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Portfolio di Architettura

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PO R TFOL I O DI ARCHIT E T T U R A progetti selezionati

ELI S A M A RI A F I O R E T T I


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I N D IC E


CU R R I C U L U M V ITA E

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PR O G ET T I A C C A D E MIC I

NOCRIA. DALLO STUDIO DEL PROCESSO STORICO-TIPOLOGICO ALLA RIGENERAZIONE DEL TESSUTO URBANO tesi di laurea | restauro urbano | nocria, castelsantangelo sul nera (mc)

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RESTAURO DI PALAZZO TASSONI ESTENSE laboratorio di restauro | ferrara (fe)

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PEOPLE MOVER - AIRPORT STATION laboratorio di costruzione dell’architettura 2 | borgo panigale, bologna (bo)

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TRIDENS laboratorio di urbanistica | ferrara (fe)

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CO N C O R SI

RWANDA CHAPEL YAC’s competition - 2019 | rukomo (district of gicumbi)

FO TO G R AF I A & P O S T-P R OD U Z IONE

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CURRI C U L U M V ITA E


E L IS A MARIA FIORETTI DATI PERSONALI data di nascita residenza domicilio nazionalità telefono e-mail

28.02.1994 - Cremona (IT)

via A. Argentieri 63 - Cremona (Cr)

via delle Chiodare 12 - Ferrara (Fe) italiana

+39 392 6266635

elisamaria.fioretti@gmail.com

ESPERIENZA LAVORATIVA gennaio 2019 - giugno 2019

SOFTWARE

Tirocinio curricolare - 300 ore

Studio di progettazione VM4 Projects - Ferrara (Fe)

Redazione di progetti preliminari e architettonici, specialmen-

AutoCAD

te residenziali nell’ambito della città storica, rilievo manuale,

SketchUp

modellazione 3d, redazione di elaborati per concorso

restituzione cad di piante, prospetti e sezioni post rilievo,

Rhinoceros 3D Adobe Photoshop Adobe Illustrator Adobe InDesign

FORMAZIONE ottobre 2013 - marzo 2020

Modo

107/110

Cyclone Setup92

Tesi di laurea in restauro urbano e progettazione:

Photoscan Pro

la ricostruzione del borgo terremotato di Nocria.

Zephyr Word

PowerPoint

settembre 2008 - giugno 2013 Diploma di Liceo Scientifico P.N.I.

Liceo Scientifico G. Aselli - Cremona (Cr)

Excel

LINGUE Italiano - madrelingua

Inglese - intermedio B1

INTERESSI fotografia, foto editing, post-produzione arte letteratura grafica danza, teatro

Laurea magistrale a ciclo unico in Architettura (LM-4)

Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento di Architettura

88/100

ALTRE ESPERIENZE FORMATIVE marzo 2018 - gennaio 2020

Attestato di Idoneità formazione sicurezza in cantiere

Corso in materia di Salute e Sicurezza sul Lavoro e Cantiere, ai sensi del D.Lgs. 81/08, art. 37 - 12 ore, rischio medio

Università degli Studi di Ferrara

CAPACITA’ & COMPETENZE PERSONALI • lavoro in team e individuale • autonomia nello svolgimento del lavoro • capacità di mediazione • capacità organizzative

• capacità nelle relazioni interpersonali • rapporto con il pubblico e il cliente • abilità nella scrittura • minuziosa e precisa


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NOCRIA. DALLO STUDIO DEL PROCESSO STORICO-TIPOLOGICO ALLA RIGENERAZIONE DEL TESSUTO URBANO

Tesi di laurea magistrale in restauro urbano e progettazione Team - Elisa Maria Fioretti Relatori - Marco Zuppiroli, Riccardo Dalla Negra Correlatori - Andrea Giannantoni, Gian Carlo Grillini Luogo - Nocria, Castelsantangelo sul Nera (Mc)

