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La Filarmonica è... Nr 50 - Novembre 2012

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Novembre 2012

n. 50

LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

DUE PAGINE AMBIZIOSE La Filarmonica, a chiusura di una stagione musicale ricca di successi, propone anche quest’anno un concerto che ha forse dell’ambizioso. Sì, perché due sono gli avvenimenti importanti che lo caratterizzeranno. Il primo è la presenza di Matteo De Luca, giovane trombonista di grande talento, con alle spalle una carriera che già lo vede tra le fila di prestigiose orchestre (attualmente è primo trombone nell’Orchestra della Svizzera Romanda); lo ascolteremo, in veste solistica, accompagnato dalla Filarmonica. L’altro punto di forza di questo concerto è l’esecuzione integrale della sinfonia detta Dal Nuovo Mondo di Dvořák, composizione ricca delle suggestioni che l’autore ha fatto proprie durante il suo soggiorno americano in qualità di direttore del Conservatorio di New York. Credo sia un’operazione culturale di grande rilievo, in primis per i musicisti, che con grande sforzo e dedizione si sono cimentati nello studio di questa straordinaria pagina, ma anche per il nostro affezionatissimo pubblico, che sicuramente saprà cogliere l’importanza e le bellezze che si celano dietro questa meravigliosa sinfonia. Carlo Zappa

www.bandafilarmonica.it

La Carnegie Hall di New York dove fu eseguita per la prima volta nel 1893 la Sinfonia dal Nuovo Mondo

Sabato 17 novembre 2012 - ore 21 CONCERTO DI NOVEMBRE Teatro Fiera - Via Ticino, 72 - Abbiategrasso (MI)


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COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

35° Concerto di Novembre PRIMA PARTE

La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione della 35a edizione del Concerto di Novembre

James L. Hosay

Tales of the bay Originale per banda

Arthur Pryor

Bluebells of Scotland Concerto per trombone

Col patrocinio della

Solista: Matteo De Luca

SECONDA PARTE Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo”

Antonín Dvorák ˇ Città di Abbiategrasso

Direttore CARLO ZAPPA LA SEDE: PASSATO, PRESENTE E FUTURO DELLA FILARMONICA

Anche quest’anno arriviamo al tradizionale appuntamento con il Concerto di Novembre soddisfatti del lavoro fino ad ora svolto e consapevoli di doverci ancora impegnare a fondo per mantenere alto il prestigio del nostro sodalizio. Non è certo questo il momento di stilare un bilancio: è passato troppo poco tempo dalla ripresa dell’attività dopo il periodo estivo, ma ciò nonostante ritengo sia necessario sottolineare la valenza di alcune iniziative che ci hanno visti impegnati in questi mesi, come il concerto a Bascapè in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Enrico Mattei, l’esperienza dell’Open Day della scuola allievi “Corrado Abriani” conclusosi con l’esibizione della nostra banda e di quella di Cisliano, la tradizionale Festa della Mela; questi appuntamenti ci hanno fatto toccare con mano l’apprezzamento del lavoro svolto e il forte legame che ci lega al nostro territorio. La comune passione per la musica e la condivisione degli obiettivi sono sicuramente due degli aspetti fondamentali alla base del lavoro costante di miglioramento, ma permettetemi di aggiungere che abbiamo anche il grande privilegio di poter disporre di una nostra sede che diventa da un lato centro operativo della nostra attività e dall’altro ulteriore elemento di unione tra tutti gli associati. Quest’anno, proprio in occasione del

sopra citato Open Day, abbiamo ricordato il decennale dell’inaugurazione della sede e abbiamo avuto modo di rendere il dovuto omaggio a chi ha contribuito a vario titolo a tale realizzazione. La mia esperienza in Filarmonica è iniziata successivamente al compimento di questo importante progetto e di conseguenza non ho esperienza diretta per ricordarne le tappe della realizzazione; altri interventi in questo stesso giornale, commentati da chi era presente all’epoca dei fatti, cercheranno di raccontare le varie fasi di tale opera e gli stati d’animo dei protagonisti. A me compete prima di tutto ringraziare queste persone e poi cercare di mantenere vivo lo spirito che li ispirò. Quale può essere il modo migliore per farlo? Sono convinto che sia necessario rendere la nostra Sede sempre più centro pulsante della vita della nostra Associazione e luogo di aggregazione aperto anche ad altre esperienze e alla vita del quartiere e della città. L’esperienza vissuta in occasione dell’Open Day dello scorso mese di settembre, sicuramente migliorabile, ci ha permesso di toccare con mano l’importanza di ricercare dei momenti di contatto diretto con la cittadinanza, mostrando quello che sappiamo e possiamo fare anche al di fuori dei momenti istituzionali. Abbiamo voluto dimostrare in modo chiaro ed evidente che l’attività 3

della scuola di musica è per noi centrale ed irrinunciabile, oltre che motivo di vanto e soddisfazione. Abbiamo voluto dimostrare che i nostri ragazzi, ma non solo loro, si impegnano a fondo per migliorarsi e per migliorare il livello artistico della nostra banda e lo fanno anche divertendosi e trovando soddisfazione nel suonare insieme. Abbiamo voluto dimostrare anche che il senso di appartenenza e la consapevolezza dell’importanza di essere un gruppo permettono di superare differenze di età, di estrazione sociale, di cultura e di esperienze. Non so se siamo riusciti a dimostrare tutto questo; certamente noi siamo convinti di questi valori e continueremo a lavorare perché diventino sempre più elementi caratterizzanti della vita della nostra Associazione, ci auguriamo con l’appoggio e la simpatia di tutti i cittadini di Abbiategrasso. Penso che questo sia un nostro dovere nei confronti di chi, con tanta lungimiranza, si impegnò per la costruzione della nostra sede. Alessandro Bagnaschi


GUIDA ALL’ASCOLTO Tales of the bay

James Hosay

La baia cui si accenna è quella di Chesapeake, sfondo di diversi importanti momenti storici americani: dal primo arrivo nel nuovo mondo (i tamburi, che sembrano venire da lontano, vogliono ricordare i nativi indiani d’America), descritto nel primo movimento, alla vittoria del generale Washington sulle truppe inglesi e alla susseguente dichiarazione d’Indipendenza (II movimento). Si passa poi alla descrizione, nel III movimento, della Battaglia di Fort McHenry, vista da Francis Scott Key, prigioniero degli inglesi, che guarda la battaglia sperando che le forze americane prevalgano su quelle britanniche, cosa che poi avverrà. L’ultimo movimento celebra la fondazione, avvenuta nel 1845, dell’Accademia Navale degli Stati Uniti, ad Annapolis.

Bluebells of Scotland

Arthur Pryor

“Bluebells of Scotland” è senza dubbio uno dei pezzi più conosciuti ma allo stesso tempo più difficili e virtuosi del repertorio per trombone. È un arrangiamento su un tema popolare scozzese scritto e variato da Arthur Pryor, trombonista della banda di John Philip Sousa e considerato il capostipite del trombone virtuoso. (“Bluebells” è il nome inglese delle campanule selvatiche, n.d.r.). Il pezzo si compone di una prima parte caratterizzata da un’introduzione e dal tema popolare, nella quale Pryor mette in evidenza le potenzialità liriche del trombone, al quale chiede rapidi e delicati cambi di registro e del quale sfrutta tutta l’estensione. Successivamente all’esposizione del tema troviamo tre parti, le variazioni sul tema, ciascuna delle quali evidenzia un aspetto virtuosistico dello strumento. Inutile dire che le variazioni sono in ordine di difficoltà: la prima è costituita principalmente da terzine, la seconda da sedicesimi sincopati e l’ultima mette insieme tutta la tecnica esposta in tutto il pezzo, richiedendo al trombonista una totale padronanza di estensione, legato, staccato e flessibilità. A cura di Matteo De Luca

MATTEO DE LUCA Matteo de Luca nasce a Magenta nel 1985, e inizia a prendere lezioni di musica all’età di nove anni presso la banda del proprio paese. Qualche anno più tardi inizia lo studio del trombone presso il Conservatorio di musica “G. Verdi” di Milano e si diploma nel 2005 con il massimo dei voti. Studia dal 2006 al 2007 con il Maestro Corrado Colliard presso il Conservatorio “G. Cantelli” di Novara e nel 2008 è ammesso al Master de Soliste nella classe del Maestro Andrea Bandini alla Haute École de Musique di Ginevra. Dal 2007 al 2009 è membro dell’UBS Verbier Festival Orchestra, mentre nel 2009 è vincitore del concorso per Principal trombone alla Royal Philharmonic Orchestra a Londra. Nel settembre del 2010 vince il concorso per Primo trombone presso l’Orchestre de la Suisse Romande a Ginevra, ruolo che attualmente ricopre. È invitato in qualità di primo trombone ospite presso le più importanti orchestre del panorama italiano e internazionale, quali l’orchestra del Teatro Regio di Torino, l’orchestra sinfonica Nazionale della RAI, l’orchestra del Teatro alla Scala, la Berner Sinfonieorchestre, l’orchestra Nacional do Porto, la Hong Kong sinfonietta. È vincitore del primo premio assoluto ai concorsi solistici internazionali di Riddes (2007) e Chieri (2006).

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Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” Antonín Dvořák (1841-1904) nacque vicino a Praga, città in cui trascorse gran parte della sua vita. Dal punto di vista compositivo, il primo periodo fu influenzato dalla musica di Wagner, mentre più avanti risentì maggiormente del Classicismo di Brahms (che era allora il campione del partito “conservatore” opposto al “progressista” Wagner), del quale diventò amico e dal quale fu sostenuto ed incoraggiato. La sinfonia “Dal Nuovo Mondo”, a volte citata come “quinta” in quanto ultima delle sinfonie pubblicate postume, è di fatto la nona composta da Dvořák. La sua storia parte da una donna di gran carattere, Jeanette Thurber, che lo volle a New York nel 1891 per dirigere il National Conservatory of Music, al quale la donna aveva deciso di dedicare le risorse finanziarie del marito con l’obiettivo di creare un Conservatorio in cui tutti potessero essere sostenuti negli studi. Dvořák rimase in America sino al 1895; oltre a reggere il Conservatorio diresse come ospite

alcune orchestre e compose capolavori come il Quartetto n.12 in fa maggiore (detto “Americano”), il Quintetto in mi bemolle maggiore op. 97 e la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”. Dall’incontro con la musica americana e con quella dei nativi Dvořák sentì di avere nuova ispirazione e materia prima; non essendo un etnomusicologo come Bartók e Kodály in Ungheria o Vaughan Williams in Gran Bretagna, egli utilizzò il materiale in maniera non “scientifica”, bensì personale. La prima della Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”, nel dicembre 1893 alla Carnegie Hall con Anton Seidl sul podio, fu subito un successo. Vicina sia ad ispirazioni americane sia ad un certo spirito slavo, presenta ritmi sincopati e melodie modali comuni a molte tradizioni popolari, mentre decisamente europea è la struttura in quattro movimenti. Dvořák dichiarò: “Ho semplicemente scritto temi originali incorporandovi le caratteristiche della musica nera e di quella indiana e, usando questi temi come soggetti, li ho sviluppati con le risorse del ritmo, dell’armonia, del contrappunto e dei colori orchestrali moderni”. Il primo movimento, Adagio - Allegro molto, è costruito in forma-sonata. Un’introduzione lenta precede il celebre tema eroico del corno, che tornerà in tutta la sinfonia; un secondo tema dal carattere modale, vicino alla musica popolare, è segnato dal ritmo di polka mentre un ulteriore tema, derivato dal primo, sarà determinante nello sviluppo. La grande intensità emotiva è abilmente gestita con strategiche salite o discese di semitono. Il secondo movimento, Largo, è ispirato ad un passaggio del Canto di Hiawatha dello scrittore americano Longfellow. Dopo un grandioso corale degli ottoni, presenta una melodia cantabile. Circa trent’anni dopo, William A. Fisher, allievo di Dvořák, vi aggiunse un testo, creando

la celebre canzone popolare Going home. Interessante è l’episodio pastorale posto verso la fine del movimento, ove si trova una breve ripresa del tema principale del primo movimento. A Longfellow si ispira in teoria anche lo Scherzo, con il rimando ad una “festa nella foresta” dei Pellerossa, ma il riferimento più evidente è lo Scherzo della Nona Sinfonia di Beethoven; la parte centrale del movimento è derivata da una danza popolare dell’Europa centrale; la coda ripresenta ancora reminiscenze del tema del primo movimento. Il finale, Allegro con fuoco, dopo la breve introduzione presenta una marcia monolitica ed austera che alla fine di un diminuendo lascia il posto ad una seconda idea tematica. Prende qui il via un gioco di riprese e incastri nel quale ritornano, in parte variati, temi dello Scherzo e del Largo. Nella stretta conclusiva scorrono i diversi materiali tematici sino al prevalere definitivo del tema del finale e di quello ciclico. Alcune curiosità: - Neil Armstrong portò la Sinfonia n.9 in mi minore sulla Luna durante la missione dell’Apollo 11 nel 1969. - A Dvořák è stato intitolato un cratere sulla superficie di Mercurio. - Oltre alla musica, le passioni di Dvořák erano le locomotive e l’allevamento di piccioni. A cura di Paola Magnaghi Per approfondimenti e curiosità su questo e altri autori, sulle loro opere e sul mondo della musica, visita il sito www.resmusica.it

IL TROMBONE Il trombone a coulisse si è sviluppato dalla “tromba a tirarsi” del ‘400, cui fu applicato un tubo mobile detto “coulisse”, grazie al quale poté accedere a tutte le note della scala cromatica. Gli strumenti antichi (XVI sec.) avevano campane più piccole e il canneggio, già cilindrico, era più stretto; il loro ruolo principale era il raddoppio delle voci nella musica sacra. Nel ‘700, con lo sviluppo della musica strumentale e la maggiore richiesta di volume, il trombone subì un ampliamento della

campana e del canneggio. Il repertorio è vastissimo, dal sinfonico all’opera, dalla musica da camera al jazz. Popolarissimo per tutto il ‘500, fino a metà del ‘600 fu impiegato nella musica strumentale delle corti quale complemento alle voci avendo un ruolo importante per autori come Gabrieli e Monteverdi. Tra la seconda metà del ‘600 fino all'inizio del ‘700 subì un certo oblio, ma nella sua patria d’elezione, l’area germanica, fu sempre considerato uno strumento nobile; e grazie all’impiego da parte di Gluck e Mozart ritornò ad avere un ruolo importante. Brahms, Richard Strauss e Wagner lo impiegarono diffusamente dopo che Hector Berlioz ne aveva decantato la forza nell’esprimere un ampia gamma di sug5

gestioni sonore, dicendo che possedeva “sia la nobiltà che la grandiosità” e aveva “tutti i profondi e potenti accenti della poesia musicale, dagli accenti religiosi, calmi e maestosi... al clamore selvaggio dell'orgia”. Il timbro è nobile, di grande potenza ma suscettibile di sfumature anche dolcissime. La sonorità può essere modificata mediante l’impiego di vari tipi di sordine. Costruito in diversi tagli (tenore, basso, contrabbasso), attualmente si impiega in orchestra soprattutto il trombone tenore in si bemolle e il trombone tenorbasso in si bemolle-fa.


