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BRICIOLE EDUCATIVE 1/2009

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NUMERO 1 giugno 2009 giornalino educativo

I PRIMI PASSI EDUCATIVI


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Dalla a redazione uando incontriamo dei genitori, spesso si lamentano dei loro figli. Quando parliamo con gli insegnanti – di solito si lamentano dei loro allievi. Quando ascoltiamo le persone anziane, il più delle volte dicono: “Ah, questa gioventù moderna!”. E tuttavia… E tuttavia vale la pena riflettere sulla domanda - da dove proviene il fatto che… Che i giovani sono tali…; che, a parere degli adulti, sono “cattivi”…; che sono “demoralizzati”…; che non si riesce a sopportarli…; ecc… Da dove i giovani possono trarre esempio per un comportamento buono, saggio e costruttivo? Da dove possono sapere che cosa è buono e che cosa non lo è, se nessuno glielo dice? Dove possono imparare a vivere bene, se non hanno vicino degli adulti cordiali, che possano essere modelli per loro? Che cosa si può fare se nessuno educa i giovani, e tutti si lamentano soltanto? Nonostante le apparenze, il problema non è facile da risolvere, ed è composto da molti fattori. In questo nostro periodico desideriamo cercare di presentare ai genitori e agli educatori riflessioni, pensieri e modi per risolvere alcune situazioni educative. Il nostro presupposto è ovviamente di educare “sotto gli occhi di Dio”, che è il migliore educatore, e verso il quale bisogna condurre i bambini, affinché nel futuro possano da soli usufruire della guida e della protezione di Colui che è il nostro migliore Papà. s

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genitori e i loro figli vivono di solito in famiglia, e la famiglia – ricordiamoci – è stata istituita da Dio. All’origine della famiglia c’è l’amore di due persone. Secondo le leggi divine, questo amore deve essere eterno in un matrimonio indissolubile. Senza un tale amore, la vita in famiglia non può andare avanti. Tuttavia, essa deve comprendere sia i genitori che i figli. L’amore principalmente consiste nel porre il bene della persona amata davanti al proprio e nell’essere pronti a sacrificarsi per questa persona. Innanzitutto, l’amore ed il rispetto dei comandamenti di Dio decidono della durevolezza della famiglia cristiana. In una tale famiglia, i genitori ritengono, giustamente, che i figli sono il tesoro più grande affidato a loro da Dio, affinché le anime immortali dei loro figli siano preparate per raggiungere la salvezza eterna. Non è un compito facile. Siamo immersi in un mondo che si allontana da Dio, e che tenta la debole natura dell’uomo con una falsa felicità. Molto male risulta dalla mancanza di consapevolezza. Quindi i genitori devono essere per i loro figli delle guide tra le strade e le trappole poste da Satana. Devono anche assumersi il ruolo di primi insegnanti di religione, i quali svelano davanti alle giovani anime l’esistenza di Dio. Questo obiettivo soprannaturale dell’educazione dovrebbe “troneggiare” sopra le altre preoccupazioni della cura dei figli. Di solito in primo piano spicca il dovere indispensabile di nutrire e vestire i figli. E’ ovvio e neces-


Educare all’eternità

ucative

sario, ma non basta per un’educazione completa e soprattutto pia . Succede spesso che ci ricordiamo soltanto delle necessità materiali, dimenticandoci delle anime dei figli e di avvicinarle a Dio. Le varie età dei figli necessitano adeguati metodi educativi ad essi adattati. Tuttavia ad ogni età essi hanno bisogno del più grande amore dei genitori e del tempo ad essi dedicato. Oggi sempre più spesso si sente parlare della prole come di una gravosa aggiunta al matrimonio. La maggior parte dei mezzi di comunicazione di massa diffonde queste opinioni, ispirata da agenti esteri. Si deride le famiglie numerose, si umilia il lavoro domestico ed educativo delle madri, invitando le donne ad avere al massimo un figlio. Questa è un’azione contro il cristianesimo e contro le nazioni, che conduce alla morte di qualsiasi società. L’amore e il dedicare tempo ai figli costituiscono i passi introduttivi della loro evangelizzazione. L’azione successiva dovrebbe essere di trasmettere la Fede. Ed anche qui,

indipendentemente dall’età, l’esempio personale dei genitori funziona nel modo migliore. I figli sono acuti osservatori ed hanno un istinto innato per copiare le persone adulte, e specialmente coloro che amano. Quindi prendono come esempio i genitori. Notano subito come essi si comportano l’uno verso l’altro, li osservano, se si inginocchiano per recitare le preghiere, ed ascoltano le loro opinioni e dichiarazioni. Quindi è necessario che i genitori si rendano consapevoli del fatto che, per avvicinare i figli a Dio, è necessaria la religiosità personale e di lavorare su di sè per perfezionare i propri talenti. Non sono doveri leggeri, ma vengono addolciti dall’amore dei genitori e dalla consapevolezza che stanno realizzando la volontà di Dio. Il Creatore ha tanto amato le anime dei bambini e dei loro genitori, che desidera averli presso di sé per tutta l’eternità. Non si può per nessun motivo fare a meno di questo desiderio. Ma intanto i genitori, stanchi per il lavoro e per le preoccupazioni, spesso lasciano i figli in preda ai programmi televisivi, di solito nocivi, all’influenza di coetanei viziati e di letture irriverenti. In questo modo le giovani anime si impregnano di contenuti “traditori” ed atei, che indeboliscono la loro religiosità, fanno sorgere dubbi a proposito della Fede ed incitano all’egoismo. Questi sono grossi pericoli per l’anima, e per questo motivo i genitori devono contrastarli senza badare alla stanchezza e ai problemi. Dio non lo dimenticherà! s

