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Progetto Estimo 1 - Sample

Page 1

D. Franchi, G.C. Ragagnin

PROGETTO

ESTIMO  Un progetto autorevole, aggiornato e completo per formare i futuri professionisti del settore.  La trattazione tocca ogni branca dell’estimo privato (microestimo) e i principi dell’estimo pubblico (macroestimo), così da soddisfare ogni esigenza di insegnamento nell’ambito dell’istruzione tecnica.  L’esposizione degli argomenti è ragionata, non dà nulla per scontato o assiomatico ma fornisce sempre la motivazione di ogni cosa affermata con un linguaggio chiaro e lineare.  Numerosi esempi svolti accompagnano la spiegazione dei concetti principali. Al termine di ogni capitolo un’articolata sintesi facilita la memorizzazione da parte dello studente; la mappa concettuale e i quesiti finali sono utili per l’autoverifica dell’apprendimento e per preparare l’interrogazione.

PROGETTO ESTIMO

PROGETTO ESTIMO è il corso di Estimo per istituti tecnici, indirizzo Costruzioni Ambiente e Territorio della scuola secondaria di secondo grado. L’opera è divisa in due volumi ed è corredata da un Prontuario con dati tecnici, approfondimenti e attività per l’Esame di Stato.

Dino Franchi, Gian Carlo Ragagnin

PROGETTO

ESTIMO PER TECNICI DELLE COSTRUZIONI AMBIENTE E TERRITORIO

CONOSCENZE t ecniche e giuridiche economiche e di mercato metodologiche e procedurali

1

1

 L’Agenda per l’insegnante contiene la programmazione biennale, laboratori, verifiche extra, attività a tema educazione civica e Agenda 2030 e infine delle schede CLIL funzionali all’Esame di Stato.  Libro liquido accessibile.

PER LA CLASSE Volume 1 Volume 2 + Prontuario Volume 1 + Volume 2 + Prontuario

978-88-234-3417-2 978-88-234-3418-9 978-88-234-3421-9

ECONOMIA POLITICA Sistema Digitale Accessibile

AGENDA 2030

PER L’INSEGNANTE Agenda

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www.gruppoeli.it

MATEMATICA FINANZIARIA STATISTICA

€ 19,90

BS2013_01

Il piacere di apprendere

Gruppo Editoriale ELi


INDICE

INDICE

Prefazione

9

PARTE 1

Princìpi di economia politica

10

UDA 1 Bisogni, beni, consumo e produzione

12

1

12 12 13 14 15 15 16

SCIENZA E POLITICA ECONOMICA 1 | 2 | 3 | 4 |

Attività economiche Scienza economica: scopi e campi di indagine Politica economica Microeconomia e macroeconomia

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA / PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

2 BISOGNI E BENI ECONOMICI

1 | Natura, origine ed evoluzione dei bisogni 2 | Classificazione dei bisogni 3 | Beni economici e loro classificazione

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

3 UTILITÀ DEI BENI E COMPORTAMENTO DEL CONSUMATORE 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

Concetto di utilità Legge dell’utilità decrescente. Utilità totale e marginale Consumo in rapporto all’utilità dei beni e teoria economica del consumatore Limiti della teoria economica del consumatore Consumo e risparmio

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

4 LA PRODUZIONE 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 |

Concetto di produzione Unità produttive: azienda e impresa Settori dell’attività produttiva Fattori di produzione e loro remunerazione Caratteristiche dei fattori produttivi Reddito dell’impresa e sua ripartizione

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

5 LE LEGGI DELLA PRODUZIONE. FLUSSO DI RICCHEZZA FRA PRODUZIONE E CONSUMO

1 | Funzione di produzione e combinazione ottimale dei fattori 2 | Leggi della produzione 3 | Flusso circolare della ricchezza fra produzione e consumo

SINTESI/ PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

4

17 17 18 18 21 22 23 24 24 24 25 27 27 29 30 31 32 32 32 33 33 36 37 38 40 41

42 42 43 46 47


INDICE

6 COSTO DI PRODUZIONE E SCELTE IMPRENDITORIALI 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 |

Periodi economici Azioni dell’imprenditore nei diversi periodi Ciclo produttivo e ciclo finanziario Costo di produzione Analisi economica dei costi Combinazione ottimale dei fattori e scelta della dimensione produttiva

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

7 REDDITO AZIENDALE E SUA DISTRIBUZIONE 1 | Reddito netto dell’imprenditore concreto 2 | Prodotto netto aziendale 3 | Prodotto netto sociale

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA / PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

48 48 48 49 49 50 53 58 59 60 61 61 64 65 65 66

UDA 2 Mercato, moneta e credito

67

8 GLI SCAMBI E IL MERCATO

67 67 68 68 69 75 76 78 79 80

1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 |

Lo scambio e le sue forme Il mercato Le funzioni del mercato Variabili del mercato: domanda e offerta Prezzo di equilibrio Le variazioni del prezzo di equilibrio

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

9 REGIMI DEL MERCATO E FORMAZIONE DEL PREZZO 1 | Regimi (o forme) di mercato 2 | Formazione del prezzo in regime di libera concorrenza 3 | Formazione del prezzo in regime di monopolio

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

10 LA MONETA E IL SUO POTERE D’ACQUISTO 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |

Premessa Nozione di moneta, sua origine ed evoluzione Funzioni della moneta Tipi di moneta Potere d’acquisto della moneta Inflazione e sue cause Effetti dell’inflazione Controllo del potere d’acquisto della moneta

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

11 IL CREDITO 1 | 2 | 3 | 4 |

Generalità sul credito Credito a breve, medio e lungo termine Garanzie del credito: titoli, pegno, ipoteca Economia finanziaria ed economia reale

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

81 81 85 88 89 90 91 92 92 92 93 93 94 96 97 97 98 99 100 101 101 102 103 106 106 107 108 5


INDICE

12 LE BANCHE E LE BORSE 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

Funzioni delle banche Operazioni bancarie Banca d’Italia e Banca Centrale Europea Borse valori Borse merci

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

109 109 109 110 111 113 114 115 116

UDA 3 Fisco, economia nazionale e Unione europea

117

13 IL SISTEMA FISCALE ITALIANO

117 117 118 119 120 124 126 128 128 128 130 131

1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |

Premessa Generalità sulle imposte Classificazione delle imposte Imposte dirette nel sistema fiscale italiano Dichiarazione dei redditi Imposte indirette nel sistema fiscale italiano Obiettivi secondari dell’imposizione fiscale La riforma fiscale

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

14 L’ECONOMIA NAZIONALE 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |

Premessa: tematiche macroeconomiche Scambi internazionali Bilance dei conti con l’estero Cambi delle monete Reddito nazionale Crescita e sviluppo economico Ciclicità dello sviluppo e politica anticiclica Bilancio dello Stato

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA / PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

15 L’UNIONE EUROPEA 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

Cronistoria Obiettivi e prospettive dell’Unione europea Organi istituzionali dell’Unione europea Strumenti legislativi dell’Unione europea Bilancio dell’Unione europea: mezzi finanziari e loro impiego

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA / PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

132 132 132 134 135 136 137 139 140 141 143 145 145 146 146 147 148 149 151

PARTE 2

Matematica finanziaria e statistica

152

UDA 4 Calcoli fondamentali di matematica finanziaria

154

16 CAPITALE E INTERESSE

154 154 155 155 156

1 | Nozione finanziaria di capitale e di interesse 2 | Il saggio di interesse 3 | Regimi di interesse

SINTESI / RIPASSA CON LA MAPPA / PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

6


INDICE

17 CALCOLI A INTERESSE SEMPLICE 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

Calcoli dell’interesse, del capitale, del tempo di impiego e del saggio di interesse Calcolo del montante e del corrispondente capitale Posticipazione e anticipazione di valori nel tempo Sommatorie e calcolo di redditi netti annui Sommatorie di valori regolarmente rateizzati

SINTESI PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

18 CALCOLI A INTERESSE COMPOSTO 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

Calcolo del montante e del corrispondente capitale Posticipazione e anticipazione per tempi qualsiasi Sommatorie di valori per tempi qualsiasi Calcolo di redditi netti poliennali Calcolo dell’interesse, del saggio e del tempo

