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un americano alla corte di re artù sample

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e adattamento

cura

Riduzione
a
di Stella Sacchini
Percorsi per il Writing and Reading Workshop a cura di Caterina Guagni

Mark Twain

Un americano alla corte di Re Artù

Riduzione e adattamento a cura di Stella Sacchini

Apparato didattico WRW a cura di Caterina Guagni

Redazione ELi: Francesca Bugiolacchi

Redazione Gallucci: Francesca Magnanti

Responsabile di produzione ELi: Francesco Capitano

Impaginazione: Akhu, Roma

Copertina: PEPE nymi

Logo detective: Joshua Held

Disegni: Marta Baroni

Lettering del titolo: Pemberley Pond

Disegno di copertina: AntonGionata Ferrari

© 2026 Carlo Gallucci editore srl

© 2026 Principato, Gruppo Editoriale ELi

Prima edizione © 2025 Carlo Gallucci editore srl – Roma

e il logo g sono marchi registrati

www.gruppoeli.it info@gruppoeli.it Viale E. Jenner, 17 - 20159 Milano galluccieditore.com info@galluccieditore.com

Stampato in Italia presso

Tecnostampa - Pigini Group Printing Division - Loreto – Trevi 26.85.093.0

ISBN 978-88-416-5455-2

Le fotocopie non autorizzate sono illegali. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale così come la sua trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.

Mark Twain

Un americano alla corte di Re Artù

Riduzione e adattamento a cura di Stella Sacchini

Ehi tu! Pssss, tu! Sì, sì, proprio tu: vieni qua, presto!

MA FAI PIANO!

Ti interessa un lavoretto? Sono un DETECTIVE DEL TESTO, ma tu puoi chiamarmi CAPO. Io ti chiamerò con il nome in codice Scheggia, perché dovrai essere veloce nel cogliere i dettagli e affondare i tuoi acuti quesiti nel cuore del mistero. Quali quesiti, dici?

Ti spiego: il mio mestiere è trovare indizi nascosti tra le pagine. Ogni storia – anche quella che sembra più semplice – custodisce segreti: dettagli, parole, simboli e sfumature che aiutano a capire meglio.

Quindi, se mi vuoi accompagnare, prendi appunti, raccogli informazioni, non farti sfuggire niente: ogni parola è importante!

Ok? Partiamo?

(Se accetti, fai sì con la testa.) (Ehi, non così veloce, aspettami!)

Be’, innanzitutto una bella storia, e quella ce l’abbiamo!

Anzi, sai che ti dico? Che al taccuino penso io: te lo inserisco direttamente tra le pagine del libro.

EHI, SCHEGGIA! È IL MOMENTO DI DIVENTARE UN VERO DETECTIVE DEL TESTO! Cosa ti serve, dici?

Un paio d’occhi belli attenti, pronti a cogliere ogni dettaglio. Se non ci vedi bene, sarà meglio che porti con te una lente d’ingrandimento!

Foglio e penna, naturalmente, sennò dove annoti le tue osservazioni?

Qui dovrai prendere nota di tutti gli indizi che trovi. Per darti un aiuto – sei pur sempre un apprendista! –ho inserito anche alcune domande che ti aiuteranno a formulare delle ipotesi.

Alla fine del libro troverai delle STRATEGIE DI LETTURA: sono una specie di piccolo manuale dell’investigatore del testo. Ti aiuteranno a organizzare gli indizi che hai trovato e a scoprire tutti i segreti del testo.

Se poi volessi anche metterti alla prova con una storia tutta tua – sia mai che tu voglia raccontare una delle tue indagini! – hai a disposizione anche delle STRATEGIE DI SCRITTURA!

Tocca a te, Scheggia: OSSERVA, RIFLETTI E FORMULA LE TUE IPOTESI!

Scheggia, mettiamo subito alla prova il tuo spirito di osservazione! Guarda bene il personaggio al centro della copertina: ha un cappello da cowboy, un giornale in mano… e intorno a lui ci sono cavalieri in armatura! Che storia potrebbe nascere da questo strano incontro?

Esamina i colori e lo stile del disegno: ti sembrano realistici, o inverosimili ed esagerati? Secondo te, il libro sarà serio o divertente? Ti aspetti battaglie epiche o situazioni buffe?

Il titolo è Un americano alla corte di Re Artù: sai chi è Re Artù? Prova a immaginare: se un uomo o una donna del nostro tempo finissero nel Medioevo, quali problemi o avventure potrebbero vivere?

Una parola di spiegazione

Fu nel castello di Warwick che incontrai lo straniero di cui sto per parlarvi. Mi attrasse per la sua candida semplicità, la mirabile conoscenza delle armi antiche e la compagnia riposante… visto che parlava sempre lui: mentre raccontava, era come se si staccasse dalla realtà per scivolare in un mondo parallelo, lontanissimo nello spazio e nel tempo. E così, in men che non si dica, mi ritrovai avvolto in un’atmosfera magica, popolata di spettri e ombre! Quell’uomo parlava di ser Lancillotto, di ser Galahad e degli altri grandi signori della Tavola Rotonda come io parlerei dei miei amici più cari.

A interromperci sopraggiunse la voce monotona della guida del castello, che mostrava ai visitatori un’antica cotta di maglia dei tempi di Re Artù, ritenuta di proprietà di ser Sagramor il Desioso, con un inspiegabile foro rotondo.

Il mio compagno sorrise e bofonchiò: «Io ne fui testimone… anzi, è opera mia».

Prima che potessi riavermi dalla sorpresa, si era già allontanato.

Trascorsi la serata seduto vicino al camino della locanda di Warwick, leggendo di tanto in tanto qualche pagina dell’in-

cantevole libro di ser Thomas Malory, che abbandonai a mezzanotte passata. Sentii allora bussare alla porta e, in capo a un istante, fece il suo ingresso nella stanza il misterioso forestiero: lo invitai a sedersi accanto a me e gli offrii un whisky caldo. Al quarto bicchierino, si schiarì la voce e attaccò a raccontare.

La storia del forestiero

Sono americano, nato e cresciuto a Hartford, nel Connecticut, in campagna. Quindi sono yankee e… ecco, sono una persona pratica. Mio padre era fabbro ferraio, mio zio veterinario, io tutt’e due le cose, almeno all’inizio. Poi divenni apprendista in una grande fabbrica di armi, dove imparai a costruire di tutto. In breve fui promosso sovrintendente capo: avevo duemila uomini sotto di me.

