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Comunque vada, sei già Mamma (Silvia Vitaloni)

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collana PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

© Copyright 2026

EIFIS Editore srl

Comunque vada sei già mamma - Silvia Vitaloni

I Edizione

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta in nessuna forma senza il permesso scritto dell’Editore.

Testi: Silvia Vitaloni

Editing: Paola Lorenzi

Immagini: Shutterstock.com - freepik.com - unsplash.comstock.adobe.com - canva.com

Art Director: Davide Cortesi

Impaginazione: Luciana Agirelli per Golden.Brand Communication Finito di stampare nel mese di Giugno da Rotomail Italia S.p.A.

ISBN 978 88 947141 4 2

© 2026 Giugno – EIFIS Editore srl

Viale Malva Nord, 28 48015 Cervia (RA) – Italia www.eifis.it - segreteria@eifis.it

Fabbricante: EIFIS Editore S.r.l.

Viale Malva Nord, 28 - 48015 Cervia - Italia

L’Editore non si assume alcuna responsabilità per l’utilizzo delle informazioni contenute in questo libro. Le informazioni contenute vanno intese come consigli e suggerimenti a puro scopo informativo e divulgativo e in nessun caso sostituiscono la consulenza medica. Se hai problemi di salute, o problematiche mentali o legate al tuo stato emotivo, ti preghiamo di contattare il tuo medico, psicologo o professionista che ti ha in cura, prima di iniziare qualsiasi delle attività e dei percorsi proposti in questo libro.

a Diego

PREFAZIONE

Questo libro scritto dalla dottoressa Vitaloni, breve ma esaustivo, va a colmare un vuoto relativo alla PMA, che impatta in modo pesante sulle coppie, ma soprattutto sulla figura femminile che desidera diventare madre.

Spesso le emozioni sono lasciate fuori dagli ambienti ospedalieri dove vige la cura del paziente, ma a volte solamente sotto l’aspetto organico. Sembra essere appannaggio della psicoterapia il vissuto emozionale legato alle pratiche rivolte alla procreazione assistita. In verità ogni luogo di cura è sempre animato dalle emozioni di chi lo vive, siano essi pazienti oppure operatori.

Come ben descritto, la vita interiore delle future madri si snocciola tra la quotidianità, le continue cure e una vita interiore che sembra arrancare, pesante ma invisibile anche alle persone vicine.

Senza il segnale del “pancione” non sembra esistere maternità, vista solo sotto un profilo biologico, tralasciandone la vera essenza, la cura, l’unica che dà significato allo schiudersi e accompagnare una vita.

Elisabetta Pedrazzoli

Medico chirurgo specialista in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale

PROLOGO

Un giorno mi disse:

“Non è mai nato, ma ha insegnato molto. La nascita di un figlio ti cambia profondamente, ma ti cambia anche quando sai che non nascerà. Nasci con lui, cambi con lui, muori con lui… Per me è stato così. Ho scoperto di essere mamma, ma tuttavia ho appreso velocemente che qualcosa non procedeva nel verso giusto e con molta rapidità mi sono risvegliata in sala operatoria sentendo: «Abbiamo finito!!! Siamo riusciti a prelevare e mandare tutto in esame citologico e genetico». Questo il mio risveglio: secco, deciso, veloce, troppo veloce per le mie emozioni, che purtroppo sono sfociate in lacrime senza fine, lasciandosi andare come me in quel lettino operatorio. Intorno solo donne: infermiere eccezionali che hanno visto e provveduto con qualche carezza in viso. Era tutto quello di cui avevo bisogno. Smettono di parlarne in fretta. Tuo marito smette velocemente perché non l’ha avuto dentro di sé e quindi per lui non è quasi per nulla esistito. Ma tu hai sentito tutto: gli odori che cambiano, il disturbo del sonno, i cambiamenti emotivi e tantissimi altri segnali che indicano che lui era lì con te. Dico lui perché era un maschietto. Lo sapevo già, non serviva XY sul referto di aborto. Per un errore di replicazione cellulare molto comune non ha più potuto crescere, ma ha lasciato alla sua mamma tante cose belle. Prima pensavo