SINTESI PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

19 VALORI PERIODICI 1 | 2 | 3 | 4 |

Classificazione dei valori periodici Accumulazione finale, iniziale e intermedia di annualità Sommatorie di valori comprendenti annualità Accumulazione finale e iniziale di poliennalità

SINTESI / PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

20 CALCOLI A INTERESSE COMPOSTO CONVERTIBILE

1 | Meccanismo di azione dell’interesse composto convertibile 2 | Regole di calcolo e applicazioni

SINTESI / PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

21 REINTEGRAZIONE E AMMORTAMENTO DI CAPITALI. RENDITE

157 157 159 161 162 164 166 167 168 168 170 172 174 174 176 177 178 178 179 181 183 184 185 185 185 187

SINTESI / PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

188 188 190 191 192 193 195

FORMULARIO

196

UDA 5 Applicazioni estimative della matematica finanziaria

198

1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

Reintegrazione di capitali Ammortamento di capitali Piano di ammortamento Calcolo diretto del debito residuo Conversione di valori periodici: problemi relativi alle rendite

22 LA CAPITALIZZAZIONE DEI REDDITI

198 Concetto di capitalizzazione 198 Beni capaci di dare redditi annui costanti limitati 199 Beni capaci di dare redditi annui costanti illimitati 200 Beni capaci di dare redditi annui variabili limitati 200 Beni capaci di dare redditi poliennali costanti illimitati 202 Beni capaci di dare redditi illimitati variabili nel tempo (redditi transitori e permanenti) 203 210 SINTESI 211 PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 |

23 VALORE POTENZIALE

1 | Concetto di valore potenziale 2 | Calcolo del valore potenziale con procedimento diretto 3 | Calcolo del valore potenziale con procedimenti indiretti

SINTESI PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

212 212 213 215 218 219 7


INDICE

24 VALORE FONDIARIO INTERMEDIO DI ARBORETI COETANEI 1 | 2 | 3 | 4 |

Valore terra nuda, valore arboreto e valore soprassuolo Calcolo del Vm con il procedimento dei cicli fittizi Calcolo del Vm con il procedimento dei redditi futuri Calcolo del Vm con il procedimento dei costi (o dei redditi passati)

SINTESI / PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

25 SAGGI DA USARE NEI CALCOLI FINANZIARI 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 |

Saggi correnti Forme d’investimento dei capitali Saggio medio d’interesse sul mercato monetario Saggio medio d’interesse sul mercato finanziario Saggio medio fondiario Saggio d’interesse legale Euribor

SINTESI / PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

26 RIPARTI

220 220 221 223 226 228 229 229 230 230 231 231 231 232 232

SINTESI / PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

233 233 233 235 235 236

FORMULARIO

237

UDA 6 Statistica

238

1 | 2 | 3 | 4 |

Generalità Riparto diretto semplice Altri tipi di riparto Riparti complessi

27 ELEMENTI DI STATISTICA E LORO APPLICAZIONE ALLA PRATICA ESTIMATIVA 238

SINTESI RIPASSA CON LA MAPPA PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE

238 239 239 246 248 249 250 251 252

ESERCIZI

253

GLOSSARIO

263

1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 |

8

Generalità Raccolta, classificazione e rappresentazione dei dati Misure di tendenza centrale di una variabile statistica Distribuzioni di frequenza discontinue e continue. Classi di frequenza Variabilità dei dati statistici Applicazione dei principi statistici alla metodologia estimativa


Bisogni, beni, consumo e produzione

UDA 1

Prefazione L’Economia e l’Estimo sono materie fondamentali per il tecnico delle Costruzioni, Ambiente e Territorio. Le competenze indicate dal Ministero dell’istruzione e del merito sono le seguenti:  tutelare, salvaguardare e valorizzare le risorse del territorio e dell’ambiente;  u tilizzare i principali concetti relativi all’economia e all’organizzazione dei processi

produttivi e dei servizi;  compiere operazioni di estimo in ambito privato e pubblico, limitatamente

all’edilizia e al territorio;  gestire la manutenzione ordinaria e l’esercizio di organismi edilizi.

Alle quali aggiungiamo:  svolgere le pratiche di conservazione del Catasto terreni e del Catasto dei

fabbricati. Il presente testo affronta su basi economiche e in modo organico tutte le tematiche che hanno attinenza con le competenze sopra indicate.

L’opera è divisa in due volumi e comprende le seguenti parti: PARTE 1

| Princìpi di economia politica

PARTE 2

| Matematica finanziaria e statistica

PARTE 3

| Estimo generale

PARTE 4 | Estimo immobiliare e fondiario PARTE 5 | Estimo legale, territoriale e ambientale PARTE 6 | La libera professione PARTE 7

| Estimo catastale

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VOLUME 1

VOLUME 2

Ogni parte è suddivisa in unità di apprendimento (UdA) per le quali sono indicati i prerequisiti e gli obiettivi. Ciascuna UdA è articolata in un congruo numero di capitoli con numerosi esempi svolti. Alla fine del testo sono proposti, suddivisi per argomenti, esercizi da risolvere e un glossario con la spiegazione dei termini più complessi. Approfondimenti, fonti documentali, dati tecnici, stime svolte, elaborati professionali, pratiche catastali sono contenuti in un Prontuario allegato al Volume 2. 9


PARTE 1 | Princìpi di economia politica

PARTE

1

Princìpi di economia politica

10


L’

Economia è innanzitutto materia di valore formativo e di grande utilità per un qualsiasi comune cittadino. Poiché tutti siamo immersi in un mondo economico, è utile a ciascuno conoscere quali “motori” danno origine all’attività economica e come questa si svolge nelle fasi interconnesse di produzione, scambio e consumo; quali strumenti intervengono nell’attività (moneta, risparmio, credito, fisco); come si può ovviare alle situazioni di squilibrio che continuamente si producono, talvolta con negativi effetti sociali e ambientali. Per un tecnico che deve acquisire la capacità di compiere stime, cioè di esprimere giudizi di valore sui beni e sui diritti che li riguardano, l’economia è poi una indispensabile materia propedeutica, tanto che l’Estimo, prima di diventare scienza autonoma, ne era considerato una branca dalle finalità pratiche. Seguendo un filo logico e consequenziale, abbiamo toccato tutti i punti fondamentali dell’economia generale, sviluppandoli a un livello che ci pare adeguato alle finalità di quest’opera.

UDA 1

Bisogni, beni, consumo e produzione

UDA 2

Mercato, moneta e credito

UDA 3

Fisco, economia nazionale e Unione Europea

11


PARTE 1 | Princìpi di economia politica

UNITÀ DI APPRENDIMENTO

1

Bisogni, beni, consumo e produzione PREREQUISITI › Avere conoscenze di matematica. › Possedere nozioni basilari di diritto.

OBIETTIVI › Acquisire conoscenza precisa sul significato dei termini del linguaggio economico: bisogno, bene, utilità, consumo, produzione, reddito, risparmio, investimento, impresa, azienda, natura, capitale, lavoro, organizzazione. › Comprendere le motivazioni che determinano il comportamento del consumatore in relazione ai propri bisogni, alla disponibilità di beni e alla loro utilità. › Conoscere le leggi e i meccanismi che regolano l’attività produttiva in relazione all’impiego ottimale dei fattori. › Sapere come si determina il costo di produzione di un bene nei suoi possibili aspetti (totale, unitario, marginale) e come esso varia in rapporto all’impiego dei fattori e alla quantità prodotta. › Acquisire il concetto di prodotto netto aziendale e sapere come esso si ripartisce fra le persone economiche che partecipano alla produzione. Educazione civica: tema 4, tema 8

1 SCIENZA E POLITICA ECONOMICA 1

Storia delle dottrine economiche

Attività economiche Gli uomini tendono naturalmente a procurarsi sensazioni di benessere o ad allontanare stati di malessere. Tale tendenza si traduce in desideri (in economia, bisogni) il cui soddisfacimento richiede l’uso di determinati mezzi (in economia, beni). Se i mezzi necessari al soddisfacimento dei bisogni sono liberamente disponibili, l’azione che l’uomo compie, usandoli, non è un’attività economica. Se invece tali mezzi scarseggiano e occorre un qualche sacrificio per procurarseli, l’azione è di tipo economico. Esempio di azione non economica è l’atto del respirare, necessario per vivere: l’aria è sovrabbondante e non costa nulla. Esempio di azione economica è il procacciamento del cibo: ognuno, per mangiare, deve sopportare un sacrificio, dandosi personalmente da fare con l’impiego delle proprie forze o, più semplicemente nel mondo d’oggi, spendendo denaro. Generalizzando, diciamo che: Un’attività è economica se, per dare un certo utile, richiede un certo costo, dal momento che i mezzi occorrenti sono disponibili in quantità inferiore al fabbisogno, sono oggetto di contesa e, per uno stesso soggetto, possono essere usati in modi diversi.