Be’, a un uomo così non mancano le occasioni di menare le mani… Con due migliaia di omaccioni da sorvegliare, c’è di che divertirsi! O almeno io mi divertivo da matti. Un bel giorno trovai pane per i miei denti e feci una bella scorpacciata di mazzate. A darmele fu un tizio che avevamo soprannominato Ercole: mi stese con una botta in testa che mi fece scricchiolare tutti gli ossicini del cranio. Il mondo sprofondò nel buio e, per un momento, non sentii più nulla.

Quando rinvenni, ero seduto ai piedi di una quercia. Ero solo… o quasi. Poco più in là, c’era un tizio a cavallo che mi fissava: sembrava appena uscito da un libro illustrato. Indosso aveva una vecchia armatura in ferro e in testa, come elmo, un barilotto traforato, e impugnava uno scudo, una spada e una lancia prodigiosa.

«Mio bel messere, volete giostrare?» disse il tipo.

«Voglio che?»

«Volete scontrarvi a singolar tenzone…»

«Ma che vai cercando?» gli risposi. «Fila via, sennò chiamo la guardia».

In tutta risposta indietreggiò di un centinaio di metri e poi mi si slanciò addosso a gran velocità. Quando capii che faceva sul serio, mi arrampicai sull’albero con altrettanta sveltezza.

L’uomo asserì che ero prigioniero della sua lancia. Date le circostanze, pensai che fosse meglio assecondarlo. Mi promise che se fossi andato con lui non mi avrebbe fatto alcun male. Scesi dall’albero e ci avviammo, lui a cavallo e io a piedi. Marciammo per strade sconosciute. “Chissà” pensai “forse questo tizio viene da un manicomio”. Gli chiesi quanto mancasse per Hartford. Rispose che non l’aveva mai sentita nominare. Mi sembrava una gran frottola, ma lasciai perdere. In capo a un’ora, vedemmo in lontananza una città sonnolenta in una valle bagnata da un fiume tortuoso; oltre la città, su una collina, si ergeva un’enorme fortezza grigia.

«Bridgeport?» domandai.

«Camelot» rispose.

A quel punto il racconto si interruppe perché l’uomo si appisolò.

Quando si svegliò, disse che era troppo stanco per continuare e mi consegnò un manoscritto dove avrei potuto leggere il seguito della storia: era una pergamena ingiallita dal tempo, un palinsesto. Sotto la vecchia scrittura sbiadita dell’americano vi erano tracce di una grafia ancora più antica e sbiadita: frasi in latino, frammenti di antiche leggende. Individuai il punto della storia in cui lo straniero si era interrotto e mi misi a leggere.

Tocca a te, Scheggia: OSSERVA, ANNOTA, COMPRENDI

Durante la visita al castello, lo straniero indica al narratore un foro in una vecchia cotta di maglia e afferma con naturalezza di averlo fatto lui. Se tu fossi il narratore, che cosa penseresti?

In queste pagine parlano il narratore e lo straniero. Come cambia l’atmosfera quando lo straniero prende la parola (p. 8)? Quale sensazione vuole trasmettere l’autore?

Scheggia! Avrai notato che l’americano si definisce uno «yankee» e «una persona pratica». Da come reagisce allo scontro con il cavaliere, che idea ti sei fatto/a del suo carattere?

I tuoi indizi

Hai notato qualche altro dettaglio, Scheggia?

Storia della terra perduta

1. Camelot

«Camelot…» ripetevo fra me. «Non mi pare di averlo mai sentito nominare. Forse è il nome del manicomio».

Intorno a noi c’era un dolce paesaggio estivo. Durante il tragitto incontrammo solo una ragazzina che guardò sbalordita i miei abiti, come se fosse la prima volta che vedeva qualcuno vestito a quel modo.

Avvicinandoci alla città, si palesarono i primi segni di vita: qualche misera capanna con il tetto di paglia, campicelli coltivati, uomini e donne con la pelle bruciata dal sole e i capelli arruffati, alcuni con un collare di ferro.

Tutta questa gente mi guardava con gli occhi sgranati, mi additava, correva nelle capanne a chiamare il resto della famiglia; ma nessuno sembrava interessarsi al mio compagno di viaggio se non per salutarlo con molti inchini e profonde riverenze.

Di lì a poco, si udì in lontananza una fanfara militare: gli squilli di tromba si fecero sempre più vicini, finché davanti ai nostri occhi apparve uno sfavillante corteo di nobili a cavallo. Gli elmi piumati, le splendide armature, i ricchi farsetti e le lance dorate erano uno spettacolo sontuoso. Il corteo si fece stra-

da fra il sudiciume e i maiali, fra i marmocchi nudi e i cani festanti, e noi lo seguimmo.

Dopo aver percorso diversi viottoli in salita, raggiungemmo la cima ventosa del colle su cui si ergeva il castello. Ci fu uno scambio di squilli di tromba, quindi le grandi porte si spalancarono, il ponte levatoio fu abbassato e l’avanguardia della cavalcata entrò sotto le tetre arcate; e noi, seguendola, ci trovammo ben presto in una grande corte lastricata.

2. La corte di Re Artù

Appena riuscii a svicolare dalla confusione, mi avvicinai a un vecchio e gli chiesi in tono confidenziale se per caso tutta quella gente fosse scappata da un manicomio, e lui mi diede una risposta incomprensibile, da cui dedussi che, con ogni probabilità, si trattava proprio di un matto. Mi misi allora a cercare tra i passanti qualcuno con un po’ di sale in zucca che potesse darmi qualche spiegazione. Alla fine, mi parve di averne trovato uno; così lo tirai da parte e gli sussurrai all’orecchio che volevo parlare con il capo-infermieri. L’uomo, piuttosto indispettito, mi spiegò che era sottocuoco e non poteva star lì a chiacchierare con me. Nell’atto di andarsene, mi indicò un tale che, a suo dire, aveva abbastanza tempo da perdere e che – tra l’altro – mi stava cercando. Era un ragazzo snello e aggraziato, con lunghi riccioli biondi e un berretto piumato di seta rosa calato su un orecchio. Si avvicinò, mi rivolse un sorriso curioso e disse che era un paggio ed era venuto a prendermi.

Mentre ci avviavamo, attaccò a parlare e a ridere, alla ma-

niera allegra e spensierata dei ragazzi: mi faceva un sacco di domande su di me e sui miei vestiti, ma poi continuava a chiacchierare senza attendere la risposta. A un certo punto disse che era nato all’inizio dell’anno 513. Mi sentii gelare il sangue nelle vene. Gli chiesi di ripetere, pensando di aver inteso male.

«Cinquecentotredici» ripeté lui con noncuranza.

«Cinquecentotredici! Su, ragazzo, mettiti nei miei panni: sono straniero, non conosco nessuno, qui; sii sincero con me. Hai la testa a posto?»

Il paggio annuì.

