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RIVISTA CAVALLO LIBERO MARZO 2026

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LA VISITA VETERINARIA

PER IL CAVALLO ATLETA

Le origini e la sua applicazione

IL LIPIZZANO

cavallo italiano anzi espressione della cultura equestre italiana

Carissimi lettori,

siamo lieti di presentarvi il numero di marzo della nostra rivista, un appuntamento che, mese dopo mese, continua ad accompagnare e informare tutti coloro che fanno parte del nostro mondo associativo. Anche in questa edizione troverete articoli di grande interesse, approfondimenti e spunti utili che vi aiuteranno a comprendere meglio non solo gli aspetti normativi che riguardano il nostro settore, ma anche curiosità, aggiornamenti e tematiche di attualità legate alla realtà dei circoli ippici e dell’attività sportiva.

La nostra rivista rappresenta da sempre uno strumento importante di informazione e di condivisione. Nel corso degli anni è diventata un vero punto di riferimento per chi opera nel settore, contribuendo a diffondere conoscenza, chiarire dubbi e offrire un supporto concreto a istruttori, tecnici e responsabili dei centri ippici che ogni giorno lavorano con passione e professionalità.

Il 2026 è iniziato con grande soddisfazione. Il rinnovo della fiducia da parte dei numerosi circoli ippici e degli istruttori che continuano a scegliere e sostenere la nostra organizzazione rappresenta per noi un motivo di grande orgoglio. Questa fiducia è il risultato di un lavoro costante, portato avanti con impegno e con l’obiettivo di offrire servizi sempre più qualificati e vicini alle reali esigenze delle associazioni e degli operatori del settore.

Gli obiettivi che ci poniamo ogni anno vengono raggiunti grazie alla collaborazione e alla partecipazione di tutti voi. Questo risultato ci dà la forza e il coraggio di continuare a crescere, migliorare e proseguire il nostro percorso insieme, rafforzando sempre di più la nostra comunità associativa.

A tutti voi va il nostro più sincero ringraziamento per il sostegno e la fiducia dimostrata nel tempo.

Vi auguriamo una buona lettura.

IL DIRETTORE TINO NICOLOSI

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VISITA VETERINARIA PER IL CAVALLO ATLETA le origini e la sua applicazione

IL LIPIZZANO, cavallo italiano anzi espressione della cultura equestre italiana di MARIO RENZULLI 18 FORMAZIONE EQUESTRE CERTIFCATA

IL REGISTRO DEGLI EQUIDI: La normativa

CERTIFICARE UN’IPPOVIA

E.N.G.E.A.: le Affiliazioni

RIVISTA ASSOCIAZIONISTICA ENGEA A 360°

RIVISTA ASSOCIAZIONISTICA DI CULTURA E SPORT EQUESTRE, CINOTECNICA E CINOFILIA, NATURA E AMBIENTE. EDIZIONE ONLINE N° 26 ANNO 2026 MESE MARZO

EDITORE E.N.G.E.A. EQUITAZIONE

DIRETTORE RESPONSABILE

Tino Nicolosi

REDAZIONE

Tino Nicolosi, Mario Renzulli

PROGETTO GRAFICO E DESIGN ORIGINALE

Tino Nicolosi, Letizia Colbertaldo, Claudia Boara

GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Letizia Colbertaldo

SEDE

P.zza Vaccari 7 27056 Cornale e Bastida (PV)

CONTATTI

Tel. 0383.378944 ilcavallolibero@gmail.com

SITI WEB www.issuu.com/engea www.cavalloecavalli.it

E’ vietata la riproduzione totale e/o parziale di testi, immagini e loghi presenti su ENGEA A 360°, e suoi allegati, senza l’autorizzazione scritta dell’editore. L’allegato è autonomo nei suoi concetti e contenuti a livello redazionale e pubblicitario, di conseguenza le scelte sono dettate dal marketing redazionale.

La responsabilità delle opinioni contenute negli articoli pubblicati è esclusivamente degli autori.

Allegato alla rivista A 360° iscritta al n. 180 del Registro Pubblico del Tribunale di Voghera in data 24/12/2007 edito in formula mensile.