CONCERTO DI GIUGNO La sera del 17 giugno 2012 il complesso bandistico “La Filarmonica” ha tenuto per l’ormai tradizionale concerto vocale-strumentale. Quest’anno, insieme alla banda (anche se in questa occasione “orchestra” sarebbe il termine più adatto da utilizzare) si sono esibiti, nella seconda parte della serata, quattro cantanti della Scuola Musicale di Milano con un grande successo. Il piacevole spettacolo si è aperto con tre brani molto impegnativi: la marcia dal Tannähuser di Richard Wagner, Carmina Burana di Carl Orff e Finlandia di Jean Sibelius. Il primo brano ha messo in evidenza la bravura degli ottoni, squillanti come solo loro possono fare, per poi sottolineare la delicatezza dei legni nella parte centrale. A seguire Carmina Burana, probabilmente il brano più impegnativo a causa dei continui ritornelli, ma molto apprezzato dal pubblico per la sua orecchiabilità e per il brano “O fortuna” conosciuto da tutti. Caratteristico dei Carmina Burana è stato il continuo alternarsi di strumenti solisti che ha di conseguenza comportato una particolare attenzione e concentrazione dei musicanti che, a mio avviso, se la sono cavata più che bene! L’ultimo brano della prima parte del concerto, Finlandia di Sibelius, ha coinvolto il pubblico con il suo incipit cupo e il finale più ritmato. Dunque con questa prima parte la Filarmonica ha riscosso molto successo e ha ricevuto infiniti applausi da tutto il pubblico. Applausi dovuti e soprattutto meritati per la serietà dei musicanti, che hanno affrontato i brani con grande professionalità: ciò ha portato a un grande successo. La seconda parte della serata ha visto come protagonisti, insieme all’organico bandistico, i quattro cantanti della Scuola Musicale di Milano. È stata proposta una selezione di arie da Rigoletto di Giuseppe Verdi. I quattro cantanti coreani hanno rivestito i panni rispettivamente del Duca di Mantova, di Rigoletto, di Gilda e di Maddalena. Per i musicanti questa esperienza non era nuova, dato che già in occasione del Concerto di

Novembre 2011 si erano cimentati nell’esecuzione di alcune arie dell’opera di Verdi La Traviata. Nonostante ciò si è trattato di una sfida impegnativa, dato che molto facilmente si incontra il rischio di sovrastare le voci dei cantanti con i propri strumenti. Questo però non è successo, grazie alla bravura del Maestro Carlo Zappa che, durante le prove, ha curato questo aspetto, insieme all’interpretazione e alla cura del suono. In questo modo il pubblico ha potuto assaporare la bravura sia dei musicanti che dei cantanti, esprimendo il proprio entusiasmo con un interminabile applauso alla fine di ogni aria. Il momento che ha preceduto i saluti finali è stato dedicato ai ringraziamenti da parte del presidente Alessandro Bagnaschi e al primo discorso del nuovo sindaco Gigi Arrara, entrambi colpiti dalla bravura del complesso bandistico. Inoltre sia il presidente sia il sindaco hanno fatto notare al pubblico il considerevole numero dei giovani presenti nell’organico. Ciò è sicuramente merito degli insegnanti che ogni giorno si dedicano a seguire gli allievi della scuola “Corrado Abriani”. A tal proposito è stato dato un riconoscimento a tutti gli insegnanti che dedicano il loro tempo alla scuola e che contribuiscono a far migliorare sem-

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pre di più i ragazzi e, di conseguenza, la banda stessa. In seguito è stato premiato l’impegno di un capostipite della Filarmonica come Pietro Galbiati: negli anni ‘80 egli ha portato la Filarmonica a una grande svolta con il rafforzamento della scuola allievi e con il proprio ruolo di presidente attento ed appassionato. Per questo motivo gli è stata conferita la carica di Presidente Onorario. A chiusura di questo momento, la banda gli ha dedicato il brano Don’t cry for me Argentina, a lui particolarmente caro. Oltre ad essere stato un momento significativo in cui sono stati ricordate e ringraziate le persone che quotidianamente si impegnano per portare avanti i valori che da anni la Filarmonica sostiene, questa serata ha quindi dimostrato ancora una volta il livello a cui può arrivare la Nostra Banda, che nei prossimi concerti cercherà di migliorarsi sempre di più grazie alla passione per la Musica che unisce tutti i suoi componenti. Eleonora Bagnaschi


CASTELLI APERTI A GIAROLE Anche in Piemonte la Filarmonica ha riscosso un gran successo quando, domenica 10 giugno 2012 ha presentato un applauditissimo concerto a Giarole, in provincia di Alessandria. Il proprietario del Castello di Giarole è un grande appassionato d’opera (in particolare di Rigoletto) e ha richiesto, nell’ambito della manifestazione “Castelli Aperti”, un concerto che presentasse delle arie da quest’opera. I ragazzi di Carlo Zappa, in collaborazione con la Scuola Musicale di Milano diretta dalla signora Maria Teresa Abriani (ormai partner consolidato delle performances della Filarmonica), hanno presentato quindi un concerto che, dopo una prima parte strumentale, prevedeva nella seconda parte una selezione di brani dal capolavoro di Verdi. L’attentissimo pubblico ha applaudito calorosamente sia la banda sia i quattro cantanti intervenuti, tutti allievi della Scuola Musicale di Milano: il soprano Son Ji Yeong nel ruolo di Gilda, il mezzosoprano Jaehee Kim in quello di Maddalena, il tenore Cho Sam Yeul nei panni del Duca di Mantova e, nella parte di Rigoletto, il baritono Park Eun Yong ( già apprezzato nell’interpretazione di Giorgio Germont nella Traviata portata in scena dalla Filarmonica nel Concerto di Novembre 2011). Oltre al preludio sono state proposte le arie “Questa o quella”, “Caro nome”, “Cortigiani, vil razza dannata”, “Sì! Vendetta, tremenda vendetta”, “La donna è mobile” e “Bella figlia dell’amore”.

La selezione da Rigoletto è stata preceduta da alcuni pezzi strumentali, tra i quali un’antologia tratta dai Carmina Burana di Carl Orff. Oltre al notissimo “O Fortuna” sono stati eseguiti pezzi che mettono in evidenza, tramite robuste orchestrazioni, cambi repentini di tempo, delicatissimi interventi di strumenti solisti e il lavoro dei 60 e più bandisti abbiatensi: “Fortune plango vulnera”, “Tanz”, “In trutina”, “Tempus est iocundum”, “Reie”, “Veni, Veni, Venias”. Di grande impatto la location del concerto, ospitato nella trecentesca chiesa di San Giacomo; durante la visita al Castello Sannazzaro (terminata con un lauto spuntino a base di salame e torte) il proprietario ha raccontato la storia della propria famiglia, del castello (la cui costruzione è iniziata nella seconda metà del XIII secolo) e alcune curiosità su strani fenomeni legati alla presunta presenza del fantasma del giovane affrescatore torinese Grosso, caduto da un’impalcatura. Paola Magnaghi

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CONCERTO IN RICORDO DI ENRICO MATTEI L’8 settembre scorso la Banda Filarmonica è stata invitata ad esibirsi all’interno delle celebrazioni per la commemorazione del cinquantesimo anniversario della scomparsa di Enrico Mattei. Questo avvenimento è stato possibile grazie al nostro consigliere nonché consigliere nazionale ANBIMA Leonardo Pecoraro, al quale dobbiamo rendere merito per il lavoro svolto e per il tempo impiegato nel pianificare il tutto con il comitato organizzatore. Il concerto si è tenuto all’interno del memoriale “Enrico Mattei” nel territorio del comune di Bascapè (PV). La banda si è posizionata nel punto in cui è precipitato l’aereo sul quale si trovava l’ex presidente dell’ENI. La banda si è esibita alla presenza di numerose autorità locali quali il presidente del Comitato “Enrico Mattei”, il prefetto di Pavia, il parroco, il sindaco con l’amministrazione comunale di Bascapè e altri ex collaboratori dell’ingegnere. La serata si è aperta con l’intervento di Simone Passerini, presidente del Comitato “Enrico Mattei”, che ha ringraziato gli organizzatori, la Protezione Civile e tutti i presenti. Successivamente Giuseppe Accorinti, uno stretto collaboratore di Enrico Mattei, ha rac-

contato la sua figura di uomo di poche parole e molti fatti, un modello di persona difficile da trovare ai nostri giorni. Enrico Mattei è stato il precursore della rinascita economica del nostro paese nel dopoguerra grazie alla costruzione di metanodotti e di reti per le forniture elettriche che hanno permesso all’Italia di confrontarsi con le grandi potenze economiche mondiali. Dopo il lungo e commosso ricordo di Giuseppe Accorinti è iniziato il concerto con le note dell’Inno di Mameli. Il memoriale nel quale la banda ha suonato si trova proprio sotto la rotta di discesa dell’aeroporto di Linate: ogni cinque minuti circa passava un aereo. Il rumore provocato da uno di questi ha preceduto l’attacco della marcia da Tannhäuser, quasi a voler assumere un significato simbolico. Successivamente, in un clima di grande intensità emotiva, la banda ha eseguito l’Aria sulla quarta corda di J. S. Bach e il poema sinfonico Finlandia di Jean Sibelius. Il brano seguente, il Finale della terza sinfonia di Gustav Mahler, si è caratterizzato per un’interpretazione carica di espressività nelle dinamiche e nei colori, come ha osservato lo stesso maestro nella prova successiva. Nonostante l’acustica non fosse delle migliori, la banda ha concluso brillantemente il concerto con un brano tradizionale scozzese, Highland Cathedral di Roever e Korb, e con Don’t cry for me Argentina di Andrew Lloyd Webber; quest’ultimo brano è stato apprezzato dal pubblico tanto da essere richiesto come bis. Il collaboratore di Mattei ha ritenuto significativa la scelta di questo brano in quanto l’ingegnere stesso ha avuto rapporti sia affettivi che di lavoro con il paese sudamericano. Dopo un ricco rinfresco offerto dal comitato organizzatore, la serata è proseguita con la ciliegina sulla torta: a quanto pare al nostro pullman l’esibizione è piaciuta tanto da non volere più farci tornare a casa, causa un

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guasto all’alternatore. Grazie all’intervento dei volontari della Protezione Civile, i quali hanno riavviato il motore e ci hanno permesso di rimanere durante l’attesa in un bar del paese, siamo riusciti a tornare ad Abbiategrasso alla buon’ora scongiurando il pericolo di un pernottamento in aperta campagna. Luca Ragona Di seguito i ringraziamenti ricevuti dalla Filarmonica da parte del Presidente del Comitato Municipale Enrico Mattei, dott. Simone Passerini. Bascapè, 10 settembre 2012. Oggetto: Evento In Memoria di Enrico Mattei, 8 settembre 2012. Stimatissimi tutti, con la presente intendo ringraziarVi per lo spettacolo di valore e per le emozioni che avete saputo, con maestria e passione, trasmettere a tutti gli intervenuti al Concerto in Memoria di Enrico Mattei, tenutosi in Bascapè lo scorso 8 settembre 2012. È stato un momento denso di significato, in un luogo che, seppur tristemente famoso, rappresenta il simulacro del resistere alle avversità e del sapere reagire con la forza d’animo. Un’esecuzione perfetta che ha riscontrato massimo gradimento. Nella speranza, quindi, di incrociare nuovamente le nostre esperienze, colgo l’occasione per porgervi i più cordiali saluti e i più sinceri ringraziamenti.


IL CONCERTO DEI 1000 LA SOLIDARIETÀ SI FA MUSICA A CONCORDIA Grazie ad un rapido quanto partecipato passaparola sul web, nel pomeriggio di sabato 30 giugno 2012 più di 900 strumentisti di bande e complessi musicali provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento a Concordia sulla Secchia in provincia di Modena per portare la loro vicinanza alle persone colpite dal terremoto, che proprio in quella zona ha avuto il suo epicentro. Il concerto che hanno tenuto è stato un esempio di come la musica possa unire e trasmettere un messaggio di speranza. Questa è la prima di numerose iniziative che l’Orchestra dei 1000 ha in progetto di portare in altre città d’Italia. Anche molti musicanti della Filarmonica si sono uniti a questa iniziativa. Ecco alcune loro testimonianze. È stata senza dubbio un’esperienza molto importante; anche io come tanti colleghi ci tenevo ad esserci per portare un po’ di solidarietà ed il nostro pensiero alle popolazioni terremotate. L’arrivo a Concordia è stato piuttosto scioccante, con questo paesaggio irreale, le case distrutte e transennate con macerie ovunque, i vigili del fuoco ed il centro chiuso. A vederlo così nella realtà mi sembrava di vivere in un’altra dimensione. Dopo aver pranzato con il nostro gruppo Cecco, Maurizio “Ice”, Laura, Simona, Ilaria, Andrea, Laura, Manu, ci siamo ripresi un po’ e siamo andati al campo dove dovevamo suonare ed abbiamo montato le tende sotto un solleone in attesa delle prove alla sera con Carlo. Più tardi sono arrivati anche Stefano, Simone ed altri colleghi e amici della Filarmonica, ed è stato bello ritrovarsi tutti insieme. Nel frattempo arrivavano ragazzi da tutta Italia. Poi finalmente, dopo la prova, il gran concerto: molto emozionante suonare insieme ad un’orchestra così grande. Tutto è andato molto bene; alla sera poi, grande cena tutti insieme. Questa esperienza rappresenta un bellissimo ricordo che porterò sempre con me; sono contento di aver contribuito nel mio piccolo a questa splendida iniziativa di solidarietà. Un grazie anche a Carlo per essere riuscito a trasmetterci qualcosa che solo la musica è in grado di fare, a Flavio per aver avuto questa meravigliosa idea, agli organizzatori dell’evento e a tutti i colleghi e amici per aver condiviso insieme questo meraviglioso momento di solidarietà.