Sarponicchio, una delle contrade di Nocria, nel comune di Castelsantangelo sul Nera, è stato uno dei borghi maggiormente colpiti dagli eventi sismici del 2016. In particolare le scosse del 26 e del 30 ottobre hanno danneggiato la maggior parte del tessuto urbano e al 2019 il borgo si presentava come una diffusa lacuna urbana, con pochi edifici ancora presenti, inagibili e fortemente lacerati. Lo scopo della tesi è stato quello di andare a studiare e analizzare la struttura urbana del borgo, per poi proporre in fase di progetto la ricostruzione di uno degli aggregati. A mio parere si è trattato di un caso studio interessante, semplice solo in apparenza: sebbene le sue dimensioni siano effettivamente contenute, non è stato facile andare a capire le trasformazioni morfologiche e tipologiche, vista l’assenza di elaborati catastali, l’impossibilità di accedere agli edifici rimasti e la sola presenza di sostrati strutturali per la gran parte degli aggregati edilizi. La prima fase di lavoro è coincisa col rilievo dello stato di fatto, effettuato tramite l’integrazione di due metodi: il rilievo con laser scanner e il rilievo fotogrammetrico, con l’impiego di un drone. L’utilizzo di due metodologie differenti ha permesso di sfruttare l’accuratezza metrica del primo e la quantità di dati del secondo. Il risultato è stato una densa nuvola di punti raffigurante l’intero borgo, dalla quale si sono estratti gran parte degli elaborati planimetrici necessari all’analisi e al progetto. In concomitanza col rilievo e la restituzione è iniziata una com-

plessa fase di analisi, che ha permesso di capire le dinamiche che hanno portato alla configurazione attuale del borgo, a terrazzamenti. L’analisi ha riguardato lo studio del territorio, la storia, i percorsi e quindi la morfologia, le tipologie edilizie e la geologia del territorio. In particolare, l’analisi morfologica e l’analisi tipologica hanno evidenziato alcune regole e i tipi edilizi all’interno del borgo; gli edifici erano costituiti perlopiu’ da case a pseudo-schiera e da pochi edifici in linea, su tre piani, con il piano terra seminterrato monoaffaccio e due piani fuori terra, derivanti da unità monocellulari a un solo piano (tipo base). L’unico edificio specialistico di Sarponicchio è la chiesa di San Vittorino. Lo studio dell’edilizia di base e l’individuazione di due varianti sincroniche della casa a pseudo-schiera sono state utili per la definizione dell’aggregato di progetto, che è andato a coincidere con una delle schiere più significative del borgo, ora distrutta. Il progetto si vuole collocare all’interno del tessuto storico, in continuità e in relazione con esso, senza negarlo e senza imitarlo. Per questo motivo la tecnica costruttiva scelta è quella tradizionale, con la muratura portante rinforzata con ricorsi orizzontali di rete in fibra di vetro. Mentre la grammatica delle facciate è comune in tutto il fabbricato, con elementi ricorrenti come le cornici in acciaio corten e le strombature in corrispondenza delle aperture, la sintassi ha avuto il compito di variare il prospetto, in base al tipo edilizio e in base alle varianti sincroniche.


ortofoto nocria sarponicchio pre sisma - 6 marzo 2016

ortofoto nocria sarponicchio post sisma - 7 agosto 2017

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demolizioni al 24 marzo 2019

nuvola di punti da rilievo fotogrammetrico - ortofoto


rilievo architettonico pre sisma - pianta piani terra

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rilievo architettonico stato di fatto aggregato di progetto - sezione longitudinale

rilievo architettonico stato di fatto aggregato di progetto - pianta piani terra


fase 1

fase 2 | XIII - XIV sec.

fase 3 | XIV - XV sec.

fase 4 | XV sec.

fase 5 | XVI sec.

fase 6 | 1835

in questa pagina evoluzione morfologica della contrada Sarponicchio raggruppata in fasi, la datazione è stata desunta dallo studio di alcune fonti; è visibile l’andamento delle percorrenze interne e l’assetto a gradoni del borgo

fase 7 | XIX sec.

