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Un nido per crescere

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(Donald Winnicott)

Monica Meneghello Gruppo educativo “Il Piccolo Principe” di Moie

Sentirsi accuditi significa percepire di avere sempre qualcuno che ascolta e interviene

Guida per le esperienze, i rituali, i giochi e l’aggiornamento professionale delle educatorici del Nido.

La guida è strutturata nei seguenti percorsi:

• IL NIDO È • PRIMI PASSI • MOMENTI DI VITA • IN GIOCO C’È • PROGETTI SPECIALI • ESPERIENZE DA “GRANDI” • RACCONTI PER TUTTI

€ 25,00

Un nido per crescere

Una raccolta di contenuti e attività provenienti dalle migliori esperienze in campo nazionale.

Monica Meneghello Gruppo educativo “Il Piccolo Principe” di Moie

Un n i d o per crescere Guida per le educatrici professionali del Nido

• Esperienze e idee per l’organizzazione, l’ambientamento, i rituali e i giochi. • Contenuti per l’approfondimento e l’aggiornamento professionale.

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Monica Meneghello Gruppo educativo “Il Piccolo Principe” di Moie

Un n i d o per crescere Guida per le educatrici professionali del Nido

• Esperienze e idee per l’organizzazione, l’ambientamento, i rituali e i giochi. • Contenuti per l’approfondimento e l’aggiornamento professionale.


Presentazione Un nido per crescere è una Guida per le esperienze, i rituali, i giochi e l’aggiornamento professionale delle educatrici del Nido. Ricco di idee e proposte, il presente sussidio è una raccolta di contenuti e attività provenienti dalle migliori esperienze in campo nazionale. La ricchezza professionale di un’esperta del settore, Monica Meneghello, e le esperienze di un Nido d’eccellenza come Il Piccolo Principe di Moie costituiscono infatti gli elementi portanti di questo testo, attorno ai quali sono contestualizzate le numerose altre preziose proposte raccolte dal panorama italiano. La Guida, ben distinta per identità e operatività da quanto propongono altri testi, offre significativi approfondimenti tematici per l’aggiornamento professionale delle educatrici del Nido, con abbondanti esemplificazioni documentate della vita interna al medesimo. Spazio, tempo, relazioni, rituali, corpo, gioco ed esperienza sono le dimensioni portanti presenti in questa Guida che affianca gli educatori e le educatrici del Nido a rispondere al meglio ai bisogni e alle potenzialità dei bambini piccolissimi. La Guida è strutturata in 7 sezioni: • IL NIDO È • PRIMI PASSI • MOMENTI DI VITA • IN GIOCO C’È • PROGETTI SPECIALI • ESPERIENZE DA “GRANDI” • RACCONTI PER TUTTI


I diritti naturali di bambini e bambine 1 IL DIRITTO ALL’OZIO a vivere momenti di tempo empo non lti. programmato dagli adulti.

2 IL DIRITTO A SPORCARSI a giocare con la sabbia, ia, la terra, l’erba, le foglie, l’acqua, i sassi, ssi, i rametti.

3 IL DIRITTO AGLI ODORI a percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura.

4 IL DIRITTO AL DIALOGO ad ascoltatore e poter prendere la parola, interloquire e dialogare.

5 IL DIRITTO ALL’USO DELLE MANI a piantare chiodi, segare gare e vetrare, raspare legni, scartavetrare, a creta, incollare, plasmare la e un fuoco. legare corde,accendere


6 IL DIRITTO AD UN BUON INIZIO a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura.

7 IL DIRITTO ALLA STRADA a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade.

8 IL DIRITTO AL SELVAGGIO a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi.

9 IL DIRITTO AL SILENZIO ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua.

10 IL DIRITTO ALLE SFUMATURE a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle.


NIDO È

• Introduzione • Essere e agire da educatrice Essere educatrice Agire da educatrice

• I bisogni del bambino al nido • Gli spazi dell’infanzia Angolo del gioco simbolico Angolo morbido Angolo della lettura Angolo degli specchi Angolo della costruttività e delle scoperte

• Prima di noi • Legge 1044, e poi?

