Mihály Csíkszentmihályi
CREATIVITÀ Il flow e la psicologia della scoperta e dell’invenzione Traduzione di Massimo Simone e Raffaella Voi
Creatività [STAMPA].indd 3
05/01/23 15:38
Dello stesso autore: Flow Buon business
Titolo originale: Creativity. The Psichology of Discovery and Invention Copyright © 1997 by Mihály Csíkszentmihályi All rights reserved. Copyright © 2022 Roi Edizioni s.r.l. Galleria del Commercio 6, 62100 Macerata Via Giacomo Leopardi 19, 20123 Milano email: info@roiedizioni.it Design copertina: Margherita La Noce Immagine copertina: Denamorado/Freepik.com Prima edizione gennaio 2023 isbn 978-88-3620-138-9
Creatività [STAMPA].indd 4
05/01/23 15:38
INDICE
7 Ringraziamenti 9 1. La preparazione della scena Parte i Il processo creativo 35 2. Dov’è la creatività? 69 3. La personalità creativa 99 4. Il lavoro della creatività 135 5. Il flusso della creatività 159 6. Ambienti creativi Parte ii Le vite 185 7. I primi anni 225 8. Gli anni successivi 259 9. L’invecchiamento creativo Parte iii I domini della creatività 287 10. Il dominio della parola 321 11. Il dominio della vita 353 12. Il dominio del futuro 385 13. La creazione della cultura 419 14. Il miglioramento della creatività personale
Creatività [STAMPA].indd 5
05/01/23 15:38
455 471 475 497
Appendice a. Biografie degli intervistati Appendice b. Protocollo dell’intervista utilizzata nello studio Note Bibliografia
Creatività [STAMPA].indd 6
05/01/23 15:38
RINGRAZIAMENTI
L’idea che ha portato alla pubblicazione di questo volume è emersa da una conversazione con Larry Cremin, allora presidente della Spencer Foundation. Abbiamo convenuto che sarebbe stato importante studiare la creatività alla stregua di un processo che si dispiega nel corso della vita, e ci siamo resi conto che non esistevano studi sistematici sugli individui creativi. Con la sua abituale lungimiranza, la Spencer Foundation ha poi finanziato un progetto di ricerca della durata di quattro anni, affinché si potesse colmare questa lacuna nella nostra comprensione. Senza questo generoso contributo il faticoso compito di raccogliere, trascrivere e analizzare le lunghe interviste sarebbe stato impossibile. Gli altri contributi essenziali, senza i quali questo testo non avrebbe potuto essere scritto, sono rappresentati dalle interviste rilasciate da novantuno persone, e compongono la maggior parte del volume. Si tratta di persone estremamente impegnate, il cui tempo ha un valore letteralmente inestimabile; perciò, a loro va la mia più profonda gratitudine per la disponibilità dimostrata nel corso di queste lunghe interviste. È davvero difficile esprimere adeguatamente tutta la mia riconoscenza per l’aiuto che mi hanno offerto; posso solo sperare che considerino che i risultati ottenuti valgano il loro tempo. Un certo numero di dottorandi ha contribuito, spesso in modo creativo, alla realizzazione di questo progetto. Molti hanno scritto intorno a questo studio, o sono stati coautori di articoli pubblicati in riviste specializzate. Particolarmente importanti sono stati i contributi di quattro dei miei studenti che sono stati coinvolti sin dal suo inizio, e che poi hanno conseguito il dottorato: Kevin Rathunde, Keith Sawyer, Jeanne Nakamura e Carol Mockros. Gli altri studenti
Creatività [STAMPA].indd 7
05/01/23 15:38
8
CREATIVITÀ
