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EXL - Magazine sulle eccellenze toscane della Tecnologia, Innovazione, Ricerca e Impresa. n°1-2/2020

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MAGAZINE DI TECNOLOGIA, INNOVAZIONE, RICERCA E IMPRESA

è sui social

Anno I, nn. 1-2, 2020 Rivista quadrimestrale

Technology, Innovation, Research and Business Magazine

Future is now Research and industry for anti-Covid challenge

• più approfondimenti • più articoli • aggiornamenti settimanali

eXLmagazine

Talenti

UNA FONDAZIONE PER VALORIZZARLI

Talents and skills A Foundation for their growth

Turismo

FRA OLIVI E CANTINE, NELLE TERRE DI PISA

Tourism

Olive groves and wine cellars in Tuscany


UN’INIZIATIVA DI CAMERA DI COMMERCIO DI PISA E UNIONE INDUSTRIALE PISANA


edi to ria le

di ANDREA MADONNA

L’ “Il futuro è adesso”, con questo titolo di copertina abbiamo voluto che debuttasse il primo numero di eXL, il nuovo magazine dell’Unione Industriale Pisana e della Camera di Commercio, e anche l’anima di un progetto corale in cui, per la prima volta, sono riunite le EXL, le eccellenze produttive, intellettuali, istituzionali del nostro territorio. “Il futuro è qui”, mi verrebbe da dire, visto che Pisa è il cuore della Toscana delle idee e dei geni, delle scoperte e delle invenzioni, delle rivoluzioni culturali e industriali. E mai come ora, nel periodo profondamente critico che ancora viviamo, la necessità di unirsi e di essere squadra può aiutarci a guardare avanti con fiducia e ottimismo. Perché, come vedrete scorrendo queste pagine di eXL e quelle su Facebook (eXL magazine), il nostro magazine vuole essere una testimonianza dei molti saperi e dei grandi valori che nella provincia di Pisa riescono a diventare progetti e poi fatti, e a creare condizioni di sviluppo che si irradiano oltre i nostri confini geografici. Lo testimonia, appunto, il Primo piano con cui vogliamo raccontare la storia e il presente dell’industria chimica-farmaceutica, un settore che a Pisa ha trovato condizioni propizie per radicarsi, imporsi nel mercato internazionale e attirare gli investimenti di colossi mondiali. Una testimonianza, dicevo, del costante lavoro di ricercatori e scienziati che nell’anno del Covid si sono fatti trovare pronti nel dare soluzioni e risposte a un

The industry of ideas

INDUSTRIA DELLE IDEE

presente reale che sinora avevamo immaginato solo nei libri di fantascienza. Fantascienza, ricordiamolo, che qualche anno fa immaginavamo anche pensando all’impiego dei robot in medicina e che invece ormai, a pochi passi da noi, è una realtà in continua evoluzione e qui a Pisa ha i suoi pionieri. Così, con questo nostro nuovo progetto che vuole testimoniare la presenza e la vitalità di uno straordinario patrimonio che si apre al mondo e contribuisce a creare idee e progetti di sviluppo per il bene comune, ci auguriamo di promuovere anche conoscenza per saldare rapporti esistenti, crearne di nuovi e accendere la curiosità verso un territorio che offre al talento la possibilità di “esplodere” e imprimere segni. “Future is now”, is the title of this first issue of eXL, a magazine by UIP and Pisa Chamber of Commerce, in which eXL, the many excellences of our territory, are collected as you can see in these pages and in those of the Facebook page of eXL Magazine. In our top story we focus on chemical-pharmaceutical industry, which has established itself on the international market. With this new project we wish to promote knowledge to strengthen existing relationships, thus creating new ones and igniting curiosity towards our territory.


PAOLO DARIO Professore di Robotica Biomedica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. È stato Direttore dell’Istituto di BioRobotica. Visiting professor in numerose università estere, coordina progetti di ricerca internazionali. Fra i suoi interessi di ricerca attuali ci sono bionica e bio-robotica: studia nuove generazioni di sistemi per endoscopia e di robot di servizio. Ha ottenuto numerosi brevetti e ha fondato varie aziende start-up.

LE FIRME

ADRIANO PROSPERI Professore ordinario di Storia dell’Età della Riforma e della Controriforma alla Scuola Normale dal 2002, normalista. È membro dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia degli Intronati. Si è occupato di storia della Riforma e della Controriforma, storia delle scoperte geografiche e delle missioni, storia della cultura e della vita religiosa nella prima età moderna. STEFANO RENZONI Professore di Storia dell’Arte. Autore di numerosi articoli e saggi scientifici e divulgativi, ha curato miscellanee di storia dell’arte e firmato monografie su singoli artisti o correnti. I suoi interessi prevalenti sono nel campo della pittura e della scultura. È consulente della Fondazione Pisa per la quale ha contribuito nella realizzazione del Museo di Palazzo Blu e curato mostre scientifiche dedicate all’arte pisana e toscana.

REDAZIONE

Eleonora Mancini (direttore responsabile), Francesco Ceccarelli (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Nicola Maggi (Università di Pisa), Andrea Pantani (Scuola Normale Superiore), Luca Fracassi (Comune di Pisa), Federica Fontini (Pacini Editore), Silvia Maculan (iDNA), Laura Magli (Unione Industriale Pisana), Luca Biagiotti (Fondazione Teatro Verdi Pisa), Alberto Susini (Camera di Commercio di Pisa), Chiara Lazzaroni (Acque Spa)

COMITATO SCIENTIFICO

Andrea Piccaluga (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Stefano Marmi (Scuola Normale Superiore), Paolo Ferragina e Michela Passalacqua (Università di Pisa), Leonida Gizzi (CNR), Patrizia Paoletti Tangheroni (Fondazione Teatro Verdi di Pisa), Riccardo Toncelli (Vitesco), Valter Tamburini (Camera di Commercio di Pisa), Patrizia Pacini e Andrea Madonna (Unione Industriale Pisana), Manrico Ferrucci (Confservizi CISPEL Toscana- Settore Cultura) Un’iniziativa di Camera di Commercio di Pisa e Unione Industriale Pisana

IN COLLABORAZIONE CON

CON IL CONTRIBUTO DI

Comune di Pisa

Realizzazione editoriale e stampa Pacini Editore Srl, Pisa

Questa rivista utilizza vernice e plastificazione antibatteriche

PARTNER


sommario L’industria delle idee / The industry of ideas

Editoriale di Andrea Madonna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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PRIMO PIANO Presenti alla sfida / Ready for new challenges Il settore chimico-pharma alla prova del Covid

di Eleonora Mancini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

06

Generazione robotica / Robotics generation

Se la fantascienza è realtà

di Paolo Dario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Obiettivo sicurezza / Operation safety Sanificare gli ambienti critici coi robot

di Francesco Ceccarelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Nuove frontiere / New frontiers Contro il virus un polmone detective

di Nicola Maggi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Mai più soli / Never alone again Un alleato della telemedicina

di Nicola Maggi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Grandi maestri / Great masters I pionieri della chirurgia robotica

di Nicola Maggi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Libreria terapeutica / Therapeutic library Anticorpi monoclonali, una collezione infinita

di Andrea Pantani. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Ricorsi storici / Recurrences of history Epidemie: passato e presente a confronto

di Adriano Prosperi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Italia digitale / Digital Italy

tecnologia e innovazione

di Carlo Venturini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

web e social

di Silvia Maculan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

talenti

Nuovi mercati / New markets online Spazio al merito / Room for merit

di Chiara Lazzaroni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Progetto strategico / Strategic project

economia e turismo

di Alberto Susini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Autunno da vivere / Enjoy Autumn

di Alberto Susini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Piazza del Duomo / Piazza dei Miracoli

arte e cultura

di Stefano Renzoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Tuttomondo / 30 anni di Tuttomondo

di Luca Fracassi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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primo piano

Il futuro è adesso RICERCA E INDUSTRIA ALLA PROVA DEL COVID

Future is now Research and industry coping with Covid


PRESENTI ALLA SFIDA LE RISPOSTE DEL SETTORE CHIMICO-FARMACEUTICO PER NON FERMARSI Ready for new challenges The responses of chemical-pharmaceutical companies

In principio furono Iodarsenico, Iodarsolo e vari ricostituenti, le réclames oggi vintage ma già innovative per quei tempi – siamo nella prima metà del 1900 –, le idee imprenditoriali dei pionieri Alfredo Gentili, Leopoldo Federighi, Luigi Guidotti, Valentino Baldacci capaci di trasformare in atto il potenziale offerto da una Università di grande tradizione come quella di Pisa. L’evoluzione di quella storia, che ha favorito anche la trasformazione urbanistica della città, è un presente che prosegue in un solco arricchito da nuovi protagonisti che a Pisa, in gran parte nel polo di Ospedaletto, hanno trovato le condizioni propizie e stabili per lo sviluppo di un settore, il chimico-farmaceutico, che dell’industria italiana e mondiale continua a essere un cardine. Oggi più di sempre. Perché? Perché l’attitudine a superare momenti complessi, puntando su ricerca, innovazione, capacità di reinventarsi è nel Dna dell’industria pisana. Sembrano sovrapporsi, oggi, le paure del secolo passato, fatto di guerre e di macerie, e il presente, connotato dalla pandemia globale il cui esito è ancora un punto interrogativo. Ma l’industria chimico-farmaceutica resiste e risponde ‘presente’ alle nuove urgenze. Come quelle legate a una ancora più massiccia produzione di farmaci tradizionali o alle terapie a base di plasma iperimmune. In questo campo, Grifols e Takeda si segnalano per l’immediata risposta all’emergenza.

di ELEONORA MANCINI

“Siamo avanti nella ricerca – spiega FRANCESCO CARUGI, managing director di GRIFOLS ITALY SPA –; la nostra azienda, negli Stati Uniti, ha prodotto in luglio la prima immunoglobulina specifica Covid-19 per la sperimentazione clinica; presto ci saranno importanti novità”. Grifols è una multinazionale spagnola – fondata nel 1909 a Barcellona –, cresciuta nel 2011 dopo importanti acquisizioni, fra le quali la divisione diagnostica di Novartis, oggi è un importante player globale nel settore dei plasma derivati. Con 24.000 dipendenti in 30 Paesi nel mondo, l’azienda è oggi impegnata nella produzione e sviluppo di emoderivati. È comunque il plasma il core business di Grifols che, a Vicopisano ha il suo hub per lo stoccaggio del plasma italiano: “La struttura, ultimata in anni recenti e certificata GMP – prosegue Carugi – im-

magazzina il plasma. Da qui lo inviamo nei laboratori di Barcellona dove viene lavorato e poi trasformato in farmaci emoderivati che forniamo agli ospedali”. Grifols coltiva il suo legame con il territorio organizzando giornate di incontro con studenti e laureati dell’Università di Pisa. Ottimo il riscontro: “A dicembre 2019 abbiamo intervistato 50 studenti che hanno presentato il loro CV. Alcuni li stiamo valutando per possibili collaborazioni lavorative”. Plasma ed emoderivati sono al centro dell’attività di Takeda, il colosso farmaceutico giapponese presente in oltre 80 Paesi e con circa 50.000 dipendenti. In Italia, le sue basi sono Rieti e Pisa. Qui, il sito di Ospedaletto è il principale fornitore di Albumina per i paesi RoW (Resto del mondo), e centro di eccellenza della Divisione Plasmaderivati della compagnia che


Dentro

to Farmigea)

Farmigea (fo

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normale funzionamento del sistema immunitario – spiega Roberto Lacorte, vicepresidente e Ceo di Pharmanutra –. Sul fronte della ricerca, stiamo lavorando al lancio di un nuovo prodotto che, in modo strutturato e sistemico, aiuti a potenziare le difese immunitarie negli attacchi virali”. Dal 2003, quando per iniziativa dei fra-

eXL

L’ATTITUDINE A SUPERARE MOMENTI COMPLESSI È NEL DNA DELL’INDUSTRIA PISANA

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richiede plasma donato da persone guarite dal COVID”. Terapie anti-covid, ma anche co-terapie, come quelle a base di farmaci e integratori che Pharmanutra, in piena emergenza, ha reso gratuite per le Terapie Intensive degli ospedali italiani. “Abbiamo attivato il nostro senso di responsabilità e reso disponibili due dei nostri prodotti di punta, SiderAl e ApportAl, che contribuisce al

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opera in sei aree terapeutiche: oncologia, gastroenterologia, neuroscienze, malattie rare, vaccini e plasmaderivati. Grazie a un importante accordo, “da settembre – annuncia il direttore MASSIMILIANO BARBERIS –, TAKEDA con i siti di Rieti e Pisa trasforma in farmaci salvavita tutto il plasma donato in Toscana, Marche, Lazio, Campania, Molise e Ispettorato Generale della Sanità Militare. L’obiettivo è ambizioso: contribuire a rendere l’Italia autosufficiente dal punto di vista della disponibilità di farmaci emoderivati”. Fuori dall’Italia, inoltre, Takeda è impegnata in questo momento in una sfida mondiale: “La compagnia a livello globale è partner fondatore della CoVIg-19 Plasma Alliance – spiega Barberis –, una partnership senza precedenti tra le principali società al mondo nel settore del plasma e non solo (Takeda, BPL, CSL Behring, LFB e Octapharma, ADMA Biologics, BioPharma Plasma, GC Pharma, Sanquin, Fondazione Bill&Melinda Gates e Microsoft). Il Gruppo sta lavorando, al fianco del National Institute of Allergy and Infectious Diseases per sviluppare una globulina iperimmune, cioè un farmaco a medio-lunga conservazione, chiamato CoVIg-19, che

dustriali di i laboratori in


Strumentazioni ad altissima tecnologia (foto Farmigea)


Since its founding in 2003 PHARMANUTRA group has grown marketing nutritional supplements with products based on sucrosomial iron and for the restoration of joint capacity in osteoarticular disorders. A new industrial centre with laboratories is being developed in Pisa. LABORATORI GUIDOTTI was among the first in Pisa in the 1950s, to build a factory that enabled a scientific research Department within the company plant. Laboratori Guidotti is an acknowledged leader in the field of drugs treating hypertension and diabetes. This kind of pathologies was interested – during the lockdown period – by a signicant sales increase due to a self-protection approach by many patients.