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fase 8

lato analisi territoriale è illustrata la fase piu’ significativa di ogni ciclo: la quarta fase del ciclo di impianto, la terza fase del ciclo di consolidamento, la seconda fase del ciclo di recupero dell’impianto; è assente il ciclo di ristrutturazione


analisi dei percorsi percorso matrice si configura a partire dal percorso di controcrinale continuo, mentre i percorsi di impianto e quello di ristrutturazione si generano per gemmazione dal percorso matrice

primo ciclo - quarta fase

secondo ciclo - terza fase

datazione degli edifici

terzo ciclo - seconda fase


cellule elementari

analisi tipologica - aggregato di progetto

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intasamento e sopraelevazione con accesso al primo piano verso monte

sopraelevazione, espansione su area di pertinenza e aggiunta vano scale esterno


sopraelevazione

nuova edificazione su nuovi lotti


pianta piani secondi

pianta piani primi

pianta piani terra

stato di progetto - piante

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stato di progetto - fronte sud


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RESTAURO DI PALAZZO TASSONI ESTENSE

Laboratorio di restauro Team - Elisa Maria Fioretti, Sara Ferri, Raimondo De Donno Docenti - Veronica Balboni, Fabio Bevilacqua, Andrea Giannantoni Luogo - Ferrara (Fe)

Palazzo Tassoni Estense è la sede attuale del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara. Collocato in via della Ghiara, è un edificio risalente al 1400 ca.; la sua configurazione iniziale fu fortemente modificata nei secoli con numerosi ampliamenti e rifacimenti, anche a seguito di destinazioni d’uso differenti, come testimonia la documentazione rinvenuta. Risalgono infatti al 1858 gli ultimi interventi significativi e la costruzione di nuovi fabbricati, quando l’intero complesso venne inaugurato come Manicomio Provinciale. Dal 1978 l’Amministrazione Provinciale cedette parte dell’intero complesso al Comune, che lo diede in gestione all’Università, e tuttora ha mantenuto invariata la sua struttura. Il laboratorio ha previsto il progetto di un nuovo vano scale per il collegamento dell’intero complesso, visto che quest’ultimo ha diversi livelli di calpestio, una rifunzionalizzazione del complesso, il progetto di restauro di una parte del fronte esterno su via delle Chiodare, l’analisi strutturale di una porzione di edificio, e, per quanto riguarda il mio gruppo di lavoro, il progetto di restauro dello scalone monumentale e un’ipotesi di datazione dello stesso (1680 ca.). Per arrivare a definire lo stato di progetto degli interni e della porzioni di fronte esterno assegnatici, è stata inizialmente condotta la campagna di rilievo e successivamente l’analisi dello stato di fatto e la mappatura del degrado, sulle strutture e sui materiali. Per confermare l’ipotesi di datazione invece è stata condotta una ricerca storica che ha visto il confronto dello scalone di Palazzo

Tassoni con quelli del Castello Estense e di Palazzo Mazzucchi Bevilacqua, dal punto di vista tipologico, stilistico e strutturale. La nuova destinazione d’uso degli spazi interni ha tenuto conto della funzione che avevano in passato, dell’indice di trasformabilita’ e della vocazione d’uso; inoltre l’apertura di nuovi varchi è stata ridotta al minimo, pensando alla vetustà del manufatto architettonico. La rifunzionalizzazione del complesso ha previsto l’inserimento di nuove funzioni universitarie, come un’area ristoro e aule per gli studenti del dottorato, e nel contempo la ridistribuzione di quelle già presenti. Al piano terra sono state collocate le aule didattiche, le aule studio, la cucina e la zona ristoro, le sale plotter, i depositi materiali, il laboratorio modelli e il deposito plastici. Al piano ammezzato sono state previste la biblioteca, altre sale per deposito materiale, le sale per il dottorato e una sala caffè. Il piano nobile è stato pensato per ospitare aule studio, aule didattiche, uffici, una sala per conferenze o esposizioni e una sala riunioni. La nuova configurazione ha reso necessaria l’aggiunta di un vano scale nella corte ottagonale. L’elemento distributivo è reso secondo un linguaggio architettonico contemporaneo, dunque emerge e si pone come “nuovo” e distinguibile. Tuttavia, la struttura in acciaio, la vetrata e i brise soleil in legno, posti orizzontalmente per ricordare i corsi orizzontali dei mattoni, si integrano bene con la preesistenza storica.