che si sono attivamente impegnati sono nominati nell’elenco degli intervistatori, nell’Appendice A, che descrive anche il campione su cui è stato compiuto lo studio. Mentre raccoglievamo e analizzavamo i dati, ho avuto molte opportunità di confronto con colleghi e studiosi che si occupano, in modo specialistico, della creatività. Devo menzionare almeno Howard Gardner, David Feldman, Howard Gruber, Istvan Magyari-Beck, Vera John-Steiner, Dean Simonton, Robert Sternberg e Mark Runco, ma intendo ringraziare anche tutti coloro che hanno contribuito, consapevolmente o meno, allo sviluppo delle idee che presento in questo volume. Diversi colleghi mi hanno aiutato durante la revisione delle prime bozze del manoscritto. Mi fa particolarmente piacere riconoscere un ruolo, sia per quanto riguarda l’ispirazione sia per le critiche, al mio vecchio amico Howard Gardner, della Harvard University. Come al solito, i suoi commenti sono stati estremamente pertinenti. William Damon, della Brown University, mi ha offerto diverse ottime indicazioni, che hanno favorito la riorganizzazione del contenuto del volume. Benö Csapó, dell’Università di Szeged, in Ungheria, ha aggiunto a questo lavoro una prospettiva culturale diversa. Tre capitoli del libro sono stati redatti mentre ero ospite della Rockefeller Foundation, presso il suo Italian Center a Bellagio. Ho scritto il resto del testo mentre ero borsista al Center for Advanced Studies in the Behavioral Sciences di Palo Alto, con il supporto della sovvenzione n. 8900078 della John D. e Catherine T. MacArthur Foundation e di quella n. sbr-9022192 della National Science Foundation. Sono grato a queste organizzazioni perché mi hanno concesso di concentrarmi sul manoscritto, evitandomi le solite interruzioni, e permettendomi di frequentare ambienti tanto prestigiosi. Nelle ultime fasi del lavoro, Isabella Selega, che mi ha fatto la grazia di sposarmi una trentina di anni fa, ha curato la redazione del manoscritto e molti altri importanti dettagli. Aveva fatto lo stesso quando ho scritto la mia tesi di dottorato, nel 1965, sul medesimo argomento. È difficile per me descrivere con precisione quanto di tutto ciò che ho realizzato, nel corso degli anni successivi, io debba al suo amorevole, anche se critico, contributo. Nessuna delle carenze di questo libro dovrebbe essere attribuita ad alcuna delle persone che ho menzionato qui. La responsabilità di limiti e lacune ricade solo su di me. Invece, per tutto ciò che c’è di buono nel testo, intendo ringraziare profondamente queste persone.
Creatività [STAMPA].indd 8
05/01/23 15:38
1.
LA PREPARAZIONE DELLA SCENA
Questo libro1 è dedicato alla creatività e si basa sulle storie di alcuni individui a noi contemporanei che la conoscono in prima persona. Il volume si apre con una descrizione della creatività, per poi prendere in considerazione il modo in cui le persone creative vivono e lavorano. Infine, dà alcune indicazioni su come rendere la vostra vita più vicina a quella degli esempi presi in esame. In queste pagine, non propongo soluzioni semplici, e alcune idee sono pressoché inedite. La vera storia della creatività è più complessa e curiosa rispetto a quanto riportato da molti resoconti eccessivamente ottimistici. Anzitutto, come cercherò di mostrare, un prodotto o un’idea che meriti di essere considerata “creativa” nasce dalla sinergia di molte fonti, non dalla mente di una singola persona. È più facile favorire la creatività modificando le condizioni ambientali piuttosto che cercare di far pensare le persone in modo più creativo. Una realizzazione autenticamente creativa non è quasi mai l’esito di un insight improvviso, di una lampadina che si accende nell’oscurità, ma si compie dopo anni di duro lavoro. Nelle nostre vite, la creatività rappresenta una fonte centrale di significato, per diversi motivi. Qui voglio fare riferimento soltanto ai due principali. Primo, la maggior parte delle cose interessanti, importanti e squisitamente umane è il risultato della creatività. Condividiamo il 98 per cento del nostro patrimonio genetico con gli scimpanzé.2 Ciò che ci rende diversi – il nostro linguaggio, i nostri valori, l’espressione artistica, la comprensione scientifica e la tecnologia – è il risultato dell’ingegnosità di alcuni individui, che è stata riconosciuta, premiata e poi trasmessa per mezzo dell’apprendimento. Senza considerare la creatività, sarebbe davvero difficile distinguere l’uomo dalle scimmie.
