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EXL - Magazine sulle eccellenze toscane della Tecnologia, Innovazione, Ricerca e Impresa. n°4/2021

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MAGAZINE DI TECNOLOGIA, INNOVAZIONE, RICERCA E IMPRESA Technology, Innovation, Research and Business Magazine

eXL social più approfondimenti più articoli aggiornamenti settimanali

Anno II | n. 2 | 2021 | Rivista quadrimestrale | Registr. Tribunale di Pisa n. 6/2020 del 4.11.20 | SF: € 6, Abb: € 10 Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – Aut. n. 2453/2020 del 01.11.2020 – Periodico R.O.C.

www.exlmagazine.it

Ripartire dalle basi Starting from the basics A physical and immaterial potential From infrastructure a path to development

Scienza

L’UNIVERSO VISTO DALLA NORMALE

Science Universe as seen from the Scuola Normale

Cultura

ARTE E INDUSTRIA NEI MUSEI

Culture Art and industry in museums


UNA INIZIATIVA DI CAMERA DI COMMERCIO DI PISA E UNIONE INDUSTRIALE PISANA Editore: Pacini Editore Srl, via Gherardesca 1, 56121 Pisa - Direttore Responsabile: Eleonora Mancini - Indirizzo della redazione: via Gherardesca 1, 56121 Pisa - Registrato Tribunale di Pisa n. 6/2020 del 4.11.20 - Tipografia: Industrie Grafiche Pacini, via Gherardesca 1, 56121 Pisa


edi to ria le

di ANDREA MADONNA*

Solide BASI

tali, sono le basi, le fondamenta gettate dalla ricerca, rappresentata in questo numero dall’intervista a Maria Chiara Carrozza, da poco alla guida della più grande d’Italia, il Cnr. La professoressa Carrozza tocca un nodo fondamentale, quello cioè della sua applicazione alla vita quotidiana, del suo trasferimento. Ed ecco che fra i tanti esempi raccontati in questo numero mi piace segnalare l’impatto dell’Università di Pisa nella transizione energetica con i suoi progetti legati alle nuove forme di rifornimento elettrico. C’è poi un altro aspetto, quello connesso con la formazione: penso al ruolo di primo piano a livello internazionale della Scuola Sant’Anna impegnata nella formazione di funzionari pubblici nelle zone di conflitto. Penso anche alla formazione dei nostri giovani e all’intervista al professor Lamberto Maffei che, in questo senso, ci dà un importante ammonimento per aggiungere valore al ruolo dell’industria in questa importante partita che si chiama presente.

Physical and immaterial, the infrastructures of our territory, thanks to its geographical position, make it a unique and real development engine. In this issue we asked ourselves what we can rely on and how solid our heritage is. In short, we have looked inside and around ourselves in order to confirm that bases are so stable to guarantee the design of a new present.

settembre 2021

* direttore editoriale eXL

eXL

C’è un filo, forse invisibile in apparenza, che unisce e lega ogni articolo di questo numero di eXL. In questo tempo che ci chiama a ripensarci, a leggere lucidi la realtà e a rivedere quella linea poco mossa che ci sembrava essere il nostro futuro, abbiamo capito che, per essere all’altezza della situazione e delle responsabilità cui siamo tutti chiamati, dovevamo farci una domanda molto semplice: quali sono i nostri punti deboli?, e quali i forti? La risposta l’abbiamo trovata guardando dentro di noi, cioè proprio nel profondo del nostro territorio, alle basi verrebbe da dire. E queste basi sono le nostre infrastrutture. Se ci pensate, è proprio l’etimologia di questa parola a chiarirci la strada e, leggendo gli articoli di questo numero, anche a rassicurarci. Le infrastrutture sono “strutture necessarie o complementari allo svolgimento di una attività” e, come abbiamo provato qui a tratteggiare, la nostra Provincia di esse abbonda. C’è un comparto fisico, rappresentato da linee ferroviarie e autostradali che chiedono di essere ammodernate e sorvegliate, e dal potenziale di un fiume, l’Arno, perno di sviluppo urbano. Una parte essenziale è l’infrastruttura immateriale rappresentata dalla cultura: riscopriamo quindi che esiste una rete dei musei straordinaria e unica, da quelli più classici di Pisa o di Volterra a quelli più inusuali, come il Museo Piaggio di Pontedera – che ha in sé un portato di storia sociale e industriale di grande stimolo e fascino –; e le biblioteche? Cosa dire dell’universo infinito della Biblioteca della Scuola Normale, punto di partenza e base per la conoscenza. Altre, immateriali ma sempre fondamen-

Solid foundations


NICOLA BELLINI È professore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Già direttore dell’IRPET e dell’Istituto di management del turismo di La Rochelle Business School (Francia), insegna Economia del Turismo presso LUISS, IULM e Fondazione Campus. ANDREA FERRARA È professore ordinario di Cosmologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa. È membro del CDA dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Si occupa dello studio della formazione delle prime galassie e dei buchi neri ed è tra i primi 100 scienziati in Italia.

LE

FIRME

ANTONELLO PROVENZALE È il presidente dell’Area della ricerca di Pisa del Cnr e direttore dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr. Si occupa di modelli del clima, impatti dei cambiamenti climatici su risorse idriche ed ecosistemi e di interazioni fra geosfera e biosfera.

REDAZIONE

Eleonora Mancini (direttore responsabile), Francesco Ceccarelli (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Nicola Maggi (Università di Pisa), Andrea Pantani (Scuola Normale Superiore), Carlo Venturini (CNR), Luca Fracassi (Comune di Pisa), Federica Fontini (Pacini Editore), Silvia Maculan (iDNA), Laura Magli (Unione Industriale Pisana), Luca Biagiotti (Fondazione Teatro Verdi Pisa), Alberto Susini (Camera di Commercio di Pisa), Chiara Lazzaroni (Acque SpA)

COMITATO SCIENTIFICO

Andrea Piccaluga (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Stefano Marmi (Scuola Normale Superiore), Paolo Ferragina e Michela Passalacqua (Università di Pisa), Leonida Gizzi (CNR), Patrizia Paoletti Tangheroni (Fondazione Teatro Verdi di Pisa), Riccardo Toncelli (Vitesco), Valter Tamburini (Camera di Commercio di Pisa), Patrizia Alma Pacini e Andrea Madonna (Unione Industriale Pisana), Manrico Ferrucci (Confservizi CISPEL Toscana- Settore Cultura) Un’iniziativa di Camera di Commercio di Pisa e Unione Industriale Pisana

STEFANO RENZONI È professore di Storia dell’Arte, autore di studi e monografie, curatore di mostre. Consulente della Fondazione Pisa per la quale ha contribuito alla realizzazione del Museo di Palazzo Blu e del Padiglione Italia della XVII Biennale di Architettura di Venezia. Hanno collaborato a questo numero: Ilaria Baneschi, Oberdan Cei, Mariasilvia Giamberini, Ernesto Lastres, Marta Magnani, Enrico Martellini, Dario Masoni, Stefano Picciolini, Livia Vallini

IN COLLABORAZIONE CON

CON IL

CONTRIBUTO DI

Comune di Pisa Progettazione grafica e impaginazione iDNA srl, Margherita Cianchi Realizzazione editoriale e stampa Pacini Editore Srl, Pisa

Questa rivista utilizza vernice e plastificazione antibatteriche

PARTNER


sommario Solide basi / Solid foundations

Editoriale di Andrea Madonna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 01

PRIMO PIANO Treni veloci… in 7 minuti / Faster trains… in 7 minutes

di Dario Masoni. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 06

Autostrade sicure / Safer highways

di Nicola Maggi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 09

L’Arno torna navigabile / Arno is navigable, again

di Luca Fracassi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12

L’INTERVENTO

Turismo sostenibile / Sustainable tourism

di Nicola Bellini. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16

Una rete di musei / A network of museums

arte e cultura

di Stefano Renzoni. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18

Un tesoro di libri / A treasure trove of books

di Enrico Martellini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22

L’infrastruttura della ricerca / Research infrastructure

di Carlo Venturini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24

Il cervello dei giovani / Young people’s brain

di Eleonora Mancini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26

ricerca e formazione

All’alba dell’Universo / At the dawn of the Universe

di Livia Vallini e Andrea Ferrara. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29

Zona critica / Critical zone

di Antonello Provenzale, Ilaria Baneschi, Mariasilvia Giamberini e Marta Magnani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32

Addestrati per salvarsi / Trained to save yourself

di Francesco Ceccarelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35

Futuro elettrico / Electric future

di Nicola Maggi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39

Benvenuto WelCam / Welcome to WelCam

innovazione

di Alberto Susini. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42

Se la Filiale è virtuale / The Branch is virtual

di Stefano Picciolini. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45

Acqua 4.0 / Water 4.0

di Oberdan Cei ed Ernesto Lastres . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47


primo piano

Le vie dello sviluppo INFRASTRUTTURE STRATEGICHE IN CERCA DI CONNESSIONE Strategic infrastructures in search of connection


UNA SFIDA DA 7 MINUTI PISA-FIRENZE, TRENI PIÙ VELOCI: SI PUÒ. LO STUDIO DI CONFINDUSTRIA Faster trains… in 7 minutes

Se la vivacità di un territorio come quello pisano è leggibile nei più vari settori, dall’industria alla ricerca, dal turismo alle testimonianze storico-artistiche, è certo anche merito di con* dizioni naturali (posizione geografica in primis). Lo sviluppo del territorio dipende poi dalla presenza e dallo stato delle INFRASTRUTTURE. La presenza di una via d’acqua, l’Arno, che collega la città con il mare e l’entroterra toscano, di un’autostrada, di un aeroporto e di una rete ferroviaria rende il territorio attrattivo per insediamenti industriali. La ferrovia, in particolare, rappresenta uno snodo strategico per il suo collegamento con la costa e con il capoluogo di Regione, dove l’alta velocità garantisce prestazioni avanzate in termini di collegamenti con gli snodi primari della mobilità dell’Italia centrale. Potenziare il collegamento ferroviario “Pisa-Firenze” è tra gli obiettivi ineludibili per favorire lo sviluppo e la competitività del territorio costiero. E nelle more di progetti che amplino il raggio dell’AV, la possibilità di velocizzare i tempi di percorrenza è reale e dimostrata da un recente studio degli ingegneri dell’Unione Industriale Pisana.

di DARIO MASONI

Un nodo strategico Caso unico, a livello nazionale, la Toscana ha una rete ferroviaria che si articola su due direttrici Nord-Sud, la Tirrenica Genova-Pisa-Roma e la Dorsale che collega Milano, Bologna, Firenze e Roma con una linea ad alta velocità e una linea tradizionale. Le due direttrici sono collegate tra loro all’altezza di Pisa e Firenze Rifredi da una linea ferroviaria di grande importanza strategica funzionale a rispondere alla grande domanda di mobilità in ambito regionale e a velocizzare gli spostamenti dalle località della linea Genova-Pisa alla linea AV per Roma-Napoli e vice-


versa. Per soddisfare questa esigenza l’orario ferroviario prevede collegamenti con treni ETR600 (Freccia Argento) e ETR460, attualmente effettuati da Trenitalia, che percorrono la relazione Genova-Pisa-Firenze-Roma, sia pure in numero limitato e soggetti frequentemente a variazioni a ogni cambio orario. La grande importanza della linea “Pisa-Firenze” non è limitata al traffico viaggiatori ma si allarga anche al traffico merci, sia quello che alimenta il porto di Livorno, esigenza per la quale la linea fu costruita per volontà del Granduca di Toscana Leopoldo II nella prima metà del XIX secolo, sia quello di transito tra il Nord e il Sud della penisola che utilizza la linea come una bretella per passare dalla Direttrice Tirrenica a quella Dorsale e viceversa. La linea “Pisa-Firenze” è insomma percorsa da treni di ogni tipo che circolano tra località diverse, in alcuni casi impegnando soltanto un tratto parziale della linea

(Pisa-Pontedera, Empoli-Firenze); diverse sono pure le velocità commerciali e quelle massime di questi treni nonché il numero di fermate. Tutto questo determina una disomogeneità e soprattutto un’eterotachicità della circolazione che rendono problematica la tracciatura di relazioni veloci cadenzate tra i due capolinea Pisa e Firenze già con le attuali velocità di esercizio.

