Robert Dilts e Giorgio Nardone
IL CORAGGIO DI CAMBIARE Come generare fiducia e connessione anche comunicando online
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Copyright © 2022 roi Edizioni srl Via G. Carducci 67, 62100 Macerata email: info@roiedizioni.it Design copertina: Margherita La Noce Immagine: XXXXX
Prima edizione: marzo 2022 isbn 978-88-3620-xxx-x
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PRIMA PARTE
LA CRISI COME OPPORTUNITÀ di Robert Dilts
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Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo la chiama farfalla. lao tzu, vi sec. a.C.
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È sempre un enorme piacere per me venire in Italia; mi piace molto essere qui e amo il calore con cui mi accogliete ogni volta. In questo nostro incontro, parleremo delle nozioni di crisi, transizione e trasformazione. Lavoro nell’area del cambiamento da oltre quarant’anni e lo faccio insieme a individui, team e organizzazioni, con l’obiettivo di aiutare le persone a trovare quelle che sono le basi del cambiamento. Cosa serve per cambiare in maniera fondamentale? Penso che Tony Robbins abbia colto l’essenza del cambiamento quando ha detto: le cose cambiano costantemente, ma non necessariamente progrediscono. Vedete, le cose possono cambiare, e peggiorare anche. È questo uno dei motivi per i quali spesso le persone hanno paura del cambiamento. Quando pensiamo al cambiamento, nel mon-
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do della pnl, lo poniamo sempre in una formula particolare. Diciamo, per esempio, che esiste uno stato attuale, uno stato di partenza, e uno stato desiderato. Se non c’è uno stato desiderato, allora il cambiamento può essere pericoloso perché non sappiamo dove stiamo andando. Quindi uno dei temi chiavi che esamineremo oggi è: se sto cambiando, ho un’idea chiara di dove voglio andare? Spesso, quando c’è incertezza, non sappiamo esattamente quale sarà la nostra destinazione e, quindi, lo stato desiderato non è sempre presente alla nostra coscienza. A volte conosciamo la direzione, ma non la destinazione; deve però esserci chiaro almeno il percorso che stiamo seguendo. È probabile che, lungo questo percorso, incontreremo ostacoli e interferenze. Questi rappresentano un altro motivo per il quale il cambiamento si rivela spesso difficile ed è necessario avere coraggio per cambiare. La pnl innanzitutto si occupa di capire dove siamo e, successivamente, dove stiamo andando. Talvolta, ci piace dire questo: essere un buon coach, un buon terapista, o un buon manager è molto simile a essere un tassista. Qual è la prima cosa che vi chiede il tassista, quando salite sulla sua auto? “Dove stai andando?” Se la vostra ri-
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sposta è: “Qua fa troppo caldo, non mi piace. E non mi piace neanche come si mangia”, il tassista ribatterà: “Mi spiace. Ma dove vuoi andare?” E se voi risponderete: “Be’, non voglio andare in quel posto, ma neanche in quello o in quell’altro…”, il tassista sarà costretto a chiedervi nuovamente: “Ok, ma allora dove vuoi andare?”; e alla vostra risposta: “Vorrei andare in un posto carino”, vi chiederà ancora: “Sì, ma dove si trova?” Questo esempio rappresenta alla perfezione cosa intendiamo quando parliamo di avere chiaro il senso di dove stiamo andando. Ma dobbiamo anche essere consapevoli di dove siamo, del luogo in cui ci troviamo. Se chiamate il tassista e gli dite: “Vorrei andare all’aeroporto”, risponderà: “Benissimo, ti porto all’aeroporto, ma dove vengo a prenderti?” Per rispondergli, devi sapere dove sei. Se gli rispondi: “Sono in un hotel”, ti chiederà: “In quale?” Uno dei principi fondamentali del cambiamento è che più ci è chiaro dove siamo e dove stiamo cercando di andare, più facile sarà il cambiamento. Ovviamente, se ci troviamo in un periodo di crisi non è sempre così chiaro. Infatti, quando ci troviamo in una fase di cambiamento molto impegnativa, non sappiamo cosa ci sta succedendo intorno: c’è molta incertezza e ci sono molti