Creatività [STAMPA].indd 9
05/01/23 15:38
10
CREATIVITÀ
Il secondo motivo per cui la creatività ci pare tanto affascinante è che quando la manifestiamo percepiamo di vivere più pienamente. L’eccitazione dell’artista davanti al cavalletto, o dello scienziato nel suo laboratorio, si avvicina alla rappresentazione di quella realizzazione ideale che tutti speriamo di esperire nel corso della vita, anche se si tratta di un evento che si verifica raramente. Forse solo il sesso, lo sport, la musica e l’estasi religiosa, anche quando queste esperienze si dimostrano fugaci e non lasciano traccia, ci offrono la possibilità di accedere a una dimensione altrettanto profonda; ovvero, alla percezione di far parte di un’entità che trascende noi stessi. Tuttavia, la creatività produce anche un risultato che va ad aggiungersi alla ricchezza e alla complessità del futuro. Un brano tratto da una delle interviste su cui si basa questo libro può offrire un’idea concreta della gioia implicita nell’impresa creativa, nonché dei rischi e delle difficoltà a cui essa ci espone. L’intervistata è Vera Rubin, un’astronoma che ha notevolmente contribuito all’incremento della nostra conoscenza in merito alla dinamica delle galassie. Rubin descrive la sua recente scoperta, il fatto che le stelle appartenenti a una galassia non ruotano tutte nella stessa direzione, poiché le orbite possono essere percorse in senso orario o antiorario sullo stesso piano galattico. Come accade nel caso di molte scoperte, anche questa non era affatto prevedibile. Effettivamente, fu il risultato di un’osservazione accidentale di due immagini della stessa galassia, prodotte impiegando la spettroscopia astronomica e ottenute a un anno di distanza l’una dall’altra. Confrontando le deboli linee spettrali che indicavano le posizioni delle stelle nelle due diverse immagini, Rubin notò che, in quell’intervallo di tempo, alcune si erano mosse in una direzione, mentre altre avevano compiuto un transito in quella opposta. Rubin ebbe la fortuna di essere la prima, tra una coorte di astronomi, ad avere accesso a delle analisi spettrali tanto chiare di galassie vicine: pochi anni prima, quei dettagli non sarebbero stati visibili. Nondimeno, poté sfruttare quella stessa fortuna perché per anni si era interessata ai piccoli dettagli che riguardavano i movimenti delle stelle. La scoperta fu possibile grazie al fatto che Rubin si era interessata alle galassie di per sé, non perché volesse dimostrare una teoria o “farsi un nome”. Ecco la sua storia: Ci vuole molto coraggio per fare la ricercatrice. Non sto scherzando. Intendo dire: investi un’enorme quantità della tua vita, del tuo tem-
Creatività [STAMPA].indd 10
05/01/23 15:38
LA PREPARAZIONE DELLA SCENA
11
po, tutta te stessa, e potresti finire per non ottenere alcunché. Potresti passare cinque anni dedicandoti a un problema, per poi scoprire che si tratta di una questione mal posta, ancor prima di poter arrivare a trarre le tue conclusioni. Oppure, qualcuno potrebbe fare una scoperta diversa, proprio mentre stai completando il tuo lavoro, che potrebbe rivelare che quel che hai pensato è del tutto sbagliato. Si tratta di una possibilità molto reale. Francamente, credo di essere stata fortunata. Ho intrapreso questa [carriera] inizialmente pensando che il mio ruolo di astronoma, di osservatrice, riguardasse solo la raccolta di dati utili per la comunità degli astronomi, ma, nella maggior parte dei casi, la mia attività si è rivelata molto più ampia. Non sarei rimasta delusa se si fosse trattato di compiere solo la raccolta di quei dati. Tuttavia, le scoperte sono sempre belle. Proprio questa primavera ho scoperto una cosa incantevole, e ancora ricordo quanto è stato divertente. Insieme a uno dei miei dottorandi, un ragazzo giovane, stavo sviluppando uno studio sulle galassie nell’ammasso della Vergine. Si tratta del più grande ammasso di galassie tra quelle più vicine a noi. Ebbene, quello che ho appreso, osservando questi ammassi vicini a noi, è che, in effetti, mi sono divertita moltissimo a individuare i dettagli di ciascuna galassia. Intendo dire che mi sono maggiormente interessata ai loro [tratti individuali], semplicemente perché queste galassie sono vicine a noi… Be’, ovviamente, su scala universale. Questa