La soluzione a costo zero Un recente studio dell’Unione Industriale Pisana ha messo in luce la possibilità di elevare la velocità massima della linea “Pisa-Firenze” risultando imprescindibile la necessità di creare un collegamento ad alta velocità e ad alta capacità tra la costa tirrenica e il capoluogo toscano e la sua area metropolitana, per ottimizzare il


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servizio ferroviario verso la città di Pisa e il suo aeroporto intercontinentale. Questo obiettivo si inserisce nel quadro di un potenziamento infrastrutturale della Toscana Tirrenica necessario per assecondarne lo sviluppo economico, stante l’insufficienza di strade e ferrovie adeguate ai tempi moderni che la colleghino rapidamente al capoluogo della Regione, alla Capitale e, attraverso il Nord Italia, al resto d’Europa. In base alle sue caratteristiche infrastrutturali la linea “Pisa-Firenze” è ai massimi livelli in relazione alla sicurezza dell’esercizio, mentre sul fronte delle prestazioni in fatto di velocità e capacità si colloca al di sotto delle linee ad alta velocità ma comunque ai primi posti tra le linee tradizionali con interessanti prospettive anche sulla lunga percorrenza.

Sette minuti cruciali eXL

Al netto delle criticità rappresentate da due passaggi a livello, le leve su cui sarebbe possibile agire, senza apportare modifiche al tracciato, sono rappresen-

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Pisa-Florence railway line is one of the main infrastructures in Tuscany, with a strategic function and strong potential. A recent study by the engineers of the Unione Industriale Pisana shows that, with minimal changes and updates in terms of materials and activation of a fifth code,

tate dal miglioramento dei materiali rotabili utilizzati (in prevalenza di rango B, che non superano come velocità massima i 160 km/h) e dal superamento dei 4 codici del B.A.c.c. con l’introduzione almeno di un quinto codice per aumentare gli spazi di frenatura ed elevare la velocità massima teorica a 230 km/h. Da studi effettuati sulla possibilità di introdurre il quinto codice e una seconda portante sui binari, utilizzando la fibra per collegare le garitte del blocco automatico, si stima che il costo dell’intervento potrebbe essere di pochi milioni di euro, senza alcuna modifica né all’armamento né alla linea elettrica di contatto. L’introduzione del quinto codice eleverebbe quindi la velocità massima teorica della linea a 230 km/h (non per tutti i treni né in tutti i tratti), ed è possibile ipotizzare una velocità massima di 200 km/h dove ora è di 180, 160 e 150. È quindi verosimile ottenere una diminuzione del tempo di percorrenza di circa 7 minuti, con il risultato finale di arrivare a collegamenti tra Pisa e Firenze intorno ai 38 minuti, in luogo degli attuali di 51/52 minuti, senza fermate intermedie (no stop) a ogni ora. * Ingegnere Unione Industriale Pisana

it would be possible to increase the speed of trains on the line and lower the connection time by 7’, thus resulting in a travel time on the Pisa-Florence line around 38’ instead of the current 51-52’, without intermediate stops (i.e., no stop train) at every hour.


AUTOSTRADE SICURE PONTI E VIADOTTI SOTTO ESAME. UN CONSORZIO PER TESTARLI Safer highways

Un bar italiano, scriveva Beppe Severgnini undici anni fa, è “il posto dove, bevendo un espresso, si decide un affare o una serata, l’inizio di una collaborazione o la fine di un amore”. E proprio in un bar italiano, guarda caso, è nata l’idea di creare un’alleanza tecnico-scientifica per la sicurezza dei ponti e dei viadotti in Italia. Ad averla: tre docenti di ingegneria che in un caldo sabato d’estate si sono ritrovati attorno a un tavolino e hanno gettato le basi di quello che oggi è il CONSORZIO FABRE.

di NICOLA MAGGI

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Nato il 22 luglio del 2020 e guidato dal professor Walter Salvatore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’UNIVERSITÀ DI PISA, dove ha anche sede, il Consorzio Fabre mette insieme dieci tra i principali Enti di Ricerca e Atenei d’Italia ed è oggi impegnato nel monitoraggio strutturale e nelle attività di valutazione della sicurezza dei ponti e di tutte le infrastrutture della rete autostradale italiana. “La forza del nostro Consorzio – spiega il professor Salvatore – sta nell’aver messo insieme alcuni degli esperti più qualificati del nostro Paese e nell’uso delle tecnologie di monitoraggio più avanzate. Grazie ai numerosi accordi stipulati in poco più di un anno, la nostra attività sul campo ci vede attivi su tutto il territorio nazionale. Recentemente, ad esempio, siamo stati in Umbria per approfondire una serie di questioni strutturali, geotecniche e idrauliche su alcune infrastrutture gestite dall’Anas e presto saremo in Calabria. È di questi giorni, infatti, la stipula di un nuovo accordo con la Regione”.


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“Con la nostra attività – prosegue Salvatore – supportiamo i nostri partner nell’applicazione delle nuove linee guida per la valutazione del rischio statico, fondazionale, sismico e idrogeologico delle infrastrutture stradali”. È il caso, ad esempio, dei sopralluoghi effettuati in primavera sulla A21, per approfondire gli aspetti idraulici e di scalzamento delle opere di fondazione dei ponti, e sulla A 15, per valutare la classe di attenzione del rischio frane. Perché un ponte non è mai solo una struttura, ma piuttosto una costruzione che interagisce con il contesto nel quale è inserita. “La fase di ispezione sul campo – spiega il professore – è cruciale nella valutazione della sicurezza dei ponti. Per questo ci spostiamo sul territorio per analizzare, insieme ai tecnici delle varie concessionarie, lo stato di salute delle opere, coordinando verifiche, controlli e monitoraggi. In particolare per quanto riguarda le infrastrutture più vecchie, progettate quando i carichi di traffico erano ben diversi da quelli odierni”.

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L’UNIVERSITÀ DI PISA IN AZIONE PER LE INFRASTRUTTURE

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“Allo stesso tempo – conclude il professor Salvatore – ciascun partner porta avanti anche un’importante attività di ricerca multidisciplinare che riguarda tanto gli aspetti statici quanto quelli di sicurezza idrogeologica e sismica delle infrastrutture ed è rivolta allo sviluppo di tecniche innovative per il ripristino, il miglioramento e l’adeguamento di ponti, viadotti e altre strutture esistenti”. Interessante, a tal proposito, la collaborazione tra l’Università di Pisa e SINA spa che ha recentemente portato alla messa a punto di una prima metodologia sperimentale per l’esecuzione di indagini speciali sugli elementi strutturali precompressi, cavi post-tesi e iniettati, soggetti a pericolosi fenomeni di degrado che, nei casi più gravi, possono portare anche a collassi improvvisi. In particolare per quanto riguarda le strutture realizzate tra gli anni ’60 e ’70.


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bre also extends to training and dissemination, through seminars, or by participating, with its own experts, in technical-cultural projects such as the webinar Passaggi Sicuri, dedicated to structural diagnostics, the II level master in Analysis, Diagnostics and Monitoring of Structures and Infrastructures of the La Sapienza University of Rome or the SINA School of Specialization for Engineering. The strategic objective is to ensure efficiency and safety of that heritage of bridges and viaducts that makes up the Italian infrastructure network and represents a vital element for economy and society.

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Born on July 22, 2020 and led by Professor Walter Salvatore of the Department of Civil and Industrial Engineering of the University of Pisa, Fabre Consortium brings together ten of the main Research Institutions and Universities around Italy and is now engaged in structural monitoring and evaluation of the safety of bridges and all infrastructures of the Italian highway network. “Thanks to our activity – Professor Salvatore explains – we support our partners in the application of the new guidelines for the assessment of static, foundational, seismic and hydrogeological risk of road infrastructures”. The activity of Fa-

primo piano

L’attività di Fabre si estende anche alla formazione e alla divulgazione, organizzando seminari come quello del 30 marzo scorso su Strutture e infrastrutture in cemento armato; partecipando, con i propri esperti, a progetti tecnico-culturali come il webinar Passaggi Sicuri, dedicato alla diagnostica strutturale, il master di II livello in Analisi, Diagnostica e Monitoraggio di Strutture e Infrastrutture dell’Università La Sapienza di Roma o la Scuola di perfezionamento SINA per l’ingegneria. Il tutto con un solo obiettivo strategico: garantire l’efficienza e la sicurezza del complesso patrimonio di ponti e viadotti che compone la rete infrastrutturale italiana e rappresenta un elemento vitale per l’economia e la società del nostro Paese.

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Una metodologia ancora in fase di implementazione, ma sviluppata grazie all’attività sperimentale svolta su appositi campioni nel Laboratorio Ufficiale per le Esperienze sui Materiali da Costruzione del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Ateneo Pisano e in accordo con le Linee guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza e il monitoraggio dei ponti esistenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.


SE IL TURISMO È FLUVESTRE

UN NUOVO “APPRODO” PER L’ARNO: COSÌ TORNA NAVIGABILE Arno is navigable, again

La storia della città di Pisa e la sua grandezza sono certamente legate al suo fiume che, attraversandola e tuffandosi in mare, l’ha mantenuta città marinara. Pisa deve molto al suo fiume lungo il quale si sono sviluppati insediamenti umani, approdi protetti, commerci fruttuosi ed espansione economica. L’Arno è un fiume che unisce e non divide la città, dalle grandi potenzialità ancora inespresse. Per questo l’Amministrazione Comunale pisana ha investito tempo e risorse per rendere navigabile il tratto cittadino del fiume ai fini di una fruizione turistica.

di LUCA FRACASSI

Un obiettivo reso concreto dal riconoscimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha selezionato Pisa tra le città pilota in Italia per questo ambizioso progetto; con la sua realizzazione verrà riconosciuta una “via d’Acqua” lungo il tratto del fiume che va dalla foce fino al confine di Pisa, per un percorso di 18,7 km, con la Il Ponte sull’Arno alla Cittadella (© Irene Taddei)

creazione o l’adeguamento di infrastrutture che permettano la navigazione in sicurezza, il dragaggio della barra di foce e del fiume stesso, il posizionamento di segnaletica sulle sponde. Si potrà così creare un turismo “fluvestre” (espressione che racchiude anche arte, sport, enogastronomia, relax) che, con offerte differenziate, permetterà di far scoprire la bellezza della città e del Parco di San Rossore direttamente dal fiume. Il Comune di Pisa ha partecipato al bando insieme a Navicelli e Pisamo, con il coinvolgimento delle associazioni di categoria cittadine, Unione Industriale Pisana, CNA di Pisa, Confcommercio e Confesercenti, firmatarie del protocollo con il Comune sullo sviluppo della navigabilità e della cantieristica. Il costo complessivo del progetto ammonta a 2 milioni e mezzo. Le tempistiche per la realizzazione sono stimate in 3 anni e 7 mesi. Più nel dettaglio si tratta di rendere navigabile l’Arno partendo dalla foce, dove sono presenti 2.500 posti barca e molte attività commerciali, risalendo il fiume lungo l’area del Parco Regionale di San Rossore Mi-


gliarino Massaciuccoli, dove verrebbero posti 6 attracchi con pontili galleggianti come sistema alternativo di accesso al Parco e al circuito pedonale-ciclabile in località Cascine Nuove. Saranno tracciati percorsi naturalistici a terra per escursioni guidate o autonome e sarà realizzata una rete di fruizione del Canale dei Navicelli che giunge fino al porto di Livorno. Nel tratto in cui il fiume percorre la città, il progetto prevede di implementare gli approdi esistenti con un nuovo scalo alla Cittadella Vecchia, che permetta l’acces-

so e la fruibilità al circuito museale-culturale che si affaccia sulle sponde del fiume (Museo delle Antiche Navi, Palazzo Reale, Museo nazionale di San Matteo, Centro SMS, Giardino Scotto, Museo della Grafica) e di raggiungere agevolmente Piazza dei Miracoli. Gli approdi permetterebbero la realizzazione di una vera e propria

IL PROGETTO: 2,5 MILIONI I TEMPI: 3 ANNI E 7 MESI

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nal reaching the port of Livorno and a new port at the Cittadella Vecchia allowing access to the museum area overlooking the bank of the river are also part of this ambitious project. The development small electric or hybrid boats renting is also involved. Finally, it is planned to install by the banks six multimedia tourist infopoints through which it will be possible to access all information on the city. The navigability of the river Arno would represent an opportunity for tourism, and, more generally, for economic growth in order to make Pisa a fully modern and European city.