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The chemical-pharmaceutical industry faces new emergencies, like those related to a massive production of hyperimmune plasma-based therapies. GRIFOLS ITALY, produced the first Covid-19 specific immunoglobulin for clinical trials in the U.S. in July. Grifols is a Spanish multinational and an important player in the plasma derivatives sector. TAKEDA, a Japanese pharmaceutical giant, is one of the main supplier of Albumin for RoW countries, and also a centre of excellence thanks to its Plasma derivatives Division. Takeda is a founding partner of the CoVIg-19 Plasma Alliance.

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i Laboratori Guidotti sono gli eredi di una tradizione nel settore chimico-farmaceutico della quale sono stati i fautori grazie al profondo legame con le facoltà di Chimica e di Medicina dell’Ateneo pisano. “Malattie cardiovascolari, pneumologiche o diabetologiche, nostri settori di interesse – spiega il direttore generale, LUIGI DUCA – non sono andate in lockdown. Abbiamo anzi rilevato alcuni picchi di ordinativi motivati dalla volontà di tanti pazienti cronici di salvaguardarsi. Come altre aziende del nostro settore non abbiamo mai interrotto la produzione e anzi proseguito garantendo la sicurezza dei nostri dipendenti e degli informatori. Non appena possibile e nel pieno rispetto delle disposizioni normative nazionali e territoriali abbiamo anche ripristinato l’informazione scientifica a supporto della classe medica”. Leader nei farmaci per il trattamento dell’ipertensione e del diabete, i Laboratori Guidotti oggi commercializzano alcuni farmaci del gruppo Menarini e proseguono la tradizione del listino Guidotti, posizionandosi fra le prime venti aziende a valore che operano in Italia. Nel solco della continuità opera anche FARMIGEA, l’azienda farmaceutica fondata nel 1946 che, con l’ingresso della famiglia FEDERIGHI, nel 1949, diventa leader nel settore dell’oftalmologia grazie al famosissimo collirio Tetramil. Negli anni ’80 una nuova conquista, con i primi contenitori monodose che Farmigea brevetta in Italia e in sette Paesi esteri. Fra le più grandi aziende farmaceutiche oftalmiche al mondo, Farmigea rivendica con orgoglio il proprio modello “B2B” – come spiega il presidente Mario Federighi –. Produciamo e sviluppiamo an-

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telli ROBERTO e ANDREA LACORTE, è nato il gruppo PHARMANUTRA è in continua ascesa nello sviluppo e nella commercializzazione di complementi nutrizionali e prodotti innovativi a base di ferro sucrosomiale e per il ripristino delle capacità articolari e di movimento nelle affezioni osteoarticolari. Dal 2017 il gruppo è quotato in Borsa ed è inoltre in atto la realizzazione di un nuovo polo industriale, nell’area di Barbaricina, dove fra un anno vedrà la luce un innovativo laboratorio di ricerca e sviluppo e di biologia molecolare che sarà anche a disposizione di università, centri di ricerca e aziende. “La nostra collaborazione con gli Atenei è massima e continua – conclude Lacorte – perché crediamo nella ricerca pura che diventa applicata e industriale”. Una storia che si ripete e si rinnova è quella dei LABORATORI GUIDOTTI che a Pisa furono fra i primi, negli anni ’50, a costruire nell’area di La Vettola, un grande stabilimento per attivare all’interno dell’azienda la ricerca scientifica. Oggi nel gruppo Menarini, con cui in piena pandemia ha contribuito a donazioni in varie forme a ospedali e società scientifiche italiane,

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che per terzi e la nostra rete è attiva in oltre 50 Paesi del mondo. “Sul fronte della ricerca anti-covid – aggiunge – stiamo lavorando al brevetto di un polisaccaride per far fronte alle richieste di sviluppo di colliri monodose. Siamo in grado di offrire la nostra tecnologia innovativa e il nostro know-how oftalmico per contenere la diffusione del virus creando prodotti che vanno a incidere sul necessario cambio di abitudini”. La multinazionale americana CORNING INCORPORATED ha fondato una divisione nel 2015 su contenitori di vetro ad uso farmaceutico. Nell’ambito di questo sforzo, Corning si è concentrata strategicamente su uno stabilimento di Pisa, già vocato alla produzione di tubi in vetro farmaceutico, per avere la sua base in Italia. L’azienda è già pronta per far fronte a ordini di vetro per formato fiale dove sarà incapsulato il

vaccino anti-Covid. “Corning produce tubi di vetro borosilicato per l’industria farmaceutica – racconta il direttore generale NICOLA SORIANI – ed esporta tubi in vetro in tutto il mondo”. La composizione chimica è frutto di una ricerca di altissimo livello anche nel campo delle materie prime, che vengono poi trasformate in fiale, flaconi e siringhe per l’industria farmaceutica. Alta qualità e un modello di azienda che continua a innovare nel solco della tradizione sono le caratteristiche di Abiogen Pharma Spa, industria farmaceutica che eredita l’attitudine al pionierismo che fu del suo fondatore ALFREDO GENTILI. Alla fine degli anni ’80, intuito il potenziale dei Bifosfonati, l’azienda inizia a commercializzarli in diverse formulazioni nate nel proprio Centro Ricerche e si ritaglia un crescente spazio nel mercato del metabolismo osseo.


Tubi di vetro per l’industria farmaceutica prodotti da Corning Pharmaceutical Glass Spa, Italia

maceutical industry exporting them all over the world, aiming at distributing glass amps for anti-Covid vaccines. High quality and an innovative company model are the main characteristics of ABIOGEN Pharma. Exploiting the potential of bisphosphonates, the company began marketing different formulations, thus acquiring a growing space in the filed of bone metabolism pharmaceutical products; Abiogen is also a leader in the field of Vitamin D drugs. During the pandemic, while satisfying an unpredictable demand of paracetamol, protection devices and an alcoholic solution were added to the production lines.

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FARMIGEA, founded in 1946, became a leader in ophthalmology thanks to the renowned Tetramil eye drops. One of the largest ophthalmic pharmaceutical companies in the world, Farmigea has developed its own B2B model, producing and developing for third parties within worldwide network. The anti-Covid research carried on by Farmigea is focusing on a polysaccharide to meet the demands of development of single-dose eye drops. The American multinational CORNING INCORPORATED has established a division for pharmaceutical glass containers in Pisa. They produce borosilicate glass pipes for phar-

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per l’acquisto e la donazione di dispositivi di protezione di una soluzione alcolica disinfettante e sanificante che abbiamo iniziato a produrre sulle nostre linee di produzione”. È questa, insomma, la fotografia solida, e si direbbe completa, di un piccolo mondo industriale che, nel settore della chimica e della farmaceutica, ha in Pisa solide basi di know-how e di strutture, in continua evoluzione, e che proietta nel mondo modelli imprenditoriali vincenti grazie all’eccellenza e alla creatività delle sue multiformi professionalità, e che offre risposte a un settore in costante domanda, quella relativa alla salute. Una fotografia, insomma, che fa guardare avanti con ottimismo.

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Nel 2019, Abiogen ha commercializzato oltre 65 milioni di farmaci del proprio listino aprendosi sempre più al mercato estero: “Siamo leader nel mercato internazionale con la vitamina D. Abbiamo investito su molecole già nel nostro portafoglio – spiega l’amministratore MASSIMO DI MARTINO, Ceo di ABIOGEN e pronipote di Alfredo Gentili –, e su una produzione di farmaci di alto livello a prezzi medi molto calmierati. Un modello che non si ritrova frequentemente in aziende che propongono farmaci brandizzati”. In piena emergenza sanitaria, racconta Di Martino, oltre a dover rispondere alla imprevedibile domanda di paracetamolo da ospedali e privati, “ci siamo messi a disposizione

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GENERAZIONE ROBOTICA NUOVA CONOSCENZA PER GENERARE IMPATTO SULLA SOCIETÀ Robotics generation New knowledge to generate impact on society

di PAOLO DARIO Le università sono e devono essere oggi sempre più parte attiva nei processi di crescita – economica e sociale – dei territori in cui operano, generando conoscenza “applicabile” ai bisogni delle imprese, delle istituzioni e dei cittadini, e per questo impegnandosi in attività che valorizzano e, in un certo senso, “vanno oltre” la ricerca e l’educazione. Per indicare questa attività fondamentale per una università moderna oggi si utilizza il termine Terza Missione, che include l’impatto che, grazie alla formazione di risorse umane qualificate e alla generazione di nuova conoscenza, le università possono avere sulle comunità contribuendone al progresso. L’università genera impatto in tutti i settori della propria attività: umanistici, sociali, delle scienze della vita, tecnologici ecc. Nel caso del settore dell’ingegneria, che è il mio, per generare impatto si parte dalla ricerca di alta qualità sviluppata per anni nel corso di progetti quasi sempre internazionali e i cui risultati sono stati pubblicati

in importanti riviste scientifiche dopo essere stati sottoposti al processo di “peer review”, o “valutazione tra pari”, che ne attesta l’originalità e il rigore scientifico; si prosegue con il contributo di numerosi giovani ricercatori formati in corsi di laurea e di dottorato; si validano e si brevettano le tecnologie più innovative; si valorizzano persone e brevetti mediante la collaborazione con le imprese o la creazione di nuove imprese spin-off; e infine si applica

LA TERZA MISSIONE DELLE UNIVERSITÀ OLTRE RICERCA E FORMAZIONE la conoscenza così accumulata nell’interesse di utenti e iniziative locali, per soddisfare specifici bisogni e necessità, come nel caso dell’emergenza dovuta al COVID-19. La robotica, in particolare, è ormai considerata un validissimo strumento di ausilio soUniversities are and must be an increasingly active part of the economic and social growth of the territories in which they operate, generating knowledge useful for the needs of business, institutions and citizens; therefore, universities are engaged in activities enhancing and “going beyond” research and education. This fundamental activity for a modern university is referred to as Third Mission. It encompasses the impact that universities can have on communities contributing to their progress thanks to the training of skilled human resources and the generation of new knowledge. Universities generate impact on all areas: from humanities, social studies and life sciences, to technology. In my field of interest, i.e. engineering, you should start from


stanziale nell’affrontare diversi problemi, non ultimi quelli posti dalla recente pandemia. Dai centri commerciali agli ospedali, i robot “amici dell’uomo” non sono più soltanto un’evocazione della fantascienza: l’Italia ha le competenze per costruirli e le risorse necessarie, seppure difetti ancora per molti aspetti di “visione”. Per favorire lo sviluppo delle aziende impegnate in questo settore potrebbe essere molto utile un intervento di pre-commercial procurement (PCP), ossia un bando da parte degli enti pubblici per la fornitura di prodotti e servizi di interesse pubblico grazie al quale le aziende specializzate in robotica e automazione potrebbero fornire al committente, in modo flessibile (anche riconvertendosi) e rapido, macchine intelligenti utili a diverse esigenze. Idealmente questo processo potreb-

be costituire quasi un odierno “new deal”, un intervento strategico simile a quello che, negli Stati Uniti del dopo-crisi del ’29, aveva creato numerosissimi posti di lavoro grazie a un grandioso piano pubblico per la realizzazione

high quality research to generate impact: I mean a kind of research developed over years thanks to international projects whose results have been published in leading scientific journals after being subjected to peer reviewing, certifying originality and scientific accuracy and with the contribution of many young and passionate researchers. The most innovative technologies are patented; researchers and patents are rewarded through collaborations with reknowned companies or with the creation of new spin-offs; finally, the knowledge thus accumulated, is applied to the more general interest of users and local initiatives in order to satisfy specific needs and requirements, as in the case of the emergency due to Covid-19. Robotics, in particular, is now considered as a substantial aid in facing different complex problems. From malls to hospitals, robots are no longer science fiction: Italy has the skills to build them and all the necessary resources,

although, for many aspects, it lacks the “vision”. A pre-commercial procurement (PCP) could be useful to encourage the development of companies in this sector: public sector should steer supplying of products and services of public interest thanks to which, companies specialised in robotics and automation, could provide to customers intelligent machines for different purposes, in a flexible and swift way. Ideally, this process could almost be seen as today’s “New Deal”, a strategic intervention similar to that launched in the United States after the Great Depression which led to the creation of many jobs thanks to huge public programmes for the development of infrastructures. Now may be in the right time to launch similar initiatives, focusing on digitisation, automation, mechatronics, robotics, artificial intelligence with the aim of helping people and environment to start again, after the Covid-19 crisis, in a radically innovative manner.

