Giugno 2021
N° 67
LA FILARMONICA È... Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO
LaFilarmonica Abbiategrasso|1846 LA FILARMONICA
Spicchi di normalità
Riprendiamo, da cosa? Spicchi di musica e normalità. Benvenuti, bentornati al Concerto d’Estate de LaFilarmonica. Esisterà una classifica, anche sommaria, di ciò che più è mancato a ciascuno di noi in questi mesi passati a essere inseguiti (e a inseguire!) numeri, certezze, stabilità, colori, aperture, possibilità, rischi, sollievi e preoccupazioni? Nella mia personale, se proprio devo e per quel poco che vale, nelle primissime posizioni starebbe senz’altro la libertà di scegliere. Che vera liberazione poter tornare a scegliere, di nuovo, cosa studiare, cosa suonare, cosa proporci e quindi cosa proporvi! Non sembrerà una gran cosa, di fronte ai massimi sistemi e alle necessità primarie, ma non posso spiegarvi la gioia liberatoria di poter di nuovo, con tutti i miei colleghi filarmonici, discutere di una cosa così futile, aerea ed evanescente. Che lusso sfrenato potersi prendere del tempo per la musica, insieme; magari con qualche metro di distanza, in sicurezza, ma insieme. E che lusso, alla fine, poter quasi rinunciare a scegliere, di fronte a tutta la musica che vorremmo suonare e suonarne di tutti i tipi. Ecco l’idea, forte, del nostro programma di stasera. Riprendere dal genere che più ci lascia possibilità e più gusti accontenta contemporaneamente, la Suite. Se la Suite in senso stretto è una raccolta eterogenea di musiche, resa omogenea da una ispirazione, un titolo, un cappello che ne giustifichi l’ambientazione sonora, il nostro programma di stasera è una Suite di Suite. Raccolta di raccolte di autori diversi e tutti di alto rango, coerenza nella diversità di ispirazione e ispirazione proprio dal continuo cambiare di colori, forme, intuizioni, sonorità e paesaggi. Ciascuna Suite è un frutto con molti spicchi diversi, un frutto che nasconde sotto una buccia uniforme una varietà – insospettabile dall’esterno – di forme e colori. Un programma divertente da suonare e da ascoltare perché sempre cangiante, a ricordarci quanto poco sforzo serva per aprire uno spiraglio diverso, una diversa immaginazione. Alla fine è così, con la Suite. Basta distrarsi un attimo, e il paesaggio è cambiato; ma che lusso, dopo questi mesi, distrarsi in buone mani. Dario Garegnani, Direttore de La Filarmonica
CONCERTO D’ESTATE Quadriportico Basilica di Santa Maria Nuova - Abbiategrasso Domenica 4 luglio 2021 - ore 21
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili
1846-2021: 175 anni di presenza attiva Editoriale - Alessandro Bagnaschi Anche quest’anno siamo giunti al tradizionale appuntamento con i concerti di giugno che, da sempre, rappresentano un momento importante di finalizzazione del lavoro di preparazione svolto nei mesi precedenti. Quest’anno, poi, arriviamo a questi appuntamenti dopo un lungo periodo di forzata inattività che ci ha obbligati a sospendere l’attività tradizionale per lunghi periodi e a concentrare tutta l’attività preparatoria in un lasso di tempo limitato. Nonostante queste difficoltà, peraltro comuni a tutti i gruppi e a tutte le attività, contiamo di poter offrire anche in queste occasioni un prodotto finito adeguato agli standard abituali della nostra formazione. Ci piacerebbe che questi concerti, così come tutte le manifestazioni in cui saremo presenti in questo scorcio d’anno, trasmettessero un messaggio di serenità e di speranza in una, seppur graduale, ripresa della normalità nella vita di tutti i giorni. Il nostro impegno di essere presenti nel rispetto delle normative vigenti e delle regole di buonsenso vuole davvero testimoniare la volontà di dare nuovo impulso alla nostra attività, riprendendoci lo spazio che ci compete nella vita cittadina. Per questo motivo, oltre ai due citati concerti del 27 giugno e del 4 luglio, proporremo nelle giornate del 26 e 27 giugno i Saggi musicali degli allievi della nostra Scuola di Musica Corrado Abriani, e nel concerto del 27 giugno è prevista un’ampia finestra per la formazione della nostra Junior Band diretta dal Maestro Luca Ragona. Stiamo tutti insieme uscendo da un momento di grande difficoltà: inutile nascon-
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dersi che le problematiche affrontate in quest’ultimo periodo, oltre che inaspettate, hanno messo a dura prova la capacità di tenere unite le persone. Ora però si intravede uno spiraglio di luce ed è nostro dovere essere presenti da protagonisti, testimoniando la volontà di ripartire con maggior carica ed entusiasmo. Per quanto riguarda il nostro gruppo, mi sento in dovere di rivolgere un sincero ringraziamento a tutti i bandisti, al Maestro Dario Garegnani, ai consiglieri, alle responsabili e agli insegnanti della scuola C. Abriani e a tutti i loro allievi, per l’attaccamento dimostrato e per le pronte risposte che hanno sempre fornito anche in questo periodo non certo facile. Mi auguro che questo mese di giugno possa davvero rappresentare ed essere ricordato come un momento di ripartenza, con un significato particolare per La Filarmonica che quest’anno ricorda il 175° anniversario della fondazione. Se lo scorso anno dicevamo che il nostro motto era “La Filarmonica c’è e vuole esserci da protagonista” quest’anno diciamo che “La Filarmonica c’è e vuole continuare a essere protagonista anche per i suoi 175 anni di storia”. La sfida, ancora una volta, sarà quella di continuare un percorso di crescita senza dimenticare la propria storia, consapevoli del fatto che le difficoltà aiutano a crescere e a prendere consapevolezza della propria forza come gruppo di persone animate da una comune passione. Grazie a tutti e buona ripresa. Alessandro Bagnaschi Presidente del Complesso Bandistico “La Filarmonica” di Abbiategrasso
Concerto d’Estate 2021 Il programma LA FILARMONICA è un’Associazione di Promozione Sociale
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LA FILARMONICA È... Informatore musicale del Complesso Bandistico La Filarmonica REDAZIONE
Chiara Magistrelli, Paola Magnaghi, Paolo Bassi, Andrea Capelli, Sara Carnaghi, Giuseppe Comincini, Edoardo Grittini, Damiano Lazzarin, Gianni Milanese, Gianni Rainoldi
HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Alessandro Bagnaschi, Dario Garegnani, Luca Ragona
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chiusura mercoledì sera e domenica a pranzo
tavoli esterni nel nuovo giardino Viale Carlo Cattaneo, 32 cantinoneabbiategrasso.it
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Concerto d’Estate 2021 - Guida all’ascolto A cura di Paola Magnaghi Yorckscher Marsch Ludwig van Beethoven
Come rendere una marcia militare apparentemente simile a tutte le altre distinguibile come un papavero in un mazzo di margherite? Facendola comporre a Ludwig van Beethoven. L’autore della Nona Sinfonia è stato infatti anche un compositore di musica per bande militari, la cui presenza era diventata imprescindibile durante gli anni dei trionfi napoleonici, ricoprendo un ruolo celebrativo prima, e di intrattenimento poi. Come è noto, in un periodo della sua vita Beethoven fu molto affascinato dalla figura di Napoleone, tanto da dedicargli in un primo momento la Terza Sinfonia (salvo poi modificarne l’intestazione in seguito ad alcune manovre del Generale corso, che deluse molti dei suoi ammiratori). La Marcia in Fa maggiore, la cui partitura è intrisa di rigore prussiano, fu commissionata dal Gran Maestro dell’Ordine Teutonico. Venne composta nel 1809 e dedicata poi da Beethoven alla Milizia boema, e prese il nome di Yorckscher Marsch in onore del generale prussiano Yorck.
