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Il mercato birrario sta vivendo una trasformazione che va oltre la semplice lettura dei volumi. Dopo anni di crescita discontinua e forti accelerazioni, il fuori casa entra in una fase di maggiore prudenza, in cui cambiano le dinamiche di consumo e, soprattutto, il modo in cui la birra viene scelta e vissuta. Si esce meno, si consumano meno “seconde bevute” e il potere d’acquisto più fragile spinge il consumatore a essere più attento, più selettivo, meno disposto a bere per abitudine.
In questo scenario, la birra perde progressivamente il ruolo di scelta automatica e assume una funzione diversa: diventa parte dell’esperienza, legata al contesto, al momento della giornata, al tipo di socialità e alla
qualità percepita. Non è solo una questione di prodotto, ma di coerenza complessiva tra offerta, servizio e atmosfera del locale.
È qui che emergono con forza nuovi segmenti, come il low e no alcol, che smettono di essere nicchie e diventano risposte strutturali a bisogni di moderazione, benessere e flessibilità, senza rinuncia al gusto. Per produttori e distributori questo significa ripensare l’assortimento, accettare una maggiore frammentazione della domanda e lavorare su portafogli capaci di parlare a sensibilità diverse.
Non esiste più un solo consumatore, né un’unica occasione di consumo. Esiste invece un mercato più maturo, che chiede precisione, qualità e credibilità.
È all’interno di questo quadro che si colloca la strategia di Warsteiner, azienda storica della birra tedesca, attiva a livello internazionale e presente in Italia da oltre 50 anni. Un marchio che, negli ultimi anni, ha scelto di rafforzare il proprio posizionamento puntando sulla pluralità dell’offerta, affiancando alle referenze iconiche nuove proposte capaci di intercettare stili di consumo differenti, dal no alcol alle radler fino ai progetti craft. A raccontare come sta cambiando il mercato e quali sono le direttrici su cui si gioca oggi la crescita nel canale Horeca è Luca Giardiello, amministratore delegato di Warsteiner Italia, che analizza un settore in evoluzione, sempre più segmentato, e il ruolo che qualità, esperienza e ascolto del consumatore assumono nella costruzione di un’offerta solida e sostenibile.
Il mercato della birra sta vivendo una fase di assestamento. Che lettura date oggi del fuori casa?
Il mercato della birra sta attraversando una fase che va interpretata con attenzione, evitando letture semplificate. I dati del 2025 mostrano una contrazione del fuori casa, con meno visite e una riduzione delle seconde consumazioni. È l’effetto combinato di un potere d’acquisto più debole e di un consumatore diventato più selettivo, ma anche di una trasformazione nel modo in cui viene vissuta la socialità. In questo contesto, la birra cambia funzione e diventa sempre più una scelta legata all’esperienza, al momento e alla qualità percepita.
In questo scenario, come si sta evolvendo il posizionamento di Warsteiner sul mercato italiano?
Negli ultimi anni Warsteiner ha rafforzato un posizionamento fondato sulla pluralità dell’offerta. Accanto alle referenze storiche, che restano un punto fermo, il gruppo ha investito su proposte capaci di intercettare stili di consumo diversi, mantenendo qualità e coerenza come elementi comuni. Riteniamo importante focalizzarci in modo strutturato su assortimento, servizio ed esperienza complessiva.
Il consumatore beve meno, ma sceglie con maggiore attenzione. È un segnale di debolezza o di maturità? È un segnale di maturità. Oggi il consumatore beve meno, ma vuole bere meglio. Questo

cambia il modo di costruire l’offerta e richiede una maggiore precisione nel rispondere alle aspettative del fuori casa, dove la qualità percepita e il contesto di consumo diventano determinanti.
Che cosa significa, in concreto, per un produttore come Warsteiner?
Significa accettare che non esista un solo cliente e quindi non possa esistere una sola risposta. C’è chi sceglie una birra classica, chi una proposta più leggera, chi una zero alcol. Il nostro compito è offrire opzioni credibili, tutte basate sulla qualità, lasciando al consumatore la libertà di scegliere quando e come bere.


il merCaTO BirrariO enTra in Una FaSe PiÙ maTUra e SELETTIVA :
Si BeVe menO, ma COn maggiOre aTTenZiOne
al COnTeSTO, alla Q UALITÀ e all’eSPerienZa

nasce proprio con questo obiettivo, grazie a un processo di dealcolizzazione che preserva il profilo organolettico della Pilsner originale.
Accanto alle 0.0, quali altre novità state introducendo per ampliare le occasioni di consumo?
In un mercato sempre più segmentato, il ruolo dei distributori è centrale.
Si tratta di costruire insieme un’offerta coerente, capace di parlare a sensibilità diverse senza perdere identità.
Il segmento low e no alcol sta crescendo in modo strutturale. Che ruolo ha nella vostra strategia?
La crescita delle birre low e no alcol è uno degli indicatori più chiari del cambiamento in atto. Non si tratta più di una nicchia, ma di una risposta concreta a bisogni come benessere, moderazione e flessibilità nei momenti di consumo. Il consumatore non rinuncia al gusto, ma chiede di poter scegliere senza compromessi sulla qualità. Warsteiner 0.0
Tra i lanci in corso c’è Naturradler Lemon, che unisce la Pilsner Warsteiner a una limonata naturale. È una proposta pensata per rispondere a una domanda di freschezza e bevibilità, legata a una convivialità che può essere più lunga e trasversale. Parallelamente, l’attenzione verso il consumatore più esperto passa anche attraverso progetti dedicati al mondo craft, come la valorizzazione delle birre irlandesi Rye River, con soluzioni di spillatura studiate per rafforzare l’esperienza al bancone.
Che ruolo attribuite oggi ai distributori nello sviluppo del brand?
Il fuori casa richiede precisione su prodotto, servizio ed esperienza, e una collaborazione strutturata con i partner distributivi è fondamentale per rendere tutto questo sostenibile.
Guardando al 2026, che prospettive vedete per il canale Horeca?
Le prospettive indicano una ripresa graduale, più simile a un ritorno verso un equilibrio stabile che a un rimbalzo improvviso. Il fuori casa resta un pilastro della socialità italiana, ma oggi richiede maggiore attenzione all’esperienza complessiva. In questo contesto, la diversificazione dell’offerta non è una leva tattica, ma una necessità strategica per crescere in modo solido.
