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747 NUMERO 3 2026
ENERGIA E COMPETITIVITÀ
All’interno: Listino prezzi materiali di interesse per la meccanica varia n. 816 – Costo orario medio dell’operaio n.32 – Rivelazioni statistiche prestazioni di personale gennaio 2026
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L’Industria Meccanica Pubblicazione periodica di ANIMA/Confindustria Registrazione Tribunale di Milano N.427 del 17.11.73
Direttore responsabile Alessandro Durante – durante@anima.it
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Abbonamento annuo Italia 80 euro – Estero 110 euro Avvalendosi del contenuto dell’art. 74 lettera C del D.P.R. 26.10.1972 N. 633 e del D.M. 28.12.89, A.S.A. S.r.l. non emetterà fatture relative agli abbonamenti Informazioni per abbonamenti: Federica Dellisanti - dellisanti@anima.it
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Sommario
10 Rubrica i 400 caratteri
28 LAVORO AGILE E D.LGS.81/08: la tutela della salute dello smart worker fra vecchie e nuove disposizioni
48 Il magazzino connesso, tra velocità dei flussi e nuove vulnerabilità di Erika Atzori, Agenzia Masi
di Mariarosaria Spagnuolo, Consulente senior e formatore su salute e sicurezza sul lavoro
12
51 Digital Product Passport e Battery Passport: come si sta preparando la filiera della movimentazione industriale
34
di Marco Carleo, team AISEM
ENERGIA AMBIENTE
54
13 CBAM e perfezionamento attivo: una leva strategica per la competitività dell’industria meccanica Di Easyfrontier
36 ENERGIA E COMPETITIVITÀ. Dalla crisi geopolitica agli incentivi: come cambia l'industria italiana
18 SALUTE SICUREZZA
38 L'equilibrio dell'energia. Lo Stretto di Hormuz riapre, ma per l’Italia il caro energia resta un problema strutturale
56 Sostenibilità e creazione di valore: la finitura industriale guida il cambiamento Di Manuela Casali, Association Manager UCIF
di Mauro Ippolito
20 Infortuni in Trasferta: tra copertura INAIL e Responsabilità Datoriale. Il Quadro Giurisprudenziale perDistricarsi tra Itinere e Occasione di Lavoro di Rolando Dubini avvocato del Foro di Milano, Cassazionista
24 Missioni e trasferte lavorative: prevenire i rischi e tutelare i lavoratori
44 Dagli incentivi alla certificazione. Pompe di calore industriali: Iperammortamento 2026, benefici Conto Termico e certificazione HP Keymark di Fabio Tesini Sales Manager ICIM SpA
60 RUBRICA i 400 caratteri
62 RUBRICA Tecnologia
46 65 Tabelle ANIMA: Bianche, Blu, Arancio
Di Paola Guerra, Fondatore e Direttore SIES, Scuola Internazionale Etica & Sicurezza, specializzata in Travel Risk & Crisis Management
Numero 747 In copertina Andrea De Santis
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Scienza
Ambiente
Una scoperta italiana cambia il modo di vedere l'acqua sulla terra
L'Italia migliora i risultati nell'economia circolare
Un gruppo di ricerca guidato dall'Università di Bologna ha individuato un nuovo processo naturale attraverso cui l'acqua può formarsi nelle profondità del pianeta. Lo studio mostra che l'incontro tra idrogeno e particolari minerali contenenti ossigeno può generare acqua anche in ambienti finora considerati improbabili. La scoperta potrebbe contribuire a migliorare la comprensione dei processi geologici profondi, del ciclo dell'acqua terrestre e persino della ricerca di acqua su altri pianeti. Un risultato che conferma il contributo della ricerca italiana all'avanzamento delle conoscenze scientifiche internazionali.
La gestione dei rifiuti urbani continua a mostrare segnali incoraggianti. Secondo gli ultimi dati del Green Book 2026, la raccolta differenziata ha raggiunto il 68% e il tasso di riciclo effettivo è salito al 52%, confermando una tendenza positiva negli ultimi anni. La crescita è sostenuta anche dagli investimenti destinati agli impianti e ai progetti di economia circolare. Restano differenze territoriali e alcune carenze infrastrutturali, soprattutto nel Mezzogiorno, ma il quadro generale evidenzia un sistema sempre più orientato al recupero delle risorse e alla riduzione degli sprechi.
Tecnologia
Bologna rafforza il suo ruolo nella corsa al supercalcolo L'Italia consolida la propria posizione nel settore delle tecnologie avanzate grazie all'inaugurazione di cinque nuove infrastrutture di calcolo presso il Tecnopolo di Bologna. I sistemi, che comprendono supercomputer e computer quantistici, saranno impiegati in ambiti strategici come l'intelligenza artificiale, la meteorologia, l'analisi dei dati e la sicurezza digitale. L'obiettivo è mettere a disposizione di ricercatori e imprese strumenti sempre più potenti per accelerare l'innovazione e favorire il trasferimento tecnologico verso applicazioni concrete. Un investimento che rafforza il ruolo dell'Italia nella ricerca europea ad alta intensità tecnologica.
Welfare aziendale:
una leva concreta per aumentare il potere dʼacquisto dei propri dipendenti. Negli ultimi anni il potere dʼacquisto delle famiglie italiane ha subito una progressiva riduzione, anche a causa dellʼinflazione e di una dinamica salariale meno favorevole rispetto alla media europea. In questo contesto, il welfare aziendale si conferma uno strumento efficace per sostenere il reddito reale senza incidere direttamente sul costo del lavoro. Il tema è strettamente legato al cuneo fiscale, che riduce il beneficio netto degli aumenti retributivi. Gli strumenti di welfare consentono invece di trasferire valore immediatamente spendibile, evitando lʼimpatto di imposte e contributi e incidendo concretamente sulla quotidianità.
In questo contesto, Welfare Pellegrini mette a disposizione soluzioni digitali semplici e immediate, progettate per integrarsi facilmente nei processi aziendali. Una piattaforma in cloud e unʼunica App consentono una gestione fluida e un utilizzo rapido tramite portafoglio elettronico, spendibile su una rete ampia di esercizi.
In questo scenario, il CCNL Metalmeccanici assume un ruolo centrale: prevede lʼerogazione di welfare per un valore di 250 euro annui per dipendente, con prossima scadenza al 31 maggio 2027. Un obbligo che può trasformarsi in opportunità, diventando una leva per generare valore percepito
Il supporto di ANIMA, insieme allʼesperienza di Pellegrini, consente alle imprese di interpretare le disposizioni contrattuali e trasformarle in strumenti operativi efficaci. Il welfare diventa così una scelta strategica, capace di coniugare sostenibilità economica e benessere delle persone.
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e rafforzare il rapporto tra impresa e persone. A parità di investimento, il welfare permette infatti di riconoscere un beneficio netto superiore rispetto alla retribuzione tradizionale, grazie alle attuali soglie di esenzione. Buoni pasto elettronici e buoni acquisto offrono flessibilità e supportano le principali spese quotidiane.
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UNA LEVA STRATEGICA PER LA COMPETITIVITÀ DELL’INDUSTRIA MECCANICA
P
er il settore dell’industria meccanica, caratterizzato da una forte dipendenza storica da materiali quali acciaio e alluminio, il CBAM introduce un elemento di complessità che non si limita alla semplice gestione di un nuovo adempimento, ma investe direttamente la competitività complessiva delle imprese sui mercati internazionali. Tuttavia, la portata del CBAM non si limita più esclusivamente alle materie prime grezze: è in corso un’evoluzione normativa, supportata da nuove bozze regolatorie, volta a estendere l’applicazione del meccanismo ai cosiddetti derivatives (prodotti derivati). Essere assoggettati al CBAM significa che l’azienda importatrice deve monitorare, rendicontare e, a regime, sostenere i costi relativi alle emissioni di CO2 incorporate nei beni importati da Paesi extra-UE. Se in una prima fase l’impatto era circoscritto all’approvvigionamento di metalli come l’acciaio e l’alluminio, l’inclusione dei derivati amplierà i soggetti coinvolti. Con l’entrata in vigore di queste disposizioni saranno infatti inclusi nella normativa una vasta gamma di beni trasformati, tra cui:
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•
Minuteria metallica e fissaggi (viti, bulloni, dadi, rondelle e perni in ferro, acciaio o alluminio);
•
Componentistica strutturale (costruzioni e parti di costruzioni in metallo, ponti, telai di porte e finestre, strutture di supporto);
•
Contenitori e serbatoi (cisterne e contenitori analoghi in ghisa, ferro o acciaio);
•
Semilavorati complessi (cavi, trecce e articoli simili non isolati per l’elettricità);
•
Lavatrici (sia a carica domestica che industriale, incluse quelle con asciugatrice), asciugatrici e frigoriferi, congelatori e gruppi frigoriferi.
Il regime di perfezionamento attivo si inserisce in questo scenario come uno strumento di grande rilevanza strategica. Tradizionalmente utilizzato per ottimizzare i flussi doganali ed evitare l’impatto della fiscalità di confine, esso consente di importare componenti o semilavorati da Paesi terzi, sottoporli a lavorazione o trasformazione industriale all’interno dell’Unione Europea e, successivamente, riesportare il prodotto finito senza l’applicazione dei dazi doganali oppure vincolarli a un successivo regime doganale. Tuttavia, alla luce della nuova disciplina ambientale del CBAM, il ricorso a questo regime economico assume una valenza ancora più ampia e determinante per la tenuta dei mercati. Il meccanismo del CBAM si applica infatti alle merci che vengono immesse in libera pratica, ovvero importate in via definitiva, nel territorio doganale dell’Unione. Questo significa che, quando i beni di importazione sono destinati a essere trasformati all’interno della filiera comunitaria e poi riesportati, senza entrare nel mercato del consumo europeo, l’impatto economico del CBAM può essere significativamente ridotto o addirittura azzerato. Il perfezionamento attivo consente quindi di evitare che l’importazione generi un obbligo finanziario definitivo legato ai certificati
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EXPORT & MERCATI
CBAM E PERFEZIONAMENTO ATTIVO:
L’entrata in vigore del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) sta incidendo in modo progressivo e profondo sulle modalità con cui le imprese europee progettano e gestiscono le proprie catene di approvvigionamento. In particolare, per i comparti industriali caratterizzati da un utilizzo rilevante di materie prime e semilavorati importati, il tema dell’approvvigionamento non può più essere valutato esclusivamente in termini di costo e continuità della fornitura, ma deve necessariamente integrare anche la dimensione ambientale connessa alle emissioni incorporate nei prodotti.
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di carbonio, a condizione che l’intero ciclo produttivo sia correttamente inquadrato nel regime sospensivo e che il prodotto finale venga effettivamente riesportato al di fuori dei confini unionali. Questa possibilità apre scenari di grande interesse per le imprese del settore meccanico, che possono riorganizzare i propri flussi produttivi distinguendo tra la produzione destinata al mercato europeo e la produzione destinata ai mercati internazionali. Tale distinzione non è soltanto teorica, ma richiede un’attenta pianificazione operativa che coinvolge sia la selezione dei fornitori extra-UE, sia la gestione interna dei processi produttivi e documentali. Impatto del CBAM sulla gestione del perfezionamento attivo Un elemento centrale di tale approccio è rappresentato dalla capacità dell’organizzazione aziendale di tracciare con precisione le emissioni incorporate nei materiali utilizzati. Anche quando il perfezionamento attivo consente di evitare il costo economico diretto dei certificati CBAM grazie all’esportazione del prodotto finito, permane la necessità di garantire un adeguato livello di monitoraggio e rendicontazione. In effetti, la contabilità doganale deve permettere in ogni momento il controllo del regime e la tracciabilità delle emissioni incorporate. Ciò implica un dialogo strutturato con i fornitori extra-UE e la disponibilità di dati affidabili relativi alle emissioni generate lungo la catena produttiva. Particolare attenzione deve inoltre essere riservata alle supply chain a destinazione mista. In tali contesti, nei quali parte della produzione è destinata al mercato europeo e parte all’export, il ricorso al perfezionamento attivo richiede una rigorosa separazione dei flussi, sia sotto il profilo fisico sia sotto il profilo contabile e documentale. Qualora, infatti, anche solo una quota dei beni oggetto di
lavorazione venga immessa nel mercato unionale, su tale quota si applicano integralmente gli obblighi previsti dal CBAM. Ne consegue non soltanto un impatto economico diretto, ma anche un ampliamento della complessità amministrativa, soprattutto nei casi in cui si renda necessario ricostruire a posteriori la destinazione effettiva delle merci e il corretto utilizzo dei regimi doganali. Alla luce di tali considerazioni, il perfezionamento attivo non può essere considerato esclusivamente come uno strumento tecnico-operativo, ma deve essere inserito in una più ampia visione strategica della supply chain. La sua efficace implementazione presuppone, infatti, una pianificazione preventiva dei flussi produttivi e una chiara individuazione delle destinazioni finali, nonché l’adozione di sistemi di controllo in grado di garantire la coerenza tra le scelte operative e il quadro regolatorio di riferimento. L’interazione tra CBAM e perfezionamento attivo contribuisce così a ridefinire il ruolo delle funzioni aziendali coinvolte nella gestione delle catene di approvvigionamento, richiedendo un livello di integrazione sempre più elevato tra profili doganali, industriali e ambientali. In questa prospettiva, il perfezionamento attivo si configura come una leva strategica capace di supportare le imprese nella gestione delle nuove dinamiche regolatorie, preservando al contempo competitività e conformità normativa. Per le aziende dell’industria meccanica il perfezionamento attivo rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare le sfide introdotte dal CBAM. Il suo valore non risiede soltanto nei vantaggi doganali tradizionalmente riconosciuti, ma nella possibilità di contribuire a una gestione più efficiente e sostenibile delle catene del valore globali. La sua efficacia, tuttavia, non è automatica: richiede una governance integrata e una visione strategica capace di coordinare aspetti doganali, ambientali e produttivi all’interno di un modello operativo evoluto e orientato alla competitività internazionale.
