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Lo spazio umano:la riscoperta della dimensione umana e naturale in una cittadina di nativi americani

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lo spazio umano la riscoperta della dimensione umana e naturale in una cittadina di nativi americani


lo spazio umano

la riscoperta della dimensione umana e naturale in una cittadina di nativi americani

tesi di laurea di Fabio Facchini

relatore : Carlo Aymerich co-relatore: Adriano DessĂŹ controrelatore: Carlo Atzeni universitĂ degli studi di Cagliari dipartimento di ingegneria-architettura

cdl in Architettura delle Costruzioni A.A 2014-2015


Indice

pag Introduzione

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Premessa

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Il Framework

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Il sistema delle riserve

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Northern Cheyenne Reservation

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Inquadramento territoriale

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- Abitare Sparso - Matrici Urbane

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Lo spazio Umano

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- Lame Deer: il caso studio - Analisi tipologica dell’abitare - la riscoperta della dimensione umana e naturale

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Nuovi spazi relazionali e rappresentativi

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Bibliografia

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Introduzione

Questo lavoro parte da un Framework per un Resilience and Emergency Plan nella Norhtern Cheyenne Reservation in Montana, svolto durante la mia permanenza negli Stati Uniti. L’occasione di lavorare su questa ricerca mi ha permesso di poter comprendere meglio le dinamiche di questo luogo, completamente diverso da quello a cui ero abituato. Dallo studio fatto, una volta tornato a Cagliari, ho intrapreso un percorso che prevedeva l’analisi dello spazio all’interno della riserva, cercando di capire come fosse concepito ed individuando la maniera di vivere delle persone. Una volta identificate alcune criticità, prendo come caso studio l’insediamento più grande della riserva, Lame Deer. Qui, la mia proposta cerca di rendere più vivibile lo spazio urbano degradato, riscoprendo la dimensione umana e naturale.

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Premessa

Il percorso di questa tesi ha inizio ad agosto 2014 durante il tirocinio da me svolto alla Portland State University in Oregon ( USA). Qui ho avuto modo di lavorare al Center for Public Interest Design e operare a fianco del direttore Sergio Palleroni su diversi progetti che il centro stava seguendo. Il Center for Public Interest Design si occupa di investigare e promuovere pratiche di progettazione che sono catalizzate per il cambiamento sociale, economico e ambientale, necessarie per soddisfare il crescente bisogno sia delle comunità locali che mondiali. Queste vengono messe in pratica sul campo attraverso la collaborazione di professionisti, professori e studenti, con il fine di rendere le soluzioni sistemiche e sostenibili a disposizione di tutti gli esseri umani che ne abbiano bisogno. La missione del Centro è quella di servire le comunità bisognose di tutto il mondo attraverso la ricerca e la promozione di pratiche di progettazione e costruzione che sono socialmente consapevoli, sostenibili ed economicamente accessibili a tutti, elevando il ruolo civico di questa professione come agenti di cambiamento1. Durante la mia permanenza mi fu assegnato un incarico che come missione aveva quella di elaborare un Framework per un Emergency Resilience Plan in una riserva indiana nel Montana che prevedeva un periodo sul campo. La Northern Cheyenne Rerservation è infatti colpita da una serie di disastri naturali che vanno a gravare sulla comunità indiana, la quale deve fronteggiare altri problemi, come l’alcolismo, l’abuso di droghe, la depressione che porta ad un numero elavato di suicidi, l’alto tasso di disoccupazio-

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ne, infatti la maggior parte delle persone riceve il sussudio dallo Stato. Le calamità naturali che investono la riserva sono i tornado, le alluvioni, ma principalmente gli incendi. Nel 2012 divampò all’interno della riserva l’Ash Creek Fire, uno dei più grandi incendi nella storia del paese, che bruciò 256,562 acri e comportò l’intervento del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il quale stanziò circa un milione di dollari per i danni subiti nel territorio2. In seguito a questo avvenimento nasce l’esigenza di un piano delle emergenze, dovuto al fatto che, durante le ore in cui l’Ash Creek Fire camminava nelle praterie della riserva, i soccorsi e l’organizzazione dell’emergenza non funzionarono e quindi bisognava trovare le criticità e nuove soluzioni in caso di disatri di questo tipo. Prima della partenza per la riserva ci fu un lavoro di studio che iniziò con la comprensione di che cosa fosse il contenuto di un piano di questo tipo, a me inizialmente ignoto, utilizzando come riferimento l’Oregon Resilience Plan, considerato uno dei migliori al mondo. Questo piano è stato elaborato in previsione di un terremoto di magnitudo 9.0 che avverrà da qui a 100 anni nella costa nord ovest degli Stati Uniti, preparando così le persone e il territorio ad una catastrofe sicura. Il fine è quello di ridurre al minimo i danni quando il disastro avverrà, per fare questo il piano prospetta una nuova via di progettazione e di pianificazione della città da attuare nell’immediato, utilizzando come pretesto il terremoto per rendere le città più vivibili e sicure. Parallelamente a questa fase di studio, feci una serie di

1. http://www.pdx.edu/public-interest-design/about-cpid 2. Rachel E. Luft, “Quick Response Grant Report”, University of New Orleans, 2013


3. “Impact Measurement and Accountability in Emergency, The good enough guide”, Oxfam, 2007

interviste a diversi esperti di livello mondiale, i quali mi raccontavano la loro esperienza e mi davano dei consigli soprattutto su come approcciare a comunità particolarmente sensibili come quella che avrei incontrato nella riserva. Uno degli aspetti più interessanti fu capire come definire il profilo delle persone colpite da un emergenza, così da individuare quali sono quelle che necessitano più aiuto in conseguenza dell’età, sesso, disabilità, etnia, stato sociale o religione. Le persone affette da un emergenza sono le migliori a far emergere i propri interessi, i cambi che vorrebbero vedere sono indicatori importanti della differenza che un progetto può assumere e dell’impatto che avrà. Coinvolgere queste persone è importante per la riuscita del progetto, soprattutto se lavoreranno all’elaborazione ed all’implementazione perchè lo sentiranno come proprio3. Tutto questo è stato importante una volta arrivato nella Northern Cheyenne Reservation, un luogo che da subito mi è apparso diverso da quello che avevo visto sino a quel momento.

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Il Framework

Il Framework è un passaggio fondamentale per la stesura del piano vero e proprio. Si tratta di una ricerca preliminare sul campo che analizza la situazione attuale e cerca di far emergere una prima serie di problematiche, proponendo alcuni punti su cui bisognerà concentrarsi durante la preparazione del piano. Le informazioni sono state prese da una serie di documenti, sia appartenenti alla tribù che ai federali, raccolti duranti i mesi di lavoro. Oltre ai documenti, molto importanti sono state le interviste, fatte nel periodo di permanenza nella riserva. Le persone ascoltate principalmente sono le vittime dell’Ash Creek Fire del 2012, che hanno fornito le testimonianze dirette di quei giorni, ma anche chiunque avesse qualcosa da raccontare riguardo la vita e le dinamiche sociale che animano la riserva. Oltre alla comunità sono state intervistate le persone che lavorano negli uffici delle istituzioni, delle organizzazioni religiose e sociali. Lo studio viene fatto per punti, analizzando la governance, i centri operativi per le emergenze, le strutture sanitaria, le strutture educative, i rifugi, i trasporti, le infrastrutture energetiche e la comunicazione. La Northern Cheyenne Reservation si trova nel sud est del Montana, stato in cui sono situate numerose riserve di nativi americani. I due fiumi Rosebud Creek e il Tounge River attraversano la riserva insieme ai loro affluenti. Il paesaggio è caratterizzato da vaste pianure. Il clima è semiarido, tipico di questa zona degli Stati Uniti. Le temperature variano da una media di 8 °C, a un minimo di -20 °C e ad un massimo di 40 °C d’estate.

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Il governo all’interno della riserva ha un assetto complesso. Dal 1975 il “Self Determination and Education Assistent Act” consente alla tribù di creare le proprie istituzioni e agenzie, utilizzando i soldi stanziati dai finanziamenti federali. Questo permette alla tribù di avere più autonomia e cerca di trovare un punto d’incontro con la Bureau of Indian Affairs (BIA), l’agenzia federale che si occupa di mediare tra il governo degli Stati Uniti e il governo tribale, ma che risulta amministrare, parallelamente a questo, la riserva. La dicotomia di poteri comporta una scarsa produttività ed efficacia dei due governi. La BIA, forte delle risorse, non ha presa sulla comunità come il governo tribale che, però, non ha le risorse. Questa situazione non aiuta la riserva, la quale rimane in uno stato di povertà senza che nessuna politica di sviluppo abbia una riuscita. Nel Framework, questo aspetto viene evidenziato come forte criticità, e si propone una collaborazione tra le due parti, dando però maggior responsabilità al governo tribale, defilando quello federale, permettendo alla tribù di poter portare avanti i propri interessi e scrivere il proprio futuro. La divisione della governance influisce anche sui centri operativi per le emergenze. Infatti nella riserva sono attivi centri sia federali che della tribù. Quelli che operano per la BIA sono la stazione di polizia (Bureau of Indian Affairs Police), una stazione dei pompieri che funziona anche da osservatorio del territorio (BIA Forestry and Wildland Fire Management-Fire and Aviation Department). I centri della tribù sono invece la Tribal Forestry e il Northern Cheyenne Fire Department. Un ruolo fondamentale nelle situazioni


di emergenza lo ha il Disaster and Emergency Service, un ufficio alle direttive della tribù che, però, si trova con una carenza di attrezzature, rendendolo inefficiente in qualsiasi situazione. Lo studio fa emergere come, ancora una volta, la divisione del potere porti ad una scarsa efficienza organizzativa, e invece una collaborazione tra i diversi centri permetterebbe una migliore operatività durante l’emergenza, riuscendo così ha salvare più vite e a limitare i danni. Inoltre ognuno di questi centri ha sede a Lame Deer, la città più grande. Sarebbe invece più opportuno che siano distribuiti nel territorio, in modo che se un insediamento dovesse venire isolato, si garantisca la continuità dei soccorsi. Un altro aspetto esaminato nel Framework sono gli edifici scolastici, una categoria importante nella Northern Cheyenne Reservation, perché tra i luoghi più frequentati dalle persone. Sono veri è propri punti di incontro, soprattutto per il fatto che sono gli unici forniti di spazi dove la comunità può svolgere delle attività. Le scuole nella riserva sono distribuite nel territorio. A Lame Deer è situato lo Chief Dull Knife College. La St.Labre Mission School ad Ashland. La Northern Cheyenne Tribal School a Busby. Dallo studio è emerso come queste scuole hanno dei piani di evacuazione che non sono collegati con un piano d’emergenza generale. Sarebbe utile ci fosse questa connessione, così da poter essere coordinate con i soccorsi ed essere aiutate immediatamente. Inoltre gli edifici hanno ottime potenzialità per essere utilizzati come rifugi di emergenza

nei primi giorni successivi ad un disastro, per poi ritornare immediatamente funzionali, permettendo ai giovani di tornare a scuola e poter evadere da quella situazione drammatica. Le strutture sanitarie sono di buon livello, soprattutto la Northern Cheyenne Community Health Center, recentemente costruita e gestita dalla BIA. L’unico problema riscontrato è stato che questa struttura non fosse connessa ad un piano d’emergenza della riserva, aspetto invece fondamentale essendo questa struttura, un punto strategico durante le operazioni di emergenza. Nel Framework viene trattato con attenzione il rifugio. Un elemento essenziale in situazioni di disastro, in quanto fornisce ricovero alle vittime. È un luogo dove possono vivere temporaneamente in attesa di muoversi in una nuova casa o aspettare che venga riparata quella vecchia. Il processo riguardante il rifugio si può dividere in tre periodi: breve termine, medio termine, lungo termine. Il breve termine riguarda le ore e i giorni successivi al disastro. Durante l’Ash Creek Fire ad avere questo ruolo fu il Boys and Girls Club, una organizzazione no profit che si trova al centro di Lame Deer. Il problema dell’edificio fu che non era preparato a questa situazione, per cui le persone rimasero senza corrente e viveri per alcuni giorni. Dopo il breve termine si passa al medio termine. È importante che le persone trovino rifugio ed una soluzione temporanea deve essere trovata. Nella riserva arrivarono i FEMA trailer, delle case mobili usate dagli Stati Uniti in si-

