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Elisir di Salute 2/2026 - marzo/aprile

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OBESITÀ

E FARMACI

Come funzionano e per chi sono indicati

REFLUSSO

Cause e stile di vita

cibo & salute

Olio extravergine, alleato della prevenzione

VERTIGINI

Quali trattamenti?

Partenio, toccasana per Emicrania e Infiammazioni

salute & benessere

Dolore articolare, il ruolo delle catene muscolari

ecologia & salute

Alimentazione sostenibile, riduce l’impatto ambientale piante medicinali

Editore: DOCMED s.r.l. - Bologna

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Direttore Editoriale:

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Collaboratori:

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Marketing:

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Segretaria di redazione:

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Sede legale, redazione e amministrazione:

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Tel 051/343889 - 051/307004

e-mail: info@elisirdisalute.it • www.elisirdisalute.it

Pubblicazione a stampa: ISSN 2465-3039

Pubblicazione on-line: ISSN 2498-9401

Direttore Scientifico:

Dott. Enrico Montanari

Comitato scientifico:

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Prof. Guido Biasco, Gastroenterologia

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Prof. Pierfrancesco Buli, Urologia

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Dott. Claudio Caprara, Medicina Interna

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Autorizzazione Tribunale di Bologna n. 6966 del 24/11/1999

Iscrizione R.O.C. n. 20066

sono trascorsi ormai più di venticinque anni dall’uscita del nostro primo numero e la nostra motivazione e impegno a portare avanti un obiettivo di informazione corretta, su prevenzione e salute, sono più che mai validi e semmai accresciuti dal gradimento sempre crescente del pubblico. La salute e il benessere sono temi di fondamentale importanza che rivestono un ruolo differente ma ugualmente importante nelle varie fasi della vita. Ho sempre pensato che l’attività di un medico non finisca una volta realizzata l’attività clinica e di aggiornamento ma che sia una nostra precisa responsabilità, anche e soprattutto, quella di rendere note le indicazioni e informazioni per evitare, quanto più possibile, il disequilibrio e la malattia, mantenendo invece uno stato di benessere sia fisico che mentale. Questo è ciò che abbiamo cercato e continuiamo a fare in questi anni, con l’aiuto prezioso di centinaia di Medici, Ricercatori ed esperti dei vari ambiti di cui ci occupiamo. A loro va un sentito ringraziamento perché senza la loro disponibilità e volontà di dialogo con il pubblico la nostra rivista non potrebbe esistere.

Il nostro concetto di salute è andato definendosi in modo sempre più ampio e completo nell’ottica di una visione olistica del benessere e della salute della persona.

La prevenzione attraverso opportuni e periodici controlli, un’alimentazione corretta ed equilibrata, come quella mediterranea, a cui destiniamo sempre maggiore spazio, la pratica costante di un’adeguata attività fisica, ormai da ritenere vero e proprio “farmaco naturale” da “assumere” quotidianamente, l’equilibrio mentale ottenuto attraverso opportune scelte di vita e nuove discipline a cui attingere, l’attenzione all’ambiente e la limitazione dei fattori inquinanti, sono tutti aspetti ugualmente importanti. È solo attraverso l’attenzione verso ognuno di questi elementi e comportamenti, in una parola lo “stile di vita”, che può nascere il nostro “stare bene”.

Buona lettura!

È vietata la riproduzione totale o parziale di ogni contenuto di questa pubblicazione senza il consenso dell’editore. Tutti i punti di vista espressi in questa pubblicazione sono quelli dei rispettivi autori e non riflettono necessariamente quelli delle organizzazioni, delle istituzioni, delle imprese a cui essi appartengono e neppure riflettono necessariamente i punti di vista dei membri degli organi di direzione ed editoriali di questa pubblicazione. Nulla di quanto contenuto in Elisir di Salute intende rappresentare un consiglio, ovvero una raccomandazione, concernente una qualsiasi delle cure, dei metodi e dei rimedi descritti. Gli editori non danno, né espressamente né implicitamente, garanzie sul piano terapeutico o su quello della convenienza rispetto a pratiche o utilizzi specifici, né riconosceranno alcuna responsabilità, verso chi sosterrà di essere stato danneggiato in conseguenza della pubblicazione di Elisir di Salute o dell’utilizzo delle informazioni pubblicate.

n. 2 2026

marzo/aprile

cibo & salute

8 Piselli, il verde che fa bene

Oltre ad essere poveri di grassi e totalmente privi di colesterolo, sono ricchi di nutrienti essenziali e rappresentano una delle principali fonti di proteine vegetali

Dott.ssa Melissa Righi, Dott.ssa Lucia Diani

16 Olio extravergine di oliva, alimenta la nostra salute

La ricchezza in composti bioattivi e i numerosi e dimostrati benefici lo rendono un alleato prezioso...

Dott.ssa Sara Simonetti

medicina

22 Reflusso, quanto conta lo stile di vita?

In caso di Reflusso gastroesofageo, opportune modifiche allo stile di vita possono fornire un ottimo vantaggio terapeutico...

Dott. Christian Lambiase

26 Disturbi dell’equilibrio, dalle cause ai trattamenti

Sebbene nella maggior parte dei casi la causa non sia grave, tali disturbi possono compromettere...

Dott. Andrea Albera

34 Quando il sonno è disturbato...

Le Apnee notturne sono caratterizzate da ripetuti episodi di ostruzione delle vie aeree che peggiorano la qualità del sonno e causano importanti disturbi

Dott. Aldo Nobili

38 Obesità e farmaci, facciamo chiarezza

I nuovi farmaci rappresentano un aiuto concreto che può rendere più facile adottare e mantenere comportamenti salutari

Dott.ssa Maria Cappello, Dott.ssa Giacinta Ciancimino

44 Pelle del neonato, come proteggerla?

La pelle dei neonati è particolarmente fragile e necessita di speciali modalità di cura per tutelarne l’integrità e il crretto sviluppo

Dott. Giuseppe Paterlini attualità & salute

31 Sanità, quale ruolo per le donne?

Nonostante le donne rappresentino una parte considerevole della forza lavoro nel settore sanitario, raggiungere un ruolo di leadership rappresenta oggi una sfida ma anche una grande opportunità

Dott.ssa Elisa Zoccarato

il tuo medico di famiglia

50 Obesità: una sfida da vincere È necessario incentivare la prevenzione sin dell’età infantile al fine di insegnare l’educazione alimentare e la sostenibilità ambientale...

Dott. Fernando Perrone piante medicinali

52 Partenio, toccasana per Emicrania e Infiammazioni

Questa pianta è principalmente utilizzata per il trattamento preventivo dell’Emicrania e per alleviare patologie di carattere infiammatorio e doloroso di media entità

Dott.ssa Anna Rosa Magnano psicologia

62 Figli adolescenti, come gestire il rapporto

Quando i figli attraversano periodi di isolamento o solitudine, per i genitori il compito principale è quello di saper riconoscerne i segnali...

Dott.ssa Caterina Tincolini

salute & benessere

64 Dolore articolare, il ruolo delle catene muscolari

Il Metodo MioEquilibrio® è una via concreta di trasformazione personale, dove la salute articolare e muscolare...

Maria Elisa Marchiani

71 Tumore al seno, nuovi trattamenti per il post intervento

La nuova tecnologia Icoone® unita ad altri interventi non farmacologici, come attività fisica, dieta e Agopuntura, può attenuare gli effetti tardivi...

Dott. Stefano Giordani

estetica & salute

76 Non è mai troppo presto...

Cominciare sin da giovani a prendersi cura della propria pelle, seguendo alcune semplici regole…

Dott. Donato Riccardi

ecologia & salute

80 Alimentazione sostenibile, riduce l’impatto ambientale

L’approccio “One Health”, promosso dalla FAO, riconosce l’interdipendenza tra salute umana, benessere animale...

Dott.ssa Renata Alleva

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Antibiotici e antibiotico-resistenza

Il fenomeno dell’antibiotico-resistenza impone alla collettività di adottare un uso corretto e mirato di tali farmaci

La scoperta della Penicillina risale al 1928, quando Alexander Fleming notò che i batteri non crescevano intorno ad una muffa chiamata “Penicillium”. Alexander notò l’effetto “anti-biotico” perché era quello che studiava ogni giorno, ossia era abituato a cercare aloni di inibizione batterica intorno a gocce di Lisozima, una piccola proteina antimicrobica presente nel muco del naso, nelle lacrime, nel latte, che ci protegge naturalmente dalle infezioni. Anche “Penicillium” era ben noto a tutti come una delle più comuni muffe del pane raffermo. Eppure, il primo studio sugli antibiotici era già stato pubblicato decenni prima, nel 1895, sulla rivista ”Annali d’Igiene Sperimentale”, da Vincenzo Tiberio, un Medico molisano della Marina Militare italiana che descrisse le sue proprietà. L’applicazione tecnologica di queste conoscenze scientifiche avviene però successivamente, solo durante la seconda guerra mondiale, negli anni ’40, quando gli Stati Uniti convertono e adattano fermentatori, tra cui quelli della birra, alla produzione di Penicillina. Per i militari feriti fu un’arma di difesa dalla cancrena, per i civili una cura insperata per infezioni fino ad allora quasi sempre mortali. Dal connubio tra scienza, industria e tecnologia nacque così il primo antibiotico prodotto su larga scala, che raggiunse rapidamente ogni continente e segnò il confine tra un’era pre-antibiotica e una post-antibiotica. Per millenni l’umanità moriva per infezioni batteriche ma, all’improvviso, malattie come Peste, Tifo, Colera, Sifilide, Tubercolosi, Scarlattina o Infezioni delle ferite e Sepsi divennero finalmente curabili. Oggi, però, questa rivoluzione virtuosa si sta interrompendo, riportandoci in era pre-antibiotica. L’abuso e il maluso degli antibiotici ha indotto resistenze, per cui i medesimi batteri che controllavamo dagli anni ’40, come gli stessi Stafilococchi studiati da Fleming e Tiberio, sono divenuti resistenti e, talora, quasi non abbiamo più armi per difenderci. MRSA, VRSA sono Stafilococchi multiresistenti, che spesso invalidano brillanti interventi chirurgici o sofisticate

terapie farmacologiche, portando a complicazioni e persino alla morte del Paziente per una sovrapposta infezione batterica. Anche microrganismi come Klebsiella ed Escherichia coli stanno sviluppando resistenze, selezionate dall’uso massiccio di antibiotici e disinfettanti, specialmente in ambiente ospedaliero. I batteri, inoltre, possiedono un’abilità sorprendente: si scambiano tra loro i geni della resistenza, imparando ad inattivare gli antibiotici. Antibiotici e antibiotico-resistenze, sono parte di fenomeni presenti in natura da milioni di anni, sin dall’origine della vita e degli ecosistemi. L’uomo, però, ha abusato di questa risorsa, determinando situazioni innaturali ed eccessive, tanto che oggi si è arrivati a considerare le infezioni da microbi antibiotico-resistenti come una nuova pandemia. Usi impropri si sono verificati per conservare mangimi o cosmetici, per sviluppare proprietà anti-odore di tessuti o abbigliamenti per lo sport e soprattutto nella zootecnia, quando ci si accorse che alcuni antibiotici acceleravano la crescita di animali da allevamento. Oggi siamo tutti chiamati ad evitare il moltiplicarsi di resistenze, come? La responsabilità è collettiva: gli antibiotici vanno usati in modo mirato, solo se necessari e sotto indicazione medica; non autoprescritti! Non vanno nemmeno accumulati come scorte negli armadietti: la prescrizione va accuratamente seguita all’occorrenza, per un sufficiente periodo di tempo e alle dosi corrette. Queste regole riducono la probabilità di selezionare batteri resistenti dentro di noi, che potrebbero un domani rivelarsi pericolosi proprio quando fossimo più vulnerabili, come durante una malattia debilitante, dopo un intervento chirurgico, in condizioni di stress, o semplicemente nella vecchiaia. Proteggere l’efficacia degli antibiotici significa rispettare la scienza, la natura e un patrimonio terapeutico che ha cambiato il destino dell’umanità.

Prof. Vincenzo Romano Spica

Cosa sono i “superfood”?

Ultimamente sento spesso parlare di “superfood” ma a quali alimenti ci si riferisce? E quali sono le loro proprietà specifiche e utili per la salute? email firmata

Risponde la Dott.ssa Silvia Lazzaris

Dietista - AOUI (Azienda Ospedaliera

Universitaria Integrata) - Verona

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di “superfood”, un termine nato in ambito divulgativo per indicare alimenti particolarmente ricchi di nutrienti e composti utili al benessere. Pur non essendo una categoria di alimenti formalmente riconosciuta dal mondo scientifico, questo termine viene comunemente utilizzato per descrivere cibi vegetali che si distinguono per il loro profilo nutrizionale.

Tra i più citati troviamo mirtilli e frutti rossi, ricchi di antiossidanti, frutta secca, fonte di grassi insaturi e vitamina E, legumi, preziosi per fibre e proteine, cereali integrali come avena e quinoa e verdure a foglia verde, note per l’elevato contenuto di vitamine e minerali. Inseriti in una dieta varia ed equilibrata, questi alimenti possono contribuire a migliorare l’assunzione di nutrienti protettivi e favorire uno stile alimentare più ricco di vegetali, come raccomandano le Linee Guida Nutrizionali. In definitiva, i cosiddetti “superfood” possono rappresentare ottimi alleati quotidiani per arricchire la dieta di colore, sapore e sostanze benefiche.

Dito a scatto

Soffro da circa un anno di dito a scatto, si tratta del medio della mano destra, e ho sensazione di dolore e formicolio a tutta la mano. Al momento non ho ancora fatto esami specifici. A chi devo rivolgermi? Quali sono le eventuali opzioni di cura e trattamento? email firmata

Risponde la Dott.ssa Luciana Marzella

Responsabile del Servizio di Traumatologia

della mano e Microchirurgia

IRCCS Galeazzi Sant’Ambrogio - Milano

Per “dito a scatto” s’intende l’infiammazione dei tendini flessori che comporta dolore e progressivo

scatto del dito durante il movimento che, nelle fasi più gravi, arriva ad un vero e proprio blocco del dito in flessione o estensione. I disturbi descritti di formicolio e intorpidimento alla mano maggiormente avvertiti al terzo dito non sono legati ad un “dito a scatto” ma probabilmente alla Sindrome del tunnel carpale che, nelle fasi iniziali, è principalmente avvertita al terzo dito e poi a tutta la mano. Si presenta con formicolio soprattutto notturno che nel tempo peggiora, causando dolore che si irradia all’avambraccio e alla spalla. Occorre eseguire una elettromiografia e poi una visita con un Chirurgo della mano che valuterà sia la possibile Sindrome del tunnel carpale che la coesistenza o meno di “dito a scatto”.

Gravidanza e rischio Diabete

Ho 31 anni e sto pensando di intraprendere una gravidanza. Avendo familiarità per il Diabete, sono preoccupata che possa presentarsi il Diabete gestazionale. Quali accorgimenti posso adottare per evitarlo?

email firmata

Risponde la Dott.ssa Rebecca Marzocchi

Specialista in Scienza dell’Alimentazione - Bologna

Per ridurre il rischio di Diabete gestazionale è opportuno tenere il peso sotto controllo, se possibile, ancora prima dell’inizio della gravidanza. Se in sovrappeso, sarebbe raccomandato seguire un percorso mirato che riporti il peso nella norma prima ancora della gestazione. Durante la gravidanza bisognerà fare molta attenzione a non aumentare troppo di peso, tenendo conto che è proprio negli ultimi mesi di gestazione che il peso aumenta maggiormente. La dieta deve essere equilibrata, ricca di fibre e povera di zuccheri semplici e grassi animali. È bene favorire i carboidrati complessi, soprattutto se integrali, assumere regolarmente frutta e verdura, e utilizzare metodi di cottura semplici (bollitura, cottura al vapore o al forno), limitando il più possibile l’aggiunta di grassi.

Fondamentale è infine l’attività fisica quotidiana (camminate, nuoto), soprattutto in gravidanza.

Avete un problema particolare? Volete un consiglio o un semplice parere? Spedite le vostre domande a Elisir di Salute, via Degli Orti, 44 - 40137 Bologna, oppure inviate una e-mail alla redazione: info@elisirdisalute.it I nostri specialisti vi risponderanno direttamente sulla rivista.

La�fRutta, O La�mOrDi� o�lA SqUeEzZi.

Melinda Squeez è la merenda di solo frutta selezionata, senza l’aggiunta di zuccheri, aromi, nè conservanti.

Perché chi è naturale è perfetto così, senza aggiungere altro.

Piselli, il verde

Oltre ad essere poveri di grassi e totalmente privi di colesterolo, sono ricchi di nutrienti essenziali e rappresentano una delle principali fonti di proteine vegetali

che fa bene

Dott.ssa Melissa Righi

Coordinatrice Dietista

Servizio di Nutrizione Clinica e Dietetica - AUSL della Romagna

Dott.ssa Lucia Diani

Dietista Servizio di Nutrizione Clinica e Dietetica - AUSL della Romagna

Considerati un tempo “la carne dei poveri”, come a anche tutti i legumi, per il loro elevato apporto proteico, i Piselli negli ultimi anni, grazie alla maggiore sensibilità ambientale, economica e sociale e ai notevoli vantaggi in termini di salute e prevenzione, stanno vivendo una nuova rinascita. Il loro alto valore nutrizionale è ormai accertato e riconosciuto, questi legumi sono infatti ricchi di nutrienti essenziali e rappresentano una delle fonti principali di proteine vegetali nelle diete vegetariane e vegane, oltre ad essere poveri di grassi e totalmente privi di colesterolo. Offrono quindi benefici anche a chi segue una dieta onnivora, come dimostrano studi scientifici sulla prevenzione oncologica e delle patologie croniche.

I Piselli producono benefici anche a chi segue una dieta onnivora, come dimostrano studi scientifici sulla prevenzione oncologica e delle

patologie croniche

Varietà e produzione

Esistono diverse varietà di Piselli: rampicanti, nani, mezzarama e la varietà “mangiatutto” o taccole. Tra le varietà da sgranare, si distinguono Piselli a seme liscio e Piselli a seme rugoso

L’Europa copre il 33% della produzione mondiale e il Paese in testa alla classifica dei maggiori produttori è la Francia. Il mercato in tutto il mondo è in forte crescita, sia per il consumo umano che animale, ma anche per l’utilizzo delle proteine nell’ambito dell’industria alimentare.

I Piselli freschi maturano durante la stagione primaverile, e possono essere consumati sia cotti che crudi. Durante le altre stagioni, si possono consumare i Piselli surgelati oppure quelli secchi; esistono anche i Piselli in barattoli di latta o di vetro. Poiché l’Italia è fra i maggiori produttori in Europa, è possibile utilizzare prodotti non d’importazione e, per i più fortunati, a km 0.

Proprietà nutrizionali

Tutte le varietà di Piselli hanno in comune l’essere un alimento ricco in proteine, sia che vengano consumati freschi o secchi.

I Piselli secchi (12% di umidità) possono anche essere ridotti in farina, come altre leguminose (fagioli secchi, lenticchie, fave secche e ceci), hanno un medio valore energetico di 330 kcal/100g. La porzione glucidica dei Piselli è essenzialmente formata da amidi (amilosio e amilopectina in proporzione variabile) e costituisce circa il 50% del seme. Gli zuccheri sono invece il 6% dei nutrienti del seme e sono principalmente saccarosio e oligosaccaridi, fra cui lo stachiosio; il loro indice glicemico è moderato, vicino a 32 (100 è il valore attribuito per convenzione al glucosio).

Questi legumi sono anche ricchi in proteine, come detto in precedenza, con un valore alto in lisina, ma sono deficienti in alcuni amminoacidi essenziali, i solforati come la metionina e il triptofano. Sono quindi complementari ai cereali in chicco (farro, orzo, riso e grano) e loro derivati, come pane e pasta; la loro associazione rende questi alimenti ideali per qualsiasi persona, compresi coloro che praticano sport.

Questi vegetali contengono anche vitamine del gruppo B, in particolare acido folico o vitamina B9 (70µg/100 g).

L’importanza delle fibre...

I Piselli sono ricchi di fibre solubili e insolubili (in media 6,3%), che favoriscono la motilità intestinale, la sazietà e l’equilibrio del microbiota intestinale. Una loro regolare assunzione può ridurre il rischio di Stitichezza, Colon irritabile, contrastare la formazione di Diverticoli e promuovere una migliore digestione.

L’alto livello di fibre e la presenza di varie sostanze come le saponine, le lectine, i composti fenolici e gli isoflavoni rende i Piselli, come anche gli altri legumi, fondamentali per la prevenzione del Tumore del colon-retto.

...e dei minerali

I Piselli sono una buona fonte di minerali, in particolare magnesio, potassio, fosforo (a scarsa biodisponibilità perché legato ai fitati), calcio e ferro. Grazie al buon contenuto di potassio, e alla naturale assenza di sodio, possono avere un effetto diuretico, limitando la ritenzione di liquidi. Sono alimenti consigliati quindi anche in coloro che soffrono di Ipertensione, come tutti gli alimenti di origine vegetale in genere.

Quali benefici?

Come abbiamo visto, i Piselli si caratterizzano per il bassissimo contenuto in lipidi, meno del 2%, prevalentemente rappresentati da acidi grassi insaturi o polinsaturi, e per l’assenza di glutine. Pertanto il consumo regolare di Piselli, sia per l’assenza di colesterolo e grassi saturi che per l’elevata quantità di fibre, in particolare solubili, è in grado di controllare i livelli di colesterolemia del sangue e di prevenire Patologie cardiovascolari e Diabete tipo II. Il loro contenuto di antiossidanti li rende inoltre validi alleati contro l’invecchiamento cellulare e lo stress ossidativo. Infine i Piselli aiutano a controllare il peso corporeo, grazie alla loro capacità di aumentare la sazietà

senza apportare eccessive calorie. Inseriti regolarmente nei pasti principali, contribuiscono a ridurre gli “attacchi” di fame e favoriscono un’alimentazione più equilibrata, evitando picchi insulinici.

Le porzioni raccomandate

La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomandano di consumare legumi almeno 4-5 volte a settimana. In una dieta vegetariana o vegana, questa frequenza può salire fino ad una porzione al giorno, per garantire un apporto sufficiente di proteine e micronutrienti. Una porzione standard per un adulto equivale a circa 150 grammi di Piselli freschi o in scatola (scolati e sciacquati) oppure 50 grammi secchi (a crudo).

Per i bambini le quantità variano in base all’età e al fabbisogno calorico. Il consumo in forma di zuppe, polpette, insalate o sughi permette di inserire facilmente questi alimenti in ogni fascia d’età. Inoltre i Piselli, in particolare quelli freschi e quelli surgelati, sono molto digeribili grazie alla buccia esterna, più morbida rispetto a quella degli altri legumi. Per questo motivo, sono più consigliati ai bambini e agli anziani oppure in coloro che soffrono di Colon irritabile.

Il loro consumo frequente, anche in fasce di età infantili è validato da numerosi studi scientifici che dimostrano come esso sia associato ad una riduzione, in età adulta, del rischio di Malattie cardiovascolari, Ipertensione, Diabete di tipo 2 e Obesità.