è stata la prima volta che ho avuto a disposizione un grande campione di galassie, tutte abbastanza vicine da poter cogliere numerosi piccoli dettagli, sicché ho scoperto che stanno accadendo cose molto strane in prossimità del centro di molte di esse […] rotazioni molto rapide, presenza di piccoli dischi, e molti tipi di altri fenomeni interessanti: in qualche modo, mi sono concentrata su tutte queste piccole cose che, per me, erano stimolanti. Quindi, dopo averle studiate e misurate tutte, mentre stavo cercando di decidere cosa fare, perché si trattava di una quantità davvero ampia di dati importanti, mi sono resa conto che alcune di quelle osservazioni erano più interessanti di altre, per tutta una serie di motivi che non intendo approfondire qui. Così ho deciso che avrei scritto in merito a quelle osservazioni relative agli oggetti che manifestavano le proprietà fondamentalmente più interessanti (anche se, in realtà, non avevano nulla a che fare con i motivi che mi avevano indotto ad avviare il programma di ricerca). Mi sono resa conto che c’erano venti o trenta osservazioni di grande interesse, e ne ho scelte quattordici. Ho deciso di scrivere un articolo su queste quattordici galassie: hanno tutte nuclei che ruotano molto rapidamente, c’è molto gas e manifestano altre proprietà singolari.
Creatività [STAMPA].indd 11
05/01/23 15:38
12
CREATIVITÀ
Ebbene, una di quelle galassie era insolitamente interessante. Disponevo di uno spettro che avevo rilevato per la prima volta nel 1989, e poi di un altro del 1990. Quindi avevo a disposizione due spettri di questi oggetti e probabilmente non li avevo valutati attentamente fino alla fine del 1990, o nel corso del 1991. All’inizio, non capivo perché in quei rilevamenti ci fosse qualcosa di tanto interessante, ma erano diversi da qualsiasi cosa avessi mai osservato prima. Sapete, in una galassia, a spirale o a disco, quasi tutte le stelle orbitano su un piano, intorno al centro. Ebbene, alla fine ho pensato che in quella galassia alcune stelle orbitavano in una direzione, mentre altre in quella opposta. In altri termini, alcune stavano girando in senso orario e altre in senso antiorario. Tuttavia, disponevo solo di due spettri e, tra l’altro, uno dei due non mi pareva particolarmente buono; quindi ero indecisa, ci credevo poco, e ogni tanto cambiavo idea. Intendo dire, l’idea era di lavorarci da sola, ma poi consideravo che gli spettri non erano abbastanza buoni. Allora mi proponevo di mostrare gli spettri ai miei colleghi, sperando che mi potessero credere; di fatto, mi chiedevo se avrebbero visto o meno quelle due righe; infine, mi preoccupavo, pensando che il cielo stesse facendo qualcosa di “strano”. Poiché il termine per inoltrare le domande di utilizzo dei principali telescopi era già scaduto per il 1991, decisi che nella primavera del 1992 mi sarei preoccupata di rilevare un altro spettro. Tuttavia, poi mi è venuta un’idea. In effetti, c’erano alcuni dettagli molto peculiari in quello spettro, e all’improvviso… non so… ci sono voluti mesi per cercare di capire cosa stavo guardando. Vado a rifletterci nell’altra stanza. Mi siedo davanti a questo strano schermo tv, alquanto esotico, posto accanto a un computer, che mi consente di osservare con molta attenzione le immagini di questi spettri, così posso giocarci. Non so cosa sia successo, quel giorno ho semplicemente deciso che dovevo capire quale fosse la peculiarità della complessità che stavo osservando, ho fatto degli schizzi su un pezzo di carta e, all’improvviso, ho capito tutto. Non sono in grado di descrivere tutto ciò in altro modo. Era tutto perfettamente chiaro. Non so perché non avessi fatto tali considerazioni due anni prima. Poi, in primavera, mi sono organizzata per compiere delle osservazioni e ho chiesto a uno dei miei colleghi di venire a osservare il cielo insieme a me. Occasionalmente, collaboriamo a dei progetti. Abbiamo lavorato insieme tre notti. Durante le prime due non abbiamo nemmeno aperto il telescopio, la terza è stata terribile, ma abbiamo ottenuto dei dati. In fondo, su questa galassia ne avevamo abbastanza, e in qualche modo abbiamo ottenuto delle conferme. D’altra parte, non era poi nemmeno così importante, perché ormai sapevo già che era tutto a posto.