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tuazioni di emergenza (le stesse che vennero usate a New Orleans per l’uragano Katrina). Purtroppo a causa della situazione di povertà, la maggior parte delle persone non può permettersi una nuova casa o di ricostruire la vecchia, per cui rimangono ancora a vivere nei FEMA trailer. Le famiglie sono numerose, quindi queste case sono scomode perché molto piccole, prive di isolamento, non sono progettate per il clima estremo di queste zone. Inoltre studi fatti dal Center for Disease Control and Prevention hanno evidenziato come i FEMA trailer abbiano pericolosi livelli di formaldeide, una sostanza volatile contenuta nei materiali, pericolosissima per il nostro organismo. Dopo le prime due fasi si passa al lungo termine, ma purtroppo nella riserva tra medio e lungo termine non c’è un limite. Sono poche le persone che sono tornate a vivere nelle proprie case, spesso solo chi aveva un’assicurazione. La maggior parte vive ancora nelle case mobili, in attesa che qualcosa venga fatto. Nel Framework viene messo in rilievo come fosse importante equipaggiare alcuni edifici strategici per dare rifugio nelle prime ore, concentrando le persone in punti ben precisi del territorio. Il processo deve assolutamente completarsi nelle tre fasi, senza che una delle tre duri più del dovuto. Tutte le operazioni di salvataggio dipendono dalla rete dei trasporti e dall’accessibilità delle aree colpite. Durante l’Ash Creek Fire, le persone non sapevano dove andare e quali strade prendere, nonostante le scelte fossero limitate dalla scarsa quantità di strade. E molto importante

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quindi che la rete stradale faciliti le operazioni d’emergenza, questo è possibile con l’elaborazione di un piano di evacuazione con multiple entrate ed uscite, così da evitare situazioni di caos successe in passato. Il sistema delle comunicazioni, durante un disastro, è particolarmente fragile a causa della mancanza d’energia. Mentre alcune agenzie possono comunicare con la radio d’emergenza, la maggior parte delle persone rimane isolata. Spesso, quando possibile, le persone rimangono in contatto tramite i social network come Facebook. L’unico sistema che la riserva ha per comunicare un pericolo è un sistema sonoro a Lame Deer, ma la copertura è limitata alla sola cittadina. È importante capire quali metodi si possono usare per comunicare in queste circostanze, soprattutto individuare gli strumenti che la comunità può reperire ed usare facilmente. Facebook per esempio può essere usato nella fase di implementazione del piano, ma non come strumento durante il disastro. Alcuni di questi problemi si stanno risolvendo, verranno installati altri sistemi sonori in tutta la riserva, così coprendo una più ampia fetta di territorio. Ancora una volta è importante che ogni strumento sia coordinato al meglio tra le agenzie e i membri della comunità. Il Framework si conclude analizzando la percezione che si ha della riserva dal punto di vista sociale e dell’amministrazione. Le persone stanno al centro di un diagramma con diversi nuclei sconnessi gli uni dagli altri. Questi nuclei sono le istituzioni politiche, religiose e educative. Si sug-


gerisce una collaborazione, creando un tavolo di discussione in cui le diverse entità dialogano e fanno sentire il parere da diversi punti di vista, prendendo così decisioni e mettendo a disposizione le risorse che in un sentito comune risultano essere decisive per lo sviluppo della riserva. La strada per arrivare ad un Resilience Plan è molto lunga, altre ricerche devono essere fatte su diverse aree, soprattutto quella sociale. La comunità in eventi come questo deve essere coinvolta nella sua totalità. È importante che altre organizzazioni, anche esterne alla riserva diano il proprio contributo, ma comunque attraverso una collaborazione paritaria con i membri della tribù, i quali devono iniziare a poter creare da soli il proprio futuro. Per me questo lavoro è stato fondamentale, sono riuscito nel tempo che ho passato nella riserva, ad avere un’impressione più diretta sulle dinamiche sociali, economiche, politiche e culturali che rendono così particolare questo luogo. Ovviamente sono consapevole di non conoscere affondo tali dinamiche, ma comunque, da straniero, ho cercato di recepire la maggior parte di nozioni che mi permettessero di procedere autonomamente con lo studio di questa comunità. Tutto quello che ho visto, le persone con cui ho parlato, hanno consentito di poter realizzare questa tesi, e su queste informazioni, si basa il lavoro che ho portato avanti.

le riserve indiane del Montana

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Il sistema delle riserve

Quando si parla di povertà e di comunità povere la grande parte delle discussioni sono focalizzate sulle città centrali delle principali aree metropolitane del mondo. Ci sono diversi motivi per questa enfasi. Uno degli aspetti riguarda la maggior concentrazione di poveri che si trova nei ghetti urbani. Il secondo si riferisce ai problemi associati a queste aree in quanto più visibili rispetto a luoghi isolati e lontani dalla nostra quotidianità. Un altro aspetto da non sottovalutare è l’informazione, la maggior parte dei giornali e delle televisioni lavorano nelle grandi città, incentrandosi direttamente su problemi come la povertà, il deterioramento dell’abitare e la criminalità di quei luoghi. Inoltre, un numero importante di Università si trovano vicino alle aree metropolitane di degrado, attraendo l’interesse scientifico e antropologico degli accademici per i propri studi. Il fatto che i media e la scuola si siano concentrati sulle città non vuol dire che i problemi delle sottoclassi siano unici di queste zone. Infatti, in numerose aree rurali, l’alto tasso di povertà, l’abbandono degli studi, e le attività illegali, sono presenti, come fenomeni quotidiani. Nel 1980 un quarto della popolazione dei Nativi Americani viveva nelle riserve. La maggior parte di queste riserve indiane si trova in una situazione sociale che può essere definita e descritta come una comunità degradata o povera. Uno dei criteri usati per definire un’area povera e che più del 40% delle famiglie ha un reddito sotto la linea di po-

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vertà. Per questo criterio, 18 delle 36 riserve indiane che hanno una popolazione superiore ai duemila abitanti sono comunità povere. La più grande riserva indiana americana, quella dei Navajo, ha un tasso di povertà superiore al 50 percento. Nella Santo Domingo Pueblo, in New Mexico, una riserva di 2140 indiani, approssimativamente due terzi delle famiglie ha un reddito sotto la linea di povertà. L’alto tasso di povertà, la storia dei nativi americani e la nascita delle riserve ci suggeriscono di analizzare da più vicino le dinamiche sociali, economiche e culturali di queste comunità rispetto a una comunità povera “campione”. L’isolamento e la concentrazione dei nativi americani arrivò presto, ricevendo la prima giustificazione legale nel “Indian Removal Act” del 1830. Dopo il passaggio a questa legislazione, molti degli indiani che stavano a est del Mississippi furono trasferiti nelle aree a ovest del fiume. Questo trasferimento includeva gruppi come i Seneca, che furono forzati a lasciare le loro terre nello stato di New York per finire in una piccola area del nord dell’Oklahoma; i Cherokee, furono obbligati a lasciare il sudest per l’est. Questa storia è analoga a quasi tutte le tribù di nativi. Gli indiani che non accettarono di spostarsi a ovest del Mississippi furono sottomessi e costretti a cedere grandi porzioni di terra di cui avevano da sempre il controllo e furono isolati in aree sempre più piccole. Un esempio sono i Chippewa in Wisconsin, che avevano il controllo di tutta


la parte nord dello Stato ed ora vivono in un piccolo fazzoletto di terra. Quando, intorno al 1800, iniziò l’ondata di migrazione della popolazione di origine europea verso ovest, oltre il Mississippi, le tribù che già subirono un trasferimento forzato, videro aumentare la pressione da parte dei coloni per cedergli parte delle loro terre. Un certo numero di queste deportazioni furono compiute relativamente in maniera pacifica, attraverso trattati, ma altri furono compiuti attraverso scontri militari. Le terre, generalmente destinate agli indiani, erano le meno desiderate, quelle che nessuno uomo avrebbe voluto per coltivare o allevare i propri animali, ma soprattutto erano molto lontane dai principali centri abitati, commerci e reti di trasporti che più avanti nel tempo, sarebbero diventati il moderno sistema di aree metropolitane, autostrade e reti ferroviarie. In aggiunta, per gran parte del novecento la politica del governo americano era di isolare e concentrare gli indiani in luoghi con poche risorse naturali, lontani dallo sviluppo economico e sociale americano. Verso la fine del Novecento, il governo federale decise di rivedere l’approccio nei confronti del “problema indiani”, passando dall’isolamento forzato all’integrazione forzata. Questo cambio della politica nei loro confronti fu in parte motivato dalla consapevolezza che la qualità della vita nelle riserve, isolate da tutto e tutti, era molto bassa. L’integrazione fu portata avanti attraverso politiche di as-

segnazione dei terreni, la prima legge in questo campo fu il Dawes Act nel 1887. L’idea base era di dividere in piccole parcelle le aree striminzite che erano al tempo controllate dalle tribù, e assegnarle a ciascun nativo. L’obbiettivo era di permettere ai nativi di essere coltivatori o allevatori, le occupazioni più comuni in quelle aree dove i nativi vivevano. Una parte dei benefici erano che le terre in eccesso venivano vendute a basso costo dagli indiani ai coloni. La distribuzione delle terre non fu salutare per gli indiani come si poteva pensare. La conclusione della maggior parte degli osservatori fu che le tribù, che avevano vissuto questa politica , non stavano meglio, e in molti casi stavano molto peggio rispetto a prima. L’entusiasmo per aver trovato una possibile soluzione al problema scemò gradualmente, e molte riserve rimasero nella stessa condizione iniziale. Un altro attacco al sistema delle riserve ci fu intorno al 1950. L’opinione pubblica e i leader politici erano scossi dalle condizioni miserevoli nelle riserve indiane, e soprattutto dalla relazione legale tra le tribù e il governo federale. Nel 1953 fu approvata una legge che pose fine al rapporto speciale tra le tribù indiane e il governo federale. Le riserve terminarono di essere entità politiche indipendenti. Per dare forza al programma, il governo federale creò un ulteriore programma di impiego e di trasferimento, il quale forniva assistenza economica e diversi servizi

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sociali agli indiani che avrebbero voluto lasciare le riserve e le aree rurali isolate in cui vivevano, per aree urbane con maggiore prospettiva di vita. Dal 1950 la percentuale della popolazione di nativi americani che vivevano nelle riserve passò dal 50 percento al 25 percento degli anni 80-90, sino al 22 percento degli ultimi anni. Questo declino è stato reso possibile dalla migrazione dei nativi da queste aree povere e isolate. I problemi delle riserve indiane hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica diverse volte nel passato. Il ruolo degli Stati Uniti sulla condizione dei nativi americani rappresenta uno degli esempi di ipocrisia di un sistema che si prospetta di poter concedere libertà e giustizia per tutti. Una delle soluzioni sarebbe stata quella di lasciare la riserva per stabilirsi in luoghi con più opportunità come hanno fatto la maggioranza dei nativi, ma ancora oggi, nel 2015 ci sono indiani americani che voglio rimanere nelle terre dove ormai da più di un secolo i loro popoli si sono stabiliti. È evidente che ci sono diversi aspetti negativi, ma non bisogna dimenticare quelli positivi. Per prima cosa le riserve sono una roccaforte culturale. Gli indiani negli Stati Uniti non condividono una lingua nativa come la maggior parte dei gruppi ispanici. Ci sono centinaia di lingue e di tradizioni culturali. Pochissimi gruppi hanno deciso di mantenere la lingua e le tradizioni originarie una volta trasferiti vicino alle aree metropolitane. Per molti Indiani, le riserve sono l’unico luogo dove possono