UN MODERNO NEW DEAL PER NUOVE STRATEGIE 13 primo piano

di infrastrutture (strade, ponti, dighe ecc.). Potrebbe essere questo il momento per il lancio di una iniziativa simile, sul versante della digitalizzazione, dell’automazione, della meccatronica, dei robot, dell’intelligenza artificiale per prendersi cura delle persone e dell’ambiente, per ripartire dopo la crisi del dopo COVID-19 in modo decisamente innovativo.

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OBIETTIVO SICUREZZA LA “MARCIA” DEI ROBOT MOBILI SANIFICATORI DI AMBIENTI Operation safety The “march” of sanitising robots

La sanificazione degli ambienti e delle superfici svolta in maniera accurata e continua è una delle strategie indicate nei protocolli per la salute e per la sicurezza in grado di limitare la diffusione del nuovo Coronavirus. In ambienti critici, come le sale operatorie o le sale di attesa di un pronto soccorso, o caratterizzati da ampia metratura, ad esempio un supermercato o un museo, è necessario unire l’efficacia nell’azione alla rapidità e alla sicurezza per gli operatori. Dalla ricerca scientifica e dalla sua applicazione condotta alla Scuola Superiore Sant’Anna arrivano due soluzioni robotiche. La loro particolarità non risiede soltanto nelle tecnologie utilizzate e nelle soluzioni proposte, ma anche nei modi e nei tempi in cui i due sistemi robotici sono stati concepiti e sviluppati. I progetti di questi due sistemi robotici, infatti, sono stati propiziati da un’inedita e fruttuosa collaborazione tra la Fondazione filantropica “Il Talento all’Opera”, la cui nascita è stata promossa dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e soggetti attivi sul territorio, come “Reale Mutua - Reale Group” e “Fondazione Marmo di Carrara”. Questa sinergia ha avuto un risvolto positivo anche per i tempi, permettendo di sviluppare i due progetti intempi rapidissimi, creando così un ulteriore circolo virtuoso, che ha visto al centro la Fondazione filantropica “IL TALENTO ALL’OPERA”, “REALE MUTUA - REALE GROUP”, Fondazione “MARMO DI CARRARA”. Si è così creato uno spirito “di squadra”, dimostrando come sia possibile costruire alleanze fra attori e soggetti che hanno a cuore il sostegno a progetti di interesse generale e di “terza missione”, ovvero di ricerca applicata e in grado di dare risposte concrete, in questo caso all’emergenza da Covid-19. La filantropia istituzionale, la capacità di “creare reti” e di attuare fundraising, la ricerca e la “disseminazione” dei suoi risultati sono le parole chiave alla base dei due progetti di robot

di FRANCESCO CECCARELLI

mobili per la sanificazione

degli ambienti e delle superfici.


Il progetto è portato avanti con la supervisione scientifica di Antonio Frisoli, docente di robotica al Laboratorio di Robotica Percettiva dell’Istituto TeCIP (Tecnologie della Comunicazione, dell’Informazione e della Percezione) della Scuola Superiore Sant’Anna ed è sostenuto da “Reale Mutua - Reale Group”, grazie alla Fondazione filantropica “Il Talento all’Opera”. L’obiettivo è arrivare alla sperimentazione di robot mobili che sanifichino e riducano il rischio di contagio per gli operatori sanitari che operano in un contesto ospedaliero come in altre strutture sanitarie sul territorio. Il robot mobile proposto nell’ambito di questo progetto è il risultato della riconversione di tecnologie sviluppate nella robotica per ispezione, all’interno di una piattaforma robotica per la disinfezione degli ambienti. Il robot mobile è in grado di muoversi in modalità teleguidata, dunque da un operatore a distanza, o in modo semiautonomo e potrà mettere in sicurezza le superfici di ambienti potenzialmente contaminate, grazie al suo equipaggiamento che oltre a sensori di visione artificiale includerà a bordo strumenti di disinfezione, quali lampade UV-C o erogatori spray di soluzioni disinfettanti.

Robotica Restart

Samaritan: the project is supported by the Foundation “Marmo di Carrara ”, through the “Il Talento all’Opera” Foundation. Testing of this mobile robot started in June 2020 at the heart hospital in Massa. The robot is named “Mover-UVC”. It moves safely, thanks to four wheels, and can be remotely controlled. UV-C lamps guarantee effective sanitation and it is equipped with a 3D camera which, with the use of intelligent algorithms, is able to recognise the presence of people and the shape of the work environments, ensuring the safety of people and optimal disinfection.

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Robotica Restart: the project is carried out with scientific supervision by the TeCIP Institute of

the Sant’Anna School and funded by Reale Mutua. The goal is to get to the trial phase of mobile sanitising robots to reduce the risk of contagion for healthcare professionals working in hospitals and other health structures in the area. This mobile robot is the result of the adaptation of existing inspection technologies to a robotic platform for the disinfection of environments. The mobile robot is remotely or semi-autonomously controlled, and can sanitise potentially contaminated surfaces or environments thanks to its equipment consisting of vision sensors and UV-C lights and disinfectant dispensers.

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One of the main strategies indicated for limiting the spread of the Coronavirus is thorough and continuous sanitisation of environments and surfaces. The Sant’Anna School of Advanced Studies has come up with two robotic solutions. These projects are the result of a collaboration between the philanthropic foundation “Il Talento all’Opera” and local players such as “Reale Group” and “Fondazione Marmo di Carrara”. The projects prove it is possible to build alliances between partners and stakeholders engaging in Third Mission projects of general public interest where applied research can give concrete solutions, in this case to the Covid-19 emergency.

Sant’Anna, è in grado di spostarsi grazie alle sue quattro ruote e può essere tele-operato, ovvero mosso a distanza da un operatore. Può svolgere le operazioni garantendo un’assoluta sicurezza a operatori e pazienti e l’ottimizzazione della disinfezione poiché è dotato di una telecamera 3D capace, mediante algoritmi intelligenti di visione, di riconoscere la presenza di persone e di caratterizzare gli ambienti di lavoro.

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Samaritan

LAMPADE UV-C SUPER EFFICACI

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È il progetto sostenuto dalla Fondazione “Marmo di Carrara”, attraverso la Fondazione filantropica “Il Talento all’Opera”. Il robot mobile per la sanificazione sviluppato in questo progetto è entrato in

funzione, in maniera sperimentale, a giugno 2020, presso l’ospedale del cuore “G. Pasquinucci” della Fondazione “Monasterio”. Il suo obiettivo è sanificare e disinfettare efficacemente ambienti e superfici attraverso l’impiego di lampade a raggi ultravioletti UV-C. Trova impiego all’interno di sale operatorie, sale di attesa, pronto soccorso e in qualunque altro luogo dove si possono creare assembramenti. Il robot mobile sviluppato con questo progetto, ribattezzato “Mover-UVC”, alla cui sperimentazione a Massa collabora Co-Robotics, azienda spin-off della Scuola Superiore


NUOVE FRONTIERE VIRUS SENZA SEGRETI GRAZIE AL POLMONE ARTIFICIALE New frontiers Viruses without secrets thanks to the artificial lung

Un piccolo gioiello di BIOINGEGNERIA in grado di mimare il funzionamento del polmone umano, tanto da rappresentare oggi una delle frontiere più avanzate per comprendere come i virus interagiscono con i nostri alveoli. È quanto ha messo a punto lo staff della professoressa Arti Ahluwalia, direttrice del Centro di ricerca “Enrico Piaggio” dell’Università di Pisa, eccellenza italiana nei campi della robotica e della bioingegneria. Sviluppato in collaborazione con l’Helmholtz Lung Institute di Monaco di Baviera, questo modello di polmone umano in 3D è formato da 2 camere separate da una membrana elastica che riproduce i movimenti dei nostri polmoni durante la respirazione. Un generatore di aerosol invia poi nanoparticelle, permettendo ai ricercatori di studiare come queste si comportano una volta entrate nel nostro sistema respiratorio.

di NICOLA MAGGI

Il bioreattore polmonare che simula l’organo umano per sperimentare l’azione dei virus respiratori

“Si tratta di un progetto iniziato cinque anni fa e pensato, inizialmente, per testare la tossicità delle nanoparticelle industriali, che hanno le stesse dimensioni di quelle dei virus – spiega la professoressa Ahluwalia –. Con l’arrivo della Pandemia, assieme ai colleghi tedeschi, abbiamo proposto alla Comunità Europea di utilizzarlo per uno studio su cellule polmonari di persone sane, contagiate e guarite, così da capire come mai, a seconda dei soggetti, queste rispondono in modo diverso al virus”. Tutte cose, aggiunge, che una semplice cultura cellulare non è in grado di rivelare, data la complessità delle nostre vie respiratorie, come non lo possono fare i test sugli animali, perché questi ultimi hanno un apparato respiratorio e delle cellule diverse dalle nostre. “Avendo una geometria molto precisa e una guida per l’aerosol – prosegue la direttrice del Centro Piaggio – questo sistema ci permette di fotografare con estrema precisione la dinamica delle nanoparticelle che entrano nel nostro sistema polmonare e come


queste interagiscono con le nostre cellule, danneggiandole”. “Sapere esattamente quante ne arrivano, dove e come si depositano – spiega ancora – ci dà la possibilità di lavorare su una base dati qualitativamente e quantitativamente elevata e di elabora-

re modelli matematici sempre più precisi, mentre fino ad oggi la comunità scientifica ha fronteggiato la pandemia con pochissime evidenze a disposizione”. I primi studi hanno così mostrato come le particelle del Coronavirus abbiano un ingres-

Arti Devi Ahluwalia, professore ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa e Direttore del Centro Ricerche “E. Piaggio”

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such answers, given the complexity of our respiratory tract, nor can tests on animals, as their respiratory system and cells are different from ours. “With a very precise geometry and the possibility of guiding the aerosol, this system allows us to photograph with extreme precision the dynamics of nanoparticles that enter our pulmonary system and how these interact with our cells. “Knowing exactly how many nanoparticles arrive, where, and how they are deposited, gives us the possibility to work with a database of significant quantity and quality and to develop increasingly precise mathematical models”. The first studies have shown that Coronavirus particles have eased access when the pulmonary barrier is more relaxed. Typically, in patients with cardio-respiratory problems which, in order to oxygenate, must breathe harder. “What we are doing – continues Professor Ahluwalia – is obviously replicable with any other type of virus”. “It is a device that can help vaccine development, reducing test times and use of animal experiments. But it can also help to create more effective protective devices”.

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A gem of BIO ENGINEERING to mimic the functioning of human lung which represents one of the most advanced frontiers of understanding how viruses interact with our alveoli. Developed by the team of Professor Arti Ahluwalia (Director of the Research Centre “Enrico Piaggio” at the University of Pisa, in collaboration with the Helmholtz Lung Institute in Munich) this 3D model of human lung consists of 2 chambers separated by an elastic membrane that reproduces the mechanisms of our lungs while breathing. An aerosol generator then sends out nanoparticles, allowed researchers to study how these behave once they enter our respiratory system. “This project started five years ago and was initially thought to test the toxicity of industrial nanoparticles …– professor Ahluwalia explains – … With the spreading of the pandemic, together with German colleagues, we proposed to the European Community to use it for a study on healthy, infected and healed human lung cells, in order to understand why there are different responses to the virus in different patients”. A simple cell culture is unable to give

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ressa Ahluwalia – è ovviamente replicabile con qualunque altro tipo di virus”. “Si tratta di un dispositivo – conclude – che può essere di aiuto nello sviluppo dei vaccini, riducendo i tempi dei test e l’uso delle sperimentazioni sugli animali. Ma ci può aiutare anche a creare dispositivi di protezione più efficaci”.

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so facilitato quando la barriera polmonare è maggiormente distesa. Ossia nella situazione tipica in cui si trovano i pazienti con problemi cardio-respiratori che, per ossigenarsi, devono respirare più forte divenendo così più suscettibili all’ingresso del virus. “Quello che stiamo facendo – prosegue la professo-


MAI PIÙ SOLI SE UN ROBOT CONNETTE I PAZIENTI CON MEDICI E FAMILIARI Never alone again When a robot connects patients with doctors and relatives

di NICOLA MAGGI È il 16 aprile quando il primo prototipo di robot LHF-Connect entra nel reparto di terapia sub-intensiva dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana. Si avvicina ad Elena, una paziente Covid in isolamento, che finalmente può rivedere i suoi cari dopo giorni di solitudine. In un’epoca in cui siamo tutti costantemente connessi, può suonare strano che una delle caratteristiche peggiori dell’emergenza Covid, da un punto di vista non strettamente clinico, sia stata proprio la difficoltà di mettere in contatto le persone ricoverate con i propri familiari. Eppure è stato così. “Nella fase più acuta dell’emergenza erano tante le persone ricoverate in isolamento, spesso immobilizzate o con problemi nell’utilizzo della tecnologia a causa dell’età avanzata. Ma la situazione era tale che per il personale sanitario era praticamente impossibile aiutarli a mettersi in contatto con i propri cari – racconta Mauro Ferrari, Professore di Chirurgia e Direttore del Centro ENDOCAS dell’Università di Pisa –. Una separazione dalla propria famiglia andata avanti talvolta per settimane, causando situazioni di spaesamento oltre che di sofferenza. Andava trovata una soluzione a questa necessità”.

