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La lunga vita di Marco cavallo (Piera Pedezzi)

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collana EIFIS JUNIOR

© Copyright 2026

EIFIS EDITORE srl

La lunga vita di Marco Cavallo - Piera Pedezzi I Edizione

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta in nessuna forma senza il permesso scritto dell’Editore.

Testi: Piera Pedezzi

Editing e revisione: Laura Cigolini Gulesu

Illustrazioni: Shutterstock.com - freepik.com - unsplash.comstock.adobe.com - canva.com

Art Director: Davide Cortesi

Impaginazione: Luciana Agirelli per Golden.Brand Communication Finito di stampare nel mese di Maggio da Rotomail Italia S.p.A.

ISBN 978 88 7517 397 5

© 2026 Maggio – EIFIS EDITORE srl

Viale Malva Nord, 28 48015 Cervia (RA) – Italia www.eifis.it - segreteria@eifis.it

Fabbricante: EIFIS Editore S.r.l.

Viale Malva Nord, 28 - 48015 Cervia - Italia

Con il contributo del Comune di Ravenna alla Associazione A testa alta-Per la salute mentale OdV nell’ambito del progetto “Patti di collaborazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”.

Abbiamo dedicato tempo e attenzione alla ricerca degli aventi diritto delle immagini presenti in questo volume, con il desiderio di riconoscere correttamente il lavoro e la storia di ciascuno. Se, nonostante l’impegno, qualche attribuzione risultasse incompleta o non corretta, vi chiediamo di segnalarcelo e provvederemo a effettuare le modifiche nelle versioni successive.

PIERA PEDEZZI

LA LUNGA VITA DI

MARCO CAVALLO

Mi chiamo MarcoCavallo e... sì, sono un cavallo, ma non uno qualunque.

Non scalcio, non nitrisco, ma corro ancora... non su prati o sentieri, ma nei ricordi di chi mi ha conosciuto e nelle storie che porto con me.

È stata lunga la mia vita…

e mi aspetto di vivere ancora molti anni, perché a mantenermi vivo sono i ricordi e le storie che porto dentro di me, per trasmetterli a chi mi guarda e mi sa ascoltare.

Dovunque io vada, anche se assumo un altro aspetto sono sempre io... e il mio viaggio continua.

Molto tempo fa ero un animale vivo, in carne ed ossa.

Dopo una lunga carriera di cavallo “parlante” in un circo, ero finito a vivere i miei ultimi anni tra le mura dell’ospedale psichiatrico “San Giovanni” di Trieste, un luogo dove la sofferenza e la speranza si intrecciavano ogni giorno.

Il mio lavoro era semplice ma pesante: trasportavo alla lavanderia la biancheria sporca, i mobili da scartare, i sacchi di immondizia.

Trainavo a fatica il mio carretto per le ripide strade,

sempre più lento, sempre più stanco.

Io, animale del Sole, ero prigioniero di quel carretto e di quell’andare su e giù, a testa bassa, con uno sforzo continuo che avvicinava il mio muso alla terra battuta e mi allontanava dall’azzurro del cielo in quel mondo chiuso, che assomigliava più a una piccola città che a un ospedale.

SAN GIO VANNI

Ogni giorno passavo davanti ai “padiglioni”, alla chiesa, al teatrino e anche a un edificio chiamato “villaggio del lavoro”, connessi da un viale principale e da tante strade dritte che si incrociavano tra loro.

Fra i lunghi viali un bellissimo, enorme parco pieno di colori e di profumi: le aiuole parallele delle rose e delle ortensie, la resina dei pini, la deliziosa fragranza dell’erba nella bella stagione.

A rinchiudere il tutto, un grande muro che conteneva il “San Giovanni” come in una fortezza cupa.

Gli

edifici interni

erano

pieni di occhi che guardavano fuori, di visi e di mani che si aggrappavano a finestre sbarrate.

Quegli occhi, però, non erano solo persi nel vuoto: dietro c’erano storie, storie di uomini e di donne che il mondo aveva dimenticato, ma che non avevano mai smesso di sognare. E io, con le mie ruote che scricchiolavano sulla ghiaia, ero l’unico che poteva muoversi libero da un padiglione all’altro, come un filo invisibile che legava quelle vite.

