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La Filarmonica è... Nr 46 - Novembre 2010

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Novembre 2010

n. 46

LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

INSIEME CON LA MUSICA, COME ATTO DI CONDIVISIONE Vivere l’esperienza di fare musica è altamente appagante, e produce un piacere difficilmente esprimibile con parole, ma farla insieme ad altre persone lo è indubbiamente ancora di più. Perché questo? Non sono né psicologo né sociologo, ma credo che il segreto sia riposto in un’espressione coniata in tedesco ed assente nel nostro lessico: “zusammen musizieren”, cioè “fare musica insieme”, nel senso di condivisione delle emozioni, del piacere insieme fisico ed intellettuale di fare musica. Nella cultura mitteleuropea, la musica “si fa” spesso in casa: liberi professionisti, studenti, madri, padri, nonni, figli, amici, che si dilettano a suonare insieme la musica da camera della grande tradizione. Quindi la musica non è soltanto arte e cultura - e questo è ovvio - ma è anche e soprattutto socialità, nel senso più pieno del termine. La nostra Banda nella realtà cittadina sta svolgendo in maniera straordinaria questa triplice funzione, e i molti giovani che ogni anno si avvicinano alla Banda stanno proprio a testimoniare il piacere di “zusammen musizieren”. M° Carlo Zappa

“Marcia Reale” del M° G. Gabetti, trascrizione per banda del M° A. Vessella (dall’archivio musicale de “La Filarmonica”)

Sabato 20 novembre 2010 - ore 21

CONCERTO di NOVEMBRE Teatro Fiera - Via Ticino, 72 - Abbiategrasso (MI)


RISTORANTE

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COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

33° Concerto di Novembre PRIMA PARTE Ouverture festive

André Waignein

Montana Fanfare

Thomas Doss

The Hungarian Spirit

Roland Kernen

The Saint and the city

Jacob de Haan

SECONDA PARTE

Nunzio Ortolano

Il Bambino e la guerra Voce recitante: Stefano Borghi Immagini a cura di Stefano Ramezzana

Fanfare and Hymn for Peace

Marco Somadossi

Direttore: CARLO ZAPPA

Col patrocinio della

Città di Abbiategrasso

La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione della 33a edizione del Concerto di Novembre

Il Presidente della Filarmonica, Alessandro Bagnaschi, introduce il concerto Eccoci giunti al consueto appuntamento con il Concerto di Novembre, da sempre momento importante dell’attività della Filarmonica sia per quanto riguarda l’aspetto prettamente artistico sia per l’importanza dell’incontro con sostenitori e simpatizzanti a ulteriore riprova del radicamento della nostra Associazione nel il territorio e nella città di Abbiategrasso in particolare. Penso di poter affermare che anche quest’anno il programma proposto sarà all’altezza delle precedenti edizioni, grazie al prezioso lavoro svolto dal Maestro Carlo Zappa e da tutti i bandisti nella ricerca prima di brani adatti all’occasione e poi nel costante lavoro di perfezionamento dell’esecuzione di insieme per migliorare sempre di più la qualità del “prodotto finale”. Mi piace però sottolineare che appuntamenti come il Concerto di Novembre rappresentano il coronamento di un costante e proficuo lavoro svolto durante tutto l’anno nel tentativo di migliorare sempre l’immagine, il profilo artistico e la valenza sociale dell’impegno dell’intera Associazione che si manifesta in numerosi ambiti: dalla presenza alle manifestazioni locali (cortei, processioni, manifestazioni pubbliche...), alla scuola di musica, alle manifestazioni organizzate ad hoc. L’apprezzamento e l’affetto sempre dimostrati nei nostri confronti ci aiutano a continuare nell’attività stimolandoci a seguire con particolare attenzione e affetto la crescita artistica ed umana dei nostri giovani musicanti nel loro inserimento nelle file del complesso, con risultati di piena soddisfazione, facendoli sentire sempre più integrati e importanti. La sempre maggiore presenza di giovani bandisti al fianco di elementi esperti e di provata capacità ci impone di esplorare sempre nuovi àmbiti che possano aiutarci a crescere sia come gruppo sia come singoli individui, senza peraltro dimenticare gli aspetti caratteristici e tradizionali del nostro essere Complesso Bandistico con il patrimonio di valori derivanti da questa nostra matrice. Penso che proprio questa sia la sfida che ci dovrà vedere impegnati nei prossimi anni, nel tentativo di non disperdere un patrimonio di enorme valore senza perdere di vista la necessità di adeguarci alle nuove situazioni che si verranno a determinare per crescere e per migliorare.


GUIDA ALL’ASCOLTO

Da sempre l’uomo ha utilizzato la musica come mezzo per comunicare e per esprimere quello che, con le parole, non era possibile trasmettere. Nel corso dei secoli, re e imperatori hanno amato circondarsi di musicisti: per rallegrare cene conviviali, per sottolineare i momenti di trionfo o anche solo per semplice diletto; e anche le persone di stato sociale meno elevato hanno trovato modo di fare e ascoltare musica. La musica è sempre stata quindi compagna dell’uomo, e le compagini musicali si sono evolute portando a formazioni sempre più organizzate e complete. La banda, ad esempio, è un tipo di complesso di formazione piuttosto recente. In Italia trova piena diffusione praticamente solo grazie alle truppe napoleoniche, ognuna delle quali era accompagnata da una banda che ne incitasse le gesta. Parliamo quindi del XIX secolo; i progressi nella produzione degli strumenti musicali e il definirsi dell’organico rendono la banda un complesso estremamente versatile. Le migliorie “tecniche” e il gran numero di timbri disponibili rendono le bande in Italia lo strumento principe di diffusione delle opere liriche, che vengono adattate alle capacità espressive bandistiche. L’organico delle bande era in quel momento decisamente differente da quello odierno: accanto a clarinetti, flauti e trombe si trovavano strumenti come il serpentone ed il cim-

basso. Con parti solistiche di grande effetto, il bombardino, la cornetta, il flauto, il clarinetto, diventano il preciso alter ego della voce umana nelle arie d’opera. Nei paesi, o presso le fasce di popolazione meno abbienti, la banda svolge un ruolo importantissimo: i motivi principali delle opere vengono fischiettati da artigiani e giovani spose. Questa situazione in Italia perdura a lungo (per avere uno specchio della situazione, può essere gradevole la lettura di “Almeno il cappello” di Andrea Vitali, che narra della costituzione di un Corpo Musicale Cittadino durante il periodo fascista), anche se, nel corso dei decenni, compositori come Giuseppe Verdi, Amilcare Ponchielli e Pietro Mascagni, oltre a ricoprire il ruolo di Maestro di Banda, si erano cimentati in composizioni dedicate a questo specifico organico. Uno sviluppo nel modo di concepire la composizione per banda in Italia si avvia nel corso della seconda metà del Novecento, grazie all’arrivo di un nuovo repertorio, per merito di alcune case editrici olandesi e americane. La maggior parte dei compositori contemporanei di brani originali per banda proviene infatti da questi due paesi, oltre che dal Belgio e dall’Italia. In paesi come Olanda, Belgio e Stati Uniti la produzione di musica per banda prende da subito la strada della composizione originale, dando vita a repertori dall’estrema versa-

Ouverture festive

tilità. Gradualmente, l’idea di un repertorio prettamente bandistico si è fatta strada anche in Italia, e le stesse bande cercano un nuovo approccio: non più esclusivamente marce sinfoniche e trascrizioni, ma anche pezzi originali. Plasmandosi ad immagine della società, anche il repertorio bandistico diventa mezzo di denuncia e di presa di coscienza della realtà, come proposto dalla Filarmonica in questo concerto con il pezzo originale “Il Bambino e la guerra”. Si fa così seguito a quei movimenti che, nel corso del ‘900, hanno portato le arti da semplice strumento di diletto a mezzo per riflettere su temi sempre imminenti e gravi. La banda assume, in questi ultimi decenni, un ruolo nuovo e per certi versi ancora da scoprire: presenza irrinunciabile durante la vita pubblica di ogni paese (possiamo immaginare una processione senza marce religiose o un corteo del 25 aprile senza l’Inno di Mameli e “Bella ciao”?), può diventare punto di ritrovo per persone di ogni età che, amando la musica, desiderano impegnarsi ed impegnare il loro tempo per fare musica e portarla tra la gente.