Preparazione, cottura e ricette

Includere i Piselli nei pasti quotidiani è semplice e gratificante, grazie alla loro versatilità culinaria. La cucina tradizionale italiana ne è ricchissima: “risi e bisi”, pasta e Piselli alla napoletana, frittata di Piselli, seppie e Piselli, Piselli in padella, ecc. Ma anche nella cucina moderna trovano ampio spazio con ricette nutrienti ed equilibrate come i burger vegetali, le polpette e le vellutate con spezie orientali.

Per ottenere il massimo beneficio è importante prepararli correttamente. I Piselli secchi vanno messi in ammollo per almeno 6-8 ore prima della cottura, que-

L’alto

contenuto di fibre e di sostanze come saponine, lectine, composti fenolici e isoflavoni, rende i Piselli fondamentali per la prevenzione del Tumore del colon-retto

sto passaggio non solo li rende più digeribili, ma riduce anche la presenza di “antinutrienti” come i fitati, che ostacolano l’assorbimento di alcuni minerali.

Durante la cottura, l’aggiunta di spezie carminative, come alloro, finocchio o suoi semi, cumino o zenzero, aiuta a limitare la formazione di gas intestinali. In alternativa, si possono usare anche in versione decorticata o già cotta, preferibilmente al vapore (in barattolo, preferibilmente senza sale aggiunto) per semplificare i tempi in cucina.

Esistono alcuni trucchetti per massimizzare le proprietà nutrizionali dei Piselli. Per esempio, per favorire l’assorbimento del ferro vegetale, è utile abbinarli a fonti di vitamina C, come pomodori, peperoni, limone o succo di arancia.

Inoltre, la combinazione con cereali integrali, come già detto, permette di ottenere un profilo amminoacidico completo, fondamentale per chi non consuma proteine animali.

I Piselli possono essere utilizzati anche per preparare l’hummus, una crema a base di legumi e salsa tahin. Gli ingredienti per questa ricetta sono: 300 g di Pisel-

Per favorire l’assorbimento del ferro vegetale, è utile abbinare ai Piselli fonti di vitamina C, come pomodori, peperoni, limone o succo di arancia

li, scalogno, salvia e rosmarino, tahin, limone e olio extra vergine di oliva. Può essere consumato come antipasto spalmato su fette di pane abbrustolito e con verdure in pinzimonio, oppure come “finger food”.

Sostenibilità e impatto ambientale

Non dimentichiamo che i Piselli possono essere un’ottima alternativa sostenibile alle proteine animali. Dal punto di vista ambientale, i legumi rappresentano una delle soluzioni più efficaci per ridurre l’impatto delle nostre scelte alimentari. La loro coltivazione richiede meno acqua, meno suolo e produce molte meno emissioni rispetto alla produzione di carne. Inoltre, arricchiscono naturalmente il terreno fissando l’azoto atmosferico, riducendo l’utilizzo di fertilizzanti chimici.

Integrare più legumi nella dieta non è solo una scelta salutare ma anche ecologica. Promuove la biodiversità, sostiene modelli agricoli tradizionali e contribuisce ad una transizione alimentare sostenibile, fondamentale per contrastare il cambiamento climatico.

Alcune curiosità

Alla nascita dell’agricoltura il Pisello, assieme ad alcuni cereali (farro, frumento, orzo) e ad altre leguminose (vecce, lenticchie e ceci), fu una delle prime piante ad essere coltivate dall’uomo. Se ne trovano resti sia di piante selvatiche, sia di piante coltivate, in numerosi siti archeologici del Neolitico. La coltura, in seguito, si è diffusa verso ovest in Europa e verso est sino all’India.

Della pianta del Pisello si utilizza tutto; i giovani germogli fogliari e i semi germogliati sono usati nell’alimentazione umana, particolarmente in Asia, mentre la pianta nel suo insieme, sia fresca che essiccata, è utilizzata come foraggio per i ruminanti. Invece i Piselli secchi o freschi sono utilizzati per l’alimentazione umana, la loro conservazione secca inoltre permette l’utilizzo come grani interi per i volatili, mentre sotto forma di farina per suini e bovini. Va inoltre nominata l’importanza del legume secco per l’industria di trasformazione al fine di ottenere amidi ed estratti proteici.

Nel XIX secolo, l’Abate e botanico austriaco Gregor Mendel (1822-1884) utilizzò i Piselli nei suoi studi sulla trasmissione ereditaria dei caratteri, da cui scaturirono le leggi di Mendel, base della moderna genetica. I suoi studi, pubblicati nel 1865 con il titolo “Versuche über Pflanzen-Hybriden” (Esperienze sull’ibridazione delle piante), ottennero il riconoscimento che meritavano solo all’inizio del XX secolo.

Fantasie di legumi

Da Valfrutta Buon Mix: tre ricette subito pronte a base di legumi e verdure

Dalla sapiente esperienza di Valfrutta nascono tre pratiche e appetitose proposte per il nostro benessere alimentare; si tratta mix a base di legumi, verdure e mais, subito pronti e facili da mettere in tavola.

La delicata cottura al vapore e la naturalità degli ingredienti rendono queste preparazioni perfette per un pasto veloce ma nutriente o per arricchire un’insalata o una pasta fredda o semplicemente per dare un tocco di creatività in cucina.

Fagioli Rossi, Mais con Peperoncino

Questo mix stuzzicante dal sapore deciso fornisce un buon apporto di proteine vegetali, fibre e minerali, producendo ottimi benefici per la salute del cuore. I fagioli rossi sono anche fonte di ferro, potassio, vitamine del gruppo B e flavoni che rinforzano le difese immunitarie e aiutano a combattere

le anemie. Il mais, cereale naturalmente senza glutine, riequilibra l’intestino e fornisce energia oltre ad apportare calcio, fosforo, magnesio e vitamina K. Inoltre la presenza di antiossidanti migliora l’attività del cervello e contribuisce all’efficienza della vista.

Ceci, Piselli, Mais e Carote

I ceci sono i legumi protagonisti di questo prodotto, la loro cremosità incontra la freschezza dei piselli, la dolcezza del mais e il sapore delicato delle carote. A livello nutrizionale questo mix rappresenta un’ottima fonte di proteine vegetali e, al tempo stesso, di carboidrati. Inoltre, nei ceci, è da notare che la presenza di buone quantità di fibre e altri composti ad azione antiossidante ha mostrato di produrre una benefica azione di riduzione del colesterolo. I minerali essenziali contenuti negli ingredienti, uniti alle vitamine del gruppo B, completano la composizione rendendola ottimale per il nostro organismo. Infine l’apporto di acidi grassi omega 3 e 6 rende questo mix adatto ai regimi dietetici.

Cannellini, Soia, Mais e Olive nere

In questo mix armonioso e ricco di gusto, la delicatezza dei fagioli cannellini e della soia si unisce alla dolcezza del mais e delle carote, arricchita dal carattere deciso delle olive nere.

Ricchi di carboidrati complessi e proteine, i fagioli cannellini, sono ideali per fornire energia a metà giornata con un pasto veloce ma al tempo stesso corretto a livello nutrizionale. La presenza della soia apporta altri benefici utili a migliorare il metabolismo. Infine le olive nere sono una vera miniera di nutrienti protettivi per il cuore e per la riduzione del colesterolo dannoso.

Olio extravergine alimenta la nostra

La ricchezza in composti

bioattivi e i numerosi e dimostrati benefici lo rendono un alleato prezioso per la prevenzione di numerose malattie

Dott.ssa Sara Simonetti

Medico Chirurgo

Master in Nutrizione ed Educazione alla Salute

Ambulatorio Eubios - Bologna

L’Olio extravergine di oliva rappresenta un pilastro fondamentale della tradizione mediterranea, simbolo di prosperità fin dall’antichità; ad oggi è uno degli alimenti più studiati dalla comunità scientifica internazionale.

Le sue origini si perdono nella notte dei tempi: le prime coltivazioni dell’olivo risalgono a circa seimila anni fa nelle terre del Levante, dove si ritiene che l’uomo abbia iniziato a selezionare spontaneamente le piante selvatiche di “olea europaea” per ricavarne un succo aromatico e prezioso. Fenici, greci e romani ne compresero presto il valore, tanto da trasformarlo in un elemento centrale dei commerci, dei riti religiosi e delle pratiche mediche dell’epoca. Per i greci l’Olio era un simbolo di purezza e forza, utilizzato per ungere gli atleti prima delle competizioni; per i romani costituiva un bene essenziale, tanto da essere suddiviso in categorie precise a seconda della qualità e della destinazione d’uso. Con il Medioevo, pur fra difficoltà economiche e trasformazioni agricole, l’Olivo rimase un caposaldo delle regioni

L’Olio extravergine di oliva

è uno dei cardini della Dieta mediterranea, oggi riconosciuta

Patrimonio culturale immateriale dell’umanità

mediterranee, fino a tornare protagonista in età moderna e contemporanea come uno dei cardini della Dieta mediterranea, oggi riconosciuta Patrimonio culturale immateriale dell’umanità

La composizione chimica

Dal punto di vista chimico, l’Olio extravergine di oliva, ottenuto esclusivamente tramite estrazione meccanica, conserva una composizione unica nel suo genere, frutto dell’equilibrio naturale tra le componenti lipidiche e quelle bioattive. La sua ricchezza in acidi grassi monoinsaturi, in particolare l’acido oleico, costituisce la base

di oliva, salute

della sua stabilità e del suo valore nutrizionale. L’acido oleico, che può rappresentare oltre i due terzi della frazione grassa, contribuisce a rendere quest’Olio resistente all’ossidazione e gli conferisce quelle caratteristiche sensoriali morbide e vellutate tipiche delle migliori produzioni. A questa struttura si aggiunge un insieme di molecole minori ma di grandissimo interesse fisiologico: tocoferoli, vitamina E, carotenoidi, fitosteroli e una vasta gamma di composti fenolici. Proprio questi ultimi, tra cui spiccano oleuropeina, idrossitirosolo e oleocantale, rappresentano il vero tesoro dell’Olio extravergine, poiché determinano non solo il suo aroma e il suo gusto caratteristico, ma anche la maggior parte dei suoi effetti benefici sull’organismo umano. I benefici dell’Olio extravergine di oliva sono stati oggetto di numerose ricerche cliniche e sperimentali, che ne hanno delineato il ruolo come alimento funzionale capace di modulare vari processi fisiologici.

Vantaggi cardiovascolari...

In ambito cardiovascolare, l’Olio extravergine svolge un’azione protettiva ampiamente documentata. Oltre a migliorare il profilo lipidico, riducendo il colesterolo LDL e proteggendolo dall’ossidazione, i suoi polifenoli riducono l’infiammazione dell’endotelio (rivestimento della superficie interna del cuore e dei vasi sanguigni), uno dei primi segnali dei processi aterosclerotici. Studi clinici hanno mostrato come l’oleocantale agisca in maniera simile ai farmaci antinfiammatori non I polifenoli contenuti nell’Olio extravergine di oliva possiedono proprietà antiossidanti e antinfiammatorie

steroidei, poiché riduce la produzione di molecole proinfiammatorie. Questo effetto, unito alla capacità dell’Olio extravergine di migliorare la biodisponibilità dell’ossido nitrico e di favorire una migliore elasticità dei vasi, aiuta a mantenere una pressione arteriosa più stabile e a ridurre il rischio di eventi cardiovascolari. Non è un caso che l’Olio extravergine sia uno dei pilastri delle strategie nutrizionali per la prevenzione primaria e secondaria delle patologie cardiache.

...e sul metabolismo

Importanti sono anche gli effetti dell’Olio extravergine di oliva sul metabolismo del glucosio. A differenza dei grassi saturi, che possono favorire la resistenza insulinica, gli acidi grassi monoinsaturi dell’Olio extravergine contribuiscono a migliorare la risposta dell’organismo all’insulina. L’aggiunta dell’Olio extravergine ai pasti, soprattutto quando contenenti carboidrati complessi, è in grado di attenuare i picchi glicemici postprandiali, favorendo un assorbimento più graduale del glucosio e prevenendo stress ossidativo e infiammazione sistemica. I polifenoli, inoltre, modulano alcuni enzimi digestivi chiave, rallentando la scomposizione degli amidi e riducendo il carico glicemico effettivo dei pasti. Questi aspetti rendono l’Olio extravergine di oliva un alleato prezioso per chi desidera prevenire o gestire patologie come il Diabete di tipo 2 e la Sindrome metabolica.

Proprietà antiossidanti

Allo stesso tempo, l’Olio extravergine di oliva svolge un ruolo promettente in ambito oncologico, come suggerito da numerosi studi osservazionali e di laboratorio. I polifenoli possiedono proprietà antiossidanti e antinfiammatorie che contribuiscono a proteggere le cellule dallo stress ossidativo e dall’accumulo di danni al DNA. Molecole come l’oleocantale sono state studiate per la loro capacità di indurre l’apoptosi (morte cellulare programmata) in cellule tumorali senza danneggiare quelle sane, mentre l’idrossitirosolo sembra interferire con alcuni recettori e vie metaboliche coinvolte nella proliferazione tumorale. Anche l’acido oleico, grazie alla sua particolare struttura chimica, può influenzare positivamente l’espressione di geni legati alla crescita cellulare e alla stabilità delle membrane.

Benefici per il sistema nervoso

Particolarmente affascinante è il ruolo dell’Olio extravergine nella salute del sistema nervoso centrale. Il cervello, essendo estremamente ricco di lipidi e vulnerabile

Le Linee Guida suggeriscono un apporto di circa due-quattro cucchiai al giorno, adattabile alle esigenze individuali e al fabbisogno energetico

allo stress ossidativo, beneficia in modo significativo della presenza di antiossidanti naturali. Gli studi suggeriscono che alcuni polifenoli dell’Olio extravergine di oliva possono attraversare la barriera emato-encefalica e proteggere i neuroni da fenomeni degenerativi. È stato osservato che l’oleocantale può facilitare la rimozione delle proteine beta-amiloidi, implicate nell’insorgenza della Malattia di Alzheimer. Inoltre, l’elevato contenuto di acido oleico contribuisce a preservare l’integrità delle membrane neuronali, favorendo una migliore trasmissione sinaptica (il processo di comunicazione tra neuroni) e un minor rischio di deterioramento cognitivo. Le popolazioni che consumano regolarmente Olio extravergine mostrano percentuali inferiori di declino cognitivo con l’avanzare dell’età, un dato che sostiene ulteriormente il valore di questo alimento nel contesto della Dieta mediterranea.

Effetti sul microbiota

Un altro ambito di studio scientifico riguarda l’impatto dell’Olio extravergine di oliva sul microbiota intestinale. Negli ultimi anni si è compreso che il microbiota svolge un ruolo cruciale nella regolazione del metabolismo, dell’immunità e persino dell’umore. Alcuni polifenoli dell’Olio extravergine riescono a raggiungere il colon in forma attiva, dove esercitano un effetto prebiotico, favorendo la crescita di batteri benefici e modulando positivamente la composizione microbica. Questo equilibrio contribuisce a mantenere integra la barriera intestinale e a ridurre la permeabilità, fenomeno spesso associato a processi infiammatori cronici. Inoltre, la naturale azione lubrificante di quest’Olio favorisce il transito intestinale e aiuta a preservare la funzionalità digestiva, con vantaggi sia immediati che a lungo termine.

Uso in cucina

Dal punto di vista culinario, l’Olio extravergine di oliva si distingue per la sua versatilità e per la sua sorprendente stabilità termica. A differenza degli oli ricchi di acidi grassi polinsaturi, che si degradano facilmente con il calore formando composti ossidati potenzialmente dannosi, l’Olio extravergine mantiene una struttura sta-

bile, grazie alla presenza di antiossidanti naturali e alla predominanza di acidi grassi monoinsaturi. Il suo punto di fumo relativamente elevato lo rende adatto non solo all’uso a crudo, dove esprime al meglio le sue note aromatiche, ma anche alla cottura moderata.

Le differenze organolettiche tra oli di diversa provenienza, coltivazione e grado di maturazione offrono un’ampia gamma di profili sensoriali: dai sentori erbacei e piccanti degli olii appena franti a quelli più delicati e fruttati degli oli prodotti con olive ben mature. Indipendentemente dalla ricchezza delle sue proprietà, è importante ricordare che l’Olio extravergine di oliva è un alimento calorico e va consumato in quantità adeguate. Le Linee Guida suggeriscono un apporto di circa due-quattro cucchiai al giorno, adattabile alle esigenze individuali e al fabbisogno energetico.

Aspetti qualitativi

Fondamentale è anche la qualità del prodotto: un Olio extravergine genuino, con profilo fenolico elevato e ottenuto con metodi di estrazione a freddo, è in grado di offrire benefici nettamente superiori rispetto a oli raffinati o di scarsa qualità. La conservazione, inoltre, gioca un ruolo essenziale: l’esposizione alla luce, al calore e all’ossigeno accelera i processi ossidativi e riduce progressivamente la qualità dell’Olio, compromettendone il valore nutrizionale.

In conclusione, l’Olio extravergine di oliva rappresenta un alimento straordinario, capace di coniugare tradizione millenaria ed evidenze scientifiche moderne. La sua ricchezza in composti bioattivi, la capacità di influire positivamente sul sistema cardiovascolare, sul metabolismo, sul microbiota e sul sistema nervoso, e la versatilità nella preparazione culinaria lo rendono un alleato prezioso per la salute e la prevenzione di numerose malattie. Inserirlo regolarmente nella dieta quotidiana significa adottare un gesto semplice ma potente, che unisce la saggezza delle civiltà antiche alle più avanzate conoscenze mediche contemporanee, contribuendo in modo concreto alla promozione del benessere e della longevità.

Inquinamento e sistema immunitario

Un nuovo studio dell’Università di Padova rafforza le preoccupazioni riguardo agli effetti sul sistema immunitario delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), noti inquinanti ambientali ormai ampiamente diffusi in tutto il mondo (ad es. per impermeabilizzare le pentole), contribuendo a chiarire i meccanismi che potrebbero spiegare la ridotta risposta ai vaccini osservata nei bambini esposti a queste sostanze. Il team ha analizzato in laboratorio i linfociti B, le cellule responsabili della produzione di anticorpi, dopo l’esposizione al Pfoa, uno dei Pfas più comuni, dimostrando che i linfociti B esposti al Pfoa si attivano e proliferano meno e maturano più lentamente. Ne consegue una

riduzione significativa della produzione di anticorpi, in particolare delle immunoglobuline G, fondamentali per la memoria immunitaria indotta dai vaccini infantili. Lo studio padovano, condotto dai Professori Carlo Foresta e Francesco Cinetto con Luca De Toni e Andrea Di Nisio, dimostra che il Pfoa agisce direttamente sulle cellule che producono anticorpi, compromettendo la risposta immunitaria. Comprendere i meccanismi di interferenza del PFOA con la maturazione dei linfociti B e la riduzione degli anticorpi, è fondamentale per rafforzare le strategie di prevenzione e tutela della salute infantile. Per approfondire: https://shorturl.at/OOr9i

Arriva dal Consiglio nazionale delle ricerche di Palermo, composto da studiosi dell’Istituto di biofisica (Cnr-Ibf) e dell’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica (Cnr-Irib) la nuova metodologia che potrebbe fornire un’alternativa immunoterapica nella cura delle Allergie. Lo studio, pubblicato sulla rivista “ACS Omega”, descrive come sfruttare le nanoparticelle estratte da microalghe come vettore di trasporto cellulare per un allergene della “Parietaria judaica”, una pianta molto diffusa anche in Europa, che ha un’incidenza importante nelle Allergie ai pollini. Questo metodo apre a una diversa prospettiva di trattamento immunoterapico delle Allergie: la possibilità di introdurre gli allergeni nell’organismo sen-

za effetti collaterali, mimetizzando l’allergene stesso all’interno delle vescicole extracellulari che sono in pratica particelle derivate da cellule conosciute anche per la loro capacità di veicolare materiali biologici. Questo settore dell’Immunoterapia, che prevede la somministrazione di un vaccino antiallergico, impone alti standard di sicurezza, poiché i Pazienti allergici al principio attivo utilizzato possono manifestare reazioni dovute alla presenza di anticorpi. I Ricercatori sono riusciti a nascondere l’allergene all’interno delle vescicole, rendendolo di fatto invisibile fino al momento del rilascio, per un trasporto controllato e senza effetti collaterali. Per approfondire: https://shorturl.at/gSyta

Sono stati pubblicati sula rivista “The Lancet Oncology” i risultati di uno studio internazionale, a cui hanno collaborato i Ricercatori dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano e dell’Università Statale di Milano, che dimostra che l’analisi genetica può migliorare e personalizzare i trattamenti per i Pazienti affetti da Tumore alla tiroide. Lo studio ha coinvolto oltre 4.700 Pazienti di 10 Paesi (europei, asiatici e americani) e ha dimostrato che valutare il profilo genetico, in aggiunta alle valutazioni cliniche tradizionali, permette di prevedere meglio l’andamento della malattia. In particolare, i Ricercatori hanno analizzato due alterazioni genetiche coinvolte nella cance-

marzo/aprile 2026 www.elisirdisalute.it • il punto di vista di medici e ricercatori

rogenesi tiroidea e la presenza di queste specifiche alterazioni è risultata associata a una forma più aggressiva di Carcinoma. Questo dimostra che, in alcuni casi, le sole informazioni cliniche non sono sufficienti a descrivere il reale comportamento del tumore e che l’analisi genetica gioca un ruolo fondamentale per prevedere il potenziale andamento della malattia, permettendo agli Specialisti di personalizzare le cure, scegliendo le terapie ottimali, evitare trattamenti eccessivi nei Pazienti con tumori biologicamente poco aggressivi e individuare precocemente i Pazienti che necessitano di monitoraggi più attenti nel tempo. Per approfondire: https://shorturl.at/CbHGY

Test genetico per il Tumore della tiroide

COME RICONOSCERE LA MARCA DI UNA LENTE DA VISTA

Acquistare un occhiale da vista è un passaggio importante per il benessere visivo. Non si tratta solo di scegliere una montatura esteticamente gradevole, ma di affrontare un percorso che comprende una visita accurata dall’otticooptometrista, la selezione della lente più adatta al proprio difetto visivo e la scelta di trattamenti specifici in base allo stile di vita.

Spesso, però, l’attenzione del consumatore si concentra quasi esclusivamente sulla montatura, mentre la lente - che è l’elemento realmente responsabile della qualità della visione - passa in secondo piano. In molti casi ci si affida, giustamente, al consiglio del professionista. Tuttavia, conoscere meglio le caratteristiche delle lenti che indossiamo è un primo passo verso una scelta più consapevole e orientata alla salute degli occhi.

LE MARCATURE: La “carta d’identità” della lente

Ogni lente oftalmica di qualità riporta delle marcature, ovvero piccoli segni, simboli o microincisioni realizzate sulla sua superficie. Queste indicazioni non interferiscono con la visione, ma racchiudono informazioni fondamentali sulla lente stessa, tanto da poterne essere considerate la vera e propria carta d’identità.

Le marcature possono essere individuate:

•nella zona periferica della lente, in alto o in basso; •sui bordi; •in alcuni casi, direttamente sulla montatura, quando vengono montate lenti personalizzate.

Non sempre sono immediatamente visibili: spesso è necessario inclinare leggermente la lente e osservarla in buona luce per riconoscerle.