Prima suite in Mib Gustav Holst
Nato nel 1874 in Gran Bretagna da una famiglia di origine svedese, Gustav Holst ebbe una serie infinita di interessi tra cui l’astrologia, passione che lo portò a concepire la sua composizione più nota, la suite I pianeti. La Prima suite venne composta nel 1909 e costituì una sorta di rivoluzione: ideata direttamente per orchestra di fiati, infatti, divenne la base sulla quale si costituì nei decenni a venire La statua di Holst a Cheltenham il repertorio ad hoc per tale organico, che fino a quel momento aveva per lo più attinto, tramite trascrizioni, a pezzi classici composti per orchestra. È composta di tre parti, ciascuna col proprio carattere e la propria forma. Il primo movimento (Chaconne), in tre quarti, è introdotto dagli strumenti gravi. Il tema viene poi variato diverse volte sfruttando timbri e colori di tutte le classi strumentali. Il climax è al culmine del crescendo, con il tema suonato da quasi tutti gli strumenti bassi mentre gli strumenti alti suonano linee di contrappunto ascendenti. Quasi tutto il secondo movimento (Intermezzo) è dedicato a un assolo
ritmico e ben articolato di oboe, clarinetto e cornetta; il carattere è leggero, e determinante è il modo in cui Holst usa i timbri strumentali. Il terzo movimento (Marcia) si apre con un assolo del tamburo ed è costituito da due melodie principali, ovviamente contrastanti nel carattere. Nel finale entrambe le melodie sono arricchite da variazioni, fino ad un potentissimo ffff.
Carmen
Georges Bizet
Carmen fu l’ultima opera a cui lavorò Georges Bizet, che non fece in tempo a cogliere il meritato frutto del suo lavoro: il successo arrivò infatti dopo la morte dell’autore, che si era sempre scontrato con la difficoltà di far rappresentare i suoi lavori, che uscivano dai canoni del repertorio tradizionale. Nel 1875, l’Opéra-Comique di Parigi gli commissionò un’opera basata sulla novella Carmen di Mérimée. Il direttore artistico Du Locle, attirato dall’ambientazione, si aspettava «una cosetta facile e allegra, secondo il gusto del nostro pubblico, e soprattutto con un lieto fine». Lieto fine che però strideva con l’epilogo dell’originale. Infatti, i librettisti Henri Meilhac and Ludovic Halévy produssero un libretto che, pur alleggerito, restava troppo crudo rispetto alle aspettative del pubblico dell’Opéra-Comique, non uso a temi come il contrabbando, l’illegalità e l’omicidio; per non parlare del fatto che Carmen, la protagonista, non era certo un modello morale ineccepibile (eufemismo, n.d.r.). La preoccupazione era comprensibile, ma oggi possiamo dire che Carmen anticipò il verismo per esempio di Mascagni e della sua Cavalleria Rusticana (1890). Tuttavia, forse aiutato dal fatto che i tempi stavano cambiando, Bizet riuscì a finire il lavoro, pur con mille ostacoli nella gestione dei cantanti (poco abituati a muoversi così tanto in scena), degli orchestrali (che trovavano alcuni passaggi troppo complicati), e non ultimo della direzione artistica, che trovava sempre qualcosa di “non adeguato” nel soggetto. Il 3 marzo 1875, giorno in cui Bizet venne insignito del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore, Carmen andò in scena. L’accoglienza fu fredda: pubblico e critica furono toccati dalla crudezza della rappresentazione, utilizzando diffusamente gli aggettivi “dissoluto” e “immorale”. Bizet, che dopo tre mesi morì d’infarto (a soli trentasei anni), fu molto colpito dalle critiche a un’opera in cui continuava a credere. E a ragione: dopo la sua morte, l’amico Ernest Guiraud modificò il lavoro sostituendo i dialoghi recitati con dei recitativi “all’italiana”, trasformando di fatto Carmen in un Grand-Opéra e portandola al successo ottenuto a Vienna il 23 ottobre 1875. La nuova versione, complice forse la differenza culturale tra Parigi e
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Vienna, fu molto apprezzata dal pubblico e poi anche da musicisti e compositori come Wagner (notoriamente non un tipo facile), Brahms, Čajkovskij e Puccini. Dal punto di vista musicale, Carmen è un capolavoro: la musica definisce l’atmosfera e permette lo svolgersi della storia. Essa non si limita a inquadrare i personaggi, ma ne accompagna spesso lo sviluppo. Il cambiamento più evidente, la degenerazione di Don José da uomo onesto a criminale, è seguito passo passo. Il duetto del primo atto tra lui e Micaela è caratterizzato da un motivo musicale dolce, soave e malinconico, che lo dipinge come uomo retto e rispettoso della madre e delle regole. L’entr’acte tra il primo e il secondo atto, con la sua musica brillante e risoluta, anticipa il motivo che Don José canterà dopo, Dragon d’Alcalà, in cui ci si presenta l’altra faccia del suo carattere, quella più virile legata alla sua professione di brigadiere. Don José è cambiato: dopo essere finito in carcere per aver lasciato fuggire Carmen, non è più il ragazzetto timido e pacato del primo atto. L’adattamento, però, non è così semplice: quando la tromba suona la ritirata, lui rientra in caserma, facendo prevalere il senso del dovere. Sarà la rissa con Zuniga a costringerlo a seguire Carmen e i contrabbandieri, diventando egli stesso un fuorilegge. Il quarto atto ci mostra il culmine della degenerazione: José, arrabbiato, umiliato e abbandonato da Carmen, che gli ha preferito il torero Escamillo, la uccide. Qui la musica si fa volutamente disarmonica e inquietante, e la contrapposizione tra l’allegria della Plaza de Toros e questa disarmonia evidenzia la tragicità della scena, con la morte di Carmen e la passività di José che si consegnerà volontariamente alle autorità. Anche Carmen ed Escamillo sono ben descritti, con la differenza che in loro non è presente un’evoluzione: Carmen sarà sempre l’essere indipendente che dichiara “Jamais Carmen ne cédera, libre elle est née et libre elle mourra” (mai Carmen cederà, libera è nata e libera morirà), e soprattutto descrive l’amore come una forza ribelle ed egoista (L’amour est un oiseau rebelle, probabilmente l’aria più celebre dell’opera). La stessa cosa vale per Escamillo, che resta dall’inizio alla fine un paradigma di virilità e atletismo privo di spessore caratteriale. Per quanto riguarda i luoghi, le melodie quasi in maniera antonomastica trasportano in Spagna: Bizet si rivela Celestine Galli-Marié nel ruolo di un musicista abilissimo e versatile: Carmen nel 1884