André Waignein

Una struttura elegante ed una trama ritmica e sonora molto espressiva sono gli elementi principali di questo pezzo del compositore belga André Waignein. Tre fasi musicali costituiscono questo pezzo: le battute di apertura hanno un carattere molto festoso; dopo una serie di maestose chiamate degli ottoni, viene introdotto il tema principale, che campeggia nella parte centrale della composizione con un ampio respiro melodico, fino all’Allegro finale, che unisce ritmo e melodia portandole verso una conclusione maestosa e vivace.

Montana Fanfare

Thomas Doss

È giusto che un complesso di fiati e percussioni, oltre a misurarsi con trascrizioni di brani dei grandi del passato, si cimenti anche con pezzi concepiti appositamente per questo tipo di organico. In Montana Fanfare, Thomas Doss ad una passeggiata in montagna nella regione austriaca del Salzkammergut. Dominare il paesaggio con lo sguardo e raggiungere una meta, anche ardua, dà sensazioni di esaltazione e di libertà, che sono espresse qui dalla fanfara, mentre il tema melodico esprime l’impressione di solidità e di grandezza regalata dalla visione di questi panorami.


The Hungarian Spirit

Roland Kernen

Questo pezzo dal forte sapore ungherese è stato scritto dal compositore belga André Waignein, con lo pseudonimo di Roland Kernen. La sua prima passione musicale, la tromba, lo portò a studiare contrappunto e composizione al conservatorio di Mons. Come compositore, ha raggiunto fama a livelli internazionali grazie a lavori pedagogici, musica da camera, musica per orchestra sinfonica o di fiati. A seconda del genere delle sue composizioni, Waignein, come in questo caso, si nasconde dietro ad uno pseudonimo.

The Saint and the city

Jacob de Haan

Questo lavoro si basa su un mito ben noto nella città di Zwolle in Olanda: nelle acque circostanti viveva un drago che regolarmente diffondeva il terrore minacciando di distruggere la città e obbligando gli abitanti a placarlo tramite sacrifici umani. La situazione perdurò finché un giovane cavaliere, decapitando il mostro con la sua spada, salvò la città. Da quel momento l’immagine dell’arcangelo Michele (il cavaliere della leggenda) che combatte il drago, simbolo dell’ingiustizia e del male, si diffonde ovunque. Per questa composizione la melodia dell’inno Laudate Dominum è stata scelta come tema centrale per l’arcangelo, mentre il drago si riflette in una serie di accordi che suscitano inquietudine. Il finale, che evoca chiaramente il suono delle campane, riporta ad un’atmosfera di pace e liberazione.

Il Bambino e la guerra

Nunzio Ortolano

Nunzio Ortolano è un compositore contemporaneo (è nato in Sicilia nel 1967) estremamente originale e versatile. Giunto ormai a 100 composizioni destinate agli organici più svariati, è anche ben conscio delle potenzialità delle formazioni bandistiche, alle quali ha destinato parte del proprio repertorio. Il Bambino e la guerra, esprime attraverso la musica l’universo barbaro della guerra. Tamburi che rullano, dissonanze che riportano allo stridore delle spade, glissati di tromboni che evocano aerei di guerra: la musica racconta il conflitto. In un mondo sconvolto, i primi a subire sono i più indifesi: tramite gli occhi innocenti di un bambino assistiamo alla devastazione, alla morte. E tramite gli occhi di un bambino, non corrotti dalla brutalità della guerra, assistiamo alla rinascita: una serie di scale ascendenti, che passano di strumento in strumento su un ritmo di Bolero parlano di vita e di speranza. La musica accompagna e sottolinea il testo, scritto appositamente da Salvatore Luzio.

Fanfare and Hymn for Peace

Marco Somadossi

Commissionata in occasione del XIII Festival Internazionale delle Bande Militari di Modena del 2004, la composizione si articola nella tipica forma musicale di questo genere: introduzione (fanfara), inno, Adagio, ripresa. Introdotto dallo squillo iniziale, il brano si sviluppa attraverso un inno marziale e solenne a cui è contrapposto un Adagio dal carattere più intenso e meditativo. Il brano termina con una ripresa elaborata del tema dell’inno. Si può parlare in questo caso di musica “a sviluppo continuo”: dai primi suoni fino alla coda la struttura cresce poggiandosi sull’idea iniziale e arricchendosi di nuovi elementi. Nasce così una musica che può considerarsi un simbolo di forza; una forza che unisce, che si sviluppa e si arricchisce di idee diverse: la forza della pace, concetto al quale è dedicata questa composizione, con la quale Marco Somadossi ha vinto il primo premio assoluto al VII concorso internazionale di composizione per banda “Pietro Pernice” di Canicattini Bagni (SR).


IL CONCERTO DI GIUGNO - UN EVENTO AFFASCINANTE Sabato 12 giugno nella Basilica di Santa Maria Nuova si è tenuta la 28 a edizione del Concerto di Giugno, con la partecipazione della Scuola Musicale di Milano, rappresentata dalla pianista Claudia Vanzini, e del solista di cornamusa Adriano Sangineto. Questo concerto rappresenta per me un nuovo debutto, in quanto è stato il primo in veste di oboista. L’emozione era a mille, in quanto, se nei precedenti concerti, tra le fila dei clarinetti, potevo “celarmi”, adesso mi sono ritrovato in prima fila all’attenzione dei presenti. Ma torniamo al concerto, che come tradizione avrebbe dovuto svolgersi nella cornice del sontuoso Quadriportico della Basilica ma che, a causa di un improvviso temporale, si è dovuto tenere all’interno della chiesa. Grazie ad una grande coordinazione dei musicanti, è stato possibile trasportare in chiesa in tempi record le sedie, i leggii e soprattutto gli strumenti, evitando che si bagnassero e che si rovinassero. Nonostante il conseguente ritardo, il concerto ha preso il via di fronte ad un pubblico numerosissimo, che non si è fatto scoraggiare dal tempo. Il concerto si è aperto con il brano English Rhapsody, un arrangiamento del musicista Trevor Ford, seguito dalla Prima suite in mi bemolle del compositore Gustav Holst. Ma il pezzo forte è stato il Concerto di Varsavia eseguito dalla pianista Claudia Vanzini insieme alla nostra banda. Un pezzo davvero molto delicato e di difficile esecuzione

che ha rappresentato per noi un motivo di orgoglio e allo stesso tempo ha aggiunto prestigio alla serata. Dopo una breve pausa, il concerto è ripreso con un brano tratto dal musical Il fantasma dell’Opera scritto dal compositore Andrew Lloyd Webber. A seguire, l’esecuzione di An Irish Suite, una raccolta di brani popolari irlandesi, arrangiata anch’essa dal musicista Trevor Ford, ammirevole cultore della musica anglosassone. Se l’esecuzione del Concerto di Varsavia era la torta, mancava solo la ciliegina a completare l’insieme, e questa è stata l’esecuzione del solista Adriano Sangineto che in maniera memorabile ha suonato, accompagnato dalla Filarmonica, con la sua inseparabile cornamusa Highland Ca-

thedral, un brano arrangiato dai musicisti Michael Korb e Ulrich Roever. Un’immagine indelebile nella mia mente è quella dell’ingresso di Adriano Sangineto in basilica e vedere i volti dei presenti estasiati dalla sorpresa. Questo concerto verrà anche ricordato come il 125° diretto dal nostro grande direttore Carlo Zappa. La serata ha lasciato tutti gli spettatori felici di aver assistito ad un grandioso concerto della nostra amata Banda Filarmonica. Luca Ragona