Emanuele Dal Secco Sabato 30 giugno, noi tre musicanti, Antonella, Chiara ed Eleonora, accompagnate da alcuni membri del complesso bandistico “La Filarmonica” di Abbiategrasso, ci siamo recate nella località di Concordia sulla Secchia, in Emilia Romagna. Non appena Flavio Ceriotti, organizzatore dell’evento, ci ha proposto di partecipare a questa manifestazione, ci siamo entusiasmate a tal punto da non poter mancare per nessuna ragione. Obiettivo di questo concerto era quello di far sentire la nostra vicinanza e il nostro calore alle popolazioni colpite dal sisma. Nel primo pomeriggio della data stabilita ci siamo dirette verso la meta con spirito di solidarietà. In prossimità del luogo del raduno siamo rimaste sconvolte dalle conseguenze catastrofiche causate dal tremendo terremoto: case scoperchiate, marciapiedi ormai impraticabili, cumuli di macerie ai lati delle strade, tende ancora accampate nei giardini delle abitazioni e tanta paura nell’aria. Così ci siamo calate a pieno nell’atmosfera drammatica che caratterizzava la zona. Lo sfondo dell’appuntamento prevedeva un campo molto vasto allestito per l’occasione. Ad accoglierci c’erano un gran numero di volontari e tantissimi altri nostri “colleghi” provenienti dall’Italia e dall’estero. Stupefacente è stato vedere la chilometrica lista di partecipanti, tra i quali comparivano anche i nostri tre nomi. Una volta accertata la nostra presenza ci è stato consegnato il pass che ci distingueva dagli spettatori. È stato curioso riconoscere tra il gran numero di musicanti visi noti e inaspettati mossi dalla nostra stessa motivazione. Una volta sistemati nelle rispettive sezioni abbiamo avuto modo di far conoscenza con altri ragazzi (e non solo) che coltivano la nostra stessa passione. Nel tardo pomeriggio abbiamo iniziato le prove sotto la direzione del maestro Carlo Zappa, che ci ha guidati con grande professionalità senza tralasciare la passione e l’umanità che lo contraddistinguono, trasmettendole anche a noi. La prova ci è apparsa ancora più estenuante a causa del caldo torrido che ha caratterizzato l’intera giornata: dopo un due ore di prove “massacranti”, noi insieme agli altri musicanti ci siamo presi una pausa per rinfrescarci e 9

dissetarci prima del grande momento. Al calar del sole abbiamo ripreso le nostre postazioni; dopo gli iniziali ringraziamenti degli organizzatori e degli addetti alla sicurezza, tra i quali la Protezione Civile, l’Inno di Mameli ha “aperto le danze”. Tra i brani eseguiti è importante ricordare due pezzi composti per l’occasione: 5.9 di Andrea Gerratana e Tin Bota di Antonio Disabato, che nel dialetto locale significa “tieni duro”; questi sottolineavano rispettivamente la potenza della strage e la ripresa delle forze da parte dei terremotati. Tutti i presenti sono stati investiti da un sentimento di commozione e di profondo sostegno. Toccante è stato il finale, quando ogni sezione si è distinta alzando al cielo i rispettivi strumenti: dai flauti agli archi, dai clarinetti ai sax, dalle trombe ai bassi, senza dimenticare la presenza di un numeroso coro. Il Concerto dei Mille si è concluso riscuotendo un gran successo a tal punto da essere richiesto da altri comuni d’Italia. Anche a casa i nostri amici e conoscenti hanno potuto seguirci grazie alla diretta televisiva. Non potremo mai dimenticare questa esperienza, perché è unica e ricca di significati, tra cui il potere che la Musica ha di unire un così eterogeneo numero di persone e di trasmettere forti emozioni. Antonella, Chiara ed Eleonora


UN SALUTO IN MUSICA AL NUOVO SINDACO Mercoledì 6 Giugno 2012, nella ex Chiesa dell’Annunciata si è tenuto il primo consiglio comunale della nuova giunta e il giuramento di Gigi Arrara come nuovo Sindaco di Abbiategrasso. Naturalmente non poteva mancare un saluto della Filarmonica al nuovo primo cittadino, come è ormai tradizione. Ed anche questa volta erano presenti entrambe le bande cittadine, Filarmonica e Garibaldi. Molte volte le due formazioni hanno partecipato a eventi e sfilate alternandosi nell’eseguire i propri brani. Questa volta invece, dopo il saluto ufficiale al nuovo Sindaco (la Garibaldi ha eseguito l’Inno Nazionale e la Filarmonica l’Inno alla Gioia), qualcuno ha avuto la bella idea di far eseguire dei brani alle due bande insieme; i due vicemaestri si sono così accordati, e i bandisti di entrambe le formazioni

hanno eseguito due brani insieme, uno diretto dal nostro Vicemaestro e l’altro dal Vicemaestro della Garibaldi. Speriamo che questo piccolo passo possa mantenere la “rivalità” storica tra le due bande in un ambito di cordiale e costruttiva competizione che stimoli entrambe a una ricerca costante della qualità musicale, ma possa portare anche, come in questo caso, a momenti di unione e collaborazione. Solo pochi giorni prima, infatti in occasione di un altro evento, un nostro consigliere aveva detto: “La musica non è scritta in italiano, tedesco o francese… ma è scritta per essere suonata e ascoltata da chi la ama indipendentemente dal resto” (F. Ragona). I prolungati applausi del pubblico che era presente dimostrano che questa “novità” è stata molto apprezzata dai cittadini, che sono i destinatari ultimi

delle nostre note e della nostra musica e i giudici che determinano il successo o meno delle nostre esibizioni. Stefano Pareti

27 MAGGIO 2012 - LA FILARMONICA INCONTRA LA JUGENDBLASORCHESTER KNABENKAPELLE DI ELLWANGEN Grazie all’incontro di alcuni nostri ragazzi delle scuole medie con alcuni ragazzi di Ellwangen, in occasione delle manifestazioni per il consolidamento del gemellaggio con la cittadina tedesca, abbiamo saputo solo con pochi giorni di anticipo che la nostra città avrebbe ospitato il 27 maggio la Jugendblasorchester Knabenkapelle di Ellwangen; ma grazie agli Amici del Palio, che hanno organizzato in piazza San Pietro una piccola festa in loro onore, abbiamo potuto incontrare questa orchestra

di giovani fiati, gemellata fin dal 1991 con la banda Filarmonica. E naturalmente lo abbiamo fatto in musica, con alcuni nostri giovani musicanti che sono saliti sul palco affiancandosi ai giovani musicanti tedeschi. Tutti insieme hanno eseguito gli inni nazionali italiano e tedesco, e a seguire un breve brano del repertorio della Jugendblasorchester. Per chi ascoltava è stato un momento molto commovente, e per i nostri musicanti saliti sul palco (quasi tutti giovanissimi) un’esperienza molto bella ed emozionante, oltre che nuova e insolita rispetto al contesto in cui solitamente suonano. Dopo che i nostri ragazzi hanno concluso questa insolita quanto informale “performance”, i nostri vicepresidenti, Giuseppe Comincini e Paola Magnaghi, hanno portato il saluto della banda Filarmonica al M° Wendelin Dauser con un simbolico scambio di doni a ricordo della

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serata. È doveroso ricordare che proprio Giuseppe Comincini nel 1991 pose la sua firma come Presidente della Filarmonica sul documento di gemellaggio tra la nostra associazione e la Jugendblasorchester Knabenkapelle di Ellwangen. La serata è poi continuata con i giovani tedeschi che hanno suonato (tra l’altro molto ma molto bene) per oltre tre ore rendendo molto piacevole l’attardarsi fin oltre mezzanotte del numeroso pubblico presente. Il mattino successivo il M° Dauser e i ragazzi di Ellwangen hanno poi visitato la nostra sede rimanendone piacevolmente impressionati. Naturalmente al momento di salutarci abbiamo ribadito che ci impegneremo entrambi per trovare future occasioni di incontro sia nella nostra città che a Ellwangen. Stefano Pareti


2002 - 2012… 10 ANNI DI SEDE Dal 21 al 23 settembre La Filarmonica ha voluto festeggiare i 10 anni di inaugurazione della sede di Via Alfieri in modo un po’ particolare, ma congruo con la propria attività, organizzando una tre giorni di “Open Day”. Venerdì sera ha preso il via la prima iniziativa, l’apertura al pubblico delle prove con il M° Carlo Zappa, per far conoscere il lavoro di preparazione che c’è dietro all’esecuzione di un concerto a chi abitualmente non vive direttamente questa fase. Nella giornata di sabato e al mattino della domenica la sede è stata luogo di incontro e attenzione ai giovani (e non solo) che volessero avvicinarsi alla musica: la sede si è arricchita di allestimenti, mostre di strumenti, divise storiche e installazioni audiovisive. Sabato pomeriggio un gruppo di bandisti ha eseguito, sotto la guida del vicemaestro Francesco Bellati, una serie di marce nel giardino della sede, mentre giovani bandisti e allievi coordinati dall’insegnante Giorgio Magistrelli hanno dato dimostrazione al pubblico di come si svolge una lezione/prova di musica d’assieme eseguendo alcuni brani dal film Grease. I festeggiamenti sono culminati poi nel pomeriggio della domenica, quando la Filarmonica e il Corpo Musicale “Pietro Mascagni” di Cisliano hanno sfilato nelle vie cittadine, partendo rispettivamente da Piazza Castello e da Piazza Marconi, per ricongiungersi in via Alfieri, dove le due formazioni hanno eseguito insieme l’Inno di Mameli ad apertura di un concerto per i festeggiamenti del decennale. La banda di Cisliano era diretta dal M° Fabio Giannese, mentre per la Filarmonica sul podio dirigeva il M° Zappa. Durante il concerto sono stati consegnati alcuni riconoscimenti: in particolare alla sig.ra Galasso, per ricordare quanto suo marito si sia prodigato affinché la sede fosse realizzata. Per la consegna è stato chiamato Pietro Galbiati, neo presidente onorario della Filarmonica, che insieme al prof. Galasso si è impegnato in questo progetto. Erano presenti al concerto anche l’assessore Colla e il presidente del consiglio comunale Ma-

tarazzo, che hanno consegnato, insieme al presidente Bagnaschi, altre targhe al presidente della banda di Cisliano, al maestro Fabio Giannese e al nostro maestro Carlo Zappa. Da non dimenticare il benvenuto ufficiale da parte della signora Maria Teresa Abriani alla signora Ornella Del Pero, che da quest’anno collaborerà con Carlo Marnati alla gestione della scuola di musica intitolata proprio al maestro “Corrado Abriani” e che conta circa 80 allievi. Sostanzialmente positivo il bilancio di questa iniziativa, come ha sottolineato il presidente Alessandro Bagnaschi, che ha espresso il desiderio di ripetere iniziative simili, aprendo la sede in occasioni particolari come le prove generali o organizzando delle giornate in cui chiunque sia interessato possa trovare in sede persone che illustrino l’attività della Filarmonica. Cogliamo l’occasione per ricordare che la nostra associazione ha come obiettivo la diffusione a livello sociale della musica, per cui nei momenti in cui in la sede è aperta tutti possono entrare e chiedere di assistere alle attività in corso. Stefano Pareti

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NOTIZIE FLASH Palio di Novara Il 3 giugno 2012 la Filarmonica è stata chiamata per la seconda volta a ravvivare con la sua musica le manifestazioni organizzate della parrocchia Sacra Famiglia di Villaggio Dalmazia a Novara, questa volta per la Festa Patronale. La sfilata della banda, che ha accompagnato gli stendardi delle contrade per le strade del quartiere novarese, ha preceduto il palio delle carriole, organizzato nel campo adiacente l’oratorio.

Successo, nonostante il maltempo annunciato, per la Festa della Birra organizzata dalla Filarmonica lo scorso 21 luglio presso “La Cappelletta” in via Stignani. Mentre ancora venivano servite porzioni di risotto e panini con la salamella, il gruppo, ovvero gli FBL (un’altra certezza di queste serate), ha cominciato a suonare continuando anche quando la pioggia ha costretto tutti i presenti a mettersi al riparo abbandonando la pista da ballo.

Festa della Mela

Tra le feste patronali a cui partecipa la Filarmonica, non può non essere menzionata la Festa di Balon de San Peder, che si tiene il 29 giugno nella piazza intitolata al santo. Secondo la tradizione, la bruciatura del pallone, realizzato con stracci e carta, appeso nella piazza, fa trarre auspici per l’anno successivo. A chiudere la serata, il fantastico risotto offerto a tutti i presenti dagli Amici del Gallo.

Domenica 24 giugno la banda ha partecipato come di consueto alle celebrazioni per la festa patronale di San Pietro. Al termine della processione, i partecipanti sono stati intrattenuti nel cortile dell’ex oratorio femminile da un concerto brillante durante il quale la Filarmonica ha proposto alcuni dei “cavalli di battaglia” della stagione. Particolarmente gradita l’esecuzione di Pennsylvania 6-5000 di Glenn Miller, che ha anche fatto ballare alcuni dei presenti.