egli non visitò mai il paese iberico e dichiarò esplicitamente che il suo obiettivo non era imitare la musica spagnola (gli spagnoli lo avrebbero fatto meglio, disse), ma creare un’opera tipicamente francese, destinata a un pubblico francese, ma intrisa di quello spirito spagnolo che avrebbe conferito a tutta la vicenda il giusto senso di verosimiglianza.
Romeo e Giulietta
Sergej Sergeevič Prokof'ev
Romeo e Giulietta è un balletto in quattro atti e dieci quadri composto nel 1935, basato sulla tragedia di Shakespeare riadattata da Piotrovskij, Lavrovskij e dallo stesso Prokof’ev. La musica di Prokof’ev non è puramente funzionale all’accompagnamento della danza e può essere tranquillamente eseguita senza alcun supporto visivo mantenendo intatta la sua carica di pathos, tanto che il compositore russo già nel 1936, subito dopo la composizione del balletto, scrisse due suite per orchestra tratte dalla partitura originale. Della seconda, la Suite n. 2 op. 64 ter, fa parte il celeberrimo brano che vi proponiamo, Montecchi e Capuleti: siamo certi che lo riconoscerete fin dalle prime note!
Melania Ballish Regueiro interpreta Giulietta al Volkstheater di Rostock (1998)
Valzer n. 2
Dmitrij Šostakovič
Nato a San Pietroburgo nel 1906, Šostakovič si rivelò a livello internazionale a soli vent’anni mettendo a frutto gli insegnamenti appresi al Conservatorio di Leningrado, ove si era accostato alle avanguardie rivoluzionarie. Nella sua produzione giovanile, il jazz, i temi popolari e la caricatura della musica borghese sono predominanti, mentre dalla Sinfonia n. 5 (1937) ricercò un linguaggio più comprensibile e inquadrato. Oltre a due opere teatrali e a quattordici sinfonie (fu uno dei pochi a “violare” il post beethoveniano tetto massimo di nove sinfonie), scrisse balletti, musiche di scena e per film, musica vocale, concerti, ouverture e due suite per orchestra jazz. Da una di esse è tratto questo valzer, caratterizzato da una timbrica interessante e da una linea melodica cantabile.
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La costruzione del nostro futuro Luca Ragona - Direttore Filarmonica Junior Band La nostra banda si accinge a compiere il suo 175° anniversario di fondazione: quasi due secoli in cui la nostra associazione è sempre stata a servizio della comunità, non solo in occasione di ricorrenze civili e religiose, con concerti e sfilate, ma anche sul fronte della formazione. La scuola di musica “Corrado Abriani” tiene da diversi anni corsi musicali a indirizzo bandistico e non, e possiamo dire con orgoglio che essa è stata l’unico apparato della nostra associazione a non essersi fermato a causa della pandemia: grazie alla dedizione dei nostri docenti, dei coordinatori e dei responsabili, siamo riusciti a garantire la didattica a distanza a tutte le famiglie che hanno dato disponibilità, per poi tornare in presenza ogni qual volta le disposizioni l’hanno consentito. Un grande lavoro di cui potremo vedere i frutti durante i saggi del 26 e 27 giugno. Nello stesso weekend si svolgerà un altro evento che l’anno scorso non è stato possibile programmare a causa dell’emergenza sanitaria: l’esibizione della
Junior Band. Nonostante i sedici mesi trascorsi dall’ultima prova, il livello tecnico-musicale dei nostri giovani musicisti non è venuto meno, permettendomi con molta più serenità di programmare un concerto più corposo rispetto al solito. La partecipazione ai lavori della Junior Band è sempre stata, e dovrà essere, una tappa fondamentale (oserei dire obbligata) di ogni giovane bandista o allievo della scuola. Essa è propedeutica all’adattamento al metodo di lavoro in prova, nonché al perfezionamento dello studio individuale per arrivare preparati alla stessa. Da diverso tempo permette anche a coloro che sono già in organico “senior” di crescere ulteriormente, sperimentando in anteprima ruoli di responsabilità, come l’esecuzione di prime parti o di brevi passaggi a solo. Auspico che il concerto del 27 giugno sia il primo di un nuovo ciclo, che veda nei prossimi anni sempre più nuovi ingressi crescere insieme, e gettare le fondamenta della Filarmonica del futuro. filarmonicaabbiategrasso
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La primavera della Filarmonica Chiara Magistrelli Il termine primavera viene dal latino ”vēr”, riconducibile al termine sanscrito “vas”, cioè splendere, e non è utilizzato soltanto per indicare la stagione dopo l’inverno, perché al sostantivo primavera si associano concetti legati alla rinascita e allo splendore. Con l’equinozio torna la primavera, la stagione del risveglio della natura, delle giornate più lunghe e del clima più mite. La primavera 2021 è stata una vera e propria rinascita anche per La Filarmonica che, dopo un ”inverno pandemico” durato ben più di qualche mese, da aprile ha ripreso lentamente e via via accelerando sempre più la sua attività. Il risveglio musicale è andato di pari passo con i Decreti del Governo e, quando ancora non era possibile ritrovarsi a suonare in luoghi chiusi, i bandisti si sono riuniti nell’ampio e verdeggiante giardino che circonda la sede di via Alfieri, durante alcuni pomeriggi del fine settimana. Qualche settimana dopo, è stato possibile riprendere le prove serali a sezioni, con un organico all’incirca dimezzato, ma con la consapevole concretezza di poter intravedere e costruire programmi per il prossimo futuro. È così che, anche grazie alla disponibilità di don Leandro e degli amici del gruppo La Cappelletta, i musicanti hanno potuto prova-