LA CORNAMUSA La cornamusa è uno strumento musicale aerofono a serbatoio (o aerofono a sacco). Il suonatore riempie d’aria una sacca di pelle dalla quale partono tre canne di bordone e una canna diteggiabile chiamata “chanter” cui è affidata la melodia. Le tre canne ad intonazione fissa usufruiscono di ance semplici simili a quelle delle Launeddas (strumento etnico sardo); quella diteggiabile, invece, usa un’ancia doppia, come quella tipica della famiglia degli oboi. Nell’estesa famiglia delle cornamuse si contano diverse versioni sviluppatesi nei secoli in varie aree culturali europee. Ancorché antichissima, la tradizione delle cornamuse contemporanee inizia nella forma che conosciamo attorno al XVII secolo. Le cornamuse dell’Europa Occidentale si distinguono in due tipi fondamentali: - ad aria calda (blown pipes); - ad aria fredda (bellow pipes). Nelle prime l’otre viene alimentato diretta-

mente dal suonatore per insufflaggio dell’aria attraverso un boccaglio (o blowing stick), mentre nelle seconde il gonfiaggio avviene mediante un mantice assicurato da cinghie sotto il gomito destro e azionato dal movimento del braccio. La più famosa delle cornamuse ad aria calda è quella scozzese, la Great Highland Bagpipe, tutt’oggi impiegata nelle pipe bands che si distingue per la sua particolare sonorità. Di questa cornamusa, sempre nella tradizione europea, esistono diversi tipi: - la musette de cour (Francia-Bretagna); - la gaita galiziana e asturiana (Spagna); - la piva (Italia-Appennino piacentino e parmense); - la musa (Italia-Quattro province); - il baghèt (Italia-Valli bergamasche e provincia di Brescia); - la zampogna (Italia centro-meridionale), lo strumento di questo tipo più diffuso e suonato; - la gaida (Penisola balcanica). La principale cornamusa tra quelle ad aria fredda può essere considerata la Uilleann pipe (Irlanda), mentre in Scozia sono alquanto diffuse diverse versioni di strumenti denominati Border pipes, derivati dalla Great Highland Bagpipe: la Small pipe e le Kitchen pipes; tra le Border pipes viene a volte annoverata la Northumbrian pipe, che però risulta più simile, sia per struttura che per tecnica esecutiva, alla Uilleann irlandese. Anni fa, ben diecimila suonatori di cornamusa scoz-

zese provenienti da vari paesi si riunirono ad Edimburgo per esibirsi tutti insieme lungo le vie della città.


Il Romanticismo in musica Nella storiografia musicale il termine “romanticismo” comprende un vasto periodo storico che va dal secondo decennio alla fine del XIX secolo; esso coincide da una parte con il tramonto delle esperienze legate al classicismo viennese, dall’altra con l'insieme non unitario dei movimenti che preludono al contraddittorio panorama della musica del XX secolo. In un così lungo periodo è impossibile ridurre ad un minimo comune denominatore la molteplicità degli apporti individuali; anzi, proprio nella dichiarata esigenza di originalità creativa si ravvisa una delle componenti caratterizzanti del movimento romantico. Peculiarità del periodo sono non solo la reazione all’estetica musicale del razionalismo settecentesco, con la sua enfasi sulla convenzione formale e la sua concezione oggettiva degli “affetti”, ma anche la mutata funzione sociale del musicista, che rifiuta il ruolo subordinato assegnatogli dalla corte, dalla Chiesa, o dalla moda, per rivendicare la propria autonomia sul piano delle scelte artistiche e morali. Per fare un solo esempio, risulta perfettamente romantico da questo punto di vista l’atteggiamento di Ludwig van Beethoven, che al principe Lichnowsky scrisse: “[...] Voi siete quello che siete per accidente di nascita; mentre io sono quello che sono per opera mia. Prìncipi ce ne sono tanti, ma c’è un Beethoven solo!”. Questa “età delle rivoluzioni” fu associata alla partecipazione attiva di artisti ed intellettuali, ora pienamente consapevoli del proprio valore e della possibilità (o dell’utopia) di cambiare le cose grazie all’arte: in particolare in Francia, scrittori (tra cui Flaubert, Baudelaire, George Sand, Hugo) musicisti (Berlioz) ed i pittori impressionisti di fine secolo tentarono di scuotere la visione materialistica del periodo. La musica trasse dall’estetica romantica una straordinaria carica di rinnovamento: rivendicando il ruolo di massima fra le arti, in quanto linguaggio dell’infinito, sviluppò il suo elemento più specifico, suggestivo e renitente al controllo del raziocinio: il timbro. Ciò si tradusse in un enorme sviluppo sia delle tecniche strumentali solistiche sia del trattamento orchestrale. Di pari passo furono coinvolti l’armonia, la struttura tonale, il ritmo. Sul piano delle forme, le grandi strutture compositive tradizionali (la sinfonia, il concerto, la sonata, il quartetto, il Lied, l’oratorio, l’opera) vennero ripensate ra-

dicalmente dando vita a forme nuove, dai cosiddetti “pezzi caratteristici” (ad esempio il notturno e la barcarola), frequenti soprattutto nella letteratura pianistica, fino ai grandi affreschi del poema sinfonico. Anche se il romanticismo ebbe profonda influenza in tutti i paesi europei (molti dei quali si presentarono ex novo sulla scena mondiale, sulla scia del movimento di rivalutazione delle culture nazionali), è innegabile che il movimento romantico ebbe nei paesi di cultura francogermanica i rappresentanti più prestigiosi: von Weber, Schubert, Berlioz, Mendelssohn, Schumann, Chopin, Liszt, Wagner, Franck, Brahms, Fauré, Ciajkovskij, Bruckner, Mahler, Strauss. Un’ideale sintesi della concezione romantica della musica nel contesto dell’intero panorama delle arti è rappresentato dal Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale) di Wagner.

F RYDERYK C HOPIN

Figlio di un professore francese stabilitosi a Varsavia, Fryderyk Franciszek Chopin (1810-1849) dimostrò fin da giovanissimo una grande predisposizione musicale. Studiò con W. Zywny e J. Elsner e nel 1817 compose la sua prima polacca, divenendo rapidamente celebre come pianista. Nel 1830 si trasferì a Vienna a causa della situazione politica in patria, ma in Austria non si sentiva certo “a casa”. Qui fu raggiunto dalle notizie sull’avanzata russa e sull’epidemia di colera: quando

Varsavia cedette, disperato, compose lo Studio op.10 n.12 noto come “La caduta di Varsavia”, ricco di impeti drammatici ed appassionati. Nel 1831 si trasferì a Parigi in un ambiente più rilassato, dove conobbe grandi artisti come Mendelssohn, Liszt, Bellini, Delacroix (autore di un ritratto del musicista), Heine e molti altri. In Francia la sua fama di pianista crebbe subito nonostante i pochi concerti pubblici (non amava la folla), che sarebbero bastati per farne apprezzare lo stile appassionato e malinconico. A Parigi conobbe la scrittrice George Sand; da lei consigliato, si recò nell’isola di Maiorca per tentare di riprendersi da un’influenza degenerata in tubercolosi. Il clima lo aiutò, ma l’isolamento lo portò ad una profonda depressione. Tormentato, compose i Preludi, che hanno strappato parole ammirate e commosse a più di una penna (Schumann dirà che la raccolta gli ricordava “rovine e penne d’aquila”). Nel 1848 si recò in Inghilterra dove conobbe Dickens e Thackeray; a Londra tenne il suo ultimo concerto a favore dei profughi polacchi e nel gennaio successivo tornò a Parigi in pessime condizioni fisiche ed in serie difficoltà economiche. Assistito dalla sorella Luisa, Fryderyk Chopin morì a Parigi il 17 ottobre 1849. Grandiose furono le onoranze funebri: venne sepolto a Parigi accanto a Bellini e Cherubini; il suo cuore venne portato a Varsavia, nella chiesa di Santa Croce. La posizione di Chopin nella prima metà dell’Ottocento musicale è singolare. Formatosi presso maestri tradizionalisti, conserva del classicismo l’attenzione alla forma ed il controllo di stile e strutture, ma ne rifiuta le simmetrie obbligate; dal romanticismo mutua lo slancio passionale, il soggettivismo introspettivo, il legame con la musica popolare ma, avverso agli eccessi, ne respinge gli aspetti visionari e l’enfasi melodrammatica. La purezza delle linee melodiche ricorda a volte stilemi dell’opera italiana, di Bellini in particolare e, sebbene rifiuti ogni intrusione letteraria nelle composizioni, è un aperto uomo di cultura: questo rende la sua opera una delle più profonde sintesi dello spirito romantico. Elementi innovativi provengono dalla musica popolare che, non più mero stereotipo, apporta intervalli caratteristici, nuove armonie e scale, ambiguità tonali. Soluzioni armoniche scaturiscono dalla ricerca timbrica, cioè dall’accostamento di accordi per affinità sonora e non per concatenazione funzionale, e dall’adozione della scrittura contrappuntistica. Con la melodia fa tutt’uno un accompagnamento sempre variato nel ritmo e soprattutto nell’armonia, con modulazioni nuove che anticipa-


