Giugno 2013
n. 51
LA FILARMONICA È…
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Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA
Due secoli fa nascevano due grandi geni della musica: Giuseppe Verdi e Richard Wagner. Due uomini differenti per provenienza (uno italiano e l’altro tedesco), differenti le loro concezioni estetiche ed artistiche sul ruolo del melodramma, ma entrambi personaggi chiave della cultura europea ottocentesca. Le loro opere costituiscono ancora oggi il repertorio più significativo nei cartelloni teatrali di tutto il mondo, a dimostrazione di quanto ancora il melodramma tenga testa ad altri generi musicali più o meno recenti. La Filarmonica vuole così rendere omaggio a questi due grandi maestri che, “piegando le note al voler dell’idea”, ci hanno lasciato una eredità e un patrimonio di inestimabile valore. Carlo Zappa
www.bandafilarmonica.it
Verdi
vs.
Wagner
Venerdì 14 giugno 2013 - ore 21
CONCERTO DI GIUGNO Quadriportico Basilica S. Maria Nuova - Abbiategrasso (MI)
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COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA
Concerto di Giugno PRIMA PARTE
Giuseppe Verdi
Oberto conte di San Bonifacio (Sinfonia)
Richard Wagner
Lohengrin (Preludio atto III) Attila (Preludio)
Giuseppe Verdi
Aida (Coro - Marcia Trionfale - Ballabili)
Giuseppe Verdi
La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione del Concerto di Giugno. In caso di maltempo il concerto si terrà nella Basilica di Santa Maria Nuova. Con il patrocinio della
SECONDA PARTE
Pierre Bigot
Carte postale d’Ukraine Tre capricci per Banda
Henk van Lijnschooten Jacob de Haan
The Saint and The City
Città di Abbiategrasso
Direttore CARLO ZAPPA Quest’anno Banda Filarmonica ha avviato una serie di nuove iniziative che si affiancano all’attività ordinaria, perno della vita dell’associazione, con l’obiettivo dichiarato di sviluppare ulteriormente la propria presenza sul territorio e di offrire ai propri associati la possibilità di arricchire il bagaglio di esperienze artistiche sperimentando anche forme diverse. Tra queste mi piace ricordare in particolare: - La costituzione della formazione “Junior Band”, composta da allievi della scuola “Corrado Abriani” ormai prossimi al completamento del percorso formativo insieme a giovani componenti dell’organico ufficiale di Banda Filarmonica e diretta dal Maestro Carlo Zappa, che si prefigge di migliorare la capacità di suonare insieme favorendo anche la condivisione di metodo e stile attraverso un impegno continuativo e costante; - L’esperienza della formazione “Big Band”, sempre diretta dal maestro Carlo Zappa, nelle cui fila troviamo componenti dell’organico di Banda Filarmonica oltre a musicisti provenienti da altre esperienze, che vuole favorire la voglia di confrontarsi con esperienze diverse per arricchire il proprio bagaglio artistico e culturale; - L’organizzazione della masterclass di trombone, svoltasi nello scorso mese di aprile pres-
so la sede di Filarmonica e tenuto dal Maestro Matteo De Luca, che gli abbiatensi hanno potuto conoscere nel nostro Concerto di Novembre durante il quale si esibì in qualità di trombone solista. La masterclass, aperta a musicisti della zona e non solo, ha visto una buona partecipazione e abbiamo ottenuto soddisfacenti riscontri; - L’organizzazione presso la nostra città dell’Assemblea Provinciale di ANBIMA, svoltasi nello scorso mese di aprile presso la Sala Consigliare del Castello Visconteo. A questo evento hanno partecipato oltre 60 rappresentanti delle Bande presenti nella provincia di Milano. Come detto, queste sono alcune delle nuove iniziative poste in essere che ci auguriamo contribuiscano a mantenere vivo l’interesse nei confronti di Banda Filarmonica, che vuole sempre più porsi come interlocutore privilegiato per chiunque voglia parlare di musica e cultura nel territorio. Naturalmente l’impegno profuso per rendere operative queste iniziative non deve in alcun modo sacrificare l’attenzione all’attività tradizionale di Banda Filarmonica che, oltre a rendere sempre più importante il legame con il nostro territorio, ci permette di proporci in modo 3
credibile ai nostri interlocutori in virtù dell’esperienza maturata e della professionalità del nostro maestro, dei nostri musicanti e degli insegnanti della scuola “Corrado Abriani”. Sono convinto del fatto che proprio questo legame con la nostra attività, per così dire ordinaria, sia il punto di forza delle nostre possibilità di ottenere riscontri positivi alle proposte di nuove iniziative. I lusinghieri risultati ottenuti negli anni e la storia della Filarmonica di Abbiategrasso sono il miglior biglietto da visita che si possa esibire e la scommessa che deve impegnare tutti noi è proprio quella di coniugare al meglio la tradizione con le nuove proposte. Abbiamo un importante patrimonio di esperienze e tradizione da tutelare e rafforzare: ognuno di noi deve sentirsi impegnato in prima persona a salvaguardare questi valori che ci sono stati tramandati da chi ci ha preceduto all’interno dell’Associazione, con l’unico scopo di perseguire il meglio per Banda Filarmonica in collaborazione con gli altri associati, indipendentemente dal ruolo ricoperto da ciascuno. Alessandro Bagnaschi
GUIDA ALL’ASCOLTO Giuseppe Verdi
Oberto conte di San Bonifacio (Sinfonia)
La grande peculiarità di quest’opera sta nel fatto di essere la prima opera di Giuseppe Verdi rappresentata in quello che all’epoca si chiamava “Imperial Regio Teatro alla Scala” il 17 novembre 1839. I recensori dell’epoca, ovviamente ignari del luminoso avvenire di quel giovane, sottolinearono però come, considerati i buoni spunti, qualora il giovane si fosse mantenuto sulla buona strada tracciata da precursori come Rossini e Bellini, avrebbe potuto avere una buona carriera. Oberto è un dramma in due atti su libretto di Temistocle Solera ambientato nel 1228 a Bassano, nel castello di Ezzelino e nelle sue vicinanze. Il giovane conte Riccardo deve sposare la sorella di Ezzelino da Romano, Cuniza. Tuttavia, ingannando l’amico Oberto, ne seduce la figlia Leonora. Scoperto il tradimento, Oberto convince Leonora a recarsi da Cuniza per rivelarle la verità e smascherare il seduttore. Sconvolta dal racconto di Leonora, Cuniza decide di rinunciare a Riccardo, che sarà così costretto alle nozze riparatrici. Ma Oberto non è soddisfatto di tale soluzione: sfida il giovane a duello e lo uccide. Per Leonora altro non resta che ritirarsi in convento.
Richard Wagner
Lohengrin (Preludio atto III)
Lohengrin è considerato un’opera di sintesi: il suo tema presenta analogie con quello de L’Olandese volante, alcuni particolari rimandano al Tannhäuser, e la redenzione che si av-
Giuseppe Verdi
verte e domina talune emozioni anticipa l’Anello del Nibelungo e il Parsifal. Nasce da un ciclo di leggende medievali del Nord Europa, ed il dramma coinvolge nella musica la poesia bretone, le gesta che rimandano ad Artù, il mondo sfumato di Tristano e Isotta, di Parsifal. Ambientato nel ducato di Brabante, sulle rive della Schelda, mostra le gesta di Lohengrin, cavaliere del cigno, uomo che figura tra i custodi del Santo Graal; suo padre è Parsifal, uno dei cavalieri della Tavola Rotonda. Egli giunge su un vascello trainato da un cigno per salvare Elsa, ingiustamente accusata di fratricidio; la sposa ma, tradito dalla curiosità della stessa donna (con una modalità che ricorda il mito di Amore e Psiche), deve tornare al castello di Monsalvat dal quale proviene, ma non prima che Goffredo, fratello di Elsa, sia restituito alla sua vita. Il preludio al terzo atto ci presenta il corteo nuziale di Elsa e Lohengrin.
Giuseppe Verdi
Attila (Preludio)
Opera in un prologo e tre atti la cui stesura del libretto fu iniziata da Temistocle Solera e completata da Francesco Maria Piave e Andrea Maffei; la prima rappresentazione fu a Venezia, al Teatro “La Fenice”, il 17 marzo 1846. Attila, re degli Unni, occupa l’Italia, giungendo quasi fino a Roma: si fermerà solo dinnanzi alla ferma resistenza di Papa Leone I. Al seguito di Attila è Oldabella, salvatasi dopo la distruzione di Aquileia, dove ha perduto il padre e l’amato Foresto. Quest’ultimo è riuscito tuttavia a salvarsi e raggiunge l’accampamento di Attila progettando, insieme al generale romano Ezio, di assassinare il re degli Unni. Al campo degli Unni, Foresto ritrova anche Odabella, ella pure intenzionata ad uccidere il tiranno per vendicare il padre ed i suoi concittadini. Odabella sventa il piano di Foresto - che viene imprigionato - poiché vuole essere la sola vendicatrice del suo popolo. Attila, in segno di gratitudine, le dona il prigioniero e
Richard Wagner
annuncia la decisione di sposarla. Odabella però fugge nel campo romano dove Attila la raggiunge, trovandosi circondato dagli avversari: in questa circostanza drammatica Odabella infine riuscirà ad attuare i suoi propositi, colpendo a morte il feroce Attila.
Giuseppe Verdi 4
Aida (Coro - Marcia Trionfale - Ballabili)
Forse l’opera più nota di Giuseppe Verdi, venne composta per l’inaugurazione del Canale di Suez ed ebbe la sua prima al Teatro dell’Opera del Cairo il 24 dicembre 1871 (Verdi ne ottenne il titolo di Commendatore dell’Ordine Ottomano). In quegli anni Verdi auspicava un rinnovamento dell’opera lirica perché fosse libera dagli schemi in cui si era a poco a poco imprigionata impoverendosi; l’occasione di questo inconsueto soggetto egiziano gli diede l’opportunità di creare un dramma musicale vivido e incisivo, in cui fondere tradizione e rinnovamento e proseguire così nel suo percorso di approfondimento della psicologia dei personaggi, iniziato quasi vent’anni prima con La Traviata. Verdi dipana con estrema lucidità il groviglio di passioni e di conflitti senza mai perdere di vista le personalità individuali che lo compongono. Alla popolarità di Aida hanno contribuito pagine fastose come la Marcia trionfale o romanze tradizionali come Celeste Aida; ma il suo successo non risiede nella relativa facilità del linguaggio musicale, quanto nell’elevata tensione drammatica. In Aida stili eterogenei e talvolta contrastanti si fondono con abilità e leggerezza; e, grazie ad una scrittura più consape-
Pierre Bigot
vole e meditata, l’ascoltatore può concedersi il pieno abbandono alle avventure dell’invenzione e alla fecondità melodica.
Pierre Bigot
Carte postale d’Ukraine
Questo pezzo originale per banda del francese Pierre Bigot ci trasporta direttamente nelle terre dell’Est, mantenendo il tipico tono malinconico della musica di quei luoghi; esso trae ispirazione dalle antiche tradizioni orali dei byliny (poemi narrativi epici) e delle dumka, lunghe ballate liriche che celebravano la gloria dei cosacchi.
Henk van Lijnschooten
Tre capricci per Banda
Il “capriccio” è un tipo di composizione caratterizzato da una certa libertà nella realizzazione; molto in uso nel XVII secolo, ricorre comunque in tutta la storia della musica con pezzi sia per strumenti solisti sia per formazioni orchestrali. Composto appositamente per una formazione bandistica, questo pezzo è diviso in tre sezioni dal carattere differente; ognuna mette in evidenza aspetti e potenzialità dell’organico che lo esegue.
