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Novelle comiche e di beffa

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I GRANDI CLASSICI

LeggerMENTE è la nuova collana di narrativa per la scuola secondaria. Il suo obiettivo principale è offrire ai ragazzi libri classici o inediti, storie di attualità o di fantasia, per riscoprire pagina dopo pagina il piacere della lettura.

La cultura popolare medievale e rinascimentale ha costruito un immaginario ricco, dove la truffa, lo scherzo, la presa in giro, la furbizia si mescolano con l’arguzia e l’intelligenza, fino a far nascere nuovi eventi, fino a far cambiare le cose, a volte in meglio, altre in peggio. Come non vedere qui la storia del nostro paese, l’Italia, maestra nell’arte di arrangiarsi e di trovare soluzioni all’improvviso, all’ultimo momento, riuscendo a volte a pianificare meglio lo scherzo che le questioni più serie? Viene fuori un mondo dove il colpo d’ingegno, la risposta emotiva e la voglia di mettere in difficoltà il prossimo, tutte insieme governano il nostro modo di agire.

• Leggerete alcune delle storie contenute nel famoso Decameron di Giovanni Boccaccio, lo scrittore più importante in questo genere letterario. • Sono presenti anche novelle di scrittori minori, come Giovanni Fiorentino e Franco Sacchetti, non per questo meno divertenti. • Infine alcune originali ma poco conosciute novelle del Trecento, come la Novella del Grasso legnaiuolo e la Novella del Bianco Alfani.

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NOVELLE COMICHE E DI BEFFA

Novelle comiche e di beffa

I GRANDI CLASSICI Boccaccio e altri autori

Invito alla lettura

Boccaccio e altri autori

NOVELLE COMICHE E DI BEFFA a cura di Moreno Giannattasio


Nota introduttiva La nostra memoria è fatta di racconti, di episodi significativi che fissiamo nella mente attraverso la narrazione. Lo stesso accade con la storia e la memoria di una civiltà, dell’origine di un popolo e di una cultura. Per questo è sempre utile e divertente andare a scovare i racconti che ci mostrano la nascita di un’identità culturale come la nostra. Avete mai sentito parlare del lato furbo della mentalità italiana? Del detto che dice “fatta la legge e trovato l’inganno”? Leggendo questa raccolta di brevi storie potrete capire il perché. La cultura popolare medievale e rinascimentale ha costruito un immaginario ricco, dove la truffa, lo scherzo, la presa in giro, la furbizia si mescolano con l’arguzia e l’intelligenza. Come non vedere qui la storia del nostro paese, l’Italia, maestra nell’arte di arrangiarsi e di trovare soluzioni all’improvviso, all’ultimo momento, riuscendo a volte a pianificare meglio lo scherzo che le questioni più serie? Emerge un mondo dove il colpo d’ingegno, la risposta emotiva e la voglia di mettere in difficoltà il prossimo governano il nostro modo di agire. La beffa diventa allora la regina di queste storie e il suo uso una consuetudine alla quale ci siamo dovuti abituare e spesso rassegnare. Leggerete alcune delle storie contenute nel famoso Decameron di Giovanni Boccaccio, lo scrittore più importante di questo genere letterario e scoprirete altri autori minori, ma non per questo meno divertenti. Scoprite come si sono sviluppati i meccanismi della beffa e dove sono arrivati oggi, che sono entrati anche nel mondo del cinema e della comunicazione, come vi spiegheremo negli approfondimenti. Buona lettura. 3


Indice Dal Decameron di Giovanni Boccaccio Giornata prima – Novella prima................................ 7 Giornata prima – Novella quinta............................... 18 Giornata terza – Novella terza.................................... 21 Giornata sesta – Novella seconda.............................. 29 Giornata ottava – Novella settima............................. 33 Dal Pecorone di Giovanni Fiorentino Giornata quarta – Novella prima............................... 50 Dal Trecentonovelle di Franco Sacchetti Novella quarta................................................................. 69 Novella sesta.................................................................... 75 Novella ventottesima..................................................... 79 Novella del Grasso legnaiuolo............................................ 81 Novella del Bianco Alfani.................................................... 100 Novella d’autore incerto piacentino.................................. 114 Focus Le origini della novella di beffa del Trecento............... 120 FocStorie di beffa al giorno d’oggi: il cinema................. 122 FocLa lingua volgare del Trecento e il mondo femminile 124 Dossier Intervista all’illustratrice................................................ 126 Percorsi di lettura.................................................................. 127