no soluzioni di Liszt e di Wagner ed ispireranno Fauré, Debussy, Ravel. Come esecutore Chopin si ispira a grandi pianisti come Clementi e Hummel, ma crea anche un nuovo stile ed una propria interpretazione fatta di arpeggi, passaggi che impongono grande estensione della mano, ampi accordi ribattuti, oltre ad un uso personale del pedale e ad una libertà ritmica creata dal “rubato”. La sua opera pianistica può essere divisa in gruppi di composizioni legate solo al corso della sua fantasia. Le 16 Polacche seguono il flusso di una danza aristocratica e l’ardore di un fervido amor di patria. Le 59 Mazurche sono vicine ai canti popolari polacchi. Vette del virtuosismo sono i 27 Studi, mentre nei 21 Notturni la musica perde ogni riferimento esteriore per trasformarsi in interiorità pura. Quest’opera, insieme ai 26 Preludi, per l’immediatezza e l’essenzialità della forma rappresenta uno degli apici del romanticismo europeo. Le 4 Ballate, ispirate dal poeta polacco Mickiewicz, sono lettura strumentale di un genere sino a quel momento legato alla parola cantata. La forma sonata, meno adattabile alla fantasia di Chopin, si ritrova nei due Concerti giovanili, e in tre Sonate (di cui una è detta “Funebre” per la celebre Marcia che sostituisce l’Adagio). Poche le composizioni non pianistiche: 19 Canti polacchi per voce e pianoforte; pezzi per violoncello e pianoforte, un Trio in sol minore op. 8; un Rondeau in do op. 73 per due pianoforti. A queste opere vanno aggiunti venti Valzer, quattro Improvvisi, quattro Scherzi, il Bolero, la Tarantella, la Fantasia in fa minore, e due capolavori: la Berceuse e la Barcarola.

R OBERT S CHUMANN

Robert Alexander Schumann nacque l’8 giugno 1810 nella città di Zwickau, in Germania. Pur avendo avuto una vita breve, è considerato da molti come il compositore più rappresentativo della musica romantica e protagonista di un’importante generazione di artisti che comprende maestri come Chopin, Liszt, Wagner e Mendelssohn. Schumann si accostò giovanissimo alla poesia, alla letteratura e alla musica: figlio di un editore, trovò in questo ambiente i primi interessi soprattutto leggendo E.T.A. Hoffmann. Visse la tragedia del suicidio della sorella, e dopo la morte del padre concluse gli studi liceali nel 1828 e si trasferì a Lipsia. Frequentò, senza portarli a termine, gli studi in giurisprudenza nelle Università di Lipsia e di Heidelberg. Nel frattempo studiò pianoforte sotto la guida di Friedrich Wieck, padre della sua futura sposa. Un incidente gli provocò la paralisi di alcune dita della mano destra: Schumann fu costretto ad interrompere la brillante carriera di virtuoso musicista e si dedicò esclusivamente alla composizione. Nel 1834, appena ventenne, fondò la rivista “Neue Zeitschrift fuer Musik” per la quale scrisse numerosi articoli in veste di critico. La rivista avrebbe fatto la fortuna del giovane Brahms, che sarebbe diventato frequentatore ed amico della famiglia di Schumann. Iniziò la sua storia sentimentale con Clara

Wieck: ostacolato per lungo tempo dal padre di lei, il rapporto si risolse positivamente con il matrimonio, nel 1840. Nel 1843 divenne insegnante di pianoforte al Conservatorio di Lipsia: dopo poco tempo abbandonò l’incarico per spostarsi prima a Dresda e poi a Düsseldorf, per lavorare come direttore d’orchestra. Nel 1847 fondò a Dresda il Chorgesangverein (Associazione di canto corale). Nel 1850 diventò direttore di musica e dei concerti sinfonici della città di Düssendorf, carica che avrebbe dovuto lasciare nel 1853 per i primi segni di squilibrio mentale. Soggetto a disturbi nervosi che con il passare del tempo si sarebbero progressivamente aggravati, nel 1854 Robert Schumann tentò il suicidio gettandosi nel Reno. Il fatto gli comportò il ricovero nella clinica di salute mentale di Endenich, vicino a Bonn; qui trascorse i suoi ultimi anni, assistito dalla moglie e dagli amici Brahms e Joseph Joachim. Morì il 29 luglio 1856. Schumann compose un’opera, 4 Sinfonie, diverse Ouverture per orchestra, concerti per pianoforte, per violino, per violoncello, pezzi corali, pianistici e liederistici. Coltissimo, profondamente legato alla poesia e alle concezioni filosofiche del suo tempo, Schumann subordinò spesso la sua ispirazione musicale a un movente letterario. Propugnatore dell’ideale romantico della perfetta corrispondenza tra forma e intuizione fantastica, diede il meglio di sé negli innumerevoli brevi pezzi pianistici (Carnaval, Kinderszenen, Kreisleriana, Novellette) e negli oltre 250 Lieder, tra cui primeggiano i cicli dal titolo Amore e vita di donna (testi di A. von Chamisso) e Amor di poeta (testi di H. Heine). Schumann scrisse come accompagnamento al libro per pianoforte Album per la Gioventù le Regole di vita musicale, alcune delle quali sono state riportate tra le pagine di questo informatore.


Masterclass di Sassofono alla Filarmonica Domenica 20 giugno La Filarmonica ha proposto per la prima volta un Masterclass (ovvero una giornata di studio) per sassofono aperto sia ai nostri bandisti, sia ai musicanti di altre realtà musicali e dedicato alla cura del suono, ovvero la base per chiunque abbia velleità di usare uno strumento musicale. Il corso è stato tenuto dal Maestro Massimo Maltese, insegnante di Sax, Flauto ed improvvisazione Jazz alla Civica Scuola di Musica di Trezzano sul Naviglio, nonché conoscenza di lunga data per alcuni membri de La Filarmonica, che sotto la sua guida hanno perfezionato gli studi di musica. Per chi non è pratico di strumenti a fiato, l’argomento del corso potrà sembrare scontato ed adatto solo ai principianti, perché in fondo per far uscire un suono dallo strumento è sufficiente “buttarci dentro dell’aria”… Poi il musicante sarà bravo solo se, “muovendo le dita” velocemente, sarà in grado di eseguire i virtuosismi più arditi. In realtà non c’è nulla di più falso, perché un musicante che si limitasse a suonare in quel modo sarebbe identico ad un comico che si esprimesse in modo piatto e senza pause: così facendo anche la migliore barzelletta non sarebbe affatto divertente! L’approccio proposto per la cura del suono è stato a dir poco sorprendente per quasi tutti i partecipanti; infatti ci aspettavamo di suonare fin da subito e a ritmi serrati per tutta la giornata, ma le cose sono andate in tutt’altro modo. Come giustamente sottolineato da Massimo Maltese, il primo Leonardo Castello ed Emanuele Parma passo per ottenere un buon suono è sapere cosa sia effettivamente “buono”, dunque è necessario allenare l’orecchio affinché non si limiti a sentire i suoni, ma li ascolti attentamente. La lezione è quindi iniziata con una prova audiometrica, cioè un test che consiste nell’ascoltare due suoni in rapida successione per stabilire se il secondo sia più acuto o più grave del primo ovvero, usando un gergo più tecnico, se cresce o cala. Questo aspetto è fondamentale quando si fa musica d’assieme perché se due musicisti fanno la stessa nota dovrebbero ovviamente produrre lo stesso suono, ma i risultati del test hanno mostrato, tra l’ilarità generale, che la cosa non era poi così ovvia. Infatti quasi nessuno dei partecipanti era abituato a usare le orecchie in questo modo, perciò in molti casi eravamo pronti a giurare che i due suoni fossero del tutto identici e se uno studente sbagliava, gli altri erano pronti a solidarizzare con lui… Probabilmente uno degli inizi di lezione più tragici ed insieme comici che io ricordi! I progressi non si sono però fatti attendere: procedendo nel test sono infatti aumentate di pari passo difficoltà (perché la differenza tra i suoni andava via via diminuendo) e attenzione degli studenti, sicché ripetendo l’ascolto dei primi suoni la capacità di coglierne con certezza le diffe-

renze è aumentata nel giro della prima mezz’ora. Archiviata questa fase (che ha consentito tra l’altro di instaurare un clima molto goliardico), si è passati agli esercizi preliminari, e lo strumento è rimasto di nuovo nella custodia! Infatti se per suonare si soffia con la bocca e quindi si usano i muscoli della faccia, in particolare le labbra, è bene scaldare questi muscoli come farebbe qualunque atleta prima di una gara. Di nuovo è una cosa ovvia ma, come sempre avviene in questi casi, nessuno ci penserebbe se non ci fosse il maestro a dirlo. Nel nostro caso specifico il riscaldamento consiste nel… “fare le facce”. Chi fosse entrato in quel momento nella nostra sede avrebbe visto una dozzina di persone, Maestro compreso, fare due cose molto curiose: muovere le labbra ritmicamente avanti e indietro, come se facessero delle flessioni in palestra, e fissare intensamente i punti più improbabili della sede, perché se soltanto due persone avessero provato a guardarsi in faccia con quelle belle espressioni intelligenti, lo scoppio di risate sarebbe stato incontenibile! Archiviata anche la fase “ginnica”, si è passati finalmente all’emissione del suono, così abbiamo preso i nostri sax… e li abbiamo smontati. Infatti, poiché le labbra poggiano sul bocchino o imboccatura (la parte del sax nera e a punta in cui il musicante soffia direttamente), prima di concentrarsi sull’emissione del suono dallo strumento è bene capire qual è il modo corretto di disporre le labbra per ottenere l’effetto migliore. Così, montata l’ancia (il pezzetto di legno sottile che, vibrando colpito dall’aria, produce il suono) sul bocchino, il Maestro ci ha fatti sfogare: tutti abbiamo cominciato a soffiare nel rispettivo bocchino, rassomigliando in tutto e per tutto a uno stormo di anatre.