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NIDO È

Introduzione Parlando del contesto educativo del nido non possiamo non prendere in considerazione il diretto protagonista: il bambino che deve avere un posto prioritario e privilegiato nella mente di tutti coloro che si occupano o meglio si prendono cura del suo benessere. Gli educatori che vivono accanto al bambino e che creano con lui una relazione dovrebbero infatti preoccuparsi di promuovere e sostenere il suo benessere, perché questa è la condizione e il tipo di esperienza che egli si aspetta di trovare in qualsiasi contesto lo accolga. Parlando di benessere del bambino parliamo di quello stato esperienziale che il bambino incontra quando i suoi bisogni, le sue richieste e le sue fragilità sono assunte nella mente degli adulti preposti alla sua cura e al suo accudimento.

Il benessere del bambino è una condizione psicofisica orientata al gioco, al godimento, alla ricreazione costante di sé e del proprio essere nel mondo. (Guido Crocetti)

Per promuovere il benessere psicofisico del bambino egli dovrebbe in primo luogo sperimentare relazioni positive e intenzionali con professionisti definiti professionisti delle relazioni perché sono proprio le relazioni che accompagnano tutti i momenti della vita del nido. Ad esempio i momenti di cura del corpo sono le occasioni per eccellenza del rapporto uno a uno fra adulto e bambino e divengono inizialmente centrali nel costruire un rapporto stabile, continuativo e coerente. 8


IL NIDO È➜

Introduzione

Al nido c’è bisogno di quella funzione di cui ci parla Winnicott, cioè di holding che è un’espressione che letteralmente significa tenere, ma in Winnicott è probabilmente una parola carica di molti significati e simboli: tenere nel senso di nutrire non solo in senso fisico ma mentale, emozionale. Il momento del pasto invece, non può essere un’attività puramente fisiologica ma deve essere connotata da aspetti affettivi ed emotivi.

Il bambino non vuole tanto ricevere il cibo giusto al momento giusto, quanto essere nutrito da qualcuno a cui piace farlo. (D. Winnicott)

Riassumendo, possiamo affermare che il nido non è una scuola ma può essere definito uno spazio di vita connotato da relazioni: sono relazioni significative e sufficientemente buone che divengono per il bambino la base sicura per esplorare il mondo circostante e il rifugio a cui tornare nei momenti di bisogno.

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NIDO È

Essere e agire da educatrice

La nostra vita prende una forma strettamente correlata al tipo di cura di cui facciamo esperienza, perché sono i modi della cura che scolpiscono l’esistenza. (Mortari)

Dall’assunto di Mortari ne deriva tutta una serie di considerazioni in merito all’agire e al sentire di un’educatrice che cercheremo di prendere in esame separatamente per un’esigenza di chiarezza, sapendo in realtà che siamo esseri in relazione permanente, anzi la relazione è elemento costitutivo di ognuno di noi. Scegliamo di utilizzare il femminile per un dato di realtà, in quanto nel nostro Paese la professione di cura della prima infanzia è svolta quasi totalmente da educatrici.

Essere educatrice Non sarebbe stato possibile proclamare la centralità del bambino nella relazione educativa, senza aver considerato, al tempo stesso, la centralità dell’educatrice: le educatrici del nido sono infatti tra le prime figure significative di accudimento dei piccolini. È importante, allora, interrogarsi su ciò che si ritiene sia il proprio compito educativo e sulle motivazioni che hanno portato alla scelta di questo lavoro. I vissuti che emergono nella relazione quotidiana con i bambini hanno sempre qualcosa a che fare con la nostra storia personale, col nostro essere stati piccoli e con le cure che abbiamo ricevuto o che non abbiamo ricevuto. Ecco perché ci sintonizziamo meglio con alcuni piuttosto che con altri. Ne deriva che quando ci si rivolge ai piccolini è sempre bene tentare di identificare ciò che appartiene all’adulto e alla sua storia e ciò che invece è 10