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The history and greatness of the city of Pisa are linked to the river Arno which crosses the city itself and which gave Pisa the status of a maritime city, thus favoring its development. Now, thanks to a project of the City Council aiming at reviving the potential of this natural infrastructure, the river Arno will return navigable, starting from the mouth, where there are 2,500 berths and many commercial activities, going up the river along the area of the Regional Park of San Rossore Migliarino Massaciuccoli. Nature trails on land for guided or autonomous excursions, the increasing use of the Navicelli Ca-

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La poesia dei retoni a Boccadarno (© Irene Taddei)


“promenade fluviale”, con accesso alle numerose attività distribuite lungo il suo percorso e alle attrazioni vicine. Il progetto prevede la creazione di un servizio di barge o battelli che offrano un trasporto fluviale stabile con la possibilità di mini-crociere con circuiti a tema: museali, culturali, naturalistici. Sugli approdi verrebbero inoltre installate 8 colonnine di ricarica e-boat, a sostegno dello sviluppo di una mobilità alternativa ed eco-sostenibile. È previsto anche lo sviluppo di attività di rent boat di piccole imbarcazioni elettriche o ibride. Verrebbero infine in-

stallati presso gli scali 6 infopoint turistici multimediali attraverso i quali sarà possibile accedere alle informazioni della città. La navigabilità del fiume Arno rappresenterebbe un’opportunità di crescita turistica con forte potenzialità attrattiva sia per Pisa che per il territorio circostante. Gli studi di settore dimostrano che è la clientela giovane a essere attratta dagli sport d’acqua e dalle gite in barca, che la durata media di questo tipo di viaggio è di una settimana e che i contenuti di attrattiva primaria sono i circuiti culturali, eno-gastronomici, il ciclo-turismo fluviale, il noleggio

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di imbarcazioni, la visita dei parchi e delle oasi, gli eventi tradizionali e stabili, le visite giornaliere sul territorio circostante, escursioni in bici o a piedi. Il contesto della città di Pisa e del fiume Arno può offrire un sistema navigabile ricco di risorse turistiche uniche, date dall’unione tra un patrimonio storico e culturale di attrattiva mondiale e la presenza di importanti punti di interesse naturalistico. Il progetto pisano finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri prevede anche la creazione di un City Branding che racchiuda un insieme di attività coerenti e

pianificate coordinate dal Comune di Pisa per lo sviluppo di una precisa immagine della città e la sua promozione. All’interno del City Branding è prevista la realizzazione di una city-card informatizzata su app attraverso la quale sarà possibile accedere alle informazioni cittadine e usufruire (attraverso lettura del qr-code generato) dei servizi. Un nuovo modo di vivere la città da turisti, un’opportunità da concretizzare per rendere Pisa una città compiutamente moderna ed europea sfruttando al meglio l’Arno, una delle sue risorse più preziose e caratteristiche.

I Lungarni di Pisa dal Ponte Solferino (© Irene Taddei)

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l’intervento di ...

Turismo e infrastrutture Serve una revisione sostenibile Sustainable tourism

NICOLA BELLINI

Istituto di Management, Scuola Superiore Sant’Anna

n questa fase di incerta ripresa del mercato turistico, continua, seppure in modo confuso e sottotraccia, la riflessione sul turismo del futuro. Di questa riflessione dovrebbe far parte anche una revisione di come sinora abbiamo guardato al rapporto tra turismo e infrastrutture. Il grande sviluppo del turismo prima del 2020 era stato caratterizzato so-

I

prattutto dall’espansione del turismo internazionale che era stato tutt’uno con la crescita del traffico aereo. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, nel 2019 il 59% del turismo internazionale privilegiava questo tipo di trasporto contro il 35% che utilizzava quello su strada, il 5% quello sull’acqua e solo l’1% quello ferroviario. Era però già evidente l’insostenibilità di un’ulteriore crescita indiscriminata, con sempre nuove rotte, nuovi aeroporti e nuove piste. In una campagna di poco precedente lo scoppio della pandemia, KLM (Air France) già chiedeva ai propri clienti di “volare responsabilmente”, preferendo – dove possibile – mezzi di trasporto meno impattanti o rinunciando al viaggio d’affari a favore di

diverse modalità di comunicazione (teleconferenze). Al tempo stesso dominava, specie per il trasporto su ferro, il tema della velocità. Grandi progressi sono stati realizzati e molti sono ancora da compiere, in particolare nel Mezzogiorno. Il turismo però oggi deve interrogarsi in modo altrettanto impegnativo sul tema dell’accessibilità dei territori, il cui impatto economico potrebbe rivelarsi maggiore di qualche occasionale sforbiciata sui tempi di percorrenza delle linee regionali. La questione riguarda non solo le ferrovie, ma più in generale il trasporto pubblico. Oggi si parla tanto di mete alternative, di turismo rurale e delle aree interne, di maggiore diffusione dei flussi turistici sul territorio e ingenti risorse vengono promesse per lo sviluppo dei “borghi”. Eppure, nella situazione attuale, ciò sarà possibile solo con la mobilità privata (ossia l’automobile), con evidenti conseguenze ed esigenze (strade, parcheggi etc.). È questo il turismo sostenibile? La questione delle infrastrutture va poi allargata ben oltre il tema della mobilità. Molti dei “nuovi turismi” di cui si discute in questi mesi esprimono esigenze di infrastrutturazione tutt’altro che banali. La domanda non è quella di uno sviluppo generico delle infrastrutture, ma di coerenza con una visione complessiva dello sviluppo territoriale. Nei borghi si vorrebbe rilanciare una residenzialità, anche solo di breve termine, che può riguardare diverse categorie di persone in fuga da contesti metropolitani congestionati: dai pensionati alla ricerca di un clima più salubre e di uno stile di vita più adeguato ai lavoratori, in primis quel-


NON SVILUPPO GENERICO, MA COERENZA CON UNA VISIONE COMPLESSIVA DEI TERRITORI li “creativi”, che possono esprimersi meglio in contesti più gradevoli, senza la necessità di una presenza fisica costante nei centri direzionali collocati nelle grandi città. Sono ipotesi molto interessanti su cui si stanno costruendo importanti progetti imprenditoriali e che sono entrate a fare parte del libro dei sogni di molti amministratori locali. Le ipotesi legate alla residenzialità, oltre che quelle di un’esperienza turistica fuori dai sentieri più battuti, richiedono però servizi diffusi sul territorio, a cominciare da quelli sanitari. Negli ultimi vent’anni li abbiamo

invece smantellati, con un’ostinazione degna di miglior causa, nella convinzione ideologica che accentrare significasse recuperare efficienze di scala e di specializzazione. È poi inimmaginabile delocalizzare attività lavorative molto qualificate laddove non siano disponibili infrastrutture di telecomunicazione di ultima generazione. Una strada lenta con qualche curva di troppo può essere un prezzo accettabile per riconquistare dimensioni di vita più umane. Una connessione lenta a internet, invece, non lo è.

In the present phase of uncertain recovery of tourism, we need to reappraise the relationship between tourism and infrastructures. We need to reconsider the predominant role of air transport and to raise the issue of the accessibility of destinations so as not to run the risk of entrusting rural and village tourism to private mobility alone. Much of the envisaged “new tourism”, as discussed in recent months, also requires greater territorial diffusion, especially of health services and last-generation telecom infrastructures.

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ar te e cul tu ra

Vespa, un’icona senza tempo al Museo Piaggio di Pontedera

LA RETE DELLA MEMORIA di Stefano Renzoni *

I MUSEI DELLA PROVINCIA DI PISA, IL PASSATO IN DIALOGO COL FUTURO

A network of museums A pensarci il museo è una delle più importanti e affascinanti istituzioni concepite per celebrare un disastro. Ed è anche un’istituzione concepita per tradire il senso degli oggetti che contiene. È un luogo d’emergenza, pensato come i rifugi antiaerei, come le scialuppe di salvataggio. Se la Storia avesse un senso, o almeno una sua linearità, non ce ne sarebbe probabilmente bisogno: quello che è stato concepito per una chiesa starebbe lì, fino alla fine dei tempi; quello realizzato per un palazzo ne arrederebbe le sale ab aeterno. Quello fatto per essere usato e buttato via, verrebbe usato e poi buttato via. L’uomo invece sa bene che l’opera d’arte non è un prodotto della natura, come il fuoco o il ghiaccio sui vetri della macchina le mattine d’inverno, bensì della cultura. Sa insomma che non esiste un concetto statico, immobile di opera d’arte, ma che questo cambia col cambiare dell’uomo, perché è questi ad attribuire alle cose un valore che esorbita dallo stretto loro senso strumentale.


Insomma: l’opera d’arte è tutto quello a cui l’uomo, nel cangiare dei tempi, ha attribuito un valore artistico, tutto quello a cui ha attribuito un valore formale, memoriale, sacro addirittura. In questo senso, un oggetto che era stato concepito per assolvere a una specifica funzione assai poco poetica o comunque pratica (ad esempio una lucerna romana; una banale terracotta da mensa medievale; perfino una nave dei pirati con la bandiera nera col teschio, come nei film), oggetti come questi possono vedersi attribuire un valore testimoniale, documentario eccezionale. A volte, soprattutto a partire dalle correnti artistiche razionaliste novecentesche, addirittura artistico in senso lato, come frutto cioè del talento dell’uomo che le ha concepite, per aver egli saputo adattare la forma alla loro funzione: la forma segue il contenuto, qualcuno ha detto; e per la semplicità di alcuni manufatti, ricordiamoci, per dirla con l’inglese dei poveri, che less is more. Quindi allo scopo di contenere per scopi didattici, e ancor di più documentari, questi oggetti cui l’uomo oggi attribuisce uno straordinario valore fabbrile, ma non più un valore d’uso, sono nati i musei di arti decorative e industriali, dedicati cioè a quegli oggetti che illustrano aspetti ormai obsoleti della nostra vita di uomini, ma che ci spiegano molto di chi siamo oggi. La Provincia di Pisa vanta a questo proposito lo straordinario Museo della Piaggio, che conserva e documenta i motocicli prodotti negli anni dall’importante azienda pontederese, esemplari e modelli ormai da anni fuori produzione e fuori mercato (che non sia quello degli amatori e dei collezionisti), ma

che risultano assai affascinanti perché attraverso di essi è perfino possibile farsi un’idea dell’evoluzione di questo tipo di mezzo di trasporto. Solo che il Museo della Piaggio si arricchisce di un’altra straordinaria opportunità. Passare in rassegna i vari tipi di Vespa, Ape o Ciao significa non solo fare pace con