Festa della Birra

Festa di chiusura alla Cappelletta … ed il ritorno definitivo alla normalità dopo l’estate è segnato dal servizio che si tiene il secondo lunedì di settembre per gli amici della Cappelletta che ufficializzano la chiusura della stagione. I fuochi d’artificio finali, per i molti ragazzi della Filarmonica, indicano anche che l’anno scolastico è alle porte.

Festa di Balon

Processione e concerto in San Pietro

Per i filarmonici il primo segnale che le vacanze sono finite arriva con le due processioni di Morimondo e di Fallavecchia, che si tengono rispettivamente l’ultima domenica di agosto e la seconda domenica di settembre. Dopo la processione con la statua del patrono segue un momento di festa popolare animato da musica da ballo, palo della cuccagna e pesca di beneficenza...

Paola Magnaghi

Successo senza precedenti per l’edizione 2012 della Festa della Mela, organizzata quest’anno il 7 ottobre; poco dopo le 17 infatti entrambi gli stand (uno in piazza San Pietro ed uno in piazza Marconi), sicuramente complice la bella giornata, sono stati costretti alla chiusura (prevista per le 18:30) avendo esaurito sia le mele sia le torte. Un ringraziamento particolare ai volontari impegnati nella realizzazione dell’evento, alla ditta Montanara, fornitrice delle mele, ed al fornaio Moris.

Processioni a Fallavecchia e a Morimondo

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LA NOSTRA SEDE: DAL SOGNO ALLA REALTÀ Quella che descrivo è la storia, che ho vissuto personalmente, della nuova sede per la Filarmonica. Non voglio e non posso dilungarmi raccontando tutte le sfumature e gli stati d’animo che hanno accompagnato questa grande impresa; lascio immaginare quanto sia stato importante, per un’associazione come la nostra, intraprendere un cammino lungo e difficile, con molte responsabilità e altrettante incertezze. Il desiderio di una sede propria iniziò dopo che la Filarmonica dovette lasciare, negli anni ‘60, lo stabile in via Misericordia ad Abbiategrasso, luogo vicino a quello in cui era nata, in cui la banda aveva vissuto nel tempo tanti momenti felici di amicizia e svago contornati dalla musica. Molti luoghi da allora si avvicendarono ad ospitare la banda: l’aula in via Cocini, le ACLI di via Palestro e in seguito, grazie alla sensibilità di Mons. Tosi, la Filarmonica si trasferì presso l’Oratorio di San Gaetano, dove continuò a rimanere con il benestare di Mons. Cipolla e Mons. Masperi, i quali non saranno mai ringraziati a sufficienza, insieme ai loro coadiutori Don Walter Cazzaniga e Don Luigi Peraboni. Trascorsero gli anni ‘70 e ‘80, e la necessità di uno spazio proprio si fece sentire ancora di più quando gli allievi cominciarono ad aumentare. Parte dell’insegnamento musicale venne collocato in via Misericordia, sempre ad Abbiategrasso, in due aule che ben presto divennero un punto di riferimento per adulti e ragazzi “Filarmonici”, oltre a fungere da archivio musicale. Purtroppo dopo pochi anni la proprietà venne ceduta e la Filarmonica si vide costretta a cercare urgentemente uno spazio consono all’attività, che, grazie al Comune, venne concesso nel seminterrato delle scuole elementari “Umberto e Margherita di Savoia”. All’epoca, tra i genitori dei nostri allievi c’era anche il sig. Sabino Galasso, che subito si lasciò coinvolgere nell’ambiente dell’associazione. Divenendo consigliere, colse in pieno, con sensibilità, i problemi che assillavano la banda e soprattutto il desiderio di una nuova sede tutta nostra, cosa in cui trovò immediatamente in me un alleato. Dimostrò subito le sue doti di “convincitore e coinvolgitore” e, dopo la nuova divisa per la banda, iniziammo a sognare la nuova sede. Era il 1996 quando si riuscì a convincere quella parte del consiglio che ancora era titubante ad iniziare un’impresa così grande. Un grande impegno che non tutti si sentirono di affrontare. Venne chiesto il parere e la votazione anche ai componenti della Filarmonica, in una riunione molto partecipata, in cui solo due o tre voti furono contrari. Galasso diventò presidente della Filarmonica e questo gli consentì di coinvolgere l’amministrazione comunale, soprattutto nella persona del dott. Arcangelo Ceretti, allora sindaco della città, la cui disponibilità nei nostri

confronti rinfrancò la fiducia di molti. Un doveroso ringraziamento anche al dott. Adriano Matarazzo, che ci guidò nello svolgimento delle varie pratiche. Venne assegnata un’area in via Alfieri ad Abbiategrasso. Dopo i vari permessi e gli atti notarili, il progetto venne affidato al geometra Francesco Broglio e all’ingegnere Luca Durè, componenti dell’organico della banda e persone che avrebbero potuto essere spesso a confronto con i consiglieri illustrando, cogliendo suggerimenti e necessità logistiche. Il prof. Galasso, supportato dal consiglio, assegnò la costruzione all’impresa del sig. Bianchi Bruno, anch’esso legato alla banda. Dopo aver posto le fondamenta, venne il giorno della posa della prima pietra e, con la preziosa benedizione di Mons. Luigi Volpi, ci rendemmo conto che il sogno si stava trasformando in qualcosa di concreto. Galasso, sempre attivo, mi confidò, in un pomeriggio di lavori pesanti (che nessuno si rifiutò mai di fare), che l’impegno per questa speranza era anche una sfida con se stesso, con noi stessi. Si leggeva nei nostri occhi la soddisfazione per la sede che stava man mano crescendo e che, anche nelle difficoltà, lasciava trasparire ciò che sarebbe diventata in seguito, soprattutto ciò che avrebbe rappresentato per tutti. Il presidente, in accordo con il consiglio, coinvolse Enti, la Regione Lombardia, la Provincia, banche, ditte, associazioni e privati, anche i componenti stessi dell’organico bandistico. Con il piglio che lo contraddistingueva, riuscì a fare in modo che la sede venisse ultimata senza lasciare alcun debito da saldare. Questo grazie soprattutto ai privati sostenitori che permisero, con le loro donazioni, di far risparmiare alla banda una discreta somma, utilizzata a coprire la maggior parte delle spese. Compito non facile per gli impareggiabili tesorieri, che seppero gestire con intelligenza le risorse man mano disponibili, primo tra questi il sig. Piero Pugno. Alla costruzione abbiamo partecipato tutti, ognuno secondo le proprie possibilità e disponibilità di tempo, cercando sempre di mantenere un equilibrio generale tra tanti pareri singoli. Il ringraziamento è d’obbligo soprattutto alle persone che ci hanno ormai lasciato, che si sono prodigate senza risparmio di energie, primo fra tutti proprio il caro e irrefrenabile prof. Galasso, il capomastro Piero Volpi e i nostri indimenticabili Bruno Bianchi, Luciano Grassi, Elia Zattin, Francesco Pavanello, Ernesto Cislaghi e Gaetano Rossi, sempre entusiasti di creare una sede per 13

la loro amata Filarmonica. Ricordo anche la felicità di Albertino Miramondi nel giorno dell’inaugurazione, il sorriso di chi ama la propria banda. Tante grazie anche alle altre persone e ditte che si sono adoperate per questo progetto. Sanno di aver contribuito ad un nobile scopo e saremo sempre riconoscenti. Questo sogno così inseguito ora fa parte della nostra città: la Filarmonica è una realtà musicale in espansione, sempre più accolta con favore da coloro che ne vengono a conoscenza. Ha reso possibile l’organizzazione della scuola musicale “Corrado Abriani”, tanto desiderata dal compianto maestro, che non fece in tempo a vederne la realizzazione, fulcro sociale e luogo di incontri, amicizie e collaborazioni. Le basi sono state messe per questa speciale “famiglia”, formata dal presidente attuale Alessandro Bagnaschi, persona squisita e concreta, i consiglieri, il direttore Carlo Zappa, instancabile e appassionato educatore della musica, i musicanti, i professori della scuola musicale, gli allievi… A tutti loro auguro di continuare, in futuro, a tenere alto il prestigio di quella che, ne sono convinto, è una delle più belle realtà musicali della regione Lombardia, probabilmente anche a livello nazionale, per organizzazione, ambiente sociale e di comunicazione. Entrando al n.1 di via Alfieri, oggi, non posso che essere felice di vedere come la nostra sede sia bella e frequentata: 10 anni e piena di vita! Abbiategrasso deve essere orgogliosa di avere un’associazione come la Filarmonica, capace di costruire con le proprie forze un luogo dove è assicurato il futuro della musica! Pietro Galbiati


Tutto iniziò nel 1985 quando Luca, che allora aveva 10 anni, fu trascinato nella Scuola Allievi della Banda Filarmonica dal signor Sergio Rinetti. Con questo fatto iniziò per Sabino un’avventura in cui si gettò a capofitto come era solito fare. La “famiglia” della Filarmonica lo accettò di buon grado. Era uno spirito intraprendente, caparbio nelle sue idee, deciso, pronto a tutto, ma soprattutto con tanta disponibilità e… capace di aprire porte chiuse. Per lui da quel momento iniziò un sfida con sé stesso. La Filarmonica allora aveva bisogno di tutti e tante erano le persone che condividevano con lui gli ideali del volontariato; il tempo, il suo tempo era tutto per l’Associazione. Sì, la “sua” Filarmonica, per cui viveva giorno e notte: era diventata un chiodo fisso. Gli impegni erano tanti e i “suoi” ragazzi, come paternamente li chiamava, lo seguivano; con la filosofia che la vita gli aveva insegnato riportava in famiglia chi a volte si allontanava. Sono seguiti in quegli anni 1990/96 tanti impegni, tante soddisfazioni per concorsi vinti, per trasferte di successo. In quegli anni ha avuto l’appoggio da parte

di tante persone, in particolare della signora Maria Teresa Abriani, che da subito ne ha capito il valore di persona onesta, senza alcuna sorta di personalismo, ma con tanta voglia di fare per un ideale che era solo e solamente la “Filarmonica”. Con capacità e costanza “Fra Cercon” - come lo chiamava il signor Montanara - ha cominciato a lavorare per la sua prima sfida: la DIVISA! Era benvoluto da tante persone che lo hanno appoggiato economicamente e moralmente con una pacca sulla spalla o a parole: “Bravo professore!”. E ci riuscì. In poco tempo la sua prima sfida era stata raggiunta. L’inizio dell’insegnamento di flauto dolce nelle scuole elementari del territorio fu una grande “trovata” che diede impulso alla divulgazione della musica fra i bambini. La scuola “Corrado Abriani” cominciò a crescere ancora di più e tante furono le nuove leve fra i musicanti della banda. Tante persone collaboravano con lui amichevolmente e non, ma lui andava avanti. Era pienamente convinto che stava agendo per il bene dell’Associazione; il resto non gli interessava. Poi la sfida più grande: la SEDE di cui la Filarmonica aveva bisogno. Dovette combattere con gli zoccoli duri della Associazione, ma alla fine ci riuscì. Alla notte si facevano i conti e spesso si chiedeva: “Ce la faremo?”. Poi pensava: “Un po’ di soldi li abbiamo, poi ci sono i nostri e poi c’è il signor Galbiati”. Era disposto a tutto! Sì: il signor Galbiati

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che lo ha sempre appoggiato in tutto e per tutto. Ormai ad Abbiategrasso Sabino era conosciuto. Aveva i “suoi sponsor” che furono fondamentali per la costruzione della sede. L’Amministrazione Comunale, in primis il Dott. Ceretti e il Dott. Matarazzo, credettero in lui. La sfida iniziò in una giornata di novembre con la recinzione dell’area su cui sarebbe sorta la costruzione. Il geometra Broglio aveva fatto un bel progetto, ma costoso. Bisognava rimboccarsi le maniche e lavorare con ogni tipo di mansione, ma lavorare! Il signor Bianchi, il signor Felice, il signor Lazzarin e tanti altri amici si davano da fare, ogni giorno con qualsiasi tempo. E la casa “veniva su…!”. Poi la prima pietra, in una giornata di sole con tante personalità. Furono anni difficili. E… arrivò il 5 maggio 2002! Che giornata memorabile! La pioggia non aveva allontanato gli amici dai festeggiamenti e alla fine un raggio di sole finalmente arrivò! La sede era una realtà e il presidente “protempore” Sabino Galasso aveva raggiunto il suo sogno. Sì, un presidente che “si fa in cinque minuti”, ma lui ce l’aveva fatta. Ai posteri l’ardua sentenza. Poi il 2003 e il 29 giugno del 2004. Ho visto per la prima volta mio marito piangere! Oggi ripensando al passato mi accorgo che le sue idee sono state portante avanti. Quindi era il caso per quelle lacrime? Lui ha fatto tutto con passione, dedizione, amore per un ideale: la sua Filarmonica che ha portato nel cuore fino alla FINE. Grazie per il ricordo! Paola Galasso


Da dove nasce l’idea della sede? Nasce come completamento al processo di rinnovamento che iniziò con l’organizzazione dei festeggiamenti per il 150° di fondazione, anche se il desiderio di avere uno spazio ben organizzato, possibilmente fruibile a qualsiasi ora, dove studiare ed insegnare musica era condiviso da tutti sin dalla metà degli anni ’80. Il primo passo di questo processo fu la creazione del logo, concepito una sera al pub da me e Paolo Mella (direttore della banda di Sedriano), e seguito dalla realizzazione di un cd come testimonianza musicale alla città; un lavoro di gruppo svolto insieme a Stefano e Andrea Ramezzana, Giorgio Magistrelli, Giorgio Borghi, Paolo Mella, Elena Galbiati, e il supporto prezioso di Giuseppe “Pinto” Comincini. Inoltre, su incarico del Consiglio mi occupai di commemorare i membri defunti della Filarmonica con un cippo funebre deposto al cimitero e di sostituire e rinnovare il labaro. Per il disegno del labaro presi spunto dalla storia della Filarmonica: il nostro passato e il territorio dove viviamo (la parte centrale illustra le bellezze della nostra città, insieme al tricolore con la rosa camuna simbolo della Regione e il logo della provincia). Successivamente, coordinati da Damiano Lazzarin, insieme a Sonia Paiano, i fratelli Ramezzana, i fratelli Borghi, Paola Mola e Dario Grassi, ideammo la nuova divisa de “La Filarmonica”; fu proprio in quel periodo che, grazie al sig. Pietro