IL NIDO È➜

Essere e agire da educatrice

peculiarità di chi abbiamo di fronte. Solo allora il nostro agire sarà veramente educativo e permetterà al bambino di diventare grande nel rispetto della propria autenticità. Quanto affermato non intende essere un’attribuzione di valore morale in merito all’esistenza di qualcuno più giusto, idoneo, capace di altri nell’opera educativa, quanto piuttosto un’occasione per insistere sull’esigenza imprescindibile di riportare lo sguardo delle educatrici verso se stesse, su ciò che accade dentro quando sto con grandi e piccini. Ciò che Winnicott afferma per l’insegnante della Scuola dell’Infanzia è applicabile ancora di più per l’educatrice del nido: nell’ambito della sua professionalità un particolare rilievo assume la capacità di assumere funzioni di tipo materno. Questo non significa sostituire la madre assente né essere come la madre, ma assumere movimenti affettivi e comportamenti in un certo senso simili a quelli materni perché sono le prime modalità di rapporto necessarie ed adeguate verso bambini piccoli. In una situazione sana la madre è istintivamente capace di identificarsi con il bambino, l’educatrice ha invece bisogno di apprendere tale capacità attraverso l’identificazione con la figura materna e attraverso una formazione personale e di gruppo. L’educatrice di riferimento, dopo il genitore, rappresenterà quella base sicura da cui il bambino potrà, una volta rassicuratosi, allontanarsi psicologicamente e fisicamente senza perdersi per esplorare l’ambiente e relazionarsi con gli altri.

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Essere educatrice


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NIDO È

Essere e agire da educatrice

Agire da educatrice Nel muoversi verso il bambino, le educatrici devono fare attenzione al proprio agire: non serve aggiungere proposte su proposte per i bambini, ma piuttosto stare accanto a loro aspettando che nascano curiosità e interessi e intanto creare contesti ricchi e stimolanti per il loro sviluppo, curati esteticamente, equilibrati nei pieni e nei vuoti, nell’ordine e nel disordine. Contesti caldi sul piano della relazione e della comunicazione, contesti che favoriscano l’attrazione e l’innamoramento dei bambini per il mondo circostante. Non deve quindi preoccupare il vuoto di proposte, ciò a cui va dato risalto è la pienezza mentale, cioè la presenza attenta e sensibile dell’educatrice che fa da rispecchiamento nella relazione con il bambino.

Ciò che bisogna garantire come professionisti della relazione e come educatori è il diritto del bambino a una cultura dell’accoglienza, a un ambiente culla che sia garante dei suoi tempi individuali e dei suoi bisogni, senza anticipazioni. La pedagogia dei piccoli al nido infatti non può essere sospinta in avanti, bisogna evitare le anticipazioni alla Scuola dell’Infanzia. A volte può sembrarci che il bambino molto piccolo non faccia nulla e questo può risultarci insopportabile perché muove delle emozioni forti che possono farci sentire vulnerabili. L’idea di produttività diffusa ci spinge spesso a progettare attività e sollecitare il fare dei bambini, perché questo ci rassicura e al tempo stesso crea una maggiore distanza tra noi e loro facendoci sentire un po’ meno esposti in una relazione emotivamente così forte.

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Essere e agire da educatrice

Il fare dei bambini invece ha bisogno di un tempo e di un’osservazione rispettosa e partecipe. Dai piccoli del nido non ci si deve aspettare la produzione dei cosiddetti lavoretti , questi verranno nella Scuola dell’Infanzia. Il bambino al nido deve essere libero di esprimere spontaneamente la propria creatività e curiosità, ciò che ha valore è l’esperienza stessa perché da forma e significato a ciò che il bambino sta facendo. Quanto detto ci fa allontanare da un certo tipo di pensiero che vede il lavoro dell’educatrice come una mera ripetizione di atti pratici sempre uguali, svuotati di significato e di implicazioni affettive.

Tutto ha significato: il gesto, la voce, lo sguardo, il tempo, le parole, le movenze, il fare e il non fare….

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Agire da educatrice


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