12


Bisogni, beni, consumo e produzione

UDA 1

La scarsità dei mezzi fa nascere problemi di scelta, che si presentano in varia forma: quali beni alternativi impiegare per soddisfare con il minimo costo un determinato bisogno; fino a che punto spingere il grado di soddisfacimento; a quale bisogno, fra i molti contemporaneamente sentiti, dare la preferenza. Le scelte sopra indicate si riferiscono all’uomo nella sua veste di consumatore, intendendosi per consumo l’attività che consiste nell’impiego di beni non gratuiti per il soddisfacimento di bisogni. Di fronte alla scarsità dei beni di consumo, l’uomo cerca di aumentarne la quantità con la produzione. Questa è l’attività economica che ha lo scopo di rendere disponibili beni che naturalmente non lo sarebbero, e di conferire a chi vi prende parte la possibilità di acquistarli. Anche la produzione richiede mezzi che, essendo limitati, sono onerosi. Si ripropone ancora un problema di scelta: come ottenere la produzione nel modo più conveniente. Tra produzione e consumo decorre tradizionalmente un andamento lineare: tutto ciò che viene prodotto è inviato al consumo e questo stimola ulteriore produzione. Tra le due attività si inserisce però un fenomeno negativo: parte dei beni prodotti non viene utilizzata per il soddisfacimento dei bisogni, ma viene sprecata e finisce nei rifiuti. Questi sono poi distrutti con diverse tecnologie quando contengono ancora risorse che potrebbero essere recuperate come materie prime o fonti di energia da immettere in nuovi processi produttivi. La possibilità di recupero porta al principio di economia circolare promosso dal Parlamento europeo, che si concretizza nelle fasi di raccolta e riutilizzo di quella parte dei rifiuti. Un uomo primitivo svolgeva tutte le attività economiche che gli erano necessarie: produceva i beni che la natura non gli offriva spontaneamente e li consumava. In una società organizzata subentra una divisione dei compiti che valorizza le diverse attitudini dei singoli individui: ciascuno soddisfa i suoi bisogni non soltanto con beni autoprodotti, ma anche con beni che gli vengono ceduti da altri; produce o concorre a produrre beni che serviranno non solo a soddisfare i suoi bisogni, ma anche quelli di altri. Al consumo e alla produzione si aggiunge pertanto una terza attività economica, che, al pari delle precedenti, comporta problemi di scelta: lo scambio. Nelle attività di consumo, produzione e scambio, l’uomo segue istintivamente il cosiddetto principio edonistico: l’ottenimento del massimo vantaggio con i mezzi limitati a disposizione, oppure il raggiungimento di uno scopo prefissato con il minimo impiego di mezzi. Le azioni economiche sono pertanto caratterizzate da:  l’esistenza di bisogni dell’uomo, cioè di fini che egli cerca di raggiungere;  la scarsità dei beni occorrenti per raggiungere tali fini;  la necessità di compiere scelte di convenienza guidate dal principio edonistico.

2

Scienza economica: scopi e campi di indagine L’economia non si preoccupa di esprimere giudizi etici sui fini, ma non può ignorare che sono perseguibili, in una società civile, soltanto i fini considerati leciti dal diritto vigente. Se le scelte dei soggetti rimangono affidate al loro libero giudizio, la scienza delle scelte deve muoversi nel campo limitato delle attività consentite dall’ordinamento giuridico. Inoltre, poiché l’ordinamento di una società organizzata ha fra i suoi obiettivi anche quello di assicurare il benessere di tutti i cittadini, l’economia si interessa, oltre che delle scelte individuali, anche di quelle che possono essere vantaggiose per la collettività. L’economia (parola la cui etimologia significa “scienza dell’amministrazione della casa”, ossia del buon governo degli affari domestici) diventa così economia politica, cioè scienza che si occupa dell’amministrazione della polis, vale a dire della casa comune a tutti i membri della società. 13


PARTE 1 | Princìpi di economia politica

Possiamo a questo punto dare una definizione: L’economia politica è la scienza che studia come impiegare nel modo migliore le limitate risorse disponibili per il raggiungimento del massimo benessere degli individui e della collettività. L’economia, come tutte le scienze, ha i suoi settori di specializzazione che perseguono scopi particolari. Una prima distinzione può essere fatta tra economia pura ed economia applicata.  L’economia pura studia il comportamento degli uomini volti al raggiungimento del massi-

mo benessere personale consentito dalla limitatezza dei mezzi a disposizione, e cerca di formulare leggi che interpretino razionalmente tale comportamento.  L’economia applicata analizza i fatti di una specifica realtà e suggerisce le azioni migliori da compiere per il raggiungimento di fini determinati. In questa sua funzione, essa diventa una disciplina praticamente utile in quanto serve da guida agli operatori di settore. Così, ad esempio, l’economia agraria si occupa dell’organizzazione e della gestione delle imprese agricole; altrettanto fanno, per i corrispondenti comparti di attività, l’economia edilizia, l’economia industriale, l’economia commerciale, l’economia dei trasporti, ecc.

3

Politica economica Per quanto riguarda le scelte che toccano gli interessi della collettività, l’economia politica applicata diventa politica economica, cioè studio dei mezzi d’intervento, degli strumenti e delle linee d’azione del potere pubblico. La politica economica non è una scienza neutrale e immutabile nel tempo: essa si è evoluta attraverso i periodi storici, ha risentito di diverse impostazioni culturali e filosofiche, ha anche assecondato gli interessi preminenti di particolari categorie sociali. Storicamente, si sono prima scontrate e poi in parte conciliate due diverse visioni di come dovessero essere affrontati dal potere pubblico i problemi economici della collettività: il pensiero liberistico e il pensiero collettivistico.  Il pensiero liberistico ha difeso l’iniziativa privata e sostenuto il principio che dovesse essere

data piena possibilità di attuazione agli impulsi individuali, dalla cui spontanea composizione sarebbe derivato il maggior benessere collettivo; di qui la limitazione degli interventi politici ai soli settori di organizzazione della vita sociale che non rientrano negli interessi immediati dei singoli in circostanze normali: l’ordine pubblico, la difesa nazionale, l’amministrazione della giustizia. Il sistema economico sostenuto dal pensiero liberistico è il cosiddetto capitalismo, caratterizzato dalla proprietà privata dei capitali e dalla libera imprenditorialità.  Il pensiero collettivistico, all’opposto, ha sostenuto che l’amministrazione delle risorse disponibili per un Paese dovesse essere sottratta alla facoltà decisionale dei singoli e assunta dallo Stato, il solo ente in grado di perseguire un benessere generale equamente distribuito. Il sistema economico propugnato dal pensiero collettivistico è il comunismo, caratterizzato dall’abolizione della proprietà privata e dall’instaurazione del capitalismo di Stato. Una posizione intermedia fu assunta, con diverse sfumature, dal pensiero liberistico riformato, che lascia ampio spazio all’iniziativa privata ma la sottopone a controlli e a limitazioni, affinché non degeneri in attività dannose o pericolose, in forme di sfruttamento di soggetti più deboli, in un cattivo uso di risorse che appartengono all’intera società. Tale pensiero porta all’attuazione di un sistema economico misto, nel quale permane il capitalismo privato e continua ad avere fondamentale importanza la libera imprenditorialità, ma nel quale lo Stato non solo svolge il compito di controllo e di regolamentazione dell’attività privata, ma assume anche, direttamente o indirettamente, la funzione produttiva di beni e servizi di importanza strategica o preminente per gli interessi generali. 14


Bisogni, beni, consumo e produzione

4

UDA 1

Microeconomia e macroeconomia Una distinzione che può essere fatta nel campo degli studi economici, indipendentemente dagli orientamenti politici, è quella fra microeconomia e macroeconomia.  La microeconomia si occupa dei problemi che riguardano gli operatori singoli: famiglie come

entità di consumo e imprese private o pubbliche come entità di produzione. In fase teorica essa ne studia il comportamento e in fase pratica suggerisce loro le azioni più opportune.  La macroeconomia si occupa degli effetti che hanno nel loro complesso le azioni degli operatori aggregati: insieme delle famiglie, insieme delle imprese e pubblica amministrazione come fornitrice di servizi collettivi. La macroeconomia, studiando gli effetti delle azioni aggregate, fornisce in fase teorica l’interpretazione degli eventi globali e suggerisce in fase pratica soluzioni utili sia al settore privato sia a quello degli interventi pubblici.

