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Grosso guaio a Cinecittà World

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LeggerMENTE

Invito alla lettura

I Focus di approfondimento sui generi e i mestieri del cinema forniranno ai ragazzi gli strumenti base per comprendere meglio e analizzare un’opera cinematografica e il suo linguaggio.

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www.leggermente.info Questo volume sprovvisto del talloncino a fianco è da considerarsi campione gratuito fuori commercio.

€ 8,80

GROSSO GUAIO A CINECITTÀ WORLD

Attraverso le vicende del protagonista, che richiamano alla memoria storie come quelle di “Una notte al museo” e “Jumanji”, conosceremo più da vicino il mondo del cinema che fa da sfondo alla narrazione.

Manlio Castagna

Grosso Guaio a Cinecittà World è un romanzo avventuroso e fantastico ambientato in un luogo reale, il parco a tema cinematografico di Roma: Cinecittà World. L’autore allestisce “una giostra di parole” che coinvolgerà i lettori in eventi dal ritmo travolgente, dove un tredicenne ironico e curioso – Guido Anselmo – si troverà a vivere le atmosfere di un sogno (o un incubo) ad occhi aperti.

Manlio Castagna ORA E POI

LeggerMENTE è la collana di narrativa per la scuola secondaria. Il suo obiettivo principale è offrire ai ragazzi libri classici o inediti, storie di attualità o di fantasia, per riscoprire pagina dopo pagina il piacere della lettura.

ORA E POI

CINEMA AVVENTURA


La collana è rivolta ai ragazzi che si accostano per la prima volta alla filosofia. Una disciplina che insegna a pensare con la propria testa e a porsi in maniera critica nei confronti di ciò che si studia e apprende. Attraverso il racconto delle vite dei filosofi, i giovani lettori conosceranno le origini del pensiero e affronteranno in maniera divertente i grandi temi che l’uomo si è sempre posto durante il suo cammino di scoperta del mondo.

Gli inventori del Pensiero

Gli inventori del Pensiero

Armando Massarenti

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Questo volume sprovvisto del talloncino a fianco è da considerarsi campione gratuito fuori commercio.

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Armando Massarenti, filosofo e giornalista, oltre a occuparsi per i bambini degli “Inventori del pensiero”, ha scritto tanti libri, C’era un tra cui Il lancio del nano, Istruzioni per rendersi felici e Metti l’amore Si chia a volta un bambi mava sopra ogni cosa. no F

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Gli inv entori de

Per capire come la pensava Socrate, il grande filosofo vissuto ad Atene tra il 470 e il 399 a.C., bisogna capire che tipo fosse. Bello non era e si lavava anche poco, ma soprattutto, per tutta la sua lunga vita, non ha mai smesso di fare domande mettendo in difficoltà le persone che incontrava. Era insomma un “rompiscatole” e questo gli costò molto caro. In realtà era un grande, simpatico, a tratti adorabile rompiscatole, perché le sue domande, per quanto fastidiose, avevano un unico scopo: quello di scoprire qual è il bene per sé e per tutti gli uomini.

Gli inventori del Pensiero

Filosofica

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Manlio Castagna


Manlio Castagna Grosso guaio a Cinecittà World Attività didattiche di Moreno Giannattasio Responsabile editoriale: Beatrice Loreti Art director: Marco Mercatali Responsabile di produzione: Francesco Capitano Redazione: Carla Quattrini Progetto grafico: Sergio Elisei Impaginazione: Gap Comunicazione Illustrazioni: Giulia Tomai Foto: Shutterstock, Archivio Eli-La Spiga Edizioni, Cinecittà World spa Copertina: Adami Design © 2020 Eli – La Spiga Edizioni Via Brecce, 100 – Loreto info@elilaspigaedizioni.it www.elilaspigaedizioni.it Stampato in Italia presso Tecnostampa - Pigini Group Printing Division - Loreto - Trevi 20.83.011.0 ISBN 978-88-468-4036-3 Le fotocopie non autorizzate sono illegali. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale così come la sua trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.