Alcune lenti riportano il logo o un codice identificativo del produttore, applicato tramite incisione laser o tampografia. Questo consente di riconoscere l’origine della lente e di verificarne l’autenticità. Nel caso di Divel Italia, fino a novembre 2024 le lenti erano contrassegnate da un simbolo circolare ispirato al marchio. Da dicembre 2024, invece, molte lenti progressive riportano la marcatura DV, una sigla discreta ma riconoscibile, pensata per identificare il prodotto in modo chiaro e immediato. È importante sottolineare che non tutte le lenti presentano un logo visibile: l’assenza del marchio non è necessariamente indice di scarsa qualità. Le informazioni davvero rilevanti sono spesso contenute nei codici tecnici incisi sulla lente.

LE MICROINCISIONI:

Informazioni preziose per la salute visiva

Osservando con attenzione la lente, possono emergere delle microincisioni composte da simboli e lettere. Questi codici permettono di risalire a: •tipologia di lente; •indice di rifrazione; •nel caso delle lenti progressive, al tipo di canale di progressione.

Ad esempio, una lente con microincisioni che riportano il codice C50 identifica una lente progressiva Divel in indice 1.50 con canale medio. Queste informazioni permettono al professionista di riconoscere con precisione il prodotto e al portatore di verificare l’origine, la qualità e la tracciabilità della lente, inclusa la garanzia di produzione Made in Italy.

COME RICONOSCERE UNA LENTE DI QUALITÀ

MARCATURE DI CENTRATURA:

Un aiuto invisibile ma fondamentale

Alcuni produttori, tra cui Divel Italia, applicano marcature laser di centratura, progettate per garantire il corretto posizionamento della lente rispetto agli occhi di chi la indossa. Questi riferimenti si basano su misurazioni precise, come la distanza interpupillare e la posizione della linea visiva.

Una corretta centratura, soprattutto nelle lenti progressive, è essenziale per assicurare un buon adattamento ed evitare distorsioni visive, affaticamento o fastidi. Sebbene invisibili una volta indossati gli occhiali, questi segni rappresentano uno strumento fondamentale per il laboratorio ottico durante la fase di montaggio.

Oltre alle marcature presenti sulla lente, altre informazioni importanti si trovano nel packaging:

• Bustine delle lenti, che riportano dati tecnici, normative di riferimento, consigli d’uso e indicazioni per il corretto smaltimento.

• Card di garanzia, spesso incluse con le lenti di fascia premium, che certificano l’autenticità del prodotto e ne attestano la provenienza.

Scegliere consapevolmente per la propria vista significa prendersi cura di una funzione essenziale per la qualità della vita. Informarsi e conoscere le lenti che indossiamo è parte di un approccio responsabile alla salute visiva.

Per approfondire le soluzioni disponibili, visita la sezione dedicata alle lenti oftalmiche sul sito Divel Italia.

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COSA INDICANO LE MARCATURE DELLE LENTI DA VISTA

Reflusso, quanto conta

In caso di Reflusso gastroesofageo, opportune modifiche allo stile di vita possono fornire un ottimo vantaggio terapeutico rispetto alla sola terapia farmacologica

lo stile di vita?

Dott. Christian Lambiase

Dirigente medico di primo livello in Gastroenterologia

Azienda Ospedaliero

Universitaria Pisana - Pisa

Dottorando di Ricerca in Scienze cliniche e traslazionali - Università di Pisa

Ogni giorno milioni di persone nel mondo sperimentano una sensazione di bruciore dietro lo sterno, una percezione di risalita del materiale deglutito o un sapore acido in bocca dopo i pasti: questi sono i sintomi tipici della Malattia da Reflusso gastroesofageo (MRGE). Ma perché si verifica un reflusso e, soprattutto, quanto possono le modifiche allo stile di vita e/o all’alimentazione influire positivamente sui sintomi? Vediamolo insieme.

Quanto è diffuso

In Italia, la Malattia da Reflusso gastroesofageo è tra le condizioni più comunemente incontrate nella pratica clinica, sia negli ambulatori di Medicina generale che negli ambulatori specialistici di Gastroenterologia. La diffusione stimata in Italia è elevata e varia tra il 10% e il 20% della popolazione adulta, in linea con i dati europei. È una patologia quindi molto diffusa e in crescita, anche per l’effetto dei cambiamenti nello stile di vita e nelle abitudini alimentari. Nonostante essa non rappresenti, nell’immediato, una condizione pericolosa per la vita, il Reflusso gastroesofageo può avere un significativo e marcato impatto sulla qualità di vita: i sintomi ricorrenti possono interferire con qualità del sonno, alimentazione, concentrazione, attività lavorativa e vita di relazione.

Meccanismi e fattori che favoriscono il Reflusso

Contrariamente a quanto si creda, molto spesso alla base della MRGE non c’è un aumento patologico dell’acidità gastrica. Al contrario, alla base della fisiopatologia del disturbo ci sono diversi fattori funzionali o anatomici che facilitano la risalita del contenuto gastrico in esofago, con possibile danno della mucosa esofagea e generazione dei sintomi. Il passaggio tra esofago e stomaco è chiamato giunzione esofago-gastrica. La giunzione esofago-gastrica è composta principalmente dalla combinazione di due strutture: lo sfintere esofageo inferiore e i pilastri diaframmatici. Lo sfintere esofageo inferiore è un “ispessimento muscolare” localizzato al passaggio tra esofago e stomaco che funge da “valvola” tra queste due strutture. I pilastri diaframmatici sono due fasci muscolo-tendinei che si inseriscono sulla colonna vertebrale; in questo punto creano una struttura “a nodo di cravatta” intorno all’esofago, più o meno in corrispondenza dello sfintere esofageo inferiore, contribuendo al meccanismo di continenza anti-reflusso. Quando questo sistema non funziona a dovere (per rilassamento inappropriato o debolezza) o si ha una dissociazione tra sfintere esofageo inferiore e pilastri diaframmatici (ernia iatale), i contenuti gastrici possono risalire più facilmente nell’esofago.

Altre possibili cause

Altri fattori che possono influire sull’insorgenza della MRGE possono essere un rallentato svuotamento del contenuto gastrico, una ridotta produzione di

La Malattia da Reflusso
gastroesofageo è molto diffusa e in crescita, anche per l’effetto dei cambiamenti nello stile di vita

saliva, una muscolatura esofagea meno efficiente che tende a contrarsi meno, una postura scorretta durante o subito dopo il pasto, un aumento della pressione addominale (come accade in caso di sovrappeso, obesità o gravidanza). Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che alcuni cibi e bevande, come cioccolato, caffè, menta o alcol, possono causare una riduzione del tono dello sfintere esofageo inferiore o aumentare il numero dei suoi rilasciamenti transitori, favorendo in questo modo il reflusso. Altri possibili fattori di rischio per la MRGE sono alcuni farmaci (ad

In soggetti in sovrappeso/obesi, la perdita di peso permette una riduzione della pressione

addominale e una minore probabilità di Reflusso

esempio calcio antagonisti o nitrati), fumo, pasti abbondanti o troppo grassi.

Lo stile di vita

Alla luce dei meccanismi che portano alla MRGE, alcuni fattori possono essere modificati intervenendo sullo stile di vita o sull’alimentazione. Cambiamenti in questi ambiti non rappresentano una cura, ma possono ridurre i fattori che influenzano il tono dello sfintere esofageo inferiore o lo svuotamento dello stomaco. La scelta di quali abitudini adottare è di tipo pragmatico: le evidenze scientifiche su queste azioni, infatti, non sono sempre univoche, ma il rapporto beneficio/rischio è sicuramente favorevole e i vantaggi che possono apportare extra-MRGE (benefici metabolici o cardiovascolari) costituiscono un valore aggiunto.

Le attuali Linee Guida, tuttavia, sottolineano come spesso queste misure da sole non siano sufficienti al controllo sintomatologico e siano quindi solo comple-

mentari alle terapie con farmaci e dispositivi medici. Tra le raccomandazioni più forti che ritroviamo da questo punto di vista c’è la perdita di peso in soggetti in sovrappeso/obesi. Questo permetterebbe una riduzione della pressione addominale e una minore probabilità che il contenuto gastrico possa refluire in esofago. Si tratta, infatti, dell’unica raccomandazione forte con evidenza scientifica moderata riguardante le modificazioni dello stile di vita nella gestione della MRGE. Altre raccomandazioni riguardano l’adozione di una alimentazione sana e bilanciata, la cessazione del fumo, evitare o limitare i cibi “trigger” (ovvero quelli in grado di scatenare i sintomi da Reflusso) e non consumare pasti abbondanti 2-3 ore prima di coricarsi. I cibi “trigger” più frequentemente segnalati dai Pazienti includono cibi grassi, piccanti, fritti, agrumi, bevande gassate, tè, caffè, alcol, cioccolato e latticini. C’è tuttavia da sottolineare come non in tutti i Pazienti tutti questi cibi sono costantemente associati alla presenza di Reflusso. Per cui, anche i consigli alimentari andrebbero personalizzati sul singolo Paziente. Altri consigli riguardano il sollevare la testata del letto e il dormire sul fianco sinistro. Si incoraggia anche la pratica di un’attività fisica regolare.

Quando consultare il Medico

Bisogna sottolineare come sia importante e non sostituibile la figura del Medico nella gestione della MRGE e delle sue complicanze. Come malattia cronica, infatti, essa può portare a complicanze nel lungo termine. Ci sono alcuni casi in cui il ruolo del Medico diventa cruciale. Questo soprattutto in presenza di sintomi frequenti (più giorni a settimana), che persistono nonostante le modifiche allo stile di vita o che disturbano il sonno. Ci sono poi alcuni sintomi che, se presenti, devono portare a una valutazione medica in tempi rapidi: la difficoltà a deglutire, la perdita di peso e la presenza di Anemia devono portare il Paziente a rivolgersi allo Specialista. In questi casi diventa importante l’esecuzione di un esame come la gastroscopia. In conclusione, le modifiche dello stile di vita e un’educazione alimentare rappresentano una prima arma per la gestione della MRGE. Queste azioni possono contribuire a migliorare significativamente la qualità di vita, riducendo la necessità di ricorrere ai farmaci. Tuttavia, va sottolineato come spesso essi non sono sufficienti da soli a controllare i sintomi da MRGE e devono pertanto essere associati a terapia con dispositivi medici e/o farmacologici.

Disturbi dell’equilibrio dalle cause ai trattamenti

IDisturbi dell’equilibrio rappresentano una delle problematiche più frequenti per cui le persone si rivolgono al Medico. Si stima che oltre il 20% della popolazione li sperimenti almeno una volta nella vita. In circa il 3% dei casi, i sintomi sono così intensi da interferire con le normali attività quotidiane e un quarto di questi Pazienti arriva a rivolgersi al Pronto Soccorso. Negli anziani, la frequenza del disturbo è ancora più elevata.

Come si manifestano

I disturbi dell’equilibrio si manifestano principalmente in due modi: come Vertigine oggettiva, ovvero la sensazione di rotazione dell’ambiente, o come senso

La Vertigine oggettiva è solitamente molto intensa, accompagnata da nausea e vomito, tanto da costringere spesso il Paziente a restare a letto

Sebbene nella maggior

parte dei casi la causa non sia grave, tali disturbi possono compromettere significativamente la qualità di vita

Dott. Andrea Albera Specialista in Otorinolaringoiatria Ricercatore presso Università degli Studi di Torino

di instabilità. La Vertigine oggettiva è solitamente molto intensa, accompagnata da nausea e vomito, tanto da costringere spesso il Paziente a restare a letto; dura però al massimo pochi giorni. L’instabilità, al contrario, consente una discreta mobilità ma può protrarsi a lungo, persino per mesi o anni.

Quali sono le cause?

Le cause dei disturbi dell’equilibrio possono risiedere nell’ orecchio interno , ma anche in altri organi. L’orecchio interno ospita sia l’organo dell’udito sia l’ apparato vestibolare, che collabora con la vista e il tatto per mantenere l’equilibrio (ad esempio quando camminiamo su un piano orizzontale o inclinato o quando viaggiamo su un mezzo in movimento). L’apparato vestibolare risulta essere il responsabile delle forme più intense di Vertigine, quando uno dei due recettori vestibolari non funziona correttamente.

Esistono diverse malattie a carico dell’apparato vestibolare che possono essere causa di Vertigine oggettiva, vediamo quali sono le più comuni.

dell’equilibrio ,

Vertigine posizionaleparossistica benigna (VPPB)

È in assoluto la forma più comune di Vertigine. Deriva dal distacco di minuscole particelle (otoliti) normalmente presenti all’interno dell’apparato vestibolare. Queste, muovendosi verso il punto più declive in uno dei canali semicircolari (strutture dell’organo vestibolare che contengono le cellule sensoriali, sensibili ai movimenti rotatori del capo), stimolano erroneamente il recettore dell’equilibrio, scatenando Vertigine al cambio di posizione. La forma più comune è quella che origina dal passaggio degli otoliti nel canale semicircolare posteriore, spesso innescata dai movimenti della testa sdraiandosi a letto, alzandosi o guardando in alto. Tuttavia sono anche possibili forme a carico del canale semicircolare laterale e, eccezionalmente, del canale superiore. La causa di questo distacco è, nella maggior parte dei casi, sconosciuta (forma idiopatica); in pochi casi può derivare da un trauma cranico, anche modesto. Gli episodi durano circa 30 secondi e si ripetono ogni volta che si ripete il movimento scatenante, ma spariscono a capo fermo. La condizione può durare anche settimane ma tende a una spontanea e progressiva risoluzione nella maggior parte dei casi per riduzione della massa otolitica.

La diagnosi si basa sulla storia clinica, molto tipica, e su manovre di posizionamento specifiche, la più comune delle quali è quella di Dix-Hallpike. Durante questa manovra, il Paziente, inizialmente seduto sul lettino, viene accompagnato a sdraiarsi mentre ruota la testa prima da un lato e poi dall’altro. Se la malattia è presente, quando la testa viene girata verso il lato interessato si scatena una crisi vertiginosa della durata di circa 30 secondi, accompagnata da un caratteristico movimento involontario degli occhi chiamato nistagmo. Sono state proposte anche altre manovre nel caso in cui siano interessati gli altri canali semicircolari.

La terapia consiste nell’esecuzione di manovre liberatorie che, muovendo la testa del Paziente in modo controllato verso il lato opposto, favoriscono l’uscita degli otoliti dal canale semicircolare coinvolto, risolvendo così la Vertigine.

Nevrite vestibolare

Nota anche come Deficit vestibolare acuto, la Nevrite vestibolare è caratterizzata da una Vertigine intensa e ad esordio improvviso, accompagnata frequentemente da nausea, vomito e difficoltà nel mantenere la stazione eretta. La sintomatologia può persistere oltre le 24 ore e tende a risolversi gradualmente. In alcuni casi può essere presente anche una Ipoacusia (riduzione o perdita dell’udito) improvvisa monolaterale.

L’origine del disturbo è verosimilmente virale, anche se non sempre identificabile con certezza. Il termine comunemente usato di “Labirintite” è improprio, poiché andrebbe riservato ai rari casi di Infezione del labirinto secondaria a Otite cronica.

Il recupero avviene grazie al compenso vestibolare, un processo di adattamento centrale che coinvolge i nuclei vestibolari e le vie visive e propriocettive.

La Nevrite vestibolare è caratterizzata da una Vertigine intensa e ad esordio improvviso, accompagnata frequentemente da nausea e vomito

La terapia può prevedere l’impiego di farmaci antiemetici, antistaminici, neurotrofici e, soprattutto, l’avvio precoce di un programma di riabilitazione vestibolare basato su esercizi che aumentano la funzionalità del recettore vestibolare non lesionato così come degli altri organi che intervengono nel controllo dell’equilibrio (vista, tatto, recettori propriocettivi muscolari e tendinei).

In rari casi, un quadro clinico simile può essere causato da un evento ischemico (Ictus) a carico del tronco encefalico, rendendo opportuna una valutazione in ambito ospedaliero, secondo protocolli diagnostici specifici.

Malattia di Menière

Rappresenta la terza causa più frequente di Vertigine acuta. È dovuta a un accumulo anomalo di endolinfa all’interno del labirinto membranoso, condizione nota come “idrope endolinfatico”. Il quadro clinico tipico è

caratterizzato dall’associazione di Ipoacusia fluttuante monolaterale, Acufeni, sensazione di ovattamento auricolare e crisi vertiginose ricorrenti di forte intensità e della durata di alcune ore, seguite generalmente da una fase di remissione.

Il trattamento nella fase acuta prevede l’uso di farmaci vestibolo-soppressori e antiemetici per ridurre la Vertigine e i sintomi associati (nausea e vomito). La profilassi si basa sul controllo dell’apporto di sodio nella dieta, eventualmente associato a diuretici a basso dosaggio, al fine di ridurre l’accumulo endolinfatico.

Nei Pazienti con crisi vertiginose ricorrenti non controllabili con le misure conservative, possono essere considerate le iniezioni intratimpaniche di steroidi o di gentamicina: quest’ultima, per il suo effetto ototossico selettivo, induce una riduzione della funzione vestibolare nell’orecchio affetto.

Nei casi refrattari, si può ricorrere alla sezione chirurgica del nervo vestibolare, che interrompe la trasmissione degli impulsi patologici al cervello. Tutti questi approcci terapeutici devono essere seguiti da un adeguato programma di Riabilitazione vestibolare o dall’impiego di farmaci che facilitano il compenso vestibolare, per favorire il recupero dell’equilibrio.

Sensazione di instabilità

Molti Pazienti affetti da disturbi dell’equilibrio non lamentano episodi di Vertigine intensa, ma descrivono piuttosto una sensazione persistente di instabilità.

Tale sintomatologia può originare da patologie dell’orecchio interno, tra cui il Deficit vestibolare bilaterale, facilmente diagnosticabile mediante test di funzionalità vestibolare, e il Neurinoma del nervo acustico, una neoformazione benigna intracranica che inizialmente si manifesta con Ipoacusia unilaterale e viene identificata tramite risonanza magnetica encefalica. Nel caso del Deficit vestibolare bilaterale, il trattamento prevede l’impiego di farmaci vasoattivi, neurotrofici, e soprattutto di un programma strutturato di Riabilitazione vestibolare.

Il Neurinoma dell’acustico, se di piccole dimensioni e scarsamente sintomatico, può essere sottoposto a monitoraggio nel tempo, poiché spesso non mostra tendenza alla crescita. In caso contrario, è indicato l’intervento chirurgico o la radioterapia mirata, per arrestarne l’evoluzione.

Se è coinvolto il sistema nervoso

Una Vertigine cronica lieve può essere anche espressione di patologie del sistema nervoso centrale, con

una sintomatologia di instabilità che si accentua con i movimenti della testa o dell’ambiente circostante. In questi Pazienti si riscontrano frequentemente aree di leucoaraiosi alla risonanza magnetica encefalica: si tratta di alterazioni della sostanza bianca cerebrale, la cui significatività clinica dipende dall’estensione e dal numero. Esse riflettono sofferenza del microcircolo cerebrale e possono beneficiare di una terapia con vasoattivi, neurotrofici e nutraceutici.

Altre cause della Vertigine

I Disturbi dell’equilibrio possono inoltre avere una componente psichica o essere associati a Emicrania vestibolare (o Vertigine emicranica), una condizione sempre più riconosciuta come frequente causa di instabilità, talvolta anche con crisi vertiginose acute. Inoltre, in molti Pazienti, la Vertigine viene attribuita a patologie cervicali o a disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare. In questi casi, tuttavia, la sintomatologia è spesso secondaria a tensioni muscolari indotte da alterazioni posturali, più che alla patologia primaria. In tali condizioni, una terapia miorilassante può risultare utile per il miglioramento del quadro clinico, pur non rappresentando la risoluzione definitiva della causa dell’instabilità.

È opinione comune che la sintomatologia vertiginosa possa essere conseguente a una crisi ipertensiva Sebbene in presenza di un episodio acuto di Vertigine si possano rilevare valori pressori elevati, tale riscontro è frequentemente attribuibile alla risposta allo stress indotta dalla stessa crisi vertiginosa, più che a un diretto effetto causale dell’Ipertensione.

Al contrario, episodi ricorrenti di Vertigine che si manifestano al passaggio alla posizione eretta, durante il mantenimento prolungato della stazione eretta o durante la deambulazione, talvolta complicati da cadute o perdita transitoria di coscienza, sono più spesso correlati a un calo pressorio. In tali circostanze si verifica uno scarso afflusso ematico ai centri nervosi preposti al controllo dell’equilibrio e della postura, con conseguente compromissione della stabilità. A questi episodi possono associarsi disturbi visivi transitori, astenia, tachicardia e palpitazioni. Tale quadro è più frequente in soggetti con valori pressori fisiologicamente bassi o in Pazienti in terapia con farmaci antipertensivi. Infine, in presenza di instabilità cronica a carattere ingravescente, soprattutto se associata ad altri segni neurologici, è opportuno eseguire una risonanza magnetica encefalica al fine di escludere patologie neoplastiche o neurodegenerative, seppur rare, potenzialmente responsabili del quadro clinico. ●

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QSanità, quale ruolo per le donne?

Nonostante le donne rappresentino una parte considerevole della forza lavoro nel settore sanitario, raggiungere un ruolo di leadership rappresenta oggi una sfida ma anche una grande opportunità

Dott.ssa Elisa Zoccarato

Farmacista, Founder Farmaconsulenze e Farmaconsulenze School LEADS - Donne Leader in Sanità

uando parliamo di leadership al femminile, spesso ci stupiamo di fronte a traguardi ambiziosi raggiunti da donne, ancora di più se si tratta di ragazze giovani che, in pochi anni, si sono ritrovate a coprire ruoli storicamente svolti da uomini. In realtà ciò che fa stupore è lo stupore stesso che ancora sorge in tempi dove la continuità d’istruzione risulta essere quasi automatica dopo le scuole superiori; quello che non sembra automatico invece è la possibilità che una giovane donna possa sognare in grande o meglio che possa essere ambiziosa.

Ambizione è la parola chiave che dobbiamo tenere presente quando ci approcciamo alla discussione su argomenti che riguardano le enormi capacità delle donne di essere determinanti, nell’evoluzione sociale e nel ruolo di “decision maker”.

La storia di Agnodice

La storia ci insegna che da sempre le donne hanno svolto ruoli fondamentali, soprattutto nel settore della Sanità. Nell’antica Grecia la pratica della Medicina era assolutamente un’esclusiva maschile; si narra però che la temeraria Agnodice, figlia di una facoltosa famiglia di Atene, pur di poter frequentare le lezioni

Negli ultimi decenni il mondo della Sanità ha visto e vissuto un aumento significativo della presenza femminile in ruoli di leadership

di Medicina tenute da Erofilo (noto come primo Anatomista della storia, fondatore assieme ad Erasistrato, della grande Scuola medica di Alessandria d’Egitto), decise di tagliarsi i capelli e di travestirsi da maschio. Successivamente si trasferì ad Alessandria d’Egitto dove si specializzò in Ostetricia e Ginecologia. Una volta terminati gli studi, sempre sotto mentite spoglie e travestita da uomo, tornò a casa e iniziò a lavorare da Medico; la sua bravura era tale che ben presto conquistò l’affetto e la riconoscenza di molte donne di Atene e, contemporaneamente, l’invidia dei colleghi maschi che la accusavano di sedurre le Pazienti. Per questa ragione fu processata e rivelò il suo sesso a chi la stava giudicando, sollevando la tunica: accusata di esercitare illegalmente la Medicina in quanto donna, fu difesa dalle stesse donne di Atene che la elogiarono per le sue cure efficaci. Fu assolta e la legge contro le

marzo/aprile 2026 www.elisirdisalute.it • il punto di vista di medici e ricercatori 31

donne Medico fu revocata. Questa episodio vuole sottolineare come ambizione, passione e tenacia possano davvero essere determinanti nel raggiungimento di qualsiasi risultato, soprattutto in ambienti apparentemente ostili; dico apparentemente perché in realtà il vero potere sta nella capacità di comprendere come nulla sia impossibile, se lo si vuole davvero.