Con l’emergenza che incalza, non c’è tempo per risposte complesse e, ascoltate le necessità di medici e sanitari, si devono trovare soluzioni tecnologiche semplici, affidabili e immediatamente disponibili. Nasce così il progetto LHF-Connect, il robot teleguidato nato dalla collaborazione tra l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e l’Università di Pisa e in grado di raggiungere i letti dei pazienti ricoverati in isolamento, permettendo la connessione tra loro e il medico o i parenti, nel pieno rispetto della privacy. “L’impiego della robotica al di fuori degli ambienti industriali e al servizio dell’uomo non è una novità e l’Italia è una vera e propria ‘superpotenza’ in questo ambito, ma qui lo scenario era imprevisto e occorre-

LHF-CONNECT POTRÀ “CRESCERE” COME ALLEATO DELLA PIÙ MODERNA TELEMEDICINA vano idee diverse – spiega Antonio Bicchi, docente di robotica all’Università di Pisa e ricercatore dell’IIT –. La pandemia ci ha messi di fronte ad urgenze che richiedevano soluzioni che potessero essere umili ma utili, per le quali non era necessario guardare alla ricerca più avanzata ma ai frutti a portata di mano. Abbiamo


On April 16th the first LHF-Connect robot prototype entered the Unity of Sub-intensive Therapy at the University Hospital in Pisa. It approached Elena, an isolated Covid who could finally see her loved ones again, after days of solitude. In an era in which we are all constantly connect-

ed, it may sound strange that one of the worst features of the Covid emergency, not from a stricty clinical point of view, was the difficulty of contact between hospitalized patients and their families. Yet, this was the case. “In the most acute phase of the emergency there were many people

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semplice si possa immaginare. Un piccolo dispositivo economico (costo complessivo circa 1.200 euro) e perfettamente replicabile, da assemblare con prodotti acquistabili online seguendo le semplici istruzioni presenti sul sito del progetto (www.

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così creato LHF-Connect che si basa proprio sull’utilizzo di quei frutti della ricerca robotica più avanzata svolta negli anni passati, e che sono oggi a disposizione per un’applicazione vasta e immediata”. Tecnicamente, infatti, LHF è quanto di più

CRONICI E ISOLATI, CON TEL.TE.C. IL MEDICO È PIÙ VICINO

It is called Territorial Telemonitoring of Chronic Diseases (Tel.Te.C.). It is an advanced system of home monitoring of vital parameters of patients with chronic diseases, developed by the Department of Information Engineering at Pisa University, under the guidance of Professor Luca Fanucci. Funded by Tuscany Region and tested in the Pisa area with the involvement of the North-Western Tuscany USL, this project has made it possible to reduce hospital admissions during the Covid-19 emergency.

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Chronically ill and isolated patients: with TEL.TE.C. the doctor is nevertheless nearby

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Si chiama Telemonitoraggio territoriale delle cronicità e si abbrevia in Tel.Te.C. È un avanzato sistema di monitoraggio domiciliare dei parametri vitali dei malati affetti da malattie croniche sviluppato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, sotto la guida del professor Luca Fanucci. Finanziato dalla Regione Toscana e sperimentato sul territorio pisano con il coinvolgimento dell’Azienda USL Toscana nord ovest, questo progetto, durante l’emergenza Covid-19, ha permesso di ridurre gli accessi in ospedale.


lhfconnect.net): un aspirapolvere robotico commerciale, un piedistallo e due cellulari o tablet. Mentre molta innovazione risiede nel software, sviluppato dal team IIT e dall’Università di Pisa e che permette l’uso del robot da parte di un volontario da una posizione remota e sicura. Il software, che rende possibile usare il robot anche a chi non è laureato in Ingegneria Robotica, è il cuore della ricerca e viene rilasciato gratuitamente e reso disponibile in Open Source a tutti coloro che vogliano utilizzarlo o migliorarne le funzionalità. Ma adesso è tempo di pensare al futuro. LHF-Connect potrà “crescere” come alleato della più moderna telemedicina. hospitalised into isolation, often restrained or with problems in using technology due to advanced age. It was impossible for medical teams to help them getting in touch with their loved ones. – says Professor Mauro Ferrari, Institute Director of EndoCAS at the University of Pisa – Separated from their family sometimes for weeks, these patients often suffered from disorientation. A solution had to be found”. In an urgent situation, there is no time for complex answers but, according to doctors and health workers, simple and reliable solutions had to be found using available ready-to-use technologies. Thus, LHF-Connect Project was born: a remote-controlled robot developed by a joint collaboration between the Italian Institute of Technology (IIT) and the University of Pisa could reach the beds of patients into isolation, allowing

communication between them and the doctor or their relatives, while safeguarding privacy. “The use of robotics outside industrial environments and at the service of mankind is not new and Italy is a true “Superpower” in this field; but here the scenario was unexpected and needed different ideas. – says Antonio Bicchi, Robotics Professor at the University of Pisa and IIT researcher – During the first acute phase of the Pandemic we had to face urgent problems that required solutions which should be simple and useful. It was, therefore, not necessary to look at the most advanced researches but at what was ready and available.That’s why we created LHF-Connect which is based precisely on results from the most advanced robotics researches carried on in recent years, and which are today available for a wider and immediate application”. Technically, in fact, LHF is as simple as you can imagine. A little economical device (total cost around 1,200 €) and perfectly replicable, assembled with products that can be purchased online by following the simple instructions on the project website (www.lhfconnect.net): a commercial robotics vacuum cleaner, a pedestal and two mobile phones or tablets. A lot of innovation can be found in the software, developed by the IIT team and the University of Pisa which allows the use of the robot by a volunteer from a remote and safe location. The software is so simple that can be used by people without specific knowledge in Robotics Engineering: it is the heart of this research and is released for free and made available as an open source software to all those who want to use it or improve its functionality. But now it is time to think ahead and as the Covid departments are getting emptier, LHF-Connect could “grow” as an ally to the most modern telemedicine.


IL VENTILATORE “PARLA PISANO”

MILANO

Importante contributo scientifico di Pisa al progetto internazionale Milano Ventilatore Meccanico che ha sviluppato un innovativo ventilatore polmonare per i pazienti Covid-19 in terapia intensiva. La sua certificazione per l’uso clinico è stata possibile grazie all’esperienza nell’analisi dei gas espirati dei ricercatori del Dipartimento di Chimica e Chimica industriale dell’Università di Pisa e dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, supportati dalla Fondazione “Gabriele Monasterio” e in collaborazione con la ditta SRA Instruments. 21

Pisa gives important scientific contributions to the international Mechanical Ventilator Milano project which has developed an innovative pulmonary ventilator for Covid-19 patients in intensive care units. Its certification for clinical use was possible thanks to the experience in the analysis of exhaled gases of the researchers of the Chemistry and Industrial Chemistry Department at Pisa University and the CNR Institute of Clinical Physiology, supported by the Foundation “Gabriele Monasterio” and in collaboration with SRA Instruments.

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The Milan ventilator comes from Pisa

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FIG. 4: Home screen, closed menu, no alarms(left) and Vtidaliniziale, (right) alarm. Preliminary version. Schermata menu chiuso, nessun allarme (sinistra) Reported values may be unrealistic e allarme Vtidal (destra). Versione preliminare. I valori riportati potrebbero non essere realistici Fonte: http//arxiv.org/pdf/2003.10405.pdf

cycle (inhalation, pause, exhalation) by operating on the valves. The PV-1 valve is controlled via a double feedback system: the first PID loop ensures that the PS-3 sensor always matches the set value (Pin). The second feedback programs the Pin value to maintain the breathing cycle at the required pressure measured at the mask level (sensor PS-2). The firmware also continuously


GRANDI MAESTRI FRANCO MOSCA E I SUOI ALLIEVI, PIONIERI DELLA CHIRURGIA ROBOTICA Great masters Professor Mosca and his students, pioneers of robotics surgery

di NICOLA MAGGI Se oggi Pisa è una delle capitali internazionali della chirurgia robotica, tanto da essere uno dei dieci centri al mondo abilitati a rilasciare la patente per operare con il robot Da Vinci, lo si deve soprattutto al professor Franco Mosca, scomparso lo scorso 31 maggio. Chirurgo di fama internazionale e uomo dalla vivacissima intelligenza, Mosca agiva con spirito imprenditoriale e grande intraprendenza. Doti che, dopo una fase iniziale di studio di queste nuove tecnologie, gli permisero di cogliere, prima di altri, la grande opportunità che queste offrivano, facendo crescere a Pisa una nuova generazione di medici. Nasce così un contesto stimolante e di altissimo livello, unico in Italia, che Mosca ha contribuito a creare lasciando ai suoi allievi una grande libertà di sperimentazione, così da far emergere il loro talento. Un ambiente ancora oggi all’avanguardia grazie all’attuale Centro multidisciplinare di chirurgia robotica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, coordinato dalla professoressa Franca Melfi e da tempo punto di riferimento nazionale e internazionale. Tanti i primati mondiali realizzati a Pisa in questo ambito dal 2001 ad oggi. Dalla prima lobectomia robotica al mondo, eseguita proprio dalla Melfi, al più recente primo trapianto di pancreas al mondo, seguito dal

primo trapianto di rene in Europa, entrambi effettuati dal professor Ugo Boggi. Record figli di una chirurgia robotica che a Pisa non si ferma davanti alla complessità degli interventi, riflettendo a pieno quelli che sono stati alcuni dei tratti distintivi di Franco Mosca: la sua caparbietà ed instancabilità nel perseguire gli obiettivi. Doti che lo ponevano sempre un passo avanti agli altri e a cui oggi l’Ospedale e l’Università di Pisa devono la presenza di poli di attrazione chirurgica di altissimo livello, quali i centri trapianti di fegato, di pancreas e di rene, dove vengono a curarsi pazienti da tutt’Italia. Oltre alle attività di Chirurgia Generale con specializzazione nella chirurgia del pancreas, del fegato e delle vie biliari e di Chirurgia Vascolare, il Centro Senologico, fino ad arrivare a EndoCAS: il centro di eccellenza della chirurgia assistita al calcolatore dell’Università di Pisa oggi diretto dal professor Mauro Ferrari.

UNA NUOVA GENERAZIONE DI MEDICI Professore Emerito di Chirurgia Generale dell’Ateneo pisano, chirurgo e clinico formidabile, Franco Mosca è stato un uomo carismatico, dal carattere forte, definito da alcuni come “titanico”, ma al tempo stesso persona attenta agli altri e capace di occuparsi anche dei meno fortunati. Da ricordare, a questo proposito, l’impegno instancabile con la sua Fondazione Arpa, per


contribuire con fondi privati a sostenere la ricerca, la formazione in ambito medico e ad aiutare i più bisognosi. Straordinario il suo impegno per i giovani studenti universitari, anche attraverso l’Associazione ex Allievi della Scuola Superiore Sant’Anna – di cui è stato coordinatore, Presidente e poi Presidente Onorario – e

l’Associazione Laureati Ateneo Pisano, di cui è stato a lungo consigliere. Vero “luminare”, è stato punto di riferimento per molte generazioni di studenti, infermieri, specializzandi, chirurghi, accademici, pazienti, ma anche di politici, imprenditori, personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo.

If today Pisa is one of the international capitals of robotics surgery, it is mainly the merit of Professor Franco Mosca, who passed away last May. Internationally a renowned surgeon, Mosca acted with great entrepreneurial spirit and resourcefulness. Many world records have been achieved in Pisa in this field. From the first robotics lobectomy, to the

more recent first pancreas transplant, followed by the first kidney transplant in Europe. The Hospital and University of Pisa owe to Professor Mosca the presence of surgical hubs, such as liver, pancreas and kidney transplant centres, where patients come for treatment from all over Italy. He was also very active in charities with his “Arpa” foundation.

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LIBRERIA TERAPEUTICA ANTICORPI ANTI-VIRUS: INESAURIBILI E PRECISI Therapeutic library Anti-virus antibodies: inexhaustible and precise

di ANDREA PANTANI Una linea di ricerca che si sta affermando per la cura del Coronavirus, ma anche per prevenire possibili infezioni nel personale sanitario più a stretto contatto con i malati, è quella di riprodurre in laboratorio gli anticorpi sviluppati da persone in via di guarigione da Covid-19, per poi immetterli nei soggetti malati o a rischio contagio. Questi anticorpi riprodotti in vitro, chiamati anticorpi monoclonali, sono “copie” di quelli naturali presenti nel sangue, ma offrono vantaggi enormi. Due su tutti: non si esauriscono come quelli prelevati da un singolo donatore; sono specifici, cioè vengono iniettati solo quelli utili

alla neutralizzazione, senza tutti gli altri anticorpi presenti nel sangue. Il Laboratorio di Biologia Bio@SNS della Scuola Normale, diretto da Antonino Cattaneo, sta lavorando su questa linea di ricerca. In particolare sta realizzando delle “librerie” di anticorpi sviluppati da pazienti guariti dal Covid-19 presso l’ospedale di Pisa e che saranno disponibili a partire da ottobre. Le

GRAZIE ALLA TECNOLOGIA RISORSE ILLIMITATE cellule costruite in laboratorio possono fornire una sorgente praticamente illimitata di anticorpi utili a neutralizzare il virus: come tante copie di uno stesso libro disposte sugli scaffali e scelte in base alle esigenze e al bisogno. Il progetto si chiama Pan-Anti-Covid-19, in partnership con l’Aoup di Pisa (Unità operativa di Virologia e Unità operativa di Malattie infettive) e la ditta lombarda Genomnia, ed è stato finanziato dalla Regione Lombardia con 515.503 euro, di cui alla Normale andranno 124.145 euro. Per svilupparlo, il

Il Laboratorio di Biologia della Scuola Normale, Bio@SNS, presso l’area del CNR a San Cataldo, Pisa (© Scuola Normale Superiore)


Antonino Cattaneo, direttore del Laboratorio di Biologia della Scuola Normale, Bio@SNS, e professore ordinario di Fisiologia (© Scuola Normale Superiore)

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Region. The group is working on plasma provided by 10 Covid-19 patients who were able to autonomously produce immune responses. Thanks to this study it will be possible to significantly increase the different types of human monoclonal antibodies in order to produce standardised therapeutic antibodies. Blood from patients who recovered from the infection is an excellent source of neutralising antibodies. It has, however, some known limitations: limited quantity, high variability, non-reproducibility and potential risks linked to donor plasma. Over the years, technologies have been developed which allow construction of antibody repertoires from which antibodies encoding proteins of interest can be isolated directly from DNA, enormously speeding up the process of selection of new antibodies. In this project technology is at the disposal of science face to pandemic: neutralising antibodies from the serum of convalescent patients are reproduced in unlimited ways, thus building “libraries” of monoclonal antibodies.