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testimonianza sull’educazione

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olte volte ho riflettuto a proposito del futuro di nostra figlia di nove anni. Pensavo: “Che cosa è più importante? Che cosa devo insegnarle innanzitutto? Che cosa trasmetterle?”. Nonostante le apparenze, la risposta non è semplice, perché la vita è fatta così che non si riesce a trasmettere tutto ai figli. Non si riesce a fornire a loro tutta la sapienza – anche perché abbiamo per loro soltanto una parte non molto grande della giornata. Il tempo stesso mi proponeva le risposte. Primo: spiegare come funziona il bene e come il male. Secondo: indicare da dove attingere la forza. Terzo: insegnare il rispetto verso le altre persone. Quarto: insegnare a pensare autonomamente e permettere di pensare diversamente da me. Quinto: formare in loro il desiderio di agire, di comprendere ed il bisogno di un pensiero costruttivo. Mi ricordo della mia infanzia. Della mia famiglia. Famiglia che era imperfetta (come noi tutti), faceva molti errori (chi di noi non compie dei sbagli?), ma che mi ha dato proprio quella cosa che è la più importante nella vita. Sapete in che cosa è consistita la più grande saggezza dei miei genitori? Nel fatto che non mi vietavano di chiedere, di cercare, di parlare. E non si sbarazzavano mai di me! A volte non avevo a chi chiedere qualcosa. La più grande saggezza dei miei genitori consisteva anche nel fatto che abbastanza presto mi hanno mostrato la vera vita, al posto che allevarmi sotto una campana di vetro. E soprattutto nel fatto che mi hanno educato

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così che io sappia e voglia riparare nella mia famiglia ciò che loro non sono riusciti a riparare, cambiare ciò che loro non potevano cambiare. Da noi ho introdotto dei princìpi che non c’erano a casa né da me né da mio marito. Ci diciamo tutto. Nostra figlia ha il diritto di correggerci – così come noi correggiamo lei. Ha il diritto di suggerire i cambiamenti, nel caso che qualcosa, a suo parere, sia inopportuno. La sua voce costituisce esattamente un terzo quando in famiglia vengono prese le decisioni. Ci teniamo uniti – in tre. In modo forte. Insieme giochiamo, insieme guardiamo i film, insieme preghiamo, insieme ci prendiamo cura della casa e del giardino. Insieme andiamo ad aiutare là dove chiedono un sostegno – nelle pulizie, nelle ristrutturazioni. Insieme prepariamo i pasti. Insieme andiamo dal dottore (pediatra) e dal dentista. Insieme discutiamo i problemi più importanti. Insieme osserviamo il mondo che ci circonda.


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TEPPISTA Scenetta

on Luca ci sono soltanto problemi. Non studia, e forse verrà bocciato. A scuola continua a causare risse, e in cortile i vicini lo evitano e passano alla larga da lui. - Guardi, signora, che sguardo cattivo che ha. Si vede subito che è un teppista. - E questa recinzione chi l’ha rotta, non lui? - Ed è ancora così giovane, frequenta la quarta elementare. Cosa ne sarà più avanti? Luca non chiarisce che con questa recinzione era stato tutto diverso. D’altra parte, la polizia aveva trovato i malfattori. Quindi guarda con altezzosità le vicine e sputa ai loro piedi. - Ha visto che teppista? Ma che cosa ci si può aspettare da uno così? Il padre è da qualche parte all’estero, il bambino è solo con la madre. Luca dà un calcio ad un barattolo, così che fa rumore contro i contenitori dell’immondizia. Lui farà vedere a loro! Il padre? A cosa gli serve un padre? Nessuno urla e non proibisce

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Tutto ciò non mi è stato insegnato e nella mia casa non era così, a causa delle circostanze. Mi mancava molto. Questa mancanza non si è trasformata in mancanza di motivazione, in paura, in avversione, in incapacità, ma in azione. Adesso ho tutto ciò che mi mancava, più il doppio di ciò che mi andava molto bene. Proprio questo è ciò che mi hanno insegnato i miei genitori. Che si può così, e che si può sempre cambiare qualcosa. Mi hanno dato un semino, un pezzo di terra e delle istruzioni su come bisognerebbe prendersene cura. Mi hanno dato la consapevolezza delle possibilità umane. Mi hanno fatto percepire che mi amano qualsiasi io sia. Mi hanno dato la capacità di essere quasi un perpetuum mobile. No, non quasi, ma interamente! Infatti l’anima umana è immortale, e i miei genitori mi hanno mostrato un mondo in cui essa possiede un ruolo di primo piano, un ruolo sotto la guida di Dio. Dando ad un bambino un tale mondo, gli si dà la vita, che non si può non amare, non si può perdere e non si può non trasmettere avanti… Si può ottenere di più? Una Mamma s

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dialogo in famiglia - Ascolta, posso dirti qualcosa? - Un attimo, un attimo, devo solo vedere quando gli dà un pugno… - Ma è importante… - Silenzio, non puoi aspettare? Oddio, come lo ha colpito! - Puoi un attimo… - Non puoi stare un attimo in silenzio?! Non si può guardare nulla in questa casa! Allora, cosa volevi?!

