Gli inventori del Pensiero
Gli inventori del Pensiero
Armando Massarenti
PLATONE
Armando Massarenti
E L’UOMO INVISIBILE
PLATONE E L’UOMO INVISIBILE
C’era una volta un bambino che era rimasto senza papà. Il padre, che era stato nientemeno che il grande Socrate, gli aveva insegnato a non credere alle favole. Un giorno però arrivò Platone, grande ammiratore e allievo di Socrate, e gli disse: “Guarda che tuo papà di favole ne raccontava eccome! Solo che erano favole molto speciali! Erano favole filosofiche”. Gli raccontò dunque cinque storie fantastiche: storie di prigionieri in una caverna, di anelli che rendono invisibili, di capitani della nave incompresi dalla loro ciurma, di cavalli con le ali e di anime che ricominciano la loro vita tutta da capo. Storie che ti fanno riflettere e ti aiutano a ragionare. Armando Massarenti, filosofo e giornalista, oltre a occuparsi per i bambini degli “Inventori del pensiero”, ha scritto tanti libri, tra cui Il lancio del nano, Istruzioni per rendersi felici e Metti l’amore sopra ogni cosa.
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€ 6,50 www.leggermente.info Questo volume sprovvisto del talloncino a fianco è da considerarsi campione gratuito fuori commercio.
Filosofica
Gli inventori del Pensiero
Armando Massarenti
PLATONE
E L’UOMO INVISIBILE
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Armando Massarenti
PLATONE E L’UOMO INVISIBILE La filosofia in cinque favole
Gli inventori del pensiero
Quante invenzioni intorno a te! Le automobili, la tv, i videogiochi, i computer e i telefonini, l’elettricità, senza la quale nessuna delle altre cose potrebbe funzionare. Ma l’invenzione più incredibile è quella che puoi trovare anche dentro di te. È l’invenzione del pensiero. Questa collana ti racconterà la storia di tutti quei personaggi che hanno saputo pensare con la loro testa e senza i quali tutte le scoperte che abbiamo sotto gli occhi non esisterebbero. Si chiamano filosofi ma spesso si confondono con gli scienziati. Ci hanno insegnato a conoscere il mondo, la natura e anche il cuore degli uomini. Le loro avventure sono entusiasmanti. Ma attenzione: sono contagiose! Nessuno dopo averle lette potrà più smettere di pensare con la propria testa.
> Indice < •< •< •< •< •< •<
Introduzione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
Chi sei?. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 E se la realtà fosse solo un sogno? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
Una spalla su cui pensare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
l. Il mito della caverna. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 Prigionieri delle ombre. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 Fuori dalla caverna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21 Come uscire dalla trappola. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
2. Il capitano della nave ovvero l’incompreso . . . . . . . . . 32 3. L’uomo invisibile e l’anello del potere. . . . . . . . . . . 38 4. I cavalli con le ali e il demiurgo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46
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Platone, che esagerato!. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51
5. Perché essere buoni. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57 Meglio Platone o la macchina della felicità?. . . . . . . . 60 Attività
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
> Introduzione < Chi sei? Ehi, tu, che stai leggendo questo libro, chi sei?
Dico sul serio, prova a rispondere a questa domanda.
Non è facile come sembra. Non basta dire semplicemente come ti chiami, che classe fai o chi sono i tuoi insegnanti o
i tuoi genitori. Anche ad Alice, in una delle sue avventure
nel Paese delle meraviglie, venne rivolta questa strana domanda: Ma tu, chi sei?
Alice, protagonista di una bellissima storia scritta nel
1800 dall’inglese Lewis Carroll, era una bambina di dieci anni. Durante uno spensierato pomeriggio di primavera,
cadde in un buco. Ricordi? Più precisamente si infilò nella tana di un coniglio bianco, dopo averlo inseguito incu-
riosita dal fatto che lui guardasse di continuo l’orologio. Così cominciò il viaggio di Alice, durante il quale incontrò personaggi stravaganti e fantastici, come il Gatto dello
Chesire (che appariva e spariva in continuazione col suo
strano sorriso) o come il Bruco (che fumava seduto su un grande fungo).