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La rivoluzione del commercio sostenibile è iniziata Dal 1° Gennaio 2026 il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) è un regime pienamente precettivo per le aziende che importano prodotti ad alto impatto carbonico. Gestire correttamente gli adempimenti significa evitare sanzioni, garantire trasparenza ambientale e difendere la competitività aziendale. Con Easyfrontier for CBAM, tutto questo diventa semplice. Il software che semplifica la complessità Easydownload for CBAM è la piattaforma digitale sviluppata da Easyfrontier Technologies per gestire in modo automatizzato, sicuro e integrato tutti gli adempimenti CBAM. Gestione completa degli obblighi CBAM Report trimestrali e annuali conformi alle direttive UE. Download automatico dichiarazioni doganali Importazione diretta dal portale ADM. Calcolo automatico delle emissioni Analisi dei dati reali e applicazione dei valori UE. Integrazione con ERP Collegamento con sistemi aziendali e fornitori esteri. Sicurezza e tracciabilità Audit trail, ruoli, crittografia e conformità GDPR. Simulazioni e analisi predittive Pianificazione strategica e sostenibilità a lungo termine. Monitoraggio attivo dei beni soggetti a CBAM: analisi in tempo reale per la determinazione dello stato attuale e il supporto alla pianificazione di strategie sostenibili. Perché scegliere Easydownload from CBAM • Riduce i tempi operativi fino al 70%. • Elimina gli errori manuali nella raccolta e nel calcolo dei dati. • Sempre aggiornato con le ultime normative europee. • Supportato da esperti in dogane e trade compliance. Output Principali • Cruscotto monitoraggio dati • Rendiconto emissioni dirette e indirette • Report CBAM pronti per upload sulla piattaforma UE Con Easydownload for CBAM, trasformiamo gli adempimenti CBAM in un vantaggio competitivo per le imprese. Easyfrontier Technologies Innovazione, competenza e tecnologia al servizio della compliance internazionale. Inizia oggi la tua gestione centralizzata del processo CBAM. Email: efcbam@easyfrontier.it Web: www.easyfrontier.it Sede: Bologna, Italia
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18 SALUTE SICUREZZA
IL QUADRO GIURISPRUDENZIALE PER DISTRICARSI TRA ITINERE E OCCASIONE DI LAVORO di Rolando Dubini avvocato del Foro di Milano, Cassazionista
L'evoluzione del mondo del lavoro verso forme sempre più flessibili e mobili ha reso cruciale la comprensione dei confini tra infortunio in itinere e infortunio in occasione di lavoro. Nell'epoca del lavoro agile, delle missioni frequenti e della mobilità aziendale, la distinzione tra questi due istituti assume rilevanza strategica per datori di lavoro, dirigenti e professionisti della sicurezza, poiché determina non solo l'ambito di copertura assicurativa INAIL, ma anche l'eventuale responsabilità penale e civile dell'impresa. La differenza cruciale tra le due fattispecie è fondamentale per comprendere l'allocazione del rischio giuridico. L'infortunio in itinere, disciplinato dall'art. 12 del D.Lgs. 38/2000, è protetto dall'assicurazione INAIL con esclusione della responsabilità penale del datore di lavoro salvo colpa grave, ma è soggetto a precisi limiti normativi: percorso normale, tempo congruo, assenza di interruzioni non necessitate. L'infortunio in "occasione di lavoro", invece, è equiparato all'infortunio sul lavoro tradizionale e apre il campo alla responsabilità penale del datore di lavoro ex D.Lgs. 81/2008 e alla responsabilità civile risarcitoria dell'azienda ex art. 2087 c.c.
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Quadro Normativo e Concettuale di Riferimento La Disciplina dell'Infortunio in Itinere L'art. 12 del D.Lgs. 38/2000 ha introdotto una disciplina organica dell'infortunio in itinere, stabilendo che "salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate, l'assicurazione comprende gli infortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro". La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che per infortunio in itinere "va inteso qualsiasi infortunio verificatosi lungo il percorso da casa al luogo di lavoro, dovendosi dare rilevanza ad ogni esposizione al rischio ricollegabile finalisticamente allo svolgimento dell'attività lavorativa in modo diretto o indiretto" (cfr. Cass. Civ., Sez. Lav., sent. n. 5814/2022). L'Obbligo Generale di Sicurezza del Datore di Lavoro L'art. 2087 c.c. impone al datore di lavoro di "adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro". Questo obbligo generale si estende anche alle situazioni di lavoro mobile e alle trasferte.
Il Concetto di "Luogo di Lavoro" nel D.Lgs. 81/2008 L'art. 3 del D.Lgs. 81/2008 stabilisce l'applicabilità della normativa antinfortunistica "a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio". Il concetto di "luogo di lavoro" si estende dinamicamente a qualsiasi posto in cui il lavoratore si trova o è destinato ad essere per esigenze lavorative.
La Cass. Civ., Sez. Lav., sent. n. 4917/1982 ha stabilito che l'infortunio in itinere può essere compreso nella tutela assicurativa "ogni qual volta l'attività anteriore o successiva alle vere e proprie prestazioni di lavoro sia richiesta ex necessitate o dal modo della sua esecuzione, imposta dal datore di lavoro o da circostanze di tempo e di luogo che prescindono dalla volontà di scelta del lavoratore".
Il Criterio Giurisprudenziale Fondamentale La giurisprudenza ha sviluppato un criterio fondamentale: non conta il luogo fisico, ma il nesso causale tra l'attività svolta e l'evento lesivo. La Corte di Cassazione parla di "occasionale allargamento della sede di lavoro" quando l'infortunio si verifica in contesti diversi dalla sede fissa ma comunque riconducibili all'attività lavorativa.
Incidenti con mezzi aziendali o noleggiati L'utilizzo di mezzi aziendali o noleggiati per lavoro comporta la piena responsabilità datoriale per la sicurezza del mezzo fornito. La Trib. Lav. Santa Maria Capua Vetere, sent. n. 2530/2024 ha precisato che "integra rischio elettivo, idoneo ad interrompere il nesso causale tra la percorrenza del tragitto per recarsi al lavoro e l'infortunio, la condotta gravemente imprudente del lavoratore che si ponga alla guida del veicolo aziendale nonostante il datore di lavoro lo avesse escluso dal gruppo dei conducenti autorizzati".
Casi Pratici ed Orientamenti della Giurisprudenza Viaggio di Trasferta: Quando Inizia e Finisce l'"Occasione di Lavoro" La giurisprudenza ha chiarito che il viaggio per recarsi in un luogo diverso dalla sede fissa costituisce spesso già "occasione di lavoro", distinguendolo dal normale tragitto casa-lavoro. I fattori determinanti sono: uso di mezzo aziendale, ricezione di istruzioni precise, viaggio pagato e organizzato dal datore di lavoro.
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Infortuni durante attività connesse alla trasferta Per quanto riguarda infortuni in albergo, ristorante o durante cene di lavoro, la giurisprudenza valuta se l'attività sia "finalizzata all'esecuzione del lavoro" o "meramente ricreativa", applicando il criterio della "dipendenza gerarchica" e della "disciplina" durante l'evento.
SALUTE & SICUREZZA
INFORTUNI IN TRASFERTA: TRA COPERTURA INAIL E RESPONSABILITÀ DATORIALE
Lavoro agile e da remoto Il recente indirizzo giurisprudenziale ha esteso la tutela INAIL e la nozione di "occasione di lavoro" anche all'ambiente domestico, quando utilizzato come sede di lavoro. L'art. 3, comma 10, del D.Lgs. 81/2008 stabilisce che "a tutti i lavoratori subordinati che effettuano una prestazione continuativa di lavoro a distanza, mediante collegamento informatico e telematico, si applicano le disposizioni di cui al titolo VII". Obblighi di prevenzione del datore di lavoro in trasferta Valutazione dei rischi specifici della trasferta Il datore di lavoro deve effettuare una valutazione specifica dei rischi legati alla trasferta, considerando destinazione, mezzi di trasporto, alloggio e attività da svolgere. La mancanza di tale valutazione può comportare re-
sponsabilità penale per omissione degli obblighi prevenzionistici.
condanna penale per il fatto dal quale l'infortunio è derivato".
Formazione e informazione del lavoratore È necessario fornire formazione specifica sui rischi delle trasferte e sul comportamento da tenere. La Trib. Lav. Paola, sent. n. 629/2024 ha evidenziato l'importanza di "allegare e provare specificamente il nesso causale, quanto meno occasionale, tra l'itinerario seguito e l'attività lavorativa, con indicazione di giorni e orari di svolgimento del rapporto di lavoro".
Checklist di compliance per le aziende Procedura per la Gestione delle Trasferte 1. Autorizzazione preventiva: Sistema di autorizzazione per tutte le trasferte con valutazione dei rischi specifici. 2.
Pianificazione del viaggio: Definizione di itinerari sicuri, orari congrui, mezzi idonei.
Organizzazione sicura dei viaggi Il datore di lavoro deve garantire tempi di guida congrui, scelta di vettori e mezzi sicuri, e policy aziendali chiare. La responsabilità si estende alla verifica dell'idoneità dei conducenti e alla manutenzione dei mezzi aziendali.
3.
Comunicazione delle istruzioni: Trasmissione scritta di tutte le indicazioni operative e di sicurezza.
Mantenimento del collegamento operativo È necessario mantenere il collegamento e la "dipendenza gerarchica" operativa anche a distanza, garantendo che il lavoratore in trasferta rimanga sotto la direzione e il controllo dell'azienda. Profilo assicurativo (INAIL) vs. profilo penale È fondamentale comprendere che la qualificazione INAIL di un evento come "infortunio in itinere" non esclude automaticamente la responsabilità penale del datore di lavoro. Quest'ultima sussiste se emerge una colpa specifica, come aver organizzato un viaggio estenuante, aver fornito un mezzo difettoso, o aver impartito ordini che hanno indotto condotte pericolose. L'art. 10 del D.P.R. 1124/1965 stabilisce che "l'assicurazione esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile per gli infortuni sul lavoro", ma "permane la responsabilità civile a carico di coloro che abbiano riportato
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Inclusione dei rischi da trasferta nel DVR Il Documento di Valutazione dei Rischi deve specificamente considerare: •
Rischi legati ai mezzi di trasporto utilizzati.
•
Rischi ambientali delle destinazioni.
•
Rischi legati all'alloggio e alle strutture ricettive.
•
Rischi derivanti dalle attività da svolgere in trasferta.
Istruzioni scritte per i viaggiatori Predisporre istruzioni operative dettagliate che includano: •
Comportamenti da tenere durante il viaggio.
•
Procedure di emergenza.
•
Contatti di riferimento aziendali.
•
Limiti e divieti specifici.
Regole per l'uso di veicoli privati Stabilire regole chiare per l'utilizzo di veicoli privati per lavoro, includendo: •
Verifica delle polizze assicurative.
•
Controlli periodici sulla manutenzione.
•
Limiti di utilizzo e percorrenze.
•
Rimborsi e responsabilità.
Formazione per dirigenti e preposti Formare dirigenti e preposti sulla gestione della sicurezza del personale in mobilità, con particolare attenzione a: •
Valutazione dei rischi specifici delle trasferte.
•
Organizzazione sicura dei viaggi.
•
Controllo e vigilanza a distanza.
•
Gestione delle emergenze.
Il Rischio elettivo: limite alla tutela assicurativa La giurisprudenza ha definito il "rischio elettivo" come "quello dovuto ad una scelta arbitraria del lavoratore, il quale crei ed affronti volutamente, in base a ragioni o ad impulsi personali, una situazione diversa da quella inerente all'attività lavorativa, ponendo così in essere una causa interruttiva di ogni nesso tra lavoro, rischio ed evento" (cfr. Cass. Civ., Sez. Lav., sent. n. 5814/2022). La Trib. Civ. Nocera Inferiore, sent. n. 1722/2024 ha precisato che "la fruizione da parte del lavoratore di un permesso per motivi personali non esclude la tutela assicurativa per i sinistri verificatisi nel normale percorso abitazione-luogo di lavoro, trattandosi di fattispecie di sospensione dell'attività lavorativa che, per il suo carattere occasionale ed eventuale,
non recide il rapporto finalistico con l'attività lavorativa". Limiti spaziali della tutela in itinere La Cass. Civ., Sez. Lav., sent. n. 15777/2007 ha chiarito che "la configurabilità di un infortunio in itinere comporta il suo verificarsi nella pubblica strada e, comunque, non in luoghi identificabili in quelli di esclusiva proprietà del lavoratore assicurato o in quelli di proprietà comune, quali le scale ed i cortili condominiali, il portone di casa o i viali di complessi residenziali". Onere della prova negli infortuni in trasferta La Trib. Civ. Salerno, sent. n. 2042/2024 ha stabilito che "il lavoratore che agisce per il riconoscimento delle prestazioni assicurative è onerato di provare non solo l'evento lesivo e le sue conseguenze invalidanti, ma anche il nesso causale tra l'infortunio e il percorso lavorativo tutelato, dimostrando in concreto che l'evento si è verificato durante il normale tragitto". La Trib. Lav. Busto Arsizio, sent. n. 164/2025 ha precisato che "quando l'infortunio si verifica al di fuori, dal punto di vista spazio-temporale, della materiale attività di lavoro, la ravvisabilità dell'occasione di lavoro è rigorosamente condizionata alla dimostrazione dell'esistenza di circostanze che non ne facciano venir meno la riconducibilità eziologica al lavoro". La Sicurezza come obbligo dinamico e adattativo Nel lavoro mobile, l'obbligo di sicurezza del datore di lavoro è dinamico e adattativo. Non ci si può limitare a fornire un biglietto aereo o un'autorizzazione alla trasferta: è necessario un approccio sistemico che consideri tutti i rischi prevedibili e implementi misure di prevenzione specifiche per ogni situazione di mobilità lavorativa.