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A line of research that is gaining ground in the treatment of Coronavirus, but also in the prevention of possible infections in healthcare workers, is the laboratory reproduction of antibodies developed by people recovering from Covid-19, which are later given to sick patients or to subjects who are at risk of contagion. These in vitro reproduced antibodies, called monoclonal antibodies, are “copies” of natural antibodies present in the blood, but offer enormous benefits. In particular, they don’t run out like those taken from a single donor and they are specific: only those useful for neutralisation are injected, thus preventing administration of other antibodies present in the blood. The Biology Laboratory Bio@SNS at the Scuola Normale, is creating “libraries” of antibodies from patients who recovered from Covid-19 at Pisa Hospital, which will be available starting from October. The project is called Pan-Anti-Covid-19, and is carried on in partnership with Aoup (Operating Units of Virology and Infectious Diseases) and the Genomnia company, funded by the Lombardy

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anticorpali da cui isolare con facilità anticorpi direttamente dal DNA che codifica per le proteine di interesse, accelerando enormemente il processo di selezione di nuovi anticorpi. In questo progetto abbiamo messo la nostra tecnologia a disposizione del problema del coronavirus SARS COV-2 e siamo in grado di riprodurre gli anticorpi neutralizzanti contenuti nel siero dei pazienti convalescenti in maniera illimitata, costruendo delle “librerie” di anticorpi monoclonali. Queste librerie rappresentano una fonte virtualmente inesauribile di anticorpi e consentono la rapida identificazione di anticorpi neutralizzanti ad alta affinità, che possono quindi essere utilizzati per sviluppare farmaci terapeutici e reagenti diagnostici”.

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gruppo del professor Cattaneo sta lavorando sul plasma di 10 pazienti, che avevano contratto il Covid-19 ma erano risusciti a produrre autonomamente le risposte immunitarie. Con questo studio si potrà ampliare significativamente il numero delle diverse tipologie di anticorpi monoclonali umani in grado di neutralizzare il virus per produrre anticorpi terapeutici standardizzati. “Il sangue di soggetti vaccinati o guariti dall’infezione è una ottima sorgente di anticorpi neutralizzanti – spiega il professor Cattaneo –. Soffre però di note limitazioni: la quantità limitata, l’elevata variabilità, la non-riproducibilità e potenziali rischi del plasma del donatore. Noi abbiamo sviluppato, nel corso degli anni, tecnologie che permettono la costruzione di repertori


RICORSI STORICI IMPARARE DALLE EPIDEMIE Recurrences of history Lessons from past epidemies

di ADRIANO PROSPERI

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Epidemie e pestilenze appartengono alla collisione tra storia umana e storia naturale. Quali sono le caratteristiche peculiari di questa attuale “peste”, causata come in molti altri casi da un incongruo rapporto tra specie, quella umana e alcune animali?

Si è trattato della prima PANDEMIA DA GLOBALIZZAZIONE. Il virus si è diffuso nel mondo in tempi brevissimi, percorrendo le distanze con la velocità dei jet. Invece la Yersinia pestis della Peste Nera viaggiò con le pulci infette e i topi che la nutrivano alla velocità delle navi genovesi tra il Mar Nero e l’Italia,

seguendo le date degli approdi, da quello nel porto di Messina nel 1347. A toglierle i caratteri globali hanno subito provveduto le divisioni politiche ed economiche delle nazioni. Alcuni governanti ne hanno NASCOSTO o ritardato la notizia o NEGATO e sminuito l’impatto. E sono ricomparsi gli appelli di intellettuali noti (“la peste non esiste, è un’invenzione del potere”) e le denunzie di untori. A fronte del disordine internazionale e dei conflitti c’è stata l’inattesa DOCILITÀ dei popoli nel piegarsi al distanziamento e alla chiusura (lockdown). Quella degli italiani ha stupito tutti. Scarsa l’aggressività diffusa e la liquefazione dei vincoli interpersonali. Nel passato le epidemie scatenavano invece la disgregazione di famiglie e società, l’abbandono dei malati, la ricerca esasperata di un godimento immediato della vita. Tucidide per la peste di Atene, Villani e Boccaccio per la peste nera, Manzoni per la peste di Milano hanno registrato manifestazioni simili. In realtà anche nella pandemia attuale, fuga dal pericolo e abbandoni

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Adriano Prosperi, professore emerito della Classe di Lettere e Filosofia, Scuola Normale Superiore (© Scuola Normale Superiore)


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Last but not least, la minaccia della SECONDA ONDATA. Le epidemie hanno sempre ritorni successivi dopo la crisi iniziale. La Yersinia pestis ricomparve di continuo dal ’300 in poi. Contiamo sul vaccino, ma intanto, nel prepararsi a una difficile ripartenza, si è notato il persistere di una scarsa attenzione al tema scuola e cultura. Per un Paese come l’Italia, unificato grazie alla scuola, la questione era invece più urgente che altrove. Per non parlare della prospettiva di un sistema mondiale più coeso e realmente globalizzato. La gerarchia delle grandi potenze ha subìto una scossa mentre l’ordine internazionale e molti assetti interni appaiono desueti e da rivedere.

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lies and society, abandonment of the sick, exasperated search for immediate enjoyments. Thucydides, Villani, Boccaccio and Manzoni have recorded similar manifestations. In reality, even in this current pandemic such episodes were not lacking: escape from danger and abandonment of the old and sick, veiled by the intervention of the authorities with the closing of emergency departments or nursing homes. 4 The ECONOMIC AND CULTURAL EFFECTS are deep. The economic and social conflict that usually follows an epidemic has not yet manifested itself but it certainly will. In the 14th century there were the “Jacqueries”, the transformation of municipalities into lordships; in the 17th century the frightening persecutions of witches, Jews and Judaizers. 5 Last but not least, the threat of a SECOND WAVE. Epidemics have always had subsequent returns after the initial crisis. We count on a vaccine, but while preparing for a difficult restart, there was scarce attention to the matters of school and culture. Not to mention the perspective of a more cohesive and truly globalised world system.

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Epidemics and pestilences are linked to the collision between human and natural history. What are the peculiar characteristics of this current “plague”, caused, as in many other cases, by an incongruous relationship between species, humans and animals? 1 This was the first PANDEMIC IN GLOBALISATION. The virus spread around the world travelling distances at jet speed. The “Yersinia pestis” causing the Black Plague, on the other hand, travelled with infected fleas on rats at the speed of Genoese ships between the Black Sea and Italy, spreading all over Europe from the port of Messina in 1347. 2 National political and economic responses diminished global aspects. Some rulers even HID or delayed the news or DENIED and belittled the impact. Once again forgotten slogans were repeated by well-known intellectuals (“there is no plague, it is an invention of the establishment “) just like a renewed reporting of infectors. 3 Face to international disorder and conflicts there was an unexpected DOCILITY by people in accepting social distancing and lockdown. In the past, epidemics triggered disintegration of fami-

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di vecchi e malati non sono mancati, mascherati dall’intervento del potere pubblico con la chiusura nei reparti di emergenza o nelle “residenze assistite”. Così la morte è stata silenziata. CONSEGUENZE ECONOMICHE e CULTURALI: sono profonde e le stiamo cominciando a scoprire dopo i tanti messaggi di incoraggiamento che ci siamo scambiati come novelle narrate a bambini impauriti… La conflittualità economica e sociale solita a scatenarsi dopo le epidemie non si è ancora manifestata ma lo farà. Ricordiamo nel ’300 le “jacqueries”, la rivolta dei Ciompi, la trasformazione dei comuni in signorie, o nel ’600 la spaventosa caccia a streghe e stregoni, a ebrei e giudaizzanti.


tec no lo gia

ITALIA DIGITALE

di Carlo Venturini

IL REGISTRO DEI RECORD Digital Italy Pisa, settima potenza in Europa e nona al mondo per i domini a marchio Made in Italy, ha messo sotto osservazione digitale la pandemia grazie al Registro.it. Pisa ed il suo territorio si fregiano di una unicità assoluta: quella di essere la sede, fin dalla sua fondazione 33 anni fa, del Registro.it, l’anagrafe italiana dei nomi a dominio, gestita dall’Istituto di informatica e telematica del Cnr (Iit-Cnr). ll suffisso “.it” è il marchio distintivo di ap-


SOSTENIBILE E IN LEGNO UNA SEDE AL TOP Il progetto è stato autofinanziato dall’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr per circa cinque milioni di euro, e si pone come punto di riferimento dell’edilizia sostenibile pubblica, grazie alla particolare tecnica costruttiva in legno (X-Lam), all’utilizzo di tecnologie domotiche, alla riduzione del consumo di suolo, all’efficienza energetica, al benessere termo-igrometrico creato, a fonti solari fotovoltaiche e termiche. A tutte queste accortezze, si aggiunga il controllo delle fonti di illuminazione naturale e artificiale tale da garantire un elevato confort visivo. La scelta del materiale di costruzione, abete rosso europeo certificato, e delle tecniche di realizzazione hanno perseguito i principi della certificazione “Arca” che assicurano durabilità, sicurezza contro terremoti ed incendi, risparmio energetico, sostenibilità dei materiali e salubrità dell’edificio, con un aumento di circa il 6% della superficie calpestabile rispetto a un sistema costruttivo tradizionale. Le prove sperimentali di comportamento al fuoco dei materiali utilizzati, sono state condotte dall’Istituto Ivalsa-Cnr di San Michele all’Adige. Le stratigrafie delle pareti e della copertura prevedono l’impiego esclusivo di materiale isolante in fibra di legno, realizzato con materia prima composta dal 96% da legname riciclato. L’impianto di climatizzazione è a “tutt’aria”, con tre centrali posizionate in modo da ridurre al minimo il trasporto del fluido termovettore. Inoltre, un sofisticato apparato di monitoraggio della CO2, prima installazione in Italia, consente di modulare la quantità d’aria necessaria in base alle persone presenti. Wooden and sustainable. A top location A point of reference for public sustainable wood construction, thanks to the particular technique (X-Lam), the use of automation, energy efficiency, photovoltaic and thermal solar sources.

DOMINIO .it NELLA TOP TEN MONDIALE

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Digital Italy. The register of records Pisa places itself as seventh power in Europe and ninth in the world for Made in Italy brand domains, and has put pandemic under digital observation thanks to Registro.it. Pisa and its territory boast an absolute uniqueness: that of being the headquarters, since its foundation 33 years ago, of the Registro.it, the

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rus”, “covid”, “ffp2” ed altre ancora. “Non è da escludersi che dietro ad alcuni di questi nuovi domini, si celino registrazioni speculative e malevole; anche a livello internazio-

tecnologia e innovazione

delle registrazioni a tema Covid19, con oltre 5.000 domini che contengono parole chiave quali ad esempio “mascherine”, “corona vi-

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partenenza nazionale nel mondo della Rete per 3 milioni e 330mila aziende, persone fisiche ed enti pubblici: un dato che da Pisa lancia l’Italia a giocarsela con gli altri Paesi big dell’economia, visto che il suffisso nazionale “.it” ha scalato la classifica mondiale dei Country Code Top Level Domain piazzandosi al settimo posto in Europa con oltre 3 milioni e 330mila domini, preceduti solo da Paesi come Russia, Inghilterra, Francia. A livello mondiale, il “.it” è nono (al primo posto c’è la Cina con quasi 21 milioni di domini). L’attività del Registro.it si è evoluta nel tempo: non solo registrazione dei domini, ma anche iniziative di analisi di Internet e monitoraggio della rete. Tra queste ci sono ad esempio l’Osservatorio della Cybersecurity, che monitora lo stato di sicurezza informatica delle imprese italiane, e l’Osservatorio domini Covid che analizza e stima come la pandemia Covid-19 sia dilagata anche in Rete. I dati fotografano lo “stato febbrile”


nale è stato appurato che dietro ad alcuni nuovi domini, legati alla pandemia, si possano celare spammer o cyber criminali”, dice MARCO CONTI (in foto), responsabile di REGISTRO.IT e direttore dello IIT-CNR. Questa reattività del Registro.it nel monitorare e nell’analizzare fenomeni che impattano massivamente sulla Rete e di conseguenza sul Paese, “è la riprova dell’elevata formazione, in continuo aggiornamento, dei nostri ricercatori e tecnici che operano sempre più in maniera multidisciplinare”, precisa Conti. Il Registro.it non è dunque solo una struttura con le sue funzioni tecniche, ma è anche un punto di osservazione e di analisi delle problematiche che circolano nell’internet italiano grazie allo scambio con la ricerca sviluppata all’interno dello Iit-Cnr, così da essere sempre al passo con le evoluzioni del Web. Al tempo stesso, il Registro.it ha creato un indotto regionale e nazionale di grande valore per il Paese. Ha contribuito alla fondazione a Pisa dell’Internet Festival, di cui Anna Vaccarelli, responsabile relazioni esterne di Registro.it, è coordinatrice del comitato esecutivo. A ciò si aggiungano corsi di formazione ai Registrar (le imprese ICT che hanno il contratto con il Registro per la registrazione dei nuovi nomi a dominio); le numerose campagne di marketing rivolte alle imprese italiane per migliorare il loro business grazie all’uso del digitale; il Road show nazionale “Piccole medie digitali”, con eventi di formazione gratuiti sul digital marketing in sette settori produttivi (turismo, moda, vino, food, meccanica, design, terzo settore), che si è concluso nel 2019 ma proseguirà online fino a dicembre 2020, per aiutare le imprese a trovare nuovi spunti di ripartenza dopo l’emergenza Covid. Per non dimenticare la web serie “Digitali per caso” con Patrizio Roversi, in cui si raccontano storie di successo aziendale cresciute grazie al dominio “.it”. E non poteva mancare il supporto a decine di progetti di ricerca oltre al finanziamento dei master universitari in Cybersecurity e in “Internet Ecosystem: Governance e Diritti”.