«E quest’altra gente ha la testa a posto?»

Annuì di nuovo.

«E questo non è un manicomio?»

Rispose di no.

«Be’, allora» dissi «o mi ha dato di volta il cervello, oppure è successo qualcosa di altrettanto spaventoso. Ma dove siamo?»

«ALLA CoRTE DI RE ARTÙ»

«E, secondo i tuoi calcoli, che anno è questo?»

«Il 528… il 19 giugno».

Sentii un funereo tuffo al cuore: quel ragazzo sembrava sincero. Qualcosa dentro di me tendeva a credergli, ma la mia ragione cominciò subito a protestare. Tutto a un tratto, per puro caso, trovai modo di placarla: ricordavo che l’unica eclissi totale di sole nella prima metà del sesto secolo capitava il 21 giugno del 528, e che cominciava tre minuti dopo mezzogiorno. Sapevo inoltre che nel mio presente, cioè nell’anno 1879, non era prevista nessuna eclissi totale di sole. Perciò, se fossi riuscito a tenere a freno l’ansia e la curio-

sità per altre quarantott’ore, avrei saputo con certezza se il ragazzo aveva detto la verità.

Rimandai la questione al giorno e all’ora stabiliti e mi concentrai sul presente. Le cose erano due: o eravamo nel diciannovesimo secolo e io ero finito in una gabbia di matti, o eravamo davvero nel sesto secolo e allora avrei sfruttato il vantaggio di tredici secoli per impormi sul paese. Non sono uno che ama perdere tempo: una volta presa una decisione, vado fino in fondo. Dissi allora al paggio, che si chiamava Clarence: «Ragazzo, saresti così gentile da dirmi come si chiama il tizio che mi ha condotto qui?»

«È ser Kay, cavaliere e fratello di latte del nostro sovrano»

«ottimo. E ora raccontami tutto».

Venni a sapere che ero prigioniero di ser Kay e che, secondo le usanze del luogo, sarei stato gettato in una segreta e abbandonato lì per sempre. Bella prospettiva… A quel punto un servo venne a convocarmi, e Clarence mi fece strada.

Lo spettacolo che mi si parò davanti mi colpì per la sua singolarità. L’immensa sala dal tetto altissimo era completamente spoglia: gli unici ornamenti erano degli enormi arazzi appesi alle pareti. Il pavimento di pietra a riquadri bianchi e neri era piuttosto consumato dal tempo e dall’uso.

Al centro della stanza, c’era un tavolo di quercia: la famosa Tavola Rotonda. Era grande come l’arena di un circo e tutt’intorno vi sedeva una numerosa comitiva di uomini, vestiti di colori così sgargianti da accecare chiunque si azzardasse a guardarli. Tenevano sempre il cappello piumato in testa, eccetto quando si rivolgevano al re.

Gran parte dei convitati stava bevendo da veri e propri corni di bue. Alcuni sgranocchiavano il pane, o rosicchiavano

ossicini di manzo. Di regola, quella gente aveva modi cortesi e aggraziati, e un’aria innocente e infantile: raccontavano frottole colossali con la più soave ingenuità e, a loro volta, ascoltavano le bugie degli altri prendendole per buone. E con la stessa aria innocente si dilettavano ad ascoltare storie tremende.

oltre a me, c’erano altri venti prigionieri: molti di loro erano feriti e sporchi, con i vestiti macchiati e i volti stanchi e sofferenti. Di certo soffrivano le pene dell’inferno, ma nessuno si azzardava a lagnarsi.

3. I cavalieri della Tavola Rotonda

I cavalieri della Tavola Rotonda raccontavano storie avvincenti che si concludevano sempre con la cattura del nemico e l’uccisione di chiunque si mettesse di mezzo. Le avventure sanguinarie non erano animate da desiderio di vendetta o rivalsa; no, erano duelli fra gente che non si conosceva, proprio come succede tra ragazzini che litigano o si picchiano senza un motivo preciso. Quelle creature dal cuore semplice mi facevano simpatia e anche un po’ di tenerezza. In fondo erano solo dei bambinoni che la sparavano grossa!

Ne ebbi conferma quando, a un certo punto, ser Kay si alzò e prese a lodare ser Lancillotto del Lago, raccontando di come avesse ucciso sette giganti con un solo fendente di spada e abbattuto nove cavalieri. Udendo quel racconto la regina – Ginevra era il suo nome – arrossì e sorrise con aria felice e imbarazzata, lanciando a ser Lancillotto certi sguardi furtivi. Quanto a me, ero sbalordito all’idea che un uomo solo fosse riuscito a sconfiggere tutti quegli avversari.

Guardai Clarence con aria incredula e, mentre lo guardavo, scorsi una nube di profondo cordoglio calare sul suo viso. Seguii la direzione del suo sguardo e vidi che un uomo vecchissimo, dalla barba bianca, avvolto in una lunga veste nera, si era alzato e stava ritto davanti alla tavola, su gambe malferme, dondolando appena il capo e osservando la compagnia con occhi acquosi e smarriti. Sui volti dei presenti era stampata la stessa espressione avvilita del paggio.

Clarence sospirò: «La istessa vecchia istoria che ei narrato ci ha millanta fiate e che pur seguirà a narrare infino a morte!»

«Ma chi è?»

«Merlino, grande mago e gran bugiardo!» Clarence spiegò poi che, secondo lui, se gli uomini non lo avessero temuto tanto, perché al suo comando si scatenavano tempeste e fulmini, lo avrebbero già messo a tacere da tempo per verificare la verità delle sue storie. Infine, mi disse di svegliarlo all’ora del tramonto.

Il ragazzo si rannicchiò contro la mia spalla e finse di addormentarsi. Il vecchio cominciò la sua storia e, di lì a poco, il ragazzo dormiva sul serio, e dormivano i cani, la corte, i lacchè e le file di armati.

La storia che raccontò il vecchio era pressappoco questa:

Il Re Artù e Merlino partirono insieme e si recarono da un eremita, un uomo saggio e anche un grande medico. L’eremita esaminò tutte le ferite di Artù e gli diede degli unguenti miracolosi. Artù rimase lì tre giorni e tre notti, e quando se ne andò le ferite erano completamente guarite.

Mentre cavalcavano, Artù disse: «Non ho una spada»

«Non importa» rispose Merlino. «C’è qui vicino una spada che potrà essere tua, se sarà possibile».

Continuarono a cavalcare fino a raggiungere un lago dalle acque limpide. In mezzo al lago, Artù vide un braccio che emergeva dall’acqua, avvolto in un drappo bianco, e nella mano stringeva una splendida spada.

«Guarda» disse Merlino «questa è la spada di cui ti parlavo».