1400 ca.

1450 ca.

1491

1548 - 1549

1680

1792 - 1854

fasi costruttive - lettura sincronica

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architettonico

fotopiano

stato di


fatto

mappatura del degrado

stato di progetto


pianta piano terra

stato di progetto

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pianta piano ammezzato


pianta piano primo


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PEOPLE MOVER - AIRPORT STATION

Laboratorio di costruzione dell’architettura 2 Team - Elisa Maria Fioretti, Davide De Cesare Docenti - Giovanni Zannoni, Michela Toni, Emanuele Piaia, Laura Gabrielli Luogo - Borgo Panigale (Bo)

Il progetto della stazione di testa del servizio People Mover di Bologna si propone come elemento cardine tra la tradizione costruttiva bolognese e la modernità tecnologica, mostrando ai viaggiatori provenienti dall’aeroporto una rilettura della tradizione e dell’architettura storica di Bologna. Il progetto prende spunto in primo luogo dai portici bolognesi, senza dubbio l’elemento più presente nella città e quello che ne caratterizza più fortemente l’aspetto. Si è pensato di tradurre in chiave contemporanea questa identità, riproponendo il susseguirsi delle arcate con una serie di portali strutturali, visibili all’interno e sottolineati all’esterno da giunti in sporgenza. Dai portali strutturali si è quindi sviluppato il progetto e la sua duplice natura: un gioco di luci e ombre e un rapporto pieno/vuoto; mentre di giorno emerge la matericità e la pesantezza del vetro strutturale e del fibrocemento, di notte essi vengono smaterializzati dall’illuminazione interna. Il colore rosso, emblema della città bolognese, è stato ripreso nel rivestimento esterno e nella passerella di collegamento, mettendo ulteriormente in connessione la stazione con l’aeroporto stesso. La colorazione viva è inoltre ben visibile e consente ai

viaggiatori di individuare subito la posizione del People Mover. Le bucature presenti sulle lastre in fibrocemento dei tre prospetti richiamano la gelosia tipica dei fienili della pianura padana e, in particolare, di quella bolognese; la forma da cui si è partiti è stata quella di un parallelepipedo con le proporzioni di un laterizio standard, 12x24cm, successivamente suddivisa in sei piccoli fori. Sui due prospetti prospicienti l’aeroporto si è deciso di far emergere, attraverso il gioco di forature, il marchio MARCONI EXPRESS, così da render facilmente riconoscibile dal “piano arrivi” e agli occhi degli utenti dell’aeroporto la localizzazione della stazione. Per rafforzare ulteriormente il rapporto tra la Stazione People Mover e l’attualità, nella scelta dei materiali di rivestimento si è preso in considerazione l’utilizzo di un sistema fotovoltaico a Celle di Gratzel, un sistema innovativo e “eco friendly”, in quanto si basa sulla presenza di soluzione elettrolitica, biossido di titanio e antocianine, molecole “attive” presenti nel succo di molti frutti di bosco, come more, lamponi e mirtilli, e il cui film rende rossastro il vetro strutturale.


pianta piano primo

sezione longitudinale

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sezione trasversale modulo - nodo superiore

ancoraggio pilastro reticolare - trave reticolare

sezione trasversale modulo - nodo inferiore

ancoraggio mensola strutturale - pinza - pilastro reticolare


planimetria generale


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TRIDENS

Laboratorio di urbanistica Team - Elisa Maria Fioretti, Maicol Marchi, Lorenzo Gianstefani Docenti - Marco Cenacchi, Elisa Bertagnini, Romeo Farinella Luogo - Ferrara (Fe)