Essere donna oggi nella Sanità

Siamo consapevoli di come, attualmente, riuscire a raggiungere un ruolo di leadership in ambito sanitario rappresenti una sfida ma anche una grande opportunità per le donne.

Negli ultimi decenni il mondo della Sanità ha visto e vissuto un aumento significativo della presenza femminile in ruoli di leadership. Tuttavia, nonostante i progressi, le donne continuano ad affrontare sfide uniche e significative nel raggiungere e mantenere posizioni dirigenziali in questo settore. Le donne rappresentano una parte considerevole della forza lavoro nel settore sanitario tanto che studi recenti mostrano come, a livello internazionale, l’impiego femminile costituisca circa il 70% degli operatori sanitari; nonostante ciò, la rappresentanza in posizioni di comando e decisionali rimane decisamente bassa.

Le donne sono spesso sottorappresentate nei consigli di amministrazione delle strutture sanitarie e nei ruoli di leadership “senior”, anche quando possiedono le qualifiche e le esperienze necessarie.

Superare gli stereotipi e aumentare il supporto

Stereotipi di genere, mancanza di supporto nella conciliazione tra vita professionale e privata e difficoltà nel trovare un appoggio in termini di collaborazione sono solo alcune delle barriere che possono ostacolare l’avanzamento di una donna. Per incoraggiare la dirigenza al femminile è necessario implementare iniziative mirate come, ad esempio, programmi di mentorship, formazione specifica per leader emergenti e politiche di assunzione che puntino sulle straordinarie capacità di dinamismo e intuizione tipiche della mentalità femminile.

Una marcia in più

Le donne portano prospettive e competenze uniche che possono contribuire ad un sistema sanitario più efficace e reattivo in termini di:

• comunicazione: creando un ambiente di dialogo aperto;

Le donne portano prospettive e competenze uniche che possono contribuire ad un sistema sanitario più efficace e reattivo

• empatia: attraverso percorsi di coaching mirati, le donne sanno comprendere e considerare le emozioni e le esigenze del proprio team, favorendo relazioni di fiducia;

• decisione e determinazione: affrontando le sfide con sicurezza anche attraverso la presa in carico di provvedimenti informati e tempestivi;

• resilienza: affrontando le difficoltà con coraggio e capacità di adattamento, soprattutto conseguenti all’attitudine di imparare dagli insuccessi;

• collaborazione: promuovendo un lavoro di squadra, valorizzando le diverse competenze dei membri del gruppo;

• integrità: comportandosi in modo etico e coerente, guadagnandosi il rispetto e la fiducia degli altri;

• creatività: essendo aperte e propositive a nuove idee e soluzioni, stimolando l’innovazione nel proprio ambiente di lavoro.

Un equilibrio tra le parti

Le donne leader nel settore sanitario stanno cambiando il volto della Sanità, portando nuove prospettive e approcci innovativi. Investire nel supporto delle donne in posizioni di leadership non è solo giusto ma è anche essenziale per costruire un sistema sanitario più efficace e dinamico. Ricordiamoci che chi ricopre un ruolo di guida in qualsiasi ambiente di lavoro deve essere in grado di motivare le persone a dare il meglio di sé, creando armonia collaborativa e non limitandosi solamente ad impartire ordini. Avere una visione orientata agli obiettivi è fondamentale soprattutto quando il leader sa combinare la capacità di “sognare” ad una visione a lungo termine, mantenendo sempre il focus sugli obiettivi da raggiungere. Le donne hanno dimostrato, soprattutto negli ultimi 50 anni, di saper non solo reggere il confronto, ma addirittura di risultare più idonee, in alcuni casi, alla leadership rispetto agli uomini, il ché non vuole assolutamente sottintendere che ci sia l’esigenza di rivoluzionare totalmente a favore della dirigenza femminile, ma che si cerchi di raggiungere il più possibile un equilibrio sostanziale tra le parti così da conseguire un obiettivo comune finalizzato al bene della collettività.

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Quando il sonno è disturbato...

Il disturbo delle Apnee notturne, o meglio della Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS), costituisce una patologia sottodiagnosticata che riguarda anche i bambini. Se non riconosciuta per tempo, può portare ad un sensibile peggioramento della qualità di vita o addirittura trasformarsi in una grave malattia con esito fatale. Altrettanto grave l’alto costo sociale dovuto all’aumento degli infortuni sul lavoro e degli incidenti stradali che potrebbero essere sensibilmente ridotti agendo tempestivamente.

Un disturbo comune

La maggior parte delle persone minimizza i disturbi del sonno e i sintomi tipici della OSAS e la stragrande maggioranza di coloro che soffrono di “cattivo riposo” non consulta il Medico. Il più delle volte, questa patologia viene diagnosticata dal partner che rileva con apprensione le ripetute “pause” del respiro durante il sonno.

In realtà, la Sindrome delle Apnee Ostruttive nel

Le Apnee notturne sono caratterizzate da ripetuti episodi di ostruzione delle vie aeree che peggiorano la qualità del sonno e causano importanti disturbi

Dott. Aldo Nobili

A.N.D.I.

(Associazione Nazionale Dentisti Italiani)

Sonno è una patologia molto diffusa e consistente in un disturbo respiratorio del sonno caratterizzato da episodi ripetuti di completa o parziale ostruzione delle vie aeree superiori, con segni e sintomi che possono determinare l’insorgenza di importanti disturbi sistemici e conseguente riduzione della qualità della vita, anche a causa della considerevole sonnolenza diurna.

Negli Stati Uniti i costi sociali della OSAS sono pari a 411 miliardi di dollari all’anno, in Italia sono 12 milioni le persone che soffrono di questa sindrome e, in termini economici, il costo è pari a 30 miliardi di euro l’anno.

La Sindrome delle Apnee

Ostruttive nel Sonno è una patologia molto diffusa e consistente in un disturbo respiratorio del sonno

Cause e sintomi

Eccesso ponderale, abuso di alcol e tabacco, utilizzo di tranquillanti ed ipnotici, affaticamento, stress e alterazioni ormonali (soprattutto Ipotiroidismo e Menopausa) contribuiscono a favorire l’affioramento clinico della OSAS. Gli uomini sono maggiormente colpiti rispetto alle donne.

Le ripetute apnee e ipopnee (riduzione parziale della respirazione) determinano uno sforzo respiratorio con possibili modificazioni della frequenza cardiaca, frammentazione del sonno ed aumento dei valori della pressione arteriosa, sia sistemica che polmonare. I sintomi notturni che caratterizzano la OSAS sono russamento abituale, pause respiratorie nel sonno, risvegli con sensazione di soffocamento, sonno notturno agitato, nicturia (risveglio notturno frequente dovuto alla necessità di urinare), xerostomia (sensazione di bocca secca) e, in misura minore, sudorazione notturna eccessiva.

Gli effetti negativi

Le conseguenze diurne della OSAS sono sensazione di sonno non ristoratore, Cefalea, eccessiva sonnolenza diurna, aumentato rischio di incidenti stradali (da 3,5 a 8 volte maggiore della popolazione di controllo), Deficit cognitivi (in particolare disturbi di memoria, concentrazione ed attenzione) e, in misura minore, depressione del tono dell’umore e impotenza sessuale.

Nei Pazienti con OSAS, a seconda dell’entità del quadro patologico (durata dell’apnea e percentuale di desaturazione correlata), il sonno può risultare frammentato con parziali risvegli di cui il Paziente non risulta consapevole. In questo modo l’apnea, come già detto, non permette il raggiungimento del sonno profondo ristoratore e determina sonnolenza diurna.

La ridotta qualità del sonno, con sonnolenza diurna, si associa ad alterazioni delle performance, diminuzione della concentrazione, irritabilità e, nei casi più gravi, con un vero e proprio rallentamento neuro-psichico. Tutti questi fattori influiscono gravemente sulla qualità della vita del Paziente e sono destinati a evolvere verso quadri clinici più gravi, caratterizzati dalla maggiore possibilità di comparsa di patologie quali Ipertensione arteriosa sistemica, Cardiopatia ischemica, Infarto, Ipertensione polmonare e Aritmie cardiache.

L’Odontoiatra, una “sentinella” diagnostica

Dal punto di vista diagnostico è previsto un esame di base fondamentale che è la polisonnografia a seguito

Dal punto di vista diagnostico

della quale, a seconda della gravità, si individuano le diverse possibilità di intervento: dalla riduzione del peso corporeo a trattamenti chirurgici delle vie aeree alte.

Anche l’Odontoiatra ha un ruolo importante come “sentinella epidemiologica” provvedendo, per quanto di propria competenza, all’individuazione dei soggetti a rischio e alla eventuale presa in carico terapeutica, dopo la diagnosi specialistica di secondo livello, di chi è colpito dalle invalidanti Apnee ostruttive. Peraltro, quando il disturbo si presenta nel bambino, può indurre Deficit di apprendimento e Iperattività. Proprio nei casi pediatrici il ruolo del Dentista diventa particolarmente rilevante. In alcuni casi, un’efficace terapia ortodontica, concordata con un team multidisciplinare, può risolvere con successo il problema.

Più in generale l’Odontoiatra può avere, nei confronti del quadro patologico della OSAS, un ruolo importante sia come sentinella diagnostica che provvedendo altresì, per quanto di competenza, alla risoluzione terapeutica tramite l’applicazione di specifici dispositivi medici intra-orali.

I possibili approcci terapeutici

Una percentuale molto elevata della popolazione generale si reca dall’Odontoiatra almeno una volta all’anno per visite di controllo, igiene orale professionale o per eseguire terapie. Per questo motivo gli Odontoiatri hanno la possibilità di intercettare precocemente i segni e i sintomi della OSAS. Allo stesso tempo possono valutare se il Paziente presenta le indicazioni per essere sottoposto a trattamento con specifici dispositivi orali.

È importante che l’Odontoiatra conosca e condivida con il Paziente i diversi approcci terapeutici alla OSAS, come la terapia medica, la somministrazione notturna di ossigeno a pressione positiva e la terapia chirurgica dei tessuti orofaringei o di riposizionamento delle ossa mascellari.

Resta comunque fondamentale l’approccio interdisciplinare per una patologia che si può senz’altro risolvere completamente attraverso i diversi approcci terapeutici, odontoiatrici e non.

è prevista la polisonnografia, a seguito della quale si individuano le diverse possibilità di intervento ●

CIP - Schiena felice

I disturbi muscolo-scheletrici della colonna vertebrale, comunemente noti come “mal di schiena” rappresentano un problema assai diffuso che può essere evitato mettendo in atto alcune semplici indicazioni e modificando opportunamente il proprio stile di vita.

Partendo dall’adozione di una corretta postura, passando attraverso il mantenimento dell’adeguato peso corporeo e, innanzitutto, praticando una costante e adeguata attività fisica che mantenga attiva la muscolatura dorsale, possiamo infatti rendere la nostra schiena elastica ed efficiente, evitando fastidiosi e invalidanti episodi dolorosi. Per tutto il mese di marzo, il team scientifico della rivista Elisir di Salute attraverso il Circuito Informazione e Prevenzione (CIP) propone a tutte le

Loto Care Center

Nasce a Bologna il nuovo centro Loto Care Center presso Policlinico di Sant’Orsola IRCCS: si tratta di uno spazio dedicato alle Pazienti in cura per tumori senologici e ginecologici che quotidianamente si sottopongono alle terapie oncologiche, per dare loro un sostegno concreto e gratuito. Non è un ambulatorio ma un tempo e uno spazio di cura per offrire alle donne quanto può servire per affrontare in maniera positiva il percorso terapeutico: qui vengono offerte terapie integrate per aiutarle a mantenere un miglior benessere psicofisico durante e dopo i trattamenti e limitare gli effetti collaterali delle terapie oncologiche. Il nuovo centro è attivo tutti i giorni presso il

persone afferenti alle strutture sanitarie aderenti al progetto, alcuni temi chiave di riflessione. Durante gli eventi informativi sarà possibile raccogliere alcune indicazioni di base utili a costruire un’adeguata informazione e prevenzione su questo tema. Il punto fondamentale su cui focalizzare l’attenzione è rappresentato dall’attivazione delle opportune correzioni al proprio stile di vita, programmando la pratica costante di attività fisica, da definire in rapporto alle caratteristiche individuali con l’aiuto di Medici Specialisti e Fisioterapisti. Presso le strutture sanitarie aderenti all’iniziativa saranno anche attive alcune promozioni che consentiranno di effettuare visite specialistiche ed esami diagnostici a tariffe agevolate. Per approfondire: www.elisirdisalute.it

nuovo reparto Addarii e la sua attività è resa possibile grazie alla collaborazione tra il Policlinico di Sant’Orsola IRCCS e l’Associazione Loto Odv che mette in campo le sue competenze, le sue volontarie e sostiene l’attività di professioniste e professionisti esperti in trattamenti integrati in Oncologia. Le proposte a supporto delle Pazienti sono numerose; tra queste i trattamenti di Estetica oncologica a mani e piedi per contrastare gli effetti collaterali delle terapie, massaggi miorilassanti, consulenze dermoestetiche, aromaterapia e mindfulness, tutti gratuiti e comodamente prenotabili su Whatsapp.

Per approfondire: https://shorturl.at/O7PKM

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione rappresentano un’emergenza sociale e sanitaria, nonché una delle principali cause di morte in adolescenza. Per puntare i riflettori su questo tema nasce nel 2023, da un’idea di Fondazione Maria Bianca Corno, la Settimana Lilla. Si tratta di una settimana (8-15 marzo) interamente dedicata alla promozione di attività gratuite in materia di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) rivolte alla cittadinanza, alle famiglie, alle scuole, alle società sportive e ai professionisti della salute mentale. L’importanza di interventi precoci è raccomandata anche nelle Linee Guida NICE (“National Institute for Health and Care Excellence”) 2017 che evidenziano la necessità di considerare la patologia nel suo

complesso, utilizzando un approccio multidisciplinare, multidimensionale e partecipativo. Settimana Lilla vuole quindi favorire un intervento precoce ed integrato. Durante questa settimana, diverse Associazioni e Fondazioni di operatori e familiari, operanti in Lombardia nel campo dei DNA, sono attive nel campo della prevenzione e psico-educazione ai DNA, nonché nell’orientamento delle famiglie ai servizi specialistici territoriali. Le attività proposte sono svolte da operatori sanitari (Psicologi, Psichiatri, Educatori, Nutrizionisti) e dai rappresentanti delle varie associazioni-partner e ogni iniziativa viene dedicata a sottopopolazioni specifiche (ad esempio cittadini, genitori, docenti e studenti, allenatori).

Per approfondire: www.settimanalilla.it

Settimana Lilla

Senza lattosio, ma con gusto!

Arriva sulle nostre tavole la linea dei formaggi freschi Nonno Nanni Senza Lattosio, offrendo anche agli intolleranti la sua piacevole consistenza

cremosa

Sempre più famiglie italiane scelgono prodot ti senza lattosio per motivi di intolleran ze, digeribilità o benessere generale. Per rispondere concretamente a questa esigen za, Nonno Nanni propone una gamma di prodotti dedicata al senza lattosio, composta dallo Stracchino, il Fresco Spalmabile e la Robiola.

Stracchino senza lattosio

Nonno Nanni propone uno Stracchino senza lattosio lavorato secondo la tradizione, caratterizzato per la sua cremosità avvolgente, il gusto pieno tipico di Nonno Nanni e l’alta digeribilità, pensato per chi è intolle rante al lattosio ma non vuole rinunciare al piacere del formaggio fresco. Una ricetta che ha richiesto anni di sviluppo, e molte prove per riuscire ad individuare il giusto metodo produttivo, e ottenere il massimo della bontà, come ci si aspetta dal “Nonno più buono che c’è”.

Fresco Spalmabile

senza lattosio

Si tratta di un formaggio fresco e mor bido da spalmare, con un gusto vivace ma delicato. Ideale per accompagnare

un’accurata scelta dei fermenti lattici e di un attento bilanciamento tra la nota dolce e salata, ciò lo rende l’ingrediente ideale per svariate ricette, dall’antipasto al dolce.

Robiola senza lattosio

Frutto di un’attenta lavorazione che consente di garantire la delicata sofficità del prodotto e mantenere le specifiche caratteristiche organolettiche, la Robiola Nonno Nanni senza lattosio è un formaggio fresco estremamente facile da spalmare e dal sapore intenso e avvolgente

Obesità e farmaci,

Dott.ssa Maria Cappello

Vicepresidente Associazione Italiana

Gastroenterologi Ospedalieri (AIGO)

Dirigente Medico UO Gastroenterologia

Policlinico di Palermo

Dott.ssa Giacinta Ciancimino

Socio Associazione Italiana

Gastroenterologi Ospedalieri (AIGO)

Assistente in formazione UO Gastroenterologia

Policlinico di Palermo

I nuovi farmaci rappresentano un aiuto concreto che può rendere più facile adottare e mantenere comportamenti salutari

L’Obesità rappresenta uno dei più gravi problemi di salute pubblica a livello mondiale. Non si tratta di una semplice questione estetica, ma di una vera e propria malattia cronica, come anche riconosciuto da un recente provvedimento di legge del Senato, con conseguenze che vanno ben oltre il peso corporeo. Gli studi dimostrano come l’Obesità sia un fattore di rischio per Malattie cardiova-

L’Obesità è una condizione complessa che deriva dall’interazione tra molteplici fattori biologici, ambientali e comportamentali

scolari, problemi articolari, Apnee notturne e Tumori e possa accelerare la progressione delle Malattie croniche del fegato verso la Cirrosi e le sue complicanze. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 13% della popolazione mondiale soffre di Obesità, una cifra destinata a crescere nei prossimi anni. Dal 1980 ad oggi, infatti, la diffusione dell’Obesità è quasi triplicata, trasformandosi in quella che gli esperti non esitano a definire una pandemia globale.

Quali sono le cause?

L’Obesità è una condizione complessa che deriva dall’interazione tra molteplici fattori biologici, ambientali e comportamentali. Tra i principali fattori ci sono la Genetica, le abitudini alimentari scorrette, la scarsa attività fisica, lo stress cronico, le condi-

facciamo chiarezza

zioni socio-economiche e psicologiche e, talvolta, anche alcuni farmaci o condizioni mediche di base.

Le strategie di trattamento

Il trattamento dell’Obesità richiede un approccio multidisciplinare e personalizzato.

La prima linea di intervento è rappresentata sicuramente dalle modifiche dello stile di vita: un’alimentazione equilibrata con riduzione calorica moderata, abbinata ad attività fisica regolare. Anche il supporto psicologico è fondamentale per affrontare i fattori emotivi e comportamentali legati all’alimentazione e alla gestione dello stigma sociale. Nei casi in cui le modifiche dello stile di vita non siano sufficienti, si può ricorrere alla terapia farmacologica.

I farmaci anti-Obesità possono contribuire ad una perdita di peso significativa, che può variare dal 5% al 15% del peso corporeo totale

Farmaci per l’Obesità, come funzionano

I farmaci anti-Obesità sono progettati per agire su diversi meccanismi fisiologici alla base dell’appetito e dell’assorbimento dei nutrienti. Un esempio di farmaco utilizzato è la sibutramina, che agisce come inibitore della ricaptazione di serotonina e noradrenalina, portando ad una riduzione

MECCANISMI D’AZIONE, EFFICACIA

ED EFFETTI COLLATERALI DEI FARMACI ANTI-OBESITÀ

farmaco azione efficacia principali effetti collaterali sibutramina aumenta il senso di sazietà e il dispendio energetico

orlistat riduce l’assorbimento dei grassi alimentari

perdita del 5-10% del peso corporeo

liraglutide riduce l’appetito, rallenta lo svuotamento gastrico, migliora il controllo glicemico

semaglutide azione centrale sull’appetito e periferica sul metabolismo glucidico

tirzepatide azione sinergica su appetito, metabolismo glucidico e lipidico, sensibilità insulinica

Ipertensione, Tachicardia, Insonnia, Cefalea, secchezza delle fauci, costipazione, rischio cardiovascolare aumentato

perdita del 3-5% del peso corporeo steatorrea, flatulenza, urgenza fecale, incontinenza fecale, dolore addominale, malassorbimento vitamine liposolubili (A, D, E, K)

perdita del 5-8% del peso corporeo nausea, vomito, diarrea, costipazione, dolore addominale, rischio Pancreatite acuta, colelitiasi, rischio Tumori tiroidei

perdita del 12-15% del peso corporeo disturbi gastrointestinali, Pancreatite, Colelitiasi, rischio Tumori tiroidei, Retinopatia diabetica (rara)

perdita del 15-22% del peso corporeo

disturbi gastrointestinali, Pancreatite, Colelitiasi, rischio Tumori tiroidei, Ipoglicemia se associato ad altri antidiabetici

dell’appetito. Tuttavia, a causa di problemi di sicurezza, questa molecola è stata ritirata dal mercato in molti Paesi. Altri farmaci più recenti sono l’orlistat, che blocca l’assorbimento dei grassi, e il liraglutide che stimola la produzione di insulina e riduce l’appetito attraverso un meccanismo che coinvolge il sistema endocrino.

La novità negli ultimi anni, tuttavia, è rappresentata dall’arrivo sul mercato di due farmaci che hanno cambiato radicalmente il panorama terapeutico dell’Obesità: semaglutide e tirzepatide. Semaglutide appartiene alla classe degli agonisti del recettore del GLP-1. Il GLP-1 (Glucagon-like peptide-1); è un ormone che il nostro intestino produce naturalmente quando mangiamo, con diverse funzioni: rallenta lo svuotamento dello stomaco, aumentando la sensazione di sazietà e facendoci sentire pieni più a lungo; riduce l’appetito, agendo direttamente sui centri della fame a livello cerebrale; stimola la produzione di insulina quando aumenta la glicemia e, al contrario, riduce la produzione di glucagone, l’ormone che aumenta gli zuccheri nel sangue. Semaglutide è una versione modificata e potenziata di questo ormone naturale, progettata per durare più a lungo nell’organismo e avere un effetto più marcato.

Sia il semaglutide che il tirzepatide si somministrano tramite iniezione sottocutanea una volta alla settimana

Tirzepatide, invece, è il primo agonista duale dei recettori del GLP-1 e del GIP (Glucose-dependent insulinotropic polypeptide), un altro ormone intestinale coinvolto nella regolazione dell’appetito, del metabolismo e del controllo glicemico. Questa doppia azione si traduce in un’efficacia superiore sia sulla perdita di peso che sul controllo del Diabete. Entrambi i farmaci, inoltre, non si limitano a ridurre l’appetito: agiscono influenzando il metabolismo energetico, riducendo l’infiammazione sistemica e migliorando la sensibilità all’insulina. Questo spiega perché i loro benefici vanno ben oltre la semplice perdita di peso, estendendosi alla protezione cardiovascolare e alla salute del fegato.