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Giovanni Boccaccio La poche notizie che si hanno su Boccaccio, le incertezze nelle date e alcune leggende che si sono diffuse sul suo conto, non hanno comunque impedito ai critici letterari di ricostruire la vita di questo grande scrittore. È ormai certo che nacque nel 1313, probabilmente a Firenze o a Certaldo dov’era la casa paterna. Nacque da un amore illegittimo, cioè fuori dal matrimonio, del mercante Boccaccio di Chellino. Fin da piccolo il giovane Giovanni venne affidato ad alcuni educatori, senza una rigida formazione scolastica e con molti interessi. Passò la giovinezza nei mercati di Napoli e cominciò a scrivere presto, senza preoccuparsi di osare troppo né di sperimentare ispirandosi agli autori classici, ai contemporanei e alla vita di tutti i giorni. Per questo motivo venne subito riconosciuto come poeta, anche se non aveva ancora scritto opere degne di nota. Nelle sue opere giovanili, come il poema Caccia di Diana, si percepisce già il suo interesse per le pene d’amore. L’analisi psicologica dei personaggi, nutrita dalle frequentazioni con la gente nei mercati, cresce di opera in opera. Boccaccio tornò a Firenze nel 1340 circa e subì la pestilenza del 1348, a causa della quale perse molti amici, il padre e la sua matrigna. Si occupò sempre di letteratura, anche quando divenne chierico. Nel 1373 fu incaricato di una lettura ufficia5


Novelle comiche e di beffa

le della Divina Commedia di Dante Alighieri e lo fece per circa un anno, finché la salute andò peggiorando. Si ritirò a Certaldo dove il 21 dicembre 1375 morì. La sua opera più importante è il Decameron quasi certamente compiuto tra il 1349 e il 1353, subito dopo la fine dell’epidemia di peste a Firenze. L’opera si apre con un proemio dove si celebrano l’amore e le donne, per poi introdurre il lettore, nella prima giornata, in un quadro terrificante di orrore e morte a causa della pestilenza. Boccaccio immaginò che sette fanciulle e tre giovani si incontrassero per caso nella chiesa di Santa Maria Novella, per poi ritirarsi in una villa lì vicino a raccontarsi storie a turno per dieci giorni, per passare il tempo in allegria e per sfuggire alla malattia. Sfilano davanti agli occhi del lettore una serie di vicende, reali e immaginarie, con protagonisti indimenticabili, per costruire un’immagine nuova e fedele della civiltà borghese che stava nascendo. La raccolta di novelle ebbe successo immediato e diventò fonte di ispirazione per moltissimi scrittori, che iniziarono a scrivere a loro volta novelle dal sapore più o meno comico, pur senza mai raggiungere il modello di stile che Boccaccio era riuscito a creare.

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Giornata prima

Novella prima

Dal Decameron di Giovanni Boccaccio

Questa novella1, tratta del Decameron di Boccaccio, fa parte di quelle che “pungono”, cioè vanno a toccare un aspetto sensibile della morale e della società del tempo. Il protagonista è un eroe negativo, che con irrefrenabile comicità denuncia gli aspetti più cinici e bigotti della società fiorentina. È il racconto più libero di Boccaccio, dove una falsa confessione porta alla santità in perfetto spirito comico. Ser Cepparello con una falsa confessione inganna uno santo padre, e muorsi2; ed essendo stato un pessimo uomo in vita, è morto reputato per santo e chiamato san Ciappelletto. Carissime donne, è cosa conveniente che Colui3, che fece tutte le cose, dia inizio alla nostra storia. Perché io intendo raccontare di una delle sue meravigliose creazioni, così da riporre la nostra speranza in Lui una volta udita. Sempre il suo nome sia da noi lodato. Come è noto, le vicende temporali sono transitorie4 e mortali e così piene di noia, d’angoscia e di fatica, che noi Si tratta della prima novella della prima giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio, una raccolta di cento novelle che vengono raccontate in dieci giorni a turno da sette donne e tre giovani uomini. 2 Muore. 3 Si parla di Dio. 4 Provvisorie, passeggere. 1