di essere una persona in grado di sacrificarsi per gli altri, di esser capace di stare all’interno della fatica. Non sapevo che ci fosse ancora margine di crescita e tanto… Da lì in avanti ho incominciato a curare molto di più le piante del mio giardino: sembra banale, tuttavia rivela una maggior cura e sicuramente un gran segnale di pazienza e amore. Bagno le mie piante perché penso che con il caldo possano non farcela. Non posso più vedere la vita che non ce la fa. Evidentemente ho imparato a fare del mio meglio per curare, pazientare, stare dentro e aspettare. Ho imparato il sacrificio ancor più di quanto potessi immaginare. Ora rinasco con tante cose in più, in una versione di me migliore. E questo grazie a te. Nella sofferenza fisica ed emotiva riesco a dirti grazie.”

«Purtroppo è tutto vero… non sai mai quale sarebbe stato il suo sorriso, i suoi capelli… lo sai solo tu che sei la sua mamma. Averne poi avuti non vuol dire non sentire quelli che hai perso. Vuol dire adottarne tanti, tanti altri… piante e animali compresi. Qualunque cosa arrivi oppure no, oramai sei diventata mamma».

Dedico questo libro a tutte le donne e uomini che stanno affrontando la strada della procreazione medicalmente assistita. Lo dedico a loro per poter dare ristoro lungo il cammino, lasciando che ognuno prenda solo ciò che servirà da questa lettura. In questa scrittura cerco di focalizzare la fatica e la resilienza che le donne e le coppie portano avanti silenziosamente per divenire genitori. Descrivo con basi scientifiche e vicinanza emotiva la sofferenza silenziosa che con dignità voi tutti portate avanti. Non si può scegliere la destinazione in questo viaggio, ma potete decidere come vivere nei passaggi intermedi.

Nella pratica clinica, fatica emotiva ed elaborazione sono all’ordine del giorno, ma questa specifica lotta ha toccato le corde del mio cuore e della mia mente con tanto vigore. Essere consapevoli, sentirsi visti e accolti durante il cammino credo possa fare davvero la differenza.

- Comunque vada, sei già Mamma

IL BIAS PIÙ ANTICO

DEL MONDO: LE DONNE

TOLLERANO TUTTO

Desiderare un figlio. Perché e a quale costo?

Ci si aspetta che le donne siano in grado di tollerare il percorso di procreazione medicalmente assistita solo perché voluto fortemente. In realtà, all’interno c’è un mondo di sofferenza inespressa che merita spazio, attenzione e cura. Nel corso della pratica clinica, sempre più mi sono imbattuta in un fenomeno già preannunciato da anni che non può più passare inosservato. Può essere paragonato al surriscaldamento globale, da tempo in documentari e presente nella coscienza collettiva di tutti, di cui tuttavia gli effetti appaiono chiari ai nostri occhi solo nei giorni odierni. Mi riferisco alla difficoltà sperimentata nella procreazione, che a oggi sta avvenendo spesso in modalità medicalmente assistita, e alla fatica della nostra società ad accogliere questo nuovo schema. Il fenomeno ci è noto, ma degli effetti psicologici, si parla ancora troppo poco. Si parla poco di infertilità, di sterilità, di ovodonazione, e al di là delle tecniche, non viene dato spazio adeguato di condivisione rispetto ai temi psicologici legati alla fatica della procreazione ai giorni nostri.