VISITA VETERINARIA CAVALLO ATLETA

Le origini e la sua applicazione

Era la sera del 6 febbraio 2024 quando ricevetti una chiamata alle 21:45, nella quale mi veniva chiesto se fossi disponibile a rappresentare tutti gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI per un tavolo di lavoro nel quale avrebbero operato congiuntamente il Ministero della Salute, il Ministero delle Politiche Agricole, il Ministero dello Sport ed i rappresentanti degli organi sportivi: un rappresentante per la FISE – Federazione Italiana Sport Equestri,

un rappresentante per Fitetrec-Ante ed un rappresentante per tutti gli EPS (Enti di Promozione Sportiva). In passato non era mai accaduto, almeno negli ultimi vent’anni. Accettai l’incarico.

Il tavolo di lavoro riguardava la “visita veterinaria del cavallo sportivo”.

Al fine di tenere aggiorati tutti gli enti decisi di stilare dei verbali di ogni singola riunione ed inviarli a tutti gli enti (EPS),

in modo da avere la certezza che fossero tutti a conoscenza del lavoro svolto. Questo lavoro fu molto apprezzato, anche se ovviamente l’argomento non era tra i più facili da trattare.

Come Responsabile Nazionale PGS –Settore Equestre, sin da subito mi avvalsi della consulenza personale di veterinari, ed il lavoro svolto oggi è diventato legge. Dovere oggi, nell’attuazione della legge, spiegarne l’applicazione e l’impatto sul comparto equestre nazionale.

È doveroso chiarire che la “Visita Veterinaria per il cavallo atleta” era già inserita nel Decreto Legislativo n. 36 del 28 febbraio 2021, esattamente all’articolo 20 e all’articolo 23. Il tavolo di lavoro era stato creato dal Governo, coinvolgendo tutto il mondo sportivo, con l’obiettivo di definire i criteri della visita veterinaria che fino ad allora non erano mai stati definiti.

Sin dai primi verbali che stilai per gli enti, precisai che tale disposizione avrebbe avuto un impatto economico importante nei confronti di due soggetti: le Associazioni Sportive Dilettantistiche e le Società Sportive, che già stavano subendo una riforma rilevante per il mondo sportivo equestre. Mi fu chiarito sin da subito che il nostro compito era limitato esclusivamente a suggerire, la modalità della visita e che la legge già stabiliva che non vi fossero risorse economiche dedicate.

Fu un lavoro durato sei mesi e posso confermare che vi è stata la massima collaboratività e mediazione. Affrontate tantissime varianti e discusso ogni singola riga, oggi la visita del cavallo atleta rappresenta il primo documento al mondo in cui un Paese riconosce al

cavallo diritti e garanzie di benessere, fattore che ad oggi non risulta presente in nessun altro Paese nel mondo.

La normativa

Dal 1° gennaio 2026, un cavallo, per partecipare ad eventi sportivi o manifestazioni, ed una ASD o SSD, per avere la defiscalizzazione sul medesimo cavallo, devono possedere i seguenti requisiti:

essere Equide non macellabile (non DPA);

essere Equide iscritto al repertorio dei cavalli del proprio Ente (Federazione, Disciplina Associata, Ente di Promozione Sportiva);

essere in possesso del certificato di idoneità sportiva (con tutte le vaccinazioni a norma di legge).

Il certificato deve essere rilasciato da un veterinario abilitato alla professione e può avere validità fino a 12 mesi dalla visita. Come il certificato medico per gli atleti, si tratta di una visita oggettiva riferita all’atto della visita stessa e dà anche la possibilità di limitare le attività che il cavallo può svolgere. Anche un cavallo di una certa età, che può dare gioia sportiva ad un bambino di 8 anni, può avere il certificato limitatamente alle sue condizioni, ad esempio per: battesimi della sella, equitazione per disabili, barriere a terra e molto altro.

La visita veterinaria del cavallo atleta ha oggi sicuramente un impatto sul settore equestre nazionale per tutti gli organi sportivi, ma penso sia doveroso chiarire alcuni punti che meritano una considerazione.