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cco una classica conversazione che ha luogo in molte case. Chi non la conosce? Se aggiungo che quell’uomo, il quale apparentemente non può vedere alcunché, sta davanti allo schermo televisivo in media cinque ore al giorno, e che il disturbo è impersonato dalla madre, molti si ritroveranno in questa scenetta familiare. In un certo libro ho letto che in America hanno fatto delle ricerche a proposito della frequenza della conversazione tra padri e neonati. I padri affermavano che sacrificano per i loro piccoli in media 15, 20 minuti al giorno, ma le ricerche hanno dimostrato che questa quantità può essere calcolata in secondi, in secondi! Quanto tempo quindi i padri dedicano

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- Fa niente…

ai loro figli più grandi, che non sanno solamente emettere dei suoni da neonato, ma anche rispondere con frasi intere? Penso che non molto di più. In molte case le conversazioni si limitano alle domande e risposte stereotipate: “Come va a scuola?”, “Bene”; “Che cosa vuoi mangiare a pranzo?”, “La pasta al pomodoro”; “Hai fatto le spese?”, “Sì”. Dal momento che non c’è dialogo, non c’è neanche ascolto. Si può ascoltare solamente nel silenzio: i propri pensieri, sentimenti, desideri, le persone. E d’altra parte, i nostri contemporanei hanno paura del silenzio (“Che silenzio in questa casa, accendi la radio”). Quindi lo assordano con una musica rumorosa, con il lamento di individui ammazzati sullo schermo televisivo, con il fruscio delle pagine di libri e di giornali senza valore, con il chiasso dei litigi: non c’è spazio né tempo per ascoltarsi, per ascoltare i parenti e gli amici. “Mamma, sai che cosa è successo oggi a scuola?!” chiede ad alta voce entrando in casa una bambina di sette anni. “Non disturbarmi adesso, devo fare velocemente il pranzo!” si spazientisce la madre… “Come è intelligente Vostro figlio! Sa tutto su Napoleone! – lo loda un conoscente.


di guardare la televisione. E poi ci sono anche i soldi, poiché il padre li manda dall’estero. - E la madre? Sono più le volte che non c’è, piuttosto che le volte che c’è, e i bambini sono allevati dalla strada. Erano addirittura venuti da scuola a cercarlo, poiché a quanto pare quel Luca continua a bigiare. La scuola? Luca ritiene che va bene per i secchioni. Conosce un tale che ha finito le medie e che guadagna tanto. Anche lui, Luca, vorrebbe fare così. Una bella bicicletta, vestiti, un computer… - Succede così, signora, quando i genitori pensano soltanto a guadagnare. Chi controllerà il bambino? Chi darà l’esempio? - Certo. Malnutrito, malvestito. E’ più vicino al bambino un estraneo piuttosto che il padre o la madre. Che cosa dicono queste donne? Luca pensa di stare meglio di tutti. La casa è libera, il fratello girovaga con gli amici. Una volta lo hanno perfino portato con sé. Gli hanno dato la birra e qualcosa per “migliorare il benessere”, come hanno detto scherzosamente, però a Luca la testa girava ed ha vomitato tutto. Lo hanno deriso, ironizzando e dicendo, che ha sprecato il prodotto. - La casa è vuota, manca il calore, quindi come fa ad essere diverso? Chi lo abbraccerà, chi lo consolerà? Di quale abbraccio parlano? E’ una ragazza o un marmocchio, per essere coccolato ? Lui non tollera tali mocciosi! E per dimostrare ciò, corre verso il parcogiochi e con tutte le forze dà i calci ai castelli di sabbia che sono stati costruiti dal figlioletto di una vicina. Il bambino frequenta la prima elementare ma si comporta da moccioso, giocando ancora con la sabbia. Ecco, ovviamente piagnucola. - E non l’ho detto? E’ un teppista, attacca i bambini! Luca ride maliziosamente; l’espressione della sua faccia sembra dire: E cosa mi farete?

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“Che cosa?” si stupiscono i genitori “Non gli è mai piaciuto studiare storia!…”. E’ triste vedere come le persone non si conoscono a vicenda. Sanno perfettamente che cosa c’era una settimana prima in televisione alle ore 20.00, e ciò che verrà trasmesso oggi in un dato programma, quale è il titolo del disco più recente di un cantante famoso o chi è una modella famosa. Invece non sanno assolutamente ciò che sente una persona con la quale abitano sotto lo stesso tetto da parecchi anni!!! Talvolta le persone si svegliano improvvisamente quando li attornia il vuoto. “Ma come fai ad avere così tanti amici? Io non ne ho il tempo”. Il tempo. Ce l’hai per tutto: leggere i giornali, guardare la televisione fino a mezzanotte, ascoltare per ore le stesse cose. Ti svegli con il pensiero che hai qualcosa da vedere, ti addormenti con l’immagine del film horror appena visto. Affinché l’educazione sia efficace, deve essere unita alla capacità di parlare e di ascoltare. I genitori devono imparare ad ascoltare e cercare di comprendere i loro figli. La cultura dell’ascolto senza interrompere è la condizione fondamentale del dialogo. E – quello che è il fattore più importante – bisogna cercare di insegnare ciò s anche ai propri figli.

