I GRANDI CLASSICI LeggerMENTE è la nuova collana di narrativa per la scuola secondaria. Il suo obiettivo principale è offrire ai ragazzi libri classici o inediti, storie di attualità o di fantasia, per riscoprire pagina dopo pagina il piacere della lettura.
SANDOKAN
Sandokan • Una storia appassionante divisa in trenta capitoli • Incontro immaginario con l’autore • Attività di comprensione ispirate alla metodologia Invalsi • Caffè letterario
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9 a ig N 21 Sp KA -3 La DO -468 N 8 SA 8-8 97
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www.elilaspigaedizioni.it Questo volume sprovvisto del talloncino a fianco è da considerarsi campione gratuito fuori commercio.
Emilio Salgari
I viaggi nell’oceano, il fumo delle battaglie navali e i pericoli della giungla sono gli ingredienti principali delle avventure di Sandokan, ambientate nei mari indonesiani, le famose acque dei pirati della Malesia. La storia prende il via con la passione di Sandokan per la pirateria e si evolve con l’amore per la principessa Marianna, la «Perla di Labuan». L’amicizia tra i compagni di lotta, la fedeltà verso un sogno di giustizia, la volontà di chi vuole conquistare e dominare con la forza, la tragedia della vendetta sono gli aspetti che spingono il lettore ad affrettarsi verso l’ultima pagina.
I GRANDI CLASSICI
Invito alla lettura
Emilio Salgari
€ 7,70
Sandokan a cura di Moreno Giannattasio
I I pirati di Mompracem La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili pirati, situata nel mare della Malesia1, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo2. Nel cielo, spinte da un vento irresistibile, correvano come cavalli sbrigliati, e mescolandosi confusamente, nere masse di vapori, le quali, di quando in quando, lasciavano cadere sulle cupe foreste dell’isola furiosi acquazzoni; sul mare, sollevato dal vento, s’urtavano disordinatamente e s’infrangevano furiosamente enormi onde, confondendo i loro muggiti con gli scoppi ora brevi e secchi ed ora interminabili dei fulmini. Né dalle capanne allineate in fondo alla baia dell’isola, né sulle fortificazioni che le difendevano, né sui numerosi navigli3 ancorati al di là delle scogliere, né sotto i boschi, né sulla tumultuosa superficie del mare, si scorgeva alcun lume; chi però, venendo da oriente, avesse guardato in alto, avrebbe scorto sulla cima di un’altissima rupe, a picco sul mare, brillare due punti luminosi, due finestre vivamente illuminate. Chi mai vegliava in quell’ora e con simile bufera, nell’isola dei sanguinari pirati? Tra un labirinto di trincee sfondate, di terrapieni cadenti, di steccati divelti, di gabbioni sventrati, presso i quali si scorgevano ancora armi infrante e ossa umane, una vasta e solida capanna s’innalzava, adorna sulla cima di una grande bandiera rossa, con nel mezzo una testa di tigre. Stato dell’Asia sudorientale. Isola del mare Cinese, divisa in tre stati: Malesia, Brunei e Indonesia. 3 Imbarcazioni varie. 1 2
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I I pirati di Mompracem
Una stanza di quell’abitazione è illuminata, le pareti sono coperte di pesanti tessuti rossi, di velluti e di broccati4 di gran pregio, ma qua e là sgualciti, strappati e macchiati, e il pavimento scompare sotto un alto strato di tappeti di Persia, sfolgoranti d’oro, ma anche questi lacerati e imbrattati. Nel mezzo sta un tavolo d’ebano, intarsiato di madreperla e adorno di fregi d’argento, carico di bottiglie e di bicchieri del più raro cristallo; negli angoli si rizzano grandi scaffali in parte rovinati, zeppi di vasi riboccanti di braccialetti d’oro, di orecchini, di anelli, di medaglioni, di preziosi arredi sacri, contorti o schiacciati, di perle provenienti senza dubbio dalle famose peschiere di Ceylon5, di smeraldi, di rubini e di diamanti che scintillano come tanti soli, sotto i riflessi di una lampada dorata sospesa al soffitto. In un angolo c’è un armonium6 di ebano con la tastiera sfregiata e in giro, in una confusione indescrivibile, stanno sparsi tappeti arrotolati, splendide vesti, quadri dovuti forse a celebri pennelli, lampade rovesciate, bottiglie ritte o capovolte, bicchieri interi o infranti e poi fucili di ogni tipo e altre armi. In quella stanza così stranamente arredata, un uomo sta seduto su una poltrona zoppicante: è di statura alta, slanciata, dalla muscolatura potente, dai lineamenti energici, maschi, fieri e d’una bellezza strana. Lunghi capelli gli cadono sugli omeri7: una barba nerissima gli incornicia il volto leggermente abbronzato. Tessuto di lusso, decorato con disegni e trame di stoffa aggiunte in rilievo. Isola-stato al largo dell’India, oggi chiamata Sri Lanka. 6 Strumento musicale azionato da una tastiera, simile nell’aspetto ad un piccolo pianoforte o organo. 7 L’omero è l’osso del braccio. Qui il termine è usato come sineddoche, cioè come una parte del braccio che indica tutto il braccio. 4 5