Allora videro una giovane donna che si muoveva sul lago.

«È la Dama del Lago» spiegò Merlino. «Dentro quel lago c’è uno scoglio e lì c’è un posto più bello di qualunque altro sulla terra. Quando la damigella verrà da te, parlale con cortesia: lei ti darà la spada».

La giovane si avvicinò ad Artù e lo salutò.

«Damigella» disse Artù «quella spada che tieni nell’acqua, posso averla? Non ho ancora una spada mia»

«Sire Artù» rispose la damigella «quella spada è mia, e se mi farai un dono, sarà tua»

«Per la mia fede» disse Artù «dimmi cosa vuoi e sarà fatto».

«Bene» rispose lei «sali su quella barca e vai fino alla spada. Prendila insieme al fodero, e quando sarà il momento ti chiederò il dono».

Artù e Merlino scesero da cavallo, legarono i destrieri a due alberi e salirono sulla barca. Quando arrivarono alla spada, Artù la prese per l’elsa e la portò via con sé. Subito dopo il braccio e la mano sparirono nelle acque. Poi scesero sulla riva e ripresero i cavalli, pronti a continuare il loro viaggio.

4. Ser Dinadan l’umorista

Certo, quel racconto per me nuovo aveva il suo fascino… ma capivo la noia dei presenti, che l’avevano già udito centinaia di volte! Ser Dinadan fu il primo a svegliarsi e decise di tenere un discorso umoristico. Credo di non aver mai sentito, in vita mia, una tale sfilza di battute trite e ritrite. D’un tratto mi parve così triste starmene lì, tredici secoli prima della mia nascita, a riascoltare quelle barzellette ammuffite che mi avevano già fatto venire i crampi allo stomaco da ragazzino, tredici secoli più tardi…

Mentre ero immerso in queste considerazioni, ser Kay decise di esercitare la propria capacità inventiva usandomi come esca: disse che mi aveva incontrato in una terra remota, popolata di barbari che indossavano un costume uguale al mio, che aveva il potere di proteggere chi lo indossava. Tuttavia, lui era riuscito ad annullare l’incantesimo con la preghiera, uccidendo i tredici cavalieri del mio seguito in una battaglia di tre ore. Quanto a me, aveva deciso di risparmiarmi al solo scopo di esibirmi come trofeo al cospetto del re e della corte. Proseguendo nel racconto, ser Kay aggiunse che a un certo punto, per sfuggirgli, ero saltato d’un sol balzo sulla cima di un albero alto duecento cubiti, ma lui mi aveva tirato giù lanciandomi una pietra grande quanto una mucca, che per poco non mi aveva fracassato tutte le ossa; e poi mi aveva fatto giurare di apparire alla corte di Artù per rimettermi al suo giudizio. Finì il discorso pronunciando con uno sbadiglio la mia condanna a morte, prevista per il mezzodì del 21.

Io ero ormai preda del più cupo sbigottimento. Seguì una disputa sul sistema migliore per farmi fuori: alcuni sostene-

vano che sarebbe stato impossibile, visti i poteri del mio costume. E pensare che era un comunissimo vestito da quindici dollari!

Erano così preoccupati dall’incantesimo del mio vestito, che tirarono un bel respiro di sollievo quando finalmente il vecchio Merlino spazzò via la difficoltà con una domanda tanto semplice quanto sensata: come mai a nessuno era venuto in mente di spogliarmi? In un batter d’occhio mi ritrovai nudo come un verme! Alla fine fui condotto nei sotterranei e gettato sulla paglia muffita di una cella buia e stretta.

Tocca a te, Scheggia: OSSERVA, ANNOTA, COMPRENDI

L’americano definisce i cavalieri della Tavola Rotonda «bambinoni»: perché? Quali parole usano e come reagiscono ai racconti (p. 15)? Quali dettagli mostrano che per loro lo stupore conta più della verità?

Durante il banchetto, da una parte ci sono i nobili in vesti sgargianti, dall’altra i prigionieri «feriti e sporchi» che aspettano il loro destino. Che cosa rivela questo contrasto sulla giustizia di Camelot?

Secondo te, il fatto che Clarence e i cavalieri si addormentino mentre Merlino parla, che cosa ci fa capire? Come considerano il mago?

STRATEGIE DI LETTURA

Minilesson 1

METTERSI NEI PANNI

Che cosa impari

Saprai entrare consapevolmente nei panni del protagonista per capire perché si comporta in un certo modo e perché prova emozioni che a primo impatto potrebbero sembrare strane.

Perché ti è utile

Questa strategia ti permette di esplorare come una storia possa assumere sfumature diverse a seconda di chi la racconta, aiutandoti a distinguere tra ciò che accade (il fatto) e il modo in cui il personaggio lo interpreta (il punto di vista).

Come si fa, passo per passo

Per capire davvero come un personaggio vede il mondo, è utile provare a considerare le cose dal suo punto di vista. Procedi così, aiutandoti con l’organizzatore grafico di p. 126.

1. Isola il fatto. Scegli un momento della storia e scrivi che cosa sta succedendo oggettivamente (la “realtà esterna”).

2. Indossa le lenti del personaggio. Cerca nel testo come il protagonista descrive quel fatto: quali parole usa? Fa dei paragoni? Quali sentimenti prova?

3. Fai un’inferenza e dai una spiegazione. Scrivi l’emozione o lo stato d’animo che deduci dopo aver compiuto questi passaggi e prova a dare una spiegazione plausibile che leghi insieme trama e modo di fare del personaggio.

Un

esempio,

per capire meglio

Analizziamo il momento in cui l’americano vede per la prima volta un cavaliere medievale.

• Il fatto. Un uomo a cavallo, con indosso un’armatura, si avvicina al protagonista.

• Lo sguardo. Il protagonista osserva: «Sembrava appena uscito da un libro illustrato. Indosso aveva una vecchia armatura in ferro e in testa, come elmo, un barilotto traforato» (p. 8).

• Il sentimento. Il protagonista non prova timore, ma incredulità; pensa che l’uomo possa essere scappato da un «manicomio» (p. 9).

• Spiegazione. Se fosse il cavaliere a raccontare la scena, probabilmente userebbe parole come “onore” o “giostra”. Lo yankee, essendo una «persona pratica» (p. 8) proveniente dal XIX secolo, vede invece nel cavaliere solo un tizio un po’ strambo con un «barilotto» in testa. Per lui, uomo dell’Ottocento, la cavalleria è un’assurdità: il suo punto di vista “deforma” il nobile cavaliere riducendolo alla figura buffa di un libro illustrato.

Prova tu!