Efficacia e limiti dei farmaci

Gli studi clinici dimostrano che i farmaci anti-Obesità possono contribuire ad una perdita di peso significativa, che può variare dal 5% al 15% del peso corporeo

totale. Tuttavia, i risultati a lungo termine sono spesso variabili e dipendono molto dall’adesione del Paziente alle indicazioni mediche e dai cambiamenti dello stile di vita associati. Un altro aspetto importante è rappresentato dai potenziali effetti collaterali. Per questo motivo, l’uso di farmaci deve sempre essere attentamente valutato e monitorato da Medici specializzati.

Modalità di somministrazione

Sia il semaglutide che il tirzepatide si somministrano tramite iniezione sottocutanea una volta alla settimana. Il trattamento viene sempre iniziato con dosi basse, che vengono gradualmente aumentate nell’arco di diverse settimane o mesi. Questa titolazione graduale è fondamentale per minimizzare gli effetti collaterali gastrointestinali, che sono più frequenti nelle fasi iniziali del trattamento. Per semaglutide, si parte tipicamente da 0,25 mg alla settimana per arrivare alla dose terapeutica di 2,4 mg. Per tirzepatide, si inizia con 2,5 mg settimanali e si può arrivare fino a 15 mg, a seconda della risposta individuale e della tollerabilità. È importante sottolineare che questi farmaci funzionano meglio quando sono inseriti all’interno di un percorso terapeutico che include anche modifiche dello stile di vita. Non si tratta di sostituire le buone abitudini con un’iniezione, ma di avere un alleato farmacologico che renda più facile adottare e mantenere comportamenti salutari.

Per chi sono indicati

Non tutti i Pazienti con Obesità hanno bisogno di questi farmaci. Secondo le Linee Guida internazionali e le indicazioni registrative, questi farmaci sono indicati per il trattamento dell’Obesità in adulti con:

• Indice di massa corporea (BMI) pari o superiore a 30 kg/m², indipendentemente dalla presenza di altre patologie;

• BMI pari o superiore a 27 kg/m² in presenza di

almeno una complicanza legata al peso, come Diabete di tipo 2, Ipertensione arteriosa, Dislipidemia (colesterolo o trigliceridi elevati), apnee notturne o Malattie cardiovascolari.

Nel 2024, la FDA ha inoltre esteso l’indicazione di semaglutide alla riduzione del rischio cardiovascolare in adulti con Malattie cardiovascolari e Obesità o sovrappeso. Questo rappresenta un cambio di paradigma importante: il farmaco non è più visto solo come un trattamento per perdere peso, ma come una terapia che protegge il cuore e salva vite.

Costi e accessibilità

Uno degli aspetti più critici riguarda il costo di questi farmaci, che rappresenta attualmente una barriera importante all’accesso. Il prezzo può variare significativamente da Paese a Paese e in base al sistema di rimborso sanitario, ma si parla generalmente di diverse centinaia di euro al mese per il trattamento. In Italia, la rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale è attualmente limitata e vincolata a specifiche condizioni. Semaglutide è rimborsabile per il trattamento del Diabete di tipo 2 in Pazienti che soddisfano determinati criteri. La formulazione specifica per l’Obesità non è ancora rimborsata in Italia, il che significa che i Pazienti devono sostenerla privatamente, con costi che possono superare i 300 euro al mese. Lo stesso vale per il tirzepatide. Questa situazione crea una disparità di accesso: solo chi può permetterselo economicamente riesce a beneficiare di questi trattamenti innovativi, mentre molti Pazienti che potrebbero trarne vantaggio ne sono esclusi. Tuttavia, è importante considerare che i costi diretti del farmaco potrebbero essere compensati, nel lungo termine, dai risparmi legati alla riduzione delle complicanze dell’Obesità: meno Infarti, meno Ictus, minor necessità di farmaci per il Diabete e l’Ipertensione, riduzione degli interventi

Accanto alla terapia farmacologica,

negli ultimi anni si sono sviluppate tecniche endoscopiche e chirurgiche per il trattamento dell’Obesità

chirurgici ortopedici legati al sovraccarico articolare. La speranza è che, con l’arrivo di farmaci biosimilari e con l’espansione del mercato, i prezzi possano progressivamente ridursi, rendendo questi trattamenti accessibili a un numero maggiore di Pazienti.

Uno sguardo al futuro

Il panorama terapeutico dell’Obesità sta attraversando una rivoluzione significativa con l’arrivo delle formulazioni orali degli analoghi del GLP-1. Entro la fine del 2025 sono attese le approvazioni di semaglutide orale (25 mg) e di orforglipron, il primo GLP-1 orale non peptidico che ha già completato con successo gli studi di fase 3, mostrando una perdita di peso dell’11,2% a 72 settimane. Ma la vera innovazione arriverà con i tripli agonisti. Questi progressi promettono di trasformare radicalmente il trattamento dell’Obesità, offrendo opzioni più accessibili e pratiche rispetto alle iniezioni settimanali. Il passaggio alle formulazioni orali non solo migliorerà l’aderenza terapeutica, ma renderà anche la distribuzione e lo stoccaggio più economici e scalabili, ampliando significativamente l’accesso a queste terapie salvavita.

Quando i farmaci non bastano

Accanto alla terapia farmacologica, negli ultimi anni si sono sviluppate tecniche endoscopiche e chirurgiche per il trattamento dell’Obesità, come il posizionamento di un palloncino intragastrico, la cosiddetta “sleeve gastrectomy” o il bypass gastrico, che rappresentano soluzioni drastiche ma molto efficaci in casi di Obesità grave.

Conclusioni

L’Obesità è una malattia seria, ma oggi abbiamo strumenti terapeutici efficaci che fino a pochi anni fa non immaginavamo. I nuovi farmaci rappresentano un aiuto concreto e scientificamente provato per chi lotta contro i chili di troppo e le loro conseguenze sulla salute. L’importante è affidarsi a Specialisti competenti, che sappiano guidare il Paziente verso la strategia più adatta al suo caso specifico, in un percorso che combini farmaci, stile di vita e, quando necessario, altre opzioni terapeutiche. Perché l’obiettivo non è solo perdere peso, ma guadagnare salute e qualità di vita.

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Pelle del neonato, come proteggerla?

La pelle dei neonati è particolarmente fragile e necessita di speciali modalità di cura per tutelarne l’integrità e il corretto sviluppo

Dott. Giuseppe Luigi Paterlini

Direttore UOC Neonatologia e TIN

(Terapia Intensiva Neonatale)

Fondazione Poliambulanza Istituto

Ospedaliero Non Profit - Brescia

Past Segretario Gruppo di Studio “Care Neonatale”

Società Italiana di Neonatologia (SIN)

La pelle è l’organo vitale più grande del corpo umano, agisce come un’interfaccia tra l’ambiente interno e l’esterno. Fornisce una barriera protettiva che aiuta nella prevenzione delle infezioni, facilita la termoregolazione e aiuta a controllare la perdita insensibile di acqua e il bilancio elettrolitico.

Altre funzioni comprendono la sensazione tattile, la protezione verso sostanze nocive ed eventuali traumi fisici.

Pelle del neonato, quali caratteristiche?

La pelle dei neonati è diversa da quella degli adulti

per struttura, composizione e funzione. Lo strato più superficiale della pelle è lo strato corneo, che svolge la funzione di barriera cutanea e nei neonati a termine presenta 10-20 strati, ed è circa il 30% più sottile rispetto a quello degli adulti. Inoltre le cellule superficiali della pelle che formano una barriera protettiva nei neonati sono più piccole e anche il derma risulta più sottile e meno sviluppato rispetto agli adulti. Nei neonati pretermine, in particolare, lo strato corneo presenta solo 2-3 strati. La sottigliezza e la immaturità di tutti gli strati cutanei determina un aumentato rischio di perdita di acqua, tramite evaporazione attraverso gli strati più esterni della pelle (acqua transepidermica), e di calore, con conseguente ridotta termoregolazione e aumento del rischio di infezioni. Lo sviluppo della pelle avviene gradualmente durante la gravidanza e lo strato corneo è completamente formato alla 34a settimana di gestazione.

Cosa succede dopo il parto

Al parto si verifica un cambiamento fondamentale delle caratteristiche ambientali: il neonato passa dall’utero che è un luogo caldo e umido, all’esterno dove l’ambiente è solitamente più fresco e secco. Nelle prime settimane la cute è sottoposta ad un processo di maturazione che varia a seconda della regione corporea. Si verifica l’abbassamento del pH cutaneo, la produzione di fattori idratanti naturali e si modificano gli strati cutanei. Queste modifiche fisiologiche hanno lo scopo di aumentare la protezione contro infezioni, tossine, raggi UV, cambiamenti della temperatura e di proteggere il neonato da un’eccessiva perdita di acqua transepidermica. In pratica la pelle dei neonati è più fragile di quella del bambino/adulto, e necessita di speciali procedure di

cura per tutelarne l’integrità, il corretto sviluppo e garantire il giusto senso di benessere.

Quali obiettivi di cura?

I principali obiettivi di cura devono essere l’igiene, il mantenimento della salute e della integrità della pelle, così da salvaguardare le funzioni di barriera, la prevenzione delle lesioni, come ad esempio la Dermatite atopica, e delle infezioni.

Nei primi mesi di vita la cura della pelle del neonato si concentra su alcuni aspetti: il bagno e l’idratazione della pelle, la cura del cordone ombelicale e dell’area del pannolino e la protezione solare.

Il bagnetto

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di ritardare l’esecuzione del primo bagnetto fino a 24 ore di vita, dove culturalmente possibile; comunque di non eseguirlo prima di 6 ore per non interrompere il contatto pelle a pelle e aumentare il rischio di ipotermia e di disturbi respiratori. Ritardare il primo bagnetto di almeno 12 ore si associa ad un aumento

I principali obiettivi di cura devono essere l’igiene, il mantenimento della salute e della integrità della pelle

dei tassi di allattamento al seno in contesti ospedalieri. Questi comportamenti favoriscono anche il mantenimento sulla cute del neonato della sostanza chiamata “vernice caseosa” che ha lo scopo di proteggere la pelle del feto dal liquido amniotico e, dopo la nascita, di facilitare la modifica del pH cutaneo e ridurre le perdite d’acqua; essa apporta anche benefici antiossidanti e antimicrobici alla pelle del neonato. Non esistono controindicazioni assolute a fare il bagno in immersione prima che il moncone ombelicale sia caduto, avendo l’accortezza di eseguire una buona asciugatura al termine.

È indubbio che il momento del bagno può essere anche un momento di rafforzamento del legame tra neonato e genitore sia per il divertimento che per le stimolazioni tattili che si verificano. È consigliabile eseguirlo per immersione in una vaschetta, con acqua ad una temperatura di circa 37° C con circa 5 cm di acqua così da arrivare a coprire i fianchi, facendo attenzione a mantenere un adeguato calore anche alle parti fuori dall’acqua. Il bambino può essere avvolto in un telino morbido prima d’immergerlo per favorire un adattamento graduale. Il bagnetto dovrebbe durare da 5 a 10 minuti per ottenere un buon rilassamento; se fatto la sera, in alcuni casi può favorire il sonno. Fare il bagnetto 2-3 volte la settimana può essere sufficiente per i neonati sani a termine; lavaggi troppo frequenti potrebbero alterare la flora batterica e ridurre l’effetto barriera della cute.

Lavaggi troppo frequenti potrebbero alterare la flora batterica e ridurre l’effetto barriera della cute

Per quanto riguarda la detersione della cute, può essere sufficiente l’acqua; se si utilizzano prodotti detergenti, è opportuno che non contengano sostanze irritanti (siano privi di saponi), che abbiano pH neutro o moderatamente acido e che vengano direttamente diluiti nell’acqua del bagno. Naturalmente si raccomanda che il contenitore/vasca e giocattoli eventuali vengano regolarmente puliti per evitare il rischio di infezioni.

Cosa fare dopo

Dopo il bagnetto è opportuno coprire il neonato con un telo e asciugarlo tamponando. È pratica comune cospargere la cute del neonato con sostanze emollienti, che hanno una funzione protettiva per l’idratazione e la secchezza della cute, questa abitudine è più importante nei soggetti con famigliarità per Dermatite atopica e in caso di cute molto secca. Anche riguardo a questi prodotti è opportuno verificare che non contengano sostanze potenzialmente allergizzanti; da questo punto di vista la vaselina pura è un emolliente economico, che evita la presenza di allergeni da contatto, che può essere quindi utilizzato senza timore. Nelle diverse tradizioni nazionali e internazionali vengono proposti diversi oli naturali vegetali: tra di essi meritano segnalazione l’olio di girasole e quello di mandorle dolci sui quali esistono prove scientifiche di tolleranza ed efficacia.

Moncone ombelicale

Il cordone ombelicale, che durante la gravidanza collega il feto alla placenta, viene reciso al parto con forbici sterili e il moncone rimanente si mummifica e cade quasi sempre spontaneamente nei primi giorni di vita. Per sua natura in questo periodo esso può essere sede di infezioni che possono evolvere in modo molto grave. Nei Paesi ad elevate risorse, come il nostro, il rischio di infezione è molto basso, mentre rappresenta un’evenienza purtroppo frequente nei Paesi a basse risorse dove si partorisce in contesti in cui l’igiene è scarsa. In considerazione di questo, l’OMS raccomanda l’applicazione di una soluzione o di un gel di clorexidina per i neonati nati a casa o in contesti ad alta mortalità neonatale, mentre in contesti a bassa mortalità neonatale si considera adeguata la cura del cordone a secco. Ciò significa mantenere il più possibile pulito e asciutto il moncone: solitamente si consiglia di ripiegare il bordo del pannolino sotto il moncone, di lavarlo con acqua se si sporca e asciugare bene, tamponando con panno asciutto. Il moncone ombelicale nel neonato a termine si stacca a 7-10 giorni di vita. La gestione del cordone è per taluni genitori stressante, inoltre tempi

La secrezione dagli occhi può essere un fenomeno comune nei neonati, tuttavia un aumento, e di colore purulento, può indicare un’infezione

prolungati di caduta espongono a maggiori rischi di complicazioni, recentemente autori italiani hanno dimostrato che l’applicazione di polvere contenente estratti di arnica montana riduce il tempo di separazione del cordone, migliora il livello di stress dei genitori.

La cura dell’area del pannolino

La Dermatite da pannolino è un problema molto comune. Il pannolino crea un ambiente occlusivo che, insieme all’umidità, potenzia l’effetto lesivo delle deiezioni, con conseguente iperidratazione cutanea e successiva compromissione della permeabilità cutanea. Le urine e le feci hanno generalmente un pH alcalino, la presenza di ammonio può attivare alcuni enzimi le cui caratteristiche possono produrre danni allo strato corneo e alle funzioni di barriera della cute. La cura di questa parte della cute ha come primo obiettivo mantenerla asciutta, con cambi frequenti, ogni 4-6 ore o più spesso, per evitare irritazioni alla pelle perineale, lavando la parte, possibilmente, con sola acqua. È molto comodo utilizzare salviette detergenti ma esse devono contenere soluzioni tampone (che non alterano in pH) ed essere prive di alcool. Infine, sia l’ossido di zinco che la vaselina sono utili per prevenire e curare la Dermatite.

Igiene degli occhi

In caso di comparsa di secrezioni, può essere sufficiente pulire gli occhi con una garza sterile imbevuta di cloruro di sodio (NaCl) allo 0,9%, partendo dall’angolo interno verso l’esterno. La secrezione dagli occhi può essere un fenomeno comune nei neonati, tuttavia un suo aumento e la modifica del colore e dell’aspetto (purulento) possono indicare un’infezione e per questo richiedono un controllo medico.

Protezione solare

I neonati sono particolarmente suscettibili ai danni legati alla esposizione a raggi solari a causa della sottigliezza dell’epidermide e della ridotta formazione di melanina. Le società scientifiche internazionali raccomandano l’uso della protezione solare solo nelle aree non coperte da vestiti, questo per ridurre al minimo l’assorbimento cutaneo della protezione solare. Fino a 6 mesi di vita sarebbe meglio non utilizzare creme solari, o utilizzarle solo per piccole aree cutanee, se non è possibile evitare l’esposizione diretta, mentre si consiglia tenere all’ombra e di utilizzare tessuti a trama stretta o materiali tecnici che proteggono dai raggi UV. ●

Obesità: una sfida da

L’Italia è il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge specifica che riconosce l’Obesità come patologia complessa cronica e recidivante. È avvenuto il 1° Ottobre 2025 con l’approvazione in via definitiva da parte del Senato del disegno di legge per la prevenzione e cura dell’Obesità. Un provvedimento che andava adottato diversi anni fa e che purtroppo rischia di essere tradivo. Ai Medici di Medicina Generale e agli Specialisti Cardiologi, Endocrinologi, Nutrizionisti, Psicologi e Chirurghi è stata lanciata una sfida per combattere una grave patologia cronica non solo sul piano della cura farmacologica ma puntando soprattutto sulla prevenzione, sin dall’inizio di una gravidanza, e sulla diagnosi precoce a cominciare dall’età infantile, quindi sugli stili di vita.

I numeri del problema

I numeri di quella che unanimemente è riconosciuta una vera emergenza sanitaria globale e che l’OMS ha definito una vera pandemia, chiamandola non a caso “Globesity”, sono impietosi e allarmanti: si stima che nel mondo vi sia circa un miliardo di persone obese con la previsione di un raddoppio nel 2030 e oltre 2 miliardi e mezzo di persone in sovrappeso. Sia l’OMS che l’Unicef segnalano che il numero di bambini e adolescenti con Obesità ha superato quello dei coetanei con malnutrizione da difetto. Ciò significa che si può morire di fame e di malnutrizione, come

È necessario incentivare la prevenzione sin dell’età infantile al fine di insegnare l’educazione alimentare e la sostenibilità ambientale oltre a promuovere stili di vita corretti

Un adulto su due in Italia (46,3%) è in eccesso di peso e quasi 7 milioni di persone (11,8%) sono obese

avviene in diverse parti del mondo colpite da calamità naturali, carestie e guerre, ma anche per eccesso di cibo a disposizione e cattiva nutrizione.

Dal 10° Rapporto Auxologico presentato alcuni mesi fa a Napoli emerge che in Italia il 26,7% dei bambini tra i 3 e i 17 anni ha un eccesso di peso corporeo e 1 su 10 (11%) presenta già un quadro di Obesità. Ma il dato su cui riflettere in un momento in cui la nostra aspettativa di vita è tra le più alte d’Europa, si spengono sempre più candeline a 3 cifre e si parla tanto di longevità, è quello che emerge da diversi studi prospettici che dimostrano chiaramente che alla condizione di sovrappeso infantile è legata una mortalità precoce (nel 2025 l’Obesità è stata associata a 3,7 milioni di decessi).

La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) ha sottolineato i numeri di questa epidemia: un adulto su due in Italia (46,3%) è in eccesso di peso e quasi 7 milioni di persone (11,8%) sono obese con BMI (Indice di Massa Corporea) superiore a 30.

Fattore di rischio per molte patologie

Essendo una patologia multifattoriale, l’Obesità ha numerosi impatti a cominciare da quelli clinici, rap-

Dott. Fernando Perrone
Federazione Italiana Medici di Medicina Generale

vincere

presentando un importante fattore di rischio per molte patologie altrettanto gravi come: Diabete Mellito di tipo 2 (associazione quasi presente nell’80% dei casi per cui si parla ormai di “Diabesity”), Malattie Cardiovascolari (Ipertensione arteriosa, Infarto e Ictus), quelle endocrinologiche (Ipotiroidismo), gastroenteriche (si pensi al ruolo importante degli ormoni e del microbiota intestinale nella relazione fame-sazietà), neurodegenerative (Depressione e Demenza), neoplastiche (colon, endometrio, pancreas), psico-psichiatriche (cambiamenti umorali e comportamentali), pneumologiche (Sindrome delle Apnee Ostruttive), osteoarticolari (Osteoporosi) e immunitarie.

A tal proposito, studi recenti finalizzati alla individuazione delle vere cause cliniche dell’Obesità hanno fatto dire al Professor Alberto Mantovani, Immunologo di fama internazionale, durante un incontro tenutosi all’Università di Bologna alcuni mesi fa, che “l’Obesità è frutto di un disordine immunologico”, tesi questa che si aggiunge nella valutazione della patogenesi multifattoriale ai determinanti socio-economici e culturali di salute (SDOH acronimo che sta per “Social Determinants of Health”), a quelli eredo-familiari, endocrinometabolici, psicologici e comportamentali.

Implicazioni sociali

Se vogliamo davvero affrontare tutti gli aspetti dell’Obesità patologica, oltre ai danni clinici che complessivamente riducono la vita di molti anni ai Pazienti, non vanno dunque trascurate tutte le implicazioni sociali e di relazione, quelle ambientali e organizzative (pensate a quante barriere architettoniche queste persone devono superare nella loro quotidianità), quelle economiche (l’OMS ha stimato che nel 2035 i costi globali dell’Obesità supereranno 4,3 trilioni di dollari, più della pandemia da Covid-19) ma anche e forse soprattutto quelle psicologiche di “sentirsi addosso gli occhi” di quanti pensano che l’essere obesi sia da considerare una colpa individuale, legata a scarso impegno, pigrizia o cattive abitudini che semmai ne sono una conseguenza non certo la causa.

Una conquista di civiltà

Oggi, grazie al riconoscimento legislativo dell’Obesità come patologia cronica su basi biologiche, viene restituita dignità clinica ai Pazienti e superata una visione

stigmatizzante. Almeno si spera, perché molto c’è ancora da fare sul piano normativo, sociale e sanitario. È opinione condivisa che quei 6 articoli della legge Pella (primo firmatario) sono stati una conquista di civiltà, hanno segnato un rivoluzionario riconoscimento e aperto la strada di un percorso nuovo, lungo e costoso che va intrapreso intanto con adeguati finanziamenti per evitare che non si vada oltre le pur buone intenzioni. C’è da chiedersi se è sufficiente uno stanziamento complessivo di 4,2 milioni di euro nel primo triennio per attuare i punti più qualificanti: la creazione di Centri specialistici regionali per la diagnosi e il trattamento, il rafforzamento della presa in carico multidisciplinare, l’introduzione di programmi obbligatori di educazione alimentare e motoria nelle scuole e la promozione di campagne di sensibilizzazione sia per aumentare il grado di consapevolezza del problema e far scattare la giusta motivazione al cambiamento, per ridurre stigma e discriminazioni molto frequenti sui social e non solo. Infine istituire un sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica sull’Obesità. Oltre ad un adeguato finanziamento che in verità riguarda tutto il nostro SSN, l’altro ineludibile obiettivo è inserire l’Obesità nei LEA e nel Piano nazionale della cronicità, così da eliminare disomogeneità e discriminazioni regionali e territoriali assicurando trattamenti uniformi a tutti i Pazienti. Questo, oltre a rappresentare un segnale politico importante di serietà e concretezza nell’applicazione della legge, ridefinisce il ruolo dei Medici di Medicina Generale come custodi della fiducia dei Pazienti, guidando in modo opportuno le scelte terapeutiche personalizzate.