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Sandokan
e lo salirono per sei o settecento metri, ancorandosi sotto l’oscura ombra di grandi alberi. Un incrociatore che avesse battuto la costa non sarebbe riuscito a scoprirli, né avrebbe mai potuto sospettare la presenza di quei tigrotti, imboscati come le tigri delle Sunderbunds2 indiane. A mezzodì, Sandokan, dopo aver mandato due uomini alla foce del fiumicello e due altri nelle foreste, per non venire sorpreso, sbarcava seguito da Patan. Aveva percorso circa un chilometro inoltrandosi nella fitta foresta, quando si arrestò bruscamente ai piedi di un colossale durion, la cui frutta deliziosa, irta di punte durissime, si agitava sotto i colpi di becco di uno stormo di tucani. – Avete visto qualche uomo? – chiese Patan. – No, ascolta – rispose Sandokan. Il malese tese l’orecchio e udì un lontano abbaiare. – È qualcuno che caccia – disse rialzandosi. – Andiamo a vedere. Ripresero il cammino cacciandosi sotto le piante di pepe, i cui rami erano carichi di grappoli rossi, sotto gli alberi del pane e gli arenga, fra le cui foglie svolazzavano dei battaglioni di lucertole volanti. I latrati del cane si avvicinavano sempre e ben presto i due pirati si trovarono in presenza di un brutto negro, vestito d’un paio di calzoncini rossi e che teneva a guinzaglio un mastino. – Dove vai? – gli chiese Sandokan, sbarrandogli la via. – Sono al servizio di Lord Guillonk e cerco la pista di una tigre – rispose il negro. – Sta bene! Dimmi ora, schiavo maledetto, hai udito par2
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Il fitto della giungla, cosparso di paludi, isolotti vari, dove l’acqua dolce del fiume forma un enorme delta.
Incontro immaginario con l'autore Emilio Salgari (1862-1911)
Anche i grandi scrittori sono stati bambini. Ci racconti qualcosa della tua infanzia? Sono nato a Verona, il 21 agosto del 1862. Mio padre Luigi, modesto commerciante, seguiva le attività del nostro negozio di tessuti. Nonostante le umili origini, i miei genitori riuscirono a darmi una buona istruzione di base. Che scuole hai frequentato e che tipo di studente eri? Nel 1878 mi iscrissi al Regio Istituto Tecnico e Nautico a Venezia. Da ragazzo, dopo alcuni viaggi di addestramento a bordo di una nave-scuola, mi imbarcai su una nave mercantile, navigando per tre mesi su e giù per l’Adriatico. Poi abbandonai gli studi e intrapresi
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la professione giornalistica, dove tutti presero a chiamarmi Capitano Salgari. Nelle redazioni dove ho lavorato mi sono occupato soprattutto di scrivere racconti di avventura, che andavano di moda e piacevano molto al pubblico. Cominciai a scrivere le mie storie a puntate e nell’ottobre del 1883 iniziarono a comparire le prime pagine di La Tigre della Malesia. Inizia così la mia fortunata e tormentata carriera di scrittore che annovera circa ottanta romanzi e un numero imprecisato di avventure e racconti. Che tipo di scrittore eri? Scrivevo tantissimo. Dovevo lavorare quotidianamente e produrre continuamente pagine per stare dietro
al ritmo che mi veniva imposto dagli editori. Dover scrivere velocemente mi rendeva davvero nervoso e presi a fumare tantissimo, mettendo a rischio la mia salute. Scrivevo per più editori utilizzando pseudonimi o nomi falsi per poter guadagnare qualcosa in più. Scrissi tutti i miei romanzi con la stessa penna e con un inchiostro bluastro che ricavavo dalle bacche del mio giardino, perché l’inchiostro nero “industriale” mi dava problemi alla vista. Che cosa ha ispirato le tue opere? Volendo conoscere i fatti più strani,
Emilio Salgari con la sua famiglia.
presi a documentarmi sui paesi “esotici” e lontani. La scoperta di terre misteriose e meravigliose tenne in vita il mio spirito quando ero inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno e quando dovevo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere. Le tue opere ebbero successo? Sì, alcuni miei libri vendettero oltre 100.000 copie e le storie da me inventate si depositarono nella memoria dei lettori. Molti decenni dopo, quando ormai la mia vita era finita da un bel pezzo, i miei romanzi diventarono film e sceneggiati per la televisione. Nonostante il successo dei miei libri, non venni mai pagato adeguatamente e gli editori si arricchirono alle mie spalle. In una lettera risalente a uno dei momenti più bui della mia vita scrissi: “A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che io vi ho dato, pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna”.
