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I Nostri Cani - settembre 2026

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“organo ufficiale ENCI”

settembre 2026

ENTE NAZIONALE DELLA CINOFILIA ITALIANA

19ª RIUNIONE DELLA EU PLATFORM ON ANIMAL WELFARE

ENTE NAZIONALE CINOFILIA ITALIANA – I NOSTRI CANI – N. 8 settembre 2026 – PT MAGAZINE

Benessere animale in prima linea Svoltasi a Bruxelles il 26 giugno 2026, ha rappresentato un momen­ to di confronto particolarmente si­ gnificativo per le politiche europee in materia di benessere animale. L’incontro, organizzato dalla Commissione europea, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, or­ ganizzazioni professionali, associa­ zioni animaliste, mondo veterinario e altri portatori di interesse, con l’obiettivo di fare il punto sull’evo­ luzione della normativa europea e, soprattutto, sulle modalità con cui le nuove disposizioni dovranno es­ sere concretamente applicate. All’interno di questo confronto ha avuto un ruolo anche la Fédération Cynologique Internationale (FCI), che ha partecipato alla riunione con Y. De Clercq come relatore. La presenza della principale organiz­ zazione cinofila internazionale è significativa perché il nuovo quadro normativo europeo interessa diret­ tamente anche il mondo dell’alleva­ mento, della selezione e della ge­ stione responsabile dei cani. “Abbiamo sottolineato che, pur­ troppo, la piattaforma Dog World (dentro l’UE) rappresenta solo cir­ ca il 13% dei cani che vivono nell’UE. Tuttavia, abbiamo insistito nella convinzione che una grande maggioranza di questi 13% sia alle­ vata secondo standard eccellenti di benessere, siano sottoposti a test di salute e che la salute e il benessere siano una priorità in tutti i nostri standard di allevamento e in altri documenti ufficiali” ha detto De Clercq, Executive Director della FCI. Una prima parte della giornata è stata dedicata al benessere degli animali allevati e al processo di re­ visione della legislazione europea.

La Commissione ha presentato gli aggiornamenti relativi alla valuta­ zione d’impatto in corso e i primi risultati dello studio destinato a fornire una base scientifica e tecni­ ca per la modernizzazione delle norme dell’Unione. Un’attenzione particolare è stata riservata anche agli indicatori di benessere anima­ le, cioè agli strumenti attraverso i quali valutare in maniera sempre più concreta e misurabile le condi­ zioni degli animali. Il tema è im­ portante perché segna un progressi­ vo passaggio da una concezione del welfare basata soprattutto sulle condizioni di allevamento a una valutazione maggiormente centrata sugli effetti che tali condizioni pro­ ducono sull’animale. Un’altra parte dei lavori ha riguar­ dato il trasporto degli animali, con un aggiornamento sui lavori relativi alla proposta di nuovo regolamento e sulle possibilità offerte dalle tec­ nologie digitali per migliorare il controllo del benessere durante il trasporto. Anche in questo caso il filo conduttore è stato quello di rendere le future norme europee più efficaci e verificabili nella pratica. Per il mondo degli animali da com­ pagnia, il momento centrale della riunione è stato invece la sessione dedicata a cani e gatti. Il titolo dell’incontro era “Implementation of the upcoming Regulation on the welfare of dogs and cats and their traceability”, vale a dire l’attuazio­ ne del futuro regolamento europeo sul benessere e sulla tracciabilità di cani e gatti. È un passaggio partico­ larmente significativo: il dibattito europeo non riguarda più soltanto l’opportunità di introdurre una di­ sciplina comune, ma si concentra sempre di più su come rendere

A sx. Y. De Clercq con alcuni partecipanti al Convegno

operative le nuove regole negli Stati membri. La discussione ha coinvolto diversi settori interessati, dal mondo vete­ rinario agli allevatori, dalle orga­ nizzazioni per la protezione degli animali al comparto degli animali da compagnia. Il confronto ha evi­ denziato soprattutto la necessità che le nuove disposizioni siano applicate in modo armonizzato, praticabile e proporzionato nei di­ versi Paesi dell’Unione. È un aspetto tutt’altro che secondario: una normativa europea, infatti, può raggiungere gli obiettivi di tutela prefissati soltanto se esistono crite­ ri sufficientemente chiari e omoge­ nei per la sua applicazione concre­ ta. Accanto alla discussione normativa,

Cocker Spaniel Inglese: Scoperta nuova forma di atrofia della retina pag. 2

la Platform ha affrontato anche il tema della responsible pet owner­ ship, cioè della responsabilità nella gestione degli animali da compa­ gnia. Il titolo della sessione — “Responsible Pet Ownership – From Legislation to Action” — sintetizza bene lo spirito dell’incontro: non è sufficiente stabilire norme sul be­ nessere animale, ma occorre creare le condizioni perché tali principi di­ ventino comportamenti concreti da parte di proprietari, allevatori, pro­ fessionisti e operatori del settore. Nel complesso, dunque, la riunione mostra un’Europa che sta entrando in una fase nuova della propria po­ litica sul benessere animale. Da una parte procede la revisione delle norme relative agli animali allevati e al loro trasporto; dall’altra, per

cani e gatti, l’attenzione si sta spo­ stando verso l’attuazione concreta della nuova disciplina europea sulla tutela e sulla tracciabilità. Il valore del convegno sta quindi soprattutto nel fatto che fotografa un momento di passaggio: per cani e gatti l’Unione europea si sta avvi­ cinando alla fase in cui i principi fissati dalla nuova normativa do­ vranno tradursi in procedure, con­ trolli e comportamenti concreti. E proprio il confronto tra Com­ missione, veterinari, allevatori, as­ sociazioni animaliste e organizza­ zioni cinofile sarà determinante per stabilire come queste regole verran­ no applicate nella realtà. Dino Muto Member of the FCI General Committee Presidente ENCI