Sono un teppista…”.

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Una riflessione

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MB BA INI

negli USA, che, come sospetta la polizia, in questi casi impotente, sono offerti in sacrificio a satana da parte dei satanisti (i quali pure “credono diversamente”). Intanto, adesso c’è la battaglia per i diritti dei bambini, ed ovviamente si espongono i casi di torture, tormenti, violenze sui bambini, soprattutto commessi in famiglie di alcolizzati e di genitori degeneri. Questi argomenti colpiscono i nostri sentimenti e le nostre coscienze, così insieme chiediamo il diritto ad un’infanzia felice per quei bambini. Ma non notiamo che in questa lotta piano piano nei bambini si inculca l’avversione e perfino la ribellione nei riguardi di tutti i genitori ed educatori, e con ciò si ottiene la loro simpatia nei confronti degli alleati, ossia di coloro che lottano per il loro diritto ad opporsi e a disubbidire ai genitori (perfino nelle questioni più nobili); per il diritto di rifiutare la fede dei genitori e della famiglia, e della loro tradizione (anche se bellissime); per il diritto di querelare i genitori nel caso di qualsiasi forma di utilizzo di forza (anche verbale, quando il genitore vuole che il figlio pulisca le stoviglie o torni prima della mezzanotte). QUI C’E’ QUALCOSA CHE NON VA! Dalla

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i stupisco come sono aumentati i sostenitori agguerriti dei diritti degli animali, degli omosessuali, dei membri delle varie sette religiose, ed anche dei diritti dei bambini (in che strana compagnia). Tra questi sostenitori agguerriti ci sono persone di buona volontà, che vedono coloro che difendono dal punto di vista dei torti da loro subiti, ed espongono così tanto questi mali che questi diventano paraventi per i sostenitori agguerriti, i quali hanno intenzioni un po’ diverse e volontà non più tanto buona. E qui si può mettere in evidenza che qualcosa è taciuto. Quando sento urlare per i diritti dei cani senza padrone, mi appare in qualche modo difficile sentire parlare dei diritti dei bambini che sono stati o saranno morsicati da quei cani. Quando sento delle proposte per i diritti degli omosessuali (e dei pedofili), mi sembra difficile sentire parlare dei diritti dei bambini che sono stati o saranno da loro sedotti o depravati. Quando mi stupisco che qualsiasi più strano o più piccolo gruppo di chi dissenti dalla religione cattolica ha piena libertà per il proprio culto, mi stupisce anche il passare sotto silenzio il fatto della sparizione di qualche decina di migliaia di bambini


I diritti dei bambini? storia so che nei due Stati più totalitari, ossia nella Germania di Hitler e nella Russia di Stalin, si cercava il più possibile di incitare alla ribellione i bambini contro i genitori (soprattutto contro quelli migliori e più retti), li separavano dall’influenza dei genitori, dalla fede e dalla tradizione, e così formavano i fautori dei genocidi. Infatti furono i bambini della Hitlerjugend a combattere per le strade di Berlino in favore del loro “alleato” e “benefattore”, il quale non viveva più, conducendo a morte milioni di Tedeschi per la sua idea malata di costruire “un nuovo mondo e una nuova era”. So che apparentemente ora non c’è qualcuno come Hitler o come Stalin, ma non mi dà pace la domanda CHI E PERCHE’ VUOLE CONTRAPPORRE I BAMBINI AI LORO GENITORI? (parlo qui dei genitori buoni ed amorevoli, anche eccessivamente). Qualcuno forse vuole occupare il posto dei genitori nelle anime dei bambini? Bisogna riflettere, e del resto seriamente, su queste domande. Ma ho ancora delle altre domande: perché questi alleati dei bambini non lottano per il diritto del bambino a nascere, dato che è stato concepito? Perché non mirano a garantire ai bambini una scuola in cui non avrebbero gli stessi diritti i loro coetanei, quelli che terrorizzano la scuola e verso i quali la polizia

è impotente – e lo è proprio in nome dei diritti dei bambini? Perché questi sostenitori agguerriti non parlano del diritto dei bambini all’educazione ad un amore puro, fedele, corresponsabile – distante dalla pornografia e dalle letture immorali? Il diritto è la giustizia – ma verso tutti! Perché nessuno combatte per IL DIRITTO DEI GENITORI (quelli buoni) al rispetto, alla gratitudine da parte dei loro propri figli, ed all’obbedienza nelle questioni oggettivamente buone? Negli USA sorgono associazioni dei genitori in difesa dai loro propri figli educati “senza stress”. Nessuno combatte per i diritti del passante, terrorizzato da adolescenti ubriachi ed aggressivi, radunati in bande o che formano una gang. Chi lotta per il diritto degli insegnanti alla sicurezza di fronte all’aggressività crescente e all’impunità di alcuni scolari? Il più grande DIRITTO DELLA PERSONA (di genitori e figli contemporaneamente) ALL’AMORE non è garantito né dal Parlamento né dall’ONU. Ama veramente un bambino (è un suo alleato, amico, educatore) chi è con lui ogni giorno (e non soltanto durante un giorno di festa di sostegno); chi ha per lui il tempo e l’attenzione (e non soltanto delle dichiarazioni urlate ed attraenti); chi è saggiamente esigente nei confronti del bambino e chi risveglia continuamente nuove possibilità di sviluppo (e non chi lo trattiene nel suo qualunquismo, intorpidendolo con la musica e con la marjuana); chi gli propone un amore difficile come ogni vera creatività; chi alla fine ed innanzitutto lo aiuta a scoprire la bellezza dell’umanità in Gesù ed insieme al bambino segue questa strada verso Dio. Auguro a voi, genitori, educatori, catechisti, di riconoscere e trovare tali alleati, anche in questo tempo così confuso. s