Italian Registry of Domains, managed by the Institute of Informatics and Telematics of the Cnr (Iit-Cnr). The suffix “.it” is the distinctive mark of national affiliation in the network world for millions of companies, individuals and public entities: a fact that launches Italy to the level of other big economies, given that the suffix “.it”, has climbed the world rankings of the Country Code Top Level Domain placing seventh in Europe with over 3 million and 330 thousand domains (the first place goes to China: over

21 million domains). Registro.it activities has evolved over time: it is no longer just domain registration, but also Internet analysis and network monitoring such as for example the Observatory of Cybersecurity, which monitors the status of IT security of Italian companies, and the Covid Domain Observatory which analyses and estimates how the Covid-19 pandemic has spread through Internet. Data offer a picture of the “feverish state” of Covid-19 recordings, with over 4,800 domains that contain keywords


La crisi Covid-19 ha evidenziato la necessità e l’urgenza per tutte le aziende del Paese di sfruttare davvero le opportunità del digitale. Il Registro.it, per spingere ulteriormente il Paese sulla via della digitalizzazione diffusa, ha proceduto alla riduzione di un euro sui quattro pagati dai Registrar per la registrazione di nuovi domini. Il tutto grazie ad un provvedimento ad hoc del Cda del Cnr nazionale. Se il trend di crescita dei domini si mantiene costante, questa riduzione di costi di registrazione comporterà un risparmio totale ai Registrar di oltre 300mila euro solo negli ultimi sei mesi del 2020.

PICCOLE MEDIE DIGITALI, IL ROAD SHOW PER LE IMPRESE

tecnologia e innovazione

food, mechanics, design, third sector): it ended in 2019 but will continue online from July to December 2020, in order to help companies restart after Covid emergency. Not to forget the web series “Digitali per caso” with Patrizio Roversi, in which are narrated case-stories of successful growth of businesses thanks to the “.it” domain. Not to forget the support to dozens of research projects as well as the financing of Master’s Degrees in Cybersecurity and in “Internet Ecosystem: Governance and Laws”. Covid-19 crisis has highlighted the need and the urgency for all companies through the Country to really take advantage from digital opportunities. To further push the Country widespread digitalisation, Registro.it has reduced the fee by one euro out of the four paid by Registrars for the registration of new domains. This was made possible thanks to an ad hoc provision by CNR National Board.

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such as “face masks”, “coronavirus”,” covid”, “ffp2” and others. “It cannot be excluded that behind some of these new domains spammers or cyber criminals all over the world are behind some new domains linked to the pandemic”, says MARCO CONTI, head of Registro.it and director of IIT-CNR. Promptness of Registro.it in monitoring and analysing phenomena that have a massive impact on the Internet and consequently on the country, “is a proof of how highly skilled and up-to-date our researchers and technicians are, increasingly working in a multidisciplinary environment” explains Conti. Registro.it is, therefore, not only a structure performing technical functions, but also a privileged point of observation and analysis of problems of the Italian internet, thanks to continuous exchanges with researches carried on within the Iit-Cnr, always keeping up with the evolution of the Web. At the same time, Registro.it has created regional- and national-linked activities of great value. It has contributed to the foundation of the Internet Festival in Pisa, of which Anna

Vaccarelli, Public Relation Manager of Registro.it, is the Executive Committee Coordinator. Furthermore, there are training courses at the Registrars (ICT companies that have a contract with Registro.it for the registration of new domain names); the numerous marketing campaigns aimed at the growth of Italian companies business through the use of digital; the National Road Show “Piccole Medie Digitali”, dedicated to smallest companies, offers free training events on digital marketing in seven production sectors (tourism, fashion, wine,

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web e so cial NUOVI MERCATI

di Silvia Maculan ONLINE, È BOOM GRAZIE AL LOCKDOWN New markets online

Tre mesi di chiusura totale e un salto tecnologico avanti di dieci anni nel campo della digitalizzazione. Le aziende italiane (ri)scoprono il commercio online e nuove abitudini entrano nella vita quotidiana delle persone. Il consumo della banda INTERNET si è decuplicato, basti pensare che il solo uso dei social network in Italia è cresciuto del 31% in tre mesi, per non pensare a Netflix o alle piattaforme di entertainment online.

Il confinamento dei mesi di marzo e di aprile ha sconvolto la vita degli italiani e ha accelerato un fenomeno di massa, trasformando i cittadini da semplici individui ad utenti digitali. Tutti rinchiusi, ma tutti connessi online. Ragazzi con gli smartphone ed i tablet tra le mani, per la didattica a distanza, genitori che hanno lavorato a ritmi serrati tra pianificazioni e call, nonni che hanno riscoperto i vecchi pc di casa, la rincorsa a mezzanotte per poter prenotare una spesa presso il supermercato online.

L’Italia è stata anche il primo paese europeo ad affrontare la pandemia ed ha avuto la necessità di bloccare molte attività produttive e chiudere gli esercizi commerciali, per contenere la diffusione del virus tra la popolazione. Le persone sul divano si sono riversate sul web anche per gli acquisti, soprattutto per quelli nell’ambito Food&Grocery. Per questo motivo il settore dell’e-commerce è diventato essenziale e primario, per tutti quei cittadini che non si potevano recare in


E-COMMERCE, IL FUTURO VALE MILIARDI

web e social

New markets online, a boom thanks to lockdown Three months of total lockdown led to a tenfold increase in bandwidth consumption. Social networking in Italy has grown by 31% in three months, not to mention Netflix or similar platforms. The confinement during March and April upset the lives of Italians. Everybody was locked up, but connected online. The young with smartphones and tablets for online learning; parents held Zoom meetings; grandparents rediscovered the old PCs; finally, the midnight rush to book a delivery at an online supermarket. The e-commerce sector became essential for all those citizens, but also and especially for companies and shops, who could continue to sell their products. Many neighborhood shops were using e-commerce for the first time, sometimes helped by existing platforms (e.g., Ebay and Amazon offered free webinars, etc.). Other shops managed through orders via WhatsApp or other social media. In 2020 alone, Italian consumer online shopping within the Food & Grocery sector will grow by a 55% (doubled if compared to 2019).

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negozio, ma anche, e in primis, per le aziende e i commercianti, che con questo strumento hanno potuto continuare a vendere i loro prodotti. Molti negozi di quartiere, si sono affacciati per la prima volta all’e-commerce, grazie anche alle piattaforme esistenti e all’integrazione di grandi player del commercio elettronico con i piccoli negozianti (ad es. Shopify ha esteso il periodo di prova a 90 giorni, promuovendo la creazione di e-commerce, Ebay e Amazon hanno offerto dei webinar gratuiti, Nexi ha messo a disposizione il mobile POS gratuito, ecc). Altri negozi si sono attrezzati con soluzioni meno sofisticate, tramite gli ordini via Whatsapp, o sui canali social. La ricerca e-Commerce in Italia 2020, pubblicata da Casaleggio Associati, ha dimostrato che il fatturato del commercio online nella sola Italia, è passato da 1,6 miliardi di euro nel 2004 a 48,5 miliardi di euro nel 2019. Nel solo 2020, secondo i dati dell’Osservatorio e-Commerce B2C Netcomm, gli acquisti online dei consumatori italiani all’interno del settore Food&Grocery varranno 2,5 miliardi di euro, con una crescita del 55% (raddoppiata rispetto al 2019). Il solo settore Alimentare, componente più rilevante avrà una crescita dell’85% rispetto all’anno precedente. Le persone hanno utilizzato il digitale per informarsi, fare la spesa, lavorare, studiare, socializzare e intrattenersi, sviluppando nuove abitudini che sono entrate nel quotidiano di ognuno di noi.

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ta le nti SPAZIO AL MERITO

LA FONDAZIONE CHE SOSTIENE I TALENTI di Chiara Lazzaroni Room for merit La Fondazione “Il Talento all’Opera” nasce il 24 gennaio 2020 per realizzare un progetto in cui convergono risorse pubbliche e private a sostegno del talento e del merito. La Fondazione vede la collaborazione tra la Scuola Superiore Sant’Anna e sette partner del mondo dell’imprenditoria: Fondazione EY Italia onlus, Unione Industriale Pisana, Toscana Aeroporti, Dedalus, Forti Holding, List, Acque spa. Questa è una delle prime fondazioni filantropiche del terzo settore, un ente privato senza fini di lucro caratterizzato da una governance agile ed efficiente per assicurare elevati livelli di trasparenza e di misurazione dei risultati raggiunti in termini di impatto sulla società.


culturale e scientifico e contribuire alla costruzione del bene comune e alla crescita economica.

GIOVANI BRILLANTI E INNOVATIVI

talenti eXL ottobre 2020

Room for merit. A Foundation to reward the best “Il Talento all’Opera” Foundation was established in January 2020 by a group of entrepreneurs who, together with Sant’Anna School, want to support a project where public and private resources can converge to support talent and merit. This is one of the first private non-profit organisation characterised by agile and efficient governance. The idea is to create a synergy between public and private. The proposal is to develop a shared space, in which common, transparent and impactful strategies could be developed. The perspective of subsidiarity becomes essential to support particularly gifted students in their training, as well as favouring advanced research contexts, with strong attention to innovation of public and private institutions where brilliant scholars can be taken into evaluation. Strategic themes for the future of the world, such as climate change, environmental sustainability, health-related technologies and scientific innovations, big data and their impact on economic systems, are areas in which talent, at all levels and in all its components, should be used to make a difference, thus contributing to economic growth and well-being of future generations.

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È in gioco la creazione di una sinergia fra il pubblico, di cui la Scuola Superiore Sant’Anna è riconosciuta come positiva espressione nel campo della formazione e della ricerca, e il privato, con la sua capacità di rappresentare bisogni e generare innovazione, per creare e sperimentare nuove forme di rapporto e di intervento. La proposta è sviluppare uno spazio condiviso di progettazione ad alto valore aggiunto, nel quale creare strategie comuni, trasparenti e di forte impatto, in una prospettiva di sussidiarietà. In quest’ottica diventa fondamentale sia sostenere nel loro percorso formativo giovani particolarmente dotati con l’obiettivo di valorizzarne pienamente il merito, che favorire contesti di ricerca avanzati e attenti ai fabbisogni di innovazione delle istituzioni pubbliche e private dove questi brillanti studiosi possano essere valorizzati. Tematiche strategiche per il futuro del mondo, quali il cambiamento climatico, la sostenibilità ambientale, l’equità e l’inclusione sociale, le nuove modalità di relazioni internazionali, la salute con le tecnologie e le innovazioni scientifiche ad essa connesse, i big data e l’impatto sui sistemi economici, sono ambiti in cui il talento, a tutti i livelli e in tutte le sue componenti, deve essere messo “all’opera” per lasciare il segno e fare la differenza per le future generazioni, per operare in favore di uno sviluppo


eco no mia e tu ris mo Strategic project

PROGETTO STRATEGICO TERRE DI PISA

di Alberto Susini

Che Pisa sia famosa nel mondo grazie alla torre campanaria del Duomo è fuor di dubbio. Riuscire a far scoprire le meraviglie che si trovano nei suoi dintorni è invece una sfida relativamente recente. Un lavoro partito dal basso grazie alla richiesta di alcuni imprenditori che, nel 2016, avevano bussato alla Camera di Commercio con l’intenzione di valorizzare Pisa e il suo territorio. Una sfida raccolta dall’Ente Camerale pisano che, sfruttando l’entusiasmo degli operatori, ha permesso la nascita delle “Terre di Pisa”.