DA PONTEDERA A VOLTERRA, FRA DESIGN, STORIA E SENTIMENTO POPOLARE le emozioni del cuore e del sentimento del passato, ma anche godere del sentimento più razionale, da libro di testo, della forma incredibile di questi oggetti, della loro straordinaria e persuasiva connotazione formale, che ha fatto la storia della progettazione, non a Pontedera, ma nel mondo. Insomma: un’incredibile e affascinate storia del design industriale, della progettazione formale degli oggetti industriali. In questo senso il museo di oggetti industriali o di uso comune svolge una funzione peculiare assai bizzarra e quasi sentimentale, in quanto eternizza, per dir così, quello che è stato concepito per essere solo un frammento 19 arte e cultura eXL settembre 2021


transitorio della nostra vita quotidiana. Un museo che trasforma l’identità degli oggetti, già concepiti per essere usati, e ora solo guardati. Ma la nostra Provincia è soprattutto ricca di musei di carattere artistico, che poi sarebbero, come dicevamo, luoghi che contengono oggetti concepiti per stare altrove: nelle chiese, nelle abitazioni private, nelle residenze pubbliche. Quadri, sculture, af-

luogo della conoscenza passiva, che presuppone uno spettatore che già sa cosa va a vedere, perché quel sapere fa parte del suo bagaglio culturale (e dunque il museo è solo la conferma di quello che già sa, il momento apicale di un percorso formativo); a una concezione del museo dove invece gli oggetti si prestano non solo a un godimento puramente estetico ed estatico, formale, da sindrome di Stendhal, ma diventano agenti formativi loro stessi, frammenti straordinari di una cultura che, al passare delle sale, incrementa. Sempre di più, nei musei di nuova concezione, non si entra più solo per avere conferme, ma per imparare. Dalle sale di un museo si esce migliori di come ci siamo entrati. La Toscana, e Pisa, vanta eccellenze nel campo della ricerca interdisciplinare che rendono possibile questo percorso. Pensiamo alla costellazione di musei dell’Opera del Duomo di Pisa, dove ormai il momento didattico viene incoraggiato. Ma questa è sempre stata anche la filosofia del Museo di Palazzo Blu, dove i supporti e gli orientamenti informativi sono parte integrante delle collezioni sin dalla loro formazione. E lo stesso vale per il bellissimo Museo delle Navi, dove il lavoro di problematizzazione delle vicende storiche legate ai manufatti non è un’appendice stucchevole, ma un momento nodale di grande valore formativo.

MUSEI DI NUOVA CONCEZIONE, GLI OGGETTI RACCONTANO SE STESSI

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freschi staccati. Si tratta della concezione del museo come luogo che dà riparo, e leggibilità, a oggetti artistici altrimenti senza casa (pensiamo a quelli che stavano nelle chiese distrutte), e che nel loro insieme sono sistemati per dare il senso di una vicenda storica, o perfino di un sentimento popolare (il Gioco del Ponte, le manifestazioni tradizionali dei vari borghi toscani). Per questo, anche per questo, oggi sempre di più si sta sviluppando l’idea che il museo sia, debba essere, non solo il luogo dove si mostrano gli oggetti cercando di non tradirne il senso originario, ma anche quello in cui si affiancano agli oggetti apparati didattici in forma multimediale, che incoraggino la comprensione delle opere d’arte. Si sta passando da una concezione del museo come

La sala di Alkedo nel Museo delle Navi Antiche con reperti provenienti dal sensazionale scavo di San Rossore

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Palazzo Blu

* Storico dell’arte, consulente Fondazione Pisa, consulente XVII Biennale di Architettura di Venezia - Padiglione Italia

arte e cultura

tradimenti: le opere che noi vediamo nei musei, furono concepite per stare altrove: su un altare, in mezzo a una strada, in un corridoio. Ammirarli dentro le sale dei nostri musei ci serve anche a ricordarci di come l’eternità sia solo un luogo letterario e di fede, e di come a noi uomini che combattiamo nel secolo, ci tocca in sorte il far durare quello che è destinato altrimenti a finire.

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The province of Pisa bears an extraordinary network of museums that preserve a complex heritage of materials of historical, artistic and industrial value. In this case, Piaggio Museum is a unique in Italy. It treasures motorcycles produced over the years by the important company headquartered in Pontedera, specimens and models that have been out of production for years, but which are very fascinating because through them it is possible to get an idea of the evolution of this type of means of transport.

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Non a caso Pisa ha un Sistema Museale d’Ateneo, cioè una costellazione di musei di proprietà dell’Università, che è anche il modo migliore per mostrare come i momenti didattici, pedagogici e artistici siano ormai strettamente legati. Mostrare un’opera nella sua romantica solitudine è un lusso intellettuale che non ci possiamo più permettere. Ma la nostra Provincia ha anche altri musei strepitosi. Il Museo Etrusco Guarnacci di Volterra, che proprio ultimamente è stato oggetto di importanti restauri che ne rendono più leggibili le collezioni con un allestimento più pausato ed elegante. La Pinacoteca comunale, che vanta un capolavoro di così commovente bellezza, la Deposizione di Rosso, da giustificare da solo un viaggio, giusto per rendersi conto di quanto il destino sia ingrato, perché le opere d’arte lì conservate formano una rassegna di valore indimenticabile. Eppoi il bellissimo Museo Diocesano, che raccoglie quelle opere di proprietà della Chiesa che per motivi di conservazione non era più possibile offrire al culto. Perché questo in fondo è, come dicevamo, il più grande e forzato e obbligato dei


ar te e cul tu ra UN TESORO INFINITO

di Enrico Martellini *

LA BIBLIOTECA DELLA NORMALE, ALLE RADICI DEL SAPERE

A treasure trove of books

La Biblioteca della Scuola Normale Superiore è una delle più importanti in Italia per la mole di materiale bibliografico posseduto. Può vantare collezioni che spaziano dalla storia alla filosofia, dalla letteratura alla storia dell’arte, dalla matematica alla fisica, ed è da sempre aperta non solo alla comunità della Scuola Normale, ma anche a tutti gli utenti non affiliati che per studio o ricerca hanno la necessità di consultarne le collezioni.


che ha portato, tra l’altro, a farne il nuovo ingresso della sede Orologio/Carovana sulla Piazza dei Cavalieri. Nel 2012 la Normale ha inoltre acquisito dalla Regione Toscana il Palazzo della Canonica, sottoposto a ingenti lavori di ristrutturazione: ospita attualmente le Collezioni Scientifiche. Nel 2014 è stata poi inaugurata una nuova sede presso la Classe di Scienze Politico-Sociali di Firenze, mentre nel 2016 è stata aperta nel Palazzo del Capitano la Sala Ciampi, per accogliere le onorificenze che il presidente Carlo Azeglio Ciampi, illustre normalista, ha donato quell’anno alla Scuola. Infine, è in allestimento un deposito librario a Ospedaletto, per circa 11.000 metri lineari di collezioni. * Responsabile Biblioteca Scuola Normale Superiore

Just around Piazza dei Cavalieri, treasured in some historic buildings in the very heart of Pisa, the Library of the Scuola Normale is, among those with open access, one of the most important in Italy for the amount of bibliographic material. It boasts collections ranging from History to Philosophy, from Literature to Art history, from Mathematics to Physics. At the same time it is an important part of the academic institution. Il Palazzo della Gherardesca: a sinistra, la sala della Quadrifora; in basso, l’esterno

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Collocata all’interno di alcuni edifici storici intorno a Piazza dei Cavalieri a Pisa, quali il Palazzo dell’Orologio, il Palazzo della Carovana, il Palazzo della Canonica, il Palazzo del Capitano, si caratterizza per essere al tempo stesso una biblioteca accademica, a supporto delle attività didattiche e di ricerca svolte alla Normale, e di conservazione, in relazione alla ricca raccolta di collezioni speciali e biblioteche d’autore possedute. Nonostante il forte sviluppo delle collezioni elettroniche, consultabili per gli utenti interni anche da postazioni lontane dalla Normale, le presenze in Biblioteca per la consultazione in sede sono rimaste costanti nel tempo, con una media annua di oltre 62.000 presenze. Lo stesso può dirsi, seppur con qualche oscillazione, per il numero di prestiti erogati, attestato mediamente sui 20.300 l’anno. La crescente importanza dell’editoria elettronica ha fatto sì che dal 2012 al 2020 la percentuale della spesa per il materiale librario destinata alle risorse elettroniche sia passata dal 41 all’80% circa, determinando in alcuni casi una radicale riconfigurazione di una parte delle collezioni. Significativo è risultato l’incremento dei periodici elettronici che la Biblioteca rende accessibili ai propri utenti, passati da poco meno di 6.000 nel 2012 a oltre 29.000 nel 2020, e quello degli e-book, passati dai circa 100.000 del 2013 agli oltre 193.000 del 2020. È comunque proseguito con regolarità anche lo sviluppo delle collezioni cartacee, con una media di circa 9.000 nuovi record aggiunti annualmente in catalogo. Sul fronte delle collezioni speciali è continuata a ritmo serrato l’acquisizione di fondi librari appartenuti a personalità del mondo accademico o più in generale del mondo della cultura legate alla Normale da rapporti scientifici e di amicizia. Negli ultimi anni, contando il solo materiale proveniente da donazioni, sono state acquisite alcune decine di migliaia di volumi per le quali, dopo la catalogazione, dovrà essere trovata un’adeguata collocazione. Anche per questo la Biblioteca è notevolmente mutata nel tempo, sia dal punto di vista della ristrutturazione degli ambienti già disponibili, sia dal punto di vista dell’acquisizione di nuovi spazi. Il Palazzo dell’Orologio dal 2013 è stato coinvolto in un progetto di riqualificazione


ricer ca e form azio ne

NUOVI ORIZZONTI

CARROZZA, PRESIDENTE CNR: di Carlo Venturini “PROGRESSO E IMPATTO SOCIALE LA NOSTRA MISSIONE” Research infrastructure

“La vera caratteristica del Cnr? L’universalità del sapere”. Per la sua prima uscita pubblica, la presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, Maria Chiara Carrozza, ha scelto l’area di ricerca Cnr della sua città. Qui, all’ombra della Torre, ha i suoi affetti familiari, qui si è formata e ha svolto gran parte della sua attività di ricercatrice e docente, arrivando a essere il primo rettore donna della Scuola Superiore Sant’Anna. “Ho scelto Pisa perché la mia appartenenza a questo territorio è molto forte: devo moltissimo a tutte le istituzioni di formazione e ricerca pisane. Per la mia carriera questo ambiente è stato fondamentale e l’area pisana, una delle più grandi e importanti d’Italia, ha dato moltissimo al Cnr. Venire qui

mi è sembrato dunque un momento particolarmente importante anche se, scherzando, mi piace dire che non è la mia prima uscita ma una rientrata”. L’arrivo di Carrozza al Cnr di Pisa nel ruolo che già fu di un pisano di adozione come Vito Volterra, il primo presidente e fondatore


va oltre le barriere, i dipartimenti e gli istituti. La nostra deve essere una ricerca finalizzata sia alle scoperte, sia al progresso scientifico, sia all’innovazione tecnologica, ma

deve tendere anche alla soluzione dei problemi dell’umanità. L’Ente che rappresento vanta la dote straordinaria di raccogliere tutte le componenti del sapere, all’insegna della sua universalità e unità”.

ricerca e formazione

A research overcoming all cultural and scientific barriers inspires the vision of Professor Carrozza as President of Cnr: “Cnr, unlike university centers having their main asset in teaching, has research as its only horizon. Cnr boasts the extraordinary gift of collecting all components of knowledge, in the name of universality and unity of knowledge”.