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re a organico completo rispettivamente presso l’oratorio San Giovanni Bosco e, appunto, La Cappelletta. Sono stati momenti ricchi di emozione e trepidazione ma, soprattutto, di rivincita della musica dopo un anno e mezzo di quasi inattività. Le prime prove serali, compatibilmente con il coprifuoco ancora in essere, si sono svolte inizialmente in orari inconsueti (20-21.30), fino a ritornare a orari che hanno fatto riassaporare quella normalità che è tanto mancata ma alla quale i musicanti si sono riabituati tempestivamente. La Filarmonica è mancata tanto e a tutti: musicanti, dirigenti, parenti, amici e sostenitori; ha dovuto mettersi in secondo piano di fronte all’emergenza pandemica e ha saputo reggere a uno dei periodi storicamente più duri e tragici. La Filarmonica è rimasta in piedi ed elegantemente è tornata protagonista della vita musicale cittadina non appena le condizioni lo hanno permesso. È con immenso piacere e grande soddisfazione che, nel suo 175° anno dalla fondazione, La Filarmonica ritorna a cavalcare l’onda della musica con due concerti a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro e con due programmi densi di carattere, fatti per emozionare ed emozionarsi.
Commemorazioni del 25 aprile e del 2 giugno Chiara Magistrelli Domenica 25 aprile, in occasione dell’anniversario per la liberazione d’Italia, il Complesso bandistico La Filarmonica ha accompagnato con la musica la commemorazione dell’evento che, come di consueto, è stato organizzato dall’Amministrazione Comunale di Abbiategrasso unitamente con l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e le Associazioni Combattentistiche e d’Arma riunite nell’Assoarma. I partecipanti si sono riuniti in piazza XXV Aprile, dove all’alzabandiera e all’apposizione della corona al Monumento della Resistenza è seguita l’esecuzione dell’Inno di Mameli. I musicanti e i partecipanti tutti si sono recati presso il Monumento dei Caduti in piazza Castello, uno spostamento avvenuto rompendo le file della formazione, da parte della banda e senza esecuzioni musicali marciando, così come previsto dalle norme anti-Covid. Così, riunitasi di fronte al Monumento dei Caduti per la deposizione della corona, La Filarmonica ha eseguito La leggenda del Piave e rallegrato i presenti con marce da parata, dopo l’intervento del sindaco Cesare Nai che ha voluto ricordare il momento come: «il simbolo della riconquistata libertà italiana, la medesima libertà che, piano piano,
anche oggi stiamo per riavere dopo un anno e mezzo difficile». Secondo le medesime prescrizioni si è svolta la commemorazione della Festa della Repubblica: la mattina del 2 giugno, La Filarmonica, l’Amministrazione comunale e diverse associazioni cittadine si sono dati appuntamento al Monumento dei Caduti, dove è stato eseguito l’Alzabandiera e sono stati intonati dalla Filarmonica l’Inno di Mameli e La leggenda del Piave, la ben nota canzone patriottica italiana che, durante la seconda guerra mondiale, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il governo italiano aveva provvisoriamente adottato come inno nazionale. A seguire, secondo una modalità di spostamento organizzato che ha visto marciare i bandisti secondo il classico schieramento ma senza eseguire alcuna marcia, seguiti dai partecipanti, il servizio è proseguito fino all’ingresso del Parco della Repubblica, ove è stata deposta una corona d’alloro e sono stati resi onori alla Repubblica Italiana. Una volta ritrovatisi tutti in Piazza Marconi, La Filarmonica ha eseguito marce da parata e concluso così l’incontro commemorativo, a ricordo del lontano 2 giugno 1946 quando gli italiani tutti hanno dato vita alla Repubblica Italiana.
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di Galasso Luca
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Tornano i “giri delle cascine” della Filarmonica La Redazione Con la gioia ancora fresca per aver potuto riprendere una piacevole tradizione primaverile, pubblichiamo alcune foto dai giri delle cascine, che portano la nostra banda a esibirsi nella cornice informale ma splendida delle campagne dell’abbiatense. Un grande ringraziamento per tutti i sostenitori che hanno accolto con calore le note dei nostri musicanti!
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Rivivi il Concerto d’Autunno La Redazione
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Il cinema racconta la musica Whiplash di Damien Chazelle
Sara Carnaghi
La pellicola Whiplash, candidata agli Oscar nel 2015 per il miglior film (e vincitrice di altre tre statuette), è il secondo film diretto da Damien Chazelle. Il regista decide di raccontare tramite la carriera di un giovane batterista le emozioni che lui stesso ha provato suonando questo strumento. La trama potrebbe sembrare addirittura monotona: un batterista riesce a entrare come riserva nell’orchestra di un insegnante noto per i suoi metodi a dir poco severi. Ciò che contraddistingue questo film invece è la particolare attenzione che viene data alle emozioni e ai sentimenti del protagonista, che sono poi quelli che tutti i musicisti provano o hanno provato, ovvero l’ansia e la paura di sbagliare un colpo, di non riuscire a tenere il tempo e, come in questo caso, il timore del proprio insegnante. Tutto ciò è accompagnato dalla regia impeccabile di Chazelle, caratterizzata da riprese a distanza ravvicinata, volte a cogliere la fatica che prova il protagonista, il sudore e addirittura il sangue che egli versa durante lo studio. Il forte dualismo tra insegnante e allievo che matura lungo il corso del film
sfocia in uno “scontro finale” che vede il protagonista esibirsi, dopo vari avvenimenti, nel brano che da tempo lo assillava sotto lo sguardo compiaciuto del direttore che, nonostante abbia quasi mandato in rovina il ragazzo con l’ossessione quasi maniacale della ricerca della perfezione, è finalmente riuscito a dimostrare al ragazzo che è veramente un prodigio. Proprio per questo lo sguardo carico di tensione che i due si scambiano al termine dell’esecuzione mi ricorda la sequenza finale di primissimi piani di Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone, nel quale gli occhi diventano l’unico mezzo per carpire le emozioni dei protagonisti. Chazelle offre così un punto di vista del tutto innovativo sul mondo della musica, paragonando il proprio film a un gangster movie o a un film di guerra, dove gli strumenti prendono il posto delle armi, le parole sono violente come degli spari e i palcoscenici sono campi di battaglia.