Trova altri esempi che mostrano come lo yankee reagisce alla cultura di Camelot. Per esempio, puoi analizzare come descrive i cavalieri della Tavola Rotonda alle pp. 14-16, oppure come si rapporta alla magia di mago Merlino.

Quando usare questa strategia

Ricorri a questa tecnica ogni volta che il protagonista si trova in un ambiente estraneo o quando senti che il suo modo di raccontare i fatti è influenzato dai suoi pregiudizi o dalla sua cultura d’origine.

IL FATTO lo sguardo
il sentimentO
LA spiegazione

2

DISEGNARE LA TRAMA

Che cosa impari

Ogni storia ha un filo invisibile che tiene insieme i fatti: la trama. Imparare a seguirla significa possedere una mappa per orientarsi in qualsiasi viaggio narrativo.

Perché ti è utile

Saper individuare i passaggi fondamentali della trama ti permetterà di seguire meglio l’evoluzione dei personaggi, di capire come gli eventi si concatenano tra loro, come nascono i problemi e in che modo si arriva a una conclusione.

Come si fa, passo per passo

Ogni svolta della trama lascia un’impronta che aspetta solo di essere rilevata: per individuarla, segui questi passaggi.

1. Individua la situazione di equilibrio iniziale e il momento in cui questo viene rotto.

2. Prendi nota delle complicazioni, cioè dei problemi e dei conflitti (duelli, prigioni, viaggi…) che coinvolgono i protagonisti.

3. Riconosci quali eventi contribuiscono a risolvere i problemi che si sono creati.

4. Segna com’è il finale: la situazione torna come prima o è cambiata? In che modo?

5. A lettura terminata, rifletti su quale sia il momento di tensione massima (Spannung).

6. Rappresenta questi elementi in un grafico, prendendo spunto dall’organizzatore che trovi a p. 129. Ricorda: ogni storia disegna un grafico a sé! Di base troverai sempre una linea che sale, raggiunge il culmine e poi scende, ma si tratta di uno schema di massima da adattare: la trama può raggiungere l’acme in maniera lineare o presentare un susseguirsi di colpi di scena; può avere un solo culmine o più di uno. Disegna la tua linea seguendo il ritmo dei “tuoi” eventi.

Minilesson

Un esempio, per capire meglio

Applichiamo queste istruzioni per ricavare la trama della prima parte di Un americano alla corte di Re Artù.

• Equilibrio iniziale. Il protagonista è un uomo «pratico» del XIX secolo che vive nel Connecticut e lavora in una fabbrica di armi.

• Rottura dell’equilibrio. Durante una rissa, riceve «una botta in testa» (p. 8) e si risveglia nel VI secolo.

• Complicazioni. Viene catturato da uno dei cavalieri della Tavola Rotonda e viene condannato al rogo; nonostante ciò si salva fingendo di essere un mago. Diventa «il Principale» (p. 32) e inizia a modernizzare il regno, ma deve affrontare l’odio di Merlino e la missione affidatagli.

Prova tu!

Prova a concludere l’analisi della trama iniziata sopra.

• Complicazioni. Quali altre difficoltà affronta l’americano? Pensa alla guerra civile o all’interdizione…

• Risoluzione dei problemi. Quali soluzioni mette in atto?

• Il finale. Come si conclude la storia? L’americano è felice di essere tornato nel presente o prova nostalgia?

• Il momento di massima tensione. Qual è il punto più drammatico della vicenda, secondo te?

• Disegna la linea della trama aiutandoti con l’organizzatore grafico a p. 129: ti consentirà di vedere la storia come un percorso, con salite, cadute e un punto culminante.

Quando usare questa strategia

Usa questa tecnica ogni volta che vuoi capire meglio la struttura di un racconto o di un romanzo: così non rischierai di perderti nei dettagli e potrai cogliere a pieno il senso del viaggio dei personaggi.

ACME (Spannung)

Qual è il culmine della storia, il punto di maggior difficoltà e tensione?

Tensione decrescente Quali sono gli eventi che contribuiscono a risolvere i conflitti?

Tensione crescente Quali difficoltà, imprevisti, fatti contribuiscono a far salire la tensione?

Ricomposizione equilibrio Quale evento riporta la situazione a un certo equilibrio, rispetto alle vicende vissute?

finale I protagonisti ritrovano una situazione di equilibrio (anche diversa da quella iniziale), a fronte di una crescita.

Rottura equilibrio Quale evento spezza l’equilibrio iniziale?

Situazione iniziale

Qual è la situazione del/dei protagonista/i all’inizio della storia?

Minilesson 3

SCONTRO TRA MONDI

Che cosa impari

Imparerai a scovare uno dei più potenti motori segreti delle storie fantastiche: il meccanismo del What if. Molti autori e autrici costruiscono interi mondi partendo da una domanda impossibile, come “Che cosa succederebbe se un uomo/una donna del nostro tempo finisse nel Medioevo?” oppure “Che cosa succederebbe se la magia apparisse improvvisamente in una città tecnologica?”.

Perché ti è utile

Questa strategia ti allena a non dare nulla per scontato: capire il meccanismo dello straniamento ti permette di usare il mondo della fantasia come uno specchio per osservare meglio la tua realtà.

Come si fa, passo per passo

Per capire il cuore di una storia fantastica, spesso devi scovare la scintilla che l’ha accesa. Segui questi passaggi.

1. Individua la scintilla: trova l’ipotesi impossibile da cui parte chi scrive. Domandati: “qual è il “Che cosa succederebbe se...“ che muove tutta la vicenda?”. Per esempio: che cosa succederebbe se gli alieni vivessero tra noi? Che cosa succederebbe se potessimo leggere nel pensiero?

2. Cerca il cortocircuito: individua un momento in cui la normalità del mondo narrato si scontra con la nostra logica o con quella del protagonista. È qui che nasce lo straniamento: qualcosa che per i personaggi è “normale”, a noi sembra assurdo, o viceversa.

3. Metti a confronto le realtà: usa l’organizzatore grafico di p. 132 per analizzare questo contrasto, individuando tre elementi:

• La normalità: descrivi l’abitudine, la legge o il comportamento che vige nel mondo del libro.

• Lo straniamento: annota che cosa prova il protagonista (o che cosa provi tu come lettore) di fronte a quel fatto. Perché ti sembra strano o illogico?

• La scoperta critica: chiediti perché l’autore ha creato questo scontro. Quale aspetto del nostro mondo vuole spingerci a osservare o a criticare?

Un esempio, per capire meglio

Applichiamo la strategia a Un americano alla corte di Re Artù.

• La scintilla. Che cosa succederebbe se un uomo moderno, pratico e tecnologico, finisse improvvisamente nel Medioevo dei cavalieri?