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del Cnr, è stato l’occasione per l’inaugurazione dell’Officina farmaceutica 2.0 dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc-Cnr), una struttura che produrrà radiofarmaci per il Centro Nord del Paese. “La biomedicina sarà uno degli assi portanti della ricerca del futuro. La ricerca traslazionale, che si occupa cioè di portare i risultati degli studi di base fino all’applicazione clinica, fa parte della nostra cultura scientifica e umana, io stessa prima di arrivare al Cnr sono stata per quattro anni direttore scientifico di una struttura impegnata in questo settore, la Fondazione Don Gnocchi”. La presidente del Cnr è anche bioingegnere, “quindi la mia attività di ricerca si muove proprio sul ponte tra la ricerca e la clinica”. Dopo la sua prima visita, Maria Chiara Carrozza è tornata al Cnr pisano per un evento voluto dalla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, che ha coinvolto anche il Ministro Roberto Speranza: un appuntamento annuale che può essere definito come gli “stati generali” della sanità toscana. In quest’occasione, la presidente ha ribadito il concetto di ricerca multidisciplinare spostando l’orizzonte dall’ambito locale a quello nazionale. “I risultati raggiunti dalla ricerca traslazionale a Pisa sono già importantissimi. In futuro lavoreremo in questo campo per unire ancora di più la ricerca in campo biomedico del Cnr e della Fondazione Monasterio. Vorrei che da questi stati generali venisse fuori un progetto di ricerca traslazionale per Pisa, perché qui abbiamo le carte in regola e le competenze per essere protagonisti del Pnrr nel campo della ricerca clinica, che giocherà un ruolo fondamentale per la parte relativa al Ministero della Ricerca e al Ministero della Salute”. Una ricerca che superi gli steccati è insomma la visione di Carrozza come presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. “Il Cnr, a differenza dei centri universitari che hanno un loro asset fondamentale nella didattica, ha come unico orizzonte la ricerca. E, rispetto agli enti monodisciplinari, ha uno sguardo ancora più aperto, che

Maria Chiara Carrozza, presidente del Cnr


ricer ca e form azio ne L’ INDUSTRIA DIALOGHI CON I GIOVANI

INTERVISTA AL NEUROSCIENZIATO LAMBERTO MAFFEI di Eleonora Mancini Young people’s brain

Chi può ancora pensare, oggi, che il mondo dell’industria possa o debba rimanere lontano dalla formazione dei cervelli, delle nuove generazioni? L’accelerata delle discipline STEM (Scienza, Tecnologie, Ingegneria e Matematica) accompagna l’evoluzione della nostra società sempre più orientata verso progresso e sviluppo per migliorare la qualità della vita. E in questo percorso il ruolo dell’industria, con le sue molteplici domande in termini di occupazione, specializzazione, e in particolare formazione, è ovviamente necessario. “Importanti passi, in questa direzione, muove l’Unione Industriale Pisana, che ha creato un positivo dialogo tra industria, scuola e ricerca”, commenta Lamberto Maffei, professore emerito di Neurobiologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, già direttore dell’Istituto di Neuroscienze del Cnr e attualmente presidente emerito dell’Accademia Nazionale dei Lincei.


Professore, dire che il futuro è dei giovani di oggi può sembrare banale. Ma cosa viene offerto loro per sviluppare le potenzialità, in una parola, per realizzarsi?

“

La preparazione dei nostri ragazzi, come testimoniano analisi e statistiche, è fortemente diminuita. Se guardiamo alle prove Invalsi vediamo che siamo agli ultimi gradi di preparazione in tutte le discipline. Se poi si guarda a quelle scientifiche, la situazione è quasi disperata. L’educazione in Italia risulta essere, sia detto con rispetto e a conoscenza delle difficoltà economiche e politiche, del tutto insufficiente. All’esame di maturità tutti maturi e con il massimo dei voti. Credo che, in un momento come questo, in cui il Paese è indebitato e l’educazione vacilla, l’industria dovrebbe prendere in considerazione l’educazione dei giovani”.

Secondo lei perché oggi è ancora più importante educare i giovani?

Si spinge sulle STEM. La Provincia di Pisa è in un certo modo un esempio felice.

“

Certamente. Qui, a Pisa, il dialogo tra industria, scuola e ricerca universitaria è coltivato. Bisognerebbe capire e far capire che le materie che indirizzano a un lavoro tecnologico sono nobili tanto quanto quelle che studia chi fa filosofia o medicina. Io sono a favore di introdurre il numero chiuso nelle discipline che non vengono richieste dal mercato e sono destinate a creare disoccupati”.

Si tende a formare specialisti. Crede che possa dare dei buoni frutti? ricerca e formazione

“

Credo che sia fondamentale non dimenticare chi siamo, la nostra cultura, la nostra ricchezza, la poca che resta, che vengono dal mondo greco e latino di cui siamo eredi. È in fondo questa la nostra forza. Pensiamo a Dante, a Leonardo. Erano indubbiamen-

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“

Perché cultura significa anche ricchezza. Significa offrire preparazione, possibilità di lavoro, che si traducono in Pil e ricchezza. Credo che l’industria debba dare il proprio contributo soprattutto nell’indicare le discipline importanti per il lavoro e parteci-

pare in qualche modo alla formazione dei cittadini di domani. Oggi la scuola deve puntare sulla formazione del giovane affiché non si trovi in futuro disoccupato perché la sua preparazione non è richiesta dal mercato”.

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te dei geni, ma avevano una conoscenza multidisciplinare, importantissima per conoscere, creare, sviluppare”.

“

Oltre alla mancanza di preparazione, una parte di giovani mostra anche problemi in termini di comportamento. Ci sono situazioni anche gravi, come quelle dei “confinati”, che per le ragioni più varie mostrano comportamenti anormali o addirittura patologici; chini sul telefonino, disinteressati della prossimità, con perdite di importanza biologica essenziale per il loro sviluppo come il contatto con la natura; o dei ragazzi net (persone non impegnate né nello studio, né nel lavoro, né nella formazione nda). Anche a loro l’industria può certamente dare un aiuto, contribuendo alla scuola di domani, devastata dalla crisi economi-

i ffe

Il cervello è in fondo una infrastruttura fisica tout court, tanto quanto le nuove generazioni lo sono per il futuro del mondo. Come vede questo rapporto ai nostri tempi?

ca, dalla pandemia e da una crisi morale invadente. Bisogna che i nostri ragazzi tornino a credere in loro stessi e superino il pessimismo e la depressione Lamberto dilaganti. Insegnare non è Ma solo tramandare cultura, ma anche stimolare i cervelli verso il nuovo. La cultura tradizionale si rinnova con fatica, il nuovo viene dalla tecnologia e richiama quindi l’opera dell’industria”.

Who can still think, today, that the world of industry can or should remain distant from the education of new generations? The acceleration of the so-called STEM disciplines accompanies the evolution of our society increasingly oriented towards progress and development aiming to improving the quality of life. The role of industry, with its multiple demands in terms of employment, specialization, and in particular training, is other than necessary. The neuroscientist Lamberto Maffei, Professor Emeritus of the Scuola Normale and Academic of the Lincei, calls for reflection on this topic, that focuses on the brain of young people as an authentic resource to be cultivated.

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ricer ca e form azio ne ALL’ALBA DELL’UNIVERSO di Livia Vallini * e Andrea Ferrara ** I COSMOLOGI PISANI SULLE ORME DI GALILEO At the dawn of the Universe

La Cosmologia è la scienza che studia l’Universo nella sua globalità. Essa risponde quindi a domande fondamentali relative all’origine e alla natura dell’Universo, alla sua evoluzione, composizione, forma; si occupa anche del suo futuro e destino finale.

Queste domande profonde hanno stimolato l’intelligenza umana probabilmente fino dalla comparsa dell’Homo Sapiens, ma soltanto negli ultimi pochi decenni hanno cominciato a ottenere risposte di tipo scientifico. Vale a dire, la Cosmologia è diventata una scienza sperimentale e non più basata su

credenze, pregiudizi, argomenti religiosi o metafisici. Una transizione in gran parte possibile grazie a tre fattori principali. Il primo riguarda l’avanzamento scientifico in campo teorico. Di certo lo sviluppo della teoria della Relatività Generale di Einstein e delle sue implicazioni forma la base dell’in-


James Webb Space Telescope (NASA)

terpretazione di molti dei fenomeni fisici che agiscono sulle enormi scale dell’Universo. Anche la meccanica quantistica è di grande utilità per comprendere le proprietà osservate delle strutture cosmiche (galassie, ammassi di galassie, filamenti, vuoti). Teorie complesse e l’uso e la soluzione delle equazioni che ne fanno parte implicano strumenti di calcolo estremamente potenti (i “super-computer”) che hanno raggiunto le attuali prestazioni solo nel XXI secolo. Questi primi due fattori sono stati importanti, ma forse non quanto il terzo: gli avanzamenti tecnologici nell’ambito delle infrastrutture sperimentali. L’approccio scientifico galileiano implica la capacità di misure precise, esperimenti che possano essere confrontati con le teorie e le simulazioni numeriche. In Cosmologia gli esperimenti sono particolarmente difficili perché richiedono di raccogliere segnali luminosi (ma non solo: si pensi ad es. alle onde gravitazionali) da sorgenti notevolmente lontane. Parliamo di spazi enormi, che la luce, viaggiando a 300.000 km al secondo, impiega miliardi di anni a percorrere. A queste distanze tali sorgenti diventano estremamente deboli e quindi difficili da rivelare. Inoltre, l’espansione dell’Universo fa sì che la luce delle stelle si sposti a lunghezze d’onda sempre maggiori e quindi debba

essere osservata, anziché nella luce visibile, nelle bande infrarosse o radio in cui l’atmosfera terrestre è molto più opaca. Tali sfide richiedono l’uso di telescopi di grandi dimensioni capaci di acquisire dati in bande dello spettro elettromagnetico diverse da quella visibile. Idealmente dovrebbero essere lanciati nello spazio per evitare le interferenze dell’atmosfera ed essere inoltre accoppiati a rivelatori sensibilissimi basati sulle tecnologie più avanzate, come quelle che usano arrays di semiconduttori, ad esempio del tipo HgCdTe (Mercurio-Cadmio-Tellurio). Due telescopi rispondono in maniera eccellente a queste sfide infrastrutturali e tecnologiche. Il primo è l’Atacama Large Millimeter Array (ALMA), un radiotelescopio terrestre; il secondo è il James Webb Space Telescope (JWST), un telescopio

LA SCUOLA NORMALE DI PISA UNICA ISTITUZIONE ITALIANA NEL PROGETTO GALAXIES

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infrarosso spaziale destinato a sostituire il famoso Hubble Space Telescope che ha raggiunto ormai l’età del pensionamento. ALMA è un interferometro che opera nelle microonde ed è costituito da 66 antenne dislocate a 5.000 metri di altitudine nel deserto di Atacama (Cile), dove l’atmosfera è estremamente secca e, dunque, quasi trasparente. Le antenne sono connesse in modo da produrre immagini equivalenti a quella di un telescopio grande quanto la distanza tra le antenne stesse. Alla massima distanza tra loro (16 km), le antenne di ALMA permettono di raggiungere una risoluzione di 5 milliarcosecondi cioè tale da distinguere una moneta da 1 euro a 1.000 km di distanza. L’obiettivo principale è osservare il gas freddo nelle “nubi” da cui si formano le stelle. In particolare, ALMA ha permesso di rivelare la struttura di queste nubi in galassie che distano 12 miliardi di anni luce da noi e la polvere prodotta dalle prime stelle.