Dal punto di vista logico passa il messaggio che, così come gli atleti di qualsiasi sport devono richiedere il certificato sportivo per praticare attività sportiva, anche gli animali utilizzati per lo sport devono esserne in possesso.

Dal punto di vista del benessere animale, con questa visita si compie un salto nel futuro: viene data la garanzia che un cavallo sia visitato prima di qualsiasi tipo di competizione, eliminando così tutti quei casi di maltrattamento animale che sempre più spesso vengono segnalati.

Dal punto di vista dei beneficiari economici di tale disposizione governativa, sicuramente vi sono i veterinari, che si trovano nella posizione – giustamente – di richiedere un compenso per la prestazione professionale, esattamente come tutti i medici di base che, sin da quando fu varata la Legge 398/1991, hanno rilasciato i certificati di idoneità sportiva per gli atleti.

Voglio sensibilizzare l’entrata di questo nuovo obbligo con un aneddoto, nella speranza che possa essere di ispirazione.

In questi mesi il settore equestre PGS ed ENGEA stanno portando avanti un lavoro scrupoloso sulle dinamiche degli incidenti nelle attività equestri, avvalendosi di medici e personale sanitario. In occasione di un pranzo con un mio carissimo amico medico, gli posi una domanda:

–I certificati medici sportivi quanto li fai pagare?

– Tino, dipende!

– Da cosa?

– Di solito chiedo 20 euro per un certificato, ma non ti nego che valuto molto anche la situazione familiare e lo

storico del rapporto con il paziente, quindi spesso non chiedo la fee economica.

Spero che questo aneddoto sia di aiuto a tutti i professionisti veterinari che lavorano seriamente e professionalmente per garantire il benessere degli animali, affinché possano aiutare l’intero comparto a continuare nel proprio lavoro di promozione sportiva e a far vivere il cavallo a qualsiasi ceto sociale in Italia.

Penso sia doveroso e rispettoso ringraziare tutti i tecnici del tavolo di lavoro che per sei mesi hanno operato, ognuno con le proprie visioni, al tavolo tecnico. Un ringraziamento va al Dott. Tommaso Di Paolo del Ministero della Salute, alla Dott.ssa Tiziana Caricchia, alla Dott.ssa Davanzo Sveva, alla Dott.ssa Finocchi Elisabetta, al Dott. Santucci Ugo, al Dott. Gianluigi Giovagnoli rappresentante FISE, al Colonnello Adriano Sala, al Dott. Jean-Louis Mermillod rappresentante Fitetrec-Ante ed a tutti i tecnici governativi ed a tutti i presidenti di tutti gli Enti di Promozione Sportiva. Ringrazio il Presidente Ciro Bisogno per la fiducia, a Gianni Gallo un amico venuto a mancare nel settembre 2024 (allora rappresentante degli EPS in Giunta CONI) e la dott. ssa Marianna Chemollo e dott.ssa Laura Perbellini che a qualsiasi ora si sono messe a disposizione per consulenze esclusivamente tecniche.

La Segreteria Generale è e sarà sempre a disposizione per chiarire qualsiasi dubbio sull’argomento.

Si riporta la normativa utile a chiarire molti aspetti.

Articolo 20

Art. 20

Competizioni sportive

((1. L’ammissione dell’animale a una manifestazione, competizione o evento sportivo è subordinata all’accertamento, da parte di un veterinario, abilitato alla professione, della sua idoneità a partecipare, per condizioni di salute, di età e di genere, e della sua regolare identificazione e registrazione ai sensi della normativa vigente, se non già in possesso del certificato di idoneità annuale previsto per il cavallo atleta all’articolo 23, comma 1 e disciplinato ai sensi del comma 1-bis del medesimo articolo 23. L’organizzatore di manifestazioni, competizioni o eventi sportivi con animali garantisce la presenza o la reperibilità di un veterinario durante lo svolgimento della manifestazione o gara.

2. È vietata la partecipazione alle manifestazioni, alle competizioni e agli eventi sportivi di cui al presente articolo degli animali i cui detentori abbiano riportato condanne in via definitiva per i reati previsti e puniti dalle disposizioni di cui al libro II, titolo IX-bis, del Codice penale, e dall’articolo 727 del Codice penale e per le violazioni previste dall’ordinamento sportivo. La verifica è affidata all’organizzatore dell’evento.))