Dopo il doveroso scoppio di risate, Maltese è intervenuto spiegandoci cosa fare con pochissimi accorgimenti tecnici, e ripetendo l’esperimento abbiamo finalmente fatto dei suoni! Da lì in avanti è stato un susseguirsi di affinamenti tecnici: dapprima abbiamo imparato a fare diversi suoni con il solo bocchino, poi abbiamo visto come prendere bene lo strumento (non basta “buttarci sopra” le mani!). Infine abbiamo imparato a gestire l’aria inspirata per suonare a lungo e tenendo il giusto ritmo senza “scoppiare”.

Il Maestro Maltese durante la lezione

A questo punto la lezione è stata interrotta per il pranzo, che grazie all’ottima organizzazione dell’evento si è potuto svolgere direttamente in sede in un clima da osteria, cementando ancor di più l’amicizia quasi istintiva creatasi in poco tempo tra allievi e Maestro.

La lezione è ricominciata con un’altra prova audiometrica, con esito decisamente più positivo, poi è arrivato il momento del lavoro individuale, in cui il Maestro ha affidato a ciascuno di noi un piccolo esercizio per correggere alcuni difetti personali. Fatti i nostri compiti, ci siamo ritrovati per la parte finale, ripetendo tutto il lavoro fatto nella giornata per fissare bene i concetti: in questa fase ci siamo resi conto sia della quantità di lavoro fatto nell’arco della giornata, sia di come in un solo giorno sia migliorato il nostro suono. Inoltre abbiamo acquisito una serie di tecniche da utilizzare ogni volta che suoniamo: piccoli accorgimenti che consentono grandi Regole di Vita Musicale risultati. Nel complesso l’esperienza è stata giudicata molto positivamente da tutti i partecipanti, che si sono augurati di potersi ancora ritrovare nella nostra sede per altre iniziative di questo genere. Emanuele Parma

ONORANZE FUNEBRI

Robert Schumann 7. Guardatevi dal suonare con trascuratezza! Eseguite ogni pezzo con accuratezza, né mai troncatelo a metà. 9. Procurate di suonare bene e con espressione i pezzi facili; ciò sarà assai meglio che eseguire mediocremente delle composizioni difficili.

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ONORANZE FUNEBRI


Note a San Siro - La Filarmonica alla Scala…

del calcio

Sport, tifo e musica, insieme per un calcio migliore. La Fondazione Antonio Carlo Monzino, nata nel 1999 allo scopo di promuovere i valori sociali, formativi e culturali della musica, e F.C. Internazionale presentano “MUSICA IN CAMPO”, un’iniziativa che, a partire da domenica prossima, 3 ottobre, prima dell’inizio di ogni partita dell’Inter giocata allo stadio “Meazza” di Milano, vedrà esibirsi un complesso bandistico della Lombardia. Le bande saranno preventivamente selezionate dall’ANBIMA - Associazione Nazionale Bande Italiane Musicali Autonome, che sostiene il progetto insieme a F.C. Internazionale e alla Fondazione A.C. Monzino. L’esibizione del complesso bandistico si terrà circa 20 minuti prima della partita, accompagnando l’entrata in campo dei giocatori, e si concluderà con l’esecuzione dell’inno dell’Inter. Domenica 3 ottobre, prima di Inter-Juventus, si esibirà la Banda Filarmonica di Abbiategrasso. Il progetto “MUSICA IN CAMPO”, unisce calcio, tifo e musica e nasce con l’intento di creare un momento di distensione prima delle partite: uno stimolo, soprattutto per i giovani, a seguire l’evento sportivo nel giusto clima. Con la convinzione che la pratica musicale, così come il calcio e lo sport, abbia un grande rilievo sociale per l’intero percorso della vita di un giovane, la Fondazione A.C. Monzino crede sia necessario ripartire dall’uomo, dalla sua centralità e percorrere con sapienza ed umiltà, ma anche con determinazione, un cammino che consenta di porre la formazione culturale fra le priorità cui dedicare grande attenzione. La pratica musicale educa ai valori positivi della vita, è antidoto alla violenza, è prevenzione al disagio ambientale, favorisce l’autostima, insegna a misurarsi con gli altri “concertando i comportamenti” nella squadra, dimensionando così il proprio ego. Dal comunicato del 1° ottobre 2010, ufficio stampa F.C. Internazionale

un livello artistico prestigioso e per la crescita costante di tanti giovani musicisti. Ora dovremo concentrarci sempre più per coniugare al meglio la ricerca di esperienze artisticamente sempre più stimolanti con la tradizione e l’attaccamento alle nostre radici che non potremo permetterci di trascurare per non perdere la

I commenti dopo l’esibizione Il Presidente Alessandro Bagnaschi: “Il solo fatto di essere stati chiamati a esibirci in un contesto come lo Stadio di San Siro, prima di un evento calcisticamente importante come la partita che vedeva opposte due tra le maggiori squadre italiane ed europee, ci riempie di orgoglio e di soddisfazione. Orgoglio e soddisfazione prima di tutto per il serio lavoro svolto da anni per raggiungere

sicanti e non, che hanno sostenuto la Filarmonica affinché tutto riuscisse al meglio”. Un giovane bandista Riccardo Savioli: “L’esperienza che ho vissuto allo stadio di San Siro è impossibile da spiegare a parole: comunque ci provo. È stato un misto tra gioia, incredulità, timore e orgoglio. Quando sono entrato nel campo “sacro” di San Siro, non ho calpestato le righe (no, scherzo), mi sono sentito più piccolo di una formica e devo dire che ero molto emozionato e in effetti, l’emozione mi ha spinto a

nostra vera identità”. Il Maestro Carlo Zappa: “È stata un’emozione fortissima, una serata indimenticabile per La Filarmonica e per tutti coloro che ci hanno creduto. Un ringraziamento particolare va al Vice Maestro Mauro Bianchi per la dedizione che lo ha contraddistinto a organizzare questo importante evento (e quando ci ricapita di suonare davanti a settantamila persone?). Un grazie al presidente Bagnaschi che ha avallato tale iniziativa, e a tutti gli amici, mu-

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stare più attento mentre suonavo. Siamo stati molto felici per il fatto di aver avuto, prima banda tra tutte, questa opportunità, che ha permesso anche ai più piccolini di partecipare a questo evento (facendo avverare un loro sogno: suonare per la loro squadra... o almeno per quella di alcuni di loro). Era anche un mio sogno, e quando mi è stata comunicata la bella notizia, all’inizio non ci ho creduto, ma quando ho capito che non era uno scherzo, ero felicissimo”.