Creatività [STAMPA].indd 12
05/01/23 15:38
LA PREPARAZIONE DELLA SCENA
13
Questa è la storia di come è andata. È divertente, molto divertente, imbattersi in qualcosa di nuovo. Questa primavera ho dovuto presentare una relazione ad Harvard e, ovviamente, ho inserito anche quei dati; in effetti, due giorni dopo le mie conclusioni sono state confermate da astronomi che disponevano di altri spettri di quella galassia, ma che non li avevano [analizzati].
Questo resoconto cela anni di duro lavoro, di dubbi e di confusione. Quando tutto va bene, la fatica viene ripagata dal successo. Ci si ricorda solo dei momenti salienti: l’insaziabile curiosità; lo stupore per un mistero che sta per svelarsi; il piacere di imbattersi in una soluzione che, di fatto, rende evidente un ordine insospettato. I molti anni trascorsi nello svolgimento di noiosi calcoli sono giustificati dall’accesso a nuove conoscenze. Tuttavia, anche quando non ottengono il successo, le persone creative provano gioia per il fatto di compiere un lavoro ben eseguito. L’apprendimento fine a se stesso è gratificante, anche quando non si traduce in una scoperta di rilevanza pubblica. Come e perché tutto ciò avvenga è una delle questioni centrali che verranno indagate in questo volume.
L’evoluzione nella biologia e nella cultura Per la maggior parte del tempo, nel corso della storia umana, la crea tività è stata considerata una prerogativa di esseri superiori.3 Le religioni di tutto il mondo si fondano sui miti delle origini, nei quali si narra di una o più divinità che avrebbe plasmato la terra, le acque e i cieli. In un qualche momento, lungo il dispiegarsi di questo atto creativo, tali divinità hanno anche creato gli uomini e le donne: entità fragili, indifese, soggette all’ira di quegli stessi dei. È stato solo molto recentemente nella storia degli esseri umani che i nessi causali si sono invertiti: a un certo punto, erano gli uomini e le donne a essere considerati i creatori, e gli dei sono diventati il semplice frutto della loro immaginazione. Che tutto ciò si sia compiuto in Grecia o in Cina, circa 2500 anni fa, oppure a Firenze, due millenni dopo, non è rilevante. Il dato importante è che si sia verificato abbastanza di recente nella storia, estesa per milioni di anni, del genere umano. Quindi, abbiamo cambiato le nostre opinioni sulla relazione che intercorre tra le divinità e gli esseri umani. D’altra parte, non è così
Creatività [STAMPA].indd 13
05/01/23 15:38
14
CREATIVITÀ
difficile comprendere per quale motivo ciò sia accaduto. Quando si diffusero i primi miti sulla creazione, gli esseri umani erano davvero indifesi, alla mercé del freddo, della fame, delle belve feroci, nonché gli uni degli altri. Non avevano idea di come dar conto delle grandi forze che percepivano intorno a loro: il sorgere e il tramontare del sole, le stelle che solcavano la volta celeste, l’alternarsi delle stagioni. Lo stupore pervadeva il loro brancolare alla ricerca di un po’ di sicurezza, in quel mondo misterioso. Poi, dopo un lento esordio, con sempre maggior celerità, soprattutto negli ultimi mille anni, abbiamo iniziato a capire come funzionano gli enti e i fenomeni del mondo – dai microbi ai pianeti, dalla circolazione del sangue alle maree oceaniche –, sicché, a un certo punto, gli esseri umani non sono sembrati più così indifesi. Hanno costruito grandi macchine, le energie sono state imbrigliate, l’intera faccia della Terra trasformata in ragione delle loro abilità e dei loro appetiti. Dunque non sorprende troppo il fatto che, da quando cavalchiamo la cresta dell’onda dell’evoluzione, abbiamo riservato a noi stessi il titolo di creatori. Non è ancora chiaro se questa trasformazione aiuterà il genere umano oppure ne causerà il declino. In effetti, ci sarebbe d’aiuto renderci conto della straordinaria responsabilità associata all’assunzione di questo nuovo ruolo. Gli