Jacob de Haan
The Saint and The City
Questo lavoro si basa su un mito ben noto nella città di Zwolle, in Olanda: nelle acque cir-
Henk van Lijnschooten
costanti viveva un drago che regolarmente diffondeva il terrore minacciando di distruggere la città e obbligando gli abitanti a placarlo tramite sacrifici umani. La situazione perdurò finché un giovane cavaliere, decapitando il mostro con la sua spada, salvò la città. Da quel momento l’immagine dell’arcangelo Michele (il cavaliere della leggenda) che combatte il drago, simbolo dell’ingiustizia e del male, si diffonde ovunque. Per questa composizione la melodia dell’inno Laudate Dominum è stata scelta come tema centrale per l’arcangelo, mentre il drago si riflette in una serie di accordi che suscitano inquietudine. Il finale, che evoca chiaramente il suono delle campane, riporta ad un’atmosfera di pace e liberazione. A cura di Paola Magnaghi
Jacob de Haan 5
WERDI Difficile immaginare due personaggi e due mondi più distinti dei microcosmi “Verdi” e “Wagner”; veramente pochi infatti sono gli elementi in comune tra questi due titani della musica europea del XIX secolo. Tra di essi, l’anno di nascita ed il fatto di aver estasiato, trascinato, e diviso folle ed opinione pubblica con le loro composizioni. Non si scrissero e non si incontrarono mai, ma si scrutarono a distanza, forse consci di un’incompatibilità insuperabile. Erano però perfettamente consapevoli dell’esistenza reciproca: Verdi menzionò Wagner in numerose lettere, riconoscendone il valore artistico (con la sola riserva per il Lohengrin); il tedesco “ricambiò” fuggevolmente due sole volte: in una lettera a Liszt e in occasione di un Trovatore a Dresda (senza però mai chiamarlo per nome). Caratterialmente, al solido e lavoratore Verdi, che componeva Falstaff mentre contrattava la vendita della legna della sua tenuta di Sant’Agata, si contrappose il “filosofo” Wagner, convinto di avere diritto, in quanto pervaso dal sacro fuoco dell’arte, ad essere sostenuto e finanziato da generosi mecenati (nota è la vicenda del suo soggiorno presso il giovane re di Baviera Ludwig). L’emiliano Verdi ebbe due sole compagne di vita: la compaesana Margherita Barezzi, che morì giovanissima, e la cantante Giuseppina Strepponi, che il compositore difese in ogni modo dalle malelingue dei benpensanti. Diverse furono invece le “avventure” di Wagner, che non trovò “pace” nemmeno con l’adorante Cosima, figlia di Listz (peraltro sottratta all’amico e collaboratore von Bülow). Dal punto di vista politico, all’impegnato Wagner, che scrisse molto e si espose in prima persona sulle barricate del 1848, si contrappose il più quieto Verdi, che solo in
VS.
VAGNER
un più tardo periodo si interessò alla vita politica, diventando peraltro senatore del neonato Regno d’Italia. Come nella vita, questi due titani si distinsero anche nella concezione musicale e nel modo di vivere il teatro. L’italiano Verdi, erede di una grandiosa tradizione operistica, mosse i suoi primi passi nella venerazione di Rossini, Bellini, Donizetti. Pur adottando nella sua lunga carriera un proprio stile e, in un certo senso, scardinando da dentro la tradizionale concezione operistica, non si ritenne mai un rivoluzionario o un vate da seguire. Wagner, al contrario, aveva l’obiettivo di creare, con le sue opere, un nuovo genere non solo musicale, l’“opera d’arte totale” (Gesamtkunstwerk), che peraltro avrebbe “rivelato” la superiorità dell’arte e cultura tedesche (non vogliamo qui aprire pagine più dure, ma è nota l’ammirazione di Hitler per il lavoro di Wagner, il quale peraltro mai nascose il proprio antisemitismo e razzismo). Diversi loro, come diverso era il teatro musicale dei rispettivi paesi. Abbiamo citato i grandi precursori di Verdi, ma loro stessi si erano inseriti in una tradizione che affondava le sue radici all’inizio del XVII secolo, quando con l’Orfeo di Monteverdi si diede
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“ufficialmente” inizio all’avventura dell’opera italiana, apprezzata per il bel canto, per i virtuosismi e per le musiche di accompagnamento. Wagner invece aspirava alla creazione di una “vera” opera tedesca: fino a quel momento l’esponente principale (considerato fondatore) del teatro in musica tedesco, Carl Maria Von Weber, autore di Freischütz ed Euryanthe, aveva fatto grande uso del Lied e del Singspiel (che alterna parti cantate e parlate). Verdi cominciò quindi la sua carriera restando perfettamente nei binari della tradizione di un’opera a numeri chiusi (arie - duetti quartetti - cori...), teorizzata dagli studiosi dell’epoca con la definizione di “solita forma” (cit. Abramo Basevi); col passare degli anni però, modellò le norme a proprio piacimento per esigenze teatrali e di scena, avvicinandosi in qualche modo al mondo del “rivale”, consapevole del fatto che arie e recitativi non bastavano più (è nota la sua uscita: “Io non sono mica uno che scrive pezzi e arie, io compongo un dramma in musica!”). Amonasro in Aida, nella scena con la figlia, non ha un’aria, senza che ciò noccia allo spettacolo. Inoltre, Verdi ebbe la capacità di attingere dalle culture di altri paesi: dal teatro in musica francese, ad esempio, prese l’idea di inserire dei balletti nelle proprie opere, accompagnandoli con musiche ad hoc (in I Vespri Siciliani, o ancora nella stessa Aida). Musicalmente, è ormai il momento di svincolare Verdi da rapidi giudizi: ben lungi dall’essere compositore adatto solo allo “zum-pa-pa”, era in grado di sottolineare in maniera espressiva ogni momento delle proprie opere. Di Wagner è invece notissimo l’uso dei leitmotiv (motivi conduttori) e la sapiente ela-
La Marcia Trionfale di 'Aida' all'Arena di Verona
borazione armonica e tematica; egli ha sfruttato cromatismi e relazioni armoniche che cominciavano a destabilizzare il sistema tonale precostituito; come tutti i tedeschi inoltre era in grado di elaborare, da poco materiale musicale, ore e ore di musica di altissimo livello. Per quanto riguarda la tecnica dei leitmotiv, in ogni opera se ne contano più di 50, legati a personaggi, stati d’animo, oggetti sacri. Un’altra importante caratteristica è l’orchestrazione e l’uso dei timbri e degli impasti sonori, sfruttando anche strumenti “popolari” come l’oficleide, l’euphonium, il corno alpino. Diversi anche i temi e le fonti: è sicuramente più eterogeneo il teatro di Verdi, che per le sue fonti spazia da Shakespeare ai contemporanei Hugo e Dumas (Rigoletto e La Traviata), ma prende anche spunto da fatti storici e politici (componendo ad esempio I Vespri Siciliani). Wagner invece, si affida quasi completamente alle saghe ed alle leggende nordiche, dalle quali spera di trarre linfa per un teatro che sia interamente germanico.
Un’ulteriore differenza tra i due riguarda la stesura dei libretti: Giuseppe Verdi si avvaleva di librettisti di professione (tra i maggiori Francesco Maria Piave, autore di Rigoletto e La Traviata e Temistocle Solera, coartefice del primo grande successo, Nabucco), coi quali intratteneva fitti rapporti epistolari, necessari a “plasmare” anche il testo secondo la sua volontà. Wagner, al contrario, scriveva da sé i propri; oltre a questo, interveniva in modo massivo su ogni aspetto della messinscena, dalla scenografia ai costumi. A lui si deve la costruzione del teatro di Bayreuth, un vero “tempio” wagneriano nel quale solo con Arturo Toscanini poté metter piede un direttore non teutonico. Non c’è probabilmente miglior modo per capire quanto entrambi abbiano influito, seppur in modo diverso, sulla storia e sull’evoluzione della musica. Ecco pertanto di seguito un breve elenco di pezzi con i quali entrare nel loro mondo.
Verdi
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La Traviata - Preludio agli atti I e III Non traggano in inganno i tempi di danza e l’apparente frivolezza: è sufficiente ascoltare l’incipit dei due preludi per capire che la vicenda non potrà concludersi che in tragedia: ad introdurci nella vita della mondana Violetta è infatti un accordo agghiacciante. Quattro pezzi sacri Scritti in momenti diversi, si possono separare in due dittici: il primo formato da Ave Maria e da Laudi alla Vergine Maria, per voci a cappella (omaggio alla polifonia) e il secondo dallo Stabat Mater e dal Te Deum. Verdi era interessato ai Te Deum di Henry Purcell e Tomas Louis da Victoria e al canto gregoriano; infatti il Te Deum inizia con un’intonazione gregoriana, cioè con un suono di tale purezza in contrasto con l’esplosione di orchestra e coro che seguirà, dando voce alla pura gioia. Particolarmente legato a questo pezzo, Verdi chiese che il manoscritto fosse posto nel feretro sotto il suo capo. Messa da Requiem Come scrisse Verdi (che si definiva “un po’ ateo”) all’editore Ricordi, è “un grande appello all’Eterno Padre, nel tentativo di superare il grido di disperazione davanti alla morte, per ritrovare l’anelito di vita che diventa silenziosa e accorata preghiera: Libera me Domine”. Scritta per onorare la memoria di Alessandro Manzoni, ebbe la sua prima nel 1874.