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Whiplash Drammatico, USA, 1994 Durata: 107’ Guarda il trailer →
Che sport pratichi? Suono in Filarmonica! Edoardo Grittini Che sport pratichi? Suono in Filarmoni- Questa loro somiglianza è evidente anca! Questa associazione fra due mondi che quando per un po’ di tempo non ci apparentemente così diversi può lasciar si allena. Che sia per pigrizia o per cauperplessi, ma le giornate dell’atleta e del se di forza maggiore, il risultato è semmusicista spesso condividono numerose pre il medesimo: un peggioramento delle similitudini. Lo sportivo imposta il proprio prestazioni, a volte drammatico. Ma non quotidiano in funzione dello sport che pra- tutto è perduto, fortunatamente il detto “è tica, una fondamencome andare in bicitale e imprescindibicletta” ci suggerisce Le giornate dell’atleta e le routine scandita che riprendendo con del musicista presentano da rigorosi e costanti costanza è possibile numerose similitudini. allenamenti, protesi ritornare ad avere un Vediamo insieme quali... verso il raggiungibel suono o a corremento di una performance sempre mi- re una maratona. La frustrazione all’inizio gliore, dal gesto sempre più economico e è forte, memori di azioni che risultavano funzionale. Allo stesso modo il musicista semplici e poco faticose, che nel frattemdavanti al suo leggio ripete innumerevoli po sono diventate impegnative, tanto da volte scale ed esercizi, ricreando un suo- suggerire la domanda: “ma come facevo no e un’esecuzione sempre migliore, più prima?” precisa. Per i musicisti della Filarmonica è staQuesto infinito tentativo di superare i pro- ta la medesima cosa, ma quando nella pri limiti in entrambi i “mondi” può esse- prima prova a organico completo, reduci re realizzato da uno stop come solisti o prolungato, in gruppo. Le hanno saputo dinamiche di eseguire un una squadra brano a pridi calcio sono ma vista con le stesse di un’accuraun’orchestra, tezza degna nella quale di un concerl’allenatore o il to, grande e direttore preinaspettata è para e coordina il gruppo alla partita o al stata la gioia per il risultato, figlia di una concerto. Un insieme di individualità fuse precedente sessione di prove a sezione. in un meccanismo di precisione, tese al Un allenamento che ha dato i suoi frutti, raggiungimento di un comune obbiettivo. che potrete ascoltare a breve nei prossiDue perfetti esempi di una salubre comu- mi concerti. nità: in questo la musica quanto lo sport Oltre al senso di comunità, la resilienza è sono più che parenti, simili a tal punto da certamente ciò che accomuna sport e musica, figli dell’indomabile spirito umano. sembrare riflesso l’uno dell’altra.
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Franco Battiato e la sperimentazione nell’opera lirica Un lato meno noto ma affascinante del grande artista Di rabendeviaregia - _MG_8945, CC BY-SA 2.0
Il 18 maggio 2021 ci ha lasciato un grande artista, Franco Battiato, cantautore, compositore, musicista, regista e pittore italiano. Conosciutissima la sua vasta produzione musicale, sono meno note le sue Opere Colte. La Genesi fu pubblicata nel 1987, con adattamenti di testi antichi da sanscrito, persiano, greco e turco, raccolti e adattati dall’artista siciliano. La prima si tenne al Teatro Farnese per il Teatro Regio di Parma il 26 aprile 1987, eseguita dall’Orchestra Sinfonica dell’Emilia Romagna “Arturo Toscanini” e dal Coro del Teatro Regio di Parma. La trama è particolare: gli Dèi assistono con preoccupazione alla decadenza quasi irreversibile del genere umano e sono sul punto di provocare un diluvio universale. Decidono però di fare un ultimo tentativo, inviando quattro arcangeli messaggeri in forma umana sulla Terra. Questi si accorgono che esistono ancora possibilità di salvezza, scoprendo una confraternita, isolata dal mondo, che si dedica alla danza sacra di Mevlānā e vive secondo le pratiche della tradizione esoterica. Tra questi vive un cantore che brilla di particolari virtù, dedito alla ricerca e alla meditazione. Gli arcangeli e questi uomini illuminati decidono di costruire un’astronave per compiere un viaggio metascientifico e allucinogeno, cercando una nuova comprensione del mondo e una nuova via di salvezza. Al ritorno, si dedicano a una lezione sulle origini dell’universo. Il popolo, però, si appropria maldestramente degli insegnamenti ricevuti facendone un sistema. Compiuta la missione, gli arcangeli ripartono viaggiando all’indietro, salutati da un Gloria. Gilgamesh, del 1992, è un’opera in due atti che narra la vita dell’omonimo re sumero, registrata tra Roma, Milano e l’Inghilterra. La prima si tenne al Teatro dell’Opera di Roma il 5 giugno 1992. Sulla copertina del disco vi è un particolare da un dipinto di Süphan Barzani, pseudonimo dello stesso Battiato. Il cavaliere dell’intelletto è la terza opera lirica di Battiato. Realizzata su commissione della Regione Sicilia per l’ottavo centenario della nascita dell’imperatore Federico II, su libretto del filosofo Manlio Sgalambro, è andata in scena in prima nazionale il 20
Gianni Milanese