6° International Dog Health Workshop di Bologna pag. 3

Agility: la scienza spiega i benefici pag. 6


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Cocker Spaniel Inglese: una ricerca innovativa Identificata variante responsabile di una nuova forma di atrofia retinica legata al cromosoma X Uno studio multicentrico svela la base genetica di una forma di dege­ nerazione retinica ereditaria che è nuova e quindi non è inclusa nei test diagnostici disponibili. Il test diagnostico è già disponibile a Messina.

LA SEGNALAZIONE CHE HA AVVIATO TUTTO Tutto è cominciato da un allevatore che ha osservato segni di deficit visivo progressivo in alcuni Cocker Spaniel inglesi nati da riproduttori sottoposti con esito negativo ai test genetici disponibili per l’atrofia progressiva della retina. La segna­ lazione è giunta al Prof. Luigi Liotta del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Messina, che ha raccolto il caso clinico e coordinato la collabora­ zione tra i gruppi coinvolti. Lo stu­ dio è stato poi sviluppato come progetto multicentrico tra l’Univer­ sità di Messina, l’Università di Milano e il laboratorio Sylvia M. Van Sloun, University of Pen­ nsylvania – quest’ultimo sotto di­ retta supervisione del Dr. Leonardo Murgiano ha sequenziato il genoma di due casi e dei genitori di uno dei casi, mappato geneticamente e infi­ ne identificato variante in CACNA1F. Il risultato è la caratterizzazione di una nuova forma di atrofia progres­ siva della retina X-linked (XLPRA) nel Cocker Spaniel inglese, asso­ ciata con una variante distruttiva nel gene CACNA1F, collocato sul cromosoma X. In sintesi: quattro maschi Cocker Spaniel inglesi, tra i 3 e i 4 anni di età, hanno sviluppato una degene­ razione retinica bilaterale progres­ siva. I genitori erano fenotipica­ mente sani e negativi ai test geneti­ ci disponibili. L’analisi del pedigree e il sequenziamento dell’intero ge­ noma di due casi e due genitori hanno portato all’identificazione di una delezione di una singola base nell’esone 36 di CACNA1F — una variante assente in tutti i cani di controllo e segregante con la malat­ tia secondo un pattern X-linked re­ cessivo.

COS’È L’ATROFIA PROGRESSIVA DELLA RETINA L’atrofia progressiva della retina (PRA) indica un gruppo eterogeneo di malattie retiniche ereditarie ac­ comunate dalla degenerazione bila­ terale e progressiva dei fotorecetto­ ri. Nelle sue forme classiche, dege­ nerazione interessa inizialmente i bastoncelli — i fotorecettori re­ sponsabili della visione scotopica (in condizioni di scarsa luminosità) — determinando nictalopia (cecità notturna) come primo segno clini­ co. Successivamente si deteriorano anche i coni, con perdita progressi­ va della visione fotopica e, nelle

fasi terminali, cecità completa. All’esame del fondo oculare le alte­ razioni tipiche comprendono: iper­ riflessività del tapetum, attenuazio­ ne dei vasi retinici superficiali e pallore del disco ottico. L’elettroretinografia (ERG) docu­ menta la riduzione progressiva del­ le risposte scotopiche prima e foto­ piche poi. La PRA è considerata l’equivalente/modello canino di molte forme di retinite pigmentosa umana. Nel Cocker Spaniel inglese una forma molto frequente di PRA è attribuibile alla variante PRCD c. 5G>A (OMIA:001298–9615). I quattro soggetti descritti in questo studio, tuttavia, non portavano tale variante: la loro malattia aveva un’origine genetica diversa, fino ad allora sconosciuta. La variante identificata: una dele­ zione di una singola base in CACNA1F Dopo mappatura dell’omozigosi su chip SNP a 220k marcatori e se­ quenziamento dell’intero genoma di due soggetti affetti e dei genitori di uno dei casi, è stata identificata un’unica variante ad alto impatto funzionale: una delezione di una singola base (adenina) nell’esone 36 del gene CACNA1F, in posizio­ ne NC_049260.1:g.42,516,353del sul cromosoma X (assembly can­ Fam4). La variante determina uno sposta­ mento della cornice di lettura (fra­ meshift) con insorgenza di un codo­ ne di stop prematuro (XP_038443364.1: p.Phe1482LeufsTer8), producendo una proteina troncata alla quale manca circa il 25% della regione C-terminale. La variante è risultata presente in stato emizigote in tutti i maschi affetti, in stato eterozigote nelle rispettive madri (portatrici fe­ notipicamente sane) e assente nei padri e in tutti i cani di controllo analizzati, inclusi oltre 1.200 cani di altre razze presenti nel database Dog10k.