Wagner Tannhäuser - Coro dei Pellegrini L’amore sacro e l’amore profano, leggende nordiche, cristiane e personaggi d’altre mitologie (Venere) animano una delle opere più appassionate di Wagner. Tristano e Isotta
Una scena di 'Parsifal'
Liebestod (amore e morte) è la drammatica aria finale, climax dell’opera; Isotta muore sul corpo di Tristano. Le tensioni armoniche, la trama febbrile delle polifonie, il colore strumentale, il cromatismo esasperato e il giro delle modulazioni lo rendono punto di riferimento per l’evoluzione del linguaggio musicale. Parsifal - L’incantesimo del Venerdì Santo L’atto di redenzione di Parsifal si compie nel quadro di una natura riscattata, tramite l’evocazione scenico-musicale della rinnovata armonia fra natura e creatura. Debussy ne fu affascinato e ne disse “... in nessun punto della sua musica Wagner raggiunge una così serena bellezza come nel preludio del terzo atto… e nell’Incantesimo del Venerdì Santo… È uno dei più bei momenti sonori mai stati eretti a gloria eterna della musica”. Il crepuscolo degli dei - Marcia funebre di Sigfrido Pur essendo un lavoro strumentale, la tecnica compositiva è quella drammaturgica. Il flusso di suoni ininterrotto è un vero poema
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sinfonico senza testo i cui temi principali, il “motivo della purezza” e i “motivi del mondo” erano stati usati nel duetto d’amore di Brunilde e Sigfrido. La marcia funebre riassume la vicenda ed anticipa il tragico finale: il sacrificio di Brunilde, l’Oro del Reno rientrato ove era sempre stato custodito, il crollo del Walhalla con conseguente “crepuscolo” degli dei ed inizio dell’era degli uomini. A cura di Paola Magnaghi
CONCERTO DI NOVEMBRE 2012 UNA NUOVA SFIDA PER LA FILARMONICA Straordinario successo per l’edizione 2012 del Concerto di Novembre della Filarmonica. Il corpo musicale diretto da Carlo Zappa ha preparato un programma decisamente impegnativo ed inconsueto per una banda, ma gli oltre 60 musicisti, in gran parte giovanissimi, hanno mostrato di essere in grado di affrontare sfide ardite. Impressionante poi l’affluenza di pubblico; come già da alcuni anni, diverse persone hanno dovuto assistere allo spettacolo in piedi. Tra i molti intervenuti, il Sindaco, sig. Pierluigi Arrara e l’Assessore Daniela Colla, il Presidente del Consiglio Comunale sig. Adriano Matarazzo, mons. Paolo Masperi, il Presidente provinciale ANBIMA sig. Enzo Masutti e la sig.ra Maria Teresa Abriani. Dopo l’esecuzione dell’Inno di Mameli, la prima parte si è aperta con Tales of the bay, un originale per banda che racconta quattro importanti episodi della storia americana. Fin dalle prime note (un perfetto unisono di flauti accompagnato da un tamburo “in lontananza”) si è capito che la serata avrebbe riservato momenti indimenticabili. Il secondo pezzo ha visto la partecipazione dell’atteso ospite Matteo De Luca, giovanissimo trombonista nato a Magenta ed attuale primo trombone dell’Orchestre de la Suisse Romande, che nonostante l’età ha già un curriculum di tutto rispetto tra concorsi vinti (tra i quali quello per primo trombone alla Royal Philarmonic di Londra) e partecipazioni come trombone ospite nelle più grandi orchestre italiane ed internazionali (tra cui l’Orchestra del Teatro alla Scala). De Luca ha eseguito Blue Bells of Scotland, un brano di Pryor che esalta le capacità espressive del trombone alternando momenti più lirici ed espressivi ad altri che evidenziano
movimenti più delicati ed elegiaci, sia nei “pieni”; ciascuna sezione ha dimostrato di avere la grandissima delicatezza e la potenza espressiva richieste dalla sinfonia. Uno dei “segreti” della Filarmonica, oltre al fatto di poter contare su musicisti appassionati e ben formati dalla Scuola di Musica, è senza dubbio la capacità di Carlo Zappa di tirar fuori il meglio da ciascuno e di interagire con i suoi bandisti in un modo quasi simbiotico. Questo è stato il 20° Concerto di Novembre diretto da Carlo Zappa: la Filarmonica ha voluto ringraziare e celebrare con un omaggio e una pioggia di palloncini colorati colui che in vent’anni si è dimostrato non solo un valentissimo direttore, ma anche un amico. A seguire, il richiestissimo bis e di nuovo applausi per la Filarmonica, Carlo Zappa e Matteo De Luca.
la tecnica perfetta dell’esecutore. La Filarmonica ha accompagnato da par suo il solista, che al termine del brano è stato lungamente applaudito. Al termine della prima parte sono state presentate quattro ragazze che hanno preso parte per la prima volta al Concerto di Novembre: Fabiana Belloni e Giulia Dusi al clarinetto sib, Michela Re al clarinetto mib e Nadine Lafirenze al corno francese. La seconda parte prevedeva l’esecuzione dell’intera Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák. Si è trattato di una vera sfida, come ha sottolineato lo stesso Direttore Carlo Zappa al termine del concerto. Una sfida che la Filarmonica ha affrontato consapevole di avere le capacità per rendePaola Magnaghi re al meglio il carattere - o meglio, i caratteri - che Dvořák ha voluto imprimere alla sua sinfonia più celebre. Tutti i musicisti e tutte le sezioni sono stati ampiamente all’altezza del compito, a partire dal primo movimento, l’Adagio - Allegro molto, passando poi per l’ispiratissimo Largo, basato su melodie impalpabili rese alla perfezione sia dal corno inglese sia da tutti gli altri fiati che davano l’impressione di respirare davvero tutti all’unisono; più giocoso il terzo movimento, lo Scherzo, ispirato allo Scherzo della IX Sinfonia di Beethoven; esplosivo il finale Allegro con fuoco, dominato dal tema principale esposto con decisione dagli ottoni. La Filarmonica si è destregMatteo De Luca e La Filarmonica in 'Blue Bells of Scotland' giata alla perfezione sia nei
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IL MIO PRIMO CONCERTO DI NOVEMBRE La mia avventura all’interno del complesso È stata un’esperienza davvero unica ed bandistico è iniziata nel novembre del 2011. emozionante. Inizialmente non ero molto sicura della scelFabiana Belloni ta che stavo facendo e, se il mio professore di clarinetto delle medie non mi avesse Il 17 novembre 2012 la Filarmonica si è esispinta così tanto, non avrei mai intrapreso bita in Fiera per suonare la Sinfonia n. 9 questo percorso. Non è stato difficile per me ambientarmi, “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák. perché alcuni ragazzi li conoscevo già, ma Era il mio primo concerto: io ero emozionatissima e agitata, soprattutto perché sapevo anche perché le altre persone si sono dimodi avere una parte piuttosto difficile. Ero sestrate sin dall’inizio simpatiche e pronte ad accogliermi, e credo che questo sia uno dei duta in prima fila, proprio davanti al maestro Carlo Zappa. tanti aspetti positivi della banda. Quando In quel periodo suonavo ancora il clarinetto entri a farne parte, tutte queste persone in mi bemolle; eravamo solo 2 in tutta la riescono a farti sentire a tuo agio ed è come banda. se stessi entrando a far parte di una grande Devo dire che era uno strumento abbastanfamiglia. Entrando in banda ho potuto approcciarmi e za complesso, soprattutto perché aveva sempre le parti più difficili. confrontarmi con musica di alto livello, come la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”, suonata La prima parte del concerto era quella che nell’ultimo Concerto di Novembre, comples- mi preoccupava di meno, perché i brani, sa nell’insieme e che presenta temi così Tales of the bay e Blue Bells of Scotland (il differenti. Credo che questo mi permetterà secondo con solista Matteo De Luca), non erano particolarmente difficili. Mi sono divernon soltanto di migliorarmi a suonare il clarinetto, ma anche di capire la musica, non tita molto, specialmente quando “cercavo” di solo leggendola sul pentagramma, ma an- suonare l’Inno di Mameli. Il mio preferito rimane comunque Blue Bells of Scotland. che curando ogni dettaglio, dal suono all’eDurante la sua esecuzione ero molto conspressività; per questo devo ringraziare il centrata e cercavo di dare il meglio di me, mio maestro di clarinetto, Giorgio, per la suonando a più non posso. La stessa cosa, sua pazienza, e il Maestro Carlo Zappa. Credo che il Maestro sia una persona molto ovviamente, anche durante Tales of the bay. allegra e divertente, ma nello stesso tempo Tra la prima e la seconda parte c’è stata una piccola pausa e il momento per me più seria e molto professionale nel suo lavoro. importante era arrivato… Finalmenteee!!! Pur avendo già suonato con la banda in altri concerti, ero particolarmente emozionata, Era giunta l’ora di entrare a far parte ufficialmente della banda, ricevendo un attestato. ma anche un po’ spaventata dal Concerto di Non ero però l’unica a debuttare in questo Novembre. E dopo diverse prove era già arrivato il 17 di novembre… Il concerto era iniziato: anche se la tensione iniziale si era allontanata dopo il primo movimento della sinfonia, quando ho sentito pronunciare il mio nome e mi sono ritrovata davanti a tutte quelle persone ero troppo emozionata per capire che da quel momento avrei fatto ufficialmente parte della Filarmonica. La soddisfazione era tanta per la buona riuscita del concerto e per tutto quello che era sucLe new entries del Concerto di Novembre 2012: cesso quella sera. Nadine Lafirenze, Giulia Dusi, Fabiana Belloni e Michela Re 10
concerto: con me c’erano anche Fabiana Belloni, Giulia Dusi e Nadine Lafirenze. La seconda parte era la più difficile e impegnativa e necessitava di maggior concentrazione. Era arrivato il momento di suonare la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”… Un brano per il quale mi sono impegnata molto durante le prove. Devo dire che ero abbastanza nervosa, perché sapevo che non sarebbe stato facile. Nel bel mezzo dell’esecuzione mi sono fatta prendere dal ritmo e dalla musica: praticamente le dita si muovevano da sole, anche se in alcuni punti ho fatto particolarmente fatica. Ero comunque soddisfatta del risultato, anzi… ero contentissima! Dentro di me provavo un’emozione fortissima. Finalmente ho suonato nel mio primo concerto. Michela Re
Dopo molte prove, che sono iniziate a settembre, il 17 novembre la Filarmonica ha presentato il suo concerto in Fiera suonando Tales of the bay di James Hosay, Blue Bells of Scotland di Arthur Pryor e la Sinfonia "Dal Nuovo Mondo" di Antonín Dvořák. Non è stato il mio primo concerto: avevo già suonato a due altri eventi, ma di sicuro è stato il più importante. Inoltre quella sera mi è anche stato consegnato l’attestato di idoneità della banda; in quel momento ero particolarmente emozionata perché mi sentivo parte del complesso. Sono felice di aver suonato in questo concerto, mi complimento con tutta la Filarmonica per le sue capacità e ringrazio anche il maestro Carlo Zappa. Nadine Lafirenze
ED ORA AVANTI… A TUTTO SWING!!! Per il biennio 2012-2013 il Complesso Bandistico “La Filarmonica” ha deciso di investire in una serie di iniziative artistiche che, ci auguriamo, possano arricchire l’offerta musicale proposta, incuriosendo il pubblico e dimostrando ancora una volta l’ecletticità di una associazione che propone cultura musicale da oltre 160 anni. Una di queste nuove proposte (probabilmente la meno convenzionale per stile e genere) è rappresentata dalla creazione di una Big Band che proporrà il classico swing delle grandi orchestre americane degli anni ’30, ’40 e ’50 (quali ad esempio la grande Big Band di Duke Ellington o le orchestre di Glenn Miller e di Frank Sinatra) senza perdere di vista anche le realtà italiane della stessa epoca, quali l’orchestra di Gorni Kramer. Il progetto nasce come idea già nel 2011, ma prende forma e si concretizza nella seconda metà del 2012 con il coinvolgimento di amici musicisti