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? Domanda

bambini oggigiorno chiedono di meno le spiegazioni, perché prima che formulino la loro domanda, già qualcuno li precede con la risposta al quesito che, forse, loro non avrebbero mai posto. E così non imparano la curiosità per il mondo, lo stupore filosofico, la ricerca approfondita della verità. Ora i bambini piuttosto riempiono gli adulti di domande-accuse, volendo sorprenderli nell’imbarazzo… e non hanno sempre voglia di ascoltare risposte non chiare, quindi se ne vanno confermati nella fondatezza dell’accusa o nella convinzione della mancanza di conoscenza da parte degli adulti. Dove vanno? Dal coetaneo, ad Internet, ai “propri” programmi televisivi, o alla “propria” rivista, o semplicemente aumenta la loro svogliatezza nel porre domande e quindi la loro ignoranza. Le domande-accuse che vengono poste a noi, adulti, non sono molte e non sono così problematiche, come sembrano. Bisogna soltanto raccoglierle in qualche modo ed aiutarsi vicendevolmente nel formulare risposte brevi, concrete, a volte spiritose, sorprendenti… Bisogna “disarmare” così queste domande con nostre domande – che approfondiscono, cercano, stimolano ad una riflessione più profonda sulla risposta, a cui giungeranno quasi da soli.

Perché in chiesa alcuni si annoiano?

Tentativo di risposta. Vedi, nel mondo ci sono i distratti intontiti e gli scopritori. I distratti intontiti sono così pigri nell’intelletto, nel cuore, negli occhi, nelle orecchie, nelle gambe, nelle anime, che di solito stanno seduti senza muoversi ed

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attendono qualcosa che li interessi, li stimoli, li scuota, li faccia divertire. Come se tutto il mondo debba essere un circo, un horror, un cabaret, o come Internet… che deve subito dare un sacco di emozioni forti. Il distratto intontito non utilizza i suoi occhi, perché preferisce l’ottica delle telecamere. Non aguzza le sue orecchie, poiché gli piace assordarle con un baccano sempre più forte. L’intelletto quasi non lavora, poiché continua a “sballare” con ciò che è eccessivamente leggero, facile e piacevole. Al distratto intontito non dice alcunché ciò che bisognerebbe scoprire, leggere, illuminare con l’immaginazione. Per questo motivo in chiesa, dove non ci sono clown, effetti speciali, acrobazie – il distratto intontito muore di noia. Egli stesso infatti è terribilmente noioso. L’invisibile Dio vorrebbe invitarlo a scoprire tantissimi misteri, a muovere il cuore, l’anima, l’intelletto e l’immaginazione, ma il distratto intontito possiede tutto ciò come in uno statodi assopimento, immobilità semi-viva – quindi muore di noia, che è una lenta morte dell’anima. E là dove questa anima dovrebbe davvero rivivere, e vincere sull’intossicazione e l’ipnosi nei quali ha vissuto tutta la settimana. Altrimenti avviene con lo scopritore. Costui cammina per il mondo, al quale pone tantissime domande sia ad alta che a bassa voce. Lo scopritore sa che ciò che si vede non è ancora tutto. Le cose più importanti sono da scoprire, da risolvere, da proiettare sullo schermo dell’immaginazione. Da lui l’intelletto, il cuore, gli occhi, le gambe, le mani, l’anima, sono in movimento e in tensione, perché continuamente intorno ha luogo


qualche avventura, qualche mistero, qualche fenomeno, che il distratto intontito non noterà mai. E’ tra gli scopritori che sorgono gli scrittori, i viaggiatori, gli inventori, i registi dei film più interessanti, i cosmonauti, i santi… Lo scopritore, in chiesa, e particolarmente se questa è antica, non penserà nemmeno che ci si può annoiare. Ogni quadro, scultura, vetrata, significano qualcosa, nascondono qualcosa, dicono qualcosa. Lo scopritore fa funzionare la sua immaginazione e vede coloro che venivano qui per alcuni secoli. Vede le loro vesti, i volti, le preghiere… Sente i canti, i pianti di alcuni, i rumori delle guerre… Ascolta nell’animo ciò che tutti loro vorrebbero dirgli, da che cosa vorrebbero metterlo in guardia, a che cosa vorrebbero stimolarlo. In una chiesa antica ogni dettaglio racconta qualcosa… Perciò agli scopritori piace venire in chiesa quando è ancora vuota. Infatti attraverso tutto ciò il Dio Vivente sussurra a loro! E quante questioni e quante persone che bisogna ricordare nella preghiera! Quante lettere specialmente cifrate e comunicazioni personali da Dio sono presenti in ciò che si legge, si dice, si canta in chiesa! Quante questioni e quante cose per le quali ringraziare, perché colui che ringrazia è colui che chiede nel migliore modo…! Nessuno si annoia con lo scopritore – né Dio, né alcun uomo. Piano piano diventi uno di questi. E la chiesa è un luogo molto adatto per controllare chi puoi essere: distratto intontito o scopritore? Scegli! E, se vuoi, inizia a scoprire! Questa risposta magari è un po’ troppo lunga, ma ognuno può estrarre da essa ciò che più gli aggrada. Nondimeno, il problema della noia, e non soltanto in chiesa, è tra i più importanti nella vita dei nostri figli, e quindi ritorneremo a parlarne. s