Archivio CCIAA, Pisa

za per tutte le realtà locali. Un lavoro su cui molto si è speso il Presidente della Camera di Commercio di Pisa Valter Tamburini. “Per

IL MARCHIO DEL TERRITORIO

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Strategic project “Terre di Pisa” Pisa is world famous for its bell tower: that’s beyond doubt! To help people discover its surrounding wonders is, instead, a relatively recent challenge. The project, launched in 2016, was supported by a strategic marketing plan which analysed the results of interviews to tourists who have spent their holidays in the area. The study highlighted main strengths and weaknesses but also the many opportunities to exploit. Collective effort aimed at improving the quality of services, increasing awareness and attracting tourists in search of unique places and products.

economia e turismo

me – afferma Tamburini – l’aver contribuito alla nascita del brand non è un punto di arrivo ma, piuttosto, il punto di partenza di una competizione da condurre con rigore, convinzione e slancio per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. Un’azione a tutto campo, con le imprese che devono sforzarsi ad anticipare le esigenze di un mercato turistico in costante movimento e le istituzioni che debbono lavorare per una promozione coordinata e unitaria. Mentre gli operatori turistici continuano a perfezionare l’offerta, sono nati un sito www. terredipisa.it e i relativi canali social che non solo sono seguiti da oltre 20mila persone ma anche producono contenuti in grado di raggiungerne mensilmente 300mila”.

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Il progetto è stato affiancato da un piano di marketing strategico che ha analizzato anche gli esiti delle interviste strutturate rivolte a un ampio campione di turisti che hanno soggiornato sul territorio. Uno studio che ha messo in luce punti di forza, di debolezza ma anche le molte opportunità sulle quali si è da subito cominciato a lavorare. Uno sforzo collettivo che punta a migliorare la qualità dei servizi turistici offerti, a valorizzare i prodotti agroalimentari ed artigianali, ad accrescere la consapevolezza dei soggetti coinvolti ma anche attrarre i turisti in cerca di luoghi e prodotti non standardizzati, proponendo al contempo esperienze di autentico lifestyle toscano. Dopo una fase di condivisione nel 2017 sono nate ufficialmente, con la firma di un protocollo d’intesa, le “Terre di Pisa”. Un accordo sottoscritto dalla Camera di Commercio, dalla quasi totalità dei Comuni ed enti locali e da tutte le Associazioni di Categoria, dalla Strada del Vino delle Colline Pisane, dalla Strada dell’Olio Monti Pisani, e dal Consorzio di Tutela del Pecorino delle Balze Volterrane DOP. Oltre alle istituzioni, ovviamente, un crescente numero di soggetti come imprese e poli di attrazione (musei, teatri, fondazioni artistiche, guide turistiche ecc.) hanno aderito al disciplinare superando quota 400. Importante anche la scelta del marchio, realizzato da un’importante agenzia e presentato nel 2018 alla BIT (Borsa Internazionale del Turismo) di Milano: una Torre di Pisa stilizzata, resa multipla e caleidoscopica attraverso i colori. Gli stessi delle mille viste sul territorio, con le variegate offerte eno-gastronomiche, paesaggistiche, architettoniche e di leisure che raccontano di accoglienza e ospitalità naturale. Un elemento, quello della torre, che per la sua notorietà mondiale e per la sua storia locale, vuole essere un segno di appartenen-


eco no mia e tu ris mo

Foto di Maurizio Iannantuono

AUTUNNO DA VIVERE

VINO, OLIO, TARTUFO E PECORINO, di Alberto Susini VIAGGIO NELLE AZIENDE Enjoy Autumn L’autunno è uno dei migliori periodi nel quale vagare nelle Terre di Pisa. È infatti a partire da questa stagione che si rinnova il ciclo della natura che, grazie al sapiente lavoro dell’uomo e degli animali che da millenni condividono le sue fatiche, vede

nascere alcuni dei suoi tesori più preziosi: il vino, il tartufo, l’olio e il pecorino. Prodotti, anzi veri e propri gioielli, che l’entroterra pisano conserva nei suoi forzieri: la vigna, il bosco, l’oliveto, il pascolo, la cantina, la grotta, il frantoio. Forzieri che la pandemia


Archivio CCIAA, Pisa

economia e turismo eXL ottobre 2020

Pico) a dominare incontrastato sull’autunno. “Per la mia azienda – spiega Cristiano Savini, della Savini Tartufi di Forcoli – operare nel mondo del tartufo non significa solo fare raccolta e selezione per la ristorazione italiana e straniera ma anche occuparsi della trasformazione del prodotto per realizzare salse, olii, snack e coprire canali importanti come il retail. Il tutto senza tralasciare il turismo. Il tartufo, infatti, è uno degli ambasciatori di questa terra ed è per questo che per gli appassionati organizziamo la Truffle Experience: un’esclusiva caccia al tartufo che offre al visitatore attento un’emozione indimenticabile sia nella natura che a tavola, con i cibi ed i vini del territorio. In azienda abbiamo anche un negozio dove sono disponibili tutti i nostri prodotti oltre, ovviamente, al tartufo fresco”. Altro protagonista dell’autunno pisano è l’olio, frutto della spremitura di olive (le cultivar più rappresentative della zona sono il Frantoio, il Moraiolo ed il Leccino) che da queste parti si raccolgono dalla pianta a volte ancora a mano o con piccoli rastrelli facendole cadere su grandi reti. È il modo più corretto e rispettoso per non rischiare di compromettere i frutti che poi andranno nei frantoi per la molitura a freddo. “Ci aspettiamo che passata una fase dove a causa del Covid le persone hanno acquistato molto olio industriale – afferma Domenico D’Alessio, Capo Panel del Comitato di Assaggio Olio della Camera di Commercio di Pisa – sia cresciuta la consapevolezza dell’importanza di acquistare prodotti di superiore qualità sensoriale. Credo che

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non è riuscita a scardinare, tutt’altro. “Con l’inizio del lockdown – afferma Maurizio Iannantuono, titolare dell’azienda vinicola Podere La Chiesa a Terricciola – è avvenuto un apparente paradosso. Mentre la chiusura imposta dalla pandemia ha reso impossibile accogliere i turisti, che rappresentano un elemento importante per le aziende vinicole, c’è stato più tempo da dedicare alla vigna e alla cantina che mai come in questi mesi abbiamo avuto la possibilità di curare. Un’attività, quella svolta sul terreno, che mi ha dato una grande voglia di ripartire e di investire per continuare a crescere”. Un vino, quello prodotto nell’entroterra pisano, che nasce da terreni che ci riportano indietro al periodo in cui gli Etruschi abitavano le coste della Toscana. Diverse sono le DOP e IGP della provincia di Pisa con l’ultima nata, le “Terre di Pisa”, che ha già una personalità specifica, dettata da sangiovese e dalla sua sapidità, e già ben individuata dai mercati nazionali e internazionali. Ma non c’è solo il vino a caratterizzare l’entroterra pisano. L’autunno è infatti un momento d’oro per il tartufo. Sono circa 1700 i cavatori in Toscana, così si chiamano i raccoglitori del prezioso fungo ipogeo, di cui 650 nella sola Palaia che assieme ai loro inseparabili cani operano nella zona di San Miniato, in Valdera, spingendosi fino a Volterra e nel senese e sulla costa che da Grosseto sale fino alle pinete di San Rossore. Se è vero che le varie qualità di tartufo (nero, scorzone, marzuolo, uncinato e bianco) coprono diversi periodi dell’anno, è però il bianco pregiato (Tuber magnatum


questa accresciuta sensibilità sarà in grado di valorizzare le produzioni olivicole delle piccole aziende che tanto si spendono per portare sulla tavola, e nel mondo della ristorazione, un olio non solo sicuro ma che è uno dei protagonisti della cucina locale. Scendendo più a sud nella provincia si trova un altro prodotto che dal 2015 è stato inserito nel registro delle DOP: il Pecorino delle Balze Volterrane. Un pecorino fatto di latte ovino crudo di pecore di razza Sarda ma che si caratterizza per l’utilizzo di un caglio vegetale, ricavato dalle inflorescenze di cardo o cardo selvatico, che gli fornisce un particolare retrogusto. C’è un periodo e un luogo, nel mese di ottobre a Pisa, nel quale tutti i gioielli dell’agroalimentare della provincia escono dai rispettivi forzieri per farsi conoscere e apprezzare dagli appassionati. E l’occasione è quella del “Terre di Pisa Food&Wine Festival”, dedicato al cibo, al quale si abbina la manifestazione “Terre di Pisa, Terre del Vino” con degustazioni guidate di vini pisani condotte da esperti del mondo dell’enologia.

Enjoy Autumn. Wine, oil, truffle and Pecorino cheese, a trip to farms Autumn is the time of Pisa most precious treasures: wine, truffles, olive oil and Pecorino cheese. Wine production in the area dates back to Etruscan times. There are several DOP and IGP in the province. Autumn is also the season of truffle. There are about 1,700 truffle hunters in Tuscany. The various qualities of truffles cover large parts of the year, however, the renowned and awarded white truffle could only be found in Autumn. Another protagonist is olive oil. The most representative cultivars of the area are Frantoio, Moraiolo and Leccino, sometimes still harvested by hand or with small rakes. Further south, we find the Pecorino delle Balze Volterrane. A Pecorino cheese made from raw sheep milk, characterised by the use of a plant-based rennet, obtained from thistle, which gives the cheese a very specific taste. In October, the “Terre di Pisa Food & Wine Festival” is held, with tastings and guided tours led by wine experts.


SAN MINIATO ARTE E PAESAGGI

di STEFANO RENZONI

economia e turismo eXL ottobre 2020

San Miniato al Tedesco is situated on a narrow ridge, originally a Lombard city, then Imperial, Guelph, Ghibelline, and then Medicean, preserving all the signs of its past in its urban setting. An urban agglomeration that seems to be defended by hill slopes of the mountain, but also from the extraordinary Tuscan countryside, with its woods and, in this case, truffles. San Miniato is a good example of how the activity of man in Tuscany has been able to graft itself into a unique nature, without distorting its meaning and appearance.

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Se esiste un luogo della Toscana che è al tempo stesso un territorio affidato alla memoria di chi lo ha visto, e all’ansia del viaggiatore quando lo vede per la prima volta, è San Miniato al Tedesco. Posta su un crinale stretto e lungo, quella città longobarda, eppoi imperiale, eppoi guelfa, ma ancora ghibellina, e poi medicea, e poi moderna, anzi attuale nelle forme di esistenza variate tra cultura e valorizzazione del territorio, conserva nel proprio tessuto urbano tutti i segni del proprio passato, fissato in un corpo quasi intatto, ricco di emergenze architettoniche e artistiche straordinarie. Un agglomerato urbano che si direbbe difeso nella sua integrità dalle pendici del monte, ma anche dalla campagna vicina, la straordinaria campagna toscana, ricca di rughe, di boschi e, nel caso, di tartufi. San Miniato costituisce così una delle testimonianze più alte di come il lavoro dell’uomo in Toscana abbia saputo innestarsi in una natura pressoché unica, senza stravolgerne il senso e l’aspetto. Natura e cultura dunque, questa è San Miniato. La Cattedrale, le chiese di San Domenico, San Francesco, del Santissimo Crocifisso, la torre di Federico II che domina sulla città, il Museo Diocesano, le pause frequenti e inaspettate del verde, e un’atmosfera di convivenza appartata e civile che vi si respira, fanno della città un luogo dove è bello andare e passeggiare con la guida turistica ma anche senza meta; un luogo dove è possibile, e forse auspicabile, camminare da soli o in rare compagnie, affinché resti il tempo per osservare e per riflettere su quanto dolce sia fare il flâneur nella traccia stupita di luoghi che poi, una volta a casa, è dolce rammentare nello scorrere tenue del tempo. San Miniato. Art and landscapes


ar te e cul tu ra PIAZZA DEL DUOMO

di Stefano Renzoni LE “FABBRICHE” Piazza del Duomo DEI MIRACOLI Fabbrica of miracles

A proposito della piazza del Duomo di Pisa, forse non sempre si è riflettuto su un fatto straordinario. L’aspetto stilisticamente armonico dei quattro edifici principali della piazza non fu il frutto di un progetto unitario, concepito da una sola persona, e realizzato in un arco di tempo relativamente serrato. Al contrario i quattro edifici furono realizzati in quattro secoli almeno (sostanzialmente dall’XI al XIV secolo) e da un numero apprezzabile di artisti. Se infatti Buscheto iniziò i lavori realizzando la Cattedrale nella sua configurazione originaria a partire dal 1064, già nel secolo successivo un secondo protagonista, Rainaldo, rimise mano al tempio allungando le navate e progettando per intero la straordinaria facciata. Poco dopo, nel 1152, l’architetto Diotisalvi iniziò

la costruzione del Battistero, poi terminato due secoli dopo da altri protagonisti, tra i quali Nicola Pisano. Nel 1173 Bonanno Pisano, come sembra finalmente provato, iniziò la costruzione della torre campanaria, sebbene si trovasse costretto ad interromperne presto i lavori a causa del cedimento del terreno. Nel 1275 toccò allora a Giovanni di Simone portarli alla conclusione, sebbene la cella campanaria sia stata realizzata ancora dopo, forse da Tommaso Pisano. Quanto al Camposanto, l’autografia è ancora dibattuta ma probabilmente fu progettato dallo stesso Giovanni di Simone nel 1278, e tuttavia i lavori terminarono solo nel XV secolo. Se lo scandito succedersi degli architetti, e delle variate maestranze ad essi in qualche


o di reinterpretazione di una grande basilica romana, come sottolineato anche dalla provenienza di molti di quegli stessi marmi, originariamente parti di edifici imperiali romani, e provenienti da Roma e da Ostia. E poi, in tutto questo, la capacità, alta e perfino laica, intellettualmente coraggiosa, di non temere la contaminazione con culture prossime e talvolta perfino ostili. Ecco allora la lenta germinazione di influenze arabe e bizantine, di quelle terre insomma raggiunte dalle navi e dai mercanti pisani, a documentare come una civiltà consapevole del proprio destino bene si affidasse al confronto e al pungolo della competizione, vivendo come un arricchimento le diverse suggestioni culturali. In tutto questo contesto, un altro elemento fu poi degno di nota. Nel rapido elenco che abbiamo fatto poche righe sopra, abbiamo fatto i nomi degli architetti delle fabbriche della piazza. Se lo abbiamo fatto è perché li conosciamo, se li conosciamo è perché sono documentati. Quasi tutti gli architetti della piazza lasciarono infatti il loro nome in una iscrizione, e addirittura il primo, Buscheto, affidò il proprio ricordo alla sepoltura, alla tomba ornata da motivi strigilati, posta esattamente sulla facciata, perché tutti, nei secoli, sapessero chi ringraziare di tutta quella grande bellezza. Nel Medioevo la firma dell’artista, messa poi così in evidenza, non era affatto scon-