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cambiamenti. “Crisi” è una parola che deriva dal greco, e significa “decidere”, significa che devi prendere una decisione. La crisi è come il timone di una barca, che ci fa prendere una direzione. Vorrei farvi osservare come l’ideogramma cinese per “crisi” sia molto interessante: è la combinazione di altri due ideogrammi, quello che indica il pericolo e quello che indica l’opportunità. Quindi, ogni volta che ci troviamo in una crisi, significa che dobbiamo affrontare un importante punto di decisione. Una crisi, ovviamente, fa paura, perché c’è un momento di disgregazione, un pericolo, che potrebbe portare a risultati negativi. Quindi l’aspetto rilevante è che, in una crisi, si deve scegliere con saggezza. Se non faccio nulla, anche in questo caso sto prendendo una decisione e quello che accadrà successivamente potrà essere addirittura qualcosa di peggio o quanto meno di negativo. Quindi, in un momento di crisi, è molto importante prendere una decisione. Spesso, tuttavia, accade che le persone cerchino solo di allontanarsi dal risultato negativo, senza avere ben chiaro quale sia l’obiettivo positivo da raggiungere. In inglese, ma mi sembra che ci sia un modo di dire analogo anche in italiano, diciamo: Cadere dalla padella nella brace. Il significato è esattamente
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questo: per allontanarci da una situazione negativa, la padella, finiamo in una ancora peggiore, la brace. Ed è questo che rende la crisi ancora più difficile e pericolosa. In questi momenti di crisi, la cosa più importante è fermarsi e cogliere il momento per porsi la domanda: “Dove voglio andare?”. Lo ribadisco ancora una volta, anche se non so esattamente dove voglio arrivare, devo conoscere almeno la direzione verso la quale voglio andare. In questa occasione, quello che voglio fare è fornirvi alcuni strumenti, alcune strategie, alcuni modi per lavorare con le nozioni di crisi, trasformazione e transizione. Ora, una delle cose che si dicono è che il cambiamento avviene, che l’unica costante è il cambiamento. Ed è proprio per questo che dobbiamo avere il coraggio di cambiare. Se non abbiamo il coraggio di cambiare costantemente, allora finiremo per cambiare solo durante le crisi. È quello che vedo accadere in molti dei miei clienti; non solo individui, persone, ma anche aziende e organizzazioni. Una delle cose di cui dobbiamo renderci conto è che se non cambiamo volontariamente, saremo costretti a cambiare, perché viviamo in un mondo che evolve sempre più velocemente. Se pensiamo a
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quarant’anni fa, il tasso di cambiamento nella tecnologia e nella società era molto inferiore rispetto a quanto avviene ora. Il nostro mondo è in continua evoluzione e, se non manteniamo il passo, ci troveremo a dover affrontare una crisi. Quindi, dobbiamo imparare a chiederci come possiamo continuare a procedere su questo sentiero caratterizzato da rischio, pericolo e opportunità. Nella prospettiva della crisi, della transizione e della trasformazione, se riusciamo a mantenere una direzione, una rotta, allora accade che tutto il nostro essere inizia a riorganizzarsi e, talvolta, più grande è il cambiamento, più profonda è la riorganizzazione. L’ho visto accadere moltissime volte nelle organizzazioni. Vi faccio un esempio. Nel 1980, ho iniziato a lavorare con la Apple Computers. È stata il mio primo cliente aziendale. A quel tempo, si chiamava proprio Apple Computers, non come adesso che si chiama solo Apple. Perché ha cambiato nome? Perché il mondo è cambiato così tanto che, attualmente, il loro prodotto principale è costituito dai telefoni, dagli iPhone, non più dai computer. Il mondo è cambiato così tanto in questi ultimi trentacinque anni che l’intera identità dell’azienda si è modificata. Accade spesso in seguito a una crisi; se sei ca-
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pace di gestirla, se riesci a rimanere resiliente, allora cresci, evolvi, diventi effettivamente qualcosa di diverso. Questa è l’idea che sta alla base del concetto di trasformazione: la crisi mi permette di diventare qualcosa di più grande. Vi faccio un altro esempio. Circa cinque anni fa, a mia moglie è stato diagnosticato un cancro al seno. Un evento di questo tipo costituisce una grande crisi, perché porta con sé, tra le altre cose, la paura e un grande pericolo. Ma ciò che è importante capire è che non c’è solo il pericolo. Mia moglie e io abbiamo fatto una scoperta, quando ci è stata presentata questa diagnosi. Ci siamo resi conto che non si trattava solo di un pericolo, di un potenziale disastro, ma anche di un’opportunità. E in effetti, mia moglie l’ha davvero usata come l’opportunità per realizzare una trasformazione personale. Se, quando ci troviamo ad affrontare queste crisi, non le sfruttiamo come opportunità di trasformazione, spesso le cose peggiorano. È quello che è accaduto a mia madre. All’inizio degli anni Ottanta, anche a lei era stato diagnosticato un cancro al seno. Qual è stata la sua reazione? Sbarazzarsene il prima possibile. Era un’infermiera e sapeva cosa fare per eliminare quella cosa brutta e pericolosa. Si è sottoposta a una mastectomia