Il commento

C Abbandonati, trascurati, prematurameni sono sempre più ragazzini come Luca.

te cresciuti. Ma maturi? E’ difficile, all’età di dieci anni. Hanno perso nei confronti della carriera dei genitori, partiti per l’estero o impegnati ad aumentare le ricchezze. Si prendono cura da soli del nutrimento, dei vestiti e di come trascorrere le giornate. Hanno tanta libertà, e decidono da soli che cosa fare con essa. Di solito scelgono la via sbagliata. I bambini raramente scelgono ciò che è pratico. Di solito sono tentati dal divertimento piuttosto che dallo studio, dalla caramella piuttosto che dal panino, dall’uscire di casa piuttosto che dal fare i compiti. Chi controllerà che il bambino abbia mangiato, sia vestito bene e ben curato? Il padre lavora all’estero, la madre di solito è fuori casa. Chi lo abbraccerà, consolerà, consiglierà? Il commento: “Ha da mangiare e da vestire” non risolve la questione. E la domanda: “Che problemi hai?” non insegna di per sé a superare lo stress. Luca non è un teppista. E’ un bambino ferito e molto solo, il quale soffre di eccessiva libertà. La televisione lo annoia velocemente, gli amici sono più grandi di lui e non vogliono giocare a fare la balia ad un bambino di dieci anni. La casa è vuota. Luca ha imparato a trattare i suoi problemi con indulgenza. Non ha bisogno di una madre – è troppo grande. Non ha nemmeno bisogno di un padre – nessuno lo sgriderà né gli farà le prediche. Gli amici? Quelli più grandi sono OK, quelli più giovani sono mocciosi viziati. Il padre gli dà i soldi, la madre gli dà molta libertà. Apparentemente va tutto bene. Ma non ingannerà degli osservatori attenti. Luca soffre. Gli fanno male i commenti ironici delle vicine, quindi irato sputa sotto i loro piedi. Gli fanno male le “frecciatine”, quindi disturba il figlioletto della vicina mentre gioca. Non è capace di comportarsi in altro modo, perciò si difende con la violenza. Nonostante si consideri grande, è piccolo e ferito. I bambini come Luca devono essere spesso abbracciati e trattati con pazienza, quando graffiano e tentano di liberarsi. A volte non è ancora troppo tardi. Ma… chi s può farlo?

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CHI MI INSEGNERA’ AD ESSERE BRAVO? ommaso, quando l’ho conosciuto, era allievo della seconda elementare. Tra più di 800 alunni della sua scuola tanti avevano il suo nome, ma quando a scuola si parlava di Tommaso, si sapeva subito di quale Tommaso si trattava. Tommaso era il terrore di tutta la scuola, soprattutto del gruppo degli insegnanti, ed imbarazzante preoccupazione della maestra della sua classe, la quale spesso diceva: “Se non ci fosse Tommaso, la classe sarebbe totalmente diversa!”. “Cosa?! Tommaso ha ancora picchiato qualcuno? Non diventerà mai una persona per bene!” affermava piena di rassegnazione. E Tommaso? Beh, non so se era consapevole del verdetto che pesava su di lui, ma in qualche modo lo percepiva. Più di una volta mi sono chiesta: “Perché un bambino dagli occhi così belli e dal cuore così sensibile è aggressivo, litigioso e testardo? Come ha fatto a sorgere in lui l’inclinazione ad ottenere un posto nella vita con i pugni, la forza e le urla? E da dove viene quel dolore nei suoi occhi?”. Mi è difficile scrivere la storia di Tommaso, poiché, anche se l’ho incontrato tre anni fa, continuano a tormentarmi delle domande alle quali non trovo risposta. Qualche mese dopo la nascita, Tommaso si è trovato in un orfanotrofio. I genitori litigavano, divorziavano, la madre si consolava

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bevendo molti alcolici. Non c’era posto per questo bambino né nei cuori né in casa. La madre commenta: “Era in buone mani, era in un orfanotrofio gestito da Suore. Le Suore educano bene”. Educano bene, ma quale Suora, anche bravissima, può sostituire ad un bambino l’amore dei genitori? Dopo quattro anni, sua madre è giunta alla conclusione che Tommaso ne aveva avuto abbastanza di questa “buona educazione delle Suore”, e lo riportò a casa. Così è iniziata una nuova tappa nella storia della vita del bambino: l’alcolismo della madre e le frequenti visite del padre, il quale cercava di educare il bambino con l’aiuto delle maniere forti, lasciando impresse sul corpo del figlio tracce di dolore e di vergogna. Dal lunedì al venerdì Tommaso viveva con la madre, e dal venerdì sera alla domenica con il padre e con la sua compagna, la quale – girava voce a scuola – insegnava al bambino a rubare e a bestemmiare. Tommaso era ben vestito, riceveva tanti regali sia dal padre che dalla madre. Infatti era in corso il processo per il divorzio. E in palio c’era molto – c’era la casa! Chi otterrà il diritto alla cura dei figli (Tommaso aveva un fratello più grande), costui diventerà padrone della parte più grande della casa. Tommaso era per i genitori “un’assicurazione ambulante di un maggiore benessere”. Come, quindi, non lottare per averlo? E i genitori lottavano – a volte con i regali, e a volte in pubblico, con i pugni. Una volta hanno lottato così a scuola, davanti agli occhi dei bambini della classe di