IL RUOLO DI CACNA1F NELLA RETINA CACNA1F codifica per la subunità a1F del canale del calcio CaV1.4, canale voltaggio-dipendente di tipo L. CaV1.4 è espresso prevalente­ mente nei terminali sinaptici dei fotorecettori della retina, dove me­ dia l’afflusso continuo di ioni Ca²+ necessario per la liberazione tonica di neurotrasmettitore (glutamma­ to). Quando la funzione del canale è compromessa, la trasmissione si­ naptica dai fotorecettori alle cellule bipolari è compromessa, contri­ buendo alla disfunzione e alla dege­ nerazione fotorecettoriale. Nell’uomo, varianti patogene in CACNA1F sono già associate a di­ versi fenotipi oculari: la cecità sta­ zionaria congenita notturna incom­ pleta di tipo 2A (CSNB2A), la di­ strofia dei coni e bastoncelli

X-linked 3 (CORDX3) e la malattia oculare dell’isola di Åland. La posi­ zione della variante canina identifi­ cata in questo studio ricade nella stessa catena C-terminale citopla­ smatica in cui si trovano alcune delle varianti umane associate a degenerazione retinica e miopia, rafforzando ulteriormente il nesso causale.

LA MODALITÀ DI TRASMISSIONE: X-LINKED RECESSIVA Tutti i soggetti affetti erano maschi. L’analisi del pedigree ha rivelato un antenato comune maschio (ECS95)

— nonno materno di tutti i casi — riferito dal proprietario come visi­ vamente compromesso e risultato, coerentemente, emizigote per la variante. Le madri dei soggetti af­ fetti erano sue figlie e sono risultate eterozigoti portatrici fenotipica­ mente sane. Questa distribuzione è tipica dell’e­ reditarietà recessiva legata al cro­ mosoma X: i maschi, avendo un solo cromosoma X, manifestano la malattia se portano la variante (e sono quindi definiti emizigoti affet­ ti); le femmine, avendo due cromo­ somi X, rimangono di norma feno­ tipicamente sane anche in presenza di un allele con la variante (e sono quindi definite eterozigoti portatri­

ci) ma possono trasmettere il cro­ mosoma X recante la variante al 50% dei figli maschi, che saranno affetti, e al 50% delle figlie femmi­ ne, che diventeranno portatrici a loro volta. Schema di ereditarietà X-linked re­ cessiva. Da un accoppiamento tra una femmina eterozigote portatrice e un maschio emizigote wild-type (non portatore e non affetto) si ot­ tengono statisticamente quattro classi di prole in uguale proporzio­ ne (25% ciascuna): femmine wildtype, femmine eterozigoti portatrici (normalmente fenotipicamente sa­ ne), maschi emizigoti wild-type (sani) e maschi emizigoti affetti


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(che svilupperanno la PRA X-linked). Cerchi = femmine; qua­ drati = maschi; simbolo semi-riem­ pito = eterozigote portatrice; sim­ bolo pieno rosso = affetto.

VALIDAZIONE E SCREENING MOLECOLARE

Spaniel inglese (tra cui la variante c.5G>A nel gene PRCD). Un risul­ tato negativo a questi test non esclude dunque la presenza di que­ sta — o di altre — varianti patoge­ ne non ancora caratterizzate. Per le malattie a esordio tardivo come questa forma di PRA, che si

manifesta clinicamente tra i 3 e i 4 anni di età, i controlli oftalmologici effettuati solo in giovane età posso­ no non essere sufficienti a esclude­ re lo sviluppo successivo della ma­ lattia. Per questo motivo, il test ge­ netico specifico per la variante identificata dovrebbe essere affian­

cato a controlli oftalmologici perio­ dici da parte di un oculista veterina­ rio specializzato. In Italia, inoltre, l’attuale normativa consente di mantenere il titolo di Riproduttore Selezionato senza obbligo di scree­ ning continuativo: un soggetto cer­ tificato in giovane età potrebbe svi­

Per confermare la segregazione del­ la variante, è stato sviluppato un test PCR specifico con primer mirati alla variante nell’esone 36. Il test è stato applicato a una coorte allargata di 92 Cocker Spaniel inglesi, italiani e nordamericani, confermando la pre­ senza della variante in tutti i sogget­ ti affetti (in stato emizigote) e nelle femmine portatrici identificate per via genealogica (in stato eterozigo­ te), e la sua assenza in tutti i cani di controllo non imparentati.

luppare segni clinici successiva­ mente, continuando nel frattempo l’attività riproduttiva. Gli autori raccomandano che alle­ vatori e veterinari segnalino tempe­ stivamente ai ricercatori i casi di malattie ereditarie di causa ignota, anche quando i test disponibili ri­ sultano negativi: è esattamente da una segnalazione di questo tipo che è nata questa scoperta. Prof. Luigi Liotta Dipartimento Scienze Veterinarie dell’Università degli Studi di Messina

Per saperne di più consultare l’arti­ colo completo: Bionda A., Liotta L., Floridia V., Niggel J.K., Giretto D., Crepaldi P., Aguirre G.D., Murgiano L. BMC Veterinary Research (2026) 22:257 — doi: 10.1186/s12917-026-05421-y

IMPLICAZIONI PER LA SELEZIONE E LA SANITÀ DELLA RAZZA La scoperta solleva alcune conside­ razioni rilevanti per la gestione sa­ nitaria della razza. La variante identificata in CACNA1F non vie­ ne rilevata dai test genetici routina­ riamente utilizzati per le varianti note associate alla PRA nel Cocker

6° INTERNATIONAL DOG HEALTH WORKSHOP (IDHW)