esterni che, aderendo con entusiasmo, hanno dimostrato un grande apprezzamento per l’idea ed il genere musicale. La formazione proposta è quella classica della Big Band composta da trombe, tromboni, sax (alti, tenori e baritono), basso, contrabbasso, pianoforte, batteria, chitarra elettrica; la direzione è affidata al maestro Carlo Zappa, già direttore della Filarmonica da oltre 20 anni. Il debutto della band è previsto per la sera di venerdì 19 luglio 2013 (ore 21,00 circa) in piazza Marconi ad Abbiategrasso. Invitiamo tutti gli amanti dello swing ad una serata particolare durante la quale avranno
modo di apprezzare gli sforzi profusi e potranno ascoltare una Filarmonica inedita. Giorgio Borghi
NASCE LA JUNIOR BAND Nell’ottica di un continuo miglioramento e dell’ideazione di nuove iniziative per promuovere l’attività musicale ad ogni livello, la Filarmonica pone una particolare attenzione ai giovani e giovanissimi. Con questo intento è stato quindi lanciato un nuovo progetto circa a metà dello scorso anno, che ha come scopo quello di creare un gruppo che possa anche esibirsi in contesti più snelli rispetto agli appuntamenti che vedono tradizionalmente la banda come protagonista. Nasce così la Filarmonica Junior Band, formata al momento dai “giovani” ragazzi della Filarmonica. Il “giovani” è volutamente evidenziato, in quanto si parla di “giovani”
dal punto di vista musicale e non solo anagrafico. Lo scopo di questa nuova formazione è quello di essere in qualche modo propedeutico all’ingresso effettivo nell’organico principale per coloro che hanno iniziato da poco il percorso di studio dello strumento, affiancati ai ragazzi che invece fanno già parte della banda. In questo modo si tende a creare un gruppo che ha la possibilità di esibirsi in maniera autonoma in certe tipologie di eventi, in una formazione più snella anche numericamente (circa 30 elementi) ed anche di arrivare, al momento dell’ingresso in organico, con un bagaglio di esperienza notevolmente arricchito rispetto a chi non ha avuto questa possibilità, contribuendo a mantenere uno standard qualitativo elevato in ogni fase del proprio percorso musicale. E lo scorso 25 aprile, dopo circa 5 mesi di prove con cadenza bisettimanale, la Junior Band finalmente ha debuttato in pubLa Junior Band al concerto del 25 aprile blico in occasione del
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Concerto della Liberazione tenutosi nel Cortile del Pozzo dell’Istituto Golgi di Abbiategrasso, sotto la guida esperta ed attenta del Maestro Zappa, che in questi pochi mesi, con pazienza e professionalità, ha preparato questa nuova compagine della Filarmonica perché si presentasse al giudizio del pubblico cittadino. Gli applausi ricevuti ci fanno pensare che ancora una volta La Filarmonica ha centrato l’obiettivo e il pubblico ne ha ratificato il successo. La Filarmonica Junior Band non si fermerà a questo primo exploit: il 24 maggio sarà al Teatro Fiera con le Scuole Medie cittadine per esibirsi nell’ambito del concerto di fine anno delle Orchestre “Verdi”, “Vivaldi” ed “Eccellenza”. E questa volta non avranno vicino la formazione della Filarmonica, ma avranno l’occasione di “camminare con le proprie gambe”, guidati dal Vice Maestro Francesco Bellati. Nel prossimo numero sapremo dire se il successo iniziale continua quindi nel tempo, ma siamo sicuri che non potrà essere altrimenti. Stefano Pareti
MASTERCLASS DI TROMBONE Da una chiacchierata con Matteo De Luca dopo il concerto di Novembre, in cui lo abbiamo visto, ma soprattutto ascoltato, nell’esecuzione virtuosistica di Blue Bells of Scotland, nasce l’idea di organizzare come Filarmonica una masterclass per trombone, dove questo ragazzo, di soli venticinque anni, ma già prima voce in numerose orchestre in Europa e nel mondo, possa trasmettere un po’ della sua esperienza e della sua tecnica a chi suona questo strumento. L’idea si consolida e finalmente riusciamo ad impegnarci per due giorni in questa esperienza nella nostra sede. Gli allievi arrivano la mattina del sabato, e subito Matteo… ops, il M° De Luca, chiede: “Cominciamo?”. Si montano gli strumenti e tutti insieme partono con gli esercizi di riscaldamento (warm-up). L’insegnante esegue per primo gli esercizi e gli allievi ripetono; via via gli esercizi sono sempre più impegnativi ma, con i consigli dell’insegnante, dallo studente di conservatorio al ragazzo quattordicenne, tutti riescono a fare quello che viene chiesto. Io ho colto una frase di Matteo che mi sembra indicativa riguardo il tipo di approccio a questa esperienza: “Questo è il lavoro che io faccio quotidianamente, per quello che serve a me e al mio modo di suonare; voi prendete da questo quello che vi serve e createvi il vostro personale metodo di studio per raggiungere i vostri obiettivi”. Si continua quindi fino a che, per forza di cose, è necessario fare una pausa per riposarsi un momento; e allora allievi, Maestro e noi della Filarmonica, ci ritroviamo intorno a un tavolo per uno
spuntino leggero prima di riprendere il lavoro nel pomeriggio. Anche questo fa parte della masterclass: ci si rilassa e si chiacchera di mille cose, si ascolta Matteo che parla della propria esperienza di professionista, o anche solo di ragazzo che ama la musica al punto di farne la sua professione. Ma il tempo scorre e si deve lavorare ancora: allora si riprendono gli strumenti e la lezione continua. Si suona da soli, si fanno esercizi di tecnica, duetti, o prove di sezione di pezzi proposti dall’insegnante o dagli allievi. E sempre l’insegnante è attento, e spiega a ognuno come ottenere dal proprio strumento il suono migliore, che di volta in volta può essere quello più pulito, o più intonato, o raccomanda la cura del ritmo e del tempo, fondamentali per una buona esecuzione. A turno gli allievi si prendono una pausa; a noi sembrano provati quando si rilassano e riposano un momento, ma scopriamo che sono contenti del lavoro che stanno facendo e anche noi ci rilassiamo nel constatare che quello che ci eravamo prefissi organizzando questa esperienza si sta realizzando. Ci si saluta a sera dandoci appuntamento al mattino successivo,
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dove si fa il bis continuando il lavoro allo stesso modo; e dopo l’ultima nota arrivano i saluti finali pranzando ancora insieme e dandoci appuntamento alla “prossima volta”. Ancora una volta la nostra sede si è confermata aperta a chiunque di questa arte ne sia cultore, attivo come musicista o meno, ma anche solo per il piacere di conoscere quale sia il lavoro che sta dietro a quello che siamo solitamente abituati ad ascoltare come prodotto “finito” su un disco o in un teatro. Stefano Pareti
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FRANCO CORELLI - LA NASCITA DI UNA GRANDE VOCE Pubblichiamo in questo numero la prima parte dell’intervista, che proseguirà nel numero di novembre, con Graziano Corelli, secondo cugino del tenore Franco, che con la sua viva voce ci racconta gli inizi della sua carriera artistica, i successi e gli incontri dal personalissimo punto di vista di chi ha condiviso con lui i “dietro le quinte”, non solo della scena, ma anche della vita in particolare dopo il rientro in Italia.
Un'intensa immagine di Franco Corelli
Gli inizi Franco è nato l'8 aprile 1921; ha trascorso la sua giovinezza ad Ancona, dove è nato. Si era reso conto di avere una voce non comune, ma la impiegava in modo goliardico; aveva degli amici che invece intendevano educare la voce: Carlo Scaravelli e Carlo Perucci, entrambi baritoni, che frequentavano lezioni di canto dal M° Melocchi, che è stato anche il maestro di Del Monaco. Di ritorno dalle lezioni, Scaravelli in particolare trasferiva a Franco i contenuti che il maestro gli aveva dato. Franco ha cominciato a pensare di fare un gradino in più nel 1948-1949; c’è una registrazione nella quale, con il fratello (un buonissimo baritono, che poi ha gestito la propria carriera in modo diverso da quello strettamente lirico), canta il duetto della Gioconda, Amor ti vieta da Fedora, Addio fiorito asil da Madama Butterfly e Improvviso da Andrea Chénier. Questo documento storico dimostra come l’evoluzione che è poi seguita sia stata gigantesca, addirittura clamorosa per certi versi.
In famiglia c’erano interessi musicali: anche la sorella Liliana avrebbe potuto cantare, ma era una signorina! Quindi, meglio farle suonare il pianoforte; prima di loro c’erano stati due zii che facevano parte di cori e si interessavano in campo musicale. È andato ad assolvere l'obbligo di leva a Mantova, ma per una questione polmonare è stato poi esonerato dall’esercito; ed è stata una fortuna, perché era il 1941 e c’era pericolo di andare in Russia. Franco ha poi completato gli studi conseguendo il titolo di geometra; si è impiegato presso il cantiere navale di Ancona (dove il papà Remo aveva lavorato per una vita nell’ufficio progettazioni); nel 1950 ha cominciato a capire che forse valeva la pena di guardarsi intorno. Franco ha accompagnato un amico a Firenze per un concorso e in quell’occasione hanno fatto cantare anche lui; credo ci fosse il maestro Bruno Bartoletti, con il quale, tra l’altro, ha cantato Andrea Chénier nel ’73 in un'edizione televisiva. Purtroppo non è stato selezionato; abbastanza deluso, era intenzionato a lasciar perdere, ma la sorella, senza dirglielo, lo ha iscritto di nuovo al concorso a Firenze. Questa volta invece ha ottenuto un buon risultato, che gli ha consentito di fare perfezionamento a Roma e di arrivare, il 26 agosto 1951, a Spoleto, dove avrebbe dovuto cantare Aida. In realtà, studiando l’opera e il personaggio, alcune cose non funzionavano, e quindi gli è stata proposta Carmen; ed ecco che con Carmen ha debuttato a Spoleto. Curioso osservare che la data della sua ultima recita sia stata il 13 agosto 1976 a Torre del Lago nel ruolo di Rodolfo in La Bohème, a fianco del soprano Adriana Maliponte. Comincia la sua attività artistica che lo vede impegnato, oltre che in altre città minori, in modo particolare al Teatro dell’Opera di Roma, dove debutta con Adriana Lecouvreur, a cui seguono Don Carlo e opere definite “minori” ma molto importanti, soprattutto perché la gavetta significava proprio cantare anche opere non particolarmente note ai più, ma che da un punto di vista musicale erano interessanti per la loro natura tecnica. Nel 1953 canta a Trieste in Norma con la Callas, con il mezzosoprano era Elena Nicolai e con la direzione di Antonino Votto. Nel 1954 viene chiamato alla Scala per affiancare la Callas in La vestale; il suo nome già circolava con giudizi assolutamente interessanti e lusinghie14
ri, ma il debutto scaligero è stato il momento in cui si è aperto un rapporto con la Scala che lo ha visto interprete se ricordo bene, in 124 recite; ha poi concluso il rapporto scaligero nella stagione lirica 1963-1964 con Turandot. Da allora si è trasferito al Metropolitan di New York, dove ininterrottamente ha cantato in 262 recite dal 27 gennaio 1965 al 28 dicembre 1974. In quest’anno avrebbe dovuto inaugurare il Metropolitan con Norma; invece non andò così. Ha partecipato inoltre al tour spring del Metropolitan con 93 recite.