settembre 1994 nella suggestiva cornice della Cattedrale di Palermo. L’opera, composta per quattro attori, soli (soprano, basso e una voce non lirica, interpretata proprio da Battiato), coro e orchestra, si avvale di sonorità elettroniche. Attore protagonista, nei panni di Federico II, fu Alessandro Vantini. Con lui, in scena anche Tania Rocchetta (Costanza d’Aragona e Isabella di Brienne, le due mogli di Federico II), Giancarlo Ilari (Michele Scoto, filosofo occidentale) e Toni Servillo (Ibn Sab’in, filosofo orientale). L’opera non segue una vera e propria narrazione della storia del sovrano, ma si sviluppa per quadri successivi. Da un punto di vista musicale, presenta suoni elettronici che si sposano con l’orchestrazione classica, mischiando arie cantate, recitativi, balletti, cori, canti gregoriani, silenzi, nenie arabe in un intreccio sempre godibile e spesso felice, e sembra che abbia per obiettivo finale il silenzio, la sospensione temporale. Le contaminazioni tra i suoni acustici dell’orchestra, quelli elettronici delle tastiere, i campionamenti e i rumori appaiono straordinariamente riuscite. Telesio opera teatrale su libretto di Manlio Sgalambro, è ispirata all’omonimo filosofo cosentino Bernardino Telesio, uno dei massimi filosofi naturalisti italiani del XVI secolo, ed è stata realizzata su commissione del Comune di Cosenza per il cinquecentenario della sua nascita. Si tratta della prima opera teatrale al mondo a essere presentata al pubblico mediante ologrammi. Sul palco, infatti, non sono fisicamente presenti gli attori; lo spettacolo visualizzato in forma tridimensionale è stato precedentemente registrato con tecnica olografica, permettendo un’esecuzione continuativa dei due atti e dell’epilogo, senza alcuna interruzione per i vari cambi di scena. Al variare delle ambientazioni, l’immagine olografica sfuma lasciando spazio a quella successiva. Uniche presenze fisiche, a parte i brevi interventi in scena di Franco Battiato, sono i musicisti dell’orchestra. Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Battiato https://it.wikipedia.org/wiki/Genesi_(Franco_Battiato) https://it.wikipedia.org/wiki/Gilgamesh_(Franco_Battiato) https://it.wikipedia.org/wiki/Il_cavaliere_dell%27intelletto https://it.wikipedia.org/wiki/Telesio_(opera)
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Astor Piazzolla, l’inventore del nuevo tango
Gianni Rainoldi
L’11 marzo 1921 nasceva il grande compositore argentino Questo straordinario genio musicale, l’uomo che ha rivoluzionato il tango dando nuova vita e nobiltà a questo genere di musica, nacque l’11 marzo 1921 a Mar del Plata, in Argentina (non poteva essere altrimenti). Nel 1924 si trasferì con la famiglia a New York, per poi tornare in Sud America nel ‘36, a Buenos Aires. Qui, ancora giovanissimo, intraprese la carriera musicale. Riconosciuto da subito come uno straordinario solista di bandoneon (strumento a lamella libera, simile alla fisarmonica, tipicamente associato all’Argentina ma nato in Germania), iniziò la sua avventura in un’orchestra che si esibiva nei locali notturni della città. Intraprese poi una proficua attività di compositore accademico, temprata dalle lezioni parigine di Nadia Boulanger, generosa mentore di molti musicisti del Novecento, e da quelle del grande connazionale Alberto Ginastera. La sua vera aspirazione, però, era quella di suonare il tango, la musica che sentiva veramente, tanto che i suoi stessi insegnanti lo spinsero in quella direzione. Quando fece ritorno in Argentina, nel 1955, il suo bagaglio era straordinariamente ricco e la sua preparazione di altissimo livello, cosa rara da trovare nei musicisti di estrazione “popolare”. Tutto questo non si può dimenticare quando si ascolta la sua musica. L’amore per l’Europa, la sua aspirazione a un linguaggio complesso e sofisticato, l’omaggio che il musicista implicitamente desiderava attribuire ai maggiori compo-
sitori di sempre, da lui profondamente amati, sono elementi imprescindibili del suo far musica. E i risultati lo hanno storicamente premiato di tanto sforzo. Mai si era sentita una musica così commossa, intrisa di malinconia ma anche capace di inaspettata aggressività e vitalità. Grazie agli spettacoli realizzati in Argen-
Astor Piazzolla con il suo bandoneon
tina, Piazzolla cominciò a dar vita, con la formazione dell’Octeto Buenos Aires, a quello che fu definito il “nuovo tango”, rivoluzionario nella forma e nei colori rispetto al tradizionale tango argentino. Il linguaggio ritmico, lo spirito fortemente drammatico e passionale, i vividi colori sono gli elementi fondamentali a cui
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quali Piazzolla si ispirò per creare composizioni quasi classiche per struttura ed elaborazione, servendosi di tutti gli strumenti espressivi della musica colta e del jazz. Ciò non mancò di suscitare rimostranze e disapprovazione da parte di alcuni conservatori, che non compresero che in realtà l’arte di Piazzolla collocava il tango definitivamente al di là del tempo e dello spazio, offrendo una dimensione colta e nobile a quella tradizione. Piazzola creò all’uopo un ensemble completamente strumentale, comprensivo di bandoneon, pianoforte, violini, violoncello, contrabbasso e chitarra. Copiosissima fu la sua produzione nel periodo argentino e in quelli che seguirono. Fra i suoi titoli più famosi, Concierto para Quinteto, Adiós Nonino, Libertango, la serie Las cuatro estaciones porteñas, Tristezas de un Doble A, Soledad, Muerte del Angel, Tanguedia, Violentango, Tango apasionado e molti altri, a cui si aggiungono le numerose colonna sonore ma anche una stupenda opera teatrale, Maria di Buenos Aires. Oggi Piazzolla è ritenuto a tutti gli effetti uno dei più grandi compositori del Novecento e gode di stima e fama in tutto il mondo. Le sue composizioni sono interpretate da grandi orchestre, da famosi musicisti classici e da numerosi jazzisti. Con la sua opera, il passionale musicista argentino ha dimostrato che il tango può essere un’espressione eterna dello spirito umano. Malato di cuore, Astor Piazzola si è spento il 4 luglio del 1992.