Dicono di noi

La Gazzetta Sportiva - 3 ottobre 2010

↓ Settegiorni - 8 ottobre 2010


5 a Festa della Birra Per due giorni dell’estate appena passata, come ogni anno, la banda Filarmonica ha organizzato presso la Cappelletta la divertentissima Festa della Birra. In questa occasione i bandisti si “trasformano” in efficientissimi camerieri e cuochi, assicurando agli amici del bandon una piacevole serata. Tra birra, salamelle, würstel, patatine fritte, ovviamente la seconda protagonista, ma non la meno importante, non può essere che la Musica. Ma quella presa in considerazione non è costituita dalle tradizionali marce o dal repertorio di qualche concerto passato: chi in quei giorni entra alla Cappelletta sente le orecchiabili canzoni suonate da due complessi, ormai fedeli alla Banda: venerdì 16 luglio si è esibita infatti la Rufus Band, i cui leader, Stefano e Marina, hanno trasportato i presenti in un vero viaggio nella storia della musica pop, trasformandosi via via in Elvis, Freddie Mercury, Renato Zero, Robbie Williams, Britney Spears, Geri Halliwell e, è davvero il caso di dirlo, “chi più ne ha più ne metta”. Sabato 17 è stata poi la volta di un altro gruppo ben noto nel contesto abbiatense, ovvero gli FBL, nato diversi anni fa proprio nel contesto della Filarmonica. Del gruppo originario è rimasto solo Giorgio, ma l’energia e la carica degli ottoni e delle voci sono sempre inconfondibili: dai Blues Brothers al Rocky Horror, passando per Zucchero e Cochi e Renato, il divertimento non è certo venuto meno. Proprio a questo punto della serata, durante le esibizioni dei gruppi, la gente si alza dirigendosi verso il centro della pista per concludere la serata con danze (ovviamente i primi ad alzarsi sono sempre i meno vergognosi e timorosi!!) interrotti da un dissetante boccale di birra! Ed ecco un ennesimo esempio a dimostrazione delle belle serate un po’ particolari e diverse che la magnifica Banda di Abbiategrasso propone ai suoi amici! Eleonora Bagnaschi

Festa della mela Già da parecchi anni (ben diciassette), durante la prima domenica di ottobre è tradizione per la Filarmonica impegnarsi nella Festa della mela. Tutto è cominciato sabato 2 ottobre, con la preparazione delle torte e dei sacchetti di mele per la vendita. Domenica mattina sono stati allestiti gli stand in piazza Marconi e in piazza San Pietro, dove sostenitori e passanti hanno potuto acquistare ottime torte e succose mele. Durante la mattinata, la banda ha suonato nelle due piazze e per le vie del centro, portando allegria alla città e concludendo, con una visita musicale nel nuovo oratorio San Giovanni Bosco. La vendita è proseguita anche per tutto il pomeriggio, fino alle 19 circa. Ringraziamo il Sig. Montanara per il suo fondamentale contributo e tutti gli amici e sostenitori che hanno aiutato nello smontaggio degli stand, mentre il corpo bandistico era impegnato nel servizio presso lo stadio “Meazza” di Milano. Chiara Magistrelli

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Concerto di San Pietro e “Festa di Balon” Il 27 giugno abbiamo partecipato alla processione che si è tenuta in San Pietro. In seguito ci siamo tutti radunati in piazza, dove abbiamo tenuto il tradizionale concerto. Quando abbiamo terminato di suonare abbiamo però avuto una spiacevole sorpresa: qualcuno era entrato nella stanza dove noi avevamo lasciato le custodie degli strumenti e i nostri effetti personali e aveva derubato alcuni bandisti! Nonostante avessimo suonato bene, per alcuni musicanti la serata non si è conclusa nel migliore dei modi. Qualche giorno dopo la nostra Banda è stata invitata, come consuetudine, dalla Parrocchia di San Pietro a partecipare alla “Festa di Balon”. Questa particolare tradizione venne inaugurata dal signor Augusto Rosetta 33 anni fa e da allora viene ripetuta ogni anno, in occasione della festività di San Pietro, la sera del 29 giugno. Al momento del nostro arrivo, accolto da un grande applauso, il piazzale della chiesa era affollatissimo e le persone attendevano con impazienza che il “Balon”, realizzato con cura dalle suore, venisse bruciato. Ci siamo inquadrati in piazza e abbiamo iniziato a suonare; il parroco don Giuseppe Colombo allora ha bruciato il grande pallone e la folla ha applaudito entusiasta, dando il via ai festeggiamenti e sparpagliandosi tra i vari stand che erano stati allestiti. Mentre il “Balon” bruciava, noi continuavamo a suonare anche se, tra il caos generale, era difficile concentrarci sulle note. In seguito siamo stati invitati ad andare in oratorio, per mangiare il tradizionale buonissimo risotto e per rinfrescarci con vino o, come nel caso di noi ragazzi, semplicemente con acqua. Serena Pizi

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Vita da Banda - Intervista a Felice Locatelli

È un sabato pomeriggio di inizio autunno; mi preparo a intervistare una vera e propria colonna portante della Filarmonica, Felice Locatelli, un giovane musicante di 81 anni con oltre 60 anni di militanza alle spalle e un presente di impegno costante in banda. Arrivo in sede per l’intervista con qualche minuto di ritardo, interrompendo la lezione di clarinetto di Giorgio Magistrelli, che mi informa che il mio “intervistando” è già sul posto. Apriamo la porta e lo scopriamo intento a rileggere il documento del gemellaggio con la Knabenkapelle di Ellwangen, redatto in italiano e in tedesco. “Ho letto la parte di sinistra, ma di quella a destra non capisco niente”, scherza Felice. Cominciamo la nostra chiacchierata parlando del suo ingresso alla Filarmonica. “Sono entrato in banda nel 1947, precisamente il 1° gennaio. Una volta si usava così: il primo dell’anno entravano gli allievi, mentre adesso ogni momento è buono per iniziare. Avevo diversi amici che già suonavano

nella Filarmonica: Federico Biglieri, il mio amico Ambrogio Santagostini… Era l’anno delle celebrazioni per il centenario della banda, con il concerto nella scuola elementare Umberto I. L’anniversario sarebbe stato nel ’46, ma l’organizzazione è andata per le lunghe e così il concerto è stato rimandato al ’47”. Certe cose non cambiano mai: oggi come ieri molti di noi si avvicinano alla Filarmonica seguendo gli amici che già si sono avvicinati alla musica. Per Felice, però, la passione per la musica è cominciata ancor prima, suonando il mandolino: “Nel giro di quindici giorni sono stato capace di entrare in una piccola orchestrina con due fisarmoniche, due violini, la chitarra… Insomma, un piccolo complessino per andare in giro a Natale a suonare la Piva. Siamo stati in giro per tutta la notte, e per finire abbiamo anche suonato alla prima Messa del giorno di Natale del 1946, sulla balaustra dell’organo nella chiesa di Castelletto. La Messa era verso le 6 del mattino, mi sembra, perché una volta non si usava celebrare la Messa di mezzanotte. Da lì gli amici mi hanno proposto di entrare in banda. Sono andato dal signor Velini, che era il nostro trombone cantabile; è stato lui a darmi lezioni di solfeggio. Avevo già avuto un altro insegnante in precedenza, prima di entrare in banda, ma con quello non capivo niente. Col Velini, invece, in sei mesi ho bruciato tutto il libro! In altri sei mesi, con gli insegnamenti di Guido Mancin – il Giorgio Magistrelli dell’epoca – ho preso in mano il clarinetto e sono entrato in banda. È importante avere buoni maestri: se ti spiegano bene e apprendi subito si va avanti, se no diventa dura!” Il discorso cade sulle diverse sedi della nostra Filarmonica, che ha peregrinato a

lungo prima di avere un posto tutto suo dove fare musica. “Quando ho iniziato io eravamo in via Misericordia, davanti al cinema. Era un bel posto, c’era un bel salone col parquet, un corridoio che usciva dove c’erano i tavolini per giocare a carte, il gioco delle bocce… Un circolo ricreativo molto bello! Da lì ci siamo trasferiti in via privata Cocini, di fronte alla stazione, poi all’ACLI di Abbiategrasso e infine all’oratorio San Gaetano”. Adesso finalmente abbiamo una sede tutta nostra. “Piano piano ci siamo arrivati. La nostra fortuna sono stati tutti i consiglieri, il Pietro Galbiati, ma senza il Pierino Pugno che “raggranellava” non avremmo mai avuto questa sede! E poi ha avuto un bel coraggio il signor Galasso, da Presidente, a portare avanti il progetto. E poi nella fase dei lavori il Pierino Volpi, che ha costruito la struttura, e il Bianchi, il nostro capomastro”. Felice è stato coinvolto in prima persona nel lungo percorso che ha portato alla costruzione della sede e il suo sguardo trasmette l’orgoglio per un progetto che ha visto crescere passo dopo passo. “La sera in cui ci hanno assegnato il terreno c’ero anch’io in Consiglio Comunale al castello, insieme al signor Galasso, a sua moglie e ad altri musicanti. Il terreno però era in cattive condizioni, c’era molto lavoro da fare. Abbiamo recintato e poi ci abbiamo dato dentro! Io sono stato sempre presente, dal primo paletto piantato fino all’ultimo ritocco”. Felice mi porta fuori a vedere la Madonnina nel giardino della sede: “Stavamo lavorando alla sede, è venuto il Rocca e mi ha avvisato che il don Luigi voleva rimuovere la grotta con la Madonnina dall’oratorio. Allora sono corso dal don e l’ho portata qui per la nostra banda”. Chiacchierando, ci spostiamo di fronte alle