Il mio viaggio continua anche in un’altra città, Ravenna, nel bel giardino fiorito del Centro di Salute Mentale.

Il giardino porta il nome del dottor Franco Basaglia, che tanti anni fa aveva salvato me dal macello e quelle persone, malate di dolore e di solitudine, da una prigione di tristezza e di abbandono.

Il mio corpo, qui, è fatto di lamine leggere come farfalle e lucenti della luce del Sole, mio padre... e possiedo anche qui la magia di raccogliere dolori, desideri, sogni, progetti.

Fra una lamina e l’altra si possono infilare bigliettini che raccolgo nella mia pancia.

Ogni volta che qualcuno

vede il grande cavallo azzurro, sa che dentro di me ci sono i sogni di chi è stato dimenticato, ma non perso.

E mentre cammino, sento ancora il vento che porta con sé frammenti di una canzone di un giovane poeta sudamericano, che Michele tanto tempo fa mi recitava spesso e che il vento ancora mi sussurra.

“Il cavallo che viene come fuoco

il cavallo musica e scintille bevitore di distanze, fulmine murato

Il cavallo fantasma o sole dell’istante che finisce il cavallo che vola sopra il suolo

Il cavallo che arde nella velocità rituale dell’animalismo

Il sole lo trova che corre nell’alba agile come una poesia.”

(“El caballo” di Homero Aridjis)

BASAGLIA FRANCO

“Da vicino nessuno è normale”

Franco Basaglia (Venezia, 1924–1980) è stato uno dei protagonisti più radicali e influenti della trasformazione della psichiatria italiana nel Novecento. Neurologo e psichiatra, fondatore del movimento di Psichiatria Democratica, è riconosciuto come l’ispiratore della Legge 180 del 1978, che avviò la chiusura dei manicomi e introdusse un nuovo modello di salute mentale basato sui servizi territoriali e sulla centralità della persona.

Formato tra Venezia e Padova, Basaglia unì agli studi medici un intenso interesse filosofico, avvicinandosi alla psichiatria fenomenologica ed esistenziale. Le sue letture – da Husserl e Heidegger a Sartre, fino a Jaspers, Minkowski e Binswanger – lo portarono a mettere in discussione la visione positivista e organicista dominante, che riduceva la malattia mentale a un fatto biologico e segregava i pazienti in istituzioni totali.

Un’esperienza decisiva fu l’arresto durante la Repubblica Sociale Italiana, che rafforzò in lui l’avversione verso ogni forma di istituzione chiusa e coercitiva. Dopo la specializzazione in psichiatria entrò in conflitto con l’ambiente accademico e nel 1961 lasciò l’università per assumere la direzione dell’ospedale psichiatrico di Gorizia. Qui si scontrò con la realtà manicomiale: reparti chiusi, contenzione, elettroshock, annullamento dell’identità

personale. Influenzato anche dalle analisi di Erving Goffman sui manicomi come istituzioni totali, Basaglia avviò un processo di radicale trasformazione.

A Gorizia cominciò il superamento del manicomio: abolizione delle pratiche coercitive, apertura dei reparti, centralità della relazione, riconoscimento del ricoverato come persona e non come oggetto di custodia. Il manicomio doveva cessare di essere un luogo di esclusione e diventare, nel suo progetto, una struttura destinata a scomparire, sostituita da servizi diffusi sul territorio.

Dopo l’esperienza di Colorno, nel 1971 Basaglia assunse la direzione dell’ospedale psichiatrico di Trieste, oggi Parco Culturale di San Giovanni. Qui il suo progetto trovò piena realizzazione. Trieste divenne un laboratorio internazionale: i ricoveri diminuirono, nacquero cooperative di lavoro, i pazienti rientrarono progressivamente nella vita sociale.

Nel 1973 l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconobbe l’esperienza triestina come progetto pilota.

Un episodio simbolico di quegli anni fu la nascita di Marco Cavallo, grande scultura collettiva realizzata all’interno dell’ospedale di San Giovanni, emblema della liberazione possibile e del desiderio di uscire dal manicomio.

Nel 1977 venne annunciata la chiusura dell’ospedale psichiatrico di Trieste; l’anno successivo, il 13 maggio 1978, il Parlamento approvò la Legge 180, che sancì il superamento dei manicomi in tutta Italia.