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parlare la loro lingua e condividere il tradizionale stile di vita. Secondo, la vita nelle riserve è caratterizzata da un forte senso comunitario e familiare. La struttura della famiglia in molte riserve è elaborata e complessa. Aggiungono ogni giorno un senso di appartenenza e di vicinanza che viene a mancare una volta lasciata la riserva. Il terzo aspetto riguarda i servizi sociali e i programmi di assistenza. Nella riserva questi sono spesso amministrati attraverso il governo tribale e dalla agenzia federale, la Bureau of Indian Affairs (BIA) e la Indian Health Service. Gli indiani che sono cresciuti con questo assetto governativo trovano difficoltà ad abituarsi al nuovo sistema politico e sociale quando sono fuori dalla riserva. Oltretutto, quelli che lasciano la riserva spesso perdono l’accesso a quei servizi che sono sovvenzionati all’interno. La Indian Health Clinic, per esempio, fornisce assistenza gratuita agli abitanti della riserva. A dispetto di questi aspetti positivi della vita nella riserva, a controbilanciare ci sono quelli degradanti di una comunità povera, sia gli indiani che i non indiani non sono soddisfatti delle condizioni di vita all’interno dei confini. Questa insoddisfazione e desiderio di migliorare la vita degli abitanti delle riserve ha portato a due importanti tentativi di assistenza. Un tipo di programma allude principalmente a fornire la possibilità alle persone, soprattutto ai più giovani, di lasciare la riserva per trovare opportunità migliori ovunque loro vogliano. In aggiunta al programma


1. Gary D. Sandefur, “American Indian reservations: the first underclass areas?”, Focus 12 (Summer, No. 1): 37-41, 1989

di occupazione del lavoro, sono stati pensati lavori particolari e incentivato il sistema educativo per le persone indiane. Un altro tipo di programma cerca di favorire lo sviluppo dell’economia nelle riserve indiane. Quest’ultimo tentativo risulta più complicato, soprattutto a causa del trasferimento di queste popolazione nelle zone più remote e isolate del paese. Il tentativo in campo economico che ha avuto maggior successo è stato sfruttare le risorse naturali. Alcune riserve hanno tratto beneficio dalla scoperta di petrolio o altri gas naturali. Altri hanno tratto vantaggio dalla loro posizione vicino a zone di interesse turistico. Ma molte riserve non hanno ne risorse naturali interessanti per il mercato contemporaneo ne si trovano vicino ad attrazioni turistiche. Molte tribù hanno tentato di sviluppare le loro imprese o di attrarre investitori privati nelle riserve. Molte aziende hanno spesso chiuso a causa dell’inesperienza nel commercio e il tentativo di attrarre imprese private è stato ostacolato dall’isolamento e dalla situazione particolare delle leggi all’intero delle riserve. Anche se l’amministrazione è simile a quella statale, molti privati non si sentono sicuri perché non protetti totalmente dalla legge dello Stato, aspetto che aumenta il rischio degli investimenti. Lo stato speciale dei governi indiani ha dato la possibilità alle tribù di poter aprire attività illegali rispetto al resto degli Stati Uniti. Infatti, molte tribù hanno aperto i casinò e altre attività di gioco d’azzardo come risorsa di reddito.

Anche se spesso lo sviluppo economico ha avuto un successo limitato, il governo tribale e federale sono riusciti a migliorare altri aspetti della vita nella riserva. L’Indian Health Service, per esempio, ha facilitato e aumentato l’accesso alle cure mediche durante gli ultimi quaranta anni1. La lezione più importante da imparare dalle riserve, riguarda la situazione economica, sociale e fisica di isolamento rispetto alle maggiori aree urbane e alle principali reti dei trasporti, situazione che ha determinato la loro condizione di aree povere. Questo isolamento ha prodotto un’estrema povertà, un alto tasso di disoccupazione, instabilità familiare, un basso livello di studenti graduati, oltre ad altri aspetti di degrado sociale come l’abuso di alcool e droghe.

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Northern Cheyenne Reservation

I Cheyenne sono una delle tribù native americane che da secoli vive nel Nord America. Oggi il popolo Cheyenne è diviso in due gruppi federalmente riconosciuti: I Southern Cheyenne in Oklahoma e i Nothern Cheyenne in Montana. Questa tribù viveva originariamente in Minnesota al tempo dei primi contatti con i coloni europei. Nel XVIII secolo migrarono ad ovest, superando il Mississipi River attraverso il Nord e il Sud Dakota. Queste migrazioni furono favorite dall’introduzione del cavallo come animale addomesticato, che divenne parte integrante della loro cultura, introducendolo poi ad altre tribù come i Lakota e gli Araphao, dimostrando la loro grande generosità. L’economia Cheyenne si basava di Zizania, un tipo di riso selvatico presente nel Nord America, e di caccia, soprattutto di bisonti. Durante il XVII secolo i Cheyenne furono guidati dagli Assiniboine, una tribù appartenente alla nazione Siuox, dalla regione dei Grandi Laghi, tra gli Stati Uniti ed il Canada, sino al Minnesota e il Sud Dakota, dove si stabilirono in villaggi. La storia tribale narra che fu raggiunto per la prima volta il Missouri River nel 1676, luogo in cui i Cheyenne entrarono in contatto con altre tribù come i Mandan, gli Hidatsa e gli Arikora, influenzando a vicenda le proprie culture. Questo luogo è di fondamentale importanza per la storia della tribù, perché è dove Tsitsistas, un profeta Cheyenne, incontrò Maahotse, insieme organizzarono la struttura della società Cheyenne, l’organizzazione militare, il sistema giuridico e il disegno del concilio dei qua-

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rantaquattro capi, guidato da quattro Véhoo’o (capi) delle dieci principali manaho (gruppi), ed altri quattro vecchi saggi, nominati da una assemblea ufficiale durante la Sun Dance, una cerimonia di danza e musica. Intorno al 1780 la tribù si spostò nei territori delle Black Hills, dove si allearono agli Arapaho. Questo periodo li rese celebri come cercatori e cacciatori di bisonti. Nel 1851 con il trattato di Fort Laramie fu assegnato ai Cheyenne e agli Araphao un grande territorio dalle vaste pianure del nord, a est delle Rocky Mountains. Nel 1868 alcuni membri dei Cheyenne e dei Lakota stipularono un’alleanza che creò la Great Sioux Reservation, comprendendo gran parte dell’attuale Montana, Wyoming, Nebraska e parte dei territori del Sud e Nord Dakota; il trattato diceva “ No white person should be permitted to settle or to pass through the same (area) without the consent of indians first”. Nonostante ciò nessuno rispettò il trattato. Dopo che fu trovato l’oro nelle Black Hills intorno al 1872, il governo cambiò le regole. Tutti gli indiani furono mandati nelle riserve federali scoratati dall’esercito. Questo fu per le tribù un evento catastrofico, dovettero abbandonare la propria casa per luoghi lontani, molte di queste si allearono per porre resistenza. Il 26 giugno del 1876, i Cheyenne supportati dagli Arapaho, i Lakota ed altri alleati, sconfissero il generale Custer, uccidendo 264 uomini dell’esercito americano, scatenando la vendetta degli Stati Uniti. Nell’estate del 1877, i capi Dull Knife e Little Wolf con


970 altri Cheyenne furono portati nei territori indiani dell’Oklahoma, spazi destinati agli indiani all’interno della Darlington Agency. Gli furono promessi cibo e acqua, con riluttanza accettarono questa condanna. Nonostante le promesse di protezione, furono numerosi gli attacchi agli accampamenti indiani, venivano distrutte case, provviste e averi. Abituati alla vita nelle alture del nord, non si adeguarono facilmente al caldo afoso, alle razioni inadeguate e alla carenza di selvaggina. Le loro sofferenze durarono alcuni anni, con la piena consapevolezza, da parte del governo, di quello che stesse accadendo. Diverse volte gli indiani si lamentarono pacificamente, sino a quando la mattina del 9 settembre 1878, 297 Cheyenne, tra cui anziani, donne e bambini, decisero di fuggire verso nord a piedi. Ebbe inizio così la grande fuga per raggiungere la propria casa, distante 1500 miglia. Durante la fuga la tribù veniva continuamente intercettata dall’esercito statunitense che uccideva indistintamente bambini e donne come se fossero uomini armati. Durante l’inverno le persone, dopo sei settimane di cammino, utilizzarono stracci per camminare sulla neve, in sostituzione dei mocassini ormai ridotti a pezzi. Alcuni dei giovani guerrieri, deliranti dalla mancanza di cibo e dalla disperazione, attaccarono i coloni che incontravano per strada, uccidendoli e spesso violentando le donne. Arrivati a Plate River in Nebraska, i fuggitivi si separarono. Little Wolf con il suo gruppo si accampò lungo il Lost Chokecherry Creek prima di continuare per il Tongue River.

L’altra parte del gruppo guidata da Dull Knife si spostò verso nord ovest, sperando di trovare rifugio dai Lakota alla Red Cloud Agency in Nebraska. Il 23 ottobre del 1878 il gruppo di Dull Knife si scontrò con l’esercito durante una tormenta di neve in Sandhills, una regione del Nebraska, l’obbiettivo dell’esercito era quello di spostare il gruppo nei territori del Dakota. I Cheyenne erano così disperati che accettarono nuovamente di essere scortati dell’esercito sino a Fort Robinson. Qui i fuggitivi furono sistemati in baracche lunghe 30 piedi dove stavano 43 uomini, 29 donne e 30 bambini. Nel gennaio del 1879 arrivò la notizia che temevano, la BIA (Bureau of Indian Affairs) ordinò che venissero riportati in Oklahoma. Dopo il rifiuto da parte degli indiani, l’ufficiale in comando, il capitano Henry W.Wessells Jr. tagliò i viveri come forma di ricatto. Durante la notte del 9 gennaio ci fu lo strappo definitivo, le persone scapparono in maniera confusionaria da Fort Robinson, molti furono presi poco dopo, altri persero la vita. L’odissea dei Northern Cheyenne fu riportata dai giornali di allora, che criticarono il comportamento dei militari. L’opinione pubblica fu molto sensibile alla vicenda, probabilmente gli indiani che furono processati per aver ucciso i coloni vennero assolti per la vicinanza che le persone provavano verso quanto accaduto. Ci fu un periodo di confusione per la tribù, che terminò nel marzo del 1879, quando i gruppi si riunirono e gli fu data la

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possibilità di andare nei territori del Tongue River, la loro meta sin dall’inizio di questa fuga. Da questo momento, la maggior parte delle tribù dell’ovest avevano le loro riserve. Le riserve potevano essere stabilite solamente per volere del Presidente degli Stati Uniti. La Tongue River Indian Reservation fu creata dal Presidente Chester A. Arthur nel novembre del 1884. Il primo limite della riserva escludeva molti Cheyenne che vivevano ad est del fiume, questi stando fuori dal limite della riserva non ricevevano i servizi governativi, ma comunque venivano aiutati dalla nuova St. Labre Catholic Mission distribuendo medicine ed altri aiuti. Grazie all’insistenza del Vescovo, il governo venne in aiuto di queste persone e nel Marzo del 1900 il limite della riserva fu aumentato a 444,157 acri, includendo le persone che prima stavano fuori dai limiti e raggiungendo le dimensioni attuali. Studi recenti rivelano come i nativi americani si portano dietro questa esperienza traumatica. Problemi come alcolismo, abuso di dorghe, sucidio, e problemi mentali, potrebbero essere sintomi del trauma storico. Comunque, la ricerca suggerisce che rivitalizzare le cerimonie culturali e spirituali potrebbe aiutare nella guarigione delle persone1.