Las Cuatro Estaciones Porteñas
Gianni Rainoldi
Un confronto tra le quattro stagioni di Vivaldi e Piazzolla A volte, per trovare la strada di casa bisogna allontanarsi dalle proprie radici. È quanto fece Astor Piazzolla nel 1953, partendo da Buenos Aires per andare a studiare a Parigi con Nadia Boulanger. A quell’insegnante straordinaria bastò sfogliare le innumerevoli pagine sinfoniche che il nuovo allievo argentino le aveva portato per accorgersi che erano ben scritte, ma niente di più: in un punto ricordavano Stravinskij, in un altro Ravel o Bartók… Ma dove si nascondeva Piazzolla? Per trovarlo, sottopose il timido trentenne a un lungo interrogatorio e scoprì che, oltre a dedicarsi a scrivere pezzi accademici, suonava tango nei cabaret. Rosso di vergogna, Piazzolla eseguì per Mademoiselle Boulanger quei pezzi che componeva per i locali notturni ed essa, entusiasta, esclamò: “Cretino, ma questo è il vero Piazzolla!” Dopo diciotto mesi di lezioni, imparò il contrappunto severo e trovò la sua personalità artistica: era pronto per tornare in patria e far nascere il “nuevo tango”. La formazione eclettica di Piazzolla si riflette nel suo stile, che combina elementi del tango, del jazz, della bossa nova e della musica colta: un esempio tipico sono le sue Cuatro Estaciones Porteñas, composte separatamente tra il 1964 e il 1970. Sin dal titolo esse richiamano Le quattro stagioni di Vivaldi che allora come oggi erano estremamente popolari, in Argentina come in Italia. La fortuna di quei
concerti per violino, archi e basso continuo non è certo recente: risale infatti a quasi trecento anni fa quando, nel 1725, furono pubblicati all’interno della raccolta Il cimento dell’armonia e dell’inventione. Della sterminata produzione vivaldiana, che comprende più di settecento titoli, solo le Stagioni sono riuscite a rimanere in circolazione ininterrottamente fino ai nostri giorni; gli altri lavori furono in-
ghiottiti dall’oblio all’indomani della morte del loro autore, avvenuta nel 1741, per cominciare a riemergere solo due secoli dopo. Le quattro stagioni vivaldiane ci appaiono come una serie di arazzi sonori, in cui le voci degli strumenti si intrecciano come tanti fili colorati, a ricreare le scene caratteristiche di ogni periodo dell’anno. La loro straordinaria fortuna probabilmente
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risiede in quella forte dimensione descrittiva, resa esplicita sin dalla prima edizione con la pubblicazione dei sonetti posti in testa alla musica e dalle didascalie inserite in partitura, che segnalano precisi riferimenti extramusicali (per esempio l’entrata in scena degli ubriachi nel primo movimento dell’Autunno). Il talento del “Prete rosso” si palesa nella capacità di adattare la struttura del concerto barocco con strumento solista a fini descrittivi. Come di consuetudine, ogni concerto inizia e finisce con un movimento dall’andamento vivace, in cui si alternano episodi dominati dal violino solista ad altri, chiamati ritornelli, in cui è protagonista la massa orchestrale: Vivaldi usa questi ultimi per evocare il clima generale di ogni stagione, mentre con gli episodi solistici introduce personaggi o situazioni puntuali. L’Allegro non molto che dà avvio all’Estate mostra tale divisione in modo chiaro: nel ritornello iniziale l’assenza di melodia e l’abbondanza di pause ricreano il senso di spossatezza che si prova nelle giornate afose, mentre negli episodi solistici il violino incarna via via un cuculo, una tortorella e un cardellino, e infine un villanello. Anche i movimenti centrali seguono la tradizione del concerto barocco e sono sfruttati per ritrarre scene statiche, come quella di un interno domestico nel Largo dell’Inverno: fuori piove, i violini imitano il delicato picchiettio delle gocce sulle fine-
stre, mentre dentro casa il fuoco suscita allegria, come dimostra la calda melodia del violino accompagnata dagli archi gravi. Questo stesso quadro è esposto in modo fugace nel finale dell’Invierno porteño di Piazzolla come un ammiccamento a Vivaldi, perché Buenos Aires, la città dei porteños (appellativo che definisce proprio gli abitanti della capitale argentina), è umida quanto Venezia. Las Cuatro Estaciones Porteñas, composte per quintetto di bandoneón, violino, pianoforte, chitarra elettrica e basso, furono presto arrangiate per orchestra; ognuna di esse si svolge in un unico movimento che possiede tuttavia la stessa ricchezza di idee dei modelli vivaldiani. Piazzolla, a differenza del collega barocco, non aveva intenzioni descrittive: sarebbe inutile cercare nelle sue pagine il soffio del vento tra le fronde dei jacarandá o le grida dei bambini che giocano a pallone nelle piazze; si tratta piuttosto di musica astratta, un esempio del tango di tipo “nuevo”, ideato per essere ascoltato e non ballato. Le Estaciones Porteñas, infatti, ritraggono paesaggi interiori, mentre Le quattro stagioni mettono in scena il confronto dell’uomo con la natura. Confronto che,
secondo Vivaldi, è pacifico durante le stagioni di mezzo: nella Primavera la musica è un rincorrersi di scene pastorali, che culminano in una danza dal colore rustico in cui gli strumenti gravi imitano le zampogne; nell’Autunno, il primo movimento è una festa contadina, il secondo ritrae gli ubriachi che dormono e il terzo ricrea le fanfare e i richiami dei corni che si odono durante la caccia. Piazzolla ha invece una visione diversa: la Primavera è carica di elettricità, come conferma l’inizio in stile fugato, con il suo tema sincopato tipico del tango; l’Otoño, molto malinconico, si apre con la ripetizione di
un suono rauco, che imita il verso della cicala. La stagione fredda trova d’accordo i due compositori: le loro pagine si ricoprono di una coltre di brina e di desolazione, pur racchiudendo momenti di tenerezza struggente e altri di grande vivacità. La stessa consonanza di fondo si nota nella loro rappresentazione dell’estate, piena di tensione: tutto il concerto di Vivaldi è nervosamente proteso verso la tempesta che deflagra nel finale; il Verano di Piazzolla, a sua volta, è percorso da un tema spigoloso che, con il suo carico di dissonanze, semina inquietudine.