A Bologna, il futuro della salute del cane passa da dati, genetica e scelte più consapevoli Dal 30 maggio al 1° giugno 2026 si è svolto a Bologna il 6° International Dog Health Workshop (IDHW), promosso dall’International Partnership for Dogs (IPFD) in col­ laborazione con ENCI che ha ospi­ tato l’evento. Un incontro interna­ zionale che ha messo attorno allo stesso tavolo scienziati, veterinari, genetisti, Kennel club, allevatori, associazioni e altri protagonisti del mondo cinofilo. Al centro una do­ manda molto ampia: come possia­ mo costruire un futuro migliore per tutti i cani? Il titolo scelto per questa sesta edi­ zione era particolarmente significa­ tivo: “All Roads Lead to Dog Health”, cioè “tutte le strade porta­ no alla salute del cane”. Un modo per sottolineare che non esiste una soluzione unica ai problemi che ri­ guardano la salute e il benessere dei cani. Servono invece più strumenti, più competenze e soprattutto la ca­ pacità di farli dialogare. L’edizione 2026 ha inoltre introdot­ to una formula nuova. Il workshop è iniziato con due giornate online, il 16 e 17 aprile, dedicate a presenta­ zioni e discussioni preliminari, per

poi culminare nell’incontro in pre­ senza di Bologna. Il programma bolognese, articolato su tre giorna­ te, ha alternato sessioni plenarie, gruppi di lavoro, presentazioni e poster, favorendo il confronto diret­ to tra persone provenienti da Paesi e realtà molto diverse.

QUATTRO STRADE PER ARRIVARE ALLA SALUTE Il cuore del workshop è stato orga­ nizzato attorno a quattro grandi te­ mi, strettamente collegati fra loro. Il primo, “Supply and Demand”, ha affrontato un aspetto spesso trascu­ rato quando si parla di salute ani­ male: il rapporto fra domanda del pubblico e offerta dei cani. Il mondo cinofilo sta cambiando. Sono cambiati i comportamenti delle persone dopo la pandemia, le modalità con cui vengono acquista­ ti o adottati i cani, la diffusione dei rescue e anche le aspettative dei proprietari. Di conseguenza cam­ biano anche le responsabilità di al­ levatori, Kennel club e istituzioni.

Cane da pastore scozzese a pelo lungo. Foto Maria Teresa Garabelli. Fotogallery ENCI.


4 La questione non riguarda soltanto i cani con pedigree. Le decisioni di allevatori, acquirenti e del legislato­ re influenzano la salute e il benes­ sere dell’intera popolazione canina, compresi meticci e cani non regi­ strati. È un passaggio importante: la salu­ te del cane non può essere conside­ rata esclusivamente un problema della cinofilia organizzata, ma una questione che riguarda l’intera so­ cietà.

ALLEVARE PER LA SALUTE: DALLA TEORIA ALLA PRATICA Il secondo tema, “Breeding for Health and Well-Being”, ha portato al centro una delle questioni più delicate: come trasformare le cono­ scenze scientifiche in decisioni concrete di allevamento. Negli ultimi decenni la ricerca ha prodotto una quantità enorme di informazioni sulle malattie eredita­ rie, sulla genetica, sulla morfologia e sui fattori che influenzano il be­ nessere. Ma conoscere un problema non significa automaticamente riu­ scire a risolverlo. Una delle domande affrontate a Bologna è stata quindi molto prati­ ca: perché gli allevatori utilizzano, oppure non utilizzano, gli strumenti disponibili per lo screening sanita­ rio? Il tema comprende anche la neces­ sità di sviluppare sistemi di selezio­ ne che tengano insieme salute fisi­ ca, equilibrio comportamentale e capacità del cane di vivere bene nel contesto familiare. Fra gli argomenti discussi sono comparsi anche i problemi legati alle morfologie estreme, la sindro­ me ostruttiva delle vie respiratorie dei cani brachicefali (BOAS), i programmi di screening e le espe­ rienze nazionali sviluppate da di­ versi Kennel club.

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Particolarmente interessante è l’i­ dea che “selezionare per la salute” non significhi semplicemente eli­ minare dalla riproduzione tutti i soggetti portatori di un determinato rischio. La selezione deve conside­ rare la popolazione nel suo com­ plesso, evitando di restringere ulte­ riormente la variabilità genetica.

LA RIVOLUZIONE DEI DATI Il terzo tema, “Global Canine Data Alliance”, riguarda una delle grandi sfide del futuro: i dati. Oggi esistono enormi quantità di informazioni sulla salute dei cani, raccolte da università, laboratori genetici, Kennel club, assicurazio­ ni, cliniche veterinarie e progetti di ricerca. Il problema è che questi dati sono spesso distribuiti in siste­ mi diversi, con criteri e formati non sempre compatibili. L’obiettivo della Global Canine Data Alliance è proprio quello di favorire un’infrastruttura e una go­ vernance capaci di rendere più con­ creta la collaborazione internazio­ nale. Fra le prospettive discusse ci sono l’integrazione di banche dati genetiche, registri sanitari e infor­ mazioni fenotipiche, oltre all’im­ piego dell’intelligenza artificiale nei programmi di screening. È un cambiamento di prospettiva fondamentale. Un singolo allevato­ re o un singolo ricercatore può ve­ dere una piccola parte del proble­ ma; mettendo in relazione milioni di dati, invece, diventa possibile ri­ conoscere prima determinati fattori di rischio e prendere decisioni di selezione più informate. Ma i dati, da soli, non bastano. Devono essere affidabili, interpre­ tabili e soprattutto utilizzabili. Per questo a Bologna il tema tecnologi­ co è stato strettamente collegato a quello della collaborazione interna­ zionale.