> Introduzione <
<•> 3
Ti ricordi esattamente cosa disse il Bruco ad Alice, quan-
do la incontrò per la prima volta? Chi sei?
«Ehm…» rispose Alice «veramente non saprei, signore,
almeno per ora... cioè, stamattina quando mi sono alzata lo
sapevo, ma da allora credo di essere cambiata molte volte». Le succedeva di cambiare dimensione divenendo di volta
in volta altissima oppure piccolissima. Mentre parlava con il Bruco era esattamente alta come lui: 8 centimetri. Il Bruco insistette: «Spiegati!».
Alice era confusa ma la sua risposta fu piuttosto brillante:
«Temo di non potermi spiegare, signore, perché non sono io. Cambiare dimensioni tante volte in un giorno finisce per scombussolarti parecchio».
Il Bruco non era d’accordo. Allora Alice gli disse, molto educatamente: «Quando dovrà trasformarsi in crisalide, e poi in farfalla, non crede che si sentirà un po’ strano?»
«Neanche per sogno» disse il
Bruco.
E Alice: «Forse lei no, ma io mi
sentirei molto strana».
«Tu!» ribatté il Bruco con di-
sprezzo. E ribadì la domanda inizia-
le: «E chi sei tu?»
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E se la realtà fosse solo un sogno? Un bel pasticcio, quello in cui si trova Alice, non ti
pare? È come se ogni volta che tu dici, per esempio, «Io oggi vado a scuola», ci fosse qualcuno a chiederti: ma cosa intendi per io? Chi è quell’io che va a scuola oggi? È lo stesso che andava a scuola anche ieri, o che giocava in cortile con gli amici nel pome-
riggio, o che ha fatto un sogno questa notte? Ed è lo stesso io che era protagonista nel tuo sogno?
Ecco, partiamo da qui. Dal so-
gno. Tu sogni? E i tuoi sogni sono
belli? Talvolta sì e talvolta no, pro-
babilmente. Ma – belli o brutti che siano – chi sei tu, quando sogni?
Pensandoci bene, sognare è un po’
come guardare un film o un cartone animato,
o giocare a un videogioco e immergersi in una storia dove
però sei tu il personaggio principale. Per questo a volte può succedere di confondersi e di non sapere bene se si è svegli o si sta sognando.
> Introduzione <
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In una delle sue avventure, ad Alice succede anche di
peggio. Mentre cammina in una foresta, sente qualcuno
che russa. È il Re Rosso che sta dormendo. Ad Alice viene spiegato che il Re Rosso sta sognando proprio Alice, e che lei esiste solo nel suo sogno.
«E se lo svegliassi?» chiede Alice.
«Non farlo assolutamente! Tu non esisteresti più», le ri-
spondono, «e non esisteremmo neppure noi e il posto dove siamo adesso».
Anche il protagonista di questo libro si è occupato di
sogni. Si chiama Platone, è vissuto in Grecia tra il 428 e il 348 prima di Cristo, ed è giustamente considerato il filosofo più importante di tutti i tempi. Si è occupato in maniera geniale di tantissimi argomenti, ma soprattutto di quelle
situazioni in cui possiamo scambiare per vere cose che non sono reali. A partire proprio dai sogni. I suoi numerosi libri
quasi sempre hanno come protagonista Socrate, il suo maestro, uno dei più famosi filosofi greci, per il quale Platone
Platone era allievo di Socrate ed è considerato il filosofo più importante della storia
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nutriva una stima infinita (pro-
tagonista anche lui di un volu-
me di questa collana, dedicata agli Inventori del pensiero).