La carriera: grandi teatri e grandi interpreti Alla Scala, Franco è stato protagonista di grandi stagioni liriche: ha cantato La Vestale, La fanciulla del West, Fedora, Giulio Cesare, Aida, Pagliacci, Il Pirata, Hercules, Ernani, Carmen, Il Trovatore, Andrea Chénier, Turandot, Poliuto, La Battaglia di Legnano, Gli Ugonotti, Cavalleria rusticana. Per Gli Ugonotti ho un ricordo stupendo per la presenza di un cast “unico e irripetibile”: Giulietta Simionato, Fiorenza Cossotto, Nicolaj Ghiaurov, Giorgio Tozzi, Vladimiro Ganzarolli; c’era anche una regia formidabile. È stato in quell’occasione che alla fine del quarto atto, dopo il duetto con la Simionato, c’è stato un applauso che è
Franco Corelli e Maria Callas in 'Il Pirata' di Vincenzo Bellini
durato ininterrottamente per ben venti minuti. Con affetto ricordava l'Arena di Verona, che per lui è stata un palcoscenico molto importante, dove ha cantato in 67 recite: Carmen, Aida, Tosca, Norma, Turandot, Il Trovatore, La Fanciulla del West con Magda Olivero ed Ernani. La sua prima sortita all'estero è stata a Lisbona con Carmen nel 1955; poi, tra le altre, Madrid, Vienna, Londra. Una volta sola, nel 1967 a Los Angeles ha cantato la Messa da Requiem di Verdi, mantenendo la promessa che aveva fatta quando, ancor giovane, la sua mamma era morta. Un’opera di cui ha fatto solo due recite è stata Lucia di Lammermoor al Metropolitan: è stato sostituito - cosa rarissima - e poi non l’ha più presa in considerazione, anche perché cominciavano ad esserci dei problemi di ordine non vocale ma psicologico: infatti ogni recita per lui era sempre la prima recita, era dover dimostrare di essere veramente bravo. Più di una volta è capitato: alla fine della recita, quando dietro le quinte si sentivano ancora gli applausi del pubblico che lo acclamavano, lui diceva: “Stasera sono stato un po’ moscio”, “Stasera non mi sono piaciuto”. Affrontava sempre il primo atto con ansia: già nel pomeriggio cominciava a dire: “Non parlo, sto zitto”. Questa condizione non influiva da un punto di vista dell’organo vocale in sé, bensì da un punto di vista psicologico, anche perché cantare non è solo buttar fuori la voce: vuol dire tante cose. A questo proposito, quando ne ho l’occasione io ripeto che l’obiettivo che, probabilmente anche inconsciamente, lui si era posto nei primi anni era stato quello di stupire il pubblico; e “stupire” vuol dire: “Faccio gli acutoni potenti lunghissimi”. Poi invece, direi a cominciare dal 1960, oltre lo stupire ha ritenuto che l’obiettivo dovesse essere anche quel-
lo di emozionare, che non è la stessa cosa, perché se stupisco suscito la reazione: “Oh, che bravo!”, ma la cosa finisce lì; per emozionare il pubblico invece ci doveva essere un’interiorità, una preparazione, un coinvolgimento che trasferiva al pubblico; lo spettatore diventava partecipe e si sentiva coinvolto provando le stesse emozioni. Quante volte ho visto lacrime al termine di La Bohème o tensione al termine di Carmen o melanconia al termine di Werther… Le sofferenze interpretative nel tempo pian piano hanno fatto breccia nella mente, ed il sacrificio della reciFranco Corelli interpreta Radames in 'Aida' ta è subentrato all'entusiasmo interpretativo. lmprovvisa, non meditata, è stata la decisione di quando dava lezioni di canto, o quando dire “basta”. Quando? Il 6 novembre 1975 cantava da solo: era sempre Franco Corelli. alla generale delle prove della Norma al Queste sono alcune considerazioni che Metropolitan. Al termine delle prove, con danno un po’ il quadro senza nessuna prerisultati riconosciuti (c’è una registrazione tesa di tecnica musicale. “pirata” con gli orchestrali e i compagni di (fine prima parte) scena che lo applaudivano), Franco è tornato in camerino e ha detto: “Io non canto più, basta”. Ci sono stati alcuni tentativi per A cura di Pinto Comincini e Gianni Milanese cercare di fargli cambiare idea; due recite di La Bohème il 10 e il 13 agosto 1976 sembrava potessero farlo tornare sulla decisione, ma non fu così: fino agli anni ‘80 ha fatto concerti; l’ultimo lo ha fatto, se ricordo bene, nell’81. Però non ha voluto poi far più nulla. E non c’è stato mai verso di farlo rientrare. Dal punto di vista vocale non ha mai avuto dei cedimenti, anche negli anni 1995-1996,
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IL 25 APRILE DÀ SPAZIO AI RAGAZZI La primavera ha portato tante novità all’interno della Filarmonica di Abbiategrasso. Con il concerto del 25 aprile la compagine abbiatense “scalda i motori” per affrontare quella che, a livello di concerti, è la parte più impegnativa dell’anno. Nel Cortile del Pozzo dell’Istituto Golgi il numerosissimo pubblico ha potuto assistere ad un concerto di ottimo livello e ad alcune novità. Tra tutte, il debutto della Junior Band: fortemente voluta per integrare gradualmente i nuovi elementi, comprende giovani bandisti e, appunto, allievi della Scuola di Musica “Corrado Abriani”. Questo step può essere fondamentale nell’inserimento in organico,
dal momento che in questo modo si ha la possibilità di cominciare a familiarizzare sia con le indicazioni del Direttore (che è sempre Carlo Zappa) sia con i suoni e le parti degli altri strumenti. Come sempre, la Filarmonica ha aperto il concerto con l’Inno di Mameli; a seguire, l’impressiva Cartolina Postale d’Ucraina di Pierre Bigot e Tre capricci per banda di Henk van Lijnschooten. Dopo l’esibizione della Junior Band la Filarmonica è tornata in scena per accompagnare gli allievi delle classi quarte della scuola primaria “Um-berto e Margherita di Savoia”, che hanno eseguito al flauto dolce Ninna nanna di Brahms e Moon River di Henry Mancini. La seconda parte del concerto ha visto l’esecuzione di uno spumeggiante medley di pezzi dei Queen (tra i quali The show must go on, It’s a kind of magic, Too much love will kill La Filarmonica accompagna i bambini della scuola primaria you, Crazy little thing
Il debutto della Junior Band
called love e We will rock you. Proprio durante questo pezzo, una di quelle sorprese che ogni tanto la Filarmonica si riserva di fare: ad animare il pubblico presente è comparso nientemeno che Freddie Mercury in giacca gialla e pantalone bianco, come nel mitico concerto di Wimbledon del 1986. Ultimo pezzo del concerto, il divertente The great locomotive chase, un originale per banda con effetti che evocano il viaggio di una locomotiva a vapore. Al termine, Bella ciao, il richiestissimo bis e l’estrazione dei numeri vincenti della sottoscrizione a premi. Paola Magnaghi
VALERIA TONNA UN TALENTO PER IL PIANOFORTE Oltre all’attività concertistica che la vede protagonista, la Filarmonica cerca sempre nuove occasioni per rendere l’offerta musicale e culturale sempre più qualificata e diversificata. Domenica 7 aprile presso la sede di via Alfieri si è esibita una pianista attualmente in forza al corpo docente della Scuola Musicale della Filarmonica: si tratta di Valeria Tonna, giovane ed eclettica musicista che, dopo il diploma, si è perfezionata diventando interprete sensibile e raffinata. In un’ideale staffetta nel tempo, Valeria Tonna ha eseguito una Partita di Bach (1685-1750), la celeberrima sonata La Tempesta di Beethoven (1770-1827) e Preludio, Corale e Fuga di Cèsar-Auguste Franck (1822-1890); ha saputo sottolineare alla perfezione, attraverso le sue doti interpretative, lo spirito dei tre compositori e caratte-
rizzare così le loro identità, specchio delle loro rispettive epoche. Il notevole livello di difficoltà dei pezzi, che prevedevano passaggi virtuosistici e tecniche particolari, come l’in-crocio delle mani, si è trasformato, sotto le dita di Valeria, in una straordinaria espressione del suo amore per la musica, vissuto con naturalezza e slancio e comunicato con efficacia agli ascoltatori. La serata è stata uno straordinario successo, che ha soddisfatto il numeroso pubblico; Valeria Tonna ha riproposto il concerto a Giarre (in Sicilia), a Berlino e alla Scuola Musicale di Mila16
no, invitata dalla Sig.ra Maria Teresa Abriani. S.C / P.M.
UNA NUOVA ESPERIENZA Il 1° settembre 2012 è iniziato il mio pensionamento ed essendo un po’ immalinconita per non poter più vivere l’esperienza gratificante dell’inse-gnamento, ho accolto con entusiasmo l’opportunità di una collaborazione offertami dalla scuola musicale “Corrado Abriani”, all’interno della Filarmonica di Abbiategrasso. Avrei potuto continuare, in mezzo a tanti allievi, quello scambio esperienziale che tanto importante è stato nel mio percorso lavorativo ed avrei avuto, nel contempo, l’occasione per ampliare le mie conoscenze musicali. Con questi pensieri ho dunque iniziato e, sotto la guida paziente del signor Carlo Marnati, responsabile della scuola, ho pian piano compreso la struttura, le modalità di gestione e le varie “operazioni burocratiche” che supportano questa scuola che conta, quest’anno, ben 100 allievi! Dopo aver definito, sempre in collaborazione con il signor Carlo, giorni e orari dei progetti musicali da attuarsi nelle diverse scuole cittadine, aver inviato co-
municazione di attivazione degli stessi ai dirigenti didattici e… insomma, espletato la parte prettamente organizzativa, è iniziata quella più coinvolgente! I corsi musicali sono incominciati, gli allievi si sono alternati nelle diverse lezioni e… nell’attesa dell’inizio o alla fine delle stesse abbiamo cominciato a conoscerci! Uno scambio di informazioni, la descrizione di un fatto accaduto a scuola o una lezione particolarmente impegnativa da studiare sono stati alcuni degli argomenti che sono serviti per instaurare un colloquio che, ad ogni nuovo incontro, si rinnova e continua. Ora le lezioni si susseguono e gli allievi procedono con entusiasmo e perseveranza nei loro apprendimenti guidati da insegnanti preparati che sanno trasmettere interesse e passione per la MUSICA. Questa mia collaborazione mi permette di apprendere sempre qualcosa in più e, proprio per questo, ringrazio il direttivo della FILARMONICA che mi ha offerto l’opportunità di entrare a far parte di
questo grande “gruppo” propositivo e creativo! Ornella Del Pero
CONCERTI D’INVERNO Gennaio 2013. Fredda era solo l’aria: all’interno, nella sede della Banda Filarmonica in via Alfieri, le calde note dei flauti hanno piacevolmente avvolto tutti i genitori presenti. I ragazzi di quinta A, B,
C della scuola primaria di via F.lli Di Dio, a conclusione del percorso svolto in questo ultimo anno scolastico, si sono infatti alternati con il flauto in un repertorio di vario genere e complessità, accompa-
gnati solo da una base musicale. Composti di fronte ai loro leggii, sguardi incollati sugli spartiti, dita veloci sui flauti e concentrati fino all’ultimo pezzo, hanno dato il meglio di sé. Doveroso il “bis” offerto a grande richiesta ai presenti incantati, nella gradevole cornice dell’Auditorium. Sulla buona strada anche i giovani alunni delle classi quarte della F.lli Di Dio e della classe 4^ A di via Colombo che, poco prima, con emozione, si erano esibiti davanti ad un numeroso pubblico. Un ringraziamento particolare va alla Filarmonica per la disponibilità e al maestro Mario Arrigoni per la indiscussa professionalità e pazienza con le quali riesce da anni a far amare ai ragazzi la musica d’insieme, valorizzando le loro doti personali. Le insegnanti della scuola primaria di via F.lli Di Dio
Saggio Scuola Elementare di Via F.lli Di Dio - 21.1.2013 17
UNA GIORNATA DI MEMORIA E DI FESTA Per inaugurare al meglio la nuova stagione bandistica, domenica 3 febbraio musicanti e amici della Filarmonica si sono ritrovati per l’ormai tradizionale pranzo sociale, tenutosi nella sede dell’associazione, in via Alfieri 1. La giornata di festa ha preso il via alle 10:30, quando i musicanti hanno sfilato dalla sede al cimitero per commemorare i sostenitori e i componenti dell’organico defunti. Il corteo è poi proseguito per le vie del centro facendo tappa in Piazza Marconi dove i bandisti hanno allietato i presenti eseguendo alcune marce. È poi seguita la S. Messa nella chiesa di Santa Maria, al termine della quale i musicanti sono tornati in sede, marciando tra le note. Qui è stato organizzato, grazie a numerosi volontari
della banda e agli amici della Cappelletta, un pranzo per circa un centinaio di persone. Fondamentale è stato anche l’aiuto dei ragazzi più giovani che hanno servito le portate ai numerosi tavoli. Nell’allegro pomeriggio si è poi tenuta una tombolata a cui hanno preso parte tutti i presenti, animata da alcune ragazze che hanno estratto i numeri e consegnato i premi. In questo clima festoso è terminata la giornata, che si è rivelata un’occasione in più per consolidare amicizie e rallegrare gli animi. Chiara Magistrelli
La Filarmonica commemora i propri defunti
Un momento del pranzo in sede
Dopo la commemorazione, la Filarmonica si avvia verso piazza Marconi per un breve concerto di marce
Abbiategrasso - Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94.08.74.42 Tel./Fax 02 946.29.73 filarmonica@alice.it www.bandafilarmonica.it
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ANBIMA 2013 - 1° SEMESTRE IMPEGNO, ATTIVITÀ E RISULTATI Il nuovo anno per Anbima Lombardia e Provincia di Milano è iniziato con una densa attività di lavoro volta a promuovere e valorizzare le numerose iniziative bandistiche sul territorio, cogliere i suggerimenti provenienti dalle singole realtà locali ed assecondare, ove possibile, le esigenze dei tanti gruppi musicali associati, specie in questa fase congiunturale sociale, politica ed economica di recessione che certo non favorisce il concretizzarsi di iniziative pur valide e meritevoli che necessitano in ogni caso di impegno economico oltre alla sempre presente passione e volontà dei Presidenti, Consiglieri e Musicanti tutti. In quest’ottica La Filarmonica di Abbiategrasso, attraverso il proprio Consigliere Provinciale che Vi sta ora riferendo attraverso queste righe, ha deciso di essere parte proattiva di questo disegno affiancandolo compiutamente e proponendosi come protagonista di iniziative atte a formare ancor più “gruppo” all’interno dell’associazione stessa. A tal proposito il 12 gennaio si è svolto presso la Sede della Filarmonica il Consiglio Provinciale Anbima che ha permesso a tutti i Consiglieri intervenuti, al Presidente Provinciale Enzo Masutti ed al Presidente Regionale Luigi Verderio di apprezzare la Nostra Sede. Nell’occasione il Presidente Alessandro Bagnaschi ha potuto illustrare loro le innumerevoli attività musicali e didattiche svolte quotidianamente all’interno della struttura, che spaziano dalle prove pomeridiane e serali ai corsi strumentali tenuti dalla Scuola Musicale “C. Abriani” condotta dalla sig.ra Ornella del Pero con il sig. Carlo Marnati. Il 23 gennaio si è tenuto il Collegio dei Revisori dei conti presso il Corpo Musicale SS. Ambrogio e Simpliciano a Carate Brianza, al quale ho partecipato in qualità di revisore. Il 9 marzo a Burago Molgora, presso la sede del locale Corpo Bandistico, si è tenuto il Consiglio Regionale Lombardia. In questa occasione si è dato ampio spazio alla discussione sui temi che maggiormente affliggono e preoccupano l’intero comparto musicale, che risente negativamente del ben più ampio tema riguardante il progressivo allontanamento in primis politico e, a seguire, giovanile dal valore formativo e prioritario dell’arte e della cultura, eccellenze presenti qualitativamente e quantitativamente nel nostro paese.