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La migliore difesa per l'impresa consiste nell'implementazione di un'organizzazione documentata, attenta e prudente delle trasferte, che dimostri l'effettivo adempimento degli obblighi prevenzionistici attraverso procedure strutturate, valutazioni specifiche dei rischi, formazione mirata e controlli sistematici. Solo attraverso questo approccio proattivo è possibile costruire quello "scudo giuridico" che, pur non garantendo l'immunità assoluta, può significativamente ridurre l'esposizione dell'impresa e dei suoi vertici alle conseguenze devastanti di un infortunio in trasferta. La distinzione tra infortunio in itinere e infortunio in occasione di lavoro non è meramente accademica, ma rappresenta uno spartiacque fondamentale per l'allocazione delle responsabilità e la gestione del rischio aziendale. La giurisprudenza di legittimità ha delineato criteri chiari ma rigorosi, che richiedono alle imprese un approccio professionale e sistematico alla gestione della sicurezza del personale in mobilità. L'evoluzione verso forme di lavoro sempre più flessibili e mobili impone una revisione continua delle strategie di prevenzione, basata sulla conoscenza approfondita degli orientamenti giurisprudenziali e sull'implementazione di sistemi organizzativi capaci di adattarsi dinamicamente alle diverse situazioni operative. Solo attraverso questa integrazione tra competenze legali, tecniche e organizzative è possibile garantire simultaneamente la tutela dei lavoratori e la protezione dell'impresa dalle conseguenze giuridiche ed economiche degli infortuni in trasferta.
SALUTE & SICUREZZA
Attività "Ibride": pause e spostamenti personali durante trasferte La Cass. Civ., Sez. Lav., sent. n. 33783/2024 ha chiarito che "l'infortunio in itinere comprende qualsiasi infortunio verificatosi lungo il percorso casa-lavoro, sia quando lo spostamento è funzionale all'inizio e alla cessazione del turno lavorativo, sia quando è compiuto dal lavoratore per libera scelta durante pause e riposi del turno stesso". La Trib. Lav. Santa Maria Capua Vetere, sent. n. 1420/2025 ha stabilito che "una breve sosta voluttuaria effettuata lungo il tragitto, quale quella presso un esercizio pubblico per bisogni fisiologici o per dissetarsi, non integra interruzione del percorso tale da escludere la copertura assicurativa obbligatoria, purché sussistano due condizioni: la limitata dimensione temporale della sosta e l'assenza di aggravamento delle condizioni di rischio".
MISSIONI E TRASFERTE LAVORATIVE: PREVENIRE I RISCHI E TUTELARE I LAVORATORI
Categoria di rischio
Esempi
Sanitari
Malattie endemiche, epidemie e pandemie, infezioni, assenza o scarsa qualità dell’assistenza medica, acqua e alimenti non sicuri, patologie pregresse del lavoratore, salute mentale.
Ambientali
Eventi climatici estremi, alluvioni, terremoti, eruzioni, incendi e altri disastri naturali.
Incidenti e infortuni
Incidenti stradali (prima causa di morte in trasferta), infortuni sul lavoro e in cantiere, esplosioni, incidenti accidentali.
Criminali
Aggressioni, rapine, borseggi, furti, sequestri, microcriminalità.
Sociali e politici
Instabilità, proteste violente, scioperi e manifestazioni, colpi di Stato, atti terroristici.
Tecnologici (cyber)
Furto di dati e dispositivi, ransomware e data breach, sorveglianza e geolocalizzazione, truffe digitali.
Per l’industria meccanica le trasferte sono parte integrante del lavoro. Costruire un sistema di Travel Risk Management non è solo un obbligo giuridico: è un atto di responsabilità verso le persone. Per il settore meccanico internazionalizzazione significa persone in movimento: tecnici in cantiere per installazioni e collaudi, commerciali in fiera, manager in visita a clienti e fornitori, spesso in Paesi a media o alta complessità. Il mondo, però, è cambiato. Instabilità geopolitica, conflitti, tensioni sociali, eventi climatici estremi, emergenze sanitarie e rischi cyber hanno reso il contesto delle trasferte meno prevedibile. La pandemia ha mostrato quanto rapidamente una missione di routine possa trasformarsi in un’emergenza, con persone bloccate lontano da casa. In questo scenario la sicurezza del personale in trasferta, il trasfertista, non può essere lasciata all’esperienza del singolo o alla buona sorte: va gestita con metodo. Un banale incidente stradale verso lo stabilimento, un malore dove l’assistenza sanitaria è carente o la chiusura improvvisa di un aeroporto per disordini, possono diventare problemi seri se l’azienda non ha previsto cosa fare e chi contattare. A fare
la differenza non è la fortuna, ma l’organizzazione. Sul piano giuridico il datore di lavoro ha obblighi precisi. L’art. 2087 del Codice Civile impone di adottare tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. Il D.Lgs. 81/2008, conferma che la tutela segue il lavoratore ovunque presti la propria attività: la trasferta è un prolungamento del luogo di lavoro. Ne derivano l’obbligo di valutare tutti i rischi, compresi quelli legati al paese e alla destinazione (art. 28), e quello di informare e formare le persone (artt. 36 e 37); si aggiunge, per le organizzazioni, la responsabilità amministrativa ex D.Lgs. 231/2001. A questo quadro si affianca il principio internazionale del duty of care, il dovere di diligenza che impone all’organizzazione di proteggere salute, sicurezza e benessere di chi lavora per essa, anche all’estero. Trova un riferimento tecnico nella norma UNI ISO
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31030:2021 “Travel Risk Management – Guida per le organizzazioni”, che declina i principi della ISO 31000 sulla gestione del rischio e si integra con gli altri sistemi di gestione aziendali (ISO 45001 per salute e sicurezza, ISO 22301 per la continuità operativa, ISO 27001 per la sicurezza delle informazioni). Al dovere dell’azienda corrisponde il duty of loyalty del lavoratore, tenuto a rispettare procedure e indicazioni di sicurezza. Di quali rischi dobbiamo occuparci Il primo passo è sapere a che cosa guardare. I rischi di una trasferta si possono ricondurre a sei grandi categorie, da considerare sempre nella loro interazione. Nella realtà, questi rischi non viaggiano separati. Un attacco informatico che sottrae credenziali o dati di geolocalizzazione può trasformarsi in un rischio fisico per il lavoratore;
allo stesso modo, stanchezza, stress o jet lag possono ridurre l’attenzione alla guida e aumentare la probabilità di un incidente. Il punto critico è proprio questo: quando si osserva un solo aspetto per volta, secondo una logica “a silos”, si rischia di perdere di vista
le connessioni tra i diversi fattori di rischio. E spesso sono proprio quei punti di contatto a generare le situazioni più delicate e pericolose. Per questo la valutazione dei rischi in trasferta deve essere costruita in modo integrato, tenendo insieme le
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dimensioni health, safety e security. La classica “scheda Paese” rappresenta un punto di partenza utile, ma da sola non basta: descrive il contesto e i rischi in generale, senza considerare chi viaggia, per quale attività, con quale itinerario, per quanto tempo e
SALUTE & SICUREZZA
Di Paola Guerra, Fondatore e Direttore SIES, Scuola Internazionale Etica & Sicurezza, specializzata in Travel Risk & Crisis Management
Una responsabilità di squadra Il sistema funziona quando le responsabilità sono chiare e condivise. Il datore di lavoro è il garante ultimo della tutela e definisce policy e risorse; il servizio di prevenzione e protezione e il risk manager contribuiscono alla valutazione; le funzioni HR, viaggi e security curano organizzazione, auto-
rizzazioni e gestione operativa; il medico competente presidia gli aspetti sanitari. Al centro resta il lavoratore, da informare, formare e responsabilizzare: il rispetto delle procedure e la segnalazione tempestiva dei problemi sono parte integrante del sistema. Una governance definita evita che, nel momento critico, nessuno sappia a chi rivolgersi. Gli step operativi: pre-trip, on-trip, post-trip Un sistema di Travel Risk Management si traduce in azioni concrete lungo tutto il ciclo della trasferta, dalla pianificazione al rientro. Le tre fasi non sono compartimenti stagni, ma un ciclo che si autoalimenta: ciò che si impara al rientro migliora la trasferta successiva. Pre-trip: prima della partenza • Pianificazione, richiesta e autorizzazione: ogni viaggio nasce da una richiesta formale, registrata e approvata su un sistema dedicato, anche in caso di urgenza. Nessuno parte senza autorizzazione. • Identificazione dei rischi e valutazione integrata: incrocio tra caratteristiche del Paese e caratteristiche della trasferta e della persona, con attribuzione di un livello di rischio e definizione delle contromisure necessarie. • Autorizzazione proporzionata al
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rischio: per i livelli bassi vale la procedura standard; per i livelli medi scattano cautele e informazioni aggiuntive; per i livelli alti si discute la reale necessità del viaggio e servono autorizzazioni di livello superiore e contromisure dedicate; per i livelli estremi si valuta se rinunciare o rinviare. • Adempimenti e contromisure: visite mediche e vaccinazioni, kit sanitario, copertura assicurativa adeguata, soluzioni logistiche e di security per le destinazioni più complesse. • Informazione e formazione: schede Paese affidabili, linee guida sui comportamenti da tenere, corsi in e-learning o in aula. La formazione di base è un prerequisito per l’autorizzazione; per le destinazioni ad alto rischio sono previste sessioni dedicate. • Strumenti a disposizione: App di assistenza con alert in tempo reale, iscrizione ai servizi della Farnesina (viaggiaresicuri.it e dovesiamonelmondo.it), numeri di emergenza, regole di sicurezza informatica per dispositivi e dati. On-trip: durante il viaggio • Tracciabilità e monitoraggio: localizzazione volontaria (check-in / travel tracker) e monitoraggio continuo degli eventi nella destinazione.
• Alert e aggiornamenti in tempo reale: advisory, allerte e notifiche di evacuazione che consentono di adeguare per tempo i comportamenti. • Assistenza H24: un numero di emergenza attivo 24 ore su 24, un referente aziendale e, dove serve, provider di assistenza medica e di security. • Incident management: al verificarsi di un evento il viaggiatore contatta subito il numero di emergenza e le funzioni aziendali, che attivano assistenza in loco, supporto medico e, nei casi gravi, evacuazione o rimpatrio. • Crisis management: per gli eventi critici non gestibili con le sole risorse ordinarie si attiva la struttura di crisi, in coordinamento, quando necessario, con l’Unità di Crisi della Farnesina, l’Ambasciata e le autorità locali. Post-trip: al rientro • Debriefing: raccolta di feedback sull’adeguatezza delle misure adottate e del supporto ricevuto in loco. • Follow-up sanitario e psicologico: controlli sanitari ed eventuale supporto psicologico, particolarmente importanti dopo eventi critici o trasferte prolungate. • Analisi dell’evento: in caso di in-
cidente, un report che identifichi cause e natura dell’evento, misure adottate ed efficacia, contromisure per evitarne il ripetersi. • Miglioramento continuo: i dati, in forma anonima e aggregata, alimentano statistiche e revisioni che migliorano nel tempo policy, procedure e formazione. Il livello di complessità va adattato alla dimensione e al tipo di azienda: anche una PMI può dotarsi di una Travel Policy chiara, di procedure essenziali e di una catena di responsabilità ben definita. L’importante non è la sofisticazione degli strumenti, ma la coerenza del sistema: poche regole, conosciute e applicate, proteggono più di un manuale complesso che resta nel cassetto. Prendersi cura delle persone, ovunque La prevenzione riduce la probabilità degli eventi avversi, ma non li azzera. Per questo un sistema maturo prevede anche la gestione delle emergenze: un piano che stabilisca chi fa cosa quando qualcosa va storto: un incidente, un ricovero, un’evacuazione, un fermo per disordini o calamità. Quando l’evento accade contano i primi minuti: una procedura nota, un numero attivo 24 ore su 24 e una persona di riferimento in azienda possono fare la differenza tra un disagio gestito e una crisi che degenera. Va prevista anche la comunicazione con la famiglia del lavoratore: sapere che qualcuno se ne
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sta occupando, con chiarezza e tempestività, riduce l’angoscia e protegge la reputazione dell’impresa. Due strumenti rendono il sistema realmente efficace: le simulazioni d’emergenza, che mettono alla prova procedure e persone prima che l’evento accada, e l’analisi della percezione del rischio (risk perception), che misura la distanza tra rischio reale e rischio percepito, spesso all’origine di comportamenti imprudenti o, al contrario, di ansia ingiustificata. Conoscere questa distanza permette di formare meglio le persone e di costruire misure davvero credibili ai loro occhi. Resta la dimensione umana, cuore del duty of care. Dietro ogni trasferta c’è una persona, e spesso una famiglia. Curare la comunicazione, il supporto psicologico nei momenti critici e l’accompagnamento al rientro non è un costo accessorio: è ciò che trasforma un obbligo formale in una vera cultura della sicurezza. Tutelare bene chi viaggia, del resto, conviene: riduce infortuni e giorni persi, abbassa i costi di gestione delle emergenze, protegge l’azienda sul piano delle responsabilità e ne rafforza la reputazione presso clienti e collaboratori. In un mercato in cui trattenere personale qualificato è sempre più difficile, lavorare per un’impresa che “ti riporta a casa” è un concreto fattore di fiducia. Prevenire i rischi delle trasferte, in fondo, significa una cosa semplice: fare in modo che chi parte per lavoro possa tornare a casa sano e salvo. È un dovere giuridico ed economico. È, soprattutto, un dovere morale verso le persone.