• Il cortocircuito. Lo yankee osserva i nobili della Tavola Rotonda che si vantano di imprese assurde e talvolta tremende, ma con modi cortesi e aggraziati e un’aria innocente e infantile.

• La normalità: i cavalieri considerano l’onore e i duelli come l’unica cosa che conta nella vita.

• Lo straniamento: il protagonista vede solo violenza inutile e mancanza di senso pratico.

• La scoperta critica: Twain vuole prendere in giro l’idea romantica del Medioevo, mostrandone la rozzezza rispetto al progresso conseguito dall’essere umano.

Prova tu!

Applica la strategia a un altro “cortocircuito” presente nel libro: per esempio, potresti analizzare il miracolo dell’eclissi. Usa l’organizzatore grafico di p. 132 per mettere in luce i vari passaggi e domandati: che cosa vuole dirci l’autore sulla forza della conoscenza rispetto alla paura dell’ignoto?

Quando usare questa strategia

Usa questa tecnica ogni volta che leggi una storia dove le leggi della realtà vengono stravolte. È perfetta per i romanzi di fantascienza, i viaggi nel tempo e i fantasy dove un protagonista “normale” viene catapultato in un mondo fantastico. Ogni volta che senti che qualcosa è “assurdo”, fermati: hai appena trovato un cortocircuito da analizzare!

IL MECCANISMO DEL WHAT IF

La scintilla

Qual è il Che cosa succederebbe se... da cui nasce la storia?

Il corto circuito

In quale momento la normalità del mondo narrato entra in contrasto con la logica del protagonista o del lettore?

Normalità

Che cosa è considerato normale nel mondo del libro? (leggi, abitudini, comportamenti)

Straniamento

Che cosa mi sembra strano, assurdo o inquietante? Che emozione provo e perché?

Scoperta critica

Perché l’autore ha creato questo contrasto? Che mondo vuole farci osservare o criticare?

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UNO SPECCHIO DI CARTA

Che cosa impari

Imparerai a riconoscere come le vicende di un libro possano diventare uno “specchio” della realtà attraverso tre tipi di riflessi: tra il libro e la tua vita (personale), tra il libro e la società (mondo) e tra il libro e altre storie (intertestuale).

Perché ti è utile

Le storie non sono isole deserte: quando trovi un punto di contatto tra la trama e ciò che conosci, la lettura smette di essere un esercizio e diventa un’esperienza che ti aiuta a capire meglio te stesso e il mondo in cui vivi.

Come si fa, passo per passo

Per trovare i riflessi delle storie nella tua vita devi attivare i tuoi “sensori“. Procedi seguendo questi passaggi.

1. Individua il “punto di calore”: mentre leggi, segna un passaggio, un conflitto o una scelta del protagonista che ti fa esclamare: “Ehi, questo mi ricorda qualcosa!”

2. Cerca il tipo di riflesso. Chiediti: questo “specchio” riflette me (la mia vita), il mondo (la realtà di oggi) o un’altra storia (un film, un libro…)?

3. Organizza le tue riflessioni inserendole in tre colonne.

• Che cosa accade nella trama: il fatto o il tema del libro su cui ti sei soffermato/a;

• Lo specchio: il legame con la tua vita, il mondo o altri testi;

• La riflessione: che cosa ti fa capire questa connessione sulla storia “in assoluto”.

Minilesson

Un esempio, per capire meglio

Analizziamo, per esempio, il tema della tecnologia usata per dominare in Un americano alla corte di Re Artù.

• Che cosa accade nella trama: lo yankee usa le sue conoscenze moderne (l’eclissi, la polvere da sparo) per farsi credere un mago potente e ottenere potere a Camelot.

• Lo specchio: questa situazione fa riflettere su come oggi chi possiede tecnologie avanzate o algoritmi complessi possa influenzare e controllare chi non li capisce. È lo specchio del divario tra chi “sa” e chi “subisce”.

• La riflessione: grazie a questa connessione, capiamo che la storia creata da Twain non è solo una buffa avventura nel passato, ma una riflessione profonda sul tema del potere. Ci fa capire che la conoscenza non viene usata solo per migliorare la vita altrui, ma spesso per dominare gli altri.

Prova tu!

Ora tocca a te. Rifletti, per esercitarti, sul tema dello spaesamento dell’americano o sulla sua solitudine finale.

• Che cosa accade nella trama: scegli un momento in cui lo yankee si sente profondamente diverso dagli altri o rimpiange il suo tempo.

• Lo specchio: questa sensazione di “essere fuori posto” ti ricorda una tua esperienza personale? O ti ricorda la situazione di chi oggi deve vivere in un Paese straniero con abitudini diverse?

• La riflessione: che cosa impari sulla difficoltà umana di adattarsi al cambiamento? Scrivi un breve paragrafo spiegando perché questo tema è ancora attuale oggi.

Quando usare questa strategia

Usa questa tecnica ogni volta che senti che il libro sta parlando “di noi” anche se è ambientato secoli fa: ti aiuterà a trovare il significato universale e senza tempo della letteratura.

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COLLISIONI DI PAROLE

Che cosa impari

Imparerai a notare come l’autore usa il lessico e il registro linguistico per evidenziare un contrasto, costruire mondi o mettere in luce aspetti profondi di una storia che non vengono dichiarati esplicitamente.

Perché ti è utile

Le parole non sono solo mattoni per costruire frasi, sono indizi di un’intenzione. Capire perché un autore sceglie una parola “fuori posto”, un termine tecnico in un mondo magico, o un neologismo in una società futura, ti permetterà di interpretare il messaggio dietro la trama.

Come si fa, passo per passo

Attiva il tuo “radar linguistico”. Procedi seguendo questi passaggi.

1. Cerca le “anomalie linguistiche”: mentre leggi, sottolinea i termini o le frasi che sembrano appartenere a un contesto diverso da quello in cui si svolge la storia (per esempio, parole moderne nel passato, termini scientifici nel fantasy, parole inventate…).

2. Identifica l’ambito a cui appartiene il termine: chiediti da dove viene quella parola “anomala”. È linguaggio burocratico? È gergo tecnico? È una parola arcaica?

3. Traccia una tabella a tre colonne e inserisci in ciascuna le tue osservazioni, così organizzate:

• la citazione testuale individuata nel primo passaggio;

• il mondo d’origine, messo a fuoco nel secondo passaggio;

• l’effetto prodotto: che cosa vuole comunicarci l’autore/ l’autrice con questo contrasto? Ironia, senso di pericolo, superiorità del protagonista…?

Un esempio, per capire meglio

In Un americano alla corte di Re Artù, il protagonista usa spesso il linguaggio della modernità per descrivere il Medioevo, creando un ironico cortocircuito. Proviamo a considerare un esempio.