Articolo 23:

Art. 23

Visita di idoneità allo svolgimento dell’attività sportiva del cavallo

1. Il cavallo atleta per svolgere attività sportiva è sottoposto annualmente a visita veterinaria sportiva effettuata da un veterinario abilitato alla professione che attua anche le profilassi vaccinali prescritte dalla normativa vigente e dai regolamenti della Federazione Italiana Sport Equestri o la Federazione Pentathlon Moderno o della Fitetrec-Ante o dell’Ente di Promozione Sportiva

((o paralimpici riconosciuti per gli sport equestri))

presso i quali il cavallo è tesserato.

((1-bis. Con decreto del Ministro della salute, di concerto con l’Autorità politica delegata in materia di sport, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono definiti i contenuti della visita veterinaria. Con lo stesso decreto sono definiti modalità e contenuti dell’accertamento dell’idoneità dell’animale ai sensi dell’articolo 20, comma 1.

Il Lipizzano

cavallo italiano anzi espressione della cultura equestre italiana

Sebbene, nel contesto delle relazioni diplomatico–commerciali, l’Italia, già nel 1998, abbia riconosciuto all’Austria - nel rispetto della Storia - di essere la terra d’origine del cavallo lipizzano (1) tant’è che entrambi i Paesi stabilirono, con un accordo notificato alla Commissione europea, che al Libro Genealogico tenuto preso l’allevamento federale di Piber dovesse riconoscersi la qualifica di Libro genealogico d’origine (ma una copia del “Libro”, quella un tempo conservata a Vienna, è presso di noi) la questione dell’italianità di tale cavallo spesso si riaffaccia, non solo per i dolorosi fatti storici che hanno riguardato i territori limitrofi a Trieste (Lipizza, come si sa, è poco oltre il confine con l’Italia) e l’Istria (oggi in larghissima parte croata ) ma anche per il fatto che “italianità” trova in qualche modo riscontro presso nostri Enti di settore (2).

Ora, mentre per quanto riguarda il p.s.i o per il p.s.a nessuno dibatte sui rispettivi luoghi di origine, impressi d’altronde nella denominazione delle due razze (e ciò a prescindere dalla capillare diffusione delle stesse nel mondo intero) per il lipizzano non è così.

Prendiamo le mosse dal volume del gen. Carlo Volpini, “Il cavallo”, pubblicato per la prima volta nel 1891 e che ebbe numerose edizioni successive:

se si mette a confronto l’edizione del 1917 con quella del 1945, entrambe curate dal prof. Gianoli, si constata che nella prima delle due, uscita nel corso della I° guerra mondiale, la lipizzana è collocata fra le razze austriache; mentre nell’altra, antecedente il trattato di Parigi del febbraio 1947 che, dopo quello di Rapallo del 1920, sancì anche i confini orientali dell’Italia, la razza di Lipizza è annoverata fra le principali razze italiane.

Trascrivo il relativo passo, richiamando l’attenzione sui termini usati dall’Autore con lo scrupolo dello studioso:

<< La razza di Lipizza di fama mondiale, prima della guerra 1915-18 apparteneva alla corona dell’impero austro-ungarico , e da essa la corte ritraeva non solo superbi carrozzieri per le berline imperiali ma ottimi cavalli da sella per la scuola imperiale d’equitazione di Vienna, mentre ora fa parte del patrimonio ippico italiano>>.

Dunque la Lipizzana dall’avvio del suo allevamento fino all’ evento bellico per primo menzionato, cioè per circa 300 anni, è “appartenuta” all’Austria; poi, per i successivi trent’anni circa, ha “ fatto parte” del patrimonio ippico italiano.

Aggiungo un’altra curiosità libraria: A.E. Brehm, famoso naturalista

dell’Ottocento, scrisse un’opera “generalista” (“Nel Regno degli Animali”) comprensiva anche degli equidi e, fra questi, del cavallo domestico.