Galbiati, al sig. Pierino Pugno, al sig. Sergio Rinetti e al fondamentale supporto del prof. Sabino Galasso, si diede il “la” alla costruzione della sede. L’impresa era enorme. Galbiati diceva che fin dalla metà degli anni ‘80 erano partite le richieste al Comune di Abbiategrasso per avere un’area, ma per vari motivi erano sempre andate a vuoto. Finché durante un consiglio disse: “Ma è possibile che non si possa fare una nostra sede?”. In quell’occasione proposi di interessarmene personalmente e verificare quali potessero essere le aree idonee. Subito l’area ove oggi sorge la sede sembrò la più adatta: vicina al centro e raggiungibile facilmente anche a piedi. Il Consiglio approvò e così si diede inizio all’iter urbanistico per la costruzione. Non fu una cosa semplice: bisognava motivare la richiesta al Comune e dimostrare di poter supportare economicamente il progetto. Il sig. Sergio Rinetti mi diede una grossa mano per quanto riguarda la stesura della relazione sulla sostenibilità del progetto. Consegnai in Comune la relazione a cui era allegata la richiesta e, dopo il via libera, realizzai il progetto definitivo insieme all’ing. Luca Durè di Cisliano. Ricordo che durante i Consigli il sig. Francesco Pavanello mi diceva: “Francesco, quanti dané gha voren?”, e gli rispondevo: “Un po’, dai…”, e Pietro Galbiati: “No, tu mi devi dire quanti soldi ci vogliono”. Dissi una cifra, piuttosto ottimistica, che fu rispettata perché, come speravo, tanti cittadini ci aiutarono grazie anche al prof. Sabino Galasso, che fu eccezionale nel promuovere l’impresa. Mi vengono poi in mente tanti altri aneddoti: ad esempio durante le prove arrivava il sig. Felice Locatelli che esclamava; “Francesco, ricordati che ci serve anche la cantina per il vino!”, poi interveniva il sig. Ernestino Cislaghi che voleva il locale per i salami, qualcun altro che: “Io voglio venire a sentire le prove: fate un posto dove poter assi-

stere… Ecco, il ballatoio”. Era molto piacevole incontrare le persone che proponevano, chiedevano spiegazioni… Si interagiva e ci si divertiva. Durante la costruzione della sede era bello passare al mattino o in pausa pranzo e vedere l’Enrico Bianchi in canotta tutto sudato, il Felice Locatelli, sempre pronto a brindare e il Damiano Lazzarin, sempre raffinato nonostante il lavoro sporco di cantiere. Voglio sottolineare l’enorme impegno del sig. Pietro Galbiati e della sua famiglia e, in ordine rigorosamente alfabetico - spero di non dimenticare nessuno - la famiglia Bianchi con Bruno e il figlio Davide, Enrico Bianchi, Ignazio Cardullo, Ernestino Cislaghi, la ditta Cozzi-Crugnola e il geom. Fabrizio, Luciano Grassi, Gigi Galarati, Damiano Lazzarin, Felice Locatelli, Paolo Miramondi che coordinava l’amministrazione insieme a Pierino Pugno e a Mauro Bianchi, il perito industriale Gianmaria Negri, la famiglia Orio, Francesco Pavanello, Salvatore Pedico, lo studio Zamengo, Gianluigi Portalupi e il grande Pierino Volpi nominato sul campo “Capo Mastro”; anche se l’apporto economico per arrivare al completamento della sede arrivò indubbiamente dal prof. Sabino Galasso. Lo incontravo al mattino in centro e lo vedevo in tenuta da “professore”, giacca e cravatta; poi nel pomeriggio lo incontravo in sede in pantaloncini e canotta o a dorso nudo… E mi sembrava un po’ “Batman”, un supereroe con doppia identità… Non vedeva l’ora di arrivare al tetto per salirci sopra. Sono tutti ricordi piacevoli che rimangono, e rimarranno per sempre ben fissi nella mia mente, perché belli; come l’entusiasmo di tutti, che si è visto il giorno dell’inaugurazione soprattutto da parte di chi ha lavorato per questo grandioso progetto. Francesco Broglio

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LA FILARMONICA DI ABBIATEGRASSO E LE SUE SEDI “Ma possibile che non si possa avere una nostra sede?”. Chissà quante volte i bandisti della Filarmonica si sono posti questa domanda negli anni passati, a partire dal lontano 1845. Abbiamo letto le testimonianze di chi ha contribuito alla creazione della attuale sede, ricordando anche coloro che ci hanno lasciato; ma, come ricorda il sig. Pietro Galbiati, molti luoghi si sono avvicendati ad ospitare la banda prima del 2002. Proviamo a ricostruire questo percorso storico sulla base degli scritti lasciati da Giuseppe Andrea Sajni (1851-1925) e delle preziose informazioni raccolte ed archiviate negli anni dal sig. Gianfranco Rocca, a cui siamo eternamente riconoscenti. Scopriremo che è un percorso che scorre parallelo a molti aspetti della storia cittadina abbiatense, e non solo. 1845: probabilmente la prima sede, visto che i fondatori sono stati i due sacerdoti don Luigi Besuschio e don Giacinto Bianchi, si trovava in qualche locale della parrocchia di S. Maria Nuova o di S. Pietro. 1846-1895: la sede si trovava presumibilmente in qualche aula comunale, in quanto la Filarmonica aveva ottenuto in quegli anni la qualifica di “Banda Civica”. 1895: la sede ritorna nei locali dell’oratorio maschile in quanto la Filarmonica perde il titolo di Banda Civica e quindi la disponibilità della sede, a seguito della mancata partecipazione alle celebrazioni del XX Settembre (commemorazione del-

la presa di Roma da parte di Garibaldi). Va detto che in quell’anno il Cardinale Arcivescovo di Milano in una lettera ai parroci impose alle Bande cittadine una scelta, in quanto la partecipazione alle celebrazioni anticlericali non era più compatibile con le funzioni liturgiche: o le une o le altre. 1901: la sede è in corso di Porta Nuova, 44 (oggi corso XX Settembre). Questo indirizzo si ritrova nel n.57 del “Calendario Abbiatense Illustrato” dell’anno 1901. 1923-1937: la sede, questa volta di proprietà, sorgeva in via Caprera, su un terreno di proprietà del allora presidente sig. Achille Gramegna. La sede viene poi venduta nel marzo 1937 alla società Nestlè per edificare i nuovi stabilimenti, e si decide di utilizzare i fondi ricavati per l’acquisto di nuovi strumenti invece che per una nuova sede di proprietà. 1937-1968: il 18 giugno 1937 vengono inaugurati i nuovi locali acquistati dalla parrocchia in via Misericordia e destinati alle associazioni cattoliche, in cui anche la Filarmonica trova la sua nuova sede e vi rimarrà per un lungo periodo nonostante gli eventi bellici. 1968-1970: già nel 1964 la banda apprende di dover cercare una nuova sede; partono così ricerche e consultazioni che approdano ad individuare alcuni locali in via privata Cocini da prendersi in locazione, che vengono inaugurati nel aprile 1968. 1970-1980: questo decennio vede la Fi-

larmonica nella sede di via Palestro, presso il Centro Sociale ACLI. Verso la fine del 1980 la coabitazione con il centro ACLI si interrompe e grazie a Mons. Cipolla si trova sistemazione presso l’oratorio di S. Gaetano. 1981-1989: la sede è quindi in via C. M. Maggi, presso l’oratorio di S. Gaetano. 1989-1996: come ricorda il sig. Galbiati, la banda ha in quegli anni necessità di più ampi spazi per la scuola allievi; prende in affitto allo scopo un bilocale in via Piatti, pur restando presso l’oratorio per le prove. Questa sistemazione si rivela però poco duratura: nel 1995 la Filarmonica riceve un altro sfratto e si è di nuovo alla ricerca di una sede idonea. Il Comune le offre un settore dello scantinato delle scuole elementari di viale S. Dell’Uomo. 1996-2002: la sistemazione in viale S. Dell’Uomo, in condivisione con altre 14 associazioni, acuisce la consapevolezza, nei bandisti e dirigenti, che è ormai indispensabile disporre di una propria sede, visto l’aumentato numero di bandisti ed allievi e delle molteplici attività. Si dà così inizio alla costruzione della sede di via Alfieri, come gli interventi di Pietro Galbiati, di Paola Galasso e di Francesco Broglio ci raccontano con passione e sentimento, impresa che ha visto la partecipazione di molti, tra bandisti, collaboratori ed amici sostenitori. A tutti loro il nostro GRAZIE. A cura di Gianni Rainoldi Consulenza storica di Gianfranco Rocca

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SAGGI 2012 IMPEGNO, DIVERTIMENTO E PASSIONE A maggio, giunti al termine dell’anno scolastico, eccoci all’arrivo dei saggi, motivo di orgoglio sia per gli insegnanti che per gli allievi. Sulla scena delle due serate, con un grosso riscontro di pubblico, si sono alternati pianisti, violinisti, chitarristi, bassisti, clarinettisti, trombettisti, trombonisti… È stato un saggio molto entusiasmante e coinvolgente, un po’ diverso dal solito. Oltre agli allievi molto emozionati, che hanno suonato direi in maniera impeccabile alternandosi in brani suonati da soli e in duetti con il pianoforte, la serata dedicata agli strumenti a fiato ha offerto un’esibizione di gruppo sotto la regia dell’insegnante di clarinetto Giorgio Magistrelli: il risultato è stato una colorata e simpatica interpretazione di una selezione di brani tratti dal musical Grease. Il gruppo era formato dai magiciiii ottoniiii, molto magici, ai quali si sono aggiunti altri ragazzi della classe dei legni: Ivan, Chiara, Luca, Antonella, Eleonora, Fabiana, Andrea, Emanuele, Serena, Tanita. In questo travolgente ed entusiasmante brano si

sono alternati motivi movimentati ad altri un po’ più lenti. Devo dire che l’evento è stato molto apprezzato da tutti, anche per i vestiti a tema che i ragazzi hanno indossato per caratterizzare meglio questa splendida esecuzione. Preparare questo gruppo e vederlo all’opera durante la serata del saggio è stata un’esperienza molto positiva sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista umano. Infine, per concludere, vorrei esprimere un mio personale ringraziamento agli organizzatori del saggio: la nostra grande e instancabile presentatrice Paola Magnaghi, il signor Carlo Marnati, responsabile della Scuola di musica, che tanto ha fatto e tanto sta facendo per questa realtà così importante, alla signora Maria Teresa Abriani e a tutti gli allievi che hanno trovato il tempo e la voglia per dedicarsi a questa meravigliosa arte che è la MUSICA! Emanuele Dal Secco

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EVOLUZIONE IN… A.N.B.I.M.A. L’inizio anno 2011 doveva essere caratterizzato dai congressi ANBIMA finalizzati al rinnovo delle cariche istituzionali, ma per l’esigenza di poter organizzare al meglio appuntamenti istituzionali ed adeguati festeggiamenti in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, il Consiglio Nazionale dell’Associazione ha ritenuto opportuno far scivolare il tutto più avanti nel tempo. L’ovvia conseguenza di tale forzato posticipo è stata che ci siamo ritrovati solo in tardo autunno ad iniziare i lavori di rinnovamento della nostra struttura. Ovviamente il “tutto” in democrazia comincia dalla base, ed eccomi impegnato ad organizzare il Congresso per la Provincia di Milano svoltosi in ottobre presso la Sede del Corpo Musicale di San Pietro all’Olmo. Una scelta non certo casuale ma volutamente ponderata e densa di significato per il sottoscritto poiché da quella stessa sala iniziò nel lontano 1996 la mia avventura in ANBIMA. Un impegno personale che prosegue tuttora a distanza di sedici anni con immutata passione e dedizione. La platea dei numerosi intervenuti al Congresso credo abbia colto appieno il mio proficuo e costante lavoro esternandomi più volte, nel corso dei lavori, stima ed apprezzamento per il mio operato in coerenza con

il mio ruolo di presidenza, carica che mi è stata quindi riconfermata a larga maggioranza. Si trattava ora di rinnovare il nuovo gruppo di lavoro che mi avrebbe assistito per i successivi quattro anni di mandato e, poiché contestualmente dovevano essere eletti anche i nuovi Consiglieri Provinciali, mi sono rivolto all’assemblea alla ricerca di volti nuovi. Ecco finalmente proporsi a tale carica nuove figure individuate tra i delegati dei vari gruppi bandistici presenti, prontamente scelti ed eletti dall’assemblea. Tra questi ha offerto la propria candidatura il sig. Leonardo Pecoraro intervenuto in rappresentanza della Filarmonica di Abbiategrasso in quanto già membro del Consiglio Direttivo della stessa. Mi ha fatto molto piacere constatare che anche questo antico e valoroso gruppo bandistico abbia inteso appieno la necessità di essere partecipe alla vita della associazione ANBIMA dimostrandosi da subito presente e proattiva in coerenza con l’impegno assunto dal proprio esponente neo eletto ponendosi al Suo fianco. Persona che si è dimostrata attiva sin dal prime battute, entusiasta ed innovativa; da qui la mia decisione di portarlo quale delegato al Congresso Regionale spingendolo a

proporsi ad altra carica; ed infatti è stato prontamente accolto ed inserito nel ruolo dei Revisori dei Conti. Ma non soddisfatto di tutto ciò, dopo vari contatti e messe a prova le sue vedute e disponibilità, ho pensato bene di inserire il sig. Pecoraro anche nel ristretto gruppo di Delegati al Congresso Nazionale, svoltosi a Roma nello scorso aprile 2012, affinché si arricchisse di una nuova esperienza in seno alla nostra associazione. Colgo l’occasione con queste mie righe per porgere alla Filarmonica di Abbiategrasso, al Suo Presidente Alessandro Bagnaschi ed al Suo Consigliere Leonardo Pecoraro il mio più fervido augurio per una proficua collaborazione, certamente duratura nel tempo a riprova del reciproco impegno assunto; che le Nostre sinergie possano essere di esempio e stimolo a tutti gli iscritti per una sempre maggiore partecipazione alla vita associativa di A.N.B.I.M.A. Enzo Masutti Presidente Provinciale ANBIMA

