Sabrina Mengoni
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Storie per crescere Storie per crescere
Sabrina Mengoni Arianna non parla più. Vola sul mondo e osserva e ascolta tutto. Ma non parla più. Il suo silenzio non piace a nessuno: gli amici non giocano con lei; il papà e la mamma sono preoccupati; molti la guardano in modo strano. Tutto questo la fa soffrire tanto. Solo suo nonno capisce la sua timistrezza. Poi un giorno a scuola succede una cosa fantastica e tutto cambia. Ecco la sua emozionante storia.
SABRINA MENGONI NON PARLO PIÙ!
Non parlo più!
Un libro toccante che racconta la sofferenza di una bambina e del suo lungo percorso verso la libertà iniziato il giorno in cui ha accettato di essere aiutata. Sul sito www.alberodeilibri.com è disponibile la registrazione audio del testo letto.
Per tutti i titoli della collana vai al sito: www.alberodeilibri.com Font leggimi.ttf, copyright Sinnos soc. coop. sociale ONLUS 2007 www.sinnos.org
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ISBN 978-88-468-3822-3
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indice
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Senza parole La fattoria dei dottori La maestra so-tutto Il telefono magico La timistrezza La mitica terza C Mi fido di te I miei voli
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Capitolo 1
Senza parole Mi chiamarono Arianna. Già dal primo vagito avrebbero dovuto capirlo che il mio non era un vagito come gli altri: era a intermittenza. Era prolungato, acuto, terribile; poi si arrestava improvvisamente. In un lungo silenzio. Tutto questo mentre i miei occhi vispi, neri come due chicchi di caffè, scrutavano i visi allarmati dei presenti.
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Capitolo 1
Quarantotto occhi mi fissarono e io non dimenticherò mai come mi sentii in quel momento, al centro dell’attenzione di un’intera classe e delle maestre. Mi avventai su Ivan come una furia sorprendendo anche me stessa, lo afferrai per i capelli e gli strappai di mano il disegno, che intanto era diventato una palla di carta. Ricevetti un pugno e fui messa in punizione. Insieme a Ivan che mi guardava male e mi prometteva botte. Da quel momento non parlai più.
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Capitolo 2
Gli davano il rispetto di quelle mamme preoccupate con le mani aggrappate alle sedie e le ginocchia che tremavano in continuazione senza smettere mai. Mi divertivo a misurare la durata di quel movimento e assegnavo il premio MAMMA PIÙ a quella che aveva tremato per più tempo. Mi sembrava perfino di sentire l’applauso del pubblico intorno come in uno stadio e il dottore che si complimentava con la vincitrice: «Signora, il suo è un record mondiale!» Quando il gioco era finito, cominciavo con l’INDOVINA CHI. Il dottore aveva i capelli biondi o bruni? Era giovane o vecchio?
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La fattoria dei dottori
Occhi chiari o scuri? E poi davo a ogni dottore l’aspetto e il verso di un animale e li ricordavo così. Quando poi li incontravo dicevano sempre: «Ma che bambina solare!» Non sapevano che sorridevo perché, anziché parlare, li sentivo belare o muggire o ragliare o ruggire. L’unica cosa chiara alla fine della visita era che il mio problema si sarebbe risolto con terapie beee… muuu… ii-ooo… grrr…
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Capitolo 6
Alla fine della settimana successiva, appena la maestra attaccò l’undicesimo pezzo, in coro gridammo: «Mirabilandia!» E così fu. Finimmo il progetto e il 12 maggio la maestra ci fece salire tutti sul treno per Mirabilandia.
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La mitica terza C
Eravamo felici. Finalmente sentivo la classe come la mia classe: bambini come me che giocavano con me. Durante il viaggio, Chiara mi parlò: «Ari, ho pensato a lungo. Tu non vuoi che gli altri ti sentano parlare, giusto?»
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Capitolo 8
I miei voli «Ciao Chiara. Non ti agitare, arrivo!» dico mentre mi sto preparando per uscire. Eh sì, perché adesso parlo e non solo con Chiara. Ho raccontato la mia avventura seguendo il filo dei miei pensieri, quelli che chiamavo i miei voli e mentre scrivevo, vi assicuro, mi emozionavo ancora. La mia tragedia di bambina ha occupato quasi tutta la mia infanzia, ma ogni volo mi ha permesso di andare avanti.
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I miei voli
Se potessi tornare indietro, rifarei ogni volo, senza cambiare nulla. Ora ho 17 anni, frequento il liceo classico e sono grande, dicono. Ma quasi ogni giorno penso ai miei voli di bambina, a ciò che significavano allora per me e soprattutto a quanto hanno contribuito a farmi essere così, oggi. Ero quella, la quinta da sinistra, la più piccola, e quella accanto a me con l’orlo dei jeans rovesciato è la mia Chiara.
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