La ragione, forse, è che partiamo da un bias importante di tollerabilità: le donne si dice siano in grado di tollerare tutto. I bias cognitivi sono automatismi mentali dai quali si generano credenze e da cui si traggono decisioni molto veloci e talvolta errate. Dal greco epikàrsios, ovvero obliquo, inizialmente veniva utilizzato per indicare i tiri storti nel gioco delle bocce, mentre nella seconda metà del secolo scorso ha assunto il significato di inclinazione, pregiudizio. Vi cito il mio preferito, il bias dello status quo: è una distorsione dovuta alla resistenza al cambiamento, elemento che spaventa soprattutto le persone che tendono a voler mantenere le cose esattamente come sono, con la conseguenza dannosa di supporre che tutto ciò che è diverso di base è pericoloso perché peggiora le cose. È vero, le donne hanno in genere un alto livello di resilienza, ma nella delicata fase di ricerca di un figlio emergono fragilità che andrebbero accolte senza bias pregiudizievoli e con molta umanità. Durante una seduta, una mia paziente racconta:

PZ: “Dottoressa, dovevo fare la sonoisterosalpingografia, un esame che serve per capire se le mie tube sono aperte, perché sa, potrebbe essere uno dei motivi per i quali non rimango incinta”.

TR: “Sì, conosco la procedura, mi racconti com’è andata?”

PZ: “La procedura di per sé non è stata molto dolorosa (tranne il forte dolore alla spalla percepito dopo), più che altro mi è rimasto molto impresso il comportamento della dottoressa che ha svolto l’esame. Quasi è stato più doloroso quello. Erano in stanza in tre: lei, la tirocinante e l’infermiera. Quest’ultima aveva in testa un simpatico cerchietto natalizio che ondulava, e per gestire la tensione provavo

a concentrarmi su quel particolare in modo da distrarmi. Una volta entrati con il mio compagno, ho chiesto se potesse rimanere durante la procedura. La risposta è stata un secco no e sono rimasta da sola nella stanza. Al momento mi sono sentita persa perché avevo riposto anche nel suo sguardo rassicurante una forma di aiuto, ma per protocollo non ho potuto usufruirne. Per farla breve, durante la procedura, era stato inserito nel mio utero un sondino mobile che iniettava aria e soluzione fisiologica nelle tube, e una volta dentro, la dottoressa ad alta voce mi guarda e dice: «Beh, tutto qui il dolore? Era proprio necessaria la presenza di suo marito per tollerarlo?»”.

TR: “ Mmm… capisco. Ora che siamo lontane dall’evento e che possiamo recuperare il ricordo in modo sicuro, provi a spiegarmi come si è sentita in quel momento e che cosa ha pensato”.

PZ: “In quel momento la stanza si è gelata, ho sentito l’imbarazzo dell’infermiera. Io non ho risposto. Mi sono sentita svalutata, come se non potessi permettermi di sentirmi impaurita, come se dovessi per forza mostrarmi forte e tollerare tutto”.

TR: “E cosa è successo poi?”

PZ: “L’infermiera ad alta voce ha detto che ognuno affronta le cose ritenendo importanti aspetti diversi e che se per me in quel momento era d’aiuto la presenza del marito non era una cosa per nulla strana o sbagliata”.

TR: “Come si è sentita dopo questo intervento?”

PZ: “In un secondo ho capito tutto. Prima della terapia di fronte a questa modalità avrei reagito con aggressività rispondendo a tono alla dottoressa, ma in quel momento ho intuito che la persona in difficoltà

non ero io, ma era proprio lei. A volte credo che i medici si sentano bene con le procedure, ma non siano in grado di stare con le paure delle persone. E questo è proprio un peccato, perché se c’è una cosa di cui ha bisogno una donna in quei momenti, è proprio di non sentirsi sbagliata nelle proprie vulnerabilità”.