DIVERSITÀ GENETICA: IL PATRIMONIO DA NON PERDERE Il quarto tema, “Breed/Genetic Diversity”, ha affrontato un’altra questione cruciale: come mantene­ re popolazioni canine geneticamen­ te sane senza perdere le caratteristi­ che che definiscono le razze. La diversità genetica è infatti una delle basi della salute di una popo­ lazione. Una forte pressione seletti­ va e popolazioni troppo ristrette possono aumentare il rischio di ac­ cumulo di varianti genetiche inde­ siderate e ridurre le possibilità futu­ re di intervento. Da qui nasce l’in­ teresse per strumenti come il mean kinship, (media parentela) per le analisi genomiche e per strategie di gestione della popolazione che va­ dano oltre il conteggio dei pedi­ gree. A Bologna si è parlato anche di outcrossing e crossbreeding, cioè dell’introduzione controllata di ma­ teriale genetico proveniente da altre popolazioni o razze. Non si tratta di una soluzione semplice né applica­ bile indiscriminatamente: comporta vantaggi, rischi e importanti que­ stioni organizzative e regolamenta­ ri. Proprio per questo il workshop ha messo a confronto esperienze reali e strumenti per valutare quan­ do e come queste strategie possano essere utilizzate.

DALLA BELLEZZA ALLA FUNZIONALITÀ Uno dei fili conduttori dell’intero workshop è stato il rapporto fra aspetto, funzione e salute. La selezione morfologica ha pro­ dotto nel corso della storia una straordinaria varietà di razze cani­ ne. Ma quando determinate caratte­ ristiche fisiche diventano estreme, possono comparire conseguenze negative sulla respirazione, sul mo­

vimento, sulla termoregolazione, sulla riproduzione o sulla qualità della vita. Il problema, quindi, non è la razza in sé e nemmeno la ricerca di carat­ teristiche morfologiche definite. La questione è dove si colloca il limite oltre il quale una caratteristica este­ tica comincia a compromettere la funzionalità dell’animale. In questo senso sono particolar­ mente significativi gli interventi dedicati alle razze brachicefale e ai programmi di valutazione della funzione respiratoria, ma anche le discussioni sulle esperienze di outcrossing e sulla possibilità di utilizzare strumenti genetici e selet­ tivi più sofisticati.

ANCHE IL PROPRIETARIO FA PARTE DELLA SOLUZIONE Un altro messaggio importante emerso dal programma riguarda il ruolo delle persone. La salute di un cane non dipende esclusivamente dai suoi geni. Dipende anche da come viene scel­ to, allevato, alimentato, curato, educato e gestito durante tutta la sua vita. Per questo il workshop ha affronta­ to anche il comportamento degli acquirenti, l’influenza del marke­ ting sulle scelte dei consumatori e il costo crescente delle cure veterina­ rie. Fra le presentazioni dell’incon­ tro bolognese figurano, per esem­ pio, un’analisi dell’impatto del marketing sul benessere e sulle pratiche di allevamento e una rifles­ sione sulle conseguenze dell’au­ mento dei costi veterinari per la salute e il benessere dei cani. È un aspetto che merita attenzione: anche il consumatore contribuisce a determinare quale tipo di cane ver­ rà allevato in futuro. Se il pubblico premia esclusivamen­

te l’aspetto estetico, la disponibilità immediata o determinate caratteri­ stiche alla moda, il mercato tenderà a rispondere a quella domanda. Se invece cresce la richiesta di cani sani, funzionali e allevati responsa­ bilmente, anche le strategie degli allevatori possono cambiare.

DALLA DISCUSSIONE ALL’AZIONE Forse il carattere più interessante dell’International Dog Health Workshop è proprio questo: non nasce come un semplice congresso scientifico nel quale ascoltare rela­ zioni e poi tornare a casa. Gli IDHW sono concepiti come occasioni di collaborazione e co­ struzione di azioni concrete. Le sessioni di lavoro di Bologna sono state infatti organizzate affinché i partecipanti potessero discutere pri­ orità e possibili soluzioni all’inter­ no dei quattro temi, proseguendo il percorso iniziato con il workshop di Helsinki del 2024 e con il Virtual Dog Health Forum del 2025.

UNA NUOVA IDEA DI SALUTE DEL CANE Guardando nel complesso ai temi affrontati, il messaggio di Bologna può essere riassunto in una parola: integrazione. Integrare genetica e medicina. Integrare dati e competenze. Integrare ricerca e pratica dell’alle­ vamento. Integrare la prospettiva dei veteri­ nari con quella degli allevatori. Integrare il mondo dei cani di razza con quello, molto più ampio, dei meticci e dei cani non registrati. E soprattutto passare dalla logica del “problema della singola razza” a quella della salute dell’intera po­ polazione canina. Il 6° International Dog Health Workshop ha mostrato che gli stru­ menti per migliorare la situazione esistono già: test genetici, scree­ ning clinici, analisi genomiche, banche dati, intelligenza artificiale, programmi di selezione, nuove strategie di allevamento e una mag­ giore attenzione al comportamento dei proprietari. La vera sfida sarà riuscire a utiliz­ zarli insieme. Perché, come suggeriva il titolo scelto per Bologna, le strade posso­ no essere molte. Ma la destinazione deve essere una sola: un cane più sano, più equilibrato e in grado di vivere meglio.