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radicale, con l’obiettivo di riavere indietro la sua vecchia vita. Non ha apportato nessun cambiamento al suo stile di vita; è ritornata a fare tutto quello che faceva prima, senza neanche prendere in considerazione il fatto che, probabilmente, nella sua vecchia vita ci poteva essere qualcosa che era responsabile del cancro. Cosa accadde? Che meno di due anni dopo, quando il cancro non solo si è presentato all’altro seno, ma si era ormai diffuso anche alle ovaie, alla vescica e a quasi tutte le ossa del suo corpo, si è trovata psicologicamente devastata, dovendo affrontare il fatto che la sua vecchia vita era finita. Era quello che le ripetevano i medici: la sua vita era praticamente finita. Con un cancro al seno al IV stadio, l’unico esito possibile è la morte. In una situazione come questa, la crisi è enorme, gigantesca, il pericolo è ancora più rilevante, ma ci sono comunque delle opportunità. È stato un momento interessante, perché il medico le aveva detto che non potevano offrirle alcun aiuto; allora mi sono chiesto cosa potessi fare io. Una delle cose che ho imparato nel corso dei miei studi con Milton Erickson è essere sempre curioso rispetto a ciò che è possibile. Quindi, ho pensato di cercare di capire cosa fosse possibile fare, e ho chiesto a mia madre cosa volesse.
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Lei, inizialmente mi ha risposto che si trattava di una domanda inutile, perché non aveva un futuro davanti a sé. “Che differenza c’è se voglio qualcosa oppure no?”. Allora una delle domande è diventata: come vorresti vivere il tempo che ti rimane, indipendentemente dal raggiungere o meno un obiettivo? Quale tipo di vita vorresti vivere? Iniziare a rispondere a questa domanda ci ha portato a conversazioni molto interessanti. Ha iniziato a parlare delle cose che avrebbe sempre voluto fare: per esempio, viaggiare, cantare e recitare. Ed era molto interessane osservare che si trattava di cose molto diverse rispetto alla sua vita precedente. È emerso che quello che aveva fatto fino a quel momento, essere madre e lavorare come infermiera, non aveva a che fare con quello che avrebbe genuinamente desiderato fare. E questo è uno dei doni della crisi: ti obbliga a fermarti a pensare cosa vuoi veramente. Nel caso di mia madre, è stato molto interessante perché ha potuto riflettere su come fare a portare nella propria vita un po’ di più di ciò che desiderava realmente. È a questo punto che otteniamo la transizione e la trasformazione. Mia madre ha iniziato a fare le cose in maniera diversa. In pratica, ha lasciato il lavoro come infer-
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miera, perché voleva esplorare altre direzioni. Ha iniziato a frequentare corsi di canto e recitazione. E, mentre lo faceva, dentro di lei ha iniziato a verificarsi una trasformazione: è diventata una persona nuova, una persona diversa. I medici si aspettavano che potesse vivere al massimo altri sei mesi. Bene, in realtà quello che è successo è che c’è stato un miglioramento notevole delle sue condizioni, e ha vissuto per altri diciotto anni. In pratica, è guarita dal cancro. E, sai, penso che sia affascinante perché quando ha avuto questo cancro per la prima volta, questa recidiva del cancro, è stata la cosa peggiore che le fosse mai successa in vita sua, giusto? È stata la cosa peggiore che le sia mai capitata anni dopo. Si guardava indietro e diceva che era la cosa migliore che mi fosse mai capitata. Tutto questo è estremamente affascinante, perché quando le hanno diagnosticato il secondo cancro, sembrava la cosa peggiore che potesse capitarle. E invece la cosa peggiore che le sia mai capitata si è trasformata nella migliore. Ciò dipende dal modo in cui ti relazioni con questa esperienza, con questo evento, dal modo in cui la abbracci, la accogli. Anni dopo, ricordo che mia madre diceva: “Sono stata fortunata. Ho vissuto due vite. La maggior parte delle persone