SALUTE & SICUREZZA
con quale livello di esposizione. Due persone nello stesso paese possono infatti trovarsi di fronte a rischi molto diversi, a seconda del profilo individuale, della mansione, delle condizioni sanitarie, della destinazione specifica e delle modalità operative della trasferta. La valutazione deve quindi poggiare su due livelli: da un lato, l’analisi del contesto Paese, costruita attraverso fonti istituzionali nazionali e internazionali; dall’altro, l’analisi della trasferta concreta e della persona che la svolge. L’incrocio tra questi elementi consente di attribuire un livello di rischio, da trascurabile a estremo, e di definire misure realmente proporzionate. In questa prospettiva, la valutazione non può essere un modello standard applicato indistintamente a ogni missione. Deve invece fondarsi su una metodologia proprietaria e personalizzata, capace di integrare dati oggettivi, caratteristiche del viaggio e profilo del lavoratore, restituendo una lettura concreta del rischio e delle misure necessarie prima, durante e dopo la trasferta.
LA TUTELA DELLA SALUTE DELLO SMART WORKER FRA VECCHIE E NUOVE DISPOSIZIONI di Mariarosaria Spagnuolo, Consulente senior e formatore su salute e sicurezza sul lavoro
Il termine “lavoro agile” è stato introdotto in Italia con la Legge 81 del 2017, che ne definisce i principi fondamentali: una forma di esecuzione del lavoro subordinato che si svolge in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, senza vincoli di orario o di luogo, nel rispetto degli obiettivi e degli accordi tra datore e lavoratore. L’idea di fondo è che ciò che conta non sia la presenza fisica in ufficio, ma il risultato; non il controllo, ma la fiducia reciproca. Fin dalle prime esperienze avviate da imprese dell’area milanese nel 2013 si è aperto il dibattitto sulla prevenzione degli eventuali infortuni che potessero verificarsi durante questa modalità di prestazione lavorativa e sulla applicabilità del D.Lgs.81/08 che tutela la salute e sicurezza sul lavoro. Il confronto costruttivo con le Istituzioni (principalmente ATS, INAIL lombarde e Ministero del Lavoro) ha consentito di approfondire i diversi aspetti che si trovano regolamentati nell’attuale legislazione. La tutela della salute del lavoratore “smart worker” Il tema della tutela della salute e si-
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curezza dei lavoratori impiegati in modalità agile è apparso subito meritevole di attenzione proprio per la modalità di esecuzione della prestazione che avviene in un luogo esterno ai locali aziendali, attraverso dispositivi digitali mobili spesso forniti dall’azienda (PC portatili, telefoni cellulari, tablet, ecc.) e, quindi, non sotto il diretto controllo del datore di lavoro (e del capo, dirigente o preposto che sia). Il legislatore del 2017 ne ha tenuto conto e oltre ad aver definito nell’art. 18 della Legge gli aspetti di natura lavoristica (declinabili in policy aziendali, accordi individuali, procedure organizzative e operative per il datore e per il lavoratore), nell’art. 22, stabilisce anche che il datore di lavoro deve garantire la salute e la sicurezza del lavoratore agile e nell’art. 23 che si estende la copertura INAIL per eventuali infortuni. La Legge del 2017 poggia quindi, per gli aspetti di sicurezza, sui pilastri forniti dalla legislazione prevenzionistica. Il D.Lgs.81/08 si applica a partire dai principi fondamentali: aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi,
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che hanno rilevanza ai fini della tutela della salute e in relazione al grado di evoluzione della tecnica (art. 18, comma 1, lett. z) e quindi: •
coinvolgimento dei dirigenti e dei preposti;
•
formazione specifica per orientarli a gestire aspetti nuovi del loro ruolo (professionali e di responsabilità);
•
responsabilizzazione dei lavoratori, protagonisti di questo cambiamento, chiamati a prendersi cura di sè nelle attività svolte al di fuori della sede aziendale, e ad essere più rispettosi delle regole e dei comportamenti per prevenire i rischi;
•
aggiornamento di eventuali procedure e delle sezioni del documento di valutazione dei rischi, in relazione alle modifiche organizzative, ecc.
Dall’applicazione emergenziale alla organizzazione “ragionata” È bene chiarire subito che il modello “emergenziale” del periodo Covid-19 non è stato lavoro agile, ma una misu-
SALUTE & SICUREZZA
LAVORO AGILE E D.LGS.81/08:
Negli ultimi anni, il concetto di lavoro agile, comunemente noto come smart working, ha assunto un ruolo centrale nell’attuale trasformazione del mondo del lavoro. Non si tratta soltanto di una diversa modalità organizzativa resa possibile dalle tecnologie digitali, ma di una trasformazione culturale profonda che ridefinisce tempi, spazi, relazioni e persino identità professionali.
La prospettiva del lavoro svolto fuori dalla sede aziendale ha avuto indubbiamente una spinta decisiva durante la pandemia di Covid-19, quando milioni di lavoratori sono stati costretti a operare da casa. In quella fase, però, il cosiddetto “smart working emergenziale” è stato un semplice telelavoro forzato: una trasposizione dell’ufficio nelle abitazioni, spesso con dispositivi improvvisati, PC condivisi fra componenti familiari, connessioni traballanti, senza la reale flessibilità e autonomia che caratterizzano il lavoro agile autentico. Lo stesso INAIL, in una nota del 2020, rilevava come in molti casi vi fosse la difficoltà (se non l’impossibilità) di garantire un’adeguata separazione degli spazi di attività di ogni membro della famiglia e una coerenza dei ritmi lavorativi, nonché una complessa e consapevole gestione degli strumenti lavorativi (anche per la mancanza di una specifica formazione). In particolare, questi artefatti sono stati adattati a contesti non sempre predisposti per un loro corretto uso (non a caso, spesso si è lamentata l’insorgenza di problemi fisici derivanti dall’inadeguatezza delle postazioni domestiche). Terminata l’emergenza, analizzando i risultati e gli effetti, è emerso che nel periodo 2020-2022, il cambiamento nella modalità di lavoro che ha coinvolto tutti i settori e tutte le dimensioni aziendali, ha consentito di far fronte alla pandemia, ma ha generato anche molte distorsioni e cattive
abitudini per la salute, sulle quali il Legislatore è dovuto intervenire per ristabilire le regole (per es. sull’orario di lavoro, sul concetto del sempre connesso h24, 7 giorni su 7, il rispetto delle misure di prevenzione, ecc.). È seguito un vivace periodo di valutazione dell’esperienza e di revisione; molte imprese hanno iniziato a trasformare la sperimentazione del lavoro da remoto temporaneo, in una strategia di organizzazione più strutturata e consapevole, pianificando, programmando, strutturando meglio obiettivi, risultati e interazioni. Oggi, parlare di lavoro agile (smart working) significa affrontare una serie di questioni che riguardano non solo la tecnologia, ma anche la gestione delle risorse umane, la leadership, la fiducia e l’equilibrio vita-lavoro. L’introduzione di modelli ibridi — in cui i lavoratori alternano giorni in presenza e giorni da remoto — ha imposto una riflessione sulla misurazione della produttività, sul benessere psicologico dei dipendenti e sull’uso efficiente delle risorse. Il lavoro agile si fonda su quattro pilastri principali: 1. Flessibilità: la possibilità di scegliere tempi e luoghi di lavoro, orientandosi ai risultati più che alle ore; 2. Fiducia: la consapevolezza reciproca (azienda/lavoratore) di avere a che fare con persone serie, affidabili, competenti, rispettose, in grado di raggiungere (e far raggiungere) gli obiettivi aziendali;
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3. Autonomia: la responsabilizzazione del lavoratore nel gestire compiti, priorità e tempi; 4. Tecnologia innovativa: l’uso di strumenti digitali per comunicare, collaborare e monitorare attività in modo efficiente. Le imprese che hanno adottato questo approccio in maniera consapevole hanno registrato benefici tangibili: incremento della soddisfazione dei dipendenti, maggiore attrattività per i talenti più giovani e digitalizzati, riduzione dei costi di gestione degli spazi fisici. Tuttavia, gli effetti positivi non sono automatici: richiedono una riprogettazione organizzativa e una forte attenzione alla cultura aziendale. La prevenzione nella legge n. 81/2017; impatti sociali e psicologici Il lavoro agile, disciplinato per la prima volta nel 2017, ha segnato un radicale mutamento rispetto ai tradizionali riferimenti spazio-temporali della prestazione lavorativa. La Legge n. 81 regola il lavoro agile, configurandolo come una modalità di svolgimento del lavoro subordinato, che si affianca alle altre modalità di lavoro “a distanza” (es. il telelavoro), ma da cui si differenzia per il carattere parziale e non continuativo della prestazione resa da un luogo scelto dal lavoratore. Infatti, secondo l’art. 18, Legge 81/2017, il lavoro agile è una «modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato… anche con forme di organizzazione per fasi, cicli
e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro», in cui «la prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno». Così definita la prestazione lavorativa, l’art. 22 mette in evidenza l’obbligo di prevenzione posto sia in capo al datore di lavoro sia al lavoratore e crea l’aggancio con il TU sicurezza, con il presupposto che si tenga conto delle trasformazioni in atto e quindi con modalità anche innovative, ma sempre rispettose del dettato della legge. Nello spirito del D.Lgs.81/08, quindi, l’approccio alla valutazione dei rischi, alla formazione, al coinvolgimento della struttura organizzativa, non può che essere adattato a questa diversa tipologia di “esposizione al rischio” del lavoratore, il quale come “videoterminalista” dovrà curare la scelta del luogo da cui svolge l’attività, prendersi cura della propria sicurezza, dimostrando non solo autonomia, serietà e capacità nel realizzare gli obiettivi aziendali, ma anche di saperlo fare responsabilmente, prendendosi cura di sé. Questo potrà avvenire “sulla base della formazione ricevuta” (art. 20 D.Lgs.81/08) e dell’Informativa scritta ricevuta con cadenza almeno annuale. Analogamente, l’azienda curerà il corretto equilibrio tra le componenti in gioco: attività, produttività, carichi di lavoro, orari di lavoro, comunicazione, relazioni con capi e colleghi affinchè si possano prevenire situazioni di rischio e in particolare di stress lavoro-correlato, posture incongrue, affaticamento fisico e mentale.
Infatti, dal punto di vista sociale, il lavoro agile ha introdotto nuove opportunità e nuove criticità: la possibilità di lavorare da luoghi alternativi all’ufficio, ha favorito una maggiore conciliazione tra vita privata e professionale, agevolato la mobilità; allo stesso tempo, però, ha generato fenomeni di isolamento, iperconnessione e stress digitale (technostress).
cadenza almeno annuale, nella quale siano individuati i rischi generali e specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro, oltre all’ l’obbligo del lavoratore di cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all'esecuzione della prestazione all'esterno dei locali aziendali”.
In assenza di confini chiari tra tempo lavorativo e tempo libero, molti lavoratori faticano a “staccare”. Da qui nasce l’importanza del diritto alla disconnessione, riconosciuto anche a livello normativo, che tutela il lavoratore dal rischio di reperibilità continua. Le organizzazioni più attente hanno introdotto pratiche di benessere digitale e programmi di formazione per l’uso consapevole degli strumenti tecnologici.
Ad una prima lettura, la consegna della informativa prevista nel provvedimento del 2017, potrebbe essere sembrata la previsione di adempimento quasi “semplificativo” della tematica; ma ad una più attenta analisi, è risultato chiaro che questo adempimento è in aggiunta alle attività di prevenzione previste nel D.Lgs.81/08 sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, già accennate (formazione, aggiornamento documenti di prevenzione aziendali, ecc.).
Un altro effetto è la trasformazione degli spazi urbani. La riduzione degli spostamenti quotidiani ha diminuito il traffico e l’inquinamento, ma ha anche inciso sui consumi locali: bar, ristoranti e attività commerciali nelle zone direzionali hanno visto calare la clientela, mentre città minori e aree periferiche hanno registrato una nuova vitalità economica. l’informativa scritta, la recente modifica (…e la sanzione aggiunta) Il datore di lavoro è tenuto (art.22) a consegnare al lavoratore agile - e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza - “un’informativa scritta, con
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Questo adempimento è stato in parte compreso correttamente, in parte trascurato e relegato a mera burocrazia. Recentemente il Legislatore è intervenuto per richiamare la corretta attuazione di questo obbligo. L'articolo 11 della legge 34/2026 introduce, infatti, un nuovo comma 7-bis all'articolo 3 (Campo di applicazione) del D.Lgs. 81/2008 (TU) che si riprende parte dei contenuti del testo dell’art. 22 della legge del 2017. «7-bis. Per l'attività lavorativa prestata con modalità di lavoro agile in ambienti di lavoro che non rientrano nella disponibilità giuridica del datore di lavoro, l'assolvimento di tutti gli obblighi di si-
SALUTE & SICUREZZA
ra improvvisata, dettata dalla necessità, in un periodo anomalo.