A fine 2021 ad ALMA si aggiungerà JWST, il più grande telescopio spaziale mai realizzato da NASA, ESA e Agenzia Spaziale Canadese. Tra l’altro la Scuola Normale di Pisa è l’unica istituzione italiana che ha un progetto a sua guida tra i 77 selezionati nella sezione Galaxies: farà dunque parte del programma di ricerca internazionale del primo ciclo di osservazioni del telescopio. JWST sarà sensibile alla luce infrarossa dove ci aspettiamo di osservare la luce prodotta dalle prime stelle che si sono formate nell’Universo. La progettazione di JWST è stata un’immensa sfida tecnologica dato che il telescopio deve mantenersi a -223°C, avere uno specchio abbastanza grande da raccogliere la luce di sorgenti molto deboli e si dovrà posizionare in un’orbita a oltre 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Il suo specchio di 6,5 metri – ricoperto da uno strato d’oro – e il suo scudo termico – grande quanto un campo da tennis – sono stati progettati per ripiegarsi su se stessi così da

entrare nel vano di carico del razzo Ariane 5 che lancerà JWST in orbita. La fase di apertura del telescopio avverrà poi nello spazio, con una procedura automatica che durerà alcune settimane. JWST, una volta operativo, spalancherà una finestra mai esplorata sull’Universo lontano. * Assegnista di ricerca, gruppo Cosmologia, Scuola Normale Superiore ** Professore ordinario Astronomia e Astrofisica, preside della Classe di Scienze, Scuola Normale Superiore

Only two telescopes in the world respond to the challenges of modern cosmology, being able to acquire data in electromagnetic spectrum bands others than the visible one: ALMA, an already active terrestrial radio telescope and James Webb Space Telescope (JWST), the largest space telescope ever built that will be launched into orbit with a program of observations of the first galaxies in which the Scuola Normale actively participates.

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ricer ca e form azio ne Climate Change Tower, Ny Ålesund, Svalbard

ZONA CRITICA

DOVE LA ROCCIA INCONTRA di Antonello Provenzale, LA VITA

Ilaria Baneschi, Mariasilvia Giamberini e Marta Magnani *

Critical zone

Le interazioni fra geosfera e biosfera e i cicli biogeochimici possono essere studiati ovunque ci sia un ecosistema, e quindi in qualunque luogo del pianeta. Nelle foreste, nelle praterie, negli oceani, in Artico e in Antartide. Ma a qualunque latitudine ci si trovi, sulla terraferma avvengono in modo preponderante in quel sottile strato che sta fra la roccia indisturbata (o quasi) e la cima della vegetazione. È la cosiddetta ZONA CRITICA , termine usato per descrivere quel complesso insieme di roccia fratturata, suolo, acqua, batteri, funghi, vegetali e animali, dove “la roccia incontra la vita”.

“

”


to importante focalizzarci su ambienti che hanno caratteristiche estreme, o per localizzazione geografica, o per caratteristiche climatiche e ambientali. Questo perché negli ambienti estremi le interazioni fra geosfera e biosfera sono più visibili, i vincoli esterni sono più forti, i processi sono più espliciti e l’intero sistema è più fragile. Il nostro primo osservatorio è del 2016 presso l’altopiano del Nivolet, nel Parco Nazionale Gran Paradiso, a circa 2.700 metri di altitudine. Questa zona è caratterizzata da praterie di alta quota e tundra alpina e ospita sia ungulati selvatici come camosci e stambecchi sia, durante la breve estate, bestiame di allevamento, bovini e ovini. Qui analizziamo i flussi di acqua e di anidride carbonica fra suolo, vegetazione e atmosfera mediante campagne di misura con camere di accumulo mobili, installa-

OSSERVATORI DI RICERCA DALLA TUNDRA A PIANOSA

ricerca e formazione

zioni di misuratori fissi basati sulla tecnica di Eddy Covariance e camere fisse. Analizziamo le proprietà fisiche e chimiche del suolo, dell’acqua e della neve, i parametri meteorologici e climatici, mentre il Parco conduce campagne di misura della biodiversità, censimenti degli ungulati e misure nei laghi che costellano la zona di studio. Nel prossimo futuro, utilizzeremo la flotta di droni dell’Area della Ricerca di Pisa per

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Qui avvengono i processi di alterazione delle rocce e formazione di suolo, la fotosintesi e la respirazione delle piante, la decomposizione e l’attività batterica, la circolazione dell’acqua sotterranea e superficiale, processi che sostengono gli ecosistemi e quindi anche la produzione agricola, l’allevamento e in definitiva il benessere dell’uomo. Inquinamento, fertilizzazione eccessiva e devastazione del ciclo dell’azoto, perdita di biodiversità, specie invasive e esplosioni di parassiti, erosione e impoverimento del suolo, modifiche nel ciclo dell’acqua dovute ai cambiamenti climatici, siccità e aumentato rischio di incendio sono tutte minacce che possono danneggiare severamente la zona critica. In altre parole, rischiamo di perdere i benefici che una “zona critica” in buona salute ci può fornire, ancor prima di aver capito bene come funziona. Per questo motivo, negli ultimi anni all’Istituto di Geoscienze e Georisorse abbiamo intrapreso un lavoro di studio multidisciplinare di questo sistema, con colleghi di altri Istituti, delle Università di Pisa e di Torino e con gruppi di ricerca internazionali. Un grande progetto europeo (Ecopotential), dedicato alle osservazioni satellitari degli ecosistemi, ha avuto una parte importante di attività dedicate allo studio della zona critica in tutto il mondo. La comprensione di come funziona questo complicato sistema richiede di misurarne e monitorarne le caratteristiche e di costruire modelli concettuali (e matematici) dei processi che ne governano la dinamica. Occorre istituire degli “Osservatori di Zona Critica”. Nel nostro caso, abbiamo ritenu-

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Villaggio di ricerca Ny Ålesund, affacciato sulla Baia del Re nell’isola di Spitzbergen in Norvegia

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ottenere nuove informazioni e nuovi dati. Grazie a queste misure, abbiamo sviluppato modelli matematici che permettono di individuare le variabili che controllano la dinamica dei flussi di anidride carbonica tra suolo, vegetazione e atmosfera, della fotosintesi e della respirazione, e quindi di stimare la risposta della zona critica alpina ai cambiamenti climatici e ambientali. Successivamente, abbiamo installato un altro osservatorio nella zona del torrente Bayelva presso Ny Ålesund, nella tundra artica dell’isola di Spitzbergen, nei pressi della base di ricerca “Dirigibile Italia” del Cnr. Qui andiamo regolarmente, in estate e in inverno, per misurare i flussi di anidride carbonica, le caratteristiche del terreno, la profondità dello strato di suolo scongelato e la neve, di nuovo per capire cosa controlli la zona critica artica, dove il forte aumento delle temperature (circa il doppio rispetto al resto del mondo) e lo scongelamento del permafrost, il suolo perennemente ghiacciato delle alte latitudini possono indurre cambiamenti drammatici che hanno la capacità potenziale di amplificare ulteriormente il riscaldamento globale. A breve installeremo nuovi strumenti per condurre analisi in altri luoghi estremi: sull’Etna, dove “geo” e “bio” si incontrano e scontrano in modo certamente vivace;

sull’isola di Pianosa, dove l’aridità estiva vincola la dinamica dell’ecosistema e il potenziale aumento dello sfruttamento delle risorse idriche sotterranee può creare situazioni nuove i cui effetti sono da verificare. Ma anche sul Monte Pisano, dove i recenti incendi del Monte Serra e di Vicopisano hanno modificato le caratteristiche ambientali ed è importante valutare come l’intero sistema della zona critica risponderà nei prossimi anni. E poi di nuovo in montagna, sul Monte Rosa, e in Antartide. Insomma, la zona critica è una frontiera fra conoscenze e approcci diversi. C’è bisogno di geologi, biologi, fisici, chimici, agronomi, ma anche economisti e sociologi. Perché la nostra società è, in gran parte, basata sul buon funzionamento della zona critica. * Istituto di Geoscienze e Georisorse, Cnr, Pisa

Interactions between geosphere, biosphere and biogeochemical cycles can be studied wherever there is an ecosystem. In forests, grasslands, oceans, the Arctic and Antarctica. But, at whatever latitude you are, on the mainland they predominantly occur in the thin layer lying between the undisturbed rock and the top of vegetation. It is the so-called “critical zone”: that complex set of fractured rock, soil, water, bacteria, fungi, plants and animals, where rock meets life.


ricer ca e form azio ne ADDESTRATI PER SALVARSI

I CORSI HEAT PER I FUNZIONARI EUROPEI NEI PAESI A RISCHIO di Francesco Ceccarelli Trained to save yourself

Sarà l’Italia, con i suoi esperti e i suoi centri di addestramento a Pisa, Bolzano, Gorizia, la sede selezionata dall’Unione Europea per preparare i funzionari che, dovendo recarsi nei cosiddetti “Paesi critici e a minaccia elevata”, potrebbero trovarsi in situazioni ostili per la sicurezza personale. Questa attività di formazione, attraverso i CORSI HEAT (Hostile Environment Awareness Training), è stata assegnata al Consorzio guidato dall’Arma dei Carabinieri assieme alla Scuola Superiore Sant’Anna e all’Osservatorio sulla Sicurezza e Difesa CBRNe-OSDIFE, grazie al successo in un bando europeo.

Alta formazione, è questa una delle basi fondamentali per la via dello sviluppo. Con i suoi esperti e con i suoi centri di addestramento a Pisa, Bolzano, Gorizia, l’Italia è la sede

selezionata dall’Unione Europea per la preparazione dei funzionari che, dovendo recarsi in quelli che vengono definiti “Paesi critici e a minaccia elevata”, potrebbero trovarsi in


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situazioni ostili per la loro sicurezza personale. La scelta dell’Italia come unica sede di formazione per tutti i funzionari dell’Unione Europea arriva a seguito di un bando europeo vinto dal Consorzio guidato dall’Arma dei Carabinieri assieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e all’Osservatorio sulla Sicurezza e Difesa CBRNe. Al termine della selezione internazionale, il consorzio è stato incaricato dall’Unione Europea di eseguire il contratto quadro multiplo per realizzare 60 corsi Hostile Environment Awareness Training (HEAT) nei prossimi quattro anni. I corsi riguardano tematiche relative a terrorismo, crimini violenti, rapimenti o prese di ostaggi da parte di terroristi o gruppi criminali, disordini civili, violenza politica e conflitti armati. Al termine dei singoli corsi, che prevedono una cospicua parte pratica attraverso simulazioni realistiche, i partecipanti avranno ottenuto una

formazione basilare su come affrontare in maniera efficace gli incidenti di sicurezza, le emergenze o le situazioni critiche. I corsi sono iniziati a maggio a Bolzano e a luglio è seguito un addestramento in Provincia di Pisa. Referente per la Scuola Superiore Sant’Anna è Andrea de Guttry, professore ordinario di Diritto Internazionale dell’ISTITUTO DIRPOLIS (Diritto, Politica, Sviluppo). “Ancora una volta – commenta il docente – si dimostra che, mettendo insieme le eccellenze italiane, riusciamo a fare proposte competitive in grado di vincere bandi comunitari. Il nostro progetto è stato valutato come il migliore con un largo margine di vantaggio rispetto al secondo e agli altri 15. L’attività nei corsi HEAT è uno strumento che dà grandissima visibilità alla Scuola Superiore Sant’Anna e all’Arma dei Carabinieri, come enti formatori con importanti competenze e risorse di altissimo livello in questo campo particolarmente sensibile e delicato”. “Per la Scuola Superiore Sant’Anna – aggiunge Andrea de Guttry – è un grande risultato perché si lega alla nostra attività di ricerca e formazione con il campo della Terza Missione”. Perché la necessità di una formazione in sicurezza personale? Andrea de Guttry spiega: “la Scuola Superiore Sant’Anna aveva dato un importante contributo all’Unione Europea in relazione agli obblighi ai


quali sono tenute le organizzazioni che inviano personale in contesti difficili. Era emersa la necessità di formare le persone in maniera adeguata. Sulla base

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Arma dei Carabinieri and Scuola Superiore Sant’Anna train European civilian personnel engaged in critical world areas: theory and much practice to learn how to manage the most complex situations and decide whether to really make up your mind.