ABBIATEGRASSO – MONTEROSSO AL MARE UN CONCRETO ESEMPIO DI “SOLIDARIETÀ MUSICALE” NEL SEGNO DI ANBIMA L’Associazione Nazionale Italiana Bande Musicali Autonome, meglio conosciuta come Anbima, riunisce attorno a sé oltre 1600 gruppi bandistici presenti sul territorio nazionale e circa 70000 musicisti, accomunati dal grande spirito di appartenenza ed amore per la musica. Nella sola provincia di Milano oltre 130 bande sono socie Anbima e la Filarmonica di Abbiategrasso da tempo è fra queste. La provincia di Milano, metropoli esclusa, detiene il primato assoluto a livello nazionale per il maggior numero di bande, a conferma della inossidabile passione popolare che richiede sempre la Loro presenza nelle più svariate occasioni, siano esse istituzionali, religiose o ludiche, ma è anche conferma del fattivo contributo che le bande apportano al mantenimento delle tradizioni, delle culture locali e del senso di appartenenza, di identità e di coesione territoriale. Impegno e dedizione, due valori assoluti che alle bande vengono riconosciuti da sempre con il calore ester-

nato al loro sfilare ma che forse non ci aspetteremmo così sentito oggi in quel nord sempre pronto all’innovazione, se non già alla mera novità o alla fugace moda del momento: una condizione che potrebbe indurre a pensare ad una caduta d’attenzione verso questa espressione del talento musicale legato all’impegno sul territorio. Valori ritenuti, frettolosamente od erroneamente, memoria o retaggio del passato; fra queste qualcuno, male informato o semplicemente disattento, potrebbe essere tentato di riporre fra le memorie del passato anche le bande musicali. Nulla di tutto ciò: al contrario i numeri ci dicono che soprattutto il nostro territorio, pur nelle difficoltà contingenti relative al reperimento di fondi che consentano la gestione ed in alcuni casi la sopravvivenza delle amate bande, è ricco di numerose iniziative locali finalizzate ad avvicinare i giovani alla Musica ed al Suo studio, per poi entrare a far parte dell’organico, sia essa la piccola banda del paese o la 18

formazione più celebre della cittadina accanto, magari affinando la propria formazione musicale presso la Scuola Allievi “Corrado Abriani”, da tempo fucina di virtuosi musicisti per la Filarmonica di Abbiategrasso. La necessaria riduzione dei costi di gestione, al pari del ridursi delle pur generose contribuzioni, la riorganizzazione delle competenze sul territorio milanese, più in generale della Lombardia e delle Provincie ivi presenti, problema congiunturale avente valenza sia politica che socio economica, sono argomenti decisamente attuali sotto tutti gli aspetti. Anbima ha ritenuto necessario rivisitare la mappa delle competenze, rinnovare i quadri direttivi e porre ordine nell’organizzazione territoriale dell’associazione al fine di meglio comprendere e soddisfare le reali esigenze delle singole bande, ma soprattutto per recuperare quegli elementi di coesione e comunione d’intenti certamente presenti e sentiti da tutte le bande musicali ma che troppo spesso ce-


dono il passo a campanilismi, chiusure pretestuose e singolarità di conduzione che a volte non producono le positività potenziali ma anzi sono cagione di risultati certo non proporzionati all’impegno profuso da ogni singola realtà locale. La Banda Filarmonica di Abbiategrasso, nell’autunno del 2011, attraverso il Suo rinnovato Consiglio Direttivo, in tal senso stimolato dell’appassionata e ferma convinzione del neo Presidente Alessandro Bagnaschi, ha immediatamente compreso e fatto proprio il positivo messaggio inviato alla Filarmonica da parte del Presidente di Anbima per la Provincia di Milano, dott. Enzo Masutti. Egli infatti ci ha chiesto, in virtù del valore, sempre più spesso riconosciuto dai molteplici attestati di stima, della fama acquisita a fronte dei successi raccolti sia fuori porta che oltre confine ed anche per la dimensione meramente numerica che il nostro organico possiede al pari dei numerosi allievi della Scuola Musicale, di partecipare ancor più attivamente alle iniziative dell’associazione e nel contempo essere al Suo fianco parte proattiva nelle attività di gestione e nel coordinamento territoriale per Anbima nel sud milanese. Come avete letto nella cortese lettera che Enzo Masutti ha gradito inviarci, pubblicata qui a fianco, per la quale Lo ringrazio a titolo personale per le gentili parole rivolte alla Filarmonica, della quale mi pregio essere Consigliere, orbene il Consiglio Direttivo ha inteso conferirmi l’incarico di rappresentarla in occasione del Consiglio Provinciale Anbima tenutosi verso la fine dello scorso anno. Eletto nell’occasione Consigliere Provinciale, ho iniziato a collaborare nel tentativo di tessere una rete sinergica, anche informatica, di reciproca e fattiva collaborazione fra tutti i gruppi bandistici presenti sia nell’abbiatense che nel più ampio territorio di competenza affidatomi. Un impegno ambizioso nel quale crediamo fortemente in Filarmonica; un impegno sociale molto sentito da tutti i componenti del No-

stro Gruppo, percepito come assolutamente prioritario e come il modo per dimostrare a noi stessi con fatti tangibili la concretezza dell’impegno assunto non si è fatto attendere. In occasione dei nubifragi abbattutisi nel novembre scorso sui Comuni delle Cinque Terre, dei quali ben sappiamo la portata dei danni subiti dalle popolazioni locali, la collaborazione fra la Filarmonica di Abbiategrasso ed Anbima è stata diretta ed immediata. Attraverso i canali informativi nazionali di Anbima siamo venuti a conoscenza del completo allagamento e della conseguente distruzione totale della sede della Banda Monterossina di Monterosso al mare e della totale perdita dei loro strumenti musicali ivi ricoverati. Un danno incommensurabile per una piccola banda locale. Bene, mi è stato sufficiente riferire in Sede di quanto accaduto e nel breve volgere di poche settimane la Filarmonica ha raccolto un buon numero di strumenti musicali sia propri ma anche generosamente donati dai musicisti. Mentre a Monterosso si lavorava alacremente per ricostruire la sede della banda, ad Abbiategrasso volonterosi filarmonici lavoravano alla revisione degli strumenti. Prontamente consegnati al sottoscritto, ho avuto l’onore di portarli direttamente a Monterosso e consegnarli nelle mani del dott. Garibaldi, Presidente della banda Monterossina. Un momento molto toccante del quale serberò sempre un caro ricordo: i ragazzi intenti a riportare la loro sede a nuovo, pronta per ospitare le prime prove, ed io che scaricavo flauti, clarinetti, sax, tuba e quello strumento fantastico, privo di note ma denso di acuti, che riesce sempre ad accordare solidarietà e fratellanza fra chi sente di essere partecipe di un unico progetto. È indispensabile aiutare le piccole formazioni bandistiche sempre più in difficoltà ed oggi ancor più minate nella sopravvivenza dalle contingenti difficoltà economiche che il perdurare della crisi certo non facilita. Devono continuare ad esistere per l’importante significato

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simbolico che le bande rivestono ed anche per coloro i quali sono membri di una comunità locale, piccola o grande che sia, partecipi in forma paritetica di un identico valore d’appartenenza. Bande cariche di decenni od addirittura, come La Filarmonica di Abbiategrasso, di secoli di gloriosa storia ed impegno nel e per il sociale volto ad affermare e ribadire il valore universale della cultura musicale. Impegno che ho tenuto a ribadire spesso nel corso di questo primo anno di attività in ogni incontro così come in occasione dei Nostri concerti, che ho confermato negli impegni istituzionali regionali e rinnovato nel mio intervento in occasione dell’assemblea nazionale Anbima tenutasi nella scorsa primavera a Roma che la Filarmonica ha saputo cogliere ed assecondare. Leonardo Pecoraro


IO CHE SBAGLIO QUASI MAI… Si riporta qui di seguito una lettera che il sig. Gianfranco Rocca ha scritto e fatto pervenire alla redazione nei giorni immediatamente successivi al Concerto di Giugno 2012. Alla fine della serata il sig. Pietro Galbiati ha pronunciato un discorso di ringraziamento per la nomina a presidente onorario della Filarmonica; in quel momento era presente accanto a lui il sindaco Pierluigi Arrara, il cui nonno ha partecipato alla vita della Filarmonica nelle vesti di segretario. Ricordandolo, il sig. Pietro Galbiati ha sottolineato come il sig. Piero Arrara abbia svolto la propria attività in banda per più di quarant’anni; il sig. Rocca, memoria storica e archivista della Filarmonica fino a qualche anno fa, è intervenuto bonariamente precisando che gli anni di permanenza del sig. Arrara in Filarmonica sono stati circa trenta. Spinto dalla curiosità suscitata in lui da questo episodio, il sig. Rocca ha poi consultato la documentazione nell’archivio della banda, rilevando quanto segue. Ha ragione il sig. Galbiati Pietro: il nonno paterno del Sindaco Gigi Arrara è stato Segretario della Filarmonica per più di 40 anni. Mi sono confuso, io, che sbaglio quasi mai, perché proprio in questi giorni è stato donato alla Filarmonica un cimelio più unico che raro. Si tratta di un Diploma con medaglia ricordo rilasciato al musicante sig. Butti Pietro in occasione del Concorso Bandistico Regionale organizzato dalla Filarmonica per onorare il 75° di Fondazione, il 18 settembre 1921 (parteciparono 5 complessi bandistici), con in calce la firma del Segretario Piero Arrara e del Presidente del Comitato Antonio Tarda. Da questa data ho creduto che nei primi anni ‘50 Piero Arrara fosse dimissionario con 30 e qualche anno di attività, perché nella sua scheda personale si legge “Segretario” senza la classe e l’anno dell’entrata in organico; c’è solo, sotto la foto, l’anno della morte (1971).

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Altri due avvenimenti mi fecero credere ai 30 anni: i sigg. Arrara Piero, Citelli Egidio (Gidin), Comincini Fausto, il notaio Castoldi Giuseppe ed altre persone avevano costituito la Società SPES per raccogliere contributi necessari alla costruzione della chiesa di S. Gaetano; nel 1955, con l’elezione a Sindaco del sig. Carlo Mainardi, molti di loro componevano la giunta comunale. Ecco spiegato il perché dei 30 anni. Lunedì pomeriggio (il 18/6/2012, giorno successivo al Concerto di Giugno, n.d.r.) per curiosità e per avere una conferma ho consultato le ricerche storiche annali della banda e proprio nell’anno 1958 ho trovato un articolo pubblicato sulla “Libertà” dal titolo “La Soc. Filarmonica consegna la medaglia d’oro al M.tro Gennaro Margherita per i suoi 20 anni di Direzione Artistica” ed il Segretario Piero Arrara ha tenuto il discorso ufficiale mentre il Presidente, sig. Carlo Bertani, ha dato il benvenuto e i ringraziamenti agli intervenuti; era il novembre 1958 (già il 37° anno di Piero Arrara). Mi spiace e chiedo scusa al cav. Pietro Galbiati ed al Sindaco Gigi Arrara per essermi fidato del ragionamento e vi ringrazio per avermi dato la possibilità di ricordare ai Filarmonici un pezzo di storia cittadina fatta da persone, oltre al nonno di Gigi, che modestamente hanno dato il loro contributo. Congratulazioni al cav. Pietro Galbiati, Presidente Onorario della Filarmonica, e sinceri auguri a Gigi Arrara, Sindaco di Abbiategrasso. Gianfranco Rocca


