editoriale
GBI
Antonio Portaccio presidente Italgrob
IL NOSTRO COMPITO? DIFENDERE LA FILIERA HORECA Negli ultimi anni ce lo siamo sentiti dire molte volte: «Nulla sarà come prima». E avevano ragione, perché effettivamente viviamo un tempo di trasformazioni profonde nei consumi, nei mercati, nei modelli di business. Nulla sarà come prima, ma questo non deve spaventarci. Deve responsabilizzarci. Il settore Horeca – composto da bar, ristoranti, locali, distribuzione – non è soltanto un comparto economico. È, prima di tutto, un presidio sociale e culturale. Attraverso i luoghi del consumo fuori casa passa un pezzo della nostra identità nazionale: la socialità, la convivialità, la cultura alimentare e del bere che fanno dell’Italia una potenza mondiale del gusto e dello stile di vita. E noi, oggi, siamo i custodi di questo patrimonio. In questo scenario, i distributori non sono semplici intermediari di prodotto: sono ponti tra industria e consumo, sono garanti di qualità e di servizio, sono attori di sistema capaci di sostenere il tessuto capillare dei locali indipendenti, dei bar di quartiere, dei ristoranti a conduzione familiare che rappresentano l’anima autentica del nostro Paese. Ma i distributori sono anche chiamati a innovare nella logistica, nella digitalizzazione, nella sostenibilità ambientale. Innovare nei modelli di relazione con l’industria e con l’Horeca. Innovare nella capacità di
leggere i trend e di rispondere a un consumatore che oggi è “centrico”, attento, selettivo, esigente. Di fronte a questo scenario, non lasciamoci paralizzare dalla paura. Non permettiamo che le nostre imprese si sentano sole. In occasione degli Stati Generali Italgrob 2025, tenuti lo scorso ottobre nella sala plenaria del Museo Alfa Romeo di Arese (MI), la nostra Federazione ha lanciato un messaggio chiaro: la filiera Horeca è viva e determinata. Siamo pronti a dialogare con le istituzioni, con l’industria, con i consumatori, ma siamo anche pronti a difendere con forza la dignità e la sostenibilità del nostro lavoro. Con gli Stati Generali abbiamo ribadito che non dobbiamo limitarci a raccontare il presente, ma immaginare – e costruire – il futuro. Un futuro in cui l’Horeca italiano non sia l’anello fragile della catena, ma la sua spina dorsale. Un futuro in cui i nostri giovani non vedano questo settore come un ripiego, ma come una scelta di orgoglio e di prospettiva. Questo non è il tempo della rassegnazione, ma del coraggio. Il nostro compito è uno solo: difendere e rilanciare l’Horeca come motore di comunità, di lavoro e di identità nazionale. Perché, se è vero che «Nulla sarà come prima», allora facciamo in modo che sia meglio di prima.
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