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non potremmo farcela, senza la grazia e la forza speciali di Dio. Perciò non è da credere che sia nostro il merito di vivere, ma discende dalla bontà mossa dalle preghiere dei mortali, che seguirono i suoi insegnamenti ed ora stanno con Lui come beati. E noi ci rivolgiamo anche a loro, come a dei procuratori informati, per intercedere5 presso di Lui, che vede tutto nella sua pietosa liberalità e esaudisce più per la purezza di chi prega che per la sua ignoranza. Questo aspetto apparirà chiaramente nella novella che va ad iniziare, ma non tramite il giudizio di Dio, bensì con quello degli uomini. Dalla Francia doveva giungere in Toscana il ricchissimo mercante Musciatto Franzesi, insieme a Carlo Senzaterra, il fratello del re di Francia. Intrallazzato6 di qua e di là, tipico dei mercanti più spregiudicati, doveva riscuotere dei crediti fatti ad alcuni uomini della Borgogna7, famosi per essere crudeli e poco leali. Preso da questi pensieri gli venne in mente ser Cepparello da Prato, un piccoletto che poteva fare al caso suo e che era solito fermarsi in casa sua quando passava per Parigi. Non conoscendo il significato della parola “cepparello”, i francesi chiamavano quell’uomo Ciappelletto, credendo che il suo nome si riferisse al termine volgare8 “cappello”. E questo Ciappelletto era notaio9 e con sommo diletto faceva false testimonianze, si divertiva a giurare di dire il vero sopra la fede, quando poteva far vincere una causa con il falso. Studiava con piacere il modo di provocare scandali 7 8

Farci da intermediari. Invischiato negli affari, facendo ricorso a imbrogli ed illegalità. Regione della Francia centro-orientale. Volgare si riferisce alla lingua parlata dal popolo, per differenziarla dal latino, che era la lingua ufficiale all’epoca del racconto, il XIV secolo. 9 Cancelliere addetto ai tribunali civili o penali. 5 6

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Giornata prima, Novella prima – Dal Decameron

tra amici e parenti; tanto maggiori erano i mali, tanto più allegro diventava. Era addirittura arrivato a ferire o uccidere con le proprie mani. Ciappelletto era anche un vero bestemmiatore di Dio e dei Santi e si arrabbiava molto facilmente. Era pure un gran bevitore e giocatore di dadi truccati; insomma era il peggior uomo che fosse mai nato. Tutti questi aspetti facevano di Ciappelletto l’uomo giusto per sbrigare al meglio la questione dei crediti con quei malvagi dei borgognesi, almeno così pensava Musciatto, mentre andava a chiedere al notaio di aiutarlo. Ciappelletto accettò di buon grado l’incarico di recarsi in Borgogna a riscuotere il denaro di Musciatto, anche perché quello gli aveva garantito un ottimo guadagno. Prese allora le procure10 e le lettere favorevoli del re e si avviò, dove nessuno lo conosceva. Il notaio toscano prese alloggio in casa di due fratelli fiorentini, usurai11 e amici di Musciatto; ma capitò che si ammalò subito. I fratelli fecero accorrere medici e fanti12, ma ogni aiuto si rivelò vano e il povero Ciappelletto, considerato che aveva finora vissuto in maniera un po’ disordinata, peggiorava di giorno in giorno, come colui che ha il male della morte. Un giorno i due fratelli si misero a parlare tra loro vicino alla camera del moribondo. «Che faremo noi – diceva uno all’altro – di costui? Non possiamo mandarlo fuori di casa nostra così infermo, dopo averlo ricevuto e fatto curare. Cosa direbbe la gente se lo facessimo?» Documenti firmati da Musciatto per incaricarlo di riscuotere i crediti. Prestatori di denaro ad alto interesse. 12 Servitori. 10 11

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Novelle comiche e di beffa

«Però, un uomo così malvagio – diceva l’altro – non si vorrà di certo confessare, né prendere qualsiasi sacramento. E così nessuna Chiesa vorrà il suo corpo e finirà ai fossi come un cane». «Ma se anche si confessa – riprendeva il primo fratello – non troveremo un prete che lo voglia assolvere da tutti quei peccati che ha commesso; finirà ai fossi comunque». «Rischiamo che la gente se la prenda con noi e così daremo loro la scusa per venirci a punire e derubare; non aspettano altro. Se costui muore rischiamo troppo». Ser Ciappelletto, che aveva l’udito sottile, aveva ascoltato tutto quello che i due fratelli andavano dicendo e lì chiamò a sé. «Io non voglio che voi temiate alcun danno a causa mia – disse, sollevandosi a fatica – Vivendo ho fatto tante di quelle ingiurie a Domineddio13 che, se gliene farò un’altra in punto di morte, non farà differenza. Perciò fate venire un santo e valente frate e lasciate fare a me, ne rimarrete soddisfatti». I due fratelli trovarono un frate in un buon convento, un grande maestro di scrittura14, un uomo al quale tutti i cittadini erano devoti. Il frate venne e si sedette a fianco di ser Ciappelletto. Cominciò a confortarlo con buone parole, poi gli domandò da quanto tempo non si confessava. «Padre mio – mentiva ser Ciappelletto – è mia abitudine confessarmi ogni settimana almeno una volta, senza contare che sono quelle nelle quali mi confesso di più. Sono già otto giorni che sono infermo e non mi sono potuto confessare dal dolore».