Ascolta Las Cuatro Estaciones Porteñas
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Carla Fracci, la Stella della danza Paolo Bassi Lo scorso mese ci ha lasciati Carla Fracci, un mito assoluto della danza. Nei suoi settant’anni di carriera ha danzato nei più importanti teatri del mondo, affiancata da altrettante star come Nureyev, Baryšnikov e Bolle, portando in scena oltre duecento personaggi in grandi opere, fra le quali ricordiamo Romeo e Giulietta di Prokof’ev (che La Filarmonica eseguirà nel Concerto d’Estate del 4 luglio), Concerto barocco, Les demoiselles de la nuit, Il gabbiano, Pelléas et Mélisande, Il fiore di pietra, La sylphide, Coppelia, Il lago dei cigni, Giselle. Nata a Milano da una famiglia modesta (padre tranviere e madre operaia), da bambina sognava di aprire un negozio di parrucchiera. Furono alcuni amici di famiglia a suggerire ai genitori di iscriverla a una scuola di ballo, per i suoi movimenti aggraziati al ritmo della musica. La sua avventura iniziò nel 1946, quando la direttrice della scuola di danza del Teatro alla Scala disse: “prendee anca questa, la ghà un bel faccin”. Fu una scelta azzeccata. Nel 1954 il diploma, un anno
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dopo il debutto nella Cenerentola, nel 1958 il ruolo di prima ballerina. Dopo il Piermarini, dal 1967 danzò all’American Ballet Theatre, poi con varie compagnie straniere, dal London Festival Ballet al Royal Ballet, dallo Stuttgart Ballet al Royal Swedish Ballet. Nel 1964 il matrimonio con il regista Beppe Menegatti, che l’ha diretta in numerosi spettacoli. Dopo aver volato su innumerevoli palcoscenici e aver vinto tutti i premi possibili, fino all’ultimo ha sempre avuto voglia di mettersi in gioco guardando sempre avanti. A lei il merito di aver portato la danza classica fuori dai teatri, facendola conoscere al grande pubblico. Ricordiamo le sue esibizioni in TV al fianco di Heather Parisi e delle gemelle Kessler, o la partecipazione nel 2009 al tour di Renato Zero negli stadi. Di recente aveva partecipato a un documentario sul balletto al Teatro alla Scala, in una carriera mai conclusa perché strettamente connessa alla sua vita. Fonti: corriere.it, biografie.net
LA FILARMONICA
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LUTTO Pietro Galbiati
Tutta la famiglia della Filarmonica ricorda con affetto Umberto Ramezzana e Marisa Lattuada, mamma e papà dei nostri musicanti Stefano e Andrea e affettuosi nonni di Giorgio.
Consiglio Direttivo Alessandro Bagnaschi - Presidente Paolo Bassi e Giuseppe Comincini - Vice Presidenti Ornella Zattin - Segretaria Mauro Bianchi - Economo e Vice Maestro Ivan Silvio Bassini
Annamaria Cittadinetti
Luigi Belloni
Alessandro Miragoli
Giorgio Borghi
Lidio Mor
Francesco Broglio
Francesco Ragona
Andrea Capelli
Emanuele Rainoldi
Responsabili Scuola di Musica “Corrado Abriani” Annamaria Cittadinetti Ornella Del Pero Pina Paladino Marnati
Indirizzo e contatti:
Le più sentite condoglianze da tutti i musicanti e lo staff della Filarmonica al musicante Gianni Colombo per la perdita della moglie Canzianilla Bonati. La Filarmonica desidera esprimere la propria vicinanza a Rita e Roberto Ardagna per la dolorosa scomparsa della mamma, la signora Rosaria Amodeo. I musicanti, i dirigenti e lo staff della Filarmonica desiderano esprimere il loro cordoglio per la scomparsa di alcuni amici e sostenitori della banda: Antonio Montanara, la Signora Agnese Maestrone ved. Vaghi, Silvano Andreoni del Bik Café e la Signora Emiliana Nosenzo. Sentite condoglianze ai loro cari.
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Concerto di San Pietro
Abbiategrasso, San Pietro, ex oratorio di Via Curioni
LUGLIO Domenica 4 - Ore 21.00
Concerto d'Estate - Suite d’autore
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Abbiategrasso, Quadriportico di Santa Maria Nuova
CONCERTO DI SAN PIETRO
INDICE:
Ex oratorio di Via Curioni - Abbiategrasso Domenica 27 giugno 2021 - ore 21.30
CONCERTO D’ESTATE 1 2
PROGRAMMA
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Fighting Falcon March
LaFilarmonica
Junior Band
Todd Stalter
Spicchi di normalità (editoriale del Direttore) 1846-1921: 175 anni di presenza attiva (editoriale del Presidente) Programma del Concerto d’Estate Guida all’ascolto
DENTRO LA FILARMONICA
Foxwood Overture
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Anne McGinty
Clarinet Caravan
La Scuola di Musica C. Abriani La costruzione del nostro futuro
CRONACHE DALLA BANDA
John Edmonson
8 9
La primavera della Filarmonica Commemorazioni del 25 aprile e del 2 giugno 10 Tornano i “giri delle cascine” 11 Rivivi il Concerto d’Autunno
Aztec Sunrise John Edmonson
Estratti dalla Sinfonia n.9, “Dal Nuovo Mondo” Antonin Dvorak - Arr. Luca Ragona
RUBRICHE E APPROFONDIMENTI
Mystic Legend
12 Il cinema racconta la musica Whiplash di Damien Chazelle 13 Che sport pratichi? Suono in Filarmonica! 14 Franco Battiato e la sperimentazione nell'opera lirica 15 Astor Piazzolla, l'inventore del nuevo tango 16 Las Cuatro Estaciones Porteñas Piazzolla e Vivaldi a confronto 18 Carla Fracci, la Stella della danza 19 Prossimi appuntamenti 19 Notizie in breve 20 Programma del Concerto di San Pietro
Anne McGinty
Deborah’s Theme
Ennio Morricone - Arr. Luca Ragona
Stony Creek March Anne McGinty
Direttore: Luca Ragona
Yorckscher Marsch
Four Winds Overture, op. 43 Robert Sheldon
The New York Hippodrome March
John Philip Sousa
Yorkshire Ballad James Barnes
Athletic Festival March, op. 69
Sergej Sergeevič Prokof’ev - Arr. Richard Franko Goldman Direttore: Dario Garegnani
LaFilarmonica
Ludwig van Beethoven - Arr. Philip Sparke
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La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione del Concerto di San Pietro e del Concerto d’Estate
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