ENCI IN CAMPO

Akita. Foto Guido Dossi. Fotogallery ENCI

Un tema fondamentale, interamen­ te abbracciato da ENCI, che già a partire dal 2022 si è fatto promotore di incontri con i maggiori Kennel Club europei, promuovendo mee­ ting denominati “K8”, che hanno attraversato l’Europa, partendo da Amsterdam e proseguendo con Mi­ lano e Helsinki nel 2023, Stoccolma e Düsseldorf nel 2024, Parigi nel 2025 e Copenaghen nel 2026. I Paesi aderenti — Svezia, Norvegia, Finlandia, Germania, Francia, Olanda, Danimarca e Italia — sono accomunati dall’impegno condiviso per la tutela del benesse­ re del cane, per la difesa dell’alle­ vamento del cane di razza e per il rafforzamento della cooperazione a livello internazionale. A cura di Renata Fossati


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La fattrice in difficoltà Alcuni studi hanno indagato sulla trascuratezza e negligenza della madre verso la prole. L’incidenza degli ormoni e dell’ambiente Pur essendo eventi infrequenti, a volte capita che la fattrice abbia nei confronti della prole neonata un at­ teggiamento distorsivo, del tutto innaturale, che mette a rischio la sopravvivenza stessa dei cuccioli. Si può manifestare con diverse mo­ dalità di comportamento, come al­ lontanarli dalle mammelle, chiu­ dendosi a riccio e impedendo loro di succhiare; spostarli continua­ mente da una parte all’altra della cassa parto; leccarli in maniera os­ sessiva; mostrare atteggiamenti ag­ gressivi, sino ad arrivare a nascon­ derli. Questo stato “confusionale”, che si presenta con sbalzi d’umore appa­ rentemente ingiustificati, ha indotto i ricercatori a trovare delle similitu­ dini con il fenomeno della depres­ sione post-parto delle donne.

L’INDAGINE ITALIANA Un recente studio di E. Giussani et al. (Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali, Università degli Studi di Milano, Lodi) ha indagato, attraverso un questionario inviato a 92 proprietari di fattrici, sul fenomeno. Lo studio si è focalizzato sul fatto che, essen­ do i cani una specie altriciale (le specie i cui piccoli nascono imma­ turi, indifesi e totalmente dipenden­ ti dalle cure parentali), la mancanza di istinto materno nella fattrice du­ rante e immediatamente dopo il parto può compromettere la soprav­ vivenza della prole immatura. Il focus si è indirizzato sui fattori predisponenti e sui segni clinici e comportamentali più frequente­ mente osservati. • Emozioni instabili Classificata come un disturbo dell’umore, la depressione post-par­ to è una condizione nota e comples­ sa che colpisce le donne durante e dopo il parto, caratterizzata da di­ sturbi emotivi di intensità variabile. Le cause possono comprendere fat­ tori ormonali, psicologici e am­ bientali. La sua incidenza negli animali è scarsamente documenta­ ta; tuttavia, in alcune fattrici di cani sono stati segnalati comportamenti

materni anomali, come il rifiuto, l’aggressività o persino il canniba­ lismo nei confronti dei cuccioli du­ rante il periodo post-parto, sugge­ rendo l’esistenza di questa condi­ zione anche nella specie canina. • Costruzione del database Per ottenere un database interessan­ te dal punto di vista scientifico, i ri­ cercatori hanno raccolto i dati trami­ te un questionario online sommini­ strato ai proprietari di femmine che avevano partorito almeno una volta. Il questionario era composto da cin­ que sezioni dedicate a informazioni circa la gestione dell’animale, il comportamento materno e i dati ri­ produttivi, con particolare riferi­ mento alla gravidanza e al parto. Il comportamento materno è stato considerato alterato in presenza di aggressività o iperattaccamento ai cuccioli e/o estrema irrequietezza. Sono stati analizzati complessiva­ mente 92 questionari, relativi a 90 cani di razza pura e 2 meticci. Il comportamento materno è risultato alterato nel 13,1% (n = 12) delle fattrici, mentre l’86,9% (n = 80) ha mostrato un comportamento nor­ male. Tra i risultati principali si evidenzia una maggiore mortalità neonatale nelle cucciolate di fattrici con comportamento alterato, le quali hanno anche trascorso signifi­ cativamente meno tempo a contatto con i cuccioli rispetto alle madri con comportamento normale. Molte altre variabili, come razza, peso corporeo, età di adozione, ambien­ te, temperamento, tipo di parto (na­ turale o cesareo) e allattamento (materno o artificiale), numero di cuccioli per cucciolata e presenza umana al momento del parto, sem­ brano influenzare lo sviluppo di disturbi comportamentali materni nelle fattrici. In definitiva, una ricerca utile agli allevatori, in quanto conoscere le possibili variabili della sindrome permetterebbe di monitorare l’assi­ stenza già a partire dalla gravidanza e di accompagnare il parto, ottimiz­ zando il benessere della madre e dei cuccioli, senza forzature che potrebbero sfociare nell’aggravarsi dell’ansia e confondere maggior­ mente la fattrice.