La Filarmonica ha saputo e voluto cogliere locali storici del centro per poi terminare con questo segnale di allarme ed attenzione la cena, che ha raccolto oltre 50 commenfacendosi promotrice dell’11a Assemblea sali nella splendida sala storica messaci a dei Presidenti e Musicanti della Provincia di disposizione dal ristorante “Al Mago” di CaMilano raccogliendo un mio personale invito stelletto di Albairate. Un successo organizad intuire questa come occasione unica ed zativo e di partecipazione che onora la Fiimportante per il Nostro Comune e per il larmonica e che è stato in grado di trasmetterritorio abbiatense; l’evento si è svolto ad tere lustro alla sua Città. Una delle numeroAbbiategrasso e a 58 anni dalla fondazione se forme di promozione del territorio che di Anbima. Anbima cerca di sostenere e far comprenE quindi, nella splendida cornice della Sala dere a chi ha in capo le sorti politiche e soConsigliare del Castello Visconteo, sabato ciali locali. 13 aprile si è svolto il prestigioso incontro. Ma l’impegno Anbima non si è fermato: anSala gremita con oltre 100 partecipanti in zi, è proseguito con l’incontro del 18 maggio rappresentanza dei numerosi gruppi bandia Rescaldina presso l’Auditorium Comunastici con alle spalle, per molti di loro, oltre le. Il tema, difficile e di preoccupante attuali150 anni di storia. L’incontro è stato onorato tà: “Studio ed approfondimento sulla normadalla presenza del M° Gianfranco Scafidi, tiva fiscale e sugli adempimenti contabili di che ha tenuto una lectio magistralis sulla bande e cori”. Relatore Dott. Remo Giorgi, storia delle bande musicali dagli albori ad Presidente del Collegio dei Revisori dei oggi e sulle prospettive future. conti Anbima Nazionale. Una necessità L’incontro è stato anche occasione per la sentita e richiesta da tempo e alla quale consegna degli attestati d’Onore che ogni hanno favorevolmente aderito rappresenanno Anbima consegna a coloro i quali, su tanti di bande provenienti da tutta la Lomsegnalazione dei Presidenti, hanno contribardia. buito con il loro impegno e dedizione ai sucAlla prossima. cessi della loro banda, riscuotendo stima ed ANBIMA ammirazione fra i presenti e ricavandone Associazione Nazionale nuovi stimoli personali atti a proseguire sulBande Italiane Musicali Autonome la strada sino ad ora percorsa. Per la Filarmonica quest’anno gli attestati d’Onore soGruppi corali e Strumentali Complessi Musicali Popolari no stati consegnati alla sig.ra Ornella Zattin ed al sig. Piero Pugno, due figure fra loro Leonardo Pecoraro, Consigliere Provinciale molto diverse anche per le variegate forme d’impegno che hanno saputo esprimere da decenni di fedeltà alla Filarmonica e alla Scuola Musicale, ma entrambi accomunati da dedizione e dal rigore in ogni contributo fornito, sempre contraddistinti dalla discrezione personale e dal saper anteporre il risultato collettivo alla facile visibilità personale. La giornata di lavori non è terminata al Castello: ha avuto la sua degna conclusione con un breve giro turistico per le vie del centro storico della Nostra bella Abbiategrasso. Un “fuori programma” molto apprezzato dai numerosi partecipanti “lontani” che non avevano mai avuto modo di visitare la città. Il pomeriggio è proseguito con la S. Messa in San Un momento dell'Assemblea nella Sala Consiliare del Castello Pietro o con l’aperitivo nei 19
INTERVISTA DOPPIA CONOSCIAMO DA VICINO GAETANO COLOMBO E GIANNI COLOMBO: ACCOMUNATI DAL COGNOME E DALLA VOGLIA DI FARE MUSICA Nome: Ga: Gaetano. Gi: Gianbattista, detto Gianni. Età: Ga: 57. Gi: 75. Professione: Ga: Pensionato. Gi: Pensionato. Come ha conosciuto la banda? Ga: Tramite mio figlio, che ha cominciato a suonare in banda; poi si è ritirato, ma nel frattempo sono stato contagiato e ho cominciato. Gi: La banda l’ho sempre conosciuta, è di famiglia: mio papà era un consigliere quando c’era Arrara, e ho sempre respirato l’atmosfera della banda. Come vive sua moglie questa sua passione? Ga: È contenta. Gi: È contenta perché la banda è una bella realtà, ma a volte vorrebbe andare a sentire altri concerti e i giorni coincidono con gli impegni della banda… Ma sostanzialmente è favorevole. Qual è il suo ruolo in banda? Ga: Percussionista. Gi: Contrabbassista. Cosa pensava della banda guardandola “da fuori”? Ga: In generale la musica mi è sempre piaciuta: da anni cantavo nel Coro Tre Cime. Mi capitava di venire a sentire qualche concerto della banda, di sentirla in giro. Gi: Pensavo che doveva arrivare un cambiamento rispetto agli anni passati; con il Maestro Zappa c’è stato un bel cambiamento.
Ed oggi, “da dentro”, cosa pensa possa dare al mondo d’oggi un’associazione come la banda? Ga: Dà l’occasione di frequentare una buona compagnia, in cui si sta bene insieme. Gi: La banda può dare sempre qualcosa di nuovo: adesso, con la Big Band, la banda sta vivendo un’evoluzione secondo me positiva. Deve sempre esserci qualcosa di nuovo, non bisogna fossilizzarsi. Qual è stata la sua prima impressione quando ha iniziato a frequentare l’ambiente della banda? Ga: Un po’ di paura di non riuscire nello studio. Ma è una cosa che si sente all’inizio; con il tempo, grazie agli insegnanti e ai maestri, mi sono sentito più sicuro. Gi: Mi ha dato l’impressione di un ambiente familiare, positivo. Perché ha scelto di imparare a suonare uno strumento? Ga: La musica mi è sempre piaciuta, sia nel cantare e, adesso, nel suonare. Gi: Perché il contrabbasso è sempre stato
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nei miei desideri: ho sempre seguito i contrabbassisti jazz. Poi sulla “Libertà” ho letto che al “Costa” di Vigevano davano anche lezioni private; ho telefonato e ho frequentato le lezioni per tre anni: è stata un’esperienza positiva. Ma era molto impegnativo per me, anche per l’età e i riflessi: la musica non aspetta… Quale strumento suona e di che marca è? Ga: La grancassa; è una Pearl. Gi: Suono il contrabbasso; è cinese. A casa ne ho un altro, ma non ne ricordo la provenienza; ha un suono più bello. Come ha scelto lo strumento che suona? Ga: Non c’è un motivo preciso; è stata una cosa istintiva. Gi: Ho sempre seguito il jazz e mi piaceva in particolare il contrabbasso. Poi finalmente nella banda è arrivato Claudio Cardi (contrabbassista, n.d.r.), e gli ho chiesto se potevo studiare con lui, anche se avevo una certa età; lui mi ha risposto: “Ma fa niente! L’età non conta!”. Quando ha iniziato a suonare? Ga: Nel 2005-2006. Gi: Circa 10 anni fa. Suona o ha suonato altri strumenti? Ga: No. Gi: Io avevo iniziato studiando chitarra classica; poi, per ragioni di lavoro, ho dovuto interrompere lo studio perché era troppo impegnativo. C’è un altro strumento che le piacerebbe suonare? Ga: Il sax, come mio figlio. Gi: La batteria jazz; ma preferisco gli archi. Meglio archi o percussioni?