La paziente aveva fatto un passaggio terapeutico importante nel corso del tempo: aveva compreso che lei può permettersi di non tollerare, di aver paura e di mostrarla senza vergogna. Tutto perché ha imparato a essere in pace con le sue emozioni senza giudizio. Spesso invece si osserva che verso le donne emergono bias culturali che le legano al dovere di riuscire a tollerare ogni difficoltà o ingiustizia. Riassumo i principali bias:

• il dolore si sopporta senza lamentarsi perché fa parte dell’esistenza della donna, dal ciclo mestruale al parto (es.: “È normale che tu soffra, non puoi permetterti di piangere per ogni cosa”);

• ci si aspetta che le donne tollerino in silenzio le difficoltà nel bilanciare le sfide lavorative e la gestione della famiglia (es.: “Non puoi permetterti di essere debole al lavoro, considera che sei anche appena tornata dalla maternità, quindi non è il momento ideale per il tuo ruolo in azienda”);

• la resistenza è una virtù da celebrare e quindi le donne crescono con l’idea che il loro ruolo sia quello di immolarsi al sacrificio perpetuo (es.: “Non è possibile

che ti lamenti, dovresti essere felice di fare tutto per la famiglia”).

Le emozioni non conoscono razza, sesso, età. Testimoniano la peculiarità della nostra esistenza ed è grazie a loro che creiamo tra di noi connessioni profonde, connessioni che spesso ci salvano, come quell’infermiera che quel giorno salvò emotivamente la mia paziente. Mettiamo in cantina i bias, se osserviamo che non sono utili alla nostra vita e facciamo emergere la bellezza delle nostre emozioni.

No, noi non tolleriamo tutto.

GLOSSARIO PMA

Potersi orientare tra termini medici e biologici riduce il senso di smarrimento. Per tutte le donne in PMA, i partner, i professionisti della salute mentale e i lettori interessati al tema, ecco l’elenco dei principali termini utilizzati nella procreazione medicalmente assistita.

A

AMH (ormone anti-mulleriano)

Ormone prodotto dai follicoli ovarici che permette di stimare la riserva ovarica, cioè il numero approssimativo di ovociti ancora presenti nelle ovaie. Non è sempre indice di qualità.

Aspirazione follicolare

Procedura chirurgica nel pick-up in cui gli ovociti vengono prelevati dai follicoli ovarici tramite un ago eco-guidato.

Abortività ricorrente

Perdita di due o più gravidanze consecutive con causalità multifattoriale.

B

Blastocisti

Embrione sviluppato circa 5-6 giorni dopo la fecondazione, stadio ideale per il trasferimento in utero.

Blastocisti euploide

Embrione con numero corretto di cromosomi geneticamente normali.

Blastocisti aneuploide

Embrione con numero anomalo di cromosomi, geneticamente alterato.

Beta hCG

Ormone della gravidanza, rilevabile nel sangue o nelle urine, che inizia la sua produzione avvenuto l’impianto.

Biopsia embrionale

Prelievo di alcune cellule del trofoectoderma (zona periferica della blastocisti), eseguita al fine di svolgere analisi genetiche pre-impianto.

Biochimica della gravidanza

Conferma tramite analisi ematica dell’avvenuto impianto con precoce successiva perdita dell’embrione.

CCrioconservazione

Conservazione a breve/lungo termine di ovociti o embrioni necessaria per fermare il tempo biologico, mantenendo le cellule ancora viventi.

Ciclo congelato (FET)

Procedura in cui vengono scongelati gli embrioni e preparata la donna per il transfer embrionario.

Cariotipo

Insieme di cromosomi di una persona, ordinati per numero, forma e dimensione.

Ciclo antagonista e agonista

Farmaci utilizzati in PMA per rispettivamente bloccare l’ovulazione negli ultimi giorni di stimolazione e per bloccare l’asse ipotalamo-ipofisi.

D

Donazione di ovociti (ovodonazione)

Procedura PMA in cui gli ovociti arrivano da una donatrice esterna.

Diagnosi genetica pre-impianto

Analisi genetica degli embrioni atta ad identificare anomalie cromosomiche o genetiche.

E

Endometrio

Strato interno dell’utero che accoglie l’embrione durante l’impianto.