dei degli antichi popoli, come Shiva o Geova, erano sia costruttori sia distruttori. L’universo esiste in virtù del precario equilibrio tra la loro misericordia e la loro ira. Il mondo in cui viviamo oggi oscilla tra il bel giardino e l’arido deserto che, per i nostri impulsi contrari, finiremo per realizzare. È probabile che prevalga il deserto, qualora si ignori il potenziale di distruzione insito nella nostra “amministrazione” e, soprattutto, se continueremo ad abusare ciecamente di quei poteri che abbiamo “appena” conquistato. Sebbene nessuno sia in grado di prevedere gli eventuali esiti della creatività, del tentativo di imporre i nostri desideri alla realtà, del fatto di incarnare la principale forma di potere che decide il destino di ogni forma di vita sul pianeta, almeno possiamo cercare di identificare meglio tale forza e come funziona. Poiché il nostro futuro, nel bene e nel male, è ormai strettamente associato alla creatività degli esseri umani, l’esito sarà determinato, in gran parte, dai nostri sogni e dal nostro impegno per realizzarli. Questo volume, che contempla trent’anni di ricerca4 dedicati allo studio di come vivono e lavorano le persone creative, è un tentativo
Creatività [STAMPA].indd 14
05/01/23 15:38
LA PREPARAZIONE DELLA SCENA
15
volto a rendere più comprensibile il misterioso processo attraverso il quale uomini e donne elaborano nuove idee e realizzano nuovi oggetti. Il mio lavoro in quest’ambito mi ha convinto che la creatività non possa essere compresa osservando solamente le persone che sembrano in grado di porla in essere. Proprio come rimane inascoltato il fragore di un albero che si schianta nella foresta se nessuno è lì a percepirlo, così le idee creative svaniscono, a meno che non ci sia un pubblico disposto a recepirle, per poi registrarle e implementarle. Senza la valutazione espressa da estranei competenti, non disponiamo di alcun metodo affidabile per decidere se le affermazioni di un sedicente creativo siano valide e fondate. In questa prospettiva, la creatività scaturisce dall’interazione delle tre parti che compongono un sistema: una cultura che detiene le regole simboliche, una persona che introduce una novità in un determinato dominio simbolico, un insieme di esperti che riconosce e convalida l’effettiva innovazione. Tutte e tre le componenti sono necessarie, affinché un’idea creativa, un prodotto, o una scoperta, abbia luogo. Per esempio, nel resoconto offertoci da Vera Rubin in relazione alla sua scoperta astronomica, è impossibile immaginare l’evento senza avere accesso all’enorme quantità di informazioni sui moti celesti che viene raccolta da secoli, senza le grandi istituzioni che controllano i moderni telescopi, senza lo scetticismo critico e, in seguito, senza l’eventuale supporto espresso da altri astronomi. A mio avviso, questi non sono dettagli marginali rispetto all’originalità di un individuo, bensì le componenti essenziali del processo creativo, che si rivelano tanto importanti quanto i contributi offerti da una persona. Per questa ragione, in questo volume dedico tanta attenzione al dominio e al campo quasi quanta ne riservo alle singole persone creative. La creatività è l’equivalente culturale del processo di variazione genetica che determina l’evoluzione biologica, laddove avvengono mutazioni casuali nella biochimica dei nostri cromosomi, al di sotto della soglia della nostra coscienza. Questi cambiamenti provocano, per esempio, l’improvvisa comparsa di una nuova caratteristica somatica in un bambino e, se quel tratto rappresenta un miglioramento rispetto a ciò che esisteva in precedenza, allora avrà maggiori probabilità di essere trasmesso alla discendenza. La maggior parte dei nuovi tratti non migliora le possibilità di sopravvivenza, sicché potrebbe scomparire dopo qualche generazione. Tuttavia, questo
Creatività [STAMPA].indd 15
05/01/23 15:38