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1. Chief Dull Knife College, “We, the Northern Cheyenne People. Our Land, our History, our Culture”, 2008


Northern Cheyenne Reservation, cartello di benvenuto (foto di Sarah Chaput de Saintonge)


Inquadramento territoriale

Quando si studiano luoghi e comunità così particolari come una riserva di indiani, è importante capire quali sono le dinamiche territoriali e sociali che caratterizzano un contesto come questo. Per comprendere meglio tali dinamiche si è cercato di analizzare la riserva nei suoi elementi fisici che ne disegnano la morfologia alle diverse scale, da quella territoriale a quella dei singoli insediamenti. Le riserve, come la Northern Cheyenne Reservation, sono grandi e remote aree di territorio, abitate da poche migliaia di persone. Da una prima analisi emerge una condizione di isolamento sia rispetto ai maggiori centri urbani e reti viarie fuori dalla riserva e sia tra gli insediamenti e le zone rurali all’interno. Questo isolamento si riflette nella comunità, ed in particolar modo nella condizione di povertà e di degrado di queste aree; per le aziende private è impossibile investire in questi luoghi, sia perché dovrebbero adattarsi ad una nuova legislazione, ma soprattutto per i problemi di logistica e di connessione con il resto degli Stati Uniti. Per centinaia di kilometri si possono non incontrare centri urbani, solo strade, praterie e cielo; sporadicamente, con un po’ di fortuna, si può incrociare, lungo le strade, qualche gruppo di case, che può vantare la presenza di un fast food o di altre attività spesso chiuse, a ricordare un’America passata, quella delle lunghe strade, dell’attraversare, quella dell’on the raod che raccontava Wim Wenders in “Paris, Texas”, o nel più recente “Nebraska” di Alexander Payne. La città più vicina, sopra i centomila abitanti, è Billings; centro sociale, culturale ed economico del sudest

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del Montana, ha un aeroporto collegato con tutti gli Stati Uniti, locali, biblioteche ed attività, numerose sono le gallerie d’arte dove molti degli artisti nativi, soprattutto Cheyenne espongono le proprie opere. Molti degli indiani americani provenienti dalle riserve si trasferiscono proprio in questa città, ben collegata con il resto del Paese e fornita di tutte quelle attrattive e spazi che mancano all’interno delle riserve. Lungo la strada che si percorre da Billings a Lame Deer, si incotra Hardin, una piccola cittadina, l’ultima americana prima di entrare nella Crow Indian Reservation, che confina proprio con la Northern Cheyenne Reservation, aspetto da non sottovalutare, soprattutto perché fa emergere la mancanza di sensibilità da parte dei governi americani nel gestire il “problema indiani”. Infatti, le due tribù, quella dei Crow e quella dei Cheyenne sono storicamente rivali, nonostante questo si trovarono a dover convivere una vicino all’altra. Percorrendo la riserva, è evidente che il concetto di spazio è completamente diverso da quello di un’altra area. E’ uno spazio dilatato, dove l’elemento naturale è predominante, c’è la strada e poi distese immense di praterie, colline, fiumi. Le case sono piccoli punti di colore di giorno e luci di notte, quasi necessari per orientarsi lungo le linee stradali disegnate per attraversare lo spazio naturale e per connettere gli insediamenti. Questa dilatazione dello spazio si riflette anche nella maniere di viverlo, nel rapporto tra pubblico e privato, nelle distanze tra le case, tra i villaggi, forse è proprio uno degli


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1. Northern Cheyenne Reservation 2. Billings, 165 km 3. Hardin, 92 km 4. Crow Agency, 70 km 5. Colstrip, 38 km 6. Sheridan, 128 km

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aspetti meno comprensibili per una persona che è abituta ad un paesaggio ben definito ed ordinato, basti pensare alle campagne europee dove i terreni, i parchi le strade dividono l’insieme. Ecco che l’elemento di isolamento emerge da questa conformazione dello spazio, la sensazione che tutto sta troppo lontano dal resto è una costante nella riserva, nonostante questo, ogni persona si conosce, mantiene i rapporti quotidiani con amici e conoscenti che stanno a trenta o quaranta kilometri di distanza. Negli ultimi tempi, questo è facilitato dalla tecnologia, quasi tutti hanno internet ed utilizzano i social network, uno dei modi più frequenti di comunicare è proprio Facebook, adoperato senza limiti di età anche dai più anziani. A capire bene questo fenomeno di isolamento aiuta l’analisi dei segni antropici nella riserva, il più emblematico è la strada, e come questo sia la connessione per eccellenza. Tutte le case, che apparentemente stanno isolate nel territorio, sono in realtà punti che accompagnano la strada nel suo articolarsi. Il paesaggio è proprio caratterizzato da questo aspetto, la strada, case sporadiche e natura. Non esistono insediamenti che sono realmente isolati, in aree remote non collegate da strade, tutto è raggiungibile facilmente, anche chi vive lontano dagli insediamenti, si può spostare facilmente in uno territorio che apparentemente è dilatato per chi è abituato a vivere in luoghi densi di elementi, ma che nella riserva è ben strutturato e collegato nella sua semplicità e sporadicità.

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Questo aspetto della riserva è fondamentale per la sua comprensione, soprattutto se la maggior parte delle persone, come avviene nella Northern Cheyenne Reservation, vive fuori dai centri urbani, lungo le strade, in case circondate da grandi quantità di terreno dove pascolano gli animali, soprattutto cavalli. Il modo di concepire gli spostamenti e il muoversi nella riserva viene condizionato dalla strada. Per cui il mezzo per spostarsi è la macchina, usata sia per raggiungere gli insediamenti, sia per spostarsi all’interno, la strada viene sempre favorita, diventa quasi un elemento sacro, un elemento che condiziona anche il modo di relazionare tra le persone, favorisce luoghi chiusi, che diventano isole lungo le strade. Il rapporto col territorio che è cambiato nel tempo, è sempre forte, soprattutto grazie alle tradizioni e alla cultura che si basa sugli elementi naturali, ma è più distaccato, è vissuto attraverso un elemento meccanico come la macchina. La maniere di vivere all’interno della riserva si può analizzare in due modi: l’abitare sparso e le matrici urbane. Il primo è caratterizzato da una vita più privata, a stretto contatto con la natura, solitamente sono persone che si dedicano all’allevamento e necessitano di grandi quantità di terreno. Il secondo, le matrici urbane, sono medi o piccoli insediamenti, distinti per l’aggregazione di case ed un senso maggiore di comunità, dove, solitamente, si trovano gli edifici più importanti della riserva, sia indiani che federali.


rilievo abitato

rilievo abitato e strade

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Abitare Sparso

Questo modo di vivere, nella riserva, è quello più diffuso, come è stato evidenziato nelle pagine precedenti, lungo le strade di connessione tra le matrici urbane si connettono a grappolo le case delle persone che preferiscono la vita più appartata, stare a contatto con la natura e allevare, in rari casi coltivare. Il paesaggio è sequenziale, la strada, lo spazio tecnico che la divide dalla recinzione, una vasta area di terreno , e addossata alla collina una o gruppetti di case, solitamente della stessa famiglia. La recinzione non ha la funzione di chiusura di una proprietà, ma ha il ruolo più pratico di non far scappare gli animali, spesso cavalli, molto importanti per l’economia familiare. L’ingresso non è un abituale cancello, ma una struttura in metallo, composta da dei tubi in acciaio disposti a intervalli di trenta, quaranta centimetri, sotto di questi un piccolo fossato che non permette agli animali di allontanarsi, ma ad una macchina di entrare ed uscire. Apparentemente queste persone vivono isolate, ma la strada ha un ruolo molto importante nell’unire le case che vivono distanti dai centri urbani. La strada è vissuta come vero e propria connessione, e non come elemento di separazione. Inoltre le persone nella riserva sono connesse tra di loro grazie ai social network come Facebook, questo permette di rendere la condizione di apparente isolamento meno concreta della percezione che si ha nella riserva.

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Esempio di abitare sparso


La Highway 212


Matrici urbane

Gli insediamenti all’interno della riserva sono cinque, il più importante è Lame Deer, sede del palazzo del governo della tribù e del quartier generale della Bureau of Indian Affairs, gli altri, Birney e Ashland si trovano al confine est della riserva, lungo il Tongue River, dalla parte opposta, ad ovest, Muddy e Busby. Questi centri nascono dall’isolamento di alcuni gruppi di Cheyenne che, nei primi anni di vita della riserva, si spostarono in zone più appartate rispetto al nucleo centrale di Lame Deer, che negli anni è rimasta la città di riferimento. La struttura delle matrici urbane non è unica, ognuna ha la sua particolarità, un minimo di regolarità è presente negli insediamenti che hanno degli edifici istituzionali, soprattutto federali, come Lame Deer e Busby. In questo caso il disegno urbano è molto simile a quello di una città americana, un reticolo di strade che ordina lo spazio urbano con un sistema a base ripetitivo. Questo ordine però è spesso alterato da alcune parti che hanno un andamento meno regolare, in alcuni casi si insediano tra le colline, in altri seguono la morfologia del terreno. Tra questo disegno regolare si sviluppa una rete di percorsi che verranno chiamati informali, i quali andranno a comporre la trama informale del disegno urbano. Sono spesso percorsi accidentali, usati per piccoli spostamenti, sia a piedi che in macchina, utili per trovare delle vie più brevi rispetto a quelle formali. Questi percorsi informali sono comuni in tutte le matrici urbane, pur non seguendo

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la stessa logica del disegno urbano, di fatto ne completano la struttura. I villaggi più piccoli sono gruppi di case, spesso appartenenti alla stessa famiglia, senza nessun tipo di attrezzature, se non qualche sporadica installazione, come un parco giochi improvvisato con pneumatici di grandi macchine e con altri materiali di recupero. L’erba alta delimita gli spazi ed è una costante nella riserva, sia lungo le strade di collegamento tra gli insediamenti che all’interno. La completa mancanza di spazi dove le persone possono relazionare all’aperto è un altro degli elementi che emergono dall’osservazione di questi insediamenti, solo strade e case.


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1. Lame Deer 2. Muddy 3. Busby 4. Ashland 5. Birney

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Lame Deer (Meave’ho’eno)

La cittadina prende il nome da Chief Lame Deer, un capo Lakota che fu ucciso in una battaglia a sud di Lame Deer. In questa battaglia i Cheyenne si schierarono con il generale Miles, dell’esercito federale, conquistando le sue grazie, ripagate con il supporto affinché potessero rimane in queste terre. Le persone che vivono in quest’area sono chiamate Black Lodge People, un soprannome dato per gioco, perché i loro capanni si annerivano a causa del fumo fatto dal fuoco arso con i pini. Il divertimento stava sul fatto che erano considerate persone pigre, in quanto non andavano a raccogliere legname migliore da ardere. Questa zona era un punto dove i federali davano le razioni ai nativi, per cui le persone si stabilivano qui per non perdere il proprio turno, per questo motivo veniva chiamato anche Giving Place1. Oggi Lame Deer è l’insediamento più popoloso della riserva, con duemila abitanti circa. La maggior parte degli edifici istituzionali si trovano qua, come il Tribal Council, la stazioni di polizia, il quartier generale della BIA, l’università ed altre organizzazioni.Oltre agli edifici istituzionali, sono presenti alcune attività. Un Grocery Store, una stazione di servizio e il Charging Horse Casino. Si arriva alla cittadina tramite la Highway 212 e la statele 39, che diventano le direttrici su cui si sviluppa l’edificato. D’estate si tiene il festival “Northern Cheyenne Powwow”, una festa folcloristica di grande importanza per la comunità. Molte delle persone che hanno lasciato la riserva ritornato per ritrovare i vecchi amici. Questo evento chiama una grande quantità di turisti che, nei giorni del Powwow, invadono la cittadina.