Nella edizione italiana del 1951 pubblicata da Mondadori vi è una bellissima tavola di G. Rivolo raffigurante i principali cavalli da tiro e da sella del mondo, in cui il Lipizzano è annotato come italiano.

Questa attribuzione non è riferibile al Brehm, che non si sofferma sulla razza lipizzana, ma evidentemente esprime l’opinione da noi prevalente in quegli anni.

A questo punto occorre esaminarne la genesi, in modo approfondito.

Forse per emulare Rodolfo II d’Asburgo

Istria - lipizzana - allev. ASCAL - propr. avv. Renzulli

(3) che nel 1579 diede ufficialità all’allevamento della razza Kladruber (4) nella Boemia orientale (generata come per la lipizzana da apporti di sangue andaluso e italiano) o quale sviluppo autonomo di un progetto di riqualificazione delle strutture di allevamento dei cavalli del Carso discusso con suoi consiglieri, l’ idea di costituirla venne all’Arciduca Carlo II di Stiria, regione avente come capoluogo Graz ed in cui si trova anche Piber che, successivamente, diverrà il tempio austriaco della razza.

Geograficamente siamo a sud est di Vienna, grosso modo alla stessa distanza, tanto dall’odierna Slovenia, che dall’Ungheria.

La stabulazione del nucleo originario composto da andalusi, avvenne nel 1580 a Lipizza in terreni da cui il vescovo di Trieste Nicolò de Coreto traeva parte delle sue rendite e che nell’occasione vendette all’arciduca.

L’originario insediamento fu poi implementato nel Settecento da pascoli che si trovavano nei pressi dell’odierna Postumia.

Quello che è il cuore dell’attuale Sloveniache si estendeva anche sull’antico Ducato di Krain (in italiano Carniola) era stata dominio della Casa d’Austria già da due secoli prima della originaria stabulazione

a Lipizza ed era dunque zona di prevalente influenza asburgica. Va comunque segnalato che l’iscrizione, risalente al 1703, sul portone della scuderia degli stalloni dal soffitto a volte ( la celeberrima velbanca ) a Lipizza, è in italiano.

Poi, come accennato, la vittoria nella guerra ’15-’18 ci permise di affermare la nostra sovranità (oltre che sulle terre istriane e dalmate che anticamente erano appartenute alla Repubblica di Venezia) anche su parte della Carniola, che - per la porzione residuale - divenne jugoslava.

La sconfitta nella sciagurata guerra ’40 – ’45 ce le fece perdere a vantaggio di quest’ultima Federazione (Federativna Socijalisticka Republika Jugoslavija fra Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia–Erzegovina, Macedonia e Montenegro, scioltasi mezzo secolo dopo) con quello che ciò comportò e che è noto a tutti.

Si tratta, dunque, di territori soggetti a frequenti mutamenti geopolitici, tant’è che da quelle parti, in quel torno di tempo, poteva accadere che le persone, pur vivendo sempre nello stesso luogo, divenissaro, nell’arco della loro vita o di quella dei loro diretti discendenti, via via cittadini, oltre che di alcuni dei summenzionati Stati, anche dell’Ungheria.

Tornando alla formazione della razza lipizzana , l’immissione di sangue italiano si ebbe già negli anni immediatamente successivi all’avvio dell’allevamento: in primis - secondo taluni (5) - attraverso cavalli del Polesine (identificabili probabilmente in quella razza mantovana celeberrima ai tempi dei Gonzaga (6)) o, secondo altri (7) attraverso cavalli del Carso.

Attesa la diversità dei luoghi sopra

indicati che non può non essersi riflessa sulla tipologia dei cavalli in questione, le opinioni di cui sopra, valide entrambe, mi sembra si traducano nel ritenere che si dette la precedenza, in ogni caso con sangue italiano, o alla delineazione del tipo morfologico, o (come logica vorrebbe) alla piena assimilazione ambientale.

Bisognò però attendere ancora duecento anni per l’introduzione in razza dello stallone napoletano Conversano, nato nel 1767, e dell’ancor più tipico e rappresentativo Neapolitano, nato nel 1790, che tennero a battesimo due delle sei linee maschili classiche dei lipizzani.