• La citazione testuale: «dopo aver accresciuto il livello di istruzione di quella gente, avrei aperto un giornale. Perché non si può risuscitare una nazione morta, senza un giornale» (p. 33).

• Il mondo d’origine: linguaggio dell’informazione e della politica moderna, legato all’idea di opinione pubblica e di progresso.

• L’effetto prodotto: l’americano considera la stampa uno strumento indispensabile per «risuscitare una nazione» (concetto anch’esso moderno: Camelot è un regno!), mostrando la convinzione che il progresso debba essere imposto dall’alto.

Prova tu!

Scegli un altro passaggio del testo in cui noti un “cortocircuito linguistico”. Per esempio, puoi partire dal passaggio, a p. 100, in cui si nomina la “rivoltella”.

• La citazione testuale: trascrivi una parola o espressione “anomala”.

• Il mondo d’origine: a quale ambito appartiene questo/i termine/i (scientifico-tecnico, industriale, militare moderno…)?

• L’effetto prodotto: che effetto crea l’introduzione di questo oggetto moderno in un contesto medievale? Scrivi un breve paragrafo (4–5 righe) in cui spieghi come esso contribuisca al tema dello scontro tra modernità e tradizione. Un piccolo spunto di riflessione: la rivoltella, arma da fuoco moderna, è in netto contrasto con il modello di combattimento cavalleresco, basato su duello, forza fisica e codice d’onore…

Quando usare questa strategia

Ricorri a questa tecnica ogni volta che noti come un autore usa il lessico o il linguaggio per evidenziare un contrasto o mettere in evidenza certi aspetti di una storia. Nei romanzi fantasy o distopici, per esempio, capiterà spesso che l’autore giochi con la lingua inserendo neologismi, termini scientifici “freddi” per descrivere emozioni o parole volutamente arcaiche. Il fine è attirare la tua attenzione su un’anomalia del mondo che sta descrivendo.

STRATEGIE DI SCRITTURA

RACCONTO FANTASTICO

fase 1 – RICERCA DELLE IDEE

Minilesson 1 – UN MOTORE NARRATIVO PER I RACCONTI

FANTASTICI: IL WHAT IF

Che cosa impari

Imparerai a generare idee narrative partendo da una “domanda impossibile”, proprio come Twain ha fatto immaginando un uomo moderno catapultato nel Medioevo. Scoprirai che una singola scintilla fantastica può aprire la strada a un intero mondo narrativo.

Perché ti è utile

Il What if è un motore potentissimo: ti permette di creare storie originali, di esplorare scenari alternativi e di dare vita a personaggi che reagiscono a situazioni fuori dall’ordinario. È il primo passo per costruire un racconto che abbia un cuore, un conflitto e un senso.

Come si fa, passo per passo

L’ispirazione non cade dal cielo: si costruisce! Procedi così.

1. Definisci il protagonista e il suo mondo di partenza: chi è, da dove viene, che vita conduce...?

2. Trova la scintilla: formula una domanda impossibile che ti incuriosisce.

3. Definisci il mondo di arrivo: quali regole, stranezze o rigidità lo caratterizzano?

4. Cerca il cortocircuito: che cosa succede quando il protagonista incontra questo nuovo mondo?

Un esempio, per capire meglio

Un americano alla corte di Re Artù: Twain parte dalla domanda impossibile “Che cosa succederebbe se un uomo moderno, pratico e tecnologico, finisse nel Medioevo?” Da qui nascono i cortocircuiti: la magia che sembra superstizione, la cavalleria che appare ridicola, la tecnologia che diventa potere.

Esempio inventato: immagina di partire dalla domanda “Che cosa succederebbe se nel mondo di oggi ci fossero dei brontosauri?”

Potremmo immaginare che Leo, un ragazzo di tredici anni, debba fare i conti con un brontosauro che una mattina blocca la strada della scuola perché bruca le foglie degli alberi sul viale.

Prova tu!

Formula tre domande What if. Per ognuna indica: il protagonista, il mondo di partenza, il mondo di arrivo, il principale cortocircuito.

Scegli la strada che ti convince di più e raccontala a voce a un/una compagno/a: se suscita domande e curiosità, è quella giusta.

Quando usare questa strategia

Ogni volta che devi inventare una storia fantastica o quando senti che ti manca “la scintilla” per partire.

fase 2 – PIANIFICAZIONE

Minilesson 2 – TRACCIARE LA MAPPA

Che cosa impari

Imparerai a trasformare la tua idea in una struttura narrativa solida, costruendo una mappa che ti guiderà durante la scrittura.

Perché ti è utile

Una buona storia non nasce dal caso: ha un percorso, un ritmo, un filo che tiene insieme gli eventi. Pianificare ti permette di dare coerenza alle azioni dei personaggi.

Come si fa, passo per passo

Per progettare la tua storia, prova a stabilire una mappa del percorso, definendo queste fasi.

1. Situazione iniziale: la vita del/della protagonista prima di un cambiamento.

2. Rottura dell’equilibrio: l’evento che sconvolge tutto.

3. Complicazioni: ostacoli, avventure, problemi, cortocircuiti…

4. Culmine: il momento più teso, la decisione più difficile...

5. Finale: che cosa cambia? Che cosa resta?

Per aiutarti a visualizzare la trama, puoi utilizzare l’organizzatore grafico che trovi a p. 129.

Un esempio, per capire meglio

Un americano alla corte di Re Artù: ripercorriamo la trama del romanzo.

• Situazione iniziale: vita moderna nel Connecticut.

• Rottura: botta in testa, risveglio nel Medioevo.

• Complicazioni: condanna al rogo, Merlino, missioni…

• Culmine: guerra civile.

• Finale: ritorno al presente, con nostalgia.

Esempio inventato: proviamo a sviluppare l’idea abbozzata nella prima strategia.

• Situazione iniziale: Leo vive in una città costiera, frequenta la scuola secondaria di primo grado, ama la fotografia.

• Rottura: un brontosauro alto come un palazzo compare sulla spiaggia e sconvolge la routine della città.

• Complicazioni: strade bloccate, blackout, scienziati che vogliono catturarlo, persone spaventate…

• Culmine: Leo deve decidere se consegnare ai ricercatori le foto che ha scattato o se proteggere il brontosauro.

• Finale: la città impara a convivere con il brontosauro e Leo scopre il valore della responsabilità verso il mondo naturale.

Prova tu!