Con questa modifica il Legislatore disciplina, per la prima volta in modo organico, gli obblighi di sicurezza del datore di lavoro per l'attività lavorativa prestata con modalità di lavoro agile: richiama l’obbligo della consegna della Informativa scritta, forni-
sce alcuni chiarimenti sui limiti dell’ ambito giuridico di responsabilità dell’impresa relativamente al luogo, e indicazioni al lavoratore, anche attraverso documenti di indirizzo (INAIL), sui rischi più ricorrenti da considerare e prevenire nella scelta del luogo da cui lavorare. Il fatto che per tali disposizioni venga introdotta una sanzione penale (modifica art. 55 D.Lgs.81/08), indica un rafforzamento di attenzione sulla corretta gestione di questa tematica. Il lavoro agile (smart working) è un percorso che si sta delineando tra paesaggi noti e altri da scoprire; una strada da percorrere in sicurezza e con tutte le necessarie tutele per il lavoratore e il datore di lavoro. Richiede una manutenzione costante della fiducia reciproca e un aggiornamento tecnologico continuo. Il lavoro agile non è applicabile in tutti i settori, vi sono attività che richiedo-
no la presenza fisica del lavoratore e non possono essere svolte “da remoto” (es. linee produttive, attività sanitarie, ecc.); ma anche in questi contesti, la logica dell’agilità può tradursi in forme di maggiore flessibilità organizzativa. Non è soltanto un modo diverso di lavorare: è una visione del lavoro più centrata sulla persona, più responsabile e più flessibile. È un cambio di prospettiva destinato a plasmare le prossime generazioni di professionisti, imponendo a istituzioni, imprese e individui una riflessione profonda sul concetto stesso di lavoro e di prevenzione. Il modello vincente per il futuro? Potrebbe essere quello ibrido: presenza fisica e attività da remoto, in un positivo e dinamico equilibrio. Una sfida inevitabile per le imprese chiamate ad essere sempre più capaci di coniugare esigenze di mercato e complessità globali con le aspirazioni individuali.
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curezza compatibili con tale modalità di lavoro, in particolare di quelli che attengono all'utilizzo dei videoterminali, è assicurato dal datore di lavoro mediante la consegna al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, di un'informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro, fermo restando l'obbligo del lavoratore di cooperare all'attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all'esecuzione della prestazione all'esterno dei locali aziendali».
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DALLA CRISI GEOPOLITICA AGLI INCENTIVI: COME CAMBIA L'INDUSTRIA ITALIANA
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In questo scenario, orientarsi non è semplice. Tra crisi internazionali, nuovi strumenti di sostegno, tecnologie sempre più evolute e un quadro normativo in continua evoluzione, il rischio è quello di perdere di vista il quadro d'insieme. Eppure è proprio dalla comprensione di questi cambiamenti che dipendono molte delle decisioni strategiche che le imprese saranno chiamate a prendere nei prossimi anni. Con questa sezione proviamo a fare chiarezza, offrendo una lettura che unisce analisi e soluzioni. Da un lato gli effetti che gli equilibri geopolitici e il caro energia continuano ad avere sull'economia e sul sistema industriale italiano; dall'altro le opportunità offerte dagli incentivi e dalle tecnologie ad alta efficienza, come le pompe di calore industriali, che possono contribuire a ridurre consumi, costi ed emissioni. Comprendere il contesto è il primo passo per prendere decisioni consapevoli. Perché oggi, più che mai, investire nell'efficienza energetica significa investire nella competitività, nella resilienza e nel futuro delle imprese.
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ENERGIA & AMBIENTE
ENERGIA E COMPETITIVITÀ
L'energia non è più soltanto una voce di costo. È diventata un fattore strategico che incide direttamente sulla competitività delle imprese, sulla stabilità dei mercati e sulle scelte di investimento. Le tensioni geopolitiche, la volatilità dei prezzi e le nuove politiche di incentivazione stanno ridisegnando il modo in cui le aziende affrontano la transizione energetica, rendendo sempre più evidente come efficienza e innovazione rappresentino oggi leve imprescindibili per la crescita del sistema produttivo.
LO STRETTO DI HORMUZ RIAPRE, MA PER L’ITALIA IL CARO ENERGIA RESTA UN PROBLEMA STRUTTURALE
L
a riapertura di Hormuz è una buona notizia, non una soluzione immediata. Le rotte marittime devono tornare pienamente sicure, le compagnie assicurative devono rivedere i premi di rischio, le navi rimaste ferme o deviate devono essere reinserite nelle catene logistiche e gli operatori devono recuperare fiducia. Tutto questo richiederà tempo. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il problema resta quindi aperto. La crisi in Medio Oriente ha mostrato ancora una volta quanto il sistema energetico europeo sia vulnerabile agli shock geopolitici. Ma nel caso italiano questa vulnerabilità è ancora più evidente, perché il caro energia non dipende soltanto dalle tensioni internazionali. Dipende anche da debolezze strutturali che da anni rendono l’elettricità italiana tra le più costose d’Europa. Lo Stretto di Hormuz è uno dei colli di bottiglia più importanti dell’energia mondiale. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, attraverso questa rotta passa normalmente circa un quinto dei flussi globali di petrolio e GNL. Anche la U.S. Energy Information Administration ha stimato che circa un quinto del commercio globale di gas naturale liquefatto transiti da Hormuz. Per questo motivo, ogni tensione nell’area si riflette rapidamente sui prezzi dell’energia, sui costi di trasporto e sui premi assicurativi.
di Mauro Ippolito
L’accordo tra Washington e Teheran consente ora di immaginare una progressiva normalizzazione, ma non un ritorno istantaneo alla situazione precedente. La logistica energetica globale è una macchina complessa: infatti potrebbero essere necessarie settimane, se non mesi, perché i flussi tornino regolari. Il traffico marittimo dovrà riprendere in modo graduale. Le navi bloccate o in attesa
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ENERGIA & AMBIENTE
L'EQUILIBRIO DELL'ENERGIA
L’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran ha allontanato il rischio immediato di una crisi energetica globale ancora più profonda. Dopo settimane di tensioni nel Golfo Persico, la prospettiva di una progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz ha rassicurato i mercati: il petrolio ha ridotto parte dei rialzi accumulati durante la crisi e gli operatori hanno iniziato a scontare una graduale normalizzazione dei flussi energetici. Ma sarebbe un errore interpretare la tregua come la fine dello shock.
nel Golfo avranno probabilmente priorità, ma l’arretrato accumulato durante la crisi non potrà essere smaltito in pochi giorni. A questo si aggiunge il problema della sicurezza. Dopo settimane di tensione, armatori, assicuratori e compagnie energetiche difficilmente torneranno subito a operare come prima.
Per l’Italia, questo significa che la sostituzione del gas russo non ha cancellato il rischio geopolitico, lo ha solo spostato. Meno esposizione alla Russia, maggiore esposizione ai mercati globali del GNL e alle tensioni del Golfo. In un sistema energetico ancora fortemente dipendente dal gas questa differenza è decisiva.
Il risultato è che petrolio e gas continueranno a incorporare un premio di rischio geopolitico. Anche con la pace, l’energia potrebbe restare più cara rispetto ai livelli precedenti alla crisi.
Il gas naturale resta infatti una fonte centrale per l’Italia, sia per il riscaldamento sia per la produzione elettrica. Quando il prezzo del gas sale, l’effetto non si limita al mercato del gas, ma si estende rapidamente al prezzo dell’elettricità.
Che ne sarà dell’Italia
Il meccanismo del mercato elettrico amplifica il problema. In molte ore della giornata, il prezzo dell’energia viene fissato dall’impianto più costoso necessario a soddisfare la domanda. In Italia questo impianto è spesso una centrale a gas. Di conseguenza, anche l’elettricità prodotta da fonti più economiche, come rinnovabili o idroelettrico, finisce per essere valorizzata al prezzo determinato dal gas.
Per l’Italia, questo scenario è particolarmente delicato. Ogni tensione sui mercati internazionali dell’energia tende a trasferirsi rapidamente sul costo dell’elettricità e, quindi, sulle bollette di famiglie e imprese. La ragione principale è la dipendenza dal gas. Dopo l’invasione dell’Ucraina e la progressiva riduzione delle forniture russe, l’Italia ha dovuto riorientare in tempi rapidi la propria strategia di approvvigionamento, sostituendo una parte significativa del gas proveniente dalla Russia con forniture alternative da altri Paesi, tra cui Algeria, Azerbaijan, Stati Uniti e Qatar. Questa diversificazione ha ridotto la dipendenza da Mosca, ma non ha eliminato la vulnerabilità del sistema italiano. Il Qatar è un caso emblematico. Prima della crisi nello Stretto di Hormuz, Doha copriva una quota stimata tra circa il 30% e il 45% del GNL importato dall’Italia, pari a circa il 7-10% del fabbisogno complessivo di gas del Paese. La dipendenza italiana dal Golfo Persico non era quindi dominante sul totale degli approvvigionamenti, ma era strategicamente sensibile: riguardava una parte significativa del gas liquefatto e passava da una delle rotte energetiche più esposte al rischio geopolitico mondiale.
È questo il nodo che rende il sistema italiano particolarmente fragile. Il gas non è soltanto una fonte di produzione: è spesso il riferimento che determina il prezzo dell’intero mercato elettrico. Quando il gas rincara, rincara tutto. Il caro energia italiano non è soltanto una questione domestica. Non riguarda solo le bollette delle famiglie, è un problema di competitività economica. Le imprese italiane, soprattutto quelle energivore, pagano un costo dell’elettricità spesso superiore a quello sostenuto dai concorrenti europei. Reuters ha evidenziato come la dipendenza dal gas continui a spingere verso l’alto i costi elettrici italiani, con il gas che pesa ancora in modo rilevante nella generazione elettrica nazionale. In un altro confronto europeo, Reuters ha segnalato come i prezzi all’ingrosso dell’elettricità in Italia e in altri Paesi dell’Europa meridionale siano rimasti molto più elevati rispetto alle aree del Nord Europa, dove il mix energetico è meno esposto al gas.
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L’Italia si trova in una posizione più vulnerabile: importa gran parte delle materie prime energetiche, non ha nucleare, dipende ancora molto dal gas e deve accelerare sugli investimenti in reti, accumuli e capacità rinnovabile. Questo significa che ogni crisi internazionale, dal conflitto in Ucraina alle tensioni nel Golfo Persico, colpisce l’Italia con maggiore intensità.
L’Italia, invece, si trova in una posizione più vulnerabile: importa gran parte delle materie prime energetiche, non ha nucleare, dipende ancora molto dal gas e deve accelerare sugli investimenti in reti, accumuli e capacità rinnovabile. Questo significa che ogni crisi internazionale, dal conflitto in Ucraina alle tensioni nel Golfo Persico, colpisce l’Italia con maggiore intensità. Non perché l’Italia sia l’unico Paese esposto, ma perché parte da una condizione di maggiore fragilità. Negli ultimi anni le rinnovabili sono cresciute, ma non abbastanza da ridurre in modo decisivo il ruolo del gas nella formazione del prezzo elettrico. Finché il gas resterà la tecnologia marginale più frequente, l’Italia continuerà a subire le oscillazioni dei mercati internazionali. Il delicato equilibrio dell’energia La crisi nello Stretto di Hormuz non è la causa profonda del caro energia italiano, è piuttosto un campanello d’allarme. Ha mostrato quanto rapidamente una tensione geopolitica lontana possa tradursi in costi più alti per famiglie e imprese italiane. La pace tra Stati Uniti e Iran può ridurre il premio di rischio sui mercati energetici, ma non cambia la struttura del sistema italiano. Non modifica la dipendenza dal gas, non introduce nuova capacità rinnovabile, non rafforza automaticamente le reti e non separa il prezzo dell’elettricità dal costo delle fonti fossili. Per questo il vero tema non è soltanto quando riaprirà pienamente Hormuz, ma quanto tempo l’Italia impiegherà a ridurre la propria vulnerabilità energetica. Il nodo centrale a questo punto, verte su cosa dovrà fare l’Italia per contrastare questa situazione e la soluzione non può essere affidata solo agli interventi emergenziali sulle bollette o sul prezzo dei carburanti. Questi possono essere necessari nei momenti di crisi, soprattutto per proteggere famiglie vulnerabili e imprese energivore, ma non risolvono il problema alla radice. L’Italia deve accelerare su quattro fronti. Il primo è la ridu-
zione della dipendenza dal gas. Questo non significa eliminare il gas dall’oggi al domani, ma ridurne progressivamente il ruolo nella formazione del prezzo elettrico. Il secondo è lo sviluppo delle rinnovabili. Più energia solare, eolica, idroelettrica e da altre fonti pulite significa minore esposizione ai prezzi internazionali delle materie prime. Ma le rinnovabili devono essere accompagnate da accumuli, reti intelligenti e capacità di bilanciamento. Il terzo è il rafforzamento delle infrastrutture. Senza reti adeguate, l’energia prodotta non arriva dove serve. Senza accumuli, la produzione intermittente non riesce a garantire stabilità. Senza autorizzazioni rapide, gli investimenti restano bloccati. Il quarto è una riflessione sul funzionamento del mercato elettrico. Se il prezzo dell’elettricità continua a essere determinato troppo spesso dal gas, anche l’aumento delle fonti a basso costo rischia di non tradursi pienamente in bollette più leggere. Il tema del disaccoppiamento tra prezzo del gas e prezzo dell’elettricità resta quindi centrale. La questione energetica ha anche una dimensione monetaria. La Banca Centrale Europea guarda con preoccupazione alla persistenza dello shock. Il problema non è solo l’aumento temporaneo del prezzo del petrolio o del gas, ma il rischio che il rincaro dell’energia si trasferisca al resto dell’economia. Quando le imprese pagano di più l’elettricità, tendono a scaricare parte dei costi sui prezzi finali. Quando le famiglie vedono salire bollette e prezzi al consumo, aumentano le richieste salariali e riducono la spesa. Quando imprese e lavoratori iniziano ad aspettarsi un’inflazione più alta, lo shock energetico diventa più difficile da controllare.
