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Quando il gioco si fa duro - ROI

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Alessio Sakara

Quando il gioco si fa duro La disciplina dei centurioni per diventare più forti di ogni ostacolo

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Copyright © 2023 Roi Edizioni srl Via Giacomo Leopardi 19, 20123 Milano Galleria del Commercio 6, 62100 Macerata email: info@roiedizioni.it Design copertina: Margherita La Noce Foto copertina: per gentile concessione dell’autore Prima edizione gennaio 2024 isbn 978-88-3620-196-9

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Indice

9 Introduzione 13 Il Codice del Legionario in sintesi 17 Stare nell’arena 35 La regola delle tre vite 49 Affronta il tuo fightcamp 61 Scegli con cura il tuo sparring partner 71 Nella vittoria e nella sconfitta 81 La regola delle tre P 101 Trova il tuo limite e sfondalo 119 Abitudini virtuose

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137 L’ostacolo è la via 159 Il combattimento 165 Ultimo round

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Dedico questo libro a tutte quelle persone straordinarie che, nel silenzio e nell’ombra, hanno contribuito a plasmare la persona che sono diventato. Queste persone, senza alcuna intenzione egoistica, mi hanno sostenuto lungo il mio cammino, senza mai chiedere nulla in cambio, tranne la mia felicità e il mio successo. Sono come veri e propri centurioni, che hanno combattuto al mio fianco senza neanche rendersene conto. A loro dedico le pagine di questo libro, come segno di gratitudine eterna. Siete i veri eroi della mia vita.

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Introduzione

Questo è un libro per tempi duri ma sarebbe meglio leggerlo prima che si verifichino. Prima o poi arrivano e allora non c’è via di fuga. Ma, ehi, per fortuna è sempre questione di allenamento. Prepararsi, anticipare, tenersi pronti. L’intento di queste pagine è offrire a chiunque abbia un animo combattivo una selezione di strategie per non andare ko e, se dovesse accadere, a rialzarsi in fretta. Dopotutto la vita sa atterrare con pugni cento volte più violenti di quelli che qualsiasi pugile sappia sferrare, e non sarà illudendosi di essere così fortunati da essere risparmiati che si riuscirà ad affrontare le sue sfide. Tuttavia, anche se non tutti i colpi si possono schivare, incassarli bene è alla nostra portata. Nel corso della mia vita di atleta nel mondo delle arti marziali miste e prima ancora da ragazzo, quando studiavo pugilato con il mio allenatore e maestro di vita Silvano, ho capito che insieme al corpo conviene

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rinforzare anche la mente, altrimenti i colpi fanno più male e risollevarsi diventa faticoso. Non che io sia un eroe, ma posso dichiarare di averne conosciuti diversi che non combattevano necessariamente sul ring o nella gabbia. Donne e uomini, lavoratori disposti a rompersi la schiena per dare da mangiare ai figli, persone che affrontano con coraggio malattie proprie o altrui, individui che hanno perso tutto e sono ripartiti. Persone comuni? Sì e no. Gli uomini e le donne con indole guerriera sono intorno a noi, ma chi li giudica superficialmente faticherà a capire come questi spiriti indomiti, quando il gioco si fa duro, sappiano giocare. Sono questi gli esempi che ho sempre cercato nella vita. Non faccio nessun passo indietro, a meno che sia necessario per prendere la rincorsa. Per scrivere Quando il gioco si fa duro mi sono basato sulla mia esperienza diretta e su quanto ho imparato osservando, ascoltando e studiando. Nel corso degli anni, tra vittorie e sconfitte, ho sempre cercato di temprarmi, un processo che non ha niente a che vedere con il diventare insensibili, sia chiaro, ma con il reagire diversamente. Una bussola ci vuole, alcuni punti fermi bisogna averli, altrimenti al primo colpo di vento si vola via. Il mio libro precedente, Ogni giorno in battaglia, mi ha dato l’occasione di raccontare alcune delle esperienze più importanti della mia vita e di esporre 10