Questi soggetti si presentavano di maggior altezza rispetto all’Andaluso << e di aspetto fiero e nobile >> (8) e , verosimilmente, furono loro a conferire alla nuova razza anche la caratteristica di raggiungere il completo accrescimento solo intorno ai sette anni.

In quel periodo, sebbene i cavalli napoletani stessero già per imboccare il “viale del tramonto” rispetto al loro periodo d’oro che coprì i secoli XVI e XVII, gli stessi erano ancora rinomatissimi ed elogiati.

Giuseppe Baretti (Torino 1719 – Londra 1789) letterato, viaggiatore poliglotta e conoscitore di mezz’Europa – li ammirò presso la reggia di Versailles e riferendosi a quelli esibiti a Madrid in pariglia - li dichiarò i più belli <<che io vedessi mai>> (9).

Le altre quattro linee si devono allo stallone danese Pluto (nato nel 1765) a due stalloni boemi (Favory nato nel 1779 e Maestoso nato nel 1773 la cui linea fu poi rinvigorita da Maestoso X nato nel 1819)

nonché ad uno stallone arabo (Siglavy nato nel 1810).

L’adibizione presso l’equile di Lipizza di << rinsanguatori originali arabi come Gazlan, Saydan, Samson, Hadudi, Ben –Azet, Siglavy, ecc., ecc. >> viene riportata nei trattati (10) .

A questo proposito va aggiunto che delle quindici famiglie femminili classiche dei lipizzani e fra le nove di quelle che , dopo la I guerra mondiale, ricostituirono l’allevamento di Lipizza, nel frattempo divenuto a tutti gli effetti italiano, quattro avevano origini arabe e fra queste la famiglia Djebrin è tuttora rappresentata nel “nostro” odierno Allevamento Statale del cavallo Lipizzano di Montelibretti.

Un apporto, quello dell’arabo che non ha comportato sudditanza alcuna verso di questo, ma ha concorso alla nevrilità e all’armonia del lipizzano.

Per completezza, ma anche in sintesi, occorre poi segnalare che esistono altri due ceppi maschili, ammessi ma non “classici”, (Tulipan e Incitato) e parecchie famiglie di fattrici non classiche, ma ugualmente ammesse, di origine croata, ungherese e rumena.

Dal complesso quadro sopradelineato discende, tornando all’argomento del presente articolo, che del tutto legittimamente gli austriaci affermano che i lipizzani sono cavalli “loro”, visto che li hanno creati, che li allevano e li presentano, con giusta fierezza, nelle arie alte della scuola di equitazione spagnola di Vienna, sorprendendo quanti ancor’oggi accorrono ad ammirarli.

Altrettanto è a dirsi per gli sloveni, atteso

che Lipizza, dopo lo scoglimento della federazione jugoslava, è nel territorio del loro Stato, tradizionalmente legato al mondo germanofono dal quale venne il primo riconoscimento internazionale al momento della dichiarazione di indipendenza da Belgrado proclamata il 25 giugno 1991.

Proprio la convinzione delle proprie ragioni portò la Slovenia, nell’anno 2015, ad opporsi a che solo l’allevamento austriaco del lipizzano fosse riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità.

Che dire degli altri che pur non rivendicano la paternità della razza? Si può forse ignorare il ruolo dell’allevamento di Kladruby da cui provenne il predetto Favory (ed il primo Maestoso) capostipiti delle omonime due linee maschili dei lipizzani e verso le cui strutture (come verso ulteriori differenti mète, ma sempre dell’est) venne riparata la mandria di Lipizza nelle peripezie che ne hanno segnato la storia plurisecolare?

Siamo dunque in presenza di una multinazionalità mitteleuropea, non paritetica tra (in stretto ordine alfabetico) Austria, Bosnia, Croazia, Italia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria, sulla quale i predetti Stati hanno dovuto in qualche modo convenire, rispetto al dato allevatoriale, per ottenere il citato riconoscimento UNESCO nell’anno 2023. Detto ciò, resta da stabilire, senza alcun fanatismo rivendicativo, se si possa rintracciare nella fondazione del 1580 e nelle successive “tappe” settecentesche della costituzione del cavallo lipizzano, una cifra di italianità che ce lo faccia sentire un po’ più “nostro”, visto che geograficamente lo è poco.