Nota introduttiva Cari lettori, innanzitutto grazie per avermi prestato i vostri occhi. Prometto di restituirveli all’ultima pagina! La mia speranza è che arrivati alla parola FINE siate stati contenti di avere incontrato le mie parole, i miei personaggi e le loro vicende. Non posso che augurarvi di fare un bel viaggio dentro questo romanzo. Un libro, infatti, dovrebbe essere sempre questo: un buon compagno di percorso, uno di quelli con cui è piacevole ridere, riflettere, piangere (perché no!) o semplicemente passare del tempo insieme, sognando nuovi mondi. Grosso Guaio a Cinecittà World è un libro che vuole prendervi per mano e farvi vivere un’avventura che somigli a un sogno (a volte a un incubo) ad occhi aperti. Io mi sono divertito immensamente a scriverlo, perché ho potuto mettere insieme due delle mie passioni più brucianti: il cinema e il raccontare storie. Storie, tra l’altro, ambientate in un luogo allo stesso tempo fantastico e reale, perché Cinecittà World esiste ed ha una magia che è stato piacevole narrare. Mi piacerebbe che vi divertiate altrettanto, salendo su questa specie di giostra di parole. Non voglio rovinarvi la sorpresa, quindi starò alla larga dagli spoiler, ma voglio riportare una frase che a un certo punto del romanzo il padre del protagonista, Guido, consegna al figlio: «Vivi Guido e divertiti. Osa, non avere paura mai. Che la paura si prende tutto se le dai modo di allungare le mani.» Ecco, questo è il messaggio nella bottiglia che affido alle acque di queste pagine. Questo è il mio più grande augurio per voi, carissimi ragazzi. Buon viaggio! Manlio 3


Sommario

Nota introduttiva................................................................................. 3 1 Un certo Emile Ducrau era stato pugnalato................................. 6 2 E di lui non si seppe più nulla....................................................... 14 3 Grosse mani che sembrano fatte apposta per agguantare...... 22 4 A capofitto dentro ogni promessa di brivido............................ 29 5 Inferno è il suo nome..................................................................... 37 6 Fate attenzione all’uomo con la cicatrice................................... 47 7 È troppo tardi per essere buoni.................................................... 58 8 Big Moroz che poi era tutt’altro che Big..................................... 67 9 Sarà l’inizio della grande risurrezione delle ombre.................. 78 10 Quando non conosci la direzione l’unica bussola è l’istinto..... 88 11 È il mare che ci sta avvolgendo................................................... 94 12 L’uccello del malaugurio aveva ragione.................................. 106 13 La discesa sarà molto più rischiosa della salita..................... 116

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14 Lo scherzo deve mordere come un agnello........................... 124 15 Quello che conta sta in mezzo.................................................. 134 16 Ecco perché siamo qui, per suonare le sue note................... 142 17 Non s’invecchia in un’ora e mezza........................................... 149 18 Qui si fabbricano sogni.............................................................. 156 19 Sankta fajro lumo........................................................................ 168 20 Fu questo il nostro abbraccio................................................... 177

Focus Dentro al romanzo.................................................................. 188 I generi cinematrografici....................................................... 195 I mestieri del cinema.............................................................. 202 Attività didattiche.................................................................... 208

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Capitolo 1

Un certo Emile Ducrau era stato pugnalato 1.

Il ventinove aprile non andai a scuola. E fu l’inizio di tutto. Restai fermo per qualche minuto per far evaporare il sonno. Guardando l’orologio del mio cellulare mi resi conto che dovevo sbrigarmi se volevo arrivare a scuola in orario. Il fatto è che non avevo nessuna voglia di andarci. Mia madre era al lavoro. Toccava a mio padre occuparsi di me. E questo significava che potevo fare tutto ciò che desideravo. Da qualche mese la sua vita era diventata entusiasmante come quella di una spugna marina attaccata nel fondale oceanico. Era stato licenziato a gennaio e gradualmente, giorno dopo giorno, si era adagiato negli abissi del letto. Ormai vegetava nello spazio sottovuoto delle lenzuola. Mamma diceva che bisognava capirlo. Era depresso. All’inizio non capivo cosa significasse, ma a furia di vedere la gioia di vivere sgocciolare via da lui, me ne ero fatto un’idea. In un compito in classe d’italiano avevo perfino provato a spiegarlo: La depressione è quando non hai nemmeno la forza di alzarti dal letto perché tutto ti fa schifo. Quando preferisci il buio alla luce. Il silenzio al suono. Quando una pizza finisce per avere lo stesso sapore di una purea di broccoli. La prof di italiano mi diceva sempre che se solo fossi stato meno pigro avrei potuto scrivere compiti in classe almeno passabili.