Gaetano Colombo
Ga: Meglio percussioni… Gi: Archi! Chi è il suo insegnante? Ga: Ho iniziato con il signor Sciocchi; poi ho avuto il signor Enrico Bianchi. Ho fatto qualche lezione anche con Mario Arrigoni. Gi: Claudio Cardi e Riccardo Vigorè, che è l’insegnante del “Costa”. Anche lui suona il jazz: è un freelance, che va in giro con quartetti, quintetti… È molto bravo, è un professionista. Qual è la frase che il suo insegnante le ripeteva più spesso? Ga: Mi diceva di studiare… Gi: Mi diceva di impegnarmi di più: “Almeno un’ora al giorno devi studiare”. Com’è iniziare a studiare uno strumento “da grandi”? Ga: Non è tanto facile, perché più l’età avanza, minore è la voglia di studiare, almeno per me… Gi: È difficile; specialmente per me, perché ero abituato a leggere in chiave di violino e ho dovuto riciclarmi con la chiave di basso. Comunque ci sono riuscito. Si dia un voto come allievo: Ga: 6! Gi: 6… Ha parenti che suonano o hanno suonato in banda? Ga: Mio figlio ha suonato in banda. Gi: Il figlio di mio cugino, Mauro Brambilla, che suonava il clarinetto. Quale brano vorrebbe suonare? Ga: Non ce n’è uno in particolare; mi piacerebbe rifare la marcia del Tannhäuser. Gi: In generale mi piace tutto il repertorio da Big Band; mi piacerebbe suonare Four brothers, di Jimmy Giuffre; ne ho un’esecuzione incisa negli anni ’50 dall’Orchestra “Woody Herman”, in cui suonano Stan Getz, Zoot Sims, Herbie Steward e
Serge Chaloff. Solo che sono ritmi veloci… Un pregio e un difetto di Carlo Zappa: Ga: Un pregio è che ci tiene alla banda; difetti… non ne trovo. Gi: Difetti non ne trovo; i pregi ci sono sia culturalmente che professionalmente: è in gamba. La Presidente Patrizia Siano, alla domanda: “Cosa pensa del vostro maestro?” ha risposto: “Non lasciamolo scappare!”. Tre parole per descrivere l’altro: Ga: È un buon strumentista, è in gamba. Gi: È sempre presente, ha molta buona volontà. Cosa le piace della nostra banda? Ga: Tutto: sia musicalmente che come gruppo. Gi: L’impegno, nostro e del maestro. Qual è l’“evento” bandistico che più l’ha colpita finora? Ga: San Siro è stato bello, e anche la gita a Friburgo; e poi a Perugia, anche se lì ancora non suonavo. Gi: Quando siamo andati ad Perugia e ad Assisi. Perché consiglierebbe a un genitore di avvicinare il proprio figlio alla banda o a una persona adulta di cominciare a suonare? Ga: Perché qui si sta bene, c’è un bel gruppo. Come genitore sarei tranquillo, perché un ragazzo qui trova una bella compagnia. Gi: Perché è un’esperienza positiva, molto valida anche culturalmente; se poi è un appassionato di musica, penso che non può far altro che avvicinarsi. Bisogna avere anche il coraggio di buttarsi, come è successo a me. C’è spazio per tutti. Quali sono gli altri suoi interessi “extrabandistici” ed “extra… pensionistici”? Ga: Sono volontario della Cappelletta; e già quello occupa tanto tempo… Gi: Da buon pensionato ho l’orticello; poi ogni tanto vado a fare un po’ di sport. Qualche giorno curo i nipoti, poi faccio qualche gitarella domenicale. Ma è l’orto il mio primo passatempo. Qual è l’ultimo libro che ha letto? Ga: Non sono un gran lettore di libri; preferisco i quotidiani. Gi: Leggo libri tecnici: manuali di musica, di ortaggi… Qual è l’ultimo film che ha visto? Ga: 300, sulla battaglia delle Termopili tra Persiani e Spartani. Gi: I film non mi attirano molto; preferisco i documentari naturalistici, per esempio Geo & Geo, e Melaverde. Qual è il suo genere musicale preferito? Ga: La musica classica. 21
Gi: Il jazz. Qual è il suo cantante/gruppo preferito? Ga: Una volta mi piacevano Le Orme; mi piace anche Lucio Battisti. Gi: Ella Fitzgerald. Qual è stato l’ultimo concerto a cui ha assistito? Ga: Il Concerto di Novembre della banda. Gi: Venerdì scorso sono andato a sentire un concerto dell’Accademia Musicale dell’Annunciata. Qual è il suo stato d’animo attuale? Ga: Sono sereno, tranquillo. Gi: Tranquillo. È felice che sia finita questa intervista? Ga: Felicissimo! Gi: Sì… Saluti l’altro: Ga: Un saluto a Gianni! Gi: Un saluto a Gaetano! A cura di Serena Comincini e Paola Magnaghi
Gianni Colombo
1813 - NASCONO GIUSEPPE VERDI E RICHARD WAGNER... E POI? Nel 1813 nascono Giuseppe Verdi e Richard Wagner, ma in quell’anno quali furono i più importanti eventi accaduti in Italia e nel mondo? Il 1813 è un anno di guerre in molte parti del mondo. Napoleone Bonaparte, dopo le prime vittorie all’inizio dell’anno, subisce parecchie sconfitte da parte degli eserciti di Austria, Prussia, Russia e Svezia, tra cui quella decisiva nella Battaglia di Lipsia, detta “Battaglia delle Nazioni” perché vi partecipano eserciti di tutta Europa. Il giorno di Natale la Francia viene invasa dagli eserciti della coalizione: questo sarà il primo atto della disfatta napoleonica. In America continua, tra alterne vicende, la cosiddetta “Guerra del 1812” tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra; il 24 agosto gli inglesi incendiano la capitale Washington. Vi sono poi le guerre d’indipendenza in Argentina e Messico, mentre il 5 novembre viene stipulato l’armistizio tra Russia e Persia. Ma troviamo qualche interessante notizia anche in campo culturale, sociale, economico e tecnico-scientifico. Ugo Foscolo scrive la tragedia Ricciarda, rappresentata nello stesso anno a Bologna; pubblica la traduzione del Viaggio sentimentale, corredato della Notizia intorno a Didimo Chierico; traduce altri canti dell’Iliade e stende alcuni frammenti del poemetto
Le Grazie, che resterà incompiuto ma che molti critici considerano l’espressione più perfetta della sua arte poetica. Il 28 gennaio Jane Austen, scrittrice inglese, pubblica il romanzo Orgoglio e Pregiudizio. Jöns Jacob Berzelius, chimico svedese, cambia la scrittura della formula chimica introducendo i simboli letterali e dando il nome agli elementi chimici. William Hedley, ingegnere industriale, costruisce a Newcastle una locomotiva di peso tale da determinare un’aderenza per attrito sufficiente a far muovere anche un lungo e pesante convoglio. Nasce così la “Puffing Bill” che, usata per il trasporto di carbone, resta in funzione per ben 50 anni ed è ora conservata presso il Museo delle Scienze di Londra. Per volere di Napoleone viene posata la prima pietra del Nuovo Ospizio del Sempione (a quota 1998 m e distante 2 km dal Vecchio Ospizio): fu ultimato dalla Congregazione dei Canonici del Gran San Bernardo, che lo gestiscono tutt’oggi. Il Vecchio Ospizio, noto anche come Alter Spittel, risale al 1235 ad opera dei Gerosolimitani (Ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme). William Horrocks sviluppa il telaio meccanizzato facendo una macchina più compatta in ferro, che richiede meno spazio rispetto ai telai a mano in legno.
Nel bestiame allevato negli Stati Uniti viene osservata per la prima volta la malattia di Aujeszky, detta anche pseudo rabbia. Gli animali colpiti manifestano un prurito estremo; la malattia, mortale, viene definita “mad-itch”, vale a dire prurito furioso. Il 27 febbraio il Congresso degli Stati Uniti approva la Legge Vaccino, per incoraggiare la vaccinazione contro il vaiolo. Charles Waterton, naturalista ed esploratore britannico, inizia il processo di trasformazione della sua tenuta inglese di Walton Hall, nel West Yorkshire, che oggi è la prima riserva naturale al mondo. Fu il primo cittadino che qualche anno dopo riuscirà a fare causa ad un’azienda inquinante e a vincere. E in campo musicale? Nell’estate del 1813 Niccolò Paganini compone le Streghe, per violino e orchestra Op.8, una delle opere più amate dal pubblico a lui contemporaneo. Il tema è un motivetto cantabile e grazioso tratto da un balletto, Il noce di Benevento, scritto dal compositore austriaco Süssmayr. Questo balletto è molto conosciuto quando Paganini ne scrive le variazioni scegliendolo con grande rischio per il suo debutto al Teatro alla Scala di Milano il 29 ottobre: il successo è trionfale e nell’arco dei due mesi successivi Paganini ne darà ben undici repliche, sempre a Milano. Gioachino Rossini rappresenta per la prima volta ben 4 opere: Il signor Bruschino, ossia Il figlio per azzardo (Teatro San Moisè, Venezia, 27 gennaio), Tancredi, melodramma eroico in due atti (Gran Teatro La Fenice, Venezia, 6 febbraio); L’italiana in Algeri, dramma giocoso in due atti (Teatro San Benedetto, Venezia, 22 maggio); Aureliano in Palmira (Teatro alla Scala, Milano, 26 dicembre). Il 24 gennaio a Londra Muzio Clementi, compositore e pianista, uno dei primi ad aver scritto musica per il pianoforte moderno, insieme ad altri musicisti professionisti fonda la Philharmonic Society of London che diventerà nel 1912 la Royal Philharmonic Society. Gianni Milanese
La “Puffing Bill” di William Hedley 22
DA VERDI A DUSTIN HOFFMAN “Poveri e cari compagni della mia vita!”, così Giuseppe Verdi chiamava i futuri ospiti di quella che egli definiva “l’opera mia più bella”: la Casa di Riposo per Musicisti, ovvero Casa Verdi. Dunque non una casa di ricovero ma, come voleva Verdi, di riposo dopo una vita dedicata alla musica. Casa Verdi è un luogo di grande valore architettonico e di notevole interesse culturale, ma il suo contenuto più prezioso sono sicuramente i suoi Ospiti. Dal 10 ottobre 1902, quando entrarono i primi ospiti ad oggi, Casa Verdi ha accolto oltre mille persone che nella vita si sono dedicate all’arte musicale in vario modo e che, giunte all’età della pensione, vi possono trascorrere la loro vecchiaia in totale libertà e autonomia. Artisti che non hanno smesso di essere protagonisti attivi dello spettacolo, ma che da cantanti, musicisti e ballerini si sono trasformati in attori, impegnati in innumerevoli documentari, film e video. Gli Ospiti divengono protagonisti con le loro esibizioni, con interviste e ritratti nella loro quotidiana vita all’interno della Casa, come nel documentario Casa Verdi girato nel 1943 da Giovanni Paolucci e Pietro Portalupi (montaggio di Vittorio Solito), di notevole interesse storico e tuttora reperibile negli archivi on-line dell’Istituto Nazionale Luce. Sempre dal titolo Casa Verdi, la regista Anna Franceschini girò nel 2008 un documentario che venne presentato al Torino Film Festival, in cui la regista riesce a “scendere nel profondo dei protagonisti cercando di rintracciare sotto la scorza quello che per loro rappresentava e tutt’ora rappresenta la musica”. Nel 1984 il regista svizzero Daniel Schmid realizza un documentario dal titolo Il
bacio di Tosca, in cui si tratteggia la vita del soprano Sara Scuderi ed altri artisti suoi compagni nella Casa, con il racconto e la reinterpretazione dei ruoli che li resero famosi. Il film fece il giro del mondo aggiudicandosi molti premi. Ispirandosi ad esso Ronald Harwood trasse nel 1999 il testo teatrale Quartet (il Quartetto del titolo è quello, famosissimo, del Rigoletto di Verdi, che inizia con l’aria Bella figlia dell’amore). Il lavoro fu rappresentato anche in Italia appunto con il titolo Bella figlia dell’amore. E qui si arriva al primo film da regista di Dustin Hoffman, celebre attore ora 75enne. Dalla pièce teatrale di Harwood, Hoffman trae un film ambientato a Beecham House, una casa di riposo londinese per musicisti e cantanti lirici in pensione. Un trionfo di carte da parati, mobili di gusto e pavimenti lucenti, con uno splendido parco che circonda la tenuta, dove vitalissimi ospiti vivono un declino ancora fitto di ripicche, desideri, velleità, come da ragazzi. Beecham House è in cattive acque e per finanziarla gli ex-artisti vogliono allestire uno spettacolo, con le difficoltà e i capricci che si possono immaginare, vista l’età e l’eterogeneità di gusti e talenti. In questa splendida, incredibile opera prima, Hoffman gioca a carte scoperte, mobilita un coro di volti e corpi che da soli varrebbero il film, intreccia senza una sola stecca opera e operette, roman-