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di questo, l’Unione Europea ha stabilito l’obbligatorietà del corso HEAT per i funzionari in missione. È un passo in avanti molto importante”. I corsi hanno un forte accento pratico, orientato in particolare sulla simulazione di scenari e alla risoluzione di problemi. “Le lezioni – spiega ancora Andrea de Guttry – si tengono nei centri di addestramento dell’Arma dei Carabinieri. Spieghiamo come prevenire situazioni rischiose o minimizzare il pericolo. In una prima fase mostriamo una serie di accorgimenti pratici, quotidiani, per esempio come programmare il viaggio nelle aree critiche, fino a come organizzare la propria stanza o il proprio ufficio, come gestire la scelta dell’appartamen-

ricerca e formazione

COME CAVARSELA TRA STRESS, CHECK POINT E FINTI RAPIMENTI

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to, e addirittura come posizionare scrivanie e letti. E poi come uscire da casa, quando e come cambiare i percorsi”. In un crescendo di svariate situazioni, i funzionari sono addestrati a gestire situazioni come il rapporto con l’interprete, il viaggio in taxi e momenti pericolosi. “Simuleremo, grazie alla presenza di 50 attori – prosegue de Guttry – check point legali e illegali. Chi va in questi luoghi deve sapere come cavarsela in diverse situazioni, anche di fronte a una folla inferocita. Creiamo momenti di stress durante i quali il fun-


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zionario deve prendere la decisione migliore per la propria sicurezza. Ed è chiaro che l’emotività non può prendere il sopravvento”. Uno degli esempi citati da Andrea de Guttry riguarda la liberazione degli ostaggi. “Tra i momenti clou dell’addestramento – spiega il docente – c’è quello del finto rapimento durante il quale i funzionari vengono bendati e sottoposti a situazioni, simulate ovviamente, non simpatiche. Quando arrivano le forze amiche a ‘liberarli’ la maggioranza degli ostaggi sbaglia mossa e viene ‘colpito’ proprio dagli alleati, nella simulazione. Questo perché la tensione nervosa porta ad attirare su di sé l’attenzione delle forze amiche, ma nella realtà i militari devono mantenere un atteggiamento diffidente, potendosi trattare anche di una trappola o di un terrorista che si finge ostaggio”. “Sono tutte situazioni che nascono dalla prassi – precisa de Guttry –; noi formiamo civili che vanno in missione per salvare la loro incolumità. Noi li istruiamo su come minimizzare il rischio”. Il corso non prevede un esame finale: “Il miglior esame – commenta

il docente – è quello con se stessi. Il momento dell’autovalutazione. Usiamo un livello di stress alto, mai la violenza fisica. Sulla base della propria reazione a stress e tensione i partecipanti si possono autovalutare e decidere in completa libertà se andare in missione oppure desistere. E anche questo è per noi un risultato positivo”. Andrea de Guttry, ordinario di Diritto Internazionale, Istituto Dirpolis


in no va zio ne IL FUTURO È ELETTRICO EMISSIONI ZERO CON LE NUOVE FORME DI RIFORNIMENTO

di Nicola Maggi

Electric future

Con i progetti Osmose, MUST e SUMA, l’Ateneo Pisano è in prima linea nel progettare la rete elettrica del futuro e nuove forme di rifornimento per le motorizzazioni 100% elettriche così da sostenere concretamente la transizione ecologica dell’UE e l’obiettivo zero emissioni entro il 2050 come previsto dal Green Deal.

Ridurre del 55% le emissioni delle autovetture nuove a partire dal 2030 e del 100% a partire dal 2035 rispetto ai livelli del 2021. Sono, questi, due degli obiettivi del pacchetto Fit for 55 della Commissione europea, destinati a rivoluzionare il settore del trasporto. Un passaggio fondamentale

per il loro raggiungimento sarà lo stop delle immatricolazioni per le auto a benzina, diesel e ibride già dal 2035. Una proposta che non ha mancato di sollevare polemiche, ma che vede anche molte case automobilistiche già pronte con nuove strategie di elettrificazione.


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Pilastro fondamentale di questa “rivoluzione green” sarà la rete elettrica di ciascun Paese membro dell’UE, che non solo dovrà essere sempre più alimentata con fonti rinnovabili, ma anche garantire i necessari punti di ricarica rapidi per le auto del futuro. E proprio su questi due fronti è impegnato con tre progetti il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni (DESTEC) dell’Università di Pisa. “La rete elettrica è ciò che consentirà di massimizzare l’impiego delle fonti rinnovabili per coprire i fabbisogni energetici della società moderna – spiega il professor Stefano Barsali del DESTEC –. Oggi solo poco più di un terzo del fabbisogno nazionale di energia è alimentato con l’elettricità. Mentre il fabbisogno per i trasporti, che costituisce circa un terzo del totale nazionale, è soddisfatto per oltre il 90% dall’uso diretto dei combustibili. Data la difficoltà di un uso diretto delle fonti rinnovabili, per massimizzare il loro impiego è necessario incrementare significativamente l’energia che deve essere convertita in elettrica prima del suo uso finale, gestendo correttamente tutte le implicazioni derivanti da un sistema di trasmissione e distribuzione che, per sua natura, sarebbe privo di ogni forma di immagazzinamento e che necessita, pertanto, di un continuo equilibrio tra generazione e carico”. A differenza di quanto avviene oggi con le centrali termoelettriche o nucleari, produrre energia elettrica da fonti rinnovabili significa, infatti, dover coprire il fabbisogno energetico con sistemi in grado di produrre come se lavorassero solo poche ore all’anno e con un diagramma di produzione non controllabile e fortemente asincrono con la richiesta. Un contesto che rende inevitabil-

mente inadeguate le soluzioni adottate a partire dagli anni Ottanta. Proprio su questo primo elemento di criticità della transizione energetica, interviene il progetto Osmose - Optimal System-Mix Of flexibility Solutions for European electricity, finanziato nell’ambito del programma “Horizon 2020” e a cui il DESTEC dell’Università di Pisa partecipa sotto la responsabilità del professor Davide Poli. Nel progetto, infatti, viene valutato come ottimizzare le risorse del sistema di produzione, così da renderlo flessibile all’integrazione di massicce quote di produzione da fonte rinnovabile unite a una sempre maggiore elettrificazione degli usi finali. Sul fattore “rifornimento”, invece, l’Ateneo pisano sta lavorando con il progetto MUST - Multi Fuel Smart Charging Station, finanziato con i fondi POR FESR Toscana 20142020. Qui, responsabile per il DESTEC è il professor Stefano Barsali e l’obiettivo del progetto è proprio quello di rivisitare il concetto stesso di stazione di rifornimento, che in futuro dovrà essere concepita come una stazione di fornitura di servizi energetici ottenuti ottimizzando l’impiego di fonti rinnovabili locali, sistemi di accumulo, produzione da gas naturale o biogas e scambio con la rete. “Il settore dei trasporti – spiega Barsali – è quello che, in prospettiva, è in grado di consentire una notevole penetrazione dell’impiego di fonti rinnovabili grazie anche a una tecnologia ormai matura e che consente prestazioni analoghe a quelle dei veicoli con motore termico”. “Il punto più critico ad oggi – aggiunge – è l’infrastruttura, a cui è richiesto, da una parte, di poter alimentare una gran quantità di punti di ricarica di piccola potenza distribuiti capillarmente in ambito urbano e, dall’altra, di garantire un’a-

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UNA RETE CON LO SCOPO DI SOSTENERE IL FIT FOR 55 DELLA COMMISSIONE EUROPEA

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With Osmose, MUST and SUMA projects, the University of Pisa is at the forefront in designing electricity grids of the future as well as new forms of refueling 100% electric engines, so as to concretely support EU ecological transition and the zero emissions target by 2050, as envisaged by the Green Deal. Many projects have been carried out by the University in this sense, such as Osmose (Optimal System Mix Of flexibility Solutions for European electricity) or SUMA (Active Multifunctional Urban Structure). The fundamental pillar of this “green revolution” will be the electricity and power grid of each EU member Country.

innovazione

zare un sistema urbano per ricariche brevi (15 minuti) in grado di consentire poche decine di km di autonomia a chi si trovasse in difficoltà o volesse comunque fare una breve sosta in area cittadina. Queste strutture urbane saranno dotate anche di strumenti di generazione rinnovabile, tipicamente fotovoltaica, e di sistemi di accumulo stazionario per la compensazione delle variazioni nel tempo sia della potenza di generazione che della ricarica dei veicoli elettrici.

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limentazione ad alta potenza lungo le vie di grande comunicazione”. “Il progetto MUST – conclude – interviene in questo quadro, partendo dalla consapevolezza che, in ambito urbano, il paradigma odierno, per il quale la ricarica delle auto elettriche avviene nottetempo utilizzando la presa domestica, non potrà essere generalizzato, in quanto molte unità abitative non possiedono un posto auto dedicato. Mentre, per quanto riguarda i percorsi autostradali, non è ritenuto indispensabile raggiungere tempi di ‘rifornimento’ dell’ordine di 2-3 minuti come quelli delle auto tradizionali, in quanto le pause nelle stazioni di servizio durano almeno 20-30 minuti. Ricaricare però 250 km di autonomia in 20 minuti richiede una potenza di ricarica di 150-200 kW che, considerando in prospettiva di dover alimentare molti punti contemporaneamente, costituisce una sfida notevole per la rete elettrica di alimentazione”. In aggiunta a queste esigenze, infine, il progetto SUMA - Struttura Urbana Multifunzionale Attiva, finanziato all’interno del bando FAR-FAS 2014 a cui il DESTEC lavora con il professor Massimo Ceraolo come responsabile, si pone l’obiettivo di realiz-


in no va zio ne BENVENUTO WELCAM

di Alberto Susini

IL TOTEM INTELLIGENTE PER IMPRESE E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Welcome to WelCam

Chi non ha mai mandato con il proprio cellulare un vocale o cercato il ristorante di pesce con le migliori recensioni? Chi non ha mai chiesto indicazioni per arrivare al luogo di un appuntamento oppure la ricetta della carbonara? Il vocale, assieme allo smartphone e alla rete internet, ci consente di essere multitasking e di ricevere risposte istantanee. Risposte che spessissimo si traducono in azioni che, in gergo del digital marketing, generano tassi di conversione altissimi. La vocal search sta quindi cambiando il modo di interagire con i device che sono collegati in rete e attraverso questi con le persone, le imprese ma anche la Pubblica Amministrazione.