2008, quando nella riunione di luglio di quell’anno, sotto la presidenza di Jean-Claude Trichet, la BCE alzò il tasso di riferimento dal 4% al 4,25% per contrastare le pressioni inflazionistiche alimentate anche dal caro petrolio di Brent e WTI, con il prezzo vicino ai 140-147 dollari al barile nell’estate. Questo aveva spinto in alto i prezzi dell’energia, dei carburanti e di molti beni intermedi. La BCE sapeva che il rialzo del petrolio era uno shock dal lato dell’offerta, quindi non direttamente controllabile con i tassi. Tuttavia, temeva che lo shock energetico potesse trasformarsi in inflazione più ampia e persistente. Pochi mesi dopo, con il fallimento di Lehman Brothers e l’esplosione della crisi finanziaria globale, la BCE fu costretta a tagliare i tassi rapidamente. Il rischio, oggi, è che la BCE ripeta una dinamica simile: interpretare uno shock energetico come se fosse un eccesso di domanda interna e rispondere con una stretta monetaria che raffredda l’economia, ma non risolve la causa dell’aumento dei prezzi. Non è un paragone perfetto, perché il sistema finanziario e l’economia europea di oggi sono diversi da quelli del 2008. Ma la lezione resta valida: quando l’inflazione nasce soprattutto dal lato dell’offerta, la politica monetaria deve muoversi con estrema cautela. Per l’Italia, questo scenario è particolarmente penalizzante, infatti molte attività industriali utilizzano il debito per effettuare investimenti e poter competere a livello internazionale. Inoltre, Il debito delle famiglie italiane è intorno al 60-65% del reddito disponibile, un livello inferiore a quello di molti partner europei, ma l’aumento dei tassi BCE pesa comunque in modo significativo. Colpisce direttamente chi
ha mutui a tasso variabile o deve accendere nuovi prestiti, rende più caro il credito al consumo e, soprattutto, frena investimenti e occupazione attraverso il rallentamento dell’economia. Per questo una stretta monetaria in risposta a uno shock energetico rischia di comprimere ulteriormente il potere d’acquisto senza risolvere la causa dell’inflazione. La vera sfida per la BCE sarà quindi distinguere tra inflazione temporanea da energia e inflazione persistente da salari, domanda e aspettative. Un atteggiamento troppo aggressivo sui tassi potrebbe contenere le aspettative, ma al prezzo di indebolire ulteriormente la crescita europea. Per questo, davanti a uno shock come quello generato dalla crisi nel Golfo Persico, la politica monetaria deve evitare automatismi: combattere l’inflazione è necessario, ma farlo con lo strumento sbagliato può trasformare una crisi energetica in una crisi economica più profonda. La riapertura dello Stretto di Hormuz può segnare l’inizio della normalizzazione, ma non la fine della crisi energetica. Per i mercati globali, la pace tra Stati Uniti e Iran riduce un rischio immediato. Per l’Italia, però, il problema è più profondo. La crisi iraniana dovrebbe essere letta come un avvertimento. Finché l’Italia resterà troppo dipendente dal gas e dalle importazioni, ogni instabilità internazionale continuerà a pesare sulle bollette, sull’inflazione e sulla competitività industriale, solo una strategia energetica più autonoma, più diversificata e più efficiente può fermare davvero il caro energia che sta vivendo il nostro Paese.
È il cosiddetto effetto di secondo livello. Per questo la BCE considera la crisi energetica non solo un problema settoriale, ma un rischio per la stabilità dei prezzi dell’intera area euro. Ma proprio qui si apre il dilemma più delicato. Se l’inflazione nasce da uno shock energetico esterno, cioè da un aumento dei costi di petrolio e gas dovuto a tensioni geopolitiche, un rialzo dei tassi può rivelarsi uno strumento poco efficace e persino controproducente. Tassi più alti possono frenare consumi, investimenti e credito, aggravando il rallentamento economico. L’errore di valutazione da parte della BCE può avere effetti sull’economia rilevanti. Il precedente storico è quello del
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Quando le imprese pagano di più l’elettricità, tendono a scaricare parte dei consumo, aumentano le richieste salariali e riducono la spesa. Quando imprese e lavoratori iniziano ad aspettarsi un’inflazione più alta, lo shock energetico diventa più difficile da controllare.
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Questo divario pesa sui margini, riduce la capacità di investimento e rende più difficile competere sui mercati internazionali. La differenza con altri Paesi europei è evidente. La Francia può contare sul nucleare, che garantisce una produzione stabile e meno esposta alle oscillazioni del gas. La Spagna ha accelerato sulle rinnovabili e beneficia di una maggiore capacità di generazione a basso costo. I Paesi nordici dispongono di abbondante idroelettrico e di un mix elettrico strutturalmente meno dipendente dalle importazioni fossili.
POMPE DI CALORE INDUSTRIALI: IPERAMMORTAMENTO 2026, BENEFICI CONTO TERMICO E CERTIFICAZIONE HP KEYMARK di Fabio Tesini Sales Manager ICIM SpA
La legge 30 dicembre 2025, n. 199, che ha istituito l'iperammortamento per i beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, ha introdotto nuove categorie di beni agevolabili. Tra questi rientrano anche i sistemi HVAC industriali, come le pompe di calore, quando sono necessari a garantire le condizioni ambientali e tecniche del processo produttivo e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. L'Allegato IV include, infatti, gli impianti tecnologici di ventilazione, umidificazione e deumidificazione quando concorrono al funzionamento del processo produttivo, alla qualità del prodotto e alla continuità dell'attività industriale. L'agevolazione riguarda quindi i sistemi tecnici collegati alla produzione nei casi in cui, ad esempio, temperatura, umidità, qualità dell'aria o stabilità ambientale incidano sul ciclo produttivo o sulle caratteristiche del bene realizzato.
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Anche nel 2026 le pompe di calore industriali continueranno a beneficiare degli incentivi previsti dal Conto Termico, con un contributo fino al 65% delle spese sostenute per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con soluzioni più efficienti e sostenibili. È tuttavia opportuno ricordare che, come regola generale, il Conto Termico 3.0 non è cumulabile con altri incentivi statali, tra cui rientrano le agevolazioni fiscali quali superammortamento, iperammortamento e crediti d'imposta. Per attestare la veridicità dei dati relativi ai consumi energetici e alle emis-
sioni acustiche riportati nell'etichetta energetica, i produttori di pompe di calore possono avvalersi della certificazione HP Keymark, uno schema volontario di proprietà del Comitato Europeo di Normazione (CEN), promosso dal 2015 dall'European Heat Pump Association (EHPA) per rispondere alle crescenti esigenze regolatorie a carico dei fabbricanti. La certificazione HP Keymark rappresenta un vero e proprio "passaporto" per la commercializzazione delle pompe di calore nei mercati europei, caratterizzati da un quadro regolatorio armonizzato. Oltre a garantire la conformità ai requisiti normativi, offre ai produttori la flessibilità necessaria per sviluppare prodotti innovativi e competitivi. La certificazione viene rilasciata da un organismo di terza parte sulla base di specifiche prove di laboratorio finalizzate a dimostrare la conformità ai requisiti dello schema HP Keymark e ai parametri di efficienza previsti.
ICIM SpA, ente di certificazione di ICIM Group, è il primo organismo italiano, tra gli undici autorizzati in Europa, a certificare le pompe di calore secondo lo schema HP Keymark. Inoltre supporta produttori e costruttori nella redazione del fascicolo tecnico in conformità ai requisiti dei regolamenti UE sull'Energy Labelling e sull'Ecodesign, nonché per la relativa marcatura CE. La certificazione HP Keymark può inoltre essere integrata con le certificazioni di sistema (ISO 9001) e di prodotto (PED), consentendo alle aziende di ottimizzare tempi, costi e attività legate ai percorsi di conformità.
Pur non essendo prevista come criterio premiale, la certificazione HP Keymark conferisce alla pompa di calore tutti i requisiti necessari per l'impiego in sistemi HVAC ammissibili agli incentivi previsti dall'Iperammortamento 2026.
Per attestare la veridicità dei dati di consumo energetico ed emissione acustica dichiarati dall’etichetta energetica, i produttori di pompe di calore hanno a disposizione un valido strumento, la certificazione HP Keymark: uno schema volontario di proprietà del Comitato Europeo di Standardizzazione (CEN) e promosso, a partire dal 2015, dall’Associazione EHPA - European Heat Pump Association con l’obiettivo di rispondere alle crescenti esigenze regolatorie in carico ai fabbricanti.
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DAGLI INCENTIVI ALLA CERTIFICAZIONE
l meccanismo dell'Iperammortamento 2026 si applica agli investimenti destinati alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese e all'autoproduzione e all'autoconsumo di energia da fonti rinnovabili effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Il beneficio fiscale consiste in una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile articolata in tre scaglioni: +180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, +100% per la quota compresa tra 2,5 e 10 milioni di euro e +50% per quella compresa tra 10 e 20 milioni di euro.
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Il rovescio della medaglia è che la connettività modifica anche il profilo di rischio. Ogni punto di accesso digitale può diventare una possibile porta d’ingresso, così come ogni sistema integrato con altri sistemi aumenta il livello di dipendenza tecnologica e ogni dato operativo assume un valore strategico.
di Erika Atzori, Agenzia Masi
Efficienza e vulnerabilità crescono insieme
Negli ultimi anni la logistica interna ha cambiato volto. Con l’introduzione di magazzini automatici, WMS, carrelli connessi, AGV, AMR, sensori, piattaforme cloud e sistemi di analisi dei dati, ormai grandi protagonisti del cambiamento, il material handling non è più ciò che è stato fino a ieri.
É indubbio: il magazzino connesso nasce per migliorare l’efficienza. Automatizzare una missione, monitorare una flotta o integrare il WMS con l’ERP permette di accelerare i processi e ridurre gli errori. Tuttavia, proprio questa integrazione rende più delicata la continuità operativa. Un’anomalia digitale può avere effetti molto concreti, un blocco del WMS può rallentare le spedizioni e un malfunzionamento dei sistemi di comunicazione può fermare AGV e AMR. Una vulnerabilità in un dispositivo connesso può propagarsi lungo la rete aziendale. Nel contesto industriale il rischio cyber va quindi letto anche come rischio produttivo e logistico. La questione riguarda sì la protezione dei dati, ma anche la capacità dell’azienda di continuare a lavorare. E per questo, la resilienza dell’intralogistica dipende sempre più dalla solidità dell’architettura digitale che la sostiene.
L
’intralogistica è indubbiamente diventata più veloce e più misurabile ma anche più integrata ai processi produttivi e distributivi: oggi ogni attività può generare informazioni utili. Posizione dei mezzi, stato delle batterie, cicli di lavoro, tempi di percorrenza, saturazione degli spazi, rotazione delle scorte, tracciabilità delle missioni, manutenzione e performance degli operatori sono solo semplici esempi. Questi cambiamenti portano efficienza, controllo e capacità decisionale, aprendo, allo stesso tempo, una nuova area di vulnerabilità. Il magazzino connesso, infatti, vive dentro un ecosistema digitale sempre più ampio, nel quale macchine,
software, reti, dispositivi mobili e piattaforme esterne dialogano tra loro in modo continuo. Per cui la sicurezza dell’intralogistica passa quindi anche dalla cybersecurity, tema che riguarda sempre più da vicino la continuità operativa delle imprese industriali. Dal magazzino operativo al magazzino digitale Per anni il magazzino è stato vissuto e interpretato soprattutto come uno spazio fisico. Il luogo di incontro di scaffalature, corsie, baie di carico, mezzi di movimentazione e, ovviamente, operatori. Questa dimensione non è andata persa, bensì resta centrale, affiancata però da un’infrastrut-
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tura digitale che governa una parte sempre crescente delle attività: • • • • •
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Il WMS coordina le missioni; I terminali guidano gli operatori; I sensori raccolgono dati; I carrelli connessi comunicano informazioni su utilizzo, urti, manutenzione e batterie; Gli AGV e gli AMR si muovono attraverso logiche di navigazione, mappe digitali e sistemi di controllo; Le piattaforme cloud consentono di monitorare flotte, prestazioni e processi anche da remoto.
Il risultato qual è? Un magazzino più intelligente, capace di offrirci una fo-
reale, fatto che rende il magazzino più efficiente, ma introduce nuove aree da presidiare. Il WMS è spesso il cuore operativo del magazzino che gestisce ubicazioni, ordini, priorità, prelievi, stoccaggi, missioni. Un’interruzione del sistema può generare ritardi immediati sulle attività quotidiane. I carrelli connessi e i sistemi di fleet management consentono di controllare utilizzo, manutenzione, accessi e comportamenti di guida. Sono strumenti preziosi per sicurezza e produttività, che però richiedono una corretta gestione degli aggiornamenti e dei dati raccolti. AGV e AMR introducono un ulteriore livello di complessità. Sono macchine fisiche governate da logiche digitali. Operano vicino a persone, scaffalature, baie, linee produttive e altri mezzi e la loro sicurezza dipende dalla qualità del software, dalla rete, dalla manutenzione, dalla gestione delle mappe e dalla capacità di comunicare con gli altri sistemi. Anche i sensori IoT (spesso numerosi e distribuiti) che possono monitorare temperatura, umidità, carichi, accessi, urti, posizione dei mezzi e stato degli impianti devono essere gestiti con criteri chiari di sicurezza, aggiornamento e controllo.