Regole di Vita Musicale Robert Schumann 21. Evitate di contribuire alla diffusione della musica cattiva; cercate anzi di sopprimerla con tutte le vostre forze. 22. Non dovete suonare mai le cattive composizioni, e non state neppure ad ascoltarle, se non siete a ciò obbligato.

fotografie dei Concerti di Novembre degli anni ’90. È sempre stato l’appuntamento centrale della nostra stagione? “No, il Concerto di Novembre c’è da quando ha preso le redini il Pietro Galbiati. Guarda le scenografie in queste foto: tutti questi lavori, in ognuno di loro c’è anche la mia mano! Come quando abbiamo realizzato una stella colorata, con tanti bastoncini di plastica, per l’edizione del 1992”. Passiamo alle vecchie foto della banda degli anni ’40 e ’50, Felice si riconosce in quarta fila durante una sfilata a Lugano, per la festa dei fiori, in divisa bianca: “A quell’epoca avevamo la divisa scura invernale e la divisa bianca estiva, che era bellissima. Era un panno speciale, una meraviglia. Infatti dicevo: “Cun chela divisa chì, troeuvi anca la murusa!”. Ce n’era qualcuna che mi correva dietro, ma io neanche per idea! Se avessi le possibilità, comunque, comprerei una divisa bianca per tutta la banda… Pensa che per andare a Lugano siamo andati via di qui non con i pullman, che in quel periodo erano dei baracconi, ma coi camion”. Eppure si andava già in trasferta... “Sì, abbiamo sempre girato

molto con la banda. Siamo stati a Lodi, a Brescia in piazza della Loggia con il Maestro Abriani, a Sant’Alessandro a Bergamo Alta, ad Alessandria…”. Con tutte queste esperienze, qual è il posto più bello dove hai mai suonato? “Forse sul lago, a Laveno, dove siamo andati anche quand’ero un giovanotto”. Qual è il tuo rapporto con la musica al di fuori della Filarmonica? “Mi è sempre piaciuto fare musica, più che ascoltarla. Anche se adesso mi piace sentire i dischi dei nostri concerti, e spesso chiedo a mio figlio di mettere su il video del concerto con le colonne sonore. Al di là della Filarmonica, comunque, quando non si suonava qui è capitato spesso di aiutare altre bande: quella di Magenta, di Albairate, di Rosate… Ma solo quando non c’era niente da fare qui! E poi sono andato col Lucini, il Cirielli e l’Angelo Cattolico con la banda di Como, che era un “bandone” ed era diretta come noi dal Maestro Matrella. Abbiamo suonato a Fulda, in Germania, e ad Amsterdam. Lui mi conosceva e mi aveva chiesto di fare il primo clarinetto, ma ho preferito suonare da secondo… Come solista io non ero tagliato, avevo paura, ma come trascinatore allora sì che tiravo tutti!”. Felice ha suonato il clarinetto per quasi 40 anni, finché un incidente sul lavoro non lo ha costretto a cambiare strumento: “Nel 1984, un anno prima di andare in pensione, mi sono fatto male a un dito e ho cominciato a suonare il flicorno contralto. Me ne hanno dato uno qui, ma l’era un pù un cadenasc! Allora ne ho comprato uno io; all’epoca costava un milione e mezzo ed erano soldi. Ora che non lo suono più l’ho regalato alla banda… Adesso però è difficile trovare qualcuno che lo suoni: si preferisce il corno, che ha la stessa partitura ed è lo strumento più difficile che c’è in banda: con il corno si possono fare cinque ottave, ad essere bravi”. Gli chiedo se preferisse il

clarinetto o il flicorno, e gli occhi gli si illuminano. “Il clarinetto è il MIO strumento! Adesso però, che non riesco più a suonare il flicorno, faccio la ruota di scorta e suono i piatti. Ho suonato anche il sestino per un paio di stagioni, con il Maestro Margherita, il mio primo Maestro. Diceva che avevo un buon orecchio e me l’aveva assegnato, perché è uno strumento difficile per l’intonazione, ma poi ho chiesto di tornare al mio clarinetto. Comunque l’importante è esserci, finché ce la faccio…”. Felice viene da un anno complicato, con qualche problema di salute, ma fortunatamente è tornato più in forma e più attivo di molti musicanti più giovani. Pensando a questi sessant’anni e oltre di Filarmonica, c’è qualcosa che non è mai cambiato nel tempo? “La grande passione! La passione c’è sempre perché, anche se ci sono da fare dei sacrifici, non mi tiro mai indietro per la banda. Che ci sia da suonare, da trovare gli sponsor per il nostro giornale o da curare la sede. Mia moglie ogni tanto si lamenta e mi dice: “Tu e la tua banda!” Ma anche lei, da figlia e moglie di un musicante, è sempre stata affezionata alla Filarmonica… Suo padre, Giuseppe Bianchi, ha

Un giovanissimo Felice Locatelli - 1977


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sempre suonato la cornetta, poi è passato al corno e alla fine suonava i piatti, proprio come me adesso. Abbiamo fatto quasi lo stesso percorso. Anche ai miei figli Riccardo e Stefano piace la musica, anche se non hanno mai suonato”. Cosa invece è cambiato di più dal 1947 a oggi? “È sempre il solito tran tran: quando si ha voglia di suonare si viene qui. Forse quello che è cambiato di più è il tipo di musica: una volta marciando si suonavano molte marce sinfoniche che non si suonano più, ed era dura… E poi, nei concerti, suonavamo sempre e solo musica immortale, la Madama Butterfly, l’Aida, il Mefistofele. Adesso invece si suonano meno classici; è un peccato, perché la musica dei nostri avi era più complicata, ma con la banda che abbiamo adesso saremmo in grado di eseguirla meglio di allora! Oggi gente che suona bene ce n’è tanta, mentre nel “bandon”

di una volta molti venivano anche per bere e mangiare gratis. Suoniamo molti pezzi nuovi: quando sono poco conosciuti magari trasmettono meno anche se la musica è bella, ma quando la gente li conosce probabilmente li gusta di più, cantano anche… e chiedono il bis!” A cura di Andrea Capelli

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El “Centenari del Bandon” (Il Centenario del Bandone) Dall’immenso archivio del signor Gianfranco Rocca abbiamo recuperato la raccolta di poesie composte da Carlo Mereghetti in occasione dei festeggiamenti per il primo centenario della Filarmonica (1846-1946). Le pubblichiamo “a puntate”, in attesa di festeggiare i nostri 170 anni, nel 2016.

Se inizia propri incoeu la grand collètta Per tirà su i danee de festeggià El “Centenari” de la cosidètta Banda grossa e mi sont cert che tutt Bià El sugarà cent volt el saccocìn Per celebrà el bandon del soo corìn.

Si inizia proprio oggi la grande colletta Per raccogliere i soldi da festeggiare Il Centenario della cosiddetta Banda grossa ed io sono certo che tutta Abbiategrasso prosciugherà cento volte il taschino per onorare la Banda del suo cuoricino.

L’onor l’è meritaa e i fest, assee Saran mai, per pagà come se dev Tutt i strùssi de vialter che sonee No per mangià e forsi nanca per bev, Ma per passion di not che, armonizaa, Incànten la gent che i àn ascoltaa.

L’onore è meritato ed i festeggiamenti Non saranno mai abbastanza per onorare come si deve Tutti i sacrifici fatti da voi che suonate Non per mangiare e forse neanche per bere, Ma per passione delle note che, armonizzate, Incantano la gente che le ha ascoltate.

Donca dèm man al borsin. Chè el partit L’è de la mùsica, che la piaas tant A tucc. Donca nessun alter attrit Che quel d’ona gara nel dà abbondant. Se tanti danee che vegnarà su I fest saran tài che ne vedrèm pu.

Quindi mettiamo mano al borsellino. Perché il partito È della musica che piace tanto A tutti. Quindi nessun altro attrito Che quello di una gara nel dare abbondantemente. Se si raccoglieranno tanti soldi Le feste saranno tali che, così, non ne vedremo più.