SINTESI Sono attività economiche tutte le azioni dell’uomo che, per dargli un utile, richiedono un costo (sacrificio materiale o erogazione di una somma di denaro). Un’attività economica è il consumo, che consiste nell’impiego di mezzi scarseggianti (e perciò non gratuiti) per il soddisfacimento di desideri. Altra attività economica è la produzione, che ha lo scopo di aumentare la disponibilità dei mezzi con cui soddisfare i desideri. Anche per produrre, occorre l’impiego di mezzi scarseggianti. Tra i mezzi di produzione secondo il principio dell’economia circolare vanno oggi inserite anche le materie prime e le fonti di energia recuperabili dai rifiuti. Poiché esiste una specializzazione dei compiti, ogni soggetto cede ad altri una parte dei beni che ha contribuito a produrre, e ne ottiene beni alla cui produzione non ha partecipato: l’attività economica che ne risulta è lo scambio. I beni ceduti e quelli avuti in contropartita sono anch’essi scarseggianti. In ognuna delle attività suddette, la scarsità dei mezzi occorrenti fa nascere problemi di scelta. Nel compiere le scelte, i soggetti seguono il principio edonistico: ottenere il massimo utile con il minimo costo.

L’economia politica studia come impiegare nel modo migliore le risorse limitate disponibili per l’ottenimento del massimo benessere degli individui e della collettività. L’azione di guida dell’attività economica esercitata dal potere pubblico per raggiungere l’obiettivo suddetto è la politica economica. La concezione che il potere pubblico non debba intervenire direttamente nei fatti ordinari dell’economia (pensiero liberistico), dà luogo al sistema economico denominato capitalismo, caratterizzato dalla proprietà privata dei capitali e dalla libera iniziativa. La concezione opposta (pensiero collettivistico), che ogni attività economica debba essere intrapresa dallo Stato nel perseguimento di un benessere generale della collettività equamente distribuito, ha dato luogo al comunismo, caratterizzato dall’abolizione della proprietà privata. Attualmente prevale il pensiero liberistico riformato, che dà luogo a un sistema economico misto, nel quale alla proprietà privata e alla libera iniziativa si affianca l’intervento diretto dello Stato nelle attività economiche. L’economia pura studia in generale il comportamento dei singoli soggetti (microeconomia) o dei loro aggregati (macroeconomia) nello svolgimento delle attività di consumo, produzione e scambio. L’economia applicata si occupa dei problemi di organizzazione e gestione di specifiche attività produttive.

L’oggetto di studio dell’economia è l’interpretazione razionale dei motivi di scelta, per poterli prevedere e sfruttare vantaggiosamente. 15


PARTE 1 | Princìpi di economia politica

Ripassa con la mappa

Esercizio

✔ interattivo

PRODUZIONE

richiedono

COSTI

danno

UTILI

ATTIVITÀ ECONOMICHE CONSUMO implicano

interpretate

ECONOMIA

SCELTE

ECONOMIA POLITICA

seguono

PRINCIPIO EDONISTICO

politica economica

microeconomia ECONOMIA PURA

macroeconomia

ECONOMIA APPLICATA

Preparati all’interrogazione  Fai qualche esempio di azione economica e di azione non economica.  Ogni azione economica comporta problemi di scelta: quali sono le fondamentali attività

economiche e quali problemi di scelta si presentano per ciascuna di esse?  Di che cosa si interessa la scienza economica e che cosa sta invece fuori dal suo campo

di studio?  Dai una definizione di economia politica.  Che cosa studia l’economia intesa come scienza pura? Quali sono gli scopi dell’economia

intesa come scienza applicata? In quali branche si suddivide l’economia applicata?  Che cosa sostengono il pensiero liberistico, quello collettivistico e quello liberistico rifor-

mato e a quali sistemi economici danno origine?  Che cosa studiano, rispettivamente, la microeconomia e la macroeconomia? 16


Bisogni, beni, consumo e produzione

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2 BISOGNI E BENI ECONOMICI

1

Natura, origine ed evoluzione dei bisogni In economia è detto bisogno il desiderio dell’uomo di procurarsi una sensazione piacevole o di far cessare o prevenire una sensazione spiacevole, collegato all’esistenza di un mezzo limitato capace di soddisfarlo e alla volontà di entrarne in possesso. Nel linguaggio comune il termine bisogno è usato per indicare uno stato di necessità, dal cui superamento dipende la sopravvivenza di un soggetto. Per l’economia è invece bisogno un qualsivoglia desiderio il cui soddisfacimento, anche se non è indispensabile al mantenimento della vita, contribuisce a renderla più piacevole secondo una valutazione individuale che può essere più o meno condivisa da altri soggetti. Lo sono, ad esempio, il desiderio di leggere, di assistere a uno spettacolo, di andare al bar con gli amici, di fare un viaggio, di possedere determinati oggetti, ecc. L’economia si limita a denominare primari i bisogni di sopravvivenza, che logicamente devono essere soddisfatti per primi, e secondari tutti gli altri. Tale distinzione non è tuttavia ben netta: il bisogno di mangiare, ad esempio, è primario quando risponde alla necessità fisiologica di nutrirsi, diventa secondario quando, placata la fame, il desiderio di un determinato cibo rimane per puro piacere di gola. La distinzione non è nemmeno molto importante ai fini dello studio teorico del comportamento umano, poiché l’impulso ad agire sotto lo stimolo di un bisogno secondario può essere altrettanto forte di quello generato da un bisogno primario. Nel loro complesso i bisogni sono illimitati per quantità e per numero. L’illimitatezza quantitativa riguarda i bisogni ricorrenti, cioè quelli il cui soddisfacimento ha un effetto temporaneo: tale è, ad esempio, il bisogno di cibo. L’illimitatezza numerica è legata alle sollecitazioni di tipo psicologico e sociologico a cui ogni persona è sottoposta: le invenzioni, la moda, la conoscenza di modelli di vita giudicati superiori fanno nascere bisogni sempre nuovi. Poiché i bisogni sono il movente dell’attività economica (da essi nasce la domanda di beni, da questa la convenienza a produrli, dalla produzione la creazione di mezzi per il soddisfacimento di altri bisogni, e così via), è lo stesso sistema economico che si preoccupa di farli nascere con la pubblicità commerciale. I bisogni sono soggettivi e contingenti, poiché variano da persona a persona e a seconda del tempo e delle circostanze. Gli aspetti di soggettività e di contingenza sono da mettere in relazione con la dinamica economica e sociale: certi bisogni vengono annullati dalla nascita di altri bisogni dovuti al progresso. Singolarmente considerati, i bisogni sono solvibili, cioè vengono soddisfatti in modo più o meno completo a seconda dell’entità dei mezzi a disposizione e delle scelte personali. Alla solvibilità si collega un’importante caratteristica che influisce sul comportamento umano: via via che un bisogno viene soddisfatto, la sua intensità diminuisce, e così di pari passo cala l’entità del sacrificio che un soggetto è disposto a compiere per ottenere ulteriori gradi di soddisfacimento. 17