Endometriosi

Condizione ginecologica in cui tessuto simile all’endometrio cresce al di fuori della cavità uterina. Può essere correlato ad infertilità femminile.

Embriotransfer (ET)

Trasferimento di embrioni all’interno dell’utero durante la PMA.

Embriogenesi

Processo di sviluppo dell’embrione dalle prime divisioni cellulari fino allo stadio di blastocisti.

Estradiolo

Ormone importante monitorato in PMA che rivela la crescita follicolare e risulta utile per prevenire l’iperstimolazione ovarica.

F

Fertilizzazione in vitro

Procedura di PMA in cui gli ovociti e gli spermatozoi vengono fecondati in laboratorio.

Follicolo

Piccola struttura ovarica contenente l’ovocita in maturazione.

FSH

Ormone prodotto dall’ipofisi che stimola la crescita di follicoli ovarici.

Fattore maschile/femminile

Termine utilizzato nei referti PMA per indicare la principale causa di infertilità, aiutando a determinare così il protocollo più appropriato.

G

Gonadotropine

Farmaci contenenti FSH, LH o combinazioni di entrambi, utilizzati per stimolare la crescita follicolare in PMA.

I ICSI

Tecnica di fecondazione assistita in cui un singolo spermatozoo viene iniettato direttamente all’interno dell’ovocita.

Impianto

Processo in cui l’embrione aderisce e si incorpora all’endometrio dando il via alla gravidanza.

Iperstimolazione ovarica

Complicanza possibile della stimolazione ovarica in cui è possibile che si verifichi un accumulo di liquido in addome (oggi raro grazie a protocolli più sicuri).

L

Laparoscopia

Procedura chirurgica che viene utilizzata per diagnosticare o trattare condizioni come endometriosi, aderenze o patologie tubariche che possono influire sulla fertilità.

M

Monitoraggio follicolare

Controllo ecografico e ormonale durante la stimolazione ovarica per valutare numero e dimensioni dei follicoli.

Mosaicismo embrionale

Condizione in cui l’embrione presenta una combinazione di cellule anomale e normali.

Normozoospermia

Condizione in cui i parametri del liquido seminale appaiono in norma secondo i parametri.

O

Ovocita

Cellula riproduttiva femminile prodotta dalle ovaie.

Oligozoospermia

Condizione di infertilità maschile in cui la concentrazione di spermatozoi è inferiore ai valori considerati normali.

P

Pick-up ovocitario

Procedura con cui gli ovociti vengono prelevati dalle ovaie tramite aspirazione follicolare guidata da ecografia.

Progesterone

Ormone che prepara l’endometrio ad essere recettivo per l’impianto e sostiene le prime fasi della gravidanza.

Q

Qualità embrionale

Parametro utilizzato dai laboratori PMA per valutare le caratteristiche morfologiche e di sviluppo dell’embrione. Viene eseguita osservando numero di cellule, simmetria, frammentazione e stadio di sviluppo.

Qualità ovocitaria

Indica lo stato di maturità e integrità biologica dell’ovocita, condizionata da età materna, riserva ovarica e condizioni ormonali.

R

Riserva ovarica

Indicatore della quantità e qualità degli ovociti presenti nelle ovaie.

Recettività endometriale

Capacità dell’endometrio di accogliere e permettere l’impianto dell’embrione, che si verifica in una finestra temporale specifica.

S

Scongelamento embrionale

Procedura di laboratorio in cui l’embrione posto sotto precedente crioconservazione, viene riportato ad una temperatura fisiologica per poi essere trasferito in utero.

TTransfer a fresco

Trasferimento dell’embrione effettuato nello stesso ciclo in cui sono stati prelevati gli ovociti.

Transfer da scongelamento

Trasferimento dell’embrione effettuato nei mesi o anni successivi al pick-up, dopo preparazione endometriale e scongelamento dell’embrione.

Timing dell’impianto

Momento in cui l’embrione entra in contatto con l’endometrio e inizia l’impianto, che dovrebbe coincidere con la cosiddetta finestra d’impianto.