Per arrivare a ciò, a me pare che si debba considerare, intanto, che per tutto il Rinascimento ( idealmente terminato con la morte di Torquato Tasso avvenuta nel 1595) l’Italia ha esercitato un’indiscussa egemonia in ogni espressione umana di rilievo, dall’arte al pensiero politico, dalla finanza fino... all’equitazione. Personaggi italiani di spicco sono stati presenti in varie nazioni europee (11) tanto che in qualche caso si arrivò a parlare, con riferimento ad alcune di queste, di sobborghi dell’Italia (12).

Riguardo all’arte equestre, F. Grisone nel 1550 pubblicò a Napoli, dove montava e insegnava, Gli ordini di cavalcare, testo che – per limitarsi alle traduzioni in tedesco, lingua dominante nella zona di prima diffusione del cavallo lipizzano –ebbe, fino al 1629, ben otto edizioni!

Può non essere una coincidenza che la quarta delle edizioni tedesche vide la luce, appunto, in quell’anno 1580 in cui

Note:

(1) cfr. anche F. Westerman, Pura razza bianca, Iperborea, Milano 2013, pag. 203; (2) In forza dei decreti ministeriali nn. 258188/4.06.2021 e 675136/23.12.2021 l’ANAREAI è l’ente di riferimento per il cavallo lipizzano, in Italia; (3) Rodolfo II, figlio di Massimiliano II d’Asburgo, oltre che appassionato di cavalli, fu anche un conoscitore dell’arte italiana; nella sua collezione di quadri annoverò anche opere del Parmigianino, del Correggio e di Paolo Veronese.

(4) cfr. M.C. Magri, Kladruber: il Gran Cerimoniere, in Cavallo Magazine 2021;

(5) J. Jurkovic, Lipica, Koper, 1973, pag. 6;

(6) J. Burckhardt, La civiltà del Rinascimento in Italia, Ed. Sansoni, FI, 1968, pag. 268;

(7) L. Buttazzoni, L’Allevamento Statale del Cavallo Lipizzano – A.S.Ca.L;

(8) M. Gennero, che cita T. Blundeville nell’introduzione a “ Degli ordini di cavalcare”, pag.

a Lipizza si posero le basi della razza lipizzana.

Nemmeno la conclusione del Rinascimento determinò immediatamente la fine dell’influenza culturale del nostro Paese e sebbene, nel Settecento, i riferimenti politici, finanziari, filosofici si fossero già spostati in altri quadranti europei, ancora il “made in Italy” (per dirla con linguaggio corrente) aveva un suo “appeal” .

D’altronde quello culturale è l’unico primato veramente duraturo, nonché il miglior antidoto contro l’evocazione dei lipizzani in un’ottica di una “purezza” nefasta che, nel ‘900, ha originato le peggiori nequizie della storia, mentre i lipizzani sono stati, sono e continueranno ad essere solo <<gli animosi cavalli atti e leggieri>> prefigurati dall’Ariosto (13) o, se si preferisce, gli ideali discendenti dell’ ”arioso” cavallo montato da San Giorgio, dipinto da Raffaello nell’atto di uccidere il drago (14).

XXII;

(9) ibidem, pag. XX, Viterbo, 2000 ; (10) C. Volpini, Il cavallo, Hoepli, Milano 1945, cit., pag. 410;

(11) Il rapporto fra Italia e Boemia nella cornice del Rinascimento europero è studiato, ad esempio, nell’omonimo volume edito dalla Fondazione Giorgio Cini;

(12) o, come si disse, <<suburbium Italiae>>, cfr. L’Italia Storica ed T.C.I, 1961, pag. 176;

(13) L.Ariosto, Orlando furioso, Canto XLVI, ottava 118;

(14) l’illustrazione che correda il presente articolo indica ancora la collocazione all’Ermitage di quest’opera, acquistata nel ‘700 da Caterina di Russia e venduta nel 1937 dall’U.R.S.S a A.W. Mellon, uno degli statunitensi più ricchi del suo tempo, che morì in quello stesso anno. I versi sono della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.

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