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1. Chief Dull Knife College, “We, the Northern Cheyenne People. Our Land, our History, our Culture”, 2008


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Lame Deer, l’insediamento

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Lame Deer, spazio ludico con percorsi informali

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Muddy (Heovoneheo’he’e)

Venne chiamata così perché nel ruscello vicino all’insediamento c’era a malapena un po’ d’acqua, e diverse erano le pozze fangose. I Cheyenne avevano l’abitudine di chiamare questo ruscello “Fat Horse Creek”. Durante l’inverno lasciavano i cavalli pascolare in quest’area, dove crescevano grandi quantità di salvia. Quando Little Wolf ritornò dall’esilio, dopo aver ucciso un altro membro della comunità, si stabilì qui. Ora Muddy è un villaggio di poche case che si sviluppa intorno ad una collina, si trova poco prima di Lame Deer, lungo la Highway 212. Secondo il census del 2000, 627 abitanti, 149 capifamiglia, e 129 famiglie risiedono nella frazione. La desità di popolazione è di 8.5ab/km². Ci sono 160 unità abitative con una densità media di 2.2 unità/km². Il panorama etnico comprende 5.42% Bianchi, 94.26% Nativi Americani, e altre minoranze trascurabili.

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Muddy, Trading Post lungo la highway 212

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Muddy, l’abitato

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Busby (Vohpoometaneno)

Busby deriva da Sheridan L.Busby, un contadino ed allevatore, comprò 160 acri dentro la riserva. Quando venne aperto il primo store, la comunità iniziò a chiamare questo luogo Busby. Prima che nascesse la riserva, alcuni coloni si stabilirono qua, ma con l’arrivo dei Cheyenne fuorono pagati da McLaughlin per spostarsi fuori dai confini. Nel 1879 dopo che i gruppi di Little Wolf e Dull Knife lasciarono l’Oklahoma, il resto delle famiglie Cheyenne furono trasferite nelle terre vicino al White River in South Dakota. Queste famiglie furono le ultime ad arrivare nella riserva, stabilendosi a Busby, soprannominato anche White River. Busby attualmente è un cittadina con un area di 37 km quadrati, si trova nel confine ovest della riserva, ed è la prima che si incontra entrando nella riserva. La popolazione è di 700 abitanti circa. Ha alcuni di edifici importanti come la Northern Cheyenne Tribal School e l’ufficio postale. Questo insediamento, insieme a Lame Deer, è l’unico ad avere un reticolo di strade ben ordinato. Probabilmente questo è dovuto alla presenza dei coloni prima che i nativi si stabilissero qua.

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Busby, percorso informale

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Busby, United States Post Office

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Ashland (Totoemana)

Le persone di questo distretto erano distanti dalle altre famiglie Cheyenne che vivevano in altre parti della riserva, non volevano essere coinvolte in nessun problema, ed erano le ultime persone ad essere immischiate in questioni come la politica. Queste famiglie erano particolarmente connesse alla St.Labre Mission, spesso si accampavano vicino alla scuola dove i loro bambini venivano segregati per studiare e imparare le maniere, la cultura e la lingua del loro nuovo paese2. Prima del 1900, quando la riserva non era ancora delle dimensioni attuali, queste si erano stabilite ad est del Tongue River, rimanendo fuori dai confini della riserva, per cui non potevano godere dell’assistenza della Tongue River Agency, l’organizzazione federale che si occupava degli indiani per conto degli Stati Uniti. Questo comportava l’accrescere dello stato di povertà di queste persone rispetto agli altri indiani che stavano dentro la riserva. Stato che sarebbe peggiore se non fosse intervenuta la St. Labre Mission. Attualmente Ashland si trova nel confine est della riserva, lungo la Highway 212. La cittadina viene divisa dal Tongue River, lasciando una parte fuori dai limiti. Le abitazioni stanno sparse lungo le strade, probabilmente è dovuto alla nascita come accampamento che poi si è formalizzato in piccolo centro urbano.

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1. Chief Dull Knife College, “We, the Northern Cheyenne People. Our Land, our History, our Culture”, 2008


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Ashland, l’abitato

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Ashland, discarica informale

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Birney (Oevemanàheno)

Ci sono due Birney. Una situata a nove miglia sotto la riserva, chiamata “White” Birney, ¬¬abitata da contadini americani. L’altra Birney sta all’interno della riserva. C’era un uomo chiamato Oevemaha che si stabilì in quest’area. Le persone che vennero ad abitare con lui furono chiamate O’evemana. Da qui il nome di questo posto. Il significato di questa parola è arido, non c’erano alberi ne vegetazione, crescevano solo cactus. Tutti lo ricordavano come luogo dove andare a raccogliere il peyote. Birney si trova a sudest della riserva, lungo il Tongue River. È un villaggio composto da qualche casa, abitato prevalentemente da membri della stessa famiglia. Rispetto alle altre matrici urbane, questo insediamento è particolarmente isolato. Infatti, se gli altri si trovano tutti lungo la Highway 212, Birney si incontra percorrendo una strada secondaria della riserva. Per kilometri solo praterie e alberi, fino a quando si intravede dietro una piccola collina. Nell villaggio, oltre alle case c’è un piccolo parco giochi che è in uno stato di semi abbandono. Le case sono attorniate dall’erba alta che ne delimita i confini. Tra l’erba i percorsi informali creano una piccola rete di stradine che completa le poche strade formali dell’insediamento.

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Birney, percorsi informali tra le case

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Busby, tipo abitativo

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Analisi comparativa degli insediamenti

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Ashland

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Busby

Muddy

Birney

tessuto formale tessuto informale

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lo spazio umano

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Lame Deer: il caso studio

Dal 1778 al 1871, i rapporti tra gli Stati Uniti e le singole nazioni indiane americane sono stati definiti e condotti attraverso un lungo processo storico sanguinoso e cruento, che si è concluso nella maggior parte dei casi con l’accordo, attraverso trattati, tra le due parti. Questi “contratti tra le nazioni” riconoscono alle nazioni indiane diritti e benefici, ma spesso le condizioni alla quale le tribù dovevano sottostare erano quelle di spostarsi dalle proprie terre per andare in luoghi, le riserve, che gli erano stati assegnati, spesso lontane migliaia di miglia dal luogo di origine. Una tribù federalmente riconosciuta è un’entità tribale indiana o di nativi dell’Alaska che è legittimata per avere una relazione governance to governance con gli Stati Uniti, con le responsabilità, i poteri, le limitazioni, e gli obblighi connessi a tale denominazione, ed ha diritto al sovvenzionamento e ai servizi da parte della Bureau of Indian Affairs (BIA)1. Una riserva indiana federale è una zona di terra riservata ad una tribù sotto trattato con gli Stati Uniti in cui però il governo federale detiene il titolo della terra. Questa condizione governativa all’interno della riserva è probabilmente la causa principale della condizione disagiata e di povertà che contraddistingue questo luogo. Da una parte il governo tribale che ha i poteri, ma limitati, porta avanti delle politiche che però non vengono supportate dalle risorse, dall’altra la BIA, che di fatto rappresenta gli Stati Uniti, ha il potere e le risorse, ma a differenza del governo tribale ha un minore consenso tra le persone. Lo scenario

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che si va ha creare è un qualcosa di incompiuto, non esiste una politica di continuità nello sviluppo della comunità. Per questo il 70-80% delle persone è disoccupata e ottiene sussidi dallo Stato, non c’è una prospettiva per il futuro e questo è tangibile a livello sociale. E’ come se queste persone fossero state completamente dimenticate all’interno della riserva, con lo scopo di mitigare il rivoltoso rivendicare le proprie terre. I due governi, quello federale e quello tribale, apparentemente non sembrano cooperare di comune accordo; questo è stato evidente nelle situazioni di emergenza come l’Ash Creek Fire nel 2012, che ha fatto emergere la dicotomia e generare situazioni di disorganizzazione nelle operazioni di soccorso. Nelle mie numerose interviste a queste persone spesso viene raccontato, come durante quelle ore non sapessero dove andare e cosa fare, ritrovandosi in situazioni di panico e di estremo pericolo. La fuga era confusionaria, non avevano punti di riferimento sicuri dove poter rifugiarsi e le autorità, della tribù e della BIA, non davano nessuna indicazione. Il luogo sicuramente più importante in quelle ore fu il Boys and Girls Club a Lame Deer, un punto di riferimento per la comunità durante tutti i periodi dell’anno. Questo è infatti un centro che si occupa della comunità dei Northern Cheyenne dal 1994 e fa parte di un network nazionale dislocato in tutti gli Stati Uniti e alcuni altri luoghi come il Porto Rico e le Isole Vergini, contando oltre 50 mila membri. Nella Northern Cheyenne Reservation, questa organizzazione, offre la possibilità ai giovani della comunità di evadere da situa-

1. http://www.bia.gov/FAQs/


Lame Deer, asse principale con sullo sfondo la stazione di servizio e il grocery store (foto di Sarah Joann)

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zioni difficili all’interno delle proprie famiglie, fornendo sostegno e un luogo riparato dove poter studiare o svolgere attività ricreative. L’edificio, ben tenuto e accogliente, si trova di fronte al palazzo del concilio della tribù lungo una delle due direttrici della cittadina, al suo interno contiene una serie di spazi a disposizione della comunità indiana, come una palestra, usata spesso da altre associazioni o istituzioni della riserva. Il Boys and Club è sicuramente uno dei pochi luoghi di relazione all’interno della riserva, è un luogo di ritrovo dei giovani sia di giorno che di notte. E’ capitato spesso di incontrare le persone in luoghi inusuali, come la caffetteria del Chief Dull Knife College, teoricamente all’interno della piccola Università, ma usata come vero e proprio punto ristoro della comunità, probabilmente l’unico. Il Chief Dull Knife College è un luogo importante a disposizione delle persone, posizionato approssimativamente a due blocchi a est e un blocco a nord dell’intersezione della Highway 212 e la 39. La struttura ha un edificio principale in cui, oltre il fast food, ha una libreria, gli uffici dei dipartimenti e dell’amministrazione, un aula studio e sufficienti aule per ospitare trecento studenti. In altri edifici separati ci sono la biblioteca, alcuni laboratori, un asilo, un centro di riabilitazione ed un centro ricreativo per gli studenti. Questa molteplicità di funzioni lo rende un punto di riferimento importante per la comunità sia a livello culturale che sociale. I corsi che ospita variano da Agronomia, Buisness, Storia, Filosofia a corsi più pratici come quello dell’Arts

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and Craft2. La libreria ospita un’importante raccolta di libri sulla storia e le tradizioni Cheyenne della quale le persone vanno molto orgogliose e spesso invitano a visitarla per riscoprire le loro radici che da ormai quasi due secoli sono messe a repentaglio dall’ondata di colonizzazione nel passato e dalla globalizzazione nel presente. Un altro luogo di ritrovo, soprattutto notturno, è il Charging Horse Casino and Bingo, che si trova in un edifico poco dopo il Chief Dull Knife College lungo la Highway 212. Le riserve indiane, grazie al Gaming Regulation Act (IGRA) del 1998, hanno la possibilità di ospitare al loro interno questo tipo di attività, proibite nel resto degli Stati Uniti, questo permette di dare lavoro ad alcune persone della riserva e di incrementare i guadagni della tribù. In alcuni casi l’opportunità di avere uno o più casinò è una grossa fonte di guadagno per le tribù, come il caso di Las Vegas, soprattutto in riserve vicino a grandi aree metropolitane, questo permette che i visitatori raggiungano facilmente i casinò, ma in caso di riserve isolate, i profitti dipendono dai soli membri della comunità e contribuiscono così ad incidere sulla povertà delle persone e a favorire la dipendenza al gioco d’azzardo. Di fatto i casinò sono gli unici svaghi notturni dentro le riserve, come nel caso della Northern Cheyenne Reservation. Le persone percorrono anche diverse miglia per poter giocare, correndo un grosso pericolo soprattutto d’inverno a causa delle basse temperature e del rischio di trovare strade ghiacciate o innevate. La notte il parcheggio del casinò è saturo di macchine che, in