La proposta di progetto urbano per la zona sud di Ferrara è stata sviluppata per una riqualificazione generale dell’area. Infatti, oltre alla presenza di Palazzo degli Specchi, si è notato come ci fossero molte aree verdi non sfruttate al massimo delle loro potenzialità, al contrario di quelle del centro storico, e come mancasse un collegamento ciclopedonale continuo fra il centro storico e la zona extra-moenia. Nel contempo erano stati individuati degli spazi a cavallo delle cesure che potevano permettere la risoluzione delle problematiche, delle “frange attivabili”. Si è preferito quindi pensare a un masterplan da realizzare in diversi step piuttosto che alla riqualificazione del solo Palazzo degli Specchi, così da render più vivibile la zona per gli abitanti e non.

so ciclopedonale), la tipologia edilizia e il verde pubblico. E’ emerso come alcune zone di verde urbano si catalogassero come residuali, come altre non fossero attrezzate e come altre ancora fossero completamente degradate.

In una fase iniziale del lavoro si è andati a inquadrare il contesto urbano: il sistema insediativo è composto sia da tessuti a prevalenza residenziale, sia da tessuti a prevalenza produttivo-commerciale. Attorno alla città vi è invece un sistema agricolo-ambientale, che si divide in zone agricolo-produttive, zone boschive o incolte e zone fluviali.

“Tridens” ha preso il nome dalla forma a pettine (o tridente appunto) dell’intervento, che ha interessato le zone prospicienti a via Ferraresi (testa), le zone comprese fra via Barlaam e via Ravera, le aree dell’ex trasporto ferroviario fra via Foro Boario e via del Bove, viale Krasnodar (bracci), la zona commerciale Globo-Conad, lo slargo su via Bologna e le aree dell’Ex Foro Boario (poli). Oltre a queste aree principali, si sono andati a potenziare i collegamenti interni fra le stesse, con una fitta rete di percorsi pedonali e ciclopedonali, fino al centro storico, passando per via Bologna. Ad ogni area verde è stata data una specifica funzione, più o meno collettiva, evidenziata nella strategia: da spazi per lo sport ad aree giochi per bambini, da zone residenziali a luoghi per la ristorazione, da zone per l’intrattenimento a orti urbani, mercati ortofrutticoli e spazi educativi.

In seguito si è passati a una fase di analisi, scendendo di scala. L’analisi quantitativa ha permesso di indagare la datazione degli edifici, la densità edilizia e l’uso del suolo. L’analisi qualitativa invece ha riguardato nello specifico la viabilità e i collegamenti (ferrovia, metropolitana di superficie e percor-

Gli approfondimenti hanno riguardato le polarità del masterplan, ovvero l’area di Foro Boario, l’area posta al termine dell’attuale linea ferroviaria, affacciata su via Bologna e pensata per ospitare un padiglione multifunzionale, e l’area commerciale Globo-Conad posta alla fine di viale Krasnodar.


inquadramento urbano e contestualizzazione

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analisi quantitative

analisi qualitativa


strategia

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masterplan


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RWANDA CHAPEL

YAC’s competition - 2019 Team - Arch. Anna Maria Monteleone, Arch. Giuseppe Camillo Santangelo, Arch. Sonia Bottoni, Elisa Maria Fioretti, Fabrizio Civalleri, Amalia Leonardi, Alessia d’Accolti, Michelangelo Mastroianni, Don Stefano Zanella Site - Rukomo, district of Gicumbi (Rwanda)

1°37’41.2’’S ; 30°06’15.8’’E - 2100m slm Churches make the Faith visible through spaces, surfaces, forms and dimensions. The project of the church, in close relationship with the convent of Clarian nuns, ries in the heart of Africa and it is conceived as a pleasant, soft place. It is able to open for extending outside the liturgy and to embrace both the monastc community, the believers and the pilgrims. The chapel has a narrow dialogue with the Nature: reeds pillars aspire to grow from the ground as a continuation of the forest’s trees; the roof is supported by a crossed ribs system which has the shape of a natural vault, that is at the same time leaf and tree crown. The bundles of natural reeds aim to be “fruit of the Earth and made from the man’s job”. They are molded in soft bends that carry and collect the rain, which is divine gift and source of live. This architecture job is organic for the Nature and the Man, the continuous vibration of the ellipses comes from the fluctuation of trees in the wind, and calls the echo of the Church’s invitation to enter its brotherly embrace. From the center of the sacred space there is a succession of thresholds that become lighter and lighter and open towards the convent, the valley and the entire Creation. The perimeter of thechurch is multiple and mutable: during sunny days the assembly