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il Codice del Legionario, dieci qualità da combattente che ho appreso e messo in pratica lottando in giro per il mondo. Quando il gioco si fa duro riprende quelle dieci caratteristiche, tipiche di chi possiede una personalità da fighter (espressa o potenziale), per stilare una raccolta di abitudini che gradualmente, col passare del tempo e delle sfide, possono fare di un legionario qualcosa di più, ovvero un centurione, uno (o una) che si è guadagnato i gradi sul campo di battaglia ed è ora all’altezza di guidare e ispirare altri legionari, essendo prima di tutto pienamente padrone di sé. Benché questo secondo libro sia indipendente e possa essere letto senza conoscere necessariamente il primo, il mio consiglio è di procurartelo, perché renderà quanto sto per raccontare ancora più chiaro. Tutte le indicazioni contenute in questo libro infatti si fondano sui valori del Codice del Legionario: onore, rispetto, coraggio, umiltà, disciplina, perseveranza, sacrificio, lealtà, integrità, virtù. Sia chiaro, non è indispensabile diventare un centurione, non tutti hanno l’ambizione di mettersi a capo di una compagine di legionari, ma tutti prima o poi si ritrovano al cospetto di difficoltà che rischiano di spezzarli. È allora che gli insegnamenti dei centurioni risultano insostituibili. Il mio invito è semplicissimo: non aspettare che arrivi la batosta, bensì lavora preventivamente su te stesso per diventare quel tipo di persona che, quando 11

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è necessario, sa contrattaccare con grinta. Ed è questo che propongo nelle prossime pagine: indicazioni di semplice applicazione e di antica saggezza per non farsi trovare impreparati. Questo è un libro che spazia dalla dimensione individuale a quella sociale. In altre parole, è cruciale chi sei ma anche con chi sei, perché quando il gioco si fa duro è difficile venirne fuori da soli. Possibile, ma difficile. Vivere bene, in fin dei conti, è uno sport di squadra. Dedico questa pagine a tutti coloro che mi sono stati vicini aiutandomi a raggiungere i miei obiettivi. Non onorerò mai abbastanza la loro generosa volontà di vedermi “vincere” senza mai avere secondi fini.

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Il Codice del Legionario in sintesi1

i. Onore Conduci la tua vita con onore, combatti sempre a testa alta. La stima vale più della celebrità, la considerazione più della fama, l’onore più della gloria. ii. Rispetto Rispetta sempre il tuo avversario. Sia nel momento dell’incontro sia dopo la contesa. iii. Coraggio Combatti con coraggio, non lasciarti abbattere dalle sofferenze fisiche e morali, affronta a viso aperto il dolore, il pericolo, l’incertezza e le intimidazioni. iv. Umiltà Il saggio consegue l’obiettivo ma non vi si aggrappa, perché non vuole dimostrare la propria superiorità. v. Disciplina Gli antichi legionari combattevano con disciplina. Sulla disciplina poggia la vita della persona in pace con sé. 1

Alessio Sakara, Ogni giorno in battaglia, Roi Edizioni, Macerata 2020.

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vi. Perseveranza Quando tutto si fa oscuro e ti sembra che non ci sia ragione di continuare, quando tutto suggerisce di rinunciare, è allora che si distinguono gli uomini dai bambini. Abbi la forza di percorrere ancora qualche metro e l’orizzonte si schiarirà. Con la perseveranza verrà il successo. vii. Sacrificio Puoi avere ogni cosa, ma solo se sei disposto a rinunciare a tutto il resto. viii. Lealtà Sii sempre fedele ai tuoi principi e a chi lotta al tuo fianco. ix. Integrità La responsabilità è solo tua. Cambia la tua vita senza rancore. x. Virtù Coltiva l’eccellenza nel tuo campo. Impegnati per agire in maniera ottimale con disposizione d’animo orientata al bene.

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Non è detto che vinci, anche quando hai vinto.

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Capitolo 1

Stare nell’arena

Il presidente americano Theodore Roosevelt ha scritto: “L’onore spetta all’uomo che realmente sta nell’arena, il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore, dal sangue; che lotta con coraggio; che sbaglia ripetutamente, perché non c’è tentativo senza errori e manchevolezze; che lotta effettivamente per raggiungere l’obiettivo; che conosce il grande entusiasmo, la grande dedizione; che si spende per una giusta causa; che nella migliore delle ipotesi conosce alla fine il trionfo delle grandi conquiste e che, nella peggiore delle ipotesi, se fallisce, almeno cade sapendo di aver osato abbastanza. Dunque il suo posto non sarà mai accanto a quelle anime timide che non conoscono né la vittoria né la sconfitta.”2 2

Queste parole sono tratte dal discorso Citizenship in a Republic, pro-

nunciato da Theodore Roosvelt il 23 aprile 1910 alla Sorbona (Parigi, Francia).