Tommaso! Fino ad oggi mi domando come lui doveva sentirsi allora. La sua casa materna era così. E non devo scrivere di che cosa aveva bisogno e che cosa aveva in eccesso. E a scuola? Era “un problema vivente”. Infatti come si faceva a concentrarsi dal momento che Tommaso continuava a disturbare? La maestra aveva molto di cui incolparlo, e forse in qualche modo le piaceva informarlo di ciò. Un giorno tutti i bambini della sua classe sono andati in gita. Tutti tranne che Tommaso! Lui è rimasto nella sala della ricreazione, poiché “è una vergogna farsi vedere con uno così, poiché deve essere punito, e che alla fine sappia di essere il peggiore della classe!”. Nel Giorno della Mamma doveva esserci una festa, nelle classi, per le madri. Prima delle lezioni, Tommaso è andato con me da un fiorista per comprare i fiori per la mamma. Mi ha chiesto un aiuto, perché doveva essere una “super-sorpresa”. Però l’insegnante decise che una parte dell’incontro sarà dedicata alla lettura dei fogli su cui gli scolari diligenti avrebbero scritto tutte le cattiverie compiute da Tommaso (ed erano tante). Si partiva da questo presupposto: che tutti sappiano, come si comporta Tommaso! E tutti ne sono venuti a conoscenza, mentre Tommaso ha trascorso tutto il tempo delle celebrazioni chiuso nel bagno della scuola, stropicciando “la super-sorpresa” ed il biglietto d’auguri per sua madre. Poco prima della conclusione delle pratiche per il divorzio dei suoi genitori, ho

chiesto a Tommaso con chi vorrebbe abitare: “Con nessuno” fu la sicura risposta. E così fu. Tommaso venne indirizzato ad un istituto assistenziale-pedagogico. Non so ciò che fu di lui dopo. Ho scritto più volte a sua madre, chiedendo l’indirizzo di Tommaso, ma non ho ottenuto risposta. Non abito più nella città di cui Tommaso è originario. Però non riesco a dimenticarmi di lui. Forse perché incontro tanti tali “Tommasi”, piccoli e grandi. Conosco bambini picchiati, affamati, abusati sessualmente, soli tra tanti, poveri in mezzo alle ricchezze… E chiedo: “Che cosa, chi e perché gli prepara un destino così doloroso? Che cosa fare, affinché nel cuore e negli occhi di un tale piccolo a cui manca un focolare domestico, vedere riflessi la pace, la fiducia e la speranza? Come svegliare i genitori, che pensano soltanto a guadagnare, ma perdono il cuore e il destino dei loro figli? Che argomenti, parole, immagini utilizzare per convincere gli insegnanti che il successo pedagogico non consiste in una classe senza problemi educativi? Che cosa fare, affinché gli adulti non sentenzino a proposito di un bambino ancora piccolo: “Da lui non ci si può aspettare nulla di buono!”, ma affinché vogliano lavorare per far crescere non qualcosa ma qualcuno? A volte racconto la storia di Tommaso. Alcuni si commuovono, ma a me non interessa la commozione. Una volta Tommaso mi ha chiesto: “Suora, chi mi insegnerà ad essere bravo?”. Forse prima di cercare di rispondere a questa domanda bisogna porne un’altra: “Chi, che cosa ed in che modo ci disabitua ad essere bravi genitori, educatori, catechisti, … persone?”. Queste domande sono difficili e le risposte ancora più complicate. Tommaso, però, domandava seriamente: “Chi mi insegnerà ad essere bravo?”. s

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RINGRAZIO GLI INSEGNANTI

L

’anno scolastico ha avuto inizio. I bambini, dopo aver terminato i compiti, venivano nella sala della ricreazione. Alcuni tra loro ci portavano anche i loro fratelli e sorelle più piccoli, anche di due o tre anni. Volevo conoscerli tutti – ed il più rapidamente possibile, perché ritenevo che, tra l’altro, dipenda da questo fatto in quale misura sarò per loro come una madre, come un Angelo. Gradualmente venivo a conoscenza dei loro nomi, scoprivo i loro bisogni e i loro talenti, notavo le loro difficoltà. Mi sentivo come in un enorme giardino, nel quale cresce qualche decina di vari fiori originali, e che mio compito è conoscerli tutti, prendermene cura ed aiutarli a crescere. E successe così che uno di quei fiori – Anna, di nove anni – ha attirato la mia attenzione in un modo particolare… Ogni giorno dopo le lezioni i bambini mangiavano il pranzo, poi avevano tempo per il riposo (per passeggiare, giocare, fare sport). Successivamente arrivava l’ora dello studio, che per alcuni era un gravoso punto del programma del giorno, anche se tutti ne sentivano il bisogno. Del resto, in un gruppo è più facile mettersi al lavoro – la vista dei compagni e delle compagne che si sedevano per fare i compiti spingeva i lazzaroni a studiare. Ovviamente, c’erano delle eccezioni che confermavano la regola. Una di loro, anche se