I nuovi punti “critici” I sistemi più evoluti di intralogistica raccolgono e scambiano dati in tempo
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Il Cyber Resilience Act e il nuovo scenario europeo Il tema della cybersecurity industriale sta entrando in una fase nuova anche sul piano regolatorio. Il Cyber Resilience Act introduce requisiti di sicurezza per prodotti con elementi digitali, includendo hardware e software immessi sul mercato europeo. Per il mondo dell’intralogistica questo passaggio è significativo perché un numero crescente di macchine, dispositivi e piattaforme utilizzate nei magazzini hanno componenti digitali, connessioni di rete, software integrati o servizi da remoto. Quindi la sicurezza informatica non riguarda più solo il reparto IT, ma entra nella progettazione, nella scelta e nella gestione delle tecnologie operative. Il principio è abbastanza chiaro: un prodotto connesso deve essere pensato, sviluppato e mantenuto considerando anche le vulnerabilità digitali. Vale per chi produce, per chi integra, per chi distribuisce e per chi utilizza tecnologie connesse. Accanto al Cyber Resilience Act si in-
LOGISTICA & MOVIMENTAZIONE
IL MAGAZZINO CONNESSO, TRA VELOCITÀ DEI FLUSSI E NUOVE VULNERABILITÀ
tografia precisa di ciò che accade ogni giorno. Una capacità di misurazione che consente di ottimizzare su tanti fronti: di ridurre sprechi, percorsi, migliorare il picking, prevenire fermi, gestire meglio le scorte e intervenire con maggiore tempestività.
Supply chain digitale e responsabilità condivisa Nel magazzino connesso la sicurezza coinvolge costruttori, integratori, fornitori software, società di manutenzione, operatori logistici, responsabili IT, responsabili di stabilimento e utilizzatori finali. Ogni tecnologia porta con sé una filiera digitale: ad esempio, un carrello connesso può dialogare con una piattaforma di fleet management; un AGV può essere integrato con il WMS e un magazzino automatico può essere monitorato da remoto così come un sensore può inviare dati a un ambiente cloud. Questa interdipendenza richiede maggiore consapevolezza nella scelta dei partner e delle soluzioni. Non basta, infatti, valutare prestazioni, costo e funzionalità: diventa importante capire come vengono gestiti gli aggiornamenti, chi accede ai dati, quali misure di protezione sono previste, come vengono trattate le vulnerabilità e quali procedure vengono attivate in caso di incidente. La supply chain fisica e la supply chain digitale sono ormai connesse. Proteggere una significa rafforzare anche l’altra.
La formazione riguarda anche la cultura digitale Quando si parla di cybersecurity, il rischio è pensare subito a firewall, software, password e sistemi di protezione. Tutti elementi importanti, che risultato però insufficienti senza una cultura diffusa. Nel magazzino connesso anche gli operatori diventano parte della sicurezza digitale. A contribuire alla protezione del sistema vi sono anche fattori come l’utilizzo corretto dei terminali, la gestione delle credenziali, l’attenzione agli accessi, la segnalazione di anomalie e il rispetto delle procedure. La formazione in intralogistica deve quindi evolvere e lo sta già facendo. Accanto alla sicurezza nell’uso dei mezzi, alla movimentazione dei carichi e alla prevenzione delle interferenze tra persone e macchine, sta crescendo la necessità di introdurre consapevolezza sui rischi digitali. Un operatore che riconosce un’anomalia, un responsabile che sa leggere un malfunzionamento come possibile segnale di rischio, un manutentore che gestisce correttamente gli accessi remoti sono tutti elementi che aumentano la resilienza dell’organizzazione. Cybersecurity e continuità operativa Per l’industria, il focus è la continuità. Un magazzino efficiente deve essere anche affidabile e un sistema automatizzato deve garantire performance e sicurezza; una flotta connessa deve generare dati utili senza creare fragilità. La cybersecurity, in questa prospettiva, non è un tema separato dalla logistica, è, piuttosto, una condizione della logistica moderna. Perché oggi, proteggere il magazzino connesso significa garantire che i flussi possano proseguire, che le merci siano traccia-
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bili, che le missioni siano eseguite, che gli operatori lavorino in sicurezza e che le informazioni restino disponibili e affidabili. Per questo le aziende industriali sono chiamate a integrare la sicurezza digitale nella progettazione dei processi intralogistici. Questo significa mappare gli asset connessi, definire responsabilità, gestire aggiornamenti, controllare gli accessi, segmentare le reti, valutare i fornitori e predisporre procedure di risposta agli incidenti. Un nuovo equilibrio per l’intralogistica Non è difficile pensare al magazzino del futuro e immaginarlo sempre più connesso, automatizzato e data driven. La sua evoluzione in questa direzione sarà in grado di offrire maggiore efficienza, migliore controllo dei processi, riduzione degli errori, più sicurezza operativa e una maggiore capacità di adattamento. La sfida che rimane sul campo è costruire un equilibrio maturo tra innovazione e protezione. E se l’intralogistica non può più essere pensata solo come movimentazione fisica perché è un sistema ibrido, fatto di macchine, persone, software, dati e reti, ogni scelta tecnologica incide sui flussi, sulla sicurezza, sulla produttività e sulla capacità dell’azienda di reagire agli imprevisti. Proprio qui, il magazzino connesso rappresenta una delle frontiere più concrete dell’industria digitale. Per governarlo serve una visione integrata. A camminare sullo stesso percorso dovranno essere l’efficienza operativa e la cybersecurity, la formazione, la manutenzione e tutte le responsabilità di filiera. La competitività industriale ha e avrà anche in futuro una tappa obbligata: quella che passa dalla capacità di far muovere materiali e informazioni in modo rapido, sicuro e resiliente.
DIGITAL PRODUCT PASSPORT E BATTERY PASSPORT: COME SI STA PREPARANDO LA FILIERA DELLA MOVIMENTAZIONE INDUSTRIALE di Marco Carleo, team AISEM
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ASPETTANDO INTRALOGISTICA ITALIA
serisce anche la Direttiva NIS2, che rafforza il quadro europeo sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi. Il messaggio per le imprese è privo di equivoci. La cybersecurity diventa una componente strutturale della continuità operativa.
Il Digital Product Passport (DPP) non è più soltanto una prospettiva normativa: sta diventando uno degli strumenti destinati a cambiare il modo in cui prodotti, componenti e materiali verranno identificati, gestiti e tracciati lungo l'intero ciclo di vita. Per molte imprese della movimentazione industriale è quindi il momento di iniziare a prepararsi.
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er approfondire queste tematiche, AISEM – Associazione italiana dei sistemi di sollevamento, elevazione e movimentazione, ha dedicato una sessione della recente riunione del Gruppo Carrelli Industriali agli sviluppi del Regolamento Batterie e alle prospettive legate al Digital Product Passport, coinvolgendo anche Federazione ANIE. Dal prodotto al dato: una nuova architettura informativa Quando si parla di DPP, il rischio è ridurre il concetto a un semplice QR code applicato al prodotto. In realtà il passaporto digitale rappresenta un'infrastruttura informativa molto più articolata, destinata ad accompagnare il prodotto dalla progettazione alla produzione, dall'utilizzo alla manutenzione, fino al riutilizzo e al fine vita. Il valore aggiunto del sistema risiede nella possibilità di rendere disponibili informazioni aggiornate e verificabili lungo tutta la catena del valore, favorendo trasparenza, sostenibilità e circolarità. Questo comporta però nuove responsabilità per le imprese, chiamate a gestire nel tempo dati tecnici, ambientali e prestazionali, assicurandone qualità, aggiornamento, interoperabilità e sicurezza. Per molte aziende manifatturiere la sfida non sarà tanto generare il passaporto digitale, quanto costruire una vera governance del dato, coinvolgendo sistemi informativi, processi interni e fornitori. Il Battery Passport: il primo caso concreto In questo contesto il Regolamento (UE) 2023/1542 sulle batterie rappresenta uno dei primi esempi concreti di applicazione di questa nuova filosofia regolatoria. Dal 18 febbraio 2027, le batterie industriali superiori a 2 kWh, le batterie per veicoli elettrici e quelle destinate ai mezzi di trasporto leggeri dovranno essere accompagnate dal cosiddetto Battery Passport, accessibile tramite QR code. Il passaporto conterrà informazioni relative all'identificazione della batteria, alle sue caratteristiche tecniche, alle prestazioni, alla durabilità, alla composizione dei materiali
e ad altri parametri rilevanti per l'utilizzo, la manutenzione, il riutilizzo e il riciclo. Per il settore della movimentazione industriale il tema assume una rilevanza particolare, considerato il ruolo centrale che le batterie svolgono ormai nei carrelli elevatori e nei sistemi di movimentazione elettrificati.
Ready for the Future
Le questioni ancora aperte Nonostante il quadro normativo stia progressivamente prendendo forma, numerosi aspetti risultano ancora in fase di definizione. Tra i temi che suscitano maggiore interesse presso le imprese vi sono: • la gestione dei dati dinamici; • le modalità di accesso alle informazioni contenute nel Battery Passport; • la tutela dei dati sensibili e del know-how industriale; • la condivisione delle informazioni tra i diversi attori della filiera. Molti aspetti operativi dipenderanno inoltre dagli atti delegati e di esecuzione che la Commissione europea dovrà adottare nei prossimi mesi, chiamati a definire criteri di accesso ai dati, livelli di autorizzazione e responsabilità dei soggetti coinvolti. Per molte aziende il punto cruciale sarà trovare un equilibrio tra gli obiettivi di trasparenza e circolarità promossi dall'Unione europea e la necessità di proteggere informazioni tecniche e commerciali che rappresentano un importante patrimonio competitivo. La trasformazione digitale dell'industria non passerà soltanto attraverso nuove tecnologie o nuovi prodotti, ma sempre più attraverso la capacità di gestire e valorizzare il dato lungo l'intero ciclo di vita dei beni. Il Digital Product Passport non rappresenta quindi soltanto un nuovo adempimento normativo, ma un cambiamento nel modo di progettare, gestire e valorizzare i prodotti. Per le imprese della movimentazione industriale prepararsi oggi significa arrivare pronte a una trasformazione che coinvolgerà processi, competenze e modelli organizzativi.
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FieraMilano, Rho
29 Maggio – 1 Giugno 2028 La Fiera B2B interamente dedicata a movimentazione industriale, gestione del magazzino, stoccaggio, smistamento e sollevamento dei materiali. ORGANIZZATA DA:
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International Trade Fair for Materials Handling and Warehouse Management 53 | l’INDUSTRIA MECCANICA 747 | No 3 2026
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Di Manuela Casali, Association Manager UCIF
Dove la finitura fa la differenza Il contributo della finitura alla sostenibilità si gioca su più fronti, tutti concreti e misurabili. La riduzione dei consumi idrici ed energetici degli impianti, l'ottimizzazione nell'uso dei prodotti chimici, i sistemi di recupero e riciclo, l'abbattimento delle emissioni: sono ambiti in cui le tecnologie sviluppate dalle aziende della finitura permettono di ottenere risultati significativi senza compromettere la qualità del trattamento. C'è poi un effetto meno immediato, ma altrettanto importante. Superfici trattate meglio durano di più: questo si traduce in minori interventi di manutenzione, minor consumo di vernici e prodotti chimici nel tempo, prodotti più affidabili e un bilancio ambientale più favorevole lungo l'intero ciclo di vita. La finitura, in altre parole, non è sostenibile solo nel momento in cui viene applicata, ma per tutta la vita del prodotto su cui agisce.
Il 20 maggio scorso UCIF ha riunito la filiera della finitura intorno a SMART'26 — Surface, Manufacturing, Advanced, Research, Trends — convegno dedicato quest'anno a un tema tanto attuale quanto strategico: «Sostenibilità è creazione di valore: come innovazione, AI e digitalizzazione guidano il cambiamento». Sul palco si sono alternate dodici aziende, che hanno presentato le proprie innovazioni e i programmi per il futuro. Ne è emersa la fotografia di un comparto che ha smesso da tempo di considerare la sostenibilità un semplice adempimento normativo, per riconoscerla come ciò che realmente è diventata: una leva di competitività e di valore.
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Controllare un impianto in tempo reale, raccogliere e leggere i dati di processo, prevedere gli interventi di manutenzione prima che si rendano necessari, regolare con precisione il consumo di energia e di prodotti chimici: sono tutte funzioni che oggi la tecnologia digitale rende accessibili e che hanno un impatto diretto sull'efficienza ambientale.
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AUTOMAZIONE & PRODUZIONE
SOSTENIBILITÀ E CREAZIONE DI VALORE: LA FINITURA INDUSTRIALE GUIDA IL CAMBIAMENTO
P
er anni la sostenibilità è stata percepita dall'industria come un vincolo: norme da rispettare, costi da sostenere, limiti da non superare. Oggi lo scenario è profondamente diverso. Ridurre i consumi, ottimizzare le risorse e contenere gli impatti non significa più soltanto "essere in regola", ma produrre meglio, spendere meno e offrire al cliente un prodotto di maggior valore. Nel mondo della finitura — cuore di moltissimi processi manifatturieri — questo cambio di paradigma è particolarmente evidente. I trattamenti di superficie incidono direttamente sulla durata, sulle prestazioni e sull'affidabilità dei prodotti: migliorarli sul piano ambientale significa, quasi sempre, migliorarli anche su quello industriale.