Una volta Socrate – così scri-
ve Platone – chiese a uno dei
più intelligenti tra i suoi giovani allievi, di nome Teeteto:
«Se qualcuno ci chiedesse se in questo momento, proprio mentre stiamo parlando, stiamo sognando o siamo svegli, potremmo dimostrargli con certezza che siamo svegli?»
Teeteto rispose: «In verità, Socrate, non sarebbe possibile
dimostrare niente, perché le due situazioni sono indistinguibili tra loro. Questo che ci stiamo dicendo ora, potremmo anche
dircelo sognando. Quando in sogno ci diciamo qualcosa, infatti, ci sembra incredibilmente di dircelo da svegli».
E se anche tu che mi stai leggendo, e io che ho scritto
questo libro, stessimo sognando? Se la realtà non esistesse, ed esistessero solo sogni, film, videogiochi? O se, più semplicemente, la realtà non fosse come ci sembra?
Una volta mi capitò di sentire una bambina di sei anni
dire a un’amica: «Io e te siamo solo bambole! Pensiamo di essere bambine, ma non lo siamo! Noi giochiamo con le nostre bambole e decidiamo tutto per loro, giusto? Ebbene chi ci dice che qualcun altro non stia facendo la stessa
cosa con noi senza che ce ne accorgiamo?»
> Introduzione <
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Platone, in maniera simile, immaginò che gli uomini
non fossero altro che burattini manovrati da un buratti-
naio. Gli uomini pensano di essere loro a decidere se, per
esempio, andare al mare o in montagna, mangiare un gela-
to alla crema o alla fragola: e invece è il burattinaio! Anche
tutte le sensazioni che provano, piacevoli e spiacevoli, sono stabilite dal burattinaio che tira i fili. È lui che decide anche chi sono io, chi sei tu, chi è Alice.
Il pensiero di Platone ci invita a compiere un lungo viaggio che somiglia un po’ a quello di Alice
Il pensiero di Platone ci in-
vita a compiere un lungo viaggio che somiglia un po’ a quello di Alice alla fine del quale
dovremmo saper rispondere alla domanda iniziale: chi sei
tu? E come vorresti vivere? C’è un modo giusto di vivere? E se c’è, come riconoscere ed evitare quello sbagliato?
Platone non ci porterà nella tana del Bianconiglio, ma in
una caverna, una grotta buia e spaventosa, piena di uomini che non hanno mai visto il sole e che non immaginano neppure che cosa sia.
«Più che a un sogno questo somiglia a un incubo!» dirai.
Ma tu lasciati prendere per mano. Grazie a Platone – uno degli uomini più saggi di tutta la storia umana – alla fine vedrai il mondo con una luce nuova.
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Una spalla su cui pensare Molto molto tempo fa, e molti anni prima di Alice, ad
Atene viveva un bambino. Aveva più o meno la tua età e un
nome un po’ strano: Sofronisco, lo stesso nome che aveva suo nonno, uno scultore che viveva anche lui ad Atene.
A Sofronisco, al contrario di quasi tutti gli altri bambi-
ni, non piaceva che gli si raccontassero storie di fantasia, ed era stato suo padre a metterlo in guardia contro ogni finzione. I Greci, infatti, erano soliti spiegare i fenomeni naturali attraverso racconti che ave-
vano come protagonisti gli dèi: per loro, erano gli dèi a causare la pioggia, le tempeste, l’alternarsi delle stagioni, lo sbocciare dei fiori, e queste spiegazioni fantastiche erano dette “miti”.
«I miti» aveva detto suo
padre a Sofronisco «non
sono altro che favole! Sono racconti fantastici, storie inventate che non sono vere».
> Introduzione <
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Sofronisco credeva ciecamente a ciò che gli aveva detto
suo padre, perché di lui si fidava. Suo padre, infatti, era niente meno che quel grande, geniale, “adorabile rompi-
scatole” di nome Socrate che – a furia di fare domande a chiunque incontrasse in città – si era messo in guai serissimi, al punto da essere accusato delle peggiori colpe,
processato dai suoi concittadini e condannato a morire
bevendo un veleno chiamato cicuta. Sofronisco dunque era rimasto presto orfano del padre. Era un tipetto vivace e curioso, proprio come il suo famoso genitore.