gets outside and stays under a pergola, covered by grapevine shoots. The movement inside the building is conceived as a procession for feeling, with increasing intensity the sacraments. The entrance through the baptistery and the immersion in the source, mark the first step in the Church, where believers, gathered around the altar raise their prayers to God, guided by the symbol of the Church. The resurrected Crucifix of G. Schiavina points the intersection from the invisible of the glass and the natural light against the matt of the brick wall. The intersection of the Church’s arms on the floor holds the eccentric center of the space, which is polycentric. Here is built the altar, here the celebration is held and here the whole community recognizes itself. The altar, together with the other liturgical poles, the paths of the ritual, the materials and the colours are the expression through architecture of the Clarian community’s values of simplicity, poverty and sobriety. The altar is the main source of the building’s strength lines and the church symbol extends outside. The access paths follow the church’s arms, connecting and bringing to the altar either the convent nuns and the visitor pilgrims. Also materials belong to nature: bamboo, dirt floor, canvas, bricks produced by Rwandan associations and bronze.


rood the cross is the central point of the Christian religion, which becomes the symbol of the project genesis of the chapel

concept

planimetry

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beam from the cross are conceived “rays� which, starting from the altar, extend and create spatiality

polycentric for each liturgical pole are conceived the spaces of relevance that, although having different centers, rotate around the central pole, which is the altar and symbolically the cross

eccentrus from the spaces of relevance result the church’s plan, which recalls the embrace of faith for believers


north view

plan


south view

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the outer cover shell is made with a structural bamboo grid; bamboo is chosen because it is a versatile and renewable resource, that improves rural income opportunities; its tensile strenght makes it ideal for supporting structures

the inner covering shell is a tensile structure; it resumes the bamboo grill and a canvas infill; the tensile structure communicates an idea of lightness, evanescence and reduces the separation between inside and outside bamboo mats are chosen as external curtains; they become a filter between the built architectural space and the external natural space; bamboo panels are compact but thin and with their curvature, they accompany the faithful inside, like an embrace

the masonry walls are made with bricks produced by Rwandan associations, to promote local development; they reflect the idea of a social project for the community; bricks communicate the typical values of Franciscan culture: simplicity, poverty and sobriety

the dirt floor puts in contact with the ground and create a relation with the context and the local traditions; from the materiality of the earth, the believer rises to the mystery, passing through the light and the lightness of the covery

materials

four bronze profiles are inserted in the beaten-earth floor, coupled two by two; perpendicular to each other, they form a cross and intersect at the altar, fulcrum of the celebration; they become guides and they emerge from floor’s materiality through the shine of the metal; bronze is chosen because it is a precious metal, recurring in liturgical use, wear resistant


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FOTOGRAFIA


interno, gen. 2016, duomo di Siena, Siena


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esterno, ago. 2016, CaixaForum, FĂ brica Casaramona, Barcellona


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pellegrinaggio contemporaneo, dic. 2016, Expo, Milano


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labirinto, apr. 2018, Cretto di Burri, Gibellina Vecchia


esterno, nov. 2018, villa Borghese, Roma


prima, nov. 2017, borgo La Scola, Grizzana Morandi

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dopo, nov. 2017, borgo La Scola, Grizzana Morandi - esempio di post-produzione fotografica, filtri impiegati: Camera Raw e Nik Collection (Adobe Photoshop)


grazie

E l i s a M ar i a Fi o r e tti mobile: 392 6266635 m a i l : e l i s a m a r i a . f i o r e t t i @g m a i l .co m d o m i c i l i o : v i a d e l l e C h i o d a r e 1 2 , 4 4 1 2 1 , F e r r a r a ( Fe )


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