PARTE 1 | Princìpi di economia politica

2

Classificazione dei bisogni Oltre alla distinzione fra bisogni primari e secondari, è possibile farne altre. I bisogni secondari sono distinguibili in necessari e superflui. I primi sono legati alla posizione sociale e alle funzioni che un individuo svolge nel proprio ambito, per le quali il possesso di certi requisiti e l’uso di determinati beni diviene indispensabile: ad esempio, il bisogno di informazione e dei mezzi per ottenerla (libri, riviste, partecipazione a congressi) per chi esercita una professione. I secondi non sono altro che il desiderio di condurre una vita comoda o di apparire in un certo modo agli occhi degli altri: ad esempio, avere un cavallo o un’auto di lusso. Il confine tra bisogni necessari e superflui non è ben netto: il bisogno di un orologio preciso è necessario per essere puntuali, diviene superfluo quando un soggetto desidera principalmente farne sfoggio. I bisogni possono essere individuali e collettivi (o pubblici). I primi sono avvertiti dai soggetti a titolo personale, e rimangono individuali anche se sentiti da tutti, nel qual caso si parla di bisogni comuni: ad esempio, il bisogno di avere una casa. I secondi sono avvertiti dai soggetti in quanto membri di una società, nella quale ognuno si aspetta che esistano istituzioni in grado di fornire i servizi necessari alla vita collettiva: leggi che tutelino i cittadini, una giustizia che punisca chi trasgredisce, ordine, difesa, pubblica istruzione, sanità, previdenza sociale. Bisogno collettivo è anche quello di tutela delle risorse territoriali e ambientali del Paese contro le azioni di degrado che potrebbero derivare dal comportamento incontrollato dei singoli. A questo riguardo, anche la distinzione fra bisogni individuali e collettivi può rimanere sfumata: il bisogno di vivere in un ambiente salubre è sentito individualmente, è comune in quanto riguarda tutti e diviene collettivo nel momento in cui fa nascere un problema di salute pubblica. I provvedimenti per la tutela delle risorse ambientali e la pianificazione per un loro corretto uso sono l’indice che certi bisogni hanno assunto un’importanza collettiva prioritaria. La distinzione fra i vari tipi di bisogno ha un valore relativo, poiché l’economia è una scienza pratica che si propone di fornire agli operatori informazioni utili per compiere scelte convenienti. Se è vero che l’uomo tende prima a soddisfare i bisogni primari di livello inferiore e poi quelli di livello via via crescente, è anche vero che ogni soggetto ordina i propri bisogni secondo una scala gerarchica individuale. Solo la conoscenza di questa gerarchia, riportata a livello di aggregato (l’insieme dei soggetti di un certo gruppo sociale o di una certa categoria di operatori economici) consente di sapere che cosa la gente concretamente desidera, di prevederne il comportamento di consumo e di attuare strategie per conseguirne un vantaggio.

3

Beni economici e loro classificazione Si dice bene qualsiasi mezzo materiale o immateriale idoneo o ritenuto idoneo a soddisfare un bisogno. Alcuni beni sono disponibili in natura in quantità tale da soddisfare completamente il fabbisogno globale. Essi sono detti beni liberi e non sono presi in considerazione dall’economia, che si occupa invece di studiare le soluzioni più convenienti nell’impiego di mezzi limitati. Questi ultimi sono detti beni economici. La distinzione fra beni liberi ed economici è concettualmente netta, ma non definitiva. Molti beni, ritenuti per lungo tempo liberi, come l’aria, le acque, la fauna, la flora, le bellezze naturali, il paesaggio e, in genere, le risorse ambientali, si stanno rivelando esauribili e, di

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Bisogni, beni, consumo e produzione

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conseguenza, limitati ed economici. Considerando ancora che un’attività volta al procacciamento di mezzi atti a soddisfare i bisogni nasce soltanto se detti mezzi sono raggiungibili e appropriabili, ed è ammissibile e lecita in una società civile solo se viene esercitata nel rispetto delle leggi, si possono individuare i seguenti quattro requisiti che concorrono a definire l’economicità di un bene:  l’utilità, che è la caratteristica basilare che risulta dalla definizione stessa di bene;  la scarsità, cioè una disponibilità inferiore al fabbisogno globale;  l’accessibilità, intesa come possibilità per l’uomo di raggiungere il bene che lo interessa e di appropriarsene con mezzi leciti;  la trasferibilità, vale a dire la possibilità di trasmettere, da un soggetto all’altro, il diritto di proprietà o d’uso in una qualche forma consentita dalle leggi. Da qui in avanti useremo per brevità il semplice termine bene, sottintendendo che si tratterà in ogni caso di un bene economico. A differenza dei bisogni, per i quali ogni distinzione rimane fluttuante a causa della loro soggettività e variabilità, i beni si prestano a una classificazione di valore oggettivo. In base alla loro natura, i beni vengono distinti in:  materiali, che sono le cose concrete, quali un terreno, un fabbricato, una macchina, un oggetto, una fonte di energia; essi sono ulteriormente distinguibili in immobili (non spostabili nello spazio, come il suolo e le cose che vi sono incorporate) e mobili (tutti i beni dislocabili);  immateriali, che sono le prestazioni fornite da beni materiali o da persone, ragion per cui vengono anche chiamati servizi; sono servizi reali le prestazioni fornite da beni materiali durevoli, quali l’uso di una casa concessa in locazione o di una macchina data a noleggio; sono servizi personali le prestazioni fornite da esseri umani, quali la visita di un medico; sono servizi misti le prestazioni congiunte di mezzi materiali e di attività umane, quali un rilievo topografico compiuto da un tecnico con l’ausilio di uno strumento. In base alla loro durata, i beni materiali vengono distinti in:  durevoli (o a fecondità ripetuta), che sono quelli che possono essere utilizzati più volte, conservando immutata la loro capacità di servire o perdendola gradualmente, come, ad esempio, una macchina; tali beni sono anche detti deteriorabili;  non durevoli (o a fecondità semplice), che sono quelli che servono una volta sola, poiché vengono distrutti all’atto del loro primo uso, come, ad esempio, il cibo, il carburante, una materia prima; tali beni sono anche detti consumabili. A seconda della destinazione, i beni vengono distinti in:  di consumo, che sono quelli impiegati per soddisfare i bisogni delle persone; essi possono essere tanto beni materiali durevoli (ad esempio, un televisore) o non durevoli (ad esempio, un pacco di pasta), quanto servizi reali o personali (ad esempio, il noleggio di una barca o l’assistenza di un infermiere);  di produzione (o strumentali), che sono quelli impiegati nei processi produttivi volti a ottenere altri beni; anch’essi possono essere tanto beni durevoli (macchinari, attrezzature in genere), quanto beni non durevoli (materie prime, semilavorati, energia). La distinzione fra beni di consumo e di produzione è a volte determinata a priori dalla loro tipologia (un robot industriale è sempre un bene strumentale; un rasoio elettrico è sempre un bene di consumo); altre volte dipende soltanto dalle circostanze dell’impiego. Poiché il consumo è l’uso dei beni che si fa nelle famiglie, mentre la produzione avviene nelle aziende, uno stesso bene può essere ora di consumo, ora di produzione: ad esempio, il carburante che si mette in un’automobile privata è un bene di consumo, quello usato per un autobus è un bene strumentale. 19