INTERVISTA DOPPIA - NADINE LAFIRENZE E GIORGIO BORGHI GENERAZIONI DI OTTONI A CONFRONTO Nome: G - Giorgio. N - Nadine. Età: G - 46. N - 12 anni. Professione: G - Impiegato. N - Studente; sono in seconda media. Come hai conosciuto la banda? G - Tramite mio papà, che conosceva il signor Politi, all’epoca presidente; sapeva che c’era questa scuola musicale nuova. Il periodo era un po’ critico per la banda, e la scuola ha portato molta gente nuova, tra cui io. E poi la banda veniva a suonare a casa mia all’Epifania per fare gli auguri. N - Mia sorella, facendo musica a scuola, ci è entrata ed io appena dopo di lei. Cosa ti ha convinto ad iscriverti in banda? G - Mio padre mi ha fatto conoscere l’ambiente. Ho iniziato quando ero in 5^ elementare. A posteriori è stata una scelta felice, non me ne sono mai pentito. N - Mi piace la musica. Qual è il tuo ruolo in banda? G - Musicante, consigliere e membro della commissione artistica. N - Suono il corno. Quali sono gli altri tuoi interessi “extra bandistici” ed “extra - lavorativi”/”extra scolastici”? G - Beh, la banda porta già via abbastanza tempo al tempo libero… Non sono uno sportivo; mi piace viaggiare e conoscere posti nuovi: per fortuna ho trovato una persona, mia moglie, che ama viaggiare. Poi mi occupo un po’ di modellismo, ma non sono uno sfegatato. Suono da parecchi anni negli FBL: facciamo rhythm & blues, disco anni ’70… Fino a qualche tempo fa suonavamo nei locali e facevamo parecchie date soprattutto nel Veneto, in Lombardia e in Emilia. Ho suonato anche in altre bande: Rosate, Cassinetta, Gaggiano, quasi tutte quelle del circondario! N - Mi piace nuotare e a scuola mi piace molto arte. Quando sono in giro mi piace vedere i musei e i monumenti. Cosa pensavi della banda guardandola “da fuori”? G - Prima di entrare in banda pensavo che i bandisti fossero parecchio rumorosi! A parte quando veniva la banda a casa mia, non ho ricordi precedenti; non ricordo di aver mai

assistito prima a un concerto della banda. Ma stiamo parlando di tanti anni fa, i ricordi sono vaghi. Come tanti li avrò visti in giro per il paese. Oltre ai giri degli auguri, li sentivo alla notte di Natale: non venivano a casa mia, ma dal mio vicino; e non erano della Filarmonica, credo che fossero della banda di Cassinetta. N - Che fosse molto difficile e che avrei fatto fatica a suonare. Un po’ è vero… Ed oggi, “da dentro”, cosa può dare al mondo un’associazione come la banda? G - A parte il discorso culturale, cioè di fornire, sostanzialmente gratuitamente, la possibilità di imparare uno strumento e di offrire ai giovani la possibilità di suonare insieme, secondo me la banda costituisce un ambiente sano, dove un genitore può portare tranquillamente il figlio e stare tranquillo. In quasi 35 anni di banda non ho mai visto una persona passata dalla banda - se non le classiche meteore - che abbia preso una brutta strada. Poi magari è anche fortuna, ma secondo me l’ambiente è importante, lo fa la gente; è difficile che da un ambiente così possa venire fuori una testa calda perché sostanzialmente si elimina da solo prima. N - La musica, che rende felici le persone sentendola, come ad esempio alla notte di Natale. Qual è stata la tua prima impressione quando hai iniziato a frequentare l’ambiente della banda? G - Ho avuto la fortuna di entrare in banda con un gruppo di giovani abbastanza assor21

tito; eravamo più o meno tutti della stessa età. Ho sempre visto l’ambiente della banda come un gruppo giovanile, al di là degli anziani di cui hai rispetto; si era creata già allora la classica squadra, per cui ti trovavi anche extra banda. È capitato, all’epoca di Scannavacca, quando faceva l’insegnante da noi, che venisse lui a casa mia: avevamo organizzato una sorta di concertino in giardino con il gruppo di allievi. Scannavacca insegnava al “Costa” a Vigevano; mi sembra sia stato anche maestro della banda per un breve periodo prima che entrassi io. N - La banda mi è sempre piaciuta, anche quando ero piccola e la vedevo; credo che se non avessi suonato me ne sarei pentita. Quale strumento suoni e di che marca è? G - La tromba; ne ho diverse, ma quella che suono maggiormente è una Schilke. N - Il corno; è un Hans Hoyer. Come hai scelto lo strumento che suoni? G - Beh, lo strumento piaceva a mio papà, ma chiaramente piaceva anche a me, perché altrimenti col tempo non sarebbe andata allo stesso modo. Ho visto tanta gente essere spinta dai genitori e poi smettere; se non hai uno stimolo tuo non vai avanti. L’intervento di mio padre è stato solo a titolo di consiglio: non ho subito alcuna imposizione da parte sua e la scelta finale è comunque stata mia: mi piacevano sia il suono che l’aspetto della tromba. A 10 anni, poi, la tromba è pesantina: io ero abbastanza magro, e nelle foto dei primi tempi si vede che lo strumento era più grosso di me… Però sono contento di aver scelto questo strumento; se tornassi indietro lo sceglierei ancora. N - Facevo solfeggio, e la mia insegnante, che suona il corno, mi ha proposto di imparare a suonarlo. Quando hai iniziato a suonare? G - Credo di aver fatto il primo concerto nel 1978; come allievo ho iniziato a suonare a 10-11 anni. N - Ho iniziato a studiare il corno nel settembre del 2009; i miei primi servizi sono stati i giri degli auguri del 2011. Suoni o hai suonato altri strumenti? G - Beh, mi è capitato di mettere le mani sulla tastiera del pianoforte, ma non con uno studio sistematico. Poi suono anche flicorno e la cornetta, che sono affini alla tromba. N - Suono la chitarra a scuola, perché frequento l’indirizzo musicale.


C’è un altro strumento che ti piacerebbe suonare? G - Il sax; tante volte mi è venuta l’idea di comprarne uno, però sono troppo pigro per rimettermi a studiare uno strumento da zero. Ammiro quelli che lo fanno, ma non so se ci riuscirei. Mi piacerebbe se avessi anche il tempo; già non ne ho molto per suonare la tromba… Nella famiglia dei sax mi attira di più il tenore. E un altro strumento che non mi dispiace affatto è il trombone a coulisse; anche quello è abbastanza difficile e impegnativo da imparare. N - Il violoncello e l’arpa; però… quella è impossibile! Meglio ottoni o legni? G - Sono un po’ di parte… Ottoni! Tanto per dire, non esistono le fanfare di legni… N - Ottoni! Chi è / chi è stato il tuo insegnante? G - Il mio primo maestro è stato Roberto Ardagna: andavo a casa sua a lezione. È lui quello che mi ha detto: “Prendi lo strumento, fai una pernacchia dentro, ed esce la nota”. Il corso di solfeggio l’ho fatto con il gruppone; all’epoca c’era il maestro Nazzi. Il corso è durato due anni e lo facevamo nelle scuole di via Serafino Dell’Uomo. Non erano lezioni individuali: eravamo una ventina, quindi ogni tanto potevi anche far finta… Non sono mai stato un grande studioso… e qualche risultato si vede ancora adesso! Dopo Ardagna è arrivato Scannavacca; poi sono andato due o tre anni al “Costa” di Vigevano, sempre con lui come insegnante. Poi c’è stato Calabrese. N - Francesca Cremaschi. Qual è la frase che il tuo insegnante ti ripete/ripeteva più spesso? G - Di Scannavacca c’è un intercalare… Quando si arrabbiava diceva: “Mannaggia ‘li pesci!”. N - Segui le dinamiche! Me lo dice sempre…

Datti un voto come allievo: G - Scarso… Ma sì, 6. N - 7. Hai parenti che suonano o hanno suonato in banda? G - Mio fratello; ha cominciato con la tromba, ma poi ha suonato per diversi anni le percussioni. N - Mia sorella suona il clarinetto in banda. Quale brano vorresti suonare? G - Più che un brano particolare, mi piace il repertorio swing. In banda abbiamo fatto un po’ di tutto in questi anni: musica per banda, musica classica… Io ho sempre accettato di buon occhio tutto quello che veniva proposto, perché comunque è un arricchimento. Abbiamo fatto anche dei generi musicali e dei pezzi assolutamente non convenzionali e non abituali per le bande; quindi sono aperto a qualsiasi genere, non ho dei pregiudizi. L’importante è non fare sempre lo stesso genere; variare ti dà uno stimolo in più, perché stili diversi implicano anche una lettura diversa: non è vero che leggere la musica è sempre la stessa cosa, che “la musica è musica, la leggi come leggere un libro”; è l’interpretazione che fa la differenza. Lo stesso brano suonato da un’orchestra e suonato da un’altra è differente. N - Lo abbiamo già suonato, è I pirati dei Caraibi; mi è piaciuto molto. Un pregio e un difetto di Carlo Zappa: G - Non riesco a trovare dei difetti veri e propri; anche quelli che possono sembrare dei piccoli difetti, in realtà, analizzandoli bene, lui riesce a trasformarli in pregi. Potrebbe essere un “difetto” il fatto che molto spesso si allunga nelle spiegazioni; però non è un difetto, è un pregio, perché al momento magari ti sembra una cosa in più che non serve, però sapere perché e da chi è stato scritto un brano, cosa aveva in mente l’autore in quel momento, poi ti aiuta a suonarlo, a interpretarlo. Magari a volte è un

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po’ pignolo, ma è perché vuole tirar fuori il meglio da noi; e riesce sempre a farti capire quello che vuole. Riesce a facilitarti anche i passi difficili spiegando come farli, dove mettere l’accento… Un pregio fondamentale è la sua umanità: è un’umanità vera. Non è una persona che ti chiede: “Come stai?”, però lo fa tanto per dire; è una persona vera, umana, ha sempre una parola buona per tutti. Andare al di là del rapporto maestromusicante secondo me è importante, anche per ottenere dei risultati. N - È molto intelligente e simpatico. Un difetto… parla in tedesco e non lo capisco! (a Giorgio) Che consiglio vorresti dare a Nadine? (a Nadine) Cosa senti di poter imparare da chi è in banda da più anni? G - Dopo il sax e il trombone, il corno è uno degli strumenti che più apprezzo; è difficile, perché pare che abbia le note abbastanza vicine. Sono contento per lei: secondo me ha scelto lo strumento giusto che le può dare grosse soddisfazioni anche se non lo vorrà fare di professione. Le direi di impegnarsi e di andare avanti; e poi so che adesso ha comprato lo strumento nuovo… N - Vorrei imparare a suonare meglio. Cosa ti piace della nostra banda? G - Che è una famiglia; con tutti i problemi e i difetti di una famiglia. Te la senti come una cosa tua. Quando arrivi in banda sai di non essere un numero. Girando le bande, negli anni, mi è capitato di vedere persone che in realtà “andavano a suonare”: li vedevi arrivare, si sedevano, suonavano, andavano via senza scambiare una parola, e mi chiedevo quale fosse lo stimolo al di là del suonare insieme agli altri. Quello non è sufficiente, perché è una cosa che generalmente fai dopo il lavoro e hai bisogno di un’altra dimensione. Le amicizie più importanti le ho sempre avute in àmbito bandistico; per me è un ampliamento della famiglia, soprattutto


perché ci sono entrato da piccolo; se si inizia da adulti si sente meno. Da un certo punto di vista è una cosa positiva; può diventare negativa quando ti trovi delle sorprese o degli atteggiamenti che non ti aspetti, perché sei più vulnerabile dal punto di vista emotivo e ci rimani peggio rispetto a una realtà che senti meno tua. N - Il fatto che va in giro e fa sentire la musica e così le persone che sentono come è bella la banda magari poi ci entrano. Qual è l’“evento” bandistico che più ti ha colpito finora? G - Il concerto con Jovanotti. Per l’atmosfera, per il fatto di suonare davanti a più di diecimila persone, per il boato quando siamo saliti sul palco… È una cosa particolare; credo che poche bande abbiano avuto la fortuna di provarla. Mi piacerebbe ripetere una cosa del genere. N - Mi piacciono molto i giri delle cascine. Qual è l’ultimo libro che hai letto? G - Non sono un grande lettore; spesso ho iniziato la lettura di libri senza portarla a termine. Mi oriento prevalentemente sui giornali: mi interessano la cronaca, la politica e l’economia. Apprezzo maggiormente la lettura di un buon quotidiano o di un settimanale e l’ascolto di dibattiti televisivi e radiofonici. N - La prof. mi ha fatto leggere Campo di nessuno: parla di un ragazzo francese che ha 12 fratelli, però anche se è povero è molto felice, perché per lui non contano i soldi, ma altre cose. Qual è l’ultimo film che hai visto? G - Harry Potter e i doni della morte - Parte seconda. Pensandoci mi rendo conto che da parecchi mesi non frequento un cinema, nonostante mi piaccia molto andarci. N - Al cinema ho visto L’era glaciale 4. Fa ridere, è bello! Meglio di Madagascar 2. Qual è il tuo genere musicale preferito? G - A parte lo swing, mi piace molto il rhy-

thm & blues. N - Il pop; poi mi piace l’hip-pop e un pochino il rock. Qual è il tuo cantante/gruppo preferito? G - Stevie Wonder, è un mito. N - Rihanna. Qual è stato l’ultimo concerto a cui hai assistito? G - Sono andato a sentire Ligabue un bel po’ di anni fa. Poi sono andato a sentire diversi gruppi nei locali. Anni fa sono stato alla Scala. N - Quello della banda in San Pietro. Il primo a cui ho suonato è stato quello a Bascapè. Qual è il tuo stato d’animo attuale? G - Sono abbastanza tranquillo. N - Tranquilla. Sei felice che sia finita questa intervista? G - Eh, sì… N - Devo dire la verità? Sì! Anche perché adesso vado a letto a dormire… Saluta l’altro: G - Quando sei un allievo la cosa che più ti demoralizza è il fatto di non riuscire a tirar fuori dallo strumento quello che vorresti (e anche dopo! Ma ormai dopo prendi coscienza dei tuoi limiti…); le direi di insistere, anche se non dovesse riuscire ad a raggiungere subito certi obiettivi. Molto spesso le cose vengono fuori a sorpresa dallo strumento: magari studi per degli anni e non riesci ad ottenere certi risultati; poi da un giorno all’altro ti rendi conto di riuscire a fare una cosa e dici: “Ho superato un gradino”. Continua, persevera, perché a volte i gradini si superano anche senza rendersene conto. Il percorso musicale è soggettivo, ogni persona ha il proprio. Lo strumento non è una parte del corpo, come può essere la voce; non è naturale, è un “corpo estraneo”, e in quanto tale si fatica a dominarlo, a fargli fare quello che si vorrebbe; ed è una ricerca continua per ottenere da lui

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quello che si vuole, è una “lotta” tra te e lo strumento. Soprattutto per gli ottoni, suonare non è una cosa naturale, proprio per l’impostazione che richiedono. N - Ciao! A cura di Serena Comincini e Paola Magnaghi


I GRANDI DEL PASSATO GIUSEPPE GABETTI Quest’anno ricorre il 150° anniversario della morte di Giuseppe Gabetti (? - 1862): un nome che sicuramente non dirà molto ai più, ma che ha un punto di contatto con il mondo delle bande. Gabetti, infatti è il compositore della Marcia Reale d’ordinanza (anche detta Fanfara Reale, o Marcia Reale o Inno Reale Italiano) che egli scrisse quando aveva l’incarico di

capo musica del primo reggimento Savoia. Gabetti, compositore, violinista e direttore d’orchestra, ricevette nel 1831 questa richiesta da re Carlo Alberto e spedì al sovrano un paio di marce, lasciandogli la possibilità di scegliere la preferita. Per questa musica, da utilizzare ad ogni uscita pubblica della famiglia reale, Gabetti rinunciò

a qualunque ricompensa. La sua Marcia Reale fu, oltre che inno del Regno di Sardegna fino all’unità d’Italia, l’inno nazionale italiano fino a quando nel 1946 non fu adottato provvisoriamente l’inno composto da Goffredo Mameli. Gianni Milanese