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modo legati, non mutò nella sostanza la fisionomia stilistica della piazza, articolata in una costellazione di archi aperti e ciechi, di losanghe e di fasce bicrome, questa non fu il risultato di una sorta di predestinazione, ma semmai di una volontà totalmente umana, la consapevolezza che il modulo compositivo architettato da Buscheto e da Rainaldo era così perfetto e in sé concluso, da costituirsi come una sorta di coercizione estetica. In un’epoca, quella lunga e discontinua come il Medioevo, specie al momento in cui il cosiddetto Romanico fu prossimo a cedere all’aguzzo e nervoso Gotico, se in quell’epoca lunga e piena di accenti e di soluzioni variate, gli artisti che si succedettero nella costruzione degli edifici ripresero lo schema iniziale trasformandolo in un vero e proprio canone compositivo, questo significò avervi letto una misura in qualche modo aurea, la stigma della cultura sviluppatasi nel momento in cui l’opzione estetica diventava la scelta di un profilo culturale altissimo e quasi antropologico. L’euritmia delle scelte architettoniche, quella concinnitas che sarà cara a Leon Battista Alberti, mossa da marmi candidi come le crustae lapidee degli edifici imperiali romani, che diventava contrassegno di una civiltà che, come la Repubblica Pisana, riteneva di rivivere in sé i tratti di quella smisurata cultura che fu quella antico romana. La facciata ad archi e corridoi sovrapposti come una sorta di Colosseo o di Settizonio,

arte e cultura eXL ottobre 2020


tata, perché diversa era la considerazione che si aveva del ruolo dell’artista e della sua dimensione culturale. Ancora nel XV secolo, ad esempio, sulla facciata di Santa Maria Novella a Firenze sarà impresso a grandi lettere il nome del committente, non dell’artista che quella facciata eseguì. A Pisa non fu così. I nomi degli artisti vennero scolpiti sui muri e sovente sulle sculture, indizio strepitoso di una consapevolezza culturale del ruolo che faceva dell’architetto un artista in senso pieno. Un homo faber. Lasciare memoria degli architetti sulle mura degli edifici, significava ritenerli degni di una sorta d’immortalità, significava attribuirne la sopravvivenza nel ricordo degli uomini, dunque ribadire la storicità del manufatto e il suo ruolo anfibio: costruito per la maggior gloria di Dio, e per quella degli uomini. Il risultato di questa sovrapposizione d’ingegni e di opere fu in qualche modo straordinario. La bellezza della piazza, la sua misura, è talmente perfetta, che sembra superare l’usura non solo del tempo, ma dell’attenzione degli uomini; non già l’eternità terrena dell’Uomo, ma quella più modestamente biografica del cittadino. Vogliamo insomma dire che il cittadino di Pisa, che abbia dieci come ottant’anni, mai si abituerà al fascino della sua piazza, mai riuscirà a passarci davanti per volgere la faccia altrove, ma sempre ne subirà, come subisce, la seduzione. È

una sorpresa che si rinnova costantemente, come di una orditura architettonica, col bianco degli edifici che si bilancia al verde del prato, che non cede all’abitudine, alla visione distratta e automatica. Se un artista come Christo ripristinava il senso di attenzione verso edifici banali o stra-visti impacchettandoli, dunque cancellandoli, perché solo la loro scomparsa ne ricostruiva l’aura artistica e dunque l’attenzione del pubblico, gli edifici della piazza del Duomo

FIRME ETERNE DI GRANDI ARTISTI sembrano sfuggire a questo destino: ogni volta che vengono visti è come se fosse la prima volta, e il senso di sorpresa raggiunge talvolta quello di un vero e proprio sgomento, di una malinconia profonda e immodificabile. Come l’uomo posto di fronte ad una grandezza smisurata che ne segna i confini e i limiti. Tuttavia questa straordinaria antologia di capolavori necessita di cure continue, come se insomma dai cieli della poesia dovessimo scendere su quelli più tormentati e quotidiani della prosa. Sono monumenti che necessitano di incessanti attenzioni, di restauri praticamente eterni. In questo caso le moderne tecnologie, e una ricerca scientifica inesausta e che nel cam-


NUOVE TECNOLOGIE PER I RESTAURI

sta volta centrata soprattutto sulla scultura medievale. È stato un intervento radicale e profondo, sebbene rispettoso dell’edificio, con risultati che hanno assegnato alle opere una inedita visibilità. In questa prospettiva la Piazza del Duomo si rivela per quella che in fondo è: straordinario complesso di monumenti artistici e religiosi che sfidano la fede e l’attenzione degli uomini, e che ne misurano la capacità di prendersi cura della fede e della storia, perché mai come qui la sollecitudine e la premura verso la prima, si riflette con assoluta precisione sulla seconda.

arte e cultura eXL ottobre 2020

Piazza del Duomo. Fabbrica of miracles Perhaps a little known detail about Piazza del Duomo, is that the stylistically harmonious appearance of the four main buildings of the Piazza was not the result of a unitary project, conceived by one person, and built in a relatively short period of time. On the contrary, the four buildings were built over three centuries (mainly from the 11th to the 14th century) and by an high number of artists. However, this extraordinary collection of masterpieces needs continuous care: in this case, modern technologies, and an inexhaustible scientific research are invaluable. L’OPERA DEL DUOMO, the institution that oversees the protection of the Duomo, is committed in a difficult but exciting enterprise aimed at averting the damages provoked by time. Those visiting the Piazza in these weeks will notice that the north wing of the Cathedral is in fact undergoing a complete restoration of the stone surface, which follows a similar work already completed in the apse area. The Camposanto underwent an integral restoration of the frescoed walls, with amazing results, giving new life to a seriously compromised pictorial heritage, thus witnessing how science, research and new technologies can achieve very important results. The Leaning Tower also underwent many restorations in recent years, overseen by an international scientific committee, aiming at averting the risks of a collapse, reassigning stability with highly refined and innovative techniques. Finally, the opening, last year, of the new MUSEUM OF THE OPERA DEL DUOMO which contains artifacts from the Duomo. It was reopened after a restoration that ended up in a complete redesigning of the paths, the furnishings, and even the exhibition philosophy, now focusing on Medieval sculpture. It was a radical and profound intervention, although respectful of the building, resulting in an extraordinary visibility of the artworks.

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po dei restauri artistici vede l’Italia ai primi posti nel mondo (con Pisa a recitare un ruolo cospicuo), riescono a riconsegnarci quegli edifici, e le opere che contengono, in una piena e migliore leggibilità. L’OPERA DEL DUOMO, l’istituzione che sovrintende alla salvaguardia delle fabbriche del Duomo, è infatti da sempre impegnata in una difficile ma appassionante impresa volta a scongiurare lo sconcio del tempo, il greve effetto del passare degli anni su quelle pietre. Chiunque si avventuri sulla piazza proprio mentre leggerà queste pagine, si accorgerà che l’ala nord della Cattedrale è infatti soggetta ad un completo restauro della superficie lapidea, che segue quanto è stato già fatto nella zona absidale. Il Camposanto poi è stato sottoposto al restauro integrale nelle interminabili pareti affrescate, con risultati strepitosi e che saranno oggetto prossimamente di specifici servizi su queste colonne, che hanno ridato nuova vita ad un patrimonio pittorico gravemente compromesso, a testimoniare come la scienza, la ricerca e le nuove tecnologie possono raggiungere risultati felicissimi. La Torre pendente non è stata certo da meno, e i restauri che si sono succeduti negli ultimi anni, sorvegliati da un comitato scientifico internazionale, hanno permesso di scongiurare i rischi di un crollo del celeberrimo manufatto architettonico, riassegnandogli una rassicurante stabilità con tecniche d’intervento raffinatissime e innovative. La successiva pulitura dell’apparato lapideo non è stata un lavoro di cosmesi, di narcisistico e scenografico intervento di puro abbellimento, ma la conclusione di un lavoro di salvaguardia che ha riassegnato alla Torre una piena leggibilità. Infine, ed è storia recentissima, il nuovo MUSEO DELL’OPERA DEL DUOMO. Lo scorso anno il Museo che contiene i manufatti artistici provenienti dalle fabbriche del Duomo (che per motivi liturgici o di conservazione necessitavano di una musealizzazione), è stato infatti riaperto dopo una completa riprogettazione un restauro che ha finito col ridisegnarne completamente i percorsi, gli arredi, e perfino la filosofia espositiva, que-


ar te e cul tu ra TUTTOMONDO TRENT’ANNI DI UN MITO

di Luca Fracassi

Keith Haring’s Tuttomondo A vederlo oggi, con i colori pastello ispirati dagli edifici dei lungarni pisani, l’inconfondibile codice visuale e la danza gioiosa delle figure che ancora fa vibrare la parete, si stenta a credere che Tuttomondo abbia compiuto trent’anni. Eppure Keith Haring realizzò il murale sul retro della canonica della Chiesa di Sant’An-

tonio Abate a Pisa nel 1989, prima che la malattia lo strappasse alla vita troppo presto. Succede che due anni prima, nel 1987, uno studente universitario dell’Ateneo pisano, Piergiorgio Castellani, decide di seguire il padre in un viaggio di lavoro a New York. E nella Grande Mela incontra fortuitamente Haring proponen-


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to New York, where he accidentally met Haring proposing him, only half jokingly, to realise a permanent project in Italy. At that point, a suitable wall needed to be found. After unanimous approval by the City Council it was found by an open-minded missionary, who was in favor of donating it to the work of a homosexual artist. An area of 180 square meters, which in the arch of four days was populated with 30 chained anthropomorphic figures.

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Keith Haring’s Tuttomondo. Thirty years of a myth It is hard to believe that Keith Haring’s Tuttomondo has just turned thirty with its vivid pastel colours inspired by the buildings of the Lungarni: nevertheless, Keith Haring made the mural on the back of the rectory of the Church of Sant’Antonio Abate in 1989. Two years earlier, in 1987, a university student in Pisa, Piergiorgio Castellani, decided to follow his father on a business trip

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dogli, scherzando ma non troppo, di realizzare un’opera permanente in Italia. L’artista accetta, forse per liberarsi dalla pressione degli impegni con i galleristi newyorchesi che, da un Haring all’apice della popolarità, pretendevano una produzione continua e costante. È a quel punto che entrano in scena le istituzioni pisane per trovare una parete adatta all’impresa. Compito affidato all’allora assessore alla Cultura del Comune di Pisa Lorenzo Bani: “Non fu facile creare le condizioni per la realizzazione e vincere le resistenze di una città un po’ autoreferenziale come Pisa che vanta grandi capolavori artistici di epoche precedenti. Dopo l’approvazione all’unanimità del Consiglio Comunale ci rimboccammo le maniche per cercare una parete adatta a liberare la creatività di Haring e la trovammo presso un missionario all’avanguardia, che fu favorevole a donarla all’opera di un artista omosessuale”. Una superficie di 180 mq. che si trasformò nell’arco di quattro giorni in un inno all’armonia, popolandosi di 30 figure antropomorfe concatenate che Haring realizzò in una jam session artistica fatta di studenti e artigiani dell’azienda Caparol Center di Vicopisano (che aveva donato le vernici e si è occupata anche del restauro del 2011) che aiutarono l’artista americano a riempire di colore i profili neri precedentemente disegnati. Esiste una generosa bibliografia su Tuttomondo, recentemente arricchita dal volume dedicato ai bambini Pisa è Tuttomondo! di Francesca Bianchi e Elisa Bani, presentato nel 2019 in occasione del trentennale. Una ricorrenza servita al Comune di Pisa per rilanciare anche in chiave turistica l’opera, come ha sottolineato Fabrizio Grossi, assessore alla Cultura della Provincia di Pisa nel 1989, che contribuì ad amplificare l’eco dell’evento grazie al rapporto con il Consolato americano a Firenze: “Ancora oggi c’è da lavorare per dare il giusto valore a quest’opera che ci invidia tutto il mondo. Fu un atto d’amore di Haring verso la nostra città, rappresentato in questo “affresco contemporaneo” dalla croce pisana al centro e da un grande cuore nella parte superiore della parete: Haring a Pisa lasciò il cuore realizzando questo capolavoro politicamente scorretto per l’epoca”. Una riflessione che trova conferma in una delle annotazioni di Haring sul suo diario: “Sto seduto sul balcone a guardare la cima della Torre Pendente. È davvero molto bello qui. Se c’è un paradiso, spero che assomigli a questo”.


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EXL - Magazine sulle eccellenze toscane della Tecnologia, Innovazione, Ricerca e Impresa. n°1-2/2020 by eXL_magazine - Issuu