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Intervista all’illustratore - Daniele Fabbri Com’è nata la tua passione per il disegno? Tra i banchi di scuola disegnavo sulle pagine dei libri di testo per renderli meno noiosi. Ora illustro testi scolastici per lavoro... Buffo il destino! Che cosa caratterizza il tuo stile? Mi piace molto lavorare con le atmosfere e i colori più che con un tratto preciso. Credo che ciò che caratterizza maggiormente il mio stile sia il taglio espressionista nell’utilizzo del colore. Mentre creo una tavola cerco sempre di farmi coinvolgere dal testo, sperando di catturare anche il lettore, quasi come per effetto di una magia. Altra questione molto importante è l’evoluzione dello stile: non siamo sempre gli stessi nel corso della nostra esistenza perciò la versatilità può essere vista come una continua ricerca interiore che viaggia in parallelo con una crescita espressiva. Come disse Hokusai, grande maestro incisore e pittore giapponese, descrivendo il suo lavoro e dopo una vita trascorsa disegnando: “A settantatré anni ho a malapena intuito l’essenza della struttura di animali ed uccelli”... Non si smette mai di imparare! Qual è la regola per essere un bravo illustratore? Le regole esistono ma non si devono percepire o meglio, le teorie di base del colore e della forma sono necessarie ma il mio consiglio è dimenticarsele e non farsi imbrigliare da troppi vincoli: sperimentare e seguire
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quello che ci piace porta sempre a risultati inaspettati, nuovi e freschi. È importante continuare a divertirsi anche quando le idee sembrano nascondersi. Fare l’illustratore non significa sempre confrontarsi con romanzi da sogno o con ciò che piace: il segreto sta proprio nel mettersi nei panni di chi guarderà il lavoro. Sei anche un buon lettore? Sì, anche se purtroppo non ho molto tempo da dedicare alla lettura. Fortunatamente fare l’illustratore implica spesso l’approfondimento di testi, romanzi e anche di letture didattiche (per l’editoria scolastica). Che cosa ti ha colpito di questo romanzo? Sandokan è stato il mio paladino fin dall’infanzia, quando trascorrevo le serate in famiglia guardando la serie televisiva “La tigre della Malesia”. Il personaggio è dotato di un fascino senza pari, riscontrabile in un’umanità ambivalente che spazia dalla ferocia verso il nemico allo smarrimento al cospetto della «Perla di Labuan». Infine sono affascinato dall’ambientazione esotica nella quale le avventure si svolgono. Che libro consiglieresti a noi ragazzi? La Storia infinita di Michael Ende. Un messaggio importante: Lancia il tuo cuore davanti a te e corri a raggiungerlo. Una volta preso, tienilo stretto ma non frenarlo... Continua a viaggiare con lui.
Percorsi di lettura CAMMIN FACENDO
1 Perché Sandokan, quando viene presentato all’inizio del romanzo, è preoccupato? n Perché gli inglesi gli stanno dando la caccia. n Perché il suo compagno Yanez non è ancora tornato. n Perché una minacciosa tempesta incombe nel cielo. n Perché non ha ancora trovato una moglie. 2 Chi è la «Perla di Labuan»? n Un pirata leggendario che Sandokan vuole incontrare. n Una principessa malese che deve diventare moglie di Sandokan. n Una giovane dama inglese di origini italiane. n Un gioiello di inestimabile valore che Sandokan desidera. 3 Per quale motivi i pirati della Malesia sono così fedeli al loro capo Sandokan? n Perché lo temono per la sua ferocia. n Perché sono ben pagati. n Perché rispettano le doti del loro capo. n Perché vogliono depredare e diventare più ricchi. 4 Metti in ordine i seguenti eventi numerandoli in ordine cronologico. ......... Sandokan va in una baia attraverso un fiume per riparare la sua nave. ......... Sandokan salpa da Mompracem per Labuan. ......... Sandokan ha uno scontro violento con un incrociatore. ......... Sandokan viene salvato da un suo compagno che muore al suo posto. 5 Quando Sandokan decide di fuggire di notte perché l’incrociatore inglese è troppo forte per la sua nave, cosa spera in cuor suo? n Di poter ritornare a Mompracem sano e salvo.
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