Prima della Chirurgia

Prima di arrivare alla Chirurgia bariatrica, oggi per fortuna abbiamo a disposizione farmaci molto efficaci ma costosi (vedi articolo in questo numero della Prof.ssa Cappello) che riducono il peso corporeo e, al tempo stesso, influenzano positivamente alcune patologie correlate come Diabete e Malattie cardionefro-vascolari e disturbi neurodegenerativi. Occorrerà inoltre incentivare la prevenzione sin dell’età infantile con un’alleanza Sanità-Scuola-Sport, al fine di insegnare l’educazione alimentare e la sostenibilità ambientale e promuovere stili di vita corretti e sani con l’abolizione di fumo e alcol, facendo tanta attività fisica, possibilmente all’aperto, per combattere la sedentarietà con almeno 7 mila passi al giorno. Con la speranza che nella Giornata Mondiale dell’Obesità, che si celebra tutti gli anni il 4 Marzo, ci vengano comunicati dati più incoraggianti.

Partenio, toccasana per e

Questa pianta è principalmente utilizzata per il trattamento preventivo dell’Emicrania e per alleviare patologie di carattere infiammatorio e doloroso di media entità

Emicrania Infiammazioni

Dott.ssa Anna Rosa Magnano

Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente

Sezione di Biologia farmaceutica

Università degli Studi di Siena

Società Italiana di Fitoterapia (S.I.Fit.)

Il Partenio è una piccola pianta perenne, simile ad una margherita, che si trova comunemente nei giardini e lungo i bordi delle strade; il suo nome scientifico è “Tanacetum parthenium L.” e appartiene alla famiglia delle Asteraceae. La sua altezza varia da 30 centimetri a 1 metro e le foglie, di colore giallo-verde, sono simili a quelle del crisantemo. I suoi fiori gialli sbocciano da luglio a ottobre, e assomigliano a quelli della camomilla, con cui vengono talvolta confusi. Questa pianta aromatica

emana un odore forte e amaro.

Originario della penisola balcanica, il Partenio è ora diffuso in tutto il mondo. Nota fin dall’antichità per le sue virtù, questa specie perenne non è solo un elemento decorativo, ma un vero e proprio toccasana naturale, tradizionalmente impiegato per contrastare Emicrania e stati infiammatori.

Alleato della salute femminile

Il Partenio vanta un legame storico con la salute femminile: il nome deriva dal greco “parthenos” (fanciulla), richiamando il suo uso tradizionale per alleviare i dolori mestruali e quelli legati al parto. Nella Medicina popolare, era conosciuta come “feverfew” (Erba della febbre) o, in alcune regioni italiane, Erba maresina o Erba madre. Il suo impiego spaziava dalla cura della febbre e del mal di testa, all’Artrite, ai disturbi digestivi, e talvolta usata persino come insetticida.

Principi attivi

La droga (la parte della pianta che viene utilizzata a fine terapeutico), che consiste nelle sue parti aeree, è ricca di principi attivi che ne determinano l’efficacia biologica. I più importanti sono i lattoni sesquiterpenici, in particolare il partenolide, che può costituire fino all’85% del contenuto totale di sesquiterpeni. Il partenolide è il principale responsabile delle proprietà antinfiammatorie e antiemicraniche. Agisce inibendo il rilascio di mediatori dell’infiammazione (come l’acido arachidonico) e la sintesi di sostanze pro-infiammatorie (come le prostaglandine e i leucotrieni B4). Svolge anche un’azione antiaggregante piastrinica, inibendo il rilascio di serotonina (5-HT).

La parte della pianta che viene utilizzata a fine terapeutico consiste nelle sue parti aeree ed è ricca di principi attivi

Oltre ai lattoni sesquiterpenici, la pianta contiene anche flavonoidi, come la quercetina e l’apigenina, che contribuiscono all’azione antiossidante e antinfiammatoria ed oli essenziali (tra cui canfora e p-cimene).

Applicazioni terapeutiche

In Fitoterapia, il Partenio è principalmente utilizzato per il trattamento preventivo dell’Emicrania e per alleviare patologie di carattere infiammatorio e doloroso di media entità, come la Dismenorrea e i Dolori artritici.

L’attività antiemicranica, pur essendo il suo uso più noto, rimane un argomento di ricerca. Alcuni studi suggeriscono che l’assunzione di estratti di foglie sia utile nel ridurre sia la frequenza che la severità degli attacchi emicranici, mitigando anche sintomi associati come nausea e vomito. Il suo utilizzo non ha ancora ottenuto l’approvazione ufficiale per specifiche indicazioni terapeutiche, ma nella Monografia finale dell’Unione Europea sulle erbe medicinali su “Tanacetum parthenium (L.)” viene confermato “l’uso

tradizionale di questa pianta medicinale per la profilassi dell’Emicrania, dopo che condizioni gravi sono state escluse da un Medico”.

Controindicazioni e interazioni

Nonostante i numerosi benefici, è fondamentale utilizzare il Partenio con cautela e consapevolezza, dal momento che il suo impiego può essere causa di:

• interazioni farmacologiche: può potenziare l’azione di farmaci antiaggreganti piastrinici, anticoagulanti orali, FANS e altri farmaci antiemicranici,

Le preparazioni fitoterapiche con Partenio più comuni includono infusi, tinture, estratti secchi in compresse e capsule

per via del simile meccanismo d’azione; se si assumono questi farmaci, è indispensabile consultare il proprio Medico prima di utilizzare il Partenio;

• Allergie: non è raccomandato per persone con Allergie note alle piante della famiglia delle Asteraceae;

• gravidanza e allattamento: è sconsigliato in gravidanza e durante l’allattamento per mancanza di dati e per il suo uso tradizionale come abortivo;

• Chirurgia: si consiglia la sospensione circa due settimane prima di un intervento a causa del potenziale effetto antiaggregante piastrinico.

Quali preparazioni?

Le preparazioni fitoterapiche con Partenio più comuni includono infusi, tinture, estratti secchi in compresse e capsule, usate principalmente per prevenire l’Emicrania, contrastare gli stati di tensione localizzati e i dolori mestruali, grazie alle sue proprietà antinfiammatorie. È fondamentale seguire le dosi consigliate, considerare le controindicazioni e le potenziali interazioni con altri farmaci.

Infuso

L’infuso di Partenio è un rimedio tradizionale per l’Emicrania, i dolori mestruali e gli stati infiammatori. Per prepararlo, mettere un cucchiaino di foglie essiccate in una tazza di acqua bollente, lasciare in infusione per circa dieci minuti, dopodiché filtrare e bere. È consigliabile non masticare direttamente le foglie fresche perché potrebbero irritare la mucosa della bocca.

Tintura madre

La tintura madre di Partenio è un estratto alcolico utilizzato principalmente per la prevenzione e il trattamento dell’Emicrania, ma anche per i disturbi del ciclo mestruale e come coadiuvante per i dolori muscolari. Agisce favorevolmente sulla circolazione sanguigna della testa e riduce l’intensità, la frequenza e la durata degli attacchi di mal di testa. Viene commercializzata in gocce.

Estratti secchi

Si tratta di integratori alimentari a base di Partenio che vengono standardizzati per contenere una percentuale definita di partenolide, il suo principio atti-

Conosciuta per le sue proprietà

curative, l’Erba madre (Partenio) riserva un inaspettato piacere al palato

vo. Le titolazioni più comuni sono 0,8% e 0,2%. È usato per contrastare stati di tensione localizzata (come l’Emicrania), favorire la funzionalità articolare e alleviare i disturbi mestruali. Disponibili in capsule o compresse.

Estratti idroenzimatici (EIE)

Sono integratori alimentari ottenuti con una tecnologia che estrae i principi attivi della pianta; sono utili per il trattamento dei disturbi legati al ciclo mestruale e degli stati di tensione localizzata, come l’Emicrania. L’estratto idroenzimatico è un prodotto liquido ricco di sostanze bioattive, facile da assimilare e senza solventi o alcol, ideale per un uso delicato e quotidiano.

TORTA ALL’ERBA MADRE

INGREDIENTI

50 g Erba madre fresca tritata

150 g zucchero

200 g farina setacciata

4 uova intere

4 cucchiai di olio extravergine di oliva

q.b. vanillina

½ limone (scorza grattugiata e succo)

q.b. zucchero a velo, ½ bustina di lievito per dolci

1 pizzico di sale

PROCEDIMENTO

Tritare finemente l’Erba madre (anche con un mixer); montare le uova con lo zucchero fino ad avere un composto chiaro e spumoso; unire l’olio e mescolare delicatamente con la frusta, stando attenti a non smontare la spuma; aggiungere quindi il sale, la scorza e il succo di limone, la farina setacciata, l’Erba madre tritata, la vanillina e la mezza bustina di lievito; imburrare e infarinare uno stampo per torte (diametro 26 cm) e versarvi il tutto; infornare a 180 gradi per una trentina di minuti.

Tavolette/compresse erboristiche

Si tratta di integratori alimentari a base di estratto secco della pianta, contengono principalmente estratto secco di Partenio (solitamente titolato in partenolidi, il principio attivo principale) ed eccipienti come la cellulosa microcristallina e antiagglomeranti. L’indicazione terapeutica rimane la stessa.

Avvertenza

Per un impiego sicuro ed efficace di tutte queste preparazioni è fondamentale consultare sempre il proprio Medico curante o un esperto in Fitoterapia prima di iniziare qualsiasi trattamento a base di Partenio.

Curiosità

Conosciuta per le sue proprietà curative, l’Erba madre (Partenio) riserva un inaspettato piacere al palato. Nonostante il sapore pungente, in Veneto è l’ingrediente segreto di torte e frittelle. Curiosamente, le foglie del Partenio, pur avendo un aroma piuttosto amaro e pungente, vengono utilizzate non solo in piatti salati come le frittate, ma soprattutto in pasticceria. Il segreto sta nel contrasto: la nota amara della pianta si sposa in modo sorprendente con la dolcezza di vanillina e zucchero a velo, creando un equilibrio gustativo unico. Nella cucina veneta, in particolare, esiste una ricetta tradizionale che esalta questo contrasto. Una torta semplice ma sorprendente, perfetta per la colazione o la merenda (vedi box).

Senatore Cappelli, la pasta italiana più pregiata

Le Stagioni d’Italia vanta un’ampia offerta di prodotti che hanno come protagonista il grano Senatore Cappelli

Patrimonio della tradizione cerealicola italiana, il grano antico Senatore Cappelli torna oggi protago nista grazie alle sue riconosciute qualità nutrizio nali e organolettiche.

Cosa dicono i nutrizionisti

Una recente survey presentata al 19° Forum di Nutrizione Pratica Nutrimi ha evidenziato che nove professionisti su dieci conoscono il Senatore Cappelli e che ben otto su dieci lo racco mandano ai propri pazienti. La scelta è guidata dalla maggiore digeribilità percepita e dal minor impatto sui sintomi gastrointestinali, come gonfiore, pesantezza e crampi, riportati da molti pazienti nella pratica clinica quotidiana.

Una vasta gamma di prodotti

Le Stagioni d’Italia vanta un’ampia offerta a base di Senatore Cappelli, che comprende pasta di semola (classica, integrale e all’uovo), pizze surgelate, piadine, biscotti, cous cous e cereali. Un assortimento pensato per valorizzare un grano identitario, reinterpretandolo in chiave contemporanea senza tradirne l’autenticità e rendendolo accessibile in molteplici occasioni di consumo.

per applicazioni speciali

In caso di sensibilità al glutine non celiaca

In Italia, secondo stime epidemiologiche recenti, circa il 20-25% della popolazione soffre di disturbi gastrointestinali funzionali, come la Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS), mentre una quota compresa tra il 6 e il 13% presenta sensibilità al glutine non celiaca (NCGS), una condizione clinica caratterizzata da sintomi digestivi legati al glutine in soggetti che non presentano marcatori diagnostici di Celiachia. In questo contesto, la Pasta Senatore Cappelli si distingue per il suo profilo nutrizionale e per l’impatto percepito sul benessere digestivo.

Fibra e composti bioattivi

“La Pasta Senatore Cappelli offre importanti benefici nutrizionali, grazie al suo quantitativo di fibre alimentari, proteine e composti bioattivi come i polifenoli. È ideale per favorire il senso di sazietà e il benessere intestinale”, spiega il Prof. Luca Piretta, Gastroenterologo e Docente di Nutrizione, che ha partecipato anche alla 19ª edizione del congresso Nutrimi, tenutosi a Milano.

Visita il sito www.lestagioniditalia.it

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LA PRIMA AREA D’EUROPA PER LA SALUTE PREVENTIVA

Alle porte del Parco Regionale dei Colli Euganei sorgono le Terme Euganee, la prima area termale per la salute preventiva d’Europa, un luogo in cui rinascere e vivere una vacanza speciale, dedicata a sé stessi, per riscoprire il proprio benessere fisico e la sensazione di sentirsi di nuovo in forma.

La lunga tradizione termale euganea ha dato vita a numerosi hotel, ognuno con il proprio centro termale interno, specializzati in fangoterapia e trattamenti inalatori. Alle accoglienti aree wellness si aggiungono le oltre 240 piscine termali interne ed esterne presenti in ogni hotel, dove rilassarsi avvolti nel tepore dell’acqua a 37°C. Tutti i centri termali degli hotel del Bacino Termale Euganeo hanno ottenuto dal Ministero della Sanità Italiano il livello di qualificazione “I^ Super”, che indica l’eccellenza del prodotto terapeutico utilizzato nella fangoterapia e nei trattamenti inalatori.

Le acque termali del bacino Euganeo prendono vita dai bacini di raccolta delle acque meteoriche sui Monti Lessini, nelle Prealpi Venete. Dai 1500 metri di quota defluiscono lentamente nel sottosuolo fino ad una profondità di 2000-3000 metri, scorrono negli strati rocciosi per decine di migliaia di anni, e sgorgano infine dai pozzi dei centri termali euganei arricchite di sali minerali e calore.

La tua salute e il tuo benessere al 1° posto

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ABANO TERME

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L’attività di ricerca del Centro Studi Termali Veneto Pietro d’Abano ha scoperto che, speciali microrganismi del territorio Euganeo, i cianobatteri, producono numerose sostanze antinfiammatorie durante la maturazione del fango in acqua termale. La fangobalneoterapia, riconosciuta dal Ministero della Sanità e convenzionata col SSN, è particolarmente indicata per la cura dei disturbi articolari quali artrite e artrosi, oppure ossei come l’osteoporosi. Questo tipo di terapia naturale non presenta effetti collaterali ed ha limitate controindicazioni. Gli hotel termali che hanno ottenuto il Brevetto Europeo sull’efficacia dei principi antinfiammatori naturali contenuti nel Fango Maturo, garantiscono la qualità del prodotto terapeutico.

La presenza dei principi attivi viene verificata dallo stesso Centro Studi con dei controlli periodici e un Disciplinare di Maturazione del Fango Termale fornisce al personale addetto le indicazioni necessarie per una coltivazione della risorsa corretta ed efficace.

Per informazioni T.

HOTEL ABANO RITZ

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HOTEL BRISTOL BUJA

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Exposanità

Torna, dal 22 al 24 aprile 2026 a Bologna, Exposanità, il punto di riferimento per professionisti, istituzioni e imprese, per favorire il confronto e la progettazione di soluzioni concrete per un SSN più universale, efficace e sostenibile. Per l’edizione del 2026 il focus saranno le nuove tecnologie come strumento indispensabile, insieme alle risorse umane, per assicurare qualità e tenuta del Servizio sanitario nazionale e la crescita dei Professionisti e dei Pazienti nel gestire la non autosufficienza; completeranno l’offerta le proposte degli strumenti per favorire una vita indipendente e le nuove soluzioni per disabilità e percorsi riabilitativi. Exposanità è luogo e occasione d’incontro tra

istituzioni, professionisti e imprese per pianificare insieme il futuro della Sanità italiana e rispondere alle criticità che caratterizzano il settore, puntando all’innovazione. Si svolgeranno convegni, seminari, corsi e workshop e si potranno visitare 7 saloni espositivi, offrendo così una panoramica completa delle possibilità di innovazione nel mondo della Sanità e della sua gestione amministrativa e organizzativa, favorendo il confronto tra le esperienze più significative all’interno del mondo sanitario e sui prodotti e servizi per gli ospedali, la diagnostica, la Sanità digitale, l’Ortopedia, la Riabilitazione, la disabilità e l’assistenza.

Per approfondire: www.exposanita.it

Le patologie dell’orecchio e i disturbi uditivi che ne conseguono colpiscono oltre un miliardo e mezzo di persone nel mondo e più di 13 milioni di italiani, compromettendo lo sviluppo nei bambini, la produttività negli adulti e l’invecchiamento in salute, con un impatto significativo sui sistemi sanitari. Tuttavia, la consapevolezza su questo tema resta limitata. Per puntare i riflettori su queste patologie il 3 marzo si terrà, per il quinto anno consecutivo su tutto il territorio nazionale, la Giornata di sensibilizzazione sulle malattie dell’orecchio e conseguenti disturbi uditivi dal titolo: “Sordità: un problema na-

scosto”. Promossa dalla Società Italiana di Otorinolaringologia (SIOeChCF) e dalla Società Italiana di Audiologia e Foniatria (SIAF), la giornata è sostenuta da associazioni di Pazienti e familiari di soggetti ipoacusici e si svolge in concomitanza con la Giornata mondiale dell’udito dell’OMS. L’iniziativa sarà declinata da ciascuna realtà in maniera da adattarsi alle specificità territoriali. Sono previste campagne informative, eventi pubblici, attività nelle scuole, sessioni gratuite di screening e incontri con le autorità locali.

Per approfondire: www.sioechcf.it - www.sia-f.it

Il compimento dei 65 anni è per molti l’inizio di una nuova fase della vita, fatta di maggiore consapevolezza, nuove scelte e nuove possibilità per stare bene, fisicamente e mentalmente. InForma65 è un progetto di Medicina generale dedicato proprio a chi ha appena compiuto 65 anni, un’età chiave per iniziare un percorso consapevole di salute e benessere, ed è promosso dai Medici di Medicina General e.

L’iniziativa nasce con un doppio obiettivo: accompagnare i cittadini in questa nuova fase della vita con informazioni pratiche e strumenti personalizzati per restare attivi e in salute e fornire ai Medici di Medicina Generale risorse operative per rafforzare il ruolo centrale della prevenzione nella pratica

clinica quotidiana. Sulla piattaforma dedicata si potranno trovare consigli utili e strumenti pratici, in particolare sarà possibile consultare guide affidabili per conoscere ad esempio le vaccinazioni raccomandate dopo i 65 anni, indicazioni su alimentazione, attività fisica e sonno, oltre a informazioni chiare sui servizi sanitari e sul ruolo del tuo Medico di famiglia. Scegliere uno stile di vita più sano, partecipare agli screening, informarsi sui vaccini consigliati, migliorare l’alimentazione, restare attivo e in movimento, prevenire la solitudine e prendersi cura del benessere psicologico sono scelte che rafforzano il ruolo attivo nella cura di se stessi. Per approfondire: https://informa65.it/

InForma65
Malattie dell’orecchio

Figli adolescenti, come gestire il rapporto

Quando i figli attraversano

periodi di isolamento o solitudine, per i genitori il compito principale è quello di saper riconoscerne i segnali, agendo con amorevole efficacia

Dott.ssa Caterina Tincolini

Psicologa e Psicoterapeuta a indirizzo umanistico- bioenergetico

L’adolescenza è quel ponte straordinario e, allo stesso tempo, incredibilmente complesso che unisce l’infanzia all’età adulta. È un periodo delicatissimo, una vera e propria “terra di mezzo”. Come genitori, siamo di fronte a cambiamenti che ci disorientano: vediamo trasformazioni fisiche evidenti e, a volte, proiettiamo sui figli aspettative da adulti, dimenticando che le vere rivoluzioni sono interiori. I cambiamenti “mentali” sono più sfuggenti ma sono il cuore di tutto.

Ricerca dell’identità e trasformazione

Durante l’adolescenza i nostri ragazzi iniziano a cercare la propria identità, spingendosi un po’ più lontano dal nido per esplorare il mondo. Ci trovia -

Durante l’adolescenza i nostri ragazzi iniziano a cercare la propria identità, spingendosi un po’ più lontano dal nido per esplorare il mondo

mo a guardare un adolescente scontroso o silenzioso e ci chiediamo, con un nodo alla gola, dove sia finito quel bambino dolce e affamato di coccole che abitava qui fino a ieri. Come Psicoterapeuta a orientamento umanistico-bioenergetico, so che questa trasformazione non è solo psicologica ma è profondamente radicata nel corpo. Il corpo che cresce e si modella è il campo dove le emozioni si manifestano , si esprimono e, talvolta, restano intrappolate. In particolare quando i nostri figli affrontano sfide tipiche di questa età, come l’isolamento o la solitudine, il nostro compito principale è quello di saper riconoscere i segnali e agire con amorevole efficacia, prima che lo “tsunami” adolescenziale travolga tutti.

Il cervello in rivoluzione,

cosa succede davvero

La prima cosa da sapere è che la loro corteccia prefrontale, la parte che gestisce il ragionamento, la pianificazione e il controllo degli impulsi, è ancora un cantiere aperto. Sembrano grandi e maturi, ma la loro centralina decisionale è in fase di sviluppo. Al

contrario, l’amigdala, il centro delle emozioni, è già attiva e iper-reattiva. Questo squilibrio li rende inclini a reazioni emotive intense e meno capaci di “contare fino a dieci” prima di agire. A questo si aggiunge una vera e propria “tempesta ormonale”: l’aumento di testosterone e progesterone influenza non solo il corpo, ma anche l’umore e il comportamento. Gli ormoni accentuano le emozioni e intensificano la sensibilità sociale. Un semplice “no” o un commento sgradevole da parte di un amico, per esempio, può essere percepito come un attacco frontale, scatenando una reazione sproporzionata nel corpo e nella mente.

Solitudine e isolamento

Nel linguaggio comune, usiamo spesso solitudine e isolamento come sinonimi, ma sono invece due concetti con radici e manifestazioni diverse.

La solitudine è uno stato emotivo, una sensazione di vuoto interiore, di assenza di connessioni significative, anche in mezzo alla folla. Un ragazzo può sentirsi solo in una stanza piena di coetanei, se non si sente compreso, accettato o accolto. A livello corporeo, si manifesta con un respiro superficiale, una tensione al petto e una postura chiusa.

L’isolamento, invece, è un comportamento. È la scelta (conscia o inconscia) di ritirarsi, di chiudersi e di evitare attivamente i contatti sociali. Spesso l’isolamento è la conseguenza della solitudine: un meccanismo di difesa per proteggersi dal dolore.

Sentirsi inadeguati può portare a ritirarsi per non deludere gli altri, ma soprattutto se stessi

Fisicamente, si traduce in scarsa energia: spalle incurvate, un’andatura lenta e trascinata. È un modo non verbale di dire: “Non voglio essere visto.” È cruciale imparare a osservare il loro linguaggio del corpo e il loro comportamento perché, a differenza degli adulti, gli adolescenti non sempre riescono a mettere le proprie emozioni in parole.