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Capitolo 1

“Sono così corti che i tuoi non sono temi; sono messaggi di Whatsapp”. Intanto papà aveva dimenticato di svegliarmi. E io ero in ritardo. “Oggi non vado a scuola”, pensai semplicemente e mi sentii subito meglio. Mi vestii con le prime cose che trovai sparse sul pavimento. La t-shirt arancio con la scritta Game Over era impregnata di un vago puzzo di sudore. D’altra parte, avevo tredici anni, ero un maschio e non avevo una ragazza con cui uscire: l’igiene era agli ultimi posti della mia scala delle preoccupazioni. La indossai senza pensarci due volte assieme a dei jeans su cui c’erano macchie risalenti al paleolitico. Infilai al volo le scarpe così ammortizzate da sconfiggere la legge di gravità e mi avviai verso la camera dei miei. Papà guardava la tv. Ipnotizzato. Sopra di lui il crocifisso dorato sembrava raccogliere su di sé tutta la luce della stanza. Fissai il piccolo Gesù inchiodato e addolorato, ma lui non mi restituì lo sguardo. Mi sentii completamente ignorato. E ne fui felice. «Pa’ vado a scuola» mentii con la solita facilità. «Ok. Divertiti» rispose con una voce da zombie. «Sì… penso di dar fuoco ai registri di classe, oggi.» «Ok, comportati bene.» Fine del dialogo. Parlargli voleva dire buttare le parole dentro una palude di catrame. Gli lanciai un’altra occhiata, più frustrato che dispiaciuto. Chissà dove era finito mio padre? Quello vero intendo (non la spugna di mare che aveva preso il suo posto).

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Grosso guaio a Cinecittà World

2.

Avevo sviluppato una passione bizzarra a quei tempi. Forse non si può definire proprio una passione, ma non saprei come altro chiamarla. Andavo alla ricerca di libri, romanzi gialli nello specifico. Li cercavo con cura nelle librerie o meglio ancora nei mercatini. Credo di poter dire di essere un esperto del genere. Però non li leggevo, al massimo li sfogliavo. Una volta scelto il titolo giusto, stavo bene attento a non farmi notare da nessuno. Trovavo un angolo appartato. E lì compivo il mio piccolo atto rivoluzionario. O semplicemente realizzavo il mio scherzo, tanto divertente (per me) quanto crudele (per gli altri). Strappavo le ultime due pagine del libro. Un taglio netto. Un suono deciso, acuto, corposo: il grido di dolore della carta. Immaginavo la faccia del lettore sconosciuto che si gustava tutta la storia per arrivare alla soluzione finale. La fatica di aver seguito tutte le indagini per trovare finalmente il colpevole. L’ansia di correre verso le ultime parole per scoprire chi si nascondesse dietro il mistero. Poi… Zac! Niente finale. Niente colpevole. Niente svelamento del mistero. Ridevo dentro di me come il cattivo di un film di Batman. Lo so: non è qualcosa di cui vantarsi. Ecco perché lo tenevo per me. Era il mio piccolo segreto, il mio lato oscuro. Tutti noi dovremmo coltivarne uno. Quella mattina, uscito dal mio palazzo, invece di dirigermi a destra verso la scuola, presi la direzione opposta. L’aria fresca della primavera era carica dei canti di uccelli 8


Capitolo 1

invisibili. Non mi prendevo nemmeno la briga di alzare la testa per vedere le loro danze aeree. Fissavo le mie scarpe da ginnastica, invece, cercando di non incrociare gli sguardi delle persone. Un ragazzino con lo zaino sulle spalle per strada al mattino, dopo le otto e mezza, è sospetto.

3.

Era lunedì, sapevo che doveva esserci un mercatino dell’usato dall’altra parte del fiume così mi avviai percorrendo i vicoli stretti e desolati. Volevo a tutti i costi incrociare meno gente possibile. La prudenza non è mai troppa, quando la missione è marinare la scuola. Speravo ci fosse la bancarella del vecchio don Girolamo, zeppa di libri di ogni tipo. Usati per lo più, tirati fuori da chissà quali magazzini o soffitte polverose. Avrei trovato quello che cercavo, aveva tutta una parte dedicata ai romanzi polizieschi e gialli. Manna dal cielo per uno strappatore seriale come me. Quando arrivai, il mercatino sonnecchiava. La folla (quella vera da togliere l’aria) ci avrebbe raggiunti più tardi. Intanto si era alzato un vento improvviso, di quelli che sgorgano direttamente dal suolo, che si divertono a scombinare le carte e gonfiano i sacchetti abbandonati in terra rendendoli simili a fragili meduse volanti. Sembrava attraversarmi il corpo. Per un attimo ebbi il desiderio di essere trasportato anche io in aria. Fu un pensiero momentaneo che scomparve alla vista della bancarella di Don Girolamo. Lo chiamavano tutti così, con un nome da prete. Non lo era, però. Era un signore decisamente anziano che se ne stava sempre seduto accanto ai suoi libri. Con un grosso cappello di paglia in testa, occhiali da sole e calzoni corti portati a dispetto di qualsiasi stagione. 9