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vive una vita sola, ma io ne ho avute due. Una prima della recidiva del cancro e l’altra dopo la recidiva. E la mia seconda vita è stata molto migliore della prima”. Mi ricordo che tornavo a casa, in California, dopo essere stato in viaggio in Europa, e vedevo mia mamma nelle pubblicità o intervistata in televisione. Nella sua seconda vita, mia madre ha potuto fare tutto quello che aveva sempre desiderato. Quindi questo è ciò che intendo quando dico che una crisi può effettivamente portare alla trasformazione. Il caso di mia madre è solo un esempio nell’ambito della salute fisica, ma possiamo trovarne in molti ambiti diversi. La chiave è: come gestiamo quel momento di crisi? Come troviamo l’opportunità di trasformarci? Ed è proprio di questo che vorrei parlare con voi ora. Questa piramide [inserire un’immagine della piramide di Dilts; per esempio, si può prenderla dal volume Imprenditori next generation, a p. 37] rappresenta una mappa che utilizzo quando lavoro con un individuo, un team o un’azienda. Alla base della piramide, c’è l’ambiente (dove e quando). Cosa intendo per ambiente? Il mondo esterno concreto, in cui viviamo. Se volgiamo possiamo dire che è il mondo concreto, dal punto di vista fisico e temporale. Spesso, il cambia-
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mento avviene e si concretizza in questa realtà concreta del presente. Ora, per creare qualcosa in questa realtà, nella realtà concreta dell’ambiente, dobbiamo agire, fare qualcosa. Il secondo livello è il comportamento (cosa): se voglio fare qualcosa nell’ambiente, devo agire, devo fare qualcosa di fisico: ciò implica un comportamento. Il modo in cui reagisci in un ambiente determina ciò che accadrà. Due persone possono trovarsi nello stesso identico ambiente e avere due risultati completamente diversi sulla base di comportamenti diversi. Ovviamente, ciò che facciamo concretamente genera la differenza. Ora, ecco dove inizia a diventare interessante. Per fare qualcosa, dobbiamo avere determinate capacità, delle capacità. Queste capacità non sono nell’ambiente e non sono comportamenti, sono nelle nostre mappe del mondo. È in questo ambito che agisce la PNL. Per esempio, la mia capacità di parlare una lingua non ha a che fare con l’atto di parlare la lingua, ma ha a che fare con delle competenze, delle abilità; ma per agire dobbiamo avere anche di un’intelligenza emotiva. Abbiamo bisogno di un’intelligenza emotiva e di un’intelligenza cognitiva che determinano come reagisco a un pericolo, a un rischio o a un’opportunità. Quin-
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di ciò rappresenta il come: come faccio a sapere cosa fare in caso di crisi? Come faccio a sapere cosa fare per trasformare la mia vita? Poi c’è un livello ancora più profondo, il livello del perché, che ha a che fare con il mondo dei miei valori e delle mie convinzioni. Posso sapere come fare qualcosa, ma se non so perché farlo, se non credo sia importante, se non credo che funzionerà, non proverò nemmeno a farlo. Quindi possiamo dire che le nostre convinzioni siano di un livello ancora superiore. Se prendiamo l’esempio di mia madre, quando ha avuto il cancro la prima volta, ha pensato solo che fosse pericoloso e che fosse necessario sbarazzarsene; il come, il cosa, il dove e il quando hanno seguito tutti quella convinzione. Possiamo dire che la convinzione è come una porta che apre o chiude a una possibilità. Le convinzioni fanno parte della nostra mappa interiore del mondo, ma sono diverse dalla nostra capacità di comprendere a livello cognitivo, che rappresenta il come.Le convinzioni sono il perché. Dopo il perché abbiamo il chi, dove la trasformazione diventa davvero molto profonda. Chi sono? Questo ha a che fare con il mio ruolo, ma anche con la mia missione, il mio scopo. Quando dico di credere in qualcosa, c’è un io che crede
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che è diverso dalla convinzione. Quindi questo senso di identità, chi sono io, determina ciò che è importante per me e anche le mie abilità e capacità. Le capacità che utilizzo poi determinano il modo in cui agisco, il mio comportamento. Diciamo che questi livelli superiori hanno a che fare con la mentalità: se vuoi avere un comportamento di successo, devi avere una mentalità, un mindset, di successo. Attualmente sto lavorando, nella Silicon Valley, con un gruppo di mastermind. Un gruppo mastermind è un gruppo di persone che lavorano insieme per creare una sorta di intelligenza collettiva. Il mio gruppo mastermind è composto da persone che hanno già molto successo. Per esempio, una delle persone che appartiene al gruppo di mastermind è il co-creatore di Siri, la funzionalità dell’iPhone che ti capisce e ti risponde quando gli parli. Un altro membro del gruppo è uno dei fondatori di Google X. Google X è la divisione che si occupa di tutti i principali sviluppi tecnologici, come l’auto a guida autonoma e gli occhiali Google. Un altro membro del mio gruppo magari lo conoscete di fama: si tratta di John Gray, l’autore di un libro molto famoso, Gli uomini vengono da Marte, le donne vengono da Venere, che ha venduto 50 milioni
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