Le difficoltà relazionali non hanno quasi mai una sola causa; sono spesso il risultato di più elementi che agiscono contemporaneamente:

• aspettative sociali e genitoriali: la nostra società premia il successo e la perfezione, e i ragazzi lo sentono; la pressione di dover essere sempre felici, socievoli o di raggiungere determinati traguardi scolastici/sportivi, può diventare un peso insostenibile; sentirsi inadeguati può portare a ritirarsi

per non deludere gli altri, ma soprattutto se stessi; è come nascondersi per evitare una delusione ritenuta inevitabile;

• il ruolo ambivalente dei social media: i social offrono connettività, ma sono anche una fonte costante di pressione; i ragazzi navigano in un mondo di “vite perfette”: corpi scolpiti, viaggi da sogno, amori idilliaci; questo confronto continuo alimenta un senso di inadeguatezza e la percezione di essere “fermi e sconfitti” rispetto a un ideale irraggiungibile;

• insicurezza e bassa autostima: il corpo che cambia troppo velocemente o troppo lentamente e un cervello ancora in sviluppo, sono elementi che fanno sì che gli adolescenti stiano ancora cercando di rispondere alla domanda: “Chi sono io?”; la bassa autostima li rende costantemente in allerta, iperattenti al giudizio altrui; temere di esporsi li porta a restare in disparte, a nascondersi;

• bullismo o cyberbullismo: è un’esperienza traumatica che distrugge la fiducia in se stessi e nel mondo; offese, umiliazioni o l’esclusione sociale creano una ferita profonda: la paura di nuovi attacchi diventa così pervasiva che l’isolamento è percepito come l’unica via d’uscita; in questi casi, il corpo trattiene una grande quantità di paura e rabbia, che può manifestarsi con dolori somatici come mal di testa o mal di pancia.

Il compito dei genitori

Qual è allora il nostro ruolo? Essere un porto sicuro. Non mollate la presa, anche quando sembrano voler recidere in ogni modo il filo che vi lega. I vostri figli sono per la prima volta in una centrifuga di emozioni e ormoni che un minuto prima sembra calma e quello dopo fa partire la tempesta. Nemmeno loro sanno come gestirla. Essere un porto sicuro significa esserci. Stare con loro nella tempesta, permettendo loro di “attraccare” quando si sentono in mari agitati. Anche se lo negano, vogliono essere ascoltati con attenzione, senza interruzioni e senza l’impulso di dare consigli non richiesti. In queste situazioni, è importante empatizzare con il loro sentire . Parole come: “Comprendo come ti senti” o “Capisco che per te sia un dolore enorme” li fanno sentire visti e accolti. E quando si sentono visti, il loro corpo trattenuto dalla tensione si rilassa. Il mare, anche se solo per un momento, può tornare calmo. La vostra presenza incondizionata è l’unica bussola che non smetteranno mai di cercare.

Dolore articolare, catene

Il Metodo MioEquilibrio® è una via concreta di trasformazione personale, dove la salute articolare e muscolare è il primo passo verso un benessere più ampio e vitale

articolare, il ruolo delle catene muscolari

Maria Elisa Marchiani

Ideatrice Metodo MioEquilibrio®

Naturopata, Psicomotricista, Insegnante di ginnastica

finalizzata alla salute

Centro medico Eubios - Bologna

Le problematiche muscolo-scheletriche e articolari interessano tutte le fasce di età e rappresentano una delle principali sfide per la salute pubblica in Italia. Oltre 10 milioni di italiani soffrono di Dolore cronico muscolo-scheletrico e più del 20% della popolazione è colpito da Artrosi, con trend in crescita costante. Tra i 25 e i 54 anni, l’85% degli italiani riferisce Dolori muscolari ricorrenti, mentre il 58% soffre di Disturbi muscolo-scheletrici con frequenza settimanale.

Le catene mio-fasciali ovvero la “scienza dell’interconnessione”

La visione moderna del corpo umano ha rivoluzionato in parte il modo di affrontare le problematiche riguardanti muscoli, ossa e articolazioni. Il corpo non è più considerato un insieme di parti isolate, bensì un sistema integrato di catene e fasci muscolari. Questi meridiani anatomici uniscono muscoli, fasce e tessuti connettivi in un continuum che avvolge e connette la struttura ossea e viscerale.

La fascia muscolare è un sistema vivo, biologico ed esistenziale, fatto di esperienze, relazioni, condizionamenti, vissuti personali e sociali. Il modo in cui viviamo e interpretiamo questi eventi determina come il sistema mio-fasciale risponde, compensando tensioni e contratture con adattamenti dinamici.

Come Naturopata e Psicomotricista, ho compreso fin da subito l’importanza di curare il “terreno” della persona, non solo dal punto di vista mio-fasciale, ma anche relazionale ed emotivo, partendo dal corpo.

Come Insegnante di ginnastica, ho sentito il bisogno di proporre un movimento sensibile, che connetta gesto ed emozione, respiro e azione. Nel 2020 nasce, di conseguenza, anche la Scuola di Formazione per diventare operatori specializzati nel Metodo MioEquilibrio.

La fascia che respira, un movimento profondo

Il sistema mio-fasciale nasce embriologicamente dal mesoderma recente e quindi si forma con una funzione di protezione rispetto all’organismo. Proprio per questo ogni volta che viviamo una situazione che percepiamo come negativa questo sistema si attiva in modalità protettiva, contraendosi in sinergia con la risposta di allerta del sistema nervoso. Questo

provoca una tensione e un accorciamento delle fibre muscolari e della fascia e uno squilibrio a livello articolare e vertebrale. Le corazze muscolari di cui parlava Reich sono proprio queste tensioni che creano rigidità e squilibrio nel corpo e che parlano della nostra storia. La fascia muscolare è vivente e respira, e l’invito che faccio durante le mie sedute è quello di “sentire” quel movimento sottile e invisibile che avviene in ogni istante. In questo movimento consapevole si trova una dimensione profonda di salute e integrazione: un gesto che può liberare articolazioni e vertebre, aprendo nuovi spazi strutturali, percettivi e motori.

Infatti, quando la tensione si scioglie, le spalle si aprono, il collo si riallinea, le vertebre si armonizzano, la zona lombare si rilassa e il diaframma ritrova un respiro profondo. I piedi si radicano in una postura non solo fisica ma esistenziale.

Memoria cellulare, un corpo che ricorda

Le cellule del nostro organismo hanno una memoria che va oltre la Biologia: sono portatrici di esperienze psichiche. Questa memoria epigenetica (che condiziona i nostri geni), modulabile grazie alla plasticità del sistema nervoso e alla comunicazione tra emisferi cerebrali, permette di intervenire sul corpo in modo trasformativo.

Il corpo non è più considerato un insieme di parti isolate, bensì un sistema integrato di catene e fasci muscolari
La ricerca dimostra come traumi ed emozioni possono modificare l’espressione genica

L’allungamento

delle catene muscolari

L’allungamento profondo delle catene mio-fasciali è strategico nella cura e prevenzione delle problematiche mio-osteo-articolari. Durante l’allungamento, si attua una riorganizzazione delle fibre chiare e scure del muscolo, aumenta l’idratazione dei tessuti e si favorisce la modulazione neuromotoria. Questo processo conduce al rilascio muscolare e al ripristino della lunghezza fisiologica. I benefici includono:

• miglioramento della mobilità articolare con riduzione della rigidità periarticolare;

• diminuzione del dolore, grazie alla modulazione

dei meccanocettori fasciali;

• ottimizzazione posturale attraverso il riequilibrio delle tensioni tra catene antagoniste;

• prevenzione delle recidive, con il ripristino dei pattern motori fisiologici.

Corpo, emozioni e memoria cellulare

Oggi è ampiamente riconosciuto che le cellule non sono entità passive, bensì “memorie viventi” che portano con sé informazioni epigenetiche derivate da influenze ambientali, culturali e affettive. La ricerca dimostra come traumi ed emozioni possono modificare l’espressione genica e trasmettersi anche alle generazioni future.

Le scoperte di Candace Pert (Neuroscienziata e Farmacologa statunitense) evidenziano che i neuropeptidi, “molecole di emozione”, sono diffusi in tutto il corpo, rendendo l’organismo una forma di “mente inconscia”. La fascia, ricca di recettori per questi messaggeri, agisce come una rete sensibile in cui vengono trattenute tensioni legate a eventi emotivi passati.

Il massetere, esempio di tensioni silenziose

Il massetere è un muscolo forte e costantemente attivo, spesso coinvolto in tensioni nascoste. La sua contrazione cronica può causare:

• Bruxismo (digrignamento notturno dei denti);

• compressione dello spazio orale, compromettendo la lingua e la mobilità;

• blocchi respiratori, soprattutto notturni;

• problemi cervicali;

• Mal di testa, Dolore mandibolare e Acufeni. Oltre alla sua funzione biomeccanica, il massetere trattiene emozioni represse: parole non dette, tensioni emotive, come paura e rabbia, che restano bloccate nel corpo. Lo stress si manifesta spesso con rigidità nei muscoli masticatori insieme a quelli cervicali e diaframmatici. Ammorbidire il massetere significa aprire uno spazio di respiro libero, dove parole e bisogni possono finalmente emergere, trasformando la bocca da gabbia a finestra di espressione e libertà.

Metodo MioEquilibrio®

Questo metodo, da me ideato in qualità di Psicomotricista e Naturopata, è un approccio innovativo che unisce scienza e consapevolezza, considerando il corpo nella sua unità psicofisica. Non si tratta solo di una tecnica di allungamento muscolare, ma di un pro-

cesso di riequilibrio profondo e dinamico. L’approccio duplice combina:

• allungamento muscolare isometrico profondo, con l’ausilio di palline di gommapiuma per il rilascio delle tensioni miofasciali;

• movimento psicomotorio consapevole che integra sensazioni, emozioni e intenzioni, trasformando ogni gesto in un dialogo significativo con il corpo.

Un percorso di riequilibrio e consapevolezza

Le sedute, i corsi e gli stage si articolano in fasi di ascolto, allungamento profondo delle catene miofasciali, movimento propriocettivo sensibile e integrazione dei cambiamenti. Liberando le tensioni muscolari, si restituisce elasticità alle articolazioni e si sviluppa una percezione corporea più precisa e salutare. Attraverso il movimento propriocettivo, queste nuove sensazioni vengono integrate nel movimento spontaneo, permettendo al corpo di assimilare e consolidare i miglioramenti ottenuti.

• miglioramento del respiro, con conseguenti benefici su postura e tono muscolare;

• riduzione di ansia e stress attraverso l’attivazione del sistema parasimpatico.

Protagonisti attivi del proprio benessere

Elementi chiave del metodo sono la consapevolezza e la partecipazione attiva della persona, con il principio che “resta solo quello che sento”. Solo ciò che viene percepito e integrato può radicarsi e trasformare stabilmente lo schema corporeo e motorio e la relazione con il proprio corpo.

Evidenze e benefici

I benefici riscontrati già dalle prime sedute comprendono:

• miglioramento delle capacità motorie e aumento di energia e vitalità;

• maggiore elasticità muscolare e migliore ossigenazione dei tessuti;

• fluidità articolare e recupero della mobilità della colonna vertebrale;

• riduzione del dolore cronico grazie al riequilibrio delle tensioni globali.

A livello posturale e psico-emozionale si osservano:

• nuove percezioni di sé e cambiamento posturale;

• maggiore autostima e capacità di comunicare i propri bisogni;

L’importanza delle catene mio-fasciali nelle problematiche mio-osteo-articolari va oltre la semplice biomeccanica: riguarda quindi la nostra capacità di ascolto profondo, di integrazione tra corpo, mente ed emozioni. Ogni contrattura o dolore è un messaggio da decodificare. Allungare le catene miofasciali significa aprire spazi di ascolto autentico, sciogliere dei blocchi, liberare energie vitali e restituire respiro e presenza alla persona.

Il Metodo MioEquilibrio® è una via concreta di trasformazione personale, dove la salute articolare e muscolare è il primo passo verso un benessere più ampio e vitale. È un invito a diventare protagonisti attivi del proprio benessere, a instaurare un dialogo rispettoso con il corpo e a riscoprire la gioia di sentirsi più elastici, vitali e autentici. Lavorare sulle catene muscolari e miofasciali con MioEquilibrio® non è quindi solo terapia, ma educazione al sentire, risveglio del corpo come territorio di vita e piena espressione.

Tumore al seno, nuovi trattamenti per il post intervento

La nuova tecnologia Icoone® unita ad altri interventi non farmacologici, come attività fisica, dieta e Agopuntura, può attenuare gli effetti tardivi delle cure effettuate

Dott. Stefano Giordani

Past Oncologia Territoriale AUSL Bologna

Direttore Scientifico

Associazione Onconauti - Bologna

Laura Fabbri

Comunicazione Associazione Onconauti - Bologna

Il Carcinoma mammario rappresenta, in Italia e nel mondo, il Tumore più frequente tra le donne. Ogni anno, nel nostro Paese, si registrano circa 55.700 nuove diagnosi: un dato che corrisponde al 30% di tutti i Tumori femminili. Nonostante ciò, grazie agli screening e ai progressi delle terapie mirate, la sopravvivenza a cinque anni ha superato l’88%, uno dei valori più alti in Europa. Il successo clinico, però, non sempre coincide con un pieno recupero della qualità della vita.

Gli effetti tardivi delle cure

Molte Pazienti, dopo la fine delle cure attive, devono fare i conti con effetti tardivi che possono condizionare a lungo il benessere fisico ed emotivo. Tra questi, uno dei più comuni e invalidanti è il Linfedema cronico, una condizione cronica legata a un malfunzionamento del sistema linfatico che provoca gonfiore, dolore e ridotta funzionalità dell’arto interessato. L’incidenza varia dal 10 al 40% delle donne operate al seno, soprattutto in seguito a interventi di linfade-

nectomia o radioterapia. A complicare ulteriormente il quadro, circa il 70% delle Pazienti deve assumere per anni terapie ormonali preventive, come gli inibitori dell’aromatasi. Questi farmaci, seppur utili a ridurre il rischio di recidiva, provocano, in più della metà dei casi, dolori articolari e muscolari diffusi, spesso tanto intensi da compromettere la quotidianità e, talvolta, costringere a sospendere la terapia. Ne deriva un insieme di sintomi, dolore cronico, stanchezza, difficoltà cognitive, che accomuna molte donne dopo le cure oncologiche e che non trova ancora risposte farmacologiche risolutive.

Il Linfedema è una condizione cronica legata al malfunzionamento del sistema linfatico che provoca gonfiore, dolore e ridotta funzionalità dell’arto interessato

L’esperienza dell’Associazione Onconauti

In questo scenario si inserisce l’esperienza dell’Associazione Onconauti, fondata a Bologna nel 2011. Nata per offrire un modello di terapie integrate e di riabilitazione oncologica territoriale, l’Associazione accompagna le persone nel percorso di follow-up, con attenzione non solo agli aspetti clinici ma anche psicologici, relazionali e nutrizionali.

La tecnologia Icoone®

All’interno delle attività di Onconauti è stato avviato una Survey osservazionale sull’utilizzo di Icoone®, un dispositivo innovativo che stimola in profondità il tessuto connettivo sottocutaneo attraverso manipoli motorizzati. L’obiettivo è favorire il drenaggio linfatico, migliorare la circolazione e restituire elasticità ai tessuti. La tecnologia, già diffusa in ambito di Oncologia estetica senologica, agisce come un vero e proprio “linfodrenaggio total body”, non invasivo e indolore, che le Pazienti hanno accolto con grande interesse. Secondo la letteratura, le microstimolazioni generate dall’apparecchio non solo riducono la ritenzione di liquidi, ma possono anche modulare la percezione del dolore grazie alla stimolazione dei recettori cutanei.

Il trattamento si integra con altri interventi non farmacologici, come attività fisica, Yoga, Dieta mediterranea e Agopuntura, che hanno dimostrato un ruolo nel contenere l’infiammazione e migliorare la qualità della vita. Si tratta di un approccio globale che considera la persona nella sua interezza.

L’esperienza clinica

I primi risultati raccolti dall’Associazione Onconauti si basano sul trattamento di un piccolo gruppo pilota composto da 12 donne, con un’età media di 72 anni (range 35-90 anni). Tutte le partecipanti al gruppo presentavano Linfedema cronico agli arti superiori o inferiori, spesso associato a dolore cronico di tipo artro-mialgico o fibromialgico, non adeguatamente controllato dai farmaci abitualmente prescritti. Alcune di loro avevano già sospeso la terapia antalgica perché considerata inefficace o mal tollerata, arrivando dunque al percorso con Icoone® in condizioni di forte disagio fisico e psicologico. Ogni Paziente ha effettuato in media cinque sedute con il dispositivo, per un totale variabile da due a dieci trattamenti a seconda delle esigenze individuali. La durata delle sedute oscillava tra i 30 e i 45 minuti, con un livello di personalizzazione molto alto: il Medico responsabile adattava infatti i tempi e le aree di trattamento in base alla distribuzione del Linfedema cronico, alla morfologia corporea e alla

La Survey osservazionale sull’utilizzo di Icoone® ha accertato un miglioramento del dolore in 8 Pazienti su 12 (66%) e l’assenza di effetti collaterali

tollerabilità della Paziente. Prima dell’avvio del percorso, ciascuna partecipante è stata sottoposta a un iter diagnostico accurato. I dati emersi sono stati incoraggianti:

• miglioramento del dolore in 8 Pazienti su 12 (66%), con due casi di remissione completa e duratura a distanza di tre mesi;

• riduzione significativa del Linfedema cronico in 7 Pazienti su 12 (58%), in particolare tra quelle con Linfedema cronico post-chirurgico agli arti superiori o inferiori; nei casi di Linfedema primario o associato a Lipedema i risultati sono stati più modesti e di minore durata, ma comunque rilevanti in termini di qualità della vita;

• soddisfazione molto alta: 11 Pazienti su 12 hanno dichiarato di aver percepito un sollievo tangibile già dal primo trattamento, con un beneficio che spesso coincideva con una marcata diuresi immediata, indice dell’attivazione del drenaggio linfatico.

Un dato di rilievo è l’assenza di effetti collaterali: nessuna Paziente ha riportato fastidi o complicanze legate all’utilizzo della tecnologia, un elemento particolarmente importante in un contesto come quello oncologico, dove molte persone vivono già condizioni di fragilità e comorbidità. L’aspetto più apprezzato, oltre al miglioramento fisico, è stato il senso di leggerezza e benessere percepito durante e dopo le sedute. Molte donne hanno riferito di sentirsi non solo più agili e meno doloranti, ma anche più serene, con una riduzione della tensione emotiva e un miglioramento della propria immagine corporea.

Conclusioni

L’approccio seguito da Onconauti si fonda sui principi della Medicina integrata, che mira a trattare non solo la patologia, ma l’individuo nella sua totalità. L’integrazione tra tecniche manuali, tecnologie innovative, supporto psicologico e counseling nutrizionale rappresenta una strategia vincente per affrontare gli effetti collaterali delle terapie antitumorali. Considerazioni analoghe valgono anche per le persone affette da molte altre patologie croniche invalidanti non oncologiche, come ad esempio la Fibromialgia e la Pluricomorbilità presente in molti anziani.

Microbioma, intestino e salute

In quest’ultimo periodo è stato appurato che la salute e la malattia dell’uomo non dipendono soltanto dalla sua genetica, ma anche e soprattutto dal rapporto che intrattiene con tutti i piccolissimi “coinquilini” con cui condivide il proprio corpo ossia i microbi, in particolare con quelli dell’intestino. Come ci spiega nel suo libro “Microbioma, intestino e salute” il Dott. Fabio Piccini, Medico e Psicoanalista con un Master in Scienza della Nutrizione, questi microrganismi sono responsabili di una quantità di funzioni fondamentali per il raggiungimento e il mantenimento di un adeguato stato di benessere. Nel libro si spiega perché è davvero utile e soprattutto salutare modificare il proprio stile di vita cercando di tener

Vertigine

Affrontando temi estremamente attuali come la Fecondazione in vitro, la ricerca per combattere i tumori rari e le promesse spesso fuorvianti dei farmaci contro l’Obesità, Beatrice Mautino, Biotecnologa e divulgatrice scientifica, nel suo libro “Vertigine”, ci accompagna in un viaggio tra le pieghe del complesso rapporto tra Medicina, speranza e cura. Partendo da una sua esperienza di vita che l’ha costretta a confrontarsi con la paura, la frustrazione e il peso delle emozioni, l’autrice vuole mostrare al lettore che quando si è in balia della malattia tutte le certezze possono vacillare anche per coloro che hanno sempre creduto nella

Mindfulness in 5 minuti

conto anche del benessere/malessere dei batteri che vivono in simbiosi con il nostro corpo. Anche grazie ad alcune ricette, l’autore svelerà ai lettori i segreti dell’intestino per permettere loro di ottimizzare il metabolismo, la performance fisiologica e il sistema immunitario, allo scopo di prevenire le principali malattie del secolo e vivere meglio, più sani e, possibilmente, più a lungo. Una volta capito come fare, sarà facilissimo modificare il proprio stile di vita a favore di una migliore integrazione ecologica con la flora batterica, e tutto ciò influenzerà positivamente tutte le funzioni del nostro corpo, da quelle metaboliche a quelle immunitarie fino a quelle del sistema nervoso.

Autore: Fabio Piccini

Editore: Edizioni LSWR

scienza e nella Medicina. Dalla tentazione delle scorciatoie alla responsabilità delle decisioni pubbliche, questo libro ci ricorda che la Medicina, con tutti i suoi limiti e difetti, resta il miglior strumento che abbiamo. Perché affidarsi alla scienza è una pratica quotidiana fatta di domande difficili, prove solide e scelte consapevoli. Credere alla scienza significa camminare sull’orlo del dubbio, nonostante il senso di “vertigine” che sembra toglierci il respiro, trovando un equilibrio fragile ma necessario per non smarrire la direzione.

Autore: Beatrice Mautino

Editore: Mondadori

Nicoletta Cinotti, Psicoterapeuta, si occupa da moltissimi anni di Mindfulness, che integra con la Psicoterapia e le attività di formazione in azienda. Il suo libro “Mindfulness in 5 minuti” è un piccolo manuale da portare sempre con sé: 256 pagine di consigli, approfondimenti, esercizi da praticare cinque minuti alla volta, per ritrovare la felicità delle piccole cose e, accompagnando il lettore attraverso pratiche informali che rappresentano un modo diverso di svolgere le attività che già facciamo ogni giorno, cambiando solo la nostra attenzione, la presenza e la consapevolezza. Scoprirai che in questo modo anche gli atti più bana-

marzo/aprile 2026

li guadagnano significato e il tempo si dilata per accogliere la tua presenza. La Mindfulness è una pratica in grado di restituire qualità al nostro tempo e lo fa inserendosi nelle nostre azioni abituali, offrendoci la possibilità di vivere, ogni giorno, ogni momento, occasioni di ordinaria felicità. Non la felicità straordinaria, quella che accade poche volte nella vita, ma la felicità delle piccole cose.

Autore: Nicoletta Cinotti

Editore: Gribaudo

Allergie primaverili: per i bambini una prevenzione naturale e sicura

Con la primavera aumentano pollini e irritanti ambientali che possono mettere a dura prova naso, gola e orecchie dei più piccoli. In questa fase, puntare su una prevenzione naturale mirata al benessere respiratorio in età pedia trica aiuta a ridurre il rischio di stati irritativi e infiammatori ricorrenti.