Grosso guaio a Cinecittà World

«Niente scuola, Guido?» La sua voce crepitava (forse per le troppe sigarette fumate); l’accento napoletano faceva sembrare canzoni le sue domande. «Buongiorno don Girolamo. No, ieri c’è stata un’infestazione e ci hanno dato due giorni di vacanza.» «Infestazione? Di cosa? Topi?» «No, insetti. Tipo cimici con la maglietta del Milan. Ha capito quali intendo? Con il dorso rosso e nero a strisce.» A volte mi meravigliavo da solo. Avevo una capacità di sparare bugie a raffica che rasentava la perfezione. Mi veniva facile. La verità è che mi è sempre piaciuto raccontar balle. La vita è piatta e insapore se non c’è un po’ di fantasia, come le sogliole bollite che ho sempre detestato. «Ho capito» disse lui con lo sguardo già lontano, oltre me. Chissà a cosa pensava. Scrollai le spalle e ne approfittai per dare un’occhiata tra i libri, indisturbato.

4.

La chiusa n. 1 di George Simenon. Ecco la mia vittima. Lo scrittore francese era una sicurezza. I suoi libri andavano a ruba, lo sapevo per esperienza e perché me lo aveva detto Don Girolamo. Non avevo dubbi che molto presto qualcuno ci avrebbe messo le mani sopra. Copertina gialla, bande rosse sui lati, l’illustrazione in un cerchio di un uomo anziano che sembra stia annegando. Era il volume giusto. Feci attenzione a non essere notato da Don Girolamo. Con gli occhiali da sole era più difficile capire la direzione del suo sguardo. 10


Capitolo 1

Diedi una scorsa veloce alle pagine: mi piaceva assaggiare e conoscere un po’ meglio le mie “vittime”, i libri che avrei profanato. Un certo Emile Ducrau era stato pugnalato. Poi c’era il solito commissario Maigret (conoscevo bene il protagonista, lo avevo incrociato spesso nelle mie scorribande spezzastorie), Aline, Gassin e così via. Finalmente mi sentii al sicuro, Don Girolamo non badava a me. Attesi il tempo di un battito di cuore più sonoro. La pelle delle mie dita frizzava. Strappai le due pagine finali. Un colpo secco, calibrato con cura. Misi in tasca i fogli amputati. “Mio caro lettore, che bella sorpresa ti aspetterà alla fine della lettura. Non saprai mai chi ha affondato la lama nelle spalle del signor Ducrau” pensai con soddisfazione. Poi avvenne qualcosa. Tra i tanti volumi sparpagliati sul banco, uno agguantò la mia attenzione. Il vento che avevo sentito arrivando al mercatino aveva preso a girare le pagine di un libro. Solo di quello specifico libro, neanche ci fossero dita invisibili a sfogliarlo. Fu una mia impressione, ne sono certo: sembrava che si levasse un sussurro dalle sue pagine. Abbandonai La chiusa n. 1 al suo destino, lasciandolo in bella mostra sopra agli altri libri e afferrai il volume che mi stava chiamando. Sulla copertina rilegata in cuoio nerissimo spiccava il titolo. Aveva caratteri bianchi e in rilievo, lucidi.

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Grosso guaio a Cinecittà World

KLAUS VOYNIK Il regista più misterioso e maledetto del Mondo Più in basso, l’illustrazione di una fiamma così rossa e vivida che mi spaventò l’idea di toccarla. Temevo potesse bruciarmi. Nessun nome dell’autore, solo l’editore: SOAT – Spook on a tree. Non lo nego: ne ero attratto, qualcosa mi ricordava una promessa di avventura. Era la storia di un regista, e il cinema era la mia ossessione… Don Girolamo me lo lasciò per tre euro. Un regalo praticamente. Mentre andavo via, il vecchio ambulante mi trafisse con una frase che neanche la pugnalata nella schiena di Emile Ducrau. «Guido, ricordati: si mente solo quando si ha paura; ma ogni volta che diciamo una bugia, ciò che temiamo diventa più forte.» Pausa. Mi voltai verso di lui. «Stammi bene» concluse. Risposi con un sorriso da ebete, la mia specialità. Dopo qualche passo smisi di pensare alle sue parole. Ero elettrizzato all’idea di leggere il libro. Non potevo aspettare di tornare a casa, tanto più che, prima di tutto, non potevo nemmeno rientrare subito. Anche se mio padre non ci avrebbe fatto caso, avevo comunque marinato la scuola ed era più sicuro rincasare a un orario decente. Così me ne andai in un piccolo parco non lontano, scelsi una panchina seminascosta da una siepe e mi misi a sfogliare il libro su Voynik, il regista più maledetto del Mondo. Avrei fatto meglio a non farlo, visto ciò che scatenò. O forse dovrei esserne grato. Perché fu così che vissi la più incredibile avventura dei primi tredici anni della mia vita. 12


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