Social

On line

DEVICE

Skill

Smartphone

Users AI

Informations ICONS Innovation

NETWORK

Comfort

Smart speaker

Help center

Services

Digital

MARKETING

Internet

Business

Loudspeaker

Bluetooth

Speed Vocal search Audio

innovazione

luppato con un piccolo investimento un’apposita “skill”, vale a dire un’applicazione con attivazione vocale, chiamata WelCam. La “skill”, per il momento privata e in lingua italiana, è composta dal servizio “come fare per” e si attiva grazie a un comando vocale. Assieme alla risposta all’utente, viene visualizzata una mappa con indicazione del percorso da seguire per raggiungere l’ufficio cercato insieme a un QRCode che permette all’utente di scaricare le indicazioni sul proprio device. “Con la messa in servizio di WelCam – afferma il commissario straordinario della CAMERA DI COMMERCIO DI PISA, Valter Tamburini – la Camera di Commercio com-

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In considerazione di questo trend, la ricerca vocale ha messo piede anche alla Camera di Commercio di Pisa grazie a WelCam: un totem che integra uno smart speaker di tecnologia Alexa-Amazon che accoglie gli utenti camerali fin dal loro ingresso nella sua sede. Ma cosa fa WelCam e a cosa serve? WelCam è un totem che, grazie al collegamento a internet, permette a un sistema di intelligenza artificiale di “comprendere” le domande delle persone e “rispondere” in linguaggio umano. Per rispondere ai quesiti più frequenti di chi si reca alla Camera di Commercio di Pisa, dopo un’apposita ricerca di mercato, l’azienda 22HBG srl ha svi-

Messages

Totem

Contacts

TECHNOLOGY

Functions

Voice recognition

Future

Multitasking

Answers

Virtulal vocie

Virtual Assistant

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44 innovazione eXL settembre 2021

pie un ulteriore importante passo avanti sulla via della digitalizzazione delle proprie attività. Dopo aver affrontato la remotizzazione del lavoro a causa della pandemia, senza arrecare disservizi, il digitale e il telefono sono diventati il modo privilegiato di comunicare

continuamente monitorato dalla Camera di Commercio di Pisa che, in autonomia, procede ad aggiornare o implementare le risposte. Ma il lavoro non si ferma qua. È già in cantiere il passo successivo che porterà la “skill”

con l’esterno. Abbiamo quindi ripensato il rapporto con l’utenza, investendo le risorse disponibili nella comunicazione digitale: sito, social, formazione on line e adesso WelCam rappresentano le principali porte di accesso alla Camera. Si tratta di un cambiamento che è culturale, prima che tecnico: le ricerche vocali sono in continuo aumento e noi non vogliamo farci trovare impreparati.” Se l’utente pone una domanda per la quale non è disponibile la risposta, viene reindirizzato alla postazione del portiere per ricevere assistenza. L’elenco delle doIl totem WelCam mande non evase è

da privata a pubblica e, quindi, accessibile agli utenti attraverso lo smart speaker domestico. Oltre a fornire informazioni più dettagliate sulla Camera, la “skill” avrà anche la funzione di prenotare gli appuntamenti presso gli uffici.

RAPPORTI CON L’UTENZA PIÙ PRATICI E VELOCI After a period in which messages and text searches on the internet seemed to have supplanted phone calls, the vocal has taken its revenge thanks to huge investments. Audio messages, and voice searches, have enjoyed the limelight and have become an extremely convenient tool for interacting on the net. Chamber of Commerce does not lose the trend and equips itself with a voice assistant: a totem with smart speaker able to “understand” users’ questions, and answering in a human-like language.


in no va zio ne

DISTANTI ma FACE-TO-FACE

UNA FILIALE VIRTUALE di Stefano Picciolini * PER FACILITARE I CONTATTI The Branch is virtual Filiale Virtuale è la nuova piattaforma per la virtualizzazione delle Filiali nata dalla collaborazione tra Cassa di Risparmio di Volterra, storico Istituto di Credito che opera in modo capillare nel territorio toscano, e Armundia Group, digital company specializzata nel progettare e fornire soluzioni Fintech. Ampliare l’offerta dei servizi digitali e innovativi verso la clientela, valorizzare il legame con il territorio e le persone e mantenere saldi i valori di tradizione che da sempre la contraddistinguono: è con queste linee guida che Cassa di Risparmio di Volterra ha intrapreso un percorso che, tramite le INFRASTRUTTURE DIGITALI, ha permesso di arricchire le modalità di contatto e di legame con la clientela. In un momento storico caratterizzato dall’emergenza sanitaria Covid-19 e dal conseguente distanziamento fisico imposto dalle restrizioni in materia, è stato ritenuto strategico e prioritario ricorrere all’introduzione di un servizio in grado di garantire la sicurezza coniugando i vantaggi della relazione fisica tradizionale nella gestione del rapporto tra Banca e cliente, con quelli innovativi propri di un servizio digitale in remoto: il perfetto connubio tra tradizione e innovazione da

tempo alla base delle strategie di CASSA DI RISPARMIO DI VOLTERRA che mette a disposizione dei clienti capacità di ascolto, attenzione e interazione ma anche comodità, rapidità e facilità di contatto. Filiale Virtuale è una piattaforma face-to-face sviluppata in collaborazione con la digital company ARMUNDIA GROUP che consente al cliente di mantenere anche a distanza il contatto umano con il proprio consulente attraverso l’infrastrut-


46 innovazione eXL settembre 2021

tura tecnologica di una video chiamata live. Una nuova modalità che permette di annullare le distanze fisiche e geografiche e che colloca CRV in una dimensione locale – grazie alla capillarità dei suoi sportelli nel territorio toscano – e allo stesso tempo globale e innovativa. La modalità di interazione digitale offerta da Filiale Virtuale non è alternativa o sostitutiva rispetto alla classica modalità di incontro con il cliente presso la rete di Filiali e Agenzie, bensì complementare e perfettamente integrata con le dinamiche tradizionali di una Banca del territorio quale Cassa di Risparmio di Volterra. Lo strumento all’avanguardia di Filiale Virtuale permette, con un semplice click su un collegamento presente sull’home page del sito internet www.crvolterra.it, di incontrare in remoto un consulente specializzato CRV, di sottoscrivere contratti a distanza grazie all’integrazione di sistemi di firma elettronica qualificata e disporre operazioni in conto corrente quali i pagamenti di MAV, RAV, bollettini o bonifici. Un notevole risparmio di tempo e una comodità aggiuntiva per il cliente che consente al contempo a CRV di garantire valori fondamentali quali l’accoglienza e l’importanza del rapporto diretto faccia a faccia tra cliente e consulente. Il mondo dell’information technology è ormai riconosciuto come un motore trainante dei processi di cambiamento nel mondo bancario. Le nuove tecnologie offrono alle banche l’opportunità di modificare la loro

presenza sul mercato grazie alla nascita di nuovi canali distributivi, immediatamente integrabili con quelli esistenti. Accanto alle tradizionali Filiali che assicurano alla clientela il “contatto umano”, vogliamo integrare l’offerta aggiungendo altri canali che consentano alla Banca di interagire maggiormente con il cliente. La nostra idea di omnicanalità, compatibile con le caratteristiche della Cassa, rappresenta il prossimo passo per avvicinare sempre più CRV alla propria clientela. Per questi motivi Armundia Group con il progetto “Face2Face” ha rappresentato un partner strategico per la crescita e l’evoluzione progettuale di CRV. Filiale Virtuale è attiva da marzo su tutte le Filiali CRV e sta introducendo nuovi servizi aggiuntivi a disposizione della clientela nel rispetto costante dell’elevato livello di sicurezza delle operazioni garantito dalla piattaforma. Un importante passo in avanti nella mission di Cassa di Risparmio di Volterra da sempre attenta alle esigenze del territorio, alle relazioni e all’innovazione; che mette la digitalizzazione dei processi e la tecnologia su un piano umano e di socialità. * Direttore Generale della Cassa di Risparmio di Volterra

Filiale Virtuale is a web platform for professional video meetings and videochat of the latest generation that the Istituto di Credito Toscano Cassa di Risparmio di Volterra, in collaboration with Armundia Group, has made available for its customers with the aim of combining the advantages of traditional physical relationship with those of a remote digital service.


in no va zio ne ACQUA 4.0

di Oberdan Cei * ed Ernesto Lastres **

3,2 MILIONI DI EURO PER RIDURRE GLI SPRECHI Water 4.0

In Italia le perdite nella rete idrica superano la metà dell’acqua immessa, comportando oltre ai disservizi verso le utenze anche uno spreco importante di energia, necessaria per il suo pompaggio e trattamento. Le principali cause del fenomeno sono: elevata età media dell’infrastruttura; numerose perdite occulte; inefficienza nella gestione della rete; limitata capacità di pianificare investimenti efficaci per mancanza di informazioni chiave.

Acqua 4.0 è un progetto di Ricerca e Sviluppo da 3,2 milioni di euro, co-finanziato con 1,3 milioni di euro dalla Regione Toscana attraverso il Programma Operativo Regionale (POR) del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) 2014-2020 e nasce da un’idea di 4 società toscane: INGEGNERIE TOSCANE, SISTER, HESPLORA e BRE ELETTRONICA (in seguito S4W), che

hanno investito in esso, dal 2017 al 2020, risorse, know-how e personale per attività di ricerca e sviluppo. Acqua 4.0 è una soluzione innovativa, caratterizzata da una piattaforma software modulare, che consente l’utilizzo sinergico di principi e tecnologie dell’ITC già maturi, quali business intelligence, GIS, modellazione idrica, intelligenza artificiale e analisi


di immagini satellitari, con quelli abilitanti dell’Industria 4.0 come integrazione orizzontale e verticale, big data, analytics, fabbrica virtuale, IoT e automazione. L’obiettivo è realizzare un sistema che ottimizzi tutta la catena di processi del SII, dall’acquisizione dei dati fino alla fruizione di informazioni per assumere decisioni. La piattaforma è stata testata con i dati di ACQUE SPA, gestore del servizio idrico integrato dell’AATO 2 Basso Valdarno e rappresenta l’ambiente in cui sono stati sviluppati molteplici applicativi di modellazione, analisi e previsione. Tale ambiente ha il grande pregio non solo di poter integrare tutti i dati disponibili in veri e propri datamart tematici, ma anche di avere già pronti i tools per pre-processing, standardizzazione, normalizzazione e data cleaning necessari per lo sviluppo di nuovi modelli di analisi e di machine learning. La soluzione è composta da diversi moduli applicativi che seguono un approccio multicanale, permettendo l’accesso alle funzionalità, tramite un’interfaccia omogenea su più piattaforme (pc, mobile ecc.). L’approccio di presentazione e l’accesso alle informazioni è GIS-centrico, ovvero la mappa è un elemento molto presente a livello di UI, ma ovviamente sono presenti anche molte altre modalità di rappresentazione e navigazione

dell’informazione, quali grafici avanzati, reports, tabelle e cruscotti. L’applicazione principale è di tipo Single Page Web Application, ovvero aggiorna i contenuti dinamicamente, per parti, seguendo l’interazione dell’utente, senza bisogno di aggiornare l’intera pagina. Acqua 4.0 è costruito sulla base di un solido framework applicativo, modulare, flessibile e configurabile, pensato specificatamente per le utilities. Questo framework si basa, a sua volta, su software di terze parti di nota robustezza, affidabilità e diffusione, in particolare sulla piattaforma Esri. Il framework attualmente viene usato in diverse soluzioni nell’ambito delle utilities e viene mantenuto e arricchito continuamente di funzionalità di alto valore, specifiche per le reti tecnologiche. * Ingegnerie Toscane ** Sistemi territoriali

In Italy, water network losses exceed half of the water injected, thus leading to a significant waste of energy. Therefore, here is Acqua 4.0, the Research and Development project, co-financed by the Tuscany Region through the Regional Operational Program of the European Regional Development Fund, born from an idea by four Tuscan companies: Ingegnerie Toscane, Sister, Hesplora and Bre Elettronica.

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OTTIMIZZARE MAPPA TECNOLOGIA

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UNA INIZIATIVA DI CAMERA DI COMMERCIO DI PISA E UNIONE INDUSTRIALE PISANA Editore: Pacini Editore Srl, via Gherardesca 1, 56121 Pisa - Direttore Responsabile: Eleonora Mancini - Indirizzo della redazione: via Gherardesca 1, 56121 Pisa - Registrato Tribunale di Pisa n. 6/2020 del 4.11.20 - Tipografia: Industrie Grafiche Pacini, via Gherardesca 1, 56121 Pisa


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Anno II | n. 2 | 2021 | Rivista quadrimestrale | Registr. Tribunale di Pisa n. 6/2020 del 4.11.20 | SF: € 6, Abb: € 10 Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – Aut. n. 2453/2020 del 01.11.2020 – Periodico R.O.C.

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Ripartire dalle basi Starting from the basics A physical and immaterial potential From infrastructure a path to development

Scienza

L’UNIVERSO VISTO DALLA NORMALE

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Cultura

ARTE E INDUSTRIA NEI MUSEI

Culture Art and industry in museums


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