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forse il caso era un po’ diverso, era proprio Ania. Perché era un caso un po’ diverso? Perché lei apriva apparentemente volentieri la cartella, estraeva i libri e i quaderni, ma dopo aver brevemente osservato una qualche illustrazione, si allontanava dal tavolo, spiegando che doveva controllare ciò che faceva suo fratello minore nella saletta per i piccoli, o affermando che voleva bere qualcosa. In lei c’era la volontà, ma anche una certa distrazione. Decisi di osservare più da vicino questa bambina. Che cosa ho notato? Che è molto matura e premurosa nei confronti del fratellino, che possiede in sé molto calore e strana serietà. Non sorrideva quasi mai. Mi sembrava nascondere in sé dei segreti dolorosi. Ed era davvero così. Dagli anni in cui era piccolissima aveva fatto l’esperienza di terribili dolori e sofferenze, che rendevano vana in lei la spensierata gioia dell’infanzia, e che imprimevano il marchio del rancore amaro. Inoltre non aveva un padre. Io la aiutavo tutti i giorni a fare i compiti. Avevo notato gravi lacune nell’apprendimento – la capacità di lettura era a livello d’asilo, la sottrazione dei numeri a due cifre costituiva una barriera insuperabile, le era difficile trascrivere un argomento dalla lavagna senza errori e nella sua interezza. Tuttavia, conoscendo la storia di Anna, non mi stupivo di nulla, ma pregavo Dio di darmi il Suo amore, il Suo calore e la Sua pazienza. Sapevo che con il Suo aiuto posso


diminuire nella bambina la sensazione di non essere abbastanza valorizzata, e di trovarsi in una situazione di pericolo, tristezza, paura, che in alcuni momenti si trasformavano in… mancanza di voglia di vivere. Così è iniziata la nostra avventura durata un paio di mesi. Un paio di mesi, perché soltanto questo fu il periodo in cui lavorai nel dopo-scuola. Mi ricordo che nei primi tre giorni ci esercitavamo nel leggere una poesia di alcuni versi. Non notai grandi risultati, ma lodavo Anna e le mostravo il senso del suo lavoro. Ogni tanto facevamo un intervallo per mangiare un panino o per fare un’attività più piacevole, come il dipingere. Ero contenta quando era lei stessa a chiedere insistentemente di fare i compiti con me, perché sapevo quanto sforzo lei doveva impiegare per fare i compiti di scuola. Un giorno Anna mi ha portato una notizia formidabile: “Suora, ho avuto un voto bellissimo!” ha gridato. Ho percepito un suo forte abbraccio. “Sì?! E in che materia?” ho chiesto, non nascondendo la mia gioiosa commozione e sorpresa. “In italiano. E’ stato per quella poesia, che lei, Suora, mi ha insegnato a leggere. Non ho mai avuto una lode in italiano!” La nostra felicità non aveva confini. La bambina, non aspettando il pranzo, ha estratto i libri dalla cartella, mostrando che voleva studiare. Mi sono seduta di fianco a lei. Cercavo di comprendere tutto l’accaduto. Perché ha ottenuto il voto migliore? Non sapeva leggere neanche per avere poco più che la sufficienza! Pensai che sicuramente la maestra aveva notato il lavoro della bambina. In questo momento ho sentito la gratitudine per questa positiva esperienza di Anna, per la saggezza della sua maestra, per il fatto che Dio ci rende capaci di aiutare gli altri. Un giorno la bambina ha portato un “Buono” in matematica, poi un “Distinto” in

italiano e tanti altri volti belli. Dopo alcuni suoi successi scolastici mi ha confidato: “L’anno scorso la maestra aveva detto a mia madre che, se avessi avuto problemi tanto gravi con l’apprendimento, sarei stata bocciata l’anno seguente. Ma io non dovrò ripetere l’anno, perché ho dei voti molto belli. E questo avviene già dall’inizio dell’anno scolastico!”. Io ho confermato, dicendo: “Se farai i compiti tutti i giorni, sicuramente ce la farai”. A novembre il mio contatto con Anna si è interrotto. A volte la vedevo nella Cappella della nostra Congregazione, dove i bambini venivano per l’Adorazione e per il Rosario. Ma non mi preoccupavo per lei. Altre Suore la aiutavano, insieme a laici che lavoravano nel dopo-scuola. Un giorno, a giugno, Anna è entrata nella Cappella. Dopo una breve preghiera si è avvicinata a me (stavo leggendo il libro delle orazioni), mi ha dato un bacio e mi ha sussurrato all’orecchio: “Suora, sono stata promossa. Grazie”. Ed io ringrazio gli insegnanti, i quali aiutano bambini simili ad Anna ad alzarsi dai dubbi e a credere nelle proprie forze. s

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“Invano educherebbe un bambino ad essere una brava persona chi non lo educasse contemporaneamente ad essere un buon cristiano�. beato don Ignazio Klopotowski


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