“Una prole cresciuta in perfetto equilibrio con le adeguate cure parentali in un ambiente sereno”. Foto Sara Venturelli. Fotogallery ENCI

LO STUDIO INTERNAZIONALE Una ricerca congiunta tra l’Uni­ versità di Victoria (Messico) e l’U­ niversità di Pisa, condotto da Karina Lezama-García et al. sul comportamento materno, ha ana­ lizzato alcuni aspetti che delineano un quadro interessante, dal quale gli allevatori possono trarre infor­ mazioni utili alla diminuzione del­ lo stress post-parto, soprattutto nelle fattrici primipare, così come in quelle pluripare, dove i livelli ormonali e altri fattori biologici sono in grado di influire sull’anda­ mento delle cure parentali anche a lungo termine. • L’aggressività materna È un atteggiamento istintivo, solita­ mente di breve durata, rivolto a chi si avvicina alla cassa parto. Può essere esasperato dal pianto dei cuccioli, specie nelle primipare, o derivare dal dolore in caso di masti­ te. L’ossitocina svolge un ruolo importante in questa fase di costru­ zione del legame tra madre e prole. I cambiamenti ormonali associati all’allattamento possono alterare la valutazione o la percezione da parte della madre rispetto all’ambiente che la circonda. Ovviamente, questa reazione di ag­ gressività comporta notevoli diffi­ coltà per l’allevatore nel procedere quotidianamente al controllo della crescita e alla socializzazione dei cuccioli. Poiché l’aggressività può essere ac­ centuata da problemi ambientali, soprattutto nelle femmine ansiose o immature, è sconsigliabile che per­ sone estranee visitino la sala parto, dato che metterebbero sulla difensi­ va la fattrice. In genere, questo at­ teggiamento diminuisce man mano che i cuccioli acquistano una sem­ pre maggiore indipendenza dalla madre. • Rifiuto della prole Il mancato accudimento della prole, definito “negligenza materna”, seb­ bene raro, riguarda l’insufficiente mantenimento del calore, dell’ali­ mentazione e dell’eliminazione di urina e feci. Capita più frequente­ mente nelle madri primipare, in quelle ansiose che lasciano la cassa parto più frequentemente del dovu­ to, in caso di nascite premature con meno di 57 giorni di gestazione, nelle cucciolate nate tramite taglio cesareo o quando l’ambiente non sia consono al parto. In alcuni casi, l’eccessiva manipo­ lazione dei cuccioli da parte dell’uomo potrebbe indurre la ma­ dre a cercare di spostarli. Nel caso in cui la madre percepisca anomalie nel cucciolo, istintivamente cer­ cherà di nasconderlo e di allonta­ narlo dalle mammelle. Se l’intera cucciolata viene rifiuta­ ta, sarà necessario un intervento veterinario per identificare segni clinici, come mastite, metrite ed

Cani da villaggio. In un ambiente estremamente povero, l’istinto materno prevale sulle difficoltà quotidiane

eclampsia, o fattori di stress, quali sovraffollamento e cucciolate nu­ merose. • Falsa gravidanza La pseudogravidanza (pseudociesi) è una condizione comune in cui la femmina non gravida subisce gli stessi cambiamenti ormonali di quella gravida. Può dipendere sia dai livelli sierici di prolattina sia dalla sensibilità dei tessuti a questo ormone. Se sottostimata, può essere la causa di problemi comportamentali. Si manifesta con lo sviluppo mamma­ rio e la costruzione della tana in cui partorire, nella quale porta oggetti come giocattoli o altro, per poi prendersene cura, mettendo in atto una serie di comportamenti legati al parto e al post-parto. Un vasto sondaggio condotto da Roth et al. su 2.000 veterinari ha rivelato che il 96% degli intervi­ stati ha riferito di aver osservato casi di pseudociesi con cambia­ menti nel comportamento materno (il più comune era che le cagne adottavano oggetti come se fossero cuccioli). La pseudociesi è stata segnalata nel 49% delle cagne sterilizzate e il segno fisico più comune era l’in­ grossamento della ghiandola mam­ maria e la produzione di latte (89%). Inoltre, il 97% dei veterinari ha segnalato casi di aggressività associati alla pseudociesi.

Per lo studio completo sulla ricerca italiana: Atti del convegno, presen­ tazione a Poster, pag. 17

CONCLUSIONI I cuccioli di cane appena nati di­ pendono totalmente dalla madre; quindi, affinché questo legame di sopravvivenza possa svilupparsi in maniera proficua, i ricercatori han­ no indagato da lontano, seguendo le numerose variabili biologiche e psicologiche che compongono l’i­ dentità della fattrice e il successivo comportamento materno. Per que­ sto, sono stati indagati una serie di fattori in grado di attivare la produ­ zione di diversi ormoni, come estradiolo, cortisolo, progesterone, prolattina, ossitocina e relaxina. Dato che un comportamento mater­ no anomalo nella fattrice è correla­ to a bassi livelli di alcuni ormoni, principalmente ossitocina, è consi­ gliabile che le fattrici vengano re­ golarmente controllate da un veteri­ nario. È stato appurato che le fem­ mine primipare che mettono in atto comportamenti di ansia e irrequie­ tezza sono generalmente in grado di diventare ottime madri nei parti successivi. Infine, non è da sottova­ lutare l’aspetto socio-ambientale. Una fattrice stressata da un ambien­ te inadeguato potrebbe abbandona­ re la prole o, nei casi limite, cercare di eliminarla. Offrire tutte le cure adeguate alle future madri è un do­ vere primario di ogni allevatore che ha a cuore le sorti della razza di cui si prende cura. Renata Fossati

Per lo studio completo sulla ricerca internazionale: Maternal behaviour in domestic dogs


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I nostri cani - settembre 2026