2. http://www.cdkc.edu/


Lame Deer, Charging Horse Casino and Bingo

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successione, ti accompagnano all’entrata. L’interno dell’edificio è un flash di luci colorate e rumori che rompono a lampi l’oscurità della lobby. Le persone in file lineari di sedie, giocano a ritmo meccanico alle slot machine, magari è possibile incontrare gruppetti di persone che guardano come uno di loro tenta la fortuna. La cassa, all’interno di una gabbia, è una lanterna nel buio della prima sala. Vicino all’entrata sulla sinistra, c’è un piccolo fast food che lavora a ritmo serrato, spesso deve chiudere per il troppo lavoro e aspettare di smaltire un pò di ordini, così creando una fila di persone che aspettano il proprio turno per poter ordinare e per poi tornare a giocare nell’altra sala o nella sala del Bingo. Quest’ultima è la sala più grande, centinaia di persone stanno sedute e ascoltano l’uscita dei numeri. Spesso dopo il Casinò si torna a casa, un altro importante luogo di incontro, forse il più importante. Le famiglie della riserva sono numerose e usualmente vivono nella stessa casa o in più case vicine. Uno dei problemi della riserva è proprio l’abitazione, i materiali con cui sono fatte non sono adatti alle condizioni climatiche della riserva, molte delle case non hanno isolamento e d’inverno questo rappresenta una grossa criticità. Dopo l’Ash Creek Fire molte case furono bruciate, per questo motivo arrivarono a sostegno delle persone colpite dal dramma, i FEMA trailer, delle vere e proprie case mobili che il governo degli Stati Uniti assegna in caso di emergenze come l’incendio del 2012. Queste case diventano parte del paesaggio e del linguaggio della riserva. Sono costituite da una struttura in

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acciaio o in legno montata sopra una base mobile in metallo, e coperta da tavole di osb che dovrebbero fungere da isolante e da lastre di lamiera. Le famiglie si spostano con la macchina, il mezzo di trasporto più usato, lungo le strade della riserva, diventando gli elementi di connessione tra i luoghi di relazione; guidare sulle strade della riserva per ammirare il paesaggio è uno dei passatempi delle persone. Fuori dagli edifici, enormi parcheggi delimitano i confini dello spazio, le macchine parcheggiate danno la stima di quanto un edificio sia usato e importante per la comunità. A questo proposito, un emblematico luogo d’incontro è la stazione di servizio, dopo il rifornimento ci si ferma a parlare con le persone presenti nella piazzuola, si fanno scambi di merci, la macchina diventa elemento che influenza le relazioni. Questi luoghi appaiono come isole raggiungibili solo attraverso l’uso dell’auto, punti di un percorso imposto dalle strade. Sembra quasi che si sia persa la dimensione umana, nelle strade le auto sono gerarchicamente le padrone, le persone timide le attraversano a piedi o in alcuni casi a cavallo, trovano in altri percorsi dei passaggi che li conducono alle varie zone delle cittadine. Gli spazi di relazione all’aperto sono quasi inesistenti o alcuni embrioni di spazio pubblico, con un arredo urbano di recupero, risultano deboli nel disegno urbano.La percezione è di un luogo temporaneo, dove tutto potrebbe cambiare, senza punti di riferimento eccetto le strade principali su cui gli edifici più importanti si affacciano.


Lame Deer, embrione di spazio pubblico davanti alla stazione di servizio

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Dall’analisi della riserva è emerso come ci siano due tipi di abitare il primo, quello sparso, che segue le direttrici delle strade principali con le case distanti le une dalle altre centinaia di metri, il secondo, all’interno di matrici urbane, un abitare più denso. Per l’abitare sparso lo spazio è ben definito e ordinato attraverso la successione di elementi come la strada, affiancata da uno spazio tecnico che la separa dalla recinzione per il bestiame, il terreno di pascolo e per ultima la casa, spesso protetta a ridosso di una collina, con la funzione di riparo dal vento e la possibilità di osservare dalla mezzacosta il territorio circostante. Nelle matrici urbane questo ordine viene a mancare, probabilmente dovuto al processo di sviluppo urbanistico che non si è completato in maniera continua nel tempo. Uno sviluppo a intervalli che crea il tessuto formale della cittadina, con parti che presentano una maglia rigida, altre più rispettose della topografia si addentrano sinuosamente nelle vallate tra le colline. Uno disegno urbano che non appartiene alla cultura nativa, sperimenta un processo di assimilazione che, anche nel viverlo, procede a rilento. Questo concetto di spazio collettivo, venne imposto con l’intervento federale nel tentativo di introdurre queste persone alla maniera di vivere americana. E’ quasi normale, allora, che si generino queste situazioni di incertezza dei luoghi, il cui ruolo, nel contesto urbano, è debole. Ad influire su questa indecisione è la mancanza del concetto

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di proprietà privata, ed ecco che l’area intorno ad una abitazione è uno spazio percorribile da chiunque, diventa un passaggio, un punto di piccoli incontri tra le persone. Questo disordine emerge nell’osservare la presenza di un secondo tessuto, quello informale, che si intreccia a quello formale e che si estende per tutta Lame Deer. La nasciata e la crescita del tessuto informale è dovuto ad iniziative spontanee degli abitanti che per evadere dalla rigidezza del tessuto formale, tagliano con dei passaggi gli isolati, sviluppando una fitta maglia di percorsi che connettono le zone e generano spazi informali. Questi spazi sono spesso residui, il cui utilizzo è incerto, spesso piccole discariche improvvisate, in altri casi luoghi in disuso o abbandonati al proliferare di vegetazione spontanea. Lo scenario che si viene a creare è di apparente degrado, il quale si riflette nella comunià che viene privata degli spazi di relazione, ecco allora che i principali luoghi di incontro diventano la casa, il bingo o la stazione di servizio, tutti spazi raggiungibili in macchina, mezzo fondamentale negli spostamenti all’interno della riserva.


Lame Deer formale e informale

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Lame Deer formale

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Lame Deer informale

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urbano

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periurbano


extraurbano

Analisi tipologica dell’abitato

Nella riserva la maggior parte delle persone vive in terreni su cui non possono rivendicare un titolo chiaro. Questo influenza la maniera di vivere, per esempio giustifica l’abbondanza di case mobili. I pochi soldi che gli abitanti hanno non li possono investire sulla casa, comportando un basso livello di qualità delle case. Nel extra urbano, come evidenziato nelle pagine precedenti, questa condizione non va ad influire sull’ordine delle cose, tutto è ben definito, c’è la strada, lo spazio tecnico, la recinzione, il terreno e la casa addossata alla collina. L’unico elemento che ci fa capire come la proprietà sia vissuta in altro modo, è la mancanza di un cancello che chiuda i terreni, questo è sostituito da un elemento che permette l’entrata e l’uscita delle macchine, ma non degli animali. Negli altri due casi, le relazioni tra gli spazi sono ben diverse, più confuse. Non sono ben chiari quali siano i confini tra un terreno di una casa e l’altro. La strada è l’unico elemento di riferimento. Una fascia di terreno davanti alle case è adibita in parte per le macchine. I percorsi informali arrivano sino alle case, creando una rete di spostamenti alternativa a quella delle strade, che non permette lo spostamento pedonale. Alcune volte, è il caso del periurbano, degli elementi come gli alberi o il ruscello, riescono naturalmente a definire questi confini. Lungo la strada si creano dei corridoi che la comunità usa come marciapiedi o in alcuni casi come ippovie.

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Identificazione degli edifici di rilievo

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25 50

150

300m


organizzazione

educazione

attivitĂ

istituzione

sanitĂ


Strategia

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300m


elementi di relazione

asse verde

percorso principale

fascia ludico-ricreativa


Restituire la dimensione umana e naturale

Dalle ultime considerazioni emerge come questa cittadina contenga una serie di criticità che la rendono debole nel disegno urbano, e che fanno emergere lo stato di degrado in maniera predominante nell’osservatore. Una delle criticità è sicuramente la mancanza degli spazi di relazione all’aperto. Nelle pagine precedenti si è descritto quali e come siano i luoghi dove le persone si riuniscono, spesso all’interno degli edifici; si decontestualizzano gli ambiti. Come per esempio il College, che da luogo culturale, a pranzo, diventa il punto ristoro della cittadina, o si frequentano luoghi decadenti e alienanti come il Casinò, il quale contribuisce, insieme all’intrattenimento, a influire negativamente sul reddito delle persone. I pochi tentativi di spazi all’aperto, come parco giochi e alcune attrezzature sportive, si trovano in aree della città difficilmente raggiungibili a piedi, rimanendo in uno stato di abbandono. Questo fa emergere un altro problema, lo spostamento pedonale. Le persone non si possono spostare agevolmente a piedi. Il tessuto formale della cittadina è pensato per l’esclusivo uso della macchina, imponendo così l’uso motorizzato alle persone per muoversi da un punto e l’altro di Lame Deer. Si è parlato di tessuto informale, una rete di percorsi secondari che si intreccia e completa il tessuto formale. L’informalità di questo tessuto è dovuta al suo carattere spontaneo, non organizzato, il terreno non è regolare, il passaggio non è agevole per ogni persona, la vegetazione

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cerca sempre di riprendere spazio, solo la frequenza dei passaggi ne determina la sua esistenza. Questi percorsi non sono facilmente orientabili, solo un esperto conosce dove esattamente un percorso conduca, e a quali altri percorsi si connette. Tutto crea un disordine e una disorganizzazione nel disegno urbano. Lo scopo del progetto è quello di ordinare il disegno della città, limitando il proliferare dei residui, definendo lo spazio in maniera chiara, e riscoprendo un elemento naturale dimenticato nel tempo. Questo ordine è necessario per contrastare il degrado di questo luogo, rendendolo più vivibile agli abitanti. Pensando anche una serie di luoghi dedicati a loro, dove possano riacquisire il senso dello spazio comune all’aperto. L’elemento naturale a cui ci si riferisce è un ruscello, il Lame Deer Creek, che percorre tutta la cittadina, ma sembra dimenticato nelle dinamiche urbane e sociali dell’insediamento; viene attraversato da alcune strade, ma di fatto la maglia urbana non ha nessun tipo di connessione diretta, creando un vuoto lungo il suo tragitto, completato da vegetazione spontanea. La linea d’acqua è parallela all’asse principale su cui si sviluppa la cittadina, risultando quindi strategica per lo spostamento da un estremo all’altro. Per queste sue caratteristiche viene utilizzato ai fini del progetto come elemento orientante che connette e permette il movimento lungo tutto l’insediamento. Il progetto prevede una serie di assi verdi che si connettono


alla linea d’acqua, collegandola al tessuto formale. Questi risultano essere delle vere e proprie connessioni verdi che valorizzano aree strategiche della cittadina dove c’è una alta densità di edifici istituzionali, scolastici, attività ecc. Queste connessioni fungono da catalizzatori dalle principali reti viarie, le quali permettevano esclusivamente il passaggio in macchina, ma che ora vengono attraversate anche a piedi. Lungo il ruscello, viene creato il percorso principale, il quale unisce le due estremità di Lame Deer, la Lame Deer Health Center, e l’area sportiva a sud dell’insediamento. Il percorso permette facilmente lo spostamento pedonale in tutta la riserva, il suo andamento rigido, in alcuni tratti rispetta l’edificato, in altri gioca con la linea del fiume, costeggiandola e attraversandola. Dal percorso principale si proiettano trasversalmente i percorsi secondari, i quali intercettano i limiti urbani di Lame Deer, in corrispondenza di assi viari secondari rispetto a quelli valorizzati dagli assi verdi. I percorsi di progetto sono caratterizzati da una pavimentazione ad intervalli di tavole in legno, materiale facilmente reperibile nella riserva. Questa disposizione permette di rendere il terreno uniforme, ed avere un risparmio importante sui costi complessivi. L’impianto informale dei percorsi creati nel tempo dalle persone, viene ereditato e unito ai percorsi di progetto, formalizzandolo attraverso segni leggeri sul paesaggio. Questo è possibile utilizzando la vegetazione o elementi

reperibili facilmente nella riserva. Sono segni sul terreno, che diventa materiale, e manto di connessioni tra luoghi; viene lavorato, appiattito, eroso delle sue imperfezioni, creando vie comode alle persone che li percorreranno, pensato per contrastare le intemperie, per esempio attraverso una leggera pendenza che gli permette di drenare l’acqua della pioggia verso l’esterno, permettendo l’uso in qualsiasi periodo dell’anno. L’insieme dei percorsi di progetto e informali genera, lungo il ruscello, un sistema parco, che funziona organicamente nello spazio aperto. Lungo il parco si sviluppano una serie di spazi che ospitano differenti eventi, dando la possibilità di svolgere attività all’aperto con il fine di riscoprire la dimensione umana e naturale del luogo. Molti di questi spazi sono il risultato del recupero o della valorizzazione di luoghi abbandonati o apparentemente poco considerati dalla comunità. È il caso, per esempio, delle estremità del parco, i bacini d’acqua a nord di Lame Deer e l’area attrezzata sportiva a sud, due luoghi difficilmente raggiungibili a piedi, ma che ora rientrano nel sistema dei percorsi. Parallelamente agli assi verdi, si connette all’elemento centrale una fascia ludico ricreativa, dove vengono pensati in sequenza, lungo una diramazione del percorso principale, una serie di elementi, a disposizione della comunità, dedicati alla socializzazione, ai piccoli incontri, altri alle famiglie, alcuni ludico-ricreativi, sino ad uno più tradizionale ed intimo come il Powwow.