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ze e canzonette, tutto in nome del cinema che mostra non la vita com’è ma come dovrebbe essere. Oltre alla regia accurata e concentrata sulla recitazione, con una Maggie Smith certamente da Oscar (sarebbe il terzo), altro punto di forza del film è la colonna sonora, costellata di capolavori di Verdi, Bach, Boccherini, Haydn, Rossini, ad intrecciarsi con una narrazione sempre lieve ed ispirata in ogni singola parte. Gianni Rainoldi
PSICOLOGIA E MUSICA I segreti dei grandi direttori d’orchestra: gesti, sguardi, telepatia MAESTRI A CONFRONTO Tecnicamente, i gesti della mano tramite i quali è possibile dirigere un’orchestra sono semplici. Ma è come dire che basta passare l’esame della patente B per essere in grado di vincere un Gran Premio di Formula 1: per arrivare sul podio di una sala da concerto o di un teatro d’opera ci vogliono talento, sensibilità d’interprete, la determinazione di una vita di studio e un fattore misterioso, difficilmente definibile anche da parte degli stessi direttori. Per cercare di dare una risposta giocosa a questo quesito impossibile da risolvere - qual è il segreto dei grandi direttori? - il New York Times ha fatto un esperimento. Un’immagine dell'animazione realizzata dal New York Times con uno scanner speciale e con la tecnica del motion capture ha provato a registrare i movimenti delle braccia di Alan Gilbert, direttore musicale della gloriosa Filarmonica di New York, cercando di scomporre ogni gesto di una sua performance e carpirne i segreti. E il giornale ha intervistato un gruppo di direttori d’orchestra tra quelli che più spesso dirigono in città tra Metropolitan Opera e New York Philharmonic: Gilbert, Yannick NézetSéguin, Valery Gergiev, Xian Zhang, James Conlon. Il russo Gergiev, che non usa quasi mai la bacchetta, ha spiegato che “la parte più difficile del dirigere un’orchestra è farla cantare: è qui che c’è bisogno di usare entrambe le mani. Per aiutare gli strumenti a cantare”. Usare la bacchetta, secondo Gergiev, “non aiuta il suono”. E secondo Nézet-Séguin, altrettanto importanti sono gli occhi del direttore: “È come se la mia faccia cantasse insieme con la musica”. D’accordo anche Zhang, direttore musicale dell’Orchestra Verdi di Milano, una delle pochissime donne in quello che rimane un “club” quasi esclusivamente maschile, quello dei direttori al top della professione: “Gli occhi sono la parte del corpo più importante in assoluto quando si dirige un’orchestra. Gli occhi dovreb-
bero essere quelli che rivelano nel modo più chiaro l’intento del direttore. Mostrano quello che noi direttori sentiamo dentro”. Uno dei trucchi del mestiere, confermano Gergiev e NézetSéguin, è quello di non scambiare sguardi soltanto con le prime parti dell’orchestra ma anche con i professori nelle file più lontane dal podio: “Così li fai sentire parte del gioco”, conferma Nézet-Séguin. E Gergiev: “Se guardo un musicista, vuol dire che mi interesso a lui. E questo lo fa interessare a me. In tutto quel che faccio, cerco di affidarmi all’espressione e al contatto visivo”. Ma davvero l’essenza del mestiere Riccardo Muti ama ripetere il paradosso per il quale “il direttore deve fare musica pur essendo l’unico a non suonare uno strumento” - resta impossibile da scansionare con un computer o spiegare a un cronista: una delle lezioni più importanti che Zhang ha imparato dal suo maestro, Lorin Maazel, è la telepatia. “Una proiezione mentale, un’immagine mentale del suono che si vuole produrre. È la mente a dirigere le mani”. Specialmente se si considera come i più grandi di sempre abbiano quasi costantemente infranto le regole classiche raccomandate dai libri di testo: Hans von Bülow, il primo direttore superstar della storia (e primo marito di Cosima Wagner) utilizzava il podio durante le prove per fare criptici commenti su letteratura e politica apparentemente privi di legami con la composizione che stava dirigendo. Herbert von Karajan dirigeva spessissimo a occhi chiusi (e addio contatto tra sguardi). I bizzarri movimenti sul podio del corpo di Wilhelm Furtwängler, un altro dei sommi, idolo di Claudio Abbado e primo maestro di Daniel Barenboim, vennero paragonati da un celebre violinista agli “spasmi di un burattino”. Carlo Maria Giulini aveva l’abitudine di sillabare la melodia con le labbra, cosa sconsigliata da qualunque insegnante in Conservatorio. Computer a parte, un dato curioso è che tra i
direttori d’orchestra ci sono diverse abitudini (dirigono con o senza bacchetta; con o senza un forte coinvolgimento della mano che non tiene la bacchetta per articolare le dinamiche) ma un dato costante: dirigono praticamente tutti con la mano destra (quella che, bacchetta o no, segna i tempi). Nella serie A globale del podio ce n’è uno soltanto, lo scozzese Donald Runnicles, che tiene la bacchetta nella sinistra. Perché anche i direttori mancini - a parte Runnicles - sanno che i professori d’orchestra sono abituati a guardare soprattutto quella mano, la dominante. Così tanti direttori mancini tengono la bacchetta nella destra per tradizione, per facilitare i professori e anche perché in Conservatorio gli è stato consigliato così. Runnicles invece rovescia in senso speculare lo schieramento di tutta l’orchestra. Per chiarire, prima ancora del suo ingresso in sala, chi comanda. Adattamento da “I segreti dei grandi direttori d’orchestra: gesti, sguardi, telepatia”, Matteo Persivale, aprile 2012
È inutile concentrarsi sul ciò che rende efficace la conduzione, su ciò che fa funzionare la direzione d’orchestra. Dirigere è essenzialmente portare gli orchestrali a dare il meglio e a essere in grado di utilizzare la loro energia, oltre che far breccia nella loro concezione di musica. C’è una connessione tra il gesto, la presenza fisica e l’aura che il direttore può proiettare da un lato, e ciò che i suonatori producono dall’altro. Alan Gilbert, direttore della New York Philharmonic Orchestra
Il "valore aggiunto" della direzione di Carlo Zappa: mani espressive e sguardo che cattura, per raggiungere la sintonia con ogni musicante 24
CONCERTO A BAVENO Carlo Mereghetti ci racconta in versi le impressioni e le suggestioni suscitate dall’ascolto di un concerto della Filarmonica a Baveno nel 1946 in occasione della chiusura delle regate sul Lago Maggiore: un’armonia di musica e natura.
Bernard Shaw, vun di scrittor pussee grand del dì d’incoeu, l’ha dii che da Baven - se ‘l temp l’è bell - el Lagh Maggior guardand, se ved la rarità del mond. E ben, Bernard Shaw, che de sit veduu’ n’avrà, l’ha dii, stee cert, ona gran verità.
se il tempo è bello, guardando il Lago Maggiore si vede la rarità del mondo. Ebbene, Bernard Shaw, che di posti ne avrà visti tanti, ha detto, state certi, una grande verità. Perché l’occhio, in quel posto, resterebbe aperto quanto è lungo un giorno, senza mai stancarsi. Perché là è un incanto, là è un concerto di bellezze. Ora la banda di Abbiategrasso, che là in passato ha raccolto tanti allori, ha aggiunto le sue note a tanto splendore.
Perché l’oeucc, in quel post, el stariss vert quand l’è longh on dì, senza mai stracass. Perché là l’è on incant, là l’è on concert de belezz. Or la Banda de Biegrass, che là, in passaa, l’ha mietuu tanti allor, l’ha aggiunt i so not a tanto splendor.
Domenica, con i suoi soliti tifosi, sotto un cielo splendente ha dato un concerto a Baveno veramente spettacoloso, tanto che i presenti sono rimasti a bocca aperta. Quattro pezzi di cartello ed esecuzione magistrale: una vera perfezione.
Domenica coi so solit tifos, lee, sotta on ciel splendent, l’ha daa on concert in Baven, verament spettacolos, tant che i present hin restaa coi bocch vert. Quatter pezz de cartell e esecuzion magistral: ona vera perfezion
Soffiava un venticello come una brezza, la dolcezza delle note delle sinfonie scendeva nel cuore come una carezza; la mente si beava nelle armonie e sembrava che il cielo, il lago, i monti prendessero parte a tanta magia dell’arte.
Soffieva on ventisell come ona brezza, la dolcezza di not di sinfonii la scendeva in del coeur ‘mé ona carezza; la ment la se beava in di armonii e ‘l ciel, el lagh e i mont parea che part prendèssen a tanta magia de l’art.
Io, per la vista debole, porto gli occhiali da vicino e da lontano, e certamente vedrò poco, ma quando il bombardino e il piston in concerto diffondevano i soavi lamenti della bella “Lucia” sembrava sentirsi portar via.
Oh mi per scarsa vista, gh’o’ i occiai che veda apprèss e peu lontan e cert vedarò fals, ma quand i soav lai, del bombardin e ‘l piston in concert diffondeven de la bella “Lussia” pareva de sentiss trasportà via.
E sembrava di vedere le onde del lago che si fermavano per sentire anche loro. Oh, cornetta, che hai toccato i nostri cuori così profondamente! L’ha fatta per te la “Lucia” il Donizetti? O Banda di Abbiategrasso, va’, va’ in giro e suona perché il tuo centenario fama ti dona.
E pareva de ved del lagh i ond fermass, per sentì anca lor. Oh, cornett, che te tuccaa i nost coeur inscì in profond! L’ha faa per ti “Lussia” el Donizett? Oh Banda de Bià, va, va in gir e sona ch’el to’ centenari fama el te dona. Bernard Shaw, uno degli scrittori più grandi del giorno d’oggi, ha detto che da Baveno,
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NOTIZIE IN BREVE
LA FILARMONICA
Fiori d’arancio Congratulazioni al nostro bandista Fabio Spinoni e a Francesca Fortunati, che il 21 aprile si sono uniti in matrimonio.
Presidenti onorari Maria Teresa Abriani Ester Mantegazzini Pietro Galbiati
Esami Un grosso in bocca al lupo a due nostri musicanti: Ludovico Pareti, che alla fine di questo anno scolastico sosterrà gli esami di terza media ed Eleonora Bagnaschi, che concluderà il suo percorso al liceo scientifico con l’esame di maturità.
Consiglio Direttivo
Lutto La Filarmonica è accanto al suo musicante Flavio Ceriotti per la scomparsa della cara nonna Chiara.
Alessandro Bagnaschi
PROSSIMI APPUNTAMENTI GIUGNO Domenica 30 LUGLIO Sabato 13 Venerdì 19 OTTOBRE Domenica 6 Giovedì 17 Venerdì 18 NOVEMBRE Sabato 16
Giuseppe Comincini
Vicepresidente
Paola Magnaghi
Vicepresidente
Ornella Zattin
Processione e Concerto di San Pietro
Francesco Bellati Festa d’estate presso La Cappelletta Concerto della Filarmonica Big Band
Presidente
Mauro Bianchi
Segretario Vicemaestro Economo e rappresentante legale
Andrea Bartsch
Festa della Mela in Piazza Marconi e in Piazza S. Pietro Processione dell’Addolorata Concerto in onore dell’Addolorata
Giorgio Borghi Gianni Milanese
Concerto di Novembre
Sonia Paiano Stefano Pareti
LA FILARMONICA È…
Leonardo Pecoraro
Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA
Francesco Ragona Gianni Rainoldi
Redazione Gabriella Colombo, Giuseppe Comincini, Serena Comincini, Damiano Lazzarin, Paola Magnaghi, Gianni Milanese, Stefano Pareti, Gianni Rainoldi
Responsabili della Scuola di Musica “Corrado Abriani”
Hanno collaborato Fabiana Belloni, Giorgio Borghi, Ornella Del Pero, Nadine Lafirenze, Chiara Magistrelli, Leonardo Pecoraro, Michela Re, le insegnanti della scuola primaria di via F.lli Di Dio.
Ornella Del Pero Carlo Marnati
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LA FILARMONICA È…
… le trasferte