Basaglia morì nel 1980, pochi anni dopo la riforma, ma la sua eredità resta centrale. La Legge 180 è tuttora in vigore e rappresenta un unicum a livello internazionale. Il suo pensiero ha trasformato il modo di intendere la sofferenza psichica: non più segregazione e controllo, ma diritti, dignità e responsabilità collettiva.

ROSETO DEL SAN GIOVANNI

Dopo la chiusura progressiva di tutti padiglioni dell’Ospedale Psichiatrico San Giovanni, avvene una trasformazione di quei locali in strutture sanitarie e universitarie, in coerente armonia con la bellezza architettonica impressa loro da Lodovico Braidotti (1865-1939). La restituzione del parco alla fruizione di tutti i cittadini rappresenta di fatto un’azione di salute mentale: un luogo che fu di sofferenza testimonia la possibilità di riscatto.

La rosa era la pianta ornamentale predominante e fu naturale pensare a un roseto diffuso per creare una nuova metafora di bellezza e di convivenza.

L’attenzione e la lungimiranza della Direzione aziendale di Franco Rotelli, psichiatra e collaboratore di Franco Basaglia dai primi anni 70, ha portato a termine questo ambizioso progetto.

Il roseto del parco di San Giovanni fu inaugurato il 3 ottobre 2009, con oltre 5000 varietà di rose antiche e moderne a coltivazione ecosostenibile.

Franco Rotelli in uno dei suoi ultimi dialoghi ci lascia una riflessione che sintetizza in modo limpido il senso profondo della sua visione:

“Toccare la terra, bagnare

le

rose, cambiare le cose.”

“Forse si è guardato troppo alla psichiatria e troppo poco alla salute mentale. Guardare alla salute mentale significa andare ben oltre. Vuol dire guardare a come sta la gente, superando il confine tra malattia e non malattia. Vuol dire interrogarsi su ciò che fa stare bene o male le persone e su cosa possiamo fare, concretamente, per farle stare meno male”.

Apprendiamo dal processo di riforma della Psichiatria ancora in corso che prendersi cura significa, prima di tutto, garantire diritti, libertà e dignità. Stare con le persone significa “toccare la terra”, sporcarsi le mani, guardare negli occhi.

Occorre bagnare le rose anche dove sembra che non ci sia nulla, perché è solo così che possono fiorire. E, facendo questo, si arriva a cambiare davvero le cose.

“Una rosa purissima è l’anima in quel suo pensare a una perenne primavera. L’amore è la ragione.
Se tu ami avrai rose tutti i giorni, se tu non ami sarai uno sterpo spoglio.”

Alda Merini

EIFIS Editore

3 minuti al giorno

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ELENA BENVENUTI

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ELENA BENVENUTI
ELENA BENVENUTI

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ALMAINDIGO

Il mio Bloc Notes di crescita: Gratitudine

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ISBN 978-8875174439 - 978-8875174446

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RENATA SENN

Attraverso la penna di Renata Senni, educatrice di asilo, la storia di Marco Cavallo prende vita come una fiaba incantevole, adatta a trasmettere ai bambini la bellezza e la complessità dell’animo umano. Con semplicità e delicatezza, questa narrazione affascinante offre una prospettiva unica sulla forza della solidarietà e della speranza, dimostrando che anche nei luoghi più bui può nascere una luce che illumina il mondo intero. Scopri il potere della speranza e della libertà con Marco Cavallo: Il Cavallo dei Matti, un racconto che toccherà il cuore di ogni lettore e trasporterà l’anima in un viaggio indimenticabile verso la rinascita e la gioia.

ISBN 978-8875174712

€ 14,90 pag. 24

SAHRA ROSSI

Il Matto

Ognuno di noi ha in sé una parte “matta” che tende a nascondere e relegare nell’ombra. Questo libro propone portare alla luce e dialogare con questa parte strana. La fiaba del Matto contiene un messaggio attuale, positivo e utile per genitori, educatori e bimbi. Il Matto viene allontanato e schernito dagli abitanti del villaggio, ma alla fine trova la strada verso la felicità rimanendo se stesso, oltre i pregiudizi e le superstizioni. Il Matto mostra ai bambini una via per gestire le parti istintive con amore e contenimento.

ISBN 978-8875174088

€ 14,90 pag. 32

Pensato, progettato e realizzato in Italia con Amore.

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