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0 25 50 150 specchio d’acqua

300m fascia ludico-ricreativa

parco dell’ospedale

bacini d’acqua

Masterplan


area attrezzata sportiva

Powwow

passeggiata palazzo del governo


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1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.

disimpegno parco percorso principale piattaforme percorso informale parcogiochi percorso secondario recinto ludico ponte casa dell’acqua

10. piazza 11. teatro ludico-ricreativo 12. pedane

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50 m


La fascia ludico-ricreativa si trova in una posizione cen-

luppa un tema di spazi dove avvengono degli eventi quoti-

trale dell’insediamento. Questa viene creata utilizzando

diani e speciali. Questi eventi vengono ospitati all’interno

una striscia di isolati su cui sono posizionate una serie di

di alcuni edifici, installazioni o elementi che facilitano la

attività, tra cui la stazione di servizio, uno dei luoghi mag-

percezione del luogo, pensati come un insieme sentito per

giormente frequentati dalle persone. Allo stato attuale è

sequenze, nelle quali le parti saranno percepite in un con-

attraversata da alcuni percorsi informali e la maggior par-

testo unico. Le forme mantengono un filo di continuità tra

te dello spazio si trova in uno stato di abbandono. Come

le immagini, viene usata come forma il cerchio, ricco di

detto in precedenza, al lato della stazione di servizio, si

significato nella cultura nativa, manipolato e scomposto

colloca un embrione di spazio pubblico, con una serie di

alcune volte, puro in altre. Riconoscibili dagli abitanti,

sedute costruite artigianalmente da qualche abitante, evi-

hanno la pretesa di essere dei riferimenti per le dinamiche

denziando un’esigenza di spazi comuni di cui la riserva è

sociali, cercando di ospitarle in luoghi accoglienti e vivibi-

carente. Creando la fascia con questi presupposti, si por-

li, diventando modelli per un nuovo inizio della comunità.

ta avanti il tentativo di sviluppare elementi centralizzanti

Caratteristica di questi elementi è l’elementarietà della

che orientino e siano dei punti di riferimento nel tessuto

fabbrica, che favorisce l’autocostruzione, così che la co-

urbano. La fascia risulta essere una diramazione del parco,

munità li possa costruire e mantenere agevolmente. Viene

penetrando con il suo carattere sociale all’interno della

utilizzato un materiale come il legno, facilmente reperibi-

maglia urbana. Dal parco si connette il percorso principale

le nella riserva, e metodi costruttivi abitualmente usati.

che attraversa la fascia ludico ricreativa, e su cui si svi-

Le funzioni di questi spazi sono diverse, offrendo la possi-

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15 15

30 m m 30


bilità di poter svolgere numerose attività, sportive, ludi-

a stretto contatto con questo elemento naturale.

che, meditative ed eventi culturali e tradizionali. Gli elementi meditativi sono dispositivi immersi nel verde. Gli elementi centralizzanti, come la piazza, il teatro ludi-

Consentono di contemplare l’ecosistema naturale usando

co-ricreativo e la casa dell’acqua, sono luoghi dove viene

diversi approcci. Uno di questi sono le pedane, installazio-

favorito il vivere comune, lo stare insieme in uno spazio

ni puntuali inserite nell’erba alta, definiscono uno spazio

aperto. Simboli di una nuova immagine dell’insediamento.

intimo, ma che può trasformarsi anche in collettivo. Alcu-

Vogliono essere la base per promuovere attività culturali,

ne di queste pedane sono attrezzate con dei tavoli in cui

iniziative sociali, che siano un impulso per la cultura e le

le persone possono organizzare piccoli ritrovi tra amici e

tradizioni della comunità.

familiari. Lo specchio d’acqua lungo il ruscello viene recuperato e reso maggiornmente accessibile con delle piat-

Gli elementi ludici, come il parco giochi e il recinto ludico,

taforme in legno, rivitalizzando il laghetto, rendendolo

hanno come principale scopo quella di far evadere i più

parte integrande del parco.

giovani dalle situazioni familiari difficili, dando un’alternativa alle organizzazioni che ospitano nelle loro struttu-

Gli elementi di connessione si suddividono in tre categorie

re i programmi per aiutare i ragazzi. Sono spazi semplici,

che dipendono dal tipo di percorso. Il percorso principale

collocati nella giuntura tra la fascia e il fiume, cosi da

che, come detto, è l’elemento primario di movimento, il

poter divertirsi e passare il tempo in uno spazio di qualità

quale segue l’andamento del fiume. Gli attraversamenti di

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1. 2. 3. 4. 5. 6.

ponte percorso principale Powwow disimpegno parco percorso secondario percorso informale

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50 m


questo percorso sono ponti in legno che come parapetto

parco viene progettato un Powwow, un’arena dove, du-

hanno delle sedute, offrono scorci esclusivi del ruscello ed

rante il periodo estivo, avviene la festa della tribù. Un

ulteriori spazi di relazione. I percorsi secondari, più piccoli

evento importante anche a livello turistico. L’importan-

rispetto a quello principale, con una sezione di 1.50 m,

za di questo spazio è quella di essere un vero e proprio

fungono da connessioni complementari con la maglia ur-

simbolo; inserendolo all’interno della cittadina lo rende

bana. Questi oltrepassano il ruscello con dei ponti in legno

ben visibile agli abitanti che ogni volta che lo vedranno

più semplici che agevolano il passaggio. I percorsi informa-

saranno orgogliosi delle proprie origini. Il Powwow si trova

li sono, come detto, percorsi spontanei creati dagli abitan-

in un punto del percorso principale più intimo rispetto agli

ti, vengono resi percorribili rendendo il terreno uniforme e

altri elementi. Il percorso principale crea una semicircon-

controllando la vegetazione spontanea. I passaggi informa-

ferenza girando intorno all’arena, creando uno spazio in

li del ruscello sono dei guadi fatti in pietra, come quelli già

cui possono essere allestiti, durante la festa, dei gazebo

esistenti nella cittadina, resi comodi da un corrimano in

o piccole coperture dove le persone possono creare dei

acciaio, che rende il passaggio sicuro. Un altro elemento

piccoli commerci, soprattutto per i visitatori.

di connessione è quello tra gli assi verdi e il parco. Si tratta di un disimpegno creato con una pedana in legno, che funge da spazio intermedio tra l’insediamento e il parco. Gli elementi tradizionali servono a rifar vivere il senso di appartenenza alla propria cultura e tradizione. Lungo il

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30 m 81


nuovi spazi relazionali e rappresentativi

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Il teatro ludico-ricreativo

Questo spazio si trova nell’estremità della “strip” opposta al fiume. L’intervento incorpora la topografia del terreno per creare uno spazio flessibile nelle sue funzioni. Questo ha l’intento di diventare un punto magnetico per i giovani e le famiglie che possono usufruire di uno spazio versatile e aperto dove poter svolgere attività. E’ un luogo per la ricreazione attiva e casuale, dove poter fare sport, rilassarsi e socializzare. Lo spazio è filtrato da due fascie di alberate, una che determina il limite con la strada confinante, determinando un distacco fisico, l’altra separa il teatro da l’altro spazio di progetto, la piazza. La pendenza del terreno crea i presupposti per la creazione di un teatro. Posizionando delle sedute in legno, delle vere e proprie casse che si integrano con la vegetazione del luogo e facilmente realizzabili, la cui manutenzione non crea nessun tipo di problema alla comunità. La pedenza mostra una magnifica vista dell’insediamnto e un panorama sulle colline vicine, la sua posizione verso ovest permette la visione di magnifici tramonti in un contesto naturale così particolare come

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il Montana. Questo può essere utilizzato dalla comunità e dalle scuole per fare delle rappresentazioni o delle proiezioni, diventa quindi una risorsa per incentivare le attività ludiche e ricreative soprattutto dei più giovani. Durante l’Ash Creek Fire del 2012 è emerso come mancasse un luogo di riferimento dove fare le adunanze, dove raccogliere le persone durante l’emergenza. Il teatro sarebbe l’ideale in queste situazioni, anche grazie allo spazio aperto che consente la raccolta di una gran numero di persone. Grazie alla sua flessibiltà, questo luogo ritorna utile in situazioni di emergenza che colpiscono questa riserva.


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Le pedane

Le pedane si trovano al lato del teatro ludico ricreativo, in una parcella di terreno creata dal percorso principale che una volta incontrata la pendenza, la costeggia sino al termine della fascia. All’interno della parcella, lo spazio è suddivisa da tre percorsi informali, che vengono riutilizzati dove a grappolo si connettono le pedane. Queste sono delle circonferenze fatte con tavole di legno, su cui si poggiano delle sedute anche queste in legno. Le dimensioni delle pedane variano, da quelle più grandi pensate per raduni familiari o per gruppi di amici, a quelle più piccole, per momenti più intimi di contemplazione immersi nel verde. Infatti queste sono inserite nell’erba alta, così da far vivere un’esperienza a diretto contatto con la natura. Alcune di queste pedane sono attrezzate con tavoli, fornendo così degli elementi che permettono di organizzare picnic all’aperto.

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La piazza

Questo spazio nasce con l’obbiettivo di trasformare un

Il linguaggio è molto semplice, coerente con la strategia

luogo incerto della comunità, in un punto di riferimento.

porgettuale, stando attento sui materiali e la possibilità

Infatti la piazza sorge su una parcella di terreno adiacen-

dell’autocostruzione. All’interno del quadrato, s’incasatra

te alla stazione di servizio che, da come evidenziato nei

un cerchio di 20 m di diametro, contenuto dall’erba alta

capitoli precedenti, è un luogo di relazione importante, di

che funziona da filtro rispetto alle due strade che deli-

fatto l’unico attrezzato all’area aperta. Questo ha com-

mitano la parcella. Il terreno viene regolarizzato da una

portato probabilmente che a pochi metri di distanza, l’

pavimentazione a pixels quadrati di legno di dimensioni

area quadrata venisse attrezzata timidamente da alcuni

40x40 cm. Le sedute, sono anche queste fatte in legno,

elementi di arredo urbano creati sul momento. Panche

e seguono una trama di cerchi concetrici disconnessi che

fatte con degli assi di legno assemblati e posizionate a

danno alla piazza maggiore dinamicità. Al centro, come

gruppi di due, spesso vicino a degli alberi per usufruire

fulcro, uno specchio d’acqua che insieme al verde di pro-

dell’ombra estiva. Queste sedute sono abitualmente uti-

getto, aiuta a rendere più piacevole e vivibile lo spazio.

lizzate dalle persone, e rappresentano l’unico embrione di spazio relazionale a Lame Deer. L’idea è quella di creare uno spazio rappresentativo e centrale, in un punto strategico anche dal punto di vista turistico, infatti le principali attività della cittadina si trovano ai lati della piazza.