Regole di Vita Musicale Robert Schumann 30. Non lasciatevi sfuggire l’occasione di eseguire della musica assieme ad altre persone, come per esempio in duetti, terzetti, ecc. Questo esercizio renderà la vostra esecuzione scorrevole e le darà slancio e colorito. Accompagnate pure spesso i cantanti. La Banda Filarmonica nel 1875


A D O P PI A B A ND A Quest’anno tocca a primo e terzo clarinetto,

Nome E - Emanuele Rainoldi. F - Francesco Bellati. Età E - 12 anni. F - 23 anni. Professione E - Studente. F - Operaio. Strumento E - Clarinetto. F - Suono il clarinetto. Marca e tipo E - Buffet & Crampon. F - Buffet & Crampon E10. Altri strumenti suonati E - Suono solamente il flauto dolce, a scuola. F - Chitarra classica. Quando vi siete conosciuti? E - Al mio primo giro delle cascine, all’inizio del 2010. F - All’ingresso di Emanuele in Banda. Quando hai iniziato a suonare? E - Due anni fa ho cominciato le

lezioni di clarinetto. F - Nel ’99; infatti sono entrato in banda nel 2001, dopo tre anni che suonavo... quindi ho iniziato a suonare nel ’98. La tua prima volta in banda? E - Come ho detto prima, al primo giro delle cascine, in primavera. Avevo già provato con il mio insegnante alcune delle marce che dovevamo suonare, ma suonare con tutti i componenti della banda era per me una cosa nuova. Mi sono divertito molto, anche se all’inizio non riuscivo a suonare tutto, ma gli “anziani” della banda mi dicevano di suonare le note lunghe; le altre le avrei aggiunte in seguito. Durante la mia prima prova ufficiale con il maestro Carlo Zappa, ero a

Regole di Vita Musicale Robert Schumann 31. Se tutti volessero suonare la parte di primo violino, non si potrebbe mai mettere insieme un’orchestra. Rispettate pertanto ogni musicista in qualunque posto stia.

fianco del mio insegnante (tornato III clarinetto, per aiutare i nuovi bandisti, n.d.r.); ero emozionato e ho suonato poco, perché nei pezzi troppo difficili; guardavo soltanto. Durante il primo concerto a cui ho partecipato, quello del 25 aprile, suonavo insieme ai miei compagni di scuola il flauto dolce, accompagnati dalla banda. Mi sono trovato subito bene in Filarmonica, anche perché conoscevo già Luca Ragona e ho subito fatto amicizia con Riccardo Savioli. F - Ai giri delle cascine del 2001. È stato molto emozionante e consiglierei a tutti i ragazzi di iniziare a suonare, perché eseguendo un pezzo provi diversi sentimenti, magari quelli che ha provato l’autore scrivendo il brano, e poiché la musica è un linguaggio universale, la possono capire tutti. Il tuo maestro? E - Giorgio Magistrelli, un bravo insegnante, a volte paziente. Mi è sembrato subito simpatico e ho lavorato molto bene con lui, infatti mi piacerebbe molto frequentare il conservatorio. F - Giorgio Magistrelli; è stato molto paziente nei miei confronti, perché non studiavo; ma un giorno mi ha detto che se continuavo così mi lasciava a casa. Da quel momento ho cominciato a studiare di più: su questo mi ha aiutato tanto. Genere musicale preferito? E - Non ne ho la più pallida idea. Tutto, penso.


I NT E R VI S T E D I C O P PI A un “anziano” ed un novellino della banda F - Tutti, tranne il metal. Cantante? E - Questo proprio non lo so! F - Non so, preferisco i gruppi. Gruppo? E - Mmm...???? F - Tanti, in particolare i Dire Straits. Canzone? E - (luuungo silenzio, n.d.r.) F - Non ho una canzone preferita. Brano preferito suonato in Filarmonica? E - Mi è piaciuto molto il pezzo che ho suonato al mio primo saggio, il tema dalla sinfonia n°40 di Mozart. Suonato tutti insieme, invece, Il fantasma dell’Opera. F - Music for a solemnity, di Jan de Haan. Il più difficile? E - Scherzpolka. F - Non mi ricordo. Quello che vorresti suonare? E - La colonna sonora di Guerre Stellari. F - Quello che volevo suonare lo abbiamo già suonato: la colonna sonora di Star Wars. Un’altra colonna sonora che mi piace è quella de La maledizione della prima Luna. Un pregio di Carlo Zappa? E - È molto simpatico e paziente. F - Uno solo? È simpatico, socievole, riesce a trovare la parte positiva di ogni persona e la tira fuori. Un difetto di Carlo Zappa? E - (altro lungo silenzio, n.d.r.) Si perde troppo nel parlare... L’ho det-

to solo perché l’ho letto nelle altre interviste, altrimenti non saprei cosa dire... F - Un difetto è che è troppo buono. Il che da un lato è positivo, ma dall’altro è negativo; infatti, anche quando una persona fa un grande sbaglio, lascia correre troppo. Meglio ottoni o legni? E - Anche se suono il clarinetto e mi piacciono molto i legni, ho sempre pensato che fossero meglio gli ottoni. F - Legni! Che strumento ti piacerebbe suonare? E - Quando mi hanno chiesto, dopo il solfeggio, che strumento volevo suonare, ho risposto: “La tromba!”. Tuttavia mi piacerebbe suonare anche il flauto traverso.

Regole di Vita Musicale Robert Schumann 32. Amate il vostro strumento, ma non lo considerate con vanità, come unico o come superiore a tutti gli altri. Pensate che ve ne sono degli altri ed ugualmente belli. Pensate anche che ci esistono i cantanti, e che ciò che vi è di più sublime nella musica viene espresso col coro e coll’orchestra.

F - Mi piacerebbe molto suonare l’armonica a bocca. Ti piacerebbe diventare I/III clarinetto? E - Mi piacerebbe molto, ma prima devo diventare... 2° clarinetto! F - Sì, non mi dispiacerebbe tornare terzo clarinetto, l’importante è suonare! Il tuo stato d’animo attuale? E - Un po’ imbarazzato. F - Un po’ agitato. Felice che sia finita questa intervista? E - Sì. F - Sì.


PROSSIMI APPUNTAMENTI NOVEMBRE Regole di Vita Musicale Robert Schumann 35. Fra i vostri compagni prediligete sempre quelli che ne sanno più di voi. 36. Ricreate la severità dei vostri studi musicali colla diligente lettura dei buoni poeti. Passeggiate altresì spesso all’aperto.

Sabato 20

- 33° Concerto di Novembre

Domenica 21

- Inaugurazione nuovo Oratorio S. Giovanni Bosco

DICEMBRE Domenica 5, 12, 19

- Giri degli auguri natalizi

GENNAIO Sabato 1 Domenica 2

Notizie in breve FIOCCO AZZURRO La Filarmonica porge le proprie felicitazioni a Marco Garzetti e a Donatella per la nascita del piccolo Stefano. LUTTI La Filarmonica si stringe intorno ad Edoardo Grittini ed alla sua famiglia per la perdita del caro nonno Ottorino. La Filarmonica partecipa al dolore di Nevio Masiero per la scomparsa degli amati genitori.

LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA Redazione Gabriella Colombo, Giuseppe Comincini, Damiano Lazzarin, Felice Locatelli, Piero Pugno Testi Eleonora Bagnaschi, Andrea Capelli, Serena Comincini, Chiara Magistrelli, Paola Magnaghi, Emanuele Parma, Serena Pizi, Luca Ragona, Riccardo Savioli

- Giri degli auguri natalizi

New entry Il Concerto di Novembre 2010 vedrà per la prima volta nell’organico della Filarmonica Emanuele Rainoldi, Andrea Mor e Ivan Milanese. Un caloroso benvenuto!

Anniversario Congratulazioni a Paola Magnaghi che festeggia i suoi 15 anni in Banda Filarmonica.

Regole di Vita Musicale Robert Schumann 50. Non trascurate mai di sentire delle buone opere. 60. Le leggi della morale sono anche quelle dell’arte. 61. Colla diligenza e colla perseveranza progredirete sempre in meglio.

Abbiategrasso - Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94.08.74.42 Tel./Fax 02 946.29.73 f il arm on ic a @ a l ic e. i t ww w. ba n daf i larm o nic a .i t


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LA FILARMONICA È…

… i giri degli auguri natalizi


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