Al centro di questa strategia c’è la protezione e il rinforzo della barriera muco-cutanea: man tenere in equilibrio questa “porta d’ingresso” significa sostenere la capacità fisiologica del bambino di difendersi dagli stimoli esterni.

Va proprio in questa direzione l’utilizzo di formulazioni con Adelmidrol, una molecola brevettata che contribuisce a modulare la risposta immunitaria locale grazie al suo effetto antiossidante. Adelmidrol favorisce il ripristino della funzionalità dei tessuti mucosi e riduce la ricorrenza secondo un approccio innovativo: supportare le difese naturali del bambino piuttosto che agire solo sui sintomi.

Evidenze scientifiche hanno inoltre confermato il profilo di sicurezza e l’alta tollerabilità della molecola, tanto fondamentale per un sistema immunitario ancora in fase di sviluppo.

Un pratico aiuto quotidiano che riporta l’equilibrio

L’Adelmidrol è presente in pratici formati spray per naso e gola e in gocce otologiche, che ne consentono un’agevole applicazione topica quotidiana. L’associazione con altri estratti naturali e sostanze funzionali mira a offrire un beneficio specifico per i diversi distretti del complesso naso-gola-orecchie.

In particolare nello spray nasale, l’associazione con acido ialuronico favorisce la gestione dei sintomi delle riniti allergiche, contribuendo a rinforzare la barriera della mucosa olfattiva.

La combinazione con Echinacea angustifolia viene utilizzata nello spray orale per un effetto lenitivo e protettivo del tratto orofaringeo. Questo ventaglio di soluzioni è completato dalle gocce otologiche con glicerina, utili ad alleviare i fastidiosi sintomi delle affezioni del condotto uditivo esterno, come le dermatiti.

Tutte queste formulazioni si inseriscono in un percorso di prevenzione continuativa nei periodi di maggiore esposizione agli allergeni. Possono inoltre integrarsi ad eventuali cure farmacologiche quando indicate.

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Non è mai troppo presto…

Gli orizzonti della bellezza sono cambiati: oggi non ci si limita solo a cancellare i segni del tempo ma si dialoga con essi, rallentandoli e modulandoli. È un cambio di prospettiva: da una Medicina estetica correttiva si passa a una Medicina estetica preventiva, che agisce come un giardiniere attento che non aspetta che l’albero si secchi per curarlo, ma lo nutre stagione dopo stagione, con piccole attenzioni che lo mantengono vitale e forte.

Le cause dell’invecchiamento cutaneo

A livello biologico, la pelle invecchia per una combinazione di fattori:

• legati alla persona: genetica, età, rallentamento del metabolismo cellulare, modifiche ormonali;

• legati all’ambiente: raggi ultravioletti, fumo, inquinamento, stress ossidativo e cattiva alimentazione. Il risultato? La diminuzione di collagene ed elastina, proteine fondamentali che agiscono come le “impalcature” del derma. Senza queste colonne portanti, la pelle perde

Cominciare sin da giovani a prendersi cura della propria pelle, seguendo alcune semplici regole, può limitare i segni del tempo e favorire il mantenimento di una bellezza naturale

tono e compattezza, come un edificio che lentamente cede alle intemperie.

Quale prevenzione?

La Medicina estetica preventiva non si occupa solo di estetica ma educa a prendersi cura della propria pelle e del proprio stile di vita, fin dalla giovane età. Si parte dalla consapevolezza che i segni dell’invecchiamento come rughe, perdita di tono, discromie, non compaiono all’improvviso ma sono il risultato di processi che iniziano già a partire dall’età giovanile. Intervenire prima che questi processi diventino evidenti permette di ottenere risultati migliori, più naturali e duraturi. Inoltre, un approccio preventivo prevede trattamenti meno

Una dieta equilibrata, ricca di antiossidanti, vitamine e acidi grassi essenziali, aiuta la pelle a mantenersi giovane e luminosa

Dott. Donato Riccardi
Medico Chirurgo
Sessa Aurunca (CE) - Napoli - Milano FIME (Federazione Italiana Medicina Estetica)

presto…

invasivi, riduce i rischi e valorizza la bellezza autentica di ogni persona.

Protezione e personalizzazione

Ma quali sono i pilastri della prevenzione in Medicina estetica? Vediamoli insieme.

• Protezione solare quotidiana: il sole è uno dei principali fattori di invecchiamento cutaneo (causa del foto invecchiamento). L’uso costante di filtri solari ad ampio spettro (crema solare 50+ o 100), anche in città e in inverno, è uno dei gesti più efficaci per prevenire rughe, macchie e perdita di elasticità.

• Skin care personalizzata: ogni pelle è unica e necessita di una routine su misura; un Medico estetico può guidare nella scelta dei prodotti giusti (detergenti, sieri, creme) e nella loro corretta applicazione, a seconda del tipo di pelle, valutando pH ed invecchiamento, e delle esigenze specifiche del Paziente.

• Alimentazione e integrazione: una dieta equilibrata, ricca di antiossidanti, vitamine e acidi grassi essenziali, aiuta la pelle a mantenersi giovane e luminosa. In alcuni casi, il Medico può consigliare integratori mirati per supportare la salute cutanea dall’interno.

• Trattamenti “soft” e progressivi: trattamenti come la Biorivitalizzazione, i Peeling medicali, la Radiofrequenza o gli esosomi con tecnica Microneedling, se eseguiti regolarmente e senza aspettare che i segni dell’età siano marcati, permettono di mantenere la pelle tonica e compatta, rallentando l’invecchiamento.

Non è mai “troppo presto”

Contrariamente a quanto si possa pensare, non è mai “troppo presto” per prendersi cura della propria pelle. Già a partire dai 25 anni si possono adottare piccoli gesti quotidiani e sottoporsi a trattamenti delicati che aiutano a mantenere la pelle in equilibrio. In questa fase si parla di prevenzione primaria, ovvero l’insieme di interventi mirati a evitare l’insorgenza di danni visibili. A 30-40

Già a partire dai 25 anni si possono adottare piccoli gesti quotidiani e sottoporsi a trattamenti delicati che aiutano a mantenere la pelle in equilibrio

anni si entra nella prevenzione secondaria, quando si iniziano a manifestare i primi segni del tempo. Qui si può agire con trattamenti mirati, sempre poco invasivi, per mantenere e rinforzare i risultati ottenuti con la cura domiciliare.

Biorivitalizzazione, Peeling e Microneedling

Partiamo dalla Biorivitalizzazione: si tratta di un trattamento a base di iniezioni dermiche di acido ialuronico (non cross-linkato ossia con struttura fluida e leggera), vitamine, minerali, acidi nucleici, aminoacidi e antiossidanti. Esso induce i fibroblasti ad un’idratazione cutanea profonda, migliorando tono, luminosità ed elasticità. È indicata già a partire dai 20 anni.

Il Peeling chimico superficiale invece permette di rinnovare lo strato più superficiale della pelle, evitando l’accumulo di cellule morte in superficie; aumenta il turnover cellulare, migliora l’aspetto di pori dilatati, macchie e piccole rughe.

Abbiamo poi a disposizione la tecnica del Microneedling che stimola la produzione di collagene tramite micro-perforazioni controllate. Migliora texture, tono e compattezza della pelle, stimolando meccanicamente il collagene, senza tempi di recupero lunghi. Dopo le microperforazioni causate dai micro aghi, possiamo applicare esosomi, acido ialuronico o vitamine in modo che penetrino lungo il derma grazie ai canali creati dagli aghi.

Le iniezioni di collagene (una proteina che diminuisce con l’avanzare dell’età) danno struttura, compattezza e tono alla pelle.

Trattamenti stimolanti

La Radiofrequenza medicale, tramite un riscaldamento controllato dei tessuti, stimola la produzione di

nuovo collagene. Ottima per contrastare il rilassamento cutaneo in modo naturale. Il PRP, ovvero il plasma ricco di piastrine, possiede un alto contenuto di fattori della crescita essenziali per la riparazione dei tessuti, per la rigenerazione cellulare e per migliorare l’elasticità cutanea.

Infine ricordiamo la Carbossiterapia che può essere anche usata come un biostimolante a livello del corpo o del viso, migliorandone microcircolo ed ossigenazione periferica e l’impiego di Tossina Botulinica che, in piccolissime dosi, “ammorbidisce” le contrazioni muscolari ripetute, mantenendo l’armonia del volto.

Non solo pelle...

Un altro aspetto importante della Medicina estetica preventiva è la sua capacità di promuovere l’autostima e il benessere psicologico. Sentirsi bene con la propria immagine ha effetti positivi sull’umore, sulla socialità e persino sulla produttività. Molti studi confermano che le persone che adottano uno stile di vita sano e che curano il proprio aspetto estetico in modo equilibrato vivono con maggiore consapevolezza e serenità. Per questo oggi la Medicina estetica è sempre più integrata con la Medicina del benessere e lavora fianco a fianco con Nutrizionisti, Psicologi, Dermatologi e altri Specialisti.

Il ruolo del Medico estetico

In questo approccio preventivo, la figura del Medico estetico diventa fondamentale. Non si tratta più solo di un “esecutore” di trattamenti ma di un vero consulente di bellezza e salute, in grado di accompagnare la persona lungo tutto il percorso, adattando le strategie alle diverse fasi della vita. Un buon Medico estetico ascolta, consiglia, costruisce un piano personalizzato e aiuta il Paziente a raggiungere risultati armoniosi e naturali, senza stravolgere i lineamenti né rincorrere mode passeggere.

Dal check-up cutaneo alla skincare personalizzata

Per iniziare un percorso di Medicina estetica preventiva è importante partire da una semplice visita conoscitiva con un Medico estetico qualificato in modo da valutare lo stato della pelle, individuare eventuali fattori di rischio (come disidratazione, esposizione solare scorretta, segni precoci di crono-invecchiamento) e impostare un piano su misura. Il punto di partenza ideale per un trattamento mirato è il check-up cutaneo: molti studi di Medicina estetica offrono un’analisi approfondita della pelle, spesso tramite strumenti che valutano idratazione, elasticità, porosità, sebo, macchie e danni da sole.

I risultati migliori si ottengono con trattamenti regolari e con piccoli aggiustamenti nel tempo, seguendo l’evoluzione della pelle

Dopo il check-up, il Medico può consigliare una skincare routine personalizzata, con prodotti cosmetici o dermocosmetici adatti alla propria pelle. Non servono decine di prodotti, ma quelli giusti per età, stagione e stile di vita.

A seconda dell’età e delle esigenze, si possono poi iniziare piccoli trattamenti non invasivi, da eseguire a cadenza stagionale o annuale, per mantenere la pelle “attiva” e ben nutrita.

La Medicina estetica preventiva è come una “palestra per la pelle”: la costanza è la chiave. I risultati migliori si ottengono con trattamenti regolari e con piccoli aggiustamenti nel tempo, seguendo l’evoluzione della pelle.

Le 6 regole d’oro

• Proteggiti dal sole tutto l’anno, non solo al mare.

• Bevi acqua e mangia bene: la pelle riflette ciò che accade all’interno.

• Non aspettare i primi segni visibili per prenderti cura della tua pelle.

• Scegli solo professionisti qualificati, con approccio medico e personalizzato.

• Evita i trattamenti “miracolosi”: la bellezza sostenibile è quella costruita con costanza.

• Stile di vita sano: sonno, alimentazione equilibrata e attività fisica.

La vera bellezza non è sfidare il tempo, ma camminargli accanto con armonia, conservando la freschezza dello sguardo e la serenità di chi ha scelto di prendersi cura di sé, oggi, per sorridere con fiducia al domani.

La Medicina estetica preventiva non è solo un insieme di trattamenti: è un nuovo modo di dialogare con il tempo.

Non è più una rincorsa disperata a cancellare ciò che è già scritto ma la scelta consapevole di scrivere la propria storia con grazia e lungimiranza. ●

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Alimentazione sostenibile, riduce l’impatto

L’approccio “One Health”, promosso dalla FAO, riconosce l’interdipendenza tra salute umana, benessere animale e salute ambientale

Alimentazione sostenibile, l’impatto ambientale

Dott.ssa Renata Alleva

PhD in Biochimica

Master II Livello in Nutrizione Clinica

Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Comitato Scientifico e Giunta esecutiva  ISDE

L’alimentazione sostenibile è riconosciuta dalle istituzioni scientifiche internazionali come un approccio chiave per ridurre l’impatto ambientale dei sistemi alimentari e promuovere la salute umana. In un mondo in rapida crescita demografica, con sistemi alimentari responsabili di una quota significativa di emissioni di gas serra e di degrado degli ecosistemi, il legame tra dieta, ambiente e salute è centrale nella ricerca e nelle politiche pubbliche.

L’approccio “One Health”

Promosso dalla FAO (“Food and Agriculture Organization”) e altri partner, questo approccio riconosce l’interdipendenza tra salute umana, benessere animale e salute ambientale: una dieta può pertanto essere definita sana se, oltre a fornire elementi chiave per la salute, come fibre, vitamine, micronutrienti e macronutrienti, tiene conto di come gli alimenti sono prodotti, distribuiti e consumati. A questo proposito, la Commissione EAT-Lancet 2025, composta da esperti in nutrizione, clima, economia, salute, scienze sociali e agricoltura, provenienti da oltre 35 Paesi in sei continenti, ha recentemente pubblicato un nuovo Report in cui ha presentato una valutazione scientifica globale più completa dei sistemi alimentari fino ad oggi. Un dato chiave che emerge nel rapporto tra alimentazione, salute e sostenibilità evidenzia che gli attuali sistemi, basati su produzioni intensive, come gli allevamenti di carni bovine e ovine e la produzione agricola, che utilizza pesticidi di sintesi, produce un inquinamento diffuso da azoto, fosforo, pesticidi, microplastiche che inficia la qualità delle acque, la qualità del suolo, il clima e causa la perdita di biodiversità.

In sintesi, la modalità di produzione attuale contribuisce a circa il 30% delle emissioni di gas serra a livello globale, e il 30% della popolazione più ricca del mondo è responsabile di oltre il 70% degli impatti ambientali legati all’alimentazione. Trasformare i sistemi alimentari potrebbe ridurre queste emissioni di oltre la metà e ridurrebbe anche l’esposizione a contaminanti pericolosi per la salute.

Esposizione ai pesticidi

Questa condizione rappresenta un fattore di rischio significativo per la salute: l’esposizione cronica a basse dosi e prolungata nel tempo è stata associata ad un rischio maggiore di tante condizioni patologiche, tra cui Infertilità, Diabete, Malattie cardiovascolari, Cancro e Malattie degenerative. Il cibo e la modalità di produzione, quindi, rappresentano la più importante fonte di esposizione, a partire dagli agricoltori che sono esposti in prima persona, fino a chi risiede vicino aree coltivate intensivamente e alla maggior parte della popolazione che è esposta ai pesticidi attraverso la dieta, come indicano i risultati dei monitoraggi urinari pubblicati in molti studi clinici. Inoltre questi studi indicano chiaramente che passare ad una dieta basata su alimenti prodotti con agricoltura biologica o biodinamica, riduce drasticamente i residui di pesticidi nelle urine dei partecipanti. Se adottare una dieta

biologica possa essere ritenuto una protezione verso le patologie, è stato evidenziato da un altro importante studio prospettico “Nutrinet-Sante”, pubblicato nel 2022, condotto su circa 69.000 adulti in cui la frequenza di consumo di alimenti biologici è stata associata a un rischio complessivo di Cancro inferiore

Sistemi alimentari, Malnutrizione e Obesità

Oltre all’inquinamento ambientale, le diete attuali sono oggetto di studio perché ritenute una delle principali cause dell’aumento esponenziale di Obesità e sovrappeso. Un dato interessante riportato dall’OMS è che questo andamento non riguarda più soltanto i Paesi ad alto reddito, ma anche quelli a medio e basso reddito; nel 2024, erano circa 35 milioni i bambini di età inferiore ai 5 anni già in sovrappeso. Come sottolineato dall’OMS, l’Obesità è un grave problema sanitario in quanto fattore di rischio per tutte le Malattie croniche degenerative, quali Malattie cardiovascolari, Cancro e Diabete: il report “Global Burden of Disease” (GBD), pubblicato sulla rivista “The Lancet”, ha stimato che circa 11 milioni di decessi nel mondo sono associati a diete non ottimali. Questo significa che circa 1 persona su 5 (20%) di tutte le morti globali è collegata

La modalità di produzione attuale contribuisce a circa il 30% delle emissioni di gas serra a livello globale
Il consumo eccessivo di alimenti ultraprocessati, desta preoccupazione sia per lo scarso valore nutrizionale, che per la presenza di additivi pericolosi

a fattori dietetici, causando un numero elevato di morti all’anno. La Malnutrizione per eccesso è causata dal consumo eccessivo di zuccheri e sale, grassi idrogenati, carni rosse e salumi e l’eccessivo consumo di soft drinks, bevande zuccherate o dolcificate con edulcoranti artificiali. Altro fattore causale è rappresentato dal consumo eccessivo di alimenti ultraprocessati, sempre più diffusi nel sistema alimentare mondiale che desta preoccupazione in relazione alla salute, sia per lo scarso valore nutrizionale, che per la presenza di additivi pericolosi, contaminanti di processo, quali l’acrilamide ed edulcoranti come aspartame, sucralosio, il cui consumo è stato associato ad aumentato rischio di Diabete e Obesità.

Alimenti ultraprocessati e salute

Gli alimenti ultraprocessati, secondo la classificazione NOVA, fatta da un gruppo di Ricercatori brasiliani, sono oggetto di molti studi clinici, che correlano il consumo di questi alimenti a tutte le patologie definite “non-comunicable disease” ovvero Cancro, Malattie cardiovascolari, Diabete, ma anche Infertilità. Questi alimenti sono caratterizzati da formulazioni industriali con cinque o più ingredienti; includono additivi non comunemente presenti nelle preparazioni culinarie,

insieme a zuccheri, oli, grassi, sale e conservanti che mascherano le qualità sensoriali di questi alimenti. Queste tipologie di alimenti includono dolcificanti, oli idrogenati, caseina, siero di latte, snack confezionati, bevande zuccherate, fast food, pasti pronti, carni lavorate, cereali per la colazione zuccherati, yogurt aromatizzati, prodotti da forno acquistati al supermercato e condimenti con additivi. Gallette e fette biscottate sono un esempio di prodotti ultraprocessati, e sono molto presenti nell’alimentazione. Ma quanto incide il consumo di alimenti ultraprocessati sulla alimentazione? Sulla base dei dati di indagini nutrizionali nazionali, il contributo di tali alimenti all’assunzione energetica totale è stato del 57,5% negli Stati Uniti (USA), 56,8% nel Regno Unito (UK), del 46,8% in Canada e del 42% in Australia. Uno studio condotto su indagini nazionali sui bilanci familiari (non indagini nutrizionali) in 19 Paesi europei ha riportato risultati simili, dimostrando che la disponibilità media di alimenti ultraprocessati per famiglia superava i due quinti dell’energia alimentare totale acquistata in molti Paesi europei, tra cui Belgio, Germania, Finlandia, Irlanda e Regno Unito. Anche i dati sulle vendite dei supermercati riflettono questa tendenza. Questi dati sono preoccupanti perché esistono prove scientifiche che correlano il consumo di ultraprocessati a tutte le Malattie croniche e alla mortalità. Una delle review più citate e recenti (2024) è “umbrella review” pubblicata su “The BMJ (“Ultra-processed food exposure and adverse health outcomes”), che ha analizzato numerose meta-analisi ed evidenze epidemiologiche su larga scala (circa 9,9 milioni di persone) e ha riportato che il consumo maggiore di alimenti ultraprocessati è associato a maggior rischio di esiti avversi per la salute, soprattutto mortalità per tutte le cause, Malattie cardio-

vascolari, Diabete di tipo 2, Obesità, Disturbi mentali (ansia/depressione). Mentre altri studi di coorte hanno riportato un aumento del rischio di Cancro mammario ovarico e colon retto proporzionale all’aumento di consumi di ultraprocessati. Dal punto di vista ambientale, la produzione di alimenti ultraprocessati è responsabile di una quota elevata di impatti ambientali correlati alla dieta, tra cui emissioni di gas serra, uso del suolo e biodiversità. In alcune analisi, i prodotti ultraprocessati hanno contribuito fino a un terzo delle emissioni di gas serra, dell’uso del suolo e dei rifiuti alimentari, e una quota significativa del consumo energetico e idrico della dieta. Inoltre le fasi di lavorazione, trasformazione, confezionamento e distribuzione degli alimenti ultraprocessati richiedono molta energia, materiali di imballaggio, spesso plastici, e trasporti su lunghe distanze che si traducono in emissioni di gas serra, inquinamento da plastica e consumo di risorse, rendendoli alimenti non sostenibili a livello ambientale

Diete per la salute globale

L’adozione di modelli alimentari più sostenibili, basati prevalentemente su alimenti di origine vegetale, prodotti locali e stagionali, può contribuire in modo significativo alla riduzione delle emissioni di CO2, del consumo di risorse naturali e dello spreco alimentare. Solo riducendo di un terzo la produzione di carni bovine, sostituendo con legumi, aumentando la produzione del 183% e aumentando del 63% il consumo

La produzione di cibi di origine vegetale richiede meno risorse naturali e genera minori impatti rispetto alla produzione intensiva di carne e latticini

di frutta a guscio (noci) verdure e frutta, se si adottano agricolture senza utilizzo di pesticidi, si riduce l’impatto ambientale poiché la produzione di cibi di origine vegetale generalmente richiede meno risorse naturali e genera minori impatti rispetto alla produzione intensiva di carne e latticini. Parallelamente, un’alimentazione sostenibile svolge un ruolo fondamentale nella promozione della salute umana. Numerose evidenze scientifiche dimostrano che diete ricche di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca e olio extravergine di oliva, come il modello della Dieta mediterranea, sono associate a un minor rischio di Malattie cardiovascolari, Diabete di tipo 2, Obesità e alcune forme di tumore. La riduzione del consumo di carne rossa, zuccheri aggiunti e alimenti ultra-processati migliora inoltre il profilo metabolico e infiammatorio dell’organismo.

Qualità nutrizionale degli alimenti

Il consumo di alimenti minimamente processati, ricchi di fibre e, in alcuni casi, fermentati, favorisce la salute del microbiota intestinale, in cui risiede il 70% delle cellule immunitarie: la diversità microbica intestinale è importante per un microbiota in salute (eubiosi) e questo ha effetti positivi sul sistema immunitario e sul metabolismo. Ciò dimostra come la sostenibilità ambientale e la salute umana siano profondamente interconnesse. Infine, l’alimentazione sostenibile ha anche una dimensione sociale ed economica, poiché promuove filiere alimentari più eque, il sostegno alle produzioni locali e l’accesso a cibi sani e sicuri. Investire in educazione alimentare e politiche nutrizionali orientate alla sostenibilità rappresenta quindi una strategia efficace per migliorare la salute pubblica e ridurre l’impatto ambientale dei sistemi alimentari. Come ha sottolineato Johan Rockström, Copresidente della Commissione Eat Lancet, ridisegnare il modo in cui produciamo e consumiamo cibo è fondamentale per la salute umana, la giustizia sociale e la sopravvivenza del pianeta e “le scelte alimentari che facciamo oggi determineranno la qualità della vita delle generazioni future e la possibilità stessa di un pianeta vivibile”.

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