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Il recinto ludico-educativo

“Il sistema educativo per i nostri bambini era molto strutturato, 9 mesi per 7 ore al girono, 5 giorni a settimana. Nessuna vacanza, era già tanto così. Iniziava quando i bambini aprivano i loro occhi al mattino e finiva quando scivolavano nel sonno. I maestri erano i nonni, parenti, ma anche tutti gli anziani della tribù. Tutto quello che un bambino necessitava di imparare, non solo a sopravvivere, era essere sano, amorevole, onesto, lavoratore, la persona imparava durante il periodo di veglia. L’arte era parte integrante dell’apprendimento. Abbiamo disegnato su quello che era disponibile, incluse le rocce di sabbia, abbiamo viaggiato attraverso quello che puoi vedere oggi ed era organizzato. Puoi leggere nella roccia petroglifi dal lato dell’alba sino al tramonto. La musica era una cosa di ogni giorno, usavamo il canto, le percussioni, il flauto e ballavamo la nostra musica, le canzoni raccontavano delle storie, ricordando la nostra storia. Perfino il gioco era pensato per insegnare con piccoli villaggi costruiti dai bambini con l’aiuto degli adulti.”1

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Questo elemento è stato pensato come spazio flessibile dove i bambini possono giocare e nascondersi all’interno del cerchio creato dall’erba alta. Gli anziani possono insegnare ai più piccoli a costruire oggetti o piccoli accampamenti tradizionali, diventa quindi un luogo fondamentale per l’educazione. Può essere utilizzato dalle scuole come luogo dove poter far pratica delle cose imparata sui banchi. Tutto questo avviene utilizzando l’erba alta come recinto, connettono il cerchio centrale ai due percorsi laterali, quello primario ed uno secondario.

1. Sandra Spang, ”Savages”


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Il parco giochi

Il nuovo parco giochi si colloca davanti al Lame Deer Cre-

naturale dimenticato dai più grandi. I giochi sono fatti da

ek, il quale viene ripulito della vegetazione spontanea per

alberi morti recuperati lungo il ruscello e riutilizzati per

avere una connessione più diretta con lo spazio ludico. Il

creare scivoli e strutture in legno originali.

progetto riconosce che il gioco è uno sviluppo sociale vitale e uno strumento educativo per i bambini di tutte le età. E’ particolarmente importante nel formare relazioni con il paesaggio, il clima e il contesto circostante. Per questo la scelta di posizionarlo proprio davanti al ruscello. Il parco giochi è creato attraverso tre pedane circolari che, unite, formano un elemento unico. In questo modo lo spazio ludico viene circoscritto all’interno delle pedane, favorendo un maggior controllo dei grandi sui banbini. Le pedane sono alzate dal suolo di 20cm, permettendo alle persone di sedersi; mentre i genitori seduti aspettano, i bambini corrono lungo le pedane. Il terreno attorno è caratterizzato dall’erba rada, allargando così lo spazio di gioco, sino al ruscello, che diventerà la vera propria attrattiva per i più piccoli, che già a quella età riscopriranno questo elemento

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Lame Deer Creek, un tratto a sud dell’insediamento (foto di Kat Franchino)

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La Casa dell’Acqua

Questa architettura fa parte degli elementi centralizzanti. Nasce dall’esigenza di avere uno spazio riparato dove le persone si possano riunire, incontrare, dove possano organizzare piccoli eventi, come un mercatino, o iniziative universitarie e della comunità. La casa dell’acqua si trova nella parte centrale della fascia ludico-ricreativa, costeggiata dal percorso principale e da un percorso secondario. La pianta è circolare ed è inserita all’interno di un quadrato di erba delimitato dai due percorsi. È stato pensato come un elemento con due livelli di permeabilità. Il prospetto sud e quello est sono meno permeabili in quanto si affacciano su due strade della cittadina. Per cui viene creata una barriera fisica che però si lascia filtrare visivamente, permettendo ai passanti di poter vedere che cosa avviene all’interno e non dando l’impressione di edificio chiuso. Questo si ottiene attraverso delle tavole in legno posizionate trasversalmente al terreno, e ad intervalli 30 cm. Oltre ad avere un valore estetico, sono una soluzione strutturale. I due prospetti opposti che danno verso i percorsi della fascia, sono completamente permeabili, mantenendo così una continuità visiva con il parco. Tra i percorsi e la Casa dell’Acqua, l’erba alta funziona da filtro, favorendo l’entrata dalla pedana all’ingresso, la

quale si insinua per qualche metro dentro l’invaso centrale dell’edificio. L’invaso è un grande spazio dove viene raccolta l’acqua della copertura ad “impluvium”. L’altezza di 20 cm consente ai bambini di poter giocare con l’acqua nei periodi caldi nell’anno. In inverno invece, con il freddo, l’acqua si gela, creando una pavimentazione ghiacciata utilizzabile come pista sul ghiaccio o un ring dove ci si può divertire con la neve. L’invaso viene contenuto da un basamento in cemento, la cui suddivisione dello spazio viene influenzata dalla permeabilità dei prospetti. La parte dei pilastrini in legno è articolata da una serie di setti, anche questi realizzati con tavole trasversali in legno, che creano un percorso lungo il quale si incontrano in successione dei piccoli spazi semi privati, composti da delle sedute. La parte più permeabile, invece, rimane completamente libera, avendo la funzione di ospitare gli eventi. La copertura si rifà alle tecniche utilizzate nella riserva, un semplice struttura in legno, avvolta da una sottile strato di lamiera. I materiali utilizzati e la maniera di costruire sono pensati in modo che questo spazio possa essere facilmente mantenuto, e qualora non fosse più necessario, fosse smantellato e riutilizzato. prospetto sud

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pianta

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orditura struttura +5m

orditura struttura +5m

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Il Powwow

Il Powwow è un elemento fondamentale per la cultura nativa, è un evento dove le persone si incontrano, ballano insieme, cantano, molti ritornano nella riserva per rivedere i vecchi amici e per farne di nuovi. L’origine del termine Powwow ha diverse interpretazioni, alcuni dicono derivi dalla parola algochina “pau wau”, che significa “lui sogna”, altri dalla stessa parola ma dei Narragansett che significa “leader spirituale”. Le radici storiche sono profonde nel tempo, quando le tribù del nord america formavano alleanze tra di loro, e per celebrarle seguivano giorni di balli e musica. Esattamente come iniziò nella formula contemporanea del recinto non è ben chiaro, numerose sono le versioni e le tribù che si attribuiscono la nascita di questo evento, sicuramente ora è ben radicato nella cultura della maggior parte delle tribù indiane. Una delle testimonianze più accreditate riguarda quella sulla tribù dei Ponca, il loro Powwow iniziò nei territori indiani del nord introno al 1879. I nativi sono molto credenti, venerando ogni cosa vivente e spirituale, vedono la vita e la morte come un cerchio. In

Northern Cheyenne Reservation, Powwow

100

questo grande recinto vengono suonati tamburi, si balla, si canta e mangia, ma soprattutto vengono raccontate le storie tradizionali, cosi che possano rimane in vita e tramandate tra le generazioni future. Gli elementi più iportanti di ogni Powwow sono i tamburi e i cantanti. Loro creano l’atmosfera che accompagna le celebrazioni. Durante gli anni l’evento è stato influenzato da nuovi aspetti della cultura indiana, infatti alle categorie tradizionali, sono stati affiancati piccoli spettacoli di intrattenimento soprattutto per i turisti che, durante questi giorni, visitano le riserve per rivivere il fascino delle loro tradizioni. L’organizzazione dell’evento dura quasi un anno, viene creato un comitato di persone appartenenti alla tribù che si occupa dell’intera preparazione. Indietro nel tempo, il Powwow era specifico di ogni tribù. Nei giorni nostri le cose sono cambiate, dato che il numero dei nativi americani è in diminuzione, le tribù collaborano per organizzare questo evento insieme, e condividerlo non solo tra loro, ma anche con i non nativi, facendolo diventare un vero proprio evento turistico, oltre che spirituale.


Lungo il percorso principale si incontra uno spazio pensato come intimo e privato della comunità. Lo scopo è quello di riportare all’interno dell’insediamento un simbolo dell’appartenenza alle tradizioni e alla cultura Cheyenne. Come descritto nella pagina precedente, il Powwow è diventato un elemento fondamentale nei nativi americani. A Lame Deer è presente uno di questi recinti, ma è situato a 6 km dalla cittadina, quindi non facilmente raggiungibile da tutti. Pensando ad un possibile fine turistico, è interessante avere un altro piccolo Powwow dentro la cittadina, rientrando all’interno del sistema parco, così da poter essere utilizzato sia per eventi riservati alla comunità, sia per quelli aperti anche ai turisti. Il nuovo Powwow è una struttura in legno che si trova all’interno di una semicirconferenza creata dal percorso principale, il quale aggira, reverente, la struttura. All’interno del semicerchio si crea un area dove possono essere allestite delle coperture o dei gazebo, ai fine di incentivare micro attività durante i giorni della festa del Powwow. L’arena viene creata all’interno di una circonferenza, su cui si articola una semplice struttura in legno, con una copertura in telo, che richiama il materiali delle tradizionali teepees, le tende indiane.

Essendo un luogo sacro, il legno viene verniciato di bianco, conferendogli purezza. Gli spalti si creano grazie ad una leggera pendenza del terreno, evitando quindi il montaggio e lo smontaggio degli spalti o che le persone si portino le sedie da casa come avviene nel vecchio Pawwow. Le sedute sono delle casse in legno, disposte sulla pendenza, permettendo così una visione piacevole dello spettacolo. La circonferenza viene intercettata da un percorso secondario che risulta essere la proiezione di uno degli assi verdi previsti dal masterplan. Il percorso divide l’arena in due parti, diventando un percorso tecnico in fase di allestimento dello spettacolo, invece durante l’evento principale viene coperto, creando un’unica texture sul palcoscenico. Questa divisione determina due aree, una con la disposizione delle sedute più casuale, caratterizzata da degli spazi “informali” in cui le persone possono ballare o possono posizionare le proprie sedie se nostalgici delle tradizioni. Nell’altra parte, con le sedute continue, si crea un teatro che ha come palcoscenico la semiluna minore creata dal percorso. Questo spazio può essere utilizzato per eventi minori o per delle rappresentazioni per i turisti. prospetto sud

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uso Powwow

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Bibliografia

Chief Dull Knife College, We, the Northern Cheyenne People, 2008 Margot Liberty , Cheyenne Memories: Second Edition (The Lamar Series in Western History), 1998 George Bird Grinnell, The Cheyenne Indians, Vol. 1: History and Society, 1972 George Bird Grinnell, The Cheyenne Indians, Volume 2: War, Ceremonies, and Religion, 1972 Kate Stohr e Cameron Sinclair, Design Like You Give A Damn: Architectural Responses To Humanitarian Crises, 2006 Jane Jacobs, The death and life of great american cities, 1992 Gilles Cléement, Manifesto del Terzo paesaggio, 2004 Kevin Lynch, L’immagine della città, 1960 Davide Pagliarini, Il paesaggio invisibile: Dispositivi minimi di neocolonizzazione, 2008 Bernardo Secchi, Prima lezione di urbanistica, 2007 Bernardo Secchi, La citta dei ricchi e la città dei poveri, 2013

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Lo spazio umano:la riscoperta della dimensione umana e naturale in una cittadina di nativi americani by Fabio Facchini - Issuu