PARTE 1 | Princìpi di economia politica

A seconda che debbano o meno subire ulteriori trasformazioni prima dell’uso conclusivo, i beni vengono distinti in:  beni intermedi, che sono quelli che verranno trasformati in altri in sede aziendale: ad esempio, la lamiera che diventerà carrozzeria di un’automobile, il grano che diventerà farina e la farina con cui un fornaio farà il pane;  beni finiti, che sono quelli che non subiranno ulteriori trasformazioni aziendali, essendo già pronti per l’uso terminale, il quale potrà avvenire tanto in azienda (beni strumentali), quanto in famiglia (beni di consumo). A seconda della loro funzionalità economica, cioè della modalità di soddisfacimento dei bisogni, i beni possono essere distinti in:  principali, quando sono dotati di una propria autonoma capacità di soddisfare un bisogno anche senza il concorso di altri beni;  accessori, quando di per sé non servono, ma completano con la loro presenza un bene principale, in un rapporto che può essere di funzionalità (ad esempio, le porte di una casa) o di ornamentazione (ad esempio, le statue di un giardino);  succedanei, quando possono sostituirsi gli uni con gli altri nel soddisfacimento di un dato bisogno (ad esempio, la pasta e il riso nell’alimentazione);  complementari, quando devono essere usati assieme per il soddisfacimento di uno stesso bisogno (ad esempio, la corrente elettrica e la lampadina per illuminare). A seconda della loro origine, cioè in relazione ai processi da cui derivano e alle risorse che occorrono per produrli, alcuni beni possono essere:  a offerta congiunta, quando provengono da un’attività che non può evitare di produrli assieme, essendo uno il prodotto principale e l’altro (o gli altri) il sottoprodotto (ad esempio, il grano, la paglia e la pula);  concorrenti nell’offerta, quando provengono da attività che possono svolgersi soltanto in alternativa, poiché si avvalgono delle medesime risorse limitate, le quali, se impiegate in una produzione, non rimangono più disponibili per produzioni diverse (come i prodotti di colture agrarie che impegnano i terreni nello stesso periodo dell’anno, quali, ad esempio, la patata e la barbabietola). I beni principali e i loro accessori, i succedanei, i complementari, quelli a offerta congiunta e concorrenti nell’offerta sono fra loro legati da rapporti di interdipendenza, che si manifestano in modo particolarmente significativo nella fase di scambio, come vedremo parlando dei mercati e del sistema generale dei prezzi. A seconda della loro appartenenza, i beni si distinguono poi in:  pubblici, che sono i beni demaniali inalienabili e i beni patrimoniali indisponibili appartenenti allo Stato, alle Regioni e ai Comuni; si tratta di immobili o di universalità di mobili destinati per loro natura o per scelta dell’Amministrazione a svolgere direttamente una funzione di interesse pubblico;  privati, che sono quelli che appartengono a soggetti privati o fanno parte del patrimonio disponibile degli Enti pubblici (comprendente beni per i quali non è stata definita una precisa destinazione a un uso pubblico). Vedremo in seguito che anche i beni privati svolgono indirettamente una funzione pubblica, fatto che impone una regolamentazione del loro uso per la tutela degli interessi generali della collettività.

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Bisogni, beni, consumo e produzione

UDA 1

SINTESI In economia è detto bisogno qualsiasi desiderio dell’uomo collegato all’esistenza di un mezzo limitato capace di soddisfarlo e alla volontà di entrarne in possesso. I bisogni sono soggettivi, contingenti e illimitati, o perché ricorrenti, o perché fatti nascere ex novo dall’evolversi del modo di vivere determinato dal progresso. Sono primari i bisogni di sopravvivenza, secondari tutti gli altri. La distinzione non è rigorosa, poiché ogni soggetto ordina i propri bisogni in una scala personale di priorità. Sono detti individuali i bisogni avvertiti dai soggetti a titolo personale, comuni i bisogni individuali condivisi da una pluralità di soggetti, collettivi i bisogni avvertiti dai soggetti in quanto membri di una società organizzata. Bene è qualsiasi mezzo idoneo o ritenuto idoneo a soddisfare un bisogno. Esistono beni naturalmente disponibili in quantità superiore al fabbisogno, detti beni liberi. L’economia si occupa soltanto dei beni economici, cioè di quelli che oltre a essere utili (idonei a soddisfare un bisogno), sono scarsi (disponibili in quantità inferiore al fabbisogno), accessibili (raggiungibili e appropriabili con mezzi leciti) e trasferibili (acquisibili in proprietà o in uso con atti legali). Sono beni materiali le cose concrete, immateriali quelli costituiti da prestazioni di mezzi materiali (servizi reali), di persone (servizi personali) o congiuntamente di mezzi e persone (servizi misti). I beni materiali sono mobili o immobili a seconda che possano o no essere dislocati.

Sono beni durevoli (o a fecondità ripetuta o deteriorabili) quelli che possono essere usati più volte, non durevoli (o a fecondità semplice o consumabili) quelli che possono essere usati una volta sola. Sono beni di consumo quelli usati per soddisfare i bisogni dei consumatori, beni strumentali quelli impiegati nei processi produttivi. Sono beni intermedi quelli destinati a ulteriori trasformazioni in sede aziendale. Sono beni finiti quelli che non richiedono ulteriori trasformazioni per essere usati come beni di consumo, o quelli impiegati in processi produttivi. Sono beni principali quelli che possiedono un’autonoma capacità di soddisfare un bisogno, accessori quelli che completano un bene principale, succedanei quelli che possono sostituirne altri, complementari quelli che devono essere usati insieme per il soddisfacimento di un bisogno. Sono detti a offerta congiunta i beni che derivano da uno stesso processo produttivo, concorrenti nell’offerta quelli che provengono da attività produttive alternative. Sono pubblici i beni inalienabili appartenenti agli Enti pubblici, destinati a svolgere direttamente una funzione di interesse pubblico; sono privati i beni appartenenti a soggetti privati e quelli degli Enti pubblici mancanti di una precisa destinazione a un uso pubblico.

21


PARTE 1 | Princìpi di economia politica

Ripassa con la mappa

Esercizio

✔ interattivo

contingenti

soggettivi

• Primari • Secondari

illimitati

BISOGNI

mezzi idonei a soddisfare

LIBERI

• Individuali • Comuni • Collettivi

soddisfatti dal possesso di

BENI

• Materiali • Immateriali

• Intermedi • Finiti

• Mobili • Immobili

• A offerta congiunta • Concorrenti nell’offerta

scarsi

• Durevoli • Non durevoli

accessibili

• Di consumo • Strumentali

• Principali • Accessori • Succedanei • Complementari

ECONOMICI

trasferibili

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• Pubblici • Privati


Bisogni, beni, consumo e produzione

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Preparati all’interrogazione  Che cosa si intende per bisogno?  Quali sono le caratteristiche dei bisogni?  Come possono essere classificati i bisogni?  Che cosa si intende per bene? Qual è la differenza fra bene libero e bene economico?  Quali sono i requisiti che concorrono a definire l’economicità di un bene?  Come si possono classificare i beni in base alla loro natura?  Come si possono classificare i beni in base alla loro durata?  Come si possono classificare i beni a seconda della loro destinazione?  Come si possono classificare i beni a seconda della loro funzionalità economica?  Come si possono classificare i beni a seconda della loro origine?  Come si possono classificare i beni a seconda della loro appartenenza?  L’attribuzione di un bene all’una o all’altra delle categorie è sempre fissa e immutabile o

può dipendere dalle circostanze?

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PARTE 1 | Princìpi di economia politica

3 UTILITÀ DEI BENI

E COMPORTAMENTO DEL CONSUMATORE

1

Concetto di utilità È detta utilità la quantità di soddisfazione che un soggetto trae o ritiene di trarre dall’uso di un determinato bene. Ogni persona vorrebbe procurarsi beni in quantità tale da soddisfare completamente i suoi desideri, ma i mezzi di cui dispone non glielo permettono. Nell’impiego delle proprie risorse un soggetto deve allora operare scelte che comportano l’ordinamento dei bisogni sentiti in una scala di merito. Quanto più intensamente è sentito un bisogno, tanto più forte sarà la preferenza verso i beni che lo soddisfano e tanto maggiore sarà la loro utilità.

2

Legge dell’utilità decrescente. Utilità totale e marginale Non esistono strumenti obiettivi per misurare l’utilità di un bene, poiché essa è valutata diversamente da ogni individuo. Per uno stesso soggetto, l’utilità di un bene ritenuto capace di soddisfare un bisogno, è comparabile con l’utilità di un altro bene, ottenibile in alternativa con le medesime risorse a disposizione, che potrebbe soddisfare un bisogno diverso. Ciò determina una scelta iniziale di quale bisogno soddisfare per primo. Sarebbe però affrettato concludere che un individuo soddisfa in primo luogo completamente il bisogno principale, per occuparsi solo successivamente dei bisogni secondari. Infatti, ogni bisogno si acquieta a mano a mano che viene soddisfatto, e, a un certo livello di appagamento del bisogno inizialmente predominante, un bisogno secondario prende il sopravvento. Sarà allora che il soggetto rinuncerà momentaneamente all’ulteriore soddisfacimento del primo per dedicare le sue forze al secondo; anche questo subirà la stessa sorte di fronte a un terzo, e così via. Al variare dell’intensità dei bisogni corrisponde un analogo variare dell’utilità dei beni che li soddisfano. Questo ha permesso all’economista tedesco Hermann Gossen di formulare la legge dell’utilità decrescente: dosi successive dello stesso bene hanno per lo stesso individuo utilità sempre minore. Illustriamo questa legge con un esempio. Supponiamo di offrire a una persona affamata porzioni di cibo tutte uguali: la prima porzione darà grande soddisfazione, la seconda un po’ meno, la terza meno ancora e così via. A un certo punto l’individuo sarà sazio, e un’ulteriore porzione potrebbe addirittura risultare spiacevole, cioè dare una disutilità. Il fenomeno si verifica con l’uso di qualsiasi bene che sia suddivisibile in dosi. La somma delle utilità decrescenti di tutte le dosi assunte misura l’utilità totale, che è la soddisfazione complessiva che l’individuo trae dalla sua azione. Via via che questa procede, l’utilità totale cresce di quantità sempre minori, fino a raggiungere un massimo che corrisponde al completo soddisfacimento e alla sazietà del soggetto. Oltre questo punto, l’uso del bene diverrebbe forzato, le dosi aggiunte darebbero disutilità e l’utilità totale comincerebbe a decrescere.