Modo per dire Dio e Signore insieme, dal latino dominus, che significa signore. 14 Esperto di Sacre Scritture. 13

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Le origini della novella di beffa del Trecento Se Dante Alighieri proveniva dalla nobiltà, se il poeta Francesco Petrarca era figlio di un notaio, Giovanni Boccaccio (il novelliere più importante del Trecento) ebbe un’origine umile, meno legata ai nomi e alle famiglie potenti. Non ci sono dati storici precisi per ricostruire la sua vita, ma è sicuro che fosse figlio illegittimo di un mercante, nato prima del matrimonio e mandato a lavorare lontano dalla famiglia ufficiale come mercante. Questo tipo di vita, dove il benessere economico era minacciato delle continue richieste dei finanziatori e dei creditori, fu il contesto sociale in cui si diffusero le novelle di beffa, cioè novelle che raccontano burle e scherzi organizzati per ridere alle spalle di chi ne è vittima. I contatti con le persone più diverse (grazie al commercio), le menzogne, i sotterfugi, i giochi d’astuzia e di furbizia per potersela cavare in ogni situazione, costituirono l’ambiente ideale per inventare nuove storie da raccontare. E gli aspiranti novellieri potevano ispirarsi sia ai classici greci e latini, sia alla poesia di Dante, fino alla letteratura popolare in lingua volgare (cioè simile alla lingua parlata tutti i giorni). Ma a caratterizzare l’origine della novella fu qualcosa di ancora più pratico: la curiosità intellettuale e la ricerca del divertimento da parte dei lettori, unite all’audacia dello scrittore dilettante, che non aveva paura di mescolare stili diversi e di sperimentare con le parole. Senza temere di tradire la cultura più tradizionale, lo scrittore di novelle riusciva a scrivere in piena libertà, sia per il contenuto delle storie sia per il modo di esprimersi. Anche se il linguaggio all’inizio era ancora piuttosto rozzo, la “freschezza” delle novelle costituì l’ingrediente del successo presso il pubblico di lettori. In seguito, con il continuo esercizio nello scrivere e inventare sempre nuove storie, si consolidò un vero e proprio stile.

I giovani novellieri del Decameron rappresentati da John William Waterhouse, artista britannico della seconda metà dell'Ottocento.

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Il Decameron di Boccaccio rappresentò un modello per chiunque si accingesse a scrivere novelle: alcuni novellieri ripresero l’idea di una “cornice” dove inserire le proprie novelle, proprio come accade nel Decameron, dove dieci giovani si ritirano in una villa fuori Firenze per sfuggire alla peste, raccontandosi storie per dieci giorni. Altri autori, invece, misero per iscritto quelle storie che fino a quel momento erano state raccontate a voce dai cantastorie o tramandate dalle tradizioni familiari. Gli argomenti delle novelle erano i pettegolezzi, gli scherzi tra gruppi di amici, le storie e gli intrighi di paese: l’Italia centrale diventò la patria della novella di beffa, proprio perché si erano sviluppati tanti piccoli centri dove tutti conoscevano i fatti di tutti. La caratteristica che accomuna le novelle è la figura dei beffeggiatori nel ruolo di protagonisti, personaggi astuti e scaltri che si prendono gioco delle persone più semplici e ottuse, per il gusto di ridere oppure per ottenere un tornaconto personale. Ad essere messi in mostra sono soprattutto i vizi, l’avidità e la sete di potere delle persone, che vengono prese in giro per dimostrarne il poco valore morale. A volte emergono dalle pagine anche veri e propri eroi positivi, che con la loro astuzia e intelligenza arrivano a sbeffeggiare il beffeggiatore. Il tema centrale delle novelle di beffa è quindi la natura umana, che viene mostrata nei suoi pregi e nei suoi difetti. Le opere più riuscite uniscono il divertimento all’ambizione letteraria, cioè vogliono far divertire ma ambiscono anche a diventare importanti nell’arte della letteratura. Franco Sacchetti (autore della raccolta Trecentonovelle) e Giovanni Sercambi (conosciuto come ser Giovanni Fiorentino detto Il Pecorone) sono i maggiori rappresentanti di un numero enorme di scrittori minori.

Bellissime miniature a ornamento dei manoscritti medievali del Decameron.

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