stocco per la scomparsa del caro papà Sergio.

Giuseppe Comincini

Vicepresidente

Paola Magnaghi

Vicepresidente

Ornella Zattin

La Filarmonica ricorda con affetto il suo musicante Primo Bianchi ed è vicina ai suoi familiari.

Francesco Bellati

Diploma Congratulazioni a Flavio Ceriotti, che si è diplomato in contrabbasso al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano.

Presidente

Mauro Bianchi

Segretario Vicemaestro Economo e rappresentante legale

Andrea Bartsch Giorgio Borghi Gianni Milanese

NEW ENTRIES

Sonia Paiano

La Filarmonica accoglie in organico Erica Spallacci al clarinetto soprano e Alberto Saita al flicorno baritono: che questo Concerto di Novembre sia il primo di una lunghissima serie, e che la banda porti loro tante soddisfazioni.

Stefano Pareti Leonardo Pecoraro Francesco Ragona Gianni Rainoldi

PROSSIMI APPUNTAMENTI

Responsabili della Scuola di Musica “Corrado Abriani”

DICEMBRE Domenica 1, 8, 15, 22 GENNAIO

Ornella Del Pero Carlo Marnati

Giri degli auguri

Mercoledì 1

LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA Redazione Gabriella Colombo, Giuseppe Comincini, Serena Comincini, Damiano Lazzarin, Paola Magnaghi, Gianni Milanese, Stefano Pareti, Gianni Rainoldi. Hanno collaborato Alessandro Bagnaschi, Erica Belloni, Fabiana Belloni, Ornella Del Pero, Leonardo Pecoraro, Andrea Ramezzana, Simone Ramezzana.

Abbiategrasso - Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94.08.74.42 Tel./Fax 02 946.29.73 f il arm on ic a @a l ic e. it ww w. ba n daf i larm o nic a .i t 26


27


LA FILARMONICA È…

… la Junior Band e la Big Band


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
La Filarmonica è... Nr 52 - Novembre 2013 by Complesso Bandistico "La Filarmonica" - Issuu