Faceva fatica a capire le accuse che gli Ateniesi aveva-
no rivolto a Socrate, un uomo così saggio, così onesto e così sensibile a ogni ingiustizia. E gli mancavano immensamente i
momenti passati
insieme. Socrate
gli aveva insegnato molte
cose importan-
ti, chiacchie-
rando per ore.
Tra quelle cose
importanti vi era,
10 <•> Platone e l’uomo invisibile
appunto, la diffidenza verso i miti e le favole. Dopo che suo padre era morto, Sofronisco era un po’ confuso ma soprattutto era sempre più triste, tanto che nemmeno sua ma-
dre Santippe o i suoi
fratelli sapevano più
che cosa inventarsi per consolarlo.
Fu un pomeriggio, mentre
era seduto in cortile immerso
nei suoi pensieri, che accadde qualcosa
di inaspettato: Platone entrò nel cortile e andò a sedersi vicino a Sofronisco. Dopo la condanna a morte di Socrate, Platone non si era più visto in giro, forse perché malato,
forse perché sopraffatto dalla rabbia per l’ingiusta sorte toccata al suo maestro, o forse perché semplicemente
vinto dalla tristezza. Quando Platone vide Sofronisco così abbattuto, decise di raccontargli delle storie che lui aveva
sentito raccontare da Socrate stesso. Sofronisco era piuttosto diffidente.
> Introduzione <
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Platone gli disse: «Hai ragione a dubitare», piccolo Frony
(Frony era il nomignolo affettuoso con cui veniva chiamato Sofronisco).
«So bene quanto tuo padre si tenesse lontano da ogni
discorso che non fosse veritiero. Ma le storie che ti raccon-
terò non sono storie comuni. Sono storie che, per quanto fantastiche, e talvolta tristi o paurose, ci aiutano ad accendere i pensieri più belli, a capire le cose, a scoprire
chi siamo, a essere più veri e quindi a vivere meglio. Non possono essere usate per spiegare la realtà come se fossero
storie vere, però possono essere usate per aiutarci a ragionare, a comprendere determinati concetti».
Platone gli disse che la filosofia ci insegna qualcosa di
davvero importante, qualcosa di più importante dei miti
che si raccontavano ad Atene. Quelle che gli voleva raccontare erano infatti delle favole molto filosofiche, esperimen-
ti che gli uomini fanno con la fantasia per capire meglio le
La filosofia ci insegna qualcosa di davvero importante, qualcosa di più importante dei miti che si raccontavano ad Atene
12 <•> Platone e l’uomo invisibile
cose. Non a caso a lui – di-
ceva – le aveva raccontate proprio Socrate!
Frony si sentì sollevato.
Platone era una presenza
rassicurante, e non solo perché era l’allievo più
brillante di suo padre, ma anche per il suo fisico, essendo un ragazzone alto e ben piantato (in greco, Platone
significa “spalle larghe”) che ispirava forza e protezione.
Insomma, il piccolo Frony aveva trovato, come si dice, una spalla su cui piangere. Anzi, due spalle, e anche belle larghe!
> Introduzione <
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Il mito della caverna Prigionieri delle ombre
T
ieniti forte. Non sono storie allegre quelle che ti racconterò, soprattutto all’inizio» ribadì Platone. «Ma
vedrai che, se avrai la pazienza di ascoltarmi, la tristezza passerà, quasi per magia».
Platone lo prese per mano e gli parlò come avrebbe fatto
lo stesso Socrate, così per il ragazzo fu come ritrovare il padre che non aveva più. E questo già lo rendeva un po’ più felice. «Seguimi» disse Platone.
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