Trigger ovulatorio

Somministrazione di un farmaco per indurre la maturazione finale degli ovociti prima del pick-up.

V

Vetrificazione

Tecnica di laboratorio di crioconservazione degli ovociti o embrioni, che migliora la sopravvivenza allo scongelamento successivo.

Z

Zigote

Primo stadio dell’embrione subito dopo la fecondazione, quando lo spermatozoo ha unito il suo patrimonio genetico con quello dell’ovocita.

CONCLUSIONI

In questo libro abbiamo visto come la PMA coinvolga non solo la dimensione corporea, ma soprattutto emotiva e relazionale della donna e della coppia. La scienza ci aiuta a chiarire e a meglio comprendere quanto siano normali e profondamente umane le reazioni alla fatica che il percorso porta. Quest’ultime vi renderanno donne diverse, più abili, maggiormente resilienti e ancora più capaci di cura e amore. Il sacrificio perpetuo, la tolleranza alla solitudine emotiva, la resistenza al dolore fisico e psicologico, vi rende pronte. Spero quindi che indipendentemente dal risultato, possiate posare il giudizio su di voi sulla base del processo, perché lì la guerra l’avete già vinta. È una battaglia silenziosa, di cui si parla solo superficialmente, tuttavia vivida e tumultuosa dentro di voi nei giorni di lotta PMA. Avete quindi guadagnato ancor più l’amore e la cura per voi stesse, imparando a vedervi in un momento dove le vostre emozioni erano spesso invisibili al mondo esterno. Avete visto, riconosciuto e provveduto ai bisogni sviluppando un rapporto più amorevole verso voi stesse. Siete state bravissime nel promuovere le risorse interiori o nell’avere tutta la volontà di farlo. Avete riconosciuto i vostri limiti e li avete accolti. Il confronto con la fragilità ha creato con la vostra ferrea volontà, una nuova versione di voi, maggiormente in grado di accettare l’incertezza della vita e l’infinita pazienza richiesta per arrivare ai vostri obiettivi. Questo è il percorso necessario per la maternità. Per questa motivazione, comunque vada, sei già mamma.

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Whorf B. L. Language, thought, and reality: Selected writings of Benjamin Lee Whorf. Edited by John B. Carroll. MIT Press, 1956.

EIFIS Editore

ENERGY IN YOUR LIFE!

ELISABETTA PEDRAZZOLI

La sindrome degli invisibili

Questo è un libro corale: oltre a quella del terapeuta ci sono le voci autentiche degli adulti trascurati. La conseguenza del “non essere stati visti” durante l’infanzia non si esaurisce in quel periodo di vita: crescendo diventa più doloroso vivere una vita, che non appartiene di fatto ai trascurati. Qualche autore lo ha chiamato “furto di identità”. La ristrutturazione è lunga e faticosa, ma è possibile farla attraversando i “territori” della vita dove esiste solo il dolore dell’invisibilità.

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ELISABETTA PEDRAZZOLI

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ELISABETTA PEDRAZZOLI - DANIELA BERTANI

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Il libro è una proposta alla comprensione della procrastinazione e un suggerimento su come poterla risolvere, migliorare o almeno gestire. Quando la procrastinazione è un comportamento costante e presente in molte aree della vita personale e lavorativa diventa motivo di sofferenza e blocco di quello che è nel nostro interesse fare. È così che gli obiettivi da quelli di bassa priorità a quelli di rilievo e di lunga durata, diventano sempre più irraggiungibili e quasi mai portati a compimento.

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Gli stili di vita e le emozioni che avvolgono il concepimento, la gravidanza e la nascita di un bambino sono la chiave di volta affinché tutta la sua vita sia in equilibrio. Questo libro vuole comunicare a tutti i protagonisti della nascita, alcuni fondamentali consigli per tutelare nel miglior modo possibile la vita nascente..

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