Pensa al racconto che vorresti scrivere e, per aiutarti a tracciare la trama, disegna la mappa della storia usando l’organizzatore che trovi a p. 129. Poi rispondi per iscritto a questa domanda: ”Qual è il momento in cui il protagonista deve scegliere davvero?“

Quando usare questa strategia

Ogni volta che devi scrivere una storia, specialmente quando hai tante idee ma non sai come organizzarle.

fase 3 – STESURA

Minilesson 3 – DARE VOCE ALL’AVVENTURA

Che cosa impari

Imparerai a trasformare la tua mappa in un racconto vero e proprio, con un punto di vista, un ritmo e una voce.

Perché ti è utile

Scrivere non significa solo dire che cosa succede, ma anche come succede. Significa scegliere le parole giuste, costruire un ritmo, far vedere il mondo attraverso gli occhi del/della protagonista.

Come si fa, passo per passo

Adesso si scrive sul serio! Procedi seguendo questi passaggi.

• Scegli il punto di vista: prima persona (attraverso la voce di un personaggio) o terza persona (voce esterna).

• Mostra il cortocircuito tra mondi diversi usando descrizioni, dialoghi e reazioni.

• Usa il linguaggio per far emergere il mondo e il modo di pensare del/della protagonista.

• Alterna azioni e pensieri: mostra che cosa accade e come viene vissuto.

• Costruisci scene, non riassunti: fai entrare il lettore nel mondo della storia.

Un esempio, per capire meglio

Un americano alla corte di Re Artù: nel romanzo di Twain la storia è filtrata dal punto di vista dello yankee protagonista: il Medioevo viene visto con gli occhi di un uomo moderno. Parole come ”scuole“, ”fabbriche“, ”interruttori“ irrompono in un mondo di cavalieri e magie. Il cortocircuito nasce qui: le azioni avvengono nel Medioevo, ma il linguaggio e i pensieri appartengono alla modernità.

Esempio inventato: Leo si fermò davanti al brontosauro e lo squadrò. Dal collo alla coda occupava almeno due corsie, e il cortile della scuola era ormai fuori servizio. Il dinosauro masticava lentamente, mentre Leo calcolava tempi di sgombero e percorsi alternativi. Non gli faceva paura: gli sembrava una macchina enorme lasciata accesa.

In questo esempio il narratore è esterno ma vicino allo sguardo di Leo. Il brontosauro non è descritto in modo naturale: viene visto solo attraverso categorie moderne: è il linguaggio a rendere evidente il divario tra mondo quotidiano ed evento impossibile.

Prova tu!

Scrivi una scena breve (10–15 righe) in cui il/la protagonista entra in contatto con qualcosa che mette in crisi la sua normalità. Durante la scrittura:

• fai capire da quale punto di vista è raccontata la scena;

• mostra lo scontro tra due mondi diversi attraverso reazioni, gesti o pensieri;

• usa parole e paragoni che rivelino il modo di pensare del protagonista;

• intreccia ciò che accade con ciò che il personaggio prova o pensa;

• evita il riassunto. Costruisci una scena che il lettore possa vedere e vivere.

Quando usare questa strategia

Durante la stesura vera e propria, quando devi trasformare la tua idea in una storia viva.

Che cosa impari

Imparerai a revisionare il tuo racconto affinando il linguaggio e la

struttura; capirai come rendere l’elemento fantastico coerente e credibile, assicurandoti che il finale lasci un segno profondo nel lettore.

Perché ti è utile

Il tuo racconto è finito, ma ora devi assicurarti che l’elemento fantastico (sia esso un urto tra mondi o un’anomalia sottile) sia stato gestito al meglio. La revisione del finale serve a verificare che la “logica” della tua storia regga fino all’ultima riga.

Come si fa, passo per passo

1. Rileggi il finale e verifica se la conclusione rispetta le premesse della storia. Il finale deve “chiudere il cerchio”, che si tratti di un ritorno alla normalità o di una trasformazione definitiva.

2. Verifica la prospettiva. Se c’è un contrasto tra mondi, assicurati che sia evidente anche nel linguaggio; se invece il fantastico fa parte della realtà del personaggio, controlla che le sue reazioni siano naturali e non forzate.

3. Sfoltisci e potenzia: elimina le spiegazioni eccessive e troppo esplicite, lascia che siano le azioni e i dettagli a mostrare la magia o l’anomalia.

4. Sperimenta la chiusura più adatta.

• Risolutiva: il conflitto svanisce e l’ordine (o un nuovo ordine) è stabilito.

• Sospesa: l’elemento fantastico rimane nell’ombra, lasciando al lettore un senso di meraviglia o inquietudine.

• Circolare: il finale si riallaccia all’inizio, ma con una consapevolezza diversa.

Un esempio, per capire meglio

Un americano alla corte di Re Artù: nel romanzo di Mark Twain, l’autore sceglie un finale chiuso e nostalgico. Il protagonista torna nel presente, ma la sua mente resta legata al passato. In fase di revisione, Twain avrebbe potuto valutare un finale diverso: per esempio, far credere allo yankee che tutto fosse stato solo un

delirio in punto di morte (finale sospeso); scegliendo invece la nostalgia, ha rafforzato il tema della perdita e dell’impossibilità di cambiare davvero il corso della storia.

Esempio inventato: immaginiamo di revisionare il finale di Leo che incontra un dinosauro, valutando tre possibili opzioni.

• Ipotesi A (Risolutiva). La città decide di proteggere il brontosauro invece di catturarlo. Leo lo saluta ogni mattina: la convivenza è difficile, ma ormai fa parte della loro vita.

• Ipotesi B (Sospesa). Il brontosauro scompare all’alba. Tutti tirano un sospiro di sollievo, tranne Leo: nello zaino trova una foglia enorme, impossibile da spiegare.

• Ipotesi C (Circolare). La strada della scuola è di nuovo bloccata dal brontosauro. Leo non si irrita più: osservandolo, capisce che la città è la stessa, ma lui è cambiato.

Prova tu!

Rileggi la tua conclusione, poi prova a scriverne una versione alternativa seguendo una delle tre strade (risolutiva, sospesa o circolare). Quale rende più giustizia al percorso del tuo protagonista?

Quando usare questa strategia

Usa questa strategia quando hai terminato la prima stesura e devi decidere se il finale che hai scritto è davvero il più adatto alla tua storia. È il momento di testare alternative per capire quale “impronta” vuoi lasciare nel lettore.

Un americano dell’Ottocento si risveglia a Camelot, in un Medioevo popolato da cavalieri vanitosi, magie improbabili e un popolo oppresso da superstizioni e privilegi. Con mentalità moderna e spirito pragmatico, lo yankee prova a trasformare quel mondo, generando situazioni paradossali ma sorprendentemente attuali.

Un romanzo brillante e satirico che utilizza l’ironia per rileggere il Medioevo e, insieme, la società dell’autore, invitando a guardare al passato come strumento per comprendere il presente.

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