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Parole che dovrebbero essere scolpite nel marmo. Il rispetto si deve a tutti, su questo non si discute ma, per come la vedo, l’onore è un altro discorso. Nell’antica Roma gli onori venivano tributati ai guerrieri che tornavano a casa dopo la battaglia, non a quelli che si erano tirati indietro. Nel mio libro precedente ti ho esortato a ricordare che la stima vale più della celebrità, la considerazione più della fama e l’onore più della gloria. Se credi a queste parole, sei senz’altro d’accordo con me che quest’ultimo valore oggi un po’ fuori moda ha a che vedere con quello che sei, non con quello che gli altri dicono di te. È facile: se vivi nel rispetto dei tuoi principi, se hai un codice di condotta e fai il possibile per non violarlo anche quando ti costa sacrificio, allora sei una persona onorevole. Ed è questo a fare la differenza. Quando il gioco si fa duro a sfidarti è la vita stessa. Ti chiede di mostrarle di che pasta sei fatto. Sarai un guerriero o un fashion fighter?

La “ciavattata” russa Nel 2002 ero un pischello di ventuno anni, quando ebbi l’opportunità di andare a combattere in Russia, a San Pietroburgo contro l’atleta locale Roman Zentsov, primo sparring partner Emilianenko Fedor. L’evento era di quelli importanti, il “Russia vs. World 4”, Russia contro il resto del mondo. E volevano me, uni18

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co italiano chiamato a rappresentare la mia nazione. Ovviamente al solo scopo di riempirmi di mazzate, perché quelli non mi convocavano per vincere ma per abbattermi come un manzo, dopo essersi sbarazzati di francesi, tedeschi e così via. “Russia vs. World” era una esibizione di forza con cui i lontani discendenti dei vichinghi del Rus si ripromettevano di dimostrare che potevano suonarle a tutti, moderni legionari compresi. Round da dieci minuti e calci alla testa concessi. Mi rendo conto che di questi tempi ciò che sto raccontando si può prestare a una lettura politica. La guerra in Ucraina e tutto il resto. Non fatelo, non gettatevi in facili chiavi di lettura che non mi appartengono. Questa è la mia storia, ok? Niente geopolitica. Comunque, stavo dicendo… mi arriva l’invito ad andare a prendere un fracco di mazzate a San Pietroburgo e ovviamente io mi ci tuffo a testa bassa. All’epoca ero davvero alle prime armi sul piano internazionale, ma qualche esperienza l’avevo accumulata. Dopo aver frequentato la palestra di vita e di pugilato di Silvano ero stato in Colombia per imparare meglio la boxe e poi avevo mosso i primi passi in Brasile, patria della Valetudo, presto ribattezzata Mixed Martial Arts. Non potendo vivere dall’altra parte dell’oceano in pianta stabile, ogni tre mesi circa tornavo a Roma, anche perché mi dovevo guadagnare la pagnotta. L’impiego di addetto alla sicurezza era facilmente accessibile per un damerino della mia stazza e con il mio curriculum sportivo. 19

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Fu nella società di sicurezza per cui lavoravo che nel 2000 conobbi Roberto Almeida Meneghetti, che cercava un impiego. Nel momento stesso in cui orecchiai il suo accento brasiliano, saltai come un tappo di spumante. Il Brasile, la patria dello Jiu jitsu, che avevo scoperto da poco e che volevo imparare con tutta l’anima. All’epoca quando dicevi Brasile, tutti pensavano al calcio, io al Jiu jitsu. Per farla breve, gli parlai della mia passione e lui scoppiò a ridere. “Sono cintura nera, io.” “Ma che stai a di’?” “Davvero!” Gli guardai le orecchie. Erano rovinate, macinate. La classica forma a cavolfiore. Diceva la verità. Ovviamente divenne il mio migliore amico e in seguito anche mio coinquilino. E fu proprio lui a dirmi, un giorno: “Tu te ne devi andare in Brasile, Alessio.” Un incontro fatale, quindi, che ha cambiato il corso della mia vita. Bene, quando i russi dissero al mio agente che mi invitavano a farmi massacrare a San Pietroburgo, e il contratto fu chiuso, volli che Roberto mi accompagnasse, anche perché era lui ad allenarmi quando soggiornavo in Italia. Nel mese precedente l’incontro mangiai come un bue, dovevo raggiungere i cento chili di peso. Partimmo alla volta di San Pietroburgo, io e il mio allenatore Roberto Almeida Meneghetti, pronti a tutto. Incluso fare i turisti. In Russia non ci eravamo 20

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