I LUOGHI (MENO) CONOSCIUTI DELLA MUSICA IL TEATRO VINCENZO PAGANI DI MONTERUBBIANO

Nell’inaugurare questa nuova rubrica, dedicata ai luoghi più belli ma anche più nascosti e meno conosciuti dove la musica regna sovrana, ero molto indeciso sulla scelta del primo con cui iniziare. Ad aiutarmi è stata la visita di Monterubbiano, un piccolo borgo in provincia di Fermo, a soli 6 chilometri dalla costa adriatica, ma a ben 463 metri sul livello del mare. La sua invidiabile posizione ti permette, mentre passeggi godendo della tranquillità dei suoi vicoli e dove puoi ancora ascoltare il rumore dei tuoi passi, di spaziare con la vista dal blu del mare alla scura catena dei Monti Sibillini, potendo osservare nel mezzo una moltitudine di colline che si rincorrono offrendoti lo spettacolo di una campagna fertile e riccamente coltivata, dominata su ogni altura da meravigliosi borghi che con il sole dell’alba e del tramonto si colorano di mille sfumature cromatiche. Il paese, di origini antichissime, vanta ben undici chiese, numerosi palazzi storici e le mura di cinta sforzesche, ed è proprio in pieno centro la meta del nostro viaggio, il Teatro Vincenzo Pagani, inaugurato nel 1875 nell’area di un

palazzo cinquecentesco detto “Il Palazzaccio”, appartenuto alla famiglia Pagani, la stessa del noto pittore Vincenzo (1490-1568), nato a Monterubbiano e a cui è dedicato il teatro. L’imponente facciata esterna del Teatro, in laterizio, è caratterizzata da linee tardo-gotiche neoclassiche, e custodisce gelosamente fino all’ultimo la sorpresa che ci attende. Il piano superiore è ritmato da tre finestroni rettangolari con davanzali in pietra a pilastri, affiancati da paraste ioniche e sormontati da arcate con copertura a lunetta. Sopra la trabeazione corre un attico coronato nella zona centrale da un timpano spezzato e con terminazioni a volute; queste ultime sono una caratteristica dell’architettura barocca, in particolare di quella romana. Al pianoterra, realizzato in bugnato, si aprono tre porte ad arco di notevoli dimensioni; accedendo all’interno attraverso uno dei tre portoni, si è immediatamente immessi nella platea, e qui ti assale lo stupore per la bellezza di quello che stai vedendo. L’interno, seppure di non grandi dimensioni, offre un esempio di grande equilibrio tra le parti. La pianta della sala è a ferro di cavallo, come era ormai in uso all’epoca, con tre ordini di palchi (45 in tutto) per un totale di 180 posti. Il primo ordine è dotato di un particolare parapetto ligneo con disegno a traforo e decorazioni dorate. Sono di notevole importanza gli stucchi che decorano le balaustre e le colonne di divisione dei palchi. Sulla volta, ad opera del Maranelli di Sant’Elpidio, si susseguono i tondi con i ritratti di Carlo Goldoni, Vittorio Alfieri, Ludovico Ariosto, Dante Alighieri e, in pittura monocroma, quelli di Raffaello Sanzio e di Vincenzo Pagani. Servono ad inquadrare il rosone centrale, del 1879, dove sono rappresentate tre Muse, dai cui attributi sembra di poter riconoscere quella della Musica (Erato con la lira), della Tragedia (Melpòmene con la maschera) e della Poesia (Calliope con lo stilo e il papiro), figure allegori24

che in relazione ai personaggi storici rappresentati. È stato realizzato con la tecnica dell’incannicciatura, cioè stuoia di canne intonacata con il gesso. Il sipario storico realizzato nel 1881 è opera dello scenografo Alessandro Bazzani, un vero e proprio omaggio a Vincenzo Pagani, raffigurato con gli strumenti del mestiere (tavolozza e cavalletto) in atto di dipingere una tela con sullo sfondo un paesaggio marino con i pini. Sopra al palco sono ancora visibili i meccanismi originali di scena. A conclusione del nostro viaggio spero di avervi fatto conoscere un luogo poco conosciuto e mi auguro che in futuro sul palco di questa piccola Scala in miniatura possa esibirsi anche la nostra Filarmonica. Gianni Milanese


NONSOLOMUSICA IL CONCERTO Già dal titolo questo film del regista Radu Mihaileanu, uscito nel 2009, si dichiara apertamente. Il concerto del titolo è il Concerto per violino e orchestra op.35 di P.I. Tchaikovsky, intorno al quale ruota tutta la vicenda ed i suoi personaggi. Da un lato Andreï Filipov, ex direttore d’orchestra del teatro Bol’šoi, arrestato dal regime sovietico proprio durante l’esecuzione del Concerto per essersi rifiutato di licenziare i musicisti ebrei della sua orchestra, ed ora costretto da anni a fare le pulizie nel teatro dove una volta dirigeva; dall’altro la giovane violinista di successo Anne-Marie Jacquet che, spaventata dalla difficoltà del Concerto, si è sempre rifiutata di eseguirlo. Un fax indirizzato alla direzione del teatro è destinato a cambiare il corso della vita di Filipov: il Théâtre du Châtelet ha invitato l’orchestra del Bol’šoi a suonare a Parigi. Impossessatosi illecitamente dell’invito, concepisce il suo riscatto di artista riunendo i componenti

della sua vecchia orchestra e conducendoli sul palcoscenico francese sotto mentite spoglie. La loro vita e il loro concerto riprenderanno da dove il regime li aveva interrotti, accordando finalmente presente e passato. Partendo da un canovaccio da commedia degli equivoci, la prima parte del film è basata sulle grottesche e quasi picaresche disavventure dell’ex direttore d’orchestra Andreï e della sua combriccola di musicisti. Nella seconda parte, la componente melodrammatica viaggia a braccetto con quella comica fino a sfociare nel Concerto per violino e orchestra di Tchaikovsky, punto d’arrivo ed epicentro del film. In esso si sottolinea l’indissociabilità di violino e orchestra che simboleggia il legame tra singolo e collettivo, obbligatorio per trovare armonia e benessere comune. Un’armonia che unisce più culture (la violinista è una ragazza francese, l’orchestra mescola elementi russi e gitani) è necessaria per ottenere un arricchi-

mento globale, umano e artistico. Le note di Tchaikovsky rimbalzano in ogni inquadratura, si fanno tessuto narrativo sul quale il regista, con ampie pennellate emotive, realizza un film davvero intenso grazie anche all’interpretazione di un cast in stato di grazia; sono proprio le musiche che trascinano l’animo dello spettatore dentro al film, lo fanno diventare parte di esso, lo coinvolgono. A cura di Gianni Rainoldi

1893 - VIENE COMPOSTA ED ESEGUITA IN PRIMA ASSOLUTA ˇ LA SINFONIA n. 9 DI DVORÁK... E POI? Nel 1893 Antonin Dvořák compone a New York la Sinfonia n. 9, più nota col titolo di Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”, che viene eseguita in prima assoluta alla Carnegie Hall il 16 dicembre di quello stesso anno, ottenendo un enorme successo. Ma in quell’anno quali furono i più importanti eventi sociali, economici e scientifici accaduti in Italia e nel mondo? Ci furono importanti scoperte arrivate fino ai giorni nostri? Sicuramente sì, ma procediamo con ordine partendo dall’Italia. Il 10 agosto viene costituita La Banca d’Italia, tramite la fusione di tre banche (la Banca Nazionale del Regno d’Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito) e la liquidazione della Banca Romana. Il 18 agosto, con la salita alla Punta Gnifetti, la regina Margherita inaugura l’omonimo rifugio sul Monte Rosa, il più alto d’Europa. Per gli amanti del calcio sarà interessante sapere che il 7 settembre a Genova nasce il Genoa Cricket and Football Club, la società calcistica più antica d’Italia. Quasi contemporaneamente vengono fondati anche il Porto, il Dundee FC in Scozia e il Basilea in Svizzera. Il 31 ottobre entra in vigore in Italia il siste-

ma di determinazione del tempo, legato ai fusi orari con una rettifica di 10 minuti dell’ora in vigore. Infine nel 1893 Thomas Edison illumina per la prima volta la Scala con luce elettrica. Nel resto del mondo, tra i tanti avvenimenti, possiamo ricordare che il 1° Gennaio il Giappone adotta il calendario gregoriano. Notizia veramente curiosa è che il 10 maggio la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiara legalmente che il pomodoro è un vegetale. Il 7 giugno Gandhi commette il suo primo atto di disobbedienza civile in India. Nel corso dell’anno la Nuova Zelanda diventa il primo paese al mondo a concedere alle donne il diritto di voto. Il 10 ottobre appaiono a Parigi le prime targhe automobilistiche. Nel settore scientifico-tecnologico, il 23 febbraio Rudolf Diesel ottiene il brevetto per il motore diesel. Il 9 maggio viene prima mostrato in pubblico presso l’Istituto di Brooklyn il Kinetoscopio, ideato da Thomas Edison e sviluppato da William Dickson, precursore del proiettore cinematografico. Charles Edgar e suo fratello J. Frank Duryea, che avevano iniziato ad occuparsi di 25

automobili nei primi anni ‘90, realizzano, sempre nel 1893, il primo veicolo Duryea: un “Buggy” munito, al posto del cavallo, di un motore a benzina monocilindrico. Nel corso dell’anno nascono anche alcuni personaggi destinati ad essere famosi. Tra gli altri: Andres Segovia, chitarrista e concertista spagnolo, Costante Girardengo, ciclista italiano, Palmiro Togliatti, Nero Wolfe, detective privato montenegrino, Joan Mirò, artista spagnolo, Carlo Emilio Gadda, scrittore italiano, Mao Zedong, più noto come Mao Tse Tung. E in campo musicale? Oltre alla già citata Sinfonia n. 9, nel mese di febbraio, quasi contemporaneamente, vengono rappresentate per la prima volta due grandi opere: il 1º febbraio al Teatro Regio di Torino, la Manon Lescaut di Giacomo Puccini, che ottenne un successo clamoroso e il 9 febbraio al Teatro alla Scala di Milano, con la direzione di Edoardo Mascheroni, il Falstaff, ultima opera di Giuseppe Verdi. Gianni Milanese


NOTIZIE IN BREVE FIORI D’ARANCIO Congratulazioni al nostro bandista Federico Abbiati e ad Erika Fiorino, che il 21 luglio hanno iniziato una nuova vita insieme. CULLA Felicitazioni ai nostri musicanti Francesca Benedusi e Yuri Beltrami per l’arrivo della piccola Susanna. LUTTO La Filarmonica partecipa al dolore del suo musicante Francesco Bellati per la perdita della cara nonna Angelina Toscani.

IN RICORDO DI GIANCARLO PERCIVALDI Come tutti i Filarmonici, anche tu sei schedato con foto: classe 1930, in organico dal 1969, Consigliere del Presidente sig. Mario Politi. I “Luisin”, ormai in pochi, ti ricordano protagonista con Mario Tuissi e Carluccio Dell’Acqua nell’operetta musicata dal Maestro Daniele Maffeis con libretto di don Ambrogio Palestra dal titolo Tre fanciulli nella fornace ardente. Amavi la musica corale e fin da ragazzo frequentavi il Coro Parrocchiale per poi, da grande, essere uno dei fondatori del “Corotrecime”. Nella maturità con pochi amici hai dato vita all’Associazione “Terza Età” e per tanti anni ne sei stato Presidente (sono capolavori le artistiche prime pagine del notiziario natalizio). Ora, Giancarlo, ti ricordiamo sicuramente in Paradiso perché il Purgatorio lo hai già passato in questi ultimi anni di sofferenza. Alla moglie Angela, ai figli, ai nipoti, porgiamo sincere cristiane condoglianze. Gli amici Filarmonici e Luisin G. F. Rocca

NEW ENTRIES In questo Concerto di Novembre debutteranno Fabiana Belloni, Giulia Dusi, Nadine Lafirenze e Michela Re: a tutte loro un grande in bocca al lupo e un augurio di una lunga e felice permanenza in Filarmonica.

PROSSIMI APPUNTAMENTI

DICEMBRE Domenica 2, 9, 16, 23 GENNAIO Martedì 2

CARICHE BIENNIO 2012-2013 Consiglio Direttivo Alessandro Bagnaschi

LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

Presidente

Redazione Gabriella Colombo, Giuseppe Comincini, Serena Comincini, Damiano Lazzarin, Paola Magnaghi, Gianni Milanese, Stefano Pareti, Gianni Rainoldi

Andrea Bartsch Francesco Bellati

Vicemaestro

Mauro Bianchi

Hanno collaborato Eleonora Bagnaschi, Antonella Bianchi, Francesco Broglio, Emanuele Dal Secco, Paola Galasso, Pietro Galbiati, Chiara Magistrelli, Leonardo Pecoraro, Luca Ragona, Gianfranco Rocca

Giorgio Borghi Giuseppe Comincini

Vicepresidente

Paola Magnaghi

Vicepresidente

Gianni Milanese Sonia Paiano Stefano Pareti Leonardo Pecoraro Francesco Ragona Gianni Rainoldi Ornella Zattin

Ornella Del Pero Carlo Marnati

Giri degli auguri

Segretario

Responsabili della Scuola di Musica “Corrado Abriani”

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Abbiategrasso - Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94.08.74.42 Tel./Fax 02 946.29.73 f il arm on ic a @a l ic e. it ww w. ba n daf i larm o nic a .i t

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LA FILARMONICA È…

… le sedi


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La Filarmonica è... Nr 50 - Novembre 2012 by Complesso Bandistico "La Filarmonica" - Issuu