Campo Felice 2026: tradizione, qualità e innovazione Dal 10 al 12 luglio si è svolta con grande successo l’edizione 2026 di Campo Felice, il tradizionale ap­ puntamento dedicato ai cani da ferma continentali e inglesi e alle razze protagoniste dei Raduni, che ha registrato circa 900 presenze, confermandosi, anche quest’anno, uno dei più autorevoli punti di rife­ rimento della cinofilia italiana e internazionale. Nella straordinaria cornice naturale di Campo Felice, tra i Comuni di Lucoli e Rocca di Cambio, si sono svolte tre giornate all’insegna della selezione, della verifica zootecnica e della valorizzazione delle razze da ferma, caratterizzate da un ele­ vato livello tecnico e organizzativo e da una partecipazione qualificata di allevatori, conduttori, giudici e appassionati provenienti dall’Italia e dall’estero. Promosso dall’Ente Nazionale del­ la Cinofilia Italiana (ENCI), con il determinante contributo delle Asso­ ciazioni Specializzate, l’evento ha rappresentato un’importante occa­

sione di confronto e di crescita per il mondo cinofilo, confermando il valore della selezione cinotecnica quale strumento essenziale per la tutela, il miglioramento e la valo­ rizzazione delle razze. Accanto alle Prove di Eccellenza per le razze da ferma continentali e inglesi e ai tradizionali Raduni di razza, Campo Felice ha ospitato l’ENCI Village, spazio dedicato al­ la promozione della cultura cinofi­ la, della ricerca genetica, della salu­ te e del benessere del cane, oltre che della corretta selezione del ca­ ne di razza. La giornata conclusiva è stata arric­ chita dallo svolgimento del Pointer Show, della Prova di tipo A per il Lagotto Romagnolo e dell’attesissi­ mo Master ENCI per continentali e inglesi, che ha incoronato i migliori soggetti del circuito delle prove classiche della stagione, suggellan­ do un’edizione di alto profilo tecni­ co e sportivo. Dino Muto Presidente ENCI

La proprietà di un cane esige responsabilità La Corte di Cassazione ha emesso diverse sentenze in merito, valutando la concretezza dei fatti e l’ambiente in cui sono avvenuti

Aree di sgambamento Al guinzaglio ma senza museruola La proprietaria di un molosso di media taglia lo aveva lasciato libero in un’area di sgambamento; il cane aveva aggredito un cane di piccola taglia e il proprietario che era inter­ venuto per proteggerlo. La Cassa­ zione ha confermato la condanna per lesioni colpose.

IL PUNTO CENTRALE DELLA SENTENZA La Corte non afferma che il pro­ prietario sia automaticamente re­ sponsabile per il solo fatto che il cane abbia aggredito qualcuno, né che la responsabilità dipenda sem­ plicemente dalla razza. Il punto è la prevedibilità concreta

ORGANO UFFICIALE DELL’ENCI Ente Nazionale della Cinofilia Italiana n. 8 settembre – Anno 72° DIRETTORE RESPONSABILE: Fabrizio Crivellari REDAZIONE: Renata Fossati PROPRIETÀ ED EDITORE: ENCI Milano

dell’aggressione: nel caso esamina­ to, la proprietaria era già consapevo­ le dell’indole diffidente del proprio cane e, nonostante ciò, non aveva adottato le necessarie cautele quando nell’area era arrivata un’altra perso­ na con un cane di piccola taglia. In altre parole, anche un’area di sgambamento non elimina gli ob­ blighi di vigilanza e custodia. Se il proprietario conosce le caratteristi­ che del proprio cane che rendono prevedibile una reazione aggressi­ va, deve adottare misure adeguate, come la museruola o una distanza che gli consenta di intervenire im­ mediatamente

Il cane era condotto al guinzaglio, ma senza museruola, all’interno di un centro commerciale. Si era avvi­ cinato a una persona provocandole lesioni. La Cassazione ha confermato il quadro di responsabilità, sottoline­ ando l’obbligo di adottare le cautele necessarie in relazione alle caratte­ ristiche dell’animale e al contesto nel quale viene condotto, in questo caso, un luogo aperto al pubblico.

Cassazione penale. Sez. IV, sentenza n. 9620 del 10 marzo 2025 HANNO COLLABORATO: Giulia Del Buono Fabio Del Gaudio Ermelinda Pozzi A. Bionda, L. Liotta et al. ENCI IN INTERNET: www.enci.it ufficio gestione registri: ugr@enci.it soci: soci@enci.it segreteria: segreteria@enci.it expo: expo@enci.it - prove: prove@enci.it redazione: redazione@enci.it affissi: affissi@enci.it addestratori: addestratori@enci.it campioni: campioni@enci.it

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IL GUINZAGLIO DA SOLO NON BASTA La Corte attribuisce particolare ri­ lievo alle circostanze concrete. Il cane si trovava all’interno di un centro commerciale, quindi in un luogo frequentato da numerose per­ sone. In tale situazione, secondo la Cassazione, la presenza di terzi rendeva necessario adottare cautele idonee a prevenire il rischio di ag­ gressione. La Corte richiama espressamente il principio secondo

La quota associativa dei Soci Allevatori è pari a euro 51,65 e dei Soci Aggregati a euro 5,00; ai soli fini postali, euro 2,00, sono da considerarsi quale quota di abbonamento alla rivista.

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cui, in presenza di altre persone, occorre controllare adeguatamente l’animale e, nella situazione con­ creta, guinzaglio e museruola costi­ tuivano le cautele necessarie. Quindi, il fatto che il cane fosse al guinzaglio non escludeva automati­ camente la colpa: occorreva valutare se, nelle specifiche circostanze, il sistema di controllo fosse realmente adeguato a prevenire l’aggressione. Cassazione penale. Sez. IV, 24 febbraio 2025, n. 7486

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