Il messaggio uscito dal convegno SMART’26 è chiaro e va oltre i confini della finitura: la sostenibilità, quando è affrontata con competenza e visione, non sottrae valore all'impresa, ma lo crea. Riduce i costi, migliora i prodotti, rafforza la reputazione e apre nuove opportunità di mercato.
Innovazione, AI e digitalizzazione: gli abilitatori Il filo conduttore di SMART'26 lo ha messo bene in evidenza: la sostenibilità non cammina da sola. A renderla possibile sono l'innovazione tecnologica, la digitalizzazione dei processi e, sempre più, l'intelligenza artificiale. Controllare un impianto in tempo reale, raccogliere e leggere i dati di processo, prevedere gli interventi di manutenzione prima che si rendano necessari, regolare con precisione il consumo di energia e di prodotti chimici: sono tutte funzioni che oggi la tecnologia digitale rende accessibili e che hanno un impatto diretto sull'efficienza ambientale. Un processo più controllato è un processo più ripetibile, e un processo più ripetibile è quasi sempre un processo che spreca meno. È qui che innovazione, digitalizzazione e sostenibilità smettono di essere temi distinti per diventare un unico percorso.
Tutto questo non sarebbe possibile senza il lavoro, spesso poco visibile, di chi progetta e costruisce gli impianti e le tecnologie che rendono possibili i trattamenti di superficie. È la filiera che UCIF rappresenta: costruttori di impianti, fornitori di tecnologie, specialisti della chimica e del controllo di processo che, insieme agli utilizzatori finali, contribuiscono a rendere la manifattura più efficiente e più sostenibile. SMART'26 ha confermato la forza di questo approccio di filiera. Mettere a confronto dodici esperienze diverse — con tecnologie, mercati e sensibilità differenti — ha permesso di leggere la transizione ambientale non come una sfida individuale, ma come un cammino condiviso, in cui il dialogo e lo scambio di buone pratiche valgono quanto la singola innovazione. Verso un'industria che crea valore in modo sostenibile Il messaggio uscito dal convegno è chiaro e va oltre i confini della finitura: la sostenibilità, quando è affrontata con competenza e visione, non sottrae valore all'impresa, ma lo crea. Riduce i costi, migliora i prodotti, rafforza la reputazione e apre nuove opportunità di mercato. Per la finitura industriale — tecnologia spesso invisibile, ma presente ovunque si lavori una superficie — questo significa un ruolo sempre più centrale nella manifattura avanzata. Non più un passaggio finale del processo produttivo, ma una leva strategica per costruire un'industria capace di guardare al futuro con responsabilità e competenza.
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AUTOMAZIONE & PRODUZIONE
Una filiera che lavora insieme
Energia
Convenzioni per i soci anima
Cresce la produzione di energia da fonti rinnovabili
MENO SPESE, PIÙ VALORE!
Il contributo delle fonti rinnovabili al sistema energetico italiano continua a rafforzarsi grazie all'espansione degli impianti solari ed eolici. Negli ultimi anni numerosi progetti hanno interessato sia le aree urbane sia quelle rurali, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e contenere le emissioni. La modernizzazione delle reti elettriche e l'introduzione di sistemi di accumulo stanno inoltre migliorando la capacità di integrare l'energia prodotta da fonti non programmabili. Secondo i dati di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, la produzione da fonti rinnovabili rappresenta una quota crescente del mix energetico italiano, con un ruolo sempre più rilevante del fotovoltaico e dell’eolico nel sistema elettrico nazionale.
ANIMA Confindustria ha sviluppato un esclusivo programma di proprie convenzioni e accordi con partner strategici di business. I settori coinvolti sono i più vari e ciascuno contribuisce a un concreto supporto nell’attività aziendale quotidiana dei Soci di ANIMA. Le schede dettagliate delle convenzioni sono disponibili per i Soci all’interno dell’area riservata del sito ANIMA (inserendo le chiavi di accesso). Inoltre tutti i soci usufruiscono in modo automatico anche dei vantaggi legati alle Convenzioni di Confindustria, in quanto ANIMA appartiene al Sistema Confindustria.
AMBIENTE - EFFICIENZA ENERGETICA
CONSULENZA E SERVIZI PER LE AZIENDE
SAFE ERP ITALIA (Gestione rifiuti speciali professionali)
ALSCO (Abbigliamento da lavoro) AQUIS (Consulenza e formazione) Cribis (Informazioni societarie) Clarium (Strategy and corporate finance) DDocuments Gruppo INAZ (Digitalizzazione documenti) Expense Reduction Analysts (Gestione costi e fornitori) FI-Group (Consulenza Agevolazioni Fiscali) Henoto Spa (Allestimenti fieristici) Horizon Automotive (Noleggio auto) Matchplat (Analisi di mercato) Panthera (Software ERP gestione processi aziendali) Pellegrini Welfare (Welfare - Ristorazione aziendale) Recon Credit Care (Recupero crediti) Sanmarco Informatica (Consulenza e soluzioni tecnologiche) Studio Maldera (INAIL) Team Translation (Traduzioni) Traslo (Traduzioni) Whitelab (laboratori analisi ambientali)
SERVIZI PER L’EXPORT
Ricerca
Innovazione
Idrogeno nel trasporto merci
Le PMI italiane accelerano sull’intelligenza artificiale
Uno studio ENEA e Università della Tuscia analizza il ruolo dell’idrogeno nel trasporto merci. Le celle a combustibile risultano competitive soprattutto sulle lunghe distanze, dove possono offrire vantaggi economici rispetto ai veicoli elettrici a batteria. Lo studio evidenzia però che la loro diffusione dipende dallo sviluppo di infrastrutture e dalla produzione di idrogeno verde.
Sempre più piccole e medie imprese italiane stanno adottando strumenti basati sull'intelligenza artificiale per migliorare l'organizzazione del lavoro, l'assistenza ai clienti e l'analisi dei dati. La diffusione di piattaforme digitali più accessibili sta permettendo anche alle aziende di dimensioni ridotte di sperimentare soluzioni avanzate senza investimenti eccessivi. Gli esperti evidenziano come questa trasformazione possa aumentare la competitività del tessuto produttivo nazionale e favorire la nascita di nuovi servizi ad alto valore aggiunto.
Desk ANIMA AFRICA - Kili Partners Desk ANIMA MEDIO ORIENTE e INDIA - Winh Desk ANIMA EU - Multi Desk ANIMA UCRAINA - Ukraine Project Hub Desk ANIMA USA - Marazzi Associati Dogana Facile - Easyfrontier Export USA (Consulenza USA) ORGALIM (Condizioni generali - pubblicazioni legali)
STUDI LEGALI
ALBERGHI
Lexant Studio Legale Studio Legale Pavia e Ansaldo
Acca Palace Milano UNA Hotels Hotel Europa Fiera (Rho)
CERTIFICAZIONI - PROVE E ANALISI - NORMATIVE TECNICHE ICIM Spa (Certificazioni) ICIM Consulting CEI (Consultazione norme tecniche)
OMECO (Prove di laboratorio e analisi) Norme ASTM Norme UNI
PER MAGGIORI INFORMAZIONI SIMONETTA GALLETTI galletti@anima.it l’INDUSTRIA MECCANICA 747 | 60
www.anima.it/convenzioni/ vantaggi-riservati-ai-soci-anima.kl
Federazione ANIMA non è responsabile delle variazioni alle informazioni riportate, verificare sempre presso il partner. 61 | l’INDUSTRIA MECCANICA 746 | No 3 2026
Robot industriali
Modello RS025N di Kawasaki Robotics Migliorano le caratteristiche tecniche con l’aumento dell’area di lavoro a 1.885 mm, della portata a 25 kg e della velocità. Il livello di protezione del braccio è interamente IP67, è pressurizzabile e dispone di una serie di utenze già installate di serie all’interno del braccio come una valvola bistabile, ingressi e uscite personalizzabili e il Power over Ethernet PoE. RS025N dispone del controllore Kawasaki F02 e di una nuova tastiera di programmazione con performance e funzioni evolute. www.tiesserobot.it
Pompa di calore
Aquapump hybrid Un’unità monoblocco per esterno, in classe energetica A+++, composto da caldaia a condensazione e pompa di calore idronica con inverter, progettata per la produzione di acqua calda e fredda attraverso l’utilizzo di energia rinnovabile. È gestito da un controllo avanzato con Sistema Touch-screen intelligente. È un prodotto plug and play con regolazione integrata; è sufficiente il collegamento idraulico, della linea gas e dell’alimentazione elettrica. Sviluppato e certificato Kiwa per il funzionamento con una miscela di Gas e Idrogeno (fino al 20%).
Centrali frigorifere
Globo Globo, centrale frigorifera a CO2 operante in ciclo transcritico, è ideale per le superfici di piccole dimensioni. Combina la refrigerazione per normale e bassa temperatura sullo stesso telaio, offrendo massime prestazioni. Se installata all’esterno, garantisce sicurezza e silenziosità tramite pannelli isolanti acustici.
www.apengroup.com
Mini Booster
Raffreddamento adiabatico
Per ogni fluido e portata La gamma di MITA Cooling Technologies è sempre più completa con le nuove serie di raffreddatori adiabatici: da piccole taglie per 20 kW a efficienti sistemi a ventilatori multipli per oltre i 2.000 kW. Raffreddamento acqua, condensazione ammoniaca, sotto-raffreddamento anidride carbone a seconda della richiesta. Brevi cicli di bagnatura nel funzionamento adiabatico per ridurre e ottimizzare sempre i consumi energetici.
Mini Booster, la centrale transcritica a CO2, è ideale per impianti a normale e bassa temperatura in punti vendita di medie dimensioni. Offre massima adattabilità, avendo un minor numero di compressori e dimensioni contenute. Disponibile nella versione aperta e chiusa, può recuperare calore per ottenere acqua calda sanitaria e riscaldare il negozio. www.arneg.com
www.mitacoolingtechnologies.com
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TABELLA GENNAIO 2026 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale
IN ITALIA
SETTORE INDUSTRIA MECCANICA VARIA ED AFFINE J nuary 2026 Ja
Sector mechanical and engineering industries
La presente rilevazione compete le seguenti produzioni: • Regolatori per gas • Strumenti per misura gas, carburante, acqua • Sistemi di sollevamento, elevazione e movimentazione • Gruppi frigoriferi per il trasporto • Macchine e impianti per l’industria alimentare • Macchine per la lavorazione delle carni • Macchine per caffè espresso ed attrezzature per bar • Mobili componibili e attrezzature per grande e piccola distribuzione • Apparecchiature e impianti aeraulici • Componenti di impianti termici • Servizi di calore • Valvolame e rubinetteria • Serrature ferramenta e maniglie • Materiale antincendio • Porte di sicurezza per abitazione • Serrande, porte e cancelli metallici • Automatismi per cancelli, porte e serrande • Impianti frigoriferi • Lavelli in acciaio inossidabile • Apparecchiature e impianti per la difesa dell’ambiente • Apparecchiature e impianti per trattamento acque primarie • Apparecchiature e impianti di insonorizzazione • Strumenti per pesare • Pezzi stampati e forgiati in acciaio • Estrusi a freddo • Posateria, coltelleria, vasellame, pentolame • Dispositivi per la protezione individuale • Forni industriali • Montaggio impianti industriali • Macchine e apparecchi per l’industria orafa e argenteria • Macchine di prove tecnologiche per laboratori e collaudi • Apparecchiature oleoidrauliche e pneumatiche • Strumenti e apparecchi di misura e regolazione • Bombole • Macchine per lavorazione metalli e per siderurgia • Ingranaggi e organi di trasmissione • Trattamenti termici • Utensili diamantati • Molle in ferro e acciaio • Minuterie metalliche • Pezzi stampati a caldo in ottone, alluminio e rame • Grigliati saldati e pressati in acciaio • Produzioni meccaniche varie • Automazione di saldatura
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The present survey covers the following productions: • Gas regulators • Measuring instruments for gas, fuel and water • Construction, road making and mining machinery and similar • Lifting and handling systems • Refrigerating units for transport means • Food machinery and equipment • Meat processing equipment • Coffee expresso machines and bar equipment • Slicing machines, meat mincers, etc. • Furnishing for shop and supermarkets • Air treatment equipment • Components for heating systems • Civil and industrial heating plant installation and maintenance • Locks, hardware and handles • Antitheft doors • Metal doors, gates and swing gates • Actuators for swing gates, doors, etc. • Industrial refrigerating equipment • Stainless steel sink basins • Environmental protection equipment, plant and ecological systems • Noise reduction equipment • Metal surface treatment plant and equipment • Weighing instruments • Steel forgings and stampings • Cold extrudings • Flatware, cutlery, holloware, cookware • Safes and other bank safety equipment • Personal protection devices • Industrial furnaces • Industrial plant erection and maintenance • Machines for silver and goldsmith industry • Testing machines • Oil-hydrodynamic and pneumatic equipment • Measuring and controlling instruments • Enamelled ware and gas cylinders • Metal working machines and metallurgy equipment • Transmission gears • Heat treatment of metals • Diamond tools • Iron and steel springs • Metal sundries • Brass, aluminium and copper hot pressings • Electrowelded and pressed steel gratings and fencings • Other mechanical production • Automation of welding