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Bisogni, beni, consumo e produzione

UDA 1

Più importante dell’utilità totale è l’utilità marginale, che è quella fornita dall’ultima dose consumata o disponibile per un consumo programmato. Essa è anche pari all’incremento di utilità totale che detta dose procura. La sua importanza deriva dal fatto che, pur essendo la più piccola delle utilità delle successive dosi, essa è quella che condiziona il comportamento del soggetto. Questo, infatti, raggiunto un certo livello di appagamento, sarà disposto ad acquistare un’ulteriore dose, che per lui sarà l’ultima, soltanto se l’utilità che essa gli dà è superiore o al limite uguale all’utilità della somma di denaro (prezzo) che deve sborsare per procurarsela. Da ciò discende che il prezzo che un soggetto è disposto a pagare per l’acquisto di un bene, dipende dall’utilità marginale del bene stesso. Così si spiega anche perché il valore di scambio dei beni liberi sia nullo: essendo disponibili in quantità illimitata, la loro utilità marginale è pari a zero. Le variazioni dell’utilità totale e di quella marginale, espresse in un’unità di misura simbolica, sono esemplificate dai dati della tabella 1, in cui le dosi potrebbero essere le porzioni di cibo dell’esempio precedente. Riportando i dati della tabella in un sistema di assi cartesiani e raccordando i punti, si ottiene il grafico sulla destra, con l’andamento tipico delle curve dell’utilità totale e dell’utilità marginale.

3

Utilità totale e utilità marginale Utilità totale

dosi consumate

utilità totale

utilità marginale

0

0

-

1

10

10

2

19

9

3

26,5

7,5

4

32,25

5,75

20

5

36,5

4,25

10

6

39

2,5

7

39

0

8

35,8

-3,2

Utilità marginale 50

Utilità

TABELLA 1

40 30

0 0

1

-10

2

3

4

5

6

7

8

Dosi consumate

Consumo in rapporto all’utilità dei beni e teoria economica del consumatore Il consumo è l’atto che consiste nell’uso dei beni per il soddisfacimento dei bisogni. Si considera convenzionalmente come unità di consumo la famiglia nella quale si sommano i bisogni individuali dei membri (mangiare, vestire, possedere oggetti personali, ecc.) con i bisogni del gruppo in quanto tale (l’arredamento, le apparecchiature domestiche, gli oggetti d’uso comune). Al soddisfacimento dei propri molteplici bisogni, l’unità di consumo provvede con l’acquisto di beni, spendendo una parte del reddito disponibile (l’altra parte viene risparmiata). Trascurando per ora la ripartizione tra consumo e risparmio, possiamo dire in prima approssimazione che la quantità e la qualità dei consumi sono legate al reddito spendibile. Cerchiamo allora di individuare un modello astratto di strategia di consumo. Abbiamo detto che l’utilità marginale condiziona il comportamento del consumatore, il quale spingerà l’acquisto di un bene fino alla dose che gli darà un’utilità superiore o al limite uguale al prezzo che deve pagare per acquistarla. Le successive dosi di un bene hanno un’utilità decrescente ma un prezzo costante (almeno in una situazione economica stabile). Anche il denaro è un bene economico, ma sfugge alla legge dell’utilità decrescente perché è il mezzo 25


PARTE 1 | Princìpi di economia politica

indiretto di soddisfacimento di tutti i bisogni: per questo motivo, le successive dosi di denaro che un individuo possiede hanno per lui la stessa utilità. Se rappresentiamo in un sistema cartesiano l’andamento dell’utilità delle successive dosi di un bene specifico e l’utilità delle dosi di denaro che ne costituiscono il prezzo, avremo rispettivamente una curva decrescente e una retta parallela all’asse delle ascisse, come compare nel diagramma seguente. Le due linee si incontrano in un punto, la cui ascissa individua la dose che rappresenta il limite di convenienza al consumo. Questo varrebbe a spiegare il comportamento del consumatore se egli provasse un unico bisogno, mentre in realtà ne sente contemporaneamente molti e tende a procurarsi altrettanti beni, ripartendo fra i vari acquisti la somma di denaro destinata alla spesa. Il problema che sorge allora è di come distribuire tale somma per fare in modo che la combinazione dei beni acquistati massimizzi il totale delle loro utilità (utilità globale della spesa).

Utilità di un bene specifico e del denaro Utilità del bene

Utilità

Utilità del denaro

Limite di convenienza

Dosi

Tenendo conto che per ciascun bene vale la legge dell’utilità decrescente, l’obiettivo verrà raggiunto se il consumatore agirà in modo che l’utilità marginale della frazione di un bene, ottenuto con l’ultima unità di moneta spesa per il suo acquisto, risulti uguale all’utilità marginale della frazione di qualsiasi altro bene pure ottenuto con l’ultima unità di moneta. L’utilità marginale della frazione di bene acquistata con l’ultima unità di moneta è detta utilità marginale ponderata (Ump) e si ottiene dividendo l’utilità dell’ultima unità intera, cioè l’utilità marginale (Um), per il suo prezzo (P), secondo la formula: Um

Ump =

P

Si può allora dire che: L’individuo realizza la massima utilità globale quando ripartisce la spesa per l’acquisto dei diversi beni in modo da uguagliare le loro utilità marginali ponderate. Questa regola è nota come teoria economica del consumatore. Illustriamo con un esempio la sua validità. Supponiamo che tre beni (A, B e C) presentino per un soggetto le utilità riportate nella tabella 2: TABELLA 2

26

dosi successive

Um di A

Ump di A

Um di B

Ump di B

Um di C

Ump di C

1

1000

50

1200

40

800

53,33

2

900

45

1100

36,5

700

46,67

3

800

40

950

31,67

550

36,67

4

650

32,5

900

30

375

25

5

500

25

850

28,33

225

15

6

300

15

750

25

165

11

7

100

5

600

20

100

6,67

8

0

0

300

10

-200

-13,33

9

-120

-6

0

0

-320

-21,33


Bisogni, beni, consumo e produzione

UDA 1

Supponiamo ancora che i prezzi delle unità dei beni siano rispettivamente di 20, 30 e 15 euro e il soggetto sia disposto a spendere 340 euro. Di tutte le possibili combinazioni d’acquisto, il soggetto otterrà la soddisfazione massima acquistando:  5 unità del bene A, con una spesa di € 100 e l’ottenimento di un’utilità totale pari a 3.850 (= 1.000 + 900 + 800 + 650 + 500);  6 unità del bene B, con una spesa di € 180 e l’ottenimento di un’utilità totale pari a 5.750 (= 1.200 + 1.100 + 950 + 900 + 850 + 750);  4 unità del bene C, con una spesa di € 60 e l’ottenimento di un’utilità totale pari a 2.425 (= 800 + 700 + 550 + 375). Con questa scelta, l’utilità globale risulta pari a 12.025 (= 3.850 + 5.750 + 2.425), e si può verificare che è la massima possibile. Le utilità marginali ponderate, pari a:  per il bene A 500/20 = 25  per il bene B 750/30 = 25  per il bene C 375/15 = 25 sono uguali e risulta così dimostrato l’assunto.

4

Limiti della teoria economica del consumatore La teoria illustrata è astratta, riferita a consumi puramente ipotetici. Essa risulta di scarsa utilità nell’economia applicata, che si occupa di fatti concreti e ha interesse ad accertare le decisioni di consumo in atto e potenziali. In effetti, la teoria si riferisce a una situazione statica, mentre l’azione di consumo risente di atteggiamenti psicologici in continuo divenire, in cui si intrecciano componenti individuali e sociali, ragion per cui le decisioni di consumo non sono sempre spiegabili con la regola dell’uguagliamento delle utilità marginali ponderate. La dinamica dei bisogni e il conseguente comportamento di consumo sono oggetto di studio di diverse scienze umane (psicologia, antropologia culturale, sociologia), il cui contributo alle indagini economiche è oggi indispensabile, tant’è vero che se ne avvalgono le ricerche di mercato.

5

Consumo e risparmio La possibilità di spendere di un soggetto è data dalla disponibilità di un reddito, e c’è un rapporto fra l’ammontare di questo e l’entità della spesa sostenuta per soddisfare i bisogni immediati. In condizioni normali (per la maggior parte delle persone, poiché ve ne sono anche in condizioni di povertà assoluta), il reddito è superiore alla spesa, e la differenza fra le due grandezze costituisce il risparmio. Si definisce risparmio la parte del reddito non destinata al consumo immediato ma accantonata per il soddisfacimento di bisogni futuri. I bisogni futuri per i quali un soggetto risparmia possono essere quelli che già sente oggi e dei quali decide di rimandare il soddisfacimento, o bisogni il cui soddisfacimento è forzatamente da rinviare per l’indisponibilità immediata della somma necessaria, o bisogni nuovi che il soggetto prevede di avere. La libera scelta di rimandare a un domani il soddisfacimento di un bisogno sentito oggi è motivata dalla possibilità di far fruttare il risparmio, concedendolo in prestito e ricavandone un interesse. Il rinvio forzato del soddisfacimento di un bisogno si ha quando la somma da spendere è grande e richiede un accumulo graduale di ripetuti risparmi. I nuovi bisogni futuri 27


PARTE 1 | Princìpi di economia politica

previsti possono essere molteplici: il mantenere gli studi di un figlio, il dover cambiare casa, l’affrontare una malattia, il rischio di perdere il lavoro, ecc. Il rapporto fra il risparmio e il reddito (di una persona, di una famiglia, di un gruppo sociale) misura la propensione al risparmio. Questa dipende da numerosi fattori, fra i quali si evidenziano i seguenti. IL LIVELLO DEL REDDITO. Affinché possa esserci un risparmio, la prima condizione è che il reddito sia superiore alla spesa che serve per soddisfare i bisogni attuali necessari dell’unità di consumo. Al di sotto di un certo reddito il risparmio si annulla, e può anche diventare negativo, se un soggetto è costretto a intaccare il patrimonio accumulato con il risparmio fatto in precedenza. LE ASPETTATIVE PER IL FUTURO. Riguardano sia i bisogni previsti, sia i timori di non poter mantenere in futuro la propria capacità reddituale (per vecchiaia, invalidità, disoccupazione, fine di una congiuntura favorevole). LE MOTIVAZIONI PSICOLOGICHE. Sono gli impulsi che inducono certi soggetti a risparmiare più della media degli altri a parità di condizioni obiettive: abitudine a una vita parsimoniosa derivante dall’educazione ricevuta, scarsa sensibilità alle sollecitazioni di consumo, timore per il futuro; tutti gli impulsi particolarmente sentiti in una situazione di incertezza, di stagnazione economica e di elevata disoccupazione. IL TASSO (O SAGGIO) D’INTERESSE. Rappresenta il compenso unitario per il risparmio dato a prestito. Quanto più esso è alto, a parità di tutte le altre condizioni, tanto più il risparmio ne risulta stimolato. L’importanza individuale e collettiva del risparmio sarà illustrata nel capitolo 11 (Il credito). Essa è tale che il risparmio è tutelato dalla nostra Costituzione, la quale all’art. 47 recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

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Bisogni, beni, consumo e produzione

UDA 1

SINTESI È detta utilità la quantità di soddisfazione che un soggetto ritiene di trarre dall’uso di un determinato bene. L’utilità di un bene non è misurabile obiettivamente, essendo una valutazione personale, ma ogni soggetto è in grado di comparare l’utilità di un bene con quella di un altro procurabile in alternativa, o con quella della somma di denaro necessaria per acquistarlo: tale comparazione determina la scelta di quale bisogno soddisfare in via prioritaria e del punto fino al quale spingere il soddisfacimento. Un bisogno si acquieta a mano a mano che viene soddisfatto, e poiché l’utilità di un bene dipende dall’intensità del bisogno che lo riguarda, ne discende che dosi successive di uno stesso bene hanno per un soggetto un’utilità sempre minore: il fenomeno si verifica per tutti i beni suddivisibili in dosi ed è noto come legge dell’utilità decrescente. L’utilità dell’ultima dose consumata di un bene (o acquistata in vista del consumo) è detta utilità marginale; la somma delle utilità di tutte le dosi consumate (o acquistate) è detta utilità totale. Il consumo è l’atto che consiste nell’uso dei beni per il soddisfacimento immediato dei bisogni. Poiché gli uomini vivono raggruppati in nuclei nei quali ai bisogni individuali si aggiungono quelli tipici del gruppo, si considera come unità di consumo la famiglia.

L’azione di consumo si rapporta con l’utilità marginale dei beni. Il consumatore che, ipoteticamente, prova un unico bisogno, spingerà il consumo del bene che tale bisogno soddisfa fino alla dose la cui utilità (marginale) uguaglia l’utilità del denaro da spendere per acquistarla (prezzo della dose). Il consumatore che prova contemporaneamente più bisogni ripartirà la somma di denaro destinata alla spesa fra i vari beni che tali bisogni soddisfano in modo da uguagliare l’utilità marginale ponderata (rapporto fra utilità marginale e prezzo) di ciascuno di essi: in tal modo egli massimizza la somma delle utilità totali dei beni acquistati (utilità globale della spesa). Questa regola di comportamento, valida in astratto, è nota come teoria economica del consumatore. Nella pratica, la teoria economica del consumatore non è però sufficiente a spiegare l’azione di consumo, che risente di atteggiamenti psicologici mutevoli. Il risparmio è la parte del reddito non immediatamente consumata ma riservata al soddisfacimento di bisogni futuri. La propensione al risparmio dipende dal livello del reddito, dalle prospettive future, dal tasso d’interesse al quale può essere fatto fruttare il risparmio, da motivazioni psicologiche.

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Esercizio

✔ interattivo

UTILITÀ

CONFRONTO

implica

quantità di

determinata da

SODDISFAZIONE

dei

SCELTE

PRIORITÀ

seguono

BENI

BISOGNI

con l’uso di

se immediata

LEGGE DELL’UTILITÀ DECRESCENTE

UTILITÀ TOTALE

CONSUMO

se programmata per il futuro

TEORIA ECONOMICA DEL CONSUMATORE RISPARMIO

UTILITÀ MARGINALE UTILITÀ MARGINALE PONDERATA PREZZO

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PROPENSIONE AL RISPARMIO


Bisogni, beni, consumo e produzione

UDA 1

Preparati all’interrogazione  Che cosa si intende per utilità di un bene? È misurabile oggettivamente?  Spiega perché l’utilità è soggettiva e contingente.  Che cosa dice la legge di Gossen o dell’utilità decrescente? Illustrala con un esempio.  Che differenza c’è fra l’utilità totale e l’utilità marginale? Come variano al crescere del

numero delle dosi consumate? Come può essere rappresentato graficamente il loro andamento?  Che cos’è il consumo? Che cosa si considera convenzionalmente per unità di consumo?  Che cos’è l’utilità marginale ponderata?  Come può un’unità di consumo massimizzare l’utilità globale della propria spesa?  Esistono elementi che limitano o mettono in dubbio la validità della teoria economica del

consumatore?  Che cos’è il risparmio?  Quali funzioni può avere il risparmio a livello individuale?  Che